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giovedì 24 novembre 2016

UNIVERSALITA’ DELL’OMOSESSUALITA’, CONTESTI STORICI E LEGALI

Il capitolo di “Uranismo e Unisessualità” che vi presento oggi, dedicato all’universalità dell’omosessualità, contiene diversi elementi di interesse: dai riferimenti storici legati ai culti Moabitici, alle citazioni di poeti persiani, alle puntualizzazioni sugli atteggiamenti dei Greci e dei Romani nei confronti dell’omosessualità, a qualche riflessione sul Labouchère Ammendement, cioè sulle norme violentemente omofobe introdotte nella Legge criminale inglese nel 1885, quelle, per intenderci, che consentirono la condanna di Oscar Wilde.
Raffalovicih quando si riferisce al Labouchère Ammendement, lo fa dando per scontato che il lettore sappia di che cosa si tratta e certo era così nel 1896 ma non è più così oggi. Occorre dunque qualche precisazione in proposito.
Raffalovich si riferisce alla Sezione seconda dell’Atto di emendamento alla Legge criminale del 1885, il cosiddetto Labouchère Ammendement, dal nome del membro della Camera dei comuni che ne ottenne l’approvazione. Nel 1885, Labouchère presentò il suo testo come aggiunta dell’ultimo momento a un disegno di legge parlamentare che non aveva niente a che fare con l’omosessualità. Il suo emendamento rappresenta la peggiore espressione legale dell’omofobia dell’età vittoriana. Dieci anni dopo, l’emendamento Labouchère consentirà la condanna di Oscar Wilde a due anni di reclusione con lavori forzati, il massimo della pena. Labouchère si rammaricò per la mitezza della condanna di Wilde, e affermò che avrebbe preferito una condanna a sette anni, secondo la sua proposta inziale, che prevedeva un massimo della pena non di due ma di sette anni.
Riporto qui di seguito il testo dell’emendamento.
“Section II of the Criminal Law Ammendment Act, 1885
Any male person who, in public or private, commits, or is a party to the commission of, or procures, or attempts to procure the commission by any male person of, any act of gross indecency shall be guilty of misdemeanour, and being convicted shall be liable at the discretion of the Court to be imprisoned for any term not exceeding two years, with or without hard labour.”
“Sezione seconda dell’Emendamento alla Legge criminale, 1885
Qualsiasi persona di sesso maschile che, in pubblico o in privato, commetta o prenda parte alla commissione, o procuri, o tenti di procurare la commissione da parte di qualsiasi persona di sesso maschile, di un qualsiasi atto di grave indecenza sarà ritenuta colpevole di comportamento immorale e, condannata, sarà passibile, a discrezione della corte, di essere imprigionata per un periodo non eccedente i due anni, con o senza lavori forzati.”
Come si vede, la norma, che punisce solo l’omosessualità maschile e non quella femminile, criminalizza qualsiasi comportamento omosessuale, anche in privato, e qualsiasi forma di partecipazione, diretta o indiretta, anche solo tentata, a qualsiasi comportamento omosessuale. Si tratta di una legge che legittima i comportamenti persecutori nei confronti degli omosessuali.
Nella Relazione sul primo Codice penale per il Regno d’Italia [1887], Titolo VIII “Delitti contro il buon costume e l’ordine delle famiglie”, Zanardelli scriveva:
“Nel determinare i fatti da comprendersi nel presente Titolo, il Progetto attuale, in conformità ai precedenti, si ispira a questo concetto fondamentale che, se occorre da un lato reprimere severamente i fatti dai quali può derivare alle famiglie un danno evidente ed apprezzabile o che sono contrarii alla pubblica decenza, d’altra parte occorre altresì che il legislatore non invada il campo della morale. In conseguenza, le sanzioni penali del Progetto non colpiscono tutti indistintamente i fatti che offendono il buon costume e l’ordine delle famiglie, ma quelli soltanto che si estrinsecano coi caratteri della violenza, dell’ingiuria, della frode o dello scandalo, la repressione dei quali è più vivamente reclamata nell’interesse sociale. Quindi non sono incriminate le azioni che non hanno quei caratteri, e l’indagine delle quali farebbe trascendere oltre i suoi giusti confini l’opera legislativa.”
Il confronto tra il Labouchère Ammendement e il Codice Penale Zanardelli, che non prevede mai l’omosessualità né come reato né come aggravante di altri reati, è tanto eloquente da non richiedere commento.
Lasciamo ora la parola a Raffalovich.
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Universalità dell’unisessualità
Non si può più negare l’universalità dell’unisessualità nel tempo e nello spazio; non se ne può più parlare come di un tipo di dissolutezza che viene dall’Armenia (Tarnowsky) e che è stato posi messo in pratica in tutta l’Asia, e da lì adottato in Grecia, e così via. Si è abusato troppo di tutti gli errori (errori un po’ voluti) ripetendo che le crociate avevano insegnato le cattive abitudini dei Saraceni agli Europei, che Roberto di Normandia aveva introdotto in questo modo i vizi che riempivano i sui domini, che da lì avevano passato il mare ed erano sbarcati in Inghilterra. Vent’anni prima di andare alla crociate Roberto era già riconosciuto unisessuale. Gli antichi Germani, i Celti, i Galli conoscevano l’unisessualità e la praticavano …
Prima di elencare numerosi popoli presso i quali l’inversione congenita o acquisita così come i vizi unisessuali furono realtà indigene, devo dire che questa enumerazione [1] è fatta qui solo per ricordare l’inutilità di tante spiegazioni, di tante declamazioni, ma non ha alcuna intenzione dissacratoria o scettica. Se si provasse che la prostituzione femminile è esistita in tutti i popoli della terra, la prostituzione non ci guadagnerebbe nulla, e questo non toccherebbe in nulla il modo di considerare le unioni di uomini liberi e di donne decenti; solo che non si potrebbe più dire che la prostituzione è stata insegnata da un popolo all’altro, e che è contro natura perché non ha come scopo la procreazione di figli.
Lecky, uno storico serio, ha detto che la prostituta è la sacerdotessa dell’amore coniugale e fecondo, perché senza di lei la donna virtuosa non potrebbe arrischiarsi ad uscire senza percolo. Da questo punto di vista (pienamente adeguato a un “razionalista”) la prostituta sporca e sterile sarebbe altrettanto necessaria alla purezza del focolare domestico quando in apparenza ne apparirebbe nemica.
Io cito soprattutto questa teoria di un uomo rispettato in Inghilterra e che si è dovuto considerare audace e coraggioso, per così dire, per fare risaltare la sua mancanza di audacia, di coraggio e di larghezza di vedute, quando ha dovuto occuparsi di unisessualità. In Inghilterra, quando non si vogliono spaventare le persone che si temono, oppure quando non si vuole ostentare eccessivo pudore, si ha l’abitudine di confondere la sodomia (soprattutto quella con persone molto giovani) con l’unisessualità, e così si può in tutta sicurezza attaccare il vizio contro natura così come esso merita. Solo che in questo modo si svia l’opinione pubblica, le si fa credere che Platone e gli altri grandi Greci si occupavano esclusivamente di rendere poetico il desiderio dell’ano.
Se Lecky, per esempio, se ne fosse preoccupato, avrebbe potuto dire che l’unisessualità non è più contraria alla conservazione della razza di quanto non le è contraria la prostituzione, e che i bambini che non nascono (qualsiasi ne sia la ragione) contribuiscono in modo altrettanto sostanziale al benessere dell’umanità di quelli che nascono.
Il vizio unisessuale, dice Chevalier “si trova fin al principio, come si trova oggi, presso i popoli selvaggi, nelle nature più incolte e più primitive: dovunque con le medesime credenze” (o con le credenze più opposte) “gli uomini sono arrivati a risultati identici. In fatto di vizi, non hanno avuto bisogno di alcun insegnamento, la contaminazione non è stata necessaria, perché la radice del male stava negli individui stessi.”
Per quanto indietro risaliamo, troveremo l’unisessualità: si presenta comunque una difficoltà dalla quale non ci si può liberare. Si tratta sempre di sodomia o di altre forme di unisessualità? È certo che i documenti più antichi si occupano soprattutto di prostituzione maschile, di corruzione sodomitica, ma non se ne può concludere che la sodomia fosse l’unica forma di unisessualità o la forma preponderante. Gli altri che parlano dell’unisessualità di quel tempo, ne parlano come moralisti, come giudici, e severamente, o perché si occupano solo di giudicare i vizi, o perché in queste epoche antiche non si trattavano molto seriamente le soddisfazioni sessuali che non portavano a conseguenze. Non si capisce affatto perché Erodoto o gli altri avrebbero dovuto credere necessario o importante parlare di masturbazione o di onanismo o di carezze limitate.
Nel medioevo c’erano delle mezze-vergini, ma la donna deflorata era considerata come quella veramente colpevole. E così, nelle epoche antiche la sodomia anale (o orale) richiamava naturalmente più attenzione, più severità, soprattutto quando la si ritrovava consacrata, onorata, praticata quasi religiosamente.
“Il culto di Baal o di Baal-Phégor, che si praticava in luoghi elevati e contro il quale Mosè con tutti gli altri legislatori del popolo ebraico lanciò maledizioni veramente terribili, non era altro che la prostituzione maschile messa sotto la protezione della divinità. I sacerdoti legati ai templi erano ragazzi giovani senza barba, che avevano il corpo depilato, unto di oli profumati, e si prostituivano in nome del dio dei Madianiti. La Vulgata li chiama effeminati, il testo ebraico li chiama kedeschim cioè consacrati. Il culto di Moloch, dio dei Moabiti, non era meno osceno.” (Chevalier)
Malgrado le maledizioni “la prostituzione cinedica era ben lontana dall’essere rara tra gli Ebrei.“[2] Rinvio a Chevalier e alla sua Bibbia dei poveri. In Fenicia, a Cipro, “dei sacerdoti pederasti erano legati ai templi”. Si può trovare in Krafft-Ebing uno studio della malattia degli Sciti che avevano saccheggiato il tempio di Ascalona. Venere si vendicava femminilizzando certi uomini che servivano poi come prostituti sacri. Tra i Messicani c’è una situazione simile che colpisce: i Mujérados.
L’unisessualità si trova in California, in Nicaragua, in Perù, in Madagascar, presso gli Esquimesi (si consulti l’opera monumentale di H. Bancroft sulle razze indigene d’America).
