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venerdì 27 aprile 2018
GAY E SESSO DISFUNZIONALE
Omosessualità ego-distonica
Nella classificazione dei disordini mentali e comportamentali contenuta nella decima formulazione del documento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per la classificazione della malattie (ICD-10), l’omosessualità non è più in alcun modo considerata una malattia e si riconosce l’esistenza di forme distoniche di tutti gli orientamenti sessuali. L’omosessualità eco-distonica è una omosessualità riconosciuta dal soggetto ma non accettata. Se un omosessuale, pienamente cosciente di essere omosessuale, entra in conflitto col suo orientamento sessuale per ragioni religiose, morali o sociali e desidera cambiare orientamento sessuale, si dice che la sua è una omosessualità ego-distonica. Questa categoria è ormai desueta e l’omosessualità ego-distonica non è più classificata come disturbo mentale, ma come semplice disagio dovuto a ragioni culturali o sociali. L’ICD-10 è stato approvato dalla 43esima Assemblea della OMS nel maggio del 1990 ed è entrato in uso negli Stati aderenti alla OMS dal 1994. È attesa la pubblicazione del l’ICD-11 entro il 2018, e si prevede che sia completamente eliminato qualsiasi riferimento alla omosessualità anche ego-distonica. Due punti devono essere sottolineati:
1) l’eccesso di psichiatrizzazione è arrivato a superare i limite del ridicolo (e veramente del patologico) con la descrizione, nell’800, di una presunta patologia, la drapetomania, un “disturbo degli schiavi che hanno la tendenza a scappare dal loro proprietario a causa di una propensione innata per la voglia di viaggiare”. La psichiatria, partendo dall’assunto che la schiavitù fosse una cosa normale è arrivata a considerare patologica la tendenza degli schiavi a scappare!
2) il mantenimento della categoria di “Omosessualità ego-distonica” ha alimentato il florido mercato delle terapie di conversione mirate al riportare gli omosessuali alla eterosessualità, perché queste pratiche aberranti erano considerate ufficialmente forme di cura per una “malattia” e quindi erano rimborsabili dalle assicurazioni sanitarie o dai servizi sanitari nazionali, ove presenti.
L’omosessualità era stata eliminata fin dal 1973 dal DSM (Diagnostic and Statistical Manual del American Psychiatric Association (APA)), dopo un percorso molto tortuoso in cui resistenze di tipo ideologico, opportunismi politici e interessi economici si intrecciavano in vario modo, in un territorio di confine in cui la scienza (psichiatria) rischiava di perdere anche l’apparenza dell’oggettività. Rinvio a questo proposito a un bell’articolo di Jack Drescher: Out of DSM: Depathologizing Homosexuality (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4695779/) che illustra il percorso che ha portato alla depatologizzazione della omosessualità da parte dell’APA.
Lasciamo da parte, con tutte le riserve del caso, la categoria di omosessualità ego-distonica, che ormai ha fatto il suo tempo, e veniamo all’oggetto specifico di questo articolo, ossia alla sessualità gay disfunzionale che è qualcosa di profondamente diverso.
Gay e sesso disfunzionale
La tradizione culturale ci ha assuefatti all’associazione di sesso e piacere, avallando l’identificazione della sessualità con la gratificazione che ne può derivare, l’esperienza tuttavia insegna che non sono rari i casi in cui la sessualità, lungi dall’essere associata al piacere e alla gratificazione, diviene espressione e talvolta concausa non secondaria di stati depressivi poco appariscenti ma subdoli e addirittura pericolosi.
L’associazione di sessualità e senso di gratificazione non è una costante necessaria ma è indotta dall’imprinting sessuale e dai primi approcci alla sessualità adulta che agiscono in modo vario e complesso sulle componenti della personalità in formazione e la plasmano. Si può arrivare a vivere la sessualità come una vera e propria ossessione, cioè come una dipendenza invasiva e pervasiva che condiziona profondamente l’intera personalità, si può arrivare a vivere la sessualità come autopunizione, come forma autoimposta di degradazione morale o come costantemente accompagnata da sensi di colpa associati ad un irrefrenabile impulso a ripetere. In altri termini la sessualità può essere una risposta disfunzionale al disagio che non solo non lo allevia ma può appesantirlo in modo condizionante.
Quando si assiste ad un esercizio spasmodico della sessualità, in particolare quando la sessualità è disgiunta dalla componente affettiva, sorge il legittimo sospetto che si tratti di una sessualità disfunzionale.
