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domenica 23 aprile 2017

LA VITA GAY STA CAMBIANDO

Caro Project,
sono molto contento di aver parlato con te ieri sera. Ho trovato conferma al fatto che la situazione dei gay sta oggettivamente cambiando e che l’idea di omosessualità come normalità sta piano piano facendo breccia. Ho pensato di riassumere in un breve scritto la mia esperienza in proposito, che poi penso non sia affatto una cosa rara.
Dopo la laurea triennale, conseguita in una università del profondo Sud, ho cambiato università per frequentare i corsi della specialistica in una del profondo Nord. Nella nuova università ho trovato una didattica e una ricerca di tipo medio, realmente mi aspettavo qualcosa di meglio, quello che invece mi ha letteralmente sconvolto è stato il livello di normalità della vita dei ragazzi gay all’interno della facoltà, qualcosa di veramente inconcepibile per una università meridionale. Qui dove sono adesso l’essere gay non è più un tabu, i ragazzi non si nascondono, o almeno ce ne sono parecchi che non si nascondono e non sono solo i difensori estremi del movimento gay, qui non si nascondono neppure i ragazzi “gay normali” (sembra una strana associazione di parole). Io ero ben determinato a salvaguardare la mia privacy, ma poi, senza bisogno di ammettere o di dichiarare nulla, si è creato un gruppetto di ragazzi (almeno una decina) che si trovavano comunque reciprocamente simpatici e si capivano ad un altro livello. Dopo circa sei mesi ho avuto la prova provata che i ragazzi del gruppo erano tutti gay e qui, caro Project, devo dire che si andava ben oltre il fatidico 8% che tu consideri la proporzione dei gay sul totale della popolazione. Il nostro corso di laurea era frequentato da 51 ragazzi, e più o meno da una ventina di ragazze, su 51 ragazzi 11 sono gay! Più del 20%. E che siano gay ne sono certo perché me lo hanno detto loro. Mi chiedo come siano possibili queste concentrazioni anomale di gay in uno specifico corso di laurea, che è di orientamento nettamente tecnico-scientifico. Non potrebbe forse trovarsi la spiegazione nel fatto che i gay sono ben più dell’8% e che il loro numero è ampiamente sottostimato proprio in ragione del fatto che, salvo che in ambienti molto gay friendly, i ragazzi gay non escono allo scoperto? Mi chiedo se, in altri contesti ugualmente gay friendly, non si trovino percentuali vicine al 20%, cioè sostanzialmente identiche a quelle della mia facoltà.
Ma c’è anche un’altra cosa da rilevare: il dialogo tra gay diventa sempre più libero e spontaneo. Il peso delle chat erotiche e dei siti di incontri, almeno ai livelli culturali più alti, tende a diminuire, lentamente, è vero, ma progressivamente. Per tanti ragazzi etero, il fatto che un amico sia gay non scalfisce minimamente il rapporto di amicizia, ma non solo, nell’ambiente sociale circostante non ci sono pettegolezzi che abbiano ad oggetto l’omosessualità, qui almeno, l’argomento omosessualità è percepito come assolutamente neutro. Gli stessi gay hanno il piacere di stare insieme ma non si rinchiudono in un ghetto. Il loro stare insieme deriva dal loro condividere esperienze e sentimenti in qualche modo omogenei e non è finalizzato al sesso. Le amicizie tra gay durano nel tempo. Le coppie gay durano nel tempo. La rottura di un rapporto di coppia gay non fa venire meno il rapporto di stima e di amicizia, la solidarietà di base si percepisce molto forte. Noto anche un’altra cosa, all’interno del gruppo gay del nostro carso di laurea, i ragazzi parlano pochissimo di sesso e non per imbarazzo o per