domenica 23 settembre 2012
GAY E ETERO E ESPERIENZE OMOSESSUALI
martedì 20 marzo 2012
SCOPRIRSI GAY A 30 ANNI
venerdì 3 febbraio 2012
GAY E REPRESSIONE DELLA SESSUALITÀ
domenica 26 dicembre 2010
GAY E REPRESSIONE INTERIORIZZATA
giovedì 16 aprile 2009
AMICIZIE PARTICOLARI ED ESPERIENZE SESSUALI GAY
1) Come una specie di patente della maggiore età da conseguire nella sessualità gay sulla base del teorema secondo il quale la sessualità masturbatoria è adolescenziale mentre le esperienze sessuali di coppia sono il passaporto per la vita sessuale adulta.
2) Come una modalità conoscitiva ed esplorativa della sessualità condotta in due.
3) Come un approccio sessuale graduale verso un altro ragazzo per il quale si prova già un vero trasporto affettivo ma di cui non si conosce l’orientamento sessuale.
Il punto di vista n. 1 presuppone la sessualità non come contatto tra persone ma come qualificazione individuale. I ragazzi più giovani usano espressioni come “Alla mia età gli altri l’hanno già fatto”, i 25enni e oltre, si esprimono diversamente: “Io ancora non l’ho mai fatto …”. I più che trentenni usano modi di esprimersi più malinconici tipo: “non voglio perdere il treno del tutto” o peggio: “se non lo faccio adesso non lo faccio più”.
Pur nella differenza di tono si coglie comunque che si tratta di persone che danno alla loro iniziazione sessuale un valore particolare in sé, indipendentemente da chi sia la persona con la quale avranno la loro prima esperienza. In buona sostanza c’è una sottovalutazione della dimensione affettiva e una sopravvalutazione di quella sessuale.
L’ansia della prima volta qui non è l’ansia che coglie un ragazzo che si trova a fare sesso per la prima volta con un ragazzo che ama, ma proprio l’ansia di realizzare al più presto quella prima volta, fosse anche con un ragazzo sconosciuto. Si usa l’espressione “svezzare” dal punto di vista di chi permette ad un altro ragazzo di realizzare la sua prima esperienza sessuale o anche “perdere la verginità” dal punto di vista di chi quella prima esperienza tanto desiderata finalmente realizza, senza alcun riferimento sessuale troppo specifico.
Molto spesso in situazioni del genere si finisce per essere più o meno appagati o frustrati a seconda della varietà della performance sessuale e della sua corrispondenza ad un modello di sessualità gay derivato dalla pornografia. In questo senso espressioni come “non abbiamo fatto tutto” oppure “abbiamo avuto un rapporto completo” nascondono l’idea della sessualità come prestazione. Domina l’idea di sentirsi adulti o realizzati tramite il sesso, idea tipica di ragazzi non ancora pienamente maturi sotto il profilo affettivo, questo indipendentemente dall’età.
Il punto di vista n. 2 rappresenta già una condizione di sessualità molto più matura ed è tanto più autenticamente soddisfacente quanto più la dimensione dell’essere in due è consistente sotto il profilo affettivo. In effetti ciascuno dei due ragazzi che compongono la coppia può considerare l’altro come un semplice strumento necessario per concretizzare la proprie fantasie sessuali, e qui direi che la dimensione affettiva è del tutto marginale, ma l’idea delle esperienze sessuali come modalità esplorativa della sessualità di coppia può anche essere legata ad un sentimento profondo di amicizia e di rispetto reciproco o ad un trasporto affettivo ancora più coinvolgente, potrebbe cioè trattarsi proprio di un approccio alla vera sessualità affettiva di coppia. Aggiungo che non è raro il caso di esperienze sessuali nate nell’ambito di rapporti affettivi seri con la premessa che “non c’è nulla di impegnativo”, che poi lentamente e quasi impercettibilmente si consolidano, prima per lo stabilirsi di una consuetudine condivisa di contatti sessuali e poi per l’instaurarsi di rapporti molto più complessi in cui affettività e sessualità interagiscono. In ogni caso il punto di vista n. 2 parte da un’idea di coppia in cui entrambi i ragazzi hanno idee precise circa i loro comportamenti e possono confrontarsi in modo esplicito in una dimensione di autentica condivisione ma si tratta di una condizione che non è molto frequente per i ragazzi gay.
Il punto di vista n. 3 è probabilmente quello più comune tra i gay non dichiarati per i quali un rapporto di coppia o anche solo di amicizia che preveda la possibilità di parlare apertamente di sessualità gay è in realtà più un sogno che un’ipotesi. Per questi ragazzi, e non certo solo per i più giovani ma anche per i trentenni e oltre, la sessualità fisica non va al di là della masturbazione, almeno per lungi periodi. Questi ragazzi vivono però comunque i loro innamoramenti, anche se si tratta di situazioni in molti casi tendenzialmente unilaterali, verso ragazzi etero o più spesso verso ragazzi che ai lori occhi appaiono solo debolmente etero e dei quali non conoscono in modo certo l’orientamento sessuale. Va detto che queste amicizie particolari sono molto più comuni di quanto non si creda e non si possono ridurre alla categoria del rapporto gay-etero perché nella fase di costruzione dell’amicizia operano molti meccanismi selettivi per i quali il ragazzo gay tende a scartare in modo automatico la possibilità di creare rapporti seri con un ragazzo troppo marcatamente etero o con un ragazzo che non offre ai primi tentativi di contatto una risposta incoraggiante. Il ragazzo che non si sente gay, d’altra parte, accetta un rapporto di amicizia stretta con un altro ragazzo solo se non ha preclusioni di principio verso un coinvolgimento affettivo profondo che lo leghi al suo amico. In buona sostanza, in queste amicizie particolari non si entra mai per caso né da una parte né dall’altra. Devo sottolineare che intendo riferirmi a rapporti affettivi profondi e voluti da entrambe le parti. Il ragazzo non gay è comunque pienamente a suo agio all’interno di questo rapporto. Il ragazzo gay lo vive invece a due distinti livelli, uno di amicizia e di condivisione in cui non entra nulla di esplicitamente sessuale e uno non dichiarato ed implicito dominato dall’attrazione sessuale. All’interno di un’amicizia particolare il ragazzo gay vede l’ipotesi di una storia d’amore e il rapporto è vissuto da lui in una tensione evolutiva verso una dimensione esplicitamente sessuale che è destinata spesso alla frustrazione. Il ragazzo gay vive quell’amicizia in chiave fortemente sessualizzata, si masturba pensando al suo amico ma di questo non può fare parola all’amico. All’apparenza un meccanismo del genere conduce a situazioni di stallo ma nella realtà le cose stanno molto diversamente. In circa il 50% dei casi l’evoluzione del rapporto verso forme di amicizia sessuale è un’ipotesi realistica. Come ho avuto modo di dire altrove, spesso il partner non esplicitamente gay di queste amicizie particolari è un ragazzo sessualmente confuso con una sessualità all’apparenza tipicamente etero ma con una affettività tipicamente gay, in altre parole è un ragazzo con omosessualità latente. In altri casi si tratta di ragazzi che manifestano una parziale bisessualità, altre volte ancora si tratta di ragazzi obiettivamente etero ma disponibili a forme di amicizia molto aperta che può manifestarsi anche in comportamenti affini a quelli omosessuali. In tutti questi casi l’amicizia particolare può avere non solo un senso profondo nei termini in cui essa si manifesta inizialmente ma può presentare anche possibili evoluzioni a volte impreviste e imprevedibili perché può portare alla maturazione processi di consapevolezza da parte del ragazzo che non ha comportamenti esplicitamente gay e comunque può allargare i confini del rapporto fino a comprendere modi di agire che sono praticamente impossibili per qualsiasi coppia di amici etero.
Un ragazzo consapevolmente gay, coinvolto in amicizie di questo genere, concepisce la sessualità esclusivamente nell’ambito di quell’amicizia, per lui le esperienze sessuali non sono né una qualificazione personale né un modo di vivere una sessualità condivisa ma un tentativo di coinvolgere il suo amico anche dal punto di vista sessuale, tanto più se una ipotesi del genere sembra accreditata da vari segnali comportamentali dell’altro ragazzo.
Se un ragazzo ama un altro ragazzo in modo autentico e non mira a farne solo un oggetto sessuale, si adegua alle esigenze del ragazzo che ama, cioè non tenta di imporre in nessun modo il proprio punto di vista o le proprie categorie sessuali. Tuttavia anche quando l’amato appare etero, il ragazzo gay parte del presupposto che, al di sotto delle apparenze ci sia una qualche dimensione gay. Adeguarsi al proprio compagno non significa quindi adeguarsi a ciò che egli manifesta di sé, cosa che potrebbe a una situazione di stallo, ma favorire la crescita e l’affioramento alla coscienza della parte sommersa della personalità del proprio compagno. Il ragazzo gay, spinto proprio dall’idea della latente omosessualità del suo compagno, non si potrà fermare a comportarsi con lui come se lo reputasse effettivamente etero al 100% ma costruirà nella sua mente un percorso graduale fatto di esperienze sessuali gay, più o meno esplicite, che risveglino l’omosessualità del suo compagno. Si tratta di regola di un vero e proprio percorso terapeutico verso l’omosessualità. In questo percorso, se c’è amore vero del ragazzo gay verso il suo compagno si danno per scontati alcuni presupposti:
1) Se il mio amico è realmente etero io lo amerò comunque.
2) Il percorso basato sulle esperienze sessuali è essenzialmente rivolto al bene del mio amico, io potrò esserne felice e condividere con lui un contatto sessuale ma lo scopo non è principalmente la mia sessualità ma la sua.
3) Non avrò nessuna fretta e nessun obiettivo irrinunciabile, ma mi adatterò, sempre e comunque, ai tempi del mio amico e alle sue vere esigenze.
Questi presupposti coniugano una dimensione egoistica legata alla finale soddisfazione della propria sessualità con una motivazione amorosa altruistica che consiste nel promuovere la sessualità dell’altro.
Le esperienze sessuali graduali che il ragazzo gay ipotizza e che cerca di realizzare, se ne ha la possibilità, presuppongono nel suo compagno forme di inibizione della sessualità e sono rette da alcuni principi guida:
a) Deve essere evitato tutto ciò che crea o stabilizza l’inibizione, quindi l’aggressività, l’insistenza, i toni che indicano delusione o frustrazione.
b) Si deve fare in modo che i comportamenti gradualmente più disinibiti sorgano spontaneamente in un’atmosfera molto distesa legata al gioco e a momenti di intimità non sessuale.
c) Si deve evitare di assumere iniziative poco opportune o in momenti sbagliati mentre la risposta alle proposte verbali e non verbali del proprio compagno deve essere immediata e accompagnata dal sorriso.
d) Si deve adottare la massima disponibilità verso il proprio compagno, sia a livello di tempo che di risposta affettiva. Dedicare tempo al proprio compagno è il massimo segno di attenzione.
e) Si deve tenere presente che la finalità non è avere un rapporto sessuale col proprio compagno ma permettergli di superare i blocchi e le inibizioni attraverso un approccio quanto più possibile morbido alla sessualità gay.
f) Quando il proprio compagno fa un passo avanti nella dimensione dell’accettazione della sessualità gay la cosa deve essere presentata come assolutamente normale, attesa e scontata. Quando c’è un rifiuto, un parziale rifiuto o un rinvio ad un altro momento, la cosa non deve essere accolta come frustrante e nel rapporto non deve cambiare nulla.
Come è ovvio, la strada verso l’accettazione della sessualità gay per alcuni ragazzi è lunga e per i ragazzi con omosessualità latente può non portare a nessuna conclusione, cioè può non portare e speso non porta all’affioramento della omosessualità al livello cosciente. La via delle esperienze gay, progressivamente sempre più esplicite, per avvicinare un ragazzo con omosessualità latente alla consapevolezza del suo orientamento sessuale può interrompersi subito come può essere molto lunga e tortuosa e spesso il risultato sognato non si consegue affatto. La consapevolezza di questo fatto, basta da sola ad allontanare dall’idea di impegnarsi in questa difficile strada i ragazzi che non sono realmente innamorati e questa via, ardua e dall’esito molto in certo, resta appannaggio dei soli ragazzi che provano un vero e profondo interesse affettivo verso il loro amico. Per questi ragazzi la vera soddisfazione in questo cammino non consiste nel realizzare il loro personale sogno sessuale ma nel condividere con il proprio amico un percorso, o un tratto di percorso che miri almeno idealmente a una comunità di vita più profonda.
lunedì 7 luglio 2008
GAY INDECISI
Per esperienza, sia mia personale che di molti ragazzi gay che conosco, sono portato a pensare che per un ragazzo gay conoscere altri ragazzi gay di età diversa e anche gay di età matura sia una cosa fondamentale. Perché dico questo? La risposta viene anch’essa dall’esperienza: la vita dei ragazzi gay mantiene nel tempo, generazione dopo generazione, delle costanti che derivano proprio dall’essere gay e se i comuni contatti della vita quotidiana possono guidare la vita adulta ordinaria di un ragazzo gay, i contatti con adulti gay o con ragazzi più grandi possono favorire la trasmissione di un patrimonio di esperienze tipicamente gay. Un ragazzo gay può imparare solo da altri gay quali siano i problemi specifici dell’essere gay.
Ciò premesso, a che cosa serve il Forum di Progetto Gay? Si può rispondere che serve a favorire il dialogo e il confronto, ma che significa questo “in concreto”? La risposta è semplice, serve a rendere comune un patrimonio di esperienze e di conoscenze elaborato da altri ragazzi gay anche in altri tempi. La trasmissione di questo patrimonio è la vera finalità di Progetto Gay che mira ad essere una raccolta di materiale di prima mano relativo alle vere esperienze di vita dei ragazzi gay. Scorrendo le varie discussioni, ma in particolare quelle della sezione di “Orientamento gay per i più giovani” avrete potuto notare che ho cercato di delineare in modo riassuntivo i più tipici problemi che un ragazzo gay può trovarsi ad affrontare, da quelli connessi all’accettare di essere gay, a quelli del coming out, a quelli dei rapporti con i genitori, fino a quelli più specificamente sessuali. Conoscere questi argomenti può essere un aiuto notevolissimo quando si presenta la concreta necessità di affrontarli perché ci si può basare su esperienze altrui e si può evitare di perdere anni ad elaborare risposte che di fatto sono sempre le stesse, generazione dopo generazione.
Uno dei problemi più tipici che un ragazzo gay si trova certamente a vivere è quello del proprio orientamento sessuale. Per molti non è un problema se non a livello sociale, per molti è un problema psicologico notevole, in termini di riconoscimento del proprio orientamento o di accettazione di esso, o di entrambe le cose, per qualcuno le incertezze durano per molti anni e addirittura per tutta la vita. È di questo ultimo caso che intendo parlare qui.
L’esperienza mi ha fatto notare che il disagio connesso all’orientamento sessuale è inversamente proporzionale alla liberà nella quale l’individuo vive. In un mondo “libero” i problemi di orientamento sessuale sono assenti perché l’orientamento sessuale non è vissuto come problema. In società in cui l’omosessualità è obbligata a una vita sotterranea ed è soggetta a una censura radicale, l’orientamento omosessuale ha una forte connotazione negativa che finisce per essere interiorizzata anche dagli stessi ragazzi gay. In questi ambienti le indecisioni circa l’orientamento sessuale sono frequenti per il semplice fatto che l’essere gay è vissuto male dagli stessi gay.
Faccio qualche esempio (pur nella consapevolezza che le situazioni concrete possono essere ben diverse). I problemi relativi all’orientamento sessuale emergono soprattutto:
1) in ambienti chiusi in cui la comunità è piccola e il privato è di dominio pubblico e diventa spesso oggetto di pettegolezzo (piccoli paesi con mentalità chiusa),
2) in comunità legate alla cultura religiosa che condanna l’omosessualità (penso al dramma di un prete o di un seminarista che si riconosca gay),
3) in condizioni di dipendenza economica dalla famiglia di origine protratte oltre il limite fisiologico dei 25/26 anni,
4) quando è presente una dimensione educativa intollerante verso l’omosessualità o gli atteggiamenti omofobi sono ostentati in famiglia.
In situazioni del genere il contatto con persone gay serie e lo scambio di esperienze serve a fare aumentare la consapevolezza e a fare diminuire la paura della omosessualità. Non è raro che mi capiti di parlare con ragazzi che manifestano incertezze circa il loro orientamento sessuale. In questi casi, in genere, si percepisce un’ansia di base legata all’idea di fare chiarezza. Mi trovo a dire spesso: ”Se sei etero non c’è problema, se sei gay non c’è problema lo stesso, se poi non sai che cosa sei non hai nessun obbligo di definirti, non devi rendere conto a nessuno e comunque non c’è nessun problema lo stesso.” La maggior parte dei problemi di orientamento sono falsi problemi che si risolvono da sé col passare del tempo e con la diminuzione dell’ansia connessa al non sentirsi etero. Sembra incredibile quanto dei falsi problemi possano condizionare la vita dei ragazzi, ma l’accento costantemente posto sulla sessualità, le aspettative familiari, l’omofobia ambientale contribuiscono a drammatizzare una situazione che per se stessa non ha nulla di drammatico.
In genere l’ansia connessa ai dubbi sul proprio orientamento sessuale porta i ragazzi a comportamenti non spontanei. Un ragazzo che non si sente pienamente né gay né etero cerca di definire il suo orientamento sessuale tramite comportamenti sessuali etero o gay che siano una prova del suo orientamento sessuale. Accade così che diversi ragazzi si imbarchino in esperienze sessuali e in vere e proprie relazioni impegnative, gay o etero che siano, senza nessuna convinzione di base, con la sola idea (sbagliata) che un ragazzo se fa sesso con una ragazza è etero e se fa sesso con un altro ragazzo è gay. Le relazioni che si creano su questa base hanno spesso una caratteristica: sono cioè essenzialmente sessuali e i valori propriamente affettivi passano in secondo piano. Quando un ragazzo indeciso si butta in una relazione al solo fine di accreditare l’idea di essere etero o gay, in genere, preso dall’ansia di chiarirsi, non si rende neppure conto che dall’altra parte c’è una ragazza vera oppure un ragazzo vero che, inconsapevoli delle vere motivazioni del ragazzo che ai loro occhi si comporta come un innamorato, possono investire in quella relazione l’intera loro affettività.
Ho avuto la possibilità di parlare con ragazze che mi hanno contattato perché erano giunte alla consapevolezza che il loro ragazzo fosse gay anche se lui stesso affermava palesemente il contrario. Non è affatto detto che una ragazza rifiuti a priori una relazione con un gay e più di qualche volta ho conosciuto donne innamoratissime dei loro uomini gay, nella piena consapevolezza che fossero gay, questi rapporti possono reggere benissimo e possono essere saldissimi se, anche in assenza di sesso, tra i due esiste un rapporto affettivo profondo. Ci sono donne innamorate che aiutano i loro uomini gay ad essere quello che sono, cioè gay. Ma una donna avverte perfettamente quando l’uomo, col quale pure ha rapporti sessuali, non la ama veramente. In situazioni di questo genere una donna spesso si sente usata e può non essere in grado di comprendere la sofferenza del suo compagno. In questi casi, in assenza di dialogo autentico, le relazioni vanno avanti stancamente per anni con recriminazioni reciproche ma in genere l’uomo non ammette di essere gay nemmeno a livello di ipotesi.
Quando un gay indeciso entra in una relazione con un altro uomo lo fa con la riserva mentale di poterne uscire a suo piacimento, quello in fondo, per lui, è un esperimento. Ma non solo, nei momenti di crisi della coppia, che inevitabilmente si presentano, riaffiora l’idea di voler “provare con una donna”. Un discorso del genere, che l’indeciso fa usandolo inconsciamente come arma di ricatto psicologico motivata da una maggiore richiesta di affetto, mette in allarme il suo compagno, crea insicurezza e destabilizza ulteriormente la coppia. Se l’ipotesi di “provare con una donna” si presenta solo dopo anni di convivenza e senza una motivazione apparente, e soprattutto se quella ipotesi si realizza, c’è da ritenere che ci si trovi di fronte a una vera bisessualità “a periodi”. In alcuni casi, peraltro rari, possono verificarsi anche situazioni di bisessualità non a periodi. Quando questo accade, in genere, l’indeciso ne parla al suo compagno in modo aperto e cerca la sua comprensione che spesso trova almeno a livello teorico o di comprensione umana. Anche in questo caso, tuttavia, l’altro ragazzo si sente in grosse difficoltà.
Le situazioni di indecisione non si superano mai con esperimenti per confermare un orientamento sessuale incerto ma solo col dialogo e col confronto in un clima di libertà a di rispetto.
Vorrei aggiungere che quando un indeciso vede crollare una relazione durata anni prova anche a livello personale momenti di estrema insicurezza. Pretendere una decisione definitiva da un gay indeciso, magari dopo anni di convivenza, non è realistico e, d’altra parte, salvare la convivenza nonostante la sua intrinseca instabilità non è detto che sia la soluzione migliore.
Vorrei mettere in guardia molti ragazzi su un punto: quando un ragazzo si dimostra disponibile ad un contatto sessuale con voi ma presenta delle riserve mentali, vi dice di non sentirsi gay o di non sentirsi del tutto gay o di “non amarvi ma di voler solo fare sesso con voi”, non considerate la sua disponibilità sessuale come il segno “evidente” del suo essere gay, spesso, anzi, è vero il contrario. Spesso i gay indecisi prendono l’iniziativa a livello sessuale e inducono altri ragazzi, per questo motivo, a entrare il relazione con loro, ma questi stessi ragazzi indecisi, quando invece di fare l’amore con loro, si prova a parlarci, mostrano evidenti le loro forti indecisioni. Prima di avere un contatto sessuale con un ragazzo parlateci molto, cercate di capire chi avete davanti e se avete la sensazione che quel ragazzo sia indeciso, e gli volete veramente bene, lasciate perdere il sesso e cercate di costruire un rapporto di amicizia seria. Tenete presente che i coinvolgimenti sessuali non profondamente voluti sono spesso vissuti dall’indeciso in una forma negativa, come se il suo compagno si approfittasse di lui.
Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=29728827