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venerdì 16 dicembre 2016
IL CASO DI OSCAR WILDE (secondo Raffalovich) 1
Con questo post inizia una serie di quattro post tutti dedicati al caso di Oscar Wilde così come presentato da Raffalovich in “Uranismo e Unisessualità”. Va subito chiarito che sono stati fatti diversi studi sugli atti giudiziari e sui riflessi della vicenda Wilde, così come appaiono dai giornali dell’epoca, ma l’analisi e il giudizio di Raffalovich hanno un’importanza specialissima, in primo luogo perché Raffalovich è un contemporaneo, scrive pochissimo tempo dopo la conclusione del processo, è omosessuale, conosce personalmente Wilde e proprio per questo vede le cose dall’interno e non si affida al sentito dire o a sintesi altrui. Al di fuori delle persone direttamente implicate nel caso Wilde, ben poche persone sono state così profondamente coinvolte da esso come Raffalovich.
Va però anche sottolineato che Raffalovich ha avuto motivi di incomprensione con Wilde dovuti a ragioni molto private. Nel 1891 Wilde pubblica “The picture of Dorian Gray”, un libro importante sotto molti aspetti nella vicenda umana di Raffalovich. Il romanzo di Wilde, si ispira a John Gray, personaggio molto in vista della vita mondana londinese, un esteta di umili origini, nato nel 1866, che aveva abbandonato la scuola a 13 anni ma che era riuscito a farsi apprezzare nell’alta società. Nel 1892, cioè l’anno successivo alla pubblicazione del ritratto di Dorian Gray, Raffalovich, a Londra, conosce John Gray, che aveva allora 26 anni (Raffalovich ne aveva 28) e tra i due nasce un amore profondo che li terrà uniti per tutta la vita, anche se in situazioni, all’inizio, neppure lontanamente ipotizzabili. Proprio in quegli stessi anni, tra il ’94 e il ’96, Raffalovich porta a termine il suo “Uranisme ed Unisexualité” in cui dedica parecchio spazio alle vicende giudiziarie di Oscar Wilde. Aggiungo per completezza che John Gray si fece prete cattolico e fece il parroco a Edimburgo, Raffalovich si convertì al Cattolicesimo, pagò gli studi a Gray e lo seguì a Edimburgo prendendo dimora in una casetta vicina alla parrocchia di Gray. Morirono nello stesso anno 1934 e furono sepolti nella stessa tomba. Nella sostanza Raffalovich sottrasse John Gray all’influenza di Wilde. Tra Raffalovich e Wilde le incomprensioni reciproche erano sostanziali, Raffalovich era rigorosamente omosessuale e considerava l’omosessualità come un valore fondante della moralità di una vita e la sua vicenda personale lo testimonia. Wilde, che era sposato e aveva due figli, considerava l’omosessualità come un insieme di avventure personali e sosteneva che “non si può essere innamorati della stessa persona per più di sei settimane”. Raffalovich, con ogni probabilità, visse dopo la sua conversione in castità monastica, Wilde si riteneva libero da ogni limite nella sua ricerca del piacere. Si tratta di due mondi molto lontani. Tutto questo spiega l’atteggiamento duro che Raffalovich dimostra nei confronti di Wilde, a fronte di un atteggiamento molto più rispettoso e comprensivo verso Alfred Douglas, di cui sui sottolinea la devozione assoluta al suo amante.
Ma lasciamo ora la parola a Raffalovich.
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IL CASO DI OSCAR WILDE
Le società hanno i criminali che si meritano (Lacassagne)
Al termine delle lunghe giornate rattristate dall’emozione per il caso di Oscar Wilde, cercavo di consolarmi leggendo le conversazioni del grande Goethe. Cercavo di innalzarmi fino alla sua serenità e traevo ispirazione dalla sua saggezza chiara e profonda. Anche lui, mi dicevo, si sarebbe rattristato vedendo tanta ignominia e tanta ignoranza. Il modo di fare del pubblico sarebbe stato per lui rivoltante come gli atteggiamenti degli accusati e dei coinvolti. E avrebbe buttato lontano da sé i giornali inglesi o stranieri con i loro apprezzamenti assurdi o scontati. In questo processo parla la storia ed è tempo di abbandonare molti stereotipi.
“Ogni uomo, ha detto Goethe, ha diritto a una filosofia che non distrugga la sua individualità. Questa è l’origine psicologica delle filosofie.” Ed era altrettanto persuaso che quelle Forze, quelle Decisioni, che egli chiamava das daemonische [il demoniaco] non permettono per troppo tempo ad una individualità di oltraggiare le altre individualità. Ciò che rende così giuste le vendette del tipo di questa (perché ci sono delle occasioni in cui ci si sente quasi in diritto di parlare di persone specifiche) è la loro stessa lentezza: non è più una questione di colpevolezza ma di criminalità. Se Oscar Wilde, per esempio, fosse stato colpito qualche anno fa, la sua colpevolezza dal punto di vista di una morale alta non avrebbe raggiunto il livello della criminalità.
Quando lo accuso di criminalità, non mi occupo più degli atti sessuali che gli sono stati rimproverati ma del ruolo che ha rivestito, dell’influenza che ha assunto e così male impiegato, delle giovani vanità che lui ha falsificato, dei vizi che ha tanto incoraggiato. La società inglese è altrettanto colpevole. Quanto a lui, che sia stato o meno “come la grande Saffo” con tutti “questi galoppini dagli occhi di tribade”, la morale più indulgente e la più lassista ora lo condannano da altri punti di vista, come fa l’opinione pubblica. Solo che l’opinione pubblica mi ispira poca stima su questo argomento; essa lo ha supportato, sostenuto, intrattenuto, l’ha subìto, questo infelice sacerdote di Priapo, ammalato del male delle rivendicazioni; l’opinione pubblica gli ha perdonato molte cattive parole che erano cattive azioni, e oggi è la sua colpevolezza che essa attacca più che la sua criminalità. E chissà come l’opinione pubblica cambierà direzione un giorno: forse in suo favore.
Sarebbe una buonissima cosa (e non necessariamente un’utopia) se questo processo aiutasse a chiarire la questione dell’inversione sessuale, una delle più importanti del presente e dell’avvenire. Questo processo, ancora più storico che scandaloso, secondo me, contribuirà a questo chiarimento necessario che arriverà, mi chiedo solo perché debba arrivare oscurato dalla licenza dei costumi.
Un’ultima parola prima di cominciare: per giustizia verso l’Inghilterra e per fare un po’ vergognare i giornali stranieri che hanno spinto lo sciovinismo fino a negare l’universalità dell’unisessualità, citerò una lettera di Madame, la moglie di Gastone l’invertito, cognata di Luigi XIV e madre del Reggente:
“Dunque voi pensate, mia cara Amelia, che non ci sia un gran numero di monelli che hanno le stesse inclinazioni dei Francesi! Se lo pensate vi sbagliate di grosso. Gli Inglesi sono altrettanto determinati e non si comportano meglio. Mi fate ridere se pensate che questo peccato non si commette in Germania . Credetemi, anche i Tedeschi si intendono molto bene di quest’arte. Se Carlo-Luigi non fosse stato presente, il principe di Eisenach, che è caduto in Ungheria, avrebbe ucciso il principe di Wolfenbuttel. Quest’ultimo voleva fargli violenza e l’altro non ci sentiva da quell’orecchio. Carlo-Luigi mi ha raccontato anche che tutta l’Austria era infestata da vizi simili…,” 3 settembre 1708.
Dopo avere appassionato i curiosi, gli oziosi, gli sfaccendati, dopo avere occupato le persone serie, i colpevoli o gli imprudenti, il caso di Oscar Wilde appartiene ora alla scienza e alla storia. Gli storici della morale sociale non potranno trascurarlo. Nessun caso che riguardi i comportamenti di questo tempo è stato di una simile portata. Gli scandali di Cleveland Street,[1] che sono diventati famosi in Francia attraverso le battute sui giovani telegrafisti, e sono stati seguiti dall’allontanamento forzato di lord Arthur Somerset, non evidenziavano che dei vizi individuali che si servivano della comune organizzazione del vizio. Nessuno dei disgraziati coinvolti in questo caso si era innalzato apertamente contro l’opinione pubblica. Nascondevano le loro abitudini. Avevano paura, provavano vergogna. La loro ipocrisia confinava con la decenza e la loro prudenza era un omaggio al pudore. Non si poteva accusare la società di una tolleranza indebita e nemmeno i colpevoli di aver voluto celebrare apertamente Sodoma.
Locali come quelli di Cleveland Street, clienti, prostituti, gestori di case di prostituzione esistono dovunque. Esiste Sodoma, la città invisibile, venale e minacciosa.
Ma la tragedia che ha Oscar Wilde per titolo e di un’altra natura. Oscar Wilde è stato incoraggiato, tollerato dalla società inglese. Si diceva che fosse un’istituzione. Ha deviato sempre di più e sotto il dominio della vanità e dell’impunità era arrivato da lì alla vita più audace e più pericolosa per la salute pubblica e anche per lui stesso.
