lunedì 17 maggio 2021

AMORE GAY LIBERO E CONVIVENZA

  Caro Project,

ho 34 anni e per la prima volta mi sono innamorato di un ragazzo. Sono stato con diversi ragazzi, ho fatto sesso con loro ma non ne ero realmente innamorato, ma da poco più di un anno mi sono innamorato ed è proprio una cosa diversa. Prima pensavo a che cosa potevo avere io da quei ragazzi, adesso penso a che cosa posso fare io per il ragazzo che amo, non cerco un contraccambio da lui anche perché quel contraccambio c’è, e pure sovrabbondante, senza che io lo chieda, almeno per il momento, comunque sono proprio felice che esista uno come lui. Non è un santo, ha i suoi difetti, qualche volta mi tratta in modo brusco ma con amore, almeno io penso che sia così. Non fa calcoli sui sentimenti, non è ipocrita, me lo sono trovato vicino ogni volta che ne ho avuto bisogno, mi ha preso sul serio fin da subito, tre cose di lui mi hanno conquistato, l’intelligenza, il rispetto degli altri e l’immediatezza.

È un ragazzo bello, ma non è quella la nota che lo caratterizza, di belli ce ne sono tanti. Ha avuto una vita difficile e ha una capacità singolare di penetrare l’animo umano, di leggere nei sentimenti del suo interlocutore. Non giudica, non condanna, ha bisogno di capire, è capace di amare in un modo adulto che per me vuol dire non possessivo, mi ha sempre lasciato completamente libero, non mi ha forzato in nessun modo, nemmeno minimo. Non cerca di mettere in pratica un codice di comportamento imparato dalla pornografia, ma presta attenzione al suo ragazzo, o meglio al ragazzo con cui sta in quel momento, cerca di capirlo, di andare nella sua direzione.

Sa che sono innamorato di lui e non ha o sembra non avere paura che il mio volergli bene possa essere per lui un freno. Lui sa che è amato per quello che è e non per quello che fa o che potrebbe fare, che non ci sono condizioni di nessun genere. Sa che da lui mi aspetto solo spontaneità, senza obblighi di alcun tipo, ed è per questo che ci vogliamo bene, è una scelta nostra momento per momento. La scelta di stare insieme come coppia è sempre reversibile, quella di volerci bene e di rispettarci è assolutamente irreversibile. È un tipo di uomo che mi piace, e non parlo solo del fisico, uno come lui è un modello da seguire, eppure è una persona che ha le sue fragilità, le sue insicurezze. Non è un modello di coraggio o di forza d’animo e nemmeno di coerenza, ma è un modello di equilibrio, in lui trovo tutto quello che mi serve, o quasi: l’accondiscendenza e la capacità di fermarmi e di dirmi di no, il buon senso nelle decisioni, la pazienza ma fino a un certo punto, e soprattutto la dolcezza, l’assenza totale di aggressività, che è una cosa che io apprezzo moltissimo.

Mi ha detto che prima non era così, che scattava, che reagiva malissimo ma poi è cambiato quando abbiamo cominciato a stare insieme perché ha visto che io non mi arrabbiavo mai con lui, e poi dice che adesso non è aggressivo perché si sente pacificato dentro. Effettivamente noi non abbiamo mai litigato, non abbiamo mai alzato la voce. Lui mi ha voluto e non ho nemmeno capito perché, ha voluto proprio me, o meglio anche me, non solo me, ma a nessuno di noi due è mai venuto in mente di abbandonare l’altro, almeno questo è quello che io penso.

Tra noi vige una regola non scritta: nessuno di noi due fa domande all’altro sulla sua vita sessuale al di là del nostro rapporto, questo non significa che non parliamo delle altre relazioni, se vogliamo chiamarle così, che abbiamo o che abbiamo avuto, ne parliamo spontaneamente se ci va, ma se ci vogliamo tenere il nostro privato possiamo anche tenercelo per noi e non crollerà nulla. In realtà parliamo o meglio abbiamo parlato molto di queste cose e non ci sono state mai gelosie né da parte sua né da parte mia. Io so che lui ha avuto e forse ha anche altri ragazzi, non me lo ha mai nascosto. Gli unici problemi (e non sono problemi da poco) sorgono per la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili ma sulla sua onestà su questo punto ci metterei la mano sul fuoco. Quando ha avuto qualche dubbio me lo ha detto e non ci siamo visti finché non ha fatto il test, attualmente non parla più di altri ragazzi, non so se ci siano ancora altri ragazzi nella sua vita, ma sarei portato a pensare che non ce ne siano. Lui sa che io ho solo lui ormai da quattro anni e quindi sta tranquillo.

Non avevo mai desiderato la presenza di un ragazzo come desidero la sua, anche per il sesso, ma più che altro per quella forma di complicità senza parole che si forma soprattutto sul piano sessuale, per quel capirsi al volo, per quel conoscersi a fondo e fidarsi uno dell’altro. Quando ci incontriamo, che, in fondo è ancora adesso una giornata intera alla settimana, dedichiamo molto tempo al sesso e il minimo indispensabile a dormire e a mangiare. In genere non riusciamo a parlare in quelle situazioni, è come se ormai il sesso fosse una cosa scontata e parlare tra noi lo fosse molto meno, quando ci separiamo è il momento peggiore, ma non nel senso che ci dispiace separarci, a quello ormai ci abbiamo fatto l’abitudine, ma nel senso che non ci diamo mai l’appuntamento per la volta successiva e non perché è una cosa scontata, ma proprio perché non lo è affatto. Un appuntamento è un vincolo, un punto di riferimento, diciamo un limite alla libertà, e noi dobbiamo garantirci reciprocamente la nostra libertà, oggi stiamo insieme, ma non è scontato che staremo insieme anche il prossimo fine settimana.

Se c’è una cosa che mi manca nel contatto con lui è proprio il fatto di parlare senza paura, di infrangere la regola della libertà. Se gli dicessi “ti voglio bene!” in qualche modo darei l’impressione di volerlo vincolare al fatto che gli voglio bene, pretendendo qualcosa in cambio. Mi manca la sua presenza quotidiana, il colloquio sulle banalità. Noi non ci sentiamo praticamente mai nel corso della settimana e ci vediamo solo il sabato sera. Vorrei fare con lui anche le cose banali, vorrei condividere il quotidiano, ma non mi manca per ragioni oggettive ed esterne, mi manca perché temo che provare a condividere anche il quotidiano sposti un po’ l’asse del nostro rapporto dal sesso, che al momento ne è il vero centro, alla condivisione di tutti gli aspetti della vita, e non so se lui vuole veramente una cosa simile.

Quando sto con lui mi viene spesso una riflessione, le dichiarazioni fatte a parole hanno una valenza generale, sono come dei teoremi, il sesso è una cosa fisica, concreta, è l’applicazione di alcuni di quei teoremi al caso particolare, questo vuol dire che contano più le eccezioni che le regole. Il sesso non obbedisce a regole generali, è assolutamente soggettivo, riguarda il nostro rapporto con una singola persona e in un preciso momento, non e ripetibile, non è generalizzabile, non è prevedibile. Le variabili sono così numerose e così poco conosciute che alla fine si deve rinunciare ad ogni proiezione e ad ogni previsione.

Molti considerano il sesso come un modo per capire un’altra persona, ma in realtà quando si vive veramente il sesso con un’altra persona ci si rende conto della complessità della sessualità e della sua dimensione sostanzialmente incomprensibile. Alla fin dei conti io non so nemmeno che cosa spinga me a vivere la mia sessualità insieme con lui, come posso capire che cosa spinge lui a stare con me? Con me e non con un altro, almeno in quel momento. E anche se posso dire che c’è condivisione reale e trasporto reciproco, la spontaneità è comunque frenata. Non è mai possibile capire realmente i desideri e i limiti del tuo compagno. Da qui l’incertezza, la tendenza a frenare a non correre troppo, il senso del limite, e questa potrebbe essere una delle ragioni che rende il nostro rapporto comunque stabile.

È bello quando ci incontriamo il sabato, sono momenti di entusiasmo, l’armonia sessuale c’è, ma è difficilissimo andare oltre, e poi quando ci separiamo cominciano ogni volta i giorni dell’attesa, giorni che sono di vera solitudine, in pratica lunghe pause tra due giorni di vita, giorni vuoti, in cui tornano a galla mille pensieri, giorni in cui penso che quello che vorrei è altro, che lo vorrei vedere felice di stare con me tutti i giorni, vorrei potermi svegliare e trovarlo al mio fianco, vorrei preparargli la colazione, vorrei – sembra un paradosso – perfino litigare con lui in modo forte e aggressivo e poi fare la pace, e invece c’è la paura di sbagliare, di eccedere, e allora non si dice nulla, perché c’è sempre il dubbio: lui sarebbe o no disposto a costruire un rapporto diverso, più affettivo, non dico meno sessuale, ma più affettivo?

Io avverto il distacco tra i momenti di coinvolgimento sessuale nei quali è totalmente coinvolto e quelli molto più freddi del dopo-sesso, nei quali non si scherza mai e si parla pochissimo, quasi come se si pensasse “da entrambe le parti” di avere fatto qualcosa che in fondo non si doveva fare. Ho osservato col passare dei mesi che nei rapporti sessuali ci sono stati dei cambiamenti. All’inizio i limiti erano strettissimi: niente coccole che sanno troppo di affettività, ma solo sesso e niente altro, non voleva che gli passassi le mani tra i capelli o che gli toccassi la barba, poi piano piano ha superato queste cose, adesso mi permette di accarezzarlo, ma lui con me non lo fa, se le carezze sono esplicitamente sessuali allora le accetta, ma se sono semplici gesti di affetto, devo stare attento a non insistere troppo perché la cosa potrebbe dargli fastidio.

Non è che non ci si voglia bene, ma penso che lui non sia abituato ai gesti affettuosi, che quelle cose in qualche modo lo spaventino, che le senta come qualcosa di aggressivo, di troppo libero, di non codificato, che le senta come un tentativo di creare un obbligo, un vincolo stretto, capace di togliergli o di restringere la sua libertà. I piccoli cambiamenti che ho notato nel nostro modo di fare sesso mi fanno pensare che qualcosa sta realmente cambiando, ma non ti nego, Project, che non sono affatto sicuro che si andrà avanti in questa direzione. Non sopporta che gli dica che è un bel ragazzo, ne è quasi infastidito, considera questi discorsi una parodia dei discorsi che un ragazzo usa per sedurre una ragazza. Quando parla di noi non usa mai la parola amore ma solo la parola sesso. Una cosa però mi chiedo, ma se sta veramente cercando solo sesso, perché ha scelto me, ne avrebbe trovati tantissimi meglio di me, che non gli avrebbero creato problemi di nessun genere e si sarebbero adattati facilmente al suo modo di vedere le cose. E non è nemmeno un problema di scelta esclusiva, sa benissimo di essere libero di andare anche con un altro ragazzo, ma se non lo fa, come io credo, anche se rivendica la libertà di poterlo fare, alla fine deve avere una motivazione seria.

Mi dice che io lo stimolo molto sessualmente, ma secondo me è una cosa che non sta proprio in piedi. Nel sesso sono io ad andare appresso a lui e non il contrario. Ho pensato che di me gli possa piacere proprio il fatto che non gli dico quasi mai di no, che cerco di capirlo. Quando lo vedo triste o distante ci sto proprio male e penso che lui se ne sia accorto. Quando facciamo sesso è completamente coinvolto. Non avevo mai visto ragazzi così coinvolti nel sesso. Di me in quelle situazioni si fida totalmente e sembra assolutamente e profondamente partecipativo, ma dopo il sesso sembra un’altra persona, si incupisce, diventa spiccio nei modi di fare, molto ironico, ma di un ironico amaro, non verso di me ma verso se stesso.

Io ho un dubbio di fondo, adesso le cose vanno così e io penso che il problema stia nella distanza e nel fatto che ci si vede un giorno alla settimana, la soluzione, in teoria, sarebbe cercare di cambiare lavoro e di poter vivere veramente insieme, per lui è indubbiamente più difficile che per me, allora io potrei anche cercare di cambiare lavoro e di trasferirmi nella sua città, ma dovrei vendere casa mia, per la quale devo pagare ancora parecchi anni di mutuo, e trasferirmi a casa sua, ma lui me lo ha proposto solo in modo molto vago e probabilmente poco convinto, e non so se è veramente quello che vorrebbe, ma mi chiedo se questo vivere insieme, invece di fare migliorare le cose attraverso la condivisione del quotidiano, non possa in realtà mettere in crisi quel rapporto che adesso c’è e che forse si regge proprio sul fatto che stiamo a 150 km di distanza e che siamo comunque entrambi liberi. Onestamente non so prendere una decisione, andare avanti come è successo fino ad ora è un’opzione insoddisfacente, ma l’altra opzione, cioè puntare tutto sulla convivenza temo che possa essere addirittura distruttiva. Tu che ne pensi?

