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venerdì 4 gennaio 2008

I GAY E IL COSTO DELLA FALSA MORALE

Cari Amici,
mi rivolgo qui soltanto a voi, non al pubblico di quelli che non vogliono o che non possono capire, quante volte, in altri tempi, ho io stesso predicato contro l’dea di costruire un mondo solo gay, una specie di ghetto, se vogliamo, di prigione o di fortezza dove ci si possa richiudere al riparo dal mondo esterno. E’ vero, tra i gay c’è una identità debole e ogni tentativo di costruire un po’ di dialogo urta contro difficoltà enormi, contro diffidenze, contro meccanismi più o meno coscienti di rifiuto, ma io credo che i gay, tutti i gay, abbiano in comune almeno la difficoltà di vita. L’attività del blog nella mia giornata è marginale, in effetti passo almeno 10 ore al giorno, ma sono arrivato fino a 20, in chat. Parlo sempre con ragazzi gay, i quarantenni sono rarissimi, i trentenni sono pochi, la maggior parte dei ragazzi che incontro sono tra i 20 e i 30 anni. Con questi ragazzi si formano rapporti importanti e il dialogo è estremamente serio. Da queste chat sto imparando tantissimo, sto veramente aprendo gli occhi. Qualcuno dice che esiste un vittimismo gay, chi lo dice, probabilmente, non capisce quello che dice. In questi ragazzi, in tutti, chi più chi meno, io vedo gli effetti del condizionamento psicologico al quale sono sottoposti ed è un condizionamento pesantissimo. Ieri pomeriggio ho parlato con un ragazzo al quale voglio veramente bene, perché lo sento anche psicologicamente molto vicino. Era felice, da un po’ di tempo ormai ha visto il suo sogno d’amore realizzarsi, ha incontrato un ragazzo che gli vuole bene ed è letteralmente rinato. Ebbene, mi diceva di avere il terrore di tornare a casa, non ci voleva tornare più. Quando un rapporto d’amore vero si realizza e può, in prospettiva, cambiare la vita di due ragazzi, per loro finiscono le attese e comincia una durissima lotta per la sopravvivenza. I due ragazzi dei quali ho parlato lavorano entrambi, ma non possono pensare di vivere insieme, i rapporti con le famiglie andrebbero in crisi e l’emarginazione sociale la proverebbero sulla loro pelle. Io mi sono chiesto: ma perché questi due ragazzi devono sentire la loro felicità cosi pesantemente condizionata? E in nome di che cosa? Che cosa stanno facendo di male? Che danno stanno portando alla società? Questo è solo un esempio. La maggioranza dei ragazzi non è neppure in questa condizione, che è già una condizione molto privilegiata in cui un rapporto affettivo serio esiste veramente. La maggioranza dei ragazzi si trova in una situazione di totale solitudine affettiva, sono ragazzi che hanno fame d’affetto nel senso più profondo del termine ma sono condannati alla solitudine perché i gay non hanno visibilità, perché vicino a loro ci sono tantissimi altri ragazzi che vivono esattamente le stesse cose, ma, come loro, vivono nascosti, per paura delle reazioni delle famiglie e della società. Ma perché un ragazzo gay deve essere condannato a scegliere tra l’amore dei suoi familiari e quello del suo ragazzo? In nome di quale principio? E la solitudine sostanziale porta a commettere errori anche gravi nel tentativo di uscirne e, ciò che è paggio, diventa spessissimo una condizione cronica. I ragazzi giovani hanno delle prospettive concrete perché hanno il tempo dalla loro, quelli più grandi il tempo se lo sono visto scivolare tra le mani giorno per giorno in una serie infinita di rinvii vissuti con speranza sempre più debole. Questi ragazzi, quando si avvicinano ai 28/30 anni cominciano a rendersi conto del destino reale che li aspetta che è quello di persone che non si realizzeranno mai, si rendono conto che i loro desideri non diventeranno mai realtà e che gli anni passeranno uno dopo l’altro per condurli a un destino di solitudine anche nella vecchiaia. Eppure io conosco tanti di questi ragazzi e so che persone sono, so che per loro l’amore è una parola altissima, so che sarebbero capaci di qualunque cosa per il loro ragazzo... ma quel ragazzo non c’è, e per molti di loro non ci sarà mai. La speranza in termini di una qualche concretezza esiste solo per i ragazzi più giovani, ma anche questo è vero in modo molto relativo. Perché quella possibilità è solo potenziale. I lettori di questi blog sono centinaia, ma i ragazzi che sono arrivati a conoscersi e a parlare in chat tra loro sono pochissimi. E i trentenni, salvo poche eccezioni, si sono tutti arresi, quelli oltre i 40 non li vedi nemmeno, ormai per loro la parola gay è solo causa di malinconia e l’idea di una realizzazione affettiva è persa per sempre. E tutto questo in nome di che cosa? Questi sono gli esiti reali della cosiddetta morale. Secondo tanta gente è morale distruggere la vita di tantissime persone, è morale porre degli ostacoli alla felicità altri, è morale condannare dei ragazzi a una solitudine senza esito. Questa è la logica della discriminazione, la logica delle valutazioni a priori, l’esito del più radicale oscurantismo intellettuale e morale! Quanto bisogno si sente di una moralità vera! Chi ha orecchio per intendere intenda!