Faccio un esempio molto semplice ma molto significativo: quando un ragazzo vive una sessualità molto attiva ma accompagnata da senso di soddisfazione e di gratificazione, non c’è ragione di sospettare qualche forma di disagio, se invece la sessualità iperattiva è accompagnata da sensazioni di tipo depressivo, da un calo dell’autostima o dalla percezione di un senso di dipendenza, è legittimo chiedersi se dietro non ci sia una forma di disagio.
La sessualità come manifestazione e componente del disagio si incontra più facilmente negli omosessuali e in particolare in quegli omosessuali che, per ragioni di conformismo sociale o per fatti legati alla storia individuale, vivono in condizioni di repressione o presentano forme di sessualità che non sono facilmente accettate nemmeno in contesti per altri aspetti accoglienti, come per esempio i rapporti intergenerazionali. Come è ovvio e come ho potuto riscontrare più volte, l’aver subito in età infantile o anche nella prima adolescenza forme di abuso sessuale predispone ad una sessualità disfunzionale ma non la determina in modo necessario.
Alla base della sessualità disfunzionale si trova frequentemente l’idea della trasgressione e del coinvolgere altri in comportamenti trasgressivi, il che spesso significa cercare di uscire dall’isolamento e poter condividere un aspetto intimo e allo stesso tempo ansiogeno della propria personalità. Vorrei precisare che la sessualità disfunzionale affonda spesso le sue radici in settori del vissuto individuale che non hanno nulla a che vedere con la sessualità ma che hanno forti riflessi sull’autostima e sono spesso legate al contesto familiare di origine.
Il patrimonio della intimità sessuale rappresenta una delle dimensioni più importanti e nello stesso tempo più fragili della personalità, una dimensione invisibile ma presente sulla quale ciascuno misura ai livelli più profondi la sua integrazione sociale. Ovviamente all’intimità sessuale sono riferibili molti sensi di colpa, legati alla tendenza a invadere l’intimità sessuale altrui o a dissipare la propria con comportamenti anomali o eccessivi.
Da quello che ho potuto vedere la dicotomia tra affettività e sessualità, che in certe persone sembra comunque originaria, è spesso fortemente accentuata dalle esperienze di rifiuto, cioè da storie a sfondo affettivo-sessuale cominciate con entusiasmo e terminate per manifesta incompatibilità. La ripetuta esperienza dell’incompatibilità affettiva porta allo spostamento dell’investimento emotivo verso la sessualità non affettiva. Gli archetipi emersi dall’imprinting sessuale diventano così dei modelli da ripetere in modo continuo e progressivamente sempre meno gratificante. L’idea della trasgressione comincia a pesare più di quella della condivisione, i comportamenti diventano rituali e stereotipati e si forma una specie di copione che si ripete più o meno identico indipendentemente dalla personalità del partner.
Questo meccanismo, che di fatto crea una dipendenza ossessiva, è vissuto inizialmente come un semplice disagio ma tende gradualmente a divenire compulsivo. Le componenti affettive si ritraggono dalla sessualità ma non spariscono dall’orizzonte individuale, restano solo in una dimensione separata dalla sessualità. I ragazzi che vivono condizioni di disfunzionalità sessuale hanno un’affettività spesso molto profonda che può manifestarsi come tale in tutte le sue potenzialità, che possono essere enormi, intendo dire che quei ragazzi possono vivere rapporti di amicizia importanti, possono avere, su aspetti che non toccano la sessualità, un codice morale rigidissimo, ma quando si tratta di sessualità finiranno per sentirsi dominati dalla coazione a ripetere sempre i medesimi comportamenti e a cercare di coinvolgere altri in comportamenti che essi ritengono trasgressivi e comunque a dissociare affettività e sessualità.
Devo osservare che molti dei comportamenti che qui ragazzi considerano trasgressivi, sono in realtà delle varianti abbastanza comuni del comportamento sessuale che, quando non sono accompagnate da senso di dipendenza e da compulsione a ripetere o dalla tendenza a focalizzarsi soltanto su di esse, non esprimono e non creano affatto disagio. Riporto un esempio significativo: i rapporti intergenerazionali su base affettiva non sono espressioni di disagio ma quei rapporti, vissuti senza affettività e quasi autoimposti, manifestano un disagio che può essere profondo, lo stesso discorso vale per esempio per la penetrazione anale che non ha nulla a che vedere col disagio, quando è vissuta come gratificante e spontanea, ma che è invece segno di un disagio che può essere profondo quando è vissuta come autoimposizione da persone che nelle loro fantasie sessuali non hanno mai preso in considerazione quella particolare pratica sessuale. Lo stesso si potrebbe dire per l’uso di un linguaggio particolarmente provocatorio, volgare o aggressivo negli incontri sessuali e così via.