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giovedì 6 maggio 2021

CRONACA DI UN DISASTRO GAY ANNUNCIATO

Ciao Project, tempo fa pensavo di mandarti una mail sulle coppie gay, perché l’argomento mi interessa in prima persona, ma questa mail ha un’origine del tutto diversa. Io ho 32 anni, sono gay, non saprei dire se ho un compagno oppure no, e avevo pensato che il mio per così dire “problema” fosse un problema particolarmente serio, ma questo finché non mi sono reso conto che mi posso considerare fortunatissimo. Ho un gruppo di amici, che io e il mio “compagno” frequentiamo ormai da anni. Abbiamo sempre pensato di essere gli unici gay del gruppo. Gli altri lo sanno, o almeno penso che lo abbiano capito, nessuno ne ha mai parlato, né noi né loro, ma dovrebbero averlo capito. Tra gli amici ce ne sono alcuni molto estroversi, sia ragazzi che ragazze, e qualcuno un po’ più riservato. Io e il mio “compagno” siamo radicalmente laici, voglio dire che non siamo credenti, la chiesa ci sembra qualcosa di completamente estraneo e addirittura ostile. Con questo papa, forse un po’ meno, ma è comunque un mondo lontanissimo dal nostro modo di vedere le cose. Nel gruppo di amici ci sono anche cattolici, diciamo così “normali” cioè senza troppi entusiasmi ma che ancora si riconoscono in quegli ambienti, e poi c’è un ragazzo, che qui chiamerò Paolo (perché cita sempre san Paolo!) col quale il discorso, sia da parte mia che da parte del mio “compagno” è stato sempre molto difficile. Lui aveva una ragazza da anni, conosciuta in ambiente sempre cattolico. Vorrei fare una premessa: io e il mio “compagno” non ci sentiamo cattolici ma non odiamo nessuno e non abbiamo presupposti radicalmente laicisti e mangiapreti. Abbiamo conosciuto anche preti degni del massimo rispetto, intendo degni del massimo rispetto anche da parte di non credenti come noi, perché alla fine non conta quello che dici ma quello che fai. Dico questo per chiarire che non abbiamo uno spirito di repulsione verso tutti gli ambienti cattolici, perché dire cattolico può significare tutto e il contrario di tutto, come d’altra parte anche dire gay può significare tutto e il contrario di tutto.
Torno a Paolo. Fin da quando l’ho conosciuto, Paolo ha mostrato nei miei confronti una specie di distacco, diciamo di splendido isolamento. Si parlava pure, ogni tanto, ma solo di banalità, lui, nel gruppo, aveva i suoi amici, quelli più radicalmente cattolici, e siccome mi aveva sentito dire la mia e non gli piaceva quello che io dicevo, mi teneva a distanza, ma lo faceva solo lui, con i suoi amici “cattolici” io avevo un rapporto ottimo, si scherzava e si parlava di tutto, con lui no, il dialogo era minimo e limitato a cose ovvie, lui non si mescolava con chi non la pensava come lui. Poi il mio compagno è entrato nel gruppo e Paolo con lui aveva un minimo di rapporto, perché il mio compagno è molto più prudente di me, e avendo capito al volo chi era Paolo, si è ben guardato dal dire quello che pensava. Il mio compagno riteneva Paolo un ragazzo un po’ chiuso, un po’ fissato con la religione, ma tutto sommato uno “abbastanza simpatico”. Noi non abbiamo detto che eravamo una coppia gay, penso che alla maggior parte degli amici non importasse nulla di questo fatto e quindi non ne abbiamo parlato, ma tra noi avevamo dei comportamenti un po’ troppo sciolti per essere solo una coppia di amici. Paolo veniva sempre con la sua ragazza ma faceva delle cose che non capivo e che mi davano fastidio, rimproverava la ragazza in pubblico per delle cose che a me sembravano del tutto prive di senso, la zittiva facendole fare la figura della stupida, mi sono chiesto perché la ragazza tollerasse tutto questo, se io avessi fatto col mio compagno la decima parte di quello che Paolo faceva con la ragazza, il mio compagno mi avrebbe fatto volare dalla finestra. Un giorno si comincia a parlare di vita di coppia, gli amici cattolici “normali” dicevano cose tutto sommato accettabili o quasi anche per me e per il mio compagno, ma quelle cose a un certo punto hanno fatto scattare Paolo che è partito lancia in resta contro una ragazza che aveva osato sostenere che le esperienze prematrimoniali sono fondamentali e possono evitare “matrimoni sbagliati”. Paolo è scattato proprio all’espressione “matrimoni sbagliati” e ha cominciato a citare san Paolo. Al che io e il mio compagno ci siamo scambiati uno sguardo di intesa, come per dire: “Ma questo viene proprio dalla Luna!” Poi la ragazza gli ha detto che uno non deve subire passivamente gli atteggiamenti dei genitori e lì Paolo si è proprio scaldato dicendo che “onora il padre e la madre” è un comandamento e che non bisogna mai dimenticarsene, ecc. ecc. Una ragazza gli ha detto: “se mia madre si vuole impicciare dei fatti miei e mi vuole dire con che ragazzo mi devo mettere io non la posso mica stare a sentire rovinandomi la vita, lei la sua vita l’ha avuta, la mia è mia!“ Poi Paolo è scivolato sull’argomento gay e ha detto cose veramente assurde, che le coppie etero hanno il dovere di essere “serie” perché devono collaborare al disegno di Dio mettendo figli al mondo e non possono fare “come i gay” che pensano solo “a divertirsi”. Questa espressione mi ha fatto proprio venire i nervi, ho scambiato un’occhiata di intesa col mio compagno e poi ho detto a Paolo: “Ma ti rendi conto delle stupidaggini che dici? Ma tu hai amici gay?” Lui mi ha guardato e ha detto: “Non ho mai avuto amici gay!” e io gli ho detto: “No! Non è vero! Un amico gay ce l’hai e sono io!” Il mio compagno è intervenuto e ha detto: “Hai due amici gay, l’altro sono io!” Project, tu non ci crederai, ma Paolo ha pensato che ci fossimo messi d’accordo per prenderlo in giro e non ha creduto minimamente al fatto che fossimo gay… per lui i gay sono proprio di un’altra specie zoologica. Poi trascinati dalla sua incredulità anche gli altri hanno considerato il nostro dichiararci come un modo di prendere in giro Paolo. Tutto questo accadeva circa due anni fa. Da qualche mese a questa parte le cose sono un po’ cambiate, Paolo considera me e il mio compagno due amici burloni, ma etero al 100%, altrimenti non avrebbe mai accettato la nostra amicizia, ma abbiamo avuto l’occasione di parlare con lui anche un po’ più seriamente. Project, io e il mio compagno stiamo pensando seriamente che Paolo possa essere gay. Va sempre in giro con la ragazza appresso, o meglio al seguito, ma io vedo i nostri amici etero che comportamento hanno con le loro ragazze, beh il comportamento di Paolo è totalmente diverso: mai una carezza, una coccola, ma nemmeno mai una parola carina per la ragazza, che evidentemente nel mondo di Paolo non conta proprio niente, o meglio conta come qualcosa che lo riporta ad un modello eterosessuale, col quale però, è evidente che non ha nulla a che spartire. I miei amici etero, sia ragazzi che ragazze parlano anche di sesso, ne parlano poco ma succede e ne parlano come della cosa più ovvia del mondo, Paolo non ne parla mai, schiva proprio l’argomento in modo sistematico. Gli altri parlano ogni tanto pure di omosessualità. Nei discorsi di Paolo le parole: gay o omosessuale, non compaiono mai, nemmeno per sbaglio e il richiamo alla religione è solo visto in chiave di freno e di limitazione, mai in termine di liberazione o di entusiasmo. Ne ho parlato col mio “compagno” e siamo arrivati alla conclusione che avremmo potuto “forse” dirgli di noi, ammesso e non concesso che fosse in grado di capire che non era uno scherzo, ci abbiamo anche provato, ma ogni volta che si accorgeva che stava per succedere qualcosa del genere si dileguava immediatamente. Io e il mio compagno non frequentiamo la chiesa, ma una coppia dei nostri amici che invece va in parrocchia ci ha riferito di una predica fatta da uno dei sacerdoti il quale ha detto che il matrimonio è il rimedio della concupiscenza ma non ha riferito il discorso agli etero, come si fa di solito, ma lo ha generalizzato dicendo che il matrimonio è anche il rimedio della omosessualità. Espressione che manifesta la più radicale ignoranza in materia di sessualità. La coppia di nostri amici che era presente ha avuto l’impressione che il discorso non fosse generico ma che fosse diretto a Paolo che era lì in prima fila e non si è mosso di un millimetro fino alla fine. I miei due amici etero probabilmente hanno pensato quello che avevamo pensato io e il mio compagno, ma in una situazione simile che fai? Affronti Paolo in modo diretto? O dici alla ragazza di stare attenta e di capire bene se è il caso di andare avanti? Io e il mio compagno abbiamo parlato di Paolo con questa coppia di amici e loro ci hanno detto che il prete che aveva detto quelle cose era considerato un personaggio “un po’ strano” e scomodo pure dal parroco che aveva cercato di limitarne la sfera di azione. In parrocchia lo evitavano tutti, salvo Paolo, che invece ne era entusiasta. Che prove avevamo? Praticamente nessuna prova concreta, ma eravamo in quattro ad avere avuto la stessa sensazione. Abbiamo deciso che prendere Paolo di petto fosse una cosa non praticabile e che avremmo solo potuto portare la discussione su questi argomenti per vedere le reazioni di Paolo, e lo abbiamo fatto, ma la reazione è stata nulla. La coppia di amici etero è partita dalla necessità dell’onestà assoluta nel matrimonio, come dire che ciascuno dei coniugi deve sapere tutto dell’altro e che ingannare il coniuge significa usarlo e rovinargli la vita, ma Paolo era un muro di gomma, non ascoltava nemmeno. Abbiamo notato un’altra cosa, per un bel po’ di tempo, ogni tanto Paolo faceva qualche sparata contro i gay anche in nostra presenza perché all’inizio pensava che noi fossimo effettivamente etero, poi le frasi sui gay sono sparite del tutto, l’argomento è stato censurato al 100%. La coppia etero mi dice che Paolo dice le stesse cose che dice il prete un po’ strano e che l’idea del matrimonio come “ideale di castità” sta cominciando a diventare uno dei cavalli di battaglia di Paolo. Un giorno io e il mio compagno ne abbiamo parlato seriamente e abbiamo deciso di passare all’azione, ma prima di mettere in pratica il nostro progetto, la coppia etero di nostri amici ci ha riferito che “durante la messa” il prete un po’ strano ha annunciato la data del matrimonio di Paolo con la sua ragazza. Al che, dopo avere meditato a lungo, pensando che ormai Paolo non fosse più recuperabile, abbiamo deciso di desistere, e ci siamo detti: “Possiamo impedire un disastro annunciato? … Purtroppo no! Ciascuno è libero, anche di sbagliare e di fare danni.” Ci siamo anche detti che in fondo noi non avevamo prove o ammissioni da parte di Paolo, ma vedere la sua faccia dopo le pubblicazioni del matrimonio era una risposta più che evidente. Un ragazzo che sta per sposarsi dovrebbe essere raggiante ma non era così per niente. Paolo sapeva che stava a andando a mettersi in trappola e stava per tirare anche la ragazza nella sua stessa trappola. Paolo ci ha detto che intendeva limitare la cerimonia solo ai familiari stretti, evidentemente sapeva bene che per i suoi amici, e in particolare per quattro dei suoi amici, andare al matrimonio sarebbe stato imbarazzante e quindi ha evitato a priori qualsiasi situazione imbarazzante. Il matrimonio è stato officiato fuori della parrocchia dal prete un po’ strano. Potremmo avere sbagliato del tutto le nostre valutazioni … semplicemente non lo sapremo mai, perché “ciò che Dio ha unito l’uomo non osi separare!” Anche se certe volte questa frase è un’autentica bestemmia. Dopo il matrimonio non abbiamo saputo più niente né di Paolo né della moglie. Spariti nel nulla.

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La lettura di questa mail, di cui alcuni contenuti sono stati deliberatamente omessi per ragioni di privacy, non richiederebbe di per sé alcun commento. Mi limiterò perciò a pochissime righe. Nel leggere la storia mi è venuta in mente la relazione romantica tra i poeti Fitz-Greene Halleck e Joseph Rodman Drake. Fitz-Greene Halleck (8 luglio 1790 – 19 novembre 1867) aveva cinque anni più del suo amico Joseph Rodman Drake (7 agosto 1795 – 21 settembre 1820).

Drake nel 1816, ancora giovanissimo, sposò Sarah (figlia di Henry Eckford, un architetto navale) da cui ebbe una figlia. Morì di consunzione all’età di 25 anni. Halleck non si sposò mai, si era innamorato a 19 anni di un giovane cubano, Carlos Menie, al quale aveva dedicato alcune delle sue prime poesie. Hallock,1) il biografo di Halleck, ipotizza con estremo buon senso, che Halleck fosse innamorato del suo amico Drake. James Grant Wilson ha sottolineato il modo in cui Halleck, che fu presente alle nozze in qualità di migliore amico dello sposo (un ruolo formale, all’epoca), descrisse il matrimonio:

“[Drake] si è sposato e, poiché il padre di sua moglie è ricco, immagino che non scriverà più. Era povero come lo sono i poeti, naturalmente, e si è offerto in sacrificio al santuario di Imene per evitare ’dolori e pene’ della povertà. Ho officiato come testimone dello sposo (groomsman), anche se molto contro la mia volontà. La moglie era di buon carattere, e lo ama alla follia. È forse l’uomo più bello di New York, – una faccia come un angelo, una forma come un Apollo – e, dato che ben sapevo che il suo aspetto era il veramente indicativo del suo pensiero, durante la cerimonia mi sentii come se stessi commettendo un crimine nell’aiutare e assistere un tale sacrificio.”2)

Qui si si tratta con ogni probabilità di un omosessuale che ha scelto la via del matrimonio per ragioni essenzialmente economiche, nel caso della storia di Paolo il matrimonio “sembra” essere dovuto a ragioni religiose, ma è veramente osceno in prima luogo che si incoraggi un omosessuale a sposare una donna con l’idea che il matrimonio è addirittura il rimedio della omosessualità! Ma forse è ancora più osceno che si tenti di consacrare una simile unione, con le parole “ciò che Dio ha unito l’uomo non osi separare.” Una frase che ha un suo senso molto serio che è stata stravolta e abusata per giustificare un abuso del matrimonio pilotato da un prete. Se è vero che il parroco aveva notato che c’era qualcosa che non andava, è pure fero che non ha fatto comunque nulla per evitare obbrobri di questo genere. Chi ha orecchio per intendere intenda!

