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venerdì 5 maggio 2017

DUBBI DI UN GAY DICHIARATO

Ciao Project,
ho pensato molto prima di scriverti e ti spiego perché. Conosco Progetto Gay da anni ormai, quando ci entrai le prime volte, diversi anni fa, intorno al 2010, io ero invaso dal sacro fuoco dell’omosessualità, avevo vent’anni, e un ambiente come quello del forum mi sembrava vecchio, asfittico, l’ambiente tipico di gente senza palle che si rintana nell’anonimato perché non ha la faccia di essere quello che è, parlando molto diretto, mi facevate pena, ti avevo mandato una mail, ma mi avevi risposto raccomandando prudenza e al tempo per me la prudenza era il peggiore dei vizi. Quindi me ne sono andato per la mia strada, una strada molto diversa da quella di progetto gay, ero già dichiarato pubblicamente e non avevo particolari problemi ad andare in un locale gay, insomma, tra internet e locali ho cominciato la vita del gay dichiarato. Ho frequentato anche circoli gay famosi, ma l’aria era troppo ideologica e me ne sono andato anche da lì. La sera del sabato andavo a ballare col ragazzo di turno, con il seguito ovvio di sesso (protetto! Qui la prudenza non l’ho messa da parte!) I primi tempi era tutto molto sciolto, conoscevo tanti ragazzi, fare sesso era facile, ci si divertiva e in buona pare ci si illudeva, poi si cambiava ragazzo, si continuava ad andare a ballare, si aveva una comitiva tutta gay, e anche un bel po’ atteggiata, solo per andare a ballare. Comunque, in mezzo a tutto questo, non ha mondato all’aria le cose importanti, ho continuato a studiare e mi sono laureato. Ho trovato lavoro in un settore molto specialistico e ho cominciato a lavorare, tutto sommato con una certa soddisfazione, perché sul lavoro mi stimavano. Nel frattempo solite cose: comitive gay, gite, andare a ballare il sabato, sesso facile, ecc. ecc., ma col tempo tutte queste cose perdevano progressivamente il loro fascino e mi trovavo ad andare a ballare praticamente senza nessuna voglia di farlo, e lo stesso valeva anche per il sesso, si poteva fare ed era pure facile, ma alla fine era diventata una cosa banale come qualsiasi altra. Un paio d’anni fa ero proprio arrivato alla frutta, totalmente demotivato. Allora è capitato che del tutto casualmente sono finito di nuovo sul forum di Progetto Gay e mi sono messo a leggere una storia, e mi è piaciuta, direi che mi è piaciuta molto, anche se mi dicevo che quelle sono tutte favole, e che quelle cose capitano a uno su un milione, perché il mondo non funziona così. Da allora, però, ho ripreso a leggere il forum con una certa regolarità e devo dire che mi aiutato molto a non cadere nella malinconia. E qui comincia la seconda parte della mia storia. Nella mia ditta io lavoravo come tecnico laureato, quindi a buon livello, ma c’erano anche tanti ragazzi che facevano lavori meno qualificati e oggettivamente più pericolosi. In ditta c’è molta attenzione all’antiinfortunistica ma i rischi ci sono come in tutti i settori industriali. Sei ragazzi erano addetti ai magazzini, io li conoscevo di vista e poco più, mi davano del lei e mi chiamavano dottore, cosa che mi faceva una certa impressione. Uno di questi, un giorno cade da una scaffalatura e lo portano in ospedale, ha delle fratture ma dicono che se la caverà. Io il giorno che è successo non ero al lavoro e l’ho saputo il giorni appresso, ho chiesto a che ospedale lo avevo portato e nel pomeriggio sono andato a trovarlo. Era piuttosto mal concio, ma mi ha riconosciuto subito e mi ha sorriso, gli ho chiesto di darmi del tu e gli ho chiesto anche se erano venuti a trovarlo, ha detto che erano passati due suoi colleghi, gli ho chiesto della sua famiglia e mi ha detto che della famiglia non si era visto nessuno, perché lui non è in buoni rapporti con la famiglia e dell’incidente non aveva detto nulla a casa. La cosa mi è sembrata strana, perché è un ragazzo molto giovane, ma non ho fatto altre domande. Mi sono seduto accanto al letto, abbiamo parlato di quello che dicevano i medici, dei tempi di ripresa, di rientro al lavoro. Era preoccupato dei rapporti con l’azienda, dei certificati di ricovero e di malattia, dell’INAIL e di altre cose del genere, gli ho detto che ci avrei pensato io e che doveva pensare solo a rimettersi in salute presto e bene. Sono rimasto lì finché l’infermiera non ha cacciato via i visitatori perché era ora della cena. Andare a trovare questo ragazzo mi ha fatto un effetto fortissimo, perché era sostanzialmente solo e aveva preferito non avvisare la famiglia, con la quale evidentemente non aveva più rapporti. Lui con me era stato molto gentile e si vedeva che era contento che fossi andato a trovarlo. L’indomani mattina, mi informai in amministrazione delle pratiche da fare e dei documenti e nel pomeriggio tornai in ospedale, questa volta portando anche due dolcetti presi in pasticceria. Lui stava abbastanza bene ma mi disse che avrebbe dovuto subire un intervento per ricomporre una frattura e mi disse che sarebbe stato dopo due giorni. Il tempo della visita passò molto velocemente e questa volta nell’andare via gli strinsi la mano, il giorno prima non lo avevo fatto. Il giorno appresso mi dice che sarà operato l’indomani alle 8.00 del mattino, mentre sono lì passa il chirurgo per il consenso informato e lui dice al chirurgo di considerarmi uno di famiglia a tutti gli effetti. Il dottore non fa una grinza e mi dice: “Guardi, l’intervento non sarà brevissimo perché la frattura è scomposta, ma il ragazzo è giovane e non ci dovrebbero essere problemi particolari, se vuole può venire in chirurgia così può stargli vicino al risveglio che in genere non è un momento facilissimo” Poi il dottore dice all’infermiera di farmi un “passi” per il reparto chirurgia. Quando il dottore se ne va arriva l’infermiera che mi manda via. Il ragazzo (chiamiamolo Enzo) mi dice che non c’è bisogno che io venga l’indomani. Ci salutiamo stringendoci la mano. Esco, telefono in amministrazione e chiedo un giorno di ferie per l’indomani, fanno un po’ di storie ma poi mi danno il giorno. L’indomani alle 7.00 sono in chirurgia, alle 7.15 mi fanno entrare a salutare il paziente per un minuto e lo portano in sala operatoria per la preanestesia. Io vado a sedermi nell’atrio e comincia la mia attesa. Per fortuna c’è un’infermiera, che mi dice che il chirurgo è bravo e mi rassicura, a mi dice che ci vorrà tempo, circa due ore e poi riporteranno Enzo al reparto e lì potrò stargli vicino durante il risveglio.
Io aspetto, sono tranquillo, ci sono dei giornali, leggo, vado avanti e indietro. Alle 10.00 Enzo non è ancora uscito, comincio ad essere ansioso, l’infermiera mi calma, alle 11.00 non è ancora uscito. Supplico l’infermiera di informarsi e di dirmi che succede, lei entra e dopo 5 minuti esce e mi dice: “Hanno finito, stanno suturando, è andato tutto bene, tra venti minuti esce, stia tranquillo!” Effettivamente dopo venti minuti lo portano fuori e lo rimandano in reparto, io aspetto il chirurgo, che esce dopo poco e mi conferma che è andato tutto bene e che la cosa è stata solo un po’ più complicata del previsto, mi dice di andare da Enzo e aggiunge che per il risveglio ci sarebbe voluta un’ora e mezzo o due.
