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venerdì 26 dicembre 2008

ESPERIENZE GAY

Ciao Project,
sono un ragazzo di 22 anni e ti voglio raccontare la mia storia, poi, se ti va, vorrei scambiare due parole con te (il mio contatto msn è omissis).

Da bambino ero il classico bravo bambino. Mio padre e soprattutto mia madre mi facevano fare quello che volevano a forza di elogi e di mezze facce di biasimo. Se facevo quello che volevano loro: abbracci e baci e coccole a non finire, secondo me anche troppe; se invece facevo di testa mia arrivavano i rimproveri: “ma perché non lo hai detto alla mamma?” “vuoi fare sempre tutto di testa tua, il papà e la mamma ci sono per questo!” Ero, e non me ne accorgevo, un burattino nelle loro mani. Forse a quell’età e normale e una cosa del genere capita a tutti ma per me quello stadio è durato troppi anni. Gli altri ragazzi a 11/12 anni cercano la loro autonomia, io cercavo soltanto l’approvazione dei miei. Lo stesso era per la parrocchia. C’era un prete anziano che era un po’ una guida dei ragazzi, per me era un oracolo, facevo qualunque cosa per sentire il suo “Bravo, bravo!” Stessa cosa a scuola coi professori (ho fatto le medie in una scuola di preti). A scuola ero bravo ma non capivo praticamente nulla di quello che studiavo, quando vedevo che qualcuno la pensava in modo diverso dalla mia professoressa pensavo che quello fosse un ignorante totale o proprio un cretino. Insomma è andata così fino a 13 anni. Non capivo nulla, non avevo una mia autonomia nemmeno minima ma ero contento così. Fino a 13 anni pensavo solo che il sesso fosse una cosa sporca che facevano i ragazzi depravati che non avevano voglia di studiare e che si sarebbero trovati malissimo nella vita perché non facevano quello che dicevano i genitori. Poco dopo aver compiuto i 13 anni ho scoperto per caso la masturbazione. Era una cosa che mi piaceva, all’inizio mi sono preoccupato perché era una cosa nuova, ma poi era una cosa gradevole e non ne avevo nessuna conseguenza negativa. L’idea che la masturbazione avesse a che fare col sesso non mi sfiorava neppure, i modelli di sessualità che avevo allora erano quelli un po’ a tinte fosche che sentivo dai miei che non approfondivano mai ma bollavano tutto quello che riguardava il sesso dicendo “è gente che ha il cervello bacato!” Insomma mi era anche venuto in mente di dire a mia madre del fatto che mi masturbavo, proprio perché pensavo che col sesso non c’entrasse nulla e per fortuna non l’ho fatto. Così non l’ho mai detto al prete in confessione né a nessun altro ma non per evitare di dirlo ma perché mi sembrava una cosa ovvia. Per tutto il resto continuavo ad essere il classico bravo bambino che ubbidisce ai genitori, va in chiesa, ecc. ecc. Il chiesa poi recitavo spontaneamente la parte del mistico. Avevo così bene assimilato il modo di fare del prete che pensavo perfino che avrei potuto fare il prete. Ero un perfetto fedele, il parroco mi elogiava sempre e mi sentivo fiero di me, quella non era una recita, io non ero consapevole di recitare un ruolo non mio al quale mi ero solo perfettamente adattato. In fondo, così, tutto andava bene e non mi ponevo alcun interrogativo. È andata avanti così fino a 14 anni. Sono andato in primo superiore, in una scuola statale, poco dopo aver compiuto 14 anni, e lì mi sono accorto di essere completamente fuori dal mondo. Non capivo niente dei discorsi a sfondo sessuale dei miei compagni, fingevo solo di capire per non fare la figura del cretino. Poi, piano piano, col tempo, più interpretando i gesti che facevano che le parole che dicevano ho cominciato a capire qualcosa, due cose in realtà: che quello che facevo tutti i giorni era la masturbazione e che quindi si trattava proprio di quell’attività sessuale che avevo sentito condannare dal parroco, e poi mi sono reso conto per la prima volta che i miei compagni si masturbavano pensando alle ragazze che a me non facevano né caldo né freddo e per di più i miei compagni usavano per quelli che avevano fantasie come le mie delle forme di disprezzo radicale, bollandoli con epiteti che allora capivo per la prima volta che cosa potessero dire e soprattutto capivo che erano indirizzati verso quelli come me. Che cosa potevo fare? Non era un problema legato alla mia classe o alla mia scuola, mi rendevo conto che in un’altra classe o in un’altra scuola sarebbe stato esattamente lo stesso. E poi non si poteva certo cambiare scuola. Avrei dovuto prendere atto della realtà e dirmi: io sono gay! E ne avrei dovuto tirare tutte le conseguenze, comprendendo che l’essere gay, nel mio caso, poteva essere conciliato con la pace familiare solo a costo di una totale finzione destinata a durare tutta la vita, lo stesso discorso più o meno per la religione. Ma io allora non sapevo nulla né dei miei né della chiesa e pensavo che alla fine una conciliazione fosse possibile. Ero così abituato a ricevere l’incoraggiamento dei miei e del parroco che non riuscivo a farne a meno anche se avevo capito che da gay avrei potuto ottenere quelle cose solo fingendo. Ma invece di andare per la via dritta ho preso quella traversa cercando di conciliare l’inconciliabile. Invece di accettare un gioco di ipocrisie esplicite verso l’esterno ho preferito essere ipocrita con me stesso e fingere di mantenere un rapporto vero con i miei e con la chiesa. Mi proponevo di dirlo ai miei, poi al dunque facevo discorsi vaghi, di malessere, di schifo del mondo e simili ma non arrivavo mai a sputare il rospo. Poi è successa una cosa che ha un po’ modificato i rapporti con i miei genitori, cioè mi ha fatto cambiare il punto di vista che avevo su di loro. Nel doppiofondo di un cassetto ho trovato un pacco di preservativi, adesso sapevo che cosa erano. I miei mi sono sembrati del tutto ipocriti, ma perché non hanno mai parlato con me in modo onesto? Ma non lo hanno fatto e i rapporti con loro sono diventati ancora più ambigui. Col prete, in confessione, a dire come stavano le cose ci sono riuscito (almeno c’era il segreto confessionale) ma lui mi diceva che se la cosa fosse andata avanti senza controllo lo avrei dovuto dire ai miei che mi avrebbero potuto aiutare. In pratica i miei tentativi o finti tentativi di risolvere il problema sono andati avanti fino a che non ho compiuto 18 anni. Tramite internet avevo conosciuto un ragazzo gay più grande di me di due anni (chiamiamolo Marco) e con lui avevo parlato tantissimo. Marco è un bravissimo ragazzo. Un paio di volte ci siamo incontrati ma abbiamo solo parlato, lui voleva farmi capire un sacco di cose ma io all’epoca pensavo che me le dicesse solo perché voleva portarmi a letto con lui. Ci eravamo incontrati su un sito serissimo e non gay ma allora avevo ancora paura che i gay saltassero addosso ai ragazzi. Insomma, Marco mi ha messo un po’ in crisi, era il primo ragazzo gay che conoscevo ed era in effetti diversissimo da come pensavo che fossero i gay. La prima volta che siamo usciti pensavo che ci avrebbe provato con me, un po’ cercavo di rifiutare l’idea ma lo desideravo moltissimo. Siamo stati a parlare per ore ma io mi divertivo a rispondergli ribattendo i suoi argomenti con cose che adesso mi sembrano di una stupidità incredibile ma allora mi sembravano molto intelligenti. Alla fine della serata ero disorientato un po’ dalle cose che mi aveva detto e un po’ dal fatto che con me non ci aveva provato. La domenica successiva siamo andati insieme al mare, io mi sono messo il costume sotto perché pensavo che avremmo fatto il bagno e pensavo pure che sarebbe stata la volta buona per la mia prima esperienza sessuale e invece niente, non ha nemmeno pensato a fare il bagno, è rimasto in jeans e abbiamo solo parlato. Ero innervosito, alla fine della serata gli ho detto: “Ma perché oggi non ci hai provato con me? Ma sei gay o no?” Mi ha guardato con una faccia interrogativa come per chiedermi se ero impazzito, poi ha scosso il capo e mi ha detto: “Scusami, mi sa che non ci capiamo proprio.” Per tutto il viaggio di ritorno l’ho tempestato di domande che adesso capisco quanto fossero stupide, e lui non ha risposto. Mi ha lasciato sotto casa in modo molto freddo. L’indomani l’ho richiamato mille volte finché mi ha risposto. È stato anche a parlare con me ma sentivo che ormai le cose non erano più come prima. Sul momento l’ho odiato, pensavo che volesse fare il sostenuto con me, che mi volesse far pesare alcune cose stupide che gli avevo detto, tra l’altro sono stato anche cretino a cercare di usare con lui un atteggiamento che mirava a fare colpo sul piano sessuale, il risultato è stato esattamente l’opposto. Mi ha detto che non si sentiva di andare avanti e che la sua visione dell’essere gay era del tutto diversa dalla mia e che cercare di costruire qualcosa partendo da punti di vista lontanissimi sarebbe stato uno sforzo inutile. L’ho richiamato un paio di volte ma poi mi ha detto che non aveva proprio niente da dirmi. Adesso, dopo tre anni e mezzo, ho capito che cosa voleva dire. Io non posso rimproverargli niente. Se n’è andato e basta e io sono rimasto solo. Almeno per un anno ho cercato di distruggere la sua memoria e di svalutarlo in tutti i modi possibili dicendomi che era un ipocrita, poi mi sono buttato sulle chat ma sempre dicendomi che io lì non cercavo sesso ma volevo solo capire di che cosa si trattava. Quando entravo in una chat ci entravo in teoria come un esploratore che entra in un terreno sconosciuto, ma alla base c’era sicuramente la fissa del sesso, io volevo provare, ormai volevo provare a ogni costo, ho messo pure nel profilo delle foto esplicite, in teoria per vedere le reazioni della gente ma in sostanza per attirare bei ragazzi. I primi tempi ci andavo cauto, avevo letto tante cose sull’aids e non volevo correre rischi, però la tentazione era tanta. Alla fine ho combinato un appuntamento con uno di 32 anni. All’inizio lui era ben disposto e mi corteggiava, anche troppo veramente, mi voleva portare a casa sua ma non ci sono andato. Ci siamo salutati dopo due ore di disagio reciproco, alla fine mi ha detto: “Ma tu perché mi hai cercato?” Gli ho detto “Per parlare un po’.” Mi ha guardato con una faccia ironica e ha detto solo “Ah!” e se n’è andato. Il secondo che ho conosciuto aveva 26 anni, ben vestito, ma di una maleducazione unica, su quattro parole tre erano parolacce. Con lui ho avuto paura perché sono salito stupidamente sulla sua macchina ed è partito a razzo e mi ha portato in un paese fuori città in un posto dove non ero mai stato. Pensavo proprio che potesse finire male, forse sono solo le mie fantasie assurde ma ho avuto paura che mi potesse violentare. E mentre andavamo ho pensato a come defilarmi. Quando sono sceso dalla macchina non l’ho seguito e me ne sono scappato e lui mi ha inseguito prendendomi a parolacce terribili, quando ha visto che correva gente ha urlato che ero un ladro e qualcuno sei è messo a inseguirmi, mi sono buttato per i campi, mi hanno perso di vista e hanno desistito. Era pure sera, era buio e faceva un freddo terribile, ma mi sono messo a camminare lungo la provinciale, sentivo i cani che abbaiavano e avevo proprio paura, poi ho visto passare un treno e ho capito più o meno dove mi trovavo, ci ho messo quasi un’ora ad arrivare alla stazione e ho aspettato due ore il treno successivo. Insomma sono tornato a casa dopo mezzanotte tutto sporco di fango e i miei mi hanno fatto mille domande. Il mio computer ha la password e loro non potevano sapere nulla di me. Ho detto che ero andato a fare un giro fuori città e che ero scivolato nel fango ma non ci hanno creduto e i rapporti sono diventati tesissimi. Vengo alla conclusione. Tre settimane fa ho rivisto Marco, l’ho supplicato di ascoltarmi, lui mi ha detto che adesso aveva un ragazzo ma gli ho risposto che la cosa mi stava benissimo ma che avevo solo un bisogno disperato di parlare con uno serio che mi potesse ascoltare e lui si è fermato a parlare con me, mi ha ascoltato molto attentamente e mi ha pure sorriso, poi lo ha chiamato il suo ragazzo e si vedeva che Marco era felice (Come avrei voluto stare al posto del ragazzo!) Nei giorni seguenti ci siamo rivisti. Tre giorni fa mi ha presentato il suo ragazzo che ha 25 anni e siamo andati in tre a prendere una pizza. Il ragazzo di Marco è molto dolce, anche con me, mi tratta bene, mi sembra quasi incredibile. In altri tempi stare insieme con due ragazzi gay che stanno in coppia non lo avrei sopportato, adesso mi sembra una cosa bellissima. Ho due amici gay, due amici veri, non ero mai stato meglio di così. Sto imparando tante cose da loro e mi rendo conto che non avevo capito proprio niente. Sono loro che mi hanno parlato di progetto gay. Se è un forum che piace a loro non può essere una cosa stupida. In pratica l’ho letto un po’ solo la vigilia di natale. Le cose che leggo adesso le capisco ma anche solo un mese fa mi sarebbero sembrate stupide, devo solo ringraziare Marco e il suo ragazzo che mi stanno piano piano aprendo gli occhi. Insomma, penso che valga la pena di parlare un po’ con te!
Se volete, potete partecipare alla discussione di questa testimonianza aperta sul Forum di Progetto Gay:

giovedì 11 settembre 2008

AMICIZIE GAY PER I RAGAZZI CHE SI SENTONO GAY DA POCO

Cercherò di descrivere qui le sensazioni e le esperienze tipiche dei ragazzi che si sono appena accettati come gay evidenziando i rischi cui vanno incontro e prospettando, sulla base dell’esperienza, un percorso quanto meno traumatico possibile di approccio all’identità gay.

