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mercoledì 5 settembre 2012

POLIGAMIA GAY

Ciao Project,
salto i convenevoli, se ti scrivo vuol dire che per me sei ok. Ho 24 anni, non saprei dire se sono single o multiple. Cioè non ho un ragazzo, o meglio non ho un ragazzo nel senso tradizionale del termine, ma ne ho più di uno. Non vado per chat di incontri o cose simili, sono ragazzi che ho conosciuto nella vita reale, per me non sono solo un interesse sessuale, a questi ragazzi (direi che attualmente sono tre, o forse quattro) io voglio bene e sono convinto che per me farebbero qualsiasi cosa, come io per loro. Ho letto la mail che hai pubblicato sugli ex cioè “oltre la coppia gay”, per me però è diverso, non ci sono ex, cioè magari uno non lo vedo per tanto tempo, anche mesi, poi magari quando ci rivediamo facciamo anche un po’ di sesso. Il sesso per me è importantissimo ma anche perché mi dà un po’ la certezza che quel ragazzo non mi dice di no, non mi rifiuta, ecco, credo che il punto sia questo. Se un ragazzo mi piace, mi attira perché è un ragazzo come si deve, allora me ne innamoro nel senso che voglio che con quel ragazzo si arrivi anche al sesso, per me diventa una specie di fissazione, mi ci metto col massimo impegno, gli faccio una corte spietata, cioè glielo faccio capire in tutte le maniere, ma se mi rifiuta lo allontano definitivamente. Io voglio ragazzi che mi desiderino anche sotto quel punto di vista, poi, quando è successo, la frenesia mi passa e diciamo che quel ragazzo per me resta un interesse vero, sesso a affetto insieme, so che ci posso contare, in un certo senso non mi interessa nemmeno che mi sia fedele perché pure io probabilmente non sarò fedele a lui, però devo sapere di poterci contare. Io coi ragazzi faccio sempre un discorso chiaro, non cerco legami stretti, non mi piacciono proprio, con qualcuno un discorso simile è possibile, con qualche altro proprio no e finisce tutto subito, salvo che non si illudano di poter cambiare le cose. Non mi ritengo un randagio del sesso nel senso che non vado con chiunque, io devo voler bene a un ragazzo per pensare al sesso con lui, se mai sono poligamo, nel senso che ho più ragazzi contemporaneamente , ma sono sempre quelli e solo quelli, magari col tempo qualcuno si allontanerà e ne conoscerò qualcuno nuovo, ma sono pochi. A me piacciono i ragazzi seri ma non moralisti, non mi piacciono quelli che ti fanno la predica perché ti vogliono gestire come se fossi una cosa. Poi, certo, succede eccome che io per certi periodi abbia un quasi-ragazzo, cioè un ragazzo che in pratica mi attrae in modo molto forte a livello sessuale e non solo e allora in quel periodo penso solo a lui. Ma non succede che diventi una cosa definitiva e esclusiva. I miei ragazzi lo sanno che sono così e penso che all’inizio ne soffrano pure parecchio perché loro pensano che il fatto che io mi dedichi a un altro ragazzo significa che mi dimentico di loro ma non è così e quando lo capiscono prima restano perplessi e poi stupiti nel senso positivo. Cioè, per dire, se io fossi tutto di un solo ragazzo mi sentirai forzato, la sentirei come una cosa non spontanea, e poi chi lo dice che non si possa volere bene veramente a tre o quattro ragazzi ma che debba essere uno solo? Le regole generali non hanno molto senso. Se per qualcuno funziona così buon per lui, per me non funziona così. Alcuni amici, non ”i miei ragazzi”, mi dicono che andando avanti così non mi resterà nulla perché non avrò mai una stabilità affettiva, ma io mi sento bene così, ad avere un solo ragazzo ci ho provato più volte ma alla fine diventava una routine, un obbligo, mentre io voglio che le cose siano spontanee. Non sono un assatanato di sesso, mi piace e pure parecchio, ma non devo stare per forza a letto con qualcuno tutte le notti, anzi certe volte passano proprio periodi lunghissimi e poi certe volte basta la fantasia e posso fare pure da solo. Su una cosa sto attentissimo, proprio a livello maniacale ed è la prevenzione ma ormai i miei ragazzi lo sanno. Project, io non mi sento strano per questo mio modo di vivere il sesso, sono gli altri (non i miei ragazzi) che fanno di tutto per farmelo sembrare strano. I miei ragazzi, per me, non sono solo amici e nemmeno amici coi quali magari si può anche fare sesso, per me sono importanti veramente. Perdere uno di loro mi farebbe stare male, ma non perderlo nel senso che si è trovato un ragazzo ma nel senso che lui non mi pensi più, che non mi cerchi più e anche che mi rifiuti quando magari mi viene in mente di vivere un po’ di sesso con lui. Io vorrei comunque continuare a credere che lui c’è e che ci sarà comunque, che abbia o non abbia il ragazzo. Lo so che suona strano, suona strano anche a me quando lo rileggo però in effetti è così. Io penso che la poligamia gay, come la mia, esista eccome e che non sia una cosa così rara. Io ci ho messo parecchio a capire che per me funziona così ma alla fine la mia spontaneità è proprio quella. Che ne pensi, Project?
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: 
http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=2752

sabato 21 gennaio 2012

GAY E LAVORO

Ciao Project,
ti scrivo per vedere che effetto fa, cioè che affetto fa a me, tanto non ci conosceremo mai. Non ne posso  più di vedere passare i giorni così uno appresso all’altro senza nessuna prospettiva, solo tempo che se ne va, di anni ne ho finiti 31 da un pezzo a vedo avvicinarsi i 32, che ho concluso nella mia vita? Laurea, grandi sogni, non gradi forse ma qualcosa mi sarei aspettato e invece il mio 110 e lode non è servito a nulla ormai sono anni che faccio di tutto, concorsi che non finiscono mai e per le cose più assurde, lavoretti di tutti tipi che nulla hanno a che vedere con la mia laurea e adesso da un po’ nemmeno quei lavoretti. In pratica un mucchio di promesse fasulle, tanta fatica e poi quasi niente. Potrei fare dei master, sarebbero altri soldi buttati e altro tempo sprecato, alcuni amici miei che li hanno fatti stanno a zero lo stesso, sarà il momento ma è così e poi a tutto questo bel po’ di cose ci aggiungo pure le frustrazioni sentimentali. Coi ragazzi più giovani di me non mi sento a mio agio, loro stanno passando adesso la fase dei sogni e delle pie illusioni, quando parlo con loro mi considerano uno sfigato che ha buttato la spugna. Con quelli della mia età la reazione è duplice: o sono sostanzialmente dei falliti come me e allora ci facciamo buona compagnia accusando di altri di essere ladri e imbroglioni o sono gente arrivata e non capisci nemmeno per quale ragione, qualcuno forse se lo merita ma certi proprio non sai come hanno fatto ad arrivare dove stanno perché anche a livello di competenze professionali fanno pena, e io con questa gente non ho nulla da spartire, mi sento orgoglioso e stupido nello stesso tempo. I gay sono arrivisti e disposti a vendere la madre pur di arrivare dove vogliono, almeno quelli che conosco io. Uno in particolare, di quelli ben piazzati che non ho mai capito come facessero a essere ben piazzati, mi fa sempre la paternale come se fossi un completo imbecille al quale bisogna insegnare ancora l’abbiccì del saper campare in società, e questo è uno dei meno peggio. Allora mi sono detto che se i gay arrivati sono così, io ne voglio uno sfigato come me e pure più sfigato di me che magari potrebbe essere umanamente un po’ meglio e almeno  non mi farebbe prediche sul farmi furbo e cose simili, che poi sarebbe un altro modo per dirmi che è maglio imbrogliare che essere imbrogliati. Ma chi mi dice che un gay sfigato e magari pure io stesso, una volta avuta la poltroncina buona non ci si vende l’anima e non si fa come fan tutti? Un’altra cosa che mi ha fatto strano del tuo forum è che secondo te i gay pensano soprattutto ai sentimenti, ma questa è una balla colossale, io ne ho visti di quelli che del loro ragazzo se ne fregavano alla grande e, passami il termine, se lo sarebbero venduto al migliore offerente pur di fare un passetto in avanti nella scala sociale. Io ho conosciuto ambienti gay, mica quelli dei locali o della gente sbandata, no, ambienti gay su, dove i ragazzi li mettevano proprio sotto i piedi, e non erano nemmeno quelli di 50 o 60 anni che li mettevano sotto i piedi, che quelli almeno un po’ di dignità ce l’avevano, ma quelli di 25 o 30 che si sentivano proprio i padroni e i ragazzi li vedevano solo come servi da attirare con la bella vita e da allontanare con un calcio in culo quando dicevano anche solo mezza parola che avesse un senso. Io questo ho visto, perciò la parola gay usata come la usi tu mi fa strano, ci saranno pure quelli buoni ma io non li ho ancora visti da nessuna parte, anche se realmente conosco forse solo un tipo di gay e li vedo nella competizione del lavoro e non mi piacciono per niente. Mi sento avvilito, Project, praticamente preso nel vortice di un mondo che dovrebbe essere il mio ma certe volte mi fa proprio schifo. È vero che sul lato etero la cosa è esattamene la stessa, non sono solo i gay che fanno schifo ma è il mondo nel suo complesso che fa schifo. Vorrei proprio ricominciare tutto da capo, con gente diversa, sono stufo dell’idea che tutto debba essere sempre e solo un compromesso con la propria coscienza e che ci si debba vendere per forza. Non sai quanto chi ha i soldi si approfitta di chi non ce li ha! E sto parlando di gay che si approfittano di ragazzi gay. Una cosa sola potrebbe migliorare la situazione di un ragazzo gay che non ha i miliardi ed è un lavoro vero che gli permetta di fregarsene di chi lo vorrebbe mettere sotto i piedi. Io non cerco l’amore, di queste cose non me ne frega niente, io vorrei solo un po’ di dignità e la potrei avere solo lavorando, ma un lavoro vero non lo trovo e ho sempre davanti agli occhi il mio perenne dover chiedere, parlo di chiedere lavoro, abbassando la testa di fonte a gente che stimo meno di zero ma che ha su di me quasi potere di vita e di morte. Io sono un professionista serio e un tipo, poco più che un ragazzo, mi ha detto facendomi un sorrisetto, quasi come se mi facesse una grazia, che mi avrebbe fatto avere un contrato a tre mesi perché esiste una “solidarietà fra gay” e io l’ho mandato a cagare lui e il suo contratto e non ha nemmeno capito il perché e mi ha vomitato appresso una valanga di insulti di una violenza inaudita! Ma perché uno non può avere la sua dignità? Perché la mancanza di lavoro deve diventare il sistema per schiavizzare la gente? Il primo problema di un gay, come di chiunque, è avere un lavoro e una dignità senza dover strisciare davanti a nessuno! Tutto il resto viene dopo!
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mercoledì 10 dicembre 2008

RAPPORTI GAY VISCHIOSI

Ciao Project,
sono in ragazzo di 22 anni, della Lombardia, gay da sempre, nessun problema di accettazione. Ti chiamo perché credo di essermi messo in un bel pasticcio. Sono innamorato da due anni di un ragazzo bellissimo che conosco molto superficialmente, non so se sia gay o meno, ho cercato di capirlo, ma solo spiando un po’ i suoi comportamenti. Questo ragazzo lavora in un bar vicino all’università. Non c’è bisogno di dire che io vado sempre lì a fare colazione, prima era formale, poi ha cominciato a sorridermi un po’ e adesso quando mi vede mi dice ciao ma non abbiamo mai parlato nemmeno un po’. Praticamente sono due anni che quando vedo quel ragazzo mi sento un nodo allo stomaco. Non è solo bello, è dolce ma è dolce come sa essere dolce un ragazzo. Sono al punto che se la mattina non e non mi dice quel ciao ci sto male, mi manca, mi manca proprio in modo dannato. Ha una voce bellissima, sexy nel senso più bello del termine. In pratica ormai sono due anni che mi masturbo solamente pensando a lui, le altre fantasie mi sono passate tutte. Sogno di stargli vicino, di sentire il suo calore di poterlo abbracciare e poi tutto il resto non lo scrivo ma te lo immagini. Penso che con lui starei proprio benissimo. Mi sono detto mille volte che non ha senso ma per me c’è solo lui, cioè non credo che nessun altro ragazzo potrebbe riuscire a farmi provare quello che mi potrebbe fare provare lui. Su di lui, purtroppo raramente, ci faccio dei sogni erotici di una dolcezza indescrivibile, proprio le cose più dolci che sia mai riuscito a immaginare. Un suo sorriso e un suo ciao mi rendono felice.