Mi precipito in reparto accanto a Enzo, respira tranquillo, ha le flebo attaccate ma ha un buon colorito e sembra molto tranquillo. Mi sento rassicurato. Lo posso osservare da vicino e molto in dettaglio, è proprio un bel ragazzo, ha un viso dolce, quasi adolescenziale con un po’ di barba chiara. Ha la mascherina dell’ossigeno ma è staccata. Chiedo all’infermiera se deve prendere l’ossigeno, ma mi dice che non ce n’è bisogno e che Enzo respira bene, che, se mai, potrà avere dei dolori al risveglio col venire meno dell’anestesia, mi dice che potrei dargli l’acqua con la cannuccia o bagnargli le labbra. Io mi risiedo vicino a lui, ormai è mezzogiorno. Dopo l’una e mezza comincia a muoversi e dà segno di avere dolori, poi si assopisce di nuovo. Viene l’infermiera, misura la pressione e la saturazione, poi mette una seconda flebo e dice che è l’antidolorifico e aggiunge che va tutto bene. Alle due e mezza Enzo apre gli occhi, mi riconosce e mi dice: “Ciao!” io gli tocco la spalla, non la mano perché ha le flebo da entrambe le parti, ha anche il catetere e c’è la borsa sotto il letto. Gli chiedo come si sente e fa una mossa col viso, gli dico che ho parlato col chirurgo e ha detto che è andato tutto bene e anche l’infermiera dice che il decorso post-operatorio è normale. Mi sorride e mi dice “Io dormo un po’.” Gli rispondo: “Certo! Oramai il peggio è passato.” Resto lì fino alla sera. Quando arriva l’orario di visita c’è un po’ più confusione e Enzo si risveglia, è molto più lucido, mi dice di andare a casa che ormai lui sta meglio, ma gli rispondo che ho il permesso per stare lì tutta la notte e che andrò via l’indomani alle 7.00 per andare al lavoro.
Sono stato a trovare Enzo ogni giorno finché non è stato dimesso e ho notato che a trovarlo ci sono andato solo io. Nel frattempo i miei amici, coi quali andavo in giro per locali gay, mi chiamavo ogni giorno ma io avevo altro per la testa. Enzo era diventato per me una persona importante. Dopo le dimissioni dall’ospedale abbiamo continuato a sentirci praticamente tutti i giorni e anche ad uscire insieme e ad andare insieme a prendere una pizza. Enzo non parlava di ragazze, e l’idea che potesse essere gay cominciava a prendere stabilmente possesso del mio cervello, ma non c’era nulla nel suo comportamento che mi potesse dare un’indicazione precisa. Della famiglia non parlava affatto e meno che mai dei motivi per cui non aveva rapporti coi genitori. A un certo punto gli ho fatto una domanda diretta: “Hai una ragazza?” Ha solo detto che era una questione complicata e che non gli andava di parlarne, al che ho fatto macchina indietro e mi sono tenuto i miei dubbi. Dopo quella domanda con me è più formale, ma le spiegazioni di questo fatto possono essere opposte, può avermi preso per un etero che gli faceva una domanda ovvia per un etero, ma potrebbe anche avermi preso per un gay che esplora il terreno. In ogni caso, adesso la conversazione è più ingessata. E qui vengono i dubbi. Che faresti Project?
Tieni presente che noi lavoriamo nello stesso posto e che in azienda ufficialmente non ci sono gay, non mi sono dichiarato nemmeno io, figuriamoci se potrebbe dichiararsi un ragazzo timido come Enzo, ammesso e non concesso che sia gay.
Dovrei dirgli esattamente come stanno le cose, cioè fare io coming out con lui per costringerlo a fare lui lo stesso con me? E se poi non è gay? Perché la possibilità c’è eccome. Insomma, io non lo vorrei perdere per nessuna ragione, gay o etero che sia, e non vorrei che se ne scappasse per paura di chissà che cosa. Non ho mai avuto tutti questi dubbi per la testa. Tu conosci tanti non dichiarati e forse capisci meglio di me come ragionano.
Ti ringrazio anticipatamente. Ovviamente, se vuoi pubblica pure questa mail, chissà che non la possa leggere anche lui!
