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martedì 19 febbraio 2013

COPPIE OMOSESSUALI E ADOZIONE - SENTENZA CORTE DI STRASBURGO


La Corte Europea dei diritti dell’uomo, creata a Strasburgo tra gli Stati membri del Consiglio d’Europa nel 1959, nell’ Arrêt de Grande Chambre “X et autres c. Autriche”, pubblicato il 19.02.13, (http://hudoc.echr.coe.int/sites/fra-press/pages/search.aspx?i=003-4264499-5083126#{"itemid":["003-4264499-5083126"]}) ha definito la causa “X  e altri contro l’Austria” (richiesta n. 19010/07) relativa alla impossibilità di accesso all’adozione co-genitoriale in Austria per le coppie omosessuali, discriminatoria rispetto alla situazione delle coppie eterosessuali non sposate.
Nel caso trattato, due donne che vivevano insieme in una relazione stabile omosessuale, lamentavano il rifiuto dei giudici austriaci accogliere la richiesta di una di loro di adottare i figli dell’altra senza che i legami giuridici tra madre e figlio venissero interrotti (adozione co-genitoriale).
La Corte ha constatato che la differenza di trattamento tra le ricorrenti e le coppie non sposate eterosessuali, uno dei cui membri intende adottare il bambino dell'altro, è causata all'orientamento sessuale dei richiedenti. La Corte ha dichiarato che il Governo non ha fornito ragioni convincenti che dimostrino che la differenza di trattamento di cui trattasi è necessaria per la conservazione della famiglia o per tutela degli interessi del minore.
Tuttavia, la Corte ha rilevato che la Convenzione non impone agli Stati di estendere l’adozione co-genitoriale alle coppie non sposate. Inoltre, ha sottolineato che questo caso differiva dal caso “Gas e Dubois contro Francia”, in cui la Corte non aveva rilevato alcuna differenza di trattamento fondata sull'orientamento sessuale tra le coppie eterosessuali non sposate e le coppie omosessuali sulla base del fatto che Legge francese che vieta l’adozione co-genitoriale interessa entrambe le situazioni.
Va sottolineato che la motivazione della sentenza della Corte di Strasburgo è sostanzialmente identica a quella adottata dalla Corte di Cassazione italiana nella sentenza 601/2013. (http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=22&t=3114). In sostanza, appare ormai consolidato, sia a livello della Corte di Cassazione italiana che della Corte di Strasburgo, il principio secondo il quale il presupposto che si tratti di genitore affidatario omosessuale (nel caso dell’affidamento) o che si tratti di coppia omosessuale (nel cosa di adozione co-genitoriale) non può più essere assunto a priori come giustificazione di un comportamento discriminatorio sulla base di un “interesse del minore” che sia puramente presunto. Quindi, impedire l’affidamento ad un genitore convivente in una coppia omosessuale, oppure impedire l’adozione co-genitoriale nell’ambito delle coppie omosessuali (dove è concessa alle coppie eterosessuali non sposate) non solo non rappresenta una tutela del minore ma è una forma di discriminazione lesiva dei diritti dell’uomo e basata su puri pregiudizi.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di quetso post aperta sul Forum di Progetto Gay:

sabato 8 dicembre 2007

I GAY E LA CAUSA GAY

Ho seguito con estremo interesse le discussioni degli ultimi giorni ed è arrivato il momento di dire la mia. Io sono un gay, questo è vero, ma sono anche un anziano e ne ho viste veramente di tutti i colori. Se una cosa ho imparato (e forse ancora nemmeno tanto bene) è a distinguere la teoria dalla pratica, a privilegiare (forse sbagliando) l’ottica del singolo rispetto a quella generale e a conservare in ogni presa di posizione almeno un 20% di perplessità. Provo a spiegarmi con un esempio. Molti anni fa le associazioni gay, alle quali si deve peraltro una spinta forte verso l’interazione dei gay, tendevano a proporre ai ragazzi il coming out pubblico come una meta irrinunciabile, senza la quale non si è veri gay e, in pratica, non si è che uomini senza dignità. Tutto questo deriva dal fatto che le associazioni privilegiavano allora l’ottica della “causa gay”, cosa che poteva avere motivazioni anche serissime, ma a discapito dei singoli che venivano invitati ad immolarsi in nome della “santa causa”. Ora io non nego che la “causa gay” cioè l’utilità generale dei gay sia importante ma, da quello che ho visto, molti ragazzi, che hanno fatto il coming out in situazioni ambientali avverse, hanno pagato il loro gesto con forme pesantissime di discriminazione anche e soprattutto in ambito familiare, per ridurre le quali nessuna associazione aveva possibilità di intervenire. Lo ripeto, l’ottica del singolo non è l’ottica “dei gay come categoria”, ammesso e non concesso che poi abbia senso pensare ai gay come categoria. Pur rispettando le ragioni degli altri, il mio orientamento è stato sempre rivolto salvaguardare comunque il singolo. Questo comporta un certo scetticismo di fondo verso tutti gli atteggiamenti marcatamente rivendicativi che contrappongono un “noi gay” a tutti gli altri. Mi piace l’idea della giornata mondiale contro l’omofobia ma non credo che cose del genere possano avere un peso reale nell’integrazione dei gay, o meglio, non inviterei a cuor leggero un gay non dichiarato a farsi coinvolgere in queste iniziative se la cosa per lui comportasse margini di rischio consistenti. Comprendo che le mie scelte possono parere discutibili, e lo sono, comunque non si può andare per categorie ma bisogna valutare le situazioni caso per caso. Un problema analogo si presenta per i pacs o per altre forme di unioni civili gay, si tratta di questioni che possono avere risvolti importanti in termini legali (successione, subentro nei contratti, ecc.) ma, sulla base di quello che vedo, qui, in Italia, nel 2007, i pacs o le unioni civili interesserebbero di fatto pochissime persone perché gli altri, che la legge lo consenta o meno, non sono nelle condizioni sociali e ambientali necessarie per “formalizzare” una convivenza civile gay. Una cosa è la valutazione legale, che ha certo una sua importanza, e una cosa molto diversa è la praticabilità reale di quello che la legge consente. Compiuta la maggiore età, in teoria, un ragazzo di 18 anni potrebbe acquistare una nave da crociera, la legge glielo consente, eppure non succede mai. Vorrei dire che tra il paese legale e quello reale la differenza è enorme. Un discorso analogo vale a maggior ragione per le adozioni da parte di coppie gay. Qui, in Italia, nel 2007, il problema è eminentemente teorico e di rivendicazione di principio. Date le condizioni ambientali, che poi sono quelle sostanziali, già pensare che una coppia gay possa avere una vita normale è difficile ma pensare che possa “nella realtà” adottare un bambino è una pura ipotesi di scuola, e in ogni caso non è la qualificazione gay o etero della coppia che può essere determinante ma solo la qualità delle persone. Adesso mi permetto di fare un discorso specifico rivolto ai ragazzi che leggono e commentano questo blog. Quando si parla dei gay bisogna essere realisti e salvare l’oggettività dei fatti. I ragazzi che commentano questo blog non sono un campione statisticamente significativo del mondo gay, né per età, né per impostazione mentale. Se tra voi ci fosse una coppia stabile, io, personalmente, non avrei grossi problemi ad affidarvi un bambino o una bambina perché so chi siete e perché penso che dietro la vostra richiesta ci possa essere una volontà “seria” di essere genitori, ma non affiderei un bambino o una bambina ad una coppia gay che intendesse con l’adozione “dimostrare” che i gay possono essere ottimi genitori, perché l’adozione non sarebbe finalizzata a creare un rapporto affettivo ma “anche”, se non soprattutto, a dimostrare qualcosa tramite l’adozione stessa, che quindi sarebbe strumentale ad un discorso ideologico e rivendicativo, cosa che non mi sembra moralmente corretta. In ogni caso non mi sognerei mai di affidare minori a gay del tipo di quelli che incontro talvolta nelle chat, che non sono capaci di controllarsi nemmeno a 40 anni e sono alla perpetua ricerca non di amore ma di sesso facile prima che per loro la stagione si chiuda definitivamente. La questione è sempre legata alle persone singole, basti dire che un ragazzo gay sogna di vivere una storia d’amore con un altro ragazzo gay, ma quando poi incontra veramente un altro ragazzo gay si rende conto che l’altro, gay o non gay, è comunque un altro e non un clone di sé, e che per due ragazzi gay, magari anche coetanei, la parola gay può avere i significati più opposti e inconciliabili.
Ecco, ho provato a dire la mia, ma di quello che ho detto non sono convinto al 100%. C’è ancora un 20% di perplessità. Ieri sera parlavo in chat con V87, si discuteva del “sogno gay” ... due ragazzi bellissimi che si incontrano e si innamorano e vivono una vita intera di felicità insieme. Io cercavo di insistere sulla improbabilità della cosa. Dopo che ho sentito l’entusiasmo di V87 sono uscito dalla discussione molto meno sicuro delle mie idee, onestamente un po’ mi ha messo in crisi e mi sono detto... e se avesse ragione lui? Perché in effetti anche a me piacerebbe, o meglio sarebbe piaciuto, vivere quel meraviglioso sogno gay e quell’idea non mi si è mai cancellata dall’anima al 100%. Adesso ho detto proprio tutto... o quasi... ma è ora di inserire il post... il resto verrà appena possibile.