Ma esiste un’altra parte della mia vita che mi tiene veramente in angoscia. Ho un cugino più grande di me di un anno che frequentala mia stessa facoltà, chiamiamolo Marco. L’estate scorsa le nostre famiglie sono andate al mare insieme e quindi noi ci vedevamo ogni giorno. Io lo conosco da sempre perché è mio cugino ma ci vedevamo pochissimo perché ha vissuto per molti anni in un’altra città. Una volta, al mare, ci siamo messi a parlare di sesso. Lui ha cominciato a dire che non aveva mai avuto una ragazza, che si sentiva solo, che aveva paura che sarebbe rimasto solo tutta la vita e cose così, ma era molto esitante, diceva che la sua vita non avrebbe mai avuto un senso, si stava quasi mettendo a piangere, non l’avevo mai visto così. Il discorso si è fatto molto coinvolgente io ho avuto l’intuizione che mio cugino fosse gay e poi mi sono fatto trasportare e gli ho fatto intuire che ero gay anche io. Ci siamo abbracciati, al primo momento mi veniva istintivo ma poi quell’abbraccio durava un po’ troppo ed era troppo stretto e cominciavo a non sopportarlo più e ho allontanato Marco e lui c’è rimasto malissimo e si è fatto prendere dalla disperazione io non sapevo che cosa fare, e l’ho abbracciato di nuovo ma di nuovo la cosa non mi è piaciuta ma non lo potevo allontanare un’altra volta e allora la cosa l’ho tollerata, ma dovrei dire che l’ho proprio subita. Lui non ha fatto nulla mi ha solo abbracciato, ma c’era qualcosa di eccessivo che a me non piaceva. Poi siamo tornati a casa e per quel giorno è finita lì, ma solo per quel giorno. Marco a cominciato ad appiccicarsi a me in tutti i modi, voleva stare sempre con me, quando uscivo coi miei amici mi metteva il broncio e sembrava che ci stesse proprio male e forse ci stava male veramente e allora io qualche volta ho cominciato a rinunciare a uscire con i miei amici. Non lo avessi mai fatto! In pratica non potevo uscire mai con nessun altro, solo con lui! Per un po’ si è limitato a questo, poi ha cominciato a sentirsi in colpa perché si era innamorato di me e io dovevo cercare di dirgli che non c’era nessuna colpa in questo, ma a lui non bastava e pretendeva che gli dicessi che gli volevo bene e io finivo per dirglielo perché non ce la facevo a resistere e allora lui partiva dalle frasi che gli avevo dovuto dire per forza e ci ricamava su all’infinito, mi diceva che io mi trattenevo troppo e che con lui dovevo osare molto di più. Un giorno mi dice che mi doveva confessare una cosa terribile e dopo una storia che non finiva più (mi faceva proprio pena) mi dice che si masturbava pensando a me. Gli dico che più è meno me lo aspettavo e che la cosa non mi sconvolge più di tanto, ma a lui non bastava, voleva sapere se lo facevo anche io pensando a lui, ma io avevo in mente il ragazzo del bar e proprio di pensare a Marco come fantasia sessuale non mi passava nemmeno per la testa. Mi chiede a chi penso quando lo faccio e gli dico che penso al ragazzo del bar. Mi sottopone a un interrogatorio, vuole sapere che cosa ho fatto con quel ragazzo, gli dico: niente! Prima non ci crede, poi mi chiede se è gay, gli dico che non lo so e mi fa tutta una predica sul fatto che non ha senso innamorarsi di un etero. Lo so che in teoria è così ma in primo luogo il ragazzo del bar potrebbe pure essere gay e anzi penso che lo sia e in secondo luogo, in tutti i sensi, meglio un etero come il ragazzo del bar che un gay come mio cugino. Dopo questo discorso si è un po’ staccato da me ma ha cominciato a non uscire più di casa, mia zia era preoccupata, mi ha detto: Marco sta proprio male, ma che gli è successo? Ma tu ne sai qualche cosa? A mia zia ho risposto che non sapevo nulla, ma alla fine mi hanno costretto a uscire qualche volta con mio cugino. L’imbarazzo si poteva tagliare col coltello, io non volevo proprio che si riavvicinasse a me e lo tenevo a distanza e lui ci stava malissimo. In pratica adesso viene a lezione solo per vedere me, nemmeno per parlare con me, perché non parliamo proprio, ma mi deve fare pesare la sua presenza, a me sembra un ricatto affettivo. È sempre distratto, non credo proprio che farà nemmeno un esame. Si sente tradito da me, ma io non l’ho mai incoraggiato, ma proprio mai, ha fatto tutto lui. Ma il problema non è nemmeno il fatto che è assillante ma il fatto che lo vedo proprio male, sembra uno che ne soffre veramente. Adesso, dimmi un po’, io che devo fare? Se fosse per me magari gli andrei anche vicino e cercherei di mantenere un rapporto, ma non sarebbe il rapporto che vuole lui. Cioè se mi tengo lontano da lui ci sta male, se mi avvicino ci sta male lo stesso perché non è quello che vuole lui. Insomma come mi devo comportare? Non vorrei essere cattivo con Marco perché dopo tutto con me è sempre stato onesto e non mi ha mai messo in situazioni veramente sgradevoli, però non vorrei nemmeno finire a dover dire, o peggio a dover fare, cose che non mi sento di dire e di fare. Forse questo mio problema è un po’ anomalo ma per il momento è il mio vero problema.


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lunedì 8 settembre 2008

MODELLI SESSUALI GAY E PORNOGRAFIA

In contesti sociali, come quello italiano, in cui domina il moralismo e in cui il sesso è il tabù educativo più diffuso e radicato, non esiste alcuna forma minimamente seria di educazione sessuale, il che significa che i ragazzi, per conoscere il mondo della sessualità, finiscono per rivolgersi inevitabilmente all’unica fonte accessibile, ossia alla pornografia. Dato che alla pornografia è affidato di fatto un compito educativo così delicato, chiediamoci se essa sia in grado di assolverlo rappresentando realmente in modo esplicito la sessualità così come essa è realmente vissuta, oppure se ne discosti in modo sostanziale e, in particolare, se la pornografia gay rappresenti la reale sessualità dei gay e in che modo la influenzi.

IL MODELLO ETERO-GAY

Per cercare una risposta a queste domande è necessario tenere conto che, in tempi passati, la distinzione tra etero e gay era molto meno netta di quando è oggi e molti uomini eterosessuali avevano talvolta, e non raramente, rapporti con gay che, non trovando alcuna possibilità di realizzare un rapporto gay-gay, si accontentavano di un rapporto con uomo etero. Questi rapporti (etero-gay) erano totalmente modellati sulla sessualità etero e prevedevano che il ruolo virile fosse totale appannaggio del maschio dominante, cioè del maschio etero. Per ruolo virile si intende il ruolo di colui che è attivo nella penetrazione anale e che presta il proprio sesso alle attenzioni dell’altro nel rapporto orale. Ovviamente al gay spettavano i ruoli complementari “femminili”. Nei rapporti etero-gay, che erano una cosa frequente fino agli anni ’60 e oltre, i ruoli sono fissi. Il maschio etero è attivo e il gay è passivo. Ma aggiungo un’altra osservazione, in questa concezione della sessualità: il rapporto sessuale è finalizzato alla penetrazione anale che appare come l’elemento più importante e conclusivo del rapporto, il resto è visto soltanto come una preparazione. Spesso il maschio dominante in una relazione etero-gay non era dominante solo dal punto di vista sessuale ma anche dal punto di vista sociale, il che sottolineava la radicale dissimmetria del rapporto, spesso vissuto da tutte e due le parti come un rapporto di dominio/sottomissione. Questi aspetti “di potere” legittimavano ancora di più agli occhi dei maschi etero dominanti il rapporto sessuale con un gay. Va tenuto presente che spesso i maschi borghesi si sposavano per ragioni esclusivamente patrimoniali e di casta con donne non scelte da loro e vivevano quindi una sessualità matrimoniale frustrante. Per questa ragione la prostituzione era un fenomeno diffusissimo e le prostitute, normalmente di classe sociale bassa, consentivano al maschio borghese di sfogare il suo desiderio di dominio, più che di sesso. Meccanismi dello stesso genere si ritrovano anche nei rapporti etero-gay in cui più di qualche volta il maschio dominante compensava il gay per il suo ruolo passivo con denaro o con altri regali, rimarcando così il ruolo di subordinazione del gay.

IL PUBBLICO DELLA PORNOGRAFIA

In passato, almeno fino agli anni ’50, le pubblicazioni pornografiche erano costose e non facili da trovare, ed erano dirette soprattutto a borghesi eterosessuali che vivevano a livello di trasgressione rapporti etero-gay con ragazzi gay di estrazione popolare. In realtà di questo genere la “pornografia gay” era in realtà rivolta ai maschi etero e tendeva ad enfatizzare i modelli di comportamento sessuale del rapporto etero-gay. In questo modo, fra gli anni 30 e 40 si accreditò il tipico modello etero-gay come modello si rapporto omosessuale. Quel modello, l’unico sponsorizzato dalla pornografia, finì per affermarsi e per essere considerato dagli stessi gay come il loro modello di comportamento sessuale.

LA SESSUALITÀ GAY-GAY

A partire dalla dine degli anni ’60, quando i gay cominciarono ad avere una certa visibilità, i gay, in alcuni casi almeno, ebbero la possibilità di vivere non soltanto dei rapporti etero-gay in cui erano inevitabilmente destinati al ruolo passivo, ma per la prima volta, dei rapporti gay-gay. In una prima fase, attualmente non del tutto conclusa, il modello etero-gay imposto dalla pornografia ha continuato a dominare la scena importando nel rapporto gay-gay il binomio attivo-passivo. In questo caso anche il ruolo attivo è ricoperto da un gay, tuttavia nei rapporti gay-gay cominciò ad apparire una novità ce marcava una forte differenza con rapporto etero-gay: nel rapporto gay-gay, pur sussistendo ancora le categorie di attivo e passivo, i ruoli non erano fissi, o almeno non lo erano in modo rigido, anche se la penetrazione anale continuava ad essere considerata la vera finalità del rapporto.

L’EVOLUZIONE DELLA SESSAULITÀ GAY-GAY

In anni recenti, anni ’90 e inizio del XXI secolo, dopo l’avvento di internet, per molti gay la possibilità di venire a contatto con altri gay è divenuta una realtà e questo ha favorito un dialogo e un confronto tra gay e ha lentamente ma inesorabilmente eroso la solidità del modello di sessualità tra gay ereditato dal vecchio modello etero-gay. Negli colloqui in chat con ragazzi gay di età diverse si avverte che man mano che ci si sposta verso classi di età più giovane la sessualità gay gay è intesa e vissuta in modo sempre meno legato ai vecchi modelli. Aggiungo un’ulteriore osservazione: la sessualità sul modello etero-gay resiste soprattutto tra ragazzi che sono stati fortemente condizionati dalla pornografia e che non hanno avuto modo di confrontare la propria sessualità con quella di altri ragazzi gay, mentre per i ragazzi che hanno avuto una educazione sessuale più libera e hanno potuto parlare della loro sessualità con altri ragazzi, la vita sessuale reale è di fatto pressoché totalmente staccata dal modello etero-gay e si orienta tendenzialmente verso un modello di sessualità gay-gay basato sul principio di parità.

LA PARITÀ NEL RAPPORTO GAY-GAY

Cercherò qui di delineare come intendono la sessualità molti gay giovani, diciamo al di sotto dei 30 anni, con l’avvertenza che tra i 30enni le eccezioni non sono rare, mentre lo sono tra i giovanissimi, 20enni e meno che 20enni.

Per un gay, la penetrazione anale è in assoluto il comportamento sessuale più a rischio per la trasmissione del virus HIV. Questo fatto, associato a ragioni di carattere igienico generale, spinge i gay più giovani a non considerare la penetrazione un comportamento sessuale desiderabile. Osservo per inciso che nelle fantasie masturbatorie di tutti i ragazzi gay rientra l’idea di masturbare il compagno e di praticargli sesso orale mentre, le fantasie riguardanti la penetrazione sono rare. La sessualità dei ragazzi gay più giovani (parlo soprattutto di ragazzi non dichiarati e meno legati al mondo dei locali gay) tende quindi ad essere una sessualità che prescinde dalla penetrazione, che è percepita anzi nella grande maggioranza dei casi come realtà importata dal mondo etero e non spontaneamente gay. Nei casi in cui la penetrazione è praticata i ruoli non sono comunque fissi o non lo sono in modo assoluto, segno questo, nonostante la permanenza della penetrazione, di una parità o di una tendenziale parità all’interno della coppia.

Detto questo, e con tutte le riserve del caso, provo a sintetizzare il senso della parità all’interno di un rapporto gay-gay.

Una coppia etero è caratterizzata dalla complementarità dei ruoli sessuali che sono anatomicamente e biologicamente definiti, sono ruoli che caratterizzano in modo sostanziale quel tipo di rapporto. Eterosessualità significa amare “il diverso da sé”.

Una coppia gay é caratterizzata dalla identità dei ruoli dei due partner. Un ragazzo gay si innamora di un altro ragazzo non perché lo considera il sostituto di una donna ma proprio perché è un ragazzo, cioè per la sua identità maschile. L’interesse di un ragazzo gay verso il membro del suo compagno è particolarmente forte e il senso di identità e quasi di fusione personale che si prova nel contatto sessuale è legato al fatto che ciascuno dei due conosce perfettamente le risposte fisiologiche dell’altro, perché si tratta di due ragazzi.

Date queste premesse è facile capire che un rapporto basato sul concetto di parità è tendenzialmente incompatibile con l’assunzione di ruoli sessuali e assolutamente incompatibile con l’idea di ruoli sessuali fissi.

La sessualità delle coppie gay giovani tende a non essere più una imitazione della pornografia ma a realizzare le fantasie masturbatorie “autonome” dei ragazzi e si realizza attraverso comportamenti sessuali diluiti che consistono di diversi elementi legati soprattutto alla intimità fisica non immediatamente sessuale e alle cosiddette “coccole”:

1) Abitudine alla reciproca nudità, stare nudi insieme, abbracciarsi nudo contro nudo e rimanere abbracciati per diversi minuti.

2) Accarezzarsi, baciarsi, scambiarsi tenerezze.

3) Toccarsi intimamente reciprocamente, senza finalità sessuali immediate.

4) Rinviare la fase dell’orgasmo.

5) Parlare molto mentre si sta abbracciati.

6) Prolungare le affettuosità anche nella fase post-orgasmica, addormentandosi uno nelle braccia dell’altro.

Come si comprende, questo modello di sessualità gay-gay non ha ormai più nulla a che vedere con i modelli ereditati dalla pornografia. In parte la pornografia più recente sta cercando di adeguarsi ai nuovi modelli di sessualità emergenti, che tuttavia non sono compatibili con i classici standard dei film porno. Nonostante questi tentativi di adattamento la pornografia nel senso classico del termine sta perdendo terreno tra i gay a tutto vantaggio della spontaneità dei comportamenti sessuali.

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venerdì 25 gennaio 2008

DISAGIO DEI GAY

Lasciatemi dire la mia sul disagio gay. Il disagio gay esiste e non è affatto riducibile alla omofobia ai comportamenti discriminatori o all’ansia del coming out. La situazione di disagio che un gay prova non lo abbandona in nessuna età della vita. Ci si rende conto di essere gay e di non essere accettati, si è rifiutati in famiglia o costretti al silenzio e alla finzione, si è rifiutati in chiesa e costretti all’ipocrisia o a mettere da parte l’idea della religione, si è rifiutati a scuola, dove di tutto si parla meno che di omosessualità e dove l’omofobia assume l’aspetto dell’aiuto ad un ragazzo in difficoltà. Il disagio c’è poi nel coming out o nell’evitare il coming out. Il disagio c’è nel cercare contatti gay, cosa nella realtà della vita quotidiana molto più difficile che nel mondo virtuale di Internet. Poi c’è il disagio che deriva dal rendersi conto che un altro ragazzo gay è un altro mondo e che la comunicazione è difficile. Per quei pochissimi che riescono a creare un rapporto serio con un altro ragazzo le possibili delusioni sono sempre in agguato e anche quando non esistono in atto, il semplice fatto che potrebbero concretizzarsi da un momento all’altro è fonte di insicurezza. Per quelli che vivono una relazione c’è lo scontro con la famiglia, il diffuso rifiuto di fronte alle coppie gay, la difficoltà si sopravvivere in un mondo in cui il pregiudizio è diventato addirittura dogma e fondamento della morale. Poi, quando gli anni passano, quando le forze diminuiscono, quando si comincia a rinunciare e il tramonto si avvicina c’è il disagio della solitudine. Le coppie di anziani gay sono rarissime. La vita affettiva di un anziano gay è completamente negata perché l’anziano gay, che spessissimo ha vissuto solo tutta la vita, è destinato a morire solo. Non ha nessuno su cuoi appoggiarsi, per i parenti, spesso i nipoti, uno zio gay vecchio è solo una preoccupazione, se ha una casa vive o sopravvive lì finché è autonomo, se non ce l’ha è costretto a chiedere l’aiuto dei parenti che, quando va bene, lo tollerano. Quante coppie anziane vedete voi in televisione raccontare le loro storie, e sono trattate con affetto e con rispetto, ma quante coppie gay anziane vedete? E quante coppie gay giovani? Mai nessuna! Naturalmente c’è la mitologia gay che contribuisce a creare disagio illudendo le persone e proiettandole in un mondo irreale. E poi, diciamola tutta: tra i gay esiste una corsa al si salvi chi può, all’individualismo, al non vedere mai oltre il proprio naso e anche i rapporti d’amore, dopo le fasi iniziali di un innamoramento mitico, sono spesso profondamente deludenti nel quotidiano e negli esiti finali. La depressione è la compagna silenziosa di molti gay, più o meno coperta da ideologie varie. Insomma, non lo devo dire a voi... essere gay è difficile e spesso si fa di tutto per credere alla befana e per non aprire gli occhi. Mi rendo conto che questo mio intervento potrà sembrare (e forse lo è) il sintomo tipico della depressione o almeno della delusione, ma vi dico che non è così, vuole essere solo una presa di coscienza della realtà, senza fughe, per evitare la politica dello struzzo che per un gay è quanto mai pericolosa.
E adesso vi propongo un sondaggio. Vi chiedo, secondo il mio solito modo di procedere, non quali ritenete che siano le cause principali del disagio dei gay, ma quali sono nella vostra vita concreta di oggi le cause principali del vostro disagio. Vi ringrazio anticipatamente per la partecipazione.

accettare di essere gay
omofobia e resistenze verso l’omosessualità in famiglia
silenzio obbligato su argomenti attinenti l’omosessualità
rapporto con la religione
sentirsi estranei nell’ambiente della scuola e percepire l’assenza del punto di vista gay
problemi connessi col coming out
difficoltà di trovare contatti con ragazzi gay
difficoltà di comunicazione e incomprensioni con altri ragazzi gay
delusioni nel rapporto affettivo con altri ragazzi gay (falsità, tradimento)
ansie connesse all’incertezza del futuro di una coppia gay già costituita
essere rifiutato dalla famiglia in quanto gay che vive in coppia
comportamenti discriminatori sul lavoro
pettegolezzi, pregiudizi e moralismo
essere considerato oggetto di scherno
solitudine sostanziale in età matura o senile
depressione
inserimento forzato in contesto sociali ove l’omosessualità non è tollerata
[Potere aggiungere i vostri commenti direttamente sul blog oppure nella specifica discussione di
Progetto Gay Forum]

mercoledì 16 gennaio 2008

UN GAY DICIOTTENNE AMA UN TRENTENNE

Pubblico qui un’intervista molto interessante che ho raccolto pochi minuti fa da un ragazzo diciottenne. L’intervista affronta il problema del rapporto tra gay di età diversa dl punto di vista del più giovane.
Intervistatore:
Ti ringrazio innanzitutto per avere accettato di essere intervistato via chat. Mi hai appena detto che anche se hai 18 anni ti senti attratto dagli adulti, cioè da persone molto più grandi di te, potresti spiegarmi che cosa intendi esattamente?
Diciottenne:
Quando un ragazzo, nel mio caso da anni ormai, capisce di essere sicuramente omosessuale inizia a cercare di individuarsi in un contesto specifico. Tutti gli adolescenti hanno bisogno di figure di riferimento e quando queste non possono essere viste in un padre, fratello, amico, inizia a crearsi un bisogno inconscio di poter trovare un punto fermo. Inizi dentro a cercare qualcosa che ti possa far sentire considerato come adulto, che ti possa distaccare al massimo da coetanei che non ritieni alla tua altezza, inizi a cercare e poi ti ritrovi a fissare l'uomo che fa la fila della spesa davanti a te e ci vedi dentro un po’ una parte di te che inizi ad esser stufo di reprimere, io parlo di persone comunque giovani ma che possono anche arrivare ai trent’anni.
Intervistatore:
Tra i gay i rapporti affettivi importanti tra parsone di età diversa sono cose piuttosto frequenti e, in fondo, per un ragazzo 18enne, un trentenne non è poi una persona lontanissima in termini età. Vorrei chiederti se la ricerca di questa figura di riferimento resta a livello genericamente affettivo o se ha necessariamente una notazione sessuale, cioè se si tratta solo di un sostituto di una figura parentale o per un ragazzo gay è proprio un'altra cosa.
Diciottenne:
La prima sensazione è quella di riparo, di affetto. Il bisogno più forte è quello di sentirsi amati ma il corpo di un trentenne può avere gli stessi effetti di un corpo diciottenne. Si potrebbe anche dire che a volte pensare a qualcosa di più profondo possa segnare un confine nella vita di un adolescente gay. Personalmente mi sentirei più realizzato se potessi portare a termine una storia del genere in tutti i suoi aspetti.
Intervistatore:
Che cosa intendi dire con l'espressione: "pensare a qualcosa di più profondo può segnare un confine nella vita di un adolescente gay"?
Diciottenne:
Avere una relazione amorosa con una persona più adulta, dunque un rapporto che comprenda tutte le situazioni, anche intime con una persona del genere. Una cosa che mi colpisce è ad esempio il passaggio cruciale che le psicologhe e gli psicologi affrontano con ogni paziente, la fatidica domanda: “Hai mai sognato di avere un rapporto fisico con i tuoi genitori?" Può sembrare strano ma a quanto pare ormai anche Freud aveva testato come nell'età più infantile nell'uomo iniziano a presentarsi situazioni del genere a livello psicologico.
Intervistatore:
La preferenza che dimostri per i ragazzi più grandi di te, a tuo parere, è una scelta di fondo della tua vita o deriva da delusioni nelle esperienze con i tuoi coetanei?
Diciottenne:
No, non deriva da delusioni fra coetanei anche perché nonostante ci siano state in questo periodo alcune leggere perdite di determinazione interiore, ho sempre avuto queste pulsioni affettive prima di tutto, dentro me.
Intervistatore:
Hai mai avuto un contatto affettivo importante con una persona più grande di te, anche trentenne?
Diciottenne:
Affettivo sì ma mai diretto, nel senso che non ho mai potuto stringere una persona adulta e sentirla parte di me, pero ho frequentato una persona più grande e i nostri pomeriggi erano organizzati attorno a chiacchierate e riflessioni sulla vita, la prima volta avevo un po’ il cuore in gola ma nel momento in cui mi è apparso davanti (ricordo ancora tutto) ho iniziato a passeggiare con lui e a sentirmi libero, a lasciare alle spalle il giudizio della gente e a pensare solo a lui e al fatto che forse piccolo e cosi poco incidente non ero. A pensare che nella vita tutto è possibile e non bisogna arrendersi. Si può sperare di legare rapporti strani e mai immaginati prima e arricchirsi grazie alle esperienze di questi.
Intervistatore:
E adesso ho diverse cose da chiederti, la persona della quale parli era gay? Sapeva di te? Quando ti sei trovato a parlare con lui hai sentito la differenza di età? Cioè c'erano dei ruoli definiti?
Diciottenne:
Non c’era alcun ruolo definito, solo tanta voglia di parlare e conoscerci, sapeva di me e io sapevo di lui, eravamo molto teneri entrambi, quasi fossimo coetanei tutti e due, quasi non si sentisse la differenza di età, Io in quel periodo non mi fidavo delle persone e non avrei mai incontrato nessuno cosi facilmente ma quella volta, non so perché, l'ho fatto subito. Non mi pento di averlo fatto assolutamente, era e continua ad essere per me comunque un punto di riferimento, certo c'è sempre la paura di essere inadatti.
Intervistatore:
OK ,tu credi che un rapporto del genere possa crescere nel tempo o sia destinato comunque a logorarsi inevitabilmente per diversità di interessi?
Diciottenne:
Penso che un rapporto del genere non potrà mai essere stabile e che prima o poi finirà per sminuirsi ma sicuramente questo non è sinonimo di perdita d'interesse. Un uomo di cinquanta anni inizierebbe a sentirsi inadeguato per un ragazzo di trenta, e magari si potrebbe pensare che un ragazzo di trenta potrebbe aver bisogno di un suo coetaneo ma queste sono inutili idee che inutili moralisti ci hanno spinto nelle tempie. chi ama ama sempre, comunque, ovunque, chi ama non si cura di età, di modi. Chi ama, la sera torna a casa e ad aspettarlo desidererebbe solo lui con quegli occhi dolci, certo con qualche rughettina in più ma pur sempre gli occhi, i suoi occhi!

lunedì 31 dicembre 2007

AMORI IMPOSSIBILI – dialogo gay liberamente ispirato a fatti reali (o quasi)

- Impossibile? E che vuol dire impossibile? ... Certo, se parti con un modello per la testa... e ti fissi su quello, tutto il resto ti sembra impossibile.
- Mah... tu puoi dire quello che vuoi ma certe cose vanno proprio al di là del buon senso... ma scusa... ma sei uscito di cervello?
- Può darsi... scusa eh... ma per te che cos’è l’amore?
- Senti... io non sono in vena di chiacchiere stasera... si vede che qualcosa ti frulla nel cervello... fai troppo bla bla e quel bla bla è sospetto... cioè manco sospetto, me l’hai detto proprio tu... ma scusa... ma che vuoi che gliene freghi a quello... quello la vita sua ce l’ha... mettitelo in testa!
- E se non ce l’ha?
- Se non ce l’ha adesso stai sicuro che se la trova... uno come lui... non ti preoccupare che ho capito perfettamente di chi stai parlando, uno come lui non c’ha proprio bisogno di stare a cercare a te! Ma ti sei visto allo specchio? Io a lui l’ho visto ... Ma che tu ti vuoi mettere con lui? Ma lascia perdere...
- Sì, vabbe’, però ci stanno pure tante cose che tu non consideri...
- E sarebbe?
- Mi dice che quando sta con me si sente sereno...
- Embe! ... questo lo dicevo pure io a mia nonna!
- E tu che gli dici?
- Io gli dico che le chiamate sue le aspetto!
- Vedi! Tu lo provochi! Tu la rispostina dolce dolce la vai cercando e lui te la dà... Mi vuoi bene nonna? ... Sì bello, ti voglio tanto bene! ... a me mi sa tanto che il tono è questo...
- Mah! ... ma tu devi sempre distruggere tutto, lo so che vista razionalmente c’hai ragione tu, però delle cose di fondo in comune ci stanno... io lo sento che ci stanno...
- Ah... tu sì... tu parti sempre in quarta! Il problema è che a lui non gliene frega niente... e a te ti sembra un problema da poco...
- Ma non è vero che non gliene frega niente! ... quando parliamo stiamo benissimo non solo io, pure lui... m’ha detto che m’ha pure sognato...
- Che t’ha detto? Ma sei sicuro che c’ha tutte le rotelle a posto? Perché se dice cose del genere mi sa che sbarella proprio...
- E m’ha detto pure che quando sta con me si sente come quando stava col suo ex.
- Appunto! Il suo ex l’ha piantato e farà così pure con te!
- E allora, scusa che mi chiama a fare?
- E che ne so... starà solo, non lo so, non c’ha dove sbattere la testa... tutto può essere...
- Ma non è che per caso su di me ci potrebbe avere fatto un pensierino?
- Ma vattene! Ma che stai a dire... ma solo a te ti possono passare per la testa cose del genere...
- Ma lui il sogno me l’ha raccontato... era bellissimo...
- Ma ti sta prendendo per i fondelli! ... e svegliati! Mannaggia... ma con che razza di broccolo mi dovevo mettere io!
- Ma tu dici così perché sei geloso...
- Io? ... ma magari ti si piglia!
- Adesso se dici così mi offendi...
- Scusa, dai, era una cosa detta per darti una sveglia... tanto lo so che non mi molli... magari tu scappi pure per un po’ ma poi torni sempre all’ovile... ma dove scappi! ... Tu ci provi... e vabbé! E poi sempre qua torni... Comunque non ti ci fissare... poi passa... e lo sai pure tu che poi passa... Senti... che ti faccio per cena? Spaghetti al tonno o spaghetti col pesce?
- Scusa e che differenza c’è? ... No, no, no! Non me lo spiegare...
- Te l’ho spiegato mille volte ma tanto tu non lo capisci... oh... vai! ... Il telefono!
Due ore dopo
- Mannaggia... era ora! Qui s’è gelato tutto...
- Scusa, scusa, scusa, ma non potevo chiudere prima...
- Mh! Vabbe’, abbiamo capito... io domande non te ne faccio tanto ti si legge in faccia!
- Tu dici che sono cose impossibili eh? ... A me mi sa proprio di no!
- Almeno ti vedo sorridere un poco... che tu stai sempre di cattivo umore ... poi quando ti telefona quello... vabbe’...
- Però ci sto proprio bene... e pure lui, non è una cosa a senso unico...
- Adesso una cosa sola ti voglio dire... ma te la devo dire con tutto il cuore perché non voglio correre dopo a raccattare i cocci... non ti illudere! ... Vabbe’ è un bravo ragazzo... me ne hai riempito la testa... tu ci stai bene... lui ci sta bene... ma non credere alla befana, bello mio! Lascia perdere prima che ti cacci in qualche altro pasticcio... e non te lo dico per gelosia, tanto oramai tra noi certe cose sono morte e sepolte... e poi...ricordati che non gli devi dare corda! Che non gli devi fare perdere tempo! Che il tempo lo più impiegare molto meglio in tante altre cose e con tante altre persone! devi avere un po’ di senso di responsabilità che magari quello ci crede pure a tutte le stupidaggini che gli dici tu... si crede chissà che cosa e alla fine che cosa si ritrova?
- Che cose si ritrova? Si ritrova a me...
- Eh! ... come avessi detto il principe azzurro... eh sì... proprio a te si ritrova... e mangia che è tutto freddo! ... dai... sempre a chiacchierare, sempre a chiacchierare! Mo’ questo te lo sei messo in testa e chi te lo toglie più?
- Ma sei geloso?
- Beh... eh! Un pochetto sì... ma non ti credere sai... poco poco... mo’ vattene va’, non fare così... non c’è bisogno che mi dai lo zuccherino... ormai lo so come sei fatto... basta basta! Ma tu una cosa me la devi promettere...
- Che cosa?
- Che tu a lui lo tratti bene, perché è un bravo ragazzo... e guai a te se ti permetti di fare il cretino con lui come fai con me! Se tu non lo tratti bene... quando è vero Iddio... ti cavo gli occhi!
- Ma non è che niente niente... eh?
- Scusa, non ho capito! Tu si e io no? E mica te lo sei comprato!
- Ah! Mo’ ho capito come stanno le cose! ... ma non era impossibile? O no?
- Adesso basta! Abbiamo chiacchierato pure troppo! ... Però ricordatelo, bello mio... piedi per terra... lo dico per lui mica per te... se tu caschi ti raccolgo io... ma se casca lui chi lo raccoglie? Hai capito?

domenica 9 dicembre 2007

AMICI GAY

La chiamano vita questa... e io questi li dovrei chiamare amici? Loro si degnano... che gliene frega a loro, loro hanno la vita loro e io non c’entro un cavolo, oppure c’entro, ma così per modo di dire, io sono il soprammobile, magari pure il soprammobile di lusso. Se li chiamo si degnano... loro. Ti danno quella risposta duretta... tipo “sono contento per te”, ti dicono in modo ipocrita “mi fa piacere” quando a loro non gliene frega niente e manco ti stanno a sentire... e sono gay ca..o! Ma quello c’ha le paturnie perché il ragazzo gli mette le corna, quell’altro ha fatto un esame di economia e si sente il ministro dell’economia e quell’altro se lo chiamo io fa finta che non c’è... Io mi guardo questa benedetta lista dei contatti, ce ne sono in linea, ma se li chiamo fanno finta che non ci sono e se non li chiamo io non si fanno vivi nemmeno se li ammazzi... poi uno dice non li mandi tutti a farsi fo....e?! Ma che ci faccio con amici così, gli etero posso capire, di me non glene frega un cavolo, ma questi sono gay, ca..o! Ma a che pensano... sono tutti persi... e io più cretino di loro che gli sto appresso. Non dico che mi dovevo trovare un ragazzo... però almeno un amico decente ci poteva pure essere, e poi io non è che vado cercando chissà che cosa, ma mi trattano proprio come un pezzo di mer.., non mi schiacciano per non sporcarsi le scarpe. Che schifo di giornata, stavo meglio quando stavo solo... con questi ci sono solo i riti di gruppo e basta... ma io li mollo, li mollo tutti, li mando tutti quanti a quel paese... questi deficienti... ma perché io poi mi abbasso a degli str... simili? Ma che per caso io non campo senza di loro? Mi danno un appuntamento e poi se ne fregano tutti, tanto se io perdo i pomeriggi ad aspettare che fa... L’altra sera poi con la storia della pizza... tanto poi sempre così finisce: “fai tutto tu!” perché il cretino c’è! E io imbecille, telefona a destra, telefona a manca, come se fosse proprio una cosa mia... Marco ti prego, non mancate! Mimmo mi devi promettere che ci vieni perché è importante... Andrea ricordati che ci saremo tutti i quattro... E poi io prenoto e alle otto sto là davanti... e aspetta, aspetta... alle otto e mezza entro, poi li chiamo... oh! Ma se ne sono fregati tutti! ma dico tutti! Non dico gli altri, ma da Marco non me la sarei proprio aspettata... Poi dicono che gli amici sono una cosa bella... gli amici forse... ma sono amici questi? ... e poi non sopporto il fatto che loro tra loro si vedono e a me non me lo dicono nemmeno, dicono pure le bugie, d’altra parte fanno un bel terzetto, e io che c’entro? Io vado solo a rompere le scatole e loro si degnano! Questi sono gli amici e gli amici gay! Io non ci avrei mai creduto. Con Andrea, quando parliamo, cioè quando parla lui, perché quando parliamo in pratica parla da solo, o dici quatto stupidaggini e sempre le solite o stai solo a sentire il monologo... io qua, io là, ho fatto questo, ho fatto quell’altro... solo questo... non sa dire altro! Mimmo poi... non sarebbe nemmeno tanto male, il meno peggio, almeno fa finta che ti sa a sentire... ma è sempre col muso lungo, sta sempre a sospirare che pare che gli sta cadendo il mondo addosso... lui è nato non l’angoscia e te la mette proprio addosso l’angoscia, quando ci parli, c’ha sempre paura di essere sul viale del tramonto, la parola che gli piace di più è “tanto”. ... E’ inutile che ci penso, tanto non serve a nulla! ... Ma lasciamo perdere, tanto non ci riusciremo mai! ... sempre così, cioè con lui che discorso ci vuoi fare? ... “tanto” manco ti sta a sentire, o forse ti sta a sentire ma così, perché “tanto” non gliene frega niente. E poi c’è Marco... quando ci siamo conosciuti un altro po’ e mi prendeva il coccolone... Marco è bello, è veramente bello... tu lo vedi e pensi: questo è per me! ... No! Errore! Non è vero! ... siccome è bello c’ha la fissa che è bello! ... e il capello raffinato... sempre vestito in modi assurdi che a lui sembrano pure eleganti... pensa che stanno tutti a guardare a lui... e quante me ne ha fatte quello str..., io, con uno sforzo immane, gli dicevo una cosa tenera e lui mi guardava come si guarda un deficiente e mi faceva: ma perché mi dici queste cose? Per fartelo amico gli dovevi dire solo che è bello, il resto non lo capiva proprio... Basta! Non ne voglio più sentire né di gay né di nessuno, tanto qui ognuno pensa solo ai cavoli suoi, poi si dice il confronto, parlare, il dialogo... ma di che? Da domani pure io penso solo ai cavoli miei! Però è assurdo... si potrebbe stare bene insieme perché in teoria c’è un mondo comune, ma solo in teoria e loro non lo capiscono che si potrebbe stare bene, che ci si potrebbe volere bene... niente! Loro si murano ognuno nel mondo proprio buco e pensano che se parlano con te perdono tempo, ma cavolo, ma come fanno a non capire che quattro ragazzi come noi potrebbero essere pure felici se non fossero così deficienti! Vabbe’, me ne vado a dormire, ma proprio con l’idea del mondo sfatto e che tutto se ne va comunque a rotoli... gay significa felice! Ammappete! Se è questa la felicità siamo proprio fregati!