Avviene in questi casi un po’ quello che avviene nel doc (disturbo ossessivo compulsivo), un comportamento che di per sé non avrebbe nulla di trasgressivo, se fosse vissuto in una dimensione affettiva, giocosa e comunque collaborativa e senza ruoli fissi, cioè con criteri di parità e in modo leggero, è invece ritenuto trasgressivo ed è vissuto come compulsivo, ma la ragione non sta nella oggettiva trasgressività di quel comportamento o nella sua intrinseca compulsività ma solo nella mente de soggetto che associa quei comportamenti ad una situazione di disagio.
Esistono alcuni criteri che tendono alla prevenzione, nei limiti del possibile, della sessualità disfunzionale:
1) Rispetto assoluto della privacy del bambino o dell’adolescente in questioni legate alla sessualità
2) Cercare di prevenire in ogni modo gli abusi sessuali su minori, che incidono in maniera profondissima sulla vita adulta
3) Creare un ambiente che tenda a favorire l’autostima e a sviluppare un clima affettivo, in particolare fornendo esempi di associazione tra affettività e sessualità
Cerchiamo ora di analizzare sinteticamente ciascuno di questi punti.
Comprendo molto bene che nell’era di internet, in cui i bambini e gli adolescenti hanno facilmente accesso alla rete e a tutti suoi contenuti, un genitore possa essere preoccupato dell’accesso del figlio alla pornografia, che per certi versi è inevitabile; è tuttavia opportuno che questo accesso avvenga ad un’età in cui esiste già una sessualità sostanzialmente adulta (14-15 anni), in modo che non si sviluppino modelli di comportamento esclusivamente imitativo, perché un modello di sessualità esclusivamente imitativo è sostanzialmente privo di affettività. I genitori hanno spesso paura più che della pornografia, della amicizie particolari dei figli, che invece hanno il merito innegabile di favorire la crescita dell’affettività e l’integrazione di affettività e sessualità. Un genitore può e deve parlare di sessualità con il figlio ma non chiamandolo mai in causa in prima persona. Gli atteggiamenti di tipo inquisitorio o peggio di vero e proprio spionaggio, come cercare tra le carte private del figlio o manomettere il suo computer vengono percepiti come invasivi e violenti e spezzano il rapporto di fiducia genitori-figli.
La prevenzione degli abusi sui minori è un argomento molto delicato perché la stragrande maggioranza degli abusi vengono perpetrati proprio dalle persone cui il minore è affidato o comunque da persone di famiglia o che frequentano abitualmente la casa del minore. È ovvio che in queste condizioni l’intervento repressivo della legge penale rischia di essere del tutto eluso. La regola aurea per ridurre le possibilità di abuso consiste nel non “affidare” mai il minore ad altri e, in caso di necessità, nell’affidarlo ai nonni o ad altri familiari del cui comportamento si possa essere certi, e comunque mai in modo sistematico o per lunghi periodi.
Creare un ambiente che tenda a favorire l’autostima e lo sviluppo di un clima affettivo significa in pratica creare una vita familiare nel senso pieno del termine, passando molto tempo con i figli, giocando con loro fin dalla più tenera età, gratificandoli nel confronto con gli adulti e mostrando loro esempi concreti di affettività tra adulti. Non c’è nulla che possa favorire l’autostima e lo sviluppo dell’affettività del minore come il vedere i genitori vivere tra loro un clima affettivo e collaborativo. Intendo dire che il disagio del minore è molto spesso l’espressione di un disagio familiare.
Mi sono interrogato spesso su che cosa si possa fare quando una forma di sessualità disfunzionale è ormai radicata da anni e qui posso solo riportare le mie riflessioni che sono ben lungi dall’indicare un concreto modo di procedere. Naturalmente non mi sono posto il problema di che cosa possa fare uno psicologo, che assume un ruolo determinato che ha le sue regole, ma di che cosa possa fare un amico. Le variabili in gioco sono moltissime ed è difficilissimo arrivare ad una sintesi, mi limiterò quindi ad esporre i problemi più ricorrenti.
Indicherò con la lettera “A” il ragazzo che vive una condizione di disfunzione sessuale e son la lettera “B” l’amico.
