Visualizzazione post con etichetta verità gay. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta verità gay. Mostra tutti i post

sabato 8 dicembre 2007

COMMENTI DI RITTER

Ringrazio di tutto cuore Ritter per lo splendido commento e per la pagina di diario che considero proprio come un regalo personale. Ho provveduto a mandare a Ritter e a Paolo il contatto MSN di V87, secondo le istruzioni da lui ricevute, il messaggio è stato inviato tramite una e-mail che è il mio contatto MSN.
______

ritter ha detto...
Ciao gayproject, non so perchè ma non riesco più a inserire i commenti nell'altro blog. Ti mando qui anche questo commento:
Ciao Ragazzi! Vi lascio soli qualche ora... e adesso non riesco più a connettere per tutte le cose che ho letto! Ah ah, siete formidabili! Sono contento della precisazione di project sulle sue intenzioni... stavo già per insorgere, ma non è stato necessario. Credo che la tua presenza qui sia davvero fondamentale e diventa uno stimolo continuo. Nonostante la differenza di età... i sentimenti che proviamo sono universali e sono fuori dal tempo, non invecchiano mai.Cercherò di avere il dono della sintesi (che credo di avere e che all'80% è mancanza di fantasia!!!). Però parto con il gossip: il tenero ragazzo russo, beh si... biondo con gli occhi azzurrissimi e un viso bellissimo... purtroppo mi è sembrato parecchio scazzato, però se non altro è stato cortese e tanto basta.Per rispondere un po' a Paolo e un po' a v87... ovviamente il lato estetico è generalmente importante per un primo approccio. Ma un rapporto serio e un amore vero ovviamente non si basano sulla bellezza, che tra l'altro è tragicamente effimera. Io quando mi innamoro di una persona vi assicuro che sono avidissimo della loro bellezza interiore... perchè quella esteriore è un po' come un buon cibo: ti esalta un po' e alla lunga ti stanca e ti diventa indifferente. A meno che non intervenga qualcos'altro a rinnovare continuamente il legame e l'interesse. E appunto quando mi innamoro ho bisogno soprattutto di sentire la bellezza che ha dentro quella persona. Se questo capita vi assicuro, i due tipi di bellezza è come se si fondessero... e vien difficile separare nella propria mente una cosa dall'altra.Poi su un'altro punto. Il presunto essere contro natura dei gay.Vi mando un link che sarà di sicuro interessantissimo per chi non l'avesse letto: http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/08_Agost... Tornando a noi. Come molti di voi hanno già sottolineato è una bestialità atroce. E non lo dico per difendere la categoria ma per amor di scienza! Il comportamento sessuale di una specie è parte integrante del suo corredo genetico. Io qualche mese fa ho cercato di farmi un'idea il più possibile chiara sull'argomento. Leggetevi anche le pagine di wikipedia dedicate alla bisessualità e all'omosessualità e leggete qualcosina sul rapporto Kinsey (ma beatificarlo quest'uomo??!). Certo, gli uomini non sono solo animali e i condizionamenti culturali sono molto forti. L'omosessualità e la bisessualità sono sempre esistiti... e non perchè andassero di moda o perchè li consigliasse nessuno, anzi! Questo mi porta a credere che se condizionamenti culturali ci sono, questi sono solo tutti i tabù e i pregiudizi che le diverse società si sono autoimposti. Quando poi penso alla posizione della chiesa mi viene in mente il passo in cui Gesù dice "Ma guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli in faccia agli uomini e così voi non vi entrate, né quelli che vorrebbero lasciate entrare...". E ricordatevi che sono ateo!!!E da qui arrivo subito alle adozioni per le coppie gay, che è giustamente un tema che ci sta molto a cuore. Io penso alla Spagna, paese ben più cattolico di noi e con un clero agguerritissimo... Zapatero ha reso possibili le adozioni per le coppie omosessuali e nessuno mi sembra abbia ancora avuto nulla da ridire. E su queste cose se ci fosse qualcosa che non quadra state tranquilli che il casino lo tirano fuori subito. A veder queste cose e per le mie convinzioni personali... direi che i tempi sarebbero comunque maturi per muoverci anche noi in questa direzione. In particolare per Paolo: la società italiana e quella spagnola non credo siano così radicalmente diverse... credo che a noi (leggi parlamento italiano) manchi solo il coraggio di affrontare in maniera seria la questione. Ma finchè i divorziati scendono in piazza per la famiglia alzando alte grida... non abbiamo molte chances. Bisogna che siamo capaci di guadagnarci anche questo. Per finire una proposta per poterci mettere in contatto anche direttamente. Visto che project vede le mail che noi usiamo per poter commentare, io sarei d'accordo se lui mandasse a Paolo e v87 il mio indirizzo (tra l'altro project, se mi mandi una mail ti mando il mio contatto msn) e così il gioco e fatto. E se si facesse così evitiamo a) di perdere l'anonimato b) di beccarci gratis email di insulti e la pubblicità :)Buonanotte a tutti, a domani ;)
8 dicembre 2007 1.24
_____

ritter ha detto...
Prima di andare a dormire voglio fare anche un "regalo" a tutti voi ma in particolare a gayproject, come ringraziamento personale per questo progetto e per l'amore che riversa su di noi e sui problemi di tutti i gay. E' l'estratto di una pagina del mio diario personale di qualche settimana fa. Molte cose che ci sono scritte potete ritrovarle qua e là nei miei commenti... ma queste righe sono frutto immediato delle sofferenze di un me che parla a se stesso. Ho dovuto togliere solo qualche riga che fa riferimento ad altre persone che preferisco non compaiano.
Queste righe venivano fuori dopo aver letto "La malinconia dei gay" in un blog del quale vi mando il link e che vi consiglio sinceramente di leggere
http://sonogayenonsosedirlo.splinder.com/ .
"E’ vero, sembra che il mondo gay ruoti tutto attorno al sesso. E la cosa mi mette profonda tristezza. E sempre a proposito di tristezza, credo di essere anch’io parte di questa tristezza intrinseca nel portarsi dietro anche una condizione omosessuale. Poi con i tabù che mi porto dietro, questo senso di malessere è ancora più forte… La cosa che più desidero in questo momento sarebbe trovare un ragazzo carino, con un bel viso – che come si sa è la cosa più importante per me di una persona, o meglio, la caratteristica che mi attira di più – e soprattutto serio, non soltanto intenzionato a mettermelo o farselo mettere nel culo, ma una persona dolce, intelligente e possibilmente non come tutti quei cazzo di fichetti di merda che si beccano in giro andando per via X e via Y. Persone vere allora, persone a tutto tondo. E la cosa che più sto desiderando in questi momenti è un bacio, un bacio di dolcezza infinita. Che è l’immagine esteticamente più alta che ho in questo memento. E poi l’altra immagine è di me e un ipotetico ragazzo stesi nudi sul letto, abbracciati e sereni, tranquilli, col mondo nelle nostre mani e senza streghe o incubi nelle nostre teste. Poi ovviamente può benissimo seguire tutto il resto.Ma quanto sono fantasie tutte queste? Sarà possibile riuscire a trovare questa persona?Boh?! Nella mia vita non ho avuto esattamente una girandola di relazioni… anche perché sono molto selettivo. Possibile che adesso tutto diventi più facile?Poi l’altra cosa che mi assilla è l’immagine che ho di me: sono estremamente insoddisfatto. Non credo di essere bruttissimo, ma so di non essere esattamente un adone, di non essere figo manco un po’… di essere sostanzialmente anonimo. E questo mi getta addosso un’immensa tristezza. Oggi avere presunti tesori nascosti serve poco, o se serve (e io ne sono convinto), può essere tardi quando si riesce ad usarli. [..] Per me è imperativo fare un’esperienza gay. Devo capire fino a che punto questa natura si spinge in me… altrimenti non posso continuare ad agire con contezza. Il motto greco “Gnothi seauton” è l’essenza di riuscire a poter vivere un’esistenza consapevole e perciò serena. Attendo che il futuro mi porti una svolta. Alla prossima caro diario."Vostro,ritter ;)

sabato 1 dicembre 2007

GAY COME VALORE

Ho provveduto ad eliminare dal blog “Storie Gay” un commento anonimo il cui testo era il seguente: “MA curatevi” seguito da tre link a siti in cui con un linguaggio a cavallo tra quello delle formule dogmatiche del catechismo e della pseudo-scienza si riportavano affermazioni tanto diffuse quanto false a proposito dei gay. Ho provveduto a cancellare il commento perché in questi blog non intendo prestare in nessun modo, nemmeno minimo, spazio alla diffusione di messaggi circa l’omosessualità che considero falsi e aberranti. Chi non la pensa come me è pregato di costruirsi un proprio sito e di usare quello per la diffusione dei suoi messaggi. I lettori potranno leggere e decidere quale sia la loro posizione. Questi sono blog di confronto e di discussione tra gay e etero senza pregiudizi. Chi parte dal presupposto che i gay si debbano curare qui non è gradito. Questi sono blog GAY in modo dichiarato. Qui l’idea di gay come disvalore non sarà mai ammessa, e questo, secondo la mia coscienza, per dovere di onestà.

venerdì 9 novembre 2007

UNA CHAT GAY PER VOLERSI BENE

Ringrazio Javier per il suo commento che merita una riflessione molto attenta che cercherò di sviluppare in serata ma, per il momento, vorrei focalizzare un altro aspetto, direi molto diverso, dell’incontrarsi in chat, che prescinde totalmente da finalità sessuali più o meno esplicite, o almeno, per essere onesti fino in fondo, ne prescinde in termini di prospettive concrete, al punto che si chatta con persone che non si conoscono e non si conosceranno mai e delle quali non si è mai vista nemmeno la foto del viso. Questo tipo di chat è un’altra cosa... e lo dico perché ne ho esperienza diretta, ci si entra quasi casualmente, a me è capitato così, pensando che possa trattarsi di cosa facile, un po’ di bei discorsi di apologia dell’essere gay, un po’ di incoraggiamento generico e via così... poi, dopo un po’ di tempo, ci si accorge che chi sta dall’altra parte non cerca una chiacchierata per passare un po’ di tempo, si capisce che chi sta dall’altra parte non è affatto il ragazzo innamorato della luna... si capisce che chi sta dall’altra parte è una persona vera, complessa, con un suo modo di essere che all’inizio puoi non capire per nulla, che quella persona per un verso vuole parlare con te e per un altro non lo vuole fare o almeno è titubante, ti accorgi che chi ti sta di fronte ti sta studiando per capire se si può fidare veramente di te, che ti mette alla prova, lanciandoti messaggi subliminali che non devi lasciare cadere nel nulla, che il dialogo c’è, ma è fragile, può interrompersi per motivi che non riesci bene a capire. In altri termini ti accorgi di quanto sia difficile costruire un dialogo vero alla cui base non può che esserci il rispetto totale, senza nessuna richiesta di parità o di simmetria nei livelli di reciproca fiducia. Un dialogo tra gay che non si conoscono parte in salita, parte con l’incognita del che cosa si sta cercando dall’altra parte e già superare questo livello e difficile, poi c’è la riservatezza che non è un problema ma una cosa assolutamente naturale. Ci tengo a sottolineare che la riservatezza non consiste nel non parlare della propria sessualità, che, bene o male, trattandosi di una chat avviata attraverso un sito gay, è sostanzialmente dichiarata, la vera riservatezza riguarda il pudore dei sentimenti, la difficoltà nell’ammettere i propri fallimenti e le proprie angosce, nel parlare dei propri sogni più profondi e delle proprie disillusioni e, forse, la dimensione può profonda della riservatezza è quella che concerne il proprio atteggiamento depresso di fonte alle difficoltà della vita. Devo sottolineare che le motivazioni che accompagnano la depressione possono essere serissime, e di fronte a queste cose ogni atteggiamento di generico incoraggiamento sarebbe solo una manifestazione della totale incomprensione di quello che l’interlocutore si porta dentro. Ho incontrato ieri notte in chat un ragazzo con cui avevo avuto modo di parlare più volte, all’inizio sembrava una chiacchierata qualunque, ma era depresso, giù di corda nel senso profondo, a terra. Ho provato in tutti i modi a tirarlo su, con modi gentili e anche con modi molto bruschi ma mi ha risposto che i miei discorsi non gli davano consolazione, ma abbiamo continuato a parlare. Lo sentivo moralmente stanco, rinunciatario, quasi subissato dalle difficoltà, lo avrei abbracciato per dargli una scossa fortissima, ma la sua reazione è stata silenziosa, mi rispondeva spesso senza parole inviando solo tre puntini sospensivi, per dire che c’era e che mi ascoltava... Questo ragazzo suona il piano... ha parlato un po’ di musica poi mi ha mandato un file MP3 con una sua improvvisazione... il file conteneva 20 minuti di musica e per scaricarlo attraverso una connessine lenta c’è voluto un tempo lunghissimo. Ricevere quel file è stato per me un momento di felicità profonda, un modo speciale di comunicare, ho aperto il file: una musica dolcissima, triste ma dolcissima, ho chiuso gli occhi e l’ho ascoltata al buio... era una musica che mi pervadeva completamente, immaginavo quel ragazzo al piano, io non l’ho mai visto ma l’immaginavo ugualmente. La chat precedente e quella musica venivano dalla stessa persona ed erano cose meravigliose ma legate ad un mondo in cui la tristezza domina. Poi s’è fatto molto tardi e ci siamo salutati. Vorrei dire a quel ragazzo, se mi leggerà, che mi ha fatto un regalo bellissimo: 20 minuti della sua musica e un discorso senza recite nel quale mi ha detto in modo non filtrato anche cose che un atteggiamento più ipocrita avrebbe taciuto... In alcuni momenti ho provato la sensazione della più assoluta impotenza di fonte alla sua malinconia... eppure non è andato via, non ha chiuso la chat, sentivo che c’era che ascoltava, rispondeva in modo molto vero, in qualche momento svalutandosi e parlando della sua solitudine. Sono uscito profondamente turbato da quella chat, ho continuato a pensarci restando sveglio per buona parte della notte. Il valore di quel colloquio e di quel brano di musica per me è enorme, mi aiuta a trovare un senso alla vita e a uscire dai miei momenti depressivi. Per quel ragazzo, che non conosco, provo rispetto e affetto profondo, adesso so che ci sono modi imprevedibili di volersi bene. Una chat può essere anche questo.

giovedì 8 novembre 2007

CIAO SARA

Finalmente, Sara, posso fermarmi a riflettere in modo libero su qualcosa che apprezzo nel senso più profondo del termine, cioè sul tuo blog (http://mepakmepac.spaces.live.com/). Hai coraggio e dignità e parli dei tuoi sentimenti. Scrivi e pubblichi poesie molto belle e molto dirette, che parlano al cuore, poesia vera che è fatta di sentimenti e non di parole. Il tuo blog è libero e autentico. Il fatto che tu mi abbia chiesto di entrare nella lista dei miei amici mi onora. Non conoscevo il tuo blog ma ne sono rimasto incantato. Verità e dignità sono le mie parole d’ordine e sul tuo blog le trovo magnificamente realizzate.

mercoledì 31 ottobre 2007

CIAO ORSO 79

Ciao Orso79,
mi fa estremamente piacere che una persona come te legga questo blog, le cose che hai scritto mi hanno dato un’emozione profonda, leggere i commenti a “Difficili rapporti tra gay dichiarati e gay non dichiarati” (su Progetto Gay) dà una visione autentica di che cosa sono i ragazzi gay e sono una realtà meravigliosa. Non aggiungo altre parole perché di fronte alle cose che scrivi tu mi sento piccolo piccolo, un nanerottolo che fa bla bla quando ci sono persone come te o come Salvatore che sono capaci di toccare le corde profonde dell’anima di un gay. Grazie Orso! Un abbraccio non ti dico solo da me ma da tutti noi!

lunedì 29 ottobre 2007

CIAO EMANUELE 2

Ciao Emanuele,
ho riletto più volte il tuo intervento (su Progetto Gay), la prima stamattina, prima di andare al lavoro, poi all’ora di pranzo, prima di scappare di nuovo al lavoro, ed altre due volte adesso. Una cosa mi colpisce moltissimo ed è il fatto che tu ti rivolga me in modo molto diretto e personale, è una cosa unica e preziosa che devo meritare rispondendoti con la massima onestà e senza reticenze. Caro Emanuele, innanzitutto mi piacerebbe parlare con te in modo libero, vorrei ascoltarti senza interromperti, per lasciarti tutto lo spazio che vuoi e per capirti meglio, credimi, non per curiosità ma perché il tuo mondo non lo sento affatto lontano da me. Quello che scrivi è di un livello tale che bisogna pensare molto prima di rispondere per non dire banalità, perché penso tu abbia assolutamente bisogno di essere preso sul serio. Tu non sei giovanissimo ma potresti essere tranquillamente mio figlio e per uno come me l’onestà nei confronti di un ragazzo gay è un imperativo categorico. Ho conosciuto tanti ragazzi gay, sia più giovani che più grandi di te, con le esperienze più varie, parlando con questi ragazzi ho ritrovato una costante di fondo: il desiderio di essere amati, accettati, valorizzati per quello che sono, cioè per il fatto di essere ragazzi gay. Io a questi ragazzi posso offrire solo un rispetto totale e un dialogo onesto, ma ti posso assicurare che le risposte che incontro sono incantevoli. Questi ragazzi non sono abituati ad essere trattati con vero rispetto della loro dimensione gay, sono spesso radicalmente soli, soli sotto il profilo affettivo, soli perché non possono parlare di sé dicendo la verità, soli perché costretti a vivere una doppia vita anche in famiglia e con gli amici. Quando questi ragazzi trovano una forma di rispetto vero riescono a superare momenti di depressione anche pesante. Non so se potrà sembrarti strano ma quando sto in chat con questi ragazzi il sesso è un argomento assolutamente marginale, hanno bisogno di rispetto, di non invadenza, in una parola hanno bisogno d’amore, ed è una forma d’amore anche un colloquio autentico, anche uno scambio di battute scherzose che in sostanza, in situazioni simili, non è mai fine a se stesso. Anche se sono ragazzi di età molto diversa, sono comunque giovanissimi rispetto a me ma, quando mi trovo in chat con loro, si crea un ambiente così gradevole che io stesso mi sento trasportato in un’atmosfera di serenità totale. Non è per motivi altruistici che io entro in queste chat ma perché ci sto bene, perché queste cose fanno bene anche a me, perché sono autentiche e creano momenti di contatto incredibilmente profondo. Una chat seria non è una cosa stupida, può veramente riconciliare con la vita, aiuta anche me a vivere meglio. Mentre lo dico mi compare una chiamata in chat di uno che usa un avatar e un linguaggio da film porno e la chiudo senza rispondere... quello non è gay, è porno, perché confonde l’essere gay con uno stupido gioco sessuale! Emanuele, una cosa vorrei dirti prima di ogni altra: non lasciarti scivolare nella depressione che purtroppo è il punto di arrivo di tanti gay, specialmente di quelli over 50, anche per quelli però la depressione non è senza uscita, figurati se può esserlo per te a 31 anni! Te lo dico dalla prospettiva di uno che si avvia ai 60 anni e ti posso assicurare che la vita non ti deluderà. Mi dispiace sentire giù di corda un ragazzo gay della tua età, se penso che io che sono un vecchio mi sento felice di essere gay. E lo sai perché? Perché ho trovato persone che mi hanno voluto bene e mi hanno amato con tutta l’anima e a queste persone io devo la mia felicità... e persone del genere le troverai anche tu. Certo le discoteche gay o i luoghi di battuage non sono i posti più adatti per cercare un amore gay vero. Le esperienze di sesso deprimente delle quali parli danno alla fine una sensazione terribile di essersi buttati via, quelle cose con l’amore non hanno nulla a che vedere, non ne sono nemmeno un versione degradata, semplicemente non c’entrano nulla. Per dirti qualcosa di più sensato dovrei conoscerti un po’ meglio e credo che ne varrebbe la pena e mi piacerebbe anche parlarti di me e del mio modo di essere gay. Spero di risentirti presto e di poter parlare con te direttamente. Per il momento chiudo qui, per non scadere in banalità. Su di corda Emanuele! Non ti voglio sentire depresso! Te lo ripeto: la tua felicità la troverai! Un abbraccio.

martedì 9 ottobre 2007

AMICIZIA GAY IN CHAT

In questi giorni ho provato dei momenti veramente belli grazie alle persone che ho conosciuto tramite questo blog. Con alcune di queste persone (in genere ragazzi, ma non solo) si è creato un dialogo straordinariamente bello. Tra me e questi ragazzi, stante la grossa differenza generazionale, non si creano i tipici problemi che invece condizionano i rapporti tra persone di età non troppo diversa ma ci sono altri rischi: il rischio di non capirsi, che può andare dal comune fraintendimento tra persone che non parlano esattamente lo stesso linguaggio, alle difficoltà nell’uso delle parole con le quali si può sbagliare facilmente per eccesso o per difetto, c’è poi il problema dei tempi più o meno lunghi e delle sparizioni, del che cosa dire, del come e del quando, del limite, del non deludere, ecc. ecc., ma di queste cose ho già parlato... Ebbene nella costruzione di un’amicizia si passa attraverso fasi successive, in genere la prima è la più pericolosa, quella a maggior rischio (io la chiamo la fase uno) quella della massima allerta, della massima attenzione a tutti i segni e a tutti i possibili significati. In questa fase, in genere il fraintendimento è più facile, la conoscenza reciproca è più superficiale, ma se si supera questa fase si entra nella fase due, dall’allarme rosso si passa a quello arancione, subentra la consapevolezza che ormai distruggere tutto non è più così facile... si sa che si più anche sbagliare e che una percentuale di errore è ammessa, è tollerata, che il dialogo, a seguito di una cosa inopportuna, può cambiare un po’ fisionomia ma il rischio che si perda del tutto è minimo... ebbene nei giorni scorsi, lo confesso, mi ero fatto prendere da un po’ di malinconia... il motivo era un po’ il rallentamento dei contatti con alcuni ragazzi conosciti tramite questi blog. Premetto che i rapporti che si cono creati non sono affatto superficiali e ormai c’è una capacità di comprensione reciproca notevole. Uno di questi ragazzi (non so se leggerà questo post perché adesso è sotto pressione per gli esami all’università) mi aveva anticipato diverso tempo fa che avrebbe dovuto dedicarsi completamente allo studio per un lungo periodo. La cosa mi sembrava del tutto naturale e l’ho incoraggiato in quella direzione, perché il blog è carino, ma laurearsi e potere lavorare è assolutamente fondamentale, poi i giorni sono passati... una settimana, due, tre... e, lo confesso, mi è venuta tanto l’idea di avere commesso degli errori, di essere stato rude, di aver parlato troppo e di avere ascoltato poco... insomma ho pensato che la lunga pausa fosse un congedo definitivo. La cosa mi lasciava male perché non ne capivo il perché. Gli ho mandato una breve e-mail facendogli gli auguri per esami... ma non ho ottenuto risposta... i giorni sono passati e ho cominciato a pensare che ormai i contatti fossero definitivamente perduti... Oggi pomeriggio alle tre ho ricevuto una chiamata su MSN e siamo stati 45 minuti a parlare... mi ha detto che deve fare degli esami importanti il giorno 30 e che con l’università le cose funzionano bene, mi ha detto che studia come un matto ma che dentro si sente spento e depresso, certe volte rabbioso. Gli ho chiesto se aveva ricevuto la mia e-mail e mi ha detto che mi aveva risposto... ma io, da quell’imbranato che sono, non ero stato capace di trovare la risposta tra i miei numerosi indirizzi di posta e i numerosi MSN. La conversazione è stata una cosa gradevolissima, autentica al 100%. Mi sono sentito vivo! Il ragazzo al quale mi riferisco abita a diverse centinaia di chilometri da casa mia e il fatto di poterci parlare solo in chat è una limitazione insuperabile, ma anche in chat ha senso esserci! ... E pensare che avevo immaginato che non ci fosse più niente da dire e invece non era affatto così. Quando mi sento preso sul serio fino a questo punto mi sembra che il mondo sia bellissimo, ho l’impressione netta di avere tantissime cose da dire e di poter trasmettere tantissimo entusiasmo e gioia di vivere a tanti ragazzi, tanto più giovani di me, che ne passano di tutti i colori e che vivono una vita in cui le delusioni sono molte e le soddisfazioni sono pochissime... Da quando ho incominciato a incontrare un po’ di persone vere attraverso questi blog , mi sento realizzato ad un altro livello... ho tanti guai di salute, piccoli e meno piccoli, ma quando sto bene a livello emotivo profondo i miei guai mi sembrano piccolissimi... io la mia felicità la devo a chi mi vuole bene e ho cominciato a pensare che le persone che ho conosciuto tramite questi blog non mi sentano come una persona estranea. Grazie ragazzi! E’ bello sapere che ci siete!

domenica 30 settembre 2007

BLOG SUL VERO MONDO DEI GAY

Carissimi lettori,
questa sera tutto il lavoro che ho fatto nei giorni scorsi per aggiornare i miei blog gay è stato premiato e, secondo le previsioni, il blog STORIE GAY (
http://nonsologay.blogspot.com/) e comparso su Google al posto n. 4 sotto la chiave di ricerca “STORIE GAY”. Se la cosa durerà (ma ci sono tutte le premesse) quel blog finirà per ottenere più lettori anche di “Progetto Gay” (http://progettogay.myblog.it/) che ha l’unica pecca di chiamarsi “Progetto Gay” e non “Storie Gay” che, tra le chiavi di tipo non porno rappresenta la prima chiave di accesso ai siti gay (circa il 40% del traffico). L’indice molto completo e ben strutturato del blog STORIE GAY presenta un altro grosso vantaggio, offre al lettore, a colpo d’occhio, un’idea del contenuto di tutto il blog, il lettore quindi cerca quello che lo interessa e legge più di un post, oggi siamo ad una media di oltre tre post letti per lettore, mentre per Progetto Gay il numero medio di post letti da ciascun utente non supera 1,5. Tuttavia i lettori di SRORIE GAY sono molto meno fedeli di quelli di Progetto Gay, che ormai mi conoscono. Le visite di ritorno su Progetto Gay sono numerose, su Storie gay sono pochissime. Poiché i miei blog gay contengono al 95% e oltre gli stessi contenuti, la visibilità è notevolmente aumentata e, tra l’altro, aumentando la percentuale di accesso tramite la chiave “storie gay” (chiave non porno) è diminuito proporzionalmente il numero degli accessi di lettori interessati a siti porno a quindi non molto motivati a siti come i miei, i tempi medi di permanenza sui blog tendono quindi ad aumentare.
Come ho detto più volte queste analisi statistiche e questo mio lavoro non hanno alcun fine economico. Io desidero solo smentire l’equazione gay = porno e raccontare cose vere a chi a voglia confrontarsi con cose vere. I miei blog sono letteralmente esplosi, non avrei mai sognato di ottenere simili risultati. Evidentemente quello che scrivo corrisponde all’esperienza reale di molti lettori. Io scrivo per i gay e per chi li rispetta e vuole capirli. Qualunque suggerimento sarà graditissimo. Grazie amici!

martedì 18 settembre 2007

DIFFICILE AMORE GAY


Ciao “sonosempreio”.
non mi pare vero di poter cominciare un dialogo a distanza come quello che è partito non più di due ore fa, e adesso sono qui di nuovo a cercare di darti una risposta, ho letto e riletto con estrema attenzione le cose che mi hai scritto. Cercherò di dirti sinceramente quello che penso procedendo per punti. Da quello che scrivi non mi sembri un ragazzo disposto a buttarti via troppo facilmente. Le esitazioni e la paure sono spesso fortissime alleate dai gay, dai ragazzi come te e dei vecchi come me, chi ha paura pensa prima di agire e quindi sbaglia di meno. Anch’io ho fatto il mio coming out ormai molti anni fa con alcune persone, con gli esiti più vari. Nella maggior parte dei casi ho trovato un certo rispetto sostanziale, talvolta risposte neutre seguite da un lento abbandono, in un solo caso ho rischiato di finire e probabilmente sono finito nel gioco del “segreto di Pulcinela”, ma la cosa non ha avuto grosse conseguenze perché per altri motivi sono andato a lavorare in un’altra città. In due casi, tutti e due con ragazzi etero di diversi anni più giovani di me, il coming out ha avuto un risultato assolutamente inatteso. Io (in periodo diversi) ero innamorato di questi due ragazzi e siccome mi accettavano come amico in modo molto serio mi sono sentito in dovere di parlare chiaro con loro, perché in queste cose non si può giocare sull’equivoco. I rapporti con questi due ragazzi, oggi uomini adulti con famiglia e figli, non si sono mai interrotti. Sono persone di qualità, di moralità alta in tutti i sensi, il coming out verso di loro ha creato fra noi un rapporto affettivo ancora più serio ed esplicito. Penso che se non avessi parlato chiaro con questi due ragazzi la mia vita sarebbe stata estremamente peggiore di come è stata, in termini di solitudine e di senso di marginalità. In sostanza il coming out nei loro confronti, fatto da un uomo più grande di loro, ha sottolineato che c’erano le condizioni per una fiducia reciproca totale e ha quindi creato i presupposti per un legame di alto profilo. E’ evidente che i rischi del coming out ci sono sempre ma quelli di un coming out limitato e soprattutto non condizionato dall’esterno sono decisamente molto inferiori. Sono invece rischiosissimi i coming out “difensivi” quella fatti “per evitare il peggio” come quando si corre il rischio di essere incastrati in una situazione matrimoniale non voluta.
Quanto a quella che tu chiami “la paura di poter amare liberamente” io direi che sostanzialmente si tratta di due cose diverse. Per un verso il problema è ambientale: la famiglia e il posto di lavoro non sono certo i luoghi tipici della libertà dei ragazzi gay, ma in effetti questi problemi sono tutti esterni, mentre i veri problemi di una relazione affettiva seria gay, contrariamente a quello che si pensa, sono per la maggior parte problemi di coppia. Personalmente ho conosciuto, più o meno superficialmente, alcuni ragazzi gay, non moltissimi, in termini concreti, se si vuole parlare di una conoscenza che abbia un minimo di consistenza non più di una dozzina, con questi ragazzi creare un rapporto è stato sempre meno facile che con i ragazzi etero, paradossalmente, se sei un gay, i ragazzi etero non ti temono, i ragazzi gay sì, c’è una specie di paura diffusa che tu possa avare nei loro confronti delle intenzioni non dichiarare. Il coming out verso un ragazzo etero in una buona parte dei casi non lo allontana da te, mentre i gay che ho conosciuto avevano delle rigidità schematiche e dei preconcetti in mente, non avevano una vera e propria autonomia affettiva, seguivano le mode, mi dovevano classificare per forza e poi, non ho ai capito perché, mi temevano. Quando invito a prendere una pizza un ragazzo etero che non sa esattamente chi sono, e mi capita abbastanza spesso, a prendere la pizza ci viene senza nessun problema e non gli passa nemmeno per l’anticamera del cervello che ci possa essere un secondo fine, con i ragazzi etero ai quali ho parlato di me apertamente è stata esattamente la stessa cosa, con i gay, invece si percepiva il timore che ci fosse qualcosa sotto. E’ evidente che su queste basi costruire un rapporto affettivo serio è più difficile perchè c’è l’interferenza della sfera sessuale e di tutti i timori connessi, sostanzialmente i timori di sentirsi oggetto, che crea dei falsi ruoli. Da quello che ho visto in prima persona un gay non si comporta con un altro gay seguendo un modello di amicizia maschile etero ma seguendo le logiche tipiche del corteggiamento, il che complica molto le cose e, in particolare, non facilita le amicizie gay gay. Per il momento posto quello che ho scritto, poi continuo a scrivere, intanto se ne può leggere una parte. A tra poco!

lunedì 17 settembre 2007

GAY DEPRESSI

Mi sento in dovere di dire la mia anche sul commento (su "progetto gay") di Daniele a “Solitudine gay”.
Caro Daniele,
per prima cosa ti rinvio al post “Trasparenza gay lettera a un lettore” per dovere di trasparenza appunto.
E adesso ti dico la mia. Credo di capire molto bene quello che passi, in pratica userei le stesse parole che usi tu perché ho vissuto cose molto simili a quelle di cui parli: “essere emotivamente coinvolti verso qualcuno e rendersi conto dell’assurdità di questo coinvolgimento, capire che si commettono scemenze solo per un bisogno disperato di aggrapparsi a qualcuno, per coprire un vuoto abissale che toglie luce a ogni aspetto della vita senza credere davvero più in niente” E’ vero, “la depressione è una brutta bestia, perché annienta ogni barlume di fiducia verso il domani, e se manca questa è la fine”. Mi hai invitato a farmi vivo, se mi va, figurati se mi faccio scappare l’occasione! Io la depressione l’ho assaggiata e non ci sono finito dentro con tutte le scarpe perché ho trovato due ragazzi (entrambi etero) che mi hanno voluto bene e mi hanno fatto ritrovare la fiducia nella vita. Ricevere il tuo commento, per me ha un senso importante, riempie la mia vita, mi fa capire che posso avere ancora qualche cosa da dire, che esisto e non solo per guardarmi allo specchio. Grazie e, se dopo avere letto il post sulla trasparenza pensi ancora che ne valga la pena, torna su questo blog, perché pubblicherò qui alcune mie poesie scritte in momenti neri, quelli in cui mi trovavo totalmente solo.
Aggiungo una richiesta: non mi lasciate solo, datemi una mano, con commenti come quelli bellissimi che ho ricevuto oggi o con proposte, o scrivendo una storia. Stare insieme allarga l’anima.

TRASPARENZA GAY LETTERA A UN LETTORE

Questa lettera è indirizzata a “distillato7” un lettore del mio blog "progetto gay" che mi ha lasciato un meraviglioso commento.