auto-repressione ma perché ritengono la sessualità una dimensione privata da preservare, però, se non si parla di sesso, si parla comunque d’amore e se ne parla usando categorie tipiche della vita affettiva e dei rapporti di coppia. Oggi un ragazzo gay, almeno nella mia facoltà, non si sente in imbarazzo quando parla di amore gay. Ho conosciuto diverse coppie, ed erano coppie che, almeno all’origine, nascevano come coppie destinate a durare. I rapporti col mondo etero, qui, almeno, non sono mai in termini di contrapposizione e le amicizie serie tra un ragazzo gay e uno etero non sono affatto una rarità, e parlo di amicizie in cui il ragazzo etero è consapevole che il suo amico è gay. Anche i rapporti con le ragazze sono molto tranquilli e, addirittura, accade spesso che una ragazza non si faccia alcun problema se il suo ragazzo frequenta un amico gay. Ho l’impressione che la persona venga valutata in quanto tale, e senza alcun riferimento a categorie generali tipo etero, gay o bisex. Anche un’altra cosa mi ha colpito moltissimo, qui quasi la metà dei ragazzi gay del mio gruppo 5 su 11 hanno fatto coming out coi genitori e, cosa ancora più sorprendente, non hanno trovato ostacoli da parte dei genitori. Nel mio paese d’origine i gay sono del tutto invisibili e il coming out in famiglia è una assoluta rarità. In queste cose il Nord è effettivamente ad un altro livello. Qui essere gay per moltissimi ragazzi non è un problema. Vivendo al Sud non mi ero affatto reso conto di quanto la situazione dei gay fosse diversa da zona a zona dell’Italia e non immaginavo neppure che ci potessero essere situazioni così favorevoli per i gay. Qui i locali gay sono pochissimi, cosa che non immaginavo, non c’è una sottocultura gay separata, però tra le persone anziane c’è ancora la tendenza apparente a ghettizzare i gay come gruppo, dico apparente perché i discorsi strani li fanno solo in rare occasioni, quando si sentono più o meno costretti a farli, cioè quando c’è un’aspettativa sociale in quel senso, ma anche i nonni che fanno i discorsi di maggior chiusura rispetto ai gay, alle fine hanno un nipote gay e lo trattano benissimo, ma in pubblico la recita un po’ omofobica è difficile evitarla. Tra i ragazzi del mio gruppo (gli undici ragazzi gay del mio corso) non ne ho trovato nemmeno uno oggettivamente preoccupato o angosciato del fatto di essere gay, ma per la verità non ne ho trovato nemmeno uno gasato dal fatto di essere gay, sono tutti ragazzi assolutamente tranquilli e la vivono in modo naturalissimo. Uno di questi ragazzi, quando ancora non sapevo che era gay, mi aveva mandato una mail che penso sia molto interessante. Te la riporto integralmente col suo permesso:
Ciao A.,
stamani mi ha fatto veramente piacere parlare con te, ci avrei giurato che eri un ragazzo intelligente, oltre che un fenomeno nello studio. Si dice tanto delle università del sud ma, a vedere te, non devono essere niente male, tu hai un’importazione molto teorica e scientifica, noi siamo molto più ingegneri maneggioni, tu tendi a spaccare il capello e a costruire modelli matematici precisi, noi linearizziamo tutto, e al massimo facciamo delle prove di laboratorio. Io, Andrea (detto il Ministro) e Marco (detto 1 Secco) abbiamo cominciato a studiare insieme e ci troviamo molto bene. Se la cosa per te va bene si potrebbe anche studiare in quattro invece che in tre, loro sono d’accordo. Noi siamo tutti e tre gay, ma non abbiamo pregiudizi verso gli etero intelligenti.
Fammi sapere.
Fabio (Genio Mancato)
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mercoledì 21 gennaio 2009

