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sabato 25 agosto 2012

COPPIE GAY E DIFFERENZA DI ETA’

Ciao Project,
salto tutte le premesse su progetto gay che è praticamente una realtà unica, che per me, e penso per tanti altri, è diventata un punto di riferimento importante, in pratica l’unico punto di riferimento serio in rapporto alla vita e alla sessualità dei ragazzi gay, e vengo alla questione per cui vorrei avere un tuo parere.
Sono un ragazzo (per modo di dire, ormai) di quasi 35 anni e sto con un ragazzo di 22. Che la differenza di età è notevole lo so, è una cosa che ho valutato attentamente prima di cominciare però ormai stiamo insieme da quasi tre anni e fino a qui le cose sono andate abbastanza bene, qualche litigata ma cose da poco, è un bravissimo ragazzo, un po’ nevrotico, da sempre in crisi con la sua famiglia, una famiglia molto tradizionale, che prima ha cercato di incanalarlo nei binari di una “normalità” di tipo borghese, poi, quando ha visto che i risultati erano opposti rispetto a quelli sperati, lo ha abbandonato del tutto a se stesso, e direi che lui dai 16/17 anni, di fatto, non ha più avuto una famiglia. Passa fasi molto diverse, chiamiamole così, cioè ci sono stati periodi in cui con lui sono stato benissimo perché evidentemente anche lui era convinto di avere trovato il compagno ideale. In quei periodi andava bene tutto tra noi, il sesso lo vivevamo bene, cioè era una cosa del tutto spontanea e in pratica in quelle cose eravamo sulla stessa lunghezza d’onda, ma ci sono stati anche periodi in cui era irritabilissimo, mi mandava a quel paese proprio con rabbia, salvo poi tornare indietro dopo un paio di giorni. Io vivevo su una continua altalena passando da momenti bellissimi a momenti in cui avrei voluto non averlo mai incontrato, non l’ho mai odiato, come penso lui non abbia mai odiato me, ma certe volte la situazione mi sembrava superiore alle mie forze, in pratica, per me, una cosa che non riuscivo a gestire. Quando era nei periodi negativi tendeva a buttare via tutto, non solo me, anche l’università, non faceva più nulla per mesi e si gettava nella più totale apatia, poi quando le cose giravano al bello si rimetteva a studiare, andava all’università tutti i giorni, ci stava dalla mattina alla sera, faceva esami a raffica e con ottimi risultati, perché, anche se è un po’ di umore labile, è comunque un vero genietto, ma guai a dirgli una cosa del genere, perché ti aggredisce dicendoti: “Tu sei come mio padre che mi dice queste cose solo per mettermi la museruola.” (parole testuali). Ultimamente sono un po’ in crisi con lui ma non gliel’ho detto e probabilmente ho fatto male. In questi tre anni ha avuto un paio di scappatelle a livello sessuale però me lo ha sempre detto, di questo gli devo dare atto, non fa mai le cose di nascosto, in pratica mi dice: “Io sono così e ti voglio bene, se mi vuoi mi devi prendere così.” Indubbiamente io sento la differenza di età e tendo a lasciarlo molto libero. Dopo le scappatelle ha fatto il test per mettere me tranquillo e questo l’ho apprezzato moltissimo. Dopo la prima volta, cioè dopo la prima scappatella avevo capito che se mi lasciava tranquillo a livello sessuale voleva dire che aveva un altro, perciò, la seconda volta, quando ho visto che non prendeva mai l’iniziativa nel sesso (tendo a lasciare a lui il primo passo per evitare di arrivare nel momento sbagliato) gli ho chiesto se c’era un altro ragazzo e mi ha detto di sì e mi ha detto che non sapeva che fare perché mi voleva bene. Comunque anche la seconda scappatella è passata ormai da un anno e mezzo. Adesso vengo al punto. Nel sesso col mio ragazzo comincio a notare che stanno cambiano delle cose, saranno anche stupidaggini ma sono cose che vedo diverse da prima. Prima tutto era spontaneo, direi immediato, istintivo, ed era bellissimo, adesso quando parliamo di sesso, mi rendo conto che lui comincia a interpretare le cose dando ai comportamenti una marea di significati. Ha sempre avuto un certo interesse per la psicologia ma prima, quando vivevamo i nostri momenti di sesso, io notavo la sua assoluta spontaneità ed era probabilmente quella la cosa che mi affascinava di più, adesso, dopo che magari siamo stati insieme una notte, mi comincia a fare l’analisi dei comportamenti, dei miei e soprattutto dei suoi, e dà a quello che facciamo tutta una serie di significati che io non ci trovo proprio. Ti faccio un esempio. Siccome lo lascio sempre libero di prendere l’iniziativa e non gli dico mai di no, lui ne deduce che ha un carattere dominante e che non tiene in considerazione le mie esigenze e che quindi mi strumentalizza e per queste ragioni si sente a disagio, poi in certi periodi capita magari che possiamo stare insieme per più giorni di seguito e allora gli viene in mente che è dipendente dal sesso e che non sa farne a meno e che c’è qualcosa che non va. Ultimamente parliamo meno, il sesso è più ritualizzato e ho come l’impressione che lui cerchi di venirmi incontro di accontentarmi in quello che secondo lui io posso desiderare di più, ma lo fa manifestando un interesse sessuale che “adesso” proprio in questi ultimi giorni, mi sembra eccessivo e, diciamo, poco spontaneo. Mi dice che ha capito che ci sono anche io e che deve tenere conto anche delle mie esigenze ma in realtà io vorrei vederlo di nuovo spontaneo. Credo che abbia paura di perdermi e che per questo si sia imposto di venirmi incontro. Quello che mi manca adesso è altro. Mi mancano i suoi sorrisi, il suo modo di scherzare, di dire battute deliranti, di essere provocante ma sempre un po’ giocando, mi manca un po’ la sua spontaneità. Quando provo a parlare con lui seriamente mi stoppa subito e mi dice: “Non mi fare sempre gli stessi discorsi!” E io lascio stare. Non ti nascondo, Project, che io, per la parte mia, ho il complesso dell’età e che lui probabilmente si accorge che i miei comportamenti nei suoi confronti sono spontanei fino a un certo punto, io so che deve essere libero di andarsene quando vorrà e quando succederà dovrò facilitargli la strada. Spero che possa durare ma le esitazioni sono proprio tante, ma ti giuro, Project, io gli voglio bene. Per paradossale che possa sembrare della sessualità non me ne importa niente, io lo vorrei vedere felice. Che devo fare, Project? Qualunque cosa faccio ho paura di sbagliare. Non ho paura di perderlo ma di fargli male.
Se credi, pubblica pure la mail.
About35
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=22&t=2716

martedì 14 dicembre 2010

ESSERE GAY IN UN ALTRO MODO

Caro Project,
sono un ragazzo gay di 24 anni ma se fosse solo questo non sarebbe proprio un problema. Anche se mi è particolarmente penoso parlare di certe cose cercherò di farti capire lo stesso quello che ho passato. Da piccolo ho subito molestie sessuali da uno zio, è cominciata da quello che mi ricordo verso gli otto  anni ed è andata avanti per circa cinque anni. Ho cominciato a rendermi conto abbastanza presto che si trattava di cose sessuali ma la cosa è andata avanti lo stesso. Non avevo paura, sembrava tutto un gioco, ma sapevo che non era una gioco, era come se mio zio avesse bisogno di quelle cose. Non è stato mai violento con me, qualche volta lui nemmeno mi chiedeva di fare quelle cose, vedevo che era in imbarazzo e cominciavo io. Per me prima all’inizio erano cose solo meccaniche, poi sono diventate anche cose che avevano una valenza sessuale. I miei non si curavano per niente di me e io stavo tutto il tempo con mio zio, non l’ho mai odiato per quello che ha fatto, penso che specialmente quando ero più grande, per lui fosse una cosa anche un po’ penosa, forse aveva paura che io lo potessi raccontare ma non lo avrei mai fatto. Era cominciata come ti ho detto, poi quando io avevo 14 anni mio zio è morto in un incidente di macchina, era ancora giovane, non aveva ancora 35 anni. Quando me lo hanno detto sono rimasto di sasso sia per la cosa in sé che perché avevo fatto quelle cose con uno che adesso era morto, io mi ricordavo tutto di lui e pensare che fosse morto e che io lo ricordassi così distintamente mi faceva stare malissimo, ma ripeto non lo ho odiato, anzi arrivo a compatirlo. Non so che vita abbia fatto quando era ragazzo ma non credo sia stata una vita splendida. Quello che è successo con mio zio penso abbia profondamente influenzato la mia sessualità, adesso riesco ad innamorarmi solo di uomini molto più grandi di me. Non so se sarei stato gay se avessi vissuto un’adolescenza normale, forse sì, ma mi sarei innamorato di altri ragazzi e non di uomini grandi. Non voglio dare colpe a nessuno, meno che mai a uno che non c’è più e che non sono mai riuscito ad odiare. Dopo la morte di mio zio ho passato un paio d’anni di depressione per i motivi che ho detto, ho perso un anno a scuola e ho cominciato a sbandarmi del tutto. Il sesso coi coetanei non mi attraeva per niente, poi ho cominciato a pensare che quello che mi era capitato era proprio una violenza e che ne avrei portato il peso per tutta la vita. A 19 anni ho conosciuto un 50enne e me ne sono innamorato, era una persona come si deve ma non ne ha voluto sapere, forse aveva paura di poter essere ricattato, quando ha capito che non sarebbe successo ha smesso di scappare e si è creato un minimo di rapporto, io lo desideravo anche sessualmente ma lui non ne ha mai voluto sapere. Ci si sentiva ogni tanto, si usciva qualche volta ma di rado a fare due passi e a parlare un po’, con lui ho avuto il coraggio di parlare di mio zio e per me è stato molto importante. Mi trattava con rispetto e sentivo che mi voleva bene. È andata avanti così per tre anni, in pratica i tre anni migliori della mia vita, mi sentivo accettato, rispettato per quello che ero, alla fine gli ho anche detto che mi ero innamorato di lui, era contento del fatto che io gli volessi bene ma pensava che la storia di mio zio mi avesse condizionato molto ma che sarei riuscito comunque ad innamorarmi di un ragazzo della mia età. Un anno e mezzo fa non si è fatto più sentire, ero disperato, non sapevo che fine avesse fatto, sapevo dove abitava e sono andato a cercarlo a casa sua ma era morto di infarto. Ho provato un dolore fortissimo, come se mi fosse morto un familiare. Adesso sono più di 15 mesi e io sono un vegetale, non ho più finito gli studi, non riesco a reagire, non credo potrei innamorarmi di nessun altro, certe volte non ho proprio più voglia di vivere. Anche nel mondo gay mi sento totalmente fuori posto, i miei di me non sanno nulla e per di più sono solo, completamente solo. Che cosa posso sperare? Forse di innamorarmi veramente di un ragazzo o di trovare magari un uomo maturo come quello che ho perso? Io credo nessuna delle due cose. Non ho nessun dialogo con i miei che non mi potrebbero nemmeno capire. Ho conosciuto un ragazzo che penso a me ci tenga veramente ma non sono innamorato di lui e soprattutto non ho proprio il coraggio di raccontargli la mia storia perché se ne scapperebbe via. Cercherò di riprendere gli studi e di pensare a trovare lavoro al più presto, forse così riuscirò a non pensare. Ti ho scritto perché nel blog hai trattato con rispetto cose in un certo simili a quelle che ho vissuto io e penso che lo stesso rispetto potresti provarlo per me. Se vuoi pubblica pure la mia mail.
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mercoledì 17 dicembre 2008

