martedì 18 dicembre 2007

NO COMMENT

Stralcio da La Repubblica del 18/12/2007, pag. 12.
Intervista all’Arcivescovo Mons. Elio Sgreccia, presidente della Pontificia accademia per la vita, tra i più stretti collaboratori di Benedetto XVI in materia di bioetica e di politiche familiari, a seguito al voto contrario del Consiglio comunale di Roma alla istituzione dei Registri civici delle unioni di fatto.
“Non si può però negare che non sono poche le persone, di differenti orientamenti sessuali, che potrebbero essere in fondo aiutate con questi registri. Non crede?
«Le unioni di fatto sono situazioni sopportate nella maggioranza dei casi per tanti motivi. Penso, ad esempio, alla mancanza di lavoro, di abitazioni, di stabilità socio-affettive. Ma sono gli stessi interessati che, appena superati questi problemi, preferiscono regolarizzare la loro posizione con il matrimonio civile o religioso. Nella mia esperienza pastorale tante volte ho seguito situazioni simili. Ecco perché istituire dei registri per le unioni di fatto sarebbe stato un gesto contrario al sentire dell´opinione pubblica. Va invece preso atto che ci sono persone che vivono in particolari situazioni o tendenze che vanno aiutate, ma senza guerre o barriere ideologiche».
Ma come vanno aiutate, ad esempio, le coppie omosessuali se viene loro negato un mezzo istituzionale come i registri comunali che pianifichino diritti e doveri?
«Le coppie di fatto vanno aiutate a superare le loro momentanee difficoltà per accompagnarle al matrimonio. Chi ha particolari tendenze sessuali, come gli omosessuali, non va discriminato, ma aiutato con interventi di tipo psicologico e con terapie adeguate. Sempre nella discrezionalità e nell´accoglienza, e soprattutto senza battaglie ideologiche, perché i primi a pagarne le conseguenze sono i diretti interessati.»”

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