sabato 8 dicembre 2007

DIARIO DI UN AMORE GAY

Dovrei una risposta a Salvatore e a V87 ma sarebbe banale, non voglio assolutamente distrarvi da un confronto che mi emoziona profondamente e rappresenta per me il coronamento di un sogno. Il mio contributo alla discussione è la pagina di diario che segue.

26-12-90. Ci rivedremo domani, in questi giorni mi è mancato e l'ho pensato spesso, sempre in modo molto positivo, domani gli farò un regalo, speriamo che la prenda bene. Vorrei stare per un po' dalla sua parte per capire che cosa si può provare nei suoi panni... certe volte penso che i miei malumori siano fuori posto e che in fondo devo cercare di capire di più che cosa vuol dire veramente stare dalla sua parte, in effetti se fossi più diretto sarebbe meglio, ma anche le mie paure sono un segno di interessamento ... speriamo che domani stia bene, sia sereno, non sono in grado di sperare altro e non c'è nulla di più sensato da sperare. Mi manca veramente, anche se sogno un dialogo più profondo... forse non più profondo ma più coinvolgente ... e forse nemmeno questo ... semplicemente un dialogo più... non so nemmeno come dire ... Quello che conta è che domani è 27 e ci rivedremo ... quanto a me farò di tutto per essere all'altezza della situazione per essere prudente ma anche per fargli capire comunque che gli voglio bene senza condizioni, vorrei che tutto questo servisse anche a lui ma non lo posso sapere.
27-12-1990. Non è venuto né si è sentito, forse è al paese con i suoi, io sono solo, in realtà non sono particolarmente dispiaciuto, se deve accadere è meglio che accada quanto prima, potrò dedicare il tempo a studiare, a correre dietro fantasie più costruttive evitando di credere di contare qualche cosa al di là di quello che dicono le apparenze, in sostanza non sono depresso, non credo che sia poi sbagliato che le cose finiscano così, mi dispiace, ma in fondo non ha nemmeno senso costruire mentalmente tutta una realtà senza fondamento quando non c'è nessun motivo per potersi aspettare che la fantasia si concretizzi con il passare del tempo e si trasformi in qualche cosa di reciproco e di non marginale, domani andrò all'università e mi metterò a studiare per concentrarmi su qualche cosa di concreto evitando i vuoti e le malinconie, quando mi rendo conto che l'impossibile è veramente impossibile allora cerco di ritornare all'ovvio che ovviamente ha un senso meno metafisico ma certe volte è consolante. Il fatto è che non ci si può fare assolutamente niente, come in tutte le cose veramente importanti non c'è mai nulla da fare, le cose possono solo seguire il loro corso, certo nei primi tempi sarà difficile da accettare ... e poi spero che non ci siano ritorni, perché il rischio di farsi coinvolgere è grande, se deve finire così è meglio che sia una cosa definitiva e immediata così si cerca di ricostruire la struttura di un ordine legato alla solitudine ... La solitudine è uno spettro ma se deve essere così è bene riabituarsi a conviverci anche nella vita di tutti i giorni. Principio da meditare in questi giorni: "tenere i piedi per terra, valutare le cose per quello che sono, capire che il suo mondo è diverso e che in fondo per lui è meglio che sia così"... e pensare che prima mi illudevo che con un gay sarebbe stato tutto facilissimo! Bisogna riprendere la vita di un tempo, il lavoro, lo studio, un atteggiamento più distaccato rispetto alle persone, riacquistare la prudenza, quella terribile prudenza che mi ha fatto vivere male per anni, sarebbe molto bello potersi buttare a capofitto in un mondo di affetti veri ma è proprio impossibile, e poi mi sembra perfino ovvio che debba essere così, non mi ribello di fronte a questa idea, è la vecchia idea sempre vincente dell'essere fuori, del non entrarci mai per nulla, nemmeno con i gay, l'idea del mondo separato, ma del mio personale ristrettissimo mondo separato. Certo che tutto questo non mi piace ma non solo è così perché è così, ma è addirittura meglio, quanto meno dal punto di vista della razionalità. Che cosa sono le regole, le mie come quelle degli altri, ne vuoi uscire ma poi ti rendi conto che quelle regole per quanto apparentemente assurde, un significato profondo di difesa ce l'hanno. Mi sembrava che con lui ci fossero tutti i presupposti... perfino un interesse sessuale reciproco ... e c’era... Basta! Devo riportare ordine in un mondo personale che è in un momento di grande confusione ... ma poi non riesco a capire perché debba essere solo un ricordo, non è giusto perché per me ha un senso... devo cercare di capire che da altri punti di vista non ha senso o che il senso se c'è è così lontano e contorto che cercare di capirlo è più un danno che un beneficio, è tutta questione di prospettiva, tutte le cose sembrano grandi quando ci si sta veramente dentro, da lontano tutto si rimpicciolisce, da molto lontano gli oggetti visibili e vicini sono totalmente altri, è un principio molto semplice eppure impossibile da capire, si evita di applicarlo alla propria fantasia o alla propria affettività che sarebbe invece il campo di applicazione più ovvio e più diretto. Adesso ho necessità di fare qualche cosa di concreto, non ce la faccio più a continuare ad elucubrare è necessario mettere la testa sotto l'acqua fredda... . eppure sto sperando di ricevere almeno una telefonata questaqueste sono le assurdità della razionalità e della vita affettiva: continua contraddizione. E' passata l'intera serata, ho ricevuto altre telefonate ma non quella, certo mi sarebbe piaciuto, ma non è andata così. Alla malinconia devo pensarci di meno. In questo Natale avrei voluto sentire due persone: lui, che non ho sentito e una donna, l'unica donna con la quale ho conservato un rapporto serio, strano e saltuario quanto si vuole, ma vero, e non ho sentito nemmeno lei, che tante volte riesce a capirmi e che mi parla forse in modo simile a come io posso fare con lui, è stato un Natale piuttosto vuoto. Ma non voglio disperare e mi sento in fondo sereno e direi addirittura entusiasta della vita, verrà anche il tempo per riprendere i contatti, non si sa come o quando ma quando al fondo c'è la volontà di non essere dimenticati non si può perdere la speranza.
Ad ormai molto tempo da queste ultime parole rifletto sul fatto che oggi 25-1-91 devo constatare che i nostri rapporti non si sono affatto interrotti ma mantengono, assurdamente, il loro solito andamento, per quanto mi riguarda sono un po' geloso, più dei suoi amici che di quel ragazzo del quale mi parla spesso... del suo ragazzo? Un mio rivale? No... ridicolo! Gli amici insidiano più da vicino il mio ruolo, svolgono una funzione in un certo senso più vicina alla mia vera, mentre io preferirei mantenere un ruolo inimitabile anche se marginale, certo che poi, con quel ragazzo il suo atteggiamento è nella sostanza così prudente che tra loro non si creano veri e propri rapporti stabili, pare quasi che in quelle cose sia preso soprattutto a parole da una grande frenesia di recuperare il tempo perduto, da una volontà di non lasciare nulla di intentato, ma poi il coinvolgimento si ferma di fronte alle impossibilità oggettive o soprattutto di fronte alla cadute nel nulla delle sua aspettative che sono sempre molto esigenti. Ma nonostante tutto un po’ sono geloso. Nel dire che sono geloso intendo sottolineare che comunque la paura di perderlo c'è, ed è la paura che si nasconde al fondo di ogni altra paura, oggi abbiamo parlato al telefono di quel suo amico del quale, nonostante quello che dice, o meglio non dice, probabilmente deve essersi innamorato almeno un po', il suo amico sente sua presenza come un insieme di obblighi... assurdo! Lui dice che l’amico è intelligente, che ci si parla bene ma che non gli va di sottostare a ricatti morali e al gioco del ti amo, mi ami. Nel commentare queste cose è stato di una intelligenza e di una profondità fulminante, io dicevo la mia, ma quello che diceva lui era più profondo, certo al discorso del suo amico deve averci ripensato parecchio, date anche le innegabili implicazioni affettive, ma le conclusioni erano terribilmente intelligenti, e questo è uno dei motivi che mi spingono a non perderlo per nessuna ragione, le cose che dice mi fanno riflettere, sono quasi sempre in linea con quello che penso io, ma vanno oltre, cioè io rivedo in lui il mio stesso pensiero ma più acuto, basato su altre esperienze ma con alla base lo stesso tipo di valutazioni, lo sto a sentire come sentirei un altro me stesso con una esperienza diversa dalla mia ma soprattutto più ampia della mia, è un dialogo dal quale imparo tante cose e che per me è affascinante, ho pensato che di ricatti morali da parte sua non ne ho mai ricevuti e mi sembrano assolutamente inconcepibili, ormai è totalmente al di sopra di queste cose, il suo vero punto debole è più che altro la tendenza alla malinconia, a una malinconia adulta tra il sorridere e il piangere che ricerca al fondo soprattutto un contatto emotivo, mi piacerebbe passare con lui tutto il mio tempo, quando non c'è non vedo l'ora di rivederlo e quando c'è mi sento al sicuro in un paradiso totalmente umano che non cambierei con nulla al mondo, la nota fondamentale che ho colto in modo molto significativo oggi è la sua intelligenza, l'intelligenza di una persona alla quale potresti affidarti totalmente con la certezza di non rimanere deluso. L'altro giorno in macchina dopo molta incertezza gli ho detto che giovedì ero molto giù di umore e che la sua telefonata nella quale in fondo abbiamo parlato solo della guerra mi ha fatto stare bene e che non mi sono sentito più solo, mi ha risposto "ma tu mi dici sempre cose belle..." e io mi sono sentito dentro una felicità indescrivibile, ero confuso e non sapevo che dire, la storia della telefonata l'avevo tenuta nascosta per giorni pensando che dirla sarebbe stata una cosa inopportuna e ho sentito come un senso di liberazione vedendo che, come in fondo ero certo che accadesse, lui capiva perfettamente quello che intendevo dire e mi rispondeva con affetto.
Oggi 26-1-91, sabato il suo amico di cui sono un po’ geloso torna dalla Spagna dove è rimasto un certo periodo con altri amici suoi, io non avevo programmi per il pomeriggio, ma solo una certa volontà di risentirlo e quasi una certa aspettativa, alle sei meno un quarto mi ha telefonato dalla stazione dove era andato ad aspettare il suo amico e mi ha chiesto se mi andava di vederlo alla stazione, sembra assurdo! ... ci sono andato più o meno correndo, mi ha detto che la mattina aveva sentito il suo amico al telefono e che crede che in realtà sia piuttosto interessato a lui, ma lui era indeciso, senza un coinvolgimento profondo e non sapeva se mettersi in questa avventura oppure no e il discorso non era fatto di parole ... era veramente piuttosto preoccupato o meglio perplesso avrebbe voluto potere prevedere le sue proprie reazioni a lungo termine, poneva come migliore delle ipotesi un "possiamo provare e vedere come va", tutte queste reazioni sono le sue reazioni caratteristiche fatte di incertezza di dubbi di continue indecisioni che lo fanno stare male e lo allontanano da cose più immediate e più concrete come lo studio, il lavoro e simili. Dice spesso che non si vuole impegnare e molte volte ho cercato di capire che cosa questo possa significare, probabilmente ha paura di rapporti stretti e stabili, paura di non poter scappare quando comincia a sentirsi legato a cose che gli pesano, può darsi che abbia ereditato queste insicurezza da un ambiente familiare nel quale i genitori non sono andati sostanzialmente d'accordo, più spesso sono portato a pensare che la vera categoria che non conosce è quella della stabilità, preferisce sognare, fantasticare di un ragazzo ideale che riesca a capirlo fino in fondo ma certo che di fronte alla realtà di fatto scappa ogni volta che gli capita una occasione concreta mentre rimane spesso a fantasticare e a giocare con i ricordi di ragazzi che non erano in realtà raggiungibili o che non ha conosciuto a fondo. Oggi era veramente teso, del fatto che mi ha telefonato sono stato contento ma avrei voluto vederlo più sorridente e con meno pensieri per la testa, quando parla di un ragazzo con entusiasmo sono io il primo a incoraggiarlo perché si vede che la persona gli interessa veramente e il fatto di essere incoraggiato sulla strada che vuole intraprendere gli fa piacere, però è difficile incoraggiarlo in una direzione nella quale lui stesso manifesta delle preoccupazioni di fondo, è per questo che sono stato piuttosto zitto anche quando mi chiedeva "tu che pensi?". Il fatto stesso di stargli vicino per un quarto d'ora alla stazione ha rimesso in moto il mio cervello e non riesco a togliermelo dalla mente, mi sento fiero del fatto che si ricorda di me che mi considera un amico vero e non censura i suoi discorsi quando ci sono io, del suo amico che è tornato oggi sono un po' geloso ma non è una cosa intelligente perché credo che lui abbia bisogno di amici per innamorarsene almeno a metà, persone che vivono in modo molto simile al suo e che sanno stargli vicino anche da altri punti di vista, in fondo può trovare altre note della vita affettiva e questo non può che fargli bene. Non posso dimenticare la sua immagine, è una cosa meravigliosa pensare che nella sua vita conto qualche cosa, e quello che mi impressiona è che questo è vero, non è un gioco della mia fantasia, è proprio una realtà che mi permette di vivere a un altro livello. Oggi domenica 27 per tutta la giornata non ho fatto che continuare a pensare al quarto d'ora passato alla stazione ieri sera e al pomeriggio di lunedì che spero di passare con lui, mi fermo a fantasticare di poter vivere vicino a lui ogni giorno, di sentire la sua voce che mi ha sempre tanto emozionato e rifletto sulle impossibilità di tutto questo, e non riesco a capirne il perché, eppure non ci sarebbe niente di assurdo... in ogni caso l'impossibilità mi sembra insuperabile ma la fantasia esiste lo stesso perché continuo a pensarci in continuazione, certe volte credo che la gelosia non si possa eliminare e che credere di averla superata non sia altro che l'accettazione di una realtà di fatto e non un sentimento genuino, tanto più che voler desiderare il suo bene indipendentemente da me mi pare un esercizio molto teorico di altruismo, è vero che per lui mi farei fare a pezzi ma vorrei almeno che se ne accorgesse, anche quello servirebbe a fare colpo e a sollecitare una sua risposta affettiva. Come sono fragili gli equilibri umani, cerchi una forma di autocoinvolgimento, costruisci una dottrina teorica del tuo stesso modo di reagire e poi ti accorgi che al di là di tutto l'intellettualismo c'è solo la semplice volontà di non perdere il proprio oggetto d'amore, non è tanto l'idea di rimanere solo che mi spaventa quanto quella di perderlo perché da lui ho avuto la risposta in assoluto più convincente di tutta la mia vita, il non volerlo perdere, che in fondo è un atto egoistico, mi porta perfino ad accettare una posizione marginale perché un comportamento meno prudente comporterebbe di fatto la possibilità di perderlo se non la certezza. Chissà poi perché ci si innamora.. io credo che sia il frutto di una domanda che trova una qualche risposta, in un certo senso che sia il frutto di una corrispondenza di una reciproca attenzione, non importa che i registri siano diversi, anche tra gay i registri sono diversi, la risposta che conta non è legata a nessuna cosa e a nessun avvenimento individuabile ma a una persona precisa nella quale si intuisce o si spera di trovare la medesima attenzione, lo so che non è possibile definire che cosa sia l'amore ma è proprio quello l'unica cosa che conta, è un desiderio di stare con, di stare vicino a, di ascoltare, di essere ricercati, di potere dare delle prove di sé e del proprio affetto in modo che questo si dimostri come essenziale, quando poi le risposte ci sono... allora dovrebbe essere il paradiso.