UN GAY DIVERSO DAGLI ALTRI GAY

Ciao Projec,
ti chiedo scusa per sabato sera (l’altro sabato, se ti ricordi) ma ho dovuto chiudere all’improvviso, anche se avevamo appena cominciato a parlare, perché è venuta gente. Avrai pensato che sono stato maleducato, mi dispiace, ma non potevo proprio fare diversamente. Le cose che non ti ho potuto dire in chat te le dico qui in modo che quando ci sentiremo saprai già di che cosa si tratta. Purtroppo non sono giovanissimo, ho 25 anni, quasi 26 e me li sento tutti, e comunque non mi sento giovane, mi sento ormai andato. Leggendo il forum ho trovato dei tuoi post sui rapporti intergenerazionali e li ho letti con grandissimo interesse. Parli di queste cose con rispetto e la cosa mi colpisce molto. Prima pensavo che tu fossi un trentenne o giù di lì, poi, leggendo ho capito che sei molto più grande e allora è proprio a te che mi rivolgo e spero che tu possa capirmi perché in genere ho trovato solo disprezzo e scherno da tutte le parti anche e forse soprattutto dalla parte dei gay. Alla mia età non solo non ho mai avuto rapporti sessuali con nessuno ma mi sento dentro una solitudine e una disperazione infinita. Per me non ha nemmeno senso dire che sono gay perché con i gay sento di non avere molto in comune e i gay, salvo forse qualcuno, quelli come me li disprezzano. Non so dirti per quale ragione ma da quando mi ricordo sono sempre stato attratto dagli uomini molto più grandi di me. Ho cercato tante volte di capire la ragione di questo fatto ma, per quanto scavi nel mio passato, non trovo assolutamente nulla che possa spiegare una cosa simile. Non ho mai subito molestie da nessuno, anzi mi hanno sempre tenuto piuttosto in disparte e penso che i miei mi vogliano bene anche se non sanno nulla di me. Se il coming out per un ragazzo gay è già difficile, pensa quello che deve essere per me anche solo l’idea di parlare ai miei genitori della mia sessualità. Insomma, non so per quale ragione non riesco a stare con i ragazzi della mia età. Con loro non sono nemmeno gay, non perché mi interessino le donne, ma perché non mi interessano i ragazzi, cioè frequento alcuni coetanei ma sono cose molto superficiali. Questi ragazzi non mi prenderebbero mai per gay e a loro non avrei nulla da dire. Con loro non mi sento affatto inibito e non devo reprimere nulla, sono per me semplicemente e unicamente degli amici, ma in senso piuttosto superficiale, perché con loro non posso parlare di me e poi per loro non provo assolutamente nessun interesse sessuale, nemmeno minimo. Forse sarà che siamo amici da tanto tempo, ma secondo me la ragione è proprio che mi interessano solo gli uomini maturi, in modo esclusivo. Ed è questa la cosa che mi preoccupa di più. Quando avevo 18 anni e già questa storia degli uomini maturi ce l’avevo ben chiara in mente, ho provato a creare le occasioni per avere po’ di intimità con i miei amici, siamo andati in vacanza insieme una settimana e in pratica li ho visti nudi tutti e quattro ma la mia reazione è stata di totale indifferenza. Non ti nascondo che mi sono preoccupato e non poco. I miei amici non erano gay e ho pensato che il problema fosse quello ma ovviamente non c’entrava nulla. A 20 anni ho vissuto un’avventura che mi ha segnato moltissimo. Ho conosciuto per puro caso ad una festa un bel ragazzo, dico bello perché lo era ma a me non faceva né caldo né freddo. Abbiamo parlato un po’, era serio, quasi timido, aveva la mia età, parlare con lui era gradevole e abbiamo parlato, abbiamo parlato molto anche nei giorni successivi anche su msn anche se io a lui non potevo dire nulla di me, fatto sta che quel ragazzo dopo qualche settimana mi ha confessato di essere gay e di essersi innamorato di me, che ho pure la sfortuna di essere un bel ragazzo, anche se dire una cosa del genere è paradossale io la vivo così . Lui era in ansia e si sentiva benissimo, dopo che mi ha detto che era gay gli ho detto che per me non sarebbe cambiato nulla ma lui mi ha chiesto esplicitamente se ero gay anche io, la mia risposta per lui era importantissima e lo capivo benissimo, a malincuore gli ho detto: sì. Gli brillavano gli occhi, mi ha preso le mani e me le ha strette e io ho lasciato fare, poi ha tentato di baciarmi ma l’ho allontanato. Mi ha detto che non dovevo avere paura di nulla perché per lui era la prima volta e lo diceva con un sorriso incoraggiante. Gli ho detto: “Guarda che a me piacciono gli uomini maturi” ma sembrava non dare peso alla cosa. Poi gli ho detto: “Guarda che io non ho mai provato attrazione sessuale per un ragazzo, non ho mai fatto fantasie erotiche su un ragazzo, sono gay ma in un altro modo, nei tuoi confronti mi sento etero al 100%”. Era incredulo, la cosa gli sembrava inconcepibile, perché eravamo due ragazzi gay che non avevano nulla in comune, il nostro modo di vivere la sessualità era diversissimo. Mi ha fatto alcune domande e da lì mi sono reso conto che non aveva capito niente. Mi ha chiesto se ero stato violentato da piccolo o se qualcuno dei miei zii aveva mai fatto giochi sessuali con me, gli ho detto di no, ma era perplesso, poi mi ha consigliato di vedere un bravo psichiatra, non uno psicologo, proprio uno psichiatra e mi ha detto che secondo lui sono fasi transitorie dovute al fatto che non ho mai avuto un ragazzo prima. Nei giorni successivi è tornato alla carica in vari modi, ha cercato di essere più seduttivo, di farmi parlare, di riconoscermi tutte le attenuanti possibili e immaginabili ma era evidente che per lui si trattava di qualcosa di profondamente patologico, alla fine è sparito del tutto e io ho tirato un respiro di sollievo. Ma torno alla questione principale. Il primo segno chiaro di queste mie preferenze sessuali l’ho avuto a 14 anni, in prima superiore. C’era un professore anziano che mi incoraggiava sempre e mi sono innamorato di lui che aveva forse 50 anni più di me ma non era decaduto, era ancora un bel signore, mi dava tanta sicurezza. Credo che lui non si sia mai accorto di nulla e se se ne fosse accorto mi sarei seppellito per la vergogna. Con la storia del professore, a 14 anni, ho passato momenti terribili, mi accorgevo di essere diverso dai miei compagni in tutti i sensi, ero solo e sapevo benissimo che sarei rimasto solo e che non avrei mai avuto una persona che mi volesse bene. A 16 anni ero già un bel ragazzo e, quando le mie compagne cominciavano a farsi avanti e io non ci stavo, qualcuno mi faceva la battuta: “Ma non sei mica gay!” e io rispondevo: “Magari mi piacessero i ragazzi!” ma la battuta era sempre presa come una sottolineatura di eterosessualità, ma in fondo pensavo che se fossi stato gay in modo classico, cioè se mi fossero piaciuti i miei coetanei, avrei avuto una vita molto più facile e almeno qualche possibilità di vivere come volevo. Tante volte tra i 21/22 anni ho provato momenti di angoscia profonda. In fondo avrei voluto essere amato da un uomo grande, anche sessualmente, ma non credo nemmeno che fosse quella la mia prima priorità. Avrei voluto prima di tutto poterne parlare con un uomo adulto senza essere preso per pazzo, se poi mi avesse trattato con un po’ di dolcezza mi sarei sentito in paradiso ma sapevo che tutto questo non si sarebbe realizzato. Qualche volta ho visto dei siti gay con uomini adulti ma la cosa era tutta orientata sul sesso, tipo sito porno, ma è proprio una cosa che non vorrei. Lo dico con tutta sincerità, del sesso sono abituato da sempre a farne a meno o a viverlo solo a livello di fantasie e di seghe e forse se mi capitasse nella realtà, mi sentirei in un imbarazzo terribile. Ma un po’ d’amore lo sogno, lo sogno e lo desidero disperatamente ma in fondo so che non lo avrò mai, non dico amore, ma non avrò mai nemmeno affetto o rispetto, mi sento l’ultimo degli ultimi, con una sensazione di emarginazione che temo di non poter sopportare più a lungo ma penso dovrò sopportare tutta la vita. La reazione a tutto questo è stata il fatto che mi sono buttato a capofitto nello studio, mi sono proposto degli obiettivi e li ho conseguiti. Diciamo che finché ho avuto a che fare con l’università e col problema del trovare lavoro, ero completamente assorbito da queste cose che erano per me una specie di antidoto contro la mia disperazione. Adesso ho finito gli studi e ho trovato un lavoro decente e tutto quello che avevo represso e sublimato torna a galla. Al lavoro non ho praticamente alcun contatto con i miei colleghi e li avverto mille miglia lontani da me. Parlano di ragazze, quelli più grandi di famiglia e di bambini. Non so se ci siano gay e francamente non mi importa di saperlo perché non voglio ripetere l’esperienza che ho già vissuto con quel ragazzo gay. Che vita sarà la mia? Penso oramai di averlo capito, sarò sempre e totalmente solo. Questa e-mail è rimasta nelle bozze per giorni e come hai potuto notare non ti ho chiamato più. Già avevo avuto mille esitazioni prima e alla chiamata di sabato, c’ero arrivato forzandomi in modo incredibile, poi è finita in due minuti e la faccia di richiamare non l’ho avuta e ho pensato alla e-mail. Ma in fondo che ti scrivo a fare? Per parlarti di cose che forse non puoi capire veramente nemmeno tu. Che cosa mi aspetto? Niente! Te lo dico subito, non ti spaventare, o forse vorrei solo un po’ di rispetto. Se vuoi mettere questa e-mail nel forum mettila. Non mi aspetto nulla nemmeno dai ragazzi perché alcune delle risposte che hanno dato quando hai parlato di queste cose non mi sono piaciute, sono le tipiche risposte di quelli che pensano di avere capito tutto e ti guardano dall’alto in basso, ma ci sono abituato. Ciao Project. Provo momenti di sconforto profondo, se puoi, dedicale anche a me due righe, non ti chiedo di più.


Se volete, potete partecipare alla discussione su questa testimonianza aperta nel Forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=35137629

sabato 23 agosto 2008

RAPPORTI GAY INTERGENERAZIONALI

Questo post è dedicato ai rapporti gay intergenerazionali. Con questo termine intendo riferirmi non a rapporti tra gay di età diversa entro i limiti dei 10/15 anni, ma proprio ai rapporti tra gay che potrebbero essere padre e figlio, cioè con differenze di età dell’ordine dei 25/30 anni e oltre. La questione è molto seria e non marginale e viene affrontata spesso sulla base di pregiudizi.

Se un genitore viene a sapere che il figlio ventenne è gay ed ha un compagno della sua età, ancora oggi, fatica moltissimo ad accettare la situazione, ma se un genitore viene a sapere che il figlio ventenne è gay ed ha un compagno di 55, anni la reazione è enormemente diversa e l’interpretazione della relazione tra un 20enne e un 55enne è condotta integralmente su parametri derivanti da pregiudizi, cosa d’altra parte scusabile, perché il genitore manca del tutto dell’esperienza e delle categorie necessarie per valutare “dal di dentro” una situazione del genere.

L’interpretazione in genere segue questo schema:

“Mio figlio è un debole, è vero, per questo è gay, ma si potrebbe trovare almeno un ragazzo della sua età, ma quell’uomo lo ha circuito e si approfitta di lui e mio figlio adesso non riesce più a uscirne. Non so come possa un uomo adulto approfittarsi di un ragazzo che potrebbe essere suo figlio, sono cose patologiche. Quello ha rovinato mio figlio.”

Tutta la lettura dei fatti è centrata sull’idea che il più grande “approfitta” del più giovane a fini sessuali e che il più giovane non riesce a resistere e alla fine “cede”.

Questo schema interpretativo è diffusissimo, anche tra i gay, che tendono a leggere i rapporti intergenerazionali in questo modo proprio perché (come il genitore) mancano completamente di categorie realistiche per interpretarli.

Ma veniamo a quello che emerge dall’esperienza dei colloqui con i ragazzi gay. Intanto è enormemente più facile incontrare in chat i componenti più giovani delle coppie intergenerazionali, ma quando vengo contattato con ragazzi che vivono rapporti intergenerazionali non trovo mai richieste di aiuto o manifestazioni di disagio. Non mi è mai capitato. Trovo invece un desiderio di essere accettati e di essere capiti in modo non pregiudiziale per quello che si è. In pratica nella quasi totalità dei casi i ragazzi si rendono conto che potrebbero uscire molto facilmente dalla relazione intergenerazionale, che forse quella relazione crea più problemi ai loro compagni più grandi che non a loro e che il loro “essere coppia” costituisce socialmente un disvalore profondo agli occhi della società e degli stessi gay. Questi ragazzi non si sentono affatto assillati dal loro compagno che spesso tende anzi a lasciarli liberi nel timore di condizionare la loro vita in modo pesante. In questi rapporti, se li si osserva da vicino, non c’è plagio, non c’è approfittamento e non c’è nemmeno debolezza da parte dei ragazzi più giovani, che sanno comunque molto bene che entrando in relazioni di questo tipo stanno andando nettamente contro il modo corrente di vedere la sessualità. Questi ragazzi non “cedono” ma anzi cercano un rapporto con persone più grandi, che è voluto in modo consapevole e soprattutto ha per loro una profonda valenza non solo genericamente affettiva ma esplicitamente sessuale.

