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domenica 24 marzo 2013
GAY, MASTURBAZIONE E PIACERE SESSUALE - UNA VISIONE LAICA
Riporto qui di seguito, in traduzione mia, una parte di un importantissimo studio che potete leggere integralmente in Inglese sul sito della Organizzazione Mondiale di Sanità:
“Sexual Health for the Millennium. A Declaration and Technical Document” una pubblicazione della World Association for Sexual Health. http://www2.paho.org/hq/dmdocuments/2010/Sexual%20Health%20for%20the%20Millennium.pdf
Il brano è tolto dal Capitolo 8 “Achieve Recognition of Sexual Pleasure as a Component of Well-being” pp.135-138.
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IL PIACERE SESSUALE NEL CONTESTO STORICO
Durante gran parte della storia umana, l'amore appassionato e il desiderio sessuale sono stati visti come pericolosi, una minaccia per l'ordine sociale, politico e religioso (Hatfield & Rapson, 1993). Durante il periodo storico attuale, la religione e la medicina hanno avuto influenze potenti sulle norme sociali per la salute sessuale e il comportamento sessuale (Hart & Wellings, 2002) e per alcuni aspetti importanti queste istituzioni hanno ereditato e continuato la tradizione di considerare il desiderio sessuale, e per estensione il piacere, con vari gradi di sospetto.
Non è possibile fare generalizzazioni sulla misura in cui le grandi religioni hanno seguito prospettive o "sesso-negative" o "sesso-positive" verso il piacere e la sessualità. Tuttavia, si può dire che, in vari periodi storici, molte religioni, compreso il Cristianesimo e l'Islam si sono concentrate sugli aspetti riproduttivi e la funzione della sessualità. Di conseguenza, esse hanno perseguito forme di controllo severo sui comportamenti sessuali, in particolare al di fuori del matrimonio tra un uomo e una donna, e sui comportamenti che non portano alla riproduzione (ad esempio la masturbazione) e hanno visto il piacere sessuale, in particolare quello delle donne e degli omosessuali, sia uomini che donne, con disprezzo (Per un'ampia documentazione e una seria analisi delle prospettive religiose verso la sessualità nel corso della storia vedere Bullough, 1980, Hawkes, 2004).
Numerosi studiosi hanno documentato il disprezzo per il piacere sessuale, espresso da teologi cristiani e da istituzioni cristiane per gran parte della storia della Chiesa (ad esempio, Pagels, 1988). La masturbazione, in particolare, è stata un argomento controverso proprio perché il suo scopo primario è quello di produrre piacere (Coleman, 2002).
La ricerca sulla masturbazione ha indicato che, contrariamente alle credenze tradizionali, la masturbazione è un comportamento sessuale comune collegato a indicatori di salute sessuale. Anche se non ci sono indicazioni negative per la salute associate con la masturbazione, essa è in grado di generare emozioni fortemente negative o positive per molti individui a seconda della interazione tra gli atteggiamenti sociali prevalenti e gli atteggiamenti e comportamenti individuali (Coleman, 2002).
In realtà, la ricerca ha indicato che la masturbazione inizia presto ed è una parte importante di un sano sviluppo sessuale (Langfeldt, 1981). Spesso è un marker di sviluppo sessuale (Bancroft, Herbenick, D., & Reynolds, 2002). Molti giovani conoscono il proprio corpo e fanno esperienza della loro reattività sessuale attraverso la masturbazione (Atwood & Gagnon, 1987). La masturbazione continua anche per tutta la durata della vita. Per esempio, molti adulti continuano a masturbarsi anche se sono sposati e hanno accesso immediato al rapporto sessuale (Laumann et al., 1994). La masturbazione può anche aiutare le persone anziane che non hanno un partner a disposizione a mantenere la funzione e l’espressione sessuale (Leiblum & Bachmann, 1988). La masturbazione è anche una sicura alternativa a comportamenti che comportano un rischio di infezioni a trasmissione sessuale, compreso l'HIV. I benefici della masturbazione sono illustrati dal largo consenso che essa riceve nella terapia sessuale come un mezzo per migliorare la salute sessuale dell’individuo e/o della coppia (Heiman & LoPiccolo, 1988; Leiblum & Rosen, 1989; Zilbergeld, 1992).
Affrontare masturbazione nell'ambito della programmazione e della promozione della salute sessuale può essere difficoltoso. Tuttavia i dati disponibili indicano che la masturbazione è importante e necessaria anche come argomento all'interno della promozione globale della salute sessuale.
Vi è la necessità di ulteriori ricerche includano lo sviluppo di teorie e la verifica di ipotesi circa l'impatto della masturbazione sull’autostima, sull’immagine del corpo, sulla funzione sessuale, sulla soddisfazione sessuale e sulla efficacia dell'integrazione alla educazione alla masturbazione nell'ambito dei programmi di promozione della salute sessuale.
Si deve notare che vari gruppi, provenienti da una varietà di fedi religiose, stanno manifestando prospettive positive e progressive verso il piacere e la sessualità. Tuttavia, si deve anche riconoscere che l'eredità di una interpretazione in gran parte negativa del piacere sessuale proveniente da molte istituzioni religiose è ancora ben viva oggi e continua ad ostacolare la il riconoscimento del piacere sessuale negli sforzi di promozione della salute in molte parti del mondo, in particolare se il piacere sessuale è vissuto in un contesto contrario a particolari norme religiose di condotta sessuale. Per quanto riguarda gli sforzi internazionali volti a promuovere la salute sessuale, l'alleanza degli Stati Uniti, del Vaticano e degli stati conservatori musulmani e cattolici in opposizione al riconoscimento di diversi diritti sessuali, compresi quelli relativi al piacere, è la testimonianza della continua influenza delle forze religiose conservatrici nella formazione delle politiche relative alla salute sessuale (Ilkkaracan, 2005).
Dalla seconda metà del 19° secolo, la medicina e la scienza medica hanno, in particolare nel mondo occidentale, esercitato autorità notevole sulla sessualità e anche qui troviamo che il piacere sessuale è stato spesso visto come patologia. Come Hart e Wellings (2002) suggeriscono "La lunga tradizione di rappresentare la malattia come una punizione per il peccato è continuata quando il comportamento sessuale è stato medicalizzato e trasformato in morbilità" (p. 896). Per esempio, la masturbazione, il desiderio omosessuale e il palese interesse sessuale, soprattutto se espresso dalle donne sono stati considerati fino a poco tempo fa dalla medicina come sintomatico di malattia psichiatrica e perversione.
Sebbene la medicina contemporanea e alcune istituzioni religiose abbiamo girato l'angolo nel riconoscere gli aspetti positivi e i benefici della espressione sessuale, molti tracce della propensione a concentrarsi sui risultati negativi della espressione sessuale sono ancora ben evidenti. "Il discorso pubblico di oggi circa la sessualità è quasi esclusivamente sui rischi e i pericoli: abuso, dipendenza, disfunzione, infezione, pedofilia, gravidanze adolescenziali, la lotta delle minoranze sessuali per i loro diritti civili" (Planned Parenthood Federation of America [PPFA], 2003. p. 1).
Anche se, nella maggior parte delle culture, il desiderio sessuale e il piacere ricevono la loro approvazione nel più ampio contesto di una relazione, il desiderio sessuale e il piacere sono sempre più visti come aspetti intrinsecamente positivi e gratificanti dell'esperienza umana. Mentre una preoccupazione relativa al piacere sessuale è talvolta considerata come una preoccupazione decadente di una cultura laica occidentale, è importante notare che diverse culture hanno tradizioni forti per l'affermazione piacere sessuale. Per esempio, all'interno della cultura brasiliana il concetto di “tudo” o "tutto" si riferisce al mondo di esperienze erotiche e piaceri (de Freitas, de Oliveira, e Rega, 2004).
In effetti, un discorso contemporaneo concernente il piacere può essere trovato in molte culture non occidentali. Per esempio, in Turchia, cioè in un paese che non è certo noto per la sua affermazione del piacere sessuale delle donne, è stato effettuato un programma di base che ha sottolineato il piacere sessuale come diritto umano delle donne (Ilkkaracan & Seral, 2000). Organizzazioni come il Centro Risorse sulla sessualità del sud e sud-est asiatico (Patel, online) ha sollevato la questione del piacere nel contesto della salute sessuale. Dalla loro revisione delle prospettive storiche e inter-culturali sull’amore appassionato e sul desiderio sessuale, Hatfield e Rapson (1993) concludono che il corso della storia è nella direzione di "... una crescente accettazione dell’amore appassionato e del desiderio sessuale come sentimenti legittimi ed esprimibili "(p. 91).
Il piacere sessuale è necessario e contribuisce al benessere, alla felicità e alla salute
L'amore romantico è una caratteristica primaria delle relazioni di coppia e si esprime attraverso la sessualità e la passione sessuale per il partner (Esch & Stefano, 2005). Anche se le differenze sociali politiche ed economiche attraverso il tempo e i luoghi possono notevolmente influire sugli atteggiamenti e sui comportamenti sessuali, la ricerca inter-culturale ha scoperto che le persone, in tutte le società, attribuiscono un grande valore all’essere con un partner per il quale c'è "reciproca attrazione-amore"(Buss et al., 1990). Il desiderio sessuale e il piacere sono incorporati nella caratteristica unitaria e fondamentale della reciproca attrazione tra i partner.
È dimostrato che la condivisione reciproca del piacere sessuale fa aumentare l'attaccamento all'interno della coppia (Weeks, 2002). Come Tepper (2000) scrive per quanto riguarda i diritti trascurati delle persone con disabilità di godere la loro sessualità "Il piacere, è un'affermazione della vita ... può dare un senso di connessione con il mondo o di connessione reciproca, può guarire il senso di isolamento emotivo che molti di noi sentono anche se sono socialmente integrati "(p. 288).
In sintesi, il godimento del piacere sessuale gioca un ruolo importante nel contribuire alla costruzione, al mantenimento e la stabilità delle relazioni di coppia e, senza dubbio, la qualità delle relazioni di coppia è fondamentale per la salute e il benessere degli individui e delle famiglie. Mentre il piacere sessuale può essere visto come un fine in sé e per sé, per molti, se non per la maggior parte delle persone, il piacere sessuale si intreccia con sentimenti di intimità e affetto per i loro partner. Il desiderio sessuale e il piacere non solo facilitano la riproduzione, ma funzionano come un meccanismo di coesione sociale per il rapporto di coppia, una struttura di parentela essenziale in tutte le culture del mondo (Fisher, 2002).