Italo (non mi chiamo così, ma mi piace)
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domenica 11 luglio 2010

DA GAY DICHIARATO A NON DICHIARATO

Ciao Project,
mi chiamo D. ho 36 anni, sono un gay dichiarato o meglio dovrei dire un ex-gay dichiarato, non ex-gay, ma ex-dichiarato. Praticamente mi sono dichiarato pubblicamente a 16 anni. I miei genitori hanno reagito male ma poi si sono adeguati e d’altra parte non avevano scelta, con gli amici meno problemi che in famiglia ma in buona parte mi hanno messo al dimenticatoio, e tra quelli che mi hanno messo al dimenticatoio ce n’è uno, chiamiamolo Stefano, che poi ho saputo essere gay, ma di Stefano ti parlerò dopo. A 16 anni ero già uno spirito molto indipendente e anche ribelle, nel senso che non avrei mai fatto quello che volevano gli altri, facevo, o meglio credevo di fare, solo quello che decidevo io. Fino ai 22-23 anni ma anche fino a 24, cioè quando ho cominciato a lavorare, dovevo evitare gli eccessi, facevo il mio comodo, ma siccome non avevo soldi miei c’erano dei limiti. Dai 24 anni ho cominciato ad entrare nel giro gay, quello che tu chiami “etichettato gay” mi dava molto il senso di libertà, mi sentivo emancipato, avevo soldi in tasca e mi piaceva rimorchiare, sono arrivato a portarmi i ragazzi in una camera d’albergo e non è successo una volta sola. Mi ha frenato un po’ la paura delle malattie ma comunque diciamo che dai 24 ai 34 anni ne ho fatte di tutti i colori, andando un po’ per inerzia, seguendo la corrente. Nell’ambiente ero conosciuto, mi chiamavano, mi coinvolgevano e io non mi facevo pregare. A 34 anni, essere apostrofato come gay, essere individuato come facente parte di un ambiente e in pratica dovermi sentire più gay che D. ha cominciato a darmi fastidio, non mi piaceva che i miei amici del giro mi chiamassero e ancora meno che insistessero quando dicevo di no, tra l’altro ero stato con tanti ragazzi ma non mi ero mai innamorato, non solo, ma cominciavo a fare discorsi che non mi sarebbero venuti in mente anche solo un anno prima, mi facevo il conto di quanto denaro avevo speso in dieci anni di quella vita, ed era veramente tantissimo e soprattutto mi sentivo frustrato e insoddisfatto, ero solo, di avventure ne avevo avute tante ma non mi avevano lasciato nulla. Ho deciso di fare un master di due anni per salire un po’ nel lavoro, cosa che non era mai interessata prima, e lì ho ritrovato Stefano. Ovviamente lui di me sapeva tutto, cioè sapeva che ero gay a gay dichiarato, io di lui non sapevo nulla, per me poteva anche avere moglie e figli. I primi giorni mi teneva a distanza, non voleva farsi vedere con me, lo invitavo a prendere il caffè durante le pause ma non ci veniva. Il suo modo di fare mi irritava molto e dopo un po’ non l’ho invitato più. Una volta è venuto alla lezione la mattina col metrò ma poi c’è stato uno sciopero e non poteva tornare a casa, io avevo la macchina  e l’ho accompagnato. Durante in tragitto gli ho detto che ero rimasto male del fatto che mi tenesse a distanza perché sono gay perché magari un etero non può rendersi conto e può pensare chissà che cosa. Mi ha risposto che non voleva farsi vedere con me perché gli avrebbero appiccicato l’etichetta gay. Gli ho detto che lo potevo capire e mi ha risposto che “l’etichetta gay” non piace nemmeno a tanti gay. La risposta mi è sembrata strana ma il discorso è finito lì, poi abbiamo parlato solo di lavoro e del master. Col passare dei mesi il rapporto con Stefano si è sciolto, ci ha messo sei mesi per dirmi che era gay e mi ha raccontato un po’ la sua storia. Era rimasto sempre solo, si era innamorato due volte ma sempre di ragazzi etero, però si era messo un po’ di soldi da parte e si era comprato un piccolo appartamento anche se gli rimaneva il mutuo da pagare. Io gli ho raccontato di me e delle mie storie e poi mi ha chiesto se mi sentivo realizzato e gli ho detto la verità, non solo che non mi sentivo affatto realizzato ma che di stare nel giro non ne potevo più. Mi ha risposto: “E allora cambia aria.” La faccio breve. Non mi sono innamorato di Stefano e credo che lui