NON SO SE SONO GAY MA MI E' CROLLATO IL MONDO

Ciao Project,

mi chiamo Marco, ho 28 anni e sono sempre stato etero. Per la verità non sono mai stato troppo entusiasta del sesso con le ragazze, di ragazze ne ho avute due, voglio dire che ho avuto due ragazze con le quali ho avuto rapporti sessuali, la prima storia tra i 17 e i 20 anni, la seconda dai 22 ed è durata fino a pochi giorni fa. Ho letto le cose che hai scritto nel forum circa le fantasie sessuali e mi sembrano cose giuste ma, diciamo così, anche sotto il profilo delle fantasie sessuali in pratica sono stato sempre etero perché non mi sono mai masturbato pensando ai ragazzi, anche se in effetti la masturbazione non è stata mai una fissa per me e ne potevo fare benissimo a meno, mentre da quello che sentivo per gli altri ragazzi era una cosa della quale non potevano fare a meno. In qualche modo ho sempre pensato che la mia fosse una sessualità debole, minore. Sentivo gli altri parlare di sesso in un modo che a me sembrava troppo carico di significati. Ho avuto ragazza fissa (chiamiamola Luisa) per sei anni e con lei ho avuto un’attività sessuale, diciamo così, normale. Abbiamo avuto rapporti una o due volte alla settimana ma non era una cosa rigida, qualche volta si saltava ma non capitava mai che succedesse una volta in più. Fino qui il quadro è più o meno etero, se vuoi, etero un po’ anomalo, ma etero e comunque non c’è proprio nulla che faccia pensare al gay.

L’anno scorso la mia ex-ragazza mi ha presentato una coppia di amici suoi, un ragazzo e una ragazza (chiamiamoli Andrea e Sabrina). Insieme, in quattro, stavamo bene, uscivamo spesso, andavamo a prendere la pizza, parlavamo, ma, diciamo così, dall’inizio di questo rapporto a quattro si era verificato un fatto strano, quando uscivamo insieme Luisa e Sabrina si mettevano a chiacchierare tra loro e io e Andrea restavamo a parlare tra noi. Qualche volta siamo andati fuori la domenica, ma in pratica io passavo la domenica a parlare con Andrea. Questo fatto, dalle ragazze, è sempre stato considerato una cosa normalissima, diciamo che non lo hanno mai notato e all’inizio non lo avevo notato nemmeno io. Ci stavo bene e basta, non mi chiedevo nemmeno il perché, parlavamo di tutto, di canzoni, di cinema, di lavoro, anche se facciamo lavori diversi. Sono passati un po’ di mesi e siamo arrivati a Natale scorso. Decidiamo di andare a passare 5 giorni fuori, in montagna, a Vipiteno, dal 27 al 31 dicembre, la cosa piace a tutti e quattro e si fa. Luisa e Sabrina, che sono state compagne di scuola la mattina del 30 dicembre ricevono un invito da altre loro amiche ad andare ad un festa a Bressanone. È evidente che vogliono andarci. Si decide per il sì, potremmo andare anche io e Andrea ma non conosciamo nessuno. Proponiamo di accompagnarle. Le avremmo aspettate magari in un ristorante se non avessero fatto tardissimo. Subito dopo pranzo partiamo e andiamo tutti e quattro a Bressanone, ci tratteniamo anche noi fino al pomeriggio. Ma gli amici di Luisa ci dicono che la notte ghiaccia forte e che è pericoloso, proviamo per telefono a vedere se è possibile trovare posto in albergo a Bressanone ma è tutto esaurito. Gli amici di Luisa si offrono di riaccompagnare loro le ragazze la mattina del 31 e io e Andrea ce ne ritorniamo subito a Vipiteno. Avevamo i pneumatici da neve e siamo andati pianissimo per la paura del ghiaccio, siano arrivati dopo le nove di sera. La cena ce l’avevano lasciata anche per le ragazze e abbiamo mangiato tutto noi, anche la loro parte. Fin qui, sì, viaggio molto gradevole ma niente di sostanzialmente diverso dal solito. Al tavolo, mentre stavamo cenando, stavamo uno di fronte all’altro. Lo guardo da vicino, ci possiamo permettere di guardarci fisso negli occhi perché non c’è nessuno, ma continuiamo a parlare di tante cose, a un certo punto allunga una mano e la poggia un attimo sopra la mia, io provo un brivido, lui se ne accorge, ritira subito la mano e alza le mani come per chiedere scusa senza dire una parola, io gli sorrido in un modo particolarissimo allora poggia di nuovo la sua mano sulla mia e questa volta non la ritira. Il calore della mano di Andrea mi sembra speciale, meraviglioso. Poi penso a quello che sta succedendo, ritiro io la mano, mi sento un senso di imbarazzo tremendo, mi sembra di avere tradito Luisa ma anche Sabrina, mi sento fortissimamente a disagio. Andrea capisce, mi chiede scusa a voce bassa, ma gli rispondo che è colpa mia e che non ce l’ho con lui. Penso che dovrei andare via e tornarmene in camera ma non lo faccio, tra noi cade un silenzio totale ma restiamo lì tutti e due, si vede che anche lui sta a disagio, gli chiedo se vuole un caffè, dice di sì. Il ghiaccio è rotto di nuovo ma parliamo pochissimo, in modo molto strano, in teoria dicendo che è tutto assurdo e che non ha senso, ma forse il senso non è esattamente quello. Si fa tardi. Nessuno di noi ha intenzione di andare in camera sua, ci sediamo su in divano nel soggiorno comune, non c’è nessuno, io poggio la mano sul divano sperando che Andrea ci metta sopra la sua ma Andrea non si muove, poi gli dico che è ora di andare a letto, mi risponde che non ha voglia di stare solo. Gli dico: vuoi venire nella mia stanza? Se ti va per me va bene. Fa cenno di sì con la testa. Saliamo, entriamo, istintivamente chiudo la porta a chiave. Si toglie le scarpe e si stende vestito sul letto di Luisa, anche io mi tolgo le scarpe e mi stendo sul mio letto. Spegniamo la luce. Non diciamo una parola. L’ambiente è piccolo e non c’è privacy sufficiente per parlare, ma io so che Andrea sta lì, sul letto di Luisa, sto attentissimo per sentirlo respirare ma respira in modo così lieve che non riesco a