giovedì 18 ottobre 2007

VITA E MORTE DI UN RAGAZZO GAY VENTUNENNE

La mia è una storia terribile, ma forse è bene che la racconti perché potrebbe servire a tanti ragazzi. Io mi chiamo Luigi, 22 anni, sono di Parma, e bisogna che ve lo dica subito, lui si chiamava Marco ed era di Reggio Emilia, adesso avrebbe la mia età ma non c’è più da undici mesi. C’eravamo conosciuti in discoteca a Bologna, neanche un mese prima dell’incidente. Marco era di una vitalità e di una spensieratezza totale, ma anche di una incoscienza totale e questo fatto l’ha rovinato, io allora ero un gay ventunenne, mezzo depresso e mezzo in cerca di avventure, lo dico chiaro, di avventure sessuali, a me delle altre cose me ne importava proprio poco, il sesso era una fissa. Lui esplosivo, sempre gasatissimo, per niente represso, di quelli che il fatto che sono gay te lo dicono subito senza nessuna difficoltà, mentre ti sorridono e ti guardano dritto negli occhi. Lui ne faceva anche di quelle che non doveva fare, bere gli piaceva e forse non solo quello, almeno qualche canna e più di qualche e, io penso, anche qualche pasticca, perché certe volte non mi sembrava più lui. Insomma, mi guarda negli occhi, mi stringe la mano in modo molto avvolgente, quasi provocatorio, poi mi dice a bruciapelo “Io sono gay e tu?” ... io sono rimasto imbarazzatissimo e lui ha capito tutto. Non avevo fatto nemmeno a tempo a dirgli come mi chiamavo e lui già se ne era andato a scatenarsi sulla pista da ballo... era incontenibile, quando ballava lui gli altri gli facevo largo... prima ha tolto la ragazza a un ragazzo e l’ha fatta ballare in modo frenetico mentre gli altri gli stavano tutti in cerchio intorno e fino a qui quasi niente di strano, poi ha riconsegnato la ragazza e si è preso di forza un ragazzo, ma un ragazzo che stava con una ragazza, e l’ha letteralmente travolto nel ballo, anche in un ballo molto sensuale, quello prima non sapeva che dire, pi c’è stato e gli altri hanno applaudito. Poi Marco è venuto dove stavo io, era sudatissimo ma sorridente, con tutti capelli appiccicati alla fronte per il sudore, si è seduto a abbiamo parlato un po’, mentre lui mi teneva per mano sotto il tavolino, poi m’ha passato un braccio sulla spalla e ha cominciato a stringermi a sé, a quel punto l’erezione era irrefrenabile e l’imbarazzo proporzionale all’erezione. Non ero assolutamente abituato a cose del genere e mi pareva che Marco mi stesse abbordando come si abborda una puttana, ma nello stesso tempo ero tentatissimo di superare tutti i miei freni inibitori... Poi mi ha messo una mano sulla gamba e io mi sono spostato perché la cosa mi è sembrata proprio aggressiva, lui ha alzato le mani e mi ha detto”Ok! Hai ragione... sto facendo lo str... scusa!” Poi ci siamo seduti su un divanetto, lui appoggiato alla mai spalla. Era una bella sensazione, questo ragazzo così esplosivo vicino a me... dopo qualche minuto però si è ributtato a ballare e io sono rimasto di nuovo solo. Insomma tutta la serata è passata tra provocazioni sessuali esplicite, scuse più o meno accettare, in una specie di gioco tipo: “Mamma, Ciccio mi tocca ... Toccami Ciccio che mamma non c’è!” però era un gioco al rialzo... e come sarebbe andata a finire sembrava assolutamente ovvio... e invece non è finita così. Alle due e mezza mi ha detto: “Io vado... tu che fai?” Ma non era solo una proposta di tornarsene a casa, no... era una proposta sessuale esplicita... Io gli ho detto che sarei andato con lui e siamo usciti fuori ma lui non si reggeva in piedi, io avevo bevuto pochissimo ma lui era ubriaco del tutto se non era addirittura impasticcato, gli ho detto che lo avrei accompagnato a casa in macchina, ma lui aveva lì la moto e non la voleva lasciare a Bologna per nessuna ragione, ho insistito nel dirgli che non poteva guidare e che era pericoloso, a un certo punto ho provato proprio a impedirgli fisicamente di prendere la moto e lui è diventato una furia, in breve