Ciao, “distilato7”,
vado subito al sodo, ho un obbligo morale nei tuoi confronti (come nei confronti di tutti i lettori di questo blog), devo evitare che i miei post ti traggano in inganno facendoti immaginare di trovarti di fronte a un ragazzo della tua età, ti ripeto quindi qui ciò che ho già detto altre volte in questo blog, io purtroppo non sono un ragazzo di 23 anni e nemmeno di 33 o di 43 o di 53, io sono più avanti nella strada della vita, sono prossimo alla pensione. Non sto giocando con le identità, è assolutamente vero. Le storie che leggi qui, con l’eccezione di tre soltanto, che mi sono state inviate dai lettori di questo blog, non sono storie autobiografiche che si riferiscono alla mia persona, ma sono il risultato (qui condensato perché i post non possono essere troppo lunghi) di un lavoro durato molti anni di raccolta di episodi di vita vera gay. Chi ha letto questo blog sa che tratta della vita gay da molti punti di vista e soprattutto secondo le prospettive di età e condizioni molto diverse. Io ho raccolto e rielaborato queste storie cercando nel riscriverle di mantenere la massima possibile aderenza ai fatti come mi sono stati riferiti o come li ho visti e in qualche caso vissuti direttamente. Tutto questo per non appropriarmi di identità che non ho, o che non ho più, perché credo che non sarebbe onesto giocare sull’equivoco. Quello che leggi è reale perché rappresenta cose accadute e situazioni reali ma spesso non è riferibile a me in prima persona. Aggiungo qualcosa di me, nei limiti del possibile, perché il post relativo alla “depressione gay” anche se non è mio al 100% lo sento straordinariamente mio dal punto di vista sostanziale. Quando ho riassunto il testo che originariamente era molto più lungo e conteneva lettere autentiche e appunti autentici, ho provato la sensazione di scrivere cose che sento in prima persona. Ho vissuto una vita intera “a fare altro” anche cose relativamente gratificanti, ma fino al 30 Agosto di quest’anno non avevo mai fatto nulla che fosse veramente mio, mio nel senso di gay e di gay dal mio punto di vista. Ma il 30 Agosto di quest’anno ho avviato i miei blog (ce ne sono altri due che sono la fotocopia di questo, al solo fine di raggiungere più persone). Non ho alcuna finalità di tipo economico o politico, vorrei solo parlare qui di quello che la vita vera dei gay è oggi ed è stata negli anni passati. Ho trascorso la vita a scrivere e a raccogliere testimonianze gay, ho scritto romanzi che rispecchiano fedelmente fatti realmente accaduti che, ovviamente, non potevano essere pubblicati, queste cose sono state e sono ma mia vita. Sto cominciando a mettere tutti questi contenuti in rete. Li rielaboro per renderli più immediatamente comprensibili in un tempo ragionevole ma sono cose vere, non sono fantasie. Riscoprire alla mia età la possibilità di mettermi in contatto con un insieme di persone che mi possono capire è un’emozione grandissima. La parola gay, per me, è una parola sacra, dietro c’è una moralità, c’è una sofferenza e c’è una capacità di amare che la gente non immagina nemmeno e che ho trovato nel mondo reale nelle situazioni più varie. Trovare sul mio blog il tuo commento è per me una cosa di valore enorme, hai aggiunto un link al tuo blog, e anche questa è una cosa di un valore enorme, mi ripropongo di leggere il tuo blog con la massima attenzione, probabilmente lo farò questa notte stessa. Copierò questa lettera in un commento che aggiungerò dopo il tuo, in calce al post “depressione gay” e ti lascerò, sul tuo blog un piccolo commento non invasivo usando una identità più neutra “il_progettista”. Per il momento ti ringrazio e mi auguro che voglia continuare a leggere il mio blog. Oggi mi hai fatto felice. Grazie.

sabato 15 settembre 2007

AMORE GAY A SCUOLA

La storia che voglio raccontare è una storia che è cominciata l’anno scorso, era l’ultimo anno che stavo insieme coi miei compagni, che brutta cosa! La scuola mia non era male, proprio da nessun punto di vista e andare a scuola mi piaceva pure, i professori non erano stupidi e qualcuno lo stavo pure a sentire volentieri... molto volentieri! Anzi, la questione sta proprio tutta lì, diciamo così, uno mi piaceva proprio ma non per come faceva lezione ma proprio fisicamente, era un professore che non c’avrà avuto manco 25 anni, dove l’avevano trovato non lo so, lui ci stava perché la nostra prof. di filosofia aspettava un bambino e lui doveva restare per 5 mesi ma poi è rimasto tutto l’anno. Con la professoressa io non ci stavo male, ma con lui era un’altra cosa e non era questione di filosofia, è che era proprio bello, proprio un fotomodello. In genere, specie quelli di filosofia, sono vecchi, c’hanno la gobba, ma lui no, e per fortuna che l’avevano mandato alla classe mia se no mi toccava di cambiare sezione, perché mica potevo stare senza. Voi sapete come sono i professori nuovi, c’hanno tutto quell’entusiasmo, e lui era così, ma non l’entusiasmo stupido delle filosofia ma quello di stare con noi e ci si stava bene, pure gli altri ragazzi stavano bene con lui, io di più, è ovvio, ma pure gli altri ci stavano bene. E poi era un pozzo di scienza, ne sapeva di storia dell’arte molto più della professoressa nostra, ma il punto centrale non è questo, si chiamava Andrea F. di lui non sapevo niente ma mi piaceva sentirlo palare, ovviamente mi sono messo al primo banco e con la scusa di stare a sentire la lezione lo guardavo fisso negli occhi. Non so s’è v’è mai capitato di prendere una cotta per un professore ma non c’è niente di strano, perché Andrea era un bel ragazzo che aveva sei anni più di me e allora io lo guardavo e non mi sembrava strano nemmeno un po’. La filosofia è una materia strana, sembra una cosa astratta ma non lo è e Andrea si lasciava andare a tante digressioni che con il programma non c’entravano niente, certe volte raccontava storielle carine, certe volte scherzava, si vedeva che stava bene con noi, ma un gay come me, specialmente quando ha un bel ragazzo come Andrea davanti per tante ore alla settimana e lo può guardare dritto negli occhi per tanto tempo, mette in moto il cervello e rielabora tutte le informazioni a sua disposizione. Andrea non portava la fede, va bene che oggi non la porta quasi nessuno ma lui non la portava, dello stato civile non potevo sapere nulla ma non aveva mai parlato di mogli o di figli e quando parlava di donne e di storie d’amore era piuttosto dissacrante: da quello che diceva doveva avere un rapporto con la religione molto teorico, i discorsi che faceva su queste cose erano positivi ma secondo me poco sentiti. Ovviamente la parola gay non l’aveva mai usata né un sinonimo, a nessun livello, nemmeno per allusioni lontanissime, tutti i discorsi su sesso e famiglia erano etero, ma di un etero astratto che mi metteva in mente una marea di dubbi. Insomma sono passati i mesi e io cominciavo ad avere l’idea che Andrea fosse dei nostri, ma che fai? Tu sei uno studente, lui è il professore, che fai? Magari quando lui diceva: “Avere domande da farmi?” gli chiedi: “Scusi professore, lei è gay?” ma io sul fatto che fosse gay mi ci sarei giocato un terno. Questa però è un’idea che è venuta in testa solo a me, agli altri sicuramente una cosa del genere non passava nemmeno per l’anticamera del cervello. Il bello è venuto quando abbiamo fatto la gita scolastica, se ne leggono di storielle sulle gite scolastiche ma come quella mia non credo proprio. Insomma ci dovevano accompagnare due professoresse stagionate e io avevo detto che non ci sarei andato, non avevo proprio pagato la quota e i termini erano scaduti. Poi una delle due professoresse si è ammalata un po’ seriamente e ha dovuto rinunciare alla gita e al posto di quella c’hanno messo Andrea. Io mi sono andato a raccomandare col preside supplicandolo che mi ci mandasse lo stesso, lui non ne voleva sapere perché le cose erano fatte, mentre stavo parlando col preside entra Andrea, sente il discorso e si mette in mezzo e dice al preside che con l’agenzia c’avrebbe parlato lui e che avrebbe sistemato la cosa perché io ero un bravo ragazzo e avevo diritto a fare una gita l’ultimo anno coi miei compagni di scuola dato che negli anni predenti gite non ne avevamo fatte mai, il preside ha mollato e io sono uscito e l’ho aspettato fuori dalla presidenza, gli sarei saltato al collo per quanto ero contento ma lui m’ha risposto: “Buono! Cerca di stare buono!” e m’ha guardato negli occhi, lì, per me, era fatta, era ovvio che era gay e che per lui non era indifferente che io al viaggio ci fossi oppure no. Due giorni dopo siamo partiti. Viaggio in Italia, cosa economica, noi non siamo ricchi: Padova, Mantova, Ravenna e Ferrara, quindi solo pullman. C’era un solo intoppo, una delle due prof. vecchie era nostra accompagnatrice e stava sempre seduta vicino ad Andrea, quindi io vicino a lui non mi ci potevo sedere e non potevo provare un approccio nemmeno verbale, però mi sono messo nel posto dietro quello di Andrea e ho fatto finta di dormire. Almeno potevo sentire la sua voce, anche se in discorsi assurdi. La sera si stava in camera in quattro e dal mio punto di vista lo spettacolo avrebbe potuto essere piuttosto interessante, ma io avevo in mente Andrea e dei miei compagni di scuola (solo 4 maschi contro 18 femmine), tutti etero, in sostanza non mi importava proprio nulla, io avevo in mente ben altro. Quando tutti se ne sono andati a dormire io sono uscito dalla stanza e me ne sono andato sulla terrazza dell’albergo che era davanti alle stanze... e chi ti trovo lì? Andrea stava lì da solo sul dondolo, io mi sono avvicinato e gli ho chiesto se potevo sedermi accanto a lui, ovviamente mi ha detto di sì. Praticamente quella notte non abbiamo dormito, siamo rimasti a parlare tutta la notte delle cose più strane, dalla pittura agli inni nazionali latino-americani, dai viaggi che aveva fatto alle sua prospettive per il futuro. Si stava bene insieme, cioè si stava benissimo, pure lui stava benissimo, io lo sentivo in modo chiarissimo. Naturalmente nessun riferimento al sesso e meno che mai ad argomenti gay. La mattina alle 5.00 mi ha detto che aveva bisogno di dormire almeno un’ora perché non si reggeva in piedi e se ne è andato nella sua stanza. Io non sono tornato in camera perché mi avrebbero fatto troppe domande, mi sono sciacquato alla fontana esterna e ho aspettato fino alle sette per poter fare colazione. Lui c’era, m’ha salutato in un altro modo, in un modo più caldo, quando m’ha visto lì si vedeva che era contento. I miei compagni che avevano notato che io ero stato fuori stanza tutta la notte volevano sapere che cosa avevo combinato, ma ovviamente da me non lo hanno saputo e hanno pensato a chissà che cosa. Insomma, tornando al punto, io e Andrea ci siamo fermati a parlare anche le sere successive, non così a lungo come la prima sera ma le tre le abbiamo fatte e questa volta abbiamo anche parlato d’amore, non di sesso, che in una situazione simile era fuori luogo, quando parlava d’amore non diceva mai “una ragazza” ma “una persona” e la cosa era molto significativa, in sostanza noi stavano facendo già un discorso gay serio, ci stavamo scambiando i nostri punti di vista, ma travestiti da questioni culturali teoriche, lui lo sapeva e io lo sapevo, ma ufficialmente non lo sapeva nessuno di noi due. Poi il viaggio è finito e siamo tornati. Con lui non ho mai fatto un discorso esplicito, nemmeno a metà, nemmeno minimo. Di questo fatto mi sentivo molto dispiaciuto, mi sarebbe piaciuto moltissimo almeno parlare un po’ in modo chiaro, e credo che sarebbe piaciuto moltissimo anche a lui e penso che lo abbia desiderato in modo forte nonostante tutte le esitazioni proprio come ho fatto io. Ma che ci si può fare? Quando metti insieme un professore imbranato con uno studente imbranato la situazione può essere solo questa, e poi non lo potevo mettere in crisi più di tanto, già penso di avere tirato troppo la corda, andare oltre poteva significare metterlo in difficoltà e una cosa del genere non l’avrei mai fatta. Dopo la gita mi ha tenuto sempre a distanza, cose se avesse paura di me, forse pensava che lo potessi mettere in qualche pasticcio, non lo so, ma questa è l’impressine che ho avuto, In sostanza il momento è svanito e la storia è finita così. Peccato, perché di tutto questo mi è rimasta una certa amarezza di fondo, come delle cose che potevano essere e non sono state e non capisci nemmeno perché è finita così.

