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domenica 20 novembre 2016

OMOSESSUALITA’ TRA ARTE E MUSICA

È, e soprattutto è stata, opinione diffusa in tempi andati, che l’omosessualità fosse particolarmente comune tra gli artisti e i musicisti in particolare. Non c’è dubbio che gli ambienti frequentati dagli artisti siano stati, tradizionalmente e da molto tempo, bel lontani da atteggiamenti bigotti e da pregiudizi, e resta comunque il fatto che nell’opera d’arte che si esprime per immagini si sia portati quasi spontaneamente a porsi domande della sessualità dell’autore. Il Davide di Michelangelo o gli sfondi del Tondo Doni suscitano facilmente interrogativi, e se si considera che la vita dei grandi artisti è spesso moto più conosciuta di quella dei banchieri o dei matematici, si comprende facilmente come l’idea che l’omosessualità e l’arte vadano a braccetto abbia potuto consolidarsi. Il discorso vale ovviamente anche per la musica, che fino a poco tempo fa non poteva essere ascoltata se non alla presenza fisica dell’esecutore o del cantante, aveva cioè una dimensione fisica ineliminabile, basti pensare agli innamoramenti di Addington Symonds verso i ragazzi del coro delle chiese. Probabilmente se si conoscesse in modo altrettanto preciso la vita dei banchieri o dei matematici si capirebbe che l’omosessualità è comune anche lì, come in qualsiasi altro contesto, anche se è assai meno evidente.
Nei due capitoletti di “Uranismo e Unisessualità” che presento oggi, Raffalovich non cerca affatto di andare a caccia di omosessuali nell’arte e nella musica, cosa che richiederebbe uno spazio enorme, ma si sofferma su pochi aspetti generali di utilità immediata. Intanto sul rapporto tra arte e nudo, e quindi tra curiosità per la bellezza e curiosità sessuale. Va detto che Raffalovich considera la curiosità sessuale al limite della patologia, se non chiaramente patologica. Ovviamente oggi la visione di queste cose è molto diversa. Cita in particolare l’esempio di Goethe che, dopo essere rimasto turbato dalla visione di una Leda nuda, pensò che fosse una sua mancanza, in quanto uomo moderno, non aver mai goduto della visione del copro umano nudo e pensò quindi di chiedere ad un suo amico di fare un bagno nel lago per poterlo vedere in versione integrale, avrebbe poi fatto in modo di fare lo stesso anche col copro femminile, ma, dice Raffalovich, Goethe faceva queste cose come artista, non come maschio! Cosa che effettivamente lascia un po’ perplessi.
Per quanto riguarda la musica, Raffalovich insiste sul fatto che la musica si confonde col cantante o col violinista e che quindi i musicisti hanno certamente tutte le strade aperte nel mondo omosessuale e non hanno che da scegliere a che punto fermarsi. Raffalovich conclude con una deduzione sulla base degli annunci comuni sui giornali dell’epoca, una versione ante litteram dei siti di incontri, ma certamente molto più rischiosa perché in assenza di telefoni e ovviamente di anonimato, sugli annunci bisognava mettere il vero indirizzo dell’inserzionista. Questi annunci, che sono stati comunissimi fino all’arrivo di internet, offrivano prestazioni sessuali, ma dovendo evitare la censura, dovevano usare un linguaggio criptico, nel cui ambito “artistico” e “musicale” divennero sinonimi di omosessuale.
Ma lasciamo ora la parola a Raffalovich.
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L’amore della bellezza e la curiosità oscena nei loro rapporti con l’unisessualità.
Mi sembra, riflettendoci, che la bellezza possa essere messa fuori questione; quello che porta di più verso l’unisessualità come verso l’eterosessualità, è qualcosa che produce un’illusione di bellezza, un effetto di bellezza, ma la bellezza in sé non produce alcun effetto sessuale sull’uomo che si rende conto di essere in presenza della bellezza. Poniamo Antinoo vivo, o un essere ancora più bello, l’Ermes di Prassitele, lo Schiavo di Michelangelo, in presenza di tre uranisti: uno artista, pittore, scultore, scrittore; uno tenero, sensuale, ma capace di riconoscere la bellezza come l’arte la definisce; e il terzo amante dei soldati, dei macellai, della gente del popolo, dei bei ragazzi. L’effetto sui primi due sarà molto diverso dall’effetto sul terzo, l’artista comincerà ad ammirare quello che non ha mai potuto ammirare in questo modo, perché la bellezza, così come esiste nell’arte o nell’idea che ce ne facciamo non si ritrova affatto concretamente nei corpi umani.
L’uranista tenero, sensuale ma capace di riconoscere la bellezza non vedrà i suoi sensi folgorati e la sua sessualità annientata dalla precisione della forma, della carnagione, dalla composizione dei dettagli, come l’artista; ma la sua ammirazione, fatta di tenerezza e di sensualità e di sentimento per l’arte, sarà ugualmente rispettosa e paziente. Dato che entrambi sapranno di essere in presenza di qualcosa di più grave, di più duraturo del piacere, o del capriccio, o dell’egoismo del momento, essi proveranno un senso di dovere, di obbligo verso la bellezza. E saranno capaci, secondo la misura di quello che essi sono e di quello che possono, delle più estreme adorazioni, delle più estreme devozioni, delle più platoniche. L’uomo che ha a lungo cercato la bellezza, che è stato abbastanza raffinato da cercarla, non lo ha fatto per darsi subito ad un accoppiamento.
Il terzo, quello che cerca i vigorosi, quelli messi bene, non perderebbe tempo nei preliminari, ma cercherebbe subito quello che lui cerca nei bei maschi, e troverebbe molto probabilmente che avrebbe preferito delle labbra più grosse, un paio di baffi, occhi più scavati, qualcosa di più volgare o di più affettato, di più adeguato, di più simile al suo ideale sessuale. In una parola, là dove avesse riconosciuto il modello di bellezza, la bellezza ideale, si sarebbe raffreddato, avvicinandosi un po’ di più all’indifferenza.
Non bisogna confondere la curiosità del corpo nudo che viene dal desiderio di vedere qualcosa di bello ancora non visto, e quella che deriva dal desiderio di vedere qualcosa di sessuale, di sconveniente.
Molti invertiti hanno raccontato che nella loro infanzia facevano dei veri giochi di destrezza per vedere delle nudità maschili, ma non hanno fatto le dovute differenze, non hanno analizzato la cosa.
In molti bambini l’ossessione di vedere delle nudità maschili nasce dall’idea (letta o soprattutto ascoltata) che il corpo umano è quello che c’è di più bello al mondo, e soprattutto il corpo maschile. E questi bambini desiderano di vedere questa bellezza meravigliosa ”la forma umana divina”; ma essi desiderano probabilmente di vedere il collo, le spalle, l’ascella, ciò che hanno ammirato e amato nelle statue.
Altri bambini hanno prima di tutto e soprattutto una curiosità oscena, il desiderio di vedere il sesso nudo, la virilità degli uomini,[1] questo per loro è stato spontaneo, precoce, e lo si può ben credere, tutti bambini sono capaci di questa curiosità precoce, di questa ossessione; ma ora ho delle prove sufficienti per affermare che la curiosità oscena non esiste in tutti i bambini uranisti e non è sempre segno di uranismo, non è una parte necessaria del desiderio di vedere la nudità maschile.
La curiosità oscena spontanea, costituisce probabilmente nel bambino uranista una differenza psico-sessuale, ma questo bambino, all’epoca del suo sviluppo definitivo, sarà un effeminato innamorato della virilità altrui, oppure un virile innamorato della sua propria virilità e che la soddisfa con degli effeminati, o un virile che la soddisfa con altri virili?
Per quanto riguarda il bambino uranista, che non conoscerà questa curiosità oscena se non alla pubertà, o più tardi, sotto l’influenza di letture, di conversazioni, ecc.., egli potrà sottrarvisi all’epoca della sua maturità definitiva o anche prima. Avrà più probabilità di essere un uranista superiore, un platonico; in ogni caso sarà meno istintivo, meno scoraggiante. L’ossessione degli organi della virilità è secondo me così patologica, così pericolosa, così grossolana, che non ci si stupisce di trovarla negli effeminati degenerati dall’onnipotenza come Eliogabalo, o nei dissoluti, nei prostituti e nei ninfomani.
Se i Greci non esageravano gli organi virili delle loro statue, questo non accadeva per pudibonderia o per timidezza. E i bambini il cui desiderio di vedere il corpo maschile non è osceno possono essere stati influenzati dalla foglia di fico, hanno potuto dirsi che se il sesso fosse stato bello o carino non verrebbe nascosto. Questa impressione ricevuta da un invertito molto equilibrato può essere durevole malgrado tutti gli accidenti e gli incidenti, ed egli può, dopo le oscenità della pubertà e poi della giovane virilità, senza per questo essere casto, considerare l’ossessione fallica come qualcosa che è sulla strada della follia.
Goethe, come al solito, è molto istruttivo su questo argomento. Nelle sue lettere dalla Svizzera (che finge scritte da Werther) Goethe racconta il suo disappunto alla vista di una nudità molto bella, di una Leda. Si disse che era una sua mancanza il fatto che, essendo un moderno, non conosceva la bellezza del corpo umano. Si decise allora ad istruirsi e pregò il suo amico di fare un bagno nel lago e poté così godere di vedere questo ammirevole corpo nudo, poté godere della bellezza umana, immaginarsi nelle foreste il bell’Adone e il bel Narciso. Solo che bisognava vedere anche Venere inseguire il cacciatore recalcitrante, Eco inseguire l’indifferente Narciso; e si procurò questo spettacolo delizioso, ma come artista, non come maschio.
La casa di Goethe a Weimar non contiene corpi femminili classici ma molti corpi maschili greci, e in un’età avanzata egli affermava che la bellezza maschile era superiore alla bellezza femminile, più ideale.
Ulrichs ammette che la bellezza non ecciti sessualmente, e nella sua rivendicazione della licenza [libertà] sessuale, questa ammissione sembra quasi un rimprovero! Ma in ogni caso ha un valore. Adriano e Pindaro, lui dice, hanno probabilmente amato i loro favoriti platonicamente a causa della loro grande bellezza.
Si sa che parecchi invertiti (come molte donne) non guardano alla figura di quelli che amano. Si accontentano di un’espressione maschile o tenera, o effeminata, o intelligente; non sono troppo esigenti, insistono su un minimo indispensabile qualsiasi.
La bellezza morale agisce in modo analogo a quello della bellezza fisica e quando essa si mostra nel suo splendore, annulla il desiderio di un atto sessuale determinato, ma non la volontà o la possibilità di un accostamento fisico.
Mi affretto a dire che la bellezza fisica non continua necessariamente a produrre questo effetto raffreddante sull’artista, e che abituandocisi egli può desiderare di possedere in modo diverso che solo con gli occhi. La bellezza perfetta non esiste per l’artista che per un breve momento, perché ben presto egli si accorge delle imperfezioni, della debolezze, delle stanchezze. La temperanza e la sobrietà, l’austerità graziosa, fanno parte della bellezza fisica, della bellezza greca.
