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mercoledì 30 novembre 2016

EDUCAZIONE DEGLI OMOSESSUALI SECONDO RAFFALOVICH

Il capitolo di “Uranismo e Unisessualità” che vi presento oggi affronta il tema dell’educazione degli omosessuali.
Raffalovich è convinto che vi siano molti omosessuali che sono tali fin dalla nascita e che la loro omosessualità si manifesti molto precocemente, ben prima della pubertà. Se fosse possibile individuarli molto per tempo si potrebbe applicare loro un tipo particolare di educazione non repressiva che li guidi alla moderazione e all’autocontrollo, rendendo così un grande servigio sia a loro che alla società nel suo complesso.
Raffalovich, nel capitolo precedente, aveva rivendicato per gli omosessuali il diritto di avere una filosofia (che identificava in Platone) che non umiliasse la loro individualità ma mettesse il luce i valori positivi dell’omosessualità vissuta moralmente. Qui l’autore estende il concetto e sostiene che gli omosessuali, almeno gli omosessuali per nascita, hanno diritto ad un loro modello di educazione che, anche in questo caso, non ne schiacci l’individualità e faccia emergere come l’omosessualità di un individuo capace di autocontrollo sia una valore per la società.
Per molti omosessuali per nascita, l’educazione, così come essa era concepita nella seconda metà dell’800 (ed è spasso anche oggi), era il primo assaggio della repressione dell’esclusione sociale e in questo senso era nefasta per l’omosessuale e deleteria per la società. Secondo Raffalovich, l’educazione dell’omosessuale dovrebbe mirare e fargli vivere seriamente la sua omosessualità, allontanandolo dall’effeminatezza, dalla vanità e da tante altre manifestazioni che Raffalovich non considera positive.
Va sottolineato che per quelli che non sono nati omosessuali il discorso educativo è decisamente più complesso, perché qualsiasi tentativo di controllare l’educazione sessuale di un ragazzo può portare a risultati opposti rispetto a quelli sperati, in questo senso non sono consigliabili né l’eccessivo controllo, né la totale libertà.
Raffalovich è convinto che per molti ragazzi l’orientamento sessuale definitivo potrà essere determinato da situazioni imprevedibili e incontrollabili. In qualche modo prefigura il concetto di imprinting sessuale. Ovviamente nessun imprinting sessuale potrà modificare l’orientamento innato degli omosessuali o degli eterosessuali per nascita, ma l’imprinting avrà certamente un peso, a detta di Raffalovich un peso determinante, nel definire l’orientamento di quanti non hanno un orientamento innato.
Oggi i punti di vista di Raffalovich appaiono superati e la distinzione classica tra omosessualità innata e omosessualità acquista, sulla quale si fonda il discorso dell’autore, è stata sostituita da un approccio genetico-epigenetico che promette sviluppi molto interessanti in relazione alla comprensione della sessualità.
Due osservazioni di dettaglio possono avere ancora oggi una validità: 1) l’eccesso di pudore dei bambini, viso come segno molto precoce di possibile omosessualità, 2) la frequenza di coppie fratello-sorella entrambi omosessuali. Su quest’ultimo punto, in particolare, l’approccio di Raffalovich è meramente osservazionale ma coglie un elemento con delle basi oggettive che andrebbe approfondito.
Lasciamo ora la parola a Raffalovich.
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L’educazione degli uranisti
Vorrei fare un appello agli psicologi, agli istitutori, a tutti coloro che hanno l’intelligenza e dispongono di una documentazione in proposito; l’inversione sessuale (non dico la perversione) diventerà uno dei problemi del futuro, è già abbastanza sorprendente oggi, e bisognerà conoscerla a fondo, comprenderla e, se non la si può contenere, bisognerà lottare con essa, nell’ attesa che le persone di esperienza, autorizzate a farlo, definiscano gli indici dai quali si possa capire che il ragazzo (modesto, prudente forse, oppure turbolento, franco o ipocrita, allevato bene e docile) è un invertito. I genitori naturalmente non si assumono questa responsabilità. E forse è una cosa buona, non avrebbero probabilmente più competenze delle persone incaricate di allevare i loro figli. Ma è strano preoccuparci della nostra ignoranza oggi. Da quali indici si può riconoscere che l’inversione minaccia un ragazzo? Quello che è certo è che questi indici esistono. Perché non ce ne siamo ancora occupati? Abbiamo provato e proviamo ogni giorno a non permettere ai ragazzi di pervertirsi, ma l’educazione speciale che deve essere usata per gli invertiti di nascita non è stata neppure accennata. Sarebbe tempo di cominciare.
Non pretendo certo di contribuire molto a questo studio; ma ho qualche osservazione da offrire.
L’educazione non deve preoccuparsi di quelli che arriveranno attraverso la donna all’omosessualità, o alla passione per i minori o per le uniformi.
La passione della similarità è altrettanto radicata di quella del contrasto sessuale, e non è da una di esse che bisogna fare derivare l’altra; ma esse sorgono entrambe da uno stadio intermedio che le precede e che è stato chiamato indifferenza sessuale. C’è (e coloro che si occupano di infanzia lo sanno) un’età (che varia da individuo a individuo) in cui il bambino non ha psicologicamente un sesso preciso; questa indecisione può durare fino alla pubertà, o anche un po’ oltre, e può durare anche tutta la vita. A questa età la maggior parte dei ragazzi sono incerti: la loro sessualità non è ancora definita. Le loro pure amicizie sono dei puri amori. Le loro impurità possono non essere che il male minore e possono non influenzare il loro avvenire. Ogni essere vivente, ogni età, ogni sesso può turbarli e attirarli. Saranno le circostanze, le persone che hanno intorno, l’ora e il momento, che decideranno per loro. Avranno nella loro memoria uno o qualche ricordo omosessuale senza smettere di essere individui eterosessuali per questo, oppure saranno precocemente eterosessuali, o anche saranno viziati, guastati, preparati per l’omosessualità, per tutti i vizi di imitazione e di immaginazione?
L’educazione, come la intendiamo oggi, tenta di lottare contro tutti questi pericoli a forza di lavoro, di sorveglianza e di tante altre cose.
Per un numero di bambini più grande di quanto non si voglia credere, e che aumenterà, ne sono sicuro, c’è una precocità ben altrimenti sorprendente. Il bambino di quattro anni che già ama le donne e si turba alla loro vista o al loro tocco, o il bambino della stessa età che ama gli uomini e che prova alla loro vista o quando li sfiora, o quando pensa a loro delle sensazioni, delle scosse violente, irresistibili (e per molti invertiti queste sensazioni cominciano molto presto e in modo molto innocente: il bambino si interessa quando è ancora piccolissimo alle persone del medesimo sesso), questo bambino è predestinato. E quelli che lo circondano lo ignorano, quasi si penserebbe che vogliano ignorarlo. In ogni caso, se il bambino è ben controllato, ben chiuso, ben protetto, tutto si coalizza per nascondere e oscurare, ma molto poco o nulla per soffocare la sessualità propria del bambino. L’irresistibile vocazione si fa strada, si infiltra, si insinua e viene alla luce.
Quelli che stanno per obbedire a questa vocazione forse non conoscono se stessi, si ignorano perché sono soli o isolati (e niente isola un bambino come l’inversione, anche la più nascosta), perché non sano il nome e il significato delle loro azioni, e un libro, un fatto casuale rivela loro il carattere dei loro desideri o anche delle loro soddisfazioni. Normalmente non si spaventano, poi sono anche contenti di sapere il loro segreto, si mettono da parte inopportunamente e non sono capiti, oppure vengono capiti e rimproverati, o vengono fin troppo capiti e vengono spaventati, quindi lottano e soffrono, si rassegnano e rinunciano, oppure si rassegnano e diventano degli ipocriti o degli eccentrici, oppure si rivoltano e diventano folli, o mostri, o bestie e ci si domanda se l’educazione non avrebbe potuto salvarne qualcuno?
Certi uomini sono nati uranisti, sembrano avere la vocazione all’uranismo dalla più tenera età. Ci sembra che nulla possa cambiarli, smuoverli. Nutrono essi stessi questa vocazione, si formano da se stessi, e nulla li allontana dalla loro strada.
Altri uomini sono nati eterosessuali. Hanno la vocazione di amare la donna e niente li ferma, né l’educazione austera né la carriera che intraprendono. Essi per l’inversione non provano se non il disgusto più profondo e lo stupore più ironico.
Altri uomini soddisfano a tutte le gradazioni tra l’assoluta omosessualità e l’assoluta eterosessualità. Tutte le gradazioni possibili sono rappresentate. Si può trovare il completo ermafroditismo psichico, l’uomo-donna, e molte specie di uomo-donna; l’uomo che è uomo rispetto agli uomini e alle donne, quello che lo è in rapporto ad un solo sesso (non importa quale) e non in rapporto all’altro. Si possono trovare tutte le possibilità e anche tutte le situazioni più improbabili.