mercoledì 12 settembre 2007

UN FORUM GAY SERIO O MEGLIO PER ADULTI

Ciao, sono Giuseppe, ho passato letteralmente ore leggendo questo blog, mi piace, mi sembra una cosa nuova, originale, ma basta coi complimenti, voglio parlare del forum. Secondo me, se vuoi il mio parere, un forum gay serio è una cosa assurda, ma scusa ma che ci si va a fare in internet? Dai che lo sai benissimo, e allora perché non apri un altro tipo di forum, uno per adulti, lì si che ci andrebbero, ma su uno pubblico, uno che porta nell’indirizzo, “vita privata”, ma chi vuoi che ci vada, tu fai delle battaglie prese in partenza. Quella di un blog così è un’idea passabile ma quella di un forum, scusa se mi permetto, ma è proprio fuori della realtà. Ti dico la mia reazione. Ho letto l’annuncio (un po’ retorico eh!) e mi sono detto: ma com’è possibile? Poi a vedere ci sono andato ma non c’era nulla, e, onestamente, a parte il problema che ti devi registrare, che per un ragazzo gay giovane può essere veramente un ostacolo insuperabile, non ho scritto niente perché non c’era da scrivere niente. A dire la verità l’idea del forum gay serio mi pare un po’ stupida però in fondo in fondo se un forum come dici tu partisse piacerebbe pure a me, se no una mail come questa nemmeno te la spedivo, un consiglio però cerca di seguirlo, mettici degli argomenti che possano interessare qualcuno, quello che vuoi, qualche cosa come quella che sta nel blog che forse funziona, ma mettici qualche cosa perché vedere tutto squallido fa passare la voglia di scrivere perfino a quelli che sono già nella community di Alice. Se tu cominci a scrivere può darsi che qualcuno risponda. Io ci ripasserò e se non fai come dico io non ci torno proprio più.
Ciao. Giuseppe