Un grande artista potrà comunque amare sempre colui il cui profilo gli ha dato gioia, ha suscitato il suo trasporto (Michelangelo e Tommaso Cavalieri, Winckelmann e Berg, Platen e Bulow, Shakespeare e W. H.). Tra l’amore voluttuoso, devoto, della bellezza, e il desiderio speciale di compiere certi atti sessuali con la bellezza perfetta c’è un abisso che non viene sempre superato e che non bisognerebbe dimenticare. Gli storici, i contemporanei, gli uomini e le donne lo dimenticano spesso.
Mi si dirà che l’amore voluttuoso, devoto della bellezza è pericoloso, che può portare a degli atti immorali, e non posso negarlo: comunque, dato che gli uomini che possono provare questo amore voluttuoso, devoto, appassionato, rispettoso della bellezza sono rari sia in ragione del loro numero che delle loro qualità, dato che essi conoscono delle leggi speciali e sono soggetti ad esse, non corrono un rischio troppo grande.[2] I falsi artisti, i falsi grandi uomini corrono un pericolo maggiore di scambiare il loro gusto sessuale per l’amore della bellezza.
Devo riconoscere l’esistenza di una categoria di uomini che per difendersi contro i loro desideri sessuali o sensuali, si abituano a mettere insieme la bellezza e il piacere sessuale; possono in questo modo sopprimere una inclinazione, una tendenza per aver solo visto una qualunque imperfezione, o una piccola tara. È abbastanza frequente, negli eterosessuali come negli unisessuali.
In questo modo si liberano dal tormento di essere innamorati fino al giorno in cui hanno la disgrazia di passare oltre, di farsi trascinare, e diventano innamorati molto stupidamente, malgrado la balbuzie, malgrado il brutto colorito del volto o la pappagorgia. Ma non è l’amore della bellezza che è la causa della loro sessualità, perché al contrario se ne sono serviti come di una difesa.
Un’ultima cosa: L’amore della bellezza rischia di finire di essere rispettoso e decente soprattutto quando l’uomo che ama scopre che il suo ideale di bellezza non è casto. Allora interviene la gelosia: l’uomo si dice che è stato molto stupido a rispettare o a rifiutare quello che invece gli altri hanno, ecc.. L’amore è spesso casto, a condizione che la gelosia non venga fuori. Una Mme Récamier[3] può sempre essere amata dato che essa non accorda più ad un uomo che ad un altro.
È così che nei grandi amori unisessuali la purezza dell’uno porta alla purezza dell’altro.
Musica e inversione
Si è parlato molto del legame tra musica e inversione sessuale; e anche oggi ci si occupa di questo tema e certamente molto presto qualche scienziato metterà insieme con arte e con successo i fatti, le supposizioni e le teorie relative.
È comunque molto facile sbagliarsi e considerare delle coincidenze come se fossero degli effetti o delle cause. Per esempio in Germania e in Austria il gusto per la musica è così incoraggiato, così diffuso e coltivato, che si possono incontrare lì delle persone senza il minimo spirito letterario o artistico, che apprezzano la musica di Wagner, che provano un piacere tecnico e non solo sentimentale nel sentire cantare bene, declamare bene. Non amano semplicemente la musica ma ne capiscono qualcosa. Non bisogna quindi stupirsi di trovare in Germania o in Austria la maggior parte degli invertiti, degli psicopatici, dei non conformisti sessuali, con del gusto, del talento o con un approccio facile alla musica. In questi paesi, i ragazzi un po’ sognatori, un po’ annoiati, un po’ precoci, o anche molto vanitosi, amando già l’adulazione e il successo, otterranno molto rapidamente dalla musica un piacere, una consolazione o l’occasione per farsi valere.
Molti invertiti, molti uranisti, sono sognatori, annoiati, precoci; molti altri sono molto vanitosi fin dalla loro infanzia, molto amanti dell’adulazione. E per i ragazzi che hanno una salute delicata, gusti poco turbolenti, per dei ragazzi sedentari, la musica può essere una scusa per allontanarsi dai ragazzi bruschi, burloni, indifferenti. Tutte le cause che agiscono su molti ragazzi agiranno almeno un po’ di più sugli ranisti o sugli effeminati, e l’effetto che la musica produce sugli stranieri contribuirà a legarli ad essa.
Si sa delle simpatie, della passioni ispirate dai ragazzi del coro, dai giovani musicisti, dai giovani cantanti e anche da quelli vecchi. Molte persone non hanno imparato a distinguere tra il musicista e la musica, tra l’uomo e i sentimenti o le emozioni che risveglia. Più d’umo è stato sedotto, affascinato e trascinato dalla musica di un individuo praticamente sconosciuto.
Gli uranisti maschi amerebbero probabilmente la musica in sé, per loro stessi, per il piacere che essa dà a loro e forse ad un amico, ma gli effeminati, così numerosi, l’ameranno per i successi facili. Non serve né molta voce né molto lavoro né molto di qualsiasi altra cosa ma solo una certa precisione nella dizione, nella sensibilità, nell’imitazione per cantare come tutte queste persone più o meno unisessuali, o almeno sessuali, in ogni caso. Essi spesso compongono anche le loro melodie, ma molto pochi hanno un talento originale. Tra tutti questi amatori, è forse la musica che ha acuito la loro vanità, la loro vanità è esacerbata forse dalla musica che ha squilibrato la loro sessualità e l’ha in ogni caso iperestetizzata? Ecco il problema che ci pongono gli invertiti, gli ipersessuali, gli onanisti, i piccoli talenti della musica.
Un uomo con un’attitudine musicale, non male di corpo o di figura, tra i 15 e i 40 anni, potrebbe fare la sua carriera nel mondo degli invertiti; otterrebbe ogni successo, dal successo della vanità fino al successo economico, da un’alacrità puramente mondana, dalle relazioni di buon cameratismo, fino al fuoco della passione unisessuale, fino alle relazioni voluttuose, libertine, interessate: dovrebbe solo scegliere.[4]
La musica, sotto questo punto di vista, è una professione ancora migliore del teatro, e si conosce comunque bene l’unione strettissima che esiste tra unisessualità e teatro, altrettanto stretta di quella tra eterosessualità e teatro.
Per valutare l’influenza della musica sull’inversione o dell’inversione sulla musica, bisogna dunque ricordarsi che nei paesi in cui lo studio della musica è molto diffuso, le disposizioni dei ragazzi, del loro ambiente, del mondo, quando arrivano all’adolescenza o lì vicino, facilitano, per l’invertito, per l’ermafrodita morale, per il sensuale iperestetizzato, per l’indifferente che vuol fare un percorso qualsiasi, il gusto e l’abitudine alla musica. È più facile essere musicista in questi paesi per un uomo la cui sessualità ha un ruolo sproporzionato al suo vigore fisico e intellettuale.
Nei paesi in cui l’educazione musicale è soprattutto un fatto accidentale, o la conseguenza di una disposizione naturale, come in Inghilterra per esempio, si trova assolutamente lo stesso rapporto tra la musica e la sessualità: ci sono solo delle differenze di dettaglio. E così è molto probabile che ci siano più sessuali, più non conformisti tra gli Inglesi che cantano per gusto o per vanità, per effeminatezza, perché il loro numero è meno determinato dalle circostanze esteriori. Questo comunque non è che una supposizione, e non è forse più una supposizione esatta, perché la mania musicale (non dico l’attitudine) degli Inglesi è molto forte e risveglia molte vanità maschili. Sono sicuro che molti Inglesi che cantano non oserebbero proferire una sola nota se fossero tedeschi.
Negli ambienti artistici, nei grandi centri della musica, si parla comunemente e spesso stupidamente del rapporto tra la musica e la sessualità. Dei giovani mondani che hanno un tendenza per l’unisessualità dicono senza capire quanto sono ridicoli: “È un peccato che io abbia questo talento per la musica: si dirà che sono effeminato, o che io sono come il tale o il talaltro .” L’uomo o la donna che arrivassero a una simile conclusione dal gusto o dal talento musicale di chiunque, anche e soprattutto di un uomo dall’aspetto eccentrico, dal modo di vestire sospetto, sarebbero o colpevoli di uno scherzo di cattivo gusto e di nessuna importanza, o erotomani da richiudere. E questa è la migliore risposta che trovo al problema dell’unisessualità e della musica. Tutto facilita la musica per l’unisessuale, ma nulla rende obbligatorio un rapporto tra le due cose.
Devo dire, tra parentesi, che in certe consorterie la parola “musicale” come la parola “artistico” sembra essere diventata un sinonimo di pederasta o anche una perifrasi per indicare una sottomissione a tutti i piaceri, a tutti i capricci sessuali e alla loro pratica. Si sentono alcuni unisessuali, che si piccano di essere artisti, dire: “Un tale è molto artistico” e questo significa che non ama le donne o che ama i due sessi, e che si crede uno colto e raffinato, che ha un colore favorito, dei pittori, dei poeti, dei romanzieri che predilige. Oscar Wilde ha contribuito a questo scellerato uso della parola “artistico”. Quanto a “musicale” ecco l’indizio che ho: si legge costantemente nei migliori giornali che un giovane uomo di buona famiglia, di bella presenza, amabile, simpatico e musicale vorrebbe essere adottato da un signore maturo, o viaggiare con un giovane ricco, o tenere compagnia a un uomo di mondo. Si legge anche che un uomo di mondo, o che un uomo ricco vorrebbe avere come segretario, o compagno di viaggio, o come compagno in città o in campagna, un giovane uomo di buona famiglia, simpatico e musicale.
Musicale ha forse un senso speciale? È possibile perché si sa che gli unisessuali in vari paesi si chiamano filantropi o ragionevoli.
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[1] Molti invertiti con curiosità oscena sono stati curiosi del sesso femminile nudo.
[2] Salvo il rischio di essere calunniati.
[3] Jeanne Françoise Julie Adélaïde Bernard, nota come Juliette Récamier o Madame Récamier (1777 – 1849), fu, nell’epoca del Direttorio e del Primo Impero, una donna elegante e apprezzatissima, il sui salotto fu centro di attività culturale e anche politica. Non ancora sedicenne sposò Jacques Récamier, ricco banchiere parigino amico dei genitori, che aveva oltre 30 anni più di lei. Il matrimonio fu solo platonico ma tra i due si notava un affetto sincero. In realtà Récamier era il padre naturale delle moglie e l’aveva sposta per consentirle di ereditare i suoi beni. Fu amica di Chateaubriand ed ebbe una relazione con Benjamin Constant ma rimase sempre mentalmente e affettivamente molto autonoma.
[4] Si veda l’Histoire de l’Opéra en Europe avant Lully et Scarlatti, di Romain Rolland, per una certa panoramica storica. (71esimo fascicolo della Bibliothèque des Ecoles françaises d’Athènes et de Rome, 1893.)
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Se volete, potete partecipare alla discussione di quetso post, aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5811