“Insomma, dice Chevalier, se ci si chiede quali siano le cause tra i popoli primitivi le si trova tanto nel loro semplice stato di natura che nel loro culto mostruoso.”[3]
Si troverà che presso i popoli ci sarà meno sodomia santificata, meno prostituzione sacra, man mano che la dissolutezza o la lussuria perderanno la sanzione religiosa, ma non ci sarà meno unisessualità. La natura non perdei suoi diritti perché non vengono glorificati nei templi gli atti di Priapo.”
Vorrei che l’universalità dell’unisessualità fosse riconosciuta definitivamente e documentata in modo che uomini distinti come Mohl o Chevalier non dicessero più che “secondo i Francesi, Caterina dei Medici introdusse l’unisessualità in Francia” (Mohl) o che l’unisessualità “può rapidamente raggiungere uno sviluppo eccessivo” (Chevalier), perché essi danno un’impressione sbagliata. Si ha il diritto di dire che la Grecia intellettuale riconobbe ufficialmente l’importanza dell’unisessualità, o che l’influenza dei costumi italiani introdotti con Caterina dei Medici fece parlare e scrivere di unisessualità, ma l’unisessualità non è come il telefono: non si può parlare di introduzione dell’unisessualità.
Quello che veramente si sviluppa è la prostituzione pederastica, il ricatto, ma non l’unisessualità perché la si ritrova fin dalla origini della sessualità. Ogni secolo, senza eccezione, parla di aumento dell’unisessualità semplicemente perché non c’è accordo tra la verità e le convenzioni che la negano.
Cartagine, Roma, la Grecia, le lascio quasi da parte. L’unisessualità dell’Africa, la dissolutezza unisessuale di Cartagine, sono ben note. Si sa che a Roma la prostituzione maschile era quasi altrettanto generalizzata e altrettanto ardente della prostituzione femminile. Rinvio il lettore francese a Chevalier. Tutta questa sezione del suo libro è eccellente. La Grecia richiede uno studio speciale se non si vogliono ripetere sempre le stesse citazioni.
L’unisessualità romana e l’unisessualità greca devono comunque essere differenziate perché erano molto diverse:
“La legge romana, in effetti, permetteva questa prostituzione solo con gli schiavi, gli affrancati e gli stranieri. Gli uomini liberi, onesti, non potevano sottomettersi ad essa.”
“I primi si vendevano a loro piacimento, i secondo compravano. La legge non interveniva che tra uomini liberi. Un attentato fatto alla libertà di un cittadino, un oltraggio fatto al carattere o alla persona di un uomo onesto era punito con la morte. Solo al tempo della seconda guerra punica fu promulgata dal Senato una legge contro i pederasti, a proposito di un certo C. Scantinius, accusato di attentato al figlio del patrizio C. Metello. Fu la legge Scantinia o Scatinia. Ma essa riguardava solo gli attentati contro uomini liberi.”
La Grecia invece disprezzava i rapporti con gli schiavi, i rapporti mercenari, tutti i rapporti che non possono nobilitare né l’uno né l’altro e cercava di innalzare l’uomo del fango del piacere facile, venale, e della prostituzione… Ho detto che quello che si chiama amor greco è l’amore turco; bisogna aggiungere che l’amore unisessuale della maggior parte dei libri di medicina è l’amore romano.
Ancora oggi questi due punti di vista persistono e la maggior parte di coloro che si occupano di inversione sono esitanti. Gli uranisti o coloro che vengono in loro aiuto sembrano tendere all’idea romana e desiderano rimuovere tutte le violente restrizioni che rendono così pericolosi i rapporti tra l’uranista e colui che egli incontra e che egli paga. Gli altri al contrario si impegnano nel liberare l’ideale greco da tutto il fango e da tutta la sporcizia delle passioni fisiche, dei legami passeggeri. L’errore di ciascuna delle due parti salta agli occhi di un uomo senza pregiudizi e senza risentimenti.
Un ideale greco che desse all’amicizia tutto quello che è tipico dell’amore salvo la base fisica, snaturerebbe l’amicizia, la danneggerebbe, le renderebbe un pessimo servizio.
Platone vuole innalzare l’amore fino ad un’amicizia completa; non vuole dare all’amicizia i parossismi dell’amore: sarebbe una sciocchezza e un’azione tanto cattiva quanto irragionevole. Tutti i moderni che hanno voluto spiegare Platone in questo senso commettono lo stesso errore morale e psicologico. L’amicizia può qualche volta (come quella di Michelet e Pionsot) in anime pure e che desiderano il bene (per questo bisogna che un’anima almeno sia pura e che l’altra apprezzi la purezza) rassomigliare a uno degli stadi di Platone, ma la sua origine è diversa: è lo spirito che risplende sia nell’uno che nell’altro caso, ma nell’amicizia il corpo non è stato conquistato perché non era da conquistare, mentre nel caso dell’amor platonico il corpo è stato sottomesso, trasfigurato.
Ed è per questo che l’amicizia rende felici in modo più dolce dell’amore platonico ma in modo meno esclusivo. Bisogna ricordarsi questa differenza e questa somiglianza.
La libertà romana, il potere di aver rapporti con la gente del popolo, senza temere le minacce di ricatto, appartengono ad aspirazioni totalmente diverse.
Il sistema odierno è iniquo, non c’è nulla che si possa dire in suo favore: conduce spesso al suicidio, anche all’assassinio, al furto, al ricatto, all’impunità, ma non diminuisce affatto gli atti sessuali tra uomini di classi diverse. L’esercito contiene ovunque migliaia di uomini che si prestano e si vendono e che, si dice, di regola non inducono al ricatto.
Gli uranisti sono molto interessati all’abolizione delle leggi contro di loro, quando non c’è né abuso di fiducia, né traviamento di minori, né violenza, né sodomia anale. Krafft-Ebing è a loro favore: e col tempo le loro legittime rivendicazioni dovranno essere riconosciute. L’Inghilterra, dieci anni fa, fece un passo all’indietro, rendendo tutti gli atti unisessuali, compiuti da chiunque e con chiunque, dovunque e in qualsiasi modo, dei delitti.[4] Questa cattiva azione, dovuta a un membro scettico e abusato, ha aumentato i ricatti e non ha diminuito e non diminuirà in alcun modo l’unisessualità inglese. L’Inghilterra non ha cambiato costumi, ci sono solo più mascalzoni e più disgraziati.
Ci vuole, lo confesso, molta imparzialità per non rivoltarsi contro gli invertiti che reclamano in modo impudente la libertà sessuale, e anche contro gli eterosessuali e contro gli ipocriti o contro i paurosi che chiudono loro la strada dell’equità e dell’onorabilità, ma che consentono loro tutti i vizi unisessuali, ammesso che essi non ne parlino e ammesso soprattutto che siano ricchi o di alto rango.
Si ha il cuore pieno di disgusto quando si vede l’impunità di tanti grandi personaggi e la rovina di tanti piccoli cittadini.
Quanto all’impudenza degli invertiti che reclamano la soddisfazione (senza paura del disonore) dei loro istinti naturali, per sostenerla o piuttosto perché sia presa in considerazione, bisogna ricordarsi che se la prostituzione femminile diventasse pericolosa, la strada eterosessuale non avrebbe niente di più elevato, nulla che facesse appello all’immaginazione. Si sarebbe tentati di dire: Eh! È giusto! Questo vi insegnerà a moderarvi. Ma non sarebbe altro che una sparata ingiusta di un altezzoso, o di un duro o di un settario…
Quanto all’Oriente, non c’è che l’imbarazzo della scelta se si cercano esempi di unisessualità [5]
In Cina c’è più pederastia che in tutti gli altri paesi ma è possibile che lì non ci sia più l’unisessualità nel senso dell’uranismo. Come in tutti i paesi in cui la sodomia è praticata apertamente, lì si allevano dei bambini destinati a subirla; la sodomia passiva diventa un’industria paragonabile alla prostituzione femminile; ma la sodomia non è lo scopo degli unisessuali, degli uranisti, e in questi paesi, tra colui che ricerca i ragazzi impuberi, colui che cerca i puberi, i giovani uomini o gli uomini fatti, ci devono essere le stesse differenze che ci sono in Europa, con questa specificazione che non bisogna dimenticare: che la sodomia lì è praticata molto di più, essendo un fatto abitudinario e non comportando come qui uno stupro. Comunque, se si leggono le letterature orientali, si riconosce subito che lì la pederastia, la sodomia, non soddisfano le anime fiere e delicate più di quanto la fornicazione con delle ragazze giovani non soddisfi queste stesse anime in Europa.
Ci sono dei romanzi d’amore cinesi senza eroina, e per un romanzo d’amore è richiesta la possibilità di un sentimento reciproco, cioè c’è bisogno di qualcosa di diverso dal libertinaggio. Sfortunatamente i romanzi cinesi sono ancora poco accessibili.
Ma la letteratura persiana a turca ci informa in modo sufficiente e ci insegna che l’unisessualità e l’uranismo di Sai, di Hafiz, di Ruscheni, di Jami, non era affatto vizio o libertinaggio.
Non contenti di sollevarsi fino al platonismo più intenso, fino al lirismo più autentico, questa poesia ci mostra l’amore unisessuale al suo apogeo, negli uomini elevati o delicati.
Goethe ne ha tratto ispirazione e ha reso omaggio alla delicatezza di questi poeti, e col suo tatto di critico e di poeta, ha colto l’elemento grazioso e innocente: la devozione del ragazzo giovane per il poeta, sentimento che gli Orientali hanno spesso espresso.
L’uranista, i filosofo sensuale, non hanno aggiunto nulla ai costumi unisessuali dell’Oriente, questo è un punto sul quale gli avvocati dell’abolizione delle restrizioni unisessuali tra uomini liberi dovrebbero riflettere. La continenza è stata resa più difficile per loro dal fatto che essi hanno imparato con più difficoltà e più amarezza a innalzarsi al di sopra di se stessi. I grandi uomini come Michelangelo o come questi saggi uomini dell’Oriente devono soffrire di più nelle epoche in cui la lussuria che li tenta è permessa, perché la loro grandezza impedisce loro di voler essere come la truppa vile dei sensuali, ed essi si forgiano degli ideali che li fanno soffrire amaramente.