È stato vittima di se stesso, della società e dei suoi amici. Se lo si compatisce nella sua grande disgrazia, ci si ricorda che è stato un pericolo nazionale; senza tutto questo, se fosse stato soltanto un pervertito cerebrale sospettato di perversioni sessuali e acciuffato dalla polizia, il sua caso non meriterebbe uno studio così approfondito. Il caso di Oscar Wilde, considerato seriamente, è di una importanza capitale. Come è stato permesso a un uomo simile di tenere un corso di mutuo egoismo con l’assenso della società inglese? E come, attraverso quali inconcepibili imprudenze, una impunità così consolidata è andata improvvisamente in pezzi?
Oscar Wilde (figlio di un medico irlandese molto conosciuto e di una madre tuttora vivente e che, col nome di Speranza, scriveva poesie irlandesi), è sempre stato molto irlandese, poteva parlare molte ore senza stancarsi, amava il suono della sua voce lenta, rideva violentemente alla sue stesse battute incessanti, faceva spesso l’effetto di masticare le sue parole come se fossero caramelle. Non lo si poteva veder parlare senza notare le sue labbra sensuali, i suoi denti scoloriti e la sua lingua che sembrava leccare le parole. Questo paragone triviale è di una esattezza scioccante. Era un parlatore di cui si vedeva la macchina in funzione. I miei lettori lo hanno probabilmente visto: di alta statura, un negro sbianchito o arrossito, imberbe, pettinato con cattivo gusto.
Quando comparve a Londra, si conquistò una fama di eccentricità e di talento da buffone. A Oxford si era distinto per gli studi seri. Guidato da M. Whistler (che lo ha molto rimpianto dopo e che gli aveva fornito molto spirito e molta originalità), entrò nell’ambiente mondano, preoccupato soprattutto di stupire, di divertire, di fare parlare di sé, senza disdegnare alcuna forma di stupidità, sempre in cerca di qualsiasi spiritosaggine o battuta impudente, felice di essere fischiato, capace di imporsi poco a poco.
La società inglese ebbe il suo buffone come aveva la sua bellezza, Mm Langtry; la carriera della dona più bella e del più vanitoso degli uomini si commentano reciprocamente, ma dato che lei vive ancora, e anche lei fa parte della storia, anche se della storia aneddotica, non parlerò che in modo molto riservato dell’opinione della “nuova Elena” sul suo poeta e amico. Un giornale americano l’ha consultata, e stando al giornalista americano, lei ha risposto che aveva conosciuto Oscar Wilde dopo che lo avevano rimandato indietro da Oxford, che lui aveva sempre queste idee, che era un uomo affascinante, di cui tutti ridevano nella più alta società e che lo si amava senza prenderlo sul serio.
Autentica o no, questa risposta del Giglio di Jersey, della bella per la quale fu inventato il titolo di bellezza professionale, è un modo di scusare la società di Londra, il peggior modo di scusarla. Oscar Wilde faceva ridere, divertiva soprattutto gli ignoranti, i giovani che non hanno letto granché, le donne che hanno letto ancora meno, e anche qualche uomo serio troppo occupato per approfondire, anche solo un po’, qualcosa di così frivolo come l’influenza di un uomo che fa ridere.
I pittori dicevano di lui: capisce tutto meno che la pittura. I letterati al di sopra dei 23 anni: tutto salvo la letteratura. I musicisti: tutto salvo la musica. E così via. In Inghilterra la notorietà e la celebrità sono contigue. In un ambiente mondano le donne e i ragazzi giovani vogliono divertirsi a qualsiasi costo; la borghesia imita questi atteggiamenti come può, e lo scherno delle classi intermedie e inferiori aumenta la notorietà. Il principe di Galles volle fare la conoscenza di Oscar Wilde. Oscar Wilde diventò l’uomo più ricercato e più ridicolizzato. Si vantava del suo egoismo, della sua pigrizia, della sua vanità, della sua incostanza, di tutti i vizi confessabili. Era proprio l’avventuriero che divora le cose care e rare. Aveva ventotto anni. Se ne andò a fare delle conferenze in America. Lì risero di lui graziosamente, ma eccitare il riso faceva parte del suo progetto. Ritornò lamentandosi dell’Oceano che lo aveva deluso. Si sposò con una affascinante irlandese che aveva un po’ di patrimonio. Da questo matrimonio[2] sono nati due figli. Oscar Wilde avrebbe potuto essere felice senza la sua divorante vanità e in una società che non gli avesse fornito tanto pascolo. Ma allora era molto lontano dalle avventure di oggi. Il suo egoismo, è vero, era imperturbabile. Si orientava verso il più giovane e cercava di fargli girare la testa a forza di adulazioni e di fare di lui un discepolo. Discuteva, discuteva incessantemente, e fumava sigarette.
Si interessava allora di tutte le perversioni sessuali, le temeva, ne aveva paura in rapporto a se stesso. Gli piaceva parlarne, sapeva le storielle di tutta Londra. Le grandi tribadi lo affascinavano come i sodomiti coraggiosi o innamorati. Ci girava intorno. Era innocente, così diceva, ma seguiva la pista degli altri.
“Non credo proprio, diceva ai suoi giovani amici, che quelli che fanno queste cose si divertano tanto quanto mi diverto io a parlarne”[3]
Fu preso da un vero accesso di febbre cerebrale dopo aver letto “Monsieur Vénus” e ne raccontava la trama con un ardore poetico più che ammirevole. Era inesauribile. Per lui, quanto a lui, aveva paura. Sapeva di essere tanto conosciuto, che la sua immagine era così riconoscibile, che non avrebbe osato, in un luogo pubblico, discutere con sconosciuti compromettenti. Si vedrà la strada che ha percorso dopo.
Si ricordava allora di tutte quelle regole di prudenza e di decenza che aiutano un uomo onesto, anche se è invertito, a vivere con la fronte alta e senza paura. Se diceva ai giovani uomini del suo mondo: “Solo voi sapreste darmi un brivido di novità, solo voi sapreste mescolare il romanzesco e l’ironia, il romanticismo e il cinismo”, se rifiutava Mon Frère Yves, come troppo blando, troppo innocente, se la lettura in “A Rebours” dell’incontro del giovane uomo e di des Esseintes, gli dava un po’ della febbre di Monsieur Vénus, era soprattutto curioso, girandolone, timoroso, giocava con l’idea del pericolo più che col male in sé.
“Non posso farvi conoscere il signor Tizio o il signor Caio, diceva ai suoi giovani amici, perché potrebbero compromettervi.”
Quando gli si chiedeva di spiegare la situazione psicologica degli unisessuali del bel mondo, di quelli che vanno dappertutto, ma tirano dritto per la loro strada, assicurava che essi cominciavano con la gioia, il delirio della loro originalità, della loro indipendenza, ma che man mano che si isolavano sempre di più, man mano che erano per così dire marcati in volto, soffrivano molto. Secondo lui, essi cominciavano dall’esaltazione e dall’orgoglio e finivano per sentirsi dannati…
Ci fu qualche momento di esitazione quando scrisse Dorian Gray, un romanzo poco originale (Oscar Wilde non è mai stato originale), artificiale, superficiale, effeminato. L’unisessualità regnava ma senza vigore, nel chiaroscuro, nell’affettazione della paura.
Non vedo alcun argomento serio contro lo studio dell’unisessualità nell’arte. I maestri non ne hanno paura, da Eschilo a Swinburne. In Inghilterra, il teatro, il romanzo, la poesia, se ne sono impossessati o serviti, ma sempre in modo franco, eroicamente, o satiricamente, o appassionatamente.[4]
Oscar Wilde non avendo né il senso della vita né un talento che gli fosse proprio, ha potuto trattare l’inversione o la perversione sessuale solo debolmente, con una certa ipocrisia, languidamente.
Quelli che avevano capito e detestato la china sulla quale stava scivolando lo avevano abbandonato e avevano preso le distanze da lui prima del Dorian Gray. Quelli che aveva intorno non se ne rendevano conto, si divertivano con lui, condividevano i suoi gusti, lo capivano.[5] Questo è Oscar si diceva, tutti lo conoscono, può fare quello che vuole. I suoi amici e gli amici degli amici amavano ripetere: “Gli piace parlarne, ma non lo fa.”
Le sue lezioni di egoismo, di falsità, di menzogna, di sovrastrutture, di poveri paradossi spaccati in quattro, non erano abbastanza per screditarlo. Si permetteva ai propri figli di adularlo e di esserne adulati, di lasciarsi chiamare “il nuovo ragazzo di Oscar”.
Si era messo a lavorare e si parlava meno di lui quando la sua commedia “Il ventaglio di lady Windermere” fu messa in scena in uno dei migliori teatri di Londra. Mi ricordo di questa prima. La commedia corrispose a quello che mi attendevo dal suo talento e dalla sua sicurezza in se stesso: niente di così vecchio come la commedia, niente di così personale come il suo condimento.
La novità di questo tipo di plagio, gli interpreti, la moda, la famosa sigaretta che l’autore fumava gustando la sua apoteosi, dopo l’ultimo atto, in presenza del pubblico che lo acclamava, e il famoso garofano verde[6] all’occhiello gli provocarono un successo strepitoso. Il pubblico inglese ama le vecchie pagnotte; e Oscar Wilde, in più, gli offriva i vecchi ritornelli “artistici” e tutto lo “spirito” della sua esistenza e del suo mondo.
Oscar Wilde guadagnava ora denaro. Viveva poco a casa sua, stava qualche volta in un albergo, qualche volta in un altro. Rinunciava per la maggior parte del tempo alla vita domestica, ma il suo successo lo avrebbe potuto riportare alla vita rispettabile. Anche senza vivere una vita priva di sospetti, anche predicando la corruzione, anche circondato dai giovani uomini più visionari, più scintillanti di Londra, avrebbe potuto non crollare. Ecco uno dei punti curiosi del caso, una delle numerose lezioni commentate senza dubbio a Sodoma come a Londra.
Anche se fosse stato assolto, sarebbe comunque rimasto il modello di quello che non si deve fare. L’indulgenza che gli si accordava, il successo della sua commedia, la sua insensata vanità, la sua corte di gente giovane, sempre più giovane, come capita ad ogni celebrità sul punto di tornare indietro, la sua enorme indulgenza per i suoi propri capricci, lo avevano guastato e lui schiacciava tutto quello che stava intorno a lui o dentro di lui, anche le sue qualità, anche le sue amicizie.
Quello che Goethe chiama “das daemonische” [il demoniaco] gli fece fare la conoscenza di Alfred Douglas, figlio del marchese di Queensberry. Lord Queensberry, le cui due mogli hanno divorziato, è sempre stato famoso per il suo trasporto collerico, per la sua ostinazione, per le sue opinioni religiose professate o piuttosto proclamate a una prima di Tennyson. Suo padre, suo fratello e il suo figlio più grande sono morti tragicamente, uccisi da un’arma da fuoco. Un altro fratello è morto su una montagna. Una sorella ha sposato un giovane panettiere. Un’altra sorella non ha mai temuto la pubblicità, e ora protegge gli animali che la sua passione per lo sport prima perseguitava.
Lord Queensberry era stato profondamente amareggiato dalla elevazione del suo figlio maggiore, lord Drumlawing, segretario di Lord Roseberry, a pari di Inghilterra, mentre lui non sedeva nella camera dei lord.
I suoi figli avevano tutti preso le parti della loro madre, e i rapporti non avevano niente di cordiale.
Lord Alfred, un giovane uomo pallido e artificiale, sempre vicino ad ogni tipo di imprudenza e a ogni tipo di esagerazione, scriveva dei versi sui “due amori” e su “la lode della vergogna”,[7] traduceva dal Francese in Inglese la Salomé[8] che è dedicata a lui, collerico come suo padre, trascinò Oscar Wilde alla rovina. Lo fece precipitare nel bel mezzo di un odio familiare comparabile con quello della razza di Atreo. Un figlio raramente ha odiato suo padre così apertamente come lord Alfred ha odiato lord Queensberry. Non penso di dovermene stupire più di tanto. Ci sono sentimenti più deplorevoli che bizzarri. Assolutamente indifferente non solo al che se ne dirà ma anche al che se ne dice, o forse non sdegnando affatto di essere celebre, abituato a vedere nella sua famiglia le teorie messe in pratica, sceglieva le sue amicizie e le sue conoscenze dove gli pareva, non sdegnando di cenare né con gestori di case di tolleranza né con piccoli Gesù [prostituti], né con degli amanti ben noti di carne maschile venduta a prezzo, la sua curiosità, la sua sfida, hanno dovuto affascinare Oscar Wilde, il curioso timido e impertinente. Wilde aveva ripetuto a sazietà che non si poteva amare lo stesso individuo per più di sei settimane ma il suo entusiasmo per lord Alfred dura dal 1891. La nascita di Lord Alfred, la sua giovinezza avventurosa e fuorviata, di cui avrebbe dovuto avere pietà, il suo aspetto insieme artificiale e indifferente, stanco e infaticabile, la lealtà commuovente, emozionante, degna di miglior causa, lo affascinarono e lo avvinsero. Bisogna sapere che in Inghilterra il figlio cadetto di una famiglia nobile esercita un prestigio fantastico agli occhi di molti borghesi. Così si è vista, in questi ultimi anni, una donna vestita da uomo farsi passare per lord A. Pelham Clinton (l’eroe defunto del processo Bolton e Park, processo di pederasti) e intascare il denaro dei borghesi. Man mano che Wilde si impaludava, il prestigio del giovane lord Alfred brillava sempre più chiaramente agli occhi dell’Irlandese.
Lord Alfred Douglas ha gettato una sfida così vigorosa e totale (non ha che ventiquattro anni) a tutte le cose che si definiscono convenienze, che non può stupirsi, irritarsi o offendersi se lo si tratta con la curiosità e con la franchezza dovute a un contemporaneo. La sua giovinezza, la sua estrema arditezza, le sue inutili imprudenze, la sua fedeltà senza limiti, il suo odio, le sue lettere ai giornali, fanno fremere ogni uomo minimamente serio che la psicologia non abbia indurito. Più ci si avvicina alle laceranti divisioni interne alla sua famiglia, più si vede quanto avesse bisogno di una direzione e di essere diretto, più si trova terribile la sorte che lo legò a Wilde. In compagnia di un amico sicuro, lusingatore e lusingato, Oscar Wilde si inaridì fino a conoscere i professionisti del vizio.
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[1] Lo scandalo di Cleveland Street del 1889 vide molti aristocratici accusati di frequentare a Londra un bordello per la prostituzione maschile. Lord Arthur Somerset, avvocato di uno degli imputati, minacciò di coinvolgere il principe Albert Victor, secondo nella linea di successione al trono. Lo scandalo alimentò l’omofobia nel paese e l’idea che l’omosessualità fosse un vizio da ricchi. I giovani prostituti, che lavoravano anche come fattorini del telegrafo, furono oggetto di feroce satira sulla stampa francese.
[2] Notiamo la superiorità del giornalismo inglese (nonostante i suoi grandi difetti) sul giornalismo americano. Tutti i giornali inglesi hanno rispettato la tragica situazione della signora Wilde e dei figli. In America è stata pubblicata la loro biografia con le fotografie.
[3] Da questo punto di vista possiamo aggiungere il fatto che tutti i giovani uomini che hanno testimoniato contro di lui hanno raccontato la stessa storia: il coito orale praticato su di loro e poi la sua soddisfazione inter eorum femora [tra le loro cosce]. Anche non volendo prestare fede a queste testimonianze, si vede il rapporto logico tra questi atti e le sue parole.
[4] Si veda la nota alla fine di questo capitolo.
[5] Ci sarà un giorno da fare uno studio sull’influenza delle donne inglesi o americane a favore della pederastia.
[6] Ci si ricorda del caso Abadie, detto delle cravatte verdi. Ecco qualche parola sui garofani verdi. Questi garofani, arrivati dalla Francia, colorati artificialmente, comparvero presso qualche fioraio elegante. In un modo o nell’altro, ne furono acquistati per metterli all’occhiello senza nemmeno sapere chiaramente perché. So che il primo acquirente si trovò (al teatro) molto imbarazzato dagli sguardi curiosi rivolti al suo occhiello, e giurò di non usare più fiori verdi. Oscar Wilde adottò questo “fiore dei poeti” e i suoi discepoli, di cui parecchi erano truccati o ne avevano l’aria (c’è un modo di pettinarsi e di camminare ondeggiando che va d’accordo con il bistro artificiale, il rosa delle labbra ecc.), si credettero obbligati ad imitarlo. I giornali pubblicarono degli articoli di una violenza inaudita; si accusavano i cavalieri dal garofano verde di far parte di una banda di pederasti. Era il segno della riscossa. Il fiore fu bruciato sulla scena e la sala risuonò di applausi. Dopo le minacce di processo contro alcuni giornalisti, si smise di portare questi garofani verdi e di parlarne, fino all’anno scorso quando un romanzo “L’oeillet vert” [il garofano verde] fece la parodia di Oscar Wilde e Alfred Douglas.
Aggiunta di Project: – Robert S. Hichens nel 1894 scrisse un romanzo intitolato The Green Carnation in cui Oscar Wilde era caratterizzato come M. Amarinth. Questo accadeva nel periodo in cui i garofani verdi apparivano agli occhielli del gruppo di amici di Wilde. Interrogato su questo argomento, Wilde disse che essi portavano dei fiori per generare conversazione. Comunque, il libro di Hitchens utilizza il garofano verde per rappresentare una persona come Oscar Wilde, totalmente senza paura della vita.
Noel Coward nel 1929, scrisse una commedia musicale intitolata Bitter Sweet in cui i garofani verdi appaiono come un mezzo per distinguere gli omosessuali. Oscar Wilde, che era apertamente gay, portava spesso il garofano verde, che era diventato di fatto un modo per dichiarare la propria omosessualità.
[7] Oscar Wilde attestò che vergogna voleva dire modestia, pudore – una spiegazione che vale ancora di più dell’analisi dettagliata dei sonetti e dei “giovani”.
[8] M. Aubrey Beardsley, un giovane artista di grandissimo talento, ebbe la fuorviante possibilità di illustrare questa Salomé, mediocre, con dodici disegni che deploro, anche se li ammiro. Ma non è stato ingannato da questa pubblicazione.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=19&t=5892
venerdì 8 gennaio 2016
SUBLIMAZIONE E SESSUALITA’ CLANDESTINA GAY TRA 800 E 900
STORIE DI OMOSESSUALI TRA 800 E 900 – parte sesta
Prosegue la pubblicazione della traduzione italiana delle Storie di omosessuali inserite da Havelock Ellis nel suo trattato sull’inversione sessuale. Qui di seguito potete leggere le storie 14 e 15, che presentano situazioni molto diverse e, nel secondo caso, molto complesse e contraddittorie, capaci però di illustrare l’estrema complessità delle situazioni in cui l’omosessualità può presentarsi. Lo stesso Havelock Ellis, dopo aver tentato una classificazione teorica degli omosessuali ha preferito rinunciarci e presentare un’antologia di situazioni reali. Spiace purtroppo che si tratti in pratica, in modo esclusivo, di omosessuali appartenenti all’alta società o almeno all’alta borghesia e che non sia possibile ricostruire in modo altrettanto preciso la vita sessuale degli omosessuali appartenenti ai livelli sociali più bassi.
Buona lettura.
STORIA 14
Scozzese, di 38 anni. I suoi antenati paterni erano normali, per quanto ne sa. Sua madre apparteneva a una vecchia famiglia celtica, molto eccentrica. Poco dopo i 5 anni si innamorò talmente di un giovane pastore che il ragazzo dovette essere mandato via. Ha praticato la masturbazione molti anni prima dell’età della pubertà, e attribuisce importanza a questo come fattore nell’evoluzione della sua vita omosessuale.
Ha avuto raramente sogni erotici sugli uomini, più frequentemente sulle donne. Anche se è indifferente alle donne, non ha repulsione verso di loro. Ha avuto rapporti sessuali con le donne due o tre volte, ma senza provare emozioni passionali dello stesso livello di quelle provate con gli uomini.
Lui vorrebbe un figlio, ma non è mai stato in grado di trovare la quantità necessaria di passione per arrivare al matrimonio.
Ha sempre avuto un affetto sentimentale e platonico per gli uomini. In questi ultimi anni ha formato due amicizie di carattere affettuoso e anche erotico con adulti. Non è interessato a nulla, o quasi, oltre la masturbazione reciproca e i baci; ciò che desidera è l’amore del maschio.
In apparenza non vi è nulla di anormale in lui, tranne l’aria da giovanotto. È forte, sia nel corpo che nella mente e ha un’enorme capacità di resistere alla fatica. È un eccellente uomo d’affari. È uno studente paziente. Non vede nulla di male nelle sue passioni omosessuali. È contrario alla promiscuità. Il suo ideale è un’unione permanente che comprende i rapporti sessuali.
STORIA 15
T. S., artista, 32 anni, “Sono nato in Inghilterra. Mio padre era un ebreo, il primo a sposarsi fuori della sua famiglia e a sposare una cristiana. I miei bisnonni erano cugini; lui era tedesco e lei danese. Anche i miei nonni erano cugini, lui svedese e lei danese.
Mio nonno materno era un protestante inglese, e mia nonna materna era irlandese, fanaticamente cattolica romana, e una donna molto eccentrica.
Nella famiglia di mio padre ci sono stati molti membri degni di nota. Nella famiglia di mia madre ci sono stati molti avvocati di fama.
Mio padre aveva un fratello maggiore che era omosessuale. Lui era già, a 31 anni, un autore di primo piano, quando morì di consunzione. Ho anche un cugino di secondo grado da parte di mio padre, che è un ottimo tenore, anche lui è omosessuale. Nella famiglia di mia madre non conosco nulla di anormale.
In nessuna delle due famiglie c’è o c’è stata qualche forma di follia, ma c’è piuttosto un’abbondanza di capacità mentali.
I miei genitori erano una coppia ideale felice. Si erano fidanzati dopo essersi conosciuti per sei giorni, e dopo essere stati separati tre mesi si sono sposati. Sono stati sposati trentacinque anni senza un litigio. Ho un fratello di tre anni più grande, nato un anno dopo il matrimonio, e una sorella di sette anni più giovane.
Mio fratello ha preso da suo padre, in apparenza. Lui è un grande amante delle donne e molto rovinato da loro. È abbastanza normale e sobrio.
Mia sorella è una donna molto femminile. Da bambina lei disapprovava molto le amicizie femminili e confidava sempre in sua madre. A 13 anni ha incontrato l’uomo col quale ora è sposata. Hanno aspettato dieci anni prima di sposarsi e sono ora una coppia ideale felice. Mia sorella è perfettamente normale e molto sobria.
Ho vissuto i miei primi dieci anni in Inghilterra, diciotto anni in Svezia, due n Danimarca, due in Baviera, Austria e l’Italia, e ora vivo a Berlino. Mi considero inglese. Sono mentalmente un uomo, ma tutti miei sentimenti fisici e i miei desideri sono quelli di una donna.
Io sono di altezza media e sono molto esile. Peso 106 libbre inglesi, senza vestiti. Le mie mani ed i piedi sono piccoli e ben sagomati. La testa è di dimensioni normali. I lineamenti minuti. Gli occhi verdi. Ho portato gli occhiali da quando avevo 7 anni. Il mio colorito è giusto. L’aspetto non da ebreo. La pelle del mio corpo è molto bianca, senza macchie. Poco pelo sul mio viso. I peli sulla testa e sull’addome sono lussureggianti. Niente peli in nessun posto sullo stomaco e sul petto. Il colore dei peli è ramato ovunque tranne che sotto l’ombelico, dove sono neri. (I capelli di mio padre, di mia madre e di mio fratello erano marroni. Mia sorella ha i capelli ramati, e così li aveva lo zio citato sopra.). I miei seni sono leggermente rotondi; i miei fianchi sono normali. Non gesticolo molto. Dalla mia persona fisica sarebbe difficile trarre la conclusione che sono omosessuale. I miei organi sessuali sono normali.
Il mio carattere è apparentemente brillante, ma in realtà è malinconico. Ho molto poco amore per la natura umana, ma ho una predilezione per le razze britannica ed ebraica. Odio gli affari, la politica, lo sport e la vita sociale. Amo la musica, l’arte, la letteratura e la natura. Ho un profondo interesse per il misticismo. Sono chiaroveggente. Sono stato usato più volte come medium. Conduco due vite separate, una vita esterna ed una psichica interna. Sono un fatalista e un teosofo. Ho sempre avuto una fede profonda nella reincarnazione, perché quando ero un bambino potevo ‘ricordare’ molto. Ho una memoria eccellente, che risale fino al mio terzo anno. Sono sempre stato troppo auto-analitico. Fin dalla mia prima infanzia mi sono sentito un alieno. Sono molto sensibile, fisicamente e psichicamente. Non ho alcun desiderio di indossare abiti da donna o di fare lavori femminili. Per quanto riguarda i vestiti per me, preferisco il nero e non molti gioielli.
Potrei amare solo un uomo perfettamente virile tra i 21 e i 40 anni. Deve essere fisicamente bello e ben fatto. La dimensione degli organi genitali non giocano alcun ruolo. I muscoli devono essere sviluppati e le mani devono essere particolarmente ben formate. Le mani sono il mio feticcio. (Non potrei mai amare nessuno con le mani brutte.) Non deve avere alcun odore che provenga dal suo corpo (anche se non mi è sgradito un lieve profumo quando è vestito), e, soprattutto, non deve avere un alito cattivo. Deve essere intelligente, amare la musica, l’arte, la letteratura e la natura. Deve essere raffinato e colto e deve avere girato il mondo. Deve avere semplicità nel comportamento, nel modo di vestire e nel tratto, e, soprattutto, deve essere pulito di corpo e di mente. Non sopporto il cinismo. (Qui posso dire che una volta avevo un cane San Bernardo che mi ricordava molto il mio ideale. Era sempre calmo, sempre amorevole e fedele, generalmente tranquillo. Si eccitava solamente quando era all’aria aperta.) Non sono stato in grado di andare avanti con le persone che non hanno il senso dell’umorismo. Dalla mia nascita ero fisicamente debole. Per prima cosa ho sofferto di eczema. Essendo nato con un doppio strabismo, sono stato operato a 2 anni e mezzo e di nuovo a 3 anni e mezzo, con un eccellente risultato. Da 4 a 12 anni ho avuto convulsioni (spesso), e tutte le malattie dell’infanzia. All’età di 12 anni e mezzo ho preso la scarlattina, seguita da una debolezza cardiaca, che è diventata più forte dopo un anno, e ho avuto anche la malattia di Bright, che è durata quindici anni quasi senza interruzione. Questa malattia ha avuto il suo effetto abituale di produrre melanconia e di sconvolgere l’intero sistema nervoso. La malattia di Bright si fermò di colpo, ma fu seguita da una serie di altre malattie. Poi ho avuto la neurite in forma molto grave. Poi me ne sono andato in Baviera, e per recuperare le forze nervose sono stato trattato con il metodo psicoanalitico di Freud, con grande successo. Ho avuto una brutta ricaduta, quando mio fratello, che aveva appena sentito che ero omosessuale, è venuto a farmi visita e mi ha minacciato di farmi mettere sotto tutore, se mio padre fosse morto. Mi ci sono volute settimane per riprendermi dallo shock. Abbiamo rotto tutti i rapporti, e anche se mio fratello è stato più volte nella stessa città dove sono stato anche io, siamo rimasti due estranei. In questo periodo mio padre morì improvvisamente. La scorsa primavera quattro suicidi di amici in alcune settimane hanno avuto un effetto molto negativo sui miei nervi. Ora sono a Berlino e sono di umore assai migliore, ma il crampo continua a farmi male, a volte.
A questo devo aggiungere che dal mio quattordicesimo anno, indipendente da qualsiasi malattia, ho sofferto mentalmente e fisicamente di dolori mestruali ricorrenti ogni ventotto giorni e che duravano da sei a otto giorni. Che questi fossero dolori equivalenti a quelli dei periodi mestruali di una donna non sono riuscito a farlo ammettere a nessun medico, finché sono stato trattato per un periodo di tempo da uno specialista tedesco di malattie nervose.
I dolori fisici iniziano bruscamente. Congestioni improvvise di sangue nel cervello e nell’addome. Sudori improvvisi, calore e freddo. Grandi dolori nervosi ai reni, anche ai centri nervosi del ventre e dello stomaco. Dolori acuti, lancinanti ai seni e soprattutto ai capezzoli. Mal di denti improvviso che si ferma improvvisamente. La pelle diventa più scura, a volte screziata. Ho tutto il tempo un sapore del sangue in bocca e spesso tutto quello che mangio sa di sangue. Ho grandi difficoltà in quei momenti a mangiare carne. Il desiderio fisico dell’avventura erotica è controbilanciato da nausea mentale alla semplice idea.
I sintomi mentali sono: improvviso senso di profonda depressione, tendenze suicide, in alternanza con improvvisa e inspiegabile leggerezza. Imprevedibilità e grande insoddisfazione di me stesso e della vita in genere. Orrore di fronte alla mia incompletezza sessuale, improvvisi attacchi di odio verso le donne e un grande desiderio di essere amato da uomini. Questa condizione cambia lentamente e torna a quella normale. Mi ci vogliono diversi giorni per perdere la mia debolezza fisica dovuta a questa causa.
Fisicamente mi sono sviluppato a 16 anni di età. Mentalmente mi sono sviluppato in età molto precoce, ma ho mantenuto la mia vita interiore piuttosto nascosta, giocando sempre a fare l’innocente. Nessuno casa credeva che io sapessi nulla della vita. Erano a volte molto sorpresi quando uscivo fuori dal ruolo che avevo previsto per me. Fino a quando avevo 17 anni, niente che avesse a che fare con la morale di altre persone fu mai discusso davanti a me. Sembravo così puro, ma so che le persone sono sempre attente di fronte a me. Mio padre non ha mai discusso di queste cose con me. Dalla mia prima infanzia ho amato gli uomini teneramente, anche se ero sempre ai ferri corti con mio padre e mio fratello. Io adoravo mia madre allora, come accade ora. Mia sorella ed io non andavamo affatto d’accordo da bambini, anche se ora noi siamo molto amici. Lei e suo marito, così come mia madre, sono stati la bontà personificata da quando hanno saputo della mia condizione. Fin dopo i 30 anni non ho incontro un uomo che io potessi amare come mia madre, e lui è eterosessuale. Devo aver amato mio padre e mio fratello all’inizio, ma i conflitti continui, i temperamenti incompatibili, le incomprensioni reciproche e la mancanza di simpatia hanno reso la vita a casa orribile. Devo ammettere che dalla mia prima infanzia ho avuto un certo disprezzo per mio padre e per mio fratello, perché li ho trovati molto materialisti. Avevo tutti i miei litigi d’infanzia con mio fratello. Mio padre prendeva le parti di mio fratello, mia madre le mie. Dopo aver recuperato, dopo la morte improvvisa di mio padre (le mie prime parole furono dopo aver letto la lettera: ‘Grazie a Dio non si tratta di mia madre!’) Ho sentito un grande sollievo, ma ci è voluto molto tempo per me per capire che ero davvero libero.
Mi è sempre piaciuta la compagnia delle donne e, da giovane, ero molto interessato ai pettegolezzi, cosa che adesso non accade più in alcun modo. Ho molte amiche donne, più che amici uomini. Queste amiche donne sono tutte eterosessuali, tranne una. Molto spesso mi piacciono le donne anziane; penso di rivedere mia madre in queste donne. Una donna non avrebbe mai potuto farmi arrossire, ma un uomo che io ammiro ci riuscirebbe facilmente.
Avevo 23 anni quando una donna sposata di buona famiglia mi chiese di andare a passare la notte con lei. Ci andai, e anche se era molto ben fatta, in modo pulito, e anche se le sue vesti e gli appartamenti erano di grandissimo buon gusto, non ebbi alcuna erezione. D’altra parte, mi sentivo molto sporco e feci il bagno tre volte in ciascuno dei tre giorni successivi. Da allora non cercai più di avere rapporti sessuali con le donne.
A Copenhagen ho cercato di eccitare i miei sensi con ogni tipo di donna, ma invano. Suppongo che la mia natura sia così simile a quella di una donna che non ci può essere alcuna reazione. Con gli uomini io sono spesso molto timido e nervoso, muto, e le mie mani sudano. Non è mai successo così con le donne.
Da bambino ho amato gli uomini e mi innamoravo disperatamente di qualcuno che veniva a casa. Mi sarebbe piaciuto, quando non c’era nessuno, baciare i loro cappelli, o i loro guanti, o anche i loro bastoni.
Mi ricordo, quando avevo circa 6 anni, come mi sono innamorato di un tedesco 26enne molto bello. Aveva i capelli molto ricci e le mani molto belle. Era molto affezionato a me e io avevo l’abitudine di chiamarlo ‘il mio ragazzo.’ Quando veniva a farci visita, spesso aveva l’abitudine di rimboccarmi le coperte, dopo che l’infermiera era andata via. Aveva sempre dolci o qualcosa per me. Mi ricordo come gli gettavo le braccia al collo e gli coprivo il volto di baci. Gli avvicinavo la testa al mio cuscino e mi raccontava belle favole e mi addormentavo abbastanza felice.
A 7 anni di età, durante un soggiorno in campagna, uno stalliere di circa 25 anni, si comportò male con me. Avevo l’abitudine di fargli visita spesso nella stalla, dato che quest’uomo aveva una strana attrazione per me. Un giorno mi fece il solletico. Mentre lo stava facendo tirò fuori il mio pene e anche il suo, che era in piena erezione. Cercò in ogni modo di eccitare i miei sensi, ma invano. Per lui la cosa terminò con una eiaculazione. Mi proibì dirlo a chiunque, e io non lo dissi, ma ha cercai di scoprire tutto quello che potevo sull’argomento, con poco o nessun risultato. Da quel giorno odiai lo stalliere e provai una sorta di senso di colpa, come se avessi ‘perso qualche cosa.’ Non mi sono reso conto fino a quando non ho avuto 12 anni.
Dalla mia prima infanzia ho avuto un ideale di un uomo. Da questo ideale non ho mai deviato. All’età di 30 ho trovato un amico che, anche se abbastanza eterosessuale, senza alcun rapporto sessuale, mi ha dato l’amore di cui ho hanno sempre avuto bisogno. È stato nell’ultimo paio di anni, una seconda madre, un padre, una sorella, un fratello e un amante. Grazie a lui ho riguadagnato la mia salute, il mio amore per la natura, e ha contribuito a smorzare il mio odio verso la natura umana e la mia amarezza. Non potrei mai trovare un amico migliore. Ha compensato tutti i miei anni di sofferenza fisica e mentale. Una cosa strana è che il sentimento è reciproco. Ha avuto una vita tragica, perché sua moglie, che egli amava al di là di tutto, è morta in circostanze molto tristi. Dice che io sono il migliore amico maschio che abbia mai avuto. Quando stavo con lui, gran parte della mia natura inferiore veniva estirpata. Io lo considererò sempre come il punto di svolta nella mia vita. Penso che abbia prodotto alcune delle sue migliori influenze attraverso la sua musica. Suonò Beethoven e Wagner per me per un paio d’ore al giorno per mesi, e, quindi, mi aprì un nuovo mondo …. lui è sei anni più grande di me.
Quando avevo 10 anni ci siamo trasferiti in Svezia, un paese che ho odiato dall’inizio alla fine. In quel periodo ho cominciato a notare che c’era qualcosa di strano in me. Mi sentivo un alieno, ho cominciato a sentirmi tale da allora. Un evento importante nella mia vita è stato, ne sono sicuro, quando la sorella di mio padre ha cercato di appropriarsi del ruolo di mia madre, lo ha fatto con gelosia e rancore, e mia zia ha dovuto chiedere perdono ai miei genitori. Esteriormente la faccenda fu rattoppata, ma sono sicuro che mio padre non perdonò mai sua sorella. Gli ebrei non perdonano mai.
Questo fatto risvegliò in me un grande odio verso le donne, e successe molti anni prima che io riuscissi in qualche modo a controllarlo.
All’età di 14 anni stavo molto con un americano interessato alla musica e di bell’aspetto, di un anno più grande di me. Un giorno, mentre ci divertivamo, successe proprio la stessa cosa che si era verificata con lo stalliere. Non avevo ancora sensazioni sessuali. Siamo rimasti buoni amici. Desideravo spesso di baciarlo. Dopo la prima volta non me lo permise più. Era molto apprezzato tra gli ufficiali e i cosiddetti uomini dell’alta società, e aveva sempre un sacco di soldi. Circa dieci anni dopo sentii che usava accettare denaro dopo un rapporto intimo con quegli uomini dell’alta società.
Durante il mio quindicesimo anno ebbi un grande desiderio di rapporti sessuali con gli uomini. In quel momento i primi segni di pelo si cominciavano a vedere sul mio addome.
All’età di 16 anni, un giardiniere, un uomo sposato con famiglia, mi iniziò al mutuo-abuso [masturbazione reciproca]. Viveva nel retro del condominio dove allora abitavamo . Aveva circa 40 anni, un uomo brutto ma muscolarmente sviluppato. Queste pratiche hanno avuto luogo nella cantina, che aveva tre ingressi. Non gli ho mai permesso di baciarmi, e la vista dei suoi figli risvegliava sempre in me una grande sensazione di nausea. Questa era la reazione naturale di una cattiva coscienza. Per l’uomo stesso ho avuto il massimo disprezzo. Questo uomo mi ha detto di diversi parchi e pissoirs dove gli uomini si incontravano, e sono andato in questi luoghi di tanto in tanto in cerca di avventure erotiche.
Devo qui riferire che, all’età di 16 anni mia madre mi ha messo in guardia contro l’auto-abuso. Questo fatto ha avuto l’effetto opposto, mi ha incuriosito, così ho cominciato subito. Ho continuato da allora, almeno una volta al giorno. (I non ho mai avuto un’emissione involontaria in tutta la mia vita.) Tra i 17 e 22 anni, ho avuto bisogno di farlo più volte al giorno. Lavorare sull’arte, la pittura, e, soprattutto, sulla musica e la bellezza ha una forte influenza su di me e accende i miei desideri erotici in moto violento. Non ho mai trovato che questo mi facesse male. L’astinenza, invece, ha un effetto molto dannoso su di me, e sconvolge l’intero sistema nervoso e fisico. Spesso trovo che ci sia un qualcosa di veramente carente nell’auto-abuso: la commistione di due corpi umani che sono mentalmente e fisicamente in sintonia dà una soddisfazione elettrica che acquieta l’intero sistema nervoso. Questa almeno è stata la mia esperienza.
Il giardiniere lasciò il lavoro e si trasferì in campagna. Ho poi, a volte, visitato i pissoirs o, come vengono spesso chiamati, ‘i panorami’ (perché sono rotondi e lì c’è molto da vedere). Quello che ho visto nei parchi durante le lunghe notti d’estate fu quasi una vera rivelazione. Durante l’estate, quando i mariti avevano mandato le loro famiglie in campagna, molti di loro conducevano una vita molto indiscreta. Quello che ho visto la prima estate ha distrutto tutto il rispetto che avevo per le persone anziane. Avevo sempre connesso il matrimonio e i capelli grigi con la virtù e la morale; poi ho imparato che le cose stanno diversamente. Devo dire che diventai in quel periodo un maiale sensuale. Sapevo quanto fossero pericolosi questi luoghi a causa della polizia e dei ricattatori, ma questo aggiungeva alla caccia una nota piccante. A quel tempo conducevo una doppia vita e stavo sempre a guardare e ad analizzare me stesso. Ho avuto a che fare con un sacco di uomini di tutte le classi sociali. Mi hanno spesso offerto del denaro, che non avrei accettato per nessuna ragione. Pagare o essere pagati uccide ogni sorta di sentimento erotico in me e sempre lo ha fatto. Una volta volevo mettermi alla prova. Mi fu offerta una piccola somma di denaro da un ex maestro di scuola. La accettai solo per vedere che effetto mi avrebbe fatto. Un attimo dopo buttai i soldi il più lontano possibile. Così vidi che non avevo in me nulla della natura di una prostituta. Ero semplicemente sopraffatto dalla sensualità. Ipotizzai di essere criminale e desiderai di vedere in quanti modi la mia natura avesse l’istinto criminale. Volevo vedere se potevo diventare un ladro. Rubai un bottone d’argento in un negozio dove si vendevano antichità, ma andai al negozio di nuovo lo stesso giorno e rimisi a posto il bottone, senza che le persone se ne accorgessero. Scoprii che non potevo diventare un ladro. Poi mi venne la domanda. Perché mi ero sentito un criminale da quando avevo sette anni? Era colpa mia? Se no, di chi era la colpa? Non ho avuto una visione chiara nel mio carattere prima di studiare il sistema psicoanalitico freudiano.
Quando avevo 20 anni, ho incontrato un signore una notte in una pesante tempesta di neve. Abbiamo camminato e parlato e ci siamo compresi l’un l’altro. Apparteneva ad una delle prime famiglie aristocratiche della Svezia. Era estremamente raffinato. Mi ha chiesto di andare a casa sua. Ci siamo spogliati e ci siamo stesi uno a fianco all’altro. Aveva una testa bellissima e un ancor più bel corpo. Penso che tutti i miei sentimenti erotici si fossero congelati, guardando il suo bel corpo. Per me se ci fosse stato qualcosa di sensuale sarebbe stato un sacrilegio, ho pensato, e ricordo la sensazione di stupore che mi pervase. Lui aveva allora 20 anni, ma i suoi capelli erano tutti bianchi. Prima non capì, poi fu molto gentile con me. Sono rimasto perfettamente casto per tre mesi interi dopo la vista del suo corpo. Ci siamo rivisti spesso. Otto anni dopo ci siamo incontrati per l’ultima volta. Ha sofferto molto di melanconia. A quel tempo gli impedii di suicidarsi. Questo inverno, però, si è sparato.
Quando avevo 22 anni, mia sorella mi presentò un affascinante, intelligente e raffinato pittore, metà inglese e metà svedese. Ci ‘riconoscemmo’ l’un l’altro contemporaneamente, anche se non ci eravamo mai visti prima, e non sapevamo nulla dei nostri caratteri. Ai miei genitori piaceva molto più di qualsiasi altro amico che io abbia mai avuto. Lui e mia sorella furono fin dall’inizio come fratello e sorella. La prima sera a casa mia io e lui ci baciammo. Le donne erano pazze di lui. Più tardi ho trovato che anche molti uomini lo erano. Ero tre settimane più anziano di lui. Aveva le sue stanze. Non ho mai sentito una tale meravigliosa armonia come quando i nostri corpi nudi si mescolavano. Era come galleggiare nell’etere. L’unica volta che sono stato attivo nella fellatio è stata con lui. Stavamo molto insieme, anche se non molto fisicamente, perché aveva molti amori con le donne. Quello che ho amato è stato il modo in cui tagliava tutte le avances degli uomini, io ero il suo ‘fratello minore’ e così mi chiama ancora oggi. Ora è sposato in America, e padre di una bella bambina. Oggi siamo ottimi amici.
I due anni a Copenaghen sono stati tra i più felici che ho passato, anche se quasi tutto il tempo avevo dolori fisici. In Austria ho trovato, tra i contadini tirolesi, che gli Inglesi, che vanno lì in inverno per gli sport e in estate per l’alpinismo, hanno avvilito i giovani contadini di sesso maschile con il denaro. Il rapporto omosessuale è facile da raggiungere se si è disposti a pagare il prezzo, più alto in buona stagione, meno alto fuori stagione.
In Italia è solo una questione di soldi o di passione, ma qualsiasi cosa, in amore, lì è abbastanza transitoria.
In Baviera ho trovato l’amore e la pace ‘al di là del comprensibile.’ Questo amore e quest’amicizia senza nulla di natura fisica intima mi ha ritratto dal ‘abisso nero profondo’ in cui stavo velocemente scivolando. Quando ho incontrato il mio amico ero quasi alla fine del mio incatenamento. Quello che il suo amore e la sua amicizia hanno fatto per me, insieme con il sistema psicoanalitico freudiano, nessuno lo saprà mai.
Da quando sono a Berlino, una città che mi piace molto, una vita nuova si è aperta per me, una vita in cui si vive come uno desidera se non si ha a che fare con i ragazzi giovani. Qui ci sono bagni omosessuali, pensioni, ristoranti, e alberghi, dove si può andare con uno del proprio sesso a un certo prezzo per ogni ora. Berlino è una rivelazione. Ma dal momento che stando qui ho trovato che il lato fisico erotico della mia natura è poco eccitato, suppongo che sia la vecchia storia del’ frutto proibito.’
I miei genitori avevano una casa molto ospitale. Gli ultimi due anni in Svezia non sono stato mai a casa. Odiavo la vita di società e sapevo molto, o addirittura troppo, delle storie private di coloro venivano a casa mia. Tutti appartenevano alla più alta società. La società più alta e quella più bassa sono molto simili. Naturalmente i miei genitori non sapevano nulla su queste persone. Quando ho detto a mia madre una grande quantità di storie private di persone che venivano a casa nostra, è stato per lei uno shock e ha potuto finalmente capire il mio disprezzo per la cosiddetta buona società. Negli anni successivi ho frequentato solo ambienti artistici e teatrali; considero questa categoria di persone più naturale rispetto alle altre e molto più di buon cuore.
La mia vita ha anche un altro lato, il lato mistico. Ma questa sarebbe una storia molto più lunga. Basti dire che io sono di natura altamente sensibile, dotato di una seconda vista”. [Un resoconto dettagliato delle visioni, delle premonizioni di morte di conoscenti ecc. del soggetto, mi è stato fornito da lui.]
Ho provato in quattro occasioni a suicidarmi, ma ora vedo che non c’è nulla da guadagnare facendo un gesto simile.
Due anni fa ho detto ai miei genitori della mia condizione sessuale. È stato un colpo terribile per loro. A mio padre è stato necessario spiegare le circostanze; ma non ha mai capito la questione e non l’ha mai discussa con me. Se glielo avessi detto prima, sono quasi certo che, con la sua natura dispotica, mi avrebbe messo in una gabbia di matti. Mia madre e mia sorella mi hanno trattato molto gentilmente sempre. Mio fratello mi ha rinnegato.”
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Se volete, potete commentare partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
venerdì 29 febbraio 2008
PROSTITUZIONE GAY E POTERE
Ciao Project,
mi chiamo Ciro ho 31 anni, ho dato un’occhiata al blog e mi è piaciuto però una cosa ci manca che invece nella realtà c’è e, se tu non la racconti, dai ai ragazzi l’idea che il mondo gay è il mondo delle favole, mente non lo è affatto. Tu hai dato tanto spazio alle storie pulite, ai ragazzi giovani... e hai fatto bene, ma non ti dimenticare che i gay di cui parli tu sono solo una parte della realtà, e non è nemmeno una questione di vivere in un modo o nell’altro il sesso. E’ proprio una questione di vera e propria delinquenza. E’ tutto mascherato, è ovvio che tu non riuscirai mai a dimostrare come stanno le cose. In genere non c’è violenza fisica ma io ho visto ragazzi che ne sono usciti a pezzi perché una forma di violenza in un modo o nell’altro l’hanno subita e l’ho subita pure io. Non è vero affatto che i gay sono solidali e che si vogliono bene, forse capita ai ragazzi che conosci tu ma quello che vedo io è completamente diverso. Non è questione di gay e di etero ma di servi e padroni. Questa è la realtà. Se c’è gente più forte di te, ti schiaccia. Chi ha i soldi è il padrone, se il padrone è etero si compra le ragazzette, se è gay si compra i ragazzetti ma mica per volergli bene, mica per fare un po’ di sesso con loro... no! ma solo per dominarli, solo per metterli sotto i piedi, per ricattarli, per giocare con la loro ingenuità... perché ci sono ragazzi di 20 anni che si credono intelligenti, sono bei ragazzi e loro pensano di essere più furbi degli altri e di avere trovato la chiave per arrivare dappertutto. Ma che ti credi che loro adoperano la parola “prostituzione”, questo non succerà mai. Quelli, del boss loro, dicono “io gli piaccio” e te lo dicono con un’aria che ti fanno pena, perché non sono affatto più furbi degli altri e dove si vanno a cacciare non se lo immaginano nemmeno. E il boss li ricatta. L’hanno fatto pure con me, e quando succede tu li odi veramente, prenderesti un paio di forbici e gliele ficcheresti nella pancia. Io a 18 anni lavoravo, facevo il barista a Napoli e non avevo mai una lira e quelli che giravano intorno al bar i soldi ce li avevano. Poi il padrone del bar con me c’ha provato, io mi sono difeso e lui ha lasciato perdere ma la sensazione di schifo che ho provato allora non me la dimenticherò mai più e dopo m’ha cacciato via. Non tenevo una lira, e quando non c’hai una lira che fai? A chi la vai a chiedere? Alla banca? C’era uno che conosceva un sacco di gente e ho chiesto a lui che potevo fare e lui m’ha detto che io di soldi ne potevo fare e tanti... ma non dovevo essere cretino... Ho detto: e come? E insomma m’ha detto che c’era gente importante che cercava bai ragazzi per fare il cameriere alle feste della gente ricca e, m’ha detto, là se ci sai fare i quattrini li fai... quelli ti danno pure 100 euro di mancia. Io poi allora non capivo niente e ho detto sì... e allora il vestito buono me l’hanno dato loro, ma non la divisa da cameriere, proprio un vestito vestito e bello pure, m’hanno portato dal barbiere e m’hanno tagliato i capelli corti corti. Poi m’hanno portato a casa di uno di questi e m’hanno detto che mi dovevo fare una doccia, perché io doccia a casa mia non ne ho e nemmeno vasca da bagno. Ma quelli non se ne andavano e io mi sono dovuto fare la doccia davanti a loro che mi guardavano un po’ strano... quelli non erano gay erano solo delinquenti e stavano pensando se potevo andare bene per il capo loro... ma io avevo 18 anni. Mi son vestito e m’hanno portato fuori Napoli su una BMW una macchina che sembrava una transatlantico, arriviamo a una villa fuori Napoli, di quelle che le vedi solo al cinematografo e mi trovo davanti un ragazzo di una ventina d’anni, un bel ragazzo, gli altri se ne sono andati e io sono rimasto con quel ragazzo. Gli ho chiesto come potevo fare a tornare a Napoli, ma mi ha detto che avrei dormito là perché la festa sarebbe durata tutta la notte e io stavo a servizio tutta la notte. Gli ho chiesto quanto mi avrebbero dato, lui ha detto 200 euro, che io non l’ho mai visti manco dopo una settimana, però ha detto che potevo guadagnare molto di più... M’ha chiesto quanti anni avevo e pure la data di nascita e m’ha detto: che se sei minorenne qua non ci puoi lavorare. La sera c’è stata la festa. Una cosa che io non ne avevo mai viste simili. All’inizio si trattava proprio di fare il cameriere, ci saranno stati una decina di ragazzi, tutti bei ragazzi. Insomma sembrava una cosa buona. Poi hanno detto che dovevano fare un gioco... hanno messo i tavoli l’uno vicino all’altro e c’hanno fatto fare, a noi ragazzi del servizio, la sfilata di bellezza... prima sembrava una cosa per ridere, poi hanno cominciato: “se fai la passerella senza giacca sono 100 euro... se ti togli la camicia sono 200 euro... insomma avete capito come stava andando a finire, ma io non c’ho visto più e gl’ho rovinato la festa, mi sono messo a urlare che erano una massa di porci, ma sono venuti quelli del servizio d’ordine e a me e a altri due c’hanno buttato fuori e c’hanno minacciato pure di brutto. Quando ci siamo trovati fuori, gli altri due m’hanno pestato di botte a sangue perché non hanno preso una lira mentre gli altri si sarebbero portati via più di 1000 euro per uno. Io se quei ragazzi fossero gay non lo so, né i due che mi hanno pestato né quelli che sono rimasti alla festa. Ma io dico, ma etero o gay che siete, ma come fate ad accettare una cosa del genere?! Io lo so che passerò la vita a fare il barista ma una dignità di morto di fame ce l’ho e non mi sono mai venduto a nessuno. Io a gente come quelli della festa gli sputerei solo in faccia, non sono persone, sono sacchi di mer..
Se volete, potete partecipare alla discussione aperta sull’argomento nel FORUM DI PROGETTO GAY: http://progettogay.forumfree.net/?t=25624094
mi chiamo Ciro ho 31 anni, ho dato un’occhiata al blog e mi è piaciuto però una cosa ci manca che invece nella realtà c’è e, se tu non la racconti, dai ai ragazzi l’idea che il mondo gay è il mondo delle favole, mente non lo è affatto. Tu hai dato tanto spazio alle storie pulite, ai ragazzi giovani... e hai fatto bene, ma non ti dimenticare che i gay di cui parli tu sono solo una parte della realtà, e non è nemmeno una questione di vivere in un modo o nell’altro il sesso. E’ proprio una questione di vera e propria delinquenza. E’ tutto mascherato, è ovvio che tu non riuscirai mai a dimostrare come stanno le cose. In genere non c’è violenza fisica ma io ho visto ragazzi che ne sono usciti a pezzi perché una forma di violenza in un modo o nell’altro l’hanno subita e l’ho subita pure io. Non è vero affatto che i gay sono solidali e che si vogliono bene, forse capita ai ragazzi che conosci tu ma quello che vedo io è completamente diverso. Non è questione di gay e di etero ma di servi e padroni. Questa è la realtà. Se c’è gente più forte di te, ti schiaccia. Chi ha i soldi è il padrone, se il padrone è etero si compra le ragazzette, se è gay si compra i ragazzetti ma mica per volergli bene, mica per fare un po’ di sesso con loro... no! ma solo per dominarli, solo per metterli sotto i piedi, per ricattarli, per giocare con la loro ingenuità... perché ci sono ragazzi di 20 anni che si credono intelligenti, sono bei ragazzi e loro pensano di essere più furbi degli altri e di avere trovato la chiave per arrivare dappertutto. Ma che ti credi che loro adoperano la parola “prostituzione”, questo non succerà mai. Quelli, del boss loro, dicono “io gli piaccio” e te lo dicono con un’aria che ti fanno pena, perché non sono affatto più furbi degli altri e dove si vanno a cacciare non se lo immaginano nemmeno. E il boss li ricatta. L’hanno fatto pure con me, e quando succede tu li odi veramente, prenderesti un paio di forbici e gliele ficcheresti nella pancia. Io a 18 anni lavoravo, facevo il barista a Napoli e non avevo mai una lira e quelli che giravano intorno al bar i soldi ce li avevano. Poi il padrone del bar con me c’ha provato, io mi sono difeso e lui ha lasciato perdere ma la sensazione di schifo che ho provato allora non me la dimenticherò mai più e dopo m’ha cacciato via. Non tenevo una lira, e quando non c’hai una lira che fai? A chi la vai a chiedere? Alla banca? C’era uno che conosceva un sacco di gente e ho chiesto a lui che potevo fare e lui m’ha detto che io di soldi ne potevo fare e tanti... ma non dovevo essere cretino... Ho detto: e come? E insomma m’ha detto che c’era gente importante che cercava bai ragazzi per fare il cameriere alle feste della gente ricca e, m’ha detto, là se ci sai fare i quattrini li fai... quelli ti danno pure 100 euro di mancia. Io poi allora non capivo niente e ho detto sì... e allora il vestito buono me l’hanno dato loro, ma non la divisa da cameriere, proprio un vestito vestito e bello pure, m’hanno portato dal barbiere e m’hanno tagliato i capelli corti corti. Poi m’hanno portato a casa di uno di questi e m’hanno detto che mi dovevo fare una doccia, perché io doccia a casa mia non ne ho e nemmeno vasca da bagno. Ma quelli non se ne andavano e io mi sono dovuto fare la doccia davanti a loro che mi guardavano un po’ strano... quelli non erano gay erano solo delinquenti e stavano pensando se potevo andare bene per il capo loro... ma io avevo 18 anni. Mi son vestito e m’hanno portato fuori Napoli su una BMW una macchina che sembrava una transatlantico, arriviamo a una villa fuori Napoli, di quelle che le vedi solo al cinematografo e mi trovo davanti un ragazzo di una ventina d’anni, un bel ragazzo, gli altri se ne sono andati e io sono rimasto con quel ragazzo. Gli ho chiesto come potevo fare a tornare a Napoli, ma mi ha detto che avrei dormito là perché la festa sarebbe durata tutta la notte e io stavo a servizio tutta la notte. Gli ho chiesto quanto mi avrebbero dato, lui ha detto 200 euro, che io non l’ho mai visti manco dopo una settimana, però ha detto che potevo guadagnare molto di più... M’ha chiesto quanti anni avevo e pure la data di nascita e m’ha detto: che se sei minorenne qua non ci puoi lavorare. La sera c’è stata la festa. Una cosa che io non ne avevo mai viste simili. All’inizio si trattava proprio di fare il cameriere, ci saranno stati una decina di ragazzi, tutti bei ragazzi. Insomma sembrava una cosa buona. Poi hanno detto che dovevano fare un gioco... hanno messo i tavoli l’uno vicino all’altro e c’hanno fatto fare, a noi ragazzi del servizio, la sfilata di bellezza... prima sembrava una cosa per ridere, poi hanno cominciato: “se fai la passerella senza giacca sono 100 euro... se ti togli la camicia sono 200 euro... insomma avete capito come stava andando a finire, ma io non c’ho visto più e gl’ho rovinato la festa, mi sono messo a urlare che erano una massa di porci, ma sono venuti quelli del servizio d’ordine e a me e a altri due c’hanno buttato fuori e c’hanno minacciato pure di brutto. Quando ci siamo trovati fuori, gli altri due m’hanno pestato di botte a sangue perché non hanno preso una lira mentre gli altri si sarebbero portati via più di 1000 euro per uno. Io se quei ragazzi fossero gay non lo so, né i due che mi hanno pestato né quelli che sono rimasti alla festa. Ma io dico, ma etero o gay che siete, ma come fate ad accettare una cosa del genere?! Io lo so che passerò la vita a fare il barista ma una dignità di morto di fame ce l’ho e non mi sono mai venduto a nessuno. Io a gente come quelli della festa gli sputerei solo in faccia, non sono persone, sono sacchi di mer..
Se volete, potete partecipare alla discussione aperta sull’argomento nel FORUM DI PROGETTO GAY: http://progettogay.forumfree.net/?t=25624094
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lunedì 8 ottobre 2007
PROSTITUZIONE OMOSESSUALE
Alle 21 di stasera sul blog di uno dei miei contatti (chiamiamolo X) è comparso un post che merita di essere citato, perché, diciamola tutta, mi riporta con i piedi per terra e mi fa scendere dalle nuvole delle storie che hanno solo complicazioni psicologiche... Il post diceva in sostanza che X, che è giovane ma non è un ragazzino, aveva contattato tramite un sito di incontri un ragazzo che si era dimostrato molto disinvolto nel parlare “subito” di sesso, poi la chat è andata avanti per parecchi minuti, hanno parlato di tutto e la situazione si è sciolta un po’. Il soggetto così disinibito era un ragazzo di 15 anni che si spacciava per maggiorenne, questo ragazzo ha raccontato in chat che lui e un suo amico andavano la sera a fare sesso di tutti i tipi e “senza protezione” con persone adulte, questo ragazzo si vantava di queste cose come se fossero bravate. Poi è arrivata la proposta: tu ci staresti? L’autore del post ha cercato di farlo ragionare e di fargli capire che stava rischiando grossissimo e gli ha detto che se voleva trovare in lui un amico per parlare la cosa si poteva fare benissimo ma che non sarebbe mai andato oltre una chiacchierata in chat. Per tutta risposta il quindicenne ha chiuso la chat e ha annullato il contatto. Questi ragazzi non sanno che cosa sia l’amore perché forse non sono mai stati rispettati e confondono l’amore addirittura con la prostituzione... che esiste... esiste eccome!
A quel post ho aggiunto questo commento.
Ciao X,
questo è un post da brivido ma non mi meraviglia più di tanto. Questi ragazzi sono stati buttati allo sbando e nessuno ha mai fatto capire loro che l’amore è una cosa e il sesso stupido con gli sconosciuti non solo è una cosa completamente diversa e assurda, ma è anche pericolosa. Questi ragazzetti si giocano la vita (non per modo di dire!) perché è dimostrato che a San Francisco la maggioranza dei sieropositivi ha contratto il visus in età giovanissima con rapporti come quelli che hai descritto tu. E’ evidente che dietro queste cose c’è non voglia di sesso, che a 15 anni e con sconosciuti molto più grandi è una cosa assolutamente non spontanea, ma una forma di prostituzione. Chiudere il contatto e scappare significa che a livello di “sole parole” non sei un elemento interessante! Queste cose esistono e non sono nemmeno così rare. A parte le implicazioni penali di andare con un minorenne, la cosa da parte di un adulto che l’accetta (e la paga, perché altrimenti il discorso non reggerebbe proprio) è indegna sotto tutti i punti di vista, i ragazzetti possono essere stupidi ma spesso sono stati corrotti a forza di quattrini da gente che mi rifiuto di qualificare gay perché sono presone squallide. Un ragazzo di 15 anni può parlare di sesso quanto vuole ma non può essere considerato una persona matura e non mi sentirei nonostante tutto di dare a questi ragazzi troppe colpe, ma questi ragazzi dovrebbero essere recuperati al rispetto di sé... questi vanno tutti a scuola... ma la scuola queste cose non le vede nemmeno... e invece esistono! E non ci sono genitori! E non c’è nessuno che se ne preoccupa! Ma l’educazione affettiva è essenziale per non fabbricare degli sbandati irrecuperabili, perché quando a 15 anni si comincia così poi si va dritti al disastro. No, carissimo X, non sei tu quello che non capisce un cavolo! ... Io poi quando sento queste cose vado proprio in bestia e a certe persone gli spaccherei la faccia! Una morale gay esiste eccome: volere bene a un ragazzo significa non strumentalizzarlo MAI! Chi lo fa non è un gay, è un delinquente!
A quel post ho aggiunto questo commento.
Ciao X,
questo è un post da brivido ma non mi meraviglia più di tanto. Questi ragazzi sono stati buttati allo sbando e nessuno ha mai fatto capire loro che l’amore è una cosa e il sesso stupido con gli sconosciuti non solo è una cosa completamente diversa e assurda, ma è anche pericolosa. Questi ragazzetti si giocano la vita (non per modo di dire!) perché è dimostrato che a San Francisco la maggioranza dei sieropositivi ha contratto il visus in età giovanissima con rapporti come quelli che hai descritto tu. E’ evidente che dietro queste cose c’è non voglia di sesso, che a 15 anni e con sconosciuti molto più grandi è una cosa assolutamente non spontanea, ma una forma di prostituzione. Chiudere il contatto e scappare significa che a livello di “sole parole” non sei un elemento interessante! Queste cose esistono e non sono nemmeno così rare. A parte le implicazioni penali di andare con un minorenne, la cosa da parte di un adulto che l’accetta (e la paga, perché altrimenti il discorso non reggerebbe proprio) è indegna sotto tutti i punti di vista, i ragazzetti possono essere stupidi ma spesso sono stati corrotti a forza di quattrini da gente che mi rifiuto di qualificare gay perché sono presone squallide. Un ragazzo di 15 anni può parlare di sesso quanto vuole ma non può essere considerato una persona matura e non mi sentirei nonostante tutto di dare a questi ragazzi troppe colpe, ma questi ragazzi dovrebbero essere recuperati al rispetto di sé... questi vanno tutti a scuola... ma la scuola queste cose non le vede nemmeno... e invece esistono! E non ci sono genitori! E non c’è nessuno che se ne preoccupa! Ma l’educazione affettiva è essenziale per non fabbricare degli sbandati irrecuperabili, perché quando a 15 anni si comincia così poi si va dritti al disastro. No, carissimo X, non sei tu quello che non capisce un cavolo! ... Io poi quando sento queste cose vado proprio in bestia e a certe persone gli spaccherei la faccia! Una morale gay esiste eccome: volere bene a un ragazzo significa non strumentalizzarlo MAI! Chi lo fa non è un gay, è un delinquente!
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