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1) Hallock, John Wesley Matthew. “The First Statue: Fitz-Greene Halleck and Homotextual Representation in Nineteenth-Century America.” Ph.D. Dissertation, Temple University; DAI, Vol. 58-06A (1997): 2209, Temple University. E anche Hallock, John Wesley Matthew, “American Byron: Homosexuality & The Fall Of Fitz-Greene Halleck” (Madison, Wisconsin: U. of Wisconsin Press, 2000).

2) «[Drake] has married, and, as his wife’s father is rich, I imagine he will write no more. He was poor, as poets, of course, always are, and offered himself a sacrifice at the shrine of Hymen to shun the ’pains and penalties’ of poverty. I officiated as groomsman, though much against my will. His wife was good natured, and loves him to distraction. He is perhaps the handsomest man in New York, — a face like an angel, a form like an Apollo; and, as I well knew that his person was the true index of his mind, I felt myself during the ceremony as committing a crime in aiding and assisting such a sacrifice.» James Grant Wilson, “The Life and Letters of Fitz-Greene Halleck”. New York: Appleton and Company, 1869: 184.

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domenica 2 maggio 2021

AMORE GAY LIBERO

 Ciao Project,

ho letto il forum in lungo e in largo e voglio anche io portare il mio contributo sulle coppie gay.

Francamente, dopo tanti anni, posso dire di avere messo del tutto da parte questo concetto. Parlo di tanti anni perché mi sto avviando verso i 50, i 45 li ho superati e sono ormai nell’età in cui si cominciano a fare i bilanci. Da ragazzo, 30 anni fa, ero molto riservato, molto timido, complessato dal sesso e molto legato a una mitologia gay, passami il termine. Mi sono innamorato tante volte, direi troppe volte, e altrettante volte sono stato costretto a ridimensionare tutto, perché il mio ipotetico ragazzo era etero (è successo più volte), era un collezionista per il quale io ero solo uno dei tanti, o semplicemente perché il ragazzo di turno non aveva nessuna intenzione di costruire un rapporto vero con me, tipo più o meno: “Sesso sì, quanto ne vuoi, ma poi togliti dalle scatole!”

Non ti faccio il catalogo di quelli fissati col sesso di un certo tipo e solo quello, di quelli cattolici che prima fanno sesso con te e poi ti danno la colpa di tutto e ti accusano di averli portati sulla cattiva strada, perché “loro non sono gay e vogliono avere una famiglia ecc. ecc.”, ti risparmio pure quelli della categoria peggiore, quella dei gelosi possessivi, che ti spiano, che pretendono da te un’obbedienza senza discussioni e di quelli possessivi affettivi che ti vogliono rendere un satellite della loro galassia a forza di ricatti affettivi o sessuali, che pretendono di scegliere i tuoi amici, di decidere i film che devi vedere, di programmare le tue vacanze, ecc. ecc.. E poi c’è la categoria degli indecisi cronici, di quelli dei ma e dei però, dei sì ma con riserva, o dei no ma con riserva, che è ancora più assurdo, questi io li chiamo quelli del: “Mamma Ciccio mi tocca! … Toccami Ciccio che mamma non c’è!”

Alla fine, quando avevo ormai 40 anni, mi sono stufato e ho detto basta! Se mai ne troverò uno normale e se ne viene veramente qualcosa di accettabile, ok, altrimenti meglio solo che male accompagnato!” In pratica mi sono cancellato da certi siti e ho eliminato certe app. Non c’è bisogno che ti dica quali. Usavo un po’ di porno e mi accontentavo di quello, perché, diciamocelo chiaro, sono stato sempre ipocondriaco e non mi sono mai messo a rischio, cioè quando facevo sesso con un ragazzo stavo molto attento a non passare i limiti di guardia e quando dicevo di no era no e basta, e questo tanti ragazzi non lo accettavano proprio, per loro io ero uno strano, fissato, ecc. ecc.. Dopo aver messo da parte l’idea di trovarmi un compagno, ho fatto proprio altro, ho lavorato, ho messo su una piccola impresa privata, molto piccola ma che mi dà soddisfazioni e assorbe la gran parte del mio tempo.

A 42 anni ho incontrato un ragazzo che aveva 12 anni meno di me, era un ragazzo diverso dagli altri, prudente nel parlare e con un modo di fare che mi piaceva, mai aggressivo, era anche un bel ragazzo, oltre che intelligente, ma tutto questo per me significava che ci sono ancora ragazzi belli e intelligenti, ma niente più di questo. Pensavo che quel ragazzo appartenesse ad un mondo lontano dal mio, in pratica non pensavo nemmeno che tra noi ci potesse essere più di uno scambio di quattro parole di cortesia, ero convinto che fosse etero, insomma per me era e pensavo che sarebbe rimasto un perfetto sconosciuto.

Lo avevo incontrato per la prima volta nella sala d’aspetto del mio commercialista e avevamo parlato un po’ di tante tematiche generali, ma solo per passare il tempo e, dopo quell’episodio, non ci siamo più visti per un paio di mesi e praticamente io mi ero del tutto dimenticato di lui, poi verso la metà di dicembre, in una giornata in cui avevo un sacco di problemi per la testa, l’ho incontrato per caso in treno, mentre andavo a Milano per problemi legati alla mia piccola impresa, lui stava nel corridoio del mio vagone, e abbiamo cominciato a parlare. Dopo qualche minuto è venuto nel mio scompartimento, era mattina e c’era pochissima gente, nello scompartimento eravamo solo noi due e il viaggio sarebbe durato almeno altre tre ore. Mi sono dimenticato completamente dei miei problemi e ho passato il tempo del viaggio come in una nuvola rosa, mi sembrava un ambiente incantato, ma anche irreale.

Eravamo diretti entrambi a Milano, lui viveva a Milano e ci lavorava, ma veniva spesso a Roma, dove vivevano i genitori. Io non sono mai stato un conquistatore, con i ragazzi sono sempre stato molto impacciato ma con lui mi sentivo a mio agio, diciamolo chiaro, non ero impacciato perché semplicemente pensavo che non lo avrei più rivisto, non avevo nessun progetto su di lui, nemmeno a livello di minima fantasia. Io dovevo rimanere tre giorni a Milano e non avevo prenotato l’albergo, perché un albergo lo avrei trovato comunque e lui mi ha detto: “Ma se devi stare tre giorni a Milano stai a casa mia, è piccola ma comoda, in centro.” Alla stazione ci siamo separati perché lui aveva impegni di lavoro e anche io non mi sarei liberato prima delle 19.00. Ci siamo dati appuntamento per le 19.30 sotto casa sua, ovviamente ci siamo scambiati i numeri di cellulare.

Alle 19.30 sono in via [omissis] e lui è lì con una borsa di plastica in mano, mi dice: “Ho preso qualcosa per la cena…” La casa era minuscola, una sola stanza, ma era tutto in perfetto ordine, andiamo nella cucinetta e lui si mette ai fornelli, prepara due piatti di spaghetti e mette in forno pollo e patate della rosticceria, nel frattempo parliamo, ma sempre di cose molto generali. L’atmosfera è familiare, per un attimo ho avuto la sensazione che sarei stato bene con quel ragazzo, ma un’idea del genere mi sembrava mille miglia lontana dalla realtà.

Finita la cena, lava i piatti in un baleno e poi mi dice che è stanchissimo e che vorrebbe andare a dormire. Nella stanza ci sono due letti, mi indica il mio, ci prepariamo per la notte e ci mettiamo a letto, ma a dispetto della stanchezza ci mettiamo a parlare e andiamo avanti fino a notte alta. Era il primo giorno che parlavo con quel ragazzo, mi sentivo a mio agio e la situazione non mi sembrava affatto strana. Ti giuro, Project, ero convinto che lui fosse etero e ho evitato accuratamente qualsiasi riferimento anche vaghissimamente gay. Aveva una bellissima voce, maledettamente sexy, ma secondo me era etero… e tutto il discorso è rimasto su temi generalissimi, in pratica non siamo mai scesi nel privato. Lui non parlava mai di ragazze come non ne parlavo io, ma io al momento non potevo dare il minimo peso a un fatto del genere. In casa aveva qualche libro ma mi sembravano i classici libri etero, diciamo così, non c’erano fotografie o quadri, niente di tutto questo.

La mattina la sveglia suona alla sette in punto. Lui si alza immediatamente e va in bagno, sento l’acqua della doccia che scorre ma la cosa non mi fa né caldo né freddo, poi esce dal bagno e va in cucina. Io entro in bagno, ha aperto la finestra e ci fa un freddo cane, ma è tutto pulito, prima di uscire ha asciugato tutta la doccia e ha cambiato l’asciugamano. Io faccio la doccia in fretta e poi asciugo tutto, come aveva fatto lui, quando esco dal bagno trovo la colazione pronta. Mi dice che sarebbe uscito dopo 10 minuti e che se volevo potevo restare in casa, mi dà un mazzo di chiavi e mi dice solo che, quando esco, devo chiudere la porta. Lui sarebbe tornato intorno alle 19.15, poi mi fa un cenno con la mano e se ne va.

Ero solo, a casa sua, avevo le chiavi di casa, avrei potuto curiosare un po’, anche se c’era ben poco da curiosare. Scelgo una via diversa, rifaccio i letti, sia il suo che il mio, il suo conserva una traccia sensibile del suo profumo, lavo le tazze della colazione, sistemo quel poco che c’era da sistemare in cucina e poi esco per i miei incontri di lavoro. Alle 18.00 gli mando un sms: “Non prendere nulla per la cena, ci ho pensato io.” Vado in rosticceria e compro qualcosa, aggiungendo anche una bottiglia di vino toscano, poi torno a casa sua, metto l’acqua sul fuoco basso e preparo la tavola.

Qualche minuto prima delle 19.00 lui arriva e sembra molto contento di trovare tutto sistemato, a me viene un sorriso spontaneo, ma lui non parla della casa sistemata e della cena pronta, mi chiede invece con una faccia interrogativa a che punto sono con i miei impegni a Milano, la domanda mi suona strana, la interpreto come se lui volesse dirmi che se ho fatto quello che dovevo fare me ne posso pure andare, smetto di sorridere e con una faccia seria gli rispondo che in pratica ho fatto tutto quello che avevo da fare e che potrei ritornare a Roma anche in serata perché dovrei solo cambiare il biglietto. Lui mi dice: “Io domattina non lavoro, se vuoi ti faccio vedere un po’ di cose belle di Milano.” Non mi aspettavo quella risposta e lui deve avere visto dalla mia faccia che mi era tornato il buon umore. Evidentemente non ci fidavamo ancora uno dell’alto, cercavamo conferme e i fraintendimenti erano possibili.

La faccio breve, il mio secondo giorno a Milano è stato molto bello, mi sembrava di conoscere da sempre quel ragazzo, abbiamo pranzato fuori, siamo rientrati la sera e abbiamo parlato fino a tardi prima di addormentarci. Il terzo giorno è stato breve e ci siamo visti solo la mattina presto, lui lavorava fino alle 19.00 e io avevo il mio treno alle 11.30. Gli ho restituito le chiavi di casa e ci siamo salutati con una stretta di mano. Poco prima dell’orario della partenza mi ha mandato un sms ringraziandomi per le belle giornate che aveva passato con me. Gli ho detto che lo aspettavo a Roma al più presto e che se fossi tornato a Milano glielo avrei fatto sapere.

Preso il treno, ho cercato di riordinare i ricordi di quelle ore passate insieme, e lì mi è venuto in mente che quello poteva essere un modello di vita di coppia, ma in realtà sapevo benissimo che era solo fantasia. Davo comunque per scontato che fosse etero, e pensavo che anche lui mi avesse preso per etero. Dopo circa 10 giorni mi richiama, mi dice che verrà a Roma l’indomani e mi chiede se posso ospitarlo, per una notte, mi spiega che lui doveva andare dai suoi genitori ma che ha anticipato il viaggio di un giorno per passare una giornata con me, i suoi sapevano che sarebbe arrivato il giorno dopo e quindi dal giorno dopo sarebbe rimasto a casa loro, ma un giorno voleva passarlo con me.

L’indomani mattina alle 11.00 vado a prenderlo alla stazione e lo porto a casa mia. Non c’è bisogno di dire che avevo ripulito e sistemato tutto e avevo fatto sparire tutti gli indizi gay. Poco prima di mezzogiorno siamo a casa, gli avevo preparato una stanza tutta per lui, ma mi dice che era venuto per parlare con me e che così non sarebbe stato possibile. Spostiamo il suo letto nella mia stanza, poi pranziamo, lui nota che tutto è preparato con la massima attenzione, mi dice che casa mia è molto più grande della sua e anche molto più antica, in effetti vivo in una zona della Roma vecchia e in un palazzo che penso sia del 1700, di due soli piani, con le volte a vela fatte di mattoncini, era una casa di famiglia di quando quelle case erano case di povera gente, poi, col tempo, sono diventate case per turisti, se opportunamente ristrutturate, e la mia non lo è.

Il pomeriggio andiamo a fare un giro della città e soprattutto dei posti dove i turisti non vanno, la sera non vuole mangiare fuori, torniamo a casa, prepariamo una cenetta rapida e poi ce ne andiamo in salotto a parlare. Mi racconta la sua storia ma in modo molto sintetico e lacunoso, volutamente banalizzante, come se fosse un insieme di cose ovvie, e io sto a sentirlo con la massima attenzione. Si vede che è a suo agio, almeno relativamente o, meglio, si vede che non ha paura di me, ma sta esplorando il terreno, non mi dice niente di particolarmente significativo, però è in quella situazione che mi comincia a venire in mente che il rapporto che ho con quel ragazzo potrebbe essere qualcosa di più complicato di come mi appariva all’inizio, lo ascolto ma comincio a farmi domande, mi rendo conto che non abbiamo mai parlato di donne e comincio ad aspettarmi che il discorso possa finire con una qualche dichiarazione importante, ma a un certo punto mi dice che è stanco e che l’indomani mattina dovrà alzarsi presto e ce ne andiamo a dormire. Mi chiedo perché mi abbia fatto portare il suo letto nella mia stanza ma alla fine preferisco non farmi troppe domande.

La mattina del giorno successivo facciamo colazione insieme, poi mi saluta con una stretta di mano e se ne va. Io cancello rapidamente dal mio cervello ogni ipotesi alternativa e mi dico: “Ma che vado a pensare! I gay vedono gay dappertutto! E io non faccio eccezione.” Tre settimane dopo mi capita di dover andare di nuovo a Milano, lo chiamo e glielo dico, mi sembra contento, mi dice che non potrà venire in stazione e che ci vedremo direttamente alle 19.30 sotto casa sua. La telefonata è brevissima, si sente che è indaffarato. Io penso di dovermi sdebitare con lui e gli compro una sciarpa, un oggetto, come un modo di dire grazie.

Nel viaggio verso Milano comincio a pormi tante domande a anche ad alimentare qualche aspettativa, pensavo che finalmente saremmo arrivati “forse” a parlare chiaro perché tutta la storia aveva ben poco di ordinario. Alle 19.30 ci vediamo sotto casa sua, come la volta precedente ha preso qualcosa in rosticceria per la cena. In casa noto subito che è contrariato, che non è di buon umore, provo a fargli qualche domanda ma dribla le domande e parla d’altro. Gli arriva una chiamata sul cellulare, guarda chi è ma non risponde e spegne il cellulare. Penso che sia una cortesia nei miei confronti, ma mi dice che di rotture di scatole ne ha avute anche troppe. Si comporta in modo strano, non è come la prima volta, è gentile ma anche scostante, al punto che gli dico: “Se hai bisogno di restare solo, non c’è problema, c’è un albergo qui a 200 metri…” Lui mi guarda e mi dice: “No… tu non c’entri niente, sono rogne di lavoro…” Ma io non ho l’impressione che siano rogne di lavoro. Lui comunque taglia corto. Finiamo la cena e mi dice che è stanchissimo e vuole andare a dormire. Non restiamo a parlare come la prima volta, mi sento quasi un ospite sgradito, forse non proprio, comunque lui resta chiuso nel suo mondo, cioè nel suo malumore.

L’indomani ci salutiamo piuttosto freddamente. Io dovevo ripartire per Roma in mattinata. Questa volta non mi arriva alcun sms prima della partenza. Su treno mi ripeto tante volte che non devo lasciare correre troppo la fantasia e che farò bene a restarmene nel mio mondo. Mi riprometto di non chiamarlo quando avrò altre occasioni di andare a Milano e su questo, almeno in quel momento, non ho dubbi. Arrivo a Roma e lui mi chiama al telefono per chiedermi scusa, è una cosa che non mi aspetto affatto, ne sono positivamente impressionato e arrivo alla conclusione che dopotutto ognuno può avere dei momenti neri e che probabilmente i suoi derivavano proprio da faccende di lavoro.

Non ci sentiamo per quasi un mese. Pensavo che si fosse dimenticato di me e in un certo senso ne ero anche contento, perché così anche io avrei potuto metterci una pietra sopra. Poi, in modo del tutto inatteso mi chiama una mattina prima delle 7.00, mi dice che sarà a Roma l’indomani e mi chiede se può stare da me. Ovviamente gli dico di sì, ma dentro di me non sono affatto entusiasta della cosa. Comunque gli dico di sì. Ho la tentazione di fargli pesare il modo in cui mi aveva trattato a Milano la volta precedente, poi mi dico che un pensiero simile è proprio meschino e puerile e mi impongo di organizzare tutto esattamente come la volta precedente.

Vado a prenderlo alla stazione, è visibilmente contento di vedermi e anche io sono contento di rivederlo, gli chiedo se l’indomani deve andare dai suoi genitori ma mi dice che ha preso tre giorni di ferie e che è venuto per me, questa espressione mi suscita tanti interrogativi ai quali non so e non oso dare risposta. In pratica sarebbe rimasto a Roma tre giorni, cosa che io non mi aspettavo assolutamente, lui si rende conto del mio disappunto e mi dice: “Se ti creo problemi, basta dirlo, me ne vado anche subito…” Io lo guardo e gli dico: “Stai zitto! Adesso sposto i miei impegni, e non fare quella faccia!” Mi sono messo al telefono e nel tempo di un quarto d’ora mi sono organizzato tre giorni liberi. Questo è il vantaggio di chi fa il piccolo imprenditore come me, anzi dovrei dire piccolissimo!