ci siamo presi a botte in modo violento e anche il suo modo di aggredire, secondo me, era proprio il segno che non era padrone di se stesso. Però lui era più piccolo di statura e poi era stanchissimo e ubriaco e sono riuscito a neutralizzarlo per un po’... e allora s’è messo a urlare come se lo stessi scannando e sono corsi quelli della vigilanza e lui ha detto che avevo provato a rubargli la moto ma non era assolutamente vero, quelli volevano chiamare i carabinieri e stava succedendo il finimondo, era venuta gente a vedere, era diventato uno spettacolo, allora lui ha detto che aveva scherzato e che io ero il suo ragazzo e che lui era geloso e che ci eravamo picchiati per questo e mi ha baciato in bocca davanti a tutti, io non ho reagito e quelli piano piano se ne sono andati. Mi ha chiesto il numero di cellulare e gliel’ho dato perché Manco su di me aveva un potere fortissimo. Quando siamo rimasti soli ho provato a tornare sul fatto che non doveva guidare, ma m’ha detto violentemente: “Ma vaffan....!”, m’ha buttato per terra con uno spintone, si è messo a cavallo della moto ed è partito. Io ci sono rimasto come un imbecille. Il giorno appresso m’ha richiamato, sembrava un’altra persona, mi ha chiesto se ci potevamo vedere e gli ho detto di sì, ma sono andato io a Reggio e col treno... Abbiamo passato un pomeriggio splendido, sembrava addirittura esitante, quasi timido, mi ha detto che gli sarebbe piaciuto andare a letto con me, proprio così, e io gli ho detto che prima l’avrei messo alla prova e mi ha chiesto in che senso. E io gli ho detto che se voleva potevamo passare insieme la notte tra sabato e domenica nella casa di campagna dei miei, tra l’altro comodissima sia per me che per lui perché esattamente a metà strada tra Parma e Reggio. Lui non sapeva che fare era molto esitante ma poi mi ha detto di sì. Per due sabati siamo andati in campagna in piena libertà. Era una ragazzo meraviglioso, buono, generoso, tenero, per niente prevaricatore. Il sesso tra noi era proprio una cosa dolcissima, una forma di coinvolgimento totale. Se ci ripenso mi vengono gli incubi. Il terzo sabato avremmo dovuto fare come avevamo fatto gli altri due ma lui mi telefona e mi dice... domani non vengo da te, ci vediamo la settimana successiva, io sono rimasto perplesso e volevo sapere il perché, lui mi ha detto che doveva andare il sabato sera a Bologna a riportare a casa una zia che si era operata, io non ho insistito, ci siamo scambiati un po’ di coccole telefoniche... a me non sembrava che ci fosse nulla di strano. Il sabato l’ho passato con i miei che ne sono stati piuttosto contenti. la sera sono andato a dormire tranquillo. La mattina ho aperto la TV e ho sentito che tra Modena e Reggio, verso le tre e un quarto della notte, c’era stato un incidente ed erano morte tre persone un ragazzo si 21 anni su una moto e due ragazzi di Milano su una macchina. Ho visto la moto... si è vista proprio la targa ed era quella di Marco. Sono andato in bagno e ho rimesso tutto quello che avevo in corpo, mi è preso un senso di disperazione totale, i miei si sono allarmati, ho detto che quel ragazzo era un mio amico (i miei non sanno che sono gay) e loro hanno cercato di consolarmi, ma mi prendevano dei crampi violenti allo stomaco con conati di vomito anche se non c’era più nulla da vomitare. Abbiamo dovuto aspettare l’autopsia per il funerale, è risultato che aveva un tasso alcolico molto più alto del limite e aveva preso anche le anfetamine. In chiesa, al funerale, io pensavo solo al suo modo di fare l’amore, a certe sue tenerezze e mi dicevo: “Non c’è più! Non c’è più!” e mi sembrava impossibile. Adesso voglio solo stare solo, voglio stare tutta la vita da solo, mi sento finito dentro. Ragazzi, per carità! Ve lo dice uno che ha avuto la vita rovinata... non buttate via la vita per un po’ d’alcol o per una pasticca. Se volete bene a qualcuno pensate a lui prima di comportarvi in modo irresponsabile.

