Visualizzazione post con etichetta GAY E CHAT EROTICHE. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta GAY E CHAT EROTICHE. Mostra tutti i post
venerdì 25 novembre 2011
GAY E VIDEOCHAT ETERO
Mi
è capitato più volte in questo ultimo periodo di parlare con ragazzi
tra i 20 e i 30 anni che manifestavano dubbi circa il loro orientamento
sessuale ma in un quadro molto particolare, seriemente connotato in
termini di eterosessualità. Si tratta di ragazzi ormai fuori
dall’adolescenza, sostanzialmente di giovani uomini che hanno una vita
affettiva e sessuale etero certamente non solo di facciata, hanno una
ragazza, non dico hanno avuto ma hanno tuttora una ragazza e ne parlano
come si parla di una ragazza della quale si è innamorati in senso serio,
sia affettivo che sessuale, ma non solo, si tratta di ragazzi che hanno
una storia sessuale adolescenziale fino ai 19-20 anni circa del tutto
priva di episodi che possano fare pensare ad una omosessualità repressa
nel passato o anche nel presente. Un elemento importante riguarda la
masturbazione che non è mai in chiave gay ma non è sempre in chiave
etero perché la masturbazione comincia a manifestarsi in una certa
percentuale almeno come puro fatto fisico, del tutto staccato da
fantasie sessuali. Per questi ragazzi la masturbazione con fantasie
etero resta comunque soddisfacente ma la frequenza della masturbazione
solo fisica senza fantasie arriva anche al 60/70% dei casi, il che
significa che la masturbazione perde quasi completamente il suo valore
affettivo-proiettivo, in questi casi si parla di masturbazione meccanica
o anaffettiva. Questi ragazzi non hanno problemi a parlare in modo
esplicito della loro sessualità e lo fanno in modo non nevrotico ma
spontaneo e nello stesso tempo razionale. In linea teorica nulla sembra
indicare nella loro sessualità una dimensione gay neppure repressa, con
le ragazze non hanno particolari problemi e vivono la sessualità etero
di coppia in una dimensione affettiva vera. Nella vita di questi ragazzi
ci sono stati però degli episodi assolutamente non trascurabili che li
hanno condizionati. Questi episodi derivano dalla necessità di darsi
risposte che non si sono trovate nella vita ordinaria a causa di un
ambiente in cui parlare seriemente di sessualità è praticamente
impossibile, l’educazione sessuale è totalmente demandata al gruppo dei
pari e di fatto alla pornografia e lo sviluppo della sessualità è dato
per scontato come necessaria evoluzione di una pulsione naturale. Sembra
incredibile ma ancora nel XXI secolo esiste il tabù della
masturbazione, che viene vista come fenomeno solo adolescenziale che
deve essere superato attraverso la sessualità di coppia. Questa idea,
che non ha alcuna base se non un preconcetto di vecchissima ascendenza,
crea ancora situazioni di disagio nei ragazzi che, pur avendo una
ragazza e avendo nei limiti del possibile una vita sessuale con lei,
continuano a praticare la masturbazione. Qui i sensi di colpa non hanno
nulla a che vedere con la religione ma dipendono dal l’idea di non
riuscire ad essere sessualmente adulti, cioè di non accontentarsi della
sola sessualità di coppia, che tra l’altro, per varie condizioni
ambientali, per molti ragazzi etero non è certo cosa frequentissima.
Parlare di queste cose ovviamente non è facile e non è facile in
particolare parlarne con la propria ragazza, da qui nasce il desiderio
di conoscere meno superficialmente la vita sessuale degli altri ragazzi
per capire come vivono il rapporto tra sessualità di coppia e sessualità
masturbatoria. Il primo posto dove un ragazzo etero andrebbe a cercare
un confronto con altri ragazzi etero è una chat etero e qui cominciano a
sorgere gli equivoci. In una chat etero un ragazzo etero dovrebbe
andare a cercare ragazze ma non ne trova molte e quelle che ci sono sono
oggetto di attenzione da parte di parecchi ragazzi. Capita, e non è
affatto raro, che un ragazzo etero cerchi in una chat etero un confronto
con altri ragazzi etero per parlare con loro di sessualità in
condizione di anonimato, dando per scontato che in una chat etero si
incontrino solo ragazzi etero in senso stretto, cosa che è molto lontana
dalla realtà. Capita spesso che le chat etero siano frequentate da
ragazzi gay, o almeno da ragazzi che fanno sesso anche con i ragazzi,
che utilizzando discorsi e argomentazioni tipicamente etero cercano di
coinvolgere ragazzi etero in atmosfere che di etero non hanno proprio
nulla. Faccio un esempio concreto, se incontro un ragazzo “etero” in
chat e questo mi propone di masturbarmi con lui in video pensando a una
ragazza o per capire come reagisco di fonte a una ragazza che a lui
piace molto, dovrebbe suonarmi il campanello di allarme, un
comportamento del genere non è un comportamento tipicamente etero. La