Grazie Giuseppe. Procedo subito ad arricchire il forum.
gayproject

giovedì 6 settembre 2007

QUESTI LEONI 7 - ROMANZO GAY

QUESTI LEONI 7
ROMANZO GAY 1986
CAPITOLO 7
ULTIMO CAPITOLO
Angelo piangeva, rimase sveglio per buona parte della notte con il cervello in continuo movimento, non si era mai sentito così, i suoi schemi, la sua prudenza, le sue paure uscivano sconvolte dall’incontro con Marco, le speranze nascevano e il desiderio d’amore si faceva sentire in modo inatteso anche da chi pensava di essere immune per esercizio di astinenza forzata. La sensazione che Angelo provava era dolcissima ma mista a qualche vena di angoscia per la sensazione di un futuro che incombe su un passato di sogni e su un presente d’amore. Il giorno seguente era domenica. Marco non aveva proposto nulla ad Angelo perché era già impegnato con alcuni suoi compagni di scuola, sarebbero andati insieme al lago di Bracciano. Alla gita andarono pure persone sconosciute, tra esse una ragazza più o meno dell’età di Marco, di nome Antonella. Nè Marco nè Antonella erano in coppia, fu quindi quasi ovvio che si trovassero insieme. Scambiarono delle battute molto timide e scontate già sull’autobus, a Bracciano poi persero di vista la comitiva e decisero di stare per conto proprio, parlavano di scuola, di letteratura, Marco si sentiva libero, raccontava, rideva, faceva battute. Poi il discorso si fece più personale e diretto.
- Ma tu ce l’hai una ragazza?
- Adesso no.
- E perché no?
- Perché mi sono reso conto che stavo meglio solo.
Marco si accorse di avere fatto un errore si affrettò a correggersi.
- Non lo so, prima stavo in continua agitazione, adesso sono più tranquillo.
- Però stavi meglio prima?
Marco sentì di essersi messo in un vicolo cieco, ebbe la chiara impressione di essersi o meglio di essere costretto a recitare.
- Certe volte tu da una ragazza vorresti comprensione, chiarezza e poi ti accorgi che non ti capisce, cioè che non sta cercando te a chissà che cosa, certo poi ci stai male ma che puoi fare, quando non va non va.
- E di amici veri ne hai?
- Ma che vuol dire amici veri?
- Che ti capiscono, che ci stai bene insieme.
Marco capì che non aveva senso affrontare neppure questo argomento.
- No, amici così non ne ho.
- Ma ti senti solo?
- ma no, neanche, perché?
- Così tu cerchi di difenderti... e poi guarda, la gente che c’hai intorno non ti sta nemmeno a sentire... guarda io ti capisco tanto, io credo che in qualche modo mi somigli, ci si può capire solo se ci si somiglia molto.
- Mah!
Antonella prese Marco per mano.
- Ti dispiace?
- No, anzi.
- Ci sediamo sull’erba?
- Qua?
- Ecco, così.
Antonella si distese sull’erba poggiando la testa sulle gambe di Marco, Marco viveva il contatto fisico con Antonella quasi dal di fuori chiedendosi che cosa lei potesse provare, che cosa si aspettasse da lui, Antonella continuava a parlare aspettando da Marco un incoraggiamento che non veniva.
- Marco, mi dici che cosa stai pensando?
- Mi viene in mente García Lorca.
- E perché proprio García Lorca?
- Così.
L’argomento cadde in questo modo.
- Senti, perché non mi vieni a trovare domani?
- Domani non posso, magari un altro giorno.
- Ma che devi fare?
- Ho preso un impegno già da molto tempo.
All’ora di pranzo comprarono dei panini, fecero una lunga passeggiata sul lago e poi decisero di rientrare.
- Ma lo sai che sei timido in modo impossibile?
- Perché?
- Perché quando stavamo sul prato mi aspettavo che mi baciasi e tu ti sei fatto centomila scrupoli.
- Ma non è timidezza.
- E che cosa è?
- E’ che non sei la mia ragazza e forse non ci capiamo molto.
- Va be’, va’, è meglio che torniamo a Roma.
Il discorso continuò sull’autobus.
- Perché non mi dici quello che pensi veramente?
- Perché non c’è niente da dire.
- Va be’, lasciamo perdere.
A Roma si salutarono in modo molto formale. Marco era felice di non aver parlato di Angelo, quello era il suo segreto. Marco però coglieva pure il fatto di aver accettato di recitare con Antonella, l’obbligo di dire la verità non gli sembrava vincolante, in altri tempi avrebbe cercato comprensione e dialogo adesso tutto questo era inesistente, l’urgenza della verità si limitava ormai solo ai rapporti con Angelo. Quando Marco rientrò a casa telefonò subito ad Angelo.
- pronto.
- Ciao!
- Come va?
- Bene, e tu?
- Bene, non mi posso proprio lamentare!
- Che stavi facendo?
- C’avevo un lavoro da finire, niente di speciale... e tu?
- Io oggi sono andato a Bracciano.
- A fare che?
- Niente, così, con un po’ di gente di scuola, se no sarei venuto a trovarti.
- E’ vero?
- Sì, comunque vengo domani pomeriggio.
- Va bene, però ti poso chiedere una cosa?
- Dai.
- Non ti creare doveri che non esistono.
- Ma io vengo per me, mica per te.
- Ah!
- Va be’, su, tanto hai capito, anzi domani ti racconto pure una cosa che m’è capitata oggi...
- Cioè?
- No, dai, te la racconto domani...
- Dai, racconta adesso...
- Ho conosciuto una ragazza, abbiamo passato la giornata insieme... si stava bene...
- Scusa, sei convinto di volermi parlare di queste cose?
- No, dai, adesso stammi a sentire ché puoi capire benissimo, all’inizio stavo bene, si parlava di tante cose, insomma si stava bene.
- Senti Marco, tu qualche tempo fa dicevi che volevi tenere per te il tuo privato... perché adesso mi dici queste cose... sono tue...
- No, il fatto è che non sono mie, cioè mi piacciono finché le penso, ma poi, quando mi ci trovo, mi sento al di fuori, mi sembra tutto un gioco.
- ...
- Adesso parla però.
- Non è facile parlare senza dire scemenze, io credo che ci vuole tempo, bisogna riuscire a conoscersi bene, a capirsi.
- Senti, ma tu qualche volta sei stato vicino a una ragazza?
- Sì...
- E come reagivi?
-... Dipende, se non mi sentivo aggredito stavo bene, cioè io contro le ragazze non c’ho niente, ci parlo volentieri, ci vado d’accordo, la preoccupazione vera è che capiscano male e possano fraintendere le mie intenzioni, allora possono essere pasticci. Però io per certe ragazze ho provato tenerezza, affetto,, affetto vero, però questo quando non erano innamorate di me... cioè, per assurdo, con certe ragazze ho provato pure qualche cosa di tipo sessuale, al limite ci avrei pure fatto l’amore... forse no, comunque ho provato qualche cosa, quello che mi fa paura è vedermi con le spalle al muro, senza possibilità di scappare. Che ti devo dire, ma a te che cosa ti è capitato?
- Non lo so, mi sembrava di partecipare a un gioco, di recitare... adesso io questa ragazza non la conosco, sarà pure questo, però certe volte mi chiedevo che stavo a fare lì. Mi sembrava tutta una cosa assurda.
- ma tu ci sei rimasto male?
- Di che?
- ... del fatto che magari ti aspettavi di reagire in un latro modo...
- Ma in fondo io non mi aspettavo niente di diverso, cioè lo sapevo che sarebbe andata a finire così, lo sapevo fin dall’inizio.
- E allora perché ti ci sei messo?
- Io non mi ci sono messo, ci sono capitato.
- Beh adesso non lo so questo fino a che punto può essere vero.
- No, è così, è che uno comincia a parlare e poi non si sa dove si va a finire, adesso l’impressione che ho avuto io è stata che a quella ragazza non c’avevo niente da dire, tu adesso, però, non pensare che questa storia per me significa qualche cosa, te l’ho raccontata per sapere quello che ne pensavi tu però è una cosa che non significa niente, anzi stasera ti volevo chiedere del film di ieri.
- Quale?
- Ritratto di famiglia in un interno di Visconti, l’hai visto?
- Lo conoscevo già da prima.
- E che ne pensi?
- penso che è una tipica storia d’amore di un certo tipo, il vecchio professore è quello che non ha vissuto, che si è costruito a fatica il suo castello di certezze, il rapporto tra lui e il ragazzo sembra un rapporto padre-figlio, ma è un timidi tipico rapporto tra amanti, fatto di stima, di rispetto, quasi di timore e poi la fine è la morte per entrambi, non riescono più a vivere come prima, dopo che si sono conosciuti...
- Ma tu perché dici che il movente di fondo è di un certo genere? Cioè nel film, almeno apertamente, non c’è niente di tutto questo.
- Non c’è niente? E’ tutto una sinfonia dall’inizio alla fine. Guarda che certe cose non hanno niente di cinematografico nel senso stupido del termine, sono cose serie, della vita comune e col sesso inteso alla maniera dei film pornografici non c’è proprio nessun rapporto, per questo il film di Visconti è un capolavoro, perché ti fa capire certe cose come sono, senza etichette e preconcetti. Chi sa che cosa sono queste cose non ci ride mai sopra perché non c’è proprio niente da ridere.
- ... l’altro giorno parlavo con un insegnante che sta in un istituto dove c’è il convitto, lui parlava di un ragazzo di sedici anni che si era innamorato del compagno di banco. Senti, guarda, diceva certe cose... io l’avrei... che ne so, mi faceva rabbia, non lo so, diceva: “ma con tante belle ragazze che ci stanno in giro...” oppure diceva che quel ragazzo se ne stava imbambolato come un cretino, adesso quello magari si è rovinato la vita per una cosa del genere.
- Guarda che la gente che dice che questi problemi non esistono e che c’è piena tolleranza o cose del genere dice cose assurde... adesso non c’è più la galera ma il condizionamento sociale è fortissimo.
- Senti ma per il fatto che non sei sposato ti hanno mai guardato strano?
- Beh, ancora sono giovane ma qualche volta è successo, penso che con gli anni sarà più difficile... adesso poi non è più come prima, il matrimonio è meno un vincolo sociale obbligatorio, ma prima c’era poco da fare e poi moltissimi personaggi di un certo mondo erano sposati, non lo so, da Wilde a Gide a Bourroughs, addirittura Addinton Symmonds, uno di quelli che hanno scritto le cose più esaltate e più belle su certe cose era sposato e aveva quattro figlie. Tutta questa gente si è sposata... adesso, se l’alternativa è sposarsi o stare solo, può anche essere meglio sposarsi, però l’alternativa non dovrebbe essere questa...
- Va be’, ma di fatto non c’è niente da fare...
- Sì, in un certo senso è così, non lo so, se penso a me stesso penso che potrei anche sposarmi, così, per tranquillità, per avere una copertura o anche per comodità, ma credo che poi ci starei stretto, preferisco andare avanti come adesso, anzi il fatto stesso che posso parlare di queste cose mi sembra del tutto eccezionale e adesso come adesso mi basta... certe volte mi torna in mente che tanto, quando ti stuferai sarò solo un’altra volta.
- Ma guarda che magari non mi senti per qualche mese però io non sparisco, prima o poi mi rifaccio vivo.
- Sì, questo l’ho visto ma il tempo cambia tante cose.
- No, guarda, io non sono di quelli che dicono addio, io dico solo ciao, non mi piacciono i tagli senza ritorno, e poi non mi piace fare i conti sul futuro, tu pensa adesso, adesso io sto qua e tu pure... basta così.
- E’ già talmente tanto che non me lo sarei aspettato e dopo credo che riuscirei a campare anche solo di ricordi.
- Ah! Ancora?
- Niente! Non ho detto niente! Basta!
- Allora ci vediamo domani più o meno verso le tre.
- Perfetto.
- Allora Ciao.
- Ciao!...
- ... la sai una cosa?
- Quale?
- Senti che devi fare adesso?
- Niente.
- Mi richiami?
- Benissimo.
- A subito.
- Ciao.
- Pronto!
- ... allora come va?
- Mah! Non c’è male, e tu? Anzi senti, mi dici una cosa?
- Che cosa?
- Ma perché pensi che resterai solo? Io credo che pure se avrò il mio mondo... non credo che cambierebbe molto, cioè posiamo restare amici, mi dispiacerebbe rinunciarci... dai, e tu che pensi?
- Non lo so, non lo so veramente , senti, non mi far fare discorsi assurdi, non riesco a farli nemmeno con me stesso.
Credo che sia solo questione di tempo, ma poi è logico, cioè uno lo sa in partenza, l’assurdità di queste cose è tutta qui, non ci puoi fare niente e basta. Senti, se prima di parlare chiaro ero in crisi, adesso è peggio, io pensavo che sarebbe finito tutto, magari pure male, adesso certe volte vorrei che tu non ci fossi, cerca di capire, io devo aspettare che tu te ne vada e mi devo augurare per te e pure per me che succeda subito, siccome finisci per contare più di me io devo cercare di allontanarti perché penso che per te sia meglio.
- Adesso lasciamo perdere il futuro, quello che è meglio per me adesso lascialo decidere me, non mi mettere il problema del dopo, cioè, io adesso sto bene così, quello che succederà dopo non lo so.
- Ma guarda che adesso, a parte tutto questo, tu al futuro ci devi pensare.
- No, io adesso sto qui a discutere con te, per me significa passare una serata che mi sta bene. Basta! Perché, tu dici che è poco? Per me non è poco. Per adesso sto bene così... vedi, è questo che ti rovina, questo arzigogolare... cioè io lo so quello che pensi, ma a dopo non ci voglio pensare.
- ...
- ... Dai, che c’è?
- C’è che forse hai ragione... tu una serenità ce l’hai...
- Sta’ zitto va’, lasciamo perdere...
- Dobbiamo proprio lasciare perdere?
- E’ meglio! Però guarda non mi piace quando assumi un po’ questo atteggiamento vittimistico, mi sembra che tu rinunci a tutto in partenza...
- Va be’, ma che dovrei fare? Io la faccia di vivere allo scoperto non ce l’ho, sono riuscito a parlare con te proprio perché pensavo che te ne saresti andato subito, magari pure ricordandoti di me come una persona onesta e questo mi sarebbe bastato, adesso, così, mi metti in crisi, però vuol dire solo rinviare la soluzione che mi aspettavo subito, mettiamo che tu mi avessi risposto in un altro modo... hai capito quello che intendo dire... eh, cioè, se nei tuoi confronti ci fossero state altre possibilità ... mi avresti distrutto a pezzettini, avrei avuto dei problemi spaventosi e credo che all fine sarei scappato via, cioè avrei preferito stare solo...
- Mah! Io non ci credo molto.
- Beh! Non lo so, almeno penso, credo che sarei stato in crisi in modo assurdo.
- No! Non ti sarebbe sembrato vero, avresti cambiato vita... e basta!
- Mah! Questo non credo proprio, cioè non lo so...
- Tu ti crei tutti questi ragionamenti perché sei solo, capisci, se non fossi solo costruiresti ragionamenti completamente diversi. Adesso scusa se dico quello che penso, tu ti devi sentire buono per forza, tu sei uno come si deve e guarda, te lo dico io, gente come te ce n’è proprio poca, però tu devi giocare al martire, scusa, adesso non ti offendere, adesso tu con me parli come parli con te stesso, ma u non parli chiaro nemmeno con te stesso...
