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domenica 23 settembre 2012

GAY E ETERO E ESPERIENZE OMOSESSUALI


Ciao Project,
Sono un ragazzo di 22 anni e, ancora alla mia età, ho forti dubbi intorno alla mia sessualità. Mi sento portato affettivamente verso le ragazze, mi innamoro delle ragazze, sto bene con le ragazze e qualche volta ho anche avuto rapporti sessuali con ragazze, anche se erano rapporti per me poco coinvolgenti, ma non riesco comunque a masturbarmi pensando a una ragazza. Ci ho provato più volte ma è come se ci fosse una specie di resistenza, mente quando ho fatto sesso con una ragazza la cosa in qualche modo ha funzionato. Ho provato anche con i porno etero ma anche lì non provo nessun vero coinvolgimento. Mi masturbo solo pensano ai ragazzi oppure, raramente, guardando porno gay. Le fantasie della masturbazione sono praticamente tutte legate a due episodi che io penso abbiano profondamente condizionato la mia vita sessuale. Il primo episodio è accaduto quando avevo 15 anni e il secondo quando ne avevo quasi 19. Fino a 15 anni avevo sempre pensato di essere etero e mi masturbavo pensando alle ragazze, senza troppo entusiasmo a dire il vero, ma pensavo solo alle ragazze. Quando avevo 15 anni, durante una gita organizzata dalla scuola, mi sono trovato in stanza con un altro ragazzo, non c’erano due letti separati ma un letto matrimoniale soltanto. All’inizio la cosa mi è sembrata un po’ strana, ma avevo dormito altre volte con qualche mio compagno in situazioni simili. Dopo che siamo andati a letto abbiamo cominciato a parlare di cose sessuali e a raccontarci proprio tutto, anche del fatto che ci masturbavamo pensano alle ragazze. Poi, gli ho chiesto se, quando lo faceva, pensava solo alle ragazze e lui mi ha detto che qualche volta aveva pensato anche a qualche ragazzo, che la cosa gli sembrava strana ma che ci aveva pensato e che pensava che tutto sommato sarebbe stata una cosa gradevole, non come con le ragazze, ma sarebbe stata gradevole. Non mi aspettavo una risposta di quel genere, così diretta e sincera. Poi lui mi ha chiesto se io pensavo solo alle ragazze e non me la sono sentita di mentire e gli ho detto che quando mi masturbo penso solo alle ragazze ma che pensare al sesso con un ragazzo per me non è una cosa disgustosa come dicono tanti ragazzi e che, anzi, quello che lui mi aveva appena detto non mi sembrava poi così strano. Gli ho chiesto se si sentiva gay e mi ha detto che si sentiva pienamente etero ma che pensava che tanti ragazzi etero facessero qualche volta sesso coi loro amici, così, per giocare. Gli ho risposto: ”Beh, sì, penso che succeda” poi gli ho chiesto se era eccitato di stare a letto con me e mi ha detto di sì, e gli ho chiesto se potevo verificare, lui ha detto: Vai! E gliel’ho preso in mano. Poi ha chiesto se io ero eccitato e gli ho detto che lo ero pure io, e a questo punto lui ha preso in mano il mio. È andata a finire che ci siamo masturbati a vicenda. Poi non è successo più niente di simile anche se io lo desideravo violentemente, lui ha continuato a stare con la sua ragazza e non se n’è proprio più parlato, ma non solo, tra noi non è cambiato proprio nulla. Per me invece è cambiato tutto perché era stata un’esperienza fortissima e del tutto naturale, senza nessuna forzatura da nessuna delle due parti. Io, dopo quel giorno ho messo del tutto da parte le fantasie sulle ragazze e ho cominciato a masturbarmi sempre e solo ricordando quella notte. Ma non è stato tutto facile, mi andavo convincendo di essere gay e maledicevo quella notte perché se non ci fosse stata io sarei stato un normalissimo ragazzo etero e avrei avuto una vita come quella di tutti gli altri ragazzi e invece quella notte aveva cambiato la mia vita. Due cose mi facevano stare male, prima di tutto non accettavo che la mia vita potesse essere determinata da una cosa di quel genere e poi non capivo perché la vita del ragazzo col quale lo avevo fatto non fosse invece cambiata per niente. Perché io dovevo diventare gay per una cosa come quella e qual ragazzo no? Ho fatto di tutto per cercarmi una ragazza, per innamorarmene, poi, finalmente, a 17 anni è successo. Conosco una ragazza bellissima che si innamora di me, che mi coccola e mi ispira tanta tenerezza, si dedica a me con affetto e io alla fine, quando avevo compiuto da poco i 18 anni faccio per la prima volta sesso con lei, nel senso che ci tocchiamo reciprocamente e poi arriviamo a masturbarci a vicenda. Io ne sono entusiasta e penso che allora non sono gay, poi torno a casa ma mi sento strano, la sera non voglio masturbarmi ricordando la solita notte con quel ragazzo, voglio farlo pensando alla mia ragazza e mi ci metto col massimo impegno, ma non riesco nemmeno a mantenere l’erezione, mi sento stranito, allora torno alle solite fantasie e arrivo fino alla fine. Mi dico che così non può andare, che adesso ho la ragazza e che devo eliminare del tutto la masturbazione perché è una cosa da ragazzini e io ormai devo vivere una sessualità adulta. Con il massimo sforzo riesco a mettere da parte la masturbazione solitaria e a limitarmi a farmi masturbare dalla mia ragazza, poi dopo un mese torno per una volta a masturbarmi da solo pensando sempre a quella notte. Le cose vanno avanti così per alcuni mesi e io faccio di tutto per cancellare completamente il ricordo di quella maledettissima notte, poi succede un fatto nuovo e inaspettato, conosco un ragazzo bellissimo e ne sono affascinato anche se cerco di evitarlo perché mi ripeto che non voglio essere gay, poi comincio a cercare informazioni su questo ragazzo per farmi un’idea un po’ più completa. Mi dicono che lui non ha la ragazza e non l’ha mai avuta ma non ha mai avuto nemmeno comportamenti strani. Dopo aver resistito per un po’ comincio a masturbarmi pensando a questo ragazzo e comincio a fargli una corte spietata ma discreta e lui se ne accorge. Un giorno lo invito per un fine settimana in campeggio e lui accetta. La notte ci fermiamo a parlare in tenda, l’imbarazzo è molto forte, poi gli dico che “forse” mi sono preso una mezza cotta per lui, cioè in effetti gli dico solo che è un bellissimo ragazzo e che mi piace molto e gli chiedo se è gay, mi risponde che è etero e che ha la ragazza, che adesso sono lontani per un semestre perché la ragazza studia in un’altra città, poi mi chiede se io sono gay e gli dico che anche io ho la ragazza, mi risponde: “ … io penso che la mia vita la vivrò con la mia ragazza … beh anche tu mi piaci … ma certo che siamo un po’ strani noi due…” poi le cose precipitano e ci masturbiamo reciprocamente. Alla fine lui conclude: “Certo che una ragazza non lo saprebbe mai fare come lo fa un ragazzo …” E finisce tutto così. Io penso che lui sia gay e nei giorni successivi comincio ad assillarlo, alla fine mi dice che è successo ma che lui non è gay e che non se la sente proprio di andare avanti, poi praticamente comincia a sfuggirmi, a non farsi più trovare, a non rispondere al cellulare e io ci resto malissimo. Naturalmente con la mia ragazza è andato tutto a rotoli. Adeso sono solo a leccarmi le ferite. Non riesco proprio a capacitarmi come quell’esperienza quando avevo 15 anni possa avere sconvolto così la mia vita. Perché devo essere gay per una ragione così assurda? Ancora adesso io vorrei una ragazza, ma poi a livello sessuale mi rendo conto che ormai vivere una sessualità appagante con una ragazza per me è impossibile. Che ne pensi Project?

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martedì 20 marzo 2012

SCOPRIRSI GAY A 30 ANNI

Ciao Project,
innanzitutto ti devo ringraziare per ieri sera, ti posso garantire che sono rimasto molto colpito, non mi immaginavo cose simili, che fosse una cosa seria l’avevo capito e avevo anche capito che un senso vero dovesse averlo, ma non pensavo che potessero succedere cose come quelle che mi hai fatto leggere. Non era la prima volta che cercavo di avvicinarmi ad ambienti gay ma ero molto diffidente perché le mie esperienze precedenti erano state deludenti. Certo è quasi incredibile che uno si svegli a 30 anni suonati e cominci a vedere così tardi cose che in fondo sono ovvie ma la rimozione è stata tanto forte che, come ti ho detto, sono arrivato a un passo dal matrimonio, poi, per fortuna, mi sono chiesto che cosa stavo facendo e mi è crollato il mondo addosso. Mi hanno preso per pazzo tutti quanti, dalla mia ragazza ai miei genitori, non ti dico i genitori di lei, però ormai il momento peggiore della tempesta dopo la rottura dell’ipotesi di matrimonio è passato. Alla mia ex non ho potuto, o forse voluto, spiegare nulla, l’ho strumentalizzata per anni è vero, ma non me ne rendevo conto. Si è sentita tradita, lo so, ma non riuscirei mai a spiegarle come stanno realmente le cose perché, è brutto da dire, ma ho pensato spesso che lei mi avrebbe sposato, anche se tra noi non c’è mai stato vero trasporto né sessuale né affettivo, solo per trovare una sistemazione, sarà cattivo e cerco magari una giustificazione , ma è quello che penso. I miei quando hanno saputo che non mi sarei sposato le hanno pensate tutte meno quella giusta. Né a mio padre né a mia madre passa nemmeno per l’anticamera del cervello che io possa essere gay e penso che sia un bene, perché già così l’atmosfera è strana ma se lo sapessero sarebbe proprio difficile convivere. Io vivo ancora con loro ma ho un lavoro stabile niente male e potrei anche andare a stare per conto mio, ma stiamo nella stessa città, una città piccola, e andare a vivere in un’altra casa non mi darebbe più privacy, dovrei proprio cambiare città, ma questo significherebbe cambiare lavoro. Mi fa stano, quando cammino per la strada, girarmi a guardare un ragazzo, perché non ci sono abituato, ho sempre evitato di farlo, quasi per principio, so benissimo che è una cosa stupida ma è quello che è successo per anni e anni e poi sto riscoprendo i piaceri del sesso (non quello di coppia) e comincia a sembrarmi una cosa semplice, direi del tutto naturale, che si fa perché è gradevole e si fa lasciando i pensieri liberi di andare dove vogliono, e mi fa strano che per tanti anni mi sono fatto tanti complessi su queste cose. Quando giro per siti porno cerco soprattutto foto di bei ragazzi in atteggiamenti molto spontanei e penso che i ragazzi sono proprio una cosa bella, forse la cosa più bella che la natura ha creato e mi immagino come sarebbe conoscere un ragazzo come lo sogno io, come sarebbe poterlo abbracciare sapendo che lui lo vuole, insomma stare con un ragazzo come me, cioè che pensa le stesse cose, che desidera le stesse cose, che capisce subito quello che voglio dire. Quando stavo con la mia ex non ci stavo male, anche se non mi amava nel vero senso della parola (e come avrebbe potuto!) in qualche modo mi voleva bene ma io sentivo che stare con lei non era quello che volevo realmente e mi chiedevo come potessero tanti altri ragazzi trovare il sesso così coinvolgente, adesso l’ho capito e lo trovo coinvolgente anche io, ma quello gay, ma allora le mie pulsioni gay le consideravo una specie di perversione privata che si deve reprimere perché è ovvio che è sbagliata. Mi manca tanto di conoscere altri ragazzi gay, non di quelli del pride ma di quelli come me, che magari sono passati anche per esperienze etero o anche no, ma di ragazzi gay coi quali poter parlare in modo libero. Ieri sera mi sono sentito strano anche perché abbiamo parlato di sessualità, cioè di sessualità gay, e credevo che non ci sarei mai riuscito. Non ti nascondo che ero complessato anche dal fatto di essere troppo grande per avere ancora questi problemi, mi dicevo che a vent’anni, ok, è possibile, ma 30, proprio non si può, mi sentivo immaturo. Esistono tanti ragazzi gay come me … è vero, in effetti è ovvio, ma avevo sempre rimosso l’idea di fare il grande salto e di cercare di capire che cosa c’è “veramente” dall’altra parte del muro. Comincio a pensare che dall’altra parte del muro ci sia proprio un mondo normalissimo di ragazzi veri che vivono o cercano di vivere come possono, cioè al meglio rispetto alla situazione che c’è intorno, che purtroppo non incoraggia i gay. L’ambiente di Progetto gay in effetti è molto diverso dai classici ambienti gay. Mi era capitato di stare po’ in chat, poi è entrato uno che ha subito lanciato una proposta sessuale ed è stato kikkato immediatamente, proprio nel tempo di due secondi. Questo fatto mi ha colpito molto, in chat non ho parlato e non ho risposto al saluto perché non mi andava di parlare ma ho seguito la conversazione ed era proprio lontanissima da quelle di altre chat gay, poi mi sono deciso a mandarti la mail, beh, non mi aspettavo nemmeno una risposta, ma hai risposto dopo meno di mezz’ora e dopo un’ora eravamo su msn. Devo dire che sono rimasto colpito da tutto il tono della conversazione, molto semplice e molto diretto. Abbiamo fatto notte alta e te ne chiedo scusa, ma ne valeva la pena. Adesso se penso di essere gay mi sento meno strano, non mi sembra una perversione, mi ha colpito molto quando hai detto che essere gay è un modo di amare, è vero! Ma non l’avevo mai messa in questi termini. Mi hai fatto riflettere anche su un’altra cosa fondamentale e cioè sulla prevenzione. Francamente sono cose che avrei sottovalutato facilmente perché uno è portato a pensare che sono cose lontanissime che possono succedere solo agli altri, credo proprio che farò tesoro di quello che ho imparato ieri, quando mi capiterà di innamorarmi di un ragazzo e spero tanto che succeda, e che succeda presto, perché adesso comincio a vederla come una cosa che potrebbe anche capitare anche se ancora mi sembra una cosa lontana. Io con un ragazzo? Be’ la cosa qualche mese fa mi avrebbe fatto storcere il naso, adesso invece penso che mi piacerebbe moltissimo. Hai insistito molto sul volersi bene e non me lo aspettavo, ho visto sempre il sesso tra due ragazzi come una cosa che si fa soprattutto per sé e non come una forma di tenerezza condivisa.  Project, va bene, non la faccio tanto lunga, credo che ti manderò qualche altra mail, se avrai la pazienza di rispondermi. Il Progetto è veramente una cosa unica!
Andrea N.
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venerdì 3 febbraio 2012

GAY E REPRESSIONE DELLA SESSUALITÀ

Questo post mira ad illustrare le cause ed i meccanismi del rifiuto della omosessualità da parte di ragazzi che sono o sono stati pienamente consapevoli di essere gay. “Sì io sono così, ma non voglio essere così!”. Il rifiuto della omosessualità sintetizzato in questa frase si presenta come un atto volontario e libero di scelta ma la realtà è del tutto diversa. La repressione familiare e sociale della omosessualità ne impedisce ogni libera manifestazione al punto che la coscienza familiare e sociale finisce per sostituire la coscienza individuale nella motivazione delle scelte, fino a portare un ragazzo a rinunciare ad avere la sua coscienza personale pur di non essere espulso del gruppo.
Esaminiamo separatamente i rapporti interpersonali che portano alla abdicazione alla coscienza individuale. Partiamo dall’ambiente familiare. “Odio i miei genitori perché se sono gay è colpa loro! Mi hanno sempre assillato con l’idea di avere una ragazza e così mi hanno portato a pensare che stare con una ragazza fosse un dovere e ho finito per odiare perfino l’idea di stare con una ragazza, ma se loro non si fossero impicciati non sarebbe stato così. Avevo un amico e gli volevo bene, ma hanno cominciato a dire che non dovevo uscire con lui ma con una ragazza, che quel ragazzo mi avrebbe portato sulla cattiva strada, e io, pur di fare il contrario di quello che volevano loro, con quel ragazzo ho passato tantissimo tempo. È cominciato tutto così, alla fine per me c’era solo quel ragazzo”. Chi scrive queste parole rimprovera i genitori di essersi intromessi pesantemente nella sua vita privata apparentemente proponendo ma sostanzialmente tentando di imporre dei valori che avrebbero portato di conseguenza “per reazione” verso l’omosessualità. Come si vede, questo ragionamento mira alla ricerca di “colpe” che avrebbero portato alla omosessualità. In realtà, però, gli elementi centrali del discorso restano due “l’omosessualità è un male”, “l’omosessualità è la conseguenza di comportamenti sbagliati”. Queste due ultime affermazioni sono il segno che i valori della morale familiare e sociale sono stati profondamente interiorizzati e in pratica la sola reazione che si verifica consiste nel dire ai genitori: “La colpa non è mia ma vostra!” Ma l’idea che l’omosessualità sia una male è talmente interiorizzata che il figlio arriva ad odiare i genitori per avergli procurato questo male gravissimo. Di fronte al teorema della morale familiare: “L’omosessualità è una cosa molto brutta e ti ci sei cacciato per colpa tua” la reazione arriva a negare solo la seconda parte di questa affermazione: “Non è vero che la colpa è la mia, la colpa è vostra!” Lo stesso uso del concetto di colpa e della omosessualità come conseguenza di una colpa sa molto mi morale religiosa. Un ragazzo sessualmente represso che abbia interiorizzato la morale familiare non accusa i genitori di avergli impedito di essere gay ma anzi li accusa di averlo fatto diventare gay “per reazione”. Naturalmente in queste situazioni ci sono a monte delle carenze familiari molto pesanti o quanto meno della forme di ignoranza grave che si manifesta in interventi educativi di tipo repressivo. L’educazione ha come elemento fondamentale il dialogo e il rispetto reciproco, che in queste situazioni vengono meno, in buona sostanza queste famiglie sul piano affettivo non sono neppure famiglie.
In modo simile si dà abusivamente il nome di amicizia a dei rapporti, più di gruppo che interpersonali, nei quali manca del tutto la dimensione affettiva e l’unico valore riconosciuto è l’appartenenza al gruppo. È il caso tipico dei gruppi di ragazzi che trovano la loro coesione nel fatto di passare molte ore insieme in giro per la strada o nei bar. Specialmente nei piccoli paesi dove tutti si conoscono, far parte di questi gruppi è praticamente un obbligo al quale è impossibile sottrarsi. Quando un ragazzo gay sessualmente represso dice: “Esco con gli amici” dovrebbe dire invece: “Siccome non voglio rimanere in casa per nessun motivo perché in casa non potrei comunque avere neppure un minimo di libertà, tento di integrarmi nel gruppo”. Nel gruppo, in assenza di rapporti seri di carattere personale, si parla di sport, di politica e ovviamente di ragazze e per integrarsi nel gruppo è necessario conformarsi al modo di fare e di ragionare di gruppo, quindi è necessario essere etero perché il gruppo combina uscite del sabato sera, appuntamenti in discoteca e simili ma sempre e solo seguendo una logica etero. Con questi “amici” un ragazzo gay può integransi solo fingendo di essere etero o meglio (cioè peggio) “volendo” essere etero ad ogni costo.
Quali possibilità di confronto o di dialogo minimamente serio ha un ragazzo che si senta gay in situazioni del genere? Praticamente e paradossalmente ne ha una sola e cioè creare, nei limiti del possibile, un rapporto autentico con una ragazza e qui viene la parte più delicata del problema della repressione sessuale. Mettersi con una ragazza  non è solo una scelta di facciata o la risposta obbligata alle richieste espresse o tacite della famiglia o del gruppo ma è praticamente l’unico modo che un ragazzo gay sessualmente represso ha di creare un rapporto che abbia un contenuto affettivo reale. Un ragazzo gay, proprio per il fatto che dimostra in genere un atteggiamento diverso nei confronti della ragazze, molto più legato a una ricerca di dialogo che ad un approccio immediatamente sessuale, con le ragazze ha in genere un certo successo. Per un verso è portato a vivere il rapporto con una ragazza come una copertura sociale ma per l’altro si rende conto che con una ragazza un rapporto affettivo vero è possibile e non è raro il caso che questi rapporti affettivi diventino molto importanti, anche se per motivi diversi, sia per la ragazza che per il ragazzo gay. La ragazza ci vede una bellissima storia d’amore, il ragazzo una reale possibilità di dialogo. Il dialogo in genere si approfondisce e col passare del tempo la ragazza alimenta sempre di più la speranza che quel rapporto arrivi finalmente a manifestasi anche sotto forma di interesse sessuale ma la cosa tarda ad accadere. Le ipotesi possibili a questo punto sono due, o il ragazzo tenta un approccio sessuale con la ragazza che, date le condizioni di particolare calore affettivo, potrebbe benissimo avere un risultato almeno in parte positivo portando il ragazzo all’idea di una ritrovata eterosessualità, o il ragazzo mette da parte del tutto la possibilità di un contatto sessuale con la ragazza e arriva a pensare di poterle confidare di essere gay. Ovviamente si tratta di due ipotesi molto diverse ma non è raro il caso che si possano presentare una dopo l’altra.
Quando un ragazzo arriva a dire alla ragazza con la quale ha costruito un rapporto affettivo serio di essere gay in genere si sente sicuro che l’esito non sarà distruttivo del rapporto e infatti spesso il rapporto sopravvive al coming out. La ragazza, se è realmente innamorata, tende a non dare alla dichiarazione del ragazzo un peso troppo grande, vede che il ragazzo la cerca, sta bene con lei e pensa che la “fase gay” sia in via di risoluzione e che con po’ di pazienza tutto si aggiusterà, cosa che però non accade e, superata la fase del coming out, in assenza di segnali sessuali incoraggianti, la ragazza gradualmente tende ad allentare i rapporti, tanto più se vede spesso il ragazzo distratto da altri interessi, non è raro il caso che si arrivi a una rottura traumatica, in genere perché il ragazzo accusa ingiustamente la ragazza di volerlo condizionare e di togliergli la libertà. Tuttavia il rapporto con la ragazza in questi casi ha un valore estremamente positivo perché rafforza nel ragazzo l’idea di essere gay, non sono però rari i casi in cui, anche dopo il coming out con la ragazza, il ragazzo rinnega del tutto il suo essere gay e si impegna con tutte le sue forze per essere etero e per non perdere l’appoggio della ragazza che ormai giudica indispensabile. In queste situazioni, di fatto, è come se il coming out fosse annullato. Ci sono ragazze che mantengono in queste situazioni un atteggiamento possibilista ma prudente e ce ne sono altre che ci ravvisano una ormai chiaramente avvenuta conversione eterosessuale del ragazzo. In ogni caso la situazione torna a livelli di maggiore ambiguità.
Le situazioni più complicate non sono però quelle in cui si arriva ad un coming out del ragazzo nei confronti della ragazza ma quelle nelle quali si arriva a costruire una relazione anche sessuale tra il ragazzo e la ragazza. Queste relazioni per la ragazza hanno, a maggior ragione per la presenza del coinvolgimento sessuale, la valenza di vere storie d’amore, mentre per il ragazzo sono dei classici esperimenti sessuali in cui ci si mette alla prova. Se la prova è superata, cioè se c’è un coinvolgimento sessuale che permetta di arrivare fino in fondo, il ragazzo si sente gratificato, perché ha superato il suo esame e ha ottenuto la sua patente etero, la ragazza lo vede sinceramente soddisfatto e attribuisce quella soddisfazione al coronamento di un sogno d’amore anche da parte del ragazzo, mentre il primo motivo di soddisfazione per il ragazzo è costituto dal potersi finalmente considerare etero. In questa relazione che ormai ha anche dei risvolti sessuali il ragazzo non tende a prendere l’iniziativa, o lo fa solo per mettersi ulteriormente alla prova e soprattutto, per il ragazzo, avere rapporti sessuali con la ragazza non rappresenta tutta la sessualità perché anche in presenza di possibilità concrete e di facile realizzabilità di rapporti sessuali con la ragazza, il ragazzo non sfrutta a pieno quelle possibilità e conserva una sessualità masturbatoria totalmente orientata in direzione gay, anche con l’uso di pornografia gay. Questo fatto è in genere interpretato dal ragazzo come un vizio che bisogna togliersi. Tuttavia, dopo i primi tempi, i rapporti con la ragazza tendono ad andare in crisi, il ragazzo si sente insoddisfatto da “quella” ragazza ed è portato a seguire la logica etero del cambiare ragazza. All’esterno tutto questo comportamento appare come tipico di un ragazzo etero, l’integrazione familiare migliora e così quella all’interno del gruppo degli “amici”, ma la masturbazione in chiave gay resta, l’uso di pornografia gay resta e l’omosessualità tende sempre più ad essere considerata come un vizio nato per reazione ad errori educativi della famiglia: “Se i miei non si fossero messi in mezzo io adesso sarei felice, ho una ragazza che mi vuole bene e non mi mancherebbe nulla”. In questa espressione non si dice “sono innamorato di una ragazza” e nemmeno “voglio bene a una ragazza” ma “ho una ragazza che mi vuole bene” il che è decisamente diverso. In queste situazioni viene meno anche l’idea di essere gay, e se anche quell’idea aveva portato in precedenza il ragazzo al coming out verso la ragazza, il coming out viene del tutto rimosso. Una ragazza mi ha scritto: “Lui prima mi ha confessato di essere gay, di masturbarsi pensando ai ragazzi e di fare uso di pornografia gay, però poi tra noi le cose sono andate molto bene anche sul piano sessuale e quando gli ho chiesto se si sentiva ancora gay ha detto che io non avevo capito bene e che erano solo dubbi come quelli che vengono a tutti i ragazzi e che lui gay non ci si è sentito mai”.
Che cosa può fare una ragazza in una situazione simile? Credere che la “fase gay” sia realmente superata e che si possa magari dare al rapporto una dimensione più ufficiale attraverso una presentazione del ragazzo ai genitori della ragazza, nella prospettiva di un futuro matrimonio, sembrerebbe la via più naturale e in genere il ragazzo è, almeno inizialmente, favorevole a questo tipo di scelta che non fa che confermarlo nell’idea di essere etero e gli attribuisce per di più la qualifica sociale di fidanzato ufficiale. In realtà tuttavia qui cominciano a manifestarsi le debolezze del rapporto. Il ragazzo prima dice di sì, poi ci ripensa e si rende conto che potrebbe chiudersi in una trappola, ma non perché si sente gay, questione che gli sembra ormai superata, ma perché quella “potrebbe non essere la ragazza giusta”. Il teorema del “potrebbe non essere la ragazza giusta” può salvare il ragazzo dal matrimonio una o due volte, ma quando l’età avanza il passo decisivo non si può più eludere e così si arriva anche al matrimonio che sembra il coronamento perfetto di una storia tipicamente etero, turbata solo da qualche incertezza di orientamento sessuale ancora di tipo adolescenziale e dal permanere di una masturbazione in chiave gay, che non mai sparita del tutto ma è stata degradata al livello di vizietto che non potrà comunque mettere in crisi la serenità di un matrimonio, tanto più se allietato dalla nascita di figli. Non è raro che prima del matrimonio arrivi un minimo di resipiscenza e che il ragazzo senta l’esigenza di confidarsi e di chiedere consiglio e qui, spesso, sedicenti esperti gli offrono tutto il loro sostegno nel trovare che per certe “stupide fantasie” il matrimonio è il rimedio migliore e che tutto sarà certamente risolto dalla pratica della vita matrimoniale. Nei primi tempi le cose sembrano effettivamente andare così e possono anche restare per lunghi periodi a questo livello ma poi il senso di insoddisfazione si fa sentire. Le mogli si rendono conto che c’è qualcosa  che non va, il dialogo coi mariti è in crisi e non si capisce perché, i mariti sono nevrotici, ansiosi, hanno bisogno di un sostegno psicologico, cominciano a strare parecchio tempo fuori casa, talvolta anche di notte, ricevono sms che non aprono subito e telefonate che si riducono a uno “Scusami, ora non posso, ti richiamo io” oppure le mogli scoprono nei computer dei mariti tracce dell’uso di pornografia gay o messaggi amorosi scambiati con uomini e a quel punto il matrimonio è in crisi totale.
In sintesi: negare la propria sessualità produce alla lunga effetti negativi ai quali è molto difficile trovare un rimedio.
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domenica 26 dicembre 2010

GAY E REPRESSIONE INTERIORIZZATA

Questo post è dedicato ai ragazzi per i quali l’accettazione della propria sessualità gay come normalità è stata ed è tuttora problematica. Cercherò di chiarire i meccanismi con i quali la repressione esterna della sessualità gay si interiorizza e genera insicurezze e conflitti interiori.
Parto da un presupposto che è un po’ la somma delle esperienze maturate in Progetto Gay, tutti, ma in particolare i ragazzi giovani, hanno bisogno di vivere una dimensione relazionale-affettiva gratificante, che è la base su cui poggia la vita affettiva e sessuale adulta. Questa dimensione relazionale-affettiva dovrebbe svilupparsi all’interno della famiglia attraverso un volersi bene che sia primario, indefettibile, non collegato ad alcuna condizione. Se questo volersi bene si realizza i ragazzi hanno modo di crescere con dei punti fermi di tipo affettivo, con delle certezze, e di sviluppare se non un dialogo, che non è sempre facile, almeno un rapporto di rispetto e di affetto con i propri genitori. Accade purtroppo che alcuni genitori non siano realmente capaci (non sempre per loro colpa) di costruire e di mantenere un rapporto affettivo con i figli. Tutto questo non è collegato in alcun modo al livello culturale dei genitori. Ci sono genitori coltissimi, anche in questioni di psicologia, che mancano di una carica affettiva adeguata nei confronti dei figli, che prima che amarli e accettarli li giudicano, costruiscono su di loro aspettative e pongono condizioni per concedere il loro affetto e ci sono genitori che non hanno mai letto un libro di psicologia ma che sono istintivamente capaci di trasmettere con un abbraccio una carica affettiva fortissima. L’esigenza di contatto affettivo non si ricuce al solo ambiente familiare ma è la molla di fondo della vita “vera” delle persone. Un contatto affettivo vero è una spinta fortissima verso la vita, ma spesso accade che per un malinteso senso del pudore non si parli di queste cose e le si metta al margine.
L’educazione affettiva e sessuale, non è mai precettistica ma imitativa. Ciò che si interiorizza realmente sono i comportamenti che si osservano da vicino nell’ambiente familiare, è quella la vera educazione affettiva. Vedere i genitori che si scambiano una carezza o un sorriso, che manifestano rispetto l’uno per l’altro, che coinvolgono i figli in una dimensione affettiva calda, in cui si può dire “ti voglio bene!” senza timore che la frase sia considerata stupida, fa stare bene i ragazzi, li fa sentire in un ambiente sereno, vicino a genitori che li amano.
Ci sono dei momenti in cui però scattano tra genitori e figli meccanismi che non hanno nulla a che vedere con l’affettività. Alcuni genitori non pongono sempre e comunque al primo posto il rapporto affettivo con i figli ma lo subordinano ad alcuni “se”. In qualche modo questi genitori non amano i figli in quanto tali ma li amano in quando soddisfano dei requisiti e trasmettono loro in questo modo inconsciamente una scala di valori attraverso una serie di ricatti affettivi. Un campo tipico in cui si realizzano questi meccanismi sono gli studi e in particolare la scelta della facoltà universitaria in cui il genitore lascia “libero” il figlio ma gli suggerisce che lui preferirebbe la scelta di una particolare facoltà, presentando quindi al figlio non la possibilità di scegliere in modo incondizionato ma solo la possibilità di dire di no a quella che ai genitori appare coma la scelta migliore. Spesso la scelta proposta dal genitore non è neppure adeguatamente ponderata ma è per lo stesso genitore un banco di prova della sua autorità nei confronti del figlio. Un discorso analogo si realizza per i ragazzi etero quando i genitori tendono a suggerire al figlio come possibile ragazza una ragazza che i genitori ritengono adeguata, in questo sottintendendo che il figlio è immaturo e incapace di scegliere da sé. Chiaramente i meccanismi di ricatto affettivo e di risposta affettiva condizionata dei genitori si manifestano in forma dirompente nelle questioni concernenti l’orientamento sessuale dei figli. Un genitore dà per scontato che il figlio debba essere etero perché assume a modello la propria sessualità, è socialmente condizionato e non ha la più pallida idea di che cosa significhi essere gay. Su questa base un discorso serio con i figli su tematiche concernenti l’orientamento sessuale non solo è impossibile ma rischia di diventare uno scontro di principio. Se manca alla base del rapporto genitori-figli quella affettività primaria incondizionata e il genitore vive l’omosessualità del figlio come un tradimento delle proprie aspettative, le conseguenze non possono che essere negative. Spesso il rifiuto dei figli in quanto non conformi o ritenuti non conformi alle aspettative dei genitori circa l’orientamento sessuale, avviene in età molto precoce, quando il genitore vede o crede di vedere nel figlio degli atteggiamenti che considera gay. In quel momento la dimensione effettiva si interrompe e subentra la precettistica: “questo è giusto e questo e sbagliato”, “tu devi …” ecc. ecc.. Il genitore tenta di imporre al figlio dei limiti che, secondo lui, potrebbero risposarlo sulla buona strada. Spesso i figli, tanto più se giovanissimi, non si rendono neppure conto che le imposizioni che subiscono da parte dei loro genitori sono manifestazioni di omofobia (“non puoi andare in giro così, sembri un frocio!”). Diciamo pure che in questa fase il genitore coltiva ancora la speranza di orientare la sessualità dei figli correggendo una serie di comportamenti esterni. Vorrei sottolineare che in genere i genitori che hanno dubbi sulla sessualità dei figli evitano di parlare di omosessualità in modo serio e si limitano all’uso di espressioni di condanna per principio e senza appello e parlano con il figlio dando assolutamente per scontato, anche se sono convinti del contrario, che il figlio sia etero e anzi lo incoraggiano a farsi una ragazza. Questi meccanismi scattano molto presto e agiscono su ragazzi di 13-14 anni che, in questo modo, vedono come unica sessualità possibile quella etero. C’è ancora un’altra cosa fondamentale, questi ragazzi che ormai non hanno più un vero dialogo con i genitori si trovano in condizioni di carenza affettiva e quando si avvicinano a una ragazza cercano di instaurare con quella ragazza un rapporto affettivo vero. Questo significa che tra una ragazza etero adolescente ma anche 16/18enne e un ragazzo gay adolescente ma anche 16/18enne possono crearsi rapporti affettivi importanti che tuttavia non sono simmetrici, per la ragazza si tratta di un’affettività che ha una valenza sessuale, per il ragazzo si tratta di un rapporto in cui la sessualità non entra o entra poco, e qui cominciamo gli errori e le forzature. Il ragazzo dice “io la amo profondamente”, dice la verità ma si riferisce a una dimensione affettiva e non sessuale, percepisce che la ragazza vorrebbe da lui anche un contatto sessuale ma non si sente spontaneamente portato a corrispondere a quella richiesta, si sente inadeguato e vive il suo voler bene alla ragazza con un disagio profondo. Talvolta le esigenze affettive sono talmente forti che la presenza dell’erezione nei momenti di intimità con la ragazza viene letta come un segno di chiara eterosessualità o almeno di bisessualità. Va tenuto presente che i ragazzi gay che vivono queste esperienze, salvo che non si tratti di omosessualità latente e quindi non cosciente, vivono comunque in parallelo una sessualità masturbatoria gay e spesso fanno molto uso della pornografia ma lo fanno con profondi sensi di colpa, proponendosi spesso di resistere alla loro sessualità gay in nome dell’amore verso la ragazza alla quale sono disposti a sacrificare la loro sessualità in ragione del calore affettivo che la ragazza può dare loro. Questi ragazzi sono del tutto soli e abbandonati a se stessi, non possono affrontare con nessuno un discorso realistico che riguardi la loro sessualità e oscillano tra la pornografia gay e l’affettività sublimata nei confronti della ragazza. Non è raro il caso che un ragazzo arrivi, per non perdere la ragazza, ad avere contatti sessuali con lei ma si tratta di autentiche forzature perché la vera sessualità di questi ragazzi resta la sessualità masturbatoria gay che però è vissuta come una degradazione e un qualcosa che deve essere assolutamente evitato, anche se di fatto non è possibile evitarla. Ecco come la repressione della sessualità gay si trasforma in auto-repressione e in senso di inadeguatezza e di marginalità. Un ragazzo gay che cresce in queste situazioni faticherà molto a considerare normale la sua sessualità per due diverse ragioni, la prima è l’abitudine a considerarla una cosa da combattere e la seconda è la prevalenza dei modelli della pornografia e la conseguente abitudine a separare affettività e sessualità. Per questi ragazzi è già difficile accettare una sessualità fisica gay senza sensi di colpa ma è certamente molto più difficile pensare di vivere verso un ragazzo una vera forma di innamoramento che unisca la dimensione affettiva con quella più specificamente sessuale. È necessario rendersi conto della realtà, della quotidianità dell’essere gay, della compresenza necessaria di elementi affettivi e sessuali per costruire una rapporto profondo. Uscire dal condizionamento operato dalla repressione della omosessualità non è facilissimo, si tratta di ristrutturare la propria personalità sulla base di una sessualità gay che non deve essere più vista come un elemento negativo ma come un valore. Da qui la paura di essere gay, che deriva proprio dalla non conoscenza della realtà gay e dalla sua errata identificazione con tutto ciò che viene presentato come gay. Nel superamento della paura di essere gay un peso notevolissimo hanno le amicizie gay che possono creare un clima affettivo e di dialogo che permetta ad un ragazzo si sentirsi bene, di sentirsi a suo agio con degli amici gay. L’essere gay, se è vissuto come una cosa seria, coinvolge l’affettività profonda delle persone e permette di vivere una vita di alto profilo morale che può dare grandissime soddisfazioni.
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giovedì 16 aprile 2009

AMICIZIE PARTICOLARI ED ESPERIENZE SESSUALI GAY

Questo post è dedicato al concetto di “esperienze sessuali gay”. Si tratta di un concetto che ritorna spesso nelle chat con i ragazzi. Le “esperienze sessuali gay” possono essere considerate sotto diversi aspetti:

1) Come una specie di patente della maggiore età da conseguire nella sessualità gay sulla base del teorema secondo il quale la sessualità masturbatoria è adolescenziale mentre le esperienze sessuali di coppia sono il passaporto per la vita sessuale adulta.

2) Come una modalità conoscitiva ed esplorativa della sessualità condotta in due.

3) Come un approccio sessuale graduale verso un altro ragazzo per il quale si prova già un vero trasporto affettivo ma di cui non si conosce l’orientamento sessuale.

Il punto di vista n. 1 presuppone la sessualità non come contatto tra persone ma come qualificazione individuale. I ragazzi più giovani usano espressioni come “Alla mia età gli altri l’hanno già fatto”, i 25enni e oltre, si esprimono diversamente: “Io ancora non l’ho mai fatto …”. I più che trentenni usano modi di esprimersi più malinconici tipo: “non voglio perdere il treno del tutto” o peggio: “se non lo faccio adesso non lo faccio più”.

Pur nella differenza di tono si coglie comunque che si tratta di persone che danno alla loro iniziazione sessuale un valore particolare in sé, indipendentemente da chi sia la persona con la quale avranno la loro prima esperienza. In buona sostanza c’è una sottovalutazione della dimensione affettiva e una sopravvalutazione di quella sessuale.

L’ansia della prima volta qui non è l’ansia che coglie un ragazzo che si trova a fare sesso per la prima volta con un ragazzo che ama, ma proprio l’ansia di realizzare al più presto quella prima volta, fosse anche con un ragazzo sconosciuto. Si usa l’espressione “svezzare” dal punto di vista di chi permette ad un altro ragazzo di realizzare la sua prima esperienza sessuale o anche “perdere la verginità” dal punto di vista di chi quella prima esperienza tanto desiderata finalmente realizza, senza alcun riferimento sessuale troppo specifico.

Molto spesso in situazioni del genere si finisce per essere più o meno appagati o frustrati a seconda della varietà della performance sessuale e della sua corrispondenza ad un modello di sessualità gay derivato dalla pornografia. In questo senso espressioni come “non abbiamo fatto tutto” oppure “abbiamo avuto un rapporto completo” nascondono l’idea della sessualità come prestazione. Domina l’idea di sentirsi adulti o realizzati tramite il sesso, idea tipica di ragazzi non ancora pienamente maturi sotto il profilo affettivo, questo indipendentemente dall’età.

Il punto di vista n. 2 rappresenta già una condizione di sessualità molto più matura ed è tanto più autenticamente soddisfacente quanto più la dimensione dell’essere in due è consistente sotto il profilo affettivo. In effetti ciascuno dei due ragazzi che compongono la coppia può considerare l’altro come un semplice strumento necessario per concretizzare la proprie fantasie sessuali, e qui direi che la dimensione affettiva è del tutto marginale, ma l’idea delle esperienze sessuali come modalità esplorativa della sessualità di coppia può anche essere legata ad un sentimento profondo di amicizia e di rispetto reciproco o ad un trasporto affettivo ancora più coinvolgente, potrebbe cioè trattarsi proprio di un approccio alla vera sessualità affettiva di coppia. Aggiungo che non è raro il caso di esperienze sessuali nate nell’ambito di rapporti affettivi seri con la premessa che “non c’è nulla di impegnativo”, che poi lentamente e quasi impercettibilmente si consolidano, prima per lo stabilirsi di una consuetudine condivisa di contatti sessuali e poi per l’instaurarsi di rapporti molto più complessi in cui affettività e sessualità interagiscono. In ogni caso il punto di vista n. 2 parte da un’idea di coppia in cui entrambi i ragazzi hanno idee precise circa i loro comportamenti e possono confrontarsi in modo esplicito in una dimensione di autentica condivisione ma si tratta di una condizione che non è molto frequente per i ragazzi gay.

Il punto di vista n. 3 è probabilmente quello più comune tra i gay non dichiarati per i quali un rapporto di coppia o anche solo di amicizia che preveda la possibilità di parlare apertamente di sessualità gay è in realtà più un sogno che un’ipotesi. Per questi ragazzi, e non certo solo per i più giovani ma anche per i trentenni e oltre, la sessualità fisica non va al di là della masturbazione, almeno per lungi periodi. Questi ragazzi vivono però comunque i loro innamoramenti, anche se si tratta di situazioni in molti casi tendenzialmente unilaterali, verso ragazzi etero o più spesso verso ragazzi che ai lori occhi appaiono solo debolmente etero e dei quali non conoscono in modo certo l’orientamento sessuale. Va detto che queste amicizie particolari sono molto più comuni di quanto non si creda e non si possono ridurre alla categoria del rapporto gay-etero perché nella fase di costruzione dell’amicizia operano molti meccanismi selettivi per i quali il ragazzo gay tende a scartare in modo automatico la possibilità di creare rapporti seri con un ragazzo troppo marcatamente etero o con un ragazzo che non offre ai primi tentativi di contatto una risposta incoraggiante. Il ragazzo che non si sente gay, d’altra parte, accetta un rapporto di amicizia stretta con un altro ragazzo solo se non ha preclusioni di principio verso un coinvolgimento affettivo profondo che lo leghi al suo amico. In buona sostanza, in queste amicizie particolari non si entra mai per caso né da una parte né dall’altra. Devo sottolineare che intendo riferirmi a rapporti affettivi profondi e voluti da entrambe le parti. Il ragazzo non gay è comunque pienamente a suo agio all’interno di questo rapporto. Il ragazzo gay lo vive invece a due distinti livelli, uno di amicizia e di condivisione in cui non entra nulla di esplicitamente sessuale e uno non dichiarato ed implicito dominato dall’attrazione sessuale. All’interno di un’amicizia particolare il ragazzo gay vede l’ipotesi di una storia d’amore e il rapporto è vissuto da lui in una tensione evolutiva verso una dimensione esplicitamente sessuale che è destinata spesso alla frustrazione. Il ragazzo gay vive quell’amicizia in chiave fortemente sessualizzata, si masturba pensando al suo amico ma di questo non può fare parola all’amico. All’apparenza un meccanismo del genere conduce a situazioni di stallo ma nella realtà le cose stanno molto diversamente. In circa il 50% dei casi l’evoluzione del rapporto verso forme di amicizia sessuale è un’ipotesi realistica. Come ho avuto modo di dire altrove, spesso il partner non esplicitamente gay di queste amicizie particolari è un ragazzo sessualmente confuso con una sessualità all’apparenza tipicamente etero ma con una affettività tipicamente gay, in altre parole è un ragazzo con omosessualità latente. In altri casi si tratta di ragazzi che manifestano una parziale bisessualità, altre volte ancora si tratta di ragazzi obiettivamente etero ma disponibili a forme di amicizia molto aperta che può manifestarsi anche in comportamenti affini a quelli omosessuali. In tutti questi casi l’amicizia particolare può avere non solo un senso profondo nei termini in cui essa si manifesta inizialmente ma può presentare anche possibili evoluzioni a volte impreviste e imprevedibili perché può portare alla maturazione processi di consapevolezza da parte del ragazzo che non ha comportamenti esplicitamente gay e comunque può allargare i confini del rapporto fino a comprendere modi di agire che sono praticamente impossibili per qualsiasi coppia di amici etero.

Un ragazzo consapevolmente gay, coinvolto in amicizie di questo genere, concepisce la sessualità esclusivamente nell’ambito di quell’amicizia, per lui le esperienze sessuali non sono né una qualificazione personale né un modo di vivere una sessualità condivisa ma un tentativo di coinvolgere il suo amico anche dal punto di vista sessuale, tanto più se una ipotesi del genere sembra accreditata da vari segnali comportamentali dell’altro ragazzo.

Se un ragazzo ama un altro ragazzo in modo autentico e non mira a farne solo un oggetto sessuale, si adegua alle esigenze del ragazzo che ama, cioè non tenta di imporre in nessun modo il proprio punto di vista o le proprie categorie sessuali. Tuttavia anche quando l’amato appare etero, il ragazzo gay parte del presupposto che, al di sotto delle apparenze ci sia una qualche dimensione gay. Adeguarsi al proprio compagno non significa quindi adeguarsi a ciò che egli manifesta di sé, cosa che potrebbe a una situazione di stallo, ma favorire la crescita e l’affioramento alla coscienza della parte sommersa della personalità del proprio compagno. Il ragazzo gay, spinto proprio dall’idea della latente omosessualità del suo compagno, non si potrà fermare a comportarsi con lui come se lo reputasse effettivamente etero al 100% ma costruirà nella sua mente un percorso graduale fatto di esperienze sessuali gay, più o meno esplicite, che risveglino l’omosessualità del suo compagno. Si tratta di regola di un vero e proprio percorso terapeutico verso l’omosessualità. In questo percorso, se c’è amore vero del ragazzo gay verso il suo compagno si danno per scontati alcuni presupposti:

1) Se il mio amico è realmente etero io lo amerò comunque.

2) Il percorso basato sulle esperienze sessuali è essenzialmente rivolto al bene del mio amico, io potrò esserne felice e condividere con lui un contatto sessuale ma lo scopo non è principalmente la mia sessualità ma la sua.

3) Non avrò nessuna fretta e nessun obiettivo irrinunciabile, ma mi adatterò, sempre e comunque, ai tempi del mio amico e alle sue vere esigenze.

Questi presupposti coniugano una dimensione egoistica legata alla finale soddisfazione della propria sessualità con una motivazione amorosa altruistica che consiste nel promuovere la sessualità dell’altro.

Le esperienze sessuali graduali che il ragazzo gay ipotizza e che cerca di realizzare, se ne ha la possibilità, presuppongono nel suo compagno forme di inibizione della sessualità e sono rette da alcuni principi guida:

a) Deve essere evitato tutto ciò che crea o stabilizza l’inibizione, quindi l’aggressività, l’insistenza, i toni che indicano delusione o frustrazione.

b) Si deve fare in modo che i comportamenti gradualmente più disinibiti sorgano spontaneamente in un’atmosfera molto distesa legata al gioco e a momenti di intimità non sessuale.

c) Si deve evitare di assumere iniziative poco opportune o in momenti sbagliati mentre la risposta alle proposte verbali e non verbali del proprio compagno deve essere immediata e accompagnata dal sorriso.

d) Si deve adottare la massima disponibilità verso il proprio compagno, sia a livello di tempo che di risposta affettiva. Dedicare tempo al proprio compagno è il massimo segno di attenzione.

e) Si deve tenere presente che la finalità non è avere un rapporto sessuale col proprio compagno ma permettergli di superare i blocchi e le inibizioni attraverso un approccio quanto più possibile morbido alla sessualità gay.

f) Quando il proprio compagno fa un passo avanti nella dimensione dell’accettazione della sessualità gay la cosa deve essere presentata come assolutamente normale, attesa e scontata. Quando c’è un rifiuto, un parziale rifiuto o un rinvio ad un altro momento, la cosa non deve essere accolta come frustrante e nel rapporto non deve cambiare nulla.

Come è ovvio, la strada verso l’accettazione della sessualità gay per alcuni ragazzi è lunga e per i ragazzi con omosessualità latente può non portare a nessuna conclusione, cioè può non portare e speso non porta all’affioramento della omosessualità al livello cosciente. La via delle esperienze gay, progressivamente sempre più esplicite, per avvicinare un ragazzo con omosessualità latente alla consapevolezza del suo orientamento sessuale può interrompersi subito come può essere molto lunga e tortuosa e spesso il risultato sognato non si consegue affatto. La consapevolezza di questo fatto, basta da sola ad allontanare dall’idea di impegnarsi in questa difficile strada i ragazzi che non sono realmente innamorati e questa via, ardua e dall’esito molto in certo, resta appannaggio dei soli ragazzi che provano un vero e profondo interesse affettivo verso il loro amico. Per questi ragazzi la vera soddisfazione in questo cammino non consiste nel realizzare il loro personale sogno sessuale ma nel condividere con il proprio amico un percorso, o un tratto di percorso che miri almeno idealmente a una comunità di vita più profonda.

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lunedì 7 luglio 2008

GAY INDECISI

Per esperienza, sia mia personale che di molti ragazzi gay che conosco, sono portato a pensare che per un ragazzo gay conoscere altri ragazzi gay di età diversa e anche gay di età matura sia una cosa fondamentale. Perché dico questo? La risposta viene anch’essa dall’esperienza: la vita dei ragazzi gay mantiene nel tempo, generazione dopo generazione, delle costanti che derivano proprio dall’essere gay e se i comuni contatti della vita quotidiana possono guidare la vita adulta ordinaria di un ragazzo gay, i contatti con adulti gay o con ragazzi più grandi possono favorire la trasmissione di un patrimonio di esperienze tipicamente gay. Un ragazzo gay può imparare solo da altri gay quali siano i problemi specifici dell’essere gay.

Ciò premesso, a che cosa serve il Forum di Progetto Gay? Si può rispondere che serve a favorire il dialogo e il confronto, ma che significa questo “in concreto”? La risposta è semplice, serve a rendere comune un patrimonio di esperienze e di conoscenze elaborato da altri ragazzi gay anche in altri tempi. La trasmissione di questo patrimonio è la vera finalità di Progetto Gay che mira ad essere una raccolta di materiale di prima mano relativo alle vere esperienze di vita dei ragazzi gay. Scorrendo le varie discussioni, ma in particolare quelle della sezione di “Orientamento gay per i più giovani” avrete potuto notare che ho cercato di delineare in modo riassuntivo i più tipici problemi che un ragazzo gay può trovarsi ad affrontare, da quelli connessi all’accettare di essere gay, a quelli del coming out, a quelli dei rapporti con i genitori, fino a quelli più specificamente sessuali. Conoscere questi argomenti può essere un aiuto notevolissimo quando si presenta la concreta necessità di affrontarli perché ci si può basare su esperienze altrui e si può evitare di perdere anni ad elaborare risposte che di fatto sono sempre le stesse, generazione dopo generazione.

Uno dei problemi più tipici che un ragazzo gay si trova certamente a vivere è quello del proprio orientamento sessuale. Per molti non è un problema se non a livello sociale, per molti è un problema psicologico notevole, in termini di riconoscimento del proprio orientamento o di accettazione di esso, o di entrambe le cose, per qualcuno le incertezze durano per molti anni e addirittura per tutta la vita. È di questo ultimo caso che intendo parlare qui.

L’esperienza mi ha fatto notare che il disagio connesso all’orientamento sessuale è inversamente proporzionale alla liberà nella quale l’individuo vive. In un mondo “libero” i problemi di orientamento sessuale sono assenti perché l’orientamento sessuale non è vissuto come problema. In società in cui l’omosessualità è obbligata a una vita sotterranea ed è soggetta a una censura radicale, l’orientamento omosessuale ha una forte connotazione negativa che finisce per essere interiorizzata anche dagli stessi ragazzi gay. In questi ambienti le indecisioni circa l’orientamento sessuale sono frequenti per il semplice fatto che l’essere gay è vissuto male dagli stessi gay.

Faccio qualche esempio (pur nella consapevolezza che le situazioni concrete possono essere ben diverse). I problemi relativi all’orientamento sessuale emergono soprattutto:

1) in ambienti chiusi in cui la comunità è piccola e il privato è di dominio pubblico e diventa spesso oggetto di pettegolezzo (piccoli paesi con mentalità chiusa),

2) in comunità legate alla cultura religiosa che condanna l’omosessualità (penso al dramma di un prete o di un seminarista che si riconosca gay),

3) in condizioni di dipendenza economica dalla famiglia di origine protratte oltre il limite fisiologico dei 25/26 anni,

4) quando è presente una dimensione educativa intollerante verso l’omosessualità o gli atteggiamenti omofobi sono ostentati in famiglia.

In situazioni del genere il contatto con persone gay serie e lo scambio di esperienze serve a fare aumentare la consapevolezza e a fare diminuire la paura della omosessualità. Non è raro che mi capiti di parlare con ragazzi che manifestano incertezze circa il loro orientamento sessuale. In questi casi, in genere, si percepisce un’ansia di base legata all’idea di fare chiarezza. Mi trovo a dire spesso: ”Se sei etero non c’è problema, se sei gay non c’è problema lo stesso, se poi non sai che cosa sei non hai nessun obbligo di definirti, non devi rendere conto a nessuno e comunque non c’è nessun problema lo stesso.” La maggior parte dei problemi di orientamento sono falsi problemi che si risolvono da sé col passare del tempo e con la diminuzione dell’ansia connessa al non sentirsi etero. Sembra incredibile quanto dei falsi problemi possano condizionare la vita dei ragazzi, ma l’accento costantemente posto sulla sessualità, le aspettative familiari, l’omofobia ambientale contribuiscono a drammatizzare una situazione che per se stessa non ha nulla di drammatico.

In genere l’ansia connessa ai dubbi sul proprio orientamento sessuale porta i ragazzi a comportamenti non spontanei. Un ragazzo che non si sente pienamente né gay né etero cerca di definire il suo orientamento sessuale tramite comportamenti sessuali etero o gay che siano una prova del suo orientamento sessuale. Accade così che diversi ragazzi si imbarchino in esperienze sessuali e in vere e proprie relazioni impegnative, gay o etero che siano, senza nessuna convinzione di base, con la sola idea (sbagliata) che un ragazzo se fa sesso con una ragazza è etero e se fa sesso con un altro ragazzo è gay. Le relazioni che si creano su questa base hanno spesso una caratteristica: sono cioè essenzialmente sessuali e i valori propriamente affettivi passano in secondo piano. Quando un ragazzo indeciso si butta in una relazione al solo fine di accreditare l’idea di essere etero o gay, in genere, preso dall’ansia di chiarirsi, non si rende neppure conto che dall’altra parte c’è una ragazza vera oppure un ragazzo vero che, inconsapevoli delle vere motivazioni del ragazzo che ai loro occhi si comporta come un innamorato, possono investire in quella relazione l’intera loro affettività.

Ho avuto la possibilità di parlare con ragazze che mi hanno contattato perché erano giunte alla consapevolezza che il loro ragazzo fosse gay anche se lui stesso affermava palesemente il contrario. Non è affatto detto che una ragazza rifiuti a priori una relazione con un gay e più di qualche volta ho conosciuto donne innamoratissime dei loro uomini gay, nella piena consapevolezza che fossero gay, questi rapporti possono reggere benissimo e possono essere saldissimi se, anche in assenza di sesso, tra i due esiste un rapporto affettivo profondo. Ci sono donne innamorate che aiutano i loro uomini gay ad essere quello che sono, cioè gay. Ma una donna avverte perfettamente quando l’uomo, col quale pure ha rapporti sessuali, non la ama veramente. In situazioni di questo genere una donna spesso si sente usata e può non essere in grado di comprendere la sofferenza del suo compagno. In questi casi, in assenza di dialogo autentico, le relazioni vanno avanti stancamente per anni con recriminazioni reciproche ma in genere l’uomo non ammette di essere gay nemmeno a livello di ipotesi.

Quando un gay indeciso entra in una relazione con un altro uomo lo fa con la riserva mentale di poterne uscire a suo piacimento, quello in fondo, per lui, è un esperimento. Ma non solo, nei momenti di crisi della coppia, che inevitabilmente si presentano, riaffiora l’idea di voler “provare con una donna”. Un discorso del genere, che l’indeciso fa usandolo inconsciamente come arma di ricatto psicologico motivata da una maggiore richiesta di affetto, mette in allarme il suo compagno, crea insicurezza e destabilizza ulteriormente la coppia. Se l’ipotesi di “provare con una donna” si presenta solo dopo anni di convivenza e senza una motivazione apparente, e soprattutto se quella ipotesi si realizza, c’è da ritenere che ci si trovi di fronte a una vera bisessualità “a periodi”. In alcuni casi, peraltro rari, possono verificarsi anche situazioni di bisessualità non a periodi. Quando questo accade, in genere, l’indeciso ne parla al suo compagno in modo aperto e cerca la sua comprensione che spesso trova almeno a livello teorico o di comprensione umana. Anche in questo caso, tuttavia, l’altro ragazzo si sente in grosse difficoltà.

Le situazioni di indecisione non si superano mai con esperimenti per confermare un orientamento sessuale incerto ma solo col dialogo e col confronto in un clima di libertà a di rispetto.

Vorrei aggiungere che quando un indeciso vede crollare una relazione durata anni prova anche a livello personale momenti di estrema insicurezza. Pretendere una decisione definitiva da un gay indeciso, magari dopo anni di convivenza, non è realistico e, d’altra parte, salvare la convivenza nonostante la sua intrinseca instabilità non è detto che sia la soluzione migliore.

Vorrei mettere in guardia molti ragazzi su un punto: quando un ragazzo si dimostra disponibile ad un contatto sessuale con voi ma presenta delle riserve mentali, vi dice di non sentirsi gay o di non sentirsi del tutto gay o di “non amarvi ma di voler solo fare sesso con voi”, non considerate la sua disponibilità sessuale come il segno “evidente” del suo essere gay, spesso, anzi, è vero il contrario. Spesso i gay indecisi prendono l’iniziativa a livello sessuale e inducono altri ragazzi, per questo motivo, a entrare il relazione con loro, ma questi stessi ragazzi indecisi, quando invece di fare l’amore con loro, si prova a parlarci, mostrano evidenti le loro forti indecisioni. Prima di avere un contatto sessuale con un ragazzo parlateci molto, cercate di capire chi avete davanti e se avete la sensazione che quel ragazzo sia indeciso, e gli volete veramente bene, lasciate perdere il sesso e cercate di costruire un rapporto di amicizia seria. Tenete presente che i coinvolgimenti sessuali non profondamente voluti sono spesso vissuti dall’indeciso in una forma negativa, come se il suo compagno si approfittasse di lui.

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