L’educazione, le circostanze morali, fisiche, le amicizie, le influenze, tutto quello che può agire poco o molto, determina piano piano la forma che prenderà la sessualità del bambino che cresce. Gli affetti infantili sono immagini di questa incertezza sessuale. Essi ci mostrano anche quello che più tardi noi abbiamo il torto di dimenticare, cioè che gli affetti possono essere potenti e puri.
Se nulla impedisce lo sviluppo del bambino, se è circondato da persone che, senza volerlo, lo guidano verso l’eterosessualità, diventerà un uomo come la maggior parte degli uomini.
Al contrario, se quelli che gli stanno intorno, in un modo o nell’altro, senza saperlo, lo sviano dall’eterosessualità isolandolo, facendogli conoscere anticipatamente tutto quello che c’è da dire contro le donne, costringendolo a una condotta troppo esatta e troppo rigorosa, tenderà più o meno verso l’omosessualità, più o meno a lungo. Tutto dipenderà dalla circostanze.
Gli indifferenti, quelli che possono svilupparsi sia come omosessuali che come eterosessuali con una facilità quasi equivalente, sono spesso guidati dalle restrizioni che vengono loro imposte o dalla libertà che si concede loro. Se si trovano nell’impossibilità di legarsi con una donna senza problemi, inquietudini o rimproveri, scivolano più facilmente sul pendio dell’omosessualità.
Gli uranisti e gli eterosessuali precoci e feroci, non hanno mai avuto delle possibilità.
Nessuno di loro ha avuto dubbi sulla sua disposizione, sulla sua vocazione. Nessuno di loro ha fatto il possibile per sviare la sua sessualità. Si è, forse e veramente troppo tardi, tentato di tenere sotto controllo l’eterosessualità, ma che cosa si è fatto contro l’omosessualità? Niente! Non ci occupiamo affatto qui del bambino eterosessuale. Quello che qui ci interessa è indicare o cercare di indicare quello che può fare l’educazione per l’uranista.
Prima di tutto: come, da quali segni si distingue un uranista?
Vorrei fare un appello a tutti quelli che si dedicano all’educazione dell’infanzia o che hanno conosciuto degli uranisti bambini per pregarli di ricordarsi dei segnali dati da questi bambini e dai loro genitori.
Ho già parlato del pudore precoce degli invertiti. Questo è un segno da osservare. I bambini sono pudichi in presenza di un uomo? Esitano a spogliarsi, a mostrare il loro corpo, a soddisfarne le esigenze più elementari in presenza di un uomo? Questo è un segno che non bisogna trascurare.
La prudenza, la reticenza dei bambini rende molto malagevole questo compito così importante. Il pudore precoce ed esagerato non può essere l’unico segno dell’uranismo infantile. Ma dove trovare quello che cerchiamo?
Gli uranisti raccontano spesso che essi amavano i giochi delle ragazzine, ma molti eterosessuali hanno giocato con le bambole perché avevano fantasia e hanno fatto degli arazzi perché avevano dita agili.
La vanità precoce, il gusto dell’abbellimento sarebbero piuttosto da temere. Bisognerebbe scoraggiarli sempre ma non in modo da rendere più interessante quello che non si permette.
Bisognerebbe evitare tutti i travestimenti, tutto quello che dà al bambino l’illusione di essere una bambina. Ci sono genitori che vestono le loro figlie come dei ragazzini per stupidità e per ignoranza. Tutto quello che accentua o rende confusa la nozione del sesso è da temere per un bambino. Ho trovato spesso, ma non vorrei essere accusato di generalizzare a oltranza, un fratello uranista che aveva una sorella più o meno invertita, o una sorella omosessuale con un fratello più o meno sospetto.
Molte volte sono rimasto colpito da questa coincidenza, ma non so come spiegarla. Se il fratello e la sorella sono stati insieme durante l’infanzia, si potrebbe dare un notevole peso alla loro influenza reciproca. Il fratello delicato e femminile farebbe risaltare nella sorella tutto quelle che lei potrebbe avere di mascolino e di energico. Lei si abituerebbe a proteggere il fratello, a supplire alle qualità di cui lui avrebbe bisogno.
Coloro che conoscono la psicologia dei bambini apprezzeranno quello che ho appena detto.
L’amore delle cose belle, degli abiti, degli oggetti d’arte deve pure richiamare la nostra attenzione, senza che noi siamo portati a scoraggiarlo. Al contrario il gusto per le cose artistiche ha aiutato più di un uranista a condurre un’esistenza possibile o rispettabile: solo che bisognerebbe dare la massima serietà a questo gusto e non farlo diventare un gusto da amatore.
Gli uranisti sono spesso superficiali, gli amatori di ogni tipo si reclutano tra loro.
Molti argomenti a favore delle donne possono essere usati anche a favore degli invertiti. Se si parla a un difensore delle donne dell’inferiorità intellettuale, della mancanza di lealtà delle donne, lui vi dirà: Loro non hanno mai avuto possibilità; a loro non è stata insegnata nessuna di queste cose.
Ebbene, dato che l’invertito non è impedito dalla maternità, da tutti i doveri del sesso femminile, perché non provare a renderlo utile all’umanità? Ha parecchi difetti, parecchi vizi innati, ma la nostra civiltà e la nostra educazione non lo rendono migliore e non possono renderlo migliore.
Le api, le formiche, hanno dei lavoratori che non si riproducono. È possibile, oscuramente possibile utilizzare gli uranisti.
L’inversione non agisce nello stesso modo in tutti gli invertiti. Ci sono invertiti molto onesti e invertiti detestabili, ce ne sono di sobri e di dissoluti.
E comunque possono avere le stesse tentazioni; solo che gli uni si sono lasciati andare mentre gli altri si sono fermati in tempo prima dell’abiezione. Confessano che i loro errori hanno insegnato loro a correggersi, a emendarsi, ma che avrebbero sofferto molto meno, che si sarebbero comportati meglio, che sarebbero stati più forti e meglio armati verso la vita, se l’educazione avesse trovato la strada giusta, li avesse aiutati, capiti, invece di rifiutarli ed esacerbarli. Per costoro l’educazione è stata cieca e crudele.
Quanto gli altri, a quelli il cui valore morale era minore, la cui vanità e la cui insincerità erano nate con l’inversione, l’educazione è spesso stata loro complice.
Se, invece di cercare scuse nella sorte tragica degli invertiti nati (sorte che non è più tragica, quando valgono qualcosa, di quella degli uomini eterosessuali dello stesso valore), si fosse provato fin dall’infanzia, ad aiutarli, ad insegnare loro a dominarsi, a superarsi, questo sarebbe stato un servizio all’umanità. Ma per fare questo bisognerebbe scoprire, riconoscere l’invertito prima che egli abbia avuto il tempo di corrompersi inconsciamente. Bisognerebbe vegliare a tutti i costi sulla salute fisica, più facile da correggere rispetto alla salute morale, e non bisognerebbe trascurare una molto complessa igiene morale. E si potrebbe riuscire a ridurre il numero degli effeminati, degli ipocriti, degli eccentrici, dei vanitosi viziosi e venali che invadono la società.
E ne varrebbe proprio la pena.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di quetso post, aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5830

martedì 13 settembre 2016

DONNE E OMOSESSUALITA’ MASCHILE – A PROPOSITO DI MARIA DI FRANCIA

Il brano che segue del trattato di André Raffalovich su “Uranismo e Unisessualità” parte da una citazione dai lais di Maria di Francia e da qui passa ad analizzare la posizione delle donne di fronte all’unisessualità maschile, non senza qualche punta di misoginia. La seconda parte del testo è dedicata al tema dell’educazione degli omosessuali, che per Raffalovich deve essere educazione alla castità e all’autocontrollo, perché secondo lui “la realizzazione dei loro desideri non è di questo mondo”. In sostanza l’unica scelta possibile per un omosessuale è la sublimazione della sessualità. Ma lasciamo la parola a Raffalovich.
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Maria di Francia (seconda metà del XII secolo) ha probabilmente scritto in Inghilterra. Fu celebre; i suoi lais sono dedicati a un re, probabilmente a Enrico II d’Inghilterra.(1)
La biblioteca dell’università di Upsala possiede la traduzione di diversi lais di Maria di Francia, compreso il Lanval a partire dal verso 150, cioè compreso il brano che ho citato e quello che citerò. Questa traduzione fu fatta per ordine del re Hakon (1217-1263).
Ecco il brano ingenuo e istruttivo:
“Signora”, disse lui, “lasciatemi stare!
Io non mi curo di amarvi.
A lungo ho servito il re
Non voglio smentire la mia fedeltà.
Né per voi né per il vostro amore,
Farò un torto al mio signore”.
La regina se ne corrucciò,
si adirò, e così inveì:
“Lanval”, disse lei, “lo credo bene:
Voi non amate quel piacere;
Mi hanno detto spesso
Che non avete il gusto delle donne.
Avete valletti ben allevati:
E vi divertite insieme con loro.
Villano codardo, malvagio sleale,
È proprio in una brutta condizione il mio re
Che vi ha tollerato accanto a lui;
Per quanto ne so, che Dio mi perda!”.
Quando lui udì ciò, ne fu molto addolorato;
ma nel rispondere non fu certo lento.
E per collera disse cose
di cui si pentì spesso.
“Signora”, disse lui, “in quel mestiere
non saprei nemmeno che cosa fare.”(2)
Si rimprovera anche spesso alle donne di oggi (rimprovero che faccio anche io) di leggere tutti i dettagli di un processo come quello di Oscar Wlde,(3) e questo rimprovero è abbastanza fondato. È facile per una donna cadere nella mania di sospetti, intravedere ovunque tendenze o atti unisessuali, mormorare, ascoltare le calunnie, perseguitare. Non è una cosa rara.
Il signor Chevalier proibisce alla donne la lettura del suo libro sull’inversione sessuale. La sua proibizione deriva da un sentimento naturale: non si vorrebbe falsare o eccitare l’immaginazione delle donne, ma comunque esse non sono tanto ignoranti come le si crede, e hanno ancora più bisogno di istruirsi e di capire una questione che le tocca così da vicino, che di conservare un’ignoranza poco duratura, fragile, pericolosa, per il mondo così com’è. Il matrimonio, la maternità, l’educazione dei figli, i doveri di famiglia, mettono molto le donne in rapporto con l’unisessualità e con l’inversione degli uomini. Oggi come oggi, ne conoscono per la maggior parte solo gli scandali, i pettegolezzi (come la Sconosciuta delle lettere di Mérimée), e hanno veramente poche conversazioni(4) così istruttive come quelle di M.lle de Lespinasse col dottore, e pochissime hanno guide così illuminate come il Diderot di M.lle Voland.
In epoca classica le donne sapevano che bisognava proteggere l’infanzia e la prima adolescenza e ammiravano la virtù del precettore che, a tavola, dichiarava il suo orrore verso la pederastia.
Nel medioevo, non erano così virtuose come lasciano credere Maria di Francia e tutte le signore che amavano i suoi Lais.
Nei secoli seguenti avevano certo a loro disposizione, nella vita e nella letteratura, tutto il necessario per imparare l’importanza dell’unisessualità.
Sarebbe interessante saper quando per una donna divenne cosa virtuosa e di buon gusto ignorare l’unisessualità. Oggi, mentre ritorniamo esteriormente alla libertà e alla licenza dei tempi passati, questa regola diventa meno severa, meno potente.
La questione è delicata e complicata. Sarei portato facilmente a credere che sia necessario risalire al punto in cui la letteratura di democratizzò al punto da contare le donne tra le sue lettrici indispensabili e ausiliarie. Non posso precisare questo momento, ma dovette presentarsi in questo ultimo secolo. Divenne allora di moda sopprimere tutto quello poteva scioccare il pudore delle donne come l’uomo credeva che esso dovesse essere.
Si potrebbe arrivare a fissare questo momento dopo qualche mese di ricerche. Quando hanno cominciato i romanzieri a rivolgersi alla loro lettrici? Sterne dice Sir or Madam. È vero che non ometteva certo un’allusione all’unisessualità, quando voleva. Smollett è l’ultimo romanziere inglese(5) (non l’ultimo americano) che descrive senza reticenze e come un galantuomo un episodio di sodomia. Non dico certo che l’inversione non esiste nel romanzo inglese contemporaneo, ma ci si ritrova malaticcia, mistificatrice, prudente e dà un’impressione peggiore della saggezza dei lettori e degli autori. Lascio ad altri il compito di rintracciare il momento storco della nascita di questo pudore delle donne, e mi accontenterò di fare notare che se le donne continuano ad allevare i loro figli dovranno di buono o di mal grado, imparare il senso dell’inversione, i suoi pericoli e la sua morale.
L’educazione degli invertiti di nascita non è stata ancora affrontata. Noi ignoriamo stranamente gli indici di unisessualità tra i bambini. L’unisessualità aumenta e aumenterà. Non possiamo affatto guarire gli invertiti. L’ipnosi non è convincente e il matrimonio è il peggiore dei rimedi, perché sacrifica la tranquillità e la salute dei figli alla guarigione inverosimile del padre e alla sua riabilitazione problematica. Ci sono troppi invertiti e pervertiti mariti e padri e ipocriti perché il matrimonio oggi come oggi salva l’onore di un omosessuale.
L’educazione dell’uranista è un dovere e diventerà ben presto una necessità. Se ci applichiamo a scoprire l’uranista bambino, a perfezionarlo e a migliorarlo, se gli facilitiamo la continenza, la castità, la serietà, i doveri, ci troveremo di fronte ad una nuova categoria di persone, adatta al celibato, al lavoro, alla religione (dato che la realizzazione dei loro desideri non è di questo mondo).
Come il medico ideale di Platone, saranno di complessione abbastanza fragile per comprendere i mali dei loro simili e di volontà abbastanza forte per rendersi utili.
La castità di certi grandi uomini, qualsiasi ne sia la causa, ha grandemente contribuito alla civiltà. Lo studio e il perseguimento dell’educazione degli uranisti avrebbe risultati immediati. Non solo si potrebbero migliorare molti piccoli esseri che ora sono stati già generati o che vagiscono nelle loro culle, ma si imparerebbero molte cose che non sappiamo.
La cause dell’uranismo (parlo delle cause prime) sono probabilmente altrettanto misteriose di quelle della differenza dei sessi; non sono probabilmente nelle possibilità della scienza di cui disponiamo, ma potremmo arrivare a conoscerne il meccanismo, le ascendenze, l’ereditarietà.
Solo le donne non potrebbero impiegare mezzi meravigliosi o ricette ciarlatanesche. E soprattutto dovranno farsi convincere che l’inversione non è il peccato irremissibile, il peccato vergognoso per eccellenza che la donna non può perdonare. Quanto ai padri di famiglia, hanno ancora di più da imparare: al giorno d’oggi la posizione logica del padre di famiglia non è sostenibile. L’unisessualità fiorisce nei collegi, è un peccato nascosto e perdonato. Dopo il collegio è un crimine. I genitori hanno bisogno di un’educazione così come i figli.
Rinvio a più tardi uno sguardo sull’universalità della unisessualità per non rinviare la classificazione delle diverse sessualità congenite e acquisite, classificazione che aiuterà a comprendere non solo gli invertiti di oggi ma anche quelli della storia e della geografia.
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(1) Denis Pyramus, nella sua introduzione alla vita di sant’Edmond dice a proposito di “dame Marie” e dei suoi lais:
Ed ella ne riceve molte lodi
E la sua poesia è amata dovunque;
Perché molto la amano, e l’hanno molto cara
Conti, baroni e cavalieri
E ne amano molto lo scritto
E lo fanno leggere, ne provano piacere
E lo fanno spesso trascrivere.
I Lamenti solevano piacere alla dame;
Con gioia li ascoltano di buon grado
Perché sono secondo la loro volontà.
(2) Rinvio ai Lais di Maria di Francia, editi da Karl Warnke, Halle, 1885. Terzo volume della Bibliotheca Normannica (Herausgegeben von H. Suchier)
(3) Un processo che le donne inglesi non hanno affatto trascurato di leggere, anche quelle che non leggerebbero un romanzo francese senza essere rassicurate che non contiene niente di spiacevole o di volgare, eufemismi delle donne di buona famiglia che non trovano femminile dire indecente, scioccante o sconveniente. Le donne che non l’hanno letto se ne sono astenute perché un uomo ha chiesto loro di non leggerlo o perché avevano per principio di non leggere processi sessuali; ma anche queste hanno potuto soccombere alla magia della notorietà.
(4) Veramente poche, in rapporto alle altre così numerose; ma alcune donne di valore, che hanno conosciuto da vicino e amato uno o più invertiti, tentano di comprendere la questione e di giudicarla dall'alto.

(5) I romanzieri francesi contemporanei non sono così dissimulatori e ipocriti come gli inglesi quando si tratta di unisessualità maschile. Lo si potrà giudicare dalla seguente lista di francesi che se ne sono serviti, lista che sarebbe più lunga se non mi limitassi a citare solamente quelli che io ho letto personalmente: Balzac, Catulle Mendès (soprattutto in “La Maison del vieille”, ammirevoli e realistici quadri della vita unisessuale).René Maizeroy (“Le Boulet”, ecc.) Paul Margueritte (“Tous quatre”), Octave Mirbeau, Jean Richepin, Jean Ajalbert, Huysmans, Péladan, Paul Adam, Henri d’Argis, Georges de Lys, Maurice Montégut, Alexis Bouvier, Oscar Méténier, M. Leblanc, Paul Bourget, Georges Bonnamour, Gaston Méry, Paul Bonnetain, Abel Hermant, Beysson, Rachilde,Maurice Barrès, Jean Lorrain, Emile Goudeau, Pierre Loti, Lucien Descaves, Emile Zola, Léon Cladel, G. Darien, Jules Renard e per venire ai morti, J. Méry (“Monsieur Auguste”), Gautier, Flaubert, Jean Lombard (“L’Agonie”), Dumas padre.