martedì 19 gennaio 2016

STORIE DI OMOSESSUALI: NARRAZIONE E AUTODIFESA IMPLICITA

STORIE DI OMOSESSUALI TRA 800 E 900 – parte decima
Prosegue la pubblicazione delle storie annesse al trattato sull’inversione sessuale di Havelock Ellis. Nelle tre storie che seguono sono illustrati alcuni temi estremamente delicati, in particolare l’interesse sessuale dei ragazzi omosessuali molto giovani per il loro padre o per un fratello e l’interesse dell’adulto per i minori impuberi, cioè in pratica la pedofilia. Su quest’ultimo punto vanno fatte delle osservazioni importanti: il pedofilo, nel caso qui rappresentato, non si rende conto del danno che può provocare, tende anzi a trovare delle giustificazioni altruistiche del suo comportamento, in termini di protezione del minore. Nel caso specifico si tende a sottolineare che non esiste violenza e che i ragazzi che sono passati per queste esperienze alla fine sono diventati tutti buoni padri di famiglia e anzi hanno mantenuto un buon rapporto con l’adulto che aveva avuto contatti sessuali con loro. Questa è ovviamente una visione di parte per la quale non ci sono riscontri dall’altra parte. In realtà si tratta oggettivamente di abusi perché non c’è di fatto la possibilità di un vero consenso da parte del minore. Il problema dell’età del consenso è dibattuto ancora oggi, ma l’età del consenso non può essere spostata troppo indietro. Va sottolineato che l’abuso su un bambino o su un preadolescente da parte di un uomo adulto produce in genere danni molto più gravi in un ragazzo che crescendo si scopre omosessuale, piuttosto che in uno che si scopre eterosessuale, e questo perché l’omosessuale tenderà a riconnettere la propria omosessualità all’abuso e tenderà quindi a rifiutarla. Il problema è comunque molto serio e richiederebbe un approfondimento adeguato, Havelock Ellis fornisce solo un esempio che non può in nessun caso essere generalizzato.
Buona lettura.
STORIA 22
T. J., 50 anni; uomo di lettere. Altezza 5 piedi 7 pollici; peso 10 stone [circa 63,5 kg], ma prima molto meno. Appartiene ad una famiglia del tutto normale, tutti sposati e con figli.
“A causa del fatto che mia madre ha sofferto di qualche malattia per tutto il periodo della gestazione prima della mia nascita, venni al mondo, così gracile, così mal nutrito, che per qualche tempo i medici disperarono della mia vita. Fino al età della pubertà, anche se mai malato, ho sofferto molto per la salute delicata. Ero anormalmente sensibile e tutti i miei affetti e le passioni erano straordinariamente sviluppate. Dato che i miei fratelli erano molto più grandi di me, sono stato lasciato in compagnia di mia sorella. Fino a 8 anni lei è stata il mio principale compagno di giochi. Con lei ho giocato con le bambole e mi abbandonavo totalmente ai piaceri di una terra immaginaria che era molto più reale per me del mondo intorno a me. Non ricordo di aver imparato a leggere, ma a 5 anni Le mille e una notte e Hereward the Wake di Kingsley erano i miei libri preferiti. Vivendo in campagna, la vicinanza di altri bambini era difficile da ottenere. Tutti i miei affetti erano centrati su mio padre, mia madre era morta quando ero un bambino. Questo affetto per mio padre era piuttosto una passione morbosa che assorbiva la mia vita. Non osavo staccarmi dal suo fianco per timore di una definitiva separazione da lui. Io lo svegliavo nel sonno per vedere se era ancora vivo. Fino ad oggi, anche se è morto ventisei anni fa, il suo ricordo mi perseguita.
“I miei primi desideri anomali erano collegati con lui. Lo avevo visto occasionalmente orinare nei viali del giardino o fuori in campagna. Queste situazioni mi eccitavano terribilmente, e, se possibile, avrei aspettato fino a quando non se ne fosse andato, per toccare le foglie umide, ottenendo un terribile piacere dal contatto. In seguito, anche se non lo ha mai sospettato, il desiderio di lui divenne una passione che mi consumava, e mi ricordo una volta, quando, in vacanza, io e lui occupavamo lo sesso letto, l’emozione della sua vicinanza mi fece venire un attacco così formidabile di palpitazioni cardiache che mio padre chiamò il medico di famiglia al nostro ritorno a casa. Inutile dire che il mio cuore fu trovato abbastanza sano. Il desiderio rimane ancora dopo tutti questi anni, e nulla mi eccita di più, anche ora, che la memoria di mio padre nel suo bagno mattutino.
“Tutto il mondo per me, nella mia infanzia, era popolato di esseri immaginari. Quando ero ancora un bambino potevo inventare storie e metterle in relazione con qualsiasi ascoltatore che riuscivo a trovare, una di queste storie andò avanti per tre anni. Sono stato un lettore onnivoro, ma la mia lettura preferita era la poesia. A 7 anni potevo ripetere a memoria la maggior parte delle poesie di Longfellow; poi seguì Scott, poi Milton mi ha affascinato quando avevo 14 anni; poi vennero Tennyson, Arnold, Swinburne e Morris. Più tardi vennero i poeti greci e latini. Dai 7 anni in poi ho scritto versi per mio padre. Fino a 8 anni avevo molta paura del buio e, anzi, di ogni tipo di solitudine. Questo, tuttavia, passò e si trasformò in un estrema sensibilità legata al vedere o incontrare le persone. Anche su una strada di campagna avrei camminato per miglia fuori del mio percorso pur di evitare di incontrare un comune contadino. In quel periodo i miei sogni ad occhi aperti erano la mia occupazione preferita. Anche oggi le mie visioni occupano la maggior parte della mia vita. Anche se ero timido, non mi mancava il coraggio. In giovane età avrei combattuto contro ragazzi anche più grandi di me. Più tardi ho rischiato la vita molte volte in varie parti d’Europa. Per quanto riguarda gli sport, posso fare un po’ di tutto: nuoto, equitazione, scherma, tiro, un po’ di ciascuno. Giocavo anche passabilmente a cricket e al calcio, ma gli sport non mi interessavano molto. La letteratura è diventata ed è la passione della mia vita e per alcuni anni è rimasta la mia unica occupazione.
“A 8 anni l’inversione sessuale cominciò a manifestarsi, anche se fino a quando raggiunsi i 10 anni di età ero praticamente del tutto innocente. Quando avevo 8 anni, la mia famiglia si trasferì un altro paese e feci conoscenza con un bambino che mi attirava sessualmente. Ci masturbavamo in compagnia, senza alcuna ragione se non il piacere di vederci con gli attributi esposti. Poi ho avuto un rapporto con lui in anum. Questo, in realtà, a quel tempo, era un’eccezione ai miei gusti ordinari che rapidamente si svilupparono in un intenso desiderio della fellatio e più tardi dei piaceri intercrurali. Quest’ultima cosa, forse può essere spiegata a partire da una visita alla nostra casa fatta un ragazzino con cui ho dormito per circa un anno. Ogni notte, durante questo periodo, avevo rapporti intercrurali con lui due volte e qualche volta anche tre. Poi è arrivata una grande passione per tutti i ragazzi giovani e per gli uomini molto vecchi. I ragazzi, dopo i 14 o 15 anni cessavano di attirarmi, in particolare quando i peli del pube iniziavano a svilupparsi. Da 8 a 14 anni, quando cominciavo ad avere le prime eiaculazioni, mi masturbavo in ogni occasione. Da 14 ai 27, sempre una volta al giorno, generalmente due volte e talvolta tre volte al giorno. A 27 anni ho presi in fitto delle camere e feci conoscenza con la famiglia che occupava la casa. I ragazzi, uno per uno, erano autorizzati a dormire con me e io concepii una straordinaria passione per uno di loro, un attaccamento che durò finché, alla fine, lasciai l’Inghilterra. Il legame era molto più forte di quello di un uomo con la moglie e non aveva nulla degradante. Ero infelice quando ero lontano da lui, e dato che era molto interessato agli sport di tutti i tipi, ho sofferto ‘diversi tipi di morte’ ogni volta che ho immaginato che la sua vita fosse in pericolo. Posso onestamente dire che in ciascuna delle mie relazioni, e ne ho avute molte, il sentimento prevalente era la gioia di proteggere un essere più debole di me. Tutti quelli che ho amato sono stati poi perfettamente normali e tutti sono adesso padri di famiglia. Tutti mi riguardano ancora con affetto e rispetto a dispetto di ciò che è accaduto tra noi. Per tutta la mia vita sono stato posseduto dalla passione per la paternità, potrei quasi dire per la maternità. Volentieri avrei sofferto le pene dell’inferno se avessi potuto partorire un figlio alla persona che amavo. Posso dire onestamente che quello è stato l’istinto dominante della mia vita. Nella mia passione non sono mai stato brutale, né, salvo che sotto l’influenza del vino, ho avuto rapporti con maschi che avessero superato la pubertà. Nell’Europa meridionale le mie esperienze sono state le stesse, una passione predominante per un ragazzo che si manifestava in ogni specie di cura protettiva, che, anche se finiva, per quanto riguarda la passione sessuale, quando il ragazzo raggiungeva i 15 o 16 anni, durava comunque ancora come affetto onesto e altruista. All’età di 51 anni, mi masturbo ancora una o due volte la settimana, anche se desidero ardentemente che una persona e amo quella persona condivida il piacere con me. Ho cercato invano all’età di 27 anni di mettermi in linea con gli altri. Sia le prostitute  che i prostituti maschi mi hanno causato orrore. Ho tentato l’atto del coito quattro o cinque volte, due volte con donne di facili costumi e le altre volte con donne sposate. Salvo che in un caso, i tentativi o abortivano o mi causavano estremo disgusto.