Jami racconta la storia di un giovane uomo che egli colloca tra i martiri dell’amore. Questo giovane uomo ogni giorno veniva a porre nella mano di un bel ragazzo che stava per essere venduto una borsa piena d’oro; ma lui non aveva abbastanza denaro per acquistarlo. Il mercante, colpito, condusse il giovane schiavo dal giovane uomo e con un banale pretesto inventato dal suo buon cuore lo pregò di ospitarlo durante la notte. Il giovane uomo, lasciato solo col suo idolo gli prodigò le più tenere carezze e ne ricevette tutte le prove innocenti di affetto e di docilità: ma invece di provvedere ad atti di sesso, abbracciò quella testa affascinante morì d’amore piuttosto che violare la castità.
Ateneo racconta l’aneddoto di un uomo che seguì dappertutto un bel ragazzo effeminato. Quello, infastidito, gli propose di togliersi la fantasia, di andare con lui e di non seguirlo più passo passo. L’uomo si arrabbiò e domandò al giovane carino come osasse rivolgergli la parola. E finì col dire: “Io desidero solo guardarti, ammirarti e questo è tutto.”
Molti uomini che l’impedimento della legge che essi biasimano eccita alla lussuria e all’impudenza, possono diventare padroni di se stessi.
Per l’India, il Giappone, il Tonchino, la Birmania, l’Oceania, rinvio di nuovo il lettore francese a Chevalier.
In una parola, non c’è una razza o un’epoca che non abbia praticato l’unisessualità molto più di quanto non lo abbia scritto nella prosa corrente.
Ne derivano molte conclusioni la cui importanza non sfuggirà a nessuno.
La prima è che un gran numero di uomini superiori, molte delle più grandi figure della storia, hanno presentato quello che io preferisco chiamare unisessualità ma che M. Chevalier chiama ancora anomalia contro natura, stereotipo che andrebbe distrutto in nome della stessa natura, “senza che essa sembri aver nuociuto alle loro brillanti qualità o aver indebolito il loro genio. I casi do Cesare, di Leone X, di Federico II, di Cambacérès e di altri[6] ne sono la prova. Così si trovano confermati i versi di Dante, che nel canto XV dell’Inferno[7] fa notare la grande intelligenza di certi uomini dai gusti unisessuali.”[8]
Nulla prova d’altra parte che il vizio sia ai giorni nostri più diffuso che in altri tempi. Malgrado la licenza dei costumi nei grandi centri della popolazione, la nostra società moderna, come sottolineato da M. Lacassagne, dovrebbe darsi da fare molto per arrivare al gradi di depravazione della società greche o romane.[9]
“Vediamo in conclusione che “l’unisessualità” si riscontra in tutti i tempi e in tutti i luoghi, in ogni epoca storica come sotto ogni latitudine, in tutte le società, qualsiasi sia il tipo etnico, la religione o la morale. Essa non si lascia né monopolizzare né circoscrivere. È quindi impossibile considerarla, come qualcuno vorrebbe, il prodotto di una civiltà avanzata, una invenzione cosciente delle razze superiori. L’umanità, in fatto di vizio o di morale, non inventa e non perfeziona nulla. Fin dall’inizio essa dà all’istinto sessuale tutte le sensazioni naturali o artificiali possibili, e fin dall’età delle caverne, non rimaneva altro da immaginare. Le società muoiono, le religioni spariscono, le condizioni sociali cambiano, solo la “viziosità originale”, la sessualità unisessuale e eterosessuale ) dell’uomo sussiste, sempre e dovunque identica a se stessa.” (Chevalier)
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[1] Non pretende certo di essere completa.
[2] Gli Irlandesi, come gli Ebrei, hanno fama di castità, ma sono loro che hanno prodotto gli scandali di Oscar Wilde, di Dublin, di M. de Cobain, del vescovo di Clogher, dal caso Walpole, che sono comparsi nel caso di lord Audley…
[3] Si veda: Une maladie de la personannlité , L’Inversion sexualle (Psychophysiologie – Socilogie –Tératologie – Aliénazion mentale – Anthropologie – Médecine judiciaire) del dott. J. Chevalier – Lyon, Storck. 1893.
[4] Nota di Project: – Raffalovich si riferisce alla Sezione seconda dell’Atto di emendamento alla Legge criminale del 1885, il cosiddetto Labouchère Ammendement, dal nome del membro della Camera dei comuni che ne ottenne l’approvazione. Nel 1885, Labouchère presentò il suo testo come aggiunta dell’ultimo momento a un disegno di legge parlamentare che non aveva niente a che fare con l’omosessualità. Il suo emendamento rappresenta la peggiore espressione legale dell’omofobia dell’età vittoriana. Dieci anni dopo, l’emendamento Labouchère consentirà la condanna di Oscar Wilde a due anni di reclusione con lavori forzati, il massimo della pena. Labouchère si rammaricò per la mitezza della condanna di Wilde, e affermò che avrebbe preferito una condanna a sette anni, secondo la sua proposta iniziale, che prevedeva un massimo della pena non di due ma di sette anni.
Riporto qui di seguito il testo dell’emendamento.
“Section II of the Criminal Law Ammendment Act, 1885
Any male person who, in public or private, commits, or is a party to the commission of, or procures, or attempts to procure the commission by any male person of, any act of gross indecency shall be guilty of misdemeanour, and being convicted shall be liable at the discretion of the Court to be imprisoned for any term not exceeding two years, with or without hard labour.”
Sezione seconda dell’Emendamento alla Legge criminale, 1885
Qualsiasi persona di sesso maschile che, in pubblico o in privato, commetta o prenda parte alla commissione di, o procuri, o tenti di procurare la commissione da parte di qualsiasi persona di sesso maschile, un qualsiasi atto di grave indecenza sarà ritenuta colpevole di comportamento immorale e, condannata, sarà passibile, a discrezione della corte, di essere imprigionata per un periodo non eccedente i due anni, con o senza lavori forzati.”
Come si vede, la norma, che punisce solo l’omosessualità maschile e non quella femminile, criminalizza qualsiasi comportamento omosessuale, anche in privato, e qualsiasi forma di partecipazione, diretta, indiretta, anche solo tentata a qualsiasi comportamento omosessuale. Si tratta di una legge che legittimava qualsiasi comportamento persecutorio nei confronti degli omosessuali.
Nella Relazione sul primo Codice penale per il Regno d’Italia [1887], Titolo VIII “Delitti contro il buon costume e l’ordine delle famiglie”, Zanardelli scriveva: “Nel determinare i fatti da comprendersi nel presente Titolo, il Progetto attuale, in conformità ai precedenti, si ispira a questo concetto fondamentale che, se occorre da un lato reprimere severamente i fatti dai quali può derivare alle famiglie un danno evidente ed apprezzabile o che sono contrarii alla pubblica decenza, d’altra parte occorre altresì che il legislatore non invada il campo della morale. In conseguenza, le sanzioni penali del Progetto non colpiscono tutti indistintamente i fatti che offendono il buon costume e l’ordine delle famiglie, ma quelli soltanto che si estrinsecano coi caratteri della violenza, dell’ingiuria, della frode o dello scandalo, la repressione dei quali è più vivamente reclamata nell’interesse sociale. Quindi non sono incriminate le azioni che non hanno quei caratteri, e l’indagine delle quali farebbe trascendere oltre i suoi giusti confini l’opera legislativa.”
Il confronto tra il Labouchère Ammendement e il Codice Penale Zanardelli, che non prevede mai l’omosessualità né come reato né come aggravante di altri reati, è tanto eloquente da non richiedere commento.
[5] Al tempo di Costantino, esistevano a Costantinopoli delle case di prostituzione maschile.
Sotto Bajazet Ier (1389-1403) i Turchi amavano molto le pagine cristiane. I Greci, i Bulgari, gli Ungari. Ancora oggi i giovani cristiano sono lì favoriti.
[6] Alessandro il Grande, Socrate, Platone, Sofocle, Pindaro, Fidia, Epaminonda, Virgilio, il gran Condé, il principe Eugenio, William gi Inghilterra, Michelangelo, Winckelmann, August von Platen, non guastano questa lista.
[7] Dante colloca gli unisessuali poeti nel Purgatorio.
[8] Antifisici, dice M. Chevalier.
[9] Malgrado tutto il rispetto dovuto sempre a M. Lacassagne, è spesso difficile credere a una minore depravazione nel XVIII o nel XIX secolo rispetto ad altri periodi.
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lunedì 4 maggio 2015

Annali dell’Omosessualità di André Raffalovich – Parte 4: L’Omosessualità nel dibattito scientifico di fine ’800

Prima di abbandonare gli scrittori inglesi devo parlare dell’Amore omogeneo e del suo posto in una società libera di Edward Carpenter (1), un opuscolo utile e interessante. L’autore è un noto discepolo dell’illustre americano Walt Whitman. È scoraggiante vedere un uomo coraggioso come Carpenter forzato a fare ricorso alla Germania per assicurarsi una pubblicità legittima e naturale. L’opuscolo di Carpenter potrebbe comunque essere messo in vendita in Inghilterra senza problemi; il suo punto di vista è virile e logico. Carpenter dice che l’istinto unisessuale è universale; a fianco degli immancabili esempi greci ne cita alcuni dei selvaggi che dimostrano che l’istinto, la tendenza universale, nella sua manifestazione più impressionante, quella dell’amore colpo di fulmine, si incontra presso i Polinesiani; ma in Polinesia come altrove, i pregiudizi europei (cioè l’ignoranza del viaggiatore e la sua paura del suo pubblico) hanno oscurato e trascurato cose molto importanti (2).
Una volta scoperta l’universalità dell’unisessualità, a quel punto bisogna istruire tutti gli uomini intelligenti. Carpenter è d’accordo con Næcke, con Ellis e con me nel negare la degenerazione necessaria degli invertiti. Grazie alla polizia, grazie alle osservazioni cliniche, grazie alla prostituzione maschile delle grandi città, ecc., siamo arrivati a confondere i criminali, i malati e i viziosi con l’invertito bene equilibrato e decente o che può esserlo, che può diventarlo. Sotto la calma esteriore della vita inglese, dice Carpenter, in tutte le classi, si scrivono lettere, si formano legami tra persone dello stesso sesso, che non differiscono in nulla dalla corrispondenze e dalle relazioni affettive degli eterosessuali. E comunque l’opinione pubblica resta così ignorante, così male informata, e la legge si svia, se ne va nella direzione opposta alla ragione e al progresso della scienza. Dato che la sodomia è un atto estremo e reprensibile (Ellis trova che la sodomia delle persone di una certa età non dovrebbe essere perseguita dalla legge) la legge inglese è arrivata dal 1885 a perseguire tutte le familiarità unisessuali, cosa impossibile perché l’universalità dell’istinto unisessuale non significa universalità di un istinto sessuale asessuale, senza base sessuale, senza manifestazioni sessuali, e la condanna legale è a sua volta colpevole perché genera il ricatto e lo diffonde. Giudicare l’uranismo dal processo o dai procedimenti giudiziari equivale a giudicare il matrimonio attraverso il tribunale del divorzio (3).
Ed è chiaro che la misura in cui il fisico ha il diritto di unirsi al morale dipende dalla responsabilità della persona morale e seria che sa che c’è una morale unisessuale, non dalla competenza di una legge cieca, impotente ma pericolosa. Si potrebbe plaudire al progetto di Krafft-Ebing di applicare norme più severamente repressive di quelle di oggi, quando si tratta di minori, di raggiungere gli uomini in un modo veramente efficace insegnando loro che l’unisessualità ha la sua decenza come l’eterosessualità ha la sua, e ha anche il suo libertinaggio. Carpenter presenta il ruolo sociale (4) dell’unisessualità e si rammarica che un fattore della massima importanza sia considerato, proprio per colpa della società, un pericolo o una ferita. Ci conferma ciò che si dice dell’unisessualità americana tra le donne. Per quanto riguarda unisessualità degli uomini americani, essa ha dato luogo a fenomeni interessanti dal punto di vista mondano e sociale.
Carpenter sottolinea, come faccio io, che i legami più ingenui tra giovani uomini sono esposti al ridicolo o all’odiosità del biasimo, mentre tra le ragazze ci si può amare teneramente, con carezze. Questo è importante, e qui è bene non essere troppo d’accordo con il dottor Laupts che non solo attribuisce le tenere amicizie adolescenziali all’inversione e al desiderio fisico, ma che non vuole nemmeno permettere agli adolescenti le più innocenti familiarità. Se, come riconosce, e come è sempre più riconosciuta, la base dell’inversione si trova nella maggior parte degli uomini, reprimere le manifestazioni innocenti di amicizia o di incoscienza, perché ce ne sono di colpevoli, è il colmo dell’errore pericoloso (5).
Si può desiderare, senza alcuna paura, che l’opuscolo di Carpenter si diffonda in Inghilterra, nell’attesa che la scienza abbia il diritto di fare il suo dovere sociale tra gli Inglesi.
Il dott. Howard di Baltimora nell’Alienist and Neurologist (gennaio 1896) cita dei casi terrificanti di perversione sessuale. Secondo lui, la prigione e il manicomio ricevono a torto dei pervertiti che hanno bisogno di un altro trattamento. Nel medesimo tempo è anche certo che questi squilibrati sessuali, prima di commettere dei delitti, ai quali sono spinti dal loro difetto di resistenza morale, sono mal compresi dalla società, dai loro amici, dai loro genitori. Il dott. Howard parla di un uomo che ora si trova nella prigione del Connecticut per sottrazione di fondi a danno della banca dove era onorevolmente impiegato da molto tempo. Si sapeva che era onanista boccale, ma non ci si era preoccupati di togliergli il suo posto di responsabilità. L’onanismo boccale gioca nello squilibrato, nell’immorale, un ruolo molto pericoloso. Il dott. Howard si è dovuto occupare recentemente di un musicista di una quarantina d’anni, colpito, dal suo ventesimo anno, da crisi nervose che si calmavano se ingurgitava sperma. Un corista era stato la sua prima vittima, ma poi sembra aver fatto ricorso a chiunque. Rubava se non aveva il denaro per pagarsi un prostituto compiacente. Sono del parere che si possa ammettere (anche senza l’angoscia di questo sfortunato, anche senza la sua ossessione, anche senza delle crisi come le sue, che lo portarono più di una volta in prigione), che ogni uomo il cui desiderio sessuale abituale è di avere questo atroce nutrimento, è gravemente malato. Non voglio dire che l’onanista boccale è malato, o che questo vizio, diffuso in tutto il mondo abitato, sia una malattia più di qualunque altro vizio, o che un uomo per nulla degenerato e per nulla stupido non possa sotto l’influenza di una passione nefasta, di una corruzione contagiosa, di un’ora di super-eccitazione colpevole, non possa aver finito per soccombere a questa velleità così reprensibile, perché molti casi ancora inediti verrebbero un giorno a contraddirmi brutalmente, ma io affermo che questo atto, abitualmente consumato, spinto fino a questo limite, considerato come lo scopo sessuale, indica una malattia seria e pericolosa. E non affiderei mai un ruolo importante a un tale onanista.
Il musicista del dott. Howard era figlio di una madre molto nevrotica, nevrotico anche lui, allevato in modo contrario al buon senso, molto sovreccitato dalla musica, – e in lui l’unisessualità non era assoluta (perché aveva avuto dei momenti di eterosessualità) ma congenita e acquista e acquista, intensificata dalle circostanze, non controllata da una volontà superiore. Nulla in lui, nel fisico e nel morale, opponeva resistenza. Un trattamento avviato da qualcuno al corrente avrebbe potuto sottrarre questo disgraziato a questa ossessione patologica.
Quando veniva arrestato dopo aver compiuto quello che cercava, grazie alla compiacenza o alla venalità di un uomo, la vergogna e la paura portavano di conseguenza una seconda crisi. Se lo arrestavano prima non riusciva a stare tranquillo se non dopo avere ottenuto da un altro prigioniero la pacificazione. Morì verso i quarant’anni di una tubercolosi ereditaria. Tutto aveva contribuito a mandarlo in rovina.
La storia della signora W… non è più rassicurante. Dopo essere stata lesbica si sposò a vent’anni con un uomo robusto. Dopo dieci anni di matrimonio, interruppe ogni rapporto normale con lui e si dedicarono all’onanismo reciproco. (Lei aveva già preso l’abitudine di masturbarsi dopo il coito). La sua perversione sessuale divenne così violenta che si mise a correre appresso a tutti gli uomini che vedeva per la prima volta, li intratteneva a casa sua, li forzava a spogliarsi, poi si chiudeva da sola. Questa monomania del sesso dell’uomo, così improvvidamente incoraggiata all’inizio da suo marito, ha fatto in modo che venisse arrestata parecchie volte, ma “l’intervento sconsiderato” dei suoi amici l’ha sempre fatta rilasciare. Il dott. Howard dice che è molto intelligente, ed è comunque una donna rispettabile se si mette da parte la sua folle perversione.
Tutti questi casi sono desolanti e forse meno semplici di quanto possa sembrare all’alienista [psichiatra]. C’è stata evidentemente in loro una progressione, una discesa incoraggiata sia da loro stessi che dal loro ambiente e dal loro vizio. Il vizio ha la sua logica.
Il sig. Dott. Hoche di Strasburgo ha dato nel Neurologisches Centralblatt (diretto dal prof. Mendel di Berlino) delle note sull’unisessualità molto decise e molto degne di attenzione. Si dichiara contrario a molti pregiudizi, trova che i medici, e prima di tutto Krafft-Ebing, hanno torto nel mettersi in guerra contro il paragrafo 175 del codice tedesco che punisce i delitti unisessuali. Si può condividere o meno la sua valutazione ma bisogna pure riconoscere la verità che lui vede chiaramente: che i sentimenti unisessuali, le passioni unisessuali si sviluppano in individui ben portanti, non degenerati fisicamente né psichicamente. Per sostenere la sua tesi cita degli argomenti molto interessanti. Per quanto mi riguarda, trovo molto più importante oggi fare conoscere questa verità che cambiare le leggi.
La psicologia deve dire grazie a Dott. Hoche anche se la filantropia lo trova severo. Io credo che gli invertiti seri, quelli che contano, non vogliano affatto essere trattati come malati e come irresponsabili. Si riconosca innanzitutto la sanità di molti individui e poi le leggi si cambieranno senza fretta. Il sig. Hoche cita dei casi tra i più impressionanti di giovani uomini grandi (di più di vent’anni) che avevano rapporti fisici con donne e che avevano con i oro condiscepoli più giovani dei legami appassionati, dei legami che Platone colloca così in altro, le cui soddisfazioni sono i baci, le carezze, dei sonni a due nel medesimo letto, senza onanismo, senza pederastia ma con tutte le manifestazioni sentimentali attribuite all’eterosessualità.
Questi documenti del dott. Hoche, ai quali del resto rinvio i miei lettori, sono una lezione per quelli che si immaginano in vano che i rapporti eterosessuali, incoraggiati e facilitati, possano mettere fine ai legami unisessuali.
Congratulandomi con sig. Hoche per il suo atteggiamento serio, vado più avanti di lui. Sì, come disse l’abate Maurice de Beats al congresso di Brouxellel, essere padroni di sé è più che diminuire i propri impulsi, – La dignità e il senso umano consiste prima di tutto nell’essere padroni di sé.
Ma se si invitano gli unisessuali ad essere dignitosi e forti, non si ha il diritto di parlare in un altro modo agli eterosessuali.
E sarà sempre rivoltante per coloro i cui occhi hanno superato il paravento delle convenzioni, vedere la licenza eterosessuale considerata una cosa a parte e protetta. Gli eterosessuali comincino a correggersi! Questo potrebbero dire gli uranisti per tutto il tempo in cui i costumi eterosessuali resteranno così apertamente cattivi.
Personalmente trovo lo studio dell’unisessualità più urgente della riforma della legge, e comunque non nego che, visto il livello molto basso della moralità pubblica, gli invertiti non sono stati poi molto maltrattati dal paragrafo 175 del codice tedesco, ma se il codice Napoleone fosse in vigore in tutta l’Europa, la condizione degli uranisti sarebbe molto migliore, gli uranisti diventerebbero più utili? La prostituzione maschile, già così diffusa, aumenterebbe ancora. E molti individui deboli non passerebbero forse da questi atti all’abitudine, dall’abitudine all’abitudine consolidata e da lì allo scandalo?
Coloro che danno o promettono il loro sostegno a Krafft-Ebing non si chiudano in un atteggiamento di rifiuto, ma aprano gli occhi e si rendono conto di quello che vogliono e che sperano. Quando avranno ottenuto questo cambiamento del codice, gli uranisti che oggi si astengono per paura dalla unisessualità venale o dai rapporti con le classi inferiori, saranno forse più felici, saranno migliori? Gli amanti degli operai sono così necessari al benessere sociale? Io devo al dott. H. Kurella un caso molto curioso di simulazione di psicopatia sessuale in un ladro (6).
O. M…, nato il 16 aprile 1865, in una comunità di Moravi, viene arrestato nel mese di maggio del 1892 a Dresda per avere rubato un cappotto in un ristorante, per non avere pagato il conto in un albergo e per avere scroccato da tre a dieci marchi a molti medici di Saxe ai quali raccontava la sua psicopatia sessuale facendosi passare per un malato, appartenente alla clinica di Halle, che aveva bisogno di denaro per ritornarci. A Dresda si diede credito alla sua follia, al suo feticismo. Perché era al feticismo delle scarpe da donna che dava la colpa dei suoi furti. Lo si credette addirittura incurabile e lo si mandò in un manicomio. Fu mandato in manicomio il 31 dicembre. Ma lì non manifestò sintomi di alienazione; non fu rilevata alcuna straccia di feticismo, di masturbazione, di eccitazione in presenza di belle scarpe. Kurella si persuase in pochi mesi di acute osservazioni che questo O. M… era un abile truffatore. A ventun anni la comunità morava lo aveva espulso per furto e allora non aveva cercato di giustificarsi sulla base di una psicopatia sessuale. Nel 1888 dovette di nuovo abbandonare un incarico di istitutore per avere rubato e non pensò neppure di discolparsi invocando questa psicopatia sessuale. Nel 1889 compaiono le ricerche di Krafft-Ebing su feticismo (7). Nel 1890, O. M… si dichiara colpito da feticismo delle scarpe femminili, malattia descritta da Krafft-Ebing.
Non si può affermare che abbia letto Krafft-Ebing ma quando ci si ricorda che i prostituti e le prostitute parlano molto di anomalie sessuali, – che le librerie mettono Krafft-Ebing sotto le rubriche di “erotica” o “curiosa”, tra il marchese de Sade, Restif de la Bretonne, Crébillon figlio e Gamiani, – che tutto quello che Krafft-Ebing ha scritto penetra molto rapidamente “nelle alcove dei prostituti e delle prostitute”, – quando si sa che O. M… ha frequentato molto il mondo dei vagabondi, mondo per eccellenza soggetto alle aberrazioni sessuali e alle conversazioni erotiche, quando ci si ricorda che Kurella non ha sottolineato alcuna emozione in lui in presenza delle scarpe femminili più eleganti della città, sia al piede della donne che nelle vetrine nei negozi davanti ai quali passa abitualmente, si finisce ben presto per essere dell’avviso di Kurella.
Quello che sto per dire della teoria biologica di Kurella sull’inversione non mi giustificherà agli occhi degli adoratori radicali della biologia ma è dovuto al simpatico e interessante autore.
Kurella si lamenta che la patologica anatomica occupi gli psichiatri più della biologia; e guidato dalla sua esperienza, dal libro di Havelock Ellis, da quello di Laurent sui bisessuati, dagli articoli di Meige e di Brero sulla iconografia della Salpêtrière [noto cento ospedaliero parigino] tratteggia una teoria sulle “differenze che separano gli organi destinati alla riproduzione , o in altri termini i caratteri sessuali primordiali”.
“Il dimorfismo si stabilisce progressivamente su tutto il corpo; … le differenze che ne risultano sono designate col nome di caratteri sessuali secondari… Questa evoluzione può essere arrestata o pervertita. Nello stesso individuo questi due modi possono qualche volta manifestarsi simultaneamente… da lì una varietà infinita di anomalie di sviluppo che si traduce nella mescolanza in proporzioni variabili dei caratteri maschili e femminili nello stesso individuo… Una categoria di individui di apparenza bisessuata si avvicina infinitamente agli ermafroditi dell’antichità. Sono quelli i cui attributi sessuali primordiali, esenti d’altra parte da malformazioni congenite ingannatrici o da eventuali mutilazioni, hanno subito un arresto di sviluppo, sia a partire dalla nascita che anche solo al tempo della pubertà. Nel primo caso il corpo conserva indefinitamente i caratteri esteriori dell’infanzia. Gli attributi secondari dell’uno e dell’altro sesso restano imprecisi.
L’essere è rimasto neutro. Nel secondo, quasi per un’inversione evolutiva si vedono svilupparti i caratteri secondari del sesso opposto. È alla prima di queste sindromi morfologiche che si conviene il nome di infantilismo, alla seconda quello di femminismo…”. Meige dice ancora: “Al femminismo, che appare nel ragazzo, corrisponde nella donna un’anomalia morfologica inversa, alla quale si dà qualche volta il nome di mascolinismo; Il termine di virilismo sarebbe forse preferibile.
Questa forma è caratterizzata dall’aggiungersi degli attributi sessuali secondari del maschio su un individuo di sesso femminile.”
Io non seguirei Kurella in tutte le sue considerazioni sull’influenza chimica dei testicoli, ma lo trovo giustificato quando nega un confine preciso tra ermafroditismo, femminismo e virilismo, cioè l’inversione dei caratteri secondari e dei caratteri terziari. C’è una catena ininterrotta (questo è quello che ho detto a proposito dell’inversione psicologica) tra l’ermafroditismo vero (con la presenza della ghiandole dei due sessi, i caratteri secondari non sono differenziati, i terziari sono mescolati), lo pseudo-ermafroditismo (i caratteri terziari e secondari si avvicinano a quelli dell’altro sesso) e la condizione degli individui i cui caratteri primordiali e secondari sono stati normali, ma le cui ghiandole, non sviluppandosi, al tempo della pubertà, hanno arrestato lo sviluppo dei caratteri sessuali terziari latenti propri dell’infanzia, mente non si è arrestato lo sviluppo dei caratteri appartenenti al sesso opposto.
Secondo Kurella. Laurent non ha insistito abbastanza su questo fatto al quale Kurella tiene particolarmente: cioè sul fatto che in tutti gli individui che hanno l’inversione dei caratteri secondari c’è anche di femminismo o di virilismo, cioè l’inversione dei caratteri terziari.
Come io vado ripetendo, dome dice Kurella, tra l’uomo meno femminile e la donna meno virile, la catena è ininterrotta, ci sono tutte le gradazioni. A forza di rimescolare queste teorie, a forza di continuare le relative osservazioni, si arriverà a non differenziare più l’uomo dalla donna in questo modo così assoluto che è stato prevalente per così tanto tempo e la scoperta dei caratteri terziari della sessualità opposta negli unisessuali sarà ben presto seguita dalla scoperta di questi stessi caratteri negli eterosessuali (8).
Mi manca il tempo pe poter fare più che una menzione dei recenti articoli del prof. von Krafft-Ebing sui delitti con i bambini, sulla pedofilia erotica, sulla zoofilia erotica, ecc.. Tutti quelli che si interessano di psichiatria si tengono al corrente delle numerose osservazioni di Krafft-Ebing.
Questo infaticabile collezionista si occupa ora in modo molto specialistico del feticismo eterosessuale, e tutte le osservazioni che gli si potrebbero fare a Vienna sarebbero certamente molto bene accolte da lui. Avrei voluto parlare di Næke e delle sue considerazioni generali sulla psichiatria generale. Næke appartiene al partito del buon senso e le sue osservazioni sulla degenerazione hanno certamente pesato al Congresso di Ginevra. Ha ben ragione di trovare che si parla di degenerazione in modo troppo assoluto. “È una questione che si conosce molto male. Le sue stigmate che si definiscono come atavistiche non sono spesso che particolari patologie. È dunque insensato tirare conclusioni da fatti che non abbiamo il diritto di considerare come certi.” Gli Archivi di psicopatia sessuale inaugurati il 15 gennaio 1896 dal dottor Pasquale Penta, professore all’Università di Napoli, meritano di essere conosciuti. I collaboratori italiani sono numerosi e, alcuni stranieri, Legludic, Næcke, Haveiock Eliis e io, si trovano congiunti a medici, avvocati, magistrati di Napoli, Torino, Como, Padova, Verona, Palermo, Messina, Roma, Milano. Pasquale Penta è autore di molte opere tra le quali un volume sulle perversioni sessuali (I pervertimenti sessuali nell’uomo: Vincenzo Verzeni)(9) pieno di osservazioni e di note storiche ed etnografiche. Se non si può essere sempre d’accordo con lui sulle basi e sulle conclusioni, possiamo solo congratularci con lui ancora di più per la sua umanità e per il servizio che rende a chi è suo ausiliario senza essere suo partigiano. E ci dobbiamo felicitare anche col prof. Penta per il fatto che si serve della letteratura come delle opere specialistiche. Gli archivi di psicopatia sessuale contengono articoli originali e rendiconti molto interessanti e anche delle osservazioni mediche. È ancora troppo presto per separare le osservazioni psicologiche dalle osservazioni patologiche, ma in Pasquale Penta la preoccupazione per i malati e per i degenerati non esclude affatto l’ammissione di considerazioni di interesse più psicologico e di applicazione generale.
Tra i collaboratori di Penta, vorrei citare in modo particolare Lino Ferriani (Procupatore del Re a Como) che ha esaminato in tredici anni più di 2.000 criminali minorenni. Cita il caso terrificante di un giovane ragazzo di tredici anni che rubava per farsi masturbare dagli uomini.
E non posso nemmeno passare sotto silenzio l’articolo di Pelandi sulle ernie e le perversioni sessuali. Una nuova edizione tedesca di questo bel libro di Lino Ferriani sui delinquenti precoci è appena apparsa.
C’è lì non solo il risultato dei suoi 2.000 casi, ma anche una cura estrema e appassionata del proprio compito sociale. Quello che dice dell’educazione e del suo tragico scompiglio è in completo accordo con quello che io ho osservato dal mio punto di vista. Se alza la voce un po’ di più di come è abituale per noi è perché ha percepito più chiaramente di molti di noi la campana a morto delle convenzioni. Ha visto e sondato, nelle classi inferiori come nelle classi agiate, la detestabile educazione moderna, questa educazione dalla quale ci era aspettati così tanto. I genitori, gli educatori e i magistrati leggano il libro d Lino Ferriani.
La solidarietà umana (simboleggiata nei fatti, come l’assassinio di un eccellente sacerdote dai figli di una famiglia numerosa animalizzata dalla povertà, dalla negligenza, dall’abbandono e dalla malattia) emerge vivamente davanti al lettore di Ferriani. Forse un giorno gli uomini sapranno di nuovo ciò che hanno dimenticato, cioè che noi siamo parti di un tutto, dall’inizio dell’umanità fino alla fine, e che l’individualismo di oggi è la negazione della salute morale.
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[1] Pubblicato a Manchester per la circolazione privata, cioè destinato a non essere messo in vendita, da parte di “the labour press society”, 59, Tib Street, 1894, e poi tradotto in Tedesco a Leipzig naturalmente, centro delle pubblicazioni ”omogenee”. Una rivista inglese femminista e riformatrice ha, io credo, parlato bene di questo opuscolo.
[2] A questo proposito un amico che si interessa delle armi dei selvaggi mi ha detto che i viaggiatori che descrivono correttamente gli archi e le frecce dei selvaggi non dubitano affatto della unisessualità degli indigeni. Non do troppa importanza a questa osservazione di un uomo di spirito infastidito dalla superficialità dei viaggiatori, ma essa ci ricorda ciò che non si deve dimenticare, che i viaggiatori osservano poco e male. Se così non fosse avremmo certamente dei documenti che ci mancano e di cui gli Steinmetz [scalpellini, metaforico] farebbero un così vivo uso.
[3] Anche coloro che hanno più rovinato Oscar Wilde o coloro che lo giudicherebbero con gravità pari a quella di cui io stesso ho dato prova, Krafft-Ebing, ad esempio, non possono trattenere un’ondata di indignazione nel pensare all’immunità di tutti quei piccoli infami che dopo essersi venduti e consegnati a lui, sogghignarono pubblicamente il giorno della sua condanna. Era uno spettacolo disgustoso, immorale, mi assicura un avvocato presente a questa scena e che di certo non voleva fare una perorazione a favore di Oscar Wilde. D’altra parte anche l’atteggiamento del giudice era scioccante e anti-sociale. Accusati, accusatori, giudice, giuria, pubblico, tutti avevano bisogno di essere istruiti, purificati, migliorati.
[4] Daremo meno spazio ai fraintendimenti sul ruolo sociale dell’inversione se ci ricorderemo che il matrimonio e la paternità sono per l’uomo il ruolo sociale dell’eterosessualità. Ruolo sociale non significa abuso, ma uso utile.
[5] Un argomento interessante che Carpenter tocca, ma sul quale non vorrei insistere è l’ “In Memoriam” di Tennyson, il suo grande poema di lutto in cui la sua anima vedova piange la morte del suo amico Hallam. A proposito di Tennyson e di Fitzgerald, un altro famoso poeta, verrà un giorno in cui si dovrà scrivere un capitolo di psicologia della gamma alta. Entrambi avevano, con grande nobiltà, il coraggio dei loro sentimenti estremi versi il loro stesso sesso. Di questi sentimenti che la pruderie inglese non avrebbe approvato in uomini inferiori. E chissà che questi due nobili poeti non abbiano dovuto soffrire di questa pruderie più di quanto sappiamo ufficialmente. Ci sono stati tra gli Inglesi dei grandi romantici, dei platonici cristiani o stoici, degli uomini casti notevolissimi e silenziosi.
[6] Nel libro di Kurella sul criminale si trova un riassunto di questo caso.
[7] Ci sarebbe un capitoletto molto piccante da scrivere a proposito della lettura del grosso libro di Krafft-Ebing , e Hoche, Kurella,e Rœmer fornirebbero argomenti certamente divertenti e qualche volta difficili da dimenticare. Pur senza concedere loro troppo, non si può allo stesso tempo che congratularsi con Krafft-Ebing per aver fatto molto.
[8] Interessante è il paradosso di Kurella sulla prostituzione; è, lui dice, una inversione incompleta della donna, parallela all’ermafroditismo psicosessuale dell’uomo. Le prostituite non hanno il sentimento dell’onore femminile, i rapporti sessuali ordinari causano loro poca voluttà. Non bisogna, ci dice con ragione, confondere le prostituite con le Don Giovanni donna. Mi ritrovo di più con lui quando nota il ruolo enorme che gioca presso le prostituite il parassitismo sociale. Mi distacco invece completamente da lui, quando dice che l’uranista è bigotto, vano, capriccioso, teatrale, che si veste come una donna, ecc.: è l’effeminato omosessuale o eterosessuale, è Monsieur, fratello di Luigi XIV, ma non è August von Platen, non è il virile.
Ma dei lavori come quello di Kurella non possono che suggerire, che spingere al lavoro, allo studio della psicopatia sessuale. E l’ultra virile troverebbe spazio nella sua classificazione, nel suo allineamento, lo troverebbe certamente
[9] Napoli
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5020

martedì 3 marzo 2015

JOHN ADDINGTON SYMONDS, UN PROBLEMA DI ETICA MODERNA

Prefazione di Project
Sono da sempre un ammiratore di John Addington Symonds, ho pubblicato online nella biblioteca di Progetto Gay un saggio su di lui e ritengo sia doveroso farne conoscere l’opera anche agli omosessuali del XXI secolo. Il testo che mi accingo a tradurre è interessantissimo, parte da una sintetica descrizione del punto di vista cristiano sulla omosessualità, analizza la distinzione tra letteratura pornografica e letteratura omosessuale descrittiva, analizza poi il punto di vista della medicina legale secondo Tardieu e quello della psicologia clinica secondo Moreau, Tarnowsky, Krafft-Ebing e Lombroso, prende in esame la letteratura storica e antropologica sul tema della omosessualità, quella polemica di Karl Heinrich Ulrichs e quella idealistica di Walt Whitman. 
Il saggio, pur se nella forma e nel linguaggio è ancora tipicamente ottocentesco, è uno dei primi tentativi di affrontare il tema dell’omosessualità con metodo autenticamente scientifico. Symonds è un pioniere senza preconcetti, che ha cercato, con tutti i mezzi che gli erano accessibili, di approfondire seriamente l’argomento; sono gli uomini come lui che hanno avviato il processo di emancipazione della omosessualità, i cui frutti, quantunque incompleti, hanno cambiato e continueranno a cambiare la vita degli omosessuali.
Il testo originale in Inglese e facilmente accessibile (per esempio:
http://www.gutenberg.org/ebooks/32588) e ne esiste anche la copia audio liberamente scaricabile, letta lentamente in un Inglese perfetto;
https://librivox.org/author/2231?primar … et_results )
Eccovi la prima parte.

UN PROBLEMA DI ETICA MODERNA
OSSIA
UN’INDAGINE SUL FENOMENO DELL’INVERSIONE SESSUALE
INDIRIZZATA IN PARTICOLARE A MEDICI PSICOLOGI E GIURISTI
DI
JOHN ADDINGTON SYMONDS
LONDON
1896
Traduzione di Project, 
Per la BIBLIOTECA DI PROGETTO GAY
INTRODUZIONE.
C’è una passione, o una perversione del desiderio che, come tutte le passioni umane, ha avuto una parte considerevole nella storia del mondo, nel bene o nel male, ma non ha ancora ricevuto l’attenzione filosofica e l’indagine scientifica che merita. La ragione di ciò può essere nel fatto che in tutte le società cristiane la passione in questione è stata condannata alla condizione di paria; di conseguenza, la filosofia e la scienza non si sono degnate di farne oggetto di specifica analisi. Solo un grande popolo in epoche passate, il popolo greco, al quale dobbiamo l’eredità delle nostre idee, è riuscito a sollevarla al livello di entusiasmo cavalleresco. Tuttavia, la troviamo presente ovunque e in tutti i periodi della storia. Non possiamo prendere in considerazione i libri religiosi, i codici legali, gli annali, le descrizioni dei costumi di una qualsiasi nazione, grande o piccola, potente o debole, civile o selvaggia, senza incontrare questa passione in una forma o nell’altra. A volte assume l’atteggiamento calmo e dignitoso di un merito cosciente, come a Sparta, Atene, Tebe, a volte si rintana nelle buche e negli angoli, nascondendo la testa imbarazzata e si ritira dalla luce del giorno, come nelle capitali dell’Europa moderna.
Ci si presenta nelle steppe dell’Asia, dove orde di nomadi bevono il latte di cavalle; nel bivacco dei guerrieri Keltish, che giace avvolta in pelli di lupo intorno ai fuochi del loro campo; sulle sabbie d’Arabia, dove il Beduino solleva la polvere del deserto in squadroni volanti. La riconosciamo tra i palmeti delle isole dei mari del Sud, nelle case di carta e nei templi-giardino del Giappone, dentro le capanne di neve degli Eschimesi, sotto l’afosa vegetazione del Perù, oltre le correnti di Shiraz e le acque del Gange, nella chiara aria fredda di inverni scandinavi. Pulsa nelle nostre grandi città, il suo battito può essere sentito a Londra, a Parigi, a Berlino, a Vienna, non meno che a Costantinopoli, a Napoli, a Teheran e a Mosca. Questa passione si trova una casa nelle valli alpine, nei burroni albanesi e nei canyon californiani, nelle gole delle montagne caucasiche e, una volta seduta, vestita di porpora imperiale, sul trono dei Cesari romani o coronata con la tiara sulla cattedra di San Pietro. Si è messa in mostra, decorata con le araldiche di Francia e Inghilterra, in cerimonie di incoronazione a Reims e Westminster. I palazzi reali di Madrid e Aranjuez raccontano storie che la riguardano. Così fanno i cortili in rovina di Granada e il castello-fortezza di Avignone. Brillava con chiaro splendore nelle palestre dell’Ellade e rendeva più forti gli eroi della libertà greca che stavano per morire per la loro ultima speranza vana sulle pianure di Cheronea. Dotata di vita inesauribile, a dispetto di tutto quello che è stato fatto per sopprimerla, questa passione sopravvive largamente negli stati e nelle città moderne, penetra la società, si fa sentire in ogni parte del globo, dove uomini sono avvezzi alla familiarità con altri uomini.
Ma nessuno osa parlarne; o se lo fanno, trattengono il fiato, e fanno precedere le loro osservazioni da condanne.
Coloro che leggeranno queste righe saranno difficilmente in dubbio su quale sia la passione alla quale faccio riferimento. Ciò che è stato attestato sempre, dovunque e da tutti sicuramente merita un nome. Eppure faccio fatica a trovare un nome che non sembri sporcare queste pagine. Le lingue d’Europa, perfezionatesi nel XIX secolo, non forniscono alcun termine per questa caratteristica persistente della psicologia umana, che non comporti una qualche implicazione di disgusto, di vergogna o di vituperio. La scienza, però, recentemente – proprio negli ultimi venti anni – ha inventato un’espressione conveniente, che non pregiudica la questione in esame. Essa parla di “istinto sessuale invertito”, e con tale espressione neutra il ricercatore ha buone ragioni per essere soddisfatto.
La sessualità invertita, l’istinto sessuale deviato dal suo canale normale, diretto (nel caso dei maschi) ai maschi, costituisce l’argomento del discorso che seguirà. Lo studio sarà limitato ai tempi moderni, e a quelle nazioni che considerano il fenomeno con avversione religiosa. Questo rende l’indagine particolarmente difficile, ed espone il ricercatore, a meno che non sia un esperto in malattie della mente e dei centri nervosi, al rischio almeno di qualche interpretazione errata. Tuttavia, non vi è alcuna ragione valida per cui il compito di istruzione e di analisi non debba essere intrapreso. In effetti, ci si potrebbe piuttosto chiedere perché gli osservatori imparziali e curiosi dell’umanità non hanno tentato di capire un problema che devono affrontare ad ogni svolta nelle loro ricerche storiche e nella vita quotidiana. Senza dubbio la loro trascuratezza è dovuta ad una naturale o acquisita ripugnanza e ai sentimenti di disgusto e di odio derivanti da una tradizione immemorabile e distruttiva delle simpatie che dovrebbero animare un pioniere davvero zelante.
Tuttavia, ciò che è umano non è estraneo a nessun essere umano. Ciò che la legge punisce ma, a dispetto della legge, persiste e si rinvigorisce, dovrebbe richiamare l’attenzione. Tutti noi siamo responsabili in qualche misura del mantenimento e dell’applicazione delle nostre leggi. Come certamente la scienza evolutiva insegna, siamo tutti interessati ai fatti dell’antropologia, per quanto repellenti alcuni di questi possono essere per i nostri sentimenti. Non possiamo eludere le condizioni di atavismo e di eredità. Ogni famiglia corre il rischio di mettere al mondo un ragazzo o una ragazza la cui vita sarà amareggiata dalla sessualità invertita ma, sotto tutti gli altri aspetti, non sarà né migliore né peggiore di quella dei membri normali della casa. Sicuramente, poi, è nostro dovere e nostro interesse imparare quello che possiamo sulla natura di questa passione e arrivare attraverso la comprensione ad un metodo razionale per trattare con essa.
I. IL PUNTO DI VISTA CRISTIANO.
Dal momento che questa analisi è limitata alle reali condizioni della vita contemporanea, non abbiamo bisogno di discutere i vari modi in cui il fenomeno dell’inversione sessuale è stato praticamente trattato dai popoli con le cui tradizioni e religioni non abbiamo affinità.
D’altra parte, è della massima importanza arrivare ad una visione corretta dei passaggi con cui le nazioni cristiane, separandosi dal paganesimo antico, hanno introdotto una nuova e rigorosa moralità nella loro concezione di questo argomento, e hanno fatto rispettare le loro opinioni etiche attraverso divieti legali di tipo veramente terribile.
Senza sminuire o valutare pregiudizialmente questa nuova moralità, ormai quasi universalmente considerata come un grande progresso in avanti rispetto all’etica del precedente mondo pagano, si deve osservare che essa è sorta quando la scienza non esisteva, quando lo studio dell’umanità non era emerso dalla culla, e quando la teologia era in ascesa. Non dobbiamo dunque aspettarci da essa distinzioni fini, né indagini antropologiche, né analisi psicologiche, né spirito di tolleranza. Essa semplicemente decretava che quello che era stato fino ad allora considerato immorale, nel peggiore dei casi dovesse ormai essere classificato tra i crimini contro Dio, contro la natura, contro l’umanità e contro lo stato.
Aprendo la Bibbia, vi troviamo gravi sanzioni collegate all’inversione sessuale dalla legge mosaica, nell’interesse della popolazione e in sintonia con la teoria ebraica dell’abominio di Dio. La lezione è trasmessa tramite la leggenda delle due città, Sodoma e Gomorra, distrutte dal fuoco a causa della loro abitudinario indulgere a trasgressioni sessuali non normali. Qui le “fiamme vendicatrici” del codice romano appaiono per la prima volta, il rogo e le fiamme, cui la normativa medioevale condannava i trasgressori di questo tipo.
San Paolo, imbevuto di etica ebraica, denunciò la corruzione dei Gentili in queste parole: “Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami: poiché anche le loro donne hanno cambiato l’uso naturale in quello che è contro natura: e allo stesso modo anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri; gli uomini con gli uomini per fare ciò che è sconveniente, e ricevendo in se stessi la giusta ricompensa del loro errore”.
Cristo non ha pronunciato nessun giudizio su quello che oggi chiamiamo l’inversione sessuale. Né una luce né una guida viene da Lui, salvo quanto può essere indirettamente derivato dal suo comportamento verso la donna sorpresa in adulterio.
Quando l’Impero adottò il cristianesimo, aveva quindi le tradizioni della legge mosaica e il primo capitolo della Lettera ai Romani per guidare i suoi legislatori su questo argomento. Gli imperatori sentivano oscuramente che i principali impulsi dell’energia umana andavano progressivamente indebolendosi; la popolazione tendeva a diminuire; il territorio dell’impero si riduceva lentamente di anno in anno sotto i loro occhi. In quanto depositari di una religione superiore e di una morale più nobile, si sentirono in dovere di sradicare le usanze pagane e di dispiegare la bandiera della purezza sociale. La corruzione delle città romane era diventata abominevole. La pigrizia e la viltà dei cittadini romani minacciavano rovinosamente la convivenza civile. Reprimere gli appetiti sessuali non era compito del sovrano. Era fin troppo evidente che questi desideri naturali non predisponevano più il popolo alla procreazione e ad una fertilità sufficiente. La generazione nata sul suolo romano era inadeguata a far fronte alla marea di barbari che muovevano all’assalto. La saggezza si limitava ad un tentativo di riabilitare il matrimonio, la vita domestica di famiglia, nel frattempo un certo vizio sollevava sommosse nella la società, un vizio per il quale il Signore aveva fatto piovere fuoco e zolfo su Sodoma, un vizio che il codice di Mosè puniva con la morte, un vizio considerato da san Paolo la giusta ricompensa del proprio traviamento.”
Giustiniano, nel 538 d.C., sembra essere stato terrorizzato da carestie, terremoti e pestilenze. Vide, o finse di vedere in queste calamità la mano vendicatrice di Geova, la “ricompensa che era opportuna” misteriosamente profetizzata da San Paolo. Allora egli fulminò il suo editto contro i peccatori contro natura, e per questo essi furono condannati ai tormenti e alla pena suprema della morte. Il preambolo alla sua celebre Novella 77 riporta i principi su cui la Novella è stata formata: “Per paura che, come risultato di questi atti empi, intere città siano messe a morte insieme ai loro abitanti, come ci insegna la Sacra Scrittura, cioè che attraverso questi atti le città sono morte con gli uomini che vi si trovavano … è a causa di tali crimini che le carestie e i terremoti hanno luogo, e anche le pestilenze.”
Prima di Giustiniano, sia Costantino che Teodosio avevano approvato leggi contro l’inversione sessuale, condannando i colpevoli alle “fiamme vendicatrici”. Ma queste leggi non erano state rigidamente applicate, e l’opinione moderna sul tema si può dire che derivi dalla legislazione di Giustiniano. L’opinione comune, in materia di costumi e comportamenti, segue sempre la legge. Anche se gli editti imperiali non potevano sradicare una passione che è insita nella natura umana, ebbero comunque l’effetto di indurre a punizioni estreme in tutti i codici delle nazioni cristiane, e di creare un’antipatia sociale permanente.
II. ERRORI COMUNI.
Le osservazioni Gibbon sulla legislazione di Costantino, Teodosio e Giustiniano forniscono un discreto esempio del modo in cui gli uomini colti e di mente aperta hanno a tutt’oggi considerato ciò che, dopo tutto, è un fenomeno degno di considerazione fredda e calma. “Tocco”, dice, “con riluttanza, e tratto di mala voglia un vizio molto odioso, di cui la modestia rifiuta il nome e la natura detesta l’idea.” Dopo una breve allusione alla morale etrusca, greca, e romana, procede ad esaminare i decreti di Costantino: l’ adulterio fu dichiarato per la prima volta reato capitale e le stesse pene furono inflitte ai colpevoli di pederastia attiva di pederastia; e tutti i criminali, di condizione libera o servile, erano o annegati, o decapitati, o gettati vivi nelle fiamme vendicatrici.”1) Poi, senza ulteriori commenti, egli osserva:” Gli adulteri furono risparmiati dalla simpatia comune dell’umanità; ma gli amanti del loro stesso sesso furono perseguiti per l’indignazione generale e pia. “” Giustiniano alleviò la punizione almeno dell’infedeltà femminile: la moglie colpevole veniva condannata solo alla solitudine e alla penitenza, e al termine di due anni poteva essere richiamata tra le braccia del marito disposto a perdonare.
Ma lo stesso imperatore si dichiarò nemico implacabile della lussuria poco virile, e la crudeltà della sua persecuzione difficilmente può essere scusata dalla purezza delle sue motivazioni. In barba a ogni principio di giustizia, estese sia alle offese future che a quelle passate l’effetto dei suoi editti, salvo una preventiva concessione di un breve periodo per la confessione e il perdono. Una morte dolorosa era inflitta attraverso l’amputazione dello strumento peccaminoso, o l’inserimento di canne taglienti negli orifizi e nei tubi di più squisita sensibilità. “Una delle conseguenze di tale legislazione è facilmente prevedibile.” Una sentenza di morte e infamia era spesso fondata sulla lieve e incerta testimonianza di un bambino o di un servo: la colpa della fazione verde, dei ricchi, e dei nemici di Teodora, si presumeva dai giudici, e la pederastia divenne il reato di coloro ai quali nessun reato poteva essere imputato.”
Questo stato di cose ha prevalso ovunque le disposizioni di Giustiniano sono state adottate nelle leggi delle singole nazioni. I Catari, i Patarini, gli eretici della Provenza, i Templari, i Fraticelli, sono stati tutti accusati di crimini contro natura, torturati per estorcere loro la confessione e messi a morte. Dove niente altro poteva essere usato contro una setta impopolare, un antagonista politico, una società ricca, – un rivale in letteratura, un potente leader politico -, la criminalità innaturale veniva tirata fuori, e un grido di “Abbasso i parassiti della società” preparava il popolino per una crociata.
E convinzione comune che tutti i soggetti di inversione sessuale abbiano originariamente amato le donne, ma che, attraverso una dissolutezza mostruosa e un eccesso di malizia, che faceva venire loro a noia il piacere normale, abbiano volontariamente trasformato i loro appetiti indirizzandoli verso altri canali. Questo è vero per un certo numero. Ma nel seguito di questo saggio si dimostrerà che non si adatta assolutamente alla grande maggioranza di casi, nei quali tali istinti sono innati, e in una percentuale considerevole sono anche immodificabili. I medici legali e i medici praticanti hanno recentemente deciso di accettare questo come un dato di fatto.
È convinzione comune che un uomo che ama il suo stesso sesso debba essere spregevole, degradato, depravato, vizioso e incapace di sentimenti umani e generosi. Se la storia greca non ha smentito questa ipotesi, un po’ di indagine paziente sui costumi contemporanei sarebbe sufficiente per rimuoverla. Ma la gente non si prenderà certo questa briga su una questione che, come dice Gibbon, essi “toccano con riluttanza e trattano con fastidio.” Coloro che, invece, sono obbligati a farlo trovano con sorpresa che “tra gli uomini, che sono soggetti a questo vizio deplorevole ci sono anche parecchie presone intelligenti, di talento, e persone di elevata posizione sociale, di carattere eccellente e anche nobile.”2) Il volgo si aspetta di scoprire gli oggetti della sua accesa animosità nella feccia dell’umanità. Ma queste persone si possono incontrare ogni giorno in salotti, tribunali, banche, università, mense, sulle panchine, sui troni, sulle cattedre dei professori, sotto la camiciola del lavoratore, sotto la tonaca del prete, sotto le spalline del funzionario, sotto il camiciotto del contadino, sotto la parrucca dell’avvocato, sotto il mantello di un pari del regno, sotto il costume dell’attore, sotto il collant dell’atleta, o sotto l’abito dell’accademico.
È convinzione comune che l’atto e anzi solo l’atto innominabile è ciò che gli amanti cercano come fonte della loro gratificazione innaturale, e che quell’atto produce malattia spinale, epilessia, consunzione, idropisia, e simili.3) Non c’è nulla di più sbagliato, come i casi analizzati scientificamente di peccatori dichiarati e adulti dimostrano ampiamente. E non è neppure vero che essi normalmente o di solito preferiscono al Venere avversa; né, quando questo accade, essi mostrano i segni particolari di sofferenza in salute.4) L’eccesso in qualsiasi piacere venereo produce malattie di esaurimento nervoso e di nutrizione imperfetta. Ma non si può dimostrare che l’indulgenza verso gli istinti sessuali invertiti, entro debiti limiti, sia particolarmente pericolosa. Se fosse così, i Dori e gli Ateniesi, tra cui Sofocle, Pindaro, Eschine, Epaminonda, tutti i re spartani e i generali, la legione tebana, Fidia, Platone, sarebbero stati un popolo di traballanti, tisici, idropici e paralitici. Il grano di verità contenuto in questo errore volgare è che, secondo le leggi e le ostilità prevalenti nella società moderna, la passione invertita deve essere assecondata furtivamente, spasmodicamente, istericamente; che la repressione di essa attraverso la paura e la vergogna spesso conduce alle abitudini di auto-abuso; e che le sue sollecitazioni invincibili a volte la trasformano da sana manifestazione della natura sessuale in una monomania morbosa.5) E’ anche vero che i prostituti maschi di mestiere, come le loro controparti femminili, soffrono di disturbi locali e costituzionali, come è naturale.6)
E’ credenza comune che i ragazzi di minore età siano particolarmente inclini alla corruzione. Questo errore non deve essere confutato qui. Chi sceglie di leggere i casi registrati da Casper-Liman, Casper nel suo Novellen, Krafft-Ebing, e Ulrichs, o di seguire gli sviluppi del presente trattato, o di guardare le abitudini di Londra dopo il tramonto, si convincerà della sua assurdità. I ragazzi giovani sono meno esposti a pericoli da parte di voluttuosi anormali di quanto le giovani ragazze lo siano da parte di voluttuosi normali.
E’ convinzione comune che tutti i soggetti di istinto invertito portino i loro desideri scritti nei loro volti; che siano pallidi, languidi, profumati, effeminati, truccati, timidi, obliqui nell’espressione. Questo errore volgare si basa su un’osservazione imperfetta. Gli individui di un certo gruppo di tali persone sono indubbiamente femminili e, dalla loro prima giovinezza, hanno dimostrato spiccata propensione per le abitudini e l’abito delle donne; e quando sono adulti, fanno tutto quanto in loro potere per cancellare la loro virilità. È ugualmente vero che tali maschi non sessuati possiedono una forte attrazione per alcuni individui anormali. Ma è un grosso errore pensare che tutta la tribù manifesti questi caratteri. La maggior parte non differisce in alcun dettaglio dell’aspetto esteriore, del fisico, o dell’abito dagli uomini normali. Sono atletici, maschili nelle abitudini, franchi nel comportamento, e trascorrono anno dopo anno in società senza destare sospetti circa il loro temperamento interiore. Se non fosse così, la società avrebbe aperto gli occhi molto tempo fa sulla la quantità di sessualità pervertita che essa ospita.
Il risultato di questo discorso sugli errori volgari è che l’opinione comune è costruita su una serie di equivoci e confusioni contraddittorie. Inoltre, è stato dato per scontato che “indagare gli istinti depravati dell’umanità è inutile e disgustoso.” Di conseguenza, l’argomento è stato imperfettamente studiato3nobi e individui appartenenti a gruppi radicalmente diversi sono confusi in un vago sentimento di riprovazione. Supponendo che siano tutti abominevoli, la società si accontenta di punirli indiscriminatamente. Il debosciato depravato che abusa dei ragazzi riceve lo stesso trattamento del giovane uomo che ama un compagno. Il prostituto di sesso maschile che si guadagna denaro attraverso l’estorsione è poco più disprezzato di un uomo di buona famiglia e bene educato, che è stato visto camminare con dei soldati.
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1) Vindices flammæ.
2) Stieber, “Practisches Lehrbuch Der Criminal-Polizei,” 1860, cap. 19, citato da Ulrichs, “Araxes,” p. 9. Non è necessario moltiplicare prove su un punto così evidente a chiunque. Ma io comunque traduco un brano suggestivo di Mantegazza (op. Cit., P. 148). “Questo abominio infame non è confinato alle classi più vili della nostra società. Si libra nelle più alte sfere di ricchezza e di intelligenza. All’interno della gamma ristretta della mia esperienza ho conosciuto tra i sodomiti più scandalosi un giornalista francese, un poeta tedesco, uno statista italiano, e un giurista spagnolo; tutti questi sono uomini di gusto squisito e di profonda cultura “! Non sarebbe difficile stilare un elenco di re inglesi, vescovi, decani, nobili p. 12 del più alto rango, poeti, storici, drammaturghi, ufficiali dell’esercito e della marina, dipendenti pubblici, maestri nelle scuole più alla moda, medici, membri del Parlamento, giornalisti, avvocati, che nella loro vita sono stati, come dice Dante, “d’un peccato medesmo al mondo lerci”. Molti appartenenti al passato sono noti e nulla di buono poteva venire dal citare i nomi dei vivi.
3) Questa accusa contro gli uomini che sentono una forte inclinazione sessuale verso i maschi perde parte del suo significato se si considera quanto sia comune la pratica della Venere aversa tra libertini che amano le donne. Parent-Duchatelet afferma che non se ne è salvata nessuna prostituta dopo una certa età. Coffignon, nel suo libro su “La Corruption à Paris” (Pag. 324), dice: “Chaque année, il passe en traîtement à l’hôpital de Lourcine une centaine de femmes sodomistes…. Je suis persuadé qu’à l’hôpital de St. Lazare la proportion des sodomistes est encore beaucoup plus grande…. Les maîtresses de maison, professant cet odieux principe que la clientèle doit être satisfaite, ne permettent pas à une fille de se refuser à une acte de sodomie.” Tardieu (Attentats, &c., p. 198) osserva: “Chose singulière! c’est principalement des rapports conjugaux que se sont produits les faits de cette nature.”
4) Cfr Casper-Liman, vol. i., p. 182, al termine del caso 71.
5) Studiando quello che i tedeschi chiamano Casuistik circa la nostra questione in opere mediche, legali, e antropologiche, incontriamo spesso casi in cui la sessualità invertita presenta sintomi straordinari di follia apparente – strana attrazione per particolari tipi di abito, professioni concernenti l’oggetto amato, sporcizia, e così via. Ma si deve notare in primo luogo che gli stessi sintomi sono presentati anche da nature sessualmente normali (Krafft-Ebing, Osservazioni 27, 28, 29, 30, 31, 32, 33, 34, 35, 36, 37, 38, 39, e casi registrati nella nota a pagina 90); e, in secondo luogo, che se sembrano essere più frequenti negli anormali, questo è in gran parte attribuibile al fatto che solo questi ultimi casi vengono sottoposti ad osservazione da parte p. 14 di medici e giudici quando i pazienti hanno già sofferto per molti anni di tutti i dolori per un istinto costretto e defraudato. Non c’è nulla nella storia copiosa di Grecia e di Roma su questo tema che ci porti a supporre che in una società che tollerava l’inversione sessuale, gli invertiti fossero più portati verso inclinazioni sporche e degradanti o folli rispetto agli uomini e alle donne comuni. Coloro che possono indagare su tali questioni potrebbero convincersi leggendo le annotazioni di Forberg a “Ermafrodito”, “Lustseuche” di Rosenbaum, lo pseudo-Meursius, e i dialoghi pornografici di Aretino. Risulterà evidente in conclusione che sia nei tempi antichi che in quelli moderni il normale istinto sessuale è stato oggetto delle più selvagge stranezze e aberrazioni, non in persone realmente malate, ma semplicemente in individui sessualmente sfrenati, lussuriosi ei buongustai di nuove sensazioni. Le cose curiose che conosciamo circa la flagellazione e la crudeltà in relazione con l’appetito normale dovrebbero essere ricordate. Come nota finale su questo argomento, mi riferirò ad un passo citato da Tarnowsky da un lavoro di Taxil, descrivendo una classe particolarmente ripugnante di libertini di moda a Parigi chiamato “les stercoraires” (op. cit., P. 70). Confronta quello che riporta Mantegazza di un “ufficiale francese gentile” (Gli amori degli Uomini, vol. I, p. 117).
6) Vedi su questo punto Tardieu, “Attentats aux Mœurs”, Rosenbaum, “Die Lustseuche”.
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