Prima situazione: A ha un dialogo abbastanza franco con B e lentamente arriva a parlare con B della propria sessualità, manifestando anche gli aspetti ritenuti trasgressivi. In questo modo A intende valutare soprattutto la fedeltà di B e le sue reazioni.
Se B si mostrerà infastidito da quei discorsi o se ne andrà via per non farsi più vedere, A vivrà la cosa come l’ennesimo rifiuto nei suoi confronti e questo lo confermerà nella su idea di marginalità e di isolamento sociale.
Se B ascolterà i discorsi di A in modo paziente senza reazioni di stupore e cercherà di sottolineare che gli aspetti trasgressivi sono in realtà minimi, ammesso e non concesso che esistano, A passerà ad una fase successiva, cercherà cioè di coinvolgere B oltre il livello del dialogo, di provocarlo per convincerlo a provare un contatto sessuale, anche molto superficiale, anche solo telefonico, ma si tratterà di un contatto sessuale con quelle caratteristiche di trasgressività che B aveva ritenuto poco o per niente trasgressive e qui si porrà, per B, il problema di accettare o meno di fare questo passo avanti, perché se B accetterà, quasi certamente A proverà a fare un ulteriore passo avanti per coinvolgere sempre di più B, ma se B rifiuterà, A prenderà occasione dal rifiuto per deprimersi ulteriormente e per diminuire ulteriormente la sua autostima. Alla fine di questo processo, che può durare mesi, B si chiederà se sia il caso di cedere alle insistenze di A e qui la risposta non è affatto scontata, perché non si tratterebbe certamente di cominciare una storia d’amore con A, dato che A è coinvolto da B solo a livello sessuale ma non affettivo, mentre B potrebbe provare un coinvolgimento affettivo profondo per A. B, tuttavia, è ormai consapevole che il rapporto con A si gioca ad un altro livello e che, anche se A non è coinvolto a livello affettivo, cioè in termini di relazioni di coppia, la risposta di B può essere importantissima proprio per l’equilibrio personale di A, o meglio per la sua autostima e per il superamento degli atteggiamenti depressivi. B, d’altra parte sa molto bene che cedere ad A una volta vuol dire indurre A a ripetere quell’esperienza sessuale un numero infinito di volte ma sempre senza affettività di coppia. Tra le risposte a senso unico: accettare sempre e comunque le proposte di A, oppure dire chiaramente di no anche se nel modo meno aggressivo possibile, c’è una terza via, quella di una accondiscendenza limitata soprattutto ai periodi di massimo stress di A. La finalità di B non può consistere nel cercare di creare un legame di coppia con A, ma deve identificarsi nel permettere che A raggiunga una maggiore serenità e una maggiore autostima e che quindi possa vivere, anche nei confronti di B una dimensione affettiva “non di coppia” ma comunque fortemente stabilizzante. Come è ovvio in questo percorso ci sono moltissime varianti possibili e le decisioni non spettano a B ma sono assunte insieme da A e da B come accade in ogni rapporto interpersonale importante.
Vorrei concludere il mio discorso sulla sessualità disfunzionale con una precisazione: la sessualità disfunzionale si trova spesso in persone per altri versi realizzate nonostante la loro bassa autostima e, aggiungerei, in persone che sono costrette a vivere vite diverse da quelle che avrebbero desiderato, anche se hanno ottenuto, in queste vite non scelte, notevoli successi a livello sociale ed economico. Con queste persone è certamente possibile costruire rapporti affettivi anche molto importanti, che la loro caratteristica non aggressività e la loro tendenza a mantenere rapporti stabili, anche se non stretti, rendono di fatto spesso molto gradevoli e gratificanti.