“Praticamente dal momento della pubertà ho attratto sessualmente non solo donne ma anche uomini. Le donne, abbastanza stranamente, anche se sessualmente non mi importa nulla di loro, o mi odiano o mi adorano, e ho avuto cinque proposte di matrimonio. Allo stesso tempo, fino a cinque anni fa, sono stato inseguito dagli uomini e ho avuto le esperienze più strane sia in Inghilterra che all’estero. Nel primo periodo di questa storia ho sofferto enormemente per la sensazione di essere isolato e unico al mondo. Mi sono opposto con tutte le mie forze all’abitudine della masturbazione e ai miei gusti perversi. Fustigazioni, veglie, bruciature, erano tutte cose inutili. Una più approfondita lettura dei classici mi mostrò quanto fosse comune l’attrazione sessuale per lo stesso sesso. A 27 anni ho iniziato ad avere una filosofia costante. Allora come oggi, decidevo infinite volte di evitare la masturbazione, anche se non vedo nulla di male in un atto reciproco di due persone spinte insieme dall’amore. Io sono e sono sempre stato un uomo estremamente religioso, e se non sono proprio un cattolico ortodosso, faccio i miei doveri religiosi  e ho un alto senso del soprannaturale. Ho sofferto molto di melanconia dai miei primi anni. A 18 anni, anche se niente andava veramente male, un malessere vago ma profondo mi indusse ad aprirmi le vene del braccio. Svenni, ma fui prontamente soccorso. All’età di 35 anni, dopo un ritorno dall’estero, presi una dose enorme di veleno. Anche questa volta una singolare coincidenza mi salvò, e ancora una volta tornai alla vita. Dopo questo sono volutamente andato all’estero per ottenere la morte e l’ho cercata in ogni modo possibile. Ma invano, come vedete. La morte è una cosa di cui non ho mai avuto paura, ma che ho sempre desiderato. Sono sicuro che se solo sapessimo che gioie ci sono dall’altra parte della morte, il mondo intero si precipiterebbe follemente al suicidio. Ho, a prescindere da qualsiasi perversione del gusto, una passione sincera e genuina per i bambini e gli animali, e non sono mai più felice di quando mi trovo in loro compagnia. Entrambi mi adorano.
“La mia vita non ha offuscato né attutito le mie facoltà, perché sono occupato in questo momento con un lavoro molto importante e scrivo costantemente. Ma la mia vera vita è passata nelle mie visioni, che mi portano in un altro mondo altrettanto reale come questo sensibile, e dove mi ritiro sempre in tutte le occasioni possibili. E tuttavia, è uno strano paradosso: io sono uno stoico convinto e limito quasi le mie letture ad Epitteto, Marco Aurelio, e all’’Imitazione’. Sono estremamente emotivo, appassionato della compagnia delle donne, anche se detesto il loro lato sessuale, e quando io amo, anche se la passione è certamente inestricabilmente coinvolta, il sentimento prevalente è spirituale. Io probabilmente finirò per essere un certosino o un fachiro.”
STORIA 23
Inglese, 70 anni, di origine tedesca per parte di padre. È stato il primo figlio di sua madre, che aveva 36 anni alla sua nascita; un fratello minore normale; non ha altri parenti.
Fu portato in Inghilterra e andò a scuola all’età di 13 anni. In età molto precoce, tra i 6 e gli 8 anni, fu profondamente colpito dal bel volto di un giovane uomo, un trombettiere reale a cavallo, visto in un corteo. Questo, e la vista del corpo nudo di giovani uomini in una gara di canottaggio sul fiume, gli provocarono una grande commozione, ma non di un carattere decisamente sessuale. Questa sensazione fu aumentata dalla vista di un bel modello maschile, un giovane turco che fumava, con il suo vestito aperto davanti, che mostrava gran parte del petto e sotto la vita. Si abituò a guardare le immagini, ammirava le figure maschili di martiri italiani e la ricchezza di forme di Antinoo, e lesse avidamente Le mille e una notte e altri racconti orientali, traduzioni dai classici, Svetonio, Petronio, ecc.. Disegnò modelli nudi nelle scuole dal vivo e di deliziò con ballerini maschi. Come un bambino, aveva l’abitudine di esibirsi in recite private; eccelleva in parti femminili, e cantò le canzoni di Madame Vestris, incoraggiato in questo da suo padre.
Gli organi sessuali non sono mai stati pienamente sviluppati, e i testicoli, anche se di grandi dimensioni, sono di una consistenza flaccida. Non può fischiare. Crede che avrebbe dovuto essere una donna.
A scuola era timido e riservato, e non ha avuto particolare intimità con nessuno, anche se una volta lo desiderava. Ha imparato l’auto-abuso da suo fratello minore, che lo aveva appreso da un ragazzo più grande. Non ha mai avuto sogni erotici. Non ha mai toccato nessuno, se non suo fratello fino a quando, molto più tardi, quando era in viaggio in Italia, e anche allora si è limitato solo al suo compagno di viaggio. Quando viaggiava in Asia Minore ebbe molte opportunità, ma le mise sempre da parte per paura, pentendosi poi della sua timidezza. Desiderava l’intimità con particolari amici, ma non osò mai dirlo. Andava molto ai teatri, e quello che vedeva lo incitava alla masturbazione. Quando aveva circa 30 anni, la sua riservatezza e la sua paura di essere imbrogliato e di subire estorsioni, furono infine superate da un incidente che si verificò a tarda notte al Royal Exchange, e di nuovo in un oscuro nascondiglio nella galleria del Teatro Olimpico, quando era in scena Gustavus Brooke. Da quel momento l’Adelphi Theater, l’Opera italiana, e i parchi aperti di notte divennero i suoi campi di avventura. Egli osserva che tra le persone che si affollavano per assistere ad un incendio trovò molte opportunità. I suoi amici intimi speciali erano un impiegato della ferrovia e un modello italiano. In anni più recenti ha principalmente trovato gratificazione tra i fanti e i poliziotti.
È esclusivamente passivo; gli piace anche la fellatio reciproca. Si è dato molto da fare per ammirare forme finemente sviluppate (conscio dei propri difetti), membra ben tornite, e capelli castani delicati, e ha sempre ammirato la forza e il vigore virile. Non ha mai avuto alcun interesse per i ragazzi, ed è sempre stato indifferente alle donne.
STORIA 24
Un uomo di medicina, inglese, di 30 anni. Ritiene che suo padre, che era un magistrato, avesse molte simpatie per gli uomini; in più occasioni si è seduto con lui sulla panca [del magistrato] quando venivano trattati casi di offesa al pudore; il padre si pronunciò per l’assoluzione in tre casi, anche se ci potevano essere pochi dubbi sulla colpevolezza, e era fu molto indulgente negli altri casi.
Dall’età di 9 anni amava dormire con suo fratello, di dieci anni più grande, che era in marina; dormivano in letti separati, e il bambino andava a letto presto, ma restava sempre sveglio per vedere il suo fratello spogliarsi, perché adorava il suo corpo nudo; e sarebbe poi entrato nel suo letto. Imparò il vizio della masturbazione dal fratello all’età di 9 anni; a quel tempo non c’era l’orgasmo sessuale, ma guardare suo fratello era una fonte perpetua di meraviglia e piacere. Durante l’assenza di suo fratello in mare il ragazzo desiderava il suo ritorno e praticava l’auto-abuso con il pensiero del corpo di suo fratello nudo davanti a lui. La morte di questo fratello fu una fonte di grande dolore. All’età di 12 anni andò in collegio ed era costantemente innamorato di ragazzi di bell’aspetto. Veniva sempre accolto in uno dei letti dei ragazzi più grandi. A questa età era perfettamente in grado di godere l’orgasmo sessuale con i ragazzi. I suoi sogni erotici sono sempre stati di uomini e soprattutto di ragazzi; non ha mai sognato sessualmente delle donne. Dall’età di 9 anni fino  ai 21, quando lasciò la scuola, non dedicò mai alle donne alcun pensiero sessuale, anche se amava sempre la loro compagnia. Per due anni dopo la fine della scuola ebbe relazioni con donne, non perché pensava che ci fosse qualcosa di male nell’amare il proprio sesso, ma perché riteneva  che nessuno lo avesse fatto dopo aver lasciato la scuola. Nel corso di questi due anni preferiva ancora molto gli uomini ed era solito ammirare le figure di soldati e marinai. Egli compì poi una visita a Londra, che può essere descritta con le sue parole: “Sono andato a trovare un vecchio compagno di scuola che viveva lì. Nella sua stanza c’era un giovanotto, fiero, estremamente bello, di bella presenza e di modi affascinanti. Da quel momento tutti i miei ricordi del passato sparirono. Non me lo potevo togliere dalla testa, in realtà, ero innamorato di lui. Me lo immaginavo nudo davanti a me come una bella statua, i miei sogni erano frequenti durante la notte, sempre di lui. Per una quindicina di giorni dopo praticai la masturbazione con l’immagine del suo bel viso e del suo bel fisico sempre davanti a me. Siamo diventati rapidamente amici, e da quel giorno le donne non sono mai più entrate nei miei pensieri “.
Anche se fino ad oggi non ha desiderio o intenzione di sposarsi, crede che finirà per farlo, perché il matrimonio si ritiene opportuno nella sua professione; ma è piuttosto certo che il suo amore e l’affetto per gli uomini e i ragazzi non potrà mai diminuire.
Nella vita precedente preferiva gli uomini dai 20 a 35 anni; ora gli piacciono i ragazzi dai 16 in poi; stallieri, per esempio, che devono essere belli, ben sviluppati, puliti, e di una natura amabile immutabile; ma lui preferirebbe i signori. A lui non interessa il mero abbraccio reciproco o la masturbazione reciproca; quando in realtà ama un uomo, desidera la pedicatio in cui egli stesso è il soggetto passivo.
Ha i capelli ricci e i baffi, e organi sessuali ben sviluppati. Le sue abitudini sono maschili; gli sono sempre spiaciuti gli sport sul campo, e può nuotare, correre, cavalcare e pattinare. Allo stesso tempo, è appassionato di musica, è in grado di disegnare e dipingere ed è un fervente ammiratore della statuaria maschile. È  appassionato di occupazioni pratiche di ogni genere, e non gli piace tutto ciò che è teorico.
E aggiunge: “Come uomo di medicina, non riesco a trovare moralmente qualcosa di patologico, o qualcosa di cui la natura dovrebbe vergognarsi, nel rapporto tra uomini o nella simpatia tra loro.”
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giovedì 24 novembre 2011