Malgrado delle deplorevoli deviazioni, l’attitudine degli autori francesi è più manly, più maschile di quella degli autori inglesi.
È interessante vedere che Tolstoj nella “Sonata a Kreutzer”, e Grimmelshausen nel grande romanzo tedesco del diciassettesimo secolo (simplicius simplicissimus) fanno dire al loro eroe che lui non è sodomita come tanti altri.
L’eroe di Tolstoj era convinto che la sua moralità fosse irreprensibile:
“L’idea che avevo della mia moralità proveniva dal fatto che nella mia famiglia non si conoscevano affatto queste dissolutezze speciali così ben conosciute nei nostri ambienti di gentiluomini proprietari terrieri e anche dal fatto che né mio padre né mia madre si ingannavano a vicenda… Non ero seduttore e non avevo gusti contro natura.”
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Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta nel Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5664

mercoledì 17 febbraio 2016

OMOSESSUALITÀ, SISTEMI EDUCATIVI E PENSIERO DIVERGENTE

Potete leggere qui di seguito, nella mia traduzione italiana, la trentanovesima e ultima Storia inserita da Havelock Ellis al suo Trattato sull’inversione sessuale. La storia della signorina D. è un documento di estremo interesse perché aiuta a capire quanto, per una ragazza, che non si sentiva realmente una ragazza, fosse opprimente il sistema educativo riservato alle ragazze di buona famiglia del suo tempo, che tendeva ad inculcare nelle bambine e nelle adolescenti tutti gli stereotipi legati al genere femminile allora dominanti. Il rapporto coi genitori è conflittuale ma la ragazza sviluppa, proprio per questo, una sua genuina e autonoma visone del mondo. Il collegio è un’esperienza traumatica vissuta come un ergastolo di fame e di ignoranza. In collegio nasce un rapporto privilegiato con un’insegnante più grande di vent’anni, la cosa dura nel tempo ma quando la signorina D. si accorge che l’insegnante manifesta gelosia nei suoi confronti e la vorrebbe ingabbiare in un rapporto non reciproco, rompe con lei in modo netto. È evidente che la signorina D. è molto attratta da altre donne e lei stessa ne è perfettamente consapevole, ma non si lascia mai andare ad un rapporto omosessuale, perché sa che perderebbe la sua autonomia e probabilmente non troverebbe quello che desidera. Dopo molti anni, la signorina D., conoscerà un uomo, probabilmente omosessuale, e stringerà con lui una bell’amicizia ma non accetterà di sposarlo per le stesse ragioni per le quali non aveva voluto impegnarsi in relazioni omosessuali. Quello che colpisce nella signorina D. è l’assoluta autonomia di pensiero, o meglio il suo pensiero divergente, che la proietta verso le lotte per i diritti delle donne e le grandi questioni sociali del suo tempo. In un certo senso, l’istinto di libertà della signorina D. ha finito per prevalere sulla sua sessualità e l’ha portata a rifiutare consapevolmente non solo il matrimonio tradizionale ma qualunque tipo di legame condizionante.
Buona lettura.
STORIA 39
Signorina D., attivamente impegnata nella pratica della sua professione, età 40 anni. Ereditarietà buona, sistema nervoso sano, salute generale nel complesso soddisfacente. Sviluppo femminile ma maniere e movimenti un po’ da ragazzo. Mestruazioni scarse e indolori. Fianchi normali, glutei piccoli, organi sessuali che mostrano un po’ di approssimazione verso il tipo infantile con grandi labia minora e probabilmente piccola vagina. Tendenza allo sviluppo di peli sul corpo e sugli arti inferiori in particolare. La narrazione è presentata usando le sue stesse parole:
“Da quando ho memoria di qualcosa, non avrei mai potuto pensare a me stessa come una ragazza e sono stata continuamente nei guai proprio per questa ragione. Quando avevo 5 o 6 anni ho cominciato a dire a me stessa che, qualunque cosa pensassero gli altri, se non ero un ragazzo, in ogni caso non ero una bambina. Questa è stata la mia convinzione, immutata per tutta la mia vita.
“Quando ero piccola, nulla mai mi ha fatto dubitare di questo, nonostante l’aspetto esteriore. Consideravo la conformazione del mio corpo come un misterioso accidente. Non riuscivo a vedere il motivo per cui dovesse avere qualcosa a che fare con la questione. Le cose che davvero avevano un rapporto con quella questione erano le cose che mi piacevano e quelle che non mi piacevano e il fatto che non mi era permesso di seguirle. Dovevo apprezzare le cose che appartenevano a me come ragazza, – vestiti, giocattoli e giochi che non mi piacevano affatto. Immagino di essere stata più ‘ragazzo’ di qualsiasi ragazzino normale. Quando potevo solo gattonare il mio interesse assorbente erano i martelli e i chiodi per i tappeti. Prima che potessi camminare desideravo di essere messa in groppa ai cavalli, in modo che  sembrava che io fossi nata con l’amore per gli attrezzi e per gli animali, amore che non mi ha mai lasciato.
“Non ho giocato con le bambole, anche se la mia sorellina lo ha fatto. Mi è stato spesso rimproverato di non giocare ai giochi femminili. Sceglievo sempre giocattoli per ragazzi, – le trottole, le pistole e i cavalli; Odiavo essere tenuta in casa e desideravo sempre uscire. Quando avevo 7 anni mi sembrava che tutto ciò che mi piaceva fosse  considerato sbagliato per una ragazza. Smisi di dire a quelli più grandi di me che cosa mi piaceva. Mi confondevano e mi ha stancavano con il loro  parlare di ragazzi e ragazze. Io non credevo a loro e a stento potevo immaginare che essi stessi credessero a quello che dicevano. Quando avevo 8 o 9 anni mi chiedevo spesso se fossero creduloni o bugiardi o ipocriti o tutte e tre le cose. Di conseguenza non ho mai creduto ad una persona adulta e non mi sono mai fidata di una persona adulta. Guidavo i miei fratelli più piccoli in tutto. Non ero affatto una bambina felice e spesso piangevano e diventavo irritabile; ero molto confusa dai discorsi sui ragazzi e sulle ragazze. Ero considerata un cattivo esempio per le altre bambine che virtuosamente mi disprezzavano.
“Quando avevo circa 9 anni sono andata a una scuola che si frequentava solo al mattino e ho cominciato a stare meglio. Dai 9 ai 13 anni ho praticamente plasmato la mia vita. Ho imparato molto poco a scuola, e apertamente la odiavo, ma ho letto molto a casa e mi sono fatta un sacco di idee. Vivevo, però, soprattutto fuori di casa, ogni volta che potevo uscire. Spendevo i soldi che avevo in tasca in attrezzi, conigli, piccioni e molti altri animali. Sono diventata una cacciatrice di piccioni interessatissima, per non dire una ladra, anche se non ho mai rubato deliberatamente.
“I miei fratelli erano altrettanto interessati agli animali come lo ero io. Si supponeva che gli uomini si prendessero cura di loro, ma lo facevamo solo noi. Li osservavamo, li accoppiavamo, li separavamo, e li allevavamo con notevole abilità. Non avevamo nessun linguaggio per esprimerci, se non uno tutto nostro. Eravamo assolutamente innocenti e dolcemente simpatici con ogni animale. Non credo che collegassimo le cose che riguardavano gli animali con quelle che riguardavano gli esseri umani, ma dato che non mi ricordo di un tempo in cui io non sapessi tutto sui fatti reali del sesso e della riproduzione, presumo di avere imparato tutto proprio in quel modo, e la vita non ha mai avuto sorprese per me in quella direzione. Anche se ho assistito a molti spettacoli che un bambino non avrebbe dovuto vedere durante le escursioni in luoghi selvatici, non ci ho mai riflettuto sopra, tutti gli animali, grandi e piccoli, dai conigli agli uomini, avevano gli stessi comportamenti, tutti naturali e giusti. La mia iniziazione qui era davanti ai miei occhi, quasi perfetta come dovrebbe essere quella di un bambino. Non ho mai fatto domande agli adulti. Consideravo tutti quelli che erano responsabili di me grossolani e bugiardi e non mi piacevano tutte le cose brutte e i suggerimenti.
“Ogni giorno di riposo uscivo con i ragazzi della scuola dei miei fratelli. A loro ha fatto sempre piacere che io giocassi con loro, e, anche se non erano ragazzi abituati a parlare pulito, erano sempre civili e gentili con me. Organizzavo giochi e fortificazioni che non avrebbero mai immaginato da soli, guidavo feste sconvolgenti, e inventavo giochi piuttosto pericolosi, del tipo dei giochi di guerra. Insegnavo ai miei fratelli a lanciare pietre e a volte guidavo avventure tipo il fare irruzione in case abbandonate.  Mi piaceva stare fuori dopo il tramonto.