Un ragazzo gay, in genere, arriva a dare per scontato che si possa essere gay, non capisce perché la cosa sembri innaturale ad un etero ed è portato a pensare che gli etero sono dominati da pregiudizi che si possono riassumere in un semplicissimo ragionamento: “Io ho la mia sessualità che è quella giusta, chi ha una sessualità diversa dalla mia è un degenerato”, ma quello stesso ragazzo gay applica inconsciamente lo stesso ragionamento nel valutare i rapporti gay intergenerazionali.

Sento spesso commentare così: “Ma succede perché non ha conosciuto coetanei, se conoscesse dei ragazzi gay della sua età ne verrebbe fuori benissimo”. In questa visione delle cose i rapporti intergenerazionali sono il sintomo di una patologia della sessualità (della omosessualità, in specie) e la frequentazione di ragazzi giovani è la medicina. Questi ragionamenti non tengono però conto del fatto che questi ragazzi hanno scelto deliberatamente la strada più difficile e lo hanno fatto non perché non hanno conosciuto loro coetanei ma perché per loro l’orientamento sessuale è realmente un altro.

Cerco di spiegarmi meglio. Questi ragazzi hanno vissuto come tutti gli altri ragazzi gay molti momenti di nudità sociale (spogliatoi, docce, palestre, piscine) ma le loro reazioni, in quelle situazioni, non erano quelle degli altri ragazzi gay in situazioni del tutto analoghe. Un ragazzo gay in genere in situazioni del genere si eccita ma a questi ragazzi non accade. Sono ragazzi che spesso non vengono etichettati come gay perché il loro comportamento nei confronti dei loro coetanei è del tutto analogo a quello di un ragazzo etero, mentre provano eccitazione sessuale in situazioni in cui in genere un ragazzo gay resta del tutto indifferente. Un esempio classico: un ragazzo gay, in un ambiente scolastico, trova motivo di eccitazione e di fantasie sessuali nei suoi compagni, ma ci sono dei ragazzi gay che costruiscono le loro fantasie sessuali sui loro professori e non su quelli più giovani.

Una categoria di pornografia, la cosiddetta pornografia “mature” non è destinata a maturi che vogliono eccitarsi con immagini di altri uomini maturi ma in buona parte a ragazzi giovani che sono interessati a uomini maturi. Sottolineo che si tratta di un vero interesse sessuale primario che non è un tentativo di rimediare a una difficoltosa sessualità coi i coetanei. I ragazzi interessati agli uomini maturi hanno sviluppato questo loro interesse fin dall’origine e non hanno avvertito alcun cambiamento nella loro sessualità col passare del tempo. Disquisire sul perché di questi orientamenti sessuali è in sostanza come chiedersi perché esistono i gay e questo è terreno di scontro di mille teorie possibili e almeno apparentemente razionali.

Da quello che posso notare, si tratta spessissimo si ragazzi che non hanno amici, che vivono in un ambiente familiare molto intollerante e che hanno di conseguenza una fame affettiva fortissima. Ho sentito spesso commentare i rapporti intergenerazionali in un modo che in astratto mi smembrava realistico, cioè come una specie di sacrificio della propria sessualità ad esigenze affettive profonde. In buona sostanza un ragazzo molto solo, troverebbe un compagno adulto che lo gratifica a livello affettivo e finirebbe poi per sacrificare a questa esigenza affettiva la propria sessualità, in pratica “accettando” un rapporto con una persona molto più grande, fino alla condivisione della sessualità.

Questo ragionamento urta però contro l’evidenza dei fatti: questi ragazzi trovano una reale soddisfazione sessuale nei rapporti intergenerazionali e non hanno desiderio di cambiare strada, desiderano invece costruire con i loro compagni dei rapporti di lungo termine e qui in genere incontrano i primi grossi problemi sia a livello sociale che a livello della reazione psicologica molto esitante del loro compagno, della quale non sanno darsi una motivazione. I ragazzi gay coinvolti in relazioni intergenerazionali si sentono spessissimo e sono realmente incompresi e valutati in termini di perversione e spesso, pur nella consapevolezza della loro sessualità, la vivono con sofferenza.

Quando un ragazzo gay sessualmente interessato ad uomini maturi fa la sua dichiarazione d’amore ad un gay adulto, sa benissimo di esporsi in modo pericoloso e di poter andare incontro a brutte esperienze, ma il senso di solitudine e di emarginazione che prova è tale che gli fa superare le esitazioni. Trovarsi di fonte a una risposta negativa in questi casi è quasi la regola, perché un gay anziano, per quanto possa essere sessualmente interessato ad un giovane, ha mille remore che lo trattengono, non ultimo il senso di paternità che subentra quasi automaticamente e che è avvertito in conflitto con un coinvolgimento sessuale.

In ogni caso ha senso solo dire la verità mettendo da parte qualunque preconcetto e tenere presente che dire di no in una situazione del genere significa ferire profondamente un ragazzo e rimandarlo nella sua solitudine affettiva sostanziale. In un prossimo post proverò ad affrontare le tematiche dei rapporti gay intergenerazionali dal punto di vista della persona più grande che si trova a vivere questo tipi di rapporti, qui, invece, vorrei analizzare il punto di vista dell’uomo maturo che si trova a dire di no. In genere chi dice di no creca di dare al suo dire di no un valore morale, di dire: “Io dico di no perché non sono un pervertito come quel ragazzo!” oppure “Io dico di no perché anche se mi piacerebbe stare con lui non voglio rovinargli la vita”. In realtà il dire di no è dettato da motivazioni di molto più bassa lega. In sostanza, si dice di no perché si ha paura che quel ragazzo possa prima o poi trovare la sua strada o perché, ancora più brutalmente, vivere questi rapporti non è socialmente accettato. In genere chi dice di no evita di lasciarsi coinvolgere a qualunque livello, in parole povere scappa tentando di tagliare i ponti e di “salvare se stesso” perché in realtà considera la situazione sostanzialmente patologica.

Per un anziano o per un uomo maturo, sentirsi coinvolto a livello affettivo in una relazione intergenerazionale può essere un’occasione per provare un’esperienza affine a quella della paternità e può avere, anche mettendo da parte del tutto la sessualità, degli aspetti di gratificazione importantissimi. E’ possibile volersi bene in modo profondissimo anche senza coinvolgimenti sessuali reciproci o ponendosi deliberatamente dei limiti, se la sincerità e l’accettazione reciproca è totale. Amare significa innanzitutto capire e accettare. Concludo con una citazione di James Baldwin: “Qui non c’è nulla da capire, qui c’è tutto da accettare.”

Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta sul forum di Porgetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=31211581