AMORE E SESSUALITÀ DEI VERI GAY

Ciao Project,
sono anni che seguo progetto gay e lo faccio perché mi sembra che sia uno dei pochissimi siti che dicono cose vere. Ho letto il tuo articolo sulla vera sessualità gay e mi ci ritrovo, ed è proprio partendo da quelle premesse che vorrei dire una cosa sulla quale mi hai fatto riflettere. La grande maggioranza della pornografia cosiddetta gay ai gay, o meglio ai veri gay, non interessa più se non come puro sfogo momentaneo e forse nemmeno quello. Io ho 24 anni e ho fatto sempre uso di pornografia ma poi sono arrivato al livello di saturazione, francamente vedere ragazzi che fanno sesso nelle condizioni più improbabili non solo mi annoia ma certe volte mi disgusta addirittura, vorrei dire che un video dovrebbe avere anche un minimo di senso e non essere solo un esercizio fisico di sesso e basta, che poi, per come viene rappresentato, diventa così volgarmente recitato da perdere qualunque interesse. Un film serio con qualche scena di sesso mi piace molto più di un porno che francamente fa pena per la stupidità e la meccanicità dei comportamenti. È un po’ di tempo che ho cominciato a seguire dei blog fotografici, dove c’è anche un po’ di nudo, ma ci sono delle foto bellissime di ragazzi bellissimi in pose naturali, anche di intimità, ma senza nessun atteggiamento strillato o da film porno. Francamente preferisco un nudo semplice a qualsiasi porno. Il mio sogno sarebbe vedere in un blog fotografico quello che accade veramente in una storia d’amore, ma io parlo d’amore, anche di intimità sessuale ma intesa come tenerezza, non come esercizio ginnico e poi quando parlo di un bel ragazzo non intendo riferirmi a certi mezzi ercoli che sono oggettivamente brutti per quando hanno i muscoli pompati, un bel ragazzo è un’altra cosa, deve essere normale, al limite nemmeno bellissimo, ma deve ispirare dolcezza. Ma queste cose non si vedono nemmeno nei blog fotografici. Ci sono blog fotografici che fanno proprio schifo perché sono solo mezzi di propaganda per la pornografia e per quella di bassissimo livello, ma ce ne sono di veramente belli, fatti con amore e senza finalità commerciali, certe volte mi incanto a guardarli, penso francamente che siano stati fatti da veri gay, nel senso che dai tu a questa espressione, cioè da ragazzi che amano i ragazzi, perché ci vedi un altro rispetto, un’altra attenzione per non scadere nel volgare. Ci può anche essere il nudo, che non dispiace certamente, ma è, per dire così, un nudo quotidiano e non sguaiato che dà il senso della intimità e non della teatralizzazione del sesso. Nella mia vita mi sono innamorato solo due volte e ho avuto una vita sessuale con quei due ragazzi e credo che non li dimenticherò mai. Il primo era più grande di me e mi ha insegnato che cosa significa volersi bene, anche io gli volevo bene ma non ne ero innamorato anche a livello sessuale come lui lo era di me, quando gli ho detto che avevo conosciuto un altro ragazzo coetaneo temevo che la prendesse male e invece si è fatto da parte per lasciarmi campo libero e mi sono sentito amato anche per questo. L’altro ragazzo è il mio attuale ragazzo, i primi tempi tra noi non è stato facile, ho temuto parecchie volte che il nostro rapporto sarebbe finito ma non è successo. Credo che non sarei mai capace di fare a meno di questo ragazzo perché ne sono innamorato. Il sesso che ho vissuto col mio primo ragazzo per me non era del tutto soddisfacente ma non è mai stato una cosa stupida, aveva un valore affettivo sia per lui che per me, e ora con il mio ragazzo attuale il sesso è proprio una forma di tenerezza totale. Sono stato fortunato, questo è verissimo. Ho fatto l’amore (perché di quello si trattava, non di fare sesso) solo con due gay e se faccio il paragone con la pornografia siamo proprio su un altro pianeta. Penso che se non avessi conosciuto il mio primo ragazzo avrei cominciato a cercare sesso non solo virtuale e probabilmente avrei cominciato a buttare via la mia vita correndo appresso ai modelli di quella che pensavo fosse la sessualità gay. Per un po’ mi sono sentito perfino strano, avevo cominciato a frequentare certi locali ma mi sentivo un pesce fuor d’acqua e mi chiedevo che cosa ci potessero trovare gli altri che ci andavano. Il mio primo ragazzo l’ho conosciuto per puro caso all’università e con me è stato serissimo, forse era un po’ complessato perché aveva 5 anni più di me ma è stata una cosa bella, sul piano sessuale sono stato io a portarci lui, perché lui tendeva a tenere le cose sul piano dell’amicizia, abbiamo fatto prima il test, come dici tu, Project, è stata una cosa voluta e molto bella anche se lui non era realmente il mio tipo al 100%. Col mio attuale ragazzo, adesso, a livello sessuale l’affiatamento è totale, ci leggiamo nel pensiero e abbiamo costruito una sessualità tutta nostra fatta soprattutto di coccole, di avere tempo per stare abbracciati. Il coinvolgimento proprio passionale c’è eccome, specialmente quando stiamo lontani per qualche giorno, ma poi torniamo a un livello più tranquillo soprattutto di intimità. Una delle cose più belle in assoluto è, quando ci rivediamo dopo una pausa più lunga, vedere come è spasmodicamente in attesa di un contatto sessuale che è quasi liberatorio, come d’altra parte succede a me, lo vedo completamente partito e abbandonato alla sua sensualità ed è una cosa bellissima perché totalmente spontanea. Non credo di poter immaginare niente di più coinvolgente. Nei suoi comportamenti mi ci rivedo, li sento totalmente miei, perché anche a me vengono del tutto spontanei. Anche con lui ci siamo conosciuti all’università, quindi fuori da ambienti gay e devo dire che l’intesa sessuale è arrivata dopo perché per lui all’inizio il sesso era molto legato ai modelli della pornografia e ci ha messo parecchio tempo a capire che per me era proprio un’altra cosa. Mi sembrava che recitasse, gliel’ho detto e si è molto arrabbiato, poi, col passare del tempo certi modelli li ha messi da parte e abbiamo trovato un equilibrio veramente nostro. Tra l’altro né io né i miei due ragazzi siamo dichiarati e questo penso abbia contato molto perché la nostra vita affettiva era solo nostra e non doveva essere raccontata a nessun altro. C’è un solo problema che un po’ mi angoscia e un po’ cerco di tenere tutto per me, se il mio ragazzo si stancasse di me non so se sarei capace di mettermi da parte come ha fatto con me il mio primo ragazzo, penso francamente che ci starei malissimo, ma al momento attuale sono solo paure teoriche, al momento almeno mi sento veramente realizzato e penso che anche lui sia felice. Penso che nel nostro rapporto il sesso conti molto, forse troppo, non lo so, adesso va tutto bene così ma col mio ragazzo mi piacerebbe proprio avere un progetto di vita comune. Ultimamente abbiamo passato nottate intere abbracciati a raccontarci di quando eravamo piccoli e mi sono sentito felice. Qualcuno potrebbe pensare che sono cose da bambini e che non siamo ancora cresciuti, bene, lo pensi pure! Noi stiamo bene così! Adesso per me la sessualità non è più una cosa a sé staccata dalla vita reale e dico sessualità deliberatamente e non sesso. Adesso la sessualità mi sembra una cosa assolutamente ovvia, e voglio dire la sessualità a due, quella condivisa, non solo le fantasie ma il poter stare in intimità vera col mio ragazzo, ormai è una cosa che fa parte delle vita ordinaria sia per me che per lui, è il nostro mondo. Io sono gay, per la verità non ho mai avuto problemi ad accettarlo ma non avrei mai pensato che sarei riuscito veramente a realizzare una vita mia come la desideravo e invece è successo ed è successo in modo del tutto naturale, fuori di qualsiasi ambiente gay, preciso che non ho mai frequentato chat o siti di appuntamenti, i miei due ragazzi li ho riconosciuti dalle loro esitazioni, mi sento felice di essere gay e non ci rinuncerei per nulla al mondo, la mia vita ha avuto un senso perché ho trovato persone che mi hanno amato veramente. Project, un po’ del merito è anche tuo perché piano piano comincio a capire veramente che cosa significa essere veri gay. Forse non è un caso ma anche i miei due ragazzi conoscevano progetto gay. Mi farebbe piacere se tu pubblicassi la mia mail. Grazie per tutto quello che hai fatto e che continuerai a fare!
Angelo
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sabato 14 giugno 2008

AMORE GAY E COMING OUT

Ciao Project,
ti volevo raccontare la mia storia, poi mi piacerebbe sapere che ne pensi, in fondo c’è il mio contatto, se ti va di fare due chiacchiere.