martedì 2 ottobre 2007

AMORE GAY E DISPERAZIONE

Ieri sera ho trovato nella casella postale del sito MSN un messaggio molto importante, in allegato c’erano le chiavi di accesso ad un file depositato su MediaFire. L’ho scaricato. Conteneva un diario di 24 pagine. Il messaggio di accompagnamento spiegava che dal diario erano stati eliminati tutti gli elementi che potessero rendere identificabili i protagonisti, ma che l’autore avrebbe gradito che la vicenda fosse pubblicata al più presto su questi blog, nella speranza che il coprotagonista della storia (che sicuramente conosce questi blog) potesse leggerla. La richiesta, come capirete dal seguito, aveva il sapore della disperazione. In sostanza questo post è un messaggio ad personam, che mi auguro possa arrivare a destinazione. Io ho cercato di non stravolgerlo nel tentativo di ridurlo quantitativamente, in modo che possa rimanere riconoscibile al vero destinatario. Questo diario è uno dei più bei documenti di vita gay che mi sia mai capitato di leggere e ringrazio di cuore chi me lo ha invitato. Non ho aggiunto nulla, mi sono limitato a tagliare ciò che non appariva essenzialissimo.
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Domenica, il giorno prima.
- Domani comincia questo benedetto corso. Il concorso è andato bene e sono contento ma non mi va di partire, non mi va di stare tanto tempo tra gente che non conosco. Che cosa troverò? Io penso che dovrò stare totalmente solo, almeno qui qualcuno lo conosco ma lì si parte da zero. Mi sta cominciando a venire il panico. Mamma mi ha detto che sono ragazzi “come me”, ma non è vero, sotto certi profili almeno non è vero. Ma come posso spiegare a mamma una cosa del genere? Basta! Non ci voglio andare! Potrei trovare pure un altro lavoro qua... Lo so che ci devo andare per forza ma non mi piace... Uffa! Non ci voglio nemmeno pensare, mi voglio godere almeno questi ultimi momenti di libertà. Da domani sarà come vivere in galera, 24 ore su 24, una pazzesca recita continua.
Lunedì, primo giorno.
Che giornata! Mi sento proprio scombussolato: il viaggio, l’arrivo, l’alloggio, le regole, i compagni, gli orari da caserma... un orrore! Io amo la libertà, non posso sopravvivere qua dentro! Ma oggi mi sento strano, perché un po’ c’è lo schifo delle cose in sé e un po’ c’è un’altra cosa. Oggi ho incontrato lo sguardo di un ragazzo, che purtroppo non è del mio gruppo e che quindi non potrò mai vedere. Qui ci organizzano per gruppi di 20, io sto al primo e lui sta al quinto. Stavamo tutti nel grande cotile dopo le prime tre ore di lezione, perché c’era una pausa di mezz’ora... è un bel ragazzo, ma di bei ragazzi qui ce ne sono tanti e io non posso non osservarli. Ne avevo osservati tanti... belli sì, però non so perché non mi dicevano gran che, poi ho visto lui, non so nemmeno come si chiama, e mi sono fermato a guardarlo e se n’è accorto. Mi sono sentito come un ladro preso con le mani nel sacco, ho avuto proprio un brivido, ma quando lui mi ha guardato sembrava quasi compiaciuto, quando io ho distolto lo sguardo lui non l’ha fatto, io