martedì 3 giugno 2008

APPARENZA E REALTÀ DI UNA VITA GAY

Ciao Project,
non so nemmeno perché ti scrivo, in effetti non ho grossi problemi, però, dai, così per scambiare due chiacchiere. Ho 29 anni, non ho un ragazzo e in pratica non ne ho mai avuto uno, però la cosa non mi pesa: Credo di avere vissuto tutti i problemi gay tipici, che prima pensavo che fossero solo miei o quasi ma poi, leggendo il forum, mi sembrano molto più comuni si quanto pensavo prima. In pratica mi sono considerato eterosessuale fino a 25 anni, anche se per me le ragazze erano in fondo solo amiche, io non capivo (cercavo di non capire) il motivo, ma mi sentivo etero, in alcuni post del forum sulla scoperta dell’orientamento sessuale mi ci sono ritrovato piuttosto bene, cioè le fasi sono state più o meno quelle però io l’angoscia non l’ho avuta proprio, è stata una cosa quasi normale, perché in fondo in un modo o nell’altro come stavano le cose lo sapevo, quindi direi che sono stato fortunato. Oramai sono più di 4 anni che ho le idee chiare, anche se in fondo le avevo già prima. Ai miei non ho detto nulla. Vivo con loro e sono figlio unico e onestamente non ho nessun motivo per raccontare i fatti miei a persone che nella migliore delle ipotesi mi tollererebbero. E poi, il coming out potrei anche concepirlo ma se avessi una storia vera, allora, al limite potrebbe valere la pena, se mi succederà vedrò che cosa fare. Per il momento sono solo, anzi sono solo da 4 anni, e non sento nemmeno il bisogno di avere un ragazzo vicino che sarebbe pure una complicazione molto grossa. Ho tanti amici. Il sabato sera esco con loro, ce ne andiamo a prendere una pizza, stiamo bene, sono tutti etero, io sono l’unico che non è in coppia e poi i ragazzi della comitiva (che sono tre) a me non interessano proprio sotto il punto di vista fisico, quindi sono “solo” amici e a me la cosa sta bene perché non mi si creano complicazioni di nessun genere. Amici gay non ne ho e non ne voglio. Ho conosciuto un ragazzo gay per motivi di lavoro, ma non mi piaceva affatto e aveva qualcosa di eccessivo. Lo so che non sono tutti così ma non voglio trovarmi in imbarazzo. A questo punto ti chiederai perché ti scrivo. Beh, diciamo che vorrei solo sapere che ne pensi, però io così sto bene, ho raggiunto un equilibrio. Se ti va rispondimi. Non ti do il mio contatto perché mi sento un po’ in imbarazzo. Aspetto di leggere quello che mi dirai. Un po’ ti devo mettere alla prova. Sia chiaro, penso che il contatto te la darò al prossimo giro, ma vorrei prima capire come la pensi.
Un abbraccio.
Piero
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Ciao Piero,
Ho finito di leggere in questo momento la tua mail. L’idea di sentirmi sotto esame mi dovrebbe condizionare un po’ però alla fine posso solo dire quello che penso e devo farlo in modo assolutamente esplicito. Hai 29 anni, non 19, sei gay e lo sai benissimo, ma da che cosa stai scappando? Non posso stare nella tua testa però se cerco di ricordarmi com’ero a 29 anni e le cose che mi passavano per la testa devo dire che non erano affatto l’idea di accettare in modo sereno la solitudine e di non immischiarmi in situazioni complicate. A 29 anni, per me, l’idea di avere un rapporto affettivo e anche sessuale forte con un ragazzo era dominate. Le situazioni esterne costituivano degli impedimenti gravissimi, ma la spinta di fondo era estremamente chiara. L e cose che scrivi mi sembrano un tentativo di autoconvincerti che la rinuncia alla tua vita affettiva e sessuale in nome della tranquillità e del quieto vivere sia una cosa intelligente. Non posso permettermi di giudicare le motivazioni di fondo che ti spingono verso un ragionamento del genere perché non le conosco, ma il ragionamento così com’è non regge, è un puro ragionamento astratto che prescinde del tutto da quello che, sinceramente, credo tu ti porti dentro e che stai cercando di reprimere usando una logica molto ingannevole. Non ti spingerei mai a fare il coming out senza motivo e senza ponderare bene prima i pro e i contro, ma questo è un problema secondario. Quello che conta è riconoscere i propri sentimenti e non reprimerli. Gli amici gay? Ma hai letto il forum? Hai capito chi sono i ragazzi che ci stanno dietro? I gay atteggiati non piacciono nemmeno a me. Ma tu che cosa sai dei ragazzi gay? Secondo me hai idee molto approssimative, come se tu avessi conservato una certa omofobia anche da gay, il che è paradossale. E poi, scusami, ma c’è un po’ troppa insistenza nel dire che stai bene così e che non hai bisogno di nulla e di nessuno. Francamente io penso che sia esattamente il contrario perché reprimersi costa fatica e tanta! Scusami se te lo dico in termini troppo diretti ma penso che tu debba svegliarti per evitare di renderti conto da qui a qualche anno di avere passato il meglio della vita in attese e rinvii o paggio in comportamenti eroicamente assurdi. Non ti negare! Cerca di vivere perché ne vale la pena e il mondo gay vero è una cosa seria. Non metterti fuori dal coro in una torre d’avorio che rischia di diventare una trappola dorata. Ti chiedo scusa se ho marcato troppo i toni. Mi piacerebbe molto fare quattro chiacchiere con te, il mio contatto msn è [omissis], te lo mando io, non aspetto che me lo mandi tu!
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Caro Project,
vabbe’, ok, sei stato promosso, c’hai preso in pieno ma le cose che ti ho raccontato sono quelle che di me racconto a tutti e con la realtà hanno poco a che vedere e allora ti racconto il pezzo non ufficiale della mia storia. A 25 anni io mi sono presso una cotta pazzesca per un ragazzo di 22 anni. L’avevo conosciuto in chat, poi ci siamo visti di persona, non ti scandalizzare, ma siamo finiti a letto la sera stessa. È stata una cosa travolgente, una cosa simile non avrei mai pensato che mi potesse capitare. Mi è presa la fissa che quello (Luca) doveva essere il mio ragazzo per tutta la vita. Luca abitava a 100 km da casa mia, ma in un posto dove si arriva con la ferrovia. Ho fatto l’abbonamento e stavo sempre con lui. All’inizio l’ha gradito, poi si deve essere sentito messo alla strette. Io volevo che mi dicesse che mi amava alla follia ma lui non lo faceva mai, andavamo a letto insieme, ma quando io avevo bisogno di un gesto di tenerezza, anche banale, che so, una carezza, lui non lo capiva e certe volte mi gelava proprio. Abbiamo litigato parecchie volte, io lo mandavo a quel paese un po’ per vedere se veniva a cercarmi e lui non lo faceva mai e allora lo cercavo io e mi mettevo a fare delle scene pietose incredibili per cercare di riconquistarlo. Non mi diceva mai niente di definitivo, sempre cose a metà, tipo: “adesso voglio stare con te”. Ma cavolo, perché “adesso”? Oppure quando mi faceva una cosa gentile ci aggiungeva sempre che a quella cosa non dovevo dare “troppo significato”. Quando lo pressavo per avere una risposta chiara mi rispondeva. “forse”, “ci devo pensare” e io queste cose non le sopportavo. Mi dicevo: ma cavolo, questo viene a letto con me, ma che ci viene a fare? Lo amavo ma lo odiavo pure perché mi faceva soffrire come un cane. Noi ci eravamo giurati di dirci tutto, cioè sempre la verità, ma lui non l’ha fatto, anche se per essere onesto non l’ho fatto nemmeno io, perché quando stai un rapporto simile che fai? Soddisfacente non è e allora ti metti a cercare altro. Vebbe’, l’abbiamo fatto tutti e due e alla fine senza dirci niente l’uno con l’altro, sia lui che io ci siamo trovati un altro ragazzo. Che coppia era la nostra? Una recita, con tanto di sesso, ma lui aveva in testa un altro ragazzo e io pure. Adesso la questione del coming out, se tutto fosse andato come volevo io all’inizio, cioè se fosse stata una storia normale, io il coming out coi miei l’avrei pure fatto, cioè tutto alla luce del sole (più o meno) l’avrei presentato ai miei ecc. ecc. ma a parte che lui un’idea del genere non la voleva nemmeno sentire perché diceva che fare il topolino in trappola non gli piaceva affatto, c’è stata poi tutta la storia del piede in due scarpe, sia suo che mio. Quindi altro che coming out! Un giorno l’ho proprio messo sotto torchio e mi ha confessato che stava con un altro, io ho fatto una scenata di gelosia ma lì per lì che pure io mi ero trovato un altro ragazzo non gliel’ho detto, però non sono uno viscido fino a questo punto e poi gliel’ho detto e lui mi ha risposto “Almeno sei onesto!” E l’ha detto con sincerità. La storia è finita lì. La mia storia alternativa, quella con quell’altro ragazzo è finita in una bolla di sapone dopo 10 giorni e io mi sono ritrovato solo come un imbecille. Avevo 26 anni. Allora m’è venuta un’altra idea geniale, quella di andare in un locale gay, io dicevo: “così per vedere che aria tira”. Lì ho conosciuto un uomo di 48 anni, uno distinto e nemmeno sessuomane, un po’ di sesso, certo, è ovvio, ma non era una fissa per lui. Confesso che me ne sono innamorato. Mi trattava come un principe, ma non solo a livello materiale, mi trattava con tenerezza. Una cosa strana, un po’ come uno zio, però andavamo anche a letto insieme, ma anche lì mi rispettava, non era sgradevole e il fatto dell’età non l’ho mai sentito come un problema. Mi faceva discorsi strani, mi diceva che lui capiva benissimo che era tanto più grande di me e che io avrei finito per innamorarmi di un ragazzo giovane, diceva che una cosa del genere per lui non sarebbe stata un problema e che saremmo rimasti comunque amici, io non credevo che sarebbe successo però il fato che lui me lo dicesse mi piaceva molto, cioè mi sentivo libero. Vabbe’, insomma un bel giorno è successo e io gliel’ho detto, però non ha reagito per niente come aveva detto, anzi, proprio tutto il contrario. Un po’ con tono minaccioso, ma in modo relativo: “Tu devi stare attento!” “Non sai dove ti stai cacciano!” “Ma chi è quello?” Insomma, per farla breve ho avuto la netta impressione che lui non mi avrebbe mollato e sono arrivato a pensare che potesse anche fare del male al ragazzo di cui mi ero innamorato. Non è successo niente del genere, ma io mi sentivo in trappola, mi faceva terribili prediche, che me ne sarei pentito, che io non gli ero riconoscente e cose del genere, cose che mi davano terribilmente fastidio. Ero proprio angosciato ma poi, non so se dire per fortuna perché mi sembra un’espressione assurda, la cosa si è risolta da sé perché lui ha avuto un piccolo infarto ed è stato parecchio male. A me faceva pena, perché in effetti non era cattivo e vederlo in quello stato non mi era indifferente, sono andato più volte a trovarlo in ospedale e il nostro rapporto è cambiato, anzi è cambiato parecchio. Quando stava in ospedale mi ha detto che se avevo un ragazzo dovevo stare con lui e dovevo cercare di vivermi la vita senza fare come lui che aveva pensato solo ad altro, La storia che ho scritto nella prima mail non è la mia ma quella del mio amico 48enne. Dopo che lo hanno dimesso dall’ospedale mi ha invito a pranzo a casa sua e mi ha regalato 20.000 euro in contanti (non mi aveva mai fatto regali prima!) e mi ha detto che gli avrebbe fatto piacere che restassimo amici, ma non è successo perché sono andato a lavorare in un’altra città. Ogni tanto lo sento su msn. La storia con l’altro ragazzo è finita dopo poco perché io facevo il paragone tra lui il mio 48enne, che dopo tutto era uno dignitoso e finivo per pensare al 48enne, infartuato e invischiato in tanti bei problemi, ma tutto sommato era il mio 48enne e lo è ancora anche se a distanza. Project, adesso non so se questa storia ti pare più assurda di quella di prima ma questa è la mia storia vera. Quando dico che adesso sto bene con me stesso e non mi manca nulla voglio dire che io col mio 48enne (ormai 50enne) ci sto bene, anche a distanza. Non so se questo sia un accontentarsi ma io sto veramente bene così.
[omissis]
Un abbraccio Project. (grazie del contatto! Purtroppo posso essere in linea solo il venerdì e il sabato sera, ma ti chiamo di sicuro! Pubblica quello che vuoi. Togli solo l’ultimo periodo, che è troppo riconoscibile)
Piero


Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=28640786

domenica 23 marzo 2008

BUONA PASQUA DA UN VECCHIO GAY

Sono andato stamattina a fare gli auguri di Pasqua al mio amico Vicenzo, quell’anziano signore 81enne di cui ho parlato nella discussione UN AMICO DI PROGETTO GAY A 81 ANNI http://progettogay.forumfree.net/?t=24659239 . Mi aspettava, gli ho fatto vedere gli sviluppi del Forum su un portatile. Quando ero andato a trovarlo l’ultima volta, il 30 Gennaio, gli avevo parlato della storia di Federico e di Davide ed era rimasto molto colpito perché quella storia gli ricordava molto la sua, ed aveva avuto anche belle parole per Loki che aveva commentato i suoi auguri di Natale. Stamani mi ha chiesto per prima cosa di Loki, gli ho detto delle sue peripezie di lavoro, poi mi ha chiesto di Federico e di tanti altri ragazzi di cui gli ho fatto leggere i post. Ha voluto che lo lasciassi solo per un’oretta perché voleva scrivere due righe di augurio, io ho fatto come mi ha chiesto e ora riporto qui di seguito il testo che Vincenzo mi ha dato:

“Carissimi ragazzi,
per un vecchio gay come me (io non sono nemmeno abituato a questa parola straniera gay) è una consolazione grandissima sapere che ci stanno tanti ragazzi come voi, gente onesta e come si deve che vuole vivere i suoi sentimenti con dignità e con serietà. Io ormai la mia vita l’ho fatta, è stata una vita da omosessuale, ma non la cambierei con nessun’altra al mondo perché ho ricevuto e ho dato tanto amore e anche adesso, qua, il Progettista mi dice che posso servire ancora a qualche cosa. La speranza non la dovete perdere mai, la vita è una cosa seria, essere gay è una cosa seria e importante. E’ difficile sì, ma chi di voi l’amore l’ha conosciuto, quello vero, lo sa benissimo che ti cambia la vita. Quelli che non l’hanno trovato, guai a loro se si fanno buttare giù, dovete costruire, pensare al futuro, farvi una sicurezza economica, sentirvi veramente liberi perché l’amore, quello vero, lo troverete pure voi. Avete la coscienza vostra e quello deve essere il metro per capire se state facendo bene o male, tutto il resto non conta niente... e la speranza non la dovete perdere mai... perché la vita qualche cosa di buono la sta preparando pure per voi.

E adesso un pensiero speciale per Loki. Il Progettista m’ha detto dei tuoi problemi di lavoro... Loki, tu mo’ lo stai vedendo direttamente quanto può essere difficile campare e quanto è duro lavorare perché nessuno ti regala niente, ma tu hai una dignità e sei un bravissimo ragazzo... e non ti devi fare scoraggiare, tu a me non mi conosci ma io da quando hai scritto quelle cose a Natale un poco ti voglio bene. Uno come a te è proprio uno speciale...

E un pensierino pure per Federico, il Progettista m’ha raccontato tante cose e se me lo permetti un poco voglio bene pure a te...

Un saluto speciale pure a proyou che dice cose così belle e così vere e che è sempre così gentile e pieno di premure e a Fabio Matteo che deve essere un bravissimo ragazzo. E un saluto caro a Steven, a Aster, a Ritter... Insomma mo’ io i nomi non me li ricordo, ma siete uno meglio dell’altro.