Chiamatemi Marco, non è il mio nome vero, ma mi chiamano tutti così, perché il mio vero nome non mi piace proprio, ho 21 anni, vivo in una grande città, studio scienze motorie, ho fatto studi che hanno a che vedere con lo sport perché sono da sempre uno sportivo e anche adesso faccio sport a livello agonistico e anche con buoni risultati. Cioè, anche se so che la carriera di un’atleta e in particolare delle specialità che pratico io finisce presto, vorrei restare nel mondo dello sport perché è il mio vero mondo e perché qui mi sento veramente a mio agio. Faccio attività sportiva da quando ero piccolissimo, la palestra è la mia seconda casa se non addirittura la prima, perché passo più tempo in palestra che a casa.

Ma veniamo al punto. Fino all’anno scorso al sesso non ho pensato molto. Avevo prima la scuola a poi l’università e soprattutto avevo le gare che per me erano tutto. In pratica fino all’anno scorso, ma direi tutto l’anno scorso se non oltre, anche gennaio, febbraio del 2008, per me l’attività sportiva era solo attività sportiva. Non mi sono mai sentito in imbarazzo nello spogliatoio o a fare le doccia con gli altri e qualche scherzo a sfondo sessuale l’ho fatto e l’ho anche subito assolutamente senza nessun problema, anzi l’ambiente sciolto dello spogliatoio mi è sempre piaciuto parecchio perché lì giochiamo un po’ e la cosa non mi dispiace affatto, ma dall’inizio di marzo, quindi da pochissimo tempo, in fondo, le cose sono cambiate. Non chiedetemi perché e se c’è un motivo preciso, ci ho pensato tanto ma non sono stato capace di scoprirne uno. Avete capito! Ho cominciato a rendermi conto che nello spogliatoio c’erano altri ragazzi nudi e la cosa ha cominciato a preoccuparmi. Non avevo mai fatto troppo caso ai miei compagni nudi nello spogliatoio o nella doccia per me era sempre stata una cosa assolutamente normale, ma diciamo da marzo ho cominciato a notarli proprio, mi accorgevo che per loro non era cambiato niente ma per me sì, mi interessavano, insomma, parliamoci chiaro, me li studiavo proprio e cominciavo a pensare come sarebbe stato bello se quei ragazzi si fossero innamorati di me. All’esterno ho continuato a comportarmi più o meno come prima anche se per me cominciava a presentarsi il problema di controllare l’erezione, che nello spogliatoio e nelle docce è un tabù non da poco. Insomma quello è il segno distintivo che sei gay, fai di tutto perché non ti capiti e hai paura perché non sai come la potrebbero prendere gli altri. Risultato di tutto questo: sto meno tempo nello spogliatoio e cerco di essere coperto il più possibile, ma poi il momento della verità arriva e allora mi vengono le angosce. Praticamente l’idea di essere gay l’ho presa bene, non ho avuto in pratica nessun problema, e pure prima non avevo mai avuto una ragazza nel vero senso della parola, storielle sì, ma non le ho mai prese sul serio, in pratica ho solo preso atto di quello che sapevo già. Però quando sei gay e vivi in posti come quelli dove vivo io, cioè in mezzo agli sportivi che non sono tutti bellissimi come la gente crede anche se tra loro quelli veramente belli ci sono eccome, beh ti senti dentro una certa agitazione. Ho letto che tanti ragazzi cercano i siti di incontri o le chat gay, io cose del genere non le ho mai fatte, per me la palestra è tutto anche da questo punto di vista, praticamente non avrei nessun bisogno di cercare foto di sesso in rete perché io sto in mezzo ai ragazzi quando e come voglio. Il mio problema vero è un altro e cioè capire se tra i ragazzi che mi piacciono ci sono ragazzi gay perché di mettermi appresso a un ragazzo etero per farci la figura del babbeo e magari essere pure messo in mezzo, non ne ho nessuna voglia. Sto pure andando un po’ in crisi rispetto al rendimento sportivo, il mio trainer me lo dice spesso, mi chiede come mai, ma io a lui non lo posso raccontare. Un altro particolare. Non ridete: io non ho nessuna esperienza concreta gay, non ho mai fatto sesso con nessuno. Adesso non mi sento veramente innamorato anche perché come dice Project: bisogna essere in due, e quindi il sesso non mi manca nel senso vero del termine, quando capita faccio quello che fanno tutti però di andarmi a cacciare nei pasticci per fare sesso con uno che non conosco e che non so nemmeno se sta bene, beh non me la sento proprio. Adesso diciamo che sono solo nel senso che non ho un compagno. Premetto che non ho nemmeno amici gay, ho trovato il blog progetto gay sulla ricerca di alice fra i blog e sono rimasto stupito dalla quantità mostruosa di materiale che contiene, io quel po’ di conoscenza sui gay che ho me la sono fatta su quel blog ma non solo leggendo i post ma anche i commenti, poi ho scoperto il forum, prima non ci avevo fatto caso ma anche quello è una miniera. E poi ho letto anche un bel po’ idi post e mi ci sono ritrovato, però non ho avuto il coraggio di iscrivermi. Adesso, parlando schietto, io penso che prima o poi farò qualche grossa fesseria in palestra, a dire la verità un ragazzo che mi attira moltissimo c’è. Io adesso faccio l’allenatore, lui sta in un gruppo che hanno affidato a me, ha 19 anni, è più piccolo di me, ma in fondo io ne ho 21, mica 50. Per essere bello è bello e poi facciamo la doccia insieme tutti i giorni, insomma, avete capito, di lui mi piace proprio tutto. Con lui mi comporto in modo disinvolto e cameratesco, come faccio con gli altri ragazzi, ma con gli altri mi viene spontaneo, con lui no, abbiamo parlato tanto, sia prima che dopo la doccia, di me si fida del tutto mi considera proprio come un fratello. Deve fare la maturità a giorni, un paio di settimane fa stava proprio tristissimo, ci siamo fermati a parlare e mi ha detto che la prof. di matematica lo ha chiamato a tradimento gli ha messo un voto basso e gli ha detto che non lo presenterà con la sufficienza, lui c’è rimasto malissimo, diceva che aveva studiato tanto per quell’interrogazione ma che la prof. era proprio una stron.. e che avrebbe fatto di tutto per farlo andare male, perché ce l’aveva con lui, a un certo punto aveva proprio gli occhi rossi e si stava mettendo a piangere. Lo volevo abbracciare, lo volevo tenere stretto per dirgli che gli volevo bene ma mi sono sentito congelato e non mi sono mosso, gli sono venute proprio due lacrime che mi hanno strappato l’anima, lui se ne è vergognato e le ha asciugate con le mani. Gli ho detto che l’anno scorso ho perso una medaglia importantissima per due centesimi di secondo e che dopo, quando nessuno mi vedeva, mi sono messo a piangere come una fontanella, poi c’è stato l’allenamento e io l’ho coccolato parecchio e di queste attenzioni è stato contento, poi al momento della doccia ho avuto quasi l’impressione che cercasse il mio sguardo, cioè che cercasse di capisse se lo osservavo e penso che lo abbia capito, quando siamo andati via si è fermato a parlare con me ma in un altro modo, almeno io ho avuto l’impressione che fosse in un altro modo, mi guardava negli occhi in modo più diretto e mi sorrideva, ho pensato che volesse da me un incoraggiamento ma io non ho fatto nulla. È vero che con me non ha mai parlato di ragazze ma questo non vuol dire nulla. La mia angoscia adesso è solo una: è gay o no? A dire la verità è come se avessi la premonizione di essere sul punto di cacciarmi in qualche brutto pasticcio e quindi cerco di trattarlo bene ma senza eccedere e anzi sto appresso anche ad altri ragazzi, ma dovrei dire piuttosto che fingo di stare dietro a quei ragazzi per tentare di liberarmi dall’idea fissa di lui. Mi studio tutti i modi per stare con lui più a lungo possibile, senza dare troppo nell’occhio ma quando l’occasione si presenta faccio di tutto per non incontrarlo troppo, in pratica adesso parliamo solo quando è lui che me lo chiede ma io non prendo mai l’iniziativa. Però quando lui me lo chiede mi dimostro entusiasta. Oggi al momento della doccia mi ha guardato e mi è parso che avesse un principio di erezione, ma molto probabilmente uno vede quello che vuole vedere. Uffa! Non ne posso più! Ma perché mi devo innamorare di un ragazzo così e non devo avere il coraggio di parlargli apertamente! Che cosa potrebbe succedere non lo so. In pratica io penso che lui nemmeno lo sospetti che sono gay, o forse sì, non so più che cosa pensare, ma è uno stress insopportabile. Volete ridere? Beh io in fondo in fondo penso che sia etero e che stia bene con me proprio perché per lui non ci sono complicazioni di nessun genere a livello sessuale e pensa che sia così anche per me. Allora io sono condannato a questo eterno tormento del non sapere mai come comportarmi. Se va avanti così e non mi congela con qualche cosa di straordinario, tipo vederlo baciare una ragazza o farmi discorsi da deficiente sui gay, beh, io credo che la follia la farò, ho provato tante volte a prepararmi il discorso ma penso che alla fine sarei banale e molto diretto, tipo: ”Io sono gay e tu?” E a questo punto mi arriva un ceffone oppure mi guarda sconvolto. Certe volte nello spogliatoio mi sento un sessuomane e qualche volta mi sento pure in colpa col ragazzo che mi piace di più perché in effetti lo sto imbrogliando, questo fatto mi pesa parecchio e potrebbe essere pure uno dei motivi di fondo per fare il grande passo e dirgli come stanno le cose veramente.