Assumerò come punto di partenza che si tratti di ragazzi che non hanno ormai più dubbi circa il loro orientamento sessuale (dello scoprirsi gay ho parlato abbondantemente altrove). In questa fase, presa coscienza ella sua omosessualità, un ragazzo si pone una domanda: “Sono gay! Ok! E adesso che faccio?”. È a questa domanda cui proverò a dare una risposta.

La prima cosa che viene in mente ad un ragazzo che si è appena accettato come gay è pensare che le fantasie sessuali che ha represso per parecchio tempo o che ha coltivato solo a livello della masturbazione, possano o debbano realizzarsi finalmente in termini concreti.

Ora io distinguerei due situazioni tra loro alquanto diverse

1) Il ragazzo che si è accettato come gay ha acquisito la sua consapevolezza attraverso un percorso essenzialmente affettivo e subordinatamente anche sessuale. Parlo qui dei ragazzi che hanno vissuto vere e proprio esperienze di innamoramento verso altri ragazzi, anche se mascherate sotto l’apparenza di amicizie molto forti e hanno sperimentato in concreto un contatto affettivo forte con un altro ragazzo, anche se non immediatamente leggibile in chiave sessuale.

2) Il ragazzo che si è accettato come gay ha acquisto la sua consapevolezza attraverso un percorso esclusivamente sessuale. Parlo qui dei ragazzi che sono giunti alla consapevolezza di essere gay attraverso una sessualità etero non gratificante o anche attraverso la masturbazione in chiave gay ma senza sperimentare in concreto che cosa significhi un rapporto affettivo forte con un ragazzo, neppure a livello di amicizia profonda.

Per quanto il primo impulso provato da un ragazzo gay che si è appena accettato sia certamente di tipo sessuale, nel primo e nel secondo caso le modalità sono alquanto diverse.

I ragazzi del primo tipo cercano essenzialmente un rapporto affettivo con un altro ragazzo, fatto di confidenza reciproca, di affetto, di atmosfere calde e accoglienti nelle quali c’è posto “anche” per la sessualità, che comunque non è la prima preoccupazione di questi ragazzi. Per loro omosessualità significa amare un altro ragazzo con fedeltà e dedizione, in modo esclusivo.

I ragazzi del secondo tipo tendono a identificare l’omosessualità in termini strettamente sessuali più che affettivi. Per loro la parola omosessualità è prevalentemente congiunta a contenuti esplicitamente sessuali, analoghi a quelli che hanno vissuto e vivono nella masturbazione.

Ovviamente i ragazzi del primo tipo sono più attrezzati per affrontare un’affettività a due perché sanno che cosa sono le delusioni affettive e le hanno già sperimentate e sanno quanto sia difficile costruire un rapporto serio.

Parto dall’idea (che alcuni con condividono) che la sessualità non debba mai essere buttata via in “sperimentazioni” di vario tipo (chat erotiche, siti di incontri ecc.) Uno dei più grossi pericoli per i ragazzi che si sono appena accettati come gay è costituito proprio dalla “sperimentazione sessuale”. Alcuni ragazzi ritengono che in quei luoghi si possa trovare il soddisfacimento dei propri desideri sessuali e della propria affettività. L’esperienza insegna esattamente il contrario e la possibilità di praticare sesso con sconosciuti costituisce per parecchi ragazzi una vera e propria droga, nel senso che crea dipendenze psicologiche dalle quali è molto difficile liberarsi. Chi entra nel giro delle chat e sei siti di incontri rischia seriamente di rimanerci impegolato. Anche ammettendo che prenda tutte le DOVUTE precuazioni per contenere al massimo i rischi per la salute, resta sempre il danno provocato dalla perdita di tempo rispetto alla costruzione di una vita affettiva soddisfacente. Se il primo incontro è di tipo traumatico, l’intossicazione da chat erotica e da sito di incontri si supera senza troppe difficoltà ammettendo di essere stati ingenui. Se invece il primo incontro non è risultato traumatico si creano forme di affidamento spesso deluse dopo pochi giorni, non si esce dalla dipendenza ma si tende a ripetere l’esperienza con un altro ragazzo nell’illusione che sia finalmente la volta buona. In alcuni casi si creano anche dei rapporti che danno l’illusione della stabilità per qualche mese, ma succede soprattutto quando gli incontri sono molto rari e ci si sente quasi esclusivamente in chat. La non serietà di questi rapporti, spesso da nessuno dei due punti di vista, si desume dal fatto che, nonostante queste preudo-relazioni, gli interessati proseguono, ciascuno per proprio conto e senza dirlo (segno di rapporti superficiali) la ricerca di “qualcosa di meglio”. È la tipica concezione dell’eros come investimento. Come il risparmiatore è sempre disposto a disinvestire il suo capitale abbandonando un titolo che rende meno per reinvestirlo in un titolo che rende di più, così fanno i ragazzi che hanno dell’amore una concezione di tipo economico: cercano di guadagnare sempre di più. Tutto questo evidentemente con l’amore non ha nulla che vedere anche se si tratta di una mentalità diffusa. In questi tentativi di ricerca della soddisfazione affettiva tramite chat erotica e nella infinita ricerca del meglio parecchi ragazzi perdono anni fondamentali per la loro vita. La ricerca spasmodica di un compagno o di un compagno migliore impegna le energie mentali di un ragazzo per molte ore al giorno e lo distoglie dallo studio o dal lavoro e crea situazioni complesse in cui ansia e frustrazione di intrecciano in un gioco senza fine. Gli studi sono spesso messi da parte, i rapporti sociali della vita ordinaria ne soffrono e il ragazzo si chiude il mondo tutto suo in cui è sempre più difficile entrare.

Il primo passo veramente fondamentale per un ragazzo che si accetta finalmente come gay non è mettersi alla ricerca del ragazzo della sua vita ma costruire dei seri rapporti di amicizia con altri ragazzi gay. Non intendo affatto dire che questi rapporti di amicizia sono in realtà un primo passo mascherato alla ricerca del ragazzo fondamentale della propria vita. Voglio invece dire che degli amici gay come si deve possono essere una guida per capire che cosa vuol dire essere gay. Con degli amici gay seri si può essere sinceri, ci si può confrontare, si possono esporre i propri dubbi, ci si può sentire finalmente vinci a ragazzi che hanno problemi simili e esperienze affini, il che fa diminuire moltissimo i livelli si ansia. Nella costruzione dei rapporti di amicizia con altri ragazzi gay non bisogna mai avere fretta, la fiducia reciproca si conquista gradualmente giorno dopo giorno.

E dove è possibile trovare amici gay seri quando non si sa proprio da dove cominciare? In situazioni del genere il forum di Progetto Gay può essere una risorsa importante. Si tratta di un ambiente piccolo ma controllato. L’utenza si è sostanzialmente auto-selezionata e chi ha voglia di discutere e di confrontarsi seriamente può trovarci persone come si deve, ma ci vuole tempo, bisogna farsi conoscere, palare di sé almeno un po’, rispondere alle discussioni avviate da altri. Si tratta di entrare, in sostanza, in una piccola comunità basata sul rispetto reciproco e sulla chiarezza, con poche regole che chiunque può condividere.

L’amicizia in chat esiste, non è una cosa virtuale e nella vita di tanti ragazzi ha un ruolo fondamentale. Dagli amici gay si comprende quanto il coming out pubblico sia, salvo rarissime eccezioni, improponibile, quanto la ricerca di un compagno per la vita sia difficile e finalmente quanto sia bello poter parlare liberamente della propria sessualità senza dover ascoltare ironie vedere sorrisetti beffardi. Solo un’amicizia gay seria può permettere ad un ragazzo un contatto diretto col mondo gay “vero” che non ha nulla a che vedere con quello presentato dai mass media.

È fondamentale conoscere la normalità del mondo gay attraverso amici gay seri. Per questa via si capiscono tante altre cose e le prospettive si allargano.

Se volere, potete partecipare alla discussione si questo post aperta sul forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=32010343

martedì 24 giugno 2008

AMICI GAY TRA SESSAULITÀ E SOLITUDINE

Questo post è dedicato all’amicizia tra gay. Parlando in chat con tanti ragazzi gay, osservo che spesso l’amicizia tra ragazzi gay è considerata una problematica di secondo piano e comunque subordinata rispetto all’innamoramento che, dati i coinvolgimenti sessuali è in sostanza il principale centro di interesse tra i ragazzi gay, in tema di rapporti interpersonali.

AMICIZIA GAY ORIGINARIA

L’amicizia tra gay può nascere fin dall’origine come amicizia da entrambe le parti, come quando deriva da una conoscenza che risale molto indietro nel tempo alla quale si aggiunge successivamente una connotazione gay da entrambe le parti. In questi casi l’interesse sessuale non esiste e la scoperta di essere due gay porta a una maggiore spontaneità e non ad una deriva sessuale, cioè ad una trasformazione dell’amicizia in un rapporto basato sull’interesse sessuale. I due ragazzi, ormai consapevoli di essere due ragazzi gay, potranno parlare tra loro liberamente e di tutto, compresa la sessualità senza complicazioni. Questi tipi di amicizia hanno di solito una notevole stabilità e alimentano una sensazione di libertà e di contatto diretto con l’amico che migliora nettamente il livello della vita personale.

AMICIZIA GAY COME SECONDA SCELTA

In molti casi, quando la ricerca di un compagno non produce i risultati sperati, due ragazzi gay che si sono incontrati col fine precipuo di verificare la possibilità di creare una coppia, una volta che detta eventualità appaia svanita, possono scegliere di RESTARE AMICI. Questa espressione indica che il rapporto di cosiddetta amicizia tra quei ragazzi non è primario, ma è la conseguenza della impossibilità di ottenere altro. L’espressione RESTARE AMICI deve essere intesa come RESTARE ALMENO AMICI. L’amicizia ha qui un valore di seconda scelta.

Dietro questo tipo di amicizia si celano delle insidie legate al fatto che il fallimento del progetto di coppia, in genere, lascia uno dei due ragazzi (quello a causa del quale la coppia “non si è formata” cioè quello meno attratto dall’altro ragazzo) più disponibile a mantenere di fatto un legame di amicizia che dal suo punto di vista non si intreccia con la sessualità. L’altro ragazzo (quello che ha provato a formare la coppia, cioè quello più attratto dall’altro ragazzo) finisce per accettare l’amicizia come seconda scelta pur di non perdere il suo oggetto d’amore. Questo ragazzo rappresenta l’elemento debole della coppia di amici che si sta cercando di creare perché per lui l’amico non è un amico ma in sostanza un vero oggetto d’amore, cioè un oggetto di interesse sessuale vero e proprio. La repressione di questo interesse sessuale può essere molto difficile da gestire perché nell’elemento debole della coppia permane comunque la speranza che quell’amicizia si trasformi prima o poi in amore sessuale. Il conflitto tra quella speranza e la realtà fa sì che per l’elemento debole l’amicizia sia solo di facciata.

DIALOGO TRA AMICI GAY

I ragazzi gay parlano con i loro amici dei temi più svariati, ne segnalo alcuni tra quelli seri, perché il dialogo con amici gay assume spesso la dimensione di vero e proprio gioco in cui le battute ovvie, la politica e gli avvenimenti di cronaca hanno un ruolo importante, ma non è di questo che intendo trattare qui. Tra gli argomenti fondamentali legati alla vita dei ragazzi gay e oggetto frequente di dialogo con amici gay ricordo:

1) L’affabulazione gay, cioè le chiacchiere leggere gay, una specie di gioco che nasconde aspetti di verità. Questa affabulazione, che in molti casi resta l’unico oggetto delle conversazioni tra amici gay, non è affatto una banalità. Per molti ragazzi parlare di sessualità o di problemi affettivi profondi con i propri amici è spesso difficilissimo perché subentrano delle vere e proprie forme di inibizione, le remore ad aprirsi ad un dialogo serio possono essere spesso profonde e l’affabulazione gay costituisce una specie di surrogato del dialogo esplicito e talvolta, significativamente, un primo passo che porta verso un dialogo in cui sia possibile finalmente un discorso esplicito. Spesso i ragazzi gettano nell’affabulazione gay degli elementi molto importanti, che sembrano inseriti quasi casualmente nella discussione, se questi elementi vengono notati e valorizzati dall’altro ragazzo l’amicizia è avvalorata da vere e proprie affinità (campi comuni di interesse, esperienze ed emozioni comuni), se invece quegli elementi non sono colti dall’altro ragazzo l’amicizia scivola verso un rapporto generico.

2) La sessualità. Nella maggioranza dei casi gli amici gay parlano tra loro di sessualità solo in modo piuttosto generico (desiderio di trovarsi un ragazzo e relative vicende) ma ben difficilmente ne parlano in modo esplicito (desideri, esperienze sessuali, masturbazione, sogni erotici, fantasie sessuali) perché questi argomenti sono considerati istintivamente troppo strettamente appartenenti alla sfera sessuale per essere condivisi con ragazzi con i quali non c’è un contatto sessuale. In particolare, i ragazzi che vivono in coppia o cha hanno relazioni comunque stabili e soddisfacenti, parlano poco di sessualità esplicita con i loro amici. E pur vero, tuttavia, che la maggior parte dei ragazzi, e non solo di quelli giovanissimi, non hanno un ragazzo col quale abbiano una intimità sessuale, per questi ragazzi, quindi, le tematiche strettamente sessuali non potrebbero mai essere argomento di discussione se questi ragazzi non creassero almeno dei momenti di confidenza tale con i loro amici da affrontare temi esplicitamente sessuali. Questi momenti hanno un valore notevolissimo perché costituiscono spesso l’unica possibilità di dialogo serio su tematiche sessuali che, specialmente se in chiave espressamente gay, possono essere trattate solo con amici gay perché in altre situazioni sono un tabù che è rischioso violare. Sottolineo che l’apertura ad un dialogo su temi esplicitamente sessuali, tra due amici gay, se è il segno di una forma di confidenza molto profonda, non è esente da rischi perché talora dietro un dialogo esplicitamente sessuale può nascondersi o crescere un vero e proprio interesse sessuale da parte di uno dei due. Mi soffermo brevemente su una questione molto importante: parlare della sessualità e in specie della propria sessualità aiuta molto ad uscire dalla dimensione mitica del sesso e a collocare la sessualità in una giusta prospettiva, come un aspetto ordinario della vita di tutti. I ragazzi che sono abituati a parlare della propria sessualità vivono una sessualità molto meno dipendente dai modelli della pornografia e soprattutto vivono il loro essere gay come normalità, sono molto meno soggetti al rischio di scivolare nella malinconia e in genere vivono una vita più soddisfacente e più sostanzialmente libera.

3) I problemi di carattere affettivo e familiare: in particolare il rapporto con i genitori e con l’ambiente sociale. Sono tematiche secondarie solo all’apparenza perché per tanti ragazzi gay il mancato rapporto affettivo con i genitori, l’esperienza del rifiuto e dell’incomprensione sono cose realmente traumatiche che il colloquio con gli amici aiuta ad oggettivare. È fondamentale tenere presente che la sessualità, come espressione della vita affettiva, risente dello stato emotivo complessivo della persona e che una situazione di isolamento all’interno della famiglia o la necessità di non manifestare i propri orientamenti sessuali o di vivere la propria sessualità di nascosto pesano molto sulla vita sessuale e sui conseguenti livelli di gratificazione.

4) Lo scoraggiamento e gli atteggiamenti negativi di fronte alla vita.

MALINCONIA GAY

È sul punto n. 4 che vorrei soffermarmi ora.

I ragazzi gay, proprio perché vivono spesso in situazioni di privazione affettiva sostanziale sono soggetti al rischio di essere preda di stati malinconica. Alcuni comportamenti sono sintomatici di questo stato di negatività diffusa:

1) Progressivo abbandono delle chat per i ragazzi che le usavano quotidianamente.

2) Tendenza a sentirsi vittima di qualcosa di ineluttabile, come se per un ragazzo gay non esistesse speranza.

3) Rifiuto dell’essere gay e rimpianto di una normalità perduta che avrebbe portato la felicità.

4) Atteggiamenti di rifiuto del mondo, valutato un non senso.

5) Presenza nei discorsi del tema della morte e del suicidio, come rimedio ad una vita priva di senso.

In situazioni come queste la presenza di amici gay può avere due significati opposti:

1) Se i due ragazzi sono entrambi in una fase malinconica, il loro colloquio finirà per rafforzare lo stato malinconico, creando più danno che beneficio.

2) Se uno dei due ragazzi avrà un atteggiamento positivo, potrà dare all’altro ragazzo una mano fortissima che lo tragga fuori dal rischio di scivolare nella malinconia profonda.

Aggiungo una cosa, quando un ragazzo che rischia di scivolare in uno stato malinconico si rende conto che può fare qualcosa di buono per il suo amico che si trova in una situazione analoga, talvolta si mette in moto un meccanismo operativo che è il migliore argine al crescere della malinconia. Fare è importante, fare per un amico è importantissimo, si tratta in sostanza di assumere dei ruoli affettivi che risultano gratificanti su entrambi i fronti e spezzano di fatto la solitudine affettiva che il primo motivo della malinconia dei ragazzi gay.

Un rischio concreto congiunto alla malinconia gay è legato all’idea che sia possibile ovviare a quella malinconia non tramite l’amicizia gay e i rapporti affettivi ma tramite un esercizio molto disinvolto della sessualità. Si tratta di una via di fuga piuttosto seguita. Il rischio è a due distinti livelli:

1) Rischio generale legato all’esercizio della sessualità non in condizioni di sicurezza.

2) Rischio della profonda delusione derivante proprio dell’esercizio di una sessualità non affettiva. Pensare che si possano sostituire i rapporti affettivi veri con una sessualità disinvolta nei confronti di persone incontrare spesso per caso è uno degli sbagli che più frequentemente i ragazzi gay commettono. Se la loro ricerca di distrazione sul piano sessuale fosse una cosa superficiale, il fallimento dei loro tentativi non sarebbe in fondo traumatico, ma quei ragazzi investono nella loro ricerca sessuale tutta la loro affettività profonda e si aspettano risultati che non potranno ottenere, per loro, dunque, la delusone sarà grandissima ma non li porterà a cambiare rotta ma a provare esperienze analoghe con altri ragazzi, perpetuando un meccanismo di fuga che non porta da nessuna parte. In situazioni del genere un amico gay può essere determinante e la soddisfazione di un colloquio serio e aperto sulle vere motivazioni della malinconia e del senso di scoraggiamento può avviare alla vera risoluzione del problema.

Un ragazzo gay tendente alla malinconia, in genere non rifiuta il contatto affettivo e anzi risponde con assoluta serietà, cioè si mette in gioco ma desidera essere cercato e non è portato a fare il primo passo. È per questo che avere amici gay che lo cerchino è fondamentale per il mantenimento di un equilibrio affettivo sostenibile. I veri amici fanno il primo passo verso i loro amici e non si limitano ad attendere e a giocare di rimessa.

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=29283146

venerdì 2 maggio 2008

CONOSCERE RAGAZZI GAY COME SI DEVE

Questo post è stato costruito a partire da una e-mail effettivamente inviata da Project a un ragazzo che non ha amici gay e vorrebbe incontrarne. Chiamerò qui Marco quel ragazzo, ma il messaggio è diretto a tutti i giovani lettori del forum e dei blog di Progetto Gay.


Ciao Marco,

sono Project e come ho scritto nelle due righe che ho aggiunto al tuo commento (veramente graditissimo) sono qui a spiegarti perché ho tolto la tua e-mail dal messaggio.

Intanto sono veramente contento che tu abbia trovato il sito utile, è una gratificazione che mi ricompensa del lavoro che dedico a queste cose.

È comprensibile che tu a __ anni possa sentirti solo perché non conosci ragazzi gay, però sei molto giovane e devi cercare di essere prudente. Ho cancellato la tua e-mail dal tuo messaggio perché il blog è pubblico ed è frequentato ogni giorno da centinaia di persone. Il che significa che la tua e-mail, insieme con il tuo nome e la tua età rischiano di diventare di pubblico dominio e tra le centinaia di persone che frequentano il sito non è escluso che ci siano persone che possano dare fastidio e creare problemi.

Pubblicare un commento significa “renderlo accessibile a chiunque”, non è come mandare una e-mail o un messaggio privato ad un singolo destinatario individuabile.

Che dietro le cose che scrivi ci possano essere altri fino non lo penso assolutamente ma che possano esserci altri fini dietro i messaggi di altre persone sconosciute che possono contattarti usando la e-mail da te pubblicata in modo imprudente non si può escludere al 100%. Quindi, non pubblicare mai e-mail, indirizzi, numeri di cellulare né elementi che possano permettere di identificarti. Ricorda che l’anonimato in rete è una garanzia. Su un blog pubblico non ci sono filtri e può arrivare chiunque.

Tu potresti dirmi: “allora non ho nessuna possibilità di conoscere altri ragazzi gay”. In realtà non è così. Nei blog ci sono i link ad un forum, il FORUM DI PROGETTO GAY, si tratta di un forum “per tutti” senza restrizioni, nel senso che tutti possono leggerlo, ma per scriverci bisogna registrarsi. La registrazione su un forum in genere scoraggia le persone malintenzionate e gli utenti registrati del forum già per questo fatto sono un gruppo selezionato.

Chi si registra può scegliere di rendere pubblica o meno la sua e-mail il suo contatto msn e altre cose simili. Io consiglierei comunque a un ragazzo giovane di non rendere visibile nessun dato personale e nessun contatto.

Chi si registra su un forum di “forum free” (come il mio) può scrivere messaggi, ma, se si comporta male, può essere bannato (cioè escluso definitivamente dal forum, nel senso che non ci potrà scrivere più). È chiaro che su tanti utenti del forum ne può capitare qualcuno poco raccomandabile che fa cose non compatibili con le regole del forum, in casi del genere, quando un utente mi segnala un fatto grave (posting di messaggi omofobi offensivi, messaggi di disturbo ad altri utenti, uso del forum a fini commerciali e altro) io procedo a bannare subito l’utente responsabile. In questo modo l’ambiente resta molto più pulito e chi è arrivato sul forum con finalità non consone all’ambiente viene escluso rapidamente.

Se andrai a leggere il forum, potrai trovarci molti messaggi e molti commenti di ragazzi gay, questi ragazzi sono utenti registrati nel forum, e attraverso i commenti che pubblicano è possibile capire chi sono e come la pensano. Leggendo questi commenti potrai capire molte cose di questi ragazzi. Se ti registrerai sul forum e se pubblicherai qualche tuo messaggio, con ogni probabilità qualcuno ti risponderà, avrai modo di valutare il tono di quelle risposte e, se lo riterrai opportuno, potrai inviare tramite il forum un messaggio personale a qualcuno degli altri utenti.

Nota che inviare un messaggio privato tramite forum significa non rendere nota la tua e-mail all’utente destinatario, se invece gli invii una e-mail anche lui conoscerà la tua e-mail. Il messaggio privato tramite forum è in assoluto il mezzo più sicuro di contatto con altri utenti. Aggiungo una cosa. Con parecchi ragazzi utenti del forum io sono in contatto quotidiano, via msn, conosco molto bene quei ragazzi e di quelli mi fido veramente. Ci sono anche ragazzi che hanno un’età non lontana dalla tua. Con questi ragazzi, a partire da uno scambio di messaggi può essere possibile creare anche rapporti di amicizia seria senza correre rischi, ma devi armarti di pazienza.

La mia finalità è quella di mantenere un ambiente selezionato e di alto profilo. Se quello che cerchi è creare rapporti di amicizia seria con ragazzi come si deve, parti dal forum, leggilo per capire chi sono i ragazzi, poi, se vuoi, registrati (cosa facilissima) e mandami un messaggio tramite forum. Nei miei siti non ci sono fini di lucro, commerciali, ideologici o secondi fini di nessun genere. Chi si regista può cancellarsi come e quando vuole, può modificare o cancellare in qualunque momento tutti i suoi messaggi. Non esistono vincoli di nessun genere. Un ambiente controllato come quello del forum ti potrebbe permettere di conoscere ragazzi come si deve in un ambiente veramente a basso rischio.

È tutto quanto avevo da dirti.