Ma io a questi ragazzi qua, a gente come voi mi ci sento proprio portato a volervi bene perché voi state vivendo la stessa vita che ho vissuto io 60 anni fa e quando leggo le cose che scrivete è come se le scrivessi io... Un augurio sincero a voi e alle persone alle quali volete bene per la buona Pasqua e tanta, tanta felicità a tutti quanti! E pure nei momenti brutti non ve lo dimenticate mai che essere gay è una cosa bellissima!”

mercoledì 19 marzo 2008

GAY AMICI

Ho esitato tanto prima di scrivere a Project, poi mi sono deciso, intanto per dire che questi blog e il forum non li leggono solo i ragazzi ma pure gli anziani come, che sono perfino più grande di Project ma poco poco. Di anni ne ho 59. Project lo sa che cosa vuol dire, quelli che sono ragazzi non lo sanno e magari pensano che a 60 anni è come a 20. Io scrivo per raccontare quello che m’è capitato tra capo e collo a 59 anni, una cosa molto bella in un senso e molto faticosa in un altro.
Io praticamente fino a 58 anni ho vissuto da solo. Ho un buon lavoro, negli anni mi sono comprato una casetta e stavo tranquillo. Gay sì ma non lo sapeva nessuno, proprio nessuno. Project lo sa, ai tempi nostri se ne parlava poco. A 54 anni ho avuto grossi problemi di salute e ho capito che cosa vuol dire essere gay quando stai male e hai bisogno degli altri. Io ho due fratelli e cinque nipoti, abitano tutti a Bari, come me, ma di me se ne sono fregati tutti, sono stato solo come un cane. Mio fratello grande che ha 62 anni l’unica volta che è venuto a trovarmi s’è messo a parlare col figlio di quello che dovevano fare di casa mia dopo che fossi morto io, perché loro pensavano che non potessi sentire, e invece io ho sentito... tutto ho sentito. Poi grazie a Dio sono riuscito a uscire dal malanno, che non ci credevano nemmeno o medici. M’avevano dato per spacciato e io me la sono vista proprio brutta ma poi, forse che m’hanno curato bene... insomma, a 58 anni io dal guaio ne sono uscito, faccio sempre i controlli, ma mi dicono che non ho più rischi di uno qualunque... prima pesavo 85 chili, dopo ne pesavo 66, però ero vivo e mi sentivo pure meglio.
Così a 58 anni la vita mia è ricominciata da capo e mi sentivo proprio forte, però solo ero prima e solo ero dopo. Al palazzo mio viene ad abitare un signore, uno che io non conoscevo, un bel signore, ma non giovane, sui 50/55 anni, vestiva molto di scuro, come se portasse il lutto. Io ho chiesto al portiere e m’ha detto che era un medico del Policlinico e che era rimasto vedovo da poco. Quando lo vedevo per le scale lo salutavo ma non avevamo confidenza, praticamente niente.
Una sera viene alla riunione di condominio e facciamo tardi, si mettono a discutere che non la finiscono più. Io ci vado ma solo per fare numero, non mi metto nemmeno a litigare con tutta quella gente che non paga nemmeno il condominio e ti dicono sempre che gli altri sono ladri. Io mi guardo a quel signore... quello non diceva una parola, stava lì solo a sentire, quella per lui, là, doveva essere la prima riunione di condominio. Passiamo la serata a aspettare che la gente si sfoghi un pochettino... non capiamo niente, né lui né io, e già mi riusciva simpatico, però sai, un vedovo... non è che mi ci potevo mettere a pensare sopra. Alla fine ci siamo presentati, sembrava proprio una brava persona.
Così piano piano quando ci si incontrava per le scale si diceva qualche parola in più, poi m’ha detto che faceva il medico e io gli ho raccontato della malattia mia, lui m’ha detto di portargli le carte a casa sua in serate che le voleva vedere. La sera ci siamo visti, e quello ne capiva proprio tanto, m’ha spiegato bene un sacco di cose e mi ha chiesto quale dottore mi aveva seguito e m’ha detto che era uno dei migliori e che lui lo conosceva benissimo e m’ha pure confermato che ne dovrei essere completamente fuori, io lo sapevo già, però una cosa del genere sentirsela dire ti fa sempre piacere. Gli ho chiesto della moglie e m’ha spiegato che per lei non c’era stato niente da fare. C’era una fotografia della moglie molto bella, una bella signora sorridente e poi ce n’era una di loro due a Vienna, con lo sfondo della cattedrale di S. Stefano. M’ha detto che era una foto di 25 anni prima, del viaggio di nozze. Gli ho fatto le condoglianze per la moglie e gli ho chiesto se aveva figli e m’ha detto di no e ha aggiunto: “Ma è una lunga storia...” Poi lui ha chiesto a me se avevo figli e io gli ho detto che non ero sposato e ci siamo lasciati così.
Insomma, piano piano tra noi s’è creato un certo rapporto, d’amicizia va’... io non è che mi potessi mettere in testa chissà che cosa, quindi diciamo che avevo trovato un amico, che era pure una cosa importante perché coi parenti miei avevo proprio tagliato tutti i rapporti... e un’amicizia così mi faceva piacere, un medico competente, una brava persona, uno dignitoso, non impiccione... mi dicevo che pure tra gli etero ci sta tanta brava gente... Io allora ancora lavoravo, non stavo in pensione come adesso, e tempo per pensare alle cose mie non ce ne avevo troppo, però questo signore mi piaceva molto, ma proprio come persona, una brava persona.
Poi viene a un’altra riunione di condominio, ci salutiamo e ci sediamo vicini ma l’amministratore non arriva e la gente si comincia a spazientire e una delle streghe del condominio viene dove stavamo noi e attacca una storia su due ragazzi che vivono al palazzo nostro. Quelli sono sicuramente due ragazzi gay, ma gente dignitosa, proprio bravi ragazzi, che io ne ho avuto subito simpatia, appena sono venuti a stare da noi e pure due bei ragazzi. La signora se ne esce con un: “Ma voi non l’avete ancora capito....” e il dottore le ha fatto: “Che cosa?” e lei: “Ma quelli sono due omosessuali...” e il dottore fa: “E allora?” La signora prova la filippica sulla morale del palazzo: “Ma pensa che quelli sono come noi? ...” ma il dottore risponde: “Signora quelli hanno gli stessi diritti che ha lei, tali e quali” E a me m’è venuto da pensare che la signora diceva “quelli e noi”, il dottore diceva: “quelli e lei” e non è per niente la stessa cosa: il dottore non si metteva proprio nella categorie della signora pettegola, nemmeno dall’altra parte, ma nella categoria della signora no! Per lui la distinzione tra noi e loro non funzionava.
Una cosa del genere non era indifferente però quello era vedovo e a casa sua c’erano le fotografie della moglie e del viaggio di nozze, però c’era pure il fatto che non avevano figli e lui aveva detto che il fatto di non avere figli era “una lunga storia”. Mi sono fatto coraggio e alla fine della riunione gli ho detto che m’era piaciuto moto come aveva risposto a quella signora e lui m’ha detto che quei poveri ragazzi li dovevano lasciare in pace che quelli si devono vivere la vita loro come si deve. Gli ho detto che per quei due ragazzi avevo molta simpatia e lui m’ha risposto senza esitare: “anche io!”
Qualche giorno dopo è capitato che io stavo parlando col dottore nell’androne del palazzo (allora ancora ci davamo del lei) e quei due ragazzi sono entrati. Li abbiamo salutati, ma è stato un momento particolarissimo, abbiamo avuto l’impressione nettissima che i ragazzi avessero una simpatia per noi, è stato proprio uno scambio di sorrisi, una cosa molto particolare, poi loro sono saliti e io sono rimasto col dottore a parlare ed è stato là che il dottore m’ha detto: “Ma perché non ci diamo del tu?” e abbiamo fatto le presentazioni, dieci minuti dopo m’ha chiesto se m’andava di cenare da lui quella sera o il giorno appreso. Io ho detto di sì e alle otto stavo da lui.
Piano piano abbiamo preso l’abitudine che lui veniva a cena da me un sabato sera e io da lui il sabato appresso. Quando mi vedeva per le scale mi diceva: “Ci vediamo sabato” e io il sabato l’aspettavo. Così, a scambio di visite e di inviti a cena siamo stati quasi sei mesi, poi è successo un fatto nuovo.
Una sera vado da lui, ormai c’era una certa familiarità... e mi dice che mi vuole fare una domanda, premette che se voglio posso benissimo non rispondere ma ci terrebbe moltissimo a una riposta sincera, e mi chiede perché non mi sono sposato. Il mi sono sentito in imbarazzo, lui se n’è accorto e mi ha detto: “Scusa... allora te la dico io una cosa, io sono gay”. Beh... ci sono rimasto di sasso. Una cosa simile non me la sarei mai aspettata... c’è stato un silenzio lunghissimo, non sapevo proprio che cosa fare, io di me non l’avevo mai detto a nessuno ma non potevo non rispondere e non lo potevo nemmeno imbrogliare, dopotutto lui aveva rischiato moltissimo. Insomma dopo parecchi secondi che non dimenticherò mai gli ho setto: “Pure io sono gay...” Ha tirato un profondissimo respiro di sollievo, si vedeva che doveva avere passato dei momenti di ansia terribile... Poi mi dice: “Adesso mettiti a tavola e mangiamo, dopo ti racconto tutto..."
Dopo cena ci sediamo in salotto e mi racconta la sua storia. Si era sposato a 25 anni, la moglie non sapeva che era gay perché lui non glielo aveva detto e pensava che la cosa l’avrebbe comunque superata ma per lui un contatto sessuale con la moglie era una cosa innaturale, qualcosa di strano alla quale non si sentiva affatto portato, ma la moglie di lui era innamorata realmente e anche lui le voleva bene ma in un latro modo. Lei avrebbe potuto chiedere l’annullamento del matrimonio ma non voleva mettere il marito in difficoltà e poi lo amava. In sostanza hanno passato insieme più di 25 anni di una vita matrimoniale che era in pratica un bel rapporto di amicizia. Lui parlava con la moglie delle sue fantasie gay che però restavano sistematicamente fantasie un po’ perché lui non voleva compromettersi e un po’ perché il rapporto affettivo con la moglie aveva finito per essere una cosa veramente seria.
Quando sono tornato a casa mia mi sentivo stranissimo, non facevo che pensare a tutto quello che mi aveva detto lui, pensavo a che cosa sarebbe successo dopo ma, ve lo devo dire subito, non è successo niente di quello che voi potreste aspettarvi. Non so nemmeno dire se mi sono innamorato del dottore o se lui s’è innamorato di me, francamente non abbiamo mai avuto rapporti sessuali, in primo luogo perché lui non era affatto incline a queste cose e in secondo luogo perché non era quello il tipo di attrazione che provavo verso di lui. Però a nostro modo ci amiamo e ci vogliamo bene. Non so se a voi questa sembra una storia gay o un’assurdità, perché mi rendo conto che qui ci manca il finale della favola, però le cose sono andate proprio così.
Però c’è stato un momento in cui mi sono sentito molto in difficoltà. Una sera mi dice: “Ti dispiace se la prossima volta da me non siamo soli?” Gli dico che possiamo benissimo vederci un altro giorno, ma mi risponde che ci tiene moltissimo che io ci sia. Io chiedo: “Ma chi è?” e lui mi dice che è una sorpresa. Io non ho la faccia di dirgli di no ma temo che lui mi voglia presentare qualcuno e sono molto imbarazzato... anzi, diciamo la verità, sul momento l’ho proprio odiato per questa proposta. Mi si era squalificato di colpo, non lo stimavo più, mi chiedevo come avessi potuto perdere tempo appresso a un individuo così grossolano, come avessi fatto a non capirlo fin dall’inizio. Nei giorni successivi mi accennava sempre a sabato e mi irritava moltissimo.
Finalmente sabato arriva. Mi vesto bene perché so che ci saranno ospiti e mi presento a casa sua. Mi fa sedere, mi dà un aperitivo, poi suonano, io sento salire una specie di fastidio per la recita che sta per cominciare... poi mi vedo i due ragazzi del quinto piano, mi giro verso di lui con uno sguardo che diceva tutto. Posso solo dire che è stato uno dei giorni più belli della mia vita. Che ragazzi erano quelli! E come ci si stava bene! ... Adesso voi mi potrete dire che la cosa vi sembra strana però questi sono momenti di felicità che non si dimenticano più.... Anche questo è essere gay.
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Se volete, potete partecipare alla discussione su questa testimonianza aperta nel Forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=26211435