Un abbraccio,

Marco

p. s. se la pubblichi vediamo pure che ne pensano i ragazzi.


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sabato 3 maggio 2008

GAY MILITARI DI LEVA

Ricevo e pubblico

Sono nato nel marzo 1986, quindi a gennaio del 2004 ho ricevuto, ultimo fra gli ultimi, la terribile cartolina di chiamata alla visita di leva. Si ventilava della sospensione del servizio militare obbligatorio, ma ancora le cose erano nel vago. Avevo sperato fino all’ultimo momento di farla franca, ma la mia cartolina precetto mi convocava per la visita di leva all’inizio di agosto 2004. Dal 30 settembre 2004 le visite di leva sono state abolite. In buona sostanza io sarei stato negli ultimissimi contingenti in partenza per il servizio di leva obbligatorio prima dell’abolizione degli obblighi di leva. A scuola ero un anno avanti, giusto in tempo per non poter avere il rinvio per motivi di studio, avrei potuto iscrivermi all’università e l’avrei scampata col rinvio e invece i miei non ne hanno voluto sapere e li ho odiati per questo, ma in effetti questo fatto è stato la mia fortuna, anche se me ne sono reso conto dopo. Mio padre mi ripeteva sempre che nell’esercito mi avrebbero fatto diventare un uomo e diceva: “Chi non è buono per il re non è buono nemmeno per la regina!”, un vecchio modo di dire che chi non ha fatto il servizio militare non è buono nemmeno per il matrimonio. Io avevo il terrore del servizio militare, del nonnismo e di tutto quello che si leggeva allora su queste cose. Non potevo certo dire a mio padre di essere gay e che avrei potuto dichiaralo alla visita di leva proprio per non fare il militare, quindi per me non c’era scampo.

Io penso che tutti i ragazzi abbiano letto un po’ di storie porno sulla vista di leva, beh, vi assicuro che leggere della visita militare quando a doversi sottoporre a una cosa del genere sono gli altri può essere divertente, ma quando a dover passare un’esperienza simile sei tu la cosa ti fa venire proprio l’angoscia. Non era nemmeno per la cosa in sé, perché qualche visita sportiva l’avevo passata anche io e anche con situazioni un po’ imbarazzanti perché doversi abbassare gli slip davanti al dottore non piace a nessuno, ma la cosa che mi preoccupava non era nemmeno quella ma l’erezione, perché per un ragazzo gay, trovarsi in una situazione come quella, in condizioni di nudità o quasi davanti a tanti altri ragazzi e davanti ai dottori che potevano fare coi ragazzi quello che volevano con la scusa della visita medica (e qualcuno esagerava proprio) beh, fa un certo effetto e, volente o nolente, a vedere cose del genere all’erezione un ragazzo gay ci arriva eccome, solo che se ci arrivi in una situazione del genere non c’è solo l’imbarazzo ma il fatto che ti bollano proprio, cioè lì non puoi proprio perdere il controllo. Come si sarebbe svolta la cosa esattamente non lo sapevo proprio, era una paura comune a tutti gli altri ragazzi che dovevano fare la visita, ma io di ragazzi che l’avessero già passata non ne conoscevo. Quelli più grandi di me si divertivano a raccontarmi cose terribili, insomma, cose da film porno. L’ultima settimana ho fatto proprio gli esercizi ioga fino all’incredibile: controllare il respiro, la postura, stare in piedi su un piede solo, trattenere il respiro per lungo tempo, tirare indietro la pancia perché avevo letto che è una cosa che fa diminuire l’erezione, ecc. ecc..

Arriva il girono terribile, stavo male dalla mattina. Ci mandano in una sala d’attesa e, aspetta, aspetta, si fa quasi mezzogiorno, chiacchiero con gli altri, uno mi dice: “Ce n’è uno con la barba, se capiti con quello sei fregato! Quello è gay e ti rigira come un pedalino.” A un certo punto viene un sergente e ne chiama dieci e io tra quelli, ci fa entrare nello spogliatoio e ci dice di metterci in mutande e di poggiare tutto il resto sull’attaccapanni. Ci spogliamo. Ho il cuore che mi batte in modo violento, ci fanno entrare nella sala medica poi ci mandano a due a due davanti ai dottori, proprio di fonte a me capita un ragazzo biondo molto bello. Entrano due dottori, hanno la barba tutti e due, il dottore che viene dalla parte mia ha solo un pizzetto, il ragazzo che sta davanti a me lo rigirano come un pedalino e nudo proprio, e io lì davanti a vedere, quindi mi parte l’erezione e non riesco a trattenermi. Il mio dottore mi fa abbassare gli slip, si rende conto di quello mi sta succedendo, sente i testicoli per mezzo secondo, mi fa tirare su gli slip e mi manda via facendomi segno con gli occhi di andare via in fretta prima che l’altro dottore possa interessarsi a me, mentre il ragazzo biondo il medico suo lo umilia facendo perfino commenti ad alta voce.

Quando siamo usciti di là avevo un batticuore terribile, 120 e oltre, il biondo mi ha spiegato che il medico “finocchio” non era capitato a me ma a lui. Io ero assolutamente certo del contrario ma non potevo spiegargli il perché. Certo che se un medico è gay, fare il medico militare delle visite di leva deve essere il massimo, il medico che era capitato a me, però, non mi ha umiliato affatto e non ha approfittato della situazione e avrebbe potuto benissimo farlo mettendomi in un imbarazzo terribile, ma lui, secondo me, ha capito come stavano le cose, cioè che ero gay, e mi ha permesso di svicolare.

I giorni successivi ci sono stati i test psicologici, ma erano tutte cazzate. Alla fine: abile arruolato!

Il primo novembre mi mandano al corpo. C’era per la verità aria di disarmo, era l’ultimo contingente di leva. Arrivo, mi incorporano, poi la vestizione e poi al reparto. Il solito imbarazzo nelle docce (senza divisorio) ma siccome non c’erano orari fissi, a pranzo mangiavo pochissimo e facevo la doccia nel primo pomeriggio quando non c’era nessuno. Mi sarebbe piaciuto moltissimo farla in ora di punta, insieme con tanti altri ragazzi, ma la cosa era troppo pericolosa. Ogni tanto una puntata alle docce in ora di ressa ce la facevo, ma quello è tutto un altro discorso.

Nonnismo? Mah! Io non ne ho visto, ripeto, forse perché era l’ultimo contingente, anzi anche gli ufficiali ci trattavano in modo molto elastico. I primi mesi c’è stata una vera disciplina, poi si accontentavano che non facessimo disastri, è stata una cosa piuttosto blanda. Con gli altri ragazzi le cose si sono sciolte abbastanza rapidamente. Certo non potevo dire in giro di essere gay ma non mi sono mai sentito in difficoltà per il fatto che me ne stavo per i cavoli miei. Uno dei ragazzi si chiamava Bruno, era del Trentino ed era biondissimo, nonostante si chiamasse Bruno (ho un debole per i biondi!), io stavo sempre con lui, facevamo tutto insieme meno la doccia, era educato, non invadente, non pieno di sé, un bel ragazzo ma tranquillo. Insomma mi sono preso una bella cotta per Bruno, stagli vicino, sentilo parlare, stare con lui tanto tempo mi provocava proprio delle reazioni sessuali e certe volte ero in imbarazzo perché pensavo che se ne sarebbe accorto e difatti così è successo, mi ha sorriso e mi ha detto: “Ma che mi combini!” io sono diventato rosso come un peperone, ma tra noi non è cambiato niente, abbiamo continuato a passare tutto il tempo insieme, poi è uscito il discorso della visita di leva e gli ho raccontato quello che era successo a me, il che in pratica equivaleva a dirgli chiaro chiaro che ero gay, mano mano che si andava avanti nel discorso io temevo una reazione negativa e mi sentivo imbarazzatissimo, ma lui sorrideva divertito della storia, poi la cosa imprevista, mi guarda fisso negli occhi e mi dice: “Sapessi che è successo a me, sono proprio partito alla grande e il dottore mio, quello col pizzetto, mi ha detto di andarmene subito”. Quindi anche Bruno era gay! Abbiamo scherzato un po’ su tutte le storie della visita poi gli ho detto: “Ma lo sai che è bellissimo fare il militare!” Adesso voi vi potreste aspettare chissà che cosa, magari tanto sesso e invece no, è sopravvenuta una forma di imbranamento totale, sia da parte sua che da parte mia, io me lo sognavo tutte le notti e quando potevo, cioè quando c’era quel minimo di privacy, mi masturbavo pensando a lui e lui sicuramente faceva lo stesso, ma di questo non abbiamo mai parlato. Una volta abbiamo fatto un campo insieme, vicino Udine, stavamo in tenda insieme ma eravamo in otto e non si poteva avere nemmeno un po’ di intimità. Quando ci capitava di avere libera uscita andavamo sempre insieme, stessa pizzeria, stessa passeggiata. Ci sedevamo sulla panchine e parlavano per ore, mi raccontava tutte le sue fantasticherie, anche cose sessuali ma poco, poi gli ho chiesto se aveva un ragazzo nella vita civile e mi ha detto di no, io gli ho detto che anch’io non avevo un ragazzo, ma anche dopo queste ammissioni non è successo nulla. Un giorno gli ho proprio detto che mi ero innamorato di lui e mi ha detto: “Anch’io sono innamorato di te, ma non me ma sento di cominciare una storia che tanto non più durare.” Mi ha proprio fatto capire che mi desiderava ma lo diceva solo con le parole, nessun gesto, neppure minimo, nemmeno una carezza, andavamo deliberatamente alla docce in momenti diversi della giornata, ma ci desideravamo. Era convinto che siccome abitavano a 400 km di distanza non avremmo mai potuto costruire una cosa seria insieme, ma io per stare con lui di chilometri ne avrei fatti anche mille. Ho provato a insistere, si vedeva che era tentatissimo e stava combattendo contro se stesso per trattenersi, era ansioso, capivo che stava elaborando la sua scelta, che in fondo tentava di resistere a se stesso ma avrebbe voluto cedere. Giorno dopo giorno vedevo cadere le sue difese e speravo che il giorno appresso mi avrebbe detto di sì, poi mi sono scoraggiato e non ho insistito più nel dire che volevo fare sesso con lui, a malincuore sono tonato a discorsi più generici, cioè senza sesso, all’inizio sembrava molto sollevato dalla mia decisione di abbassare i toni, poi dopo due giorni, viene da me la mattina e mi dice: “Quando vai alle docce?” Io mi illumino di un sorriso a 34 denti e gli dico: “Alle due e mezza, che non c’è proprio nessuno!” Mi risponde: “Vengo pure io, però guarda facciamo solo la doccia!” Stavamo nel piazzale e c’era gente intorno e quindi non lo potevo abbracciare e non potevo nemmeno mettermi a strillare per la felicità perché mi avrebbero preso per pazzo, ho solo fatto il gesto con la bocca di mandargli un bacetto e mi ha detto: “Ricordati che hai promesso, solo la doccia!”