Se c’è una cosa dalla quale bisogna in ogni caso astenersi è il giudicare, perché questo farebbe ulteriormente diminuire l’autostima e porterebbe queste persone verso stati più nettamente depressivi. Parlando sia con persone con una sessualità disfunzionale che con i loro amici ho potuto notare che tra loro sussiste rispetto e affetto. Ho altresì rilevato che alcune situazioni problematiche tendono a risolversi quando, a livello generale e non specificamente sessuale, l’autostima sale e con essa il livello sostanziale di socializzazione. Il vero pericolo è lo stato di abbandono in cui l’individuo si trova assolutamente solo con la propria depressione perché allora vengono a mancare del tutto gli stimoli a rivalutarsi e a capire che si è realmente importanti, almeno per qualcuno.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=6511
Read this post in English: http://gayprojectforum.altervista.org/T-gays-and-dysfunctional-sex
venerdì 26 settembre 2014
SESSO GAY E SENSO DI DOMINIO E DI INTRUSIONE
Ciao Project,
sono un ragazzo di 26 anni e vivo in una grande città del nord, ti scrivo perché ormai da un bel po’ di tempo, diciamo circa tre anni, comincio a pensare che non avrò mai una vita con un ragazzo, perché non mi sento adatto a una vita di coppia. Ci ho provato, ma praticamente in tutti i casi ho finito per tradire il mio ragazzo di turno. Stavo in coppia con uno ma poi arrivavo al sesso con altri ragazzi e alla fine ci restavo malissimo. Le pochissime volte che mi sono innamorato, o forse dovrei dire l’unica volta, ci sono rimasto proprio di merda, per me era una cosa importantissima e invece sono stato trattato a pesci in faccia e adesso, dopo vari tentativi, tutti finiti male per colpa mia, sto cominciando a cercare sesso facile pure con sconosciuti e qualche volta pure a rischio, anzi è come se il rischio mi attraesse e mi facesse dimenticare qualunque prudenza, una specie di sfida con me stesso. So benissimo che il rischio c’è ma finisce che la prendo come una scommessa e mi devo dire che non ho paura. Non dirmi che sono comportamenti da stupido, lo so da me, ma è che quando mi trovo lì, alla fine non mi trattengo. È successo più volte specialmente qualche anno fa, adesso molto meno anche perché magari se si tratta di incontrarli di persona preferisco ragazzi di cui penso di potermi fidare, che magari mi direbbero se hanno tenuto comportamenti a rischio, anche se pure loro si fidano di me e fanno malissimo perché io i miei rischi li ho corsi eccome. Adesso, diciamo che rischio meno perché faccio molto uso di sesso in cam, in pratica ci facciamo le seghe in chat con dei ragazzi che pesco nella chat, intanto non è pericoloso per la salute, e non è cosa da poco, però c’è dell’altro. Il sesso in chat lo fanno in molti, è a rischio zero, e tutto sommato non creerebbe particolari problemi, ma per me le cose sono diverse perché io uso il sesso in chat per provare un senso di dominio sui ragazzi che incontro, per portarli a fare cose che non vorrebbero fare e sono cose di cui mi vergogno molto. Ti faccio un esempio, scelgo quasi sempre ragazzi che stanno in coppia, contatto un ragazzo, poi gli propongo di segarci in cam, lui ci sta e allora gli chiedo di parlarmi prima del suo ragazzo, di dirmi come ce l’ha, che cosa fanno insieme ecc. ecc. e poi gli chiedo una foto spinta del suo ragazzo e in genere a questo punto i ragazzi fanno prima tante storie ma poi le foto me le danno e mi mandano anche video di quando fanno sesso col loro ragazzo. Altre volte quando siamo in chat, voglio che il ragazzo chiami al cellulare il suo ragazzo in modo che io possa vederlo mentre fa sesso al cellulare col suo ragazzo, mentre lui vede me che mi masturbo. Questo è più o meno il quadro, Project, capisco da me che c’è qualcosa che non funziona. Mi eccita molto portare piano piano i ragazzi a cedere e a fare cose che all’inizio non vogliono fare, è come se avessi un potere su di loro e poi c’è una cosa che mi spaventa molto, io non faccio sesso con questi ragazzi perché mi sono innamorato o mi sono preso una cotta per loro, a me di loro non me ne frega proprio niente, mi piace farci sesso e soprattutto sapere che posso avere un potere su di loro. Altre volte è come se mi volessi intrufolare nelle vicende intime dei ragazzi che contatto, come se mi volessi mettere in mezzo tra loro e i loro ragazzi, come