sentirlo, ma so che c’è e sono felice che sia lì e non nella sua stanza. Project, mi sentivo emotivamente sottosopra, niente si sessuale a nessun livello, niente erezione, niente fantasie, niente di niente … ma sapevo che era lì e mi sentivo felice. Annusavo profondamente l’aria per cercare di sentire il suo profumo o forse proprio il suo odore, ripensavo al calore della sua mano sulla mia. Non sapevo che fare o che dire, non capivo più nulla, ero sommerso dalle sensazioni, in certi momenti mi sembravano sublimi, in certi momenti ne avevo paura, quel nulla che era successo mi metteva tutto in crisi: il mio rapporto con Luisa, la mia stessa identità e tutto questo a 28 anni quando ormai pensavo che prima o poi avrei sposato Luisa. Per un verso averi voluto che non fosse mai successo ma per l’altro avevo l’impressione che potesse essere una svolta radicale nella mia vita. C’era soprattutto una cosa che mi spingeva a pensarlo, cioè il fatto che mi sentivo profondissimamente coinvolto a livello emotivo, cosa che con Luisa non era mai successa, nemmeno all’inizio. Per Andrea non provavo alcuna sensazione sessuale, non ci pensavo minimamente e il trasporto emotivo era tale che non avevo bisogno di niente altro. Sapevo che stava lì in stanza con me, che era sveglio e che stava pensando a me. La notte è passata così, alla fine ci siamo addormentati, quando la mattina, alla sette, è suonata la campana dell’albergo che annunciava che la colazione era servita ci siamo svegliati insieme. Sicuramente abbiamo provato entrambi una spinta fortissima ad abbracciarci ma non l’abbiamo fatto. Lui è andato nella sua stanza a prepararsi per la colazione e ci siamo visti nella sala da pranzo. Sembrava che non fosse accaduto nulla abbiamo parlato del veglione del 31, poi hanno telefonato le ragazze e hanno detto che sarebbero arrivate per mezzogiorno. Io e Andrea, dopo colazione siamo andati a fare una passeggiata in paese, ma l’incantesimo era rotto, sembrava distaccato, non come al solito ma più del solito. Gli ho tirato una palla di neve come avevo fatto il primo giorno che eravamo arrivati a Vipiteno ma questa volta non ha risposato al gioco. La passeggiata è durata poco, siamo rientrati che non erano nemmeno le nove. Si è ritirato in camera sua con una scusa e non è più uscito, io l’ho aspettato fino a mezzogiorno ed è sceso solo quando sono arrivate le ragazze. Lui ha abbracciato Sabrina in modo insolito e lei è stata molto contenta. Io ho abbracciato Luisa in modo meno caloroso e siamo saliti in camera. Insomma, era il 31 dicembre, oggi è 20 gennaio, in tre settimane il nostro rapporto a quattro è finito e non ha avuto più seguito. Io sono rimasto con Luisa, ma lei diceva che qualcosa era cambiato. In due settimane non avevamo mai fatto l’amore e lei era abituata che ero io a chiederglielo. Insomma se n’è andata e in malo modo, mi ha detto che io avevo dei segreti e che chissà che cosa avevo combinato perché Andrea non mi voleva più vedere. Adesso non ho più il problema di Luisa ed è già qualcosa ma ormai da cinque giorni sono del tutto solo. I miei genitori sono convinti che a perdere Luisa io abbia perso l’occasione d’oro della mia vita ma so bene che non è così ma questo non mi consola, ci sono ancora troppe cose che non capisco di me. Si può diventare gay per una cosa del genere? E poi penso ad Andrea che sembra avere fatto la sua scelta e che probabilmente la pagherà cara rovinando la sua vita e quella di Sabrina, se lui è gay. In effetti tutto quello che c’è stato tra noi è quello che ti ho raccontato, io non ho provato nemmeno una minima pulsione sessuale nei suoi confronti. Forse sarebbe successo, non lo so, ma adesso la mia vita è a pezzi. Non so se sono gay ma non ho voglia di rimettermi con una ragazza. Quanto ai ragazzi, forse con Andrea sarebbe stato anche possibile, ma ho 28 anni, a breve 29, non ho la minima voglia di ripetere un’esperienza tipo Andrea. Certo è che non ho più in testa alcuna idea chiara del mio futuro. In pratica non so nemmeno che cosa vorrei. Sono profondamente deluso. Sono capitato sul tuo forum e un po’ mi si sono chiarite le idee, ma il fatto è che non mi ritrovo esattamente nelle cose che scrivi, mi sento profondamente anomalo anche come eventuale gay.

Ciao
Marco

P. S. Project, quella che precede è la prima mail che averi voluto mandarti, ci sono tutti i fatti, poi alla fine ti ho mandato solo due righe, perché non sapevo nulla di te e non mi fidavo troppo, ora mi sa che con me dovrai avere pazienza. Dopo il primo momento di spaesamento mi sono sentito a mio agio a parlare con te. Chissà perché pensavo che una cosa gay fosse una cosa strana e invece è una cosa normalissima e seria e anche unica, perché io di una cosa come quella che mi è capitata con chi ne posso parlare? Con nessuno! Mi ha colpito soprattutto il tuo spingermi alla prudenza e il tuo ripetermi che bisogna dare tempo al tempo. E forse hai ragione. Mi ha colpito anche il fatto che mi consideri giovane perché io non mi ci sento più. La mail riportata qua sopra te l’avevo scritta mettendo insieme pezzi di diario che avevo già scritto. Ho cambiato tutti i nomi, pure quelli delle località, ma i fatti sostanziali sono quelli. Se vuoi pubblicare questa mail fallo pure, chissà che non possa servire a qualche altro ragazzo che si trova in situazioni analoghe.

Un abbraccio.
Marco

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giovedì 27 settembre 2007

BUZZANCA E IL VERO MONDO GAY

Questo post forse è una cosa stupida, è un gesto di rabbia, ma mi viene spontaneo e lo scrivo lo stesso. E’ dedicato al coming out, cioè diciamolo chiaro alla sputtanamento pubblico, ma io non voglio fare troppi discorsi, con queste cose ci sono rimasto fregato di brutto! E se qualcuno leggerà questo post capirà che prendere il coming out superficialmente è come giocare con la dinamite. Non parlo dell’outing pubblico che è cosa per gente che non capisco proprio, non capirò mai e non me ne frega niente di capirla. Io parlo del coming out in famiglia. A limite quello con qualche amico è pure meno pericoloso di quello in famiglia. Qualunque famiglia abbiate, ricordatevi che dopo non sarà più come prima... che i vostri genitori, come i miei d’altronde, l’idea di un figlio gay non l’accettano, possono abbozzare, ma non la possono prendere bene, se vi dichiarate gay qualcosa in famiglia si spezza, è inevitabile. Ma perché ...i ragazzi gay ce l’hanno una famiglia? Ma perché ... io ce l’ho una famiglia? Ma la gente che non ti sbatte fuori a calci solo perché se no fa brutta figura coi vicini voi la chiamate famiglia? Per quelli come me la famiglia non esiste. Non credete alle bufale che vi raccontano o a stronzate come quelle del film di Buzzanca. Quando l’ho visto mi veniva da vomitare! Quelle sono tutte ipocrisie. Non funziona per niente così! nessuno va in crisi perché voi siete gay e cercano di volervi bene lo stesso, vi sbattono fuori e basta e quando non lo fanno è solo per ipocrisia, perché così il caso patologico si nota meno! A me è successo così... e da quello che ho sentito di altri amici miei è stato più o meno lo stesso. Adesso io perché si diventa gay non lo so, ma se la famiglia c’entra qualche cosa la mia le colpe ce le ha tutte. Io sono figlio unico, almeno così ne hanno rovinato uno solo! Mio padre, qui, lo chiamo mio padre ma quando parlo con me stesso lo chiamo solo quello... è buono solo a strillare, diventa rosso rosso e pare che gli sta per venire l’infarto... ma questo da quando ero ragazzino... mamma gli dà sempre ragione, lei un cervello suo non l’ha mai avuto... e io sono sempre il cretino della situazione, e adesso poi non mi guardano nemmeno in faccia, mio padre proprio non mi rivolge la parola, mia madre invece cerca di colpevolizzarmi come può: “perché ci hai fatto questo!” per lei io ho scelto di essere gay per fare un dispetto a loro! Il livello è questo! E che mi posso aspettare? Tanto non si sveglieranno mai, non sono proprio in grado, preferiscono restare come sono. Io prima stavo bene a casa mia, adesso ci sto il meno possibile e quando ci sto ci sto malissimo. Per fortuna che lavoro in un bar e che a loro non devo chiedere soldi se no mi toccava strisciare come un verme. Me ne vado prestissimo per non vedere nessuno, torno agli orari più assurdi, non mangio mai a casa, quando torno la notte è sempre tardissimo, quando se ne sono andati tutti a dormire. Loro pensano che io vada chissà dove e che abbia una vita notturna di chissà che genere, ma io resto al bar a lavorare finché posso e quando non ho il turno ci resto stesso. Io lì non ci lavoro, ci vivo! A casa ci vado solo a dormire quando il bar è chiuso. Qualche volta vado a casa di qualcuno, cioè di qualche amico che non sa di me e ci resto finché è possibile, poi a casa ci devo tornare per forza. Quando l’ho detto ai miei non ho avuto nessuna manifestazione di affetto, si sono congelati, chissà che cosa pensavano che fosse essere gay. Loro pensano che io pensi solo al sesso o chissà che cosa. Per loro è una cosa che non esiste proprio, non si porranno mai il problema, è una cosa rimossa totalmente, anche adesso che sanno che sono gay, anzi ancora peggio!. Mio padre mi ha guardato e mi ha risposto: “Queste stronzate non le dire nemmeno per scherzo!” e si è fatto tutto rosso. Io prima ci avevo pensato tantissimo, mi dicevo che non li dovevo imbrogliare e altre stupidaggini del genere... e loro come mi hanno trattato? Ma neanche la rabbia, proprio il disprezzo, e quando tu ti senti addosso il disprezzo di tuo padre e tua madre finisci per odiarli. Ti chiedi che ti hanno messo a fare al mondo, se ti ci hanno messo solo perché avevano il loro progetto in testa, oppure proprio per sbaglio, perché è capitato e poi non hanno avuto la faccia di fare l’aborto, perché quando poi il progetto che c’avevano in testa è finito e ci sono rimasti solo i cocci, a loro in fondo di te non gliene frega proprio niente! E da me loro che si possono aspettare? Un ruolo sociale? Oppure che dopo mi prendo cura di loro quando saranno vecchi... perché io, appena posso, da qui me ne vado. Vivo in una cittadina della Puglia ma qui è asfissiante, abitiamo in un vicoletto che se il vicino apre la finestra voi vediamo tutto quello che fa in casa e se parla si sente tutto. Ma che vi credete che io posso vedere in televisione quello che vorrei... ma neanche per sogno... e internet dovevo fare a turno con mio fratello? Ma adesso mi sono comprato un portatile, mi ci è voluto lo stipendio di tre mesi per campare per mettere da parte i soldi per il computer e per i programmi, ma adesso il portatile ce l’ho anch’io, ed è MIO! Non me lo ha regalato nessuno! I miei non mi farebbero mai un regalo, e adesso meno che mai, ma se mi regalassero un computer lo butterei dalla finestra, perché io non voglio la carità di nessuno. E a te ”gayproject” o chi cavolo sei una cosa te la devo dire, qui qualche cosa dignitosa c’è ma stronzate come quelle che hai scritto sul film di Buzzanca te le potevi risparmiare, alla fine ti sei salvato un po’ ma eri partito con gli elogi come ha fatto il coro di tutti gli stupidi italiani, di quelli che devono credere alla befana! Da te non me lo aspettavo!... però ti perdono, perché certe cose forse non le sai!