Beh, siamo arrivati tutti e due alle docce con un quarto d’ora di anticipo. Io mi aspettavo che la cosa si sarebbe facilmente trasformata in un contatto sessuale molto forte e diretto, ma non è successo niente di tutto questo. Mi ha detto che era molto imbarazzato e che non se la sentiva, gli ho risposto che potevo capirlo e che non l’avrei presa male. Ha esitato un po’, poi mi ha detto: “Però a distanza e insieme, capito?” e si è allontanato da me di parecchi metri, si è messo proprio dall’altra parte dello spogliatoio. Ci siamo spogliati insieme e ce ne siamo andati nella sala docce non solo senza toccarci ma stando proprio lontani, però potevo vederlo nudo e non era una cosa casuale, stava lì per me e d’altra parte anche io stavo lì per lui. Il tutto è durato al massimo tre minuti, penso i tre minuti più intensi della mia vita, poi mi ha detto: “Adesso basta!” Siamo tornati nello spogliatoio e ci siamo rivestiti. È stata un’esperienza da brivido. Una volta rivestiti, abbiamo messo la testa sotto il getto di acqua gelata perché altrimenti non eravamo certo in condizione di uscire dal locale docce e di andare in giro per la caserma.

Nei gironi successivi il rito della doccia alle due e mezza è diventato la regola, lui era meno imbarazzato e anche io ma non ci siamo mai toccati per circa due mesi, poi siamo stati congedati e quando ci hanno dato il foglio di congedo e ci hanno detto che potevano andare via perché era finito tutto, beh, mi è preso proprio lo sconforto, mi sentivo agitato, stavo proprio male perché lasciare Bruno mi sembrava una cosa atroce. Lui se n’è accorto e mi ha detto: “Tu pensi che possa funzionare?” Gli ho risposto di sì come un disperato. Siamo andati via dalla caserma e abbiamo cominciato a parlare come una coppia, ormai era evidente che non ci saremmo più lasciati, che avremmo lottato contro tutto e contro tutti per vivere la nostra vita. Era il primo novembre 2005. Ormai stiamo insieme da due anni e mezzo e spero di invecchiare con Bruno al mio fianco.


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venerdì 29 febbraio 2008

GAY IN SPOGLIATOIO E IN DOCCIA

I Gay negli spogliatoi e nelle docce delle palestre e delle piscine
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Ricevo “anonimo” e pubblico “integralmente”.
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C’è questo tipo allucinante... insomma vi spiego, la sera durante la settimana vado spesso a farmi una nuotata in piscina... non è una piscina comoda rispetto a dove sto io ma si paga poco... ovviamente c’è un botto di gente e le corsie sembrano un rivolo con in transito un branco di acciughe ma non è malaccio basta sapere in che giorni e a che orari andarci.
Allora c’è questo ragazzo che si mette là seduto sulla panca dello spogliatoio ed attacca bottone con chi gli capita prima e dopo. E’ lento nello spogliarsi ancora di più nel rivestirsi e soprattutto sta sempre a guardare i ragazzi con una faccia che... è chiaro no che se li gode!!!
Ne abbiamo parlato quelle volte che è venuto pure il mio ragazzo... magari gli altri possono anche non farci caso ma... uhmmmm a noi mica sfugge come fissa tutti... pure noi... terzo grado approfondito su ogni piano. Non si fa mai e poi mai la doccia... sapeste i motivi che adduce al riguardo... bhè fra un po’ li esporrò... e soprattutto ha questo brutto vizietto di dimenticarsi a casa l’accappatoio diciamo un po’ troppo spesso. Ed allora che fa? Sta faccia tosta chiede al tipo di turno se glielo può imprestare... così per asciugarsi un po’, giusto per infilarsi i vestiti e non essere tutto gocciolante... una scusa pietosa, ma di gente gentile e fessa ce n’è e spesso molto spesso ottiene il suo bottino... ci si trastulla con quel cazzo di accappatoio... una cosa incredibile... direte e vabbè a te che te ne frega? Perché quello poveraccio non può godersela a modo suo? Ma ci mancherebbe!! Venite a dirlo proprio a me? Felicissimo di vedere qualcuno trovare un modo per stare bene a modo suo... solo che ecco, il punto è che questo gay che più gay davvero non si può, ogni volta tira fuori la battutina malevola, dico ogni fottuta volta che uno gli da un po’ di corda e gli fa qualche domanda... che poi non so che domande gli fanno o di cosa stanno a parlare perché sinceramente io mi faccio i cavoli miei... bhè ogni volta questo esplode (badate in urlata perché lo sentano tutti) tutto sul più bello in una serie di - Attenti al lupo gay che si aggira tra noi... . - Della serie... “Oh, io la doccia non me la faccio mica che poi ti becchi il finocchio che ti punta... oh ma sei pazzo? Quello poi ti segue e ti incantona in un angolo, sai per la fame che hanno... ma tu pensa che schifo pensare che c’è un culattone che tornato a casa si fa le seghe pensando a quando ti ha visto nudo... io qualcuno l’ho visto con l’uccello ben dritto che tenta il trucco del sapone... .” MA DAIIIIII!!!!!!!!!! Ma ci credete? Sto stronzo di un frocio che fa terrorismo gay!!!! E perché poi? Per che diavolo di ragione? Deve forse paracularsi per quando gli scende la bavetta??? Un giorno ha sputtanato un ragazzetto... che ok, ce l’aveva sull’attenti... ma magari erano pure fatti suoi!!! O no? E sto stronzissimo gli ha fatto una scenata pubblica incredibile!!! Io allora gli ho fatto osservare che a uno si può drizzare per i mille e più mille motivi... magari gli è venuta in mente la tipa che gli ha appena fatto da lepre per tutte le vasche... se a me si drizzasse ora tu che mi diresti? Ha detto che uno come me frocio non può certo esserlo... SOB!!! Ma quello invece lo era proprio un bastardo suc xxx cazzi... lui queste cose le capiva al volo... Sto povero ragazzetto rosso come un papavero, che a momenti si metteva a piangere ovviamente non lo si è più visto... avrà cambiato piscina... ma tu pensa !!! Voi lo capite uno che fa così? E non ditemi che è solo per fare l’unico gallo nel pollaio... perché io invece vi dico che è solo uno stronzo frustrato che deve rifarsi delle sue rogne e della sua viltà sugli altri...L’altra sera il trucchetto dell’accappatoio ha provato a farlo anche con me... sbagliato tutto... per prima cosa gli ho fatto notare che se si rivolgeva alla segreteria un accappatoio da imprestargli ce l’avevano di sicuro, una volta era successo pure a me di dimenticarlo e me ne avevano dato uno della piscina... un po’ piccolo e cortino, ma diamine di spugna era!! E poi ho pure aggiunto che si dimenticava un po’ troppo spesso le cose e forse una cura di fosforo e ferro non gli avrebbe fatto male... ci è rimasto un po’ ma poi se l’è messa via e ha seguito il mio consiglio ed è andato a chiedere un accappatoio... poi è tornato alla carica e si è messo a farmi il terzo grado di domande e di sguardi... ho celato il più possibile, mi sono vestito in fretta... farmi vedere da sto stronzo, ma vi pare? Piuttosto nudo su una rivista gay!! Bhè si fa per dire... Poi sul più bello che mi sto infilando il maglione se ne esce con questa “che sono proprio ingenuo a farmi la doccia là”, perché? Chiedo con finta nonchalance e quello attacca con la solita tiritera... . Ah bene, mi dico... ma non è serata per te... sai, osservo, non penso che per quanto ti riguarda devi avere tanti timori, fa uhm? Bhè non penso che sei il tipo che un gay si metterebbe a guardare od a provarci... Ah, e tu che ne sai? Quelli appena vedono un culo od un uccello... No, carino non funziona proprio così uno gli attributi ce li deve avere, sennò che stai a guardare? Mi ripete e tu che ne sai? E’ nero... vedo il fumetto che gli esce da quella inutile testa che si ritrova insaccata tra le spalle... Bhè vedi, dico, si da il caso che io sono gay e sinceramente non ti guarderei mai, già in costume si vede che non ne vale la pena... quello diventa blu e verde e poi violetto, non riesce a smaltirla la verità, perché insomma è pure vero quello che dico... . Poi esplode!!! Le offese, le madonne, e pervertito di qua e pervertito di là, e fate tutti schifo e tutti gli epiteti offensivi del caso etc etc etc... . Gli dico che mi dispiace davvero che la mia presenza lo disturbi tanto ma io un cartello lo volevo proprio appendere mesi addietro “Ragazzi attenti c’è un frocio tra voi!!!” ma la direzione ha detto che pur a fin di bene non si poteva fare... che i cani in piscina non ci possono entrare ma i gay si. S’è stato zitto. Ma proprio zitto.Ora io vorrei davvero un giorno beccarlo in qualche locale gayo e sputtanarmelo di brutto, ma per quel poco che ci vado non ho molte speranza... l’espressione della sua faccia... me la sogno... . Ma mi basterebbe che girando da queste parti leggesse e si riconoscesse...A lui allora al caso dico se non hai palle per vivere la tua vita lascia che chi ce le ha si viva in santa pace la sua!!! STRONZO!!!!!

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