ho dovuto guardarlo negli occhi un’altra volta per cercare di mascherare l’imbarazzo, come se fosse una cosa ovvia, e lui mi ha sorriso. Per me è stato un brivido totale! Non ha girato lo sguardo, non ha fatto finta di non vedere e ha sorriso... Dio, come vorrei che fosse vero! Non so se lo amo, forse è stupido dirlo e forse è troppo presto... però quello sguardo me lo sento in fondo agli occhi e mi brucia ancora... ma perché non posso parlare con te? Ma perché devo solo perdere tempo? Non è giusto? Io voglio sapere! Per me è troppo importante.
Martedì, secondo giorno.
Mi sento eccitatissimo, stanotte non potrò dormire... E’ vero! Accidenti! E’ vero! Non me lo sono inventato io! Si chiama Marco, oggi alla pausa abbiamo parlato per dieci minuti, ci siamo presentati, dopo un minimo di convenevoli, dato che si vedeva benissimo che non ce n’era bisogno, io gli ho chiesto a bruciapelo: “... e la vita affettiva come va?”. Lui mi ha risposto: “forse non ho mai trovato la persona giusta...” poi mi ha guardato negli occhi e mi ha detto: “... però credo proprio che le cose stiano per cambiare”, ha accennato un sorriso e mi ha chiesto: “... tu che ne pensi?”. Sempre guardandolo negli occhi io gli ho detto: “... lo credo anch’io” e lui ha detto: “be’ ... quello che pensi tu è fondamentale” poi è venuta gente e la conversazione è finita lì. Tutto questo è successo circa 12 ore fa e da quel momento io non riesco più a pensare ad altro... Conto i minuti fino alla prossima pausa di domani perché non lo posso rivedere prima perché ha altri orari e turni di mensa diversi dai miei, in pratica ci possiamo vedere solo 20 minuti al giorno e io vivo solo per quei 20 minuti. Questo posto l’ho odiato, ma adesso mi sembra il posto più bello del mondo, le attese sono terribili, me lo vedo davanti ogni secondo, mi sembra di sentirne la voce, di vedere la sue mani, che sono perfette, io le bacerei se potessi... Marco! Ricordati che esisto! Non mi lasciare solo!
Mercoledì, terzo giorno.
Oggi sono andato letteralmente in estasi, ma proprio la sensazione di coinvolgimento sessuale è stata fortissima, con momenti anche imbarazzanti. All’ora della pausa ce ne siamo andati in un posto un po’ appartato e Marco mi ha stretto le mani, tutte e due, e le ha strette fortissimo! Le sue erano calde, vive, le sue bellissime mani, poi mi ha mollato di botto e si è allontanato, sul momento ci sono rimesto malissimo, poi ho visto passare gente. In un posto come questo che due ragazzi si appartino anche solo per tenersi per mano non è immaginabile. Non mi sono nemmeno reso conto di quello che è successo dopo, siamo rientrati in aula e adesso devo aspettare fino a domani. Ma io il calore delle sue mani lo sento ancora, è come se ne portassi l’impronta fisica. Marco mi ha voluto regalare un istante di contatto fisico. La mia reazione anche fisica è stata immediata e pure la sua e forse il fatto che sia durato in tutto pochi secondi ha evitato situazioni molto imbarazzanti. Ma io adesso non posso non sognarmelo, non posso non sognare di abbracciarlo nudo contro nudo, di sentirne il respiro sulla pelle. Io lo voglio, non poso stare senza di lui! Mi manca fisicamente! Lo desidero proprio a livello sessuale. Stanotte dovrò accontentami di fantasticare perché non posso masturbarmi perché non sono solo in camera, ma credo che arriverò all’orgasmo anche senza toccarmi perché la cosa è travolgente... ma come posso pensare di stare lontano da lui? Io ho bisogno del suo contatto fisico come dell’aria per respirare...