se volessi approfittare del mio fascino per metterli in crisi. Ho anche degli amici coi quali ho fatto e faccio ancora sesso qualche volta, non so se mi conoscono a fondo ma non credo, cioè certi comportamenti da me non se li aspetterebbero. Project, ho letto nel forum del sesso come tenerezza, beh, io proprio non riesco a pensare a una cosa simile, per me il sesso è solo sesso ed è molto importante anche perché mi dà un potere su altri ragazzi e mi fa sentire dominatore. Con un mio amico col quale avevo avuto una storia, per quanto mi riguarda soprattutto o solo di sesso e per quanto riguarda lui, forse, anche con un sentimento vero, ho parlato di queste cose. Con lui non ero mai arrivato a fare le porcate che ho fatto e faccio adesso con altri, ma lo avevo portato a sciogliersi molto sessualmente e penavo di averlo veramente dominato, nel senso che non mi diceva mai di no. Beh, adesso ci ho parlato, cioè del sesso come modo di dominare le persone, e mi ha detto che non si è mai sentito dominato e non ha nemmeno pensato di essere lui a dominare, solo che queste idee di potere sull'altro a lui non erano mai passate per la mente, parlarci mi ha messo in crisi, perché io non riesco ad innamorarmi di nessuno e penso che un ragazzo non mi basterebbe mai. Con questo mio amico parlo di tutto, soprattutto di sesso, di quello che faccio con gli altri ragazzi, diciamo che vorrei farlo eccitare così, soprattutto perché sentirei di avere un potere su di lui, ma mi dice che ha sempre dato per scontato che io avessi la mia vita sessuale e che lui mi vuole bene così come sono, perché sono per lui una persona fondamentale. Quando mi dice queste cose al telefono io chiudo la conversazione perché non so e non voglio costruire una cosa che ha una base affettiva vera, ne ho paura e poi, per essere onesti fino in fondo, questo mio amico, per me, non è proprio il massimo come attrattiva sessuale. Che devo fare per avere una vita sessuale normale? Prima di tutto per mettere da parte del tutto l’idea di accettare il rischio che invece mi affascina, non lo so, forse per una qualche spinta autodistruttiva, e poi come fare per vivere il sesso in modo normale? Cioè senza l’idea del dominio, senza dover entrare nella vita intima dei ragazzi che si fanno una sega in cam con me. Loro sono tentati da me perché sono abbastanza un bel ragazzo, e finiscono per fare quello che non vogliono mettendo in mezzo i loro ragazzi e poi si sentono il colpa e allora li pianto lì. Perché non riesco a innamorarmi di nessuno? Perché non riesco nemmeno a farmi una “normale” sega in cam? Certe volte mi faccio schifo da solo ma non so come uscirne. Che ne pensi, Project?
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sono un ragazzo di 26 anni e vivo in una grande città del nord, ti scrivo perché ormai da un bel po’ di tempo, diciamo circa tre anni, comincio a pensare che non avrò mai una vita con un ragazzo, perché non mi sento adatto a una vita di coppia. Ci ho provato, ma praticamente in tutti i casi ho finito per tradire il mio ragazzo di turno. Stavo in coppia con uno ma poi arrivavo al sesso con altri ragazzi e alla fine ci restavo malissimo. Le pochissime volte che mi sono innamorato, o forse dovrei dire l’unica volta, ci sono rimasto proprio di merda, per me era una cosa importantissima e invece sono stato trattato a pesci in faccia e adesso, dopo vari tentativi, tutti finiti male per colpa mia, sto cominciando a cercare sesso facile pure con sconosciuti e qualche volta pure a rischio, anzi è come se il rischio mi attraesse e mi facesse dimenticare qualunque prudenza, una specie di sfida con me stesso. So benissimo che il rischio c’è ma finisce che la prendo come una scommessa e mi devo dire che non ho paura. Non dirmi che sono comportamenti da stupido, lo so da me, ma è che quando mi trovo lì, alla fine non mi trattengo. È successo più volte specialmente qualche anno fa, adesso molto meno anche perché magari se si tratta di incontrarli di persona preferisco ragazzi di cui penso di potermi fidare, che magari mi direbbero se hanno tenuto comportamenti a rischio, anche se pure loro si fidano di me e fanno malissimo perché io i miei rischi li ho corsi eccome. Adesso, diciamo che rischio meno perché faccio molto uso di sesso in cam, in pratica ci facciamo le seghe in chat con dei ragazzi che pesco nella chat, intanto non è