martedì 4 dicembre 2007

CIAO V87

Ciao V87,
ho appena letto il tuo commento al post “A caccia di ragazzi gay all’università”... è vero, i ragazzi gay si incontrano sono in internet dove resti sbalordito da quanti sono a dal tipo di persone che sono. Sono tantissimi e sono ragazzi superlativi. Poi vai nella vita reale... e che cosa trovi? Di ragazzi gay non ce n’è la minima traccia... sono spariti, si sono dileguati. E l’università non è certo il paradiso dei gay. In un certo senso potrebbe esserlo perché è il luogo ideale per incontrare ragazzi dai 19 ai 25/26 anni... ma è un posto dove dichiarasi è pericoloso e quindi nessuno lo fa. L’alternativa: vivere una storia affettiva importante con un etero in chiave di amicizia che altro non sarebbe che una forma di amore sublimato. Innamorarsi di un etero è un’esperienza comune per i ragazzi gay non dichiarati (ed è capitato anche a me e più di una volta) ma può essere un’esperienza frustrante non tanto perché la sessualità è vissuta in una dimensione di violenta sublimazione ma perché ci si può rendere conto di essere solo dei sostituti di altri oggetti d’amore che possono non essere effettivamente disponibili. Un discorso del genere si realizza talvolta anche quando si arriva ad avere un rapporto che coinvolge un vero e proprio contatto sessuale... Ricordo con sgomento il racconto che ho ascoltato in chat da un ragazzo che si illudeva di essere “il ragazzo” del suo amico perché aveva anche contatti sessuali con lui, poi, dopo le vacanze l’amico si è rifatto vivo e gli ha detto che non avevano più nulla da dirsi perché ormai aveva trovato “una ragazza vera”. In altri termini, accorgersi dopo anni di relazione anche a livello sessuale di essere stati considerati solo una “ragazza falsa” è veramente sconfortante! Devo dire per la verità che le relazioni che ho avuto con ragazzi etero, relazioni senza sesso ma con una dimensione affettiva profonda, sono state importantissime per la mia vita e in quelle situazioni non mi sono mai sentito strumentalizzato, ma anzi mi sono sentito amato in modo autentico e totalmente disinteressato. Certo se i gay fossero riconoscibili si eviterebbero moltissimi problemi e la vita affettiva di moltissimi ragazzi gay sarebbe molto facilitata ma si tratta di ipoesti di pura fantasia. Sta di fatto che i gay, tutti i gay, ragazzi e non, hanno paura e che l’intolleranza sociale, tramite questo meccanismo di timore, irriconoscibilità e solitudine, si riflette pesantemente nella vita affettiva di tantissime persone condizionandola al punto da condannare di fatto alla solitudine moltissimi ragazzi gay che non se la sentono, o di fatto non possono, rischiare il coming out. Essere gay è difficile!