“In inverno fabbricavo e sistemavo barche a vela e ci navigavo, andavo sulle zattere e facevo il salto con l’asta. Diventai un’ottima saltatrice e scalatrice, potevo arrampicarmi su una corda, giocare a bocce, lanciare come un ragazzo e fischiare in tre diversi modi. Collezionavo coleotteri e farfalle e andavo in cerca di gamberi e imparai a pescare. Avevo pochi soldi da spendere, ma prendevo delle cose e confezionavo da sola ogni tipo di trappole, reti, gabbie, ecc.. Imparavo da ogni lavoratore, avevo una buona padronanza nell’uso di tutti gli strumenti comuni dei falegnami, e anche su come saldare il ferro caldo, spianare, posare mattoni e tappeti erbosi, e così via.
“Quando avevo circa 11 anni, i miei genitori si sentivano parecchio mortificati per il mio comportamento e mi minacciavano continuamente di mandarmi in collegio. Mi è stato detto per mesi che il collegio  mi avrebbe fatto abbandonare tutte le mie sciocchezze, mi avrebbe “formato”, avrebbe fatto di me “una giovane signora.” La mia andata in collegio mi fu finalmente annunciata come una punizione per il fatto che ero quello che ero.
“Certo, l’orrore di andare a quella scuola e il modo crudele e insensibile con cui ci fui mandata mi diede uno shock che non ho mai superato. L’unica cosa che mi riconciliò con l’idea di andarci fu la mia forte indignazione contro chi mi ci mandava. Chiesi che mi fosse permesso di imparare il Latino e gli argomenti trattati dai ragazzi, ma fui derisa.
“Ero disperata perché sapevo che non avrei potuto scappare senza essere catturata, sarei scappata in qualunque posto pur di non stare a casa o a scuola. Non ho mai pianto e non mi sono angosciata, ma bruciavo di rabbia e mi sentivo come un coniglio in trappola.
“Non ci sono parole per descrivere la gravità dello shock nervoso o la sofferenza del mio primo anno di scuola. La scuola era nota per la sua severità e io sentii che in un certo periodo le ragazze più grandi fuggivano dal collegio ogni volta che indossavano la divisa. Conoscevo due ragazze che erano scappate. Le insegnanti ai miei tempi erano ignoranti, donne auto-indulgenti che se ne infischiavano del tutto delle ragazze e della loro formazione e anzi ci facevano sopra un sacco di quattrini. C’era un’atmosfera sospettosa da riformatorio, mi prendevano il mio denaro e le mie lettere venivano lette.
“Ero molto timida. Odiavo le altre ragazze. Non c’era raffinatezza da nessuna parte, non avevo alcuna privacy nella mia camera, che era sempre affollata; non c’era l’acqua calda, non c’erano i bagni, il cibo era inadatto, e non si badava all’istruzione. Non avevamo il permesso di indossare abbastanza biancheria pulita, e per cinque anni non mi sono mai sentita pulita.
“Non avevo mai un momento per me, non mi era permesso leggere nulla, non avevo nemmeno abbastanza libri di scuola, non mi veniva insegnato nulla di cui parlare, se non un po’ di musica elementare e di disegno. Non ho mai fatto abbastanza esercizio fisico, ed ero sempre stanca e annoiata, e non potevo mantenere la mia digestione in ordine. Il mio orgoglio e il rispetto di me stessa erano degradati in innumerevoli modi, ho sofferto agonie di disgusto, e tutto l’insieme era come stare tristemente ai lavori forzati.
“Non ho protestato. Ho fatto amicizia con alcune delle ragazze. Alcune delle ragazze più grandi erano attratte da me. Alcune mi parlavano di uomini e di storie d’amore, ma non ero molto interessata. Nessuna ha mai parlato di qualsiasi altra questione riguardante il sesso con me o in mia presenza, la maggior parte delle ragazze erano timide con me e tra loro.
“In tempo di circa due anni le insegnanti cominciarono ad apprezzarmi e pensavano che io fossi una delle loro ragazze più simpatiche. Io certamente le influenzai e feci in modo che permettessero alle ragazze più libertà.
“Sottolineo molto le privazioni fisiche e il disgusto che ho sentito in quegli anni. La fame mentale non era così grande, perché era impossibile per loro schiacciare la mia mente come facevano col mio corpo. Sono certa che tutto questo abbia materialmente contribuito ad arrestare lo sviluppo del mio corpo.
“È difficile stimare le influenze sessuali di cui da bambina ero praticamente all’oscuro. Io certamente ammiravo le ragazze più vivaci e intelligenti e facevo amicizia con loro e non mi piacevano le ragazze di tipo comune, pesanti e ignoranti che costituivano i due terzi delle mie compagne. Piacevo alle ragazze vivaci e ho fatto molte amicizie che ho conservato da allora. Una ragazza di circa 15 anni ebbe una simpatia violenta per me e, in senso figurato, leccava la polvere dalle mie scarpe. Non avrei mai voluto sapere nulla di lei. Quando avevo quasi 16 anni, una delle mie insegnanti cominciò a notarmi e ed essere molto gentile con me. Aveva vent’anni più di me. Sembrava aver pietà della mia solitudine, mi portava fuori a passeggiare e a disegnare e mi incoraggiava a parlare e a pensare. È stata la prima volta nella mia vita che qualcuno ha simpatizzato con me o ha cercato di capirmi ed è stata una cosa molto bella per me. Mi sentivo come un’orfana che avesse improvvisamente trovato una madre, e attraverso di lei cominciai a sentirmi meno antagonista delle persone adulte e a provare  per la prima volta rispetto per quello che dicevano. Lei mi indusse con le coccole in uno stato di relativa docilità e fece in modo che le altre insegnanti mi apprezzassero e avessero fiducia in me. Il mio amore per lei era perfettamente puro, e pensavo a lei semplicemente come ad una persona materna. Non ha mai suscitato la minima sensazione in me che io possa considerare come sessuale. Mi piaceva che mi toccasse e a volte mi teneva in braccio o mi permetteva di sederle in grembo. Al momento di andare a dormire, usava venire a darmi la buona notte e baciami sulla bocca. Penso ora che quello che faceva fosse imprudente in una certa misura, e vorrei poter credere che fosse un gesto puramente altruista e gentile come mi sembrava allora. Dopo che ebbi lasciato la scuola, le scrissi e andai a trovarla per alcuni anni. Una volta mi scrisse che se io avessi potuto darle un lavoro sarebbe venuta a vivere con me. Una volta, quando era malata di nevrastenia i suoi amici mi chiesero di andare al mare con lei, cosa che io feci. Qui si comportò in modo stranissimo, diventando violentemente gelosa di me nei confronti di un’altra mia amica più grande, che stava lì. Non riuscivo a credere ai miei occhi, ed ero così stupita e disgustata che non mi avvicinai più a lei. Mi accusò anche di non essere ‘fedele’ a lei; ancora oggi non ho idea di che cosa volesse dire. Poi mi scrisse e mi chiese che cosa fosse sbagliato tra di noi, e io le risposi che, dopo le parole che aveva usato con me, la mia fiducia in lei era finita. Questo fatto non mi diede alcun particolare dolore dato che da quel momento avevo messo da parte la semplice gratitudine dei miei giorni infantili e non l’avevo sostituita con nessun altro sentimento più forte. Per tutta la mia vita ho avuto una ripugnanza profonda per lo scambiare qualsiasi ‘parola’ con altre donne.
“Ero molto meno interessata alle questioni sessuali rispetto alle altre ragazzine della mia età. Ero tutto sommato meno precoce, anche se ne sapevo di più, immagino, rispetto alle altre ragazze. Tuttavia, quando avevo 15 anni, le questioni sociali avevano cominciato a interessarmi molto. È difficile dire come sia successo, dato che mi erano stati proibiti tutti i libri e i giornali (tranne che nelle mie vacanze quando avevo in genere un’orgia di lettura, anche se non dei libri di cui avevo bisogno o di quelli che volevo). Ho avuto molte opportunità di riflessione, ma non i materiali per un qualsiasi pensiero utile.