La e-mail con la quale ti scrivo è quella che uso normalmente ed è anche il mio contatto msn.

Un abbraccio e in bocca al lupo per il tuo futuro!

Project

venerdì 8 febbraio 2008

CRONACHE DI PROGETTO GAY 9

Ringrazio Just Walter, Patroclo, Javier, Distillato, Ritter, Loki, V87, Claudio, Mario, Lounge71, CioCe, Federico, D (al quale ho dedicato un post), Fabiomatteo e Aster per i loro graditissimi commenti su Progetto Gay.
Ringrazio in particolare Just Walter per il suo commento del 31 Gennaio, che ho molto apprezzato e che è un segno di grande attenzione per Progetto Gay.

Ringrazio alexis_boy per il suo commento del 1° febbraio ad “Amore e odio gay” su Storie Gay.

Ringrazio tutti gli amici del Forum, che hanno voluto onorarci con una loro testimonianza: StevenL, will74, Lounge71, proyou (in modo speciale), federic.88, Javier111, lokiluk, Claudiox86, Aster86 e Survived (vera anima del Forum).

Il 5/2/2008 ho avuto il piacere di sentire in chat Steven un ragazzo 25enne napoletano col quale mi sono trovato benissimo fin dal primo momento, nei giorni successivi ci siamo risentiti per cercare di riorganizzare il Forum. Con Steven si parla seriamente ma si più anche scherzare e questo dà al dialogo un brio tutto particolare.

Il 7/2/2008 ho avuto il piacere di parlare in chat con Pippo, che mi ha contattato tramite C6, una persona di una educazione squisita, non più un ragazzo anche se decisamente più giovane del vostro Progettista. Con Pippo ho parlato a lungo, mi ha aggiunto nella lista degli amici e spero di poterlo risentire presto.

Il 7/2/2008 Gay Niscemese, un ragazzo 24enne col quale avevo avuto qualche contatto tramite commenti sul mio o sul suo blog MSN e tramite mail, mi ha mandato il suo contatto MSN e ne sono stato felicissimo. L’ho aggiunto e ho avuto il piacere di parlare con lui. La conversazione è stata autentica e gradevolissima. Gli auguro di cuore ogni felicità e spero veramente che le cose di cui abbiamo parlato in chat possano risolversi o almeno ridimensionarsi.

Ringrazio in modo speciale Federico con il quale si è stabilita una consuetudine di contatti che apprezzo moltissimo. Sono molto contento che le cose vadano per il meglio. Siccome i nostri orari non coincidono continueremo a sentirci per e-mail.

Ringrazio e abbraccio con affetto sonosempreio col quale ho parlato ieri sera e che mi fa sentire importante quando mi concede la sua stima.

Auguro a Ritter la felicità che merita e incrocio le dita per lui!

Ringrazio con affetto specialissimo Fabiomatteo e Astrer che sento spesso e ai quali devo una fatta considerevole della mia serenità di fondo.

Ringrazio e abbraccio Emanuele col quale ho avuto lunghi e serissimi colloqui in questi giorni.

Ringrazio e abbraccio Loki e gli faccio i miei auguri più sentiti perché possa trovare lavoro al più presto. Ieri mi aveva chiamato ma io stavo per uscire e non abbiamo potuto parlare, ma spero di risentirlo a più presto.

Vi abbraccio, Ragazzi. Vi voglio bene!

sabato 12 gennaio 2008

ANCORA SUL COMING OUT: Venir fuori “per scelta” o “per forza di cose”

Ringraziando Project per la disponibilità, vorrei scrivere due righe sulla mia esperienza nonché sul mio modo di vedere in prima persona l’esperienza del “dichiararsi” alla comunità, a chi si conosce…
Sappiamo tutti cosa significhi infatti il termine “coming out”.
Per molti di noi rappresenta ancora un tabù, ma per altri è sinonimo di liberazione.
Beh, per me la concezione, di “coming out” è quella di poter venire allo scoperto con gente fidata, perché alle volte, se sei totalmente incompreso dai familiari come da chi ti circonda, ti senti quasi implodere qualcosa dentro, e senti così vivo il desiderio di condivisione della tua identità, che vorresti non dico dirlo esplicitamente, ma farlo almeno capire a chi vuoi bene veramente, proprio perché vorresti sentirti dire: “tranquillo, ci sono io, non sei solo e se avrai bisogno di me per un conforto, ci sarò”.
Più o meno per alcuni di noi, o almeno per me, è questo il desiderio di dichiararsi.
Magari molti preferiscono isolare la propria condizione senza infastidire gli altri, e forse anche questa è una valutazione ottima da fare, specialmente in un mondo bigotto in cui viviamo.
Perché magari spesso e volentieri si trovano contro un muro spesso di pregiudizi e incomprensioni, difficile da abbattere.
Ma alcune volte pensi “la vita è un rischio”, e se non rischiassi almeno per così poco, allora meglio rinchiudersi in una campana di vetro e vivere in stato vegetativo-apatico.
E dunque, volente o nolente, capita che fai questa mossa, che può avere riscontri positivi o negativi, a seconda delle circostanze e delle “mosse successive”.
Per chi è troppo scrupoloso come me, il coming out può rappresentare un aumento delle proprie paure; il timore di essere scoperti da persone che non vorresti o dalle malelingue è tanto.. E alle volte le parole fanno molto più male delle azione o dei singoli gesti…
Per non barricarsi nell’isolamento più totale capita di uscire con degli amici gay, più o meno visibili negli atteggiamenti o nei modi di fare, ma per me non è un problema. Non mi reputo per nulla un macho man, non mi giudico insospettabile pur non avendo comportamenti visibili, ma non provo alcuna vergogna ad uscire con persone come me. Siamo tutti esseri umani degni di rispetto, qualsiasi cosa si pensi. Ed isolare un amico solo per i suoi modi di fare è una delle più grandi cattiverie che possano essere commesse.
Ma purtroppo capita. Come capita anche che in una sera che esci innocentemente per scambiare due parole con un amico, tu incontri mezza città (e purtroppo o per fortuna sono un volto noto soprattutto in ambiente universitario).
Capita dunque di incontrare amici che da tempo hanno mangiato la foglia e, nonostante tu non voglia, dai soddisfazione alle loro ragazze di far capire che io sono come sono, e capita anche che il passaparola comincia….
Capita che certe persone come una vecchia ragazza che mi ero forzato di frequentare tempo fa per nascondere a me stesso la mia vera identità viene avvertita a tal proposito…
E capita che ti senti un po’ il mondo contro…
A conti fatti dunque, vi ho dimostrato che coming out o meno, i nodi vengono al pettine comunque. Ma se ci relegassimo ad avere paura perennemente del giudizio altrui, condurremmo una non vita in funzione degli altri.
Io ho già 24 anni, 6 dei quali persi in un cammino difficile verso l’autoaccetazione (dai 18 anni in poi).
Se volessi concedermi un po’ di serenità, dovrei cominciare a sbattermene del giudizio altrui e pensare a me stesso…
Forse sono stato fin troppo con la testa sulle spalle.
In fin dei conti, se esco o se mai dovessi avere una storia seria, non credo di dover dare conto a chicchessia…
Concludo con un aforisma che calza a pennello:
“E' sbagliato giudicare un uomo dalle persone che frequenta. Giuda, per esempio, aveva degli amici irreprensibili...”
Beh.. chi non ha peccato, scagli la prima pietra….
Grazie a tutti e a presto.
Sonosempreio

venerdì 21 dicembre 2007

BUON NATALE

UN AUGURIO SENTITISSIMO DI
BUON NATALE
E FELICE ANNO NUOVO
A TUTTI GLI AMICI DI
PROGETTO GAY

e in modo specialissimo agli amici più vicini, qui riportati in ordine alfabetico: Codice, Davide, Distillato7, Emanuele, Fabiomatteo, Javier, Loki, Nrmnrm, Paolo, ReMindZ, Ritter, Rossana, Salvatore, Sara, Sonosempreio, Stefanino, V87.

il Vostro gayproject

Grazie Ragazzi

domenica 16 dicembre 2007

NUOVI AMICI DI PROGETTO GAY - CIAO M. - CIAO STEVEN - (DEDICATO A RITTER E A V87)

Carissimi Ritter e V87, in primissimo luogo vi devo delle spiegazioni perché ieri notte (a notte avanzata) mi avete chiamato e io non ho risposto e non vorrei per nessun motivo che voi attribuiste la mia mancata risposta a disinteresse nei vostri confronti, cosa che dal mio punto di vista è assolutamente inconcepibile. Ieri notte non vi ho risposto perché ero impegnato in una chat. Mi potreste dire: “Ma come stavi parlando con il tuo interlocutore potevi parlare anche con noi”, e qui, in teoria, avreste ragione a rimproverarmi ma la cronaca della mia serata-nottata di ieri vi può fare capire meglio come stavano realmente le cose. Sapete che quando sto al computer nel blog Progetto Gay il riquadro “contattami” della chat di Alice (C6), sotto il mio avatar (la bandierina arcobaleno), appare colorato in verde. E qualcuno effettivamente mi ha contattato anche tramite C6 in questo modo. Bene, quando ormai era quasi l’una di notte ricevo una chiamata su C6. In genere su C6 si ricevono pressoché esclusivamente chiamate di gente che ti cerca per fare sesso. E quando ricevo chiamate su C6 la mia reazione spontanea è: “Un’altro!”, anche se, raramente, ho trovato, anche in C6, gente seria (ciao Stefano!). Allora apro la lavagnetta di C6 e mi trovo un messaggio che mi dice, più o meno, “Ti ho mandato un messaggio tramite il blog di Alice” e unisce il link. Mi precipito sul messaggio, lo leggo, è di un ragazzo di 21 anni. Il messaggio è serio. Per avermi mandato un messaggio su C6 lui è sicuramente in linea. Mi precipito su C6. Bene. Era l’una di notte, mi pare doveroso dirgli: “Sono felice di sentirti, se vuoi ci sentiamo domattina” mi dice che l’indomani non potrà usare il computer e mi propone di parlare subito, anche se brevemente. Siamo rimasti in chat praticamente fino alle tre, all’inizio in modo molto concitato e nello stesso tempo ingessato, poi, piano piano, anche scherzando un po’. Di cose da dire ne avevamo tantissime. Il colloquio è stato assolutamente libero ed estremamente serio. Io in genere non do facilmente il mio contatto msn se non mi rendo conto prima di chi è il mio interlocutore... ma gli ho dato il mio contatto e abbiamo finito la conversazione su MSN. Carissimi Rittere e V87, quando mi avete chiamato, io ero nel pieno della chat con questo ragazzo, una chat velocissima, in cui, dato che non ci sono pause, è praticamente impossibile distrarsi e certo non si può seguire una seconda conversazione. Io intendevo ascoltare quel ragazzo con la massima attenzione. Se un ragazzo (che non ha mai commentato prima il blog) mi manda una mail e mi contatta su C6 significa che non sta lì per caso e che ha un coraggio enorme per superare l’imbarazzo e cercare un contatto. In una situazione del genere un ragazzo si deve rendere conto che parlare con me significa trovare un’attenzione totale, se dovesse percepire il contrario potrebbe provare dei sensi di frustrazione pesantissimi. In sostanza il momento in cui si rompe il ghiaccio con il mondo gay e si esce dalla dimensione strettamente individuale per creare un contatto vero con una persona dichiaratamente gay come me è un momento estremamente importante. In quei momenti io mi sento e sono sotto esame da parte di chi mi contatta, che valuta sicuramente molto attentamente le mie reazioni e non c’è reazione che possa essere valutata peggio del disinteresse o dalla banalizzazione del discorso. Devo sottolineare che il dialogo con quel ragazzo era assolutamente serio e importante, non solo per lui ma anche per me. Io non sto qui per mestiere, ci sto perché per me, personalmente, poter avere un contatto serio con dei ragazzi gay significa dare un senso alla mia vita, e il colloquio con quel ragazzo era serissimo. Ecco, è per questo, carissimi Ritter e V87, che non ho risposto alla vostra chiamata. Onestamente spero di vedere presto i commenti di quel ragazzo sul blog e di poterlo risentire. Ma, come se non bastasse, nella tarda serata di ieri, ho trovato sul blog MSN un commento di Steven, che un’altra volta mi aveva lasciato un commento sul guestbook. Questo è il testo del commento di Steven: “Ciao è molto bello leggere ciò che scrivi specialmente questo ultimo intervento, pieno di gioia e felicità... non ti conosco ma è sempre bello vedere che chi ti "assomiglia" è felice... tornerò a trovarti spesso... anche a me piacerebbe avere tanti amici gay che vivano con te le emozioni e le situazioni...”. Dopo aver letto questo bellissimo commento avevo dedicato buona parte della serata a scrivere una e-mail (anzi due) a Steven, ne riporto il testo in fondo a questo intervento. Concludo dicendo che alle tre e mezza di notte ho aperto il blog e ho trovato i vostri commenti! Credo che non avrei potuto essere più felice di così. Ritter! ... sono letteralmente senza parole. Vabbe’ adesso chiudo la cronaca di ieri sera... l’unica cosa che mi viene da dire è che vi voglio bene!!!
_________