- Cioè?
- Dai che lo sai benissimo.
- Ma scusa, anche se fossi chiaro fino in fondo che cosa cambierebbe?
- Tu hai paura della gente, per questo sei una brava persona anche nel senso stupido del termine.
- Ma che dovrei fare? Io ci posso provare, ma tanto non serve a niente...
- Senti, se io domani vengo da te con un orecchino e pure a destra, tu poi esci con me per la strada, in tram... e in tutti gli altri posti?
- Bah! Ma tu pensi che la libertà sia questa?
- No! Ma se non c’è neanche questa, figurati come ci può essere il resto! Lo vedi che tu vivi nel mondo dei sogni Guarda che il mondo è quello che è...
- Va be’, ma se per una libertà di quel genere io poi ci devo perdere la faccia definitivamente è meglio che lascio perdere.
- Senti, ce l’hai una tuta da ginnastica?
- Sì.
- Allora domani andiamo a correre ai giardini dell’Eur, adesso non mi dirai che questo ti mette in crisi?
- Ma non è questo...
- Quello che posso fare io sarà poco, però, ... dai, allora... siamo d’accordo?
- Ma perché mi devi mettere in imbarazzo? Assurdo mi ci sento già da solo... io credo che dovrei stare solo, non voglio cambiare niente, sto bene così..., capiscimi, non ce l’ho con te ma mi sento strano...
- ... vuoi che domani non vengo?
- ... forse sarebbe meglio...
- ...Va be’... però dimmi quello che pesi veramente.
- Senti, lasciamo stare, tanto a stare da parte ci sono abituato.
- Va be’, vuoi che chiudo?
- ... fai come vuoi...
- ...
- Però parla!...
- ... ma sei di un egoismo spaventoso... io non conto proprio niente! Tu devi pensare che sei l’unica vittima... ma scusa... perché mi tratti in questo modo? Guarda che non piace per niente... ma tu vuoi veramente che non mi faccio più vedere?
- Ma no...
- E allora?
- Forse ci stanno delle cose che tu non capisci...
- ... Scusa, ma tu da me che ti aspetti?
- Niente.
- ... Ma scusa, perché devi rispondere con cose prefabbricate? Mica dici quello che pensi! ... Rispondi onestamente!
- Senti Marco, ti prego, non giocare con me, non facciamo giochi di parole che non servono a niente e poi, senti, i buoni sentimenti nei miei confronti mettili da parte, io non sono uno per esercitarci sopra i buoni sentimenti... tu adesso mi stai mettendo in mezzo in questo modo... ma perché?
- Perché mi dispiace che tu stia così.
. Sì, e con questo? Per me che cosa cambia?
- Scusa, per me non è tutto come prima, perché? Tu vuoi dire che per te non è cambiato niente?
- Ma no, ...che c’entra?
- Ma veramente vuoi che domani non vengo? ... Rispondi veramente.
- Ma perché me lo chiedi? Lo sai benissimo... E’ vero che mi metti in crisi, scusa se te lo dico, ma non mi era mai capitato di volere bene a qualcuno.
- E si sente!
- Mh! E poi, adesso che ti conosco meglio, non so come dire... è difficile... va be’, niente, tanto hai capito.
- Senti, quando ti chiedo di rispondere a qualche domanda importante non mi rispondere recitando una parte, senti, pure io ti voglio bene, io non voglio fare buone azioni, io in quest’ultimo periodo mi sento bene... non ho mai avuto un rapporto così profondo con un’altra persona... non lo so... per me è importante.
- Marco, scusami, certe volte mi dimentico che ci sei, cerca di capirmi, io non sono abituato a vivere in questo modo.
- Ma neanche io.
- ...
- Che ora abbiamo fatto?
- Sono quasi le quattro.
- C’hai sonno?.
- No... senti, sai che penso?
- No, che cosa?
- Penso che tutte queste cose le riscriverò tutte, mi piacerebbe farci un romanzo...
- Guarda che quando si scrive vuol dire che non si vive, è un po’ un brutto sogno, io adesso non scrivo più, l’ano scorso avevo scritto un sacco di cose.
- Cioè?
- Niente, conoscevo una ragazza, si chiamava Caterina, siamo stati un po’ insieme, io ho scritto pure un po’ di poesie, però così, forse non c’ho creduto neanche io, quelle cose lì, adesso mi sembrano assurde, cioè non le scrivevo per Caterina, le scrivevo e basta, ma non erano cose vere, erano poesie d’amore... però, io non ero innamorato, almeno credo.
- E poi non hai più scritto?
- No, adesso tutte queste cose mi sembrano molto lontane.
- Senti, la sai una cosa... ma tu ti senti personaggio?
- Cioè? Che c’è sotto?
- Eh... insomma, da quando ti conosco ho preso nota di tutto quello che hai detto e hai fatto, proprio cercando di essere il più fedele possibile alla memoria e di ricostruire tutto nei dettagli...
- Ah! Ma per esempio che cosa hai scritto?
- Tutto, tutto quello che mi colpisce, in qualche modo ti ho rubato qualche pezzetto di vita, scusa, se ti dà fastidio dimmelo e butto via tutto, guarda, mica mi dispiace... veramente...
- Adesso però queste cose me le devi fare leggere, così vedo se mi ci ritrovo... Oh! Ma lo sai che è quasi l’alba... tra due ore mi devo alzare.
- dai, adesso andiamo a dormire... che di fesserie ne abbiamo dette pure troppe.
- Allora ci vediamo domani alle tre, cioè, oggi, vengo io.
- Va bene...
- Allora buonanotte
- ...
- Beh! che fai, non chiudi?
- Perché non chiudi tu?
- E perché devo chiudere io? ... Va be’, va’, chiudo io, però prima mi devi dire una cosa... per te sono timido?
- E mo’ questa come t’è venuta in mente?
- Mah, così, me l’ha detto quella ragazza a Bracciano, però rispondi.
- Timido? Certe volte mi sembra che tu non abbia paura di niente...
- No! Ti sembra, ma forse è perché sono brutto...
- Brutto eh! Va be’ è meglio che lasciamo perdere...
- Ma no, dai, veramente, sono brutto, sono condannato a scontare un forte isolamento culturale, sei bello tu che piaci alle donne, ma a me non mi guardano proprio, come il brutto anatroccolo...
- Senti, ma ci sei o ci fai?
- E’ la mia anima di attore che torna a galla, mi piace recitare... beh! Che c’è? ... parla!
- Niente, sto pensando al recitare, mi viene in mente che...
- Zitto! Non lo voglio sapere.
- Va be’
- Non lo voglio sapere perché già lo so... non te la sei mica presa?
- Ah, ci mancherebbe pure... sei proprio grande e non solo, ... non so quasi che dire, ma mi sento protetto, al sicuro.
- Queste cose le so, me le hai già dette.
- Va be’, però io le penso veramente.
- Lo so, mi fa piacere che le pensi, ma io mi sento molto al di sotto di come mi giudichi tu.
- Mah! Dopo una nottata passata a parlare così io mi sento felice e il merito è solo tuo.
- Ma io non ho fatto niente...
- Tu non hai fatto niente? Beh allora vuol dire che io riesco ad essere felice di niente, ma è un niente così differente! Ci sei, e tu credi che ci possa essere qualcosa che conta di più?
- Zitto, va’, adesso vai a dormire veramente, oh! chiudo io, però... la sia una cosa... si sta bene a chiacchierare...
- A chi lo dici...
- Va be’ allora buonanotte... e grazie.
- Marco ti prego, non dire grazie.
- Va be’, buonanotte.
- Sta bene, ciao.
Non è facile stabilire i confini tra la speranza e la paura, oppure tra la fiducia e la paura, è anzi molto difficile esercitare seriamente la libertà di giudizio e di comportamento cui non si è abituati, la vita è una scienza i cui principi derivano facilmente dall’esperienza quando questa esperienza è confortata da un principio di autorità, come in tutte le scienze il difficile è aprire vie nuove, spingersi oltre le colonne d’Ercole, l’abitudine al principio di autorità spinge piuttosto a mettere in dubbio se stessi, ad avere paura del vuoto, del viaggio senza ritorno, delle ombre che l’inconscio spinge contro di noi. Marco e Angelo, anche se da diversi punti di vista avevano varcato i confini dell’autorità ma proprio per questo cominciavano nel loro intimo una dura lotta contro se stessi, ciascuno dei due nascondeva nell’anima contraddizioni, rimorsi, speranze incoscienti, volontà di amare e di essere amato, esigenze di libertà e di dominio. Angelo in qualche momento si rendeva conto che la gran parte della speranza che riponeva in Marco dipendeva dall’idea che Marco potesse un giorno rendersi conto di essere omosessuale, Marco aveva negato di essere omosessuale... ma in fondo perché allora non era mai andato via? Angelo ricercava mentalmente in tutti i discorsi detti e taciuti di Marco tutti e soli i segni che lo potessero confermare nella sua ipotesi. Angelo aveva letto che molti omosessuale accettano di essere tali solo dopo difficili lotte con se stessi, anche se non attribuiva troppa credibilità a tale ipotesi, pecche in se stesso non aveva mai ritrovato il minimo dubbio sulla sua sessualità, si faceva forte di questa possibilità. Se Marco si fosse riconosciuto omosessuale e si fosse poi allontanato da Angelo, Angelo avrebbe pur sempre agito in nome di una solidarietà che gli sembrava più vincolante di qualsiasi altra. Marco avrebbe potuto avere bisogno di tempo, Angelo avrebbe aspettato. Ma Angelo si chiedeva se sarebbe stato disposto a vedere andare via Marco... lo avrebbe voluto tutto per sè, e nonostante tutti si diceva che amare vuol dire rendere libero l’amato. Angelo rifletteva con terrore sul senso di solitudine e di abbandono che avrebbe provato nel momento di vedere Marco andare via e temeva che questo prima o poi sarebbe accaduto, per questo in fondo desiderava conoscere che cosa Marco si aspettasse dal futuro, Angelo tuttavia non comprendeva che esistono stati di coscienza veramente indeterminati, domande fondamentali su noi stessi alle quali possiamo non essere in grado di rispondere. Marco già da alcuni mesi aveva l’oscura certezza che sarebbe rimasto solo, che non avrebbe trascorso la sua vita lavorando per una famiglia e non avrebbe avuto una donna vicino, aveva bisogno di mitizzare le immagini femminili e di staccarle da un interesse che unisse amore e sesso, forse per questa ragione gli era stato più facile avvicinarsi ad Angelo, non ne aveva paura... Si chiedeva che differenza ci fosse tra ciò che provava per Angelo e le sensazioni di tipo sessuale che provava davanti alle riviste porno che qualche volta aveva comprato, così la sessualità vissuta a livello di fantasia autoerotica appariva sostanzialmente diversa dal rapporto affettuoso con Angelo, tuttavia la differenza tra queste due realtà che era stata sempre a favore della maggiore immediatezza della sessualità diretta cominciava a preoccupare Marco che, tra sublimazioni petrarchesche e autoerotismo non si sentiva realmente appagato e aveva cominciato a vivere una strana specie d’amore, apparentemente senza sesso e quindi senza turbamenti. Marco cominciava ad esser convinto che quella nuova specie di affetto fosse pur sempre capace di dare sicurezza e, in fondo, era tremendamente reale, era uno scambio affettivo a due, il primo e l’unico rapporto in cui Marco sentiva di essere amato per se stesso, in modo gratuito, senza che da lui si richiedesse nulla, lo sgomento di tutto ciò lo metteva in crisi e si diceva che avrebbe dovuto stare in guardia per non fare divenire quel rapporto troppo stretto, eppure se a un livello molto superficiale si diceva che avrebbe fatto meglio a scappare via, a livello più profondo cominciava a credere che restando vicino ad Angelo non sarebbe stato mai solo... avrebbe forse perso la sua libertà, ma la libertà della solitudine è angosciosa. Con questi problemi nell’anima si incontrarono il pomeriggio del giorno seguente, Marco chiese subito di leggere quello che Angelo aveva scritto su di lui, Angelo insistette nel chiedergli se voleva veramente, poi gli diede l’agenda e Marco cominciò a leggere a voce alta, con molta attenzione e chiedendo spiegazione di tutto, suggeriva modifiche, correzioni, Angelo era molto teso perché dopo le prime pagine il diario prendeva una piega diversa e Angelo non sapeva come Marco l’avrebbe presa, man mano che si andava avanti con la lettura sentiva aumentare la tensione, poi intervenne direttamente.
- Senti, Marco, aspetta, adesso prima che vai avanti, guarda, lì dentro c’è proprio tutto... non so se è il caso di continuare, non vorrei che ci rimanessi male... senti, per favore, pensaci bene...
- No, leggiamo, su.
Marco andò avanti nella lettura, ma non più a voce alta, Angelo aveva le mani gelate e cercava di seguire col pensiero la lettura, poi a un certo punto Marco chiuse l’agenda con una smorfia di disappunto.
- Basta, mi dà fastidio leggere queste cose.
Angelo era gelato e non sapeva che cosa dire, Marco si alzò, girò per la stanza, poi prese la borsa.
- Senti, io me ne vado...
Angelo non rispondeva ma avrebbe voluto piangere, rimase zitto parecchi secondi, Marco imboccò il corridoio, Angelo rimase in silenzio, poi sentì chiudere il portoncino, era in preda a una terribile crisi di disperazione, non passò un minuto che sentì suonare alla porta, corse ad aprire col cuore in gola, Marco era tornato indietro.
- Senti, adesso parliamo cinque minuti, però poi me ne vado perché voglio stare solo.
- Marco, ti prego, credimi io non volevo, hai ragione, ... senti, ti prego, perdonami, non volevo farti male...
- Senti, sta’ un po’ zitto! Io tra cinque minuti me ne vado, non è che non voglio stare qui, è che non voglio stare con nessuno, voglio stare solo, per favore, non dire niente.