85° giorno.
Ormai ci manca poco... lo vedo solo 20 minuti al giorno perché anche il sabato pomeriggio e la domenica qui ognuno sta con quelli del suo gruppo... qui funziona così... 20 minuti al giorno per alimentare 24 ore di desiderio bruciante. La presenza di Marco ha assorbito tutte le mie energie sessuali. Vado tranquillamente a fare la doccia con gli altri, li vedo nudi nello spogliatoio e mi spoglio nudo anch’io e non me ne importa nulla! Ma proprio non mi fa alcun effetto! E dire che era una delle cose che temevo di più! Gli altri è proprio come se non ci fossero, ma se penso a Marco anche per un istante vado in erezione incontenibile e io a Marco ci penso 24 ore al giorno, cerco di adottare qualche precauzione per non finire in situazioni imbarazzanti... ma non sempre va bene... qualcuno se n’è accorto ma loro non sanno il perchè, per fortuna ragionano usando il loro metro.
86° giorno
Dovrebbe essere tutto un paradiso ma mi vengono le angosce, mi viene l’idea ossessiva che possa stancarsi di me, che possa tornare nel suo mondo una volta finta questa specie di carcere meraviglioso, mi viene l’angoscia di quello che gli devo dire, non so mai se quello che gli voglio dire è troppo o troppo poco, non lo voglio assillare ma gli vorrei strillare che senza di lui non ce la farei proprio a vivere, perché innamorarsi è bellissimo ma è pure un’angoscia, ho continuo bisogno di rassicurazioni ma non le posso avere... Marco! Pensami! Ti prego pensami! Come vorrei che ti masturbassi pensandomi! Un contatto fisico con te lo voglio disperatamente e al massimo mi stringi le mani per pochi secondi... Ma non è giusto... ma perché devo soffrire come un cane?
89° giorno
E’ finita, domani ci diranno dove ci manderanno, non possiamo chiedere che ci mandino insieme, sarebbe troppo pericoloso, posso solo sperare che succeda, ma la probabilità è bassissima e non mi posso illudere. Oggi mi hai passato una mano tra i capelli! E’ stato un brivido bellissimo!
90° giorno
E’ andato tutto storto, lui in Sardegna e io a Napoli... La vita è uno schifo! Mi prende uno sconforto totale... quando ci hanno congedato ce ne siamo andati a cena insieme, una cosa che me la ricorderò per tutta la vita. Dobbiamo stare separati almeno tre anni! Ma perché? Ma come si può vivere così? Macro! Io a vivere senza di te non ce la faccio!
100° giorno
Marco! Fatti vivo, ti supplico, lo so che dove stai tu è difficile ma basta poco, un sms, solo un sms! Io mi sento solo e disperato, non ce la faccio proprio più ad andare avanti, ti ho mandato diversi sms e tu non hai risposto... ma perché? Non è giusto! Non mi lasciare in questa disperazione!

