Visualizzazione post con etichetta sfoghi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sfoghi. Mostra tutti i post

domenica 30 settembre 2007

SENTIRSI IMBRANATI

Vi capita mai di aspettare qualcosa (per qualcosa intendo un momento di colloquio serio a qualunque livello) e quando poi la cosa succede di sentirvi totalmente imbranati e incapaci di gestire la faccenda e perfino di fare una figura dignitosa? A me è capitato oggi con un lettore di questo blog. Era un po’ che non ci si sentiva e, onestamente, cominciavo a pensare male, dietro questa espressione sono solito nascondere l’idea di avere fatto una figuraccia, di essere stato una delusione. [Nota per Distillato: Io predico predico ma poi la differenza di età la sento eccome e accidenti se è un condizionamento!]. Quando i giorni passano e le persone non si fanno sentire pensi che sono rimaste deluse, ti viene quasi naturale... Poi arriva la scampanellata di MSN: Eccolo! Allora c’è! Si fa sentire! ... è paradossale ma a me sembra quasi strano! Anche se non c’è proprio niente di strano! In teoria tutto dovrebbe funzionare benissimo, perché io, in fondo, la chiamata l’ho aspettata, ... ma non è esattamente così, non so che dire, cerco di dire cose “intelligenti” ma poi finisce che faccio una figura barbina, ho paura di rompere le scatole, ho paura di essere stato chiamato per cortesia, se non proprio di avere fatto pena, ho paura di dire troppo o troppo poco, abbozzo una conversazione ma mi viene fuori una cosa misera. Lui mi dice cose serie e oggettive, certe volte anche molto gratificanti, ma più belle sono le cose che mi dice più mi danno l’impressione di essere formule di cortesia... e non ho assolutamente nessun motivo per pensare una cosa del genere... però il cervello segue quasi un automatismo incontrollabile... Ecco le paure come vengono! So benissimo che sono cose stupide, razionalmente lo so, ma non mi fido nemmeno del mio cervello e corro a vedere tutto nero... è un po’ come se uno sentisse l’ebbrezza di distruggere tutto. Lo ripeto, so benissimo che sono cose assurde e l’ho scritto in questo blog molte volte, ma quando ti ci trovi ti rendi conto che queste paure esistono. Sono in scala diversa, ma sono le stesse paure con le quali ho dovuto combattere ormai molti anni fa nei momenti cruciali della mia vita. Per fortuna lui mi ha dato una strigliata un po’ energica e mi ha riportato con i piedi per terra... perché poi quando uno comincia ad incartarsi rischia di andare di male in peggio e di dire solo stupidaggini. Aveva poco tempo e ha detto che mi richiamerà stasera, spero solo che non perda la pazienza. Onestamente perdere questi contatti mi dispiacerebbe parecchio ma rischio di perderli per la mia stupidità.

venerdì 28 settembre 2007

COMMENTI GAY DA MEDITARE

Nel blog ora denominato STORIE GAY ho ricevuto due commenti, quanto mai significativi. Riposto questo commenti qui sotto, perché possiate leggerli comodamente. Per quanto mi riguarda posso solo dire che mi hanno messo in moto il cervello.
Commento ad “UN ETERO CERCA AFFETTO DA UN GAY” (presente anche su questo blog):
Anonimo ha detto...
Sta succedendo anche a me, lui ha 23 anni e io 43! Chi è in pericolo sono io, sono troppo grande, e non penso che possa essere, alla lunga, educativo per lui. Mi sta travolgendo con la sua giovinezza, spensieratezza, incoscienza e ... superficialità. Ho un compagno da 8 anni, non viviamo insieme, ma tra alti e bassi, è sicuramente la storia più importante della mia vita. Ho messo altre volte in pericolo la mia relazione, ma questa volta ho l'impressione che non dipenda solo da me. Mi corteggia e mi parla come se fosse già invaghito di me, piacevolmente grato della mia sola presenza. Sono spaventato ma al tempo stesso non riesco a non pensare a lui.
Commento a “PER UN GAY MEGLIO UN ETERO SERIO CHE UN GAY STUPIDO” (presente anche su questo blog)
lucio ha detto...
Sono perfettamente d'accordo con te quando dici che tra un gay ed un etero puo' nascere un rapporto affettivo, nel rispetto delle proprie tendenze sessuali. Mi dispiace pero' quando affermi che i gay sono solo stupidi. Ho 43 anni, ho vissuto la mia sessualità nascondendomi alla curiosità degli "stupidi etero". Quando però ho capito che era il mio, l'atteggiamento sbagliato, ho trovato degli stupendi etero, così come avevo già incontrato dei fantastici amici gay, hai solo incontrato uno stronzo. Fidati ci sono fantastici gay e stupidi etero, basta saper riconoscere i primi ed evitare i secondi.

FANTASIE DI UN RAGAZZO GAY

Stamattina ho i nervi che spaccherei tutto, ma dico io, siamo a luglio, la scuola è finita, è andato tutto bene, me lo meriterò pure un premio no? Ma una cosa che stia bene a me! Ma io dico, ve ne volete andare in campagna? Bene! Andateci! Ma io che c’entro? Ma perché ci devo venire per forza? Io sto bene qua... qua c’è Giuseppe, ma perché lo devo mollare? Io non voglio andare in campagna. Andare in piscina con Giuseppe... insomma, se mi volete capire, ha un senso... ma io perché ci devo rinunciare? Quando sto con Giuseppe io sto bene, forse nemmeno, ma mi sembra che sto bene, c’è una certa intimità, è una cosa bella, lo so benissimo che tanto non mi corrisponderà mai e che non capirà nemmeno perché gli sto sempre appresso... però che devo fare, io ci sto bene lo stesso. E poi in piscina quando si cambia e quando si fa la doccia lo posso vedere per un attimo tutto intero, solo un flash e lui non si vergogna, nemmeno un attimo di imbarazzo... io la doccia non la posso fare mai per ovvi motivi e mi limito ad aspettarlo nello spogliatoio ma è una cosa terribilmente eccitante. Mi piacerebbe eccome entrare nella sala delle docce ma non lo faccio mai, rischierei di non riuscire a controllarmi e succederebbe un macello. Io che lo sto imbrogliando lo so, lo capisco benissimo, però tanto come stanno le cose non glielo potrei mai dire e non tanto perché non l’accetterebbe ma soprattutto perché avrebbe l’impressone di essere stato l’oggetto delle mie fantasie erotiche e credo che una cosa del genere per lui non sia accettabile. Oramai sono in una situazione di stallo e non se ne esce. Certe volte mi sento in imbarazzo in modo terribile. Quando mi parla di sesso mi manda in estasi, lui di me si fida completamente, ma parlare di sesso con me è come buttare benzina sul fuoco. Insomma quei discorsi non me li levo più dalla testa. Quando mi masturbo penso solo a Giuseppe ma poi mi sento in colpa perché lui non lo sa e glielo vorrei dire, ma che devo fare? E vado avanti così. Ho letto su un sito gay serio che un ragazzo gay dovrebbe avere il coraggio delle proprie idee, ma mi chiedo se quelli che scrivono quelle cose hanno la minima idea di che cosa possa significare vivere come vivo io... Ho letto in un blog che si può benissimo fare pure la dichiarazione a un etero e che non è detto affatto che la prenda male, ma se io dicessi a Giuseppe come stanno le cose e lui non la prendesse male (cosa assolutamente impossibile), io dopo ci starei ancora peggio, se per ipotesi accettasse di volermi bene lo stesso “senza sesso” a me dopo mi verrebbe la fissa di toccarlo, di baciarlo e piano piano di farci tutto, ma come fai a fermarti in certe cose? Forse, non lo so, a 40 anni... ma all’età mia è impossibile, è come con le ciliegie, una tira l’altra, più ti risponde cose che ti piacciono più tu alzi la posta finché poi si fa il botto e di distrugge tutto. L’idea che si può stare bene pure con un etero mi sembra assurda, il sesso è una cosa potente, ma come si fa a farne a meno? Io non ci riuscirei mai... anche se in effetti ne faccio sempre a meno. Ma perché Giuseppe non è gay? Non è giusto! Questa è una cosa che non ho mai capito... ma perché un ragazzo non può fare la dichiarazione a un altro ragazzo? Ma che c’è di male? Ho capito... c’è la fissa del sesso che serve solo a mettere figli al mondo... come se tutti gli etero lo facessero solo per quello... ma perché fare la dichiarazione a un ragazzo deve essere una cosa brutta? Se non gli sta bene mi dice di no! Ma quando a un ragazzo etero gli fa la dichiarazione una ragazza che non gli piace, una brutta, che ne so, quello che fa? Dice di no e basta... non è crollato il mondo. Ma se io faccio la dichiarazione a un ragazzo non lo sto violentando mica, gli sto solo dicendo che mi sono innamorato di lui... Perché una ragazza lo può fare e io no? Non lo capisco proprio. E poi queste cose sono così stampate nel cervello della gente che non ha nemmeno senso provare a cambiarle. Giuseppe certe volte mi fa arrabbiare, mi manda proprio in bestia, l’altro giorno ha fatto un discorso sui gay che lo avrei strozzato! Ma brutto cretino! Ma come ti vengono in mente certe str...? ... ma chissà quante ne passi pure tu con le ragazze... e in fondo se io soffro per te non è colpa tua, è paradossale ma tu non c’entri affatto... ma se te lo dicessi, tu come reagiresti? Io dico di saperlo ma non lo so. Però non è un’ipotesi tanto da buttare via, potrebbe avere un senso... certo se non mi rispondi male io poi ti salto addosso... Mannagia che cavolo di situazione! E se te lo dovessi dire, così, anche solo per pura ipotesi, che farei? Solo parole? Un po’ di sguardi diretti, occhi negli occhi... e poi giù: “Mi sono innamorato di te!” E poi aspetto la reazione, se reagisci male ti perdono, ma se cominci a fare le cose mezze mezze ti spacco la faccia! Con me non si scherza! Mi vuoi? Eccomi! Ci sono!... Non mi vuoi? Va bene, ho capito, non è successo nulla, ma non “sì ma, sì però”, niente tira e molla! ... e se poi lui mi bacia? Mh! Vedi tu che vado a pensare... sarebbe proprio la storia di Cenerentola, un Cenerentolo gay... mah! Lasciamo stare va! Tanto devo andare in campagna per forza coi miei e per 15 giorni Giuseppe me lo perdo e mi dispiace, mi dispiace moltissimo, perché anche se il suo nudo è sostanzialmente rubato almeno non è solo fantasia! Ma prima o poi me ne andrò via da casa!

CIAO DISTILLATO 5

Ciao Distillato,
al solito faccio tesoro di quello che mi scrivi e ti posso garantire che sentire dire da te cose positive su questo Blog (blog serio, senza secondi fini) è una cosa che mi riempie di soddisfazione. Ti dico una cosa che mi è capitata oggi. Ho ricevuto una proposta di spostare questo blog su un’altra piattaforma, ma c’era un motivo preciso, su quell’altra piattaforma avrei potuto (dovuto) inserire la pubblicità e tu vedessi che cosa! Mi hanno offerto pure un piccolo ritorno economico (segno che questo blog attira molti lettori) la mia risposta è stata: MAI! Questo Blog non ha nulla a che vedere con i quattrini e se fosse contaminato con la pubblicità (lasciamo perdere quale) degraderebbe al livello di sito acchiappacitrulli. E questo non succederà MAI! Qualcuno mi ha fatto benevolmente notare che la pubblicità non è necessariamente una cosa negativa, il che è come dire che secondo loro sono stato stupido a rifiutare. Guarda tu il tempismo della cosa! Oggi pomeriggio l’offerta, poi apro i tuoi commenti e ci trovo scritto che questo è un blog serio e senza secondi fini. MERAVIGLIOSO!!! Perché è proprio così! Io non ho e non avrò mai niente da vendere a nessuno (meno che mai pornografia e simili). Quando finisco di lavorare e torno su questo blog mi sento a casa mia (senza striscioni pubblicitari) e poi i blog di Alice, secondo me, forse potrebbero essere migliorati un po’ nella grafica ma sotto i profili sostanziali sono di ottimo livello e permettono di avere parecchi visitatori, più di altre piattaforme, più blasonate ma molto più arcaiche e vincolate.
Secondo punto. Mi è piaciuto moltissimo che tu abbia dato il benvenuto a Rossana, in fondo sapevo benissimo che l’avresti fatto, perché volersi bene è anche questo... e non sono sciocchezze, non sono affatto sciocchezze!
Sai una cosa? Ormai questa è una rubrica fissa! ... ma sì... lo sai, lo sai...
Sono orgoglioso di essere giudicato bene da te! ... ti posso garantire che la cosa è reciproca.

VERIFICA GAY

Ciao ragazzi, vi racconto la mia storia. E’ un po’ che ho capito di essere gay e come vivo non mi piace affatto, vorrei un po’ d’amore vero, ma non c’è niente. Che faccio? Sembra facile capire quello che devo fare e in fondo è pure facile. Io praticamente c’ho tre amici di scuola che mi piacciono: Lucio è bello ma tanto non mi guarda nemmeno, Giuseppe non sarebbe male ma c’ha la ragazza, Fabrizio parla solo di politica che pare che per lui esiste solo quello, e io che faccio? Una mezza fantasia per Matteo, un altro mio compagno di classe, ce l’ho... anzi forse ce l’ho più che per tutti gli altri perché in pratica penso solo a lui, anche quando... vabbe’ avete capito... cioè ci faccio proprio sopra le mie fantasie a tutti i livelli, perché Matteo è proprio un cucciolotto che me lo mangerei di baci... ma dove vado? Certo quando mi passa vicino mi vengono i brividi, ma tanto il coraggio di avvicinarlo non ce l’avrò mai. Un’idea m’era venuta... io ci potevo provare ma solo in forma anonima. Allora ho pensato di mandargli un biglietto... così per vedere come reagiva. Mi sono messo a meditare su quello che ci potevo scrivere... sesso no! Per carità! Un po’ di cose carine... Insomma mi sono messo a scrivere (e non è che ci so fare un gran che) e il biglietto è venuto fuori così:
“Cucciolo mio,
tu non ti sei nemmeno accorto di me, quando mi passi vicino mi vengono i brividi, ma come fai a essere così bello? Ma io una bella cotta per te me la sono presa... che dici? Ci possiamo provare? Per me sarebbe una cosa meravigliosa... ma per te non lo so... anzi proprio non so come la potresti prendere. La faccia di dirtelo di persona non c’è l’ho ma quando ti vedo mi sciolgo del tutto. Ti amo Cucciolo! Ti bacerei per ore ma non si può, se mi becca la professoressa mi scotenna, e poi mi vergogno terribilmente... Bacioni! Marco”.
Quando l’ho riletta poteva andare ma quel “Marco” sotto ci stava proprio male... troppo pericoloso e allora c’ho messo solo una M puntata, così mi sembrava perfetta. L’ho scritta a mano, non al computer, c’ho disegnato tanti cuoricini rossi... insomma l’ho fatta carina carina. Non sapevo come mandargliela, non gliela potevo mandare per posta perché l’indirizzo non lo sapevo e chiederglielo sarebbe stato come fargli la dichiarazione. Allora ho deciso che gliel’avrei messa nella cartella e il giorno dopo ho fatto proprio così. Poi sono stato ad aspettare. La mattina non s’è accorto di niente, quando siamo usciti mi ha detto ciao, ma niente di più di quello che fa sempre. Io aspettavo di vedere l’indomani che cosa sarebbe successo. Quando è arrivato era tutto contento, evidentemente il biglietto l’aveva trovato. Ci siamo salutati ma niente di più, anche se lui stava decisamente su di tono. Alle prime due ore c’era il compito di Inglese e l’abbiamo dovuto fare, a proposito, io avevo fatto un macello ma non me ne fregava niente perché stavo aspettando le sue reazioni. A ricreazione si va a cacciare in mezzo a un crocchietto di ragazze, io gli volevo dire: “Oh! Io sto qua eh!”. Le stuzzicava, le provocava, e lui in genere queste cose non le fa mai. Insomma, il giorno appresso più o meno la stessa storia. Io mi chiedevo, ma il biglietto l’ha trovato o no? Non sapevo proprio che pensare. A terzo giorno, ma poteva essere pure il quarto, Matteo viene da me, mi dice: “dopo, a ricreazione ti devo parlare” e me lo dice in tono serio. Io faccio solo cenno che va bene. Alla ricreazione ce ne andiamo in giardino in un posto dove non va mai nessuno e lui mi dice: ”Che pensi di Manuela?”. Io gli dico quello che penso e lui mi chiede: “Ma, secondo te, s’è innamorata di me?” Io gli ho detto: “No! perché?” Ovviamente lui il perché non me l’ha detto, poi mi ha chiesto più o meno la stessa cosa anche di Michela. Nella classe nostra ci sono solo due ragazze col nome che comincia per M. Insomma, era chiaro che il biglietto l’aveva trovato ma l’aveva preso per il biglietto di una ragazza, è per questo che era così contento, però, ovviamente, lui non me l’ha detto, in questo è cavaliere, non chiacchiera troppo. E io che dovevo fare? Gli dovevo dire: “Senti Matteo, a quelle di te non gliene frega niente! Sono io che mi sono innamorato di te!” ma come si fa a dire una cosa del genere? Matteo s’era esaltato perché pensava che fosse una ragazza e invece lui ragazze non ne trova, non lo cercano proprio e non capisco perché, a me sembra bellissimo, ma sulle ragazze non fa colpo. Insomma è finita che dopo la scuola sono rimasto a parlare d’amore con Matteo... ma non era così che volevo parlare d’amore con lui! Ma che devo fare? Io non mi sento nemmeno tanto imbranato ma in queste cose sono un deficiente totale, però non è facile, non è facile per niente. Almeno adesso una cosa la so, Matteo è etero spaccato! E le ragazze non lo vogliono! ma non è giusto! Comunque è così e non ci posso fare niente. Chissà quanti ragazzi gay ci stanno a scuola mia... però se sono tutti imbranati come me qui non si combinerà mai nulla... Ci sono... certo che ci sono, ma quali? Loro c’hanno paura e io pure c’ho paura quindi finisce tutto lì. ma vi sembra giusta una cosa del genere? Il problema per noi è riconoscerci... io con Matteo c’ho provato... vabbe’, è andata a finire così... ci riproverò con qualche altro! Non mollate! Mi raccomando! Ciao!

giovedì 27 settembre 2007

CIAO DISTILLATO 3


Ciao Distillato,
non immagini quanto mi faccia felice quello che mi hai scritto (su “Ciao Distillato 2”). Non avrei nemmeno sognato di essere preso sul serio fino a questo livello e la cosa mi dà un senso di felicità profonda. E’ bello sapere che ci sono ragazzi come te, che hanno un cervello e hanno un’anima! E’ bello sentire che quello che fai non è tutto inutile, è bello sentirsi vicini anche con un mezzo come questo, che non solo non allontana ma rende possibili cose che altrimenti non sarebbero nemmeno immaginabili! E poi, per me, l’idea di mantenere un dialogo con una persona che è tanto più giovane di me ma che in sostanza io non sento affatto lontana, è una cosa meravigliosa! Non mi sento solo! Noi non ci consociamo, in un certo senso è così, ma non c’è bisogno di vedersi di persona per potersi capire e io provo la bellissima sensazione di capire e di essere capito. Adesso permettimi lo sfogo! Ma quando mai nella vita reale si incontrano cose simili? Ma quando mai nella vita reale si possono dire le cose che si pensano senza censura e senza paura? Ma quando mai nella vita reale si può essere veramente se stessi? Insomma oggi mi sento veramente felice! Un commento serio al tuo ultimo proverò a farlo domani. Un abbraccio!

CIAO DISTILLATO 2

Ciao distillato7,
eccomi di nuovo qui dopo aver letto i tuoi commenti agli ultimi post. Ormai dire la mia in risposta ai tuoi commenti è divenuta una graditissima consuetudine e questo blog trova nel nostro dialogo un elemento molto importante. Non lo dico per lusingare, lo penso. E’ un confronto a distanza ma è un confronto serio.
Ma andiamo ai commenti.
1) Il commento a “Ciao distillato” mi rimette un po’ in riga e mi ricorda che il mondo è un po’ più grande di come lo vedo io. In effetti, i contatti con i gay che ho io sono pressoché sempre con persone che non hanno avuto problemi nell’accettarsi e per questo sono portato a generalizzare questi atteggiamenti. Quello che dici mi fa riflettere per esempio circa il fatto che i lettori gay (adesso veramente numerosi) di questo blog, anche se in genere non scrivono commenti, sono comunque gay che si sono accettati, che magari non si dichiarerebbero mai né in famiglia né altrove ma che non hanno problemi con se stessi e con la propria identità. Persone che cercano un blog come questo, quanto meno, non hanno problemi di identità e di accettazione, quelli poi che mi hanno scritto o che sono in chat con me sicuramente non hanno il minimo problema di identità. E’ vero, esiste una dimensione più sfumata, un terreno in cui l’accettazione, cioè l’auto-accettazione può essere molto più faticosa, potrà sembrare strano e probabilmente non lo è affatto, ma pur conoscendo più di qualche gay (persone delle età più varie) non ho mai incontrato problemi di identità o di auto-repressione. Probabilmente ormai parlare di esperienze gay da parte di chi si riconosce gay non è poi una cosa veramente tabù, ma i problemi di identità sfuggono e non vengono nemmeno a galla... A queste cose non avevo “onestamente” mai pensato come a cose realmente esistenti, proprio perché non ne ho mai viste direttamente. Non nego che mi piacerebbe (anche se è un’ipotesi estremamente remota) incontrare persone che hanno avuto problemi di identità e che li hanno superati, perché incontrare persone che hanno tuttora problemi di identità su un sito come questo è pressoché impossibile. Devo dire che la tua osservazione mi ha aperto gli occhi su un aspetto dell’essere gay che avevo cercato inconsciamente di eliminare. E tra l’altro si tratta di un aspetto cruciale che può creare sofferenze enormi.
2) Quanto al tuo commento a “Gay e ignoranza”, concordo pienamente con quello che dici. Probabilmente mi sono lasciato andare un po’ troppo, ma in sostanza la storia che c’è alla base è vera. Un ragazzo voleva parlare chiaro ai suoi, poi ha visto atteggiamenti di totale chiusura e ha finito per rinunciarci. Diciamo che il dialogo concentra in poche battute contenuti che probabilmente sono stati espressi dai genitori di quel ragazzo in momenti vari e in situazioni differenti. Riassumere il tutto era difficile e ho insistito un po’ troppo. Certo, oggi queste punte non si raggiungono ovunque né frequentemente.
3) Quanto al tuo commento a “Masturbazione gay” ti dirò che a prima lettura mi sembrava una cosa molto accettabile, in effetti dici cose che è difficile non accettare, ma mi sono chiesto, onestamente, perché in quello che dici c’è comunque una riserva nei confronti della masturbazione. In sostanza dici che non bisogna permettere che la masturbazione, che pure ci mette in relazione con i nostri desideri, diventi un surrogato della vita reale, altrimenti si rischia isolamento, incompiutezza e insoddisfazione. Ripeto, il discorso sembra ineccepibile, ma dipende da una pregiudiziale. Cerco di spiegarmi. Avevo già letto il tuo blog, e sono ritornato a visitarlo più volte. Da una lettura che non sia totalmente superficiale si deduce che tu hai trovato una tua realizzazione a livello affettivo, il che, dal mio punto di vista, significa che quelli che per me sono stati sogni per te sono una realtà. E di questo non posso che essere felice con te. E’ chiaro che trovare un ragazzo col quale si può avere una forma di contatto sessuale serio è la realizzazione del più profondo desiderio che un ragazzo gay posa avere. Però questa volta finisci tu per guardare dall’alto di una posizione sostanzialmente privilegiata quelli che non hanno avuto la fortuna (o la capacità, o l’occasione) di trovare la persona giusta al momento giusto (tra queste persone mi ci metto anch’io) e il giudizio dall’alto in basso lo sento un po’ bruciante. Per carità, non solo non mi offendo ma mi onoro di una scambio di pareri come questo, però mi chiedo, come stavi anche tu prima? Adesso, dire che la masturbazione può lasciare isolati, incompiuti e insoddisfatti a me sembra che contenga un po’ un atto di superbia da parte di uno al quale in fondo è andata bene, verso quelli che sono rimasti nel guado. Per quelli che stanno in fondo e non in cima, la masturbazione non allontana nulla, se mai avvicina, diciamo pure che avvicina l’impossibile ma certo non allontana dalla vita reale perché la sessualità reale, quella condivisa, di fatto, non esiste. Ti ho detto onestamente quello che penso. So che non te la prenderai per questo. Se puoi, continua a darmi una mano e, credimi, ogni volta che pubblico un post comincio a chiedermi che cosa ne penserai. Tutto questo mi fa estremamente piacere.

MASTURBAZIONE GAY

Questo post è dedicato ad una riflessione sulla masturbazione gay. Preciso che le analisi statistiche permettono di rilevare che la chiave di ricerca “masturbazione” con o senza ulteriori parole aggiunte rappresenta la chiave di ricerca più usata dopo “storie gay”, “blog gay” e “forum gay” per l’accesso a questo blog. La parola masturbazione precede sensibilmente anche la parola “sesso” che, essendo più generica dovrebbe in linea di massima essere più usata. Osservo che lo stesso tipo di analisi, condotta su siti etero, non porta allo stesso risultato e, anzi, la parola “masturbazione” in ambiente etero è nettamente meno gettonata della parola “sesso”. Nei colloqui che mi è capitato di avere in rete e di persona con ragazzi gay, l’argomento masturbazione è stato praticamente sempre presente e non ha creato difficoltà di nessun genere. Ho avuto occasione di parlare più volte di sesso anche con ragazzi etero e l’atteggiamento nei confronti della masturbazione è risultato alquanto diverso. I ragazzi etero preferiscono parlare di rapporti sessuali con le ragazze più che di masturbazione e l’argomento masturbazione crea in genere imbarazzo anche a ragazzi che non hanno remore a parlare della loro vita sessuale in termini molto espliciti, come se la masturbazione fosse intesa, in ambiente etero, come una forma inferiore di sessualità, una specie di surrogato della vera sessualità identificata come effettivo rapporto a due. In pratica parlare di masturbazione in ambiente etero è più difficile perché chi ne parla teme di essere considerato non pienamente adulto, come se la masturbazione fosse una caratteristica adolescenziale che, se non superata in età adulta, è indice di immaturità psico-sessuale. Tra i gay, come ho già detto, non è così, si parla di masturbazione sostanzialmente senza problemi, della masturbazione non si prova vergogna, in sostanza non la si vede come una forma minore e quasi immatura di sessualità. Parlando di questo argomento con ragazzi gay è praticamente impossibile che si scivoli su toni di scherzo o su battute più o meno ovvie accompagnate da risate di disimpegno, come invece succede quando se ne parla con ragazzi etero. Secondo la prospettiva gay la masturbazione è fondamentale perché costituisce per molto tempo, e talora per tutta la vita, l’unica realtà sessuale concreta. Aggiungo che la masturbazione è anche il vero mezzo per scoprire i propri orientamenti sessuali. In sostanza, un ragazzo gay si accorge a livello cosciente di essere gay proprio perché si masturba pensando ad altri ragazzi, il valore di questa scoperta è enorme perché ne va dell’identità dell’individuo. L’identificazione del proprio orientamento sessuale per questa via non è quindi legata ad atteggiamenti psicologici più o meno falsificabili e condizionabili, ma a una reazione molto diretta e istintiva della quale ci si può fidare molto più che del consiglio di chiunque. La masturbazione gay è quindi per un verso il mezzo per la scoperta della propria identità e per l’altro è di fatto la vera sessualità possibile. Un gay che si proietta nelle proprie fantasie quando si masturba, non cerca solo o soprattutto uno sfogo fisico ma mira a costruire a livello fantastico cose che non sono possibili nel mondo reale. Le fantasie masturbatorie gay sono estremamente importanti perché la possibilità della loro realizzazione concreta è di gran lunga inferiore a quella delle fantasie masturbatorie etero. Le fantasie masturbatorie riflettono in modo profondo la personalità di un individuo e identificano le sue vere scelte, cioè quelle più istintive e meno mediate da ragionamenti e da condizionamenti. Parlando con un ragazzo gay mi capitò di entrare in argomento, lui mi disse di essere innamorato di due ragazzi “ugualmente”. Mi permisi di chiedergli a che cosa pensasse quando si masturbava e mi rispose che pensava a uno solo dei due e nel dirlo arrivò da sé alla conclusione. Passo ad un’altra questione, in anni recenti assai meno importante di quanto non fosse in passato, ossia alla repressione della masturbazione e anche qui devo segnare la differenza tra quanto accade ai ragazzi etero e quanto accade ai ragazzi gay. La repressione della masturbazione su base religiosa (peccato) o su base pseudo-medica (indice di immaturità sessuale) tende a divenire un fenomeno recessivo quantunque ancora concretamente presente e oggi assai più che in passato è diffuso un atteggiamento che non mira a colpevolizzare. Se la tendenziale repressione della masturbazione (per quanto intrinsecamente sbagliata) può spingere un etero verso una sessualità reale di coppia, lo stesso atteggiamento spinge un gay alla castità forzata, tanto più forzata quanto più potenti sono i condizionamenti. Preferisco non soffermarmi sull’atteggiamento della Chiesa circa la masturbazione e sulla necessità della vita casta perché un gay possa dirsi cristiano anche se questi temi meriterebbero un’analisi molto seria perché coinvolgono la vita intima di moltissime persone. Là dove non sono possibili o sono estremamente improbabili, per ragioni ambientali, forme di affettività sessuale a due, come spesso accade per i gay, la masturbazione resta sostanzialmente l’unica forma di sessualità possibile e l’unico modo di unire affettività e sessualità. Voglio sottolineare che per un gay innamorarsi di un etero è una cosa non solo possibile ma frequente. In casi del genere, ma non solo in questi ma anche là dove c’è una vera sessualità di coppia gay, vivere in modo sereno la masturbazione significa non svalutare ma valorizzare e completare la propria sessualità.

DIALOGO A DISTANZA

Anche oggi la riflessione ormai abituale sui commenti di Distillato7. Non posso negare che nelle sue parole trovo molta saggezza e un modo di vedere che sento anche mio. Più rileggo questo ultimo commento (essere gay in diversi contesti) più mi ci ritrovo. Quello che dice Distillato7 in merito agli atteggiamenti di chi si trova in situazioni difficili ha un senso importante. In realtà ho effettivamente enfatizzato molto l’aspetto oggettivo delle difficoltà (che negli esempi concreti di cui ho avuto notizia era comunque preponderante) trascurando il peso che gli atteggiamenti individuali possono avere nella gestione dei problemi dei gay. Ringrazio Distillato7 che mi permette di correggere il tiro perché, a pensarci bene, i problemi sono in realtà condizionati profondamente dagli atteggiamenti psicologici individuali. Certo in casi come quello di “Gay arrabbiato” c’è ben poco da attribuire al suo atteggiamento di fronte ai problemi, ma esistono situazioni molto più sfumate e io, in sostanza, ho trascurato questo elemento. Ho una storia da riferire in proposito ma è a livello di materiali grezzi e deve essere riscritta in una forma più breve e comprensibile. Cercherò di farlo oggi stesso e comunque al più presto.
Un altro elemento che mi colpisce tra le cose citate da Distillato7 è “l’appoggio di altri individui che comunque va sempre preso con molta prudenza”. Noto che non parla di aiuto ma di appoggio. Provo a tratteggiare la differenza tra i due concetti e mi piacerebbe molto sapere quello che ne pensa Distillato7. Dal mio punto di vista sono portato a considerare appoggio ogni atteggiamento che favorisce il mio essere quello che sono, in sostanza trovo appoggio in un’altra persona quando mi dà una mano ad essere gay e non certo quando cerca una “sua” gratificazione personale nel sentirsi “come si deve” per il fatto che mi subissa di belle parole. In sostanza l’appoggio lo vedo più collaborativo e meno manipolativo, più concreto e meno retorico. Condivido al 100% quello che dice Distillato7.
Su un ultimo punto sento il bisogno di fermarmi, cioé sulla rarità di quelli che possono CAPIRE DAVVERO (il maiuscolo è di distillato). Ciò che mi è venuto spontaneo alla lettura di queste parole può sembrare molto retorico ma credo sia profondamente vero. CAPIRE DAVVERO un’altra persona significa amarla, amarla per quello che è. Tutto questo può non avere niente a che vedere col sesso. Voglio dire che la parola amore deve essere allargata fino a ricomprendere tutti i casi in cui due individui si sentono necessari l’uno all’altro, qualunque ne sia la ragione. Voglio dire (e non è un paradosso) che tra due gay (per esempio di età molto diversa) o tra un gay e un etero, o tra un gay e una donna ci possono essere dei veri rapporti d’amore che non si possono riportare in modo semplice alla sessualità e forse con essa non hanno nulla a che fere ma sono veri rapporti d’amore, quelli sono modi di CAPIRSI DAVVERO. Capire un altro individuo non è una questione di cervello ma d’amore.
Leggo adesso il commento di Distillato a “Gay arrabbiato”. La persona reale alla quale è riferibile quel post forse non lo leggerà mai. La reazione che hai provato tu nel leggere il post, per quanto sia forte, non è paragonabile a quella che ho provato io quando ho sentito dire quelle cose da chi le ha vissute direttamente. La carica di rabbia e di frustrazione era veramente distruttiva. Con quel ragazzo ho avuto solo contatti telefonici, parlava in modo convulso, ripeteva le cose anche tre volte di seguito per paura che non avessi capito bene, dopo tre o quattro lunghe telefonate di sfogo al numero non ha risposto più nessuno per diversi giorni. Poi ho ricevuto un sms che diceva “parlare con te mi mette in mente idee assurde che mi fanno solo stare peggio”. Non ho avuto più contatti con lui e non ne so nemmeno il nome di battesimo. Sapeva dell’esistenza di questo blog, vorrei tanto che leggesse queste righe e quelle che ha scritto Distillato7 e che sapesse che a me, personalmente, ha dato una lezione di dignità. Questo è un fuori programma ma è in fondo la parte fondamentale di questo post.
Grazie Distillato7, e dirti grazie e poco.

GAY ARRABBIATO

Riporto qui si seguito il resoconto di una conversazione reale, è scritto in prima persona e si riferisce al ragazzo ventottenne di cui ho parlato nel post “coming out e fuga”.
___________

Io non so quanto gliene possa fregare agli altri di quello che ho passato io, ma quello che ho passato veramente lo so solo io. Vado al fatto. Io di essere gay lo sapevo da sempre ma non l’ho mai detto a nessuno, lo dico qui perché non mi conoscete personalmente. Internet è una cosa utilissima perché c’è l’anonimato e quindi si può dire di tutto, ma se non fosse così non direi niente a nessuno. Dove vivo io non ve lo posso dire perché è un paesetto piccolo e a trovarmi non ci metterebbero niente e adesso voglio vivere per i fatti miei, da solo come ho vissuto sempre, ma senza rotture di scatole di nessuno. Adesso vivo il Lombardia, ma fino all’anno scorso vivevo in Puglia, in un altro paesino che non vi poso dire, ma mentre adesso qui sto bene, prima mi sentivo in galera. Neanche tanto per la gente, della quale me ne sono sempre fregato, per quanto uno come me si può permettere di fregarsene del prossimo, ma soprattutto per i miei. Io non posso vivere dove stanno i miei. Oramai abbiamo una specie di repulsione reciproca, prima ho fatto sforzi enormi per tollerarli, ma adesso non li sopporto più e per fortuna vivo lontanissimo da loro. Io, tra l’altro, con loro non ho mai detto che sono gay e non lo farò mai. I miei sono entrati nel giro di certi gruppi religiosi che non nomino che gli hanno proprio succhiato quel po’ di cervello che c’avevano. C’è gente che si lamenta del papa e di come tratta i gay, ma voi non avete visto la mentalità di questi altri! Se il potere ce l’avessero loro a forza di buoni sentimenti vi brucerebbero vivi. Non sono solo un insulto alla religione ma alla minima convivenza civile. I miei vivono in queste atmosfere e non in atmosfere mistiche ma in atmosfere proprio assurde, da invasati. Comunque avete capito con che cosa mi sono trovato a confrontarmi. Se volete sapere perché non ho raccontato i fatti miei a nessuno ve lo dico chiaro: per non essere umiliato ulteriormente, perché di calci in faccia ne ho presi così tanti per altre ragioni che quelli per essere gay non li voglio proprio. Una volta ho letto un articolo sul “vittimismo gay” di una stupida che diceva solo stro... . Gente così con capisce un cavolo, aprono la bocca e gli danno fiato, fanno la predichetta sociologica buonista... ma secondo me si dovrebbero impiccare, perché dicono solo str.... . Io comunque ai miei non dirò mai niente! Mai! Loro mi hanno fatto crepare, io non li condanno, perché se uno il cervello non ce l’ha non è nemmeno colpa sua, ma io con loro non voglio avere assolutamente più niente a che fare, per nessuna ragione. E’ gente che si vergognava di me, anche senza sapere che ero gay. Io non ho concluso niente né nello studio né nel lavoro. Adesso lavoro in un supermercato e ce la faccio a stento a sopravvivere perché devo pagare una casa (ma e una casa squallida) in un posto dove sono carissime. Prospettive di carriera non ne ho per niente. Andrò avanti così tutta la vita. Ormai ho quasi trent’anni e non sono mai stato con un ragazzo a nessun livello, nemmeno platonico. Ma io dove posso andare? Ma che prospettive ho? Che poi per me il problema non è essere gay, è che non potrò combinare niente nella vita, che la vita ormai è andata e prospettive non ce ne stanno proprio. Io non cerco altri ragazzi, ormai ho proprio messo da parte l’idea, se ne vedo qualcuno che mi piace, lascio perdere prima di cominciare. Io vivo solo come un cane, ma adesso almeno vivo tranquillo, qui nessuno mi rompe le scatole, nel palazzo dove abito nemmeno sanno come mi chiamo. Forse se vivessi in una grande città sarebbe diverso, ma anche in un grande città, se non hai quattrini, dove vai? Perché in fondo i problema è sempre quello... gay o non gay, se hai soldi in tasca fai quello che ti pare, se no fai come faccio io. Ma io non ho nessuna altra possibilità, la vita mia è questa e basta! Ci sono tanti ragazzi gay di quelli che contano, loro hanno solo il problema di essere gay, ma loro di come può essere dura per quelli come me non se lo sognano nemmeno, loro c’hanno i genitori col portafoglio grosso e i quattrini li trovano facilmente e hanno solo il problema di come spenderli, io non ne ho, le vacanze per me non esistono, ho un computer vecchio che casca a pezzi e su internet ci vado una volta ogni morte di papa perché i soldi per pagare un bell’abbonamento non ce l’ho. E che dovrei fare? Dovrei dire a tutti che sono gay? E poi come farei a campare? Il mio è uno sfogo che vi può dare fastidio ma non me ne frega niente. Se queste cose non le dite siete stro... e mi fate schifo. E soprattutto, fatemi un piacere, non contate balle! Non scrivete stron...! Perché a chi in certe cose ci sta dentro fino al collo a leggere certe cose gli viene proprio una reazione violenta! Agli altri ragazzi, non solo gay, ma a quelli che campano come campo io voglio dire solo una cosa: non credere alla befana! la befana, per voi non esiste! Non vi chiedo nemmeno di rispondere perché tanto non l’ha fatto mai nessuno... e anche perché se non siete d’accordo con me a me non me ne frega niente.

COMING OUT E FUGA

Quasi in prosecuzione del post “Essere gay in diversi contesti”, vorrei fermarmi un po’ su un elemento che ho ritrovato piuttosto frequentemente nell’esperienza dei ragazzi gay, si tratta dell’idea della fuga, chiaramente non della fuga d’amore ma della fuga da casa, dalla famiglia, dall’ambiente sociale dove normalmente vivono. L’idea della fuga non viene dalla fantasia o dall’illusione di trovare altrove situazioni ideali di vita, ma viene esclusivamente dalle difficoltà reali, talvolta pesantissime, che si incontrano dove si vive abitualmente. Ieri sera parlavo con uno dei miei amici etero (amici veri) e parlavo con lui di queste cose. A un certo punto mi ha guardato e mi ha detto: se i miei figli fossero gay non è certo da me che incontrerebbero chiusure, ma penso che avrebbero comunque una vita difficile. Questo mio amico ha due figli e quando lo vedo in famiglia ho l’impressione che sia nato per fare il papà, nessun atteggiamento pedagogico, un lasciarsi coinvolgere nel gioco, un saper rispondere sempre con un sorriso, un non perdere mai la pazienza. Questo mio amico, oltre me, ha conosciuto altri gay della sua stessa età mantenendo con loro dei rapporti affettivi seri, fatti di rispetto e di affetto. Ma, bisogna dirlo chiaramente, si tratta di cose rare. Molte famiglie (e l’ho visto in concreto) non hanno in pratica nessun dialogo con i figli e mantengono con loro dei rapporti che non hanno nulla di affettivo. Ci sono ragazzi (non solo gay) che a casa loro non si sentono affatto la persona più importante, perché hanno genitori che tendono ad essere dominanti e invadenti e queste cose, che già si tollerano a stento quando si è molto giovani, a 24-25 anni e oltre sono sentite come delle vere e proprie forme di prevaricazione. Se poi si aggiunge che “molto spesso” i ragazzi gay, se pure si dichiarano con qualche amico (il che tra l’altro non è assolutamente frequente) non si dichiarano praticamente mai coni loro genitori. Aggiungo che, se poi un ragazzo percepisce la disistima dei genitori nei suo confronti per qualche altra ragione, ben difficilmente potrà avere la pur minima disponibilità a fare con loro un discorso chiaro. In queste situazioni l’idea della fuga diventa insistente: Andare via! Cambiare aria a qualunque costo! In genere non si tratta di un’idea estemporanea ma di del risultato di un ragionamento purtroppo giusto. In sostanza un ragazzo gay ha l’impressione che siccome la sua autonomia economica tarderà fino ai 30 anni e talvolta anche oltre, “tutta” la vita reale cioè quella affettiva sarà inevitabilmente rinviata a quell’età. In altri termini un ragazzo gay che vive in condizioni difficili ha piena coscienza che per lui tutto il tempo tra i 16 e i 30, e anche 35 anni, sarà niente altro che una lunghissima vigilia nella quale brucerà la sua giovinezza senza vivere sostanzialmente la sua vita. E a quell’età la privazione di una vita affettiva vera costituisce una sofferenza forte. Vedere bruciare il proprio tempo giorno per giorno porta a un profondo senso di frustrazione. Ecco il significato vero della fuga! Purtroppo i ragionamenti che spingono i ragazzi gay verso l’idea della fuga non sono fantasie negative ma sono fondati sulla realtà, anche se poi non esiste nessuna possibilità reale di attuare questa fuga al momento in cui la si concepisce. Perchè andare via da casa contro il parere della propria famiglia è una scelta senza ritorno e quindi se non c’è un’indipendenza economica seria (cioè una condizione di lavoro stabile) non ci può essere nessuna fuga. In questa situazione “reale” (non sto descrivendo l’Inferno di Dante, ma cose che sento ogni giorno) tanti ragazzi si pongono il problema se non abbia più senso fingere, almeno finché non si veda molto prossima la meta dell’indipendenza economica. Francamente, in situazioni del genere, il “fingere” non è un inganno ma una forma di legittima difesa. Un ragazzo mi ha fatto notare che “fingere è disonesto” ma devo aggiungere che a mio modo di vedere in certe situazioni fingere è addirittura un dovere perché in risposta a un atto di onestà radicale come l’outing in situazioni pericolose (che certe volte maschera un certo autocompiacimento) si posso trovare forme di ostilità e di ipocrisia così sgradevole che “dopo” ci si pente profondamente di aver confidato nella capacità altrui di capire.

ESSERE GAY IN DIVERSI CONTESTI

Al solito devo ringraziare distillato7 per le cose bellissime che mi scrive nei commenti. Non c’è bisogno di dire che queste cose sono graditissime. Una cosa sola vorrei aggiungere, anche a giustificazione del “tono duro” del mio post “Come aiutare un gay”. Distillato7 dice cose estremamente giuste, conformi, mi auguro, a quello che potuto vedere direttamente, ma in molte situazioni (molte più di quanto si possa credere) il fatto di essere gay non può essere considerato semplicemente come una qualsiasi cosa importante che tra amici si può eventualmente condividere. Vedere le cose in questo modo significa che si hanno amici veri e che si vive in un ambiente in cui tutto sommato i rischi non sono molto pesanti ma, onestamente, da quello che mi viene riferito ogni giorno dagli stessi lettori di questo blog non mi sento affatto di generalizzare questa visione delle cose perché esistono situazioni in cui una imprudenza può costare carissima. In diverse situazioni di cui ho avuto cognizione diretta, l’aver pensato che si trattasse semplicemente di una qualsiasi cosa importante che tra amici si può condividere ha provocato problemi molto grossi ed ha reso alcune situazioni assolutamente invivibili. Ci tengo a sottolineare che in Italia, quanto alla condizione dei ragazzi gay, esistono delle differenze enormi da luogo a luogo e in alcune città si vive veramente male più che per una dichiarata omofobia per il vezzo del pettegolezzo che fa peggio dell’ostilità manifesta. Chi legge questo blog avrà notato che, personalmente, non invito mai i ragazzi a dichiararsi o ad uscire allo scoperto finché non abbiano l’assoluta certezza che ne valga la pena e che la cosa non si risolva in un danno portando a situazioni peggiori di quelle di prima. Quanto agli amici, posso solo dire che se sono veramente tali, l’outing non li allontanerà, ma troppo spesso non si hanno amici ma semplici conoscenti o persone che si dimostrano amiche solo esternamente. Vorrei dire a Distillato7 che il mio post , come in fondo tutto questo blog, è dedicato in primo luogo a quelli per i quali il problema esiste ed è particolarmente pesante. La situazione nel nord dell’Italia in genere è meno pesante, ma nel sud, specialmente nelle piccole città i ragazzi gay vivono veramente male, senza amici “veri”, senza alcun supporto da parte dalla famiglia se non addirittura con forme di ostilità più o meno esplicita. Faccio l’esempio di un ragazzo che ho conosciuto qualche mese fa che ha “dovuto” mettersi con un ragazza per le insistenze della famiglia e per allontanare da sé ogni sospetto. Questo ragazzo, che non era giovanissimo perché all’epoca aveva 28 anni, ha vissuto momenti terribili finché non è riuscito a trovare lavoro lontano dalla sua città e non si è allontanato “definitivamente” dalla sua famiglia. Quando se ne è andato è stato considerato un ingrato e un traditore. Sottolineo che non è stato aiutato da nessuno e ha dovuto affrontare tutte le difficoltà “assolutamente da solo” contro la sua stessa famiglia e contro la società civile che aveva intorno. Esistono le isole felici e io stesso ne ho avuto prova in qualche caso, ma sono l’eccezione, non la regola. E’ per questo che per chi (spero) vive in contesti più liberi, le cose che scrivo possono sembrare arretrate e poco aperte verso il prossimo. Ma si tratta di atteggiamenti derivanti dalla osservazione del mondo reale che talvolta scoraggia anche i più piccoli entusiasmi.

COME AIUTARE UN GAY

Questo post è rivolto soprattutto agli etero che conoscono ragazzi gay.
Oggi, ho visto nelle statistiche che alcune persone (in realtà poche se non una soltanto) sono entrate in questo blog tramite Google battendo come chiave di ricerca “come aiutare un gay”. La mia prima reazione è stata positiva, ma poi mi sono chiesto quale atteggiamento ci possa essere dietro l’idea di “aiutare” un gay e, riflettendoci bene, la mia reazione ha cambiato segno.
Vi siete accorti di avere un amico gay o, dico in particolare alle ragazze, vi siete accorte che il vostro ragazzo è gay? Capisco che la cosa possa non lasciarvi del tutto indifferenti, e forse possa anche sconvolgervi ma, per carità, fatevi prima l’esame di coscienza e se quel ragazzo non è veramente fondamentale per voi, non per il vostro narcisismo o per il vostro buon cuore, lasciatelo perdere, andatevene per la vostra strada, perché non c’è niente di peggio per un ragazzo gay che sentirsi oggetto delle attenzioni pietose degli altri. Cercare di “aiutare” un ragazzo gay è gratificante per chi ci prova, ma è offensivo per chi deve essere aiutato. Se avete un amico gay, o un "ex ragazzo" gay, non ne fate una vittima dei vostri buoni sentimenti, tenete presnete che per un ragazzo gay fare il coming out davanti a un’altra persona perché è lui a volerlo e ha i “suoi” motivi per farlo è difficile ma può essere gratificante, ma dichiararsi perché è costretto a farlo dalle situazioni concrete nelle quali si trova o dai “buoni sentimenti” altrui è una cosa odiosa. Sentirsi giudicati da persone che credono di avere addirittura il “dovere” di fare qualcosa per te è quanto di più sgradevole ci possa essere. Un ragazzo gay, come chiunque, ha diritto al rispetto degli altri, che non solo non “devono” invadere un mondo che non è il loro “approfittando” di un attimo di debolezza altrui, ma che non dovrebbero in nessun caso andare di un millimetro oltre quello che è stato loro richiesto. Fermo restando che ciò che siete venuti a sapere “DEVE” restare assolutamente soltanto vostro, se veramente avete almeno un minimo di rispetto. Se volete bene a un ragazzo gay e gli volete bene veramente perché “per voi” è essenziale non perderlo, non ditegli “io ti voglio aiutare”, che è un insulto, ma “io ho bisogno di te”, ma diteglielo solo se è vero, altrimenti andatevene per i fatti vostri.