Ciao Steven,
ho letto pochi minuti fa il tuo commento sul mio ultimo post. In realtà mi avevi già lasciato in messaggio il 17 novembre, ma non ti ho risposto perché il messaggio era un po’ troppo neutro. Quello di oggi mi autorizza a risponderti, cosa che faccio con estremo piacere. Innanzitutto sono molto contento di sapere che continuerai a leggere il mio blog... Chiaramente, dalla lettura del mio ultimo post, che hai commentato in modo così gratificante per me, puoi capire che la mia giovinezza è solo di spirito, in sostanza, mi avvicino ai 60 anni. Questo devo premetterlo. Poi ti sarai chiesto perché non ho mai lasciato commenti sul tuo blog, le ragioni sono due: innanzitutto è un blog a tema su un personaggio del quale so poco più di quello che sa un lettore sbadato dei giornali non di argomento musicale, seconda ragione: il mio nick su MSN è un nick gay e lasciare un commento con un nick gay su un blog non specificamente gay non mi sembra corretto. E’ per questo che ho preferito inviarti una e-mail.
Io ho tre blog di contenuto, in termini di post, quasi identico:
1) Progetto Gay, (blog Alice)
http://progettogay.myblog.it/ con più di 400 post e quasi 500 commenti scritti dai ragazzi del blog. C’è anche un motore di ricerca interno.
2) Storie Gay, (blog Blogger)
http://nonsologay.blogspot.com/ con un indice analitico che consente l’immediata ricerca dei post per data e per tag, c’è anche un motore di ricerca interno. I commenti sono però pochissimi.
3) Storie gay e non solo, (blog MSN), quello sul quale hai lasciato i commenti, senza indici efficienti, con pochissimi commenti e senza motore di ricerca interno.

“Storie Gay” è prezioso per i suoi indici, ma Progetto Gay è, secondo me, una cosa unica in internet perché contiene quasi 500 commenti di una serietà e di una profondità unica. Sono i commenti dei ragazzi di Progetto Gay, un gruppo che si è formato in modo assolutamente spontaneo e imprevisto tra i lettori di Progetto Gay. Alcuni hanno commentato, io ho risposto sul blog, poi si è arrivati allo scambio dei contatti msn, prima con me, poi tra i ragazzi e si è formato un bellissimo gruppo. Vanno dai 18 ai 43 anni ma la maggior parte sono tra i 20-26 anni. Io ho parlato in chat con loro molte volte e direi che ormai siamo diventati amici. Attualmente i ragazzi di Progetto Gay sono una quindicina, ma la loro presenza va a periodi ed è legata ai ritmi dello studio e del lavoro. Quello che vedo è che sono ragazzi ottimi e lo dico con profonda soddisfazione, sono persone che mi hanno ridato uno scopo nella vita e la gioia di vivere.

Che dirti? ... Il tuo commento è estremamente gradito e mi farebbe moltissimo piacere se tu potessi farti un giretto su Progetto Gay non tanto per leggere i miei post (che non sono letteratura ma sono documenti veri di vita gay) ma soprattutto per leggere i commenti dei ragazzi, commenti che ti possono fare capire immediatamente di fronte a chi ti trovi e poi, se tu lo riterrai opportuno, sarei felicissimo se lasciassi un commento su Progetto Gay, dove puoi essere visibile per i ragazzi che frequentano in pratica solo quel blog. Io sono sicuro che se scriverai qualche commento e ti farai conoscere un po’ da loro, saranno loro a chiederti il contatto MSN. Per fugare qualunque remotissimo dubbio ti dico in modo esplicito che non ho nessuna finalità che non sia quella di lavorare per i ragazzi gay perché si possano conoscere e perché abbiano la possibilità di parlare e di confrontarsi in modo serio. Dai ragazzi di Progetto Gay ho ottenuto soddisfazioni meravigliose... non insisto oltre.
Ciao Steven! Spero di risentirti presto. Un abbraccio.
il progettista
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Ciao Steven,
ho dimenticato una cosa importante, questo è il mio contatto MSN, ... omissis ..., se tu volessi aggiungermi ne sarei felice, naturalmente resti totalmente libero di non farlo e la mia considerazione nei tuoi riguardi non diminuirà in ogni caso.
Spero comunque di risentirti molto presto. Un abbraccio.
il progettista

domenica 9 dicembre 2007

AMICI GAY

La chiamano vita questa... e io questi li dovrei chiamare amici? Loro si degnano... che gliene frega a loro, loro hanno la vita loro e io non c’entro un cavolo, oppure c’entro, ma così per modo di dire, io sono il soprammobile, magari pure il soprammobile di lusso. Se li chiamo si degnano... loro. Ti danno quella risposta duretta... tipo “sono contento per te”, ti dicono in modo ipocrita “mi fa piacere” quando a loro non gliene frega niente e manco ti stanno a sentire... e sono gay ca..o! Ma quello c’ha le paturnie perché il ragazzo gli mette le corna, quell’altro ha fatto un esame di economia e si sente il ministro dell’economia e quell’altro se lo chiamo io fa finta che non c’è... Io mi guardo questa benedetta lista dei contatti, ce ne sono in linea, ma se li chiamo fanno finta che non ci sono e se non li chiamo io non si fanno vivi nemmeno se li ammazzi... poi uno dice non li mandi tutti a farsi fo....e?! Ma che ci faccio con amici così, gli etero posso capire, di me non glene frega un cavolo, ma questi sono gay, ca..o! Ma a che pensano... sono tutti persi... e io più cretino di loro che gli sto appresso. Non dico che mi dovevo trovare un ragazzo... però almeno un amico decente ci poteva pure essere, e poi io non è che vado cercando chissà che cosa, ma mi trattano proprio come un pezzo di mer.., non mi schiacciano per non sporcarsi le scarpe. Che schifo di giornata, stavo meglio quando stavo solo... con questi ci sono solo i riti di gruppo e basta... ma io li mollo, li mollo tutti, li mando tutti quanti a quel paese... questi deficienti... ma perché io poi mi abbasso a degli str... simili? Ma che per caso io non campo senza di loro? Mi danno un appuntamento e poi se ne fregano tutti, tanto se io perdo i pomeriggi ad aspettare che fa... L’altra sera poi con la storia della pizza... tanto poi sempre così finisce: “fai tutto tu!” perché il cretino c’è! E io imbecille, telefona a destra, telefona a manca, come se fosse proprio una cosa mia... Marco ti prego, non mancate! Mimmo mi devi promettere che ci vieni perché è importante... Andrea ricordati che ci saremo tutti i quattro... E poi io prenoto e alle otto sto là davanti... e aspetta, aspetta... alle otto e mezza entro, poi li chiamo... oh! Ma se ne sono fregati tutti! ma dico tutti! Non dico gli altri, ma da Marco non me la sarei proprio aspettata... Poi dicono che gli amici sono una cosa bella... gli amici forse... ma sono amici questi? ... e poi non sopporto il fatto che loro tra loro si vedono e a me non me lo dicono nemmeno, dicono pure le bugie, d’altra parte fanno un bel terzetto, e io che c’entro? Io vado solo a rompere le scatole e loro si degnano! Questi sono gli amici e gli amici gay! Io non ci avrei mai creduto. Con Andrea, quando parliamo, cioè quando parla lui, perché quando parliamo in pratica parla da solo, o dici quatto stupidaggini e sempre le solite o stai solo a sentire il monologo... io qua, io là, ho fatto questo, ho fatto quell’altro... solo questo... non sa dire altro! Mimmo poi... non sarebbe nemmeno tanto male, il meno peggio, almeno fa finta che ti sa a sentire... ma è sempre col muso lungo, sta sempre a sospirare che pare che gli sta cadendo il mondo addosso... lui è nato non l’angoscia e te la mette proprio addosso l’angoscia, quando ci parli, c’ha sempre paura di essere sul viale del tramonto, la parola che gli piace di più è “tanto”. ... E’ inutile che ci penso, tanto non serve a nulla! ... Ma lasciamo perdere, tanto non ci riusciremo mai! ... sempre così, cioè con lui che discorso ci vuoi fare? ... “tanto” manco ti sta a sentire, o forse ti sta a sentire ma così, perché “tanto” non gliene frega niente. E poi c’è Marco... quando ci siamo conosciuti un altro po’ e mi prendeva il coccolone... Marco è bello, è veramente bello... tu lo vedi e pensi: questo è per me! ... No! Errore! Non è vero! ... siccome è bello c’ha la fissa che è bello! ... e il capello raffinato... sempre vestito in modi assurdi che a lui sembrano pure eleganti... pensa che stanno tutti a guardare a lui... e quante me ne ha fatte quello str..., io, con uno sforzo immane, gli dicevo una cosa tenera e lui mi guardava come si guarda un deficiente e mi faceva: ma perché mi dici queste cose? Per fartelo amico gli dovevi dire solo che è bello, il resto non lo capiva proprio... Basta! Non ne voglio più sentire né di gay né di nessuno, tanto qui ognuno pensa solo ai cavoli suoi, poi si dice il confronto, parlare, il dialogo... ma di che? Da domani pure io penso solo ai cavoli miei! Però è assurdo... si potrebbe stare bene insieme perché in teoria c’è un mondo comune, ma solo in teoria e loro non lo capiscono che si potrebbe stare bene, che ci si potrebbe volere bene... niente! Loro si murano ognuno nel mondo proprio buco e pensano che se parlano con te perdono tempo, ma cavolo, ma come fanno a non capire che quattro ragazzi come noi potrebbero essere pure felici se non fossero così deficienti! Vabbe’, me ne vado a dormire, ma proprio con l’idea del mondo sfatto e che tutto se ne va comunque a rotoli... gay significa felice! Ammappete! Se è questa la felicità siamo proprio fregati!

venerdì 7 dicembre 2007

INSIEME IN PROGETTO GAY

Carissimi (e non è un modo di dire!),
Probabilmente nell’appello agli amici di Progetto Gay mi sono spiegato male e ritorno brevemente sull’argomento. Non ho nessuna intenzione di defilarmi da Progetto Gay perché per me personalmente è fonte di tali e tante soddisfazioni che, semplicemente, non sarei capace di farne a meno o anche solo di sentirmi meno coinvolto, quando leggo i commenti di V87, di Paolo, di Ritter, so che dietro quei commenti ci sono ragazzi veri, che stanno vivendo adesso le stesse cose che io ho vissuto 30 e più anni fa e, devo dirlo, resto incantato dalla qualità delle persone e non lo dico per complimento. Quando ho avvito questi blog (il 31 Agosto 2007) non avrei mai pensato che si potesse ottenere un successo simile. Avevo gestito altri siti, blog e forum a tema non gay, ci mettevo un certo impegno, ma, diciamolo chiaro, i lettori erano pochissimi e i commenti in pratica inesistenti. E poi quelle cose non mi interessavano, non avevano nulla a che vedere con me. C’erano i soliti problemi di parassitismo, poco di porno, moltissimo di commerciale (anche porno). Ma il fenomeno è un fenomeno generale sul web. Su Progetto Gay dove non ho attivato la moderazione anticipata dei commenti, oggi, ho eliminato 21 commenti contenenti link commerciali e la cosa non è rara. Comunque i miei vecchi siti non mi dicevano nulla, li curavo molto da un punto di vista estetico perché i contenuti non mi interessavano affatto... poi all’inizio dell’estate ho abbandonato il tutto... finché alla fine di Agosto ho pubblicato “carte segrete” il mio primo sito gay, ma sito, non blog, e quindi con una visibilità minima, se poi si aggiunge che si trattava di un romanzo storico, per sua stessa natura di invenzione e scritto in un linguaggio non semplice, si comprende perché in pratica nessuno (o quasi) l’ha mai aperto, ma ormai il passo era stato fatto e allora ho avviato Progetto Gay (il 31 Agosto), poi “Storie Gay” e quindi “Storie Gay e non solo”. All’inizio pochissimi lettori, e ancor più rari commenti quasi sempre di etero che si complimentavano a livello formale. Poi piano piano le cose sono cresciute, il primo commento dichiaratamente gay è arrivato il 15 settembre, il 17 settembre è arrivato il primo commento di Distillato7, primo di una lunga serie di commenti ai quali ho risposto con 30 post specifici. Il 19 settembre ho avuto il primo colloquio in chat con sonosempreio (che saluto affettuosamente!), poi piano piano i lettori del blog si sono selezionati da sé, i commenti si sono fatti frequenti e la lista dei miei contatti MSN si è allungata. Il blog mi ha portato a conoscere tanti ragazzi in chat. Se leggere i loro commenti era interessante, parlare con loro è un’esperienza unica. Certo il blog ha permesso una selezione automatica delle persone, ma i ragazzi che ho incontrato in chat erano veramente persone eccellenti, tutti, senza eccezione! Parlare con loro mi spinge a credere che il mondo che ci sarà dopo di me sarà migliore di quello dove ho vissuto io, e sarà migliore perché ci sono questi ragazzi. Adesso, provate a mettervi nei miei panni, riuscite a immaginare come si sente un gay vecchio quando si sente cercato da ragazzi che lo prendono sul serio? Beh... io mi sono sentito felice come non mi era mai capitato. Finalmente potevo dedicare il mio tempo alle persone come me, a ragazzi, e non solo, con i quali si poteva parlare chiaro... io gay anziano potevo parlare con ragazzi gay in modo serio, mi sentivo vivo, importante. La gratificazione che viene da queste cose è enorme! La serietà di questi colloqui in chat mi ha sempre colpito, così come il fatto che in questo modo si fondava un’amicizia. In certi giorni ho passato in chat 12 ore di fila e non ho mai sentito la stanchezza. Il tempo che non passavo in chat lo dedicavo al blog e anche lì non sentivo la fatica... quello era il mio mondo! Perdonatemi l’espressione, ma io lavoravo per i “miei ragazzi”! Una dimensione familiare ce la sentivo e ce la sento! Lavoravo per le cose in cui ho sempre creduto... E’ ovvio che non abbandonerò mai questo blog di mia spontanea volontà, per me è troppo importante. E poi, diciamocelo, non siamo un campione rappresentativo dei gay, siamo un piccolo mondo in fondo molto omogeneo. Nelle chiacchierate in chat con i ragazzi li ho sentiti sempre molto vicini, molto del mio mondo, senza atteggiamenti che mi suonassero strani, cioè si tratta di ragazzi molto vicini alla mia realtà quotidiana, la loro vita, gay e non, è sicuramente molto affine alla mia. Insomma ragazzi... io questo blog lo amo moltissimo... ma non perché è mio, ma perché ci siete voi che lo commentate, che lo prendete sul serio e che mi date una delle gioie più profonde che io abbia mai provato... ecco, adesso l’ho detta tutta... GRAZIE!!! Vi voglio bene!

mercoledì 5 dicembre 2007

CIAO LOKI 2

Ciao Loki,
ti ho lasciato un commento al tuo ultimo post che è bellissimo! IN BOCCA AL LUPO PER IL LAVORO!!! e poi ... sì... W i cinquantenni, anche se con quello oggetto del post posso chattare solo la domenica mattina... e poi andare a cercare foto in rete... ecc. ecc. beh... sì, d’altra parte se non si incontrano ragazzi tutti i giorni all’età di Loki, figuriamoci alla mia! ... E adesso voglio dire una cosa a Loki, al cinquantenne e a chiunque mi leggerà: oggi sono felice! E la mia felicità me l’hanno regalata i ragazzi di questo blog! Grazie ragazzi (di qualunque età voi siate)!

venerdì 23 novembre 2007

RAGAZZI GAY DICHIARATI E SOLITUDINE

Dedico questo post a ReMindZ che ho avuto il piacere di sentire ieri sera e di cui ho potuto leggere i graditissimi commenti subito dopo la chiacchierata in chat. Dire che sono contento di queste cose è poco. Grazie ReMindZ, avremo modo di parlarne direttamente, per il momento mi limito a dire che mi stai dando moltissimo e che la gran parte della mia serenità di fondo la devo a te. Da un tuo commento su Storie Gay ho preso lo spunto per andare alla ricerca di un vecchio documento, un video di qualche anno fa (settembre 2001), contenente un’intervista a Gianni, un ragazzo gay ventiquattrenne che circa due anni prima aveva parlato di sé apertamente a tutti: amici e familiari. L’intervista è un po’ più lunga del solito e trascriverla mi è costato una fatica non indifferente ma credo che valga la pena di leggerla.

“Mi chiamo Gianni, 24 anni, nato e vissuto sempre a Milano, sto per laurearmi in Legge, penso in futuro di fare l’avvocato, non ho avuto particolari problemi nello studio e credo che non ne incontrerò nemmeno a livello di lavoro. Da fuori sono un ragazzo normale al 100%... università, un po’ di sport (pallacanestro quando posso), vita normale, cinema, amici... naturalmente niente ragazza... e quello che per me è peggio, niente ragazzo. Ma io non sono il tipico ragazzo gay spaventato di essere gay, no! Io più o meno due anni fa mi sono dichiarato, ma proprio pubblicamente... perché pensavo che il problema fosse tutto lì, mi dicevo che se volevo trovare un ragazzo dovevo dichiararmi pubblicamente, con un termine bruttissimo dovevo “mettermi sul mercato”, perché rimanendo invisibile certo non avrei trovato nulla. Quello che ho passato prima di decidermi ve lo potete immaginare, insomma, le solite cose, crisi su crisi: lo faccio o non lo faccio? ... Perché nessuno sapeva niente... in sostanza che fossi gay non passava proprio per la testa a nessuno, cioè io non sono stato costretto dalle circostanze a dichiararmi, l’ho fatto perché pensavo che fosse indispensabile per trovare un ragazzo che mi volesse bene. Ma l’ho fatto proprio pubblicamente, senza tanti segreti... l’ho detto agli amici e l’ho detto a casa. I miei sono separati e io vivo solo con mia madre, in sostanza a mio padre di me non gliene frega nulla, non solo del fatto che io sia gay, ma proprio in generale... vabbe’... l’ho detto a mia madre... reazioni molto modeste: tipo: stai attento, non ti mettere troppo nei guai... però, tutto sommato, non è crollato il mondo e poi io sono figlio unico... che tra l’altro non è una situazione ideale per un ragazzo gay... comunque gli amici, pure loro, tutto sommato non hanno reagito male anche perché, diciamolo chiaro, erano amici per modo di dire... non gliene fregava niente prima di me come persona... e meno ancora dopo del fatto che fossi gay, per loro era una pura notizia senza nessuna conseguenza... non li dovrei nemmeno considerare amici, ma questo passa il convento... Insomma, a 22 anni... amici veri niente! E invece sarebbero una cosa fondamentale... e soprattutto vita affettiva e sessuale vera, cioè a due, assolutamente niente, masturbarsi sì, ma solo a fantasia, nemmeno pensando a una persona reale, perché nel mondo reale non c’era nessun ragazzo che mi interessasse veramente, dopo qualche mese mi sono detto: qui se non ti dai una mossa resti single per tutta la vita! E ho fatto il mio ragionamento: io vado a cercare ragazzi gay... bene, dove si trovano i ragazzi gay? ... Sembra ovvio: nei locali gay! Però per uno non abituato a quell’ambiente fare un passo critico come cominciare a frequentare ambienti per gay non era una cosa facile. Insomma, passavo a ripassavo davanti al (ometto il nome del locale di Milano), mi tenevo a distanza, cercavo di vedere che gente c’era, ci passavo con passo svelto fingendo di passare lì per caso, due o tre volte ci ho pure parcheggiato la macchina vicino, però di notte non si vedeva quasi nulla. Gente ce n’era e, almeno apparentemente l’ambiente sembrava piuttosto discreto... non distinguevo l’età dei ragazzi, vedevo solo che erano ben vestiti... vabbe’, che devo dire, tra desiderio e repulsione ho passato quasi un mese prima di decidermi, poi ho fatto il grande passo e sono entrato. Prima di andare mi sono fatto una doccia e mi sono cambiato le mutande... perché sai, tu pensi che alla fine chissà che cosa succede... Insomma... alla fine entro, luci assurde, musica curiosa... tutti ragazzi, ammassati uno sull’altro, devo passare in mezzo a una folla di gente, mi sento in imbarazzo tremendo, mentre passo mi tastano... la mia reazione è stata ambigua tra l’interesse e il ribrezzo, sarei scappato via... ma poi sono rimasto... e rimanere da soli in un posto simile è una cosa terribile. Ti squadrano come se stessero valutando la puttana di turno... io, poi, lì dentro, da solo, in mezzo a ragazzi tutti molto più grandi di me... mi sentivo proprio concupito... mi sono seduto su un divanetto, uno mi si è buttato addosso quasi casualmente, ma non era assolutamente una cosa casuale... mi ha tastato e io ho fatto lo stesso. Quando l’ho tastato pure io mi sono sentito meglio, diciamo un po’ più al livello e quello mi lasciava fare... vabbe’, adesso non ve la racconto tutta, lì ci sono stati contatti fisici (tastarsi) con quattro o cinque ragazzi, poi uno mi ha fatto una proposta esplicita... ma era un ragazzo che non piaceva, aveva le unghie nere e puzzava di fumo, gli ho detto di no e lui ha detto che ero solo un ragazzino deficiente che non sapeva che cosa si poteva perdere... e mi ha mollato lì con una sguardo di commiserazione. Mi sono sentito umiliato. Praticamente sono andato via prima che la festa, chiamiamola così, entrasse nel vivo. La sensazione che ho provato quando sono andato via era da brivido, mi si mettevano davanti per non farmi uscire dal locale, ero solo sotto gli sguardi di tutti e nessuno interveniva, poi sono venuti quelli della sorveglianza e mi hanno aperto un varco verso l’uscita. Quando sono stato fuori ho tirato un respiro profondissimo... uscivo da un incubo. Però, se lo devo dire, quell’incubo (perché incubo era) era anche eccitante, lì se vuoi fare sesso trovi quello che vuoi... magari a rischio... Insomma, io ci sono tornato altre due volte, la prima volta dopo 15 giorni di disintossicazione e la seconda dopo un’altra settimana. La seconda volta l’ambiente era migliore, era un giorno feriale qualunque e non un sabato come la prima volta, c’era meno gente, ho avuto l’impressione che ci fosse un po’ di gente con molti quattrini in cerca di ragazzi disponibili. Non saprei dire se è prostituzione... ma se un diciottenne va con un cinquantenne e prima vanno in un ristorante di lusso e fanno un bel giro in una macchina di lusso... tu come la chiami? Magari la prestazione non ha nessuna contropartita in denaro... però... vabbe’. Tutto sommato, anche se con questo tipo di ambiente, la seconda volta non è stato un incubo e almeno quando ho deciso di andarmene nessuno ha cercato di impedirmelo. La terza volta era di nuovo sabato e ho trovato un tipo che c’ha provato proprio in modo sgradevolissimo, questa volta però io ero rimasto vicino all’uscita e quando me la sono vista brutta me ne sono andato di nascosto. Dopo non ci sono andato più. Poi c’è stata l’altra fase, quella più pericolosa. Sapevo che in (ometto il nome di una zona di Milano) era possibile trovare ragazzi che si prostituivano per pochissimi soldi. Però nella mia mente l’avevo messa tutta su bene la storia, io non andavo lì per fare sesso a pagamento ma perché avrei potuto salvare qualche povero ragazzo finito magari suo malgrado nel giro della prostituzione, è un ragionamento ipocrita all’incredibile, ma io l’avevo messa così... Anche lì, come con i locali, prima qualche appostamento, qualche sguardo furtivo per vedere di che si trattava, poi, dopo qualche giorno mi sono deciso, ma ci sono andato in macchina perché mi sembrava più sicuro, anche se in quel modo di fotografano e ti possono ricattare, comunque ci sono andato in macchina, ho aspettato che fosse disponibile il ragazzo che mi piaceva di più e l’ho fatto salire, ci siamo allontanati mentre lui mi parlava dei prezzi... quando l’ho guardato in faccia ho visto che era proprio un ragazzino, sicuramente minorenne... se ti beccano con un minorenne finisci pure in galera... io gli ho fatto la predica sul fatto che non si doveva prostituire e lui prima m’ha guardato e poi, letteralmente, mi ha sputato in faccia... e tutto sommato aveva ragione e mi ha detto che i soldi glieli dovevo dare comunque... io l’ho pagato, arrotondando la cifra per eccesso e l’ho riportato dove l’avevo fatto salire... poi mi è venuto in testa che poteva avere l’aids, probabilmente erano solo mie paturnie, ma il fatto che avessi avuto un contatto col suo sputo mi ha preoccupato per un bel po’... Il girono appresso, seconda esperienza, questa volta con un ragazzo grande dell’Est, almeno 30 anni. Confesso che ho avuto paura, gli ho chiesto del ragazzo del giorno prima, l’ho pagato senza fare nulla e l’ho scaricato subito. Queste sono state tutte le mie esperienze in termini di prostituzione. E ne ho abbastanza! In sostanza dopo queste cose, ormai da più di un anno e mezzo, vuoto totale. Quando non ero dichiarato avevo un amico che si chiamava Luca, un ragazzo che mi piaceva moltissimo, se fosse gay o etero non lo so, è stato praticamente l’unico amico vero che ho avuto, ma non lo sento da due anni e non posso andare a cercarlo adesso. Il mio sogno è Luca. Io cerco un ragazzo come Luca, cioè un ragazzo vero, un ragazzo normale gay, io voglio vivere la mia vita con un ragazzo normale gay, uno che non serve solo per fare sesso, uno che te ne puoi innamorare come persona, uno che ti vuole bene. Un ragazzo gay non ha solo bisogno di sesso, ma ha bisogno d’amore, magari di uno che ti fa da sponda, che ti ferma, che ti porta alla realtà quanto cominci a fare lo stupido. Luca faceva così, vivere con uno come lui sarebbe bellissimo. Lo troverò mai un’altro Luca? Purtroppo credo che non succederà. Se succederà... bene, se non succederà, io cose strane non ne andrò più a cercare. Io voglio un affetto vero, di un ragazzo che voglia stare con me, anche a livello sessuale, ma non solo quello. Adesso mi sento solo... parlo con te qualche volta e mi fa piacere, almeno c’è qualcuno che mi sta a sentire, però io il mio sogno, purtroppo non lo realizzerò mai... e di questo comincio ad essere consapevole. La sostanza del discorso è questa, cioè questo è il mio problema vero... dai adesso puoi pure fermare la registrazione e fammela rivedere subito, che se non mi piace la cancelliamo.”

giovedì 18 ottobre 2007

CIAO ERY 2

Ciao Ery,
aprire il blog e trovare un commento come il tuo è una cosa che dà una grande soddisfazione. Ma, se mi concedi un minuto, vorrei spiegarti che cosa mi ha colpito nel tuo commento precedente. Sì, è molto bello per quello che dice sull’essere gay, cose che condivido al 100%, ma secondo me è ancora più bello per quello che dice di Fabio, per la tenerezza affettuosa con la quale ti riferisci a lui, questa è la cosa che mi è piaciuta di più perché non è un discorso teorico ma ha il senso del rapporto con un ragazzo vero, concreto, non con un’ipotesi e, evidentemente, quel rispetto affettuoso del quale parla Fabio tra voi c’è. Ti sei messo nei suoi panni, hai provato a capire i suoi momenti bui e i suoi momenti di felicità e questo è il segno di una sensibilità speciale. Sono cose che conosco bene perché capitano anche a me e, non ti nascondo che, per questa ragione, sono stato preso per cretino più volte... eppure sono cose belle e hanno un senso, ovviamente, per chi è in grado di capirle. Quanto al vergognarsi di essere gay... mi pare che sia un’idea di provenienza non gay... io ho trovato gay delusi, depressi, sfiduciati anche pesantemente ma non ho mai trovato gay che non volessero essere gay. La “gente”, nel senso anonimo del termine, non è molto incline a capire queste cose, perché capirle richiede indipendenza dagli schemi mentali comuni, anche se, personalmente ho incontrato ragazzi etero con i quali ho vissuto rapporti affettivi molto profondi, accettati da loro con piena consapevolezza di quello che c’era dall’altra parte. Io penso comunque che per un gay il vero equilibrio emotivo si possa raggiungere solo con altri gay, anche se, sempre per esperienza diretta, posso dire che quando i rapporti affettivi non sono solo rapporti affettivi, ma c’è una componente esterna di altro genere (stesso ambiente di lavoro, stessa comitiva di amici, progetti economici comuni), i rapporti affettivi tra gay sono moto più difficili di quelli tra gay e etero. In ogni caso, quando non ci sono in mezzo altre questioni, un gay sta bene insieme con altri gay come non starebbe bene in nessun’altra situazione perché finalmente si può togliere la maschera e può essere quello che è. Questa è la sensazione che provo parlando con te. Non ti sento appartenente ad un altro mondo, come mi capita con la stragrande maggioranza delle persone che conosco, capisco esattamente quello che dici e lo trovo identico a quello che direi io e soprattutto non ho paura di essere frainteso, perché non c’è bisogno di parlare in codice. Ery... sei una bella persona! E’ un piacere parlare con te.

domenica 14 ottobre 2007

GAY TRA REALTA' E MORALISMO

Mi chiamo Marco e ho 23 anni, studio ancora, ma spero per poco, vorrei insistere sul tema dell’indecisione e soprattutto sull’idea che “fare il bravo ragazzo” è molto più difficile di quello che sembra, il post del ragazzo indeciso, secondo me, è molto realistico, non so se nel bene o nel male, è un esempio di quello che vive la maggior parte dei ragazzi gay, almeno di quelli che un compagno ce l’hanno, più o meno di nascosto, e io sono uno di quelli e mi ritengo enormemente fortunato. Quando ho letto il post del ragazzo che va a caccia di gay all’università mi ci sono rivisto e un po’ mi sono rivisto pure nel ragazzo che non si decide mai. Adesso vi dico di me. Sto da due anni con un ragazzo che è uno come si deve, lo apprezzo molto umanamente, però non so dire se lo amo, veramente non lo so, quando l’ho conosciuto ero solo come un cane e mi ci sono attaccato subito, prima come amico e poi anche a livello sessuale. Voi potete anche dire che se uno non è profondamente innamorato non ci si deve mettere perché se no crea una marea di illusioni... ma queste sono chiacchiere perché se dai retta a queste cose torni ad essere solo come un cane, mentre se ti metti con lui, non dico che stai bene, ma almeno stai un po’ meglio. Capite quello che voglio dire? Ho letto quello che scrive progettogay sulla morale gay e in un certo senso lo condivido, però le mezze misure sono una cosa che esiste nella vita di tante persone, pure nella mia... ma che significa decidersi? Non lo so, ma mettersi con un ragazzo solo se lo ami in senso totale mi sembra una cosa utopistica... la mezza misura esiste veramente e, secondo me, è la regola, quelli che sanno sempre quello che devono fare, se ci sono, sono pochissimi. Ma adesso torno a me. Io che ci vado a fare all’università? ... onestamente ci vado “anche” per studiare, ma non è quello il motivo principale... io all’università ci vado per stare in mezzo ai ragazzi e, ovviamente, anche per andare a caccia di ragazzi gay, la cosa mi sembra assolutamente naturale... gli etero ci vanno a caccia di ragazze e noi facciamo la nostra parte... se un ragazzo gay va all’università solo per studiare, secondo me c’è qualcosa che non funziona, perché, non so quello che pensate voi, ma il sesso per me è proprio una spinta fondamentale, è proprio la presenza fisica di questi ragazzi che mi manda in orbita. Adesso cerco di farvi capre dove voglio andare a parare... io un ragazzo ce l’ho e ce l’ho in tutti i sensi, sia a livello affettivo che a livello sessuale... però, quando vado all’università non mi posso mettere il paraocchi! Io gli altri ragazzi li vedo e per me sono un interesse fortissimo, voglio dire che sono un interesse fortissimo ”anche” se io il mio ragazzo ce l’ho... mi guardo intorno, comincio con una chiacchiera, poi si va a prendere un pezzo di pizza, poi si parla dell’università... insomma, io ci provo! Non posso fare l’ipocrita... è un gioco che mi piace troppo. Ditemi quello che vi pare... forse io non terrei il piede in due scarpe... ma fare finta che questi ragazzi non mi interessano non ha senso, perché mi interessano eccome. Sono io l’ipocrita e l’immorale perché sto mettendo le corna al mio ragazzo e almeno sto cercando di vedere se è possibile mettergliele? E qui torna il problema del capire se il ragazzo che ti interessa è gay... perché mi potete dire tutto quello che volete, però l’occhio non va alla ricerca del ragazzo gay ma del bel ragazzo, cioè il fatto che sia gay è secondario. Anche qui, per favore, mettiamo da parte le ipocrisie. Io non cerco di vedere se tra i ragazzi gay dell’università (ammesso che riuscissi a distinguerli) ce n’è qualcuno bello, no! Io faccio il contrario, io cerco di vedere se tra i ragazzi belli dell’università ce n’è qualcuno gay! ... se dovessi scegliere tra uno gay e brutto, o almeno che non mi attira, e uno bello che non è gay... beh! ... potrà sembrare paradossale, ma io continuerei a correre appresso a quello bello ed etero e non a quello gay e brutto! Ho sentito dire tantissime volte la storia di quelli che sono belli “dentro”... eh no! Onestamente a me interessano i ragazzi belli “fisicamente”, se poi hanno anche l’anima bella tanto meglio, ma se non mi attirano a livello istintivo alla prima occhiata... beh... c’è poco da fare possono essere pure persone eccelse sotto altri punti di vista ma di loro non mi interessa più di tanto... e aggiungo un’altra cosa...per quelli che dicono che l’amicizia e l’amore non sono la stessa cosa... io gli amici li voglio belli, prima di tutto belli... non mi dite che sono stupido e che non vedo il resto... perché io quello che vedo lo vedo! So benissimo che ci sarà il coro dei moralisti! Io stesso prima ero moralista... ero moralista quando possibilità concrete di trovare ragazzi belli che potessero stare con me non ne avevo... un po’ il discorso della volpe e l’uva... Non ci posso provare io e allora sono immorali quelli che ci provano! Ma poi, quando ho visto che la caccia non al gay, ma al “bello gay” poteva avere successo.... beh... il modo di valutare le cose è cambiato. Dei ragazzi belli e gay che ho conosciuto all’università... tutti ragazzi normalissimi sotto tutti gli altri aspetti, non sono stato mai veramente entusiasta, ma se lo fossi stato io il mio ragazzo di adesso lo avrei mollato, perché se no il rapporto con lui sarebbe stato falso... io queste cose a lui le ho dette e non è rimasto per niente impressionato, mi ha detto che lo sapeva benissimo e che ormai mi conosce bene, ma che a lui sta bene anche così... parliamoci chiaro, di gay belli e “possibili” all’università nell’ultimo anno ne ho conosciuti tre, ma poi alla prova dei fatti non mi sembrava che valesse la pena di cambiare... non lo so se cambierò tanto facilmente... forse no... anche se il mio ragazzo in termini estetici non è assolutamente paragonabile ai bellissimi che ho conosciuto... però... perché devo rinunciare a guardarmi intorno? Per dirmi a distanza di qualche anno che sono stato stupido a non farlo? Gli occhi ci stanno per guardare! E un ragazzo gay sa benissimo che cosa guardare!

venerdì 5 ottobre 2007

DIVENTARE GAY

Leggendo il blog di GB ho trovato delle cose molto interessanti...

“Ero un ragazzo etero............ ero in vacanza in svizzera con il mio migliore amico, una mattina appena svegliati lui mi ha detto che era gay, e che io gli piacevo................... poi il resto è complicato da raccontare................ con lui ho avuto la mia prima esperienza con un ragazzo............... che poi è diventato il mio primo ragazzo................ sono diventato gay per amore del mio migliore amico................”.

Francamente non sono abituato a questo punto di vista perché nel mondo gay non è molto comune. Diversi ragazzi gay hanno avuto storie con ragazze, talvolta anche con risvolti sessuali espliciti, ma questi ragazzi non si sarebbero definiti etero per questo motivo. Sentirsi realmente etero e diventare gay per amore di un ragazzo è possibile solo se nella definizione di etero non si comprende una partecipazione emotiva profonda se, in sostanza, il termine etero si limita alla sola accezione di comportamento sessuale esterno. Dico questo perché la parola amore è riservata da GB all’amico “per il quale” è divantato gay. Il tenore letterale del discorso non lascia pensare alla bisessualità perché il breve post continua con una dichiarazione di orgoglio gay alla quale ben difficilmente un bisessuale si adatterebbe. Mantenere anche per anni una forma di affettività profonda gay (vedi l’espressine “il mio migliore amico”) e un comportamento sessuale etero non è poi una cosa rarissima. Da quello che sembra di capire questa conversione gay non è avvenuta in età giovanissima. Chi ha scritto quel post, secondo me, più che “essere diventato gay” per amore del suo migliore amico, si è convinto che l’espressione della sua vera sessualità avesse un senso ed ha accettato di uscire allo scoperto non come gay nel senso generico ma come compagno del suo amico, cioè come ragazzo gay in coppia. In un certo senso l’imbarazzo del riconoscimento della propria sessualità profonda è stato superato proprio per fatto che ci si sentiva in coppia e la copia, nel mondo gay, è una realtà potentissima, quando funziona. Vorrei aggiungere che GB ha messo in rete la foto del bacio indimenticabile del suo ragazzo, ora, ben difficilmente un ragazzo realmente etero avrebbe potuto abbandonarsi tra le braccia “del suo migliore amico” in un bacio indimenticabile. Noto che GB adesso sembra non avere alcun dubbio circa il fatto di essere gay e la cosa ha un senso preciso che diventa comprensibile quando si vede che GB insiste nel dire che non si riduce tutto al sesso. Per lui, era così vero che la vita non si riduceva al sesso, che la vita sessuale poteva viverla con le ragazze mentre la vita affettiva vera la viveva con il suo amico, anche molto prima che ci fosse una dichiarazione esplicita di interesse sessuale da parte dell’amico. In sostanza dall’amico GB si è sentito accettato e amato in senso serio e questo fatto è stato per lui molto gratificante, quando poi, in un’atmosfera molto particolare come quella di un viaggio insieme che sembra una vera e propria luna di miele, l’amico gli ha dichiarato il suo amore anche in termini di interesse sessuale, la sessualità è parsa a GB uno sviluppo naturale e spontaneo di un rapporto affettivo profondo già consolidato parecchio tempo prima. L’importanza dell’amicizia, spesso sottolineata da GB, significa che per lui è più fondamentale trovare un equilibrio emotivo in termini di amicizia, di prossimità, di condivisione, piuttosto che di contatto sessuale senza una base emotiva profonda. Personalmente credo che la cosa abbia un senso molto importante. In realtà i cacciatori di sesso (tecnicamente si chiamano i collezionisti) si perdono il meglio della vita sessuale perché pensano che sia possibile una sessualità senza affettività profonda, cioè che sia possibile e soddisfacente l’avventura di una notte. Amare un ragazzo significa prima di tutto costruire un rapporto di fiducia reciproca che, lo devo sottolineare, non deve essere solo uno strumento al fine di ottenere quello che si vuole, cioè al fine di indurre con l’inganno un ragazzo a una maggiore disponibilità sessuale. Cose di questo genere sono immorali e indegne perché sono sostanzialmente una truffa, per di più per raggirare un ragazzo che ci dà fiducia, il che è odioso. Per amare un ragazzo bisogna capirlo, bisogna mettersi dalla sua parte, bisogna mettere tra parentesi i propri desideri e le proprie fantasie e lasciargli spazio, bisogna cedere davanti a lui, bisogna rispettarlo. Chi non segue questa strada non proverà mai la felicità di un contatto emotivo profondo, non capirà mai veramente quando può essere gratificante sentirsi veramente in due. L’amore gay è una cosa seria e solo chi lo prende seriamente può capirne tutto il significato e tutta la profondità.
E’ molto bello potere parlare liberamente di queste cose, scambiare idee senza paura, sentirsi felici di essere gay, di amare “veramente”, di capire l’altro, di condividere, di essere se stessi e anche, lasciatemelo dire, di trovare amici in rete, perché l’amicizia riempie la vita!

sabato 22 settembre 2007

UN ETERO CERCA AFFETTO DA UN GAY

Il brano che segue rappresenta una situazione reale, come è riportata nel diario di uno dei protagonisti. Un ragazzo etero di 24 anni si avvicina ad un gay di 31, suo collega di lavoro. Il dialogo è condotto dal ragazzo più giovane, che usa comportamenti tipicamente seduttivi. Nella sostanza, per paradossale che possa sembrare, è proprio il ragazzo etero che fa una vera dichiarazione d’amore ad un gay. E non è un gioco. Osservo che questo tipo di dialogo non è in genere tipico dei rapporti gay etero, ma dei rapporti gay gay.

Sono uscito per prendere qualcosa al bar con l'avvocato, al ritorno, sulle scale del giardino interno ho visto Andrea, bellissimo e smagliante come sempre in jeans, camicia celeste, giubbotto di jeans e scarpe sportive. Come è ovvio le ragazze lo hanno mangiato con gli occhi, poi siamo saliti nel mio ufficio e abbiamo cominciato a parlare, ci sono state interruzioni perché veniva gente, ma c'è stato il telefono, la conversazione è stata interrotta diverse volte, il tono era apparentemente disimpegnato. Come vanno le cose? E tu? Poi ho cominciato a parlare un po' di cose più malinconiche, della solitudine e del sentirsi fuori, ma il discorso era troppo spesso interrotto per diventare più diretto. Avrei dovuto andare in banca con un collega, ma interrompere il discorso con Andrea non mi andava proprio, gli ho detto senz'altro di venire pure lui alla banca perché poi lo avrei riaccompagnato e siamo andati tutti e tre. Il mio collega mi ha detto che il direttore della banca avrebbe avuto piacere di conoscermi personalmente perché parlava qualche volta di me e diceva cose molto positive. Con molti complimenti ho declinato l'invito perché andare da un signore che non conosco e lasciare Andrea fuori a aspettare mi sarebbe sembrato mostruoso, il collega è andato e noi abbiamo continuato a parlare. Cerco di riassumere le mie impressioni:
Non riesco sempre a capire quello che vuole dire perché come tutte le persone giovanissime (23 anni, in effetti, dalle date scritte sulla sua cartella sono quasi 24 ma lui dice sempre 23, non ci tiene a crescere in fretta) usa un linguaggio immaginifico e estremamente vago. Dà l'impressione di non aver effettuato scelte senza ritorno e che queste scelte probabilmente sono molto difficili nonostante l'apparenza. Vive una sessualità estremamente libera, nel senso che di ragazze ne ha avute tante, ma non mi sembra che questa sia per lui un'idea fissa. Si butta completamente a capofitto in una esasperata emotività, ha bisogno di gratificazioni. Se sente un discorso che gli piace è contento e si commuove quasi al punto di mettersi a piangere. Mi è venuto a cercare, non so se per caso ma non credo, perché quest' anno è successo più volte, e mi ha messo alle strette, pretendeva da me una risposta affettiva, un coinvolgimento diretto. Credo abbia bisogno di sentirsi rassicurato e in qualche modo di sentirsi amato, ha bisogno di confrontarsi con un mondo non ostile, con persone che gli diano spazio è gli permettano di vivere la sua dimensione superemotiva. Qualche volta credo che tenda a assorbire quello che gli dico perché è per lui una conferma di essere accettato, di essere capito e apprezzato proprio per la sua superaffettività che probabilmente tante persone non possono assolutamente accettare.
Dice che ha un amico bisessuale che lo desidera sessualmente e credo che questo sia assolutamente ovvio perché è molto bello, ma lui da questo rapporto dichiarato che è comunque rimasto a livello platonico, dice che riceve sicurezza e che quel ragazzo è l'unico che lo difende in mezzo agli altri e che lui ha visto che questo lo rispetta, vuole le sue contropartite affettive, ma è capace di fare a meno del sesso e per questo lui sente di dovergli qualche cosa, dice di aver bisogno di sicurezza e di protezione, dice di sentirsi quasi una donna a livello psicologico, una donna per giunta capace di tutto, pure di concedersi per allontanare da sé l'attenzione non desiderava di una persona e risolvere un rapporto non gradito al più presto possibile, dice che gli piacciono le persone che lo vogliono veramente, dice di sentirsi una puttana la qual cosa mi sembra strana perché quello che va cercando è una gratificazione. Che alcune donne siano andate a letto con lui perché lui ha detto di sì anche se non voleva è strano perché penso che di donne possa averne quante ne vuole. Il fatto è che non riesce a dire di no alle persone che lo desiderano veramente. Anche nei miei confronti ha usato un po' una forma di seduzione, lui dice che vuole le persone alle quali sa di piacere, ha un modo di tentare di coinvolgermi che mi è sembrato insistente e deciso, come di uno che sa quello che vuole, non si fa spaventare delle mie reticenze, dice che è contento, poi quando gli dico che quello che mi sembrava importante dire è che con lui sono stato bene, allora gli brillano gli occhi. Dice che per alcuni suoi atteggiamenti lo prendevano per omosessuale e ce lo prendono ancora ma che lui si sente un uomo solo a letto. Se una cosa non mi era mai passata per la testa su di Andrea è proprio che potesse essere omosessuale, le ragazze gli andavano appresso senza dargli tregua e lui le accettava senza troppi complimenti, con una specie di disponibilità che non credo venga solo dal fatto che gli piaceva andarci a letto, ma aveva qualcosa di marcatamente narcisistico, non ha nessuna caratteristica tipica dell'omosessuale, solo chi è estraneo al mondo gay lo potrebbe scambiare per omosessuale, un gay è attento a quello che dice, è prudente, cerca di nascondersi e di non farsi notare, tanto che non ho mai avuto la certezza che alcune delle persone che pensavo fossero gay lo fossero poi veramente.
Quando lavorava nel settore vendita della J.J. e andava a vendere nella case, produceva pochissimo, gli altri, con vendite migliori delle sue, venivano licenziati, lui no perché la dirigente, una signora giovane, lo trattava in un altro modo, si è licenziato lui, tre mesi prima di prendere il suo primo stipendio perché non sopportava che la gente alla quale doveva vendere i prdotti gli dicesse sempre di no, una volta una signora anziana gli ha detto che aveva stoffa e avrebbe fatto molta strada ma non ha comprato niente, queste cose secondo lui sono un po' modi di essere puttana, un altro modo tipico, sempre secondo lui è il lecchinaggio nei confronti dei professori universitari (Andrea lavora ma studia ancora all’università), va alle lezioni per farsi vedere, alcuni ormai lo riconoscono al volo in mezzo agli studenti, certe volte va alla segreteria per avere gli inviti alle conferenze importanti dei suoi professori e poi ci va in giacca e cravatta in modo che quelli lo osservino di più e si accorgano che lui si è cambiato d'abito per loro, a parte il fatto che certamente lo notano già perché di studenti belli come lui ce ne sono proprio pochi.
Dopo che sì è licenziato dal reparto vendite della J.J. c'è rimasto male perché i soldi che non ha avuto li avrebbe utilizzati per fare pubblicare le sue fotografie su una rivista di moda, progetto che poi è finito nel nulla, in ogni caso però l'idea di contare sulla bellezza come mezzo di conquista e di scalata sociale c'è sempre stata. Qualche volta, tempo fa, diceva che frequenta ragazzi di livello sociale molto più alto del suo per andare a fare un giro su una bella macchina o su una bella moto.
Andrea è il prototipo del ragazzo che vuole essere coccolato, che è un po' narcisista, che non sa stare solo e che ha bisogno di trovare delle vere gratificazioni nelle persone che per lui contano, ha detto che stasera andrà a dormire tranquillo e che si addormenterà subito perché gli capita sempre così quando parla con me anche solo di cose generiche. Penso che sia stato contento veramente e mi fa piacere veramente.
Io non ho passato il limite della soglia di pericolo e mi sono mantenuto su livelli di parziale coinvolgimento e gli ho detto che non mi sono veramente lasciato andare, lui mi ha detto che comunque le cose che ho detto a lui non le ho dette a tutti e questo gli basta, che se vorrà mi telefonerà e mi chiederà se voglio dirgli quello che penso veramente così adesso io non avrò il problema del che fare. E' estremamente esitante e certe volte non sa che dire, quello che vuole è che si capisca l'atmosfera emotiva che vuole creare e che sia accettata senza discutere. Gli ho detto che alle persone che per me contano io non do mai la mano perché mi farebbe una strana sensazione, mi trasmetterebbe quasi una emozione pericolosa, quando mi ha salutato ha fatto un sorriso ripensando che non doveva darmi la mano, poi mi ha stretto il braccio destro e ha detto ciao! Dice di avere tentato il suicidio, forse è una interpretazione eccessiva però credo che possa finire in momenti di disorientamento totale, ha bisogno di essere guidato, ha bisogno di modelli veri, ha detto che quando dà la mano a qualcuno capisce che persona è dal modo di dare la mano, se si trasmette calore, energia.
Mi dice che quando sta vicino a me sente una forma di calore, poi si corregge, almeno di rispetto che lo fa stare bene. Gli chiedo che cosa vuol dire per lui stare bene, cioè quando sta bene; mi risponde che sta bene poche volte, per esempio quando riesce a fare l'amore come vuole lui, mi dice che mi paragona alla sua attuale ragazza e mi racconta la storia, la ragazza è di ceto elevato, gli dice spesso che vuole sposarlo ma lui non vuole perché si sentirebbe in gabbia, però ha cercato ed è riuscito a lasciare qualcosa a quella ragazza, adesso non ragiona più come prima, ha scoperto il suo lato emotivo, in pratica ha scoperto altre dimensioni della sua vita, mi dice che ha la presunzione di fare lo stesso con me e che lui è convinto che ci riuscirà, vorrebbe che io facessi qualche pazzia, che mi lasciassi andare, per darmi un'idea del lasciarsi andare è andato a scrivere col pennarello su un cartellone pubblicitario, dicendo che anche quella è libertà, poi ha giocato con un ragnetto che faceva passare da una penna al cappuccetto, poi ha rimesso il ragnetto sulla pianta stando attento a non farlo cadere, mi ha detto che vorrebbe leggere il mio diario, sarebbe quello il modo adatto a me di scoprire qualcosa di nuovo.