non sia innamorato di me, tra l’altro ha veramente l’ossessione dell’aids e fa bene, ormai ci frequentiamo da un anno e mezzo, sempre di nascosto perché lui non vuole farsi vedere con me. Un risultato serio con me lo ha ottenuto perché ho smesso di fumare e mi sento veramente meglio e ho pure smesso di bere alcoolici, non che fosse un vizio, ma insomma poteva diventarlo. Con Stefano sto bene e penso che lui stia bene con me. Tra noi non c’è mai stato contatto fisico e non so se ci sarà mai, ma quando c’è provo una forma di serenità di fondo che non ho mai provato prima. La settimana scorsa gli ho detto che mi sento a disagio a fare il gay dichiarato (ho ripreso il discorso) e siamo arrivati all’idea che si potrebbe cambiare aria del tutto, cambiare città. Bisognerebbe cambiare lavoro e andare a vivere in un’altra città. Ci siamo fatti un po’ di conti, il cambio di lavoro, con qualche sacrificio economico si potrebbe anche sostenere e si potrebbe pure prendere un appartamentino ma lui non ne vuole sapere, mi dice che ognuno deve avere un “buchetto” per conto suo perché se dopo non va bene non ci devono essere vincoli di nessun tipo. I problemi economici sono enormi e lo sappiamo benissimo. In termini concreti si potrebbe riuscire a fare tutto in due o tre anni, non prima. Non voglio chiedere soldi ai miei e lui deve continuare a pagare il mutuo. In un weekend siamo andati in un’altra città dove c’è una grossa filiale della nostra ditta e dove potremmo trasferirci. È un ufficio molto grande, con quasi 40 dipendenti. Se e quando (perché non so proprio se succederà) ci trasferiremo, penso (cioè ho deciso) che non dirò a nessuno di essere gay.  Non so se pensare di cambiare città per poter stare vicino ad un amico di cui non sono innamorato (almeno a quello che penso adesso) abbia o non abbia senso, ma ho bisogno di tranquillità e con lui sto bene. Non so se tra noi ci sarà mai altro ma in effetti non mi sembra nemmeno troppo importante. In pratica Stefano è l’unica persona che mi abbia preso sul serio, io le sue attenzioni le sento. Dopotutto siamo in due ad essere soli, è paradossale ma è così. L’idea di cominciare una vita nuova mi attira molto, voglio proprio cambiare ambiente. Non è il rapporto con Stefano che mi spinge a cambiare vita, non ne potevo più neanche prima. Però senza Stefano sarei probabilmente rimasto nella stessa situazione mentre adesso sto cercando “con lui” di rendere concreto il progetto di cambiare ambiente e lui è disposto a vendere il suo appartamento e a prenderne uno in un’altra città per seguirmi, cosa che mi sembra più seria di tante dichiarazioni d’amore (Project, sto diventando vecchio!). Ti sembrerà strano, ma è come se del sesso non me ne importasse più niente, prima era una fissa, adesso penso che ne potrei anche fare a meno, ma di Stefano non credo che riuscirei  fare a meno. Prima, dei gay non dichiarati avevo sempre pensato che fossero “ragazzi senza palle” (un’espressione che ho letto nel tuo forum) ma adesso penso di me stesso che se avessi usato di più il cervello e di meno le palle (scusa la volgarità) adesso starei meglio. Ho letto sul tuo forum tutta la discussione sul coming out e francamente io sono di quelli che lo hanno considerato fondamentale per anni ma alla fine mi sono ricreduto, ho quasi capovolto il mio modo di ragionare, se prima pensavo che un ragazzo gay non dichiarato fosse “senza palle” adesso penso che un ragazzo dichiarato possa non avere fatto realmente una sua scelta ma che in qualche modo di sia fatto portare e che, una volta compiuto il passo, ne debba fare un punto di orgoglio. Devo aggiungere una cosa però, che io non ero solo dichiarato ma ero pienamente inserito nel mondo etichettato gay e che quindi non mi posso rendere conto della condizione dei gay dichiarati ma non frequentatori dell’ambiente e credo che possa essere una situazione molto diversa dalla mia. Project, non mi iscrivo al forum proprio per non farmi trascinare troppo, ma se vuoi pubblica questa mail. È solo il mio punto di vista, non esprime teoremi generali, ma forse può avere un’utilità.