Al livello più fondamentale, il piacere sessuale è radicato nella più elementare delle funzioni umane, come è stato riconosciuto dalla psicologia evolutiva. Nel contesto del comportamento adattivo e della sua necessità in continua evoluzione, sembrerebbe che il piacere generato dalla stimolazione sessuale, dall'orgasmo o dal rapporto sessuale potrebbe essere selezionato in funzione evolutiva. Di conseguenza, il piacere può essere visto come un meccanismo efficace e importante di adattamento, la cui funzione è quella di assicurare la procreazione e la sopravvivenza della specie (Esch & Stefano, 2005, p. 182).
Nella misura in cui una società si occupa del benessere e della stabilità delle famiglie in generale, e in particolare delle coppie, è nell'interesse dei politici riconoscere l'importanza del piacere sessuale e attuare programmi di promozione della salute sessuale che riguardano il piacere sessuale come fondamentale per la salute e il benessere individuale e di coppia.
Il recente studio globale sugli atteggiamenti e i comportamenti sessuali (Global Study of Sexual Attitudes and Behaviors) che ha esaminato vari aspetti della salute sessuale in un campione di 27.500 uomini e donne, età compresa tra 40 e 80 anni, provenienti da 29 paesi culturalmente diversi di tutto il mondo, offre una forte evidenza dell'importanza del piacere e della soddisfazione sessuale per la felicità e il benessere degli individui e delle coppie (Laumann et al, 2006:.. Nicolosi et al, 2004). L'indagine ha posto ai partecipanti, tra l’altro, domande circa il grado in cui hanno trovato fisicamente gratificanti le loro relazioni e su quanto sia importante il sesso per la loro felicità generale. Più di tre quarti degli uomini (82%) e donne (76%) sono concordi nel dire che il sesso soddisfacente è essenziale per mantenere un rapporto. Gli autori hanno concluso che, secondo i risultati ottenuti, nonostante le sostanziali variazioni culturali, di norme e di valori sessuali, il benessere sessuale soggettivo è stato associato con la felicità generale negli uomini e nelle donne.
Un Libro Bianco pubblicato dalla Planned Parenthood Federation of America (PPFA, 2003) in collaborazione con la Società per lo Studio Scientifico della sessualità ha raccolto ampie prove scientifiche che dimostrano i benefici per la salute della espressione sessuale. Nel loro insieme, gli studi citati suggeriscono che l'attività sessuale col partner e/o la masturbazione possono essere associate a maggiore longevità, immunità alle malattie, capacità di gestire il dolore, autostima e riduzione dello stress.
In sintesi, il piacere sessuale aiuta a cementare la struttura primaria della relazione di coppia, contribuisce alla felicità generale nella vita degli uomini e delle donne (sia che siano in coppia sia che non lo siamo) e si associa a vari aspetti della salute. Visto in questo modo il piacere sessuale non è cosa frivola o inutile ma è essenziale.
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mercoledì 30 gennaio 2013
GAY E MASTURBAZIONE TRA PECCATO E NORMALITA’
Questo post è dedicato ad un confronto tra le posizioni della Chiesa Cattolica concernenti la masturbazione e la realtà del fenomeno, come esso appare ad un’analisi non pregiudiziale.
La definizione di masturbazione data dal Catechismo della Chiesa cattolica (Parte 3^, Sezione 2^, Capitolo 2°, art. 6, n. 2352)come “eccitazione volontaria degli organi genitali, al fine di trarne un piacere venereo (”veneream volupratem”)“, per l’uso dell’aggettivo venereo, ormai desueto nel linguaggio comune e perfino nella terminologia medica dove l’espressione “malattie veneree” è stata sostituita dalla più corretta espressione “malattie sessualmente trasmesse”, è debitrice di Tommaso d’Aquino che, nella quaestio della Summa Theologica dedicata alla lussuria (Summa Thelogica II^IIae, q.153), usa frequentemente espressioni che si riferiscono al “piacere venereo (ἀφροδισιαστικός)” come ad esempio “delectationes venereae”, “voluptates venereas”, “actus venereus”, “usus venereorum”.
Il Catechismo si limita ad un mero richiamo alla Dichiarazione “Persona humana” della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede della fine del 1975, che però tratta l’argomento in modo assai più articolato.
Il punto n. 9 della Dichiarazione Persona Humana, concernente la masturbazione, è uno degli esempi più tipici della dimensione dogmatica tipicamente autoreferenziale della morale cattolica.
La dichiarazione Persona humana affronta l’argomento “masturbazione” ricordando che “Spesso, oggi, si mette in dubbio o si nega espressamente la dottrina tradizionale cattolica, secondo la quale la masturbazione costituisce un grave disordine morale. La psicologia e la sociologia, si dice, dimostrano che, soprattutto tra gli adolescenti, essa è un fenomeno normale dell’evoluzione della sessualità.” Ma a queste teorie psicologiche o sociologiche la Chiesa oppone solo la propria autorità affermando che “secondo qualcuno”, che la Chiesa considera certamente in errore, nella masturbazione “non ci sarebbe colpa reale e grave, se non nella misura in cui il soggetto cedesse deliberatamente ad un’auto-soddisfazione chiusa in se stessa («ipsazione»), perché in tal caso l’atto sarebbe radicalmente contrario a quella comunione amorosa tra persone di diverso sesso, che secondo certuni sarebbe quel che principalmente si cerca nell’uso della facoltà sessuale.” Al di là del fatto che il testo parla espressamente di “persone di diverso sesso”, si introduce una distinzione, nell’ambito della masturbazione tra masturbazione “eterosessuale” affettiva e “ipsazione”. Il termine “ipsazione” (dal latino “ipse” = io stesso) era stato coniato da Magnus Hirschfeld ed era usato nel questionario psico-biologico che doveva essere compilato da pazienti dell’Istituto di Scienze Sessuali di Berlino fondato dalla stesso Hirschfeld nel 1919.
La domanda n.35 del questionario era la seguente: “Vi lasciate mai andare all’ipsazione, ovvero alla soddisfazione raggiunta per mezzo dell’onanismo? Quando avete cominciato a masturbarvi? Come mai avete contratto tale abitudine? Vi siete stati spinti da persone della vostra età o di età differente, da persone del vostro medesimo sesso o di sesso differente? Fino a quale età, con quali intervalli e rappresentazioni mentali e in che modo vi siete masturbati? Se siete una donna, per mezzo di carezze esterne o tramite l’introduzione nel vostro corpo di oggetti estranei? Avete mai lottato contro tale tendenza? Se sì, con quali mezzi (voti, preghiere, ecc.).”
Il Documento Persona humana usa il termine ipsazione (oggi assai poco usato dai sessuologi) per indicare una “auto-soddisfazione chiusa in se stessa” che sarebbe la ragione della immoralità di questo “solo” tipo di masturbazione. Come è ovvio la Dichiarazione non considera nessun argomento di carattere psico-sessuale e si limita a giudicare moralmente irrilevante la distinzione tra masturbazione “eterosessuale” affettiva, che implica una dimensione almeno proiettiva di coppia, e ipsazione cioè masturbazione non affettiva, ammesso e non concesso che esista un linea di demarcazione tra le due cose, come se il problema della legittimazione morale della masturbazione si riducesse a questo. Il Documento sottolinea che la masturbazione è comunque e sempre condannata dalla Chiesa per costante tradizione e che qualunque sia la motivazione che induce taluni all’indulgenza verso la masturbazione affettiva: “Questa opinione è contraria alla dottrina e alla pratica pastorale della chiesa cattolica. Quale che sia il valore di certi argomenti d’ordine biologico o filosofico, di cui talvolta si sono serviti i teologi, di fatto sia il magistero della chiesa – nella linea di una tradizione costante -, sia il senso morale dei fedeli hanno affermato senza esitazione che la masturbazione è un atto intrinsecamente e gravemente disordinato”.
Il Documento specifica poi le motivazioni di questo giudizio: “La ragione principale è che, qualunque ne sia il motivo, l’uso deliberato della facoltà sessuale, al di fuori dei rapporti coniugali normali, contraddice essenzialmente la sua finalità. A tale uso manca, infatti, la relazione sessuale richiesta dall’ordine morale, quella che realizza, «in un contesto di vero amore, l’integro senso della mutua donazione e della procreazione umana». Soltanto a questa relazione regolare dev’essere riservato ogni esercizio deliberato sulla sessualità.” Qualunque sia il valore degli argomenti in contrario, la condanna trova quindi la sua motivazione indefettibile nel magistero e nella tradizione che legittima l’uso della facoltà sessuale esclusivamente nei “rapporti coniugali normali”.
Molto interessante è la valutazione del significato delle indagini sociologiche sul tema della masturbazione, così come prospettato dal documento Vaticano: “Le inchieste sociologiche possono indicare la frequenza questo disordine secondo i luoghi, la popolazione o le circostanze prese in considerazione; si rilevano così dei fatti. Ma i fatti non costituiscono un criterio che permette di giudicare del valore morale degli atti umani.”.
La Congregazione non fa che parafrasare un documento di papa Paolo VI «Se le inchieste sociologiche ci sono utili per meglio conoscere la mentalità dell’ambiente, le preoccupazioni e le necessità di coloro ai quali annunciamo la parola di Dio, come pure le resistenze che le oppone l’umana ragione nell’età moderna, con l’idea largamente diffusa che non esisterebbe, fuori della scienza, alcuna forma legittima di sapere, le conclusioni di tali inchieste non potrebbero costituire di per se stesse un criterio determinante di verità» (Paolo VI, Esort. apost. Quinque iam anni, 8.12.1970).”
La Congregazione si spinge alla individuazione delle cause della frequenza della masturbazione e così si esprime:
“La frequenza del fenomeno in questione è, certo, da mettere in rapporto con l’innata debolezza dell’uomo in conseguenza del peccato originale, ma anche con la perdita del senso di Dio, la depravazione dei costumi, generata dalla commercializzazione del vizio, la sfrenata licenza di tanti spettacoli e di pubblicazioni, come anche con l’oblio del pudore, custode della castità.”
Quindi il documento cita la “psicologia moderna” anche se non è ben chiaro a che cosa si riferisca in concreto:
“La psicologia moderna offre, in materia di masturbazione, parecchi dati validi e utili, per formulare un giudizio più equo sulla responsabilità morale e per orientare l’azione pastorale. Essa aiuta a vedere come l’immaturità dell’adolescenza, che può talvolta prolungarsi oltre questa età, lo squilibrio psichico, o l’abitudine contratta possano influire sul comportamento, attenuando il carattere deliberato dell’atto, e far sì che, soggettivamente, non ci sia sempre colpa grave. Tuttavia, in generale, l’assenza di grave responsabilità non deve essere presunta; ciò significherebbe misconoscere la capacità morale delle persone.”