“Ero costretta a sognare. Sognavo favole di notte e sogni sociali ad occhi aperti. Nei sogni notturni,  e talvolta nei sogni ad occhi aperti, ero sempre il principe o il pirata, che salva la bella in difficoltà o che uccidere il cattivo. C’era un sogno che ho sognato più e più volte e di cui ho goduto e che ancora a volte sogno. In questo sogno io ero sempre a caccia o stavo combattendo, spesso al buio; c’era di solito da qualche parte, nello sfondo, una donna o una principessa che ammiravo, ma io non l’ho mai vista veramente. A volte ero un clandestino a bordo di una nave o un cacciatore indiano o un abitante dei boschi e costruivo una baita per mia moglie, o meglio per qualche compagno. I miei pensieri del giorno non erano circa le donne che mi stavano intorno e nemmeno su colei che era così gentile con me, ma erano quasi impersonali. Sono andata avanti, in ogni caso, da me stessa, verso quello che credevo fosse il vero ideale e ho costruito una visione veramente bella di una solida amicizia umana in cui c’era tutto quello che era forte e sano da entrambi i lati, ma molto poco sesso. Per immaginare tutto questo nella sua pienezza dovevo immaginare tutte le condizioni sociali, quelle familiari, e le condizioni dell’istruzione molto diverse da qualsiasi cosa avessi realmente conosciuto. Da questo i miei pensieri correvano in gran parte verso le questioni sociali. In qualunque direzione miei pensieri andassero, li vedevo sempre dal punto di vista di un ragazzo. Stavo cercando di aspettare pazientemente fino a quando avrei potuto fuggire dalla schiavitù e dalla fame, e cercando di mantenere il largo modo di vedere di cui ho parlato, anche se non ho mai aperto un libro di poesie, o un romanzo, o una storia, sono scivolata naturalmente di nuovo nel mio atteggiamento non da ragazza e lo interpretavo attraverso i miei occhi. Tutta la mia vita di facciata era una farsa, e solo attraverso i libri, che erano pochi, vedevo il mondo in modo naturale. La considerazione delle questioni sociali mi portò a sentirmi molto triste per le donne, che io consideravo trasformate nelle folli che io credevo che fossero, per effetto di un processo deliberato di fabbricazione, quello stesso processo di fabbricazione per effetto del quale anche io mi stavo trasformando in una folle. Ho avuto sempre di più la sensazione che gli uomini fossero da invidiare e le donne da compatire. Sottolineo molto questo fatto perché esso mise in moto in me un interesse ben chiaro per le donne in quanto donne. Ho cominciato a sentirmi protettiva e gentile verso le donne e i bambini e a scusare le donne per le loro responsabilità per calamità come la mia carriera scolastica. Non avrei mai immaginato che gli uomini mi avrebbero ricercato o mi avrebbero ringraziato per un qualche tipo di simpatia. Ma accadde che per queste vie, e senza il minimo aiuto che io possa riconoscere, da quando avevo 19 anni, fui molto interessata a tutti i tipi di questioni: pietà per le donne oppresse, problemi legati al diritto di voto, diritto matrimoniale, diritti di libertà, libertà di pensiero, cura dei poveri, concezioni della natura, dell’uomo e di Dio. Tutte queste cose riempivano la mia mente escludendo singoli uomini e singole donne. Non appena lasciai la scuola feci un tuffo a capofitto nei libri in cui erano trattate queste cose; dovevo trovare le risposte a tutto dopo il lungo periodo di fame forzata. Dovevo lavorare per la mia conoscenza. Nessun libro o nessuna idea si sono avvicinati a me se non quelli dei quali io stessa sono andata in cerca. Un’altra cosa che mi ha aiutato a raggiungere una visione allargata della vita in questo momento è stata il mio amore intenso della natura. Tutti gli uccelli e gli animali mi colpivano per la loro bellezza e grazia, e ho sempre conservato una profonda simpatia per loro così come una certa sottile comprensione che mi permette di domarli, a volte in modo molto significativo. Non solo amavo tutte le altre creature, ma credevo che gli uomini e le donne fossero le cose più belle dell’universo e preferirei considerare loro (senza vestiti) più che qualsiasi altra cosa, come il mio più grande piacere. Ero pronta ad apprezzarli perché erano belli. Quando arrivò per me il momento di lasciare la scuola, avevo paura di lasciarla, soprattutto perché temevo la mia vita a casa. Avevo un grande desiderio, in quei giorni, di scappare e tentare la mia fortuna ovunque; e forse, se fossi stata più forte, avrei potuto farlo. Ma ero in pessima salute a causa dei patimenti fisici che avevo subito, e di pessimo umore per questo motivo e per la mia repressione mentale. Sapevo di essere ancora prigioniera ed ero amaramente delusa e mi vergognavo di non avere alcuna istruzione. Ho poi imparato da sola l’aritmetica e altre cose.
“Il periodo successivo della mia vita, che ha riguardato circa sei anni, non è stato meno importante per il mio sviluppo, ed è stato un momento di estrema miseria per me. È cominciato quando stavo lasciando la scuola, ed ero ancora quasi una bambina. Questo periodo tra i 18 ei 24 anni penso che dovrebbe essere considerato come il mio vero periodo della pubertà, che probabilmente, nella maggior parte dei bambini, occupa gli anni finali della loro vita scolastica.
“È stato in questo periodo che ho cominciato a farmi un buon numero di amici e ad avere conoscenza delle attrazioni psichiche e sessuali. Non mi ero mai imbattuta in nessuna teoria sull’argomento, ma decisi che dovevo appartenere a un terzo sesso di qualche tipo. Mi chiedevo se fossi come le api non sessuate! Conobbi la sensazione del sesso fisico e psichico, eppure già mi sembrava di conoscerla in modo abbastanza diverso dagli altri uomini e dalle altre donne. Mi chiedevo se potevo sopportare di vivere la vita di una donna, facendo figli e compiendo i miei doveri con loro. Mi chiedevo quale iato ci potesse essere tra la mia struttura fisica e i miei sentimenti e anche quale fosse il significato delle forti sensazioni fisiche che mi tenevano nella loro morsa senza una possibilità di scelta da parte mia. [L’esperienza delle sensazioni del sesso fisico ebbe inizio circa a 16 anni nel sonno; la masturbazione fu scoperta casualmente, all'età di 19 anni, abbandonata a 28 e poi ripresa deliberatamente a 34 come metodo di sollievo puramente fisico]. Queste tre cose semplicemente non si sarebbero riconciliate e io dicevo a me stessa che dovevo trovare un modo di vivere in cui ci fosse il meno sesso possibile di qualsiasi genere. C’era qualcosa che semplicemente mi mancava; che non avevo mai ipotizzato. Curiosamente, pensai che la spiegazione finale poteva essere che ci fossero menti di uomini in corpi di donne, ma ero più interessata a trovare un modo di vita che formulare ipotesi senza riscontro.
“Pensai che un giorno quando avessi avuto denaro e se ne fosse presentata l’opportunità mi sarei vestita in abiti maschili e sarei andata in un altro paese, in modo da non essere ostacolata dalle considerazioni e dalle convenzioni relative al sesso. Decisi di vivere una vita onorata, retta, ma semplice.
“Non avevo idea, in un primo momento, che esistesse l’attrazione omosessuale verso le donne; in seguito le osservazioni sugli animali inferiori mi misero questa idea in testa. Non mi preparai affatto mentalmente per nessun tipo di vita sessuale, anche se pensavo che sarebbe stato un brutto affare reprimere il mio corpo per tutti i miei giorni.
“I miei rapporti con altre donne erano del tutto puri. Il mio atteggiamento verso i miei sentimenti fisici sessuali era di riservatezza e di repressione, e credo che la crescente convinzione della mia carenza radicale in qualcosa, avrebbe potuto produrre un intimo affetto verso chiunque, con qualsiasi tipo di manifestazione, una sorta di scorrettezza per la quale non avevo alcun interesse.
“Tuttavia, tra i 21 e 24 anni mi accaddero altre cose.
“In questi pochi anni ho conosciuto molti di uomini e molte donne. Per quanto riguarda gli uomini mi piacevano molto, ma non ho mai pensato che potesse venir fuori l’uomo col quale mi sarebbe interessato vivere. Diversi uomini erano molto gentili con me e tre in particolare mi scrivevano lettere e mi accordavano gran parte della loro fiducia. Ho invitato due di loro a farmi visita a casa mia. Tutti questi uomini parlavano con me liberamente e mi parlavano anche le loro idee e dei loro comportamenti sessuali. Uno mi chiese di credere che egli stava conducendo una buona vita, gli altri due ammettevano che non era così. Uno discusse con me la questione dell’omosessualità; non si è mai sposato. Mi piaceva parecchio uno di loro, ero attratta dalla sua morbidezza e dolcezza e dalla voce quasi femminile. Si sperava che io fossi interessata a lui e lui con molta cautela mi faceva la corte. Gli permisi di baciarmi un paio di volte e gli scrissi alcune lettere comprensive, mi chiedevo che cosa mi piacesse in lui. Qualcuno poi fece dei commenti sulla nostra conoscenza parlò di ‘matrimonio,’ e allora mi svegliai e capii che non lo desideravo assolutamente. Penso che abbia trovato l’amicizia troppo insipida e sia stato felice di uscirne del tutto. Tutti questi uomini erano un po’ di caratteristiche ‘femminili’, e due non giocavano a nessun gioco. Ho pensato che fosse strano che essi dovessero esprimere ammirazione per le mie qualità molto da ragazzo, che ad altre persone non piacevano. Un quarto uomo, più o meno dello stesso tipo, disse ad un altro amico che si sentiva sempre sorpreso di quanto liberamente era in grado di parlare con me, ma che non aveva mai avuto la sensazione che io fossi una donna. Due di questi erano uomini brillantemente intelligenti; due erano artisti.
“Nello stesso periodo, o anche prima, mi sono fatta un certo numero di amicizie femminili, e, naturalmente, ho conosciuto molte donne. Ho scelto alcune di loro e alcune mi hanno scelto, penso di aver attratto io loro più di quanto loro hanno attratto me. Non ricordo se fosse così, anche se posso dire per certo che era così a scuola. C’erano tre o quattro donne brillanti, intelligenti, giovani, che conobbi allora, delle quali ero molto amica. Eravamo interessate ai libri, alle teorie sociali, alla politica, all’arte. A volte andavo a fare loro visita  o ce ne andavamo in spedizioni esplorative in molti luoghi di campagna e in molte città. Tutte loro, alla fine, o hanno avuto storie d’amore o si sono sposate. So che nonostante tutte le nostre conversazioni libere non hanno mai parlato con me come hanno fatto tra loro, eravamo sempre un po’ timide tra noi, ma io mi affezionai appassionatamente ad almeno quattro di loro. Le ammiravo e quando ero stanca e preoccupata pensavo spesso quanto facilmente, se fossi stata un uomo, avrei potuto sposare l’una o l’altra di loro e sistemarmi. Pensavo spesso che sarebbe stato piacevole avere una donna per cui lavorare e di cui prendersi cura. La mia attrazione per queste donne era molto forte, ma non credo che se ne siano accorte. Le baciavo perfino raramente, ma avrei dato spesso loro allegramente un bell’abbraccio o un bacio se avessi pensato che fosse una cosa giusta o corretta da fare. Il desiderio che mi baciassero non era neppure la metà del desiderio che avevo io di baciarle. In questi anni mi sono sentita così con ogni donna che ammiravo.
“Di tanto in tanto, ho sperimentato lievi erezioni quando ero vicina ad altre donne. Sono sicura che nessun mio pensiero intenzionale le abbia causate, e dato che ne ho avute in altre occasioni, quando non le aspettavo, penso che potessero essere accidentali. Quello che sentivo con la mia mente e quello che sentivo col mio corpo in quel periodo sembravano sempre realtà separate. Non posso descrivere in modo accurato l’interesse e l’attrazione che le donne allora costituivano per me. So solo che non ho mai sentito niente di simile per gli uomini. Tutti i miei desideri di fare cortesie, di fare regali, di essere apprezzata e rispettata e tutte queste piccole cose naturali, si riferivano alle donne, non gli uomini, e in quel momento, sia apertamente che a me stessa, dissi senza esitazione che preferivo le donne. Va ricordato che in quel periodo l’antipatia per gli uomini era promossa in me da chi voleva che mi sposassi, e questo deve avere pesato più di quanto io ora ricordo.
“Per quanto riguarda le mie sensazioni sessuali fisiche, che erano ben consolidate nel corso di quegli anni, non credo di essermi lasciata andare spesso a qualche fantasia erotica che valga la pena di prendere in considerazione, ma per quanto l’ho fatto, mi sono sempre immaginata come un uomo che ama una donna. Non riesco a ricordare di aver mai immaginato il contrario, ma raramente ho immaginato qualcosa, e suppongo che le sensazioni sessuali fondamentali non riguardino il sesso.
“Ma col passare del tempo e le mie sensazioni fisiche e psichiche si incontrarono, in ogni caso, nella mia mente, e divenni pienamente consapevole del significato dell’amore e anche delle possibilità omosessuali.
“Probabilmente avrei pensato più pensieri di quel tipo ma durante quel periodo ero molto preoccupata per la difficoltà di vivere a casa mia sotto la perpetua pressione del confronto con altre persone. La mia vita è stata una farsa. Ero un’attrice mai fuori dal palcoscenico. Dovevo recitare dalla mattina alla sera ed essere una cosa che non ero, e il lungo travaglio che avevo avuto a scuola non ha avuto termine, inoltre avevo a che fare col sesso attivamente e consapevolmente.
“Guardando indietro a questi ventiquattro anni della mia vita vedo solo un orizzonte di miseria. La tensione nervosa era enorme, così come la tensione morale. Invece di una bambina, ogni volta che volevo compiacere qualcun altro, mi sentivo una scimmia che recita. I miei piaceri erano rubati o io ero mortificata dal fatto di goderli. Non ero istruita ed ero considerata stupida. Ce l’avevo con tutti. Non so proprio come sia accaduto che con i miei alti sentimenti e con la mia vivida immaginazione io non sia diventata un’imbecille morale piena di istinti perversi. Mi descrivo come una bambina docile, ma ero piena di tentazioni di essere ben diversa. C’erano momenti in cui restavo in silenzio davanti alla gente, ma se avessi avuto un coltello in mano glielo avrei piantato addosso. Se fossi stata desiderosa di trasformarmi in un essere completamente pervertito, non avrei potuto immaginare un modo migliore del tentativo di conformarmi con la forza ad un particolare modello di ragazza.
“Guardando ai miei istinti nella mia prima infanzia e alla mia confusione mentale su me stessa, non credo che il trattamento più simpatico e scientifico mi avrebbe trasformata comunque in una ragazza media, ma non vedo alcun motivo per cui delle condizioni fisiche adeguate non avrebbero dovuto indurre un migliore sviluppo fisico che a sua volta avrebbe portato a gusti più approssimati a quelli della donna normale. Il fatto che ora non desidero più essere una donna normale qui c’entra poco.
“Invece di trovare un tale aiuto, durante il tempo che avrebbe dovuto essere quello della pubertà, ho sofferto per un profondo shock mentale e fisico che si è esteso per diversi anni, e in aggiunta ho sofferto l’offesa di ogni sentimento buono e sano che avevo. Queste cose, controllando il mio sviluppo fisico, hanno dato, io ne sono perfettamente convinta, un impulso traumatico alla mia anomalia generale, e questo stato di cose fu portato ancora più avanti chiedendomi (agli albori della mia attività sessuale vera e propria, e quando ero ancora praticamente una bambina) un interesse verso gli uomini e il matrimonio, che io non ero in grado di provare più di qualsiasi ragazzo o ragazza normale di 15 anni. Se si fosse preso un ragazzo di 13 anni e lo si fosse messo nelle mie condizioni, legato mani e piedi, mentre tu ti preoccupi per lui e lo spingi con le carezze alla docilità, e poi dopo averlo collocato nel mondo, mentre solleciti la sessualità normale in lui da un lato, lo rendi disgustato di essa dall’altro, quale sarebbe stato il probabile risultato?
“Guardando indietro, credo di poter dire che i risultati nel mio caso siano stati meravigliosamente buoni, e che sono stata salvata dal peggio dalla mia innocenza e dalla arretratezza fisica che la natura, probabilmente per pietà, mi concesse.
“Trovo difficile riassumere il modo in cui ho suscitato interesse in altre donne e loro hanno lo hanno suscitato in me. Posso registrare solo la mia convinzione che io influenzo un gran numero di donne, non so se in modo anomalo oppure no, ma io le attraggo e sarebbe facile per alcune di loro affezionarsi molto a me, io ho dato loro una possibilità. Loro sono anche, ne sono certa, più timide con me di quanto non lo sono con le altre donne.
“Trovo difficile anche riassumere il loro effetto su di me. So solo che alcune donne mi attraggono e alcune mi tentano fisicamente, e lo hanno fatto sin da quando avevo circa 22 o 23 anni. So che psichicamente sono sempre stata più interessata alle donne che agli uomini, ma non le ho considerate i migliori compagni o confidenti. Mi sento protettiva verso di loro, non mi sento mai gelosa di loro, e odio essere diversa da loro anche se sento sempre di non essere una di loro. Se ci fosse stato un periodo della mia vita in cui la salute, la tentazione, il denaro e le opportunità avessero reso facili le relazioni omosessuali, non posso dire quanto avrei resistito. Penso che non ho mai avuto tali rapporti semplicemente perché in qualche maniera sono stata salvaguardata da essi. Per molto tempo ho pensato che dovevo fare a meno di tutti i rapporti sessuali reali e ho agito di conseguenza. Se avessi pensato che ogni rapporto è giusto e possibile penso che avrei lottato per le esperienze eterosessuali a causa del rispetto che avevo coltivato, anzi penso sempre avuto, per ciò che è normale e naturale. Se avessi pensato bene di indulgere ad ogni sorta di gratificazione che era alla mia portata, penso che probabilmente avrei scelto le esperienze omosessuali come forse più soddisfacenti e più gratificanti. Ho sempre voluto l’amore e l’amicizia all’inizio; poi sarei stata contenta di qualcosa che soddisfacesse anche la mia fame di sesso, ma a quel punto ne avrei fatto a meno, o io pensavo così.”
In un periodo piuttosto successivo rispetto a quello affrontato in questo racconto, la protagonista fu fortemente attratta da un uomo che era di indole un po’ femminile e anormale. Ma, pensandoci, decise che non sarebbe stato saggio sposarlo.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post, aperta sul Forum di Progetto Gay:

giovedì 26 aprile 2012

EDUCAZIONE SESSUALE GAY

Questo post è dedicato alla educazione sessuale con particolare riguardo alla educazione sessuale dei ragazzi gay. Parto da una osservazione concreta. Nel parlare quotidianamente di sessualità con ragazzi gay di tutte le età, riscontro sistematicamente i danni provocati da una educazione sessuale distorta o meglio sarebbe dire dalla totale assenza di una educazione sessuale che possa essere degna di questo nome. Ancora oggi, nel 21° secolo ormai inoltrato, i ragazzi hanno ancora delle sessualità un concetto legato a tabù di vario tipo, la sessualità è vista non come una realtà ordinaria, vissuta quotidianamente da tutti, ma come una specie di territorio nello stesso tempo affascinante e proibito al confine tra il gioco e l’affettività, un territorio che attira e nello stesso tempo intimorisce, che promette cose meravigliose ma che può provocare fortissime delusioni. Questa visione della sessualità come realtà che deve restare nascosta perché porta in sé una nota forte di trasgressione, dato che tutto quello che ha a che vedere col piacere sessuale appare intrinsecamente trasgressivo, è ancora profondamente radicata specialmente tra i ragazzi più giovani e tende piano piano ad affievolirsi con l’andare degli anni. È molto più facile parlare seriemente e senza tabù di sessualità con un ragazzo tra i 35 e i 40 anni che con un ragazzo intorno ai 20 anni che è ancora profondamente condizionato da modelli comportamentali e di interpretazione di origine esterna. Ci sono ancora oggi parecchi ragazzi ventenni che non hanno un’idea realistica di come gli altri vivano la sessualità e che, quindi, tendono a considerarsi unici e a vedere la propria sessualità come anomala o affetta da qualcosa di patologico quando di anomalo o di patologico non c’è assolutamente nulla. Aggiungo che ci sono ragazzi 20enni letteralmente terrorizzati dall’idea che qualcosa della loro sessualità possa trapelare ai loro genitori. In certi ambienti, ancora oggi, i ragazzi gay subiscono delle vere forme di violenta repressione che li induce purtroppo a fare scelte che nel tempo si dimostreranno devastanti per la loro vita affettiva e per il loro equilibrio personale. Mi capita di parlare con ragazzi di oltre 20 anni che non hanno mai avuto prima nessuna possibilità di parlare seriemente della loro sessualità. Parlare con questi ragazzi permette di capire la profondità del loro disagio e la necessità che hanno di essere rassicurati e di poter guardare il futuro con una speranza concreta. Per uscire da certi ambienti e guadagnarsi una vera autonomia ci vuole uno sforzo enorme e questi ragazzi sono spesso del tutto abbandonati a se stessi e scoraggiati in ogni loro tentativo di emanciparsi e di costruirsi una prospettiva migliore. Molto spesso le famiglie o sono assolutamente incapaci di rendersi conto delle difficoltà dei figli o sono portare a considerare prioritario che si segua il modo di vivere tradizionale per mantenere una onorabilità almeno di facciata davanti alla gente. In certi ambienti, ancora oggi, un ragazzo 20enne non può permettersi di non avere una ragazza se non vuole essere sostanzialmente emarginato. Lo stato di sofferenza provocato da queste situazioni è veramente pesante. Qui non solo non c’è una educazione sessuale alla libertà e alla responsabilità ma c’è una vera forma di violenza educativa che non propone ma impone, con forme pesantissime di ricatto mascherato, modelli coercitivi di comportamento. A questo atteggiamento impositivo si contrappone quello di completo disinteresse che è invece caratteristico di ambienti che si ritengono più aperti e liberi. Va sottolineato che, per i ragazzi, parlare seriemente di sessualità e chiarire i propri dubbi in questa materia è fondamentale e l’assenza di qualsiasi forma di confronto finisce per indurli a cercare il confronto lontano dalla dimensione del quotidiano, negli ambienti che, per l’etichetta gay che portano, appaiono i più adatti al confronto in tema di sessualità. Parlo in primo luogo della pornografia, che presenta modelli apparentemente gratificanti e semplici ma dotati di una forza di persuasione ben al di là di quella delle parole. Negli anni passati la pornografia in internet si presentava con criteri di forte aggressività e in forme molto stereotipate, l’accesso ai siti era in genere a pagamento e la presenza di dialer per addebitare all’utente spese telefoniche molto alte era un deterrente che aiutava a tenere la grande maggioranza dei ragazzi fuori da quegli ambienti. Oggi le cose sono cambiate, i siti porno gratuiti sono molti (si finanziano esclusivamente con la pubblicità a tema) e recentemente si stanno diffondendo i blog creati da singoli utenti per raccogliere foto dal web e per ri-pubblicarle, è il fenomeno del re-blogging, che ha un particolare significato quando si parla di siti erotici (qui non si parla esplicitamente di pornografia ma di contenuti attinenti la sessualità anche in modo più largo, come foto di nudo o candid con qualche interesse sessuale). Il re-blogging ha portato alla creazione di siti che ormai della vecchia pornografia pesante presente su internet anni fa hanno decisamente ben poco, sono gestiti con buon gusto, alcune volte non hanno finalità commerciali e non c’è da meravigliarsi che abbiano un pubblico in progressivo aumento. Anche questi blog a tema erotico però presentano inevitabilmente modelli di comportamento. La pornografia e oggi anche il re-blogging di contenuti erotici costituiscono per parecchi ragazzi gay il modello sessuale di riferimento, in qualche modo la vera educazione sessuale. Va tenuto presente che l’approccio dei ragazzi con la pornografia è molto precoce e che in genere il primo contatto avviene tra i 13 e i 14 anni, quindi in un’età estremamente recettiva rispetto ai contenuti attinenti alla sessualità. L’uso della pornografia è strettamente connesso con la masturbazione ed è, al massimo, argomento di discussione con i coetanei, ma questo accade soprattutto per i ragazzi etero, per i quali parlare di queste cose con i loro amici è comunque possibile e non rischioso, per i ragazzi gay è invece facile rendesi conto dai discorsi degli altri ragazzi che la sessualità di quei ragazzi è un’altra ed è facile dedurne l’errata conclusione che nella propria sessualità c’è qualcosa di sbagliato. I ragazzi etero arrivano a parlare tra loro della loro sessualità, della pornografia e della masturbazione e questo consente loro di rendersi conto del loro essere come gli altri. Per un ragazzo etero i messaggi provenienti dalla pornografia sono filtrati attraverso i discorsi con gli amici ed hanno una valenza meno importante che per i ragazzi gay che su quegli argomenti non hanno una possibilità di confronto interpersonale. Aggiungo che i primi rapporti sessuali dei ragazzi etero sono in genere notevolmente più anticipati dei primi rapporti dei ragazzi gay e si presentano come una specie di patente da adulto, per i ragazzi gay invece, la masturbazione sulla base della pornografia sostituisce la sessualità vissuta con persone reali per periodi molto lunghi e finisce per consolidare i modelli offerti dalla pornografia. C’è poi un altro elemento che gioca nettamente a sfavore dei ragazzi gay. Un ragazzo etero può ammettere anche in famiglia di avere una simpatia per una ragazza e può vederla anche a casa sua, alla presenza dei genitori, che in genere vedono la cosa con occhio benevolo purché non si vada troppo oltre almeno in modo visibile. I genitori sanno bene, anche se fingono di non saperlo, che i figli e le figlie hanno una loro vita sessuale anche se giovanissimi, ma danno tutto questo per ovvio e scontato, in sostanza non se ne meraviglierebbero affatto. Per un ragazzo gay invece la sessualità è fin dall’origine qualcosa da nascondere, da tenere in una dimensione privatissima di assoluta invisibilità, relegata ai momenti in cui nessuno può intervenire. Per un ragazzo gay, le opportunità di parlare seriamente di sessualità gay sono molto ristrette almeno fino ai 18 anni, poi, anche attraverso internet si arriva, talvolta pericolosamente, a situazioni in cui è possibile parlare anche di sessualità gay, ma spesso i contesti sono i meno appropriati e sono quelli legati alle chat erotiche e ai siti di incontri in cui i discorsi sono finalizzati agli incontri e le possibilità vere di confronto serio sono decisamente ridotte. L’educazione sessuale dei ragazzi gay presenta una enorme complicazione che consiste nel fatto che, purtroppo, non esiste di fatto una società matura capace di integrare l’omosessualità, in questo senso una educazione a comportamenti liberi, che sarebbe in assoluto la più desiderabile, finirebbe per essere dannosa per lo steso ragazzo e lo metterebbe seriamente a rischio in ambienti in cui l’omofobia è ancora profondamente radicata. I discorsi sulla sessualità servono certamente a creare un confronto ma anche e soprattutto a fare diminuire l’ansia, ed evitare l’idea che la sessualità, e quella gay in particolare, sia una specie di successione di tappe obbligate. Parlare serve a sdrammatizzare, a togliersi dalla mente l’idea di “avere un problema” di essere “un po’ anomalo”, di dover per forza trovare una spiegazione a tutto, di dover interpretare qualsiasi pensiero che ci passi per la mente per scoprirne i risvolti più riposti. Parlare di sessualità serve a ridimensionare e a riportare le cose in prospettive meno emotivamente condizionate, a capire che la sessualità è una cosa complessa e che ciascuno ha i suoi tempi, i suoi ritmi e suoi condizionamenti che vanno accettati per quello che sono.
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