Un abbraccio.
D.
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venerdì 23 novembre 2007

RAGAZZI GAY DICHIARATI E SOLITUDINE

Dedico questo post a ReMindZ che ho avuto il piacere di sentire ieri sera e di cui ho potuto leggere i graditissimi commenti subito dopo la chiacchierata in chat. Dire che sono contento di queste cose è poco. Grazie ReMindZ, avremo modo di parlarne direttamente, per il momento mi limito a dire che mi stai dando moltissimo e che la gran parte della mia serenità di fondo la devo a te. Da un tuo commento su Storie Gay ho preso lo spunto per andare alla ricerca di un vecchio documento, un video di qualche anno fa (settembre 2001), contenente un’intervista a Gianni, un ragazzo gay ventiquattrenne che circa due anni prima aveva parlato di sé apertamente a tutti: amici e familiari. L’intervista è un po’ più lunga del solito e trascriverla mi è costato una fatica non indifferente ma credo che valga la pena di leggerla.

“Mi chiamo Gianni, 24 anni, nato e vissuto sempre a Milano, sto per laurearmi in Legge, penso in futuro di fare l’avvocato, non ho avuto particolari problemi nello studio e credo che non ne incontrerò nemmeno a livello di lavoro. Da fuori sono un ragazzo normale al 100%... università, un po’ di sport (pallacanestro quando posso), vita normale, cinema, amici... naturalmente niente ragazza... e quello che per me è peggio, niente ragazzo. Ma io non sono il tipico ragazzo gay spaventato di essere gay, no! Io più o meno due anni fa mi sono dichiarato, ma proprio pubblicamente... perché pensavo che il problema fosse tutto lì, mi dicevo che se volevo trovare un ragazzo dovevo dichiararmi pubblicamente, con un termine bruttissimo dovevo “mettermi sul mercato”, perché rimanendo invisibile certo non avrei trovato nulla. Quello che ho passato prima di decidermi ve lo potete immaginare, insomma, le solite cose, crisi su crisi: lo faccio o non lo faccio? ... Perché nessuno sapeva niente... in sostanza che fossi gay non passava proprio per la testa a nessuno, cioè io non sono stato costretto dalle circostanze a dichiararmi, l’ho fatto perché pensavo che fosse indispensabile per trovare un ragazzo che mi volesse bene. Ma l’ho fatto proprio pubblicamente, senza tanti segreti... l’ho detto agli amici e l’ho detto a casa. I miei sono separati e io vivo solo con mia madre, in sostanza a mio padre di me non gliene frega nulla, non solo del fatto che io sia gay, ma proprio in generale... vabbe’... l’ho detto a mia madre... reazioni molto modeste: tipo: stai attento, non ti mettere troppo nei guai... però, tutto sommato, non è crollato il mondo e poi io sono figlio unico... che tra l’altro non è una situazione ideale per un ragazzo gay... comunque gli amici, pure loro, tutto sommato non hanno reagito male anche perché, diciamolo chiaro, erano amici per modo di dire... non gliene fregava niente prima di me come persona... e meno ancora dopo del fatto che fossi gay, per loro era una pura notizia senza nessuna conseguenza... non li dovrei nemmeno considerare amici, ma questo passa il convento... Insomma, a 22 anni... amici veri niente! E invece sarebbero una cosa fondamentale... e soprattutto vita affettiva e sessuale vera, cioè a due, assolutamente niente, masturbarsi sì, ma solo a fantasia, nemmeno pensando a una persona reale, perché nel mondo reale non c’era nessun ragazzo che mi interessasse veramente, dopo qualche mese mi sono detto: qui se non ti dai una mossa resti single per tutta la vita! E ho fatto il mio ragionamento: io vado a cercare ragazzi gay... bene, dove si trovano i ragazzi gay? ... Sembra