martedì 30 ottobre 2007

DIFFICILI RAPPORTI TRA GAY DICHIARATI E GAY NON DICHIARATI

Riproduco qui come post un interessantissimo commento di Salvatore (su Progetto Gay), in modo che tutti possano leggerlo facilmente e possa essere corredato di un titolo e di tag adeguati a renderlo facilmente reperibile in rete perché la storia è emblematica. Dopo la storia di Salvatore aggiungerò quello che penso delle situazioni che la storia descrive.
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Grazie, spero sempre di poter contribuire a questo blog, raccontando le mie esperienze personali, sempre attento nella ricerca di un equilibrio interiore che spesso può sfuggire.
Giuseppe, oggi ti parlerò di lui, simbolo di tutti quei gay giovani e non, che non riescono ad accettare la propria condizione di omosessuale. Lo incontrai una sera d'estate nel caos del Sabato sera di una discoteca, e credo che lui non sia mai stato così bello come quella sera (scusami la parentesi). Da quel giorno decise di insinuarsi nella mia vita con sottile maestranza. Cominciò a frequentare il mio atelier, prima da cliente, poi le sue visite furono sempre più frequenti, finché non mi chiese cosa aspettassi ad invitarlo a uscire. Allora lui aveva 19 anni , e io 26, quindi con la responsabilità di un ragazzo più maturo, decisi di compiere il primo passo, anche se per me era difficile lasciarmi andare o fidarmi; ero appena tornato da Milano, e avevo ancora l'amaro in bocca per quei fatti vissuti di cui ti ho già accennato. Lo chiamai; mi rispose la madre, e dopo un pò sentii un rumore di zoccoli di legno in corsa; era lui che si precipitava al telefono, strozzandosi con un boccone in gola perché stava pranzando, colto probabilmente da emozione. Parlava a singhiozzo, ma comunque lo invitai ad uscire. Da quella sera cominciò a circuirmi con molta naturalezza, stavamo bene insieme, anche se mi sembrava di capire che mi stava allontanando dai miei amici, e la sera ormai si usciva sempre da soli. Cominciai a chiedermi perché, cosa volesse, io ero un gay dichiarato, ma lui non mi aveva ancora parlato della sua vita sentimentale, e io non mi permettevo di chiedergli nulla. Eravamo sempre più soli, e creava sempre le condizioni perché restassimo da soli, in più cominciai a notare il suo imbarazzo, se qualche conoscente ci trovava insieme in un ristorante o in un locale. Così per mesi, e ormai eravamo un'anima e un corpo. Ma io soffrivo terribilmente, perché non capivo, finché un giorno decisi di parlare perché non potevo più continuare così e gli chiesi:"Perché? Io voglio sapere cosa stiamo facendo, perché usciamo di nascosto come dei ladri? Perché? Cosa vuoi da me"? Mi assicurò di volere solo la mia amicizia, di non essere gay, e che il suo disagio era dovuto alle dicerie della gente che nei piccoli paesi di provincia, non fanno altro che sparlare, e che non aveva nessuna intenzione di rinunciare a me, perché ero un amico di cui non avrebbe potuto fare a meno. Gli sottolineai che se non fosse gay, non avrebbe avuto motivo di imbarazzarsi, visto che aveva scelto di essere mio amico, e se non aveva nulla da nascondere. Comunque considerando la sua giovane età cercai di assecondarlo per dargli il tempo di capire e di maturare. Ma le cose andarono sempre peggio, notai che diceva molte bugie, finché gli chiesi di non farsi più vedere. Andò in forte depressione, ed io non potevo sopportare che stesse male, così, convinto anche da una nostra amica, ripresi il mio rapporto con lui. Ormai avevo perso la logica di tutte le cose, stavo rasentando la pazzia, versai più lacrime di quante ne avessi, e a volte svenivo per la mia stanchezza mentale. Nonostante lo avessi perdonato, il suo comportamento era sempre più provocatorio, finché un giorno mi accorsi che mi stava usando come specchietto per le allodole; in realtà aveva delle relazioni sessuali con altri omosessuali omertosi, che gli salvavano la reputazione. Lui mi amava, lo so, spesso approfittava di un movimento casuale per sfiorarmi con una mano, ma la mia libertà e il fatto che io fossi dichiarato, lo spaventavano. E' inutile descrivere il mio dolore. Lui aveva deciso di viversi la nostra storia platonicamente, ma io stavo morendo lentamente. Quel giorno che decisi di liberarmi di lui per salvarmi, ho avuto l'impressione di morire, ma dovevo farlo. Ci sono voluti anni perché io lo dimenticassi. Racconto questa storia perché vorrei dire a questi ragazzi che non riescono a convivere con la propria condizione omosessuale, di farsi coraggio e di esprimere liberamente i propri sentimenti, se no, come il mio amato Giuseppe, potreste fare del male, molto male.
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Innanzitutto ringrazio Salvatore per la storia che ci ha voluto proporre, che non è una storia insolita tra ragazzi gay. Se per un verso capisco perfettamente il punto di vista di Salvatore e probabilmente in una situazione analoga avrei agito più meno nello stesso modo, ci tengo a ribadire un concetto. Un gay dichiarato si trova in una situazione molto diversa da quella in cui versa un gay non dichiarato. Dichiararsi o meno non è solo una questione soggettiva e non si può riportare al maggiore o minore coraggio del singolo, le variabili ambientali sono tante e spesso sono realmente determinanti al di là dei desideri dei singoli. Ho incontrato ragazzi che si sono dichiarati non per scelta me perché non potevano farne a meno perché ormai già individuati come gay a seguito, diciamo così, di errori di strategia nel loro nascondersi, e ho trovato ragazzi dichiarati in via assolutamente spontanea fin da quando si sono resi conto di essere gay, perché in fondo vivevano in una specie di isola felice in cui l’omosessualità era considerata una cosa normale. Nel bene o nel male il coming out è liberatorio ma in ambienti non idonei è molto pericoloso e il rischio di linciaggio morale esiste eccome. Su questo ho sentito raccontare e ho visto con i miei occhi cose raccapriccianti. Vorrei dire che i ragazzi che non si dichiarano possono avere fondatissimi motivi per non farlo e spesso i ragazzi gay dichiarati, quasi dall’alto delle loro condizione, diciamo così di libertà, non tengono conto che, in particolare per un ragazzo di 19 anni, in un ambiente come quello di un piccolo paese, il coming out può essere angosciante e al limite veramente distruttivo. Chi, in un modo o nell’altro, ha fatto il passo del dichiararsi si dimentica facilmente delle difficoltà che lui stesso in prima persona ha passato rima di decidersi, se la cosa è derivata realmente da una scelta e non da condizioni esterne determinanti. Devo dare atto a Salvatore che la storia che ha raccontato non lascia trasparire nessun giudizio circa il comportamento di Giuseppe (e questo è un segno d’amore) e mostra che, spesso, i ragazzi non dichiarati o anche quelli che scelgono la via dei lunghi e ambigui approcci platonici possono non rendersi conto che con il loro comportamento infliggono sofferenze pesanti a chi vorrebbe maggiore chiarezza e scelte determinate. In realtà quelli di Salvatore e di Giuseppe sono due diversi modi di essere gay. Nella mia vita ho incontrato ragazzi come Salvatore e ragazzi come Giuseppe ed effettivamente non ho potuto osservare rapporti sereni nel tentativo di far convivere modi di essere gay molto diversi. Ciò che mi pare fondamentale in ogni caso è la chiarezza almeno all’interno della coppia o all’atto delle costituzione di un rapporto affettivo serio. Capirsi fino in fondo, cioè capire l’uno le esigenze vere dell’altro, è fondamentale. I rapporti poco chiari, quelli giocati sul detto e il non detto, sul sottinteso, sulle interpretazioni, sono in sostanza dei defatiganti esercizi di pazienza che logorano un rapporto già prima che si comprenda di che cosa si tratta. Per i gay la chiarezza reciproca nella vita affettiva è irrinunciabile.

domenica 7 ottobre 2007

DIFFICILE DIALOGO TRA GAY

Chi conosce il mondo gay in modo diretto ha messo da parte da un pezzo tutte le mitologie che sono state create sull’incontro gay dalla letteratura e dagli stessi gay che vogliono pretendere di aver fabbricato un mondo a parte, in qualche modo migliore. Una delle prime certezze mitiche a cadere è quella della facilità dei rapporti personali tra gay. In effetti non ho visto frequentemente rapporti tra gay senza complicazioni, almeno all’inizio. Vorrei precisare che non mi sto riferendo ai rapporti strettamente correlati al sesso, cioè a rapporti tra persone che condividono una intimità sessuale, anche se anche pure in quel campo le cose non sono sempre semplicissime, qui intendo riferirmi in particolare ai contatti di tipo più superficiale. Le vere amicizie appartengono ad un’altra sfera, quella nella quale le incomprensioni sono ormai un problema superato. Parto da un’osservazione. E’ comune sentire che esista una specie di radar gay che ciascun gay sviluppa in modo quasi automatico in conseguenza della sua necessità di cercare il simile in mezzo ad una popolazione dove il simile si nasconde (con la segreta speranza di non essere trovato dalle persone sbagliate e nello stesso tempo di essere trovato dalle persone giuste). Questo radar, se vogliamo, ha una sua indubbia utilità anche se i suoi errori sono talvolta clamorosi e imbarazzanti. In funzione di questa continua ricerca del simile, che tuttavia ha una base spiccatamente sessuale, si sviluppa una specie di equazione mentale: gay = sesso, questa equazione, comunissima tra i gay, è profondamente interiorizzata e la difficoltà di avviare rapporti di amicizia tra gay in giovane età ne accentua il peso. Ogni ragazzo è visto in chiave di possibile partner sessuale, o almeno quella è la prima e immediata chiave di lettura. Rilevo, per esempio che quando ho avuto occasione di parlare con ragazzi dichiaratamente gay che sapevano chi ero, si finiva quasi inevitabilmente a parlare di sesso. Per ragioni di età, i ruoli erano fissi e non sussistevano possibilità di coinvolgimento diretto, ma se io avessi avuto 30 anni di meno, la deriva verso un contatto di tipo sessuale sarebbe stata inevitabile, con tutte le conseguenza che queste cose hanno quando sono prese superficialmente. Voglio dire che l’equazione profondamente assimilata dai ragazzi gay: gay = sesso finisce per essere condizionante e per rendere molto più difficile un contatto di tipo non sessuale. In qualche modo l’idea che la sessualità sa il centro della vita gay sempre e comunque sembra un’idea molto radicata e quando un gay incontra un altro gay (specialmente se ne incontra pochi o pochissimi) la lettura dell’incontro in chiave sessuale è inevitabile. Questi fenomeni sono particolarmente accentuati negli incontri che si fanno in Internet, luogo in cui, se l’anonimato favorisce, o dovrebbe favorire l’essere se stessi, lo tesso anonimato consente giochi di ruolo e di identità che nella vita reale sono impossibili. In qualche modo, conoscere una persona senza l’etichetta di gay e magari apprezzarla per altri motivi e rendersi conto successivamente che si tratta di un gay, favorisce un contatto personale più generico che impedisce poi la lettura del rapporto in chiave sessuale. Le persone che mi hanno voluto bene non mi hanno voluto bene “perché ero gay” ma “perché ero io” e poi hanno accettato il fatto che fossi gay, perché, in fondo si può volere bene solo alle persone, non alle etichette, se sulla persona c’è anche l’etichetta gay si accetta l’etichetta perché è su “quella” persona o si è addirittura più contenti di quella persona perché c’è l’etichetta, ma non si può amare una persona “essenzialmente” per l’etichetta di gay che c’è sopra, che non è in fondo una connotazione di tipo individuale. In un commento ho trovato un riferimento a brutte esperienze fatte negli incontri tramite internet (adesso non cito più i messaggi di altri alla lettera), cioè a persone (veri delinquenti) che hanno cercato di costringere ragazzi giovanissimi a fare quello che non volevano, il post si concludeva osservando che cose del genere, nel mondo gay, purtroppo esistono realmente. Il che significa che come in ogni tipo di sottoinsieme sociale, nel mondo gay c’è di tutto e quindi l’etichetta gay non è affatto una garanzia sotto il profilo morale. Io stesso, girando in internet, trovo delle interpretazioni dell’essere gay che non posso accettare sotto nessun profilo anche se ne trovo altre che mi sembrano veramente molto simili alle mie. In fondo io amo le persone che hanno principi morali simili ai miei, se sono gay tanto meglio, ma un gay che ragioni in modo molto diverso dal mio preferisco non conoscerlo affatto. Il mondo gay è un mondo complesso che rispecchia sotto molti spetti la complessità della società di cui è un sottoinsieme. C’è una cosa che in realtà osservo molto spesso, la tendenza a dare valore al sesso senza affettività, al sesso in cui chi è il partner non è poi così essenziale. Francamente, se posso capire benissimo che uno sia libero di sbrigliare la fantasia in ogni direzione e di costruirsi tutte la fantasie masturbatorie possibili e immaginabili, credo nonostante tutto che il senso profondo di un contatto emotivo intimo con un’altra persona, anche a livello sessuale, se la cosa viene da sé ed è pienamente accettata, sia realmente una realtà di un’altra dimensione. Non lo dico per fare un’affermazione di principio ma perché l’ho sperimentato. Sentirsi amati per quello che si è, anche quando si sbaglia, anche quando ci si comporta in un modo stupidamente aggressivo, anche quando si fa del male senza nemmeno rendersene conto, è una cosa bellissima che permette una crescita morale. Si esce da un mondo affettivo egoistico e si entra in una dimensione d’amore che è un vero dono si sé all’altro. Chi è passato per un’esperienza del genere sa che cos’è la felicità e non la cambierebbe per nulla al mondo.

giovedì 27 settembre 2007

AMORI GAY SENZA AMORE

Il dialogo che segue è ripreso dal diario di uno dei due protagonisti (il più giovane), che ha cercato di riportare la scena con la massima fedeltà. Un ragazzo di 21 anni propone al suo amante trentenne di fare l’amore con lui, ma il ragazzo più grande deride il più giovane in modo sarcastico e il loro rapporto finisce così.

