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domenica 27 novembre 2011

GAY E CORAGGIO DI CAMBIARE

Caro Project,
leggendo il tuo blog ho avuto un sussulto di orgoglio e mi capita molto di rado. Ho 43 anni e alle spalle una vita di quelle che a te non piacerebbero proprio. Sono dichiarato pubblicamente da moltissimo tempo, anzi diciamo che sono stato pubblicamente dichiarato e sono passato per la trafila di quelle che tu chiami con molto distacco cose etichettate gay. Per mia fortuna sono riuscito a salvarmi la salute e questo mi conforta perché c’è gente alla quale è andata molto peggio che a me. Quando avevo 18/20 anni internet praticamente non c’era, e mi ero fatto le mie idee, un po’ come dici tu, la frenesia di provare credendo che entrare nel giro avrebbe facilitato le cose e in un certo senso era vero ma da altri punti di vista è stato distruttivo, prima di tutto la notizia che io fossi gay ha fatto rapidamente il giro della città, una città piccola del nord in cui il pettegolezzo e l’ipocrisia la fanno da padroni sempre. Per fortuna studiavo in un’altra città e sono arrivato a finire gli studi, ma poi quando ho cominciato la professione ho avuto problemi enormi perché da me scappavano tutti (sono medico) e sono stato costretto a cambiare città, ho dovuto ricominciare tutto da zero, per non dire delle recriminazioni terribili da parte della mia famiglia che mi trattava come uno stupido senza rimedio, cosa che mi ha spinto ancora di più ad andarmene. Nella nuova città, dopo un po’ ho ricominciato ad andare per locali, perché era diventata quasi una droga. Ho conosciuto gente fuori di testa che in qualche caso mi ha fatto proprio paura e dopo cinque anni me ne sono dovuto andare di nuovo in una città diversa, più piccola, qui i locali non c’erano ma sono cominciate le chat e anche lì è stato un tormento, proprio come una droga, conoscevo dei ragazzi in chat, poi ci si vedeva, si faceva un po’ di sesso e poi sparivano ed erano ragazzi spericolati che quando parlavo di preservativi mi prendevano per matto. Io avevo proprio la frenesia del sesso, avevo più di 30 anni, anzi più di 35, ma passavo tutto il mio tempo libero a cercare contatti. Mi sentivo solo, ed ero solo, i rapporti con casa erano del tutto inesistenti. Mio padre e mia madre non si sono più fatti sentire dopo che sono andato via di casa, li chiamavo ma non mi rispondevano deliberatamente. Gli unici punti di riferimento erano i ragazzi che conoscevo solo per sesso, di uno in particolare mi ero innamorato, mi diceva tante cose dolci ed era un ragazzo molto bello ma pretendeva di venire a vivere con me, cosa che non potevo proprio fare perché avrei finito per non lavorare più e per creare un casino di problemi con tutta le gente che avevo intorno, poi è sparito, ma prima di sparire mi ha vomitato addosso tutti gli insulti possibili, che ero un verme, uno che non ha il coraggio di essere quello che è e soprattutto che ero un morto di fame, perché a lui piaceva di fare la bella vita e con me non la poteva fare di certo. Questa storia è durata tre anni e mi la lasciato con un senso di rigetto e di amarezza fortissima. Col passare degli anni, i ragazzi giovani non volevano più saperne di me e mi cercavano solo i cinquantenni ma era gente più scoppiata di me, depressi da ricovero, che si credevano ragazzini di primo pelo e cercavano di darsi un tono, anche etero sposati, anche gente con patologie a sfondo religioso, una varia umanità che non pensavo nemmeno potesse esistere. Sono arrivati perfino ad offrirmi soldi in cambio di sesso. Uno era malato, aveva un’asma forte e l’ho convinto a farsi ricoverare perché rischiava grosso. Ad agosto del 2009 ho detto basta, ho cancellato tutti i contatti gay che avevo. Ho cambiato numero di telefonino e mi sono buttato completamente nel lavoro, praticamente mi sono rimesso a studiare per fare una specializzazione molto impegnativa e molto lunga che mi porti a occuparmi di aids, ho finito i primi due anni e cominciato il terzo, è una cosa serissima e mi impegna completamente, adesso lavoro part-time e guadagno pochissimo e tutto quello che guadagno va per la specializzazione. Sono realmente interessatissimo agli studi e penso per la prima volta di avere fatto la scelta giusta. Non ti dico quello che vedo in ospedale, c’è un bisogno veramente disperato di gente che si occupi di queste cose, io sono rinato e ho trovato la mia strada. C’è moltissimo da fare e non tanto in Italia o in Europa ma soprattutto in Africa dove l’aids, senza medicine e in mezzo alla totale ignoranza, è un autentico flagello. Giorni fa ho trovato “progetto gay” proprio cercando siti che si occupano di prevenzione e poi mi sono messo a leggere anche il resto. Non abbassare la guardia Project! Quello che fai ha un senso. La vita ha un senso e non sta nel cercare sesso ma nel dare amore senza condizioni, io l’ho capito tardi ma fortunatamente l’ho capito. Essere gay ha un senso eccome, penso che l’essere gay e l’avere passato tutto quello che ho passato sia la vera molla della mia motivazione di fondo. Ti ho raccontato in breve la mia storia, pubblicala se vuoi, a me farebbe piacere. Permettimi una notazione professionale, non abbandonare mai il discorso sulla prevenzione perché sono in pochissimi a farlo e ce n’è un bisogno enorme. Ti aggiungo il link alla pagina su hiv e aids del Ministero della salute
http://www.salute.gov.it/hiv/hiv.jsp che resta un punto di riferimento fondamentale per trovare informazioni serie, anche per i medici (vedi aggiornamento delle linee guida). Mi piacerebbe dedicare un po' di tempo al forum ma adesso ho altri obiettivi per cui ti chiedo di mantenere la privacy.
[lettera firmata]
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domenica 10 ottobre 2010

ESSERE GAY E RICOMINCIARE

Ciao Project,
ti ricordi di me? Penso di sì, sono Mat, abbiamo parlato a lungo giovedì notte, non l’ultimo giovedì, era il 16 settembre. Avrai pensato che ero fuori di testa perché non c’era nessun motivo perché me la prendesi con te in quel modo. Hai decisamente una calma unica, penso di avere passato di parecchio i confini dell’educazione ma non ti sei arrabbiato. In genere mi mandano a quel paese per molto meno ma tu non lo hai fatto. Ho reagito male perché mi sono sentito punto nel vivo, mi hai detto in pratica che sono un immaturo ed è vero, ma sentirmelo dire mi ha dato immensamente fastidio. Project, io ho fatto una marea di stupidaggini e lo riconosco ma io non ho mai avuto nessuno con cui confrontarmi. Con te sono stato maleducato e pure peggio ma adesso ho capito e ti chiedo scusa ed è una cosa che non faccio mai con nessuno. Mi sono messo in situazioni incredibili come un deficiente e me le sono andate a cercare, ma un ragazzo di 22 anni che può fare? Non si può mica fermare, il sesso è una cosa fondamentale, questo lo sai benissimo anche tu e allora me lo sono andato a cercare, da stupido, va bene, però la colpa non la dare tutta a me. Non è nemmeno giusto che un ragazzo come me ci debba rinunciare, va bene, avrei potuto evitare di andare a cercare nei posti sbagliati ma a me chi me lo ha mai detto che il sesso può anche essere una cosa legata all’amore? Io ancora adesso stento a crederci e non so se ci riuscirò mai. Per me il sesso è sempre stata una cosa diversa da quella che dici tu, una cosa da rubare o da prendersi con la forza o quasi, lo sai, te l’ho raccontato, quello che ho passato quando avevo 14 anni e non me lo scordo più, non voglio cercare giustificazioni, vorrei pure imparare a vedere le cose in un altro modo ma non è per niente facile e poi dove lo trovo io un ragazzo che mi possa volere bene? Gli altri dicono che è difficile per un motivo o per l’altro ma uno come me in un posto come quello dove vivo io non lo vuole nessuno. Io vivo in un posto piccolo dove tutti sanno gli affari tuoi e quello che è successo a me lo sanno tutti. Ti riporto qui un pezzo della conversazione del 16 settembre: “Fai presto tu a dire che devo allontanarmi da qui e andare a vivere in una grande città del nord, ma io dove posso andare? Come mi posso staccare da casa mia? Io non studio, io lavoro e non ho scelta e non solo, io lavoro qui al mio paese e lavoro nel negozio dei miei, io la possibilità di andare via di qua non ce l’ho e non ce l’avrò mai, me la poso sognare, ma per realizzarla ci vogliono possibilità concrete”. Project, nonostante tutto, anche se ero incavolato nero, parlare con te mi ha messo in moto il cervello e due cose te le devo dire (la più importante te la dico per ultima), sono andato a (omissis) e mi sono iscritto a scuola per finire gli studi, l’ho detto ai miei e l’hanno presa bene, però devo pure lavorare il pomeriggio perché serve proprio per casa. Sono andato a scuola dal 5 ottobre. Mi hanno trattato bene. La preside mi ha cercato una classe come si deve e ho ricominciato. Mi sento un po’ vecchio rispetto agli altri ma stringerò i denti. Non so dove andrò a finire e ho una paura matta del futuro. Seconda cosa, la più importante, ho fatto il test ed è negativo, il dottore del centro ha detto che, dati i tempi passati dall’ultimo rapporto, posso stare tranquillo ed è stato anche questo a farmi tornare a scuola. Project, ho pure capito che il 16 settembre ti ho proprio fatto venire l’angoscia, sul momento non lo avevo capito ma dopo ci ho ripensato. Se ti ho fatto stare malissimo allora queste due notizie te le devo dare almeno adesso. Sono stato un animale a non farti sapere subito del test e ti chiedo scusa vergognandomi di me stesso, però adesso ho cercato di rimediare all’errore. Project a cambiare proprio vita ci voglio provare con tutte le mie forze, ma tu che dici, ce la farò? Quando ti avevo mandato la prima mail, dopo avere inviato mi sentivo stupido a credere che una cosa del genere potesse avere un senso ma ho l’impressione che sia stata una delle poche cose intelligenti che ho fatto in vita mia. Quando ho cominciato a scrivere avrei voluto che questa mail rimanesse solo tra noi ma adesso penso esattamente il contrario. Pubblicala senz’altro (magari dopo avere rimesso un po’ a posto i verbi e i congiuntivi). Non ho proprio tempo per chiamarti in chat ma mi farò vivo per email appena posso.
Un abbraccio, Project, t.v.b.
Mat
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Che cosa bella Mat!!! Mi sento profondamente felice! Avevo passato effettivamente un pomeriggio di angoscia e poi non ti ho sentito per parecchi giorni e la sensazione di disagio aumentava perché pensavo che avresti fatto il test. Matt!!! Grazie!! Un abbraccio fortissimo!! T.v.b.
Project
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mercoledì 18 agosto 2010

SAPERNE DI PIU' SU AIDS E HIV


Progetto Gay non può non partecipare alla diffusione delle norme di prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse e in particolare dell'AIDS. Sono convinto che un'informazione seria possa dare un contributo concreto alla prevenzione dei comportamenti a rischio e alla salvaguardia della salute di tutti, che è un bene di valore inestimabile. Non sono un medico e devo dare la parola a persone ed istituzioni qualificate sotto il profilo scientifico ed operativo. Per questo motivo ho riportato subito sotto il titolo i link a due importanti documenti dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS) che fanno il punto su AIDS e HIV in Italia fino al 31/12/2008, e il link al sito HELP AIDS del Servizio Sanitario dell'Emilia Romagna in cui è possibile reperire in modo estremamente chiaro le risposte fondamentali alle questioni concernenti l'AIDS.
Non sottolineerò mai abbastanza l'importanza di questi link.
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http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=815&start=0

sabato 15 maggio 2010

LEZIONE DI VITA GAY

Ciao Project,
ero capitato per caso su progetto gay all’inizio del 2009 e mi aveva fatto uno strano effetto. Ti dico esattamente quello che è successo, all’inizio mi sembrata solo una specie di favola, una cosa messa lì per dare un’idea positiva dei gay, in effetti dei gay avevo e ancora ho un’idea piuttosto diversa. Non sono dichiarato pubblicamente ma già all’epoca mi sentivo parecchio disinibito e tutti quei discorsi sui ragazzi che si sentono indecisi o che hanno paura della sessualità mi suonavano falsi, almeno a me cose del genere non erano mai successe. Dopo avere letto qualche post ho chiuso il tuo sito e sono passato oltre, non lo so, cercavo qualcosa di più adulto, diciamo così, qualcosa di più corrispondente al mio modello di gay, poi, parlo del marzo 2009, ho incontrato un ragazzo, Marco, un po’ tipo quelli che scrivono sul tuo blog. Era un bel ragazzo e mi piaceva parecchio, ma non mi ci prendevo a livello caratteriale. Aveva un modo di ragionare che mi sembrava assurdo. Credo di averlo assillato e tormentato in tutti i modi. Mi ero messo appresso a lui in pratica solo perché era un bel ragazzo e pensavo che le cose con lui sarebbero state facili e in sostanza che avrei potuto fare di lui quello che volevo, tra l’altro aveva 19 anni e io 26. Vedevo che era interessato a me ma in un altro modo, avrebbe voluto una storia seria, come la chiamava lui, ci si era messo col massimo impegno ma in un modo che mi stava stretto. Non ha voluto fare sesso con me a nessun livello, non dico all’inizio ma nemmeno dopo un mese, pretendeva di portarmi a fare il test dell’hiv con lui ma io non ci sono andato, pensavo che lui alla fine avrebbe mollato e almeno col preservativo non avrebbe fatto tutte quelle storie e invece non ne ha voluto proprio sapere. Nemmeno un bacio e il negare il bacio non era nemmeno per paura delle malattie ma perché secondo lui una cosa seria è un’altra cosa. Credo di averlo fatto soffrire moltissimo, sapevo che a me ci teneva ma sul lato sessuale non voleva mollare, diceva che la serietà dovevo dimostragliela nei fatti, cioè facendo il test e abbandonando del tutto le chat che erano il posto dove trovavo in genere i ragazzi, pretendeva da me una monogamia stretta, cosa che a me sembrava veramente folle, a un certo punto mi ha detto che non se la sentiva di andare avanti così e ci sono rimasto come un baccalà, era il primo ragazzo che diceva di no! Non posso negare che la cosa mi bruciava parecchio. Sono tornato alla mia solita vita ma non era esattamente come prima, conoscevo dei ragazzi e con qualcuno si andava pure oltre, ma intanto mi aveva contagiato la mania del preservativo, come se la sua paura fosse entrata dentro di me ma non basta, i ragazzi che incontravo mi sembravano scipiti, cioè ragazzi che alla fine fanno un po’ di sesso perché non sanno che fare. In sostanza non mi sentivo soddisfatto e non per questioni legate al sesso, ma perché mi sembrava che fossero ragazzi senza personalità, che agissero solo imitando e ripetendo sempre le stesse cose. Lui mi sapeva dire di no, questi ragazzi invece cadevano ai miei piedi subito ma erano cose molto stupide, io per loro non significavo nulla, un po’ di sesso e via, mentre con lui sesso niente ma lui a me ci teneva veramente. Ho passato circa sei mesi cambiando quattro ragazzi ma lo facevo per esorcizzare il ricordo di quel ragazzo. Alla fine avevo deciso che lo avrei richiamato perché mi ero accorto che mi mancava veramente, ma il giorno in cui lo avrei dovuto chiamare l’ho incontrato per la strada con un altro ragazzo e mi è preso un po’ un colpo al cuore, loro erano di spalle e non li ho fermati però li ho seguiti e mi sono sentito gelare dentro, erano proprio l’immagine perfetta di due ragazzi innamorati, si vedeva che erano felici di stare insieme, e qui mi sono sentito strano e diverso dal solito. Se a quel ragazzo non avevo saputo voler bene prima, adesso stavo cominciando a volergli bene ma un po’ come diceva lui, non avevo proprio l’idea di portarmelo a letto. Ormai era chiaro che non sarebbe mai stato il mio ragazzo ma gli volevo bene come penso di non aver mai voluto bene a nessuno. Prima mi era venuto in testa di provare di nuovo a parlare con lui, ma dopo che lo avevo visto col suo ragazzo quell’idea mi era passata del tutto, potevo chiamarlo sul cellulare o su msn ma temevo di metterlo in difficoltà e ho scelto di non metterlo in crisi per nessun motivo. Questo è successo alla fine di ottobre, da allora niente più avventure ma non solo, ho saputo che un ragazzo che conosco è risultato positivo al test e mi è presa un’angoscia terribile, sono stato a fare il test ed è negativo e per fortuna dopo aver conosciuto Marco ho fatto sempre sesso protetto e i dottori che mi hanno fatto il test mi hanno detto che il rischio, così, è basso. Diciamo pure che nel portarmi alla decisione di star tranquillo un po’ c’è stato l’esempio di Marco e un po’ la paura dell’aids, ma io prima ero veramente incosciente e mi chiedo come potessi non rendermene conto. Sono arrivato a pensare che se non avessi conosciuto Marco avrei potuto mettermi veramente in guai grossissimi. Marco mi aveva parlato una volta del tuo sito, e anche su questo avevamo litigato, non so se si fosse iscritto o meno, ma diceva che gli piaceva. La settimana scorsa ci sono capitato per caso e devo dire che mi ha fatto veramente un altro effetto, in certi post era come sentire parlare Marco, perciò ho continuato a leggere e ho capito tante cose di quelle che diceva Marco e adesso non dico che mi sembrano giuste, perché onestamente sono ancora un po’ troppo lontane dalla mia mentalità, però comincio a capirne il senso. È proprio l’altra parte del mondo gay, quella che mi sembrava e ancora almeno in parte mi sembra lontana ma che in fondo ha un senso. I ragazzi come Marco esistono, non sono zombi. Ecco, tutto qui, se puoi, pubblica questa storia, te lo chiedo perché spero che Marco la legga e voglio dirgli che mi ha fatto capire tante cose e voglio chiedergli scusa per come l’ho trattato, ma ho capito soltanto dopo che persona fosse. Non credo che potrei mai condividere realmente quello che dicono i ragazzi di progetto gay perché sono troppo scavezzacollo per natura però ho capito che è una cosa seria.
Ciao Project.
G. G.
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lunedì 10 maggio 2010

GAY MA USANDO IL CERVELLO

L’esigenza  questo post nasce dai colloqui con i ragazzi, la sua finalità è sottolineare l’equilibrio che un ragazzo gay deve avere senza sconfinare per un verso in comportanti irresponsabili e per l’altro in atteggiamenti aprioristicamente rinunciatari e depressi.

Non insisterò mai abbastanza sulla necessità di mantenere un atteggiamento “razionale”, di pensare prima di agire, di valutare la portata “oggettiva” dei problemi, con un’espressione sintetica, di essere gay pensanti.

Capire di essere gay, tanto più se si vive in contesti in cui l’omosessualità non è accettata, non è facile e le delusioni che un ragazzo gay deve trovarsi a fronteggiare possono essere molto forti. Tutto questo ha una sua dimensione oggettiva e deve essere affrontato razionalmente, né sottovalutando la portata dei problemi fino a mettere in pratica comportamenti sconsiderati e imprudenti, né sopravvalutandola sentendosi di conseguenza schiacciati da cose tropo più forti di noi.

La prudenza, l’equilibrio e il buon senso  devono essere i principi guida nell’assunzione di qualsiasi decisione. La precipitazione, la faciloneria, e per l’atro verso la tendenza ad una visione negativa delle cose, ad ingigantirne la portata, a vedere come tragedie cose che fanno parte della vita ordinaria di tutti, sono le peggiori consigliere per un ragazzo gay, che rischia di sconfinare in comportamenti pericolosi senza neppure rendersene conto o, per l’altro verso, di sentirsi schiacciato ed oppresso da fantasmi che non esistono.

A che serve un forum? A che serve una chat? La risposta è semplice, serve a confrontarsi con altri ragazzi, a capire come essi affrontano gli stessi problemi, a moderare gli eccessi, ad imparare a controllare la propria emotività, a capire che cosa vuol dire prevenzione, a non dare all’idea di essere gay nessuna valenza tragica, con un’espressione sintetica, potrei dire che serve ad imparare a vivere la propria omosessualità con equilibrio e con buon senso.

Mi accade spesso di parlare con ragazzi che si sentono quasi condannati a priori dalla sorte, che non vedono davanti a sé nessuna prospettiva, che si sentono assolutamente incapaci di dominare gli eventi. Questi ragazzi presentano una visione radicalmente negativa della vita che rasenta concezioni di pessimismo filosofico totale. Eppure questi ragazzi hanno desideri, sogni, hanno un’idea precisa di come vorrebbero realizzare la loro vita, le delusioni li hanno spesso resi incapaci di reagire, tanto che un insuccesso nella vita professionale, negli studi o nella vita affettiva dà loro la sensazione di non essere all’altezza, di essere marginali, di non contare nulla e questo fatto li travolge in una deriva di sentimenti negativi fino alle ipotesi più estreme. In realtà manca in tutto questo un atteggiamento di equilibrato realismo. Gli insuccessi nella professione, nello studio e  nella vita affettiva sono una componente ordinaria della vita di tutti della quale bisogna essere coscienti. 

Che cosa si può fare di fronte a questi eventi negativi? La risposta è semplice: affrontare “il problema concreto” nello specifico, mettendo da parte gli atteggiamenti catastrofistici e le risposte in termini di rassegnazione a una propria incapacità costitutiva. Se il problema è di lavoro, si cerca di superarlo, se è ambientale si cerca di cambiare lavoro, ma in concreto, se è di studio ci si mette a studiare, senza lamentazioni di principio e senza atteggiamenti di “o tutto o nulla!” L’intelligenza non sta nel non avere problemi ma nell’affrontare quelli che si presentano con una atteggiamento operativo. Se il problema è di tipo affettivo bisogna guardarlo in termini oggettivi: innamorarsi in mood unilaterale porta solo sensi di frustrazione, se ne prende atto e si va per la propria strada. Se in un rapporto di coppia le cose vanno male si parla chiaro, se la risposta non è soddisfacente si passa oltre e non si cerca di ottenere l’impossibile. Il mondo è grande e le opportunità sono moltissime. Le soluzioni ai problemi sono sempre specifiche a mai globali, ogni problema va risolto per se stesso, nel suo specifico, mantenendo un atteggiamento di relativo coinvolgimento, senza farsi travolgere dai sentimenti e soprattutto da visioni troppo assolutistiche delle cose. Una relazione affettiva tra due ragazzi gay, una relazione seria, non è una favola di due principi azzurri, ma è la storia vera di due ragazzi con tutti i problemi e i condizionamenti che si portano appresso, ha un senso proprio perché  è reale e ha tutti i caratteri della realtà, le favole sono belle ma non sono vere.

Mi capita spesso in chat di trovarmi davanti a ragazzi che non ammettono gli insuccessi, che alla prima difficoltà hanno l’impeto di buttare via tutto, ragazzi che di fronte al primo risultato negativo ad un esame si sentono inadeguati e vogliono abbandonare tutto, o ragazzi che cominciano a non andare più a scuola e, quando c’è ancora modo di rimediare, si rifugiano in un atteggiamento catastrofistico che li porta alla depressione, ma a una depressione che potrebbe essere superata con un po’ di impegno serio, che risolverebbe il problema alla radice. Per l’altro verso vedo persone che sottovalutano nettamente le difficoltà e, cosa realmente pericolosa, nei contatti sessuali trascurano le cose fondamentali per la prevenzione.

L’equilibrio di un ragazzo gay deve essere la sua prima caratteristica: pensare prima di agire, agire a ragion veduta, non deprimersi ma saper reagire in termini operativi e oggettivi, evitare i catastrofismi e mettersi al lavoro per risolvere i problemi reali. La maturità di un ragazzo si manifesta nel suo saper affrontare le difficoltà senza sopravvalutarle e senza fuggire, nel saper tenere i piedi per terra e nel saper apprezzare quanto di buono c’è nella vita (ed è tantissimo!) e poi nel saper accettare un confronto vero, nel non chiudersi in posizioni aprioristiche e assolute, nel saper cambiare parere e atteggiamento quando è necessario, nel non abbandonarsi alla depressione mettendosi invece a lavorare per costruire un futuro migliore.
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