ovvio: nei locali gay! Però per uno non abituato a quell’ambiente fare un passo critico come cominciare a frequentare ambienti per gay non era una cosa facile. Insomma, passavo a ripassavo davanti al (ometto il nome del locale di Milano), mi tenevo a distanza, cercavo di vedere che gente c’era, ci passavo con passo svelto fingendo di passare lì per caso, due o tre volte ci ho pure parcheggiato la macchina vicino, però di notte non si vedeva quasi nulla. Gente ce n’era e, almeno apparentemente l’ambiente sembrava piuttosto discreto... non distinguevo l’età dei ragazzi, vedevo solo che erano ben vestiti... vabbe’, che devo dire, tra desiderio e repulsione ho passato quasi un mese prima di decidermi, poi ho fatto il grande passo e sono entrato. Prima di andare mi sono fatto una doccia e mi sono cambiato le mutande... perché sai, tu pensi che alla fine chissà che cosa succede... Insomma... alla fine entro, luci assurde, musica curiosa... tutti ragazzi, ammassati uno sull’altro, devo passare in mezzo a una folla di gente, mi sento in imbarazzo tremendo, mentre passo mi tastano... la mia reazione è stata ambigua tra l’interesse e il ribrezzo, sarei scappato via... ma poi sono rimasto... e rimanere da soli in un posto simile è una cosa terribile. Ti squadrano come se stessero valutando la puttana di turno... io, poi, lì dentro, da solo, in mezzo a ragazzi tutti molto più grandi di me... mi sentivo proprio concupito... mi sono seduto su un divanetto, uno mi si è buttato addosso quasi casualmente, ma non era assolutamente una cosa casuale... mi ha tastato e io ho fatto lo stesso. Quando l’ho tastato pure io mi sono sentito meglio, diciamo un po’ più al livello e quello mi lasciava fare... vabbe’, adesso non ve la racconto tutta, lì ci sono stati contatti fisici (tastarsi) con quattro o cinque ragazzi, poi uno mi ha fatto una proposta esplicita... ma era un ragazzo che non piaceva, aveva le unghie nere e puzzava di fumo, gli ho detto di no e lui ha detto che ero solo un ragazzino deficiente che non sapeva che cosa si poteva perdere... e mi ha mollato lì con una sguardo di commiserazione. Mi sono sentito umiliato. Praticamente sono andato via prima che la festa, chiamiamola così, entrasse nel vivo. La sensazione che ho provato quando sono andato via era da brivido, mi si mettevano davanti per non farmi uscire dal locale, ero solo sotto gli sguardi di tutti e nessuno interveniva, poi sono venuti quelli della sorveglianza e mi hanno aperto un varco verso l’uscita. Quando sono stato fuori ho tirato un respiro profondissimo... uscivo da un incubo. Però, se lo devo dire, quell’incubo (perché incubo era) era anche eccitante, lì se vuoi fare sesso trovi quello che vuoi... magari a rischio... Insomma, io ci sono tornato altre due volte, la prima volta dopo 15 giorni di disintossicazione e la seconda dopo un’altra settimana. La seconda volta l’ambiente era migliore, era un giorno feriale qualunque e non un sabato come la prima volta, c’era meno gente, ho avuto l’impressione che ci fosse un po’ di gente con molti quattrini in cerca di ragazzi disponibili. Non saprei dire se è prostituzione... ma se un diciottenne va con un cinquantenne e prima vanno in un ristorante di lusso e fanno un bel giro in una macchina di lusso... tu come la chiami? Magari la prestazione non ha nessuna contropartita in denaro... però... vabbe’. Tutto sommato, anche se con questo tipo di ambiente, la seconda volta non è stato un incubo e almeno quando ho deciso di andarmene nessuno ha cercato di impedirmelo. La terza volta era di nuovo sabato e ho trovato un tipo che c’ha provato proprio in modo sgradevolissimo, questa volta però io ero rimasto vicino all’uscita e quando me la sono vista brutta me ne sono andato di nascosto. Dopo non ci sono andato più. Poi c’è stata l’altra fase, quella più pericolosa. Sapevo che in (ometto il nome di una zona di Milano) era possibile trovare ragazzi che si prostituivano per pochissimi soldi. Però nella mia mente l’avevo messa tutta su bene la storia, io non andavo lì per fare sesso a pagamento ma perché avrei potuto salvare qualche povero ragazzo finito magari suo malgrado nel giro della prostituzione, è un ragionamento ipocrita all’incredibile, ma io l’avevo messa così... Anche lì, come con i locali, prima qualche appostamento, qualche sguardo furtivo per vedere di che si trattava, poi, dopo qualche giorno mi sono deciso, ma ci sono andato in macchina perché mi sembrava più sicuro, anche se in quel modo di fotografano e ti possono ricattare, comunque ci sono andato in macchina, ho aspettato che fosse disponibile il ragazzo che mi piaceva di più e l’ho fatto salire, ci siamo allontanati mentre lui mi parlava dei prezzi... quando l’ho guardato in faccia ho visto che era proprio un ragazzino, sicuramente minorenne... se ti beccano con un minorenne finisci pure in galera... io gli ho fatto la predica sul fatto che non si doveva prostituire e lui prima m’ha guardato e poi, letteralmente, mi ha sputato in faccia... e tutto sommato aveva ragione e mi ha detto che i soldi glieli dovevo dare comunque... io l’ho pagato, arrotondando la cifra per eccesso e l’ho riportato dove l’avevo fatto salire... poi mi è venuto in testa che poteva avere l’aids, probabilmente erano solo mie paturnie, ma il fatto che avessi avuto un contatto col suo sputo mi ha preoccupato per un bel po’... Il girono appresso, seconda esperienza, questa volta con un ragazzo grande dell’Est, almeno 30 anni. Confesso che ho avuto paura, gli ho chiesto del ragazzo del giorno prima, l’ho pagato senza fare nulla e l’ho scaricato subito. Queste sono state tutte le mie esperienze in termini di prostituzione. E ne ho abbastanza! In sostanza dopo queste cose, ormai da più di un anno e mezzo, vuoto totale. Quando non ero dichiarato avevo un amico che si chiamava Luca, un ragazzo che mi piaceva moltissimo, se fosse gay o etero non lo so, è stato praticamente l’unico amico vero che ho avuto, ma non lo sento da due anni e non posso andare a cercarlo adesso. Il mio sogno è Luca. Io cerco un ragazzo come Luca, cioè un ragazzo vero, un ragazzo normale gay, io voglio vivere la mia vita con un ragazzo normale gay, uno che non serve solo per fare sesso, uno che te ne puoi innamorare come persona, uno che ti vuole bene. Un ragazzo gay non ha solo bisogno di sesso, ma ha bisogno d’amore, magari di uno che ti fa da sponda, che ti ferma, che ti porta alla realtà quanto cominci a fare lo stupido. Luca faceva così, vivere con uno come lui sarebbe bellissimo. Lo troverò mai un’altro Luca? Purtroppo credo che non succederà. Se succederà... bene, se non succederà, io cose strane non ne andrò più a cercare. Io voglio un affetto vero, di un ragazzo che voglia stare con me, anche a livello sessuale, ma non solo quello. Adesso mi sento solo... parlo con te qualche volta e mi fa piacere, almeno c’è qualcuno che mi sta a sentire, però io il mio sogno, purtroppo non lo realizzerò mai... e di questo comincio ad essere consapevole. La sostanza del discorso è questa, cioè questo è il mio problema vero... dai adesso puoi pure fermare la registrazione e fammela rivedere subito, che se non mi piace la cancelliamo.”