martedì 5 febbraio 2008

JAMES BALDWIN E LE COPPIE GAY DI ETA’ DIVERSA

volevo chiederti un ulteriore commento, mi spiego meglio... venerdì ho risentito il mio ex il 22 enne di cui sopra.. sarebbe stato il nostro 5 mese..capisco che valga poco.. ma per me per mille motivi, vale molto. Mi rispecchio molto nelle tue parole, e nelle descrizioni che fai, ed ero convinto che comunque se non diventato amore, il nostro relazionarsi, fosse servito a qualcosa.. o avesse in lui lasciato qualcosa... 5 mesi, pieni di 1000 cose, e situazioni, ricordi intensi, dialoghi, confronti, iniziazione al sesso etc.. vita di ogni giorno con 1 uomo, condivisione.. etc.. ovvero 1 insieme di cose, che credevo in lui avessero lasciato qualcosa.. ed invece. Oltre non ricordarsi la data, a cui non do questa grande importanza.. ma appena gli ho confermato che comunque sia andata io tengo molto a lui... la sua risposta è stata .."anche a me sembra cosi strano che in cosi poco tempo tra noi si sia legato un legame del genere" difficilmente mi succede nelle amicizie... come amicizie? mah... ti ricordi che sono il ragazzo con cui hai fatto per la prima volta l'amore? sono la persona con cui negli ultimi 5 mesi... lo avrai fatto n n n volte sempre con trasporto ed intensità? con cui hai condiviso ultimi 5 mesi in maniera piena e completa?? ovvio che tu senta un legame speciale... ma sbaglio? oppure nel tuo confrontarti sul blog, vedi che può succedere spesso? magari parto io svantaggiato, che in questa situazione ci sto stretto... gli ho offerto di rimanere amici, di continuare con nostro rapportarci quotidiano... ma credo che a lui non interessi...non essendo + una figura di riferimento, forse non ha senso per lui continuare anche a rapportarci su altri aspetti.. di questo rapporto? boh? dovrei farmi da parte in tutti sensi? non è me che vuole.. e finita li... che dire? aspetto tuo consiglio ok?
p. s. provato a cercare Another country ma non trovato ne la versione italiana neppure quella US...
Peccato.ciao
4/2/08
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Carissimo Lounge71,
cerco di rispondere alla tua richiesta proprio a partire da “Another country” di James Baldwin. In quel bellissimo romanzo, a mio giudizio il più bel libro che ho letto, si racconta una storia d’amore tra due persone di età diversa. Il libro viene in genere interpretato in chiave ottimistica perché la “storia d’amore” di Erik e Yves sembra realizzarsi alla fine del romanzo, quando i due si ritrovano a New York. Il lettore gay, portato dall’entusiasmo, legge questa conclusione esattamente come il classico “e vissero sempre felici e contenti” ma Baldwin non è una scrittore di favole e il tema di fondo del libro è in realtà il tipico tema delle coppie gay di età diversa. Eric è felice si accogliere Yves all’eroporto di Los Angeles (la città nella quale gli angeli hanno stabilito la loro dimora), ma nell’anima di Eric esiste una consapevolezza di fondo che dà a quell’amore un significato molto particolare. In una delle pagine fondamentali del libro Erik spiega al suo amico Vivaldo la situazione, gli confida di essere innamorato di un ragazzo che si chiama Yves, che lo raggiungerà presto a New York, gli fa leggere una affettuosissima lettera di Yves e gli dice: “Qualche volta lo facciamo ed è meraviglioso. Qualche volta no ed è terribile” poi aggiunge che quando pochi minuti prima aveva parlato di decidere e di accettare stava pensando proprio ad Yves e nel dirlo ha le lacrime agli occhi. Dopo una lunga pausa di silenzio arriva al nocciolo del problema: “Yves che è molto più giovane di me, penserà di allontanarsi da me... e io devo essere preparato a lasciarlo andare. Lui se ne andrà. E io penso che se ne debba andare forse proprio per diventare un uomo.” Vivaldo aggiunge: “Vuoi dire per essere se stesso...”, Erik gli risponde “Sì” e segue un lungo silenzio. “Tutto quello che io posso fare - dice Erik - alla fine, è volergli bene... Io non posso illudermi di amare nessun altro. Non posso fare nessuna promessa più grande di quella che già gli ho fatto, non adesso, e forse una promessa più grande non la farò mai.” Erik con le lacrime agli occhi aggiunge che non si potrà più comportare come se fosse libero quando non lo è più e si chiede se tutto questo abbia un senso o se non sia solo follia, dopo una pausa conclude con la famosa frase: “Qui non c’è niente da decidere. Qui c’è tutto da accettare.” [Riporto il testo originale del brano in calce a questo post].
Con questa precisazione la conclusione positiva del libro di Baldwin assume un significato moto più serio. Erik accetta di vivere il suo rapporto d’amore con Yves con la piena cosapevolezza che questo rapporto finirà, non per colpa di Yves ma perché staccarsi da Erik servirà ad Yves per diventare un uomo e per essere se stesso, tutto questo non è solo un’ipotesi ma è una certezza ed è accetto come tale.
Amo il libro di Baldwin e l’ho preso come libro di meditazione quando mi sono trovato in situazioni analoghe. So bene che agire come Erik è difficile ma amare qualche volta significa lasciare andare il proprio compagno nel modo meno traumatico possibile.
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“I, too, am in love,” said Erik “his name is Yves; he’s coming to New York very soon. I got letter from him today.”
He stood up and walked to his desk, picked up the play and opened it and took out an airmail envelope. Vivaldo watched his face , which had become, in an instant, weary and transfigured. Eric opened the letter and read it again. He looked at Vivaldo. “Sometimes we make it, too, and it’s beautiful. And when we don’t, it’s hideous .” He sat down again.” When I was talking before about accepting or deciding, I was thinking about him.” He paused, and threw his letter on the bed. There was a very long silence, which Vivaldo did nor dare to break.
“I,” said Erik, “must understand that if I dreamed of escape, and I did – when this thing with Cass begun. I taught that perhaps here was my opportunity to change, and I was glad – well, Yves, who is much younger than I, will also dream of escape. I must be prepared to let him go. He will go. And I think” – he looked up at Vivaldo – “that he must go, probably in order to became a man.”
“You mean,” said Vivaldo, ”in order to became himself.” “Yes,” said Eric. And silence came again.
“All I can do,” said Erik, al last, ”is love him. But this means – doesn’t it - that I cant delude myself about loving someone else. I can’t make any promise greater than this promise I’ve made already – not now, and maybe I’ll never make any greater promise. I can’t be safe and sorry, too, I can’t act as though I’m free when I know I’m not. I’ve got to live with that. Does that make sense? or am I mad? There where tears in his eyes. He walked to the kitchen door and stared at Vivaldo. Then he tuned away. “You’re right. You’re right. There’s nothing here to decide . There’s everything to accept.”

martedì 29 gennaio 2008

AMORE GAY E INIZIAZIONE SESSUALE

Pubblico anche qui la risposta a un post inserito da Lounge71 sul Forum:
http://progettogay.forumfree.net/?t=24637530
Ciao Lounge71,
quando ho letto il tuo post ho avuto la netta impressione di avere già letto alcune delle espressioni che usi, non ricordavo dove, ma ero certo di averle già lette. Il 15 Gennaio 2008 avevo pubblicato un post “Un diciottenne ama un trentenne”
http://progettogay.myblog.it/archive/2008/01/15/un-gay-di...
Survived lo aveva letto e la sera stessa ci eravamo trattenuti a discutere sul contenuto di quell’intervista. Ho visto, dalle risposte al tuo post, che Survived ha notato le analogie tra il tuo post e quella intervista e sono andato a rileggerla ed effettivamente le analogie nella prima parte sono effettivamente strettissime, fino all’uso delle stesse espressioni. O il post ti è rimasto particolarmente impresso o hai cercato di interpretare la vicenda di cui parli sulla base quello che il diciottenne dell’articolo ha dichiarato. Quella intervista evidentemente per te ha avuto un senso. Alla fine della lettura del tuo post l’ho riletto una seconda volta per non perdere il senso dei dettagli. Il tema che hai affrontato è un tema di interesse notevole per i gay, perché le relazioni importanti tra ragazzi giovani e uomini più avanti negli anni sono piuttosto frequenti e risentono spesso di condizionamenti pesanti non tanto di tipo ambientare quanto interni alla coppia. A parte ogni valutazione sulla maturità del ragazzo più giovane, per un 37enne un ragazzo di 22 anni ha certamente un’attrattiva fortissima, tanto più se il 37enne è solo e il 22enne è in cerca di affetto nel senso serio del termine. Quindici anni di distanza non sono tantissimi e rendersi conto che l’ostacolo “età” può essere superato e che il contatto affettivo può arrivare anche ad un coinvolgimento sessuale vero e proprio mette in moto la mente di un 37enne che, con tutte le remore possibili e immaginabili, si trova di fronte ad un’occasione che può risultare unica e irripetibile. Perdonatemi il tono esplicito, ma per un uomo gay di 37 anni fare l’amore con un ragazzo di 22 è un’esperienza dall’attrattiva fortissima. Il 37enne ha in una situazione del genere l’idea di recitare il ruolo di protagonista, di sentirsi un po’ un maestro e la disparità dei ruoli gli sembra particolarmente gradevole, perché si sente investito di autorevolezza e, trattandosi di questioni relative alla sessualità, di un prestigio assolutamente unico rispetto a un ragazzo tanto più giovane di lui. Per il 22enne la cosa è diversa, se il 37 è una persona seria, il 22enne sa di potersene fidare, può chiedergli consiglio, in qualche modo può affidarsi a lui con la sicurezza di non essere messo in difficoltà. La confidenza può arrivare al punto che tra i due si può creare un contatto sessuale esplicito ma, da quello che vedo in situazioni analoghe che, lo ripeto, non sono affatto cose rarissime, sono portato a pensare che questi rapporti restino comunque condizionati dal fatto di essere in sostanza delle vere forme di iniziazione, che possono anche durare per un po’, ma non sono comunque destinate alla definitività di un vero rapporto d’amore. Queste forme di iniziazione, che possono avere aspetti gradevolissimi e importanti da tutti i due i punti di vista, non sono deboli rapporti d’amore, ma sono sostanzialmente un’altra cosa; nessuno dei due, fin dall’inizio, crede realmente che la storia che sta vivendo sarà quella definitiva o quella determinante. E quando il rapporto si interrompe perché il ragazzo più giovane se ne va per la sua strada, l’adulto non ci resta male e non si sente tradito, perché il più giovane ha il diritto assoluto di essere se stesso. Questo tema è tratteggiato in un romanzo che credo di poter definire il più bel libro che ho letto sulla vita gay: “Another country” di James Baldwin. Vi rimando ad un vecchio post che tratta di questo libro. Potrete notare che la tematica è strettamente affine a quella del post di Lounge71.
http://progettogay.myblog.it/tag/AMORE+GAY+IN+JAMES+BALDW...