scusa accampata di solito è che masturbarsi insieme è una cosa che tutti
gli etero fanno, cosa assolutamente falsa, e che se uno si fa
condizionare da queste cose vuol dire che è gay, o che ce l’ha piccolo,
ecc. ecc.. Questi ragionamenti arrivano spesso a vincere le inibizioni
e, oggi, trovare ragazzi “etero” che si masturbano insieme in video su
chat “etero” non è affatto raro. Può accadere effettivamente che ragazzi
gay fortemente repressi arrivino alla sessualità gay cercando
inconsciamente sesso gay su una chat etero e anzi è un meccanismo di
giustificazione piuttosto efficiente: io non cerco sesso gay ma
confronti con altri ragazzi etero! In situazioni simili si arriva prima o
poi a capire il senso vero di quello che si sta facendo, ma nel caso in
cui arrivi su una chat “etero” un ragazzo realmente “etero” e si trovi
poi coinvolto in masturbazioni in cam con ragazzi pretesi “etero”, la
situazione si complica parecchio perché quel ragazzo sarà
automaticamente portato a vedersi come possibile gay, quel tipo di
esperienze che ai suoi occhi sono o erano “etero” lo convincono che per
un ragazzo etero sia o possa essere realmente normale masturbarsi in cam
con un altro ragazzo e lo inducono a ripetere l’esperienza, che spesso
di accompagna ad un crescente interesse per la sessualità o meglio per
il sesso dell’altro ragazzo, cosa che aumenta la confusione, ma
subentrano dopo la masturbazione in cam sensi di colpa profondi nei
confronti della propria ragazza e la sensazione di avere buttato via la
propria sessualità finisce per produrre situazioni violentemente
ambivalenti, da un lato la masturbazione in cam attira perché
paradossalmente qualifica il ragazzo etero come un “etero normale”
perché “tutti lo fanno” ma per l’altro respinge perché provoca sensi di
colpa pesantissimi. Dietro tutto questo poi si cela lo spettro del poter
essere gay e non sono infrequenti le risposte nevrotiche tipiche
dell’incertezza dell’orientamento sessuale come gli esperimenti sessuali
per verificare il proprio orientamento, in pratica dei modi di mettersi
alla prova per verificare la propria risposta sessuale, si tratta di
meccanismi nevrotici che con la sessualità spontanea non hanno nulla a
che fare e che proprio per la loro origine nevrotica non forniscono mai
risposte attendibili o definitive. Osservo che in tutto questo discorso
la dimensione è strettamente sessuale e che l’affettività è del tutto
assente. Chiediamoci per un attimo chi sono i ragazzi “gay” che vanno in
chat etero per indurre i ragazzi alla masturbazione in cam, la risposta
è una sola, non sono “veri” gay cioè ragazzi che amano i ragazzi ma
solo ragazzi che fanno sesso coi ragazzi e che non se ne innamorano.
Questi ragazzi tendono a trasmettere un’immagine solo sessuale della
omosessualità perché per loro il coinvolgimento affettivo di fatto non
esiste e possono anche ritenersi etero ed avere una sessualità affettiva
etero, ma certo non hanno una sessualità affettiva gay. Un ragazzo
etero che ha un impatto con queste persone finisce per ritenersi gay
perché si è masturbato in cam con dei ragazzi e trascura del tutto la
dimensione affettiva che nell’orientamento sessuale è essenziale. Ci
sono tanti ragazzi che fanno sesso coi ragazzi per le ragioni più varie,
gioco, confronti … ma tutto questo non fa di quei ragazzi dei gay e
meno ancora un ragazzo affettivamente e sessualmente etero dovrebbe
sentirsi potenzialmente gay per aver pensato che masturbarsi in video
con dei ragazzi fosse un modo per confrontarsi con loro. Il rischio del
disorientamento sessuale a seguito all’uso delle video chat esiste
eccome, ansi si possono creare delle vere e proprie dipendenze dalle
quali è bene disintossicarsi quanto prima per tornare a una sessualità
affettiva a una masturbazione affettiva e proiettiva che permetta di
rivivere e di anticipare emotivamente l’esperienza del contatto sessuale
di coppia. Mi capita sempre più spesso di parlare in chat con ragazzi
autenticamente etero profondamente condizionati dall’idea di poter
essere gay per il fatto di aver vissuto qualche esperienza “solo
sessuale” che ai loro occhi appare nettamente gay, ma quando si vede
chiarissimo che a quelle esperienze si associano solo sensi di colpa
senza nessun coinvolgimento affettivo è evidente che si tratta di
esperimenti sessuali di origine nevrotica che nulla hanno a che vedere
con l’orientamento sessuale spontaneo.
__________
Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay:
martedì 3 agosto 2010
FRUSTRAZIONI GAY
Parlando su msn con parecchi ragazzi gay, mi trovo spesso di fronte a reazioni che faccio fatica a comprendere ma che, pur essendo piuttosto differenziate, hanno sicuramente alla base motivazioni assai simili. Le reazioni si collocano a vari livelli intermedi tra quelle di frustrazione aggