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martedì 17 luglio 2012

ANCHE NOI SIAMO UNA COPPIA GAY


Caro Project,
sono capitato su questo blog perché me lo hanno segnalato degli amici gay. In pratica non apro quasi mai il computer. Sono vecchio, Project, meno di te, probabilmente, ma sono quasi a 55. Ho un compagno da alcuni anni, lui ne ha 65, ci siamo conosciuti quando io avevo 45 anni e piano piano abbiamo costruito questo rapporto. Dieci anni fa quello che ci ha spinto a metterci insieme è stato il fatto che ci cercavamo, quando non c’era mi mancava e io mancavo a lui, quando eravamo separati per questioni di lavoro (cosa piuttosto frequente) ci sentivamo spesso. Poi quando ci vedevamo stavamo abbracciati a letto a sentire la radio ma anche solo a sentire il tempo che passa. C’era anche sesso ma non era una componete fissa della serata. I primi tempi abbiamo fatto entrambi fatica a capire che la serata non doveva per forza finire con un rapporto sessuale e quando non c’era non ci mancava e la serata era bellissima lo stesso. Io avevo già 45 anni e lui dieci di più, percepivo che il sesso lo stancava un po’, eravamo e siamo entrambi un po’ sovrappeso (non proprio troppo) e così abbiamo dato per scontato che si potesse vivere il sesso anche in tanti altri modi, mai con altre persone, non è mai successo né a me né a lui e, anche se può sembrare strano e perfino quasi patologico, né io né lui abbiamo mai avuto altri partner. Piano piano poi, nel corso degli anni il sesso ha perso anche il peso, seppur relativo, che aveva all’inizio, adesso viviamo in intimità ma è una cosa diversa dalla sessualità, è uno stare bene, almeno uno stare meglio, ma non c’è niente di speciale da fare che sia considerato fondamentale. Io ancora qualche fantasia sessuale ce l’avrei ma più perché i ragazzi giovani sono belli perché è il tempo loro e in loro madre natura si esprime al meglio, mi piace guardare i bei ragazzi, al supermercato dove andiamo noi lavora un ragazzo bellissimo (e ne abbiamo parlato spesso perché piace anche al mio compagno e forse ha anche capito che siamo una coppia) ma il mio lui è un’alta cosa è proprio su un altro piano, ci capiamo al volo, io lavoro ancora, lui è in pensione da poco, quando torno a casa trovo tutto sistemato, mi fa mettere a tavola e poi arriva col carrello con tutto già pronto sopra. I piatti li puliamo insieme subito dopo mangiato e poi, adesso che è estate ci mettiamo fuori sulla loggetta. Abitiamo in una cittadina dell’Emilia, qui per nostra fortuna il terremoto si è sentito poco, è un posto molto bello e abbiamo comprato mettendo insieme tutti i nostri risparmi una casetta 10 chilometri fuori città in un posto bellissimo e c’è un giardino molto grande con tanti alberi e per fortuna non si sono vicini, La casa più vicina non si vede neppure. Quando abbiamo comprato casa l’abbiamo intestata a tutti e due (l’abbiamo pagata in parti uguali) e appena regolarizzata la proprietà abbiamo fatto testamento in modo che quando uno di noi se ne andrà, l’altro potrà avere almeno la casa che poi è la nostra casa. È fuori città, ma ci passa la corriera proprio davanti e poi penso che avremo la patente ancora per parecchi anni. Non saremmo mai riusciti a vivere in un condominio. Avevamo due appartamentini, li abbiamo venduti e abbiamo comprato casa in campagna. Lui ha un fratello più grande, con figli e nipoti, il fratello sa tutto, anche del testamento e l’ha considerata una cosa ovvia. Io ho una sorella, anche lei più grande di me di parecchi anni che vive in un’altra città, non so che cosa ha capito ma sa che vivo con un amico e che abbiamo comprato casa insieme e, dato che non stupida, penso abbia capito anche lei. Io mia sorella non la sento e non la vedo praticamente mai e lui non vede quasi mai il fratello anche se col fratello c’è un buon rapporto o almeno un rapporto tranquillo. Certe volte non torno per pranzo e lui mi prepara tutto per la sera. Quando arrivo a casa e mi abbraccia mi lascio alle spalle la giornata e mi sento proprio sereno. Mi dispiace solo che lui è in pensione e io ancora no, perché non mi posso godere la sua compagnia come vorrei. Il pomeriggio, adesso che è estate facciamo dei lavori insieme in campagna, in pratica non compriamo mai frutta e verdura e ne regaliamo tanta perché ce la produciamo da noi, abbiamo l’orto e il frutteto, abbiamo studiato la lotta integrata, facciamo il compostaggio, se tu vedessi com’ bello qui, in primavera è tutto fiorito e d’estate è un paradiso terrestre, perfino i contadini ci vengono a chiedere come facciamo, ma noi facciamo tutto dalla lattuga alle lenticchie, niente olio e niente grano perché fa troppo freddo, ma c’è pure una piccola vigna, non per il vino ma con tante varietà di uva. Avevamo stabilito niente animali, non dico solo polli o conigli per mangiarli, ma nemmeno cani o gatti perché poi ti ci affezioni, poi però abbiamo trovato un cucciolo abbandonato in strada, proprio piccolissimo e ce lo siamo portato a casa, tutto regolare, veterinario, tassa pagata ecc. ecc., adesso quando arrivo con la macchina mi viene incontro, si è fatto abbastanza grande ma è un bastardino di taglia medio-piccola molto affettuoso e giocherellone. Ha la sua cuccia riparata bene, dove non piove e non tira vento, un locale attiguo alla legnaia, dove l’inverno non fa nemmeno troppo freddo.
Siamo una coppia gay? Penso proprio di sì, io lo so che lo siamo ma tanta gente che ci conosce non lo pensa nonostante tutto. Noi abbiamo camere da letto separate e non solo per la gente che capita in casa ma per lasciarci reciprocamente la massima libertà. Abbiamo un letto matrimoniale solo ma non si vede perché è incassato nel muro, a comparsa, e siccome è tra due pezzi di muro più spessi non si vede assolutamente nulla, quello è un po’ il nostro segreto, lo usavamo puoi capire per che cosa e ancora lo usiamo qualche volta. Io la mattina esco presto, quando è inverno eco che ancora è buio ma lui si alza sempre e mentre sono sotto la doccia mi prepara la colazione. Al lavoro non sono mai stato oggetto di pettegolezzi, non so se dipenda del fatto che viviamo fuori città o dal fatto che non diamo nell’occhio. Potremmo essere due tranquilli nonni, siamo in ottimi rapporti perfino col prete e gli portiamo spesso, direi almeno un paio di volte alla settimana, frutta e verdura per quelli che non ce l’hanno, soprattutto i vecchi che vivono in centro, perché chi sta in campagna si arrangia.
Una sera abbiamo visto in tv un articolo sulle coppie gay, quelle magari erano coppie di un’altra età, gelosie tradimenti, coppia aperte e coppia chiusa ecc. ecc.. Poi ci siamo guardati in faccia e avviamo aperto le braccia come a dire che c’è un tempo per tutte le cose ma noi, per come stiamo adesso, la paura della vecchiaia ce l’abbiamo come ce l’hanno i vecchi che hanno famiglia, ma non di più, per noi finché andrà avanti così, la vecchiaia sarà una cosa bella da vivere in due, speriamo il più a lungo possibile.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=22&t=2603
 
 

lunedì 31 dicembre 2007

VECCHI GAY E DIALOGO

- Sì, la depressione... ma non è nemmeno quello... sai, certe volte è proprio la misantropia. Quanta gente c’è al mondo! Una folla infinita! Tu pensi che in questa folla infinita ci sarà qualcuno non dico come te ma almeno compatibile... e ci metti la vita intera per capire che non è così. Adesso tu ti sei messo in testa quest’altra cosa... di fare qualche cosa di buono con questa storia del blog... ma alla fine vedrai come ci resti! Quelli sono ragazzi e devono fare la vita loro, mah... ti ci vuoi mettere... fai quello che vuoi tu... Le cose che m’hai detto sono belle sì, ma quelli sono ragazzi e tu no! E mo’ che devo fare io qua, con quest’affare? No, no! Togli, togli! Non stiamo a fare pagliacciate... quando avranno l’età mia capiranno, mo’ lasciali giocare... che tu quando eri ragazzo che facevi? Ti credevi che il mondo era il tuo e che tutti stavano aspettando a te... e mo’ è il tempo loro. Ma non ci devi restare male... e mo’ che devo fare? ... dai... va bene, va bene... lascia, se dobbiamo fare la pagliacciata... non mi guardare così... una pagliacciata è... tu la metti bene a livello di chiacchiere ma a me non mi convinci... pagliacciata era e pagliacciata resta... tu dici che mettersi in piazza serve a qualche cosa... e io mica ti voglio smentire che poi ci resti pure male... facciamo quello che dici tu... e basta... però io dei cavoli miei non ne parlo! ... E’ inutile che fai quella faccia... te l’ho detto a te, così, e mo’ pure mi dispiace che te l’ho detto, che tu ti senti il paladino... bello mio, qua pane al pane e vino al vino... sei un poco ridicolo ...dai! ... E scusa eh... se sei ridicolo per me figurati per quelli che tengono vent’anni! ... Che devo dire? ... non ho capito... ah... tu dici le lettere... no... quelle non le leggo, quelle sono roba mia... niente, niente! Roba vecchia è di gente che manco ci sta più... mi stai facendo tanti segni ma proprio non capisco niente...
- Ma com’è adesso la tua vita?
- Com’è la mia vita adesso? E’ quella di un povero vecchio... e basta... Tu mi conosci a me, sono tanti anni che mi conosci... e che vita ho fatto ... tiri a campare e basta... e mo’ che stai scrivendo? Passami gli occhiali, va’.... dunque: che cosa vorresti dire ai ragazzi gay di oggi? ... Io niente... non c’ho proprio niente da dire e che ne so io dei ragazzi di oggi, ogni tanto me ne parli un poco tu... una volta ogni morte di papa quando ci vediamo... e poi non ne so proprio niente... che è qua? ... La mia esperienza? ... Quelli se la fanno a brodo l’esperienza mia, quelli tengono la vita loro.
- Mannaggia, a con te un dialogo è impossibile... sei proprio un vecchio bizzoso...
- Bravo! Mo’ l’hai detta giusta... ma che me ne frega a me dei ragazzi di oggi... a loro non gliene frega niente di me e a me non me ne frega niente di loro...
- Ma sono ragazzi gay...
- E allora?
- Che c’ho da spartire io con questi qua, loro non possono capire a me e io non posso capire a loro...
- Ma tu l’hai mai provata la felicità?
- Mah! ... ma come te le esci con queste cose! Non mi fare ridere, va’, che mi fa pure male... e tu? Tu che ti pensi che hai trovato chissà che cosa... tu che felicità hai trovato eh?
- Quando sto coi ragazzi del blog mi sento felice...
- Ah ... mi fa piacere... e che ti devo dire... se a te ti piace così... a me non mi basterebbe proprio... per me stare bene significa altre cose, che tu pure pure al limite ancora staresti in tempo e invece fa finta di essere felice... tu mo’ ti sei abituato a dirlo, e dillo una volta, e dillo due, poi finisce che ci credi e ti pare tutto vero... ma che vuoi prendere per scemo a me? ... Chi lo sa quello che ti porti dentro... magari non è proprio nera nera come la vedo io ma tu non ti puoi mettere coi ragazzini... e non ti puoi pigliare in giro da solo... quando dici certe cose io mi chiedo se lo capisci o no quello che stai dicendo... Mo’ lo vedi che è successo? ... Mo’ qua ci siamo scambiati le parti... e com’è mo’? Le domande le faccio io? Eh! E’ un’intervista o no? ... Tu una cosa non ti vuoi mettere in testa, e non me la volevo mettere in testa nemmeno io, che ci siamo fatti vecchi, che non è gay o non gay che conta ma quanta strada c’hai ancora davanti... a me me n’è rimasta poca, tu magari un pezzettino di più ce l’hai ma poi dove vai a finire? ... Vai a finire in una casa di riposo o in mano a una badante... Pure tu ci finisci! ... non ti preoccupare... io mo’ sto a casa mia ... e tutto sommato sto bene, aspetto la morte serenamente, mi sono fatto una ragione... e che gli posso dire io ai ragazzi? Hai capito? Non è che uno non gli vuole bene, quelli ragazzi sono... ma che vuoi fare oramai il mondo è il loro e noi non c’entriamo più niente... nemmeno tu c’entri più niente tu fai, fai, ma prima o poi ti renderai conto e allora ti ricorderai che questo cretino te l’aveva detto alla vigilia di Natale del 2007. Mo’ basta va’! Togli sta cosa che mi devo stendere un poco sul letto...

lunedì 10 dicembre 2007

RAPPORTI TRA GAY DI ETA' MOLTO DIVERSA

Carissimo Mario,
leggo oggi con grande piacere la tua riposta al post “INNAMORARSI A 28 ANNI DI UN GAY DI 58”
http://progettogay.myblog.it/archive/2007/12/05/innamorar... che ti avevo inviato anche per e-mail. Pubblico la tua mail di riposta perché credo possa avare un notevole interesse anche per altre persone. In calce alla tua mail aggiungo un mio commento. Mi permetto di invitarti a dare una letta al blog Proggeto Gay http://progettogay.myblog.it/, che tra i mie blog è certamente il più importante perché raccoglie moltissimi commenti di una cerchia molto selezionata di lettori, che ormai costituiscono un vero e proprio gruppo di amici. Su Progetto Gay potrai leggere molte cose che penso possono avere un interesse notevole anche per te. Grazie per la tua risposta, che avevo aspettato, anche se poi, lo confesso, avevo un po’ perso le speranze. Avviso i lettori che alcune espressioni usate da Mario possono sembrare molto critiche e addirittura aspre verso i ragazzi gay più giovani, prego quindi chiunque voglia commentare di evitare qualsiasi polemica su questo punto e di guardare la sostanza del messaggio che ha un valore enorme e propone con autenticità e coraggio un particolare aspetto del mondo gay che in genere viene marginalizzato e ignorato dagli stessi gay.
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Ti ringrazio innanzitutto per la risposta.
Ho molto apprezzato le tue parole e devo dire che il discorso che hai fatto è vero. Proprio stasera ho affrontato la situazione con lui e mi ha mollato! Per questo ci sto male...ma un male da cane, ma continuo comunque a guardare la vita con speranza e cerco di non scoraggiarmi e di affrontate le cose nel modo migliore.
Il problema di fondo l'ho analizzato... sono io! Purtroppo non mi sento attratto dai ragazzi della mia età e ho cercato in una persona più grande un affetto sincero, senza le moine e le "stupidaggini" dei miei coetanei. Lui d'altronde mi ha risposto che non si sente attratto da me (non per la mia età... anzi a sentire lui gli piacciono i giovani). Capisco benissimo quando parli di rubare la giovinezza e di non permettere ai tuoi partner di vivere una loro vita, mi ero posto anche il problema della prospettiva di vita. Ma non mi importava...
Lo avrei amato anche quando avrebbe avuto 70 anni! Non era solo attrazione... era stima... affetto... amicizia... amore. L'aspetto fisico passava in secondo piano, a me bastava anche uno sguardo, una carezza in un momento particolare, riversare su di lui un affetto vero. In tanti dicono che il rapporto gay non ha lo stesso spessore e la robustezza di un rapporto etero, ma io a questo non credo e lo sai perché? Perché ho avuto il coraggio di mettermi uno specchio nell'anima. Non credo che al mondo non ci sia una persona come me che non si sia posta questi problemi. Tu hai parlato di rapporto che si trasforma... che diventa una vera amicizia e un supporto per la vita. Io a questo ci ho rinunciato perché c'ero troppo dentro con il cuore... e saperlo poi di un'altra persona mi avrebbe ferito. Quello che posso fare adesso è stare sereno e vivere la mia vita nel miglior modo possibile... ci sono persone che desiderano vivere e non lo possono fare per malattie o handicap vari. Io non butterò la mia vita nell'immondizia!!!
Grazie Mille
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Carissimo Mario,
come ho scritto in premessa, ammiro il tuo coraggio e la tua sincerità. Quello che scrivi ha un senso che può sfuggire a molti ragazzi gay, che sono abituati a vedere il mondo, e in particolare quello gay, generalizzando la loro ottica personale. Mi è capitato più volte nella vita di vedere rapporti importantissimi tra persone di età molto diversa e ne ho parlato nel post che ho citato in premessa, tuttavia, ci tengo a sottolinearlo, la conoscenza che ho di questo tipo che rapporti è essenzialmente quella del membro più anziano della coppia, anche se non ho mai sperimentato personalmente relazioni affettive con differenze di età dell’ordine dei trent’anni. Anche nella conoscenza di storie analoghe vissute da altri, in tutti i casi, ne ho sentito il racconto da parte del più anziano dei due. Conosco molti ragazzi gay e ho con loro un rapporto di piena confidenza, ma non ho mai sentito da parte di nessuno di questi ragazzi alcun riferimento a rapporti affettivi con persone di età molto diversa. Ho ragione di credere che questo tipo di rapporti non sia totalmente assente dall’orizzonte dei ragazzi gay che conosco, ma certo è che sembra un vero tabù. Con i ragazzi giovani con i quali ho avuto rapporti importanti, non ho mai perso i contatti, nemmeno a distanza di molti anni. In pratica ho visto sempre la trasformazione di questi rapporti nel corso del tempo ma mai la loro estinzione. E devo dire che anche quando ho sentito di storie analoghe vissute da altri non ho sentito riferire di interruzioni brusche o di rifiuti da nessuna delle due parti, se mai di un lento affievolirsi dei contatti, ma sempre in modo molto diluito e morbido. Quanto al fatto che un ragazzo gay giovane possa amare un uomo molto più grande di lui in modo serissimo, non ho bisogno di prove di nessun genere, l’ho visto in prima persona e posso testimoniare che si tratta di legami estremamente forti al di là di qualsiasi valutazione di fragilità a priori. Carissimo Mario, aggiungo che alcuni lettori che hanno letto il post mi hanno chiesto esplicitamente di te e questo probabilmente perché qualcuno può avere passato delle esperienze analoghe alle tue. Ti sarei infinitamente grato se potessi spiegarci le cose dal tuo punto di vista, perché questo aiuterebbe tanti, ragazzi e non, a valutare meglio situazioni in cui si potrebbero trovare e comunque a non valutare mai in astratto storie di vita effettiva che hanno una complessità e uno spessore irriducibile a schema. Grazie ancora per il tuo coraggio. Sarei felice se tu volessi continuare a leggere e, se lo vuoi (e io lo spero), anche a commentare questi nostri blog.

sabato 17 novembre 2007

STORIA D'AMORE DI UN VECCHIO GAY

Cari amici del blog,
sono qui a farvi una confidenza. Mi sento stanco, certe volte affaticato, contrariato. Stamattina non sono stato bene, ho avuto qualche momento di malore e ho provato la sensazione netta che la partita si stesse per chiudere, una cosa del tutto improvvisa, mi hanno fatto sedere, mi hanno portato un bicchiere d’acqua, poi, piuttosto rapidamente, è passato... sono stato meglio. Almeno alla grossa penso di sapere di che si tratta, sono cose sgradevoli ma cose con le quali dovrei riuscire a convivere, anche se la confidenza nelle mie possibilità fisiche ne esce piuttosto ridimensionata. Come cambiano gli orizzonti del blog di fonte a queste cose! Una volta a casa ho pubblicato ugualmente “simbiosi gay etero – replica” che ho trovato nella posta del blog msn. Ma dopo mi sono sentito scoraggiato. Qualche volta mi capita (è capitato di recente) quando sto in chat di perdere il controllo e, direi, il buon senso, e di lasciarmi andare a discorsi un po’ troppo accalorati e fuori luogo che, in buona sostanza sono aggressivi e poco rispettosi del mio interlocutore che è un’altra persona, talvolta molto diversa da me sotto tanti punti di vista... ma io di queste cose mi dimentico facilmente... e non dovrei... certamente non dovrei. Certe volte mi sento scoraggiato e ho la netta sensazione di non essere all’altezza della situazione. Le cose mi si presentano molto più complesse di come me le aspettavo. Sto facendo in questi giorni un bagno di realtà per uscire un po’ dalla mia mitologia gay e avanzare un po’ nella conoscenza del mondo reale. Mi rendo conto sempre di più di avere una prospettiva limitata e una vista corta, in sostanza di essere vecchio e di vedere le cose come le vedono i vecchi. E proprio per i vecchi gay ho scritto stasera il mio post quotidiano. In fondo quello è il lato della vita gay che conosco meglio.
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Quanta gioventù c’è in città la mattina, ci sono le scuole, le università, gli uffici. Il mondo è pieno di ragazzi. Sono belli, indubbiamente, sono una speranza per il domani, ma noi siamo vecchi, noi siamo i gay che vanno verso il tramonto, quelli che devono accettare che per loro non è più tempo di combattere e che la loro giornata volge al tramonto. Non è un problema di gay o di etero, per noi ormai il problema è quello dal rapporto tra vecchi e giovani, il problema è essere accettati, non come gay, ma come vecchi, essere accettati dai giovani, dai ragazzi, essere accettati per sentirsi utili, per sentirsi vivi ancora per un po’. Ma non è facile essere accettati... perché si parla un linguaggio vecchio, perché si ricordano cose vecchie che hanno un senso solo per chi le ha vissute. Ricordi di vita, o di non vita, o di ombre di vita cui si è dato lo spessore del reale a forza di ripeterli... quando ci si racconta ci si riscopre e ci si reinventa, ma il passato è un tempo triste. Come diceva Pasolini: Solo vivere, solo amare conta, non avere amato, non aver vissuto. In questo è implicita la condizione dei vecchi e in particolare dei vecchi gay esclusi dal presente. I fortunati sono pochi, e per fortunati intendo quelli che non restano completamente soli, gli altri devono abituarsi a convivere con la solitudine, Un ragazzo trova amici, ma un vecchio è irascibile, bizzoso, scostante e gli amici li allontana prima che si avvicinino. Essere vecchi gay... già... quelli che hanno vissuto almeno hanno qualcosa da ricordare ma la maggior parte non ha nulla da ricordare, fantasie, certo... sogni totalmente unilaterali, ma di contatto umano vero... ben poco, gli affetti ... se possono chiamasi affetti sono così sublimati che diventano evanescenti. La vita al tramonto è un adattarsi non c’è più niente da costruire. Mi colpì molto una storia di un gay anziano, mio amico, si chiama Guido e ha 78 anni... la sua storia è nello stesso tempo bella e terribile. Io la riferisco nello stesso secchissimo modo in cui Guido me l’ha raccontata in poche parole. Guido è vissuto sempre solo, a 64 anni è andato in pensione, ed ha continuato a vivere solo, non ha parenti stretti, in pratica non ha nessuno, solo un vecchio cane che gli tiene compagnia. Un giorno Guido è andato a fare la spesa al supermercato, è scivolato e si è rotto il femore, a 75 anni è stato costretto a rimanere solo in casa. Si è rivolto ad una associazione di volontariato e gli hanno mandato un ragazzo per assisterlo. Il ragazzo aveva 31 anni. In breve... Guido si è innamorato di questo ragazzo e il ragazzo l’ha capito ed ha continuato ad andare a casa di Guido, tra loro si è creata un’amicizia vera. Quel ragazzo non era gay. Guido dopo qualche mese ha ricominciato a camminare, prima male, ma poi sempre meglio, finché non è stato di nuovo autonomo e il ragazzo ha continuato ad andarlo a trovare anche dopo. Guido era felice, per la prima volta nella sua vita si sentiva amato, ma la cosa purtroppo non è finita bene perché dopo qualche mese il ragazzo è morto in un incidente automobilistico. Tutta la storia è durata 24 mesi. Adesso Guido è di nuovo solo a 78 anni. La storia d’amore che ha vissuto tra i 74 e i 76 anni, paradossalmente, ha rafforzato la sua voglia di vivere. Parla di quel ragazzo come del figlio che avrebbe voluto avere, ne parla in modo sereno, ma la presenza di quel ragazzo e la sua morte improvvisa hanno lasciato in Guido una traccia indelebile.

domenica 14 ottobre 2007

RIFLESSIONI DI UN VECCHIO GAY SOLO

La vita di uno vecchio, gay o quello che vi pare è voi, è una cosa brutta. Io di anni ne ho 71, grazie a Dio ancora mi reggo in piedi ma sto solo e faccio tutto da me, questo blog mi tiene un poco di compagnia e vedo che ci stanno tanti ragazzi che partecipano e la cosa fa piacere, ma la vita mia non sta tutta su internet, che anzi dopo che ho cominciato a usare il computer un poco le cose sono state meno nere. I guai miei sono prima di tutto fisici, ma non sono guai di gay ma sono cose di vecchi, anche se i vecchi che non sono soli almeno una mano di aiuto da qualcuno se la possono aspettare. Io c’ho certi dolori che la mattina non mi poso nemmeno alzare ma mi devo alzare per forza e devo fare tutto da solo dentro casa e certe volte mi gira a testa che mi sembra che posso cadere per terra e certe volte non riesco ad alzarmi dalla sedia e poi devo cucinare, lavare un po’ di roba, insomma devo fare tutti i lavori di casa... ma a cosa peggiore è andare a fare la spesa. Io vivo in una grande città e dove sto io negozi non ce ne sono, e devo andare per forza al supermercato, io ancora ho la patente e la macchina la porto, ma quando devo andare a fare la spesa è una tortura... devo prendere la macchina che sta parcheggiata lontanissima da casa, poi devo andare al supermercato devo tornare indietro e non c’è mai il parcheggio e mi devo portare a casa tutta la spesa, mi sono fatto il carrellino per la spesa, ma pure così pesa... e poi a casa a sistemare tutto, per uno giovane è una cosa da niente ma per me no... mi viene un po’ di affanno e mi fanno male le mani, le braccia, mi tremano le gambe... insomma quando arrivo a casa mi devo mettere sul letto almeno per un’ora... stamattina sono andato a fare la spesa e avevo un mal di testa che non ci potevo stare, alla cassa c’era un bel ragazzo, io le casse le scelgo così, è una cosa stupida, per carità... ma perché mi devo togliere pure questo? Insomma arriva il turno mio, quello comincia a fare il conto ma c’era della frutta che io non avevo pesato e lui m’ha detto che la dovevo andare a pesare e io ci sono andato di corsa perché la gente sbuffava perché doveva aspettare, ma m’è venuto il fiatone... insomma, quello mi ha detto quanto gli dovevo dare, erano 58 euro e gliene ho dati 70, poi s’è distratto perché una signora ha fatto cadere una bottiglia di olio e mi ha dato gli scontrini ma il resto non ne l’ha dato... io non mi ricordavo bene e non ho detto niente... e poi la gente borbottava perché a mettere la roba nelle busta ci mettevo troppo tempo... fatto sta che me ne sono andato a c’ho rimesso 12 euro! Io soldi da buttare dalla finestra non ne ho ma non mi sono sentito di fare storie... un vecchio c’ha sempre torto... e me ne sono tornato a casa, quando ho finito di portare su la roba e sono riuscito a parcheggiare la macchia, non mi reggevo letteralmente in piedi... Tu mi potresti dire: ma queste sono cose che succedono a tutti i vecchi... ma non è vero... quelli che i figli ce l’hanno non stanno come sto io... io sopravvivo...e finché va avanti così pure pure si può ancora campare... ma gli anni passano. Ho letto la storia di quegli altri due vecchi gay che vivono insieme, quelli hanno paura della vedovanza e fanno bene ad averne paura perché dopo uno di loro dovrà fare la vita che faccio io adesso, però loro almeno una vita vera ce l’hanno avuta. Io non l’ho avuta proprio. Loro sono un’eccezione. Ai tempi nostri vedevi le coppie gay? Ma quando mai! Loro sì... ne hanno passate tante ma almeno hanno vissuto, io fino a 65 anni ho assistito mio padre che ne aveva più di 90 e poi sono rimasto solo... Ma se è andata a finire così la colpa è la mia perché quando ero giovane mi sono messo il paraocchi e ho fatto finta di non capire. Adesso, magari in quattro parole, ma ve lo devo spiegare. Da ragazzo io ero molto di chiesa... ma perchè? Perchè io sotto sotto mi sentivo in colpa di essere gay... allora internet non ci stava e io di sesso non ne potevo parlare con nessuno e io ho cercato di fare di tutto per reprimermi e per smettere di essere gay, come se fosse una cosa possibile... ma io allora non capivo niente... allora i blog come questo non esistevano e i preti ti facevano il lavaggio del cervello e a me me l’hanno fatto. Ho vissuto di angoscia e di ossessioni che oggi possono sembrare ridicole, la parola “purezza” m’ha ossessionato per anni... io come stavano veramente le cose l’ho capito quando c’avevo più di quarant’anni e oramai era tardi per cambiare strada. Io una cosa la vorrei dire ai ragazzi di oggi: non perdete tempo! Non fate finta che le cose si aggiustino da sole! Nessuno vi darà una mano! Cercate di non rimanere soli! Non è una questione di sesso, è una questione di disperazione... se state soli e diventate vecchi come me vi rendete conto di che cosa significa... perché a me non mi aiuta nessuno. Alla vecchiaia pensateci... arriva molto più presto di quanto potete credere e se state soli la vecchiaia è brutta, bruttissima... Adesso una cosa la vorrei dire a gayproject: tu stai facendo una cosa buona non solo per i ragazzi gay ma pure per i vecchi, perché quando leggo questo blog un poco mi consola. Non avrei mai pensato di mandare un messaggio come questo, però l’ho fatto... Diglielo sempre a questi ragazzi che la vita non la buttino via! E che stare soli al mondo è una cosa bruttissima!

sabato 13 ottobre 2007

VECCHI GAY ESSERE GAY NEGLI ANNI 40/50 SECONDA PARTE

B) Mo’ se suoi ripigliamo...
C) Allora adesso ho capito come vi siete conosciuti, quando tu avevi 23 anni e lui 21... e va bene, ma proprio la vita vostra vostra come è stata?
B) E come volevi che fosse noi soldi non ne tenevamo proprio, si campava, ma non è che si poteva pensare di fare altro, alla stanza dove stavamo eravamo in quattro... quello che ci mancava a noi era di potercene stare un poco per i fatti nostri... che noi pure ce ne avevamo bisogno... non è che volevano fare chissà che cosa... però almeno un bacetto glielo volevo dare... però non si poteva fare neanche quello, e poi noi allora parlavamo tanto e pure si sesso, e sì, pure di sesso e lui mi raccontava tutte quelle cose di quando andavano al fiume coi compagni suoi e sai com’è... non è che sono cose che ti lasciano indifferente, io sapevo che lui con me ci sarebbe stato, come lui sapeva che ci sarei stato io... ma proprio non tenevamo il posto... che poi a noi metterci a fare certe cose dentro i gabinetti non ci piaceva proprio, che quello pure... come ti voglio dire... pure per fare un poco di sesso ci vuole un poco di tranquillità non è che fai così una cosa correndo correndo... ci vuole pure un poco di tenerezza, insomma ci si deve pure coccolare un pochettino... o no? Allora c’è venuta l’idea di andare a starcene per conto nostro. Noi non volevamo prendere una stanza in casa di altre persone, noi volevamo una casetta pure piccolissima ma nostra... una stanzetta sola... ma quando chiudi la porta ci stai solo tu... prima abbiamo visto un po’ in giro, poi s’è liberato un appartamentino... un buchetto proprio, una cosa che l’avevano ricavata all’ottavo piano togliendo le fontane del lavatoio... che prima a quella casa là il lavatoio stava sul tetto... l’ascensore non ci stava ma noi allora eravamo giovani e otto piani di scale si potevano pure fare. La cameretta era piccola ma tutto attorno ci stava la terrazza condominale e con ci veniva mai nessuno... Abbiamo fatto il contratto... che coi soldi ci stavamo pelo pelo e poi ci siamo trasferiti là... e quello era il paradiso nostro... che noi per quello ce l’eravamo presa la casetta là sopra.. e mo’ che ti devo raccontare? Mo’ mi metti a disagio... facevamo le cose che si fanno e che vuoi che facevamo... la cosa più bella non era nemmeno il sesso, no, la cosa più bella era quando faceva freddo l’inverno... che là ci faceva un freddo da morire, le finestre non chiudevano bene e riscaldamento non ce ne stava... che oggi nemmeno se l’immaginano e noi che facevamo... ci mettevamo dentro il letto, mettevamo sopra i cappotti e tutti i vestiti pesanti e si abbracciavamo stretti stretti, be’ poi stava pure tutto il resto... però era pure bello stare abbracciati... ma proprio per sentire meno freddo... che Peppino allora era proprio bello... mo’ che vuoi fare... ma allora era bello... che lui del nord è e a me i ragazzi come a lui mi sono sempre piaciuti tanto... mo’ insomma, mo’ te l’abbiamo detta la storia, mo’ queste cose qua le lasciamo perdere...
A) Digli della scuola...
B) Sì, sì... a un certo punto, mi pare che era il ’63 o il ’64... insomma è uscita una legge che si poteva fare la scuola media pure se lavoravi, si faceva il corso la sera e poi si faceva l’esame e noi l’abbiamo fatto, andavamo a scuola la sera, quando non ci stavano i ragazzini... c’erano i professori che ti spiegavano le cose e alla fine abbiamo pigliato la terza media... e là un poco le cose sono cambiate... Io al ‘64 tenevo 32 anni e lui 30, non è che eravamo più tanto giovanotti però la terza media l’avevamo pigliata e allora c’è venuto in mente di fare la scuola serale di perito elettrotecnico, noi pensavamo che era una cosa come la terza media ma allora si studiava... e insomma siamo stati cinque anni che la sera ce ne andavamo alla scuola appena finito il lavoro e stavamo là fino alla undici. Eh... era difficile! Certe volte siamo stati a studiare, a cercare di capire ma non si capiva proprio... mo’ la facciamo breve.. alla fine il diploma ce lo siamo pigliato che era il ’69... allora ancora i pezzi di carta valevano e alla ditta nostra siamo passati come periti... e lo stipendio era tutta un’altra cosa... e allora c’è venuto in testa che la casa ce la potevamo comprare, non quella ma una un poco meglio, una di due stanze, e l’abbiamo pigliata e, come ha voluto Dio, l’abbiamo pure pagata che non è mica tanto che l’abbiamo finita di pagare, poi sai erano i mutui vecchi, c’è stata la svalutazione e non era una cosa così pesante da pagare...
C) E la gente di voi o sa?
B) Mo’ che ti devo dire... se non sono stupidi... non è che te lo dicono... però io penso che l’hanno capito, ma a noi nessuno c’ha mai rotto le scatole... abbiamo fatto la vita nostra e basta... certo non è che andavano abbracciati in mezzo alla strada... poi ci siamo fatti vecchi e ce ne siamo andati in pensione... mo’ si sopravvive... come Dio vuole... neanche tanto male... a noi non ci manca niente...
C) Avete timori per il futuro?
B) E certo, figlio mio, come fai a on avere timori per il futuro, noi vecchi siamo, un po’ di salute c’è ancora ma piano piano se ne sta andando pure quella... guarda a me non è che mi fa paura tanto la morte... quando l’idea che prima o poi o io o lui dobbiamo restare soli, allora quello è peggio della morte... ma come faccio io a campare senza Peppino? ... non è possibile proprio, noi tutta la vita siamo stati insieme e mo’ speriamo il Padre eterno ci deve fare morire insieme, non è una cosa strana... io con Peppino c’ho passato la vita insieme... non è cosa solo di sesso... noi abbiamo fatto tutto insieme, e mo’ vogliamo pure morire insieme, se il Padre eterno ci fa la grazia... solo quello preghiamo noi... la vita bella l’abbiamo fatta, mo’ è ora che ci mettiamo da parte... ma dimmi un poco... ma tu tutta questa storia nostra che ci devi fare? Perché quella non serve a niente... quella è importante per me e per Peppino... be’ comunque fanne quello che vuoi tu...
C) Ti vorrei chiedere un’ultima cosa, ma Peppino come ha reagito al fatto che tu sei stato violentato?
B) Io non sapevo come dirglielo, ma in un modo o nell’altro glielo dovevo dire e poi gliel’ho detto...
A) Ma perché quelli che ci conoscono ci fanno sempre questa domanda? Scusa, scusa... io non mi arrabbio mica e a dirlo non ci metto niente... io ho pensato a come deve essere stato lui in una situazione simile e a come ci sarei rimasto io se fosse toccata a me... quando me l’abbracciavo pensavo che dovevo farlo sentire bene... tutto qua... ma ci stanno i delinquenti e non ci puoi fare niente... ci stanno! E basta!
B) Peppi’ digli la storia di quel ragazzo...
A) E certo... quando noi eravamo grandi... 40 anni più o meno, c’hanno detto di un ragazzo che faceva la vita... che batteva va’... che l’avevano picchiato di brutto... questo ragazzo era non so che... mezzo parente di uno che lavorava da noi... e quello ce l’ha detto... e ha detto che non sapeva dove mandarlo perché a casa sua non se lo poteva portare perché c’aveva figli ragazzi e non voleva che stesso a contatto con quello... insomma ce lo siamo preso noi, c’aveva 21 anni era maggiorenne per fortuna, è venuto a stare da noi regolarmente, gli abbiamo dato l’altra stanza... insomma era un bravo ragazzo, i primi tempi aveva paura di noi... si pensava chissà che cosa... poi quello che temeva lui non è successo e sì è affezionato... e noi abbiamo fatto tutta una famiglia, poi sai, piano piano gli abbiamo trovato un posto da noi alla fabbrica, s’è rimesso a studiare e ha finito gli studi... pensa che quando l’hanno pestato stava al terzo anno di filosofia, che uno così... e era pure un bel ragazzo, come gli poteva venire in testa di andarsene in giro di notte! Ma lui pensava solo ai quattrini.. eh sì... insomma s’è laureato e se n’è andato a insegnare nelle scuole... e noi abbiamo fatto finta di essere due genitori e siamo andati a trovarlo a scuola... ma che bel professore che era! Con la giacchetta... con gli occhialetti, proprio serio serio... adesso ha più di cinquant’anni e sta con un amico suo... un po’ come stiamo noi... ogni tanto ci sentiamo... quindi noi un po’ siamo stati pure papà... Era dura prima eh! ... e senza Armando sai che fine facevo io? ...
B) Statti zitto! Ma sempre a dire stupidaggini! Che se non ci stavi tu io adesso dove stavo?

venerdì 12 ottobre 2007

VECCHI GAY ESSERE GAY NEGLI ANNI 40/50

Conversazione registrata il 14/1/2005

Protagonisti :
A) Giuseppe, Gay di 71 anni
B) Armando, Gay di 73 anni
C) gayproject

C) Prego, prego, accomodatevi, intanto grazie per avere accettato...
A) Ma stai zitto va’ che lo sapevi benissimo...
B) E certo che lo sapeva, a noi ce l’aveva detto già Luigi...
C) E’ Luigi che ha combinato tutto, io gli avevo chiesto se voi potevate essere disponibili...
A) Almeno, sai... e noi che dobbiamo fare... tanto non è che noi dobbiamo lavorare... noi dobbiamo solo aspettare che arriva l’ora... e basta...
B) Giuseppe ma stai zitto! ... Ma sempre queste cose devi dire? E dai!
A) Mo’ statti zitto e facciamo parlare a lui... ma scusa eh... ma che ci devi fare con questa cosa? tanto non gliene frega niente a nessuno...
C) Questo lo dite voi... vabbe’, ma mo’ non perdiamo tempo, quando siete pronti cominciamo...
A) Io sono pronto...
B) Sì, vai vai...
C) Vorrei chiedervi innanzitutto di presentarvi con parole vostre, avete tutto il tempo che volete... comincia tu Armando...
A) ... Allora mi chiamo Armando, sono del 32, tengo 73 anni, sono meridionale, di Foggia, i miei contadini erano, insomma non è che se la passavano tanto bene, eravamo 4 figli, papà lavorava in campagna, tenevamo un pezzo di terra e campavamo così... sai, le galline, tenevamo il maiale... i fichi, un poco di grano e si campava, quando io facevo la terza elementare è scoppiata la guerra... che io stavo da una zia a Foggia per studiare... e sono cominciati i guai: soldi niente, quello che facevamo in campagna se lo portavano all’ammasso, galline non ne tenevamo più, papà è andato in Africa e non ne abbiamo saputo più niente... che mica era come adesso... che stanno tutti i telefonini... allora con ci stava niente... papà e morto nel 42, in guerra... ma noi l’abbiamo saputo alla fine del 43... quando io tenevo undici anni, mamma, povera donna, che poteva fare? ... che noi quattro eravamo, quella si ammazzava in campagna e poi la sera faceva le maglie... ma noi non è che tenevamo tanto da mangiare e poi sai fino al 46 stavamo proprio male... abbiamo fatto proprio la fame, io alla scuola non c’ero andato più e avevo cominciato pure io a lavorare in campagna però si campava male. Dopo il 46, quando sono venuti gli americani le cose un poco sono cambiate... ma c’era pure tanta miseria... allora, nel 46, quando tenevo 14 anni non è che mi potevo mettere a pensare all’amore... che si doveva campare... io proprio non ci pensavo alle altre cose... Nel 48, quando tenevo 16 anni ho passato l’esperienza brutta, mo’ non so se la devo dire o no... be’... insomma ... stava lì uno dei capi, quando stavamo a lavorare in campagna, questo prima m’aveva dato una pagnotta e un fiasco di vino e poi voleva che io andavo con lui, ma io non ci volevo andare, ma sono venuti lui e altri due e non c’è stato niente da fare e ci sono dovuto stare per forza, m’hanno caricato di botte e poi hanno fatto quello che volevano loro... Madonna mia come mi sono sentito dopo... ma manco ai cani una cosa simile, quelli erano come le bestie... io tenevo paura ma quelli ti potevano proprio ammazzare... e io non sapevo che fare... e che fai torni a casa e lo dici a mamma... ma tu te lo immagini? ...Ma io poi là non ci volevo tornare più, volevo andare ai carabinieri, ma tenevo paura che quelli poi si vendicavano sulla famiglia, hai capito? E non li ho denunciati... ma io una soluzione la dovevo trovare... ma allora tenevo solo 16 anni... allora sapevo che c’era uno del paese di papà, un mezzo parente nostro che teneva una cava di tufo... e l’ho detto a mamma per non farla preoccupare e me ne sono andato a piedi fino al paese, ho fatto 40 chilometri a piedi, e a sono andato alla cava, là stava una polvere che non ti dico... sai con i mezzi di allora... e quello m’ha pigliato a lavorare là, ma pigliavo meno di quello che pigliavo in campagna, però erano gente onesta... da mangiare non ce ne stava per nessuno e io là dentro ero il più piccolo... e quello che potevano gli altri me lo davano a me... e io campavo così, uno di là dentro, penso eh... non lo so... ma penso che uno di là dentro pure mi aveva messo gli occhi addosso... ma era un’altra cosa... qualche cosa c’era, mi trattava bene ma non è che ha mai fatto proposte... insomma forse io pure un poco di corda gliel’ho data... ma insomma non è successo niente... e che potevo pensare all’amore in un posto come a quello? Qualcuno là degli operai era pure un bel ragazzo... però, che vuoi fare... mica mi potevo arrischiare... ah! Una cosa... io ero gay, mo’ che parola che ci siamo imparati... tutta roba americana... e va be’... insomma ero gay pure prima che quelli facessero quello che hanno fatto... ma io non avevo dato mai corda a nessuno quando stavo in campagna... quelli erano proprio loro che erano delinquenti... alla cava no! Là a qualcuno un poco di corda gliel’avevo data pure io... io stavo sempre solo... eh! Che poi alla cava quelli che tenevano famiglia la sera se ne tornavano a casa e quelli come a me, stavano la pure la notte... ci stava un capannone di lamiera e stavamo la sotto tutti quanti, ma eravamo quelli giovani... 18/20 anni così... tu qualche cosa la potevi pure vedere, che non è che vi vergognavano tanto... però insomma non è che ti potevi mettere a fare le cose tue in faccia a tutti... quando dovevi fare quello che tutti i ragazzi lo fanno te ne dovevi andare fuori la notte, dicevi che dovevi fare i bisogni e ti stavi fuori cinque minuti... così era... Insomma sono stato sette anni a lavorare alla cava, fino a 23 anni... nel frattempo i fratelli miei s’erano fatti grandi... quelli erano tutti più grandi di me io ero il più piccolo e lavoravano già... allora ho sentito che si poteva andare a lavorare al nord... era l’estate del ’55, io non tenevo né arte né parte, ma ci stava uno di Milano che stava cercando persone per lavorare là... che lui teneva una fabbrica... mi sono legato la valigia di cartone e me ne sono partito per Milano... allora poi arrivare da Foggia a Milano era come andare al polo nord... arrivo la, una cosa che non capivo niente, me ne vado all’indirizzo della fabbrica di quel signore, una cosa piccolina ma una fabbrica vera... e chi ti trovo che faceva la fina davanti alla porta? ... A questo mi trovo... mi trovo a Peppino mio! Io tenevo 23 anni e lui ne teneva 21, appena appena maggiorenne, che allora si diventava maggiorenni a 21 anni... me lo guardo, lui mi guarda e mi fa un sorriso... Madonna mia... che là nessuno m’aveva fatto un sorriso... e lo vedi come siamo noi... io sono proprio meridionale e lui era il ragazzo del nord.. biondo con gli occhi chiari... io non l’avevo mai visto uno così... un tedesco sembrava... be’ insomma era bello... e mo’ il resto glielo fai raccontare a lui...

B) Io mi chiamo Giuseppe A. ho 71 anni, un po’ mal portati... sono nato in un paesetto vicino Padova... e allora il Veneto non era il Veneto di oggi... allora c’era la miseria nera. Io sono del 34... eravamo 9 figli, io ero il quinto, proprio in mezzo, ma nel 44 la famiglia mia è stata distrutta, non dalla guerra ma dalla polmonite, è morta mamma e 4 fratelli, due più grandi e due più piccoli di me, mio padre era morto due anni prima e a 10 anni sono andato a fare il garzone di latteria per guadagnare due soldi, partivo la mattina prestissimo, alle cinque, e dovevo accompagnare il padrone che andava per le stalle a raccogliere il latte. In pratica per me solo lavorare... altro niente... a 16 anni m’era sembrato che mi piaceva una ragazzina... ma io non capivo niente... vedevo che lo facevano tutti e pensavo che lo potevo fare anch’io... insomma quando lei m’ha detto che ci sarebbe stata io le ho detto che non era una ragazza per bene e che io volevo sposare una ragazza illibata... insomma, facciamola corta! E’ stata la prima balla che ho raccontato... Perché io l’avevo visto che non mi tirava a pensare alle ragazze, mentre invece ai maschietti sì... eh! Va bene... da noi una cosa interessante c’era... che i ragazzi andavano tutti a fare il bagno al fiume... e lì costume non ce n’era o almeno molti non ce l’avevano... si faceva la nuotata e poi ci si asciugava al sole e non erano mica ragazzini piccoli... no, no... c’era dai 16 ai 20 e pure di più... praticamente sono stati gli anni più belli della mia vita... lavoravo da cani, mi pagavano poco ma di ragazzi nudi ne vedevo tutti i giorni... certo dovevo stare attento... perché, tu lo sai eh... che succede quando ti trovi in una situazione del genere... ma io mi ero organizzato bene... insomma guardavo senza farmi vedere, c’avevo proprio i posticini miei, me li ero proprio studiati... e be’, e che vuoi fare? Se c’è la spinta si aguzza l’ingegno... poi nel 55 m’hanno mandato a Milano e lì ci siamo incontrati... ecco, in breve questa è la storia...

C) E a Milano che vita avete fatto?
B) E chiaro... sempre la vita dei morti di fame: in quattro in una stanza coi letti a castello, la sveglia alle cinque del mattino e il rientro a casa, se la poi chiamare casa, alle cinque del pomeriggio. In pratica vivevi solo la domenica... il resto lavoravi e basta!
A) Lo vedi mo’ come s’è fatto vecchio! Quello quando doveva uscire con me si faceva bene bene la barba, si metteva a posto i capelli... che allora ce li facevano portare cortissimi, perché alla fabbrica i capelli lunghi non li potevi tenere e s’era comprato pure una bottiglietta di lavanda, una piccola, che costava poco, però se ne veniva tutto profumato... e qualche volta andavamo al cinema, uscivamo tutte le domeniche e stavamo a chiacchierare tutta le sere ma prima di arrivare a capirci ci abbiamo messo più di un anno... allora era difficile, molto difficile e la storia l’ha cominciata lui... lui si credeva che era uno fine e se n’è uscito proprio secco secco... “ma tu per quelle cose là come fai?” Io non avevo capito niente, avevo pensato per fare i bisogni, e gli ho detto che andavo alla latrina... che quando ci sta la necessità uno non è che si può trattenere... e lui poi m’ha detto: “Ma quando lo fai a che cosa pensi?” ... E a che cosa dovevo pensare? Non lo so io, ma tu quando vai la gabinetto a che cosa pensi? ... e allora lui mi dice che lui quando lo faceva pensava a un bel ragazzo... e io dicevo: “Ma questo che dice? Fosse un poco fuori di cervello...”, poi m’ha detto: “Ma non è che tu quando fai certe cose pensi alle ragazze?” E allora a me mi s’è accesa la lampadina... allora ho capito! ... L’ho guardato fisso fisso e gli ho detto: “Non ho capito bene, scusa, puoi ripetere?” E lui ha detto: “Niene, niente, è cosa da niente...” e allora gli ho preso la mano e gliel’ho stretta e gli ho detto: “Peppì... e a quale ragazzo pensi quando fai quelle cose?” E lui m’ha detto: “Quello sei tu... però...” e stava cominciando col però... che quello è l’uomo del però. Io gli ho detto: “E lo sai a chi penso io quando faccio quelle cose?”. Lui m’ha detto “A me...” e qua ho fatto proprio una cosa da delinquente... gli ho detto: “No!”... Madonna mia come c’è rimasto male... però poi ho aggiunto subito: “Però da oggi comincio a pensare a te... se a te sta bene!”, lui m’ha detto: “Veramente?” e io gli stretto la mano forte forte... ecco così è successo. ... Mo’ però facciamo una pausa... ripigliamo dopo, mo’ mi sono stancato un poco, la vuoi una cosa bere?

martedì 2 ottobre 2007

CIAO DISTILLATO 12 - VECCHI GAY

Ciao Distillato,
oggi sono un po’ giù di corda, in un certo senso mi sento un po’ in colpa per avere risposto in un modo un po’ aggressivo a una ragazza (Foscaforever) che mi aveva lasciato un commento gentile e che non si meritava certo le mie sparate di orgoglio gay, questo fatto mi fa un po’ sentire stupido, perché in fondo in questo modo allontano persone educate che dicono semplicemente quello che pensano, ma ormai è fatta e la mia sparata di fuochi d’artificio l’ho fatta un po’ sull’obiettivo sbagliato. Spero che Foscaforever non se la sia presa a male, perché mi dispiacerebbe molto (nota per Foscaforever: ti chiedo scusa, non dovevo partire in quarta). E poi un altro commento, per carità, anche quello nei limiti dell’accettabilissimo ma realmente non ne ho capito il significato (probabilmente lo hai visto anche tu)... e poi, blog a parte, un po’ di scoraggiamento gay mi viene, per tante altre cose ma sostanzialmente per la solitudine che cerco di riempire come posso. Le persone che mi vogliono bene hanno la loro vita e io non posso approfittare di loro sottraendole a cose importanti (essenzialmente alla famiglia)... quindi bisogna imparare a convivere con la solitudine, c’è questo blog, un po’ di posta ogni morte di papa, il giornale, la tv (poca), un po’ di attività su internet (molta) ma oltre questo... il panorama non è esaltante. Il fatto è che da questo blog vorrei di più. Ci passo molte ore al giorno (e anche la notte) [a proposito, ha visto la versione “blogspot” del blog? Secondo me ne vale la pena, non fosse altro per gli indici e par la grafica pulitissima
http://nonsologay.blogspot.com/ se ti va dacci un’occhiata solo per vedere il formato perché i contenuti sono gli stessi di Progetto Gay]. Io ho scritto su tutto, sulla vita gay degli altri ma non sulla mia, cioè su quella dei vecchi, che a dirla tutta non è un gran che e, tutto sommato, la salute ancora va passabilmente e non ho altri problemi, ma la solitudine si sente, qualche amico in rete l’ho trovato anche grazie a questo blog, ma ci si sente pochissimo, il mio MSN è sempre aperto ma in linea, delle persone che mi interessano, non c’è mai nessuno. In effetti si tratta di persone molto più giovani di me che devono studiare, che hanno esami da fare e hanno una vita vera da vivere. Ogni tanto parliamo un po’ ed è una cosa molto gradevole ma mi sento in imbarazzo, sono due cose una in contrasto con l’altra ma è proprio così, si scambiano un po’ di convenevoli e poi non sa che dire... o almeno io non so che dire. Avevo conosciuto un signore americano più giovane di me, ma non un ragazzo, uno tra i 50 e i 55, lo avevo conosciuto tramite un forum che ho gestito per un paio d’anni, ma non si trattava di un forum gay, c’era il problema che non sapeva l’Italiano (ed è un problema grosso perché il mio Inglese non è oxfordiano) ma alla fine avevamo trovato un inglese elementare accessibile anche a me. Sul forum c’erano diversi ragazzi giovani, tutti animati da entusiasmi e da buonismo e ottimismo di maniera e quando lui rispondeva diceva delle cose molto significative e anche molto malinconiche. Ero andato a vedere tramite i motori di ricerca per trovare qualche notizia su di lui e avevo trovato che aveva scritto degli articoli sui Gay in America, articoli basati sull’ironia, commentava un articolo allarmato di un tizio che diceva che diversi gay americani dichiarati avevano ammesso di avere avuto rapporti con minorenni. Il signore col quale ero in chat, nel suo commento, diceva semplicemente: “ho chiesto di leggere le interviste e si sapere chi erano gli intervistati... ebbene, erano tutti minorenni!” Il fatto è vero! Anche se avevo conosciuto questo signore in una chat neutra (non gay) era evidente che mi era piuttosto simpatico, ma poi abbiamo perso i contatti e ormai ci scambiamo pochissime e-mail di cortesia per le feste, tra l’altro è uno che non se la passa bene economicamente e che non sta bene in salute e metterre le due cose insieme negli USA significa essere in una situazione pericolosa. Un vecchio signore gay americano (più giovane di me, ma ormai vecchio), senza quattrini, solo, senza assistenza sanitaria, che lavora e dovrà lavorare per sopravvivere e per pagare il fitto di casa finché ne avrà le forze e che dopo finirà in un miserabile istituto di assistenza pubblica! Non è un divo di Hollywood! E’ una situazione terribile, un vecchio gay povero negli USA vive in una condizione di totale solitudine! Quando ci penso mi vengono i brividi e sono orgoglioso di questa Italia e sono felice del mio piccolo mondo che almeno ha una sicurezza economica e un minimo di dignità.... ma perché ti dico tutto questo? Non lo so... ma spero tanto, e giuro che lo spero con tutta l’anima, che tu possa avere una vita migliore. I tuoi commenti per me sono una presenza (nota che nel dirlo penso subito di avere parlato troppo e mi viene di cancellare quello che ho scritto, primo comandamento: non pesare su nessuno!)... però un dialogo così per me è importante, se si interromperà (se non lo hai letto leggi il post sull’ansia di abbandono) ti sarò comunque grato per avermi dato fiducia. Leggere i tuoi commenti è una cosa bella!