- … Che pensi? … Dimmelo, ti prego… dimmelo!
- Non lo so… che ti devo dire? … non lo so… forse piacerebbe pure a me ma non adesso.
- Perché dici “forse”?
- Va bene, piacerebbe pure a me… ti sta meglio così? … Va bene… sì… mi starebbe pure bene… che vuoi che ti faccio la serenata? Che vuoi che mi metto le mutande rosse? Adesso non mi va! Tu sei un ragazzino con queste cose c’hai le fisse! Però io adesso non me la sento… non lo so, c’ho altre cose per la tesa io! …adesso non te la prendere, non fare il cane bastonato… ma che t’ho detto in fondo? … Quando fai così mi fai rabbia! E cerca di crescere! E cerca di darti una mossa! Tanto la gente non sta mica tutta aspettando a te perché tu sei bello! Adesso non mi va! … e basta, è solo questo… e dai! Parla! Non fare quella faccia! Dilla una parola! Sempre a frignare! Lo sapevo io che non mi dovevo mettere coi ragazzini!
- Io non ho niente da dire… quello che dovevo dire l’ho detto… che altro devo dire? … Devo dire che sono contento? … No! Non è vero… ma non fa niente… come mi sento io non fa mai niente, ci sono abituato, è sempre stato così…
- Senti adesso non fare tante storie…
- Non le faccio… ma certo che non te lo chiedo più… perché tu tanto non capisci niente e pensi solo ai cavoli tuoi! Ma tu ti sei ricordato che esisto? … Sì, quando ti gira, e poi è finito, poi mi puoi pure buttare via…
- E basta con questi toni da vittima! Così sembri proprio il gay melodrammatico… il cucciolotto minacciato dall’orco! Basta con le scene madri! Mica ti ho detto che ti mollo…
- Ammazza! Che bella espressione che hai usato! Sei tu che molli! Vero? …
- Senti vogliamo andare a fare due passi?
- Io non ci vengo… ma che ci vengo a fare? A me del gelato non me ne frega niente … e in fondo nemmeno di te… Ma perché devo passare la vita a correrti appresso? Non ci vuoi stare? Ma che aspetti? Qui non ci sono trappole, la porta è aperta e te ne puoi andare quando vuoi! Se te ne vai però te ne devi andare definitivamente! Qui non ci puoi stare solo a fare il comodo tuo! Io non sono il servo di nessuno! Non sono il bambolotto di nessuno! … Io non voglio le degnazioni di nessuno! … Nessuno si deve sacrificare per me! … E poi io il sacrificio tuo non lo voglio! Io la degnazione tua non la voglio!
- Ah! … Allora Eleonora Duse è entrata nella parte!
- Te ne voi andare? Vattene no! Ma che stai a fare qui? Stai a fare la predica a me?
- Ma guarda che tu col vittimismo sei un maestro… sei sempre tu la vittima! … e il cattivo sono io! Ma è troppo comodo! Prima o poi uno peggio di me che una bastonata te la dà veramente lo troverai… e allora ti ricorderai di tutte le scene che hai fatto… Ma tu che vai cercando? Ma tu dici una cosa e io devo dire di sì? Ma ti sei guardato allo specchio? Ma lascia perdere! Ma che ti sei messo in testa che a te ti vengono le fantasie e io devo stare agli ordini tuoi!
- Tu sei proprio viscido, fai proprio schifo! Ma perché mi devo umiliare di fonte a un imbecille come te? Ma perché? Ma io ne trovo altri cento… e se non li trovo ne faccio a meno, ma io con te non ci voglio stare più, non ti meriti niente, per te l’amore significa che mi devi schiacciare, che mi devi umiliare, che devi fare vedere che il padrone sei tu! Ma non ti rendi conto di quanto è schifoso un modo di fare del genere? Tu non vuoi bene a nessuno… io ti voglio bene e tu te ne approfitti … ma è mai possibile che mi devi trattare così? Io che ti chiedo? Un abbraccio… e mi vergogno pure di chiedertelo! E tu che fai? Mi dici di no! Cominci tutta la tua tiritera di se, di ma e di però… bello! Aria!
- Ma che dici? Ma quante stupidaggini dici? Ma tu lo sai benissimo come stanno le cose…
- E come stanno? Dillo! Dillo come stanno le cose! Perché tu c’hai paura pure di dirla quella parola!
- Sesso! L’ho detto! Non c’ho paura di niente io!
- Lo vedi che sei fissato! No! … Ma quale sesso! A te la parola che dico io non ti passa nemmeno per l’anticamera del cervello… Amore! La parola è amore! Ma quando mai tu hai parlato d’amore, tu di sesso sai tutto ma tu d’amore non ne capisci niente! Ma quando mai tu hai voluto bene a qualcuno? Ma quando mai tu hai voluto bene a me? Dimmelo! Ma quando mai tu mi hai detto che mi volevi bene? Ma quando mai ti sei accorto che io ti volevo bene? Tu non sei proprio capace di volere bene a nessuno…
- E basta! Guarda che me ne vado veramente! Adesso mi stai proprio facendo girare le scatole!...
- E vattene! Ma che aspetti?
- E non fare tutta questa commedia che un po’ di sesso se non lo fai con me lo puoi fare da solo!
- Ma quanto sei odioso! Vattene! Vattene! Basta!
- Va be’ e quando avrai bisogno di me impiccati! Stupido
!

domenica 16 settembre 2007

AMORE FISICO GAY E SUBLIMAZIONI

Una cosa mi sconcerta un po’ su questo blog, si parla più che altro di rapporti gay etero, non solo di amicizia ma anche d’amore gay etero, ma di amore gay gay se ne parla poco. Voglio essere cattivo: ma non è che perché in un rapporto gay gay c’è di mezzo il sesso non sublimato la cosa viene piano piano messa fuori della porta? Scusate, con tutto il rispetto per gli etero, contro i quali io no ho proprio nulla (anche io ho ottimi amici etero) ma volete mettere la differenza che c’è tra un’amicizia bella per quanto possa essere, la potete pure chiamare amore, se volete, è un abbraccio vero, forte stretto, corpo nudo contro corpo nudo... Sono cose senza paragoni, ve lo dico perché io ho provato tutte e due le cose e mi stanno benissimo tutte e due ma quando mi trovo col mio ragazzo mi sento completo in un altro modo, senza sublimazioni. Va bene, posso pure capire che con certi etero ci si stia bene e che ti possano pure voler bene, ma ci sono dei limiti, con un ragazzo gay l’identificazione può essere totale, dico può essere perché in qualche esperienza concreta con ragazzi gay non è stata poi una cosa così esaltante, ma quando ho trovato il ragazzo giusto il mondo per me è cambiato, di sublimazioni con gli etero o di adattamenti con i gay che mi andavano bene solo a metà non ce n’è stato più bisogno. Io il contatto fisico con il ragazzo che amo non lo cambierei con nulla al mondo, non è una sublimazione, lo senti che c’è e c’è proprio in un altro modo, insomma non dite che gay etero è meglio che gay gay, perché non è vero, almeno se trovi il ragazzo giusto non è vero, io col mio ragazzo non mi limito a parlare d’amore, che per quanto sia bellissimo è una cosa che ti lascia deluso dentro, perché vorresti di più e non lo puoi avere, anch’io mi ero innamorato di un etero e nemmeno una volta sola, non erano cose stupide per carità, ma quando avevo davanti un ragazzo al quale volevo bene, perché io a questi ragazzi, a quelli etero dico, volevo bene, avevo voglia di toccarlo, di baciarlo di tenerlo per mano e invece mi dovevo stare tranquillo, per un po’ l’ho fatto, ma non poteva continuare così, non ce la facevo proprio, ma come puoi parlare di sesso con in ragazzo di cui sei innamorato e pensare di finirla lì perché lui è etero? E’ ovvio che bisogna finirla lì ed è già tanto che in qualche modo ti vuole bene, succede, lo so benissimo che succede, ma non mi basta, mi sembra di fare una scelta castrante, se qual ragazzo fosse gay la felicità forse sarebbe totale, ma non è, e francamente mettere tra parentesi la sessualità concreta è una cosa che non riesco a concepire, certe cose per me adesso sono necessarie come l’aria, qualche anno fa ne potevo pure fare a meno ma adesso no, adesso non ne posso fare più a meno, perché quando certe cose ti rendi conto che esistono e che sono possibili, l’idea di tornare indietro e di rinunciarci ti sembra una totale follia. Lo ripeto, io non condanno mica quelli che si contentano delle sublimazioni, ma non mi dicano che lo fanno per amore! Insomma, parliamoci chiaro, secondo me lo fanno perché non hanno trovato l’occasione giusta o perché per loro, in concreto, l’altra strada quella vera, quella giusta, quella gay gay, per qualche ragione non è praticabile. Il mio ragazzo si chiama Màrtin ed è di origine tedesca, l’ho conosciuto ad una corsa ciclistica a Milano, in una domenica di sole, che se devo pensare al paradiso lo posso pensare solo così, io arrivo, mi registro, predo il numero e Màrtin sta davanti a me io uno così non l’avevo mai visto, non lo avrei nemmeno saputo descrivere, ma era dolce, questa era la cosa mi colpiva di più, sorrideva in modo dolcissimo, sembrava più giovane dei 21 anni che aveva. Era proprio davanti a me e scambiare due parole è venuto spontaneo, anche la voce era dolcissima, profonda ma molto giovanile, mentre parlava sorrideva e strizzava gli occhi. Io ho pensato: se questo è etero va a finire che mi innamoro un’altra volta di un etero, ci siamo seduti sull’erba, io lo volevo guardare dritto negli occhi ma mi vergognavo perché lo conoscevo da pochissimi minuti e non lo volevo spaventare, quei minuti di conversazione dovevano assolutamente continuare. Màrtin ha aperto la sacca e mi ha passato una mela io l’ho presa e l’ho addentata, lui ha spalancato gli occhi e io ho fatto una faccia buffa perché mi veniva da ridere ma non potevo perché avevo i denti incastrati nella mela. Poi è suonata la campana della partenza. Io temevo di perderlo ma non è stato così, non abbiamo fatto non una corsa ma una passeggiata in bicicletta camminando sempre uno vicino all’altro. Màtrin aveva i capelli biondi tagliati cortissimi, aveva un corpo meraviglioso, non lo so se queste cose si posso dire qua, ma era così, ma quando voi guardate un ragazzo guardate l’anima? No! Anche l’anima, per carità, ma dopo, prima guardate come è fatto e volete vedere esattamente come è fatto e come stavamo noi, in tenuta ciclistica, il corpo era in piena evidenza, insomma più lo vedevo pedalare più mi piaceva e lui ogni tanto (ma piuttosto spesso) si voltava verso di me e mi sorrideva o mi faceva delle smorfiette deliziose, io sentivo che stava succedendo qualche cosa, lo percepivo in modo esatto. Dopo quasi tre ore siamo ritornati alla base, erano arrivati quasi tutti ormai, eravamo sudatissimi, abbiamo riconsegnato i pettorali e ripreso gli zaini, poi ci siamo allontanati insieme, io avevo una paura terribile che potesse finire tutto così e mi sono fatto venire il coraggio della disperazione e gli ho detto chiaro ma con una voce che mi tremava per l’emozione: “Màrtin, mi sono innamorato di te, ti posso abbracciare?” Lui mi ha subito sorriso e mi ha fatto cenno di sì con la testa... e io non c’ho visto più, l’ho abbracciato strettissimo, l’ho proprio sollevato fa terra, lui mi ha buttato le braccia al collo e gli ho fatto fare un giro di 360° senza che poggiasse i piedi per terra. La gente vedeva ma non diceva niente, e poi qualunque cosa avesse detto, per me sentire che Màrtin era fisicamente tra le mie braccia e ci voleva stare ed era proprio felice di starci... era una sensazione così inebriante che il mondo intorno non lo vedevo proprio. Ormai il ghiaccio era rotto e non c’era più bisogno di fingere, è venuto a casa mia e abbiamo fatto la doccia insieme, sì, insieme. Ma scusate, ma di che vi scandalizzate? Ma voi pensate che ci sia qualcosa di più bello del fatto di non avere segreti l’uno per l’altro nemmeno a livello fisico? Per me quello è il massimo, tutto il resto in confronto è una scelta di serie B. Io voglio ribadire che pure io pensavo che i rapporti gay etero fossero il massimo, ma lo pensavo prima di conoscere Màrtin e ormai non lo posso pensare più. Io e Màtrin non possiamo vivere insieme perché la sua famiglia non lo accetterebbe. Ci vediamo un giorno sì e uno no a casa mia, quando è il giorno che non vedo Màrtrin il tempo non passa mai, quando sto con lui il tempo vola e il desiderio di stare con lui non è una cosa vaga, no, è una cosa fisica, fortissima, se non lo vedo ci sto proprio male ma se lo vedo vado in estasi e prima a me cose del genere non erano mai capitate. Sono stato fortunato lo so ma vi posso solo augurare che vi capiti una fortuna come la mia. Ciao e grazie di essere stati a leggere!