domenica 30 settembre 2007

GAY ALLA DISPERAZIONE

Riporto qui di seguito una pagina amara di diario di un gay cinquantenne ormai rassegnato al fallimento della sua vita affettiva. Conosco l’autore di questa pagina, si tratta di una persona apparentemente gioviale, se lo inviti a prendere una pizza ti dice sempre di sì, ma un dialogo vero con lui non sono mai riuscito ad averlo, sembra sempre lontano e disinteressato a qualunque cosa, poi mi ha dato questa pagina di diario letteralmente stappata da un’agenda e io ho avuto paura che meditasse propositi terribili ma mi ha detto che con la depressione e col senso del vuoto totale è abituato a convivere e che forse in quello che ha scritto si è lasciato andare un po’ troppo. Di tanto in tanto ci si vede ma non si riesce mai a parlare. Ma adesso veniamo a quello che ha scritto.

“Ci sono giornate nelle quali si arriva alla sera con addosso un senso di agitazione profonda, di insicurezza, di esitazione, ma anche di rabbia, di violenza a stento contenuta. Sembra che non ci siano più, non dico certezze, che forse non ci sono mai state, ma nemmeno punti di riferimento, la sensazione di smarrimento è totale, ci si sente fuori posto, si ha l’impressione, ma sarebbe meglio dire la certezza, che l’enorme caos del mondo circostante non abbia alcun senso, ci si sente soli, portati da una corrente violenta in una direzione qualunque. Le prospettive per il futuro, che sono la ragione (o l’illusione) che anima il mondo giovane, ormai non hanno più senso, resta, per pura necessità, il dovere, che non è scelta perché non ha alternative, o qualcosa che somiglia ad un malinteso senso della dignità e non è che un fingere di non essere ancora subissati. Ciò che mi sconforta è l’assenza di prospettive, l’incancrenirsi del presente, il perdere il senso del prossimo e del futuro, il percepire il distacco non come solitudine ma come liberazione, il cercare la solitudine come unica dimensione seria dello spirito. Bisogna riconquistare finalmente l’unica serenità possibile, la consapevolezza che tutto questo non ha senso. Non c’è nulla da proseguire, meno che mai da cominciare, o forse sì... bisogna cominciare a concludere e fare presto.”

giovedì 27 settembre 2007

LA CANZONE DI ANDY

Riporto qui di peso da un mio romanzo inedito la CANZONE DI ANDY alla quale mi sento legatissimo.

CANZONE DI ANDY

Che tristezza stasera, quanto peso sul cuore,
questi scatti d’umore non li tollero più.
Ma che speranza c'è
per un ragazzo solo che più nulla va cercando
Ma che speranza c’è
per un ragazzo solo che da solo sta bruciando

Così da solo, amore, me ne vado per la strada,
è stupido lo so ma in fondo dove vuoi che vada
volevo scaricare tutta quanta la mia rabbia,
è stupido lo so ma che coraggio vuoi che abbia,

Perché non sei con me?
Perché non ci sei più?
Perché non mi risvegli da quest’incubo dannato?
E io non posso vivere, mi sento disperato.
Pensarti mi distrugge ma penso solo a te
Non chiedermi perché. Ti giuro non lo so,
ormai non so più niente,
e non m’importa niente nemmeno di capire
mi sento disperato, mi sento insofferente
e sento solamente che ho voglia di morire

Ma che speranza c’è,
per un ragazzo solo che più nulla va cercando
Ma che speranza c’è
per un ragazzo solo che da solo sta bruciando

Così da solo, amore, me ne vado per la strada,
è stupido lo so ma in fondo dove vuoi che vada
volevo scaricare tutta quanta la mia rabbia,
è stupido lo so ma che coraggio vuoi che abbia,