mercoledì 16 gennaio 2008

UN GAY DICIOTTENNE AMA UN TRENTENNE

Pubblico qui un’intervista molto interessante che ho raccolto pochi minuti fa da un ragazzo diciottenne. L’intervista affronta il problema del rapporto tra gay di età diversa dl punto di vista del più giovane.
Intervistatore:
Ti ringrazio innanzitutto per avere accettato di essere intervistato via chat. Mi hai appena detto che anche se hai 18 anni ti senti attratto dagli adulti, cioè da persone molto più grandi di te, potresti spiegarmi che cosa intendi esattamente?
Diciottenne:
Quando un ragazzo, nel mio caso da anni ormai, capisce di essere sicuramente omosessuale inizia a cercare di individuarsi in un contesto specifico. Tutti gli adolescenti hanno bisogno di figure di riferimento e quando queste non possono essere viste in un padre, fratello, amico, inizia a crearsi un bisogno inconscio di poter trovare un punto fermo. Inizi dentro a cercare qualcosa che ti possa far sentire considerato come adulto, che ti possa distaccare al massimo da coetanei che non ritieni alla tua altezza, inizi a cercare e poi ti ritrovi a fissare l'uomo che fa la fila della spesa davanti a te e ci vedi dentro un po’ una parte di te che inizi ad esser stufo di reprimere, io parlo di persone comunque giovani ma che possono anche arrivare ai trent’anni.
Intervistatore:
Tra i gay i rapporti affettivi importanti tra parsone di età diversa sono cose piuttosto frequenti e, in fondo, per un ragazzo 18enne, un trentenne non è poi una persona lontanissima in termini età. Vorrei chiederti se la ricerca di questa figura di riferimento resta a livello genericamente affettivo o se ha necessariamente una notazione sessuale, cioè se si tratta solo di un sostituto di una figura parentale o per un ragazzo gay è proprio un'altra cosa.
Diciottenne:
La prima sensazione è quella di riparo, di affetto. Il bisogno più forte è quello di sentirsi amati ma il corpo di un trentenne può avere gli stessi effetti di un corpo diciottenne. Si potrebbe anche dire che a volte pensare a qualcosa di più profondo possa segnare un confine nella vita di un adolescente gay. Personalmente mi sentirei più realizzato se potessi portare a termine una storia del genere in tutti i suoi aspetti.
Intervistatore:
Che cosa intendi dire con l'espressione: "pensare a qualcosa di più profondo può segnare un confine nella vita di un adolescente gay"?
Diciottenne:
Avere una relazione amorosa con una persona più adulta, dunque un rapporto che comprenda tutte le situazioni, anche intime con una persona del genere. Una cosa che mi colpisce è ad esempio il passaggio cruciale che le psicologhe e gli psicologi affrontano con ogni paziente, la fatidica domanda: “Hai mai sognato di avere un rapporto fisico con i tuoi genitori?" Può sembrare strano ma a quanto pare ormai anche Freud aveva testato come nell'età più infantile nell'uomo iniziano a presentarsi situazioni del genere a livello psicologico.
Intervistatore:
La preferenza che dimostri per i ragazzi più grandi di te, a tuo parere, è una scelta di fondo della tua vita o deriva da delusioni nelle esperienze con i tuoi coetanei?
Diciottenne:
No, non deriva da delusioni fra coetanei anche perché nonostante ci siano state in questo periodo alcune leggere perdite di determinazione interiore, ho sempre avuto queste pulsioni affettive prima di tutto, dentro me.
Intervistatore:
Hai mai avuto un contatto affettivo importante con una persona più grande di te, anche trentenne?
Diciottenne:
Affettivo sì ma mai diretto, nel senso che non ho mai potuto stringere una persona adulta e sentirla parte di me, pero ho frequentato una persona più grande e i nostri pomeriggi erano organizzati attorno a chiacchierate e riflessioni sulla vita, la prima volta avevo un po’ il cuore in gola ma nel momento in cui mi è apparso davanti (ricordo ancora tutto) ho iniziato a passeggiare con lui e a sentirmi libero, a lasciare alle spalle il giudizio della gente e a pensare solo a lui e al fatto che forse piccolo e cosi poco incidente non ero. A pensare che nella vita tutto è possibile e non bisogna arrendersi. Si può sperare di legare rapporti strani e mai immaginati prima e arricchirsi grazie alle esperienze di questi.
Intervistatore:
E adesso ho diverse cose da chiederti, la persona della quale parli era gay? Sapeva di te? Quando ti sei trovato a parlare con lui hai sentito la differenza di età? Cioè c'erano dei ruoli definiti?
Diciottenne:
Non c’era alcun ruolo definito, solo tanta voglia di parlare e conoscerci, sapeva di me e io sapevo di lui, eravamo molto teneri entrambi, quasi fossimo coetanei tutti e due, quasi non si sentisse la differenza di età, Io in quel periodo non mi fidavo delle persone e non avrei mai incontrato nessuno cosi facilmente ma quella volta, non so perché, l'ho fatto subito. Non mi pento di averlo fatto assolutamente, era e continua ad essere per me comunque un punto di riferimento, certo c'è sempre la paura di essere inadatti.
Intervistatore:
OK ,tu credi che un rapporto del genere possa crescere nel tempo o sia destinato comunque a logorarsi inevitabilmente per diversità di interessi?
Diciottenne:
Penso che un rapporto del genere non potrà mai essere stabile e che prima o poi finirà per sminuirsi ma sicuramente questo non è sinonimo di perdita d'interesse. Un uomo di cinquanta anni inizierebbe a sentirsi inadeguato per un ragazzo di trenta, e magari si potrebbe pensare che un ragazzo di trenta potrebbe aver bisogno di un suo coetaneo ma queste sono inutili idee che inutili moralisti ci hanno spinto nelle tempie. chi ama ama sempre, comunque, ovunque, chi ama non si cura di età, di modi. Chi ama, la sera torna a casa e ad aspettarlo desidererebbe solo lui con quegli occhi dolci, certo con qualche rughettina in più ma pur sempre gli occhi, i suoi occhi!

martedì 8 gennaio 2008

AMORE GAY PRIMA DURANTE E DOPO

[Intervista registrata il 3/1/2008]
Sì, certo, tutto quello che ti pare, i nomi ce li risparmiamo, però pure per i ragazzi tuoi, guarda, ... è bene che lo sappiano... tra i gay ci stanno certi figli di buona donna! ... e uno me lo sono beccato io. Sì. Quando l’ho conosciuto c’aveva 19 anni, io ne avevo 36 ed ero sposato da 12 anni, anche se praticamente con mia moglie ci siamo separati l’anno stesso che ci siamo posati, ma questa è un’altra storia. Quando stavo con mia non ci stavo bene e un bel ragazzo me lo sognavo sempre... Adesso tu mi puoi fare la solita storia che me lo dovevo aspettare... che un ragazzo di 19 anni, quando ne hai 36, te lo devi levare dalla testa, può darsi pure che c’hai ragione... Insomma mi piaceva molto, si, brutalmente, a livello sessuale, sì... io qualche esperienza ce l’avevo, ma cosette, lui pure, diceva di no... ma secondo me ne doveva avere fatte di tutti colori. Vebbe’, mo’ che ti racconto... la storia d’amore? Che mi pare pure ridicolo chiamarla così. Gli ho fatto la corte per un mese... lui era innamorato, almeno sembrava, ma no, non sembrava, era proprio innamorato... all’inizio sì... era innamorato pure lui, è stato dopo il disastro... Chiaro che lui studiava ancora... io lavoravo in banca, in pratica vivevamo insieme, salvo la notte, poi l’anno appresso ha fatto il coming out con la famiglia e con la famiglia sua ha chiuso. Se n’è venuto a stare da me... allora stavo in fitto... già le rogne con la padrona di casa che non voleva... non ti dico... vabbe’... allora io un po’ di soldi ce li avevo da parte e abbiamo preso una decisione... la casa, comprare casa. Lui non lavorava aveva 20 anni... però era entusiasta... sai... “casa nostra”... le solite cose... io c’avevo già 37 anni... ho comprato casa ma ho fatto una stupidaggine enorme, l’ho intestata a lui, per la verità lui non me l’aveva chiesto, l’ho fatto io per fargli una cosa gradita, di mia iniziativa.... è stupido lo so... ma l’ho fatto. Quando l’ho detto a mio padre mi ha guardato e mi ha detto: “Sei un irresponsabile!”... e io gli ho risposto male... i primi tre anni... tutto bene... è stata una cosa bellissima, io a mio padre raccontavo cose bellissime ma lui era scettico e mi diceva che secondo lui avevo fatto una stupidaggine grossa comunque... Io ho fatto 40 anni e lui 23... e poi le cose sono cambiate, era nervoso, mi rispondeva male, non tornava a casa, insomma siamo finiti ai ferri corti... sembrava un’altra persona, nei miei confronti era acido, mi accusava di avere approfittato di lui quando non capiva niente perché era troppo giovane... io non lo sopportavo più... era evidente che le cose non potevano andare avanti... A un certo punto è sparito. Sono tornato a casa dopo due giorni fuori per lavoro... e aveva portato via tutto da casa... mi dispiaceva ma nemmeno tanto, anzi proprio per niente. Un mesetto dopo mi arriva l’ingiunzione di un avvocato che mi intimava di lascare l’appartamento che occupavo “senza titolo alcuno”... hai capito! ... La casa era la sua e adesso la voleva... io ho ignorato la lettera, dopo un mese me n’è arrivata un’altra molto perentoria con minaccia di denuncia per occupazione abusiva. Sono stato dall’avvocato mio che m’ha detto in pratica che ero stato un cretino, che la casa non era mia e l’avrei dovuta mollare comunque. Dai contratti non risultava nessuna ipoteca sulla casa per il mutuo, perché io lavoravo in banca ed ero stato così stupido da permettere che mi ipotecassero la casa al mare per non mettere ipoteche sulla casa nuova... In pratica se non avessi pagato il mutuo avrei perso casa mia al mare. L’avvocato mi ha guardato e mi ha detto: “Ma perché si è fatto fregare in questo modo? ... Ma il proprietario lei lo conosce?” Io la domanda me l’aspettavo e ho detto all’avvocato che era mio cognato e lui ha fatto: “Ah! ... ”. L’avvocato sicuramente il pensiero maligno ce l’aveva fatto ma non ha detto niente. Quando sono uscito di là mi sono detto: “Quanto sono str...o!” Adesso per 27 anni io pago il mutuo e lui se ne sta a casa mia... pazzesco eh! Vabbe’... ma se dovevo mollare l’appartamento dovevo tornare a casa dei miei e i miei sapevano che la casa l’avevo intestata a lui... tanto ci dovevo andare per forza, mi sono fatto coraggio e ho parlato con mio padre che mi ha solo detto: “Te l’avevo detto io!”, solo questo, ho fatto il trasloco e a 40 anni sono tornato a vivere dai miei... cornuto e mazziato! Ho dovuto cambiare pure la residenza. Prima di andare via avevo pensato di spaccare tutto, vetri, apparecchi igienici... ma l’avvocato mi ha detto che mi avrebbero potuto citare per i danni, perché quella non era casa mia, però una cosa l’ho fatta... ho otturato il water e tutte le tubature, proprio con la stoppa spinta bene dentro... ho tolto la luce e ho ragliato i collegamenti elettrici, tagliato i cordoni delle serrande e tante altre cosette del genere, ho chiuso la porta blindata a chiave... ancora con le serrature di tipo vecchio e ho riempito le toppe delle serrature con la polvere di marmo... poi sono andato a consegnare la chiave all’avvocato... uno giovane 35enne... sembrava che non sapesse nulla della storia e mi trattava come un inquilino abusivo. Poi dopo 30 giorni sono passato sotto casa e sul citofono all’appartamento mio c’era proprio il nome dell’avvocato... ho chiesto al portiere, gli ho detto che l’appartamento l’avevo venduto e lui m’ha detto che adesso ci stava un avvocato, una persona tanto per bene, che adesso stava lì col cugino che studia all’università, gli ho detto che era mio cognato, per mettermi al riparo con l’idea di una moglie e l’ho salutato come se niente fosse. Io penso che l’avvocato lo fregherà, se non l’ha già fatto... ma in fondo gli sta pure bene... Io anche solo un anno fa non me lo sarei mai aspettato che sarebbe andata a finire così... certo la differenza d’era c’era e, tu mi puoi dire, tu c’hai marciato... forse è vero, io mi sono fatto prendere per il cu.. ma lui è proprio uno str... ! ... E dopo... che dici? ... Si sta bene in coppia eh? ... Io ci sono passato... non pensavo che un gay potesse fare schifo fino a questo punto... Se lo vedi... è tutto bellino, dolce dolce... ma io l’ho visto in pratica che tipo è... hai capito i gay! I ragazzotti dolci dolci! Io la vita me la sono rovinata così, da deficiente, perché ho creduto all’amore e forse c’ho pure giocato... ma sono rimasto fregato! Ecco, digliela ai ragazzi... quando l’ho conosciuto per me era un dio... adesso mi fa solo schifo. Sì è proprio venduto!