martedì 18 settembre 2007

COMING OUT E PRUDENZA GAY

Torno su un tema essenziale, ne ho già parlato attraverso diverse storie e da diversi punti di vista, ma vale la pena di insistere. Se per un verso l’idea uscire allo scoperto, o come si dice la spinta all’outing o al coming out, è sicuramente una delle più grandi tentazioni di un ragazzo gay, per l’altro verso è però anche la tentazione più pericolosa. Una volta che si è giunti alla consapevolezza del fatto di essere gay, che non è una scelta ma è una connotazione fondamentale di un individuo, si prova l’irrefrenabile tentazione di comunicare questa scoperta, e non è solo una questione di generica curiosità o di puntiglio, c’è dietro l’esigenza di capire se si è realmente accettati (ed amati) per quello che si è, è una questione di tipo esistenziale che per un gay è fondamentale. Tutto questo è comprensibile, direi assolutamente naturale. Ma (e il ma è d’obbligo) quando un ragazzo si accetta come gay è spesso portato a credere che gli altri siano disposti ad accettarlo nello stesso modo. Purtroppo tutto questo in molti casi non corrisponde alla realtà. Per essere un gay adulto nel pieno senso del termine è necessario avere piana coscienza che l’emarginazione esiste, è una cosa reale, con la quale bisogna imparare a fare i conti quotidianamente. Io non intendo riferirmi alle forme esterne di omofobia, nemmeno a quelle più violente e repellenti, ma alle forme di omofobia strisciante, a quella mascherata attraverso una tolleranza verso “tutti” che non significa nulla in concreto, o a quella del doppio gioco per cui nessuno ti dirà in faccia quello che pensa realmente di te mentre tu potrai essere oggetto di forme sottilissime di discriminazione, senza esserne nemmeno consapevole, sia sul lavoro, che addirittura in famiglia. Ho conosciuto un ragazzo che dopo il coming out ha assistito a una formalizzazione progressiva, lenta ma esasperata, dei rapporti con i genitori che hanno finito per rifiutare (e forse nemmeno per colpa loro) qualunque serio contatto affettivo con il figlio. Non c’è un luogo di elezione per i gay, nemmeno la famiglia, pensate allo sceneggiato con Buzzanca che non riesce ad accettare il figlio gay, mandato di recente in televisione, lì alla fine c’è l’accettazione piena ma dopo un atto di eroismo che porta il ragazzo in pericolo di vita, ma un figlio gay deve diventare un “eroe” anche ufficialmente per essere accettato dai genitori, e quato nella fiction... ma la vita reale è un’altra cosa. I gay non hanno un luogo dove possano essere veramente se stessi. Il coming out pubblico, a mio giudizio è una cosa estremamente pericolosa, spesso scelte di questo tipo si fanno (e ne ho visti esempi anche da parte di persone di grandissima intelligenza) con una totale superficialità, perché la ricerca della teorica gratificazione che dal coming out potrebbe venire, porta alla sottovalutazione dei rischi reali, con danni molto grossi che si possono valutare solo nel tempo. Io, personalmente, non ho mai fatto coming out pubblico né mai lo farò, per diverse ragioni, provo a spiegarmi meglio. Il coming out pubblico è irrevocabile e “qualunque cosa succeda” non si torna indietro. Un coming out privato, ha altri pericoli, quelli che io chiamo i pericoli del “segreto di Pulcinella”. Ciò che dite a una persona, una volta detto, non è più vostro ma per chi riceve da un altro la confessione di essere gay, a meno che non si tratti di amici veri, gay o etero che siano, la rivelazione di una cosa del genere ha un valore molto relativo, e spesso molto più basso di quello che noi possiamo immaginare. Mi sono trovato in concreto a consigliare a un ragazzo che lavorava con me di tenersi per sé i fatti suoi, ma lui si è fidato, si è venduto l’anima per un piatto di lenticchie e ha fatto l’outing con un “amico” che poi è venuto il giorno stesso da me a raccontarmi con tutte le forme del caso in segreto ormai diventato “il segreto di Pulcinella”. Una cosa è totalmente mia quando la so solo io, in ogni altro caso io ho dato ad altri un grimaldello per entrare in casa mia e fare man bassa. C’è chi non lo farebbe mai, ma c’è chi lo fa. Ho visto gente che si è fidata di colleghi, poi la chiacchiera è arrivata in alto loro e hanno perso il passaggio di grado. Naturalmente nessuno dice di discriminare un gay, perché le persone intelligenti non dovrebbero farlo, ma lo fanno, con garbo e con ipocrisia ma lo fanno, spesso non per omofobia ma per semplice interesse personale. Io non sto parlando male degli etero perché i miei migliori amici, che sono persone che stimo e che amo, sono etero, io sto solo dicendo che bisogna guardarsi dagli ipocriti, dagli imbecilli, dalla gente che ha la lingua lunga. Forse può sembrare che io stia facendo un po’ di terrorismo culturale per allontanare le persone dall’idea dell’outing, almeno di quello pubblico o di quello privato allargato, ma sono i fatti che portano in questa direzione, li vedo tutti i gironi. Prima di spendere una moneta pesante come l’outing, pensate molto bene che uso ne sarà fatto, se avere un dubbio, anche minimo, lasciate perdere, per sbagliare c’è sempre tempo. Mettere un’arma potente in mano ad altre persone ha senso se siete certi che quell’arma non la punteranno contro di voi!