Passarono cinque minuti di silenzio terribile, poi Marco si alzò, scambiarono un ultimo sguardo, avevano entrambi gli occhi umidi, quindi Marco andò via. Era pieno giorno, Angelo lo vide allontanarsi senza voltarsi dalla finestra che dava sulla strada. Marco si sentiva vuoto, come se dovesse ricominciare tutto da capo, camminava senza sentire il proprio peso, aveva solo voglia di camminare senza fermarsi, aveva letto che qualche volta Angelo si masturbava pensando a lui e non comprendeva come quell’affetto così rispettoso potesse mescolarsi con l’attrazione sessuale, se da un lato l’idea di essere desiderato sessualmente da un altro ragazzo induceva in lui delle reazioni dirette, queste reazioni erano poi sue nel senso più profondo del termine? Masturbarsi pensando a qualcuno vuol dire pur sempre amarlo molto, Marco sentiva che Angelo in qualche modo dipendeva da lui ma voleva restare solo, desiderava lasciare decantare dentro di sè quella massa di sensazioni forti che aveva provato in così poco tempo. Dal punto di vista di Angelo la cosa era motto diversa: sensi di colpa per aver offeso col proprio amore la persona amata, disperazione, solitudine, pianto, desiderio di non vivere più, volontà, ansia di essere abbracciato, di essere perdonato da Marco, di essere santificato quasi dal suo perdono. Angelo anche in questo abbandono sentiva che Marco gli voleva bene anche se non poteva continuare ad andare avanti così, quel distacco era forse più di qualsiasi altra azione di Marco un disperato atto d’amore capace di venare la disperazione di qualche traccia di speranza. Angelo viveva una ebbrezza di purezza sublime, si sentiva amato e amante fino alla disperazione, il loro rapporto era sospeso, forse per sempre negli atti esterni, ma sarebbe continuato senza limiti di tempo nelle zone più profonde del cuore. E’ terribile amare contro tutti e tutto e perfino contro se stessi, l’altro vive dentro di te e tu hai la certezza di vivere dentro di lui, forse è questa la comunione dei santi. Nello stesso giorno in cui si erano lasciati sentivano che non avrebbero potuto lasciarsi veramente. Marco aveva bisogno di una pausa, di una tregua con se stesso, rifletteva sui propri sentimenti e capiva di voler bene ad Angelo ma di non provare per lui attrazione sessuale, gli venne in mente che una vera reciprocità in quel rapporto non ci sarebbe mai stata, avrebbe dovuto essere estremamente chiaro con Angelo, anche a costo di fargli male, non voleva che Angelo coltivasse delle illusioni senza fondamento, gli pareva quasi di ingannarlo ed era convinto o meglio si sforzava di essere convinto che dopo quel chiarimento tra lui e Angelo tutto sarebbe finito. In sostanza Marco non trovava in sè una ragione per interrompere quel rapporto e riteneva il proprio disinteresse sessuale un motivo sufficiente per non essere amato. Tuttavia l’amore di Angelo verso Marco, più che sessualità immediata era un disperato tentativo di identificazione, una ricerca affannosa di aiuto da parte di un uomo che si sente morire giorno dopo giorno e vuole sopravvivere per bruciarsi tutto per colui che gli promette di offrigli la vita. Marco pensò che non ritelefonare sarebbe stato meglio, non per sè ma per Angelo, e che ad Angelo non avrebbe avuto nulla da dare se non speranze vuote e delusioni brucianti, gli voleva bene ma non avrebbe mai potuto renderlo felice, poi gli venne in mente che tutto quel ragionamento veniva solo dal tentativo di applicare al loro strano rapporto delle categorie, dei comportamenti stereotipi. Verso sera giunse alla conclusione che avrebbe detto tutto quello che aveva da dire. Telefonò.
- Ciao
- Come va?
- E tu?
- ...
- Senti, vengo domani così ti riporto un po’ di libri.
- I libri tienili, io li ho già letti...
- Va be’, allora che devo fare? Non devo venire?
- No, se vieni sono contento... grazie.
- Va be’, parliamo domani... be’? Che pensi?
- Niente, sono contento... e poi lo sapevo che ti avrei risentito...
- ... oggi pomeriggio ho passato dei momenti brutti...
- Lo capisco benissimo e guarda proprio mi dispiace...
- No, non lo capisci... mah! Forse di cose ne capisci pure troppe.
- ... Dio! non so che dire.
- Qui se c’è qualcuno che deve dire qualche cosa sono io... Mah! Basta! Vengo domani pomeriggio... Come stai?
- Bene nel senso più profondo.
- Allora ciao!
- Sta’ bene, buonanotte!
Angelo cominciò a pensare a ciò che Marco avrebbe potuto dirgli l’indomani, non riusciva ad evitare di proiettarsi troppo lontano. Il suo cervello cominciò a lavorare a vuoto, a formulare ipotesi. Che cosa Marco avrebbe potuto aspettarsi da lui? Se Marco gli avesse detto di essere omosessuale Angelo avrebbe compiuto il suo sogno, d’altra parte Angelo non si aspettava un discorso di questo genere, lo desiderava sì, ma non lo credeva possibile. In ogni caso Angelo non avrebbe rinunciato a dire a Marco che gli faceva piacere essere trattato come era trattato e meno ancora avrebbe rinunciato a dirgli che gli voleva bene. Dal lato suo Marco era deciso a dire come stessero le cose dal suo punto di vista. Il pomeriggio cominciò con una conversazione fatta di battute leggere, nessuno dei due aveva intenzione di affrontare discorsi seri. Non fecero riferimento alla telefonata della sera prima, tuttavia le cose non dette premevano per venire alla superficie, come sempre fu Marco a prendere l’iniziativa.
- ma tu ti sei mai chiesto perché ti telefono e ti vengo a trovare?
- Me lo sono chiesto e come.
- Certe volte ti chiamo perché non c’ho niente da fare.
- E allora?
- No, così, cioè, a me in fondo dei discorsi che faccio con te non me ne importa niente, li faccio per te... hai capito?
- E con questo?
- Cioè, io parlo di cose che non mi riguardano, cioè, lo so quello che provi tu per me, ma io per te non provo le stesse cose, mi fa piacere quando ci sei, però, quando non ci sei, per me è lo stesso...
- E allora?
- Allora penso che tu puoi dipendere da me e questo mi dà fastidio, mi sento legato e poi penso che ti puoi aspettare da me cose che non sono in grado di darti... insomma, vista da me ... è proprio un’altra cosa.
- Questo lo so, non è la prima volta che lo dici... guarda che non hai obblighi di nessun genere... sei completamente libero.
- Aspetta, io queste cose te le devo dire, però tu lo sai che quando si è amici di qualcuno c’è una certa identificazione, poi magari è tutto sbagliato, però uno ci si ritrova un po’... adesso non mi va di parlare di queste cose, non mi va di farmi capire... io lo so che faccio male quando faccio così ma non mi va di andare oltre, lo so che è una cattiveria, ma non mi va.
Angelo rimase in silenzio, Marco si accostò alla libreria, ne prese un libro, Le mani sporche, di Sartre.
- Questo l’ho letto anch’io, è bello.
- Io l’ho visto in televisione, tutti dicono che parla di Trozskij ma forse non parla solo di quello...
- Mh... beh... comunque era una manovra di alleggerimento.
- Ma perché si finisce sempre nei discorsi difficili? Io penso che è meglio parlare di cose stupide.
- Quando tu sai che con una persona ci puoi parlare di cose serie, allora ci puoi pure parlare di stupidaggini perché tanto lo sa che è lo stesso.
- Bello! Mi piace. Senti, te la posso dire una cosa?
- Dai!
- Certe volte c’ho l’impressione che ridi meno di prima e che non fai mai pazzie, che non ti lasci andare mai, prima qualche volta lo facevi adesso invece tendi di più al cupo.
- Ma che dovrei fare?
- Trovare un entusiasmo vero... mi piacerebbe vederti contento veramente, ma ho l’impressione che c’è qualche cosa che non va.
- Ma non è cambiato niente.
- Nelle cose no!
- ...
- Dai, cambiamo discorso che è meglio.
- Senti, ma tu dormi sempre dalla parte del cuore?
- Fammi pensare da che parte è la sponda del letto.
- Ma è una metafora, è un pezzo di una canzone.
- Beh! Allora sì, certamente... e tu?
- Mah!... Ma che intendi per fare pazzie?
Marco proseguì il dialogo in modo evasivo, citava frasi di film, faceva battute non pertinenti, impediva in ogni modo ad Angelo di parlare, lo scoraggiava. Angelo dal canto suo provava talvolta una situazione di disagio, era la prima volta che la presenza di Marco lo metteva in difficoltà con se stesso, non si trattava di fastidio, tuttavia avrebbe voluto in certi momenti non esserci, per la prima volta in un momento in cui Marco gli era vicino provò il desiderio di non essere lì, avrebbe preferito rintanarsi con le sue cose, in un calore chiuso e riflesso tutto su se stesso, per la prima volta viveva realmente a livello emotivo il distacco da Marco, pensava tra sè: “Dio! Come finisce un amore! Adesso sono assolutamente solo, basta solo un istante per capire che non ami più, eppure il mio forse non era nemmeno amore, chi ama non dovrebbe smettere di amare per il solo fatto di essere abbandonato, in fondo il mio amore non era che una montatura egoistica basata sull’affetto che Marco ha avuto per me... era lui in fondo a reggere tutto”. Angelo era abituato a vivere solo, forse avrebbe continuato a vivere sognando di Marco a occhi aperti, come altri sognano di Dio, credeva comunque che avrebbe dovuto trovare qualcosa da fare per dare un senso alla vita: farsi prete, oppure scrivere un romanzo in cui l’omosessualità fosse descritta con tono sereni, senza angosce, un romanzo di cui avrebbe voluto essere protagonista, una storia d’amore in cui l’amore è reciproco, totale, con o senza sesso, ma fino alla morte e oltre la morte, una storia d’amore che fosse anche una storia di lotte comuni, di sofferenze comuni e di felicità comuni, o forse avrebbe dovuto studiare, lavorare avrebbe dovuto divenire uno che conta per poter predicare un verbo molto sottile e ambiguo, al cui fondo fosse sempre il proprio diritto alla vita, senza scelte tra apparenza e emarginazione. Certo idee velleitarie gli si agitavano per la mente, continuava a camminare, ma quella serata per lui era già finita, Marco continuava a parlare, Angelo continuava a rispondere, Marco interpretava le parole di Angelo perché pensava che Angelo stesse soffrendo, ma Angelo non era più lì, era già molto lontano. Come è il panico della morte così è quello del distacco, si teme ma poi si può solo accettare, come morire non dipende da noi, così non dipende da noi continuare ad mare, sono cose che semplicemente accadono, senza vera angoscia, un salto e sei fuori, ad Angelo tornava in mente Alberto Finzi Contini del romanzo di Bassani, tra Alberto e Malnate c’era un po’ un rapporto come quello tra lui e Marco , che cosa lo aveva salvato dal disfacimento più terribile? ... Solo la morte di entrambi che aveva tolto a ciascuno la possibilità di vivere una vita propria. Quando l’amore finisce, quando cioè non si ama più, terminano le sofferenze e ricomincia la solitudine che non è angoscia perché è senza attese, anche la sessualità si spegne quando finisce l’amore, si vive in un limbo vuoto che dà spazio al sonno e alla coscienza, che apre la mente a una consapevolezza di sè come creatore, come consolatore, come autonoma inesauribile fonte di pensieri, in quei momenti Angelo ripensava ai suoi sogni... fin dove si era arrampicato il suo spirito, fino a quale rifiuto di pensare si era spinto per inseguire una speranza! La parola amore gli sembrava una parola senza senso, per gli altri forse l’amore esisteva, per lui no... eppure in qualche modo aveva amato ed era stato amato, come avrebbe voluto essere in grado di amare senza speranza, allora si sarebbe sentito perfetto, e non era l’idea che Marco se ne stesse andando per la sua strada a sconvolgerlo, ma l’idea di non riuscire ad amarlo ugualmente. Quello di Marco non era un tradimento e Angelo lo sapeva, un altro mondo, con altre speranze e altri amori stava portandogli via Marco, forse una ragazza, forse solo un desiderio di libertà, in tutto questo, che pure in qualche modo gli toglieva la speranza non c’era odio nè perfidia, era il compiersi di una realtà che Angelo non conosceva ma che in qualche modo era fatta di desiderio, d’amore, di angoscia e di speranza, di senso di incompletezza e di solitudine, Angelo desiderava fortemente che Marco, andandosene per la sua strada potesse essere felice, era questo forse l’unico modo assolutamente disinteressato di amarlo, per questo Angelo era felice di non provare gelosie. D’un tratto venne in mente ad Angelo che forse quel distacco, per Marco, non fosse o potesse non essere del tutto sena rimpianti e senza problemi, questo pensiero bastò a farlo tornare alla conversazione, voleva che Marco sapesse che avrebbe continuato a volergli bene e che prendeva quel distacco con serenità.
- Senti Marco, adesso me la fai dire una cosa?
- Dai, su, ... che c’è ... però non facciamo troppi discorsi.
- Devo stare zitto, va be’, però accidenti come è difficile parlare...
- Parla, parla...
- Io lo sento che stai andando via ma per me resti sempre un dio.
- Sono contento che lo capisci, penso che non ti telefonerò più...
- Va bene anche così.
Seguì una lunghissima pausa.
- ... Però senti, se poi ti richiamo tu mi rispondi?
- Certo che ti rispondo!
Angelo si sentì gelare da quello strano modo di dire addio, erano all’ultima fermata, Marco non sembrava aspettare l’autobus, più avanti c’era un largo con delle panchine, andarono a sedersi, Angelo si chiedeva se quello fosse veramente un addio, Marco che pure aveva voluto quell’addio si chiedeva se non stesse recitando una parte e quale fosse la reale consistenza della sua volontà di andare via, voleva una pausa perché un po’ aveva paura, ma quella paura era anche la ricerca di una conferma, all’atto del distacco Marco sentiva quanto Angelo gli volesse bene e quanto questo fosse importante per lui, sapeva che Angelo avrebbe continuato ad amarlo, non voleva ingannarlo e non voleva deluderlo con la sua libertà, voleva che Angelo non lo mitizzasse, non finisse per credere in lui ciecamente, voleva che sapesse che poteva andare via, che poteva andare per la sua strada, forse non oggi, forse tra un anno, ma voleva anche metterlo alla prova per vedere se Angelo avrebbe saputo amarlo anche così. Nella volontà di fuga di Marco c’era pur sempre una volontà di lasciarsi dietro una scia per riconoscere i suoi passi e per non perdere la via del ritorno. E poi chi se ne vuole andare se ne va e basta, non lo dice rima, non si sente obbligato a dare spiegazioni, chi invece si ferma a dire addio sente che c’è qualcosa da lacerare. Angelo che pochi minuti prima aveva provato il senso del distacco si sentiva ansioso, temeva di poter deludere; in un addio come quello, Angelo rivedeva il suo Marco, vedeva che Marco era incerto, diviso tra sparire e restare. Marco capì che il momento era importante, si fermò a parlare, a dire cose belle di Angelo, ma per Angelo quelle parole contavano poco perché erano tutte al passato, solo l’ipotesi di risentirsi “dopo” era per il futuro, solo quello contava veramente. L’addio non era più un addio, era già una attesa, l’attesa di un ritorno, anche quella prova andava superata ma era piccola cosa, forse un mese, forse un anno, Marco non lo aveva mai abbandonato, perché avrebbe dovuto farlo allora?
FINE