Ne consegue che si tratta comunque di colpa sempre grave oggettivamente ma non sempre soggettivamente e che la psicologia moderna aiuta nel discernere caso da caso. Evidentemente la psicologia moderna è considerata legittima solo in quanto strumentale e conciliabile con la morale cattolica. La Congregazione fornisce poi altri criteri che vanno oltre la “psicologia moderna”:
“Nel ministero pastorale, per formarsi un giudizio adeguato nei casi concreti, sarà preso in considerazione, nella sua totalità, il comportamento abituale delle persone, non soltanto per ciò che riguarda la pratica della carità e della giustizia, ma anche circa la preoccupazione di osservare il precetto particolare della castità. Si vedrà, specialmente, se si fa ricorso ai mezzi necessari, naturali e soprannaturali, che l’ascesi cristiana, nella sua esperienza di sempre, raccomanda per dominare le passioni e far progredire la virtù.”
Lasciano ora da parte i pregiudizi morali e prendendo in considerazione i fatti.
Che la masturbazione sia una realtà che riguarda tendenzialmente tutti i ragazzi in età adolescenziale è un fatto risaputo e confermato da tutti i sondaggi seri effettuati in questo campo. La masturbazione in età adolescenziale è un fatto fondamentale che porta gradualmente alla coscienza del proprio orientamento sessuale, determina gli archetipi sessuali, ossia i tipi fisici delle persone che inducono una chiara reazione sessuale e i comportamenti sessuali che saranno ritenuti più eccitanti nel corso dell’intera vita, crea e stabilizza l’associazione tra fantasie masturbatorie e reazioni fisiologiche di erezione e eiaculazione.
Indurre sensi di colpa legati alla masturbazione negli adolescenti tramite pregiudizi di carattere morale significa interferire pesantemente e negativamente sia nella maturazione della loro sessualità che nella formazione del loro senso morale, inducendoli a reazioni nevrotiche di rifiuto del tutto innaturale della masturbazione, alla considerazione della masturbazione come un vizio di cui bisogna cercare in ogni modo di liberarsi e alla formazione di una morale basata sulla repressione anziché sulla liberà.
È un dato di fatto che la masturbazione accompagna normalmente la vita adulta, anche in presenza di una attività sessuale di coppia (sia etero che omosessuale) e che anzi la masturbazione rappresenta in ogni caso l’espressione più libera della sessualità e meno condizionata dalle attese del partner o di altre persone.
È evidente che, per i gay che non vivono in una stabile relazione di coppia, la masturbazione è l’unica forma di sessualità che è possibile vivere senza rischi e quindi reprimere la masturbazione in queste situazioni significa negare del tutto la sessualità di un individuo, cosa che è assolutamente innaturale oltre che immorale.
La masturbazione è la via normale attraverso la quale gli uomini gay o bisessuali sposati, che hanno represso la loro sessualità, divengono pienamente consapevoli della loro condizione ed è anche, in molti casi, per loro, l’unico modo per vivere la loro vera sessualità o la loro componente omosessuale, se sono bisessuali, senza mettere in crisi la famiglia.
Il peso dei tabù introdotti dalla morale cattolica e più in generale del pensiero religioso nel corso dei secoli sui comportamenti sessuali e in primo luogo sulla masturbazione fa sì che ancora oggi molti ragazzi se ne sentano pesantemente condizionati e stentino a considerarla una componente normale della sessualità.
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giovedì 6 maggio 2010
GAY IN FASE FRENETICA
Come è ben noto, circa il 25/30% dei ragazzi che finiscono per riconoscersi definitivamente gay ha vissuto, più o meno convintamente, anche una vita etero sia a livello affettivo che a livello sessuale. Si tratta di ragazzi che si sono sentiti etero per anni, per effetto di un imprinting eterosessuale, cioè di prime esperienze sessuali o para-sessuali etero, di un’educazione rigidamente etero e di condizionamenti ambientali e religiosi di vario tipo. Questi ragazzi arrivano a riconoscersi gay in età ormai adulta e spesso dopo aver comunque cercato di negare la propria omosessualità anche dopo averne preso sostanzialmente coscienza attraverso l’emergere di fantasie masturbatorie gay. Questi ragazzi si forzano alla eterosessualità e tentano di avere una vita sessuale etero anche quando si rendono conto che si tratta di una cosa per loro del tutto innaturale. In alcuni casi la forzatura è tanto violenta che alcuni ragazzi gay arrivano al matrimonio, ossia accettano di sacrificare in modo totale e definitivo la loro sessualità e di “fingere di vivere” una vita sessuale etero. In alcuni casi i successi più o meno parziali sul piano sessuale con le ragazze confermano i ragazzi nell’idea che essere etero per loro è comunque possibile, in altri una reazione di repulsione sessuale netta rende del tutto impossibile consumare un rapporto sessuale etero e quindi fa risaltare la contraddizione insita nel voler tentare di vivere una vita etero. In nessun caso tuttavia la sessualità etero risulta il vero desiderio sessuale del ragazzo che continua, anche in presenza di una vita sessuale di coppia etero, ad avere una masturbazione con fantasie gay. Non sono rari i casi in cui la auto-repressione arriva al punto che il ragazzo si nega persino la masturbazione, proprio perché è in chiave gay.
In genere da queste situazioni non si esce gradualmente ma con una decisone repentina, con uno scatto di orgoglio che si può riassumere in un “Adesso basta! Voglio finalmente vivere la mia vita!” In sostanza il ragazzo decide che è ora di cambiare “radicalmente strada” e qui si può produrre una situazione di rischio. I ragazzi che sono vissuti per anni in condizioni di repressione o auto-repressione sessuale non conoscono nulla del mondo etichettato gay (chat erotiche, siti di incontri, locali gay) né del vero mondo dei ragazzi gay ma provano una pulsione fortissima a provare nuove esperienze ipotizzando che quelle nuove esperienze siano esattamente corrispondenti alle loro fantasie affettive e sessuali. Questa pulsione si associa all’idea “riguadagnare il tempo perduto” e dà inizio alla cosiddetta “fase frenetica”, cioè ad una corsa al realizzare sé come gay che può creare parecchie complicazioni. Proprio la necessità di “non perdere tempo” induce all’uso di chat erotiche e si siti di incontri per conoscere ragazzi, l’innamoramento è spesso travolgente e del tutto unilaterale, con attese assolutamente irrealistiche ed è rivolto a persone poco affidabili. Nella fase frenetica i ragazzi gay grandi, non più adolescenti, che non hanno di fatto vissuto al momento giusto una adolescenza gay, la vivono in un’età ormai adulta ma con comportamenti analoghi a quelli degli adolescenti. Per loro in sostanza si apre una seconda adolescenza connessa alla riappropriazione della loro sessualità. In genere, se non ci si ferma riflettere razionalmente, la fase frenetica arriva ad essere fortemente destabilizzante. La sessualità gay, negata ostinatamente per anni, diventa una specie di panacea di tutti i mali. I ragazzi scoprono il sesso gay non nel senso serio, cioè affettivo, del termine, ma nel senso di sessualità frenetica, spinta dal desiderio di sperimentare. La fase frenetica è in genere una fase di apprendimento ed è costellata di frustrazioni e di delusioni che tuttavia hanno un valore notevole in termini di esperienza e portano lentamente alla maturazione di una sessualità gay più adulta e consapevole.
In linea di massima la cosiddetta fase frenetica dura tra sei e diciotto mesi, poi, una volta presa coscienza della realtà, si supera.
Che cosa si può dire ai ragazzi che arrivano in età adulta ad accettare la loro omosessualità? Cerco di riassumere qui quello che suggerisce l’esperienza.
Se un ragazzo è gay non ha alcun senso che neghi la sua sessualità o che cerchi si piegarla in altre direzioni.
Accettarsi come gay non significa diventare attivisti gay o militanti di associazioni gay, accettarsi come gay significa cominciare ad impegnarsi per realizzare la propria vita affettiva, con la discrezione, il buon senso e la prudenza che sono indispensabili in queste cose.
Quello che viene comunemente presentato come tipicamente gay (chat erotiche, siti di incontri e locali gay) non ha nulla a che vedere con la vita vera della stragrande maggioranza dei gay (attenzione l’aids esiste ccome!)
La stragrande maggiorana dei gay non è pubblicamente dichiarata, cosa che indica che dichiararsi pubblicamente non è la scelta migliore nella grande maggioranza dei casi. La grande maggioranza dei gay si dichiara solo a pochissime persone di cui si fida totalmente. Sottolineo che l’idea di DOVERSI DICHIARARE PUBBLICAMENTE è una delle idee fisse più tipiche della fase frenetica e una di quelle che se, portate ad effetto, possono fare i più gravi danni. Il coming out pubblico non solo non è indispensabile ma spesso è fortemente controproducente per la realizzazione della vita affettiva di un ragazzo gay. Tra gay dichiarati pubblicamente e i gay non dichiarati pubblicamente ci sono spesso punti vi vista sensibilmente diversi. Un gay non dichiarato tende a tenere separata la propria vita privata dalla vita pubblica, un gay dichiarato pubblicamente parte del presupposto che dichiararsi è indispensabile per la realizzazione di sé. Aggiungo una cosa, molti ragazzi pensano che ad un gay dichiarato si possano presentare più occasioni sotto il profilo affettivo/sessuale, cosa poco realistica. Un ragazzo non pubblicamente dichiarato è in genere molto restio a farsi vedere con un gay dichiarato per evitare di essere anche lui etichettato. Un gay pubblicamente dichiarato è certamente facilitato nella possibilità di incontrare altri gay pubblicamente dichiarati ma è tenuto a distanza dai ragazzi non dichiarati che sono comunque la grande maggioranza, anche se sono una maggioranza invisibile.
In genere, nella fase frenetica si tende a dimenticare che l’affettività è la base del rapporto tra due ragazzi e si punta essenzialmente sulla dimensione sessuale. Cercare di costruire un rapporto profondo sulla base del sesso, senza una conoscenza reciproca adeguata, significa costruire sulla sabbia.
Ad un ragazzo gay che si è accettato come tale in età adulta, il problema fondamentale appare quello di trovarsi un ragazzo e in questo senso ogni possibile rapporto che non sembri immediatamente e totalmente proiettato della direzione della costruzione di una vita di coppia viene sminuito e messo da parte. Espressioni come “non mi interessa veramente perché è solo un amico” sono tipiche della fase frenetica. Per un ragazzo gay che esce da un periodo di negazione di sé l’amicizia, senza altri fini, con altri ragazzi gay è assolutamente fondamentale, sia perché per capire come vivono veramente i ragazzi gay bisogna conoscere e frequentare ragazzi gay, sia perché per un ragazzo che si è appena accettato il confronto diretto con gli altri è rassicurante. Quindi il primo errore da evitare è mette da parte l’idea di costruire delle amicizie serie in nome della ricerca del ragazzo per costruire subito una vita di coppia.
In linea di massima la cosiddetta fase frenetica dura tra sei e diciotto mesi, poi, una volta presa coscienza della realtà, si supera.
Che cosa si può dire ai ragazzi che arrivano in età adulta ad accettare la loro omosessualità? Cerco di riassumere qui quello che suggerisce l’esperienza.
Se un ragazzo è gay non ha alcun senso che neghi la sua sessualità o che cerchi si piegarla in altre direzioni.
Accettarsi come gay non significa diventare attivisti gay o militanti di associazioni gay, accettarsi come gay significa cominciare ad impegnarsi per realizzare la propria vita affettiva, con la discrezione, il buon senso e la prudenza che sono indispensabili in queste cose.
Quello che viene comunemente presentato come tipicamente gay (chat erotiche, siti di incontri e locali gay) non ha nulla a che vedere con la vita vera della stragrande maggioranza dei gay (attenzione l’aids esiste ccome!)
La stragrande maggiorana dei gay non è pubblicamente dichiarata, cosa che indica che dichiararsi pubblicamente non è la scelta migliore nella grande maggioranza dei casi. La grande maggioranza dei gay si dichiara solo a pochissime persone di cui si fida totalmente. Sottolineo che l’idea di DOVERSI DICHIARARE PUBBLICAMENTE è una delle idee fisse più tipiche della fase frenetica e una di quelle che se, portate ad effetto, possono fare i più gravi danni. Il coming out pubblico non solo non è indispensabile ma spesso è fortemente controproducente per la realizzazione della vita affettiva di un ragazzo gay. Tra gay dichiarati pubblicamente e i gay non dichiarati pubblicamente ci sono spesso punti vi vista sensibilmente diversi. Un gay non dichiarato tende a tenere separata la propria vita privata dalla vita pubblica, un gay dichiarato pubblicamente parte del presupposto che dichiararsi è indispensabile per la realizzazione di sé. Aggiungo una cosa, molti ragazzi pensano che ad un gay dichiarato si possano presentare più occasioni sotto il profilo affettivo/sessuale, cosa poco realistica. Un ragazzo non pubblicamente dichiarato è in genere molto restio a farsi vedere con un gay dichiarato per evitare di essere anche lui etichettato. Un gay pubblicamente dichiarato è certamente facilitato nella possibilità di incontrare altri gay pubblicamente dichiarati ma è tenuto a distanza dai ragazzi non dichiarati che sono comunque la grande maggioranza, anche se sono una maggioranza invisibile.
In genere, nella fase frenetica si tende a dimenticare che l’affettività è la base del rapporto tra due ragazzi e si punta essenzialmente sulla dimensione sessuale. Cercare di costruire un rapporto profondo sulla base del sesso, senza una conoscenza reciproca adeguata, significa costruire sulla sabbia.
Ad un ragazzo gay che si è accettato come tale in età adulta, il problema fondamentale appare quello di trovarsi un ragazzo e in questo senso ogni possibile rapporto che non sembri immediatamente e totalmente proiettato della direzione della costruzione di una vita di coppia viene sminuito e messo da parte. Espressioni come “non mi interessa veramente perché è solo un amico” sono tipiche della fase frenetica. Per un ragazzo gay che esce da un periodo di negazione di sé l’amicizia, senza altri fini, con altri ragazzi gay è assolutamente fondamentale, sia perché per capire come vivono veramente i ragazzi gay bisogna conoscere e frequentare ragazzi gay, sia perché per un ragazzo che si è appena accettato il confronto diretto con gli altri è rassicurante. Quindi il primo errore da evitare è mette da parte l’idea di costruire delle amicizie serie in nome della ricerca del ragazzo per costruire subito una vita di coppia.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di quetso post aperta sul Forum di Progetto gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=17&t=657&start=0
mercoledì 9 luglio 2008
SESSUALITÀ GAY MASTURBAZIONE E ORIENTAMENTO SESSUALE
Mi è stato chiesto ripetutamente di parlare nel modo più semplice e nello stesso tempo più esplicito dei problemi psicologici connessi alle varie tappe dello sviluppo sessuale di un ragazzo gay. Proverò a farlo prendendo in considerazione due soli argomenti: la masturbazione e l’identità sessuale, con la premessa che non sono un medico né uno psicologo, anche se passo le mie giornate a parlare in chat con ragazzi gay di tutte le età e spesso parlo con loro proprio di temi connessi alla sessualità, farò quindi appello esclusivamente alla mia esperienza maturata in questa attività.
LA SCOPERTA DELLA MASTURBAZIONE
La masturbazione è l'atto volontario di toccarsi per provare piacere e raggiungere l'orgasmo.
L’età della prima masturbazione pienamente consapevole si colloca nella stragrande maggioranza dei casi tra i 10 e i 15 anni. Anche se in molti casi si viene a sapere della masturbazione dai racconti dei compagni di scuola e degli amici, moltissimi ragazzi scoprono ancora oggi la masturbazione incidentalmente, cioè in modo del tutto casuale. I ragazzi iniziano a prendere confidenza con il proprio organo genitale in vari modi: ne osservano le erezioni, lo toccano, inizialmente anche solo per lavarsi o per orinare. Con l’abitudine di manipolare il proprio pene si scopre che se ne può ottenere un piacere. La manipolazione del pene, che risulta gradevole, procede automaticamente fino alla scoperta dell’orgasmo.
A 15 anni praticamente la totalità dei ragazzi pratica la masturbazione. Tra i 13 e i 17 anni i ragazzi si masturbano anche più di una volta al giorno. La frequenza della masturbazione cala lievemente con l’età, per i ragazzi che non abbiano un partner sessuale, e difficilmente scende al di sotto di 20 volte al mese.
Non esiste nessuna differenza nella tecnica di masturbazione tra ragazzi etero e ragazzi gay. Esiste invece una profonda differenza tra ragazzi etero e ragazzi gay per quanto attiene le fantasie sessuali che aiutano a mantenere l’erezione durante la masturbazione. I ragazzi etero pensano intensamente alle ragazze, i ragazzi gay pensano intensamente ai ragazzi. È proprio per questo motivo che la masturbazione porta gradualmente i ragazzi gay alla consapevolezza di essere gay.
In genere i ragazzi avvertono la masturbazione come qualcosa di estremamente gradevole e nello stesso tempo di proibito che deve essere fatto nel massimo segreto e di cui non si può parlare. Per un ragazzo, essere sorpreso dai genitori mentre si masturba è una delle più terribili umiliazioni. Questi atteggiamenti, spesso complicati da moralismi e da condizionamenti di tipo religioso, contribuiscono, purtroppo, a diffondere un’idea negativa della masturbazione. Eppure la masturbazione è una manifestazione importantissima della sessualità che accompagnerà un ragazzo per tutta la vita e che non sarà comunque messa da parte quando interverranno altri rapporti sessuali, ma interagirà con essi in modo fondamentale. Imparare a conoscere il proprio corpo e le sue reazioni può dare molti spunti per vivere al meglio anche il sesso di coppia.
Una riflessione particolare merita la condanna della masturbazione come peccato grave da parte della Chiesa Cattolica [Catechismo della Chiesa cattolica art. 2396 “Tra i peccati gravemente contrari alla castità, vanno citati la masturbazione, la fornicazione, la pornografia e le pratiche omosessuali.”] La formula usata dal Catechismo è senza appello. I ragazzi che frequentano la chiesa, raccontano regolarmente al prete in confessione di essersi masturbati, usando formule fisse, una, classica: “ho peccato contro la purezza”. Il prete procede (spesso in modo molto meccanico, a chiedere quante volte, se da solo o con altri, quindi ripete le solide formule di condanna della masturbazione e richiede al penitente (o presunto tale) un impegno nell’evitarla. Il penitente si dimostra pentito e viene assolto. In realtà si tratta di un falso pentimento, comunque a tempi brevi il ragazzo tornerà a masturbarsi e addirittura a farlo il più possibile prima della successiva confessione (tanto ormai la purezza è perduta). Poi il ragazzo va di nuovo a confessarsi e il ciclo si ripete. Il risultato è una forte spinta all’ipocrisia da parte della chiesa che sa benissimo come stanno le cose, che i pentimenti non sono pentimenti e che il meccanismo serve solo a indurre surrettiziamente sensi di colpa che tengono un ragazzo in stato di soggezione. Molti preti di fatto non considerano la masturbazione nemmeno un peccato e in questo modo ottengono il risultato di mantenere i ragazzi legati alla Chiesa. Altri operano vere e proprie crociate creando nei ragazzi più sensibili fortissime situazioni di stress, sensi di colpa profondi e inibizioni condizionanti nei confronti della sessualità. Per molti ragazzi la posizione della Chiesa in materia di masturbazione costituisce una causa di sofferenza profonda.
LA SCOPERTA DELLA MASTURBAZIONE
La masturbazione è l'atto volontario di toccarsi per provare piacere e raggiungere l'orgasmo.
L’età della prima masturbazione pienamente consapevole si colloca nella stragrande maggioranza dei casi tra i 10 e i 15 anni. Anche se in molti casi si viene a sapere della masturbazione dai racconti dei compagni di scuola e degli amici, moltissimi ragazzi scoprono ancora oggi la masturbazione incidentalmente, cioè in modo del tutto casuale. I ragazzi iniziano a prendere confidenza con il proprio organo genitale in vari modi: ne osservano le erezioni, lo toccano, inizialmente anche solo per lavarsi o per orinare. Con l’abitudine di manipolare il proprio pene si scopre che se ne può ottenere un piacere. La manipolazione del pene, che risulta gradevole, procede automaticamente fino alla scoperta dell’orgasmo.
A 15 anni praticamente la totalità dei ragazzi pratica la masturbazione. Tra i 13 e i 17 anni i ragazzi si masturbano anche più di una volta al giorno. La frequenza della masturbazione cala lievemente con l’età, per i ragazzi che non abbiano un partner sessuale, e difficilmente scende al di sotto di 20 volte al mese.
Non esiste nessuna differenza nella tecnica di masturbazione tra ragazzi etero e ragazzi gay. Esiste invece una profonda differenza tra ragazzi etero e ragazzi gay per quanto attiene le fantasie sessuali che aiutano a mantenere l’erezione durante la masturbazione. I ragazzi etero pensano intensamente alle ragazze, i ragazzi gay pensano intensamente ai ragazzi. È proprio per questo motivo che la masturbazione porta gradualmente i ragazzi gay alla consapevolezza di essere gay.
In genere i ragazzi avvertono la masturbazione come qualcosa di estremamente gradevole e nello stesso tempo di proibito che deve essere fatto nel massimo segreto e di cui non si può parlare. Per un ragazzo, essere sorpreso dai genitori mentre si masturba è una delle più terribili umiliazioni. Questi atteggiamenti, spesso complicati da moralismi e da condizionamenti di tipo religioso, contribuiscono, purtroppo, a diffondere un’idea negativa della masturbazione. Eppure la masturbazione è una manifestazione importantissima della sessualità che accompagnerà un ragazzo per tutta la vita e che non sarà comunque messa da parte quando interverranno altri rapporti sessuali, ma interagirà con essi in modo fondamentale. Imparare a conoscere il proprio corpo e le sue reazioni può dare molti spunti per vivere al meglio anche il sesso di coppia.
Una riflessione particolare merita la condanna della masturbazione come peccato grave da parte della Chiesa Cattolica [Catechismo della Chiesa cattolica art. 2396 “Tra i peccati gravemente contrari alla castità, vanno citati la masturbazione, la fornicazione, la pornografia e le pratiche omosessuali.”] La formula usata dal Catechismo è senza appello. I ragazzi che frequentano la chiesa, raccontano regolarmente al prete in confessione di essersi masturbati, usando formule fisse, una, classica: “ho peccato contro la purezza”. Il prete procede (spesso in modo molto meccanico, a chiedere quante volte, se da solo o con altri, quindi ripete le solide formule di condanna della masturbazione e richiede al penitente (o presunto tale) un impegno nell’evitarla. Il penitente si dimostra pentito e viene assolto. In realtà si tratta di un falso pentimento, comunque a tempi brevi il ragazzo tornerà a masturbarsi e addirittura a farlo il più possibile prima della successiva confessione (tanto ormai la purezza è perduta). Poi il ragazzo va di nuovo a confessarsi e il ciclo si ripete. Il risultato è una forte spinta all’ipocrisia da parte della chiesa che sa benissimo come stanno le cose, che i pentimenti non sono pentimenti e che il meccanismo serve solo a indurre surrettiziamente sensi di colpa che tengono un ragazzo in stato di soggezione. Molti preti di fatto non considerano la masturbazione nemmeno un peccato e in questo modo ottengono il risultato di mantenere i ragazzi legati alla Chiesa. Altri operano vere e proprie crociate creando nei ragazzi più sensibili fortissime situazioni di stress, sensi di colpa profondi e inibizioni condizionanti nei confronti della sessualità. Per molti ragazzi la posizione della Chiesa in materia di masturbazione costituisce una causa di sofferenza profonda.
Quanto detto sopra, quando si tratti di ragazzi gay, prende contorni ben diversi. Perché la Chiesa condanna non solo la masturbazione ma direttamente e senza appello l’omosessualità [Catechismo della Chiesa Cattloica, art. 2357 L'omosessualità designa le relazioni tra uomini o donne che provano un'attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Si manifesta in forme molto varie lungo i secoli e nelle differenti culture. La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ». Sono contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.] (Una più ampia collezione di condanne della omosessualità da parte della Chiesa Cattolica si può trovare nel post:
http://nonsologay.blogspot.com/2007/12/omo...i-e-chiesa.html).
Un ragazzo gay all’atto della confessione ha due problemi, uno è quello della masturbazione (comune anche ai ragazzi etero) e l’altro è quello della omosessualità. La stragrande maggioranza dei ragazzi gay avverte la propria omosessualità come cosa talmente naturale che semplicemente e sinceramente non la considera come peccato e continua a confessare solamente “atti impuri” senza alcuna specificazione. Quando, in maniera casuale, emerge in confessione il tema della omosessualità le risposte da parte dei preti, pur se tutte in teoria di condanna, sono in realtà assai varie e variamente possibiliste. Anche qui, probabilmente l’idea che un atteggiamento drastico allontanerebbe definitivamente un ragazzo gay dalla Chiesa ha una parte non trascurabile.
Il vero momento di crisi tra un ragazzo gay e la Chiesa si verifica quando il ragazzo viene a scoprire che la Chiesa pretende da lui la totale castità [art. 2359 del Catechismo della Chiesa Cattolica]. Il altri termini un omosessuale per restare nella chiesa deve negarsi radicalmente perché la Chiesa considera l’omosessualità “grave depravazione”, “funesta conseguenza di un rifiuto di Dio”,“mancanza di evoluzione sessuale normale”, “costituzione patologica”, “comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale” (vedi post citato). Quali opzioni sono possibili per un gay? Egli potrà o tentare reprimersi totalmente per conformarsi a quello che la Chiesa gli chiede, con esiti comunque distruttivi a lunga scadenza, o giocare su una serie infinita di falsi pentimenti e ricadute come nel caso della masturbazione, oppure non tentare di conciliare quello che per definizione e inconciliabile. Spesso i ragazzi tentano la prima strada, la sentono impercorribile, rifiutano l’ipocrisia della seconda e alla fine giungono alla terza, con l’allontanamento definitivo della Chiesa e con la definitiva archiviazione dei sensi di colpa.
Non si può parlare di masturbazione senza accennare a due tematiche importanti che alla masturbazione sono strettamente connesse: la pornografia e fantasie masturbatorie.
Spesso la masturbazione è collegata alla ricerca di immagini o di video di contenuto esplicitamente sessuale. La cosa in sé non è negativa, se i ragazzi che ricorrono alle foto o ai video per masturbarsi lo fanno con la consapevolezza che si tratta di finzioni e non di realtà. Vedere un video porno in genere non sconvolge i ragazzi ma, quando la cosa è caricata di troppe valenze sostitutive di un’affettività reale carente, la pornografia può essere vissuta come un modello della sessualità. Naturalmente queste cose non accadono se i ragazzi che usano la pornografia per masturbarsi sono maturi sotto il profilo affettivo, ma quando si tratta di ragazzi molto giovani o non maturi il modello pornografico rischia di essere interiorizzato come un modello di vita reale, fatto che può portare molti condizionamenti dai quali poi è difficile liberarsi, primo dei quali l’idea della sessualità come “prestazione”.
L’eccitazione sessuale che porta alla masturbazione nella maggior parte dei casi non deriva dalla pornografia ma dalle cosiddette fantasie masturbatorie. Le fantasie masturbatorie sono delle ricostruzioni fantastiche di situazioni ritenute particolarmente eccitanti sotto il profilo sessuale. Nella stragrande maggioranza dei casi le fantasie masturbatorie non partono dalla pornografia ma dal ricordo ben impresso nella mente di situazioni erotiche reali anche molto lontane del tempo. Le fantasie masturbatorie in genere cambiano assai poco nel corso della vita e costituiscono gli archetipi e le unità di misura della sessualità nel senso che un contenuto sessuale della vita reale è spesso ritenuto più o meno sessualmente eccitante a seconda della conformità col modello rappresentato dalle fantasie masturbatrie. La fantasia masturbatoria essendo una manifestazione assolutamente libera della sessualità di un ragazzo, è fortemente indicativa dell’orientamento sessuale profondo di quel ragazzo. In alcuni casi le fantasie masturbatorie non si conservano stabili negli anni ma modificano invece il loro contenuto più o meno rapidamente. Circa un quarto dei ragazzi che finiscono per ritenersi definitivamente gay hanno vissuto in precedenza della fasi di eterosessualità, durate anche anni, con una vera sessualità etero. Questi ragazzi hanno avvertito i primi elementi del’emergere della sessualità gay proprio dalla deriva in direzione gay delle fantasie masturbatorie. Ci sono però ragazzi che, almeno per alcuni periodi della loro vita, si masturbano sia con fantasie erotiche etero che con fantasie erotiche gay. Di norma queste cose sono transitorie e la sessualità finisce per orientarsi da sé o in un senso o nell’altro [non riesco più a masturbarmi pensando a una ragazza]. Talvolta le fantasie masturbatorie possono essere sconvolte a seguito di eventi traumatici a sfondo sessuale. Quando le fantasie masturbatorie cambiano nel corso degli anni, in genere partono come fantasie etero e si trasformano in fantasie gay (il contrario è in effetti rarissimo, personalmente ne ho visto un solo esempio) e rappresentano l’affiorare della sessualità profonda repressa dall’educazione, dalle situazioni ambientali o da esperienze negative. La repressione delle proprie fantasie masturbatorie da parte di un ragazzo è un segno di disagio, di ridotta autostima e di dipendenza psicologica.
GAY E NON GAY
Come è ovvio, le successive tappe dello sviluppo sessuale comportano un complesso sviluppo psicologico che conduce verso l’età adulta. Ma andiamo per gradi.
In età pre-adolescenziale la curiosità sessuale dei ragazzi è fortissima. Il periodo della scuola madia (11-13 anni) rappresenta un momento delicatissimo dello sviluppo psico-sessuale di un ragazzo. Verso i 13 anni, ma anche prima, l’interesse dei ragazzi per l’organo sessuale maschile aumenta notevolmente in relazione al loro sviluppo sessuale. È l’età dei confronti, del voler vedere il pene di altri ragazzi, sia coetanei che più grandi. È l’età del “se mi fai vedere il tuo ti faccio vedere il mio”. Tutto questo, per sé, non ha nulla a che vedere con l’omosessualità. I confronti servono ai ragazzi per valutare il proprio sviluppo sessuale nel tempo e li aiutano a sentirsi in una categoria di normalità. Ci sono però ragazzi gay che avvertono per la prima volta il loro orientamento sessuale proprio in queste occasioni perché si rendono conto che le vivono in modo diverso dagli altri ragazzi, cioè non come solo momento di confronto, ma come soddisfazione di un vero desiderio sessuale.
Per i ragazzi gay la pulsione della sessualità irrompe in modo spesso imbarazzante e a 14/15/16 anni l’erezione diventa un problema non facile da gestire. In situazioni in cui altri ragazzi non hanno l’erezione, un ragazzo gay non solo ce l’ha ma non riesce a controllarla. La sua eccitazione diventa visibile in situazioni in cui gli altri ragazzi non si eccitano. La masturbazione di un ragazzo gay, come ho già detto, è condotta ricorrendo a fantasie tipicamente gay, i contenuti sessuali legati essenzialmente alla nudità di altri ragazzi si imprimono in modo indelebile nella memoria di un ragazzo gay, ciò che ai ragazzi etero non accade, un ragazzo gay si rende conto che i discorsi sulle ragazze, che eccitano gli altri ragazzi, non lo eccitano affatto.
Non toccherò qui il problema dei ragazzi che hanno a quest’età i loro primi rapporti eterosessuali e che si scopriranno poi gay a distanza di anni, perché di questo tema ho parlato spesso, mi fermerò invece sui ragazzi che vivono in questa età, molto precoce, i loro primi contatti sessuali gay e non si tratta certo di minoranze esigue.
Il primo concetto da tenere presente per considerare adulto un comportamento sessuale è legato all’idea di “prestazione”. Mi spiego meglio, spesso, anche tra persone pienamente adulte il concetto di prestazione finisce per dominare il rapporto sessuale. Prestazione significa far vedere che si è all’altezza della situazione, che si è capaci di fare qualcosa che è valutato di per sé. Nel linguaggio degli adolescenti, prestazione significa “essere adulti” o meglio “dimostrare di essere adulti”. Chi si preoccupa di dimostrare di essere adulto evidentemente non lo è ed ha bisogno di una visione elementare della sessualità, di tipo ”tecnico”, con la quale è molto più facile confrontarsi. I ragazzi più grandi, 18/19 anni e oltre, in genere hanno chiara l’idea di sessualità come contatto affettivo e non come prestazione, si innamorano nel vero senso della parola e ricercano essenzialmente un contatto affettivo profondo con i ragazzi che amano, perché li amano. I ragazzi più giovani o sono già su questa linea e allora sono emotivamente già degli adulti, o tendono a spostare tutta la sessualità sul piano della prestazione.
Mi trovo spesso a parlare con ragazzi giovanissimi, di 16 anni e anche meno, che letteralmente “si vantano” delle loro performance a livello sessuale e si ritengono adulti proprio per le loro prestazioni sessuali. Ascolto spesso dei discorsi, anche molto seri, di ragazzi che oltre l’idea di prestazione non sanno andare e che valutano solo “quello che fanno” a livello sessuale e non con chi lo fanno e perché. In alcuni casi si rivelano delle incongruenze incredibili da parte di ragazzi che si considerano gay proprio perché ritengono di tenere dei comportamenti sessuali che secondo loro sono comportamenti gay, anche se la cosa non sta affatto come loro pensano. Per esempio: un ragazzo molto giovane, che affrontava con un atteggiamento estremamente disinvolto ogni tipo di pratica sessuale, rifiutava di baciare il ragazzo con quale aveva rapporti sessuali, reagiva in modo aggressivo a forme di attenzione da parte del suo compagno, ritenute da lui non virili e sostanzialmente cose da persona debole. Questi comportamenti sono palesemente immaturi. I ragazzi (in genere più grandi) che vengono coinvolti da ragazzi giovanissimi come questi in una relazione sessuale, all’inizio si sentono soddisfatti perché per loro il cammino verso il rapporto sessuale è moto facilitato e addirittura ci si arriva nello steso giorno in cui ci si conosce, ma poi, piano piano, si rendono conto che qualcosa non funziona e che il centro del rapporto è costituito dalle prestazioni, dal fare questo o quello. In altri termini un ragazzo più grande si rende conto dell’immaturità affettiva del suo compagno e ne soffre non poco, percepisce in modo sgradevole quella forte sessualizzazione del rapporto che inizialmente gli era sembrata molto gratificante e, ancora peggio, avverte l’inaffidabilità del suo compagno che sta cercando un’esperienza più che una persona.
Va tenuto presente che la vera educazione sessuale è essenzialmente educazione affettiva e che un ragazzo vivrà bene la sua sessualità se avrà raggiunto una condizione affettiva generale soddisfacente. Per favorire la crescita affettiva dei ragazzi gay si possono fare molte cose:
1) Smitizzare la sessualità e presentarla non come cosa trasgressiva e proibita ma come realtà della vita ordinaria di tutte le persone.
2) Parlare di sessualità nel modo più semplice e più diretto possibile, con sincerità e senza assunzione di ruoli, in modo da aiutare i ragazzi a capire realmente di che cosa si tratta e a crescere dal punto di vista affettivo.
3) EVITARE NEL MODO PIU’ ASSOLUTO LE DOGMATICHE DEL SESSO cioè evitare di creare false categorie rigide e di definire i comportamenti sessuali in modo rigido, in questo senso si deve tenere presente che è necessario:
a) sottolineare che gay, etero e bisex sono esclusivamente delle modellizzazioni dei comportamenti sessuali che hanno senso solo se sono considerate delle concettualizzazioni elastiche e orientative nel senso che moltissime persone non si possono classificare in nessuna di queste categorie perché nella sessualità le variabilità individuali sono fortissime e fondamentali;
b) mettere da parte del modo più assoluto i cataloghi dei comportamenti sessuali, cioè evitare nel modo più assoluto di definire quali comportamenti siano etero, e quali gay sia in termini di comportamenti propriamente sessuali che in termini più generalmente affettivi;
c) evitare le enfatizzazioni e mirare soprattutto a sgombrare il campo dai falsi problemi che generano ansia inutilmente, insistendo sull’idea che la vera vita sessuale dei gay ha nella stragrande maggioranza dei casi ben poco di standard. L’esperienza insegna che in molti casi i ragazzi si fanno prendere dall’ansia per problemi sostanzialmente inesistenti o comunque per piccoli problemi, comuni a moltissimi ragazzi, e che si risolvono da sé con la maturazione psico-sessuale della persona.
Un ragazzo gay all’atto della confessione ha due problemi, uno è quello della masturbazione (comune anche ai ragazzi etero) e l’altro è quello della omosessualità. La stragrande maggioranza dei ragazzi gay avverte la propria omosessualità come cosa talmente naturale che semplicemente e sinceramente non la considera come peccato e continua a confessare solamente “atti impuri” senza alcuna specificazione. Quando, in maniera casuale, emerge in confessione il tema della omosessualità le risposte da parte dei preti, pur se tutte in teoria di condanna, sono in realtà assai varie e variamente possibiliste. Anche qui, probabilmente l’idea che un atteggiamento drastico allontanerebbe definitivamente un ragazzo gay dalla Chiesa ha una parte non trascurabile.
Il vero momento di crisi tra un ragazzo gay e la Chiesa si verifica quando il ragazzo viene a scoprire che la Chiesa pretende da lui la totale castità [art. 2359 del Catechismo della Chiesa Cattolica]. Il altri termini un omosessuale per restare nella chiesa deve negarsi radicalmente perché la Chiesa considera l’omosessualità “grave depravazione”, “funesta conseguenza di un rifiuto di Dio”,“mancanza di evoluzione sessuale normale”, “costituzione patologica”, “comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale” (vedi post citato). Quali opzioni sono possibili per un gay? Egli potrà o tentare reprimersi totalmente per conformarsi a quello che la Chiesa gli chiede, con esiti comunque distruttivi a lunga scadenza, o giocare su una serie infinita di falsi pentimenti e ricadute come nel caso della masturbazione, oppure non tentare di conciliare quello che per definizione e inconciliabile. Spesso i ragazzi tentano la prima strada, la sentono impercorribile, rifiutano l’ipocrisia della seconda e alla fine giungono alla terza, con l’allontanamento definitivo della Chiesa e con la definitiva archiviazione dei sensi di colpa.
Non si può parlare di masturbazione senza accennare a due tematiche importanti che alla masturbazione sono strettamente connesse: la pornografia e fantasie masturbatorie.
Spesso la masturbazione è collegata alla ricerca di immagini o di video di contenuto esplicitamente sessuale. La cosa in sé non è negativa, se i ragazzi che ricorrono alle foto o ai video per masturbarsi lo fanno con la consapevolezza che si tratta di finzioni e non di realtà. Vedere un video porno in genere non sconvolge i ragazzi ma, quando la cosa è caricata di troppe valenze sostitutive di un’affettività reale carente, la pornografia può essere vissuta come un modello della sessualità. Naturalmente queste cose non accadono se i ragazzi che usano la pornografia per masturbarsi sono maturi sotto il profilo affettivo, ma quando si tratta di ragazzi molto giovani o non maturi il modello pornografico rischia di essere interiorizzato come un modello di vita reale, fatto che può portare molti condizionamenti dai quali poi è difficile liberarsi, primo dei quali l’idea della sessualità come “prestazione”.
L’eccitazione sessuale che porta alla masturbazione nella maggior parte dei casi non deriva dalla pornografia ma dalle cosiddette fantasie masturbatorie. Le fantasie masturbatorie sono delle ricostruzioni fantastiche di situazioni ritenute particolarmente eccitanti sotto il profilo sessuale. Nella stragrande maggioranza dei casi le fantasie masturbatorie non partono dalla pornografia ma dal ricordo ben impresso nella mente di situazioni erotiche reali anche molto lontane del tempo. Le fantasie masturbatorie in genere cambiano assai poco nel corso della vita e costituiscono gli archetipi e le unità di misura della sessualità nel senso che un contenuto sessuale della vita reale è spesso ritenuto più o meno sessualmente eccitante a seconda della conformità col modello rappresentato dalle fantasie masturbatrie. La fantasia masturbatoria essendo una manifestazione assolutamente libera della sessualità di un ragazzo, è fortemente indicativa dell’orientamento sessuale profondo di quel ragazzo. In alcuni casi le fantasie masturbatorie non si conservano stabili negli anni ma modificano invece il loro contenuto più o meno rapidamente. Circa un quarto dei ragazzi che finiscono per ritenersi definitivamente gay hanno vissuto in precedenza della fasi di eterosessualità, durate anche anni, con una vera sessualità etero. Questi ragazzi hanno avvertito i primi elementi del’emergere della sessualità gay proprio dalla deriva in direzione gay delle fantasie masturbatorie. Ci sono però ragazzi che, almeno per alcuni periodi della loro vita, si masturbano sia con fantasie erotiche etero che con fantasie erotiche gay. Di norma queste cose sono transitorie e la sessualità finisce per orientarsi da sé o in un senso o nell’altro [non riesco più a masturbarmi pensando a una ragazza]. Talvolta le fantasie masturbatorie possono essere sconvolte a seguito di eventi traumatici a sfondo sessuale. Quando le fantasie masturbatorie cambiano nel corso degli anni, in genere partono come fantasie etero e si trasformano in fantasie gay (il contrario è in effetti rarissimo, personalmente ne ho visto un solo esempio) e rappresentano l’affiorare della sessualità profonda repressa dall’educazione, dalle situazioni ambientali o da esperienze negative. La repressione delle proprie fantasie masturbatorie da parte di un ragazzo è un segno di disagio, di ridotta autostima e di dipendenza psicologica.
GAY E NON GAY
Come è ovvio, le successive tappe dello sviluppo sessuale comportano un complesso sviluppo psicologico che conduce verso l’età adulta. Ma andiamo per gradi.
In età pre-adolescenziale la curiosità sessuale dei ragazzi è fortissima. Il periodo della scuola madia (11-13 anni) rappresenta un momento delicatissimo dello sviluppo psico-sessuale di un ragazzo. Verso i 13 anni, ma anche prima, l’interesse dei ragazzi per l’organo sessuale maschile aumenta notevolmente in relazione al loro sviluppo sessuale. È l’età dei confronti, del voler vedere il pene di altri ragazzi, sia coetanei che più grandi. È l’età del “se mi fai vedere il tuo ti faccio vedere il mio”. Tutto questo, per sé, non ha nulla a che vedere con l’omosessualità. I confronti servono ai ragazzi per valutare il proprio sviluppo sessuale nel tempo e li aiutano a sentirsi in una categoria di normalità. Ci sono però ragazzi gay che avvertono per la prima volta il loro orientamento sessuale proprio in queste occasioni perché si rendono conto che le vivono in modo diverso dagli altri ragazzi, cioè non come solo momento di confronto, ma come soddisfazione di un vero desiderio sessuale.
Per i ragazzi gay la pulsione della sessualità irrompe in modo spesso imbarazzante e a 14/15/16 anni l’erezione diventa un problema non facile da gestire. In situazioni in cui altri ragazzi non hanno l’erezione, un ragazzo gay non solo ce l’ha ma non riesce a controllarla. La sua eccitazione diventa visibile in situazioni in cui gli altri ragazzi non si eccitano. La masturbazione di un ragazzo gay, come ho già detto, è condotta ricorrendo a fantasie tipicamente gay, i contenuti sessuali legati essenzialmente alla nudità di altri ragazzi si imprimono in modo indelebile nella memoria di un ragazzo gay, ciò che ai ragazzi etero non accade, un ragazzo gay si rende conto che i discorsi sulle ragazze, che eccitano gli altri ragazzi, non lo eccitano affatto.
Non toccherò qui il problema dei ragazzi che hanno a quest’età i loro primi rapporti eterosessuali e che si scopriranno poi gay a distanza di anni, perché di questo tema ho parlato spesso, mi fermerò invece sui ragazzi che vivono in questa età, molto precoce, i loro primi contatti sessuali gay e non si tratta certo di minoranze esigue.
Il primo concetto da tenere presente per considerare adulto un comportamento sessuale è legato all’idea di “prestazione”. Mi spiego meglio, spesso, anche tra persone pienamente adulte il concetto di prestazione finisce per dominare il rapporto sessuale. Prestazione significa far vedere che si è all’altezza della situazione, che si è capaci di fare qualcosa che è valutato di per sé. Nel linguaggio degli adolescenti, prestazione significa “essere adulti” o meglio “dimostrare di essere adulti”. Chi si preoccupa di dimostrare di essere adulto evidentemente non lo è ed ha bisogno di una visione elementare della sessualità, di tipo ”tecnico”, con la quale è molto più facile confrontarsi. I ragazzi più grandi, 18/19 anni e oltre, in genere hanno chiara l’idea di sessualità come contatto affettivo e non come prestazione, si innamorano nel vero senso della parola e ricercano essenzialmente un contatto affettivo profondo con i ragazzi che amano, perché li amano. I ragazzi più giovani o sono già su questa linea e allora sono emotivamente già degli adulti, o tendono a spostare tutta la sessualità sul piano della prestazione.
Mi trovo spesso a parlare con ragazzi giovanissimi, di 16 anni e anche meno, che letteralmente “si vantano” delle loro performance a livello sessuale e si ritengono adulti proprio per le loro prestazioni sessuali. Ascolto spesso dei discorsi, anche molto seri, di ragazzi che oltre l’idea di prestazione non sanno andare e che valutano solo “quello che fanno” a livello sessuale e non con chi lo fanno e perché. In alcuni casi si rivelano delle incongruenze incredibili da parte di ragazzi che si considerano gay proprio perché ritengono di tenere dei comportamenti sessuali che secondo loro sono comportamenti gay, anche se la cosa non sta affatto come loro pensano. Per esempio: un ragazzo molto giovane, che affrontava con un atteggiamento estremamente disinvolto ogni tipo di pratica sessuale, rifiutava di baciare il ragazzo con quale aveva rapporti sessuali, reagiva in modo aggressivo a forme di attenzione da parte del suo compagno, ritenute da lui non virili e sostanzialmente cose da persona debole. Questi comportamenti sono palesemente immaturi. I ragazzi (in genere più grandi) che vengono coinvolti da ragazzi giovanissimi come questi in una relazione sessuale, all’inizio si sentono soddisfatti perché per loro il cammino verso il rapporto sessuale è moto facilitato e addirittura ci si arriva nello steso giorno in cui ci si conosce, ma poi, piano piano, si rendono conto che qualcosa non funziona e che il centro del rapporto è costituito dalle prestazioni, dal fare questo o quello. In altri termini un ragazzo più grande si rende conto dell’immaturità affettiva del suo compagno e ne soffre non poco, percepisce in modo sgradevole quella forte sessualizzazione del rapporto che inizialmente gli era sembrata molto gratificante e, ancora peggio, avverte l’inaffidabilità del suo compagno che sta cercando un’esperienza più che una persona.
Va tenuto presente che la vera educazione sessuale è essenzialmente educazione affettiva e che un ragazzo vivrà bene la sua sessualità se avrà raggiunto una condizione affettiva generale soddisfacente. Per favorire la crescita affettiva dei ragazzi gay si possono fare molte cose:
1) Smitizzare la sessualità e presentarla non come cosa trasgressiva e proibita ma come realtà della vita ordinaria di tutte le persone.
2) Parlare di sessualità nel modo più semplice e più diretto possibile, con sincerità e senza assunzione di ruoli, in modo da aiutare i ragazzi a capire realmente di che cosa si tratta e a crescere dal punto di vista affettivo.
3) EVITARE NEL MODO PIU’ ASSOLUTO LE DOGMATICHE DEL SESSO cioè evitare di creare false categorie rigide e di definire i comportamenti sessuali in modo rigido, in questo senso si deve tenere presente che è necessario:
a) sottolineare che gay, etero e bisex sono esclusivamente delle modellizzazioni dei comportamenti sessuali che hanno senso solo se sono considerate delle concettualizzazioni elastiche e orientative nel senso che moltissime persone non si possono classificare in nessuna di queste categorie perché nella sessualità le variabilità individuali sono fortissime e fondamentali;
b) mettere da parte del modo più assoluto i cataloghi dei comportamenti sessuali, cioè evitare nel modo più assoluto di definire quali comportamenti siano etero, e quali gay sia in termini di comportamenti propriamente sessuali che in termini più generalmente affettivi;
c) evitare le enfatizzazioni e mirare soprattutto a sgombrare il campo dai falsi problemi che generano ansia inutilmente, insistendo sull’idea che la vera vita sessuale dei gay ha nella stragrande maggioranza dei casi ben poco di standard. L’esperienza insegna che in molti casi i ragazzi si fanno prendere dall’ansia per problemi sostanzialmente inesistenti o comunque per piccoli problemi, comuni a moltissimi ragazzi, e che si risolvono da sé con la maturazione psico-sessuale della persona.
Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta nel Forum di Progetto Gay:
venerdì 14 settembre 2007
CONFESSIONI DI UN GAY SESSANTACINQUENNE
CONFESSIONI DI UN GAY SESSANTACINQUENNE
Non so se devo sentirmi fuori posto pure qua. Voi siete tutti ragazzi e io sono un vecchio, voi quando dite la vostra età vi sentite vecchi a 25 anni! E che dovrei dire io che di anni ne ho 65 finiti. Voi parlate di tante cose, sono cose bellissime, ma sono tutte cose che al tempo mio erano impossibili, la vita che ho fatto io non ve la potete immaginare nemmeno. Io sono del 42, quando sono nato io c’era la guerra, io non me la ricordo perché ero troppo piccolo ma c’era la guerra, le prime cose che mi ricordo sono del 47, ma solo qualche ricordo vago, mi hanno mandato a scuola a 5 anni, allora si usava, ci stavano proprio i banchi vecchi di legno e l’inchiostro per intingere, passava il bidello la mattina a riempire i calamai e c’erano le penne col pennino che si bagnava nel calamaio, già a quell’età bambini da una parte e bambine dall’altra, noi non eravamo bambini e bambine ma maschi e femmine, così ci chiamavano, poi per andare alla prima media dovevi fare l’esame di ammissione perché la maggior parte dei ragazzi andava all’Avviamento, una scuola che c’era allora per quelli che non potevano continuare gli studi. Alle Medie, quelle di una volta, col Latino e le bocciature, sono venuti i primi guai per me, io di essere omosessuale (che brutta parola, non mi piace proprio) l’ho capito verso gli ultimi mesi della terza Media, adesso si dice gay ma allora per dire certe cose c’erano solo le male parole. Avevo 13 anni e avevo scoperto pure allora la masturbazione, è chiaro che l’avevano scoperta pure gli altri ma non era lo stesso, a 13 anni parlavano di donne, non capivano niente ma ne parlavano, io di ragazzi non ne capivo niente lo stesso ma non ne potevo nemmeno palare e poi la masturbazione te la presentavano come il diavolo in persona, ma proprio ti veniva una cosa dentro che ti sentivi come uno che avesse ammazzato una persona, almeno io mi sentivo così, questo tra il 55 e 56, per voi proprio una cosa dell’altro mondo, e quella era una cosa dell’altro mondo, che io credo che certe ossessioni adesso non esistono proprio più, ma allora era una cosa che ti metteva a disagio, ma io mi ci sentivo proprio colpevole, sai, quelli ti dicevano che il sesso serve solo a mettere figli al mondo e tu ci credevi, a me allora che si potesse dire una cosa diversa da quello che dicevano i preti non mi passava proprio nemmeno per l’anticamera del cervello, per me era ovvio che loro avevano ragione e che io stavo dalla parte del torto, così stavano le cose allora. Io poi sentivo parlare sempre di masturbazione e il problema brutto, quello grave grave, pensavo che fosse solo quello, allora si andava alla messa e che dovevi fare, ci dovevi andare e ti andavi a confessare, insomma ogni volta era così, era diventato un po’ una cosa stupida, mi diceva il prete: sei pentito? Io dicevo di sì, ma così per dire, una certa buona volontà ce la mettevo pure, dopo, per evitare di rifarlo, ma tanto quanto poteva durare... tre o quattro giorni al massimo e poi stavamo da capo a dodici. Poi me ne sono andato al Ginnasio e là sono cominciati i problemi grossi. Una volta quando andavamo in quarto Ginnasio ci sentivamo grandi ma i genitori ci mandavano ancora coi pantaloni corti, adesso una cosa del genere non ve la immaginate nemmeno ma allora era così, Poi in classe eravamo 41, un esercito! Il professore di lettere faceva praticamente sempre lezione lui, da quando entravamo a quando uscivamo, allora si andava vestiti bene perché non dovevi fare brutta figura e il professore faceva il bello e il cattivo tempo e quando ti interrogava e ti metteva un brutto voto avevi perso l’anno e non c’era niente da fare, là ho cominciato proprio a capire in modo chiaro, poco dopo l’inizio del quarto Ginnasio, che a me le donne non mi dicevano niente e allora le classi non erano miste. Ho cominciato a guardarmi intorno, i miei compagni non erano malaccio, ma insomma non erano nemmeno quello che volevo io, su 40 non ce ne stava uno che mi piacesse, però ce n’era uno del quinto ginnasio che mi piaceva tantissimo, era un bel ragazzo biondo, io passavo parecchie volte davanti alla classe sua e ci buttavo l’occhio, insomma facevo quello che potevo, poi c’era la lezione di educazione fisica e si andava allo spogliatoio ma era tutta una cosa per dire, palestra non ce n’era, si faceva lezione in cortile, un poco di corsa qualche esercizio a corpo libero e basta. Non c’erano docce, niente, assolutamente niente, lo spogliatoio era una cantina che faceva paura, tutto sporco, allora l’educazione fisica non contava molto. I ragazzi venivano quasi tutti con la tuta, quelli che non venivano con la tuta si toglievano i calzoni e sotto c’avevano già i pantaloncini da ginnastica e questo era tutto, poteva anche capitare che qualcuno rimasse in mutande per due secondi ma era una cosa rarissima e poi ogni minuto venivano a urlare che si doveva fare presto, questa era la cosa. I compagni miei al massimo si toglievano i pantaloni e avevano i pantaloncini da ginnastica sotto, che già era una cosa che a me mi sembrava uno spettacolo pornografico, insomma ho visto dall’orario che quelli del quinto ginnasio avevano l’ora di educazione fisica dopo di noi e me la sono presa comoda, il mio scopo ce l’avevo, sono scesi quelli del quinto ginnasio e io ho visto il ragazzo biondo che mi piaceva in mutande, ma così, per due secondi, ma era una cosa che per me era proprio inebriante, mi sembrava di avere fatto chissà quale esperienza sessuale, mi sembrava di avere superato un tabù, poi mi sono venuti i sensi di colpa, la purezza, un’altra parola terribile di quando ero ragazzo, una cosa che me la sentivo sulla testa come una condanna, fatto sta che sono andato a confessarmi e ho trovato un prete che mi ha confessato senza confessionale, io ho detto la verità, esattamente la cosa come stava ma la reazione non è stata la solita predichetta che ti facevano quando dicevi che ti eri masturbato, la musica era cambiata ed era molto più pesante, io mi sentivo in colpa ma mica tanto, il prete ha detto che era contro natura e tante altre cose una paggio dell’altra, poi mi ha chiesto se ero pentito e io ho detto la verità, ho detto di no, lui si è arrabbiato e mi ha cacciato via. Praticamente da allora è cominciata la mia vita lontana dalla chiese. Ma io in quel momento e pure adesso non riuscivo e non riseco a capire che cosa avevo fatto di terribile. In sostanza il ragazzo del quinto ginnasio di me non si è nemmeno accorto, io l’ho osservato e non lo dovevo osservare, ma c’erano altri 30 ragazzi lì intorno... ma io l’avrei guardato con gli occhi della concupiscenza. Questo era il discorso ed era così pesante perché io ero un ragazzo e quello era una ragazzo, che se fosse stata una ragazza la storia sarebbe stata completamente differente! Questi ragionamenti mi hanno messo chiaramente in testa che o dovevo violentarmi ed essere quello che non ero o dovevo tenermi alla larga dalle chiese perché lì per me non ci sarebbe mai stato posto e soprattutto, non ho mai capito che cosa c’entrino tutte queste cose con le cose serie della religione che mi piacevano e mi piacciono. Ma perché bisogna allontanare un ragazzo da cose che potrebbero avere un senso facendolo sentire un verme, perché io così mi sentivo, e dico adesso, col senno di poi, perché si deve togliere a una persona la possibilità di essere onestamente quello che è, quello che è senza fare male a nessuno? Qua non c’entra niente la violenza, qua era tutta una cosa interna, mia psicologica, e mi sono sentito condannato pure per quello! Da dire ce ne sarebbe tanto, ma per adesso finisco qua.
mercoledì 5 settembre 2007
GAY E RELIGIONE
GAY E RELIGIONE
Il blog è carino e decisamente non standard, quindi penso che continuerò a leggerlo ma, secondo me ci manca una cosa, cioè ci manca un argomento che io penso abbia condizionato la vita di tantissimi ragazzi gay, io al primo posto. So bene che sto per buttare un sasso nello stagno e potrei sollevare un’ondata alta ma credo che non si debbano avere tabù. Quali sono i rapporti tra i gay e la religione? Mh... guardate bene che io non voglio parlare di preti gay e simili, problema che meriterebbe un approfondimento serio anche da parte del mondo gay, che invece si ritira in buon ordine, io voglio parlare dei rapporti tra la maggioranza dei ragazzi gay e la religione, la cosa dal mio punto di vista è fondamentale ma il tabù è così grosso che si evita di lasciarsi coinvolgere in questioni simili. Non so voi, ma io l’ho vissuta come una vera angoscia. Quando ero piccolo non mi rendevo bene conto, poi tra i 13 e i 14 anni ho scoperto insieme due cose nuove: una è la religione e l’altra è che sono gay. Dico subito che la religione mi sembrava una cosa bella per alcuni suoi contenuti, come la fratellanza universale, l’idea di vincere la morte, l’idea di dare un senso profondo alla vita, e non si può negare che queste cose abbiano un fascino fortissimo, ma da altri punti di vista mi sembrava molto formale, legalistica, se vogliamo il contrario di come avrebbe dovuto essere. Sull’altro fronte la scoperta della sessualità e del fatto di essere gay, che non è stata affatto un trauma per me, aveva altre attrattive, se vogliamo meno metafisiche e decisamente più concrete, tanto più per un ragazzino che sta crescendo. Gli altri ragazzi avevano per me anche un’attrattiva sessuale e questo non lo potevo negare neanche a me stesso. A quel tempo frequentavo gli ambienti della parrocchia che, tutto sommato, avevano una loro dignità. C’era il prete, si facevano delle riunioni periodiche per parlare di morale e anche un po’ di sesso. Il prete era prudente, per esempio aveva come regola di non confessare i ragazzi, una cosa molto intelligente per evitare di creare imbarazzo. Per di più dove andavo io le ragazze erano pochissime, non erano escluse ma quasi si escludevano da sé. Per un ragazzo come me, andare in un posto come quello significava andare in un posto che stava bene ai miei genitori e nello stesso tempo poter stare a contatto diretto con molti altri ragazzi, ci si stava bene, si giocava a biliardino, si chiacchierava, si parlava col prete, ecco, sì, si parlava col prete e qui io cominciavo a sentirmi fuori posto. Ci si vedeva tutti insieme in una stanza e poi si cominciava a chiacchierare e a fare domande, anche di sesso e anche non troppo generiche, la cosa però a me suonava strana, noi eravamo tutti ragazzi e si parlava solo di ragazze, in pratica il prete se la cavava abbastanza bene a parlare di sesso etero e di morale, ma di gay (sesso o non sesso) non parlava mai, tabù totale. In sostanza non era il sesso l’argomento tabù ma l’omosessualità. La cosa a me non piaceva. E poi c’era un altro argomento che è stato la mia vera ossessione di qualche anno fa: la masturbazione. [Nota per gayproject. Se vuoi questa parte la puoi tagliare, ma io la lascerei] Dico ossessione perché facevo di tutto per non ricaderci, ma siccome madre natura è più forte di noi inevitabilmente ci ricadevo e dovevo andare a confessarmi e così via praticamente all’infinito. La storia della masturbazione in effetti rappresentava in modo chiarissimo l’oscillazione continua dei miei interessi tra la religione e il sesso, badate bene sesso gay, particolare che omettevo sistematicamente. Certe volte mi sono imposto delle forme di autodisciplina spaventosa per cercare di resistere, per un po’ ci riuscivo, al limite con sforzi titatnici anche per un mese, ma poi come si fa? Poi, con gli anni, mi sono chiesto il senso di tutto questo e il perché non l’ho trovato, ma non l’ho trovato onestamente, e allora certe cose della religione mi sono sembrate come una sovrastruttura inventata solo per tenere le persone sotto scacco più facilmente. Per qualche anno ho ancora oscillato diciamo così tra il paradiso e l’inferno, poi mi sono detto: ma io ho una coscienza, il Padre eterno me l’ha data e non usarla sarebbe una bestemmia, da allora ho cominciato a ragionare in un altro modo, prima di agire mi chiedevo se ero veramente onesto fino in fondo, ma se la risposta della mia coscienza era sì non davo più retta a nessuno e in fatto di sentimenti gay la risposta è stata quasi sempre sì. Vorrei spiegarmi meglio. Quando mi innamoravo di un ragazzo e dovevo capire come comportarmi nei sui confronti, seguivo due criteri, il primo era quello della spontaneità, mi chiedevo: se non ragionassi e agissi di istinto che cosa farei? E poi mi chiedevo se quella scelta istintiva potesse essere sbagliata per quel ragazzo, cioè mi chiedevo se avevo delle finalità nascoste nei suoi confronti, qualche volta ho pensato di averne e allora ho fatto una scelta che mi è costata molto e ho fatto quello che pensavo “onestamente” essere il meglio per quel ragazzo e non per me, ma la maggior parte delle volte le scelte istintive mi sembravano anche quelle più radicalmente morali: in pratica dire sempre la verità a meno che non ci fosse il rischio di fare male all’altro, ma mai per interesse mio. Questa non è una logica stupida e non è nemmeno una morale difficile da applicare perché se ami qualcuno vuoi veramente il suo bene. Insomma avete capito come la penso. Quanto alla religione dopo certe prese di posizione della chiesa penso onestamente, che essere gay senza ipocrisie sia inconciliabile con quello che dice la chiesa. Ho letto i documenti ufficiali sulle “persone omosessuali” e anche quelli per proibire l’omosessualità nei seminari, ho letto queste cose con grande rammarico perché non faranno che creare altra sofferenza, per esempio ai preti omosessuali che sicuramente ci sono e che così sono ulteriormente schiacciati. Mi chiedo, e anche qui me lo chiedo con tutta onestà: ma lo capiscono quello che stanno facendo? Ho sentito un prete che diceva che chi fa propaganda gay (cosa assurda perché essere gay non è una questione ideologica e la propaganda in queste cose non ha senso) ha la coscienza “cauteriata”, che nel linguaggio dei moralisti ecclesiastici significa che ha la coscienza tanto bruciata da non rendersi nemmeno conto del proprio errore. Non c’è bisogno di dire che “in tutta onestà” la cosa mi sembra grottesca. Potrei arrivare a scusare queste persone se pensassi che veramente non sanno quello che fanno, ma purtroppo credo che lo sappiano benissimo.
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