Mi ricordo, era mattina,
c’era sole nella stanza
mi guardavi un po’ spaurito
e restavi un po’ a distanza

non sapevo nemmeno che dire,
mi sembrava tutto un po’ strano
ti volevo soltanto abbracciare
ma tu mi sembravi lontano

mi mancava quel po’ di coraggio
per dirti sei tu la mia vita
volevo perfino scappare,
pensavo di farla finita
poi ho visto i tuoi occhi brillare
ho sentito il mio cuore bruciare

allora ti sei avvicinato,
allora m’hai preso la mano
non c’era più nulla di strano
e io mi sentivo rinato,

tu m’hai stretto tra le braccia
e m’hai stretto forte forte
io guardavo la tua faccia,
non pensavo più alla morte.

M’hai baciato piano piano
E m’hai detto sorridendo
Guarda il mondo com’è strano
Ci stavamo rincorrendo!

Io ti sogno ma tu non esisti già più
e la mia gioventù è finita con te,
io ti sogno ma tu non esisti per me
ho bisogno di te ma è finita così…

Ma che speranza c’è,
per un ragazzo solo che più nulla va sperando
Ma che speranza c’è
per un ragazzo solo che da solo sta bruciando

Così da solo, amore, me ne vado per la strada,
è stupido lo so ma in fondo dove vuoi che vada
volevo scaricare tutta quanta la mia rabbia,
è stupido lo so ma che coraggio vuoi che abbia,

Qui c’è solo il silenzio, qui c’è solo il dolore
non esiste l’amore, se n’è andato con te,
non so nemmeno piangere e poi non serve a niente,
non so nemmeno andare ad ubriacarmi tra le gente.
Sono solo un ragazzo che va in cerca d’amore,
sono solo un pupazzo che s’illude e non sa.
Com’è amara la vita quando cerchi qualcuno
e non c’è più nessuno che si fidi di te.

Ma era così bello quando stavamo insieme
quando mi aspettavi al freddo col naso congelato
quando mi sorridevi stringendomi le mani
quando mi rincorrevi correndo a perdifiato
quando parlavamo soltanto del domani

Ma che speranza c’è,
per un ragazzo solo che più nulla va cercando
Ma che speranza c’è
per un ragazzo solo che da solo sta bruciando

Così da solo, amore, me ne vado per la strada,
è stupido lo so ma in fondo dove vuoi che vada
volevo scaricare tutta quanta la mia rabbia,
è stupido lo so ma che coraggio vuoi che abbia,

E giro per la casa, dovunque ci sei tu,
ma la casa è vuota e tu non ci sei più.

Ti prego, amore, portami via con te.
Ti prego, amore, non mi lasciare qui.
Non voglio più aspettare, non c’è più un perché.
In che modo non so ma restami vicino,
io ti vedo, ti sento, ti penso,
io non so se esiste un destino
ma senza te la vita non ha senso

Qui c’è troppo rumore, qui c’è troppo casino.
Mi sento stranito e tu non sei con me.
Voglio chiudere gli occhi e sentirti vicino.
Voglio addormentarmi in un sogno con te
Guardami negli occhi, amore, sorridendo.
Restami vicino perché io sto morendo.

Perché non sei con me?
Perché non ci sei più?
Perché non mi risvegli da quest’incubo dannato?
E io non posso vivere, mi sento disperato.
Pensarti mi distrugge ma penso solo a te.
Non chiedermi perché. Ti giuro non lo so,
ormai non so più niente,
e non m’importa niente nemmeno di capire
mi sento disperato, mi sento insofferente
e sento solamente che ho voglia di morire

Ma che speranza c’è,
per un ragazzo solo che più nulla va cercando
Ma che speranza c'è
per un ragazzo solo che da solo sta bruciando

Così da solo, amore, me ne vado per la strada,
è stupido lo so ma in fondo dove vuoi che vada
volevo scaricare tutta quanta la mia rabbia,
è stupido lo so ma che coraggio vuoi che abbia.