pericoloso per la salute, e non è cosa da poco, però c’è dell’altro. Il sesso in chat lo fanno in molti, è a rischio zero, e tutto sommato non creerebbe particolari problemi, ma per me le cose sono diverse perché io uso il sesso in chat per provare un senso di dominio sui ragazzi che incontro, per portarli a fare cose che non vorrebbero fare e sono cose di cui mi vergogno molto. Ti faccio un esempio, scelgo quasi sempre ragazzi che stanno in coppia, contatto un ragazzo, poi gli propongo di segarci in cam, lui ci sta e allora gli chiedo di parlarmi prima del suo ragazzo, di dirmi come ce l’ha, che cosa fanno insieme ecc. ecc. e poi gli chiedo una foto spinta del suo ragazzo e in genere a questo punto i ragazzi fanno prima tante storie ma poi le foto me le danno e mi mandano anche video di quando fanno sesso col loro ragazzo. Altre volte quando siamo in chat, voglio che il ragazzo chiami al cellulare il suo ragazzo in modo che io possa vederlo mentre fa sesso al cellulare col suo ragazzo, mentre lui vede me che mi masturbo. Questo è più o meno il quadro, Project, capisco da me che c’è qualcosa che non funziona. Mi eccita molto portare piano piano i ragazzi a cedere e a fare cose che all’inizio non vogliono fare, è come se avessi un potere su di loro e poi c’è una cosa che mi spaventa molto, io non faccio sesso con questi ragazzi perché mi sono innamorato o mi sono preso una cotta per loro, a me di loro non me ne frega proprio niente, mi piace farci sesso e soprattutto sapere che posso avere un potere su di loro. Altre volte è come se mi volessi intrufolare nelle vicende intime dei ragazzi che contatto, come se mi volessi mettere in mezzo tra loro e i loro ragazzi, come se volessi approfittare del mio fascino per metterli in crisi. Ho anche degli amici coi quali ho fatto e faccio ancora sesso qualche volta, non so se mi conoscono a fondo ma non credo, cioè certi comportamenti da me non se li aspetterebbero. Project, ho letto nel forum del sesso come tenerezza, beh, io proprio non riesco a pensare a una cosa simile, per me il sesso è solo sesso ed è molto importante anche perché mi dà un potere su altri ragazzi e mi fa sentire dominatore. Con un mio amico col quale avevo avuto una storia, per quanto mi riguarda soprattutto o solo di sesso e per quanto riguarda lui, forse, anche con un sentimento vero, ho parlato di queste cose. Con lui non ero mai arrivato a fare le porcate che ho fatto e faccio adesso con altri, ma lo avevo portato a sciogliersi molto sessualmente e penavo di averlo veramente dominato, nel senso che non mi diceva mai di no. Beh, adesso ci ho parlato, cioè del sesso come modo di dominare le persone, e mi ha detto che non si è mai sentito dominato e non ha nemmeno pensato di essere lui a dominare, solo che queste idee di potere sull'altro a lui non erano mai passate per la mente, parlarci mi ha messo in crisi, perché io non riesco ad innamorarmi di nessuno e penso che un ragazzo non mi basterebbe mai. Con questo mio amico parlo di tutto, soprattutto di sesso, di quello che faccio con gli altri ragazzi, diciamo che vorrei farlo eccitare così, soprattutto perché sentirei di avere un potere su di lui, ma mi dice che ha sempre dato per scontato che io avessi la mia vita sessuale e che lui mi vuole bene così come sono, perché sono per lui una persona fondamentale. Quando mi dice queste cose al telefono io chiudo la conversazione perché non so e non voglio costruire una cosa che ha una base affettiva vera, ne ho paura e poi, per essere onesti fino in fondo, questo mio amico, per me, non è proprio il massimo come attrattiva sessuale. Che devo fare per avere una vita sessuale normale? Prima di tutto per mettere da parte del tutto l’idea di accettare il rischio che invece mi affascina, non lo so, forse per una qualche spinta autodistruttiva, e poi come fare per vivere il sesso in modo normale? Cioè senza l’idea del dominio, senza dover entrare nella vita intima dei ragazzi che si fanno una sega in cam con me. Loro sono tentati da me perché sono abbastanza un bel ragazzo, e finiscono per fare quello che non vogliono mettendo in mezzo i loro ragazzi e poi si sentono il colpa e allora li pianto lì. Perché non riesco a innamorarmi di nessuno? Perché non riesco nemmeno a farmi una “normale” sega in cam? Certe volte mi faccio schifo da solo ma non so come uscirne. Che ne pensi, Project?