domenica 23 dicembre 2007

COMMENTO (di Loki) A “AMORE GAY E ACCETTAZIONE“

Parlo a ragion veduta del fatto che il mio migliore amico (23 anni) è fidanzato con un uomo di quasi 50 anni...
E' amore senza dubbio. Una relazione che non era stata cercata, ma un incontro insolito che col tempo è riuscito a costruire un rapporto bellissimo fino alla fatidica frase "ti amo".
A distanza di un anno il mio amico deve far fronte ad un senso di repressione: un sentito gap generazionale che si fa sempre più forte nonostante a livello sentimentale e mentale siano sulla stessa linea d'onda... Insomma, quell'uomo è molto più grande, ha esperienze diverse e una mentalità ed un modo di vivere consono ad una persona di 50 anni che non coincide affatto con le esigenze di un ragazzo di appena 23 anni. Inutile negarselo, è così.
Io ho conosciuto un uomo di 50 anni. Va anche in discoteca...
Ok, oltre ad essere una parentesi di cui non vado neanche tanto fiero, ma sono felice di esserne uscito (e Progettista sa la storia, quindi mi capirà senz'altro), devo ammettere, per esperienza, che qualche rara eccezione di 50enne poco cresciuto c'è sempre... ma se ammettiamo anche che un adulto esca sempre e solo con ragazzini che potrebbero essere suoi figli, ci si chiede perché non si circondi di coetanei giovanili come lui...
Forse perché nella sua testa ha paura di invecchiare e (non essendo probabilmente abbastanza maturo) si sente più a suo agio con ragazzi 20enni. Non trovate che sia un po' egocentrico ed egoista, pensando solo alla sua immagine esteriore?
Dico questo cercando di guardare il fenomeno con occhio ottimista, senza contare le eccezioni di uomini che cercano la compagnia di ragazzi giovani solo per interessi sessuali (cosa per altro ricambiata da alcuni ragazzi a cui piace il sesso con persone mature, ma qui usciamo fuori tema).
Aggiungiamo anche il fatto che non essendo il mio amico dichiarato, come me d'altronde, il suo fidanzato non potrà mai entrare pienamente nella sua vita...
Mi spiego: in compagnia, l'unico che sa di lui sono io. Come potrebbe uscire in compagnia con noi portandosi il suo uomo??? Come lo presenterebbe dal momento che nessuno sa che è gay?
Come suo padre!?!?
Come suo zio!?!?
Oppure come un suo collega!?!?
Ora, la compagnia in cui bazzico io è fatta anche di altri due personaggi, un ragazzo ed un uomo quarant'enne un po' acido, che il mio amico sostiene essere gay: il secondo per certezza, il primo per vari motivi e per quel famoso gaydar che dice di avere...
Ma so anche che la compagnia che frequento sarebbe anche ben disposta ad accettare membri gay come amici...
Una compagnia eterogenea che spazia dai 23 ai 44 anni... una compagnia in cui l'uomo del mio amico però non si sente di entrare...
Quindi a cosa si riduce il loro rapporto? Semplice: andare a casa del suo fidanzato, fare sesso, cucinare assieme, coccolarsi sul divano e vedere un film.
Quest'uomo ama il mio amico.
Il mio amico amava quest'uomo... ora si sente prigioniero di un amore che gli pesa, quando invece vorrebbe vivere la sua vita apertamente e condividerla con tutti...
Capisci Stefanino??? Amare una persona più grande è possibile, ma quello a cui tutti e due si va incontro non è molto gestibile...

venerdì 21 dicembre 2007

AMORE GAY E ACCETTAZIONE

[Intervista registrata il 15/2/2006]
Eh... ma che vuoi che ti dica, è naturale, certo, lo so, insomma sì, in astratto è pure giusto, non ti so dire nemmeno se all’inizio avevo capito che sarebbe andata a finire così, forse neanche l’avevo capito... sarò stato ingenuo... insomma, sì, gliel’ho presentato io... questo è vero, e che ti devo dire, guarda, non è che poi mi dispiaccia proprio tanto... in fondo è quasi meglio così... ma scusa... mah... insomma tanto non è che poi poteva durare gran che, almeno a quel livello non poteva durare gran che... Ma che ci può trovare in me un ragazzo di 23 anni? ... io la mia vita l’ho fatta... con lui in un certo senso ci sono stato bene... è generoso, leale, è un bravissimo ragazzo che ti darebbe l’anima, ma è ovvio... quando un ragazzo di 23 anni ti si accoccola vicino e vuole che tu lo accarezzi... la cosa è bellissima, ti vuole, ti cerca, sta bene con te, si vede benissimo che sta bene con te... però io non mi sono mai sentito veramente libero con lui, mi attirava moltissimo, ma questo è ovvio, però lo sentivo diversissimo da me e tante cose avevo pure paura di dirgliele, non volevo che fosse troppo a contatto con i miei problemi, cioè lo volevo mantenere in una posizione un po’ protetta, non era che non mi fidassi di lui ma non lo volevo coinvolgere troppo, avevo paura di rovinare tutto... in fondo non lo facevo nemmeno per lui... avevo proprio paura di perderlo. Guarda, io gli voglio un bene folle, certe volte magari mi ci sono pure trovato a parlare un po’ delle malinconie mie... lui le ha sempre prese in modo molto serio, mi stava a sentire, poi mi diceva la sua, che però partiva da presupposti che a me sembravano troppo teorici, troppo astratti... lui, in qualche modo, non mi può capire fino in fondo... e nemmeno io posso capirlo, certe volte mi rendo conto di interpretare le cose che mi dice in modo molto sbagliato, in genere le cose che mi dice io tendo ad interpretarle in modo molto negativo, come se fossero delle forme di difesa nei miei riguardi... ma in effetti non è così, ma io lo capisco sempre dopo, cioè dopo aver detto cose che gli possono fare male, gli dico che tanto non ci possiamo capire, mi rendo conto che, quando glielo dico, io cerco in fondo di distruggere, è una cattiveria ma è così... lui ha 23 anni... vabbe’...quando ho conosciuto Marco gliel’ho detto subito... lui ha pensato che Marco potesse essere capace di allontanarmi da lui, dalle cose che diceva era evidente, poi ha capito che non era così... e dopo un po’ ha cominciato a chiedermi di Marco, io gliel’ho presentato benissimo, anche Marco è un bravissimo ragazzo... però in qualche modo io speravo che Marco potesse incuriosirlo... cioè ho pensato che se si fosse interessato a Marco che ha la sua età e gli somiglia da tanti punti di vista, in qualche modo avrebbe preso la strada giusta... io non me ne voglio liberare, non è questo... ma lui ha bisogno di ragazzi come Marco, non di me... io non c’entro niente... posso volergli bene, posso pure essere importante per lui ma non posso prendere un posto che non mi compete... cioè, se prende un’altra strada è bene per tutti e due... ci starei malissimo, perché ci starò malissimo, però è la cosa giusta da fare. Gliel’ho proposto io di contattare Marco e gli ho dato il contatto msn... Marco lo sapeva ed era pure interessato... L’ha chiamato, ci ha parlato, poi mi ha richiamato e mi voleva dire delle cose che riguardano Marco, ma l’ho fermato... in modo dolce ma l’ho fermato. No! La privacy di Marco e solo sua! Se vuole dire una cosa a me mi chiama e me la dice, se la vuole dire a te la dice a te... Insomma, non l’ha presa bene, si è sentito come se volessi escluderlo e come se il fatto che aveva parlato con Marco fosse per me una coltellata... in effetti un po’ lo era... ma era una cosa che io mi aspettavo e che anzi avevo cercato di favorire... abbiamo continuato a parlare molto a lungo, mi ha detto che gli piacerebbe conoscere Marco un po’ meglio e io l’ho incoraggiato... ha reagito bene, in fondo le cose andavano come voleva che andassero... Poi sono passate tre settimane e ci siamo sentiti sempre meno, quando mi chiamava era affettuoso ma anche più distaccato... insomma, ieri viene da me e mi dice che si è innamorato di Marco, che Marco è un bravissimo ragazzo ecc. ecc., io lo guardo fisso negli occhi e gli sorrido, poi gli passo una mano tra i capelli e gli dico: “Hai visto che vuol dire innamorarsi!”, accenna di sì con la testa poi si siede sul divano, io mi siedo sulla poltrona di fronte, non a fianco a lui come facevo sempre. Mi dice: “Ieri abbiamo fatto l’amore... è stato bellissimo!” Gli ridono gli occhi, io accenno a mandargli un bacio al volo... è felice... e pensare che 27 giorni fa eravamo a letto insieme e si stringeva a me cercando di aderire completamente al mio corpo...

domenica 16 dicembre 2007

AVVERTENZE PER L'USO DI PROGETTO GAY

Ho dato a questo post un titolo da foglietto illustrativo annesso ad un medicinale e il motivo c’è. E’ vero che Progetto Gay è un eccellente antidoto contro la solitudine dei gay, nessuno può rendersene conto più di me che ci vivo dentro dalla mattina alla notte fonda tutti i giorni! Io non so più che cos’è la solitudine e certe volte non ce la faccio (con mio grande rammarico) a rispondere a tutte le chiamate in chat che ricevo. Immagino che, forse in scala diversa, accada lo stesso anche ai ragazzi del blog che ormai hanno costituito un vero e proprio gruppo... tanti nuovi amici da conoscere, tante cose nuove da scoprire... ma anche, e questo lo devo dire, pure se mi costa dirlo, tanto tempo sottratto ad altre attività. Adesso, che io vada a aletto alle tre e mezza di notte tutti giorni, o che in certi giorni passi anche 14 ore di fila in chat, per me, è un problema relativo... ma per voi non è così e temo gli effetti negativi del sovradosaggio: troppa chat, troppo blog, in sostanza troppi diversivi alla vostra vita reale... non dico affatto che i ragazzi del blog non siano vita reale, anzi! E’ più che evidente che per ragazzi gay non abituati a parlare con altri ragazzi gay, il gruppo che si è costituito è importantissimo a livello affettivo, si creano amicizie, simpatie, e in qualche caso ci si rende conto che creare amicizie o simpatie non è facile, e tutto questo è altamente positivo, ma, indubbiamente si sottrae tempo alle attività della vita ordinaria, cioè allo studio, al lavoro, alla vita di famiglia, che sono elementi essenziali nell’equilibrio complessivo di una persona. Il blog e la chat hanno una funzione ma la vita ordinaria ha anche altre esigenze. Se un ragazzo gay sta a disagio quando è solo, quando non può parlare liberamente di sé... può avere il piacere di scoprire Progetto Gay e di entrare il contatto con i ragazzi che lo commentano, e tutto questo è utile, ma un ragazzo, e tanto più un ragazzo gay, deve soprattutto pensare seriamente al futuro, agli studi, al lavoro, e crearsi una sicurezza economica che gli permetta di essere effettivamente libero, almeno nei limiti del possibile, anche in prospettiva di un periodo che in genere i ragazzi vedono proiettato in un’epoca lontanissima, che comunque prima o poi arriverà, quello della vecchiaia e, ve lo dico per esperienza, se un ragazzo gay vive male per mancanza di liberà, un vecchio gay vive forme di solitudine che possono essere distruttive, perché non ha intorno una famiglia e spesso non ha proprio più nessuno. Quando si trova in quelle condizioni, se in gioventù ha provveduto a costruirsi una dignitosa condizione economica, potrà vivere più tranquillo, senza l’ossessione delle bollette e delle scadenze... altrimenti per lui la vita sarà più dura. Quindi, certo, W Progetto Gay! ... ma soprattutto W i Ragazzi del blog! ... loro sono il fine, non il mezzo... il valore vero siete voi e adesso permettetemi un piccolo grande sfogo... una cosa vi voglio dire con la massima forza: non credere a falsi idoli! La parola gay, purtroppo viene spesso usata a sproposito come specchietto per le allodole da venditori di fumo, che in cambio del fumo che vi danno vi possono mettere in pasticci veramente enormi. Che cosa vi propone questo blog e che cosa potete trovare nella vita reale e talvolta pure in rete? Progetto Gay non vi chiede chi siete e garantisce il vostro anonimato che vi permette di sparire quando e come volete, quindi diffidate di chi vi chiede dati, informazioni o impegni. Progetto Gay, non vi promette nulla, se non un dialogo onesto e la possibilità di prendere liberamente contatto con i ragazzi del blog, quindi diffidate di chi vi promette un mare di cose belle, studi facili, lavoro facile, guadagno facile, ricordatevi che nessuno vi dà niente per niente e che un ragazzo gay giovane può essere allettato con le lusinghe ma può essere anche ricattato. State molto attenti agli ambienti che frequentate. Dove c’è molto fumo, in genere c’è poco arrosto. Osservate i comportamenti delle persone e tiratene le conseguenze, pensate sempre prima di agire. Ricordatevi che la delinquenza esiste e per un ragazzo gay più che per un etero, una volta entrato in un brutto ambiente è difficile uscirne. Non fidatevi di persone di livello sociale troppo diverso dal vostro, di età troppo diversa dalla vostra, di persone che davanti a voi ostentano potere e ricchezza, non fidatevi di che spende centinaia di euro per fare colpo su di voi. So benissimo che Progetto Gay è solo un blog e che io sono solo un uomo che va verso la vecchiaia, ma io ai miei ragazzi ci tengo e, a costo di sembrare uno che predica, dico quello che penso. Ragazzi! Cervello in testa! ... sempre!!! Non ci buttiamo via! Perché la vita nostra possiamo costruirla solo noi con la fatica e con l’impegno nello studio e nel lavoro, coltivando amicizie che siano vere amicizie, con gente che ci vuole veramente bene. Tutta questa predica ovviamente ha un motivo concreto e la rifarei mille volte e ne riempirei il blog, perché a queste cose ci credo veramente!! Grazie Ragazzi, vi voglio bene!