Quando chiudo il telefono lui vuole riattaccare col fatto che può andare via anche subito, ma gli dico in modo perentorio: “Se sei venuto qui un motivo serio ce l’avrai…” Lui mi guarda e mi dice: “Dammi tempo …“ Si stende sul divano del salotto e io avverto che sta per dirmi qualcosa di importante. Mi dice: “Tu hai capito, vero?” Io in realtà non avevo capito che cosa, secondo lui, avrei dovuto capire e non volevo assolutamente dire sciocchezze, però non potevo fare il finto tonto perché lo avrei messo in imbarazzo, e gli ho risposto: “Beh, più o meno, penso di sì…” Io pensavo (speravo) che mi potesse dire che si era innamorato di me, che io ero importante per lui, ma non si trattava di niente di simile. Mi dice: “Il mio ragazzo mi ha mollato… con lui stavo bene, ma mi ero illuso e ieri mi ha mollato. Quando sei venuto a Milano l’ultima volta io ero già fuori dai gangheri perché mi trattava con indifferenza, ma adesso mi ha proprio mandato a quel paese… ”

In pochi minuti ero passato dal ruolo di quello che si aspetta una dichiarazione d’amore al ruolo di quello che deve fare da consolatore, tuttavia la cosa, in un certo senso, per me era rassicurante, anche se può sembrare paradossale. Cerco di lasciarlo parlare e di intervenire il meno possibile. Si sente ingannato dal suo ex. Si sfoga un po’ ma poi è evidente che da me si aspetta una qualche risposta seria. Io faccio come aveva fatto lui, evito del tutto i preamboli e gli dico: “Quando una storia finisce sembra sempre un fallimento ma può essere una liberazione. È meglio sapere come stanno realmente le cose che andare avanti restando all’oscuro di tutto. Non hai perso che un’illusione.” Lui mi guarda sconsolato e mi dice: “Lo so, ma ci sono rimasto male e molto.” Io decido di uscire dall’ambiguità e di fare anche io il mio coming out e gli dico: “È successo anche a me, una cosa praticamente identica, se n’è andato perché cercava qualcosa che io non ero capace di dargli” Dopo questo reciproco coming out sono entrato in pieno nel mio ruolo di consolatore. Gli ho detto: “Dai, dammi una mano che cuciniamo un po’ più in grande!” Lui mi ha guardato sorridendo e ha detto: “Ok!”

Mi chiedevo che cosa lui si aspettasse da me, quali dovevano essere i limiti del mio ruolo e su questo avevo le idee molto confuse. L’unica cosa possibile mi sembrava l’agire con la massima prudenza, o meglio con il massimo rispetto nei suoi confronti. Avevamo ancora due giorni da passare insieme e io non sapevo come comportarmi. Abbiamo cucinato, pranzato, lavato i piatti insieme, poi mi è venuto in mente di chiedergli se i suoi sanno di lui. Mi ha risposto che i genitori sono brave persone e che si sono sempre dati da fare per lui ma lui ha fatto di tutto per finire gli studi il prima possibile e per andarsene a lavorare in un’altra città, perché voleva avere un po’ di autonomia e alla fine è riuscito a procurarsela. Non ha fratelli né sorelle e anche per questo il rapporto coi genitori era strettissimo e quasi asfissiante. Ha mantenuto un buon rapporto coi genitori anche se non può parlare chiaro con loro, va a trovarli più o meno una volta ogni due mesi ma per il resto del tempo se ne sta a Milano e si mantiene in contatto con loro solo via skype. Mi ha detto: “La mia famiglia è una famiglia normale nel bene e nel male.”

Dopo il discorso sulla famiglia non sapevo più che cosa dire e l’imbarazzo reciproco si sentiva fortissimo. Anche lui non sapeva più che cosa dire e come comportarsi, adesso sapevamo che eravamo due gay che avevano piacere a parlare insieme, era evidente che sia a lui che a me era venuto in mente che si sarebbe potuto fare un passo oltre, ma la paura di rovinare tutto era talmente forte da essere paralizzante. Gli propongo di uscire nel pomeriggio per fare un giro in centro. Mi risponde che non è venuto per fare il turista ma per stare con me, espressione quanto mai ambigua in sé, ma dietro la quale, in quelle particolari circostanze, si può sottintendere qualsiasi cosa. Cominciamo a parlare delle nostre esperienze gay, ma era evidente che il discorso serviva solo a riempire il tempo, ed era altrettanto evidente che non c’era molto da raccontare. Qualche storia, ma in fondo niente di serio. Gli ho chiesto che cosa avrebbe voluto dalla sua vita e mi ha detto che non lo sapeva.

Si è alzato evidentemente per venire a sedersi vicino a me, ma non lo ha fatto, ha fatto dietrofront e se ne è andato a sedersi di nuovo in poltrona. Poi mi ha chiesto: “Perché pensi che sono venuto qui oggi?” Gli ho risposto: “Perché eri rimasto malissimo di quel ragazzo e ti andava di parlare un po’.” Ma mi ha fermato e ha detto: “Solo per questo?” Io gli ho detto: “Spero di no…” allora è venuto a sedersi accanto a me, mi ha preso la mano destra e l’ha stretta fin quasi a farmi male, poi ci ha appoggiato il viso, io gli ho passato una mano tra i capelli, lui mi ha detto: “Fammi stare così cinque minuti e poi basta…” Io sono rimasto in silenzio ad accarezzargli i capelli, poi si è appoggiato alla mia spalla e non ha detto una parola per lunghissimi minuti. Ne sentivo il calore, la presenza fisica, ma anche il disagio, l’incertezza.

A un certo punto si è alzato in piedi, sembrava turbato, rabbuiato in volto, qualche brutto pensiero deve avergli attraversato la mente. Gli ho chiesto: “Che c’è? Qualcosa non va?” Mi ha risposto solo: “Nulla…”, poi mi ha ripreso la mano e me l’ha stretta di nuovo in modo fortissimo. Penso che anche lui percepisse chiaramente tutta la mia incertezza, poi il suo telefono ha squillato, lo cercavano per problemi di lavoro ed è rimasto al telefono per tanto tempo, ha aperto il suo portatile super-tecnologico e si è messo in contatto col suo ufficio. Io l’ho lasciato tranquillo, nel frattempo ho fatto il caffè e gliel’ho portato con qualche biscotto, lui mi ha risposto con un sorriso e io sono andato a preparare un po’ di cena fino alla fine della telefonata.

Quando ha finito si è scusato e io gli ho detto: “Ma ci mancherebbe altro che tu debba scusarti se devi lavorare!” Poi mi è arrivata, come un flash, una domanda che non mi aspettavo, mi ha chiesto: “Perché non ci hai provato con me quando stavamo sul divano?” Mi sono sentito preso in contropiede e ho risposto banalmente: “Perché non vorrei mai che tu potessi sentirti forzato in nessun modo.” Lui mi ha guardato e mi ha detto: “Io ho pensato esattamente la stessa cosa di te…” E ci simo abbracciati strettissimi. Sentire la fisicità di un ragazzo che ti vuole è una sensazione fortissima, non sono parole ma è proprio il suo corpo. L’abbraccio è stato intensissimo, voluto, profondo, era già un modo di essere una cosa sola.

Pensavo che dopo sarebbe stata tutta una strada in discesa ma non è stato così. Lui mi stringeva ma non era veramente felice. Gli ho detto: “Ti vedo sconvolto…” Lui si è staccato da me e mi ha detto: “Devo dirtelo… io sto pensando ad un altro ragazzo, e vorrei che adesso qui ci fosse lui. Io un po’ un discorso del genere me lo aspettavo e gli ho detto: “Beh in una situazione come questa pochissime persone avrebbero la forza di fare un discorso come questo, lo apprezzo moltissimo, perché è un discorso onesto.” Mi vedevo riportato un’altra volta nel ruolo del consolatore, ma non mi sembrava affatto una cosa secondaria. In fondo tra noi si era creato in pochissimo tempo un rapporto di totale chiarezza, che è una cosa più unica che rara. Ma quella chiarezza non aveva messo in crisi nulla, anzi, aveva rafforzato un legame che ormai era dato per scontato da entrambe le parti.

Abbiamo cucinato insieme e la sintonia era perfetta. Sembravamo un équipe chirurgica affiata. Dopo cena mi ha detto che si sentiva stanchissimo, anche se non erano ancora le dieci. Se ne va in bagno e poi si mette al letto, mi chiama, vuole che metta la poltrona accanto al letto e che mi sieda in poltrona, mi dice: “Se vuoi…” Io sorrido e gli dico: “Certo che voglio!” e mi siedo accanto a lui. Ha due occhi meravigliosi, di quelli che ti rubano l’anima. Gli accarezzo i capelli per qualche minuto e lui si addormenta. Evidentemente si sentiva al sicuro e non si sentiva minimamente condizionato. Anche io me ne vado a dormire. In pochissimo tempo il nostro rapporto era diventato importantissimo, io ero contento che lui fosse lì ed era venuto da Milano per me. Pensavo che non avrei dormito per l’affollarsi dei pensieri ma non è successo così e ho dormito benissimo.

Mi sono alzato la mattina alle 7.00 e ho preparato la colazione, poi sono andato a svegliarlo, si è stiracchiato come un gatto e mi ha fatto un bellissimo sorriso. Gli ho detto: “La colazione è pronta!” Si è alzato ed è venuto a tavola in pigiama. A un certo punto mi ha detto: “Non te la sei mica presa per quello che ti ho detto ieri sera?” Io gli ho fatto cenno di stare zitto e di mangiare e lui ha risposto sì con la testa. Io gli dico: “Oggi ti porto al Museo Pigorini all’EUR e penso che ti piacerà parecchio!” Gli spiego brevemente di che cosa si tratta e mi sembra molto interessato. La visita al museo mi ha dato una chiara idea dello spessore culturale di quel ragazzo. Lui è un ingegnere ma sapeva moltissime cose di preistoria, dell’uomo di Neanderthal , delle periodizzazioni geologiche e di mille altre cose. La nostra non è stata una passeggiata di corsa attraverso il museo, ma una visita decisamente attenta e molto selettiva, soprattutto orientata verso il settore preistorico e meno verso quello etnografico.

Siamo rientrati a casa che erano quasi le tre, ma avevamo preso qualcosa da mangiare in rosticceria e il pranzo ha richiesto poco tempo. Dopo è subentrato un momento di reciproco imbarazzo, bisognava rompere il giaccio. Io non volevo fare danni e nemmeno lui, ma poi ha preso l’iniziativa e io non mi sono fatto pregare. Di esperienze sessuali nel vero senso della parola non ne avevo avute moltissime ma un minimo di esperienza ce l’avevo anche io (e anche lui), ma, per quanto mi riguarda, stare con lui era proprio una cosa totalmente diversa, era tutto spontaneo, ci si capiva, non c’era il minimo imbarazzo, insomma con lui stavo “bene” mi sentivo sereno, capito, accettato, importante e lo vedevo a suo agio.

C’è stato però un momento che mi ha turbato profondamente. Quando abbiamo finito lui aveva gli occhi umidi ma non ho osato chiedergli il perché. Il giorno appresso la cosa si è ripetuta, anche se in tono minore, ho provato a esplorare il terreno, lui mi sorrideva, mi accarezzava il volto e non parlava ma i suoi occhi tristi parlavano per lui. Il pomeriggio del terzo giorno ci siamo salutati molto calorosamente ma lui aveva un atteggiamento serio, pensieroso e non voglio dire triste. Gli ho mandato un sms per dirgli grazie e mi ha risposto con una frase che mi ha fatto tremare: “Non so se ho fatto bene. Perdonami.” Ho calcolato i tempi che ci avrebbe messo ad arrivare a Milano e l’ho chiamato. Mi ha detto che era appena arrivato a casa. Io gli ho detto che ero preoccupato per quelle frasi e lui mi ha detto: “Non ti devo illudere, perché ci puoi rimanere malissimo…” Gli ho detto che non sono affatto illuso ma che gli voglio bene, che lui con me è stato onesto al 100% e che non si deve sentire vincolato in nessun modo, perché la sua libertà, per me, è sacra. Ha aggiunto: “Però quando ti ho detto che non stavo penando a te ma al mio ex, beh penso che sia stata come una coltellata per te …” Gli ho detto: “No, è chiaro che continui a pensare a quel ragazzo e che potresti pensare anche ad altri ragazzi, ma non è che ti posso voler meno bene per questo, ti voglio bene per quello che sei e per come mi hai trattato, non mi era mai successo niente di simile …” Lui mi ha risposto: “Beh, però devi tenere conto che non ti posso garantire niente, perché sono un tipo molto volubile…” Gli ho detto che non mi deve garantire proprio niente, ci mancherebbe altro! Alla fine della telefonata mi ha detto che non sapeva se mi avrebbe richiamato e io gli ho risposto: “Se non lo fai tu lo faccio io, basta che tu rispondi…” E mi ha detto: “Su quello ci puoi contare!” e la telefonata è finita così.

Non si è fatto vivo per una settimana e allora l’ho chiamato. È stato contento. Mi ha detto che aveva rivisto il suo ex e che stavano provando a rimettersi insieme. Ma il tono non mi sembrava proprio quello di un ragazzo innamorato, insisteva molto su verbi come provare, cercare di, ma in effetti l’entusiasmo non c’era proprio. Io dovevo guardarmi bene dall’intromettermi nelle sue storie importanti, ma avevo molti dubbi circa il fatto che quelle fossero veramente storie importanti. Comunque mi sono sentito di troppo e mi sono ritirato in buon ordine, non l’ho chiamato per una settimana e poi mi ha chiamato lui, sembrava più sereno, non era imbarazzato dal parlare con me, dava per scontato che il fatto che si fosse rimesso col suo ex non avrebbe mandato in frantumi il nostro rapporto.

Per me la situazione era imbarazzante perché io pensavo che lo fosse per lui e per lui era imbarazzante perché lui pensava che lo fosse per me. Siamo stati a parlare per un paio d’ore, la presenza del suo ex non si avvertiva minimamente. Abbiamo anche scherzato e detto stupidaggini, poi il discorso è tornato sul tono serio e mi ha detto che si era sentito osservato da me quando avevamo finito di fare l’amore e gli veniva da piangere e mi ha detto che gli veniva da piangere perché lui avrebbe voluto fare l’amore in quel modo col suo ex e si sentiva uno che mi stava ingannando e ha aggiunto “come adesso sto ingannando il mio ex, perché non me ne sento più innamorato” Gli ho chiesto: “E allora perché ti ci sei rimesso?” E lui mi ha risposto: “Lui ha insistito tantissimo e non sono stato capace di dirgli di no, e adesso si è illuso un’altra vola e io lo sto imbrogliando.”

Gli ho chiesto: “Ma tu che cosa vorresti?” e mi ha detto che vorrebbe che il suo ex fosse come me, la qual cosa mi ha inorgoglito molto ma mi ha anche frenato molto. Lui ha continuato a stare col suo ragazzo col proposito di poterlo cambiare almeno un po’ dall’interno. Con me il contatto non si è mai interrotto, ma non è venuto a Roma fino al Natale successivo, in pratica per 10 mesi, e io non sono andato a Milano, o meglio, ci sono andato per lavoro, ma sono andato in albergo senza dirgli nulla, per non intromettermi nei suoi progetti sentimentali. L’11 Dicembre mi chiama e mi dice: “Domani vengo da te… “ Io capisco che cosa vuol dire quella frase, provo a chiedergli che cosa è successo, ma mi risponde. “Non fare domande, ci vediamo domani, arrivo col treno delle 11.00.”

Vado a prenderlo in stazione, vorrei portalo a pranzo fuori ma mi frena: “No! Andiamo a casa!” Una volta dentro, mi abbraccia strettissimo e mi dice: “Mi mancavi tanto!” Il resto te lo puoi immaginare. Da allora sono passati quasi 4 anni. Lui sta cercando di trasferirsi a Roma ma non è facile. Un fine settimana vado io da lui e uno viene lui da me. Vivendo insieme con lui posso dire che mi sembra di vivere una favola e nello stesso tempo una situazione di normalità totale. Noi non siamo una coppia convivente, siamo conviventi ma non siamo una coppia, semplicemente ci vogliamo bene, tra noi non ci sono vincoli, finché funziona tutto da sé, ok, altrimenti continueremo a volerci bene in un altro modo. Mi fermo qui. Se vuoi, metti nei siti questa mail, gliel’ho fatta leggere e quando ha finito di leggere mi ha detto che non devo mitizzare e mi ha dato un bacio in fronte.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post, aperta sul forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=22&t=6956

martedì 7 aprile 2020

COPPIE GAY E FANTASIE SESSUALI

Mau85 – Ciao Project, come stai? È un bel po’ che non ci sentiamo
Project – Qui per fortuna tutto abbastanza bene, e tu?
Mau85 – io pure bene, anzi oggi proprio bene! Ti ricordi di me?
Project – sì, mi ricordo della storia col tuo ex che di fatto non era conclusa, perché avevate continuato a sentirvi
Mau85 – Sì proprio lui, chiamiamolo Andrea, e ti ricordi altro? Non voglio mettere alla prova la tua memoria, ma devo capire da dove riprendere la storia
Project – Mi ricordo che Andrea aveva anche altri ragazzi e che questo fatto per te non era affatto sconvolgente
Mau85 – sconvolgente no, insomma lo avrei voluto tutto per me ma lui è fatto così, ha bisogno anche di altro, se mai io avevo paura che potessero portarmelo via, cioè avevo paura che potesse smettere di volermi bene perché stava pure con altri ragazzi, però non gli potevo mica chiedere di lasciare quei ragazzi perché lui a loro voleva bene veramente
Project – sì, queste cose me le ricordo
Mau85 – lui però da questi ragazzi si sentiva soddisfatto solo a metà, nemmeno tanto dal punto di vista affettivo perché in fondo lo rispettavano e gli volevano bene, ma proprio dal punto di vista sessuale
Project – Cioè?
Mau85 – Nel senso che lui cercava di coinvolgerli nelle sue fantasie sessuali, che non sono proprio comuni, ma loro non lo stavano a sentire e alla fine, per lui, il sesso era una cosa molto meccanica, perché era lui a doversi adattare. In realtà non so nemmeno che cosa possa avere raccontato di sé a quei ragazzi ma penso che sia stato piuttosto esplicito, come è stato con me, però esattamente non lo so. Lui ha provato spesso a coinvolgere pure me nelle sue fantasie, che non è che mi vengano proprio spontanee, ma alla fine io facevo finta di non capire e cercavo di fare quello che facevano gli altri ragazzi, cioè cercavo di portalo sul mio terreno, cosa che poi puntualmente succedeva, anche se alla fine lui era soddisfatto solo a metà. Ti devo dire che vedere che dopo aver fatto sesso con me lui non era veramente soddisfatto mi metteva addosso parecchia malinconia al punto che cercavo di diradare i nostri incontri perché mi aspettavo che comunque sarebbe rimasto deluso. Project, ho visto che non mi hai fatto domande per andare più nello specifico e hai fatto bene. Ti devo dire solo che ad Andrea io voglio un bene dell’anima, lo stimo come persona, gli piace il sesso, fa sesso con altri ragazzi, ma alcuni di quei ragazzi io li conosco e sono ragazzi che gli vogliono bene.
Project – da quello che mi avevi detto era chiaro che il tuo rapporto con Andrea era una cosa seria, che ci sia gente che possa vedere la cosa in modo del tutto diverso è scontato, per quello che può valere. L’importante è quello che di Andrea pensi tu, perché tu lo conosci molto bene, il resto non conta
Mau85 – beh, si lo conosco bene da anni, con lui non si può fare coppia tradizionale, è diverso, ma non è una cosa meno seria. Lui ha bisogno di altri ragazzi, io no, ma noi ci vogliamo bene lo stesso. Però questo lo sai già e non era di questo che ti volevo parlare, ma proprio di quello che è successo tra noi il 29 febbraio, un sabato, prima di questa faccenda del virus, quando si poteva ancora circolare. Insomma mi chiama e senza preamboli mi dice che sta sotto casa mia e che vuole salire. Nel nostro linguaggio vuol dire che ha voglia di fare sesso con me. Io tante volte gli ho detto di no, ma in quel momento ero contento che lui fosse venuto da me, mi era mancato molto negli ultimi giorni. Sale a casa, tu lo sai che io vivo solo, mi dice che non ha i preservativi, quando viene da me li ha sempre lui, io faccio una faccia perplessa, come per dire: allora che sei venuto a fare? Lui sa benissimo che per me l’idea di fare sesso con lui senza preservativo è assolutamente inconcepibile e allora mi risponde: Ok, non ci sfioriamo nemmeno, ognuno sta per conto suo a due metri di distanza, però devi venire tu nelle mie fantasie, devi farmi fare per una volta, almeno a fantasia, una cosa che sta bene a me, ok? Io o guardo e gli dico ok! Poi aggiunge, però arriviamo fino in fondo, ti prego non cambiare discorso. Io gli dico che va bene e in pratica ci seghiamo insieme mentre io gli racconto una storia erotica del tipo di quelle che piacciono a lui. La cosa all’inizio non era molto spontanea, ma vedevo che lui ne era molto preso e sono andato avanti nella storia che alla fine sembrava piuttosto coinvolgente pure a me. La faccio breve. Siamo arrivati alla fine più o meno insieme, lui era stanchissimo e onestamente pure io. Beh, è stata la prima volta che non è rimasto deluso, eppure non ci siamo nemmeno sfiorati. Mi ha detto che cominciavo a capire di che cosa lui aveva bisogno e che apprezzava moltissimo il fatto che io non avessi cercato di driblare la faccenda e di fare le solite cose, poi mi ha detto che i preservativi non se li era portati apposta. In genere dopo i nostri incontri di sesso, appena fatto, lui se ne va via. Ma il 29 febbraio invece abbiamo cucinato e cenato insieme ed è rimasto a dormire a casa mia. Abbiamo parlato moltissimo, lo vedevo sereno, per niente frustrato, scherzava, diceva scemenze, insomma è stata una serata incredibile, prima di andarsene a dormire “nella sua stanza” mi ha detto. “Ti voglio bene!” e mi ha dato un bacetto sulla guancia. Poi non ci siamo sentiti per un po’ ma tra noi non è una cosa rara. Ci eravamo messi d’accordo che ci saremmo rivisti sabato 14 marzo, ma sono intervenuti i decreti del governo e non ci siamo più potuti muovere da casa né lui né io, ma l’esperienza del 29 febbraio in qualche modo è stata replicata un paio di volte via web, che non è proprio lo stesso, però mi sono reso conto che non avevo più resistenze e che cercare di condividere le sue fantasie mi sembrava molto più spontaneo, cioè eravamo praticamente sulla stessa lunghezza d’onda, non c’era bisogno di discorsi o di preamboli di nessun genere, una volta arrivati a destinazione però continuavamo a parlare di mille altre cose anche lontanissime dal sesso, lo sentivo sciolto, senza note malinconiche. Mi raccontava di quando era bambino, delle costruzioni lego, ma anche dei pomeriggi lunghissimi che passava da solo, praticamente abbandonato dai genitori, di come aveva imparato a disegnare (cosa che fa ancora adesso e molto bene) e di come aveva imparato da sé a suonare la chitarra, qualche volta quando gli prendevano le malinconie le scacciava facendo esercizi con la chitarra. Abbiamo passato due serate o piuttosto due nottate a parlare e siamo stati bene in un senso profondo, lui si sentiva accettato, non strumentalizzato, Mi diceva: non sei il mio tipo, ma con te sto bene, sto bene veramente e pure io ti voglio bene, non sono innamorato di te ma ti voglio bene. Questa frase può sembrare strana ma io so che è assolutamente vera. Adesso spero che le limitazioni alla circolazione vengano rimosse quanto prima, chiaramente perché significherebbe che l’epidemia sta scemando, ma anche perché potrei rivedere Andrea, perché per me esiste solo lui. Questi sono i fatti. Che ne pensi, Project?
Project – Tu sei stato contento e pure lui, dimmi che questo non è volersi bene! C’è stato un fidarsi uno dell’altro, accettare uno le regole dell’altro e poi lui non si è sentito rifiutato nelle fantasie più intime, gli hai fatto capire che non ti sentivi condizionato, insomma lo hai messo a suo agio. Magari tra le coppie monogame ci fosse questo livello di disponibilità sessuale! Ma credimi è molto raro. Spessissimo nel sesso ci sono dei veri tentativi di prevaricazione, dei tentativi di imporre modelli senza mai adeguarsi all’altro
Mau85 – Ma io mi sono sentito felice e mi sono detto che sono stato uno stupido quando ho cercato di svicolare e di non assecondarlo, quando invece l’ho fatto l’ho visto felice, perché non si è sentito rifiutato. Io penso che quando tu fai capire al tuo partner di che cosa hai bisogno e quello fa finta di non capire e ti vuole portare sulla sua strada la sensazione di frustrazione deve essere tremenda, perché lì senti che non c’è coppia, che tu conti solo come corpo disponibile alle fantasie altrui. Insomma, Project, sto imparando piano piano a capire il senso di tante cose che qualche anno fa avrei rifiutato e mi sarebbero sembrate del tutto assurde. Io avevo il modello classico di coppia e pensavo che non mi sarei mai adattato a nulla di diverso e invece quando Andrea mi ha detto che si era innamorato di un altro ragazzo ma mi voleva bene lo stesso io questa cosa l’ho accettata e non me ne sono mai pentito e poi adesso imparo che per vivere bene la sessualità bisogna cercare di lasciare spazio all’altro, di rispettarlo e di accettarlo. Io l’ho visto sorridere ed era una cosa bellissima. Se gli voglio bene non gli devo dire di no per ragioni più o meno stupide. E poi le serate passate insieme a parlare sono state meravigliose. Io sento che mi vuole bene veramente.
Project – Tu sei arrivato a queste conclusioni ma la stragrande maggioranza delle coppie non ci arriverebbe mai, semplicemente perché non c’è affetto vero, o forse c’è ma mettendo prima la realizzazione di sé, prima la nota egoistica. Le cose che dici scandalizzerebbero tanta gente, eppure sono cose verissime. Ricordo che mi avevi detto che Andrea non ti aveva mai ingannato, beh, dire questo di un ragazzo vuol dire fargli il complimento più bello che si possa fare. Non mi stupisce che tu ti sia innamorato di Andrea e ancora meno che tu non abbia mai sentito il bisogno di trovarti un altro ragazzo perché un rapporto con Andrea c’è eccome ed è di quelli profondi, che non si perdono con gli anni.
Mau85 – Lo sapevo che avresti capito, pensa che ho raccontato un piccolo riassunto di questa storia su un altro sito gay e mi hanno chiesto se avevo tutte le rotelle a posto, alla fine mi hanno lasciato in pace perché pensavano che mi stessi prendendo gioco di loro! Mi fa piacere parlare con te, mi sento incoraggiato. Comunque se vuoi pubblicare questa chat pubblicala, magari mette in crisi qualcuno! Ti ringrazio, Project, Progetto mi ha dato tanto!
Buonanotte.
Project – Grazie a te! E un abbraccio a te e ad Andrea!
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