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Dopo avere letto con attenzione la tua mail ti avevo mandato il mio contatto skype, avevo abbozzato una risposta e aspettavo di rifinirla prima di postarla. Poi ieri notte mi hai aggiunto su skype e abbiamo parlato a lungo. Beh, ho cancellato la bozza di risposta che avevo preparato e ho cominciato a preparare una nuova risposta, non perché ci fosse qualcosa da aggiungere a quello che ci siamo detti su skype, ma perché potrebbe essere utile anche a tanti altri ragazzi. Come ti ho detto ieri, parlando con te direttamente ho trovato molti elementi di riflessione che dalla mail non emergono. In primo luogo hai un’attenzione verso i tuoi amici che ti porta a non fare sesso con loro se non hai la certezza documentata dal test di non poterli contagiare di hiv. Adesso non hai questa certezza al 100% e quindi niente sesso, perché non vuoi mettere a rischio persone che ti vogliono bene. Un ragionamento di questo genere è di alto profilo e fa pensare che tu abbia eccome un controllo razionale delle tue azioni. Resta però il fatto che tendi a rimandare il test nel tempo, cosa che non ha senso, perché devi pensare anche alla tua salute e se hai anche il minimo dubbio non devi rinviare il test. Ho notato che tendi a svalutarti e a dire che in fondo il tuo destino non conta nulla perché tutti quelli coi quali sei stato alla fine ti hanno cacciato a pedate, ma le cose non stanno affatto così, da quello che mi hai detto, hai amici che a te ci tengono eccome e te lo fanno anche capire e d’altra parte anche tu vuoi bene a questi amici al punto di non fare sesso con loro quando ne hai voglia se pensi che ci possa essere anche un minimo rischio. Sembra quasi che tu cerchi nel sesso un sostituto dell’affettività e nello stesso tempo che tu cerchi di rendere il sesso qualcosa che sia il più lontano possibile dall’affettività. Hai paura di costruire una vita stabile di coppia, è come se tentassi di esorcizzare questa eventualità cercando ragazzi coi quali avere contatti molto superficiali e soprattutto cerchi di vedere nel sesso un mezzo di dominio, quasi fosse una rivalsa alla mancanza di affetto. Parlare con te ieri sera aveva un senso e si capiva, era un dialogo molto serio e molto vero, niente a che vedere con i discorsi che mi capita di fare con ragazzi che ormai hanno creato una vera dipendenza rispetto al sesso. Ti autoaccusi di tradimento, ok, è successo, e allora che si fa? Si dice che siccome è successo, magari più di una volta, sarà sempre così? E poi, da quello che dicevi, ho avuto più volte l’impressione che tu ti sia messo in coppia con un ragazzo quasi sempre per esorcizzare la solitudine affettiva. All’inizio funzionava ma dopo non funzionava più e allora mantenersi fedeli a un rapporto nel quale non si crede più è difficile come è pure difficile interrompere quel rapporto. Io penso che tu abbia delle enormi potenzialità riguardo alla vita affettiva, che non è detto che debba essere in una coppia fissa, per esempio coi tuoi amici tu vivi dei rapporti affettivi non superficiali, con un po’ di sesso quando capita, ma non sono banalità e si vede dal fatto che durano negli anni e dal fatto che di quei ragazzi hai stima e provi anche tu affetto per loro. Il sesso ti attira, beh, mi sembra ovvio, è una delle forze più potenti della vita, in tutto questo non c’è nulla di assurdo. In tuto questo non c’è nulla di strano né di male, il male è il danno che si fa ad un’altra persona, vedi per esempio mettere in crisi i ragazzi che trovi in chat spingendoli a fare cose che non vogliono fare. Però, te lo ripeto, è successo, e adesso bisogna guardare avanti. Io credo che tu possa eccome avere una vita felice e penso che i tuoi amici a te ci tengano veramente. Non sei in coppia? Beh, non fa niente, si vive bene lo stesso, però, ti prego soprattutto di una cosa: fai il test senza rimandare, così elimini il tarlo del dubbio che ti lavora nel cervello, e poi usa sempre il preservativo, deve diventare proprio un automatismo mentale perché non devi metterti a rischio. Dici che il sesso orale col preservativo non ha senso, capisco che possa sembrare molto strano ma correre rischi seri per non usare il preservativo sarebbe una vera follia e poi, se ti trovi con un ragazzo e vi viene in mente di avere un momento di intimità, beh, la masturbazione reciproca non è pericolosa se non c’è contatto tra lo sperma o il liquido pre-spermatico di uno e le mucose dell’altro ragazzo, voglio dire che è sesso anche quello e può essere molto gratificante, se vissuto in un’atmosfera affettiva, quindi non vale proprio la pena di correre rischi col sesso orale senza protezione. Insomma, non è facendo discorsi fatalistici che si evitano i rischi sostanziali ma usando il cervello prima. Non buttarti giù con i sensi di colpa e guarda avanti, sei una persona di valore che ha fatto qualche cosa che non doveva fare, ma non ti credere una pecora nera, nell’armadio chiuso di moltissime persone ci sono ricordi di episodi ben più pesanti di quelli ai quali ti riferisci tu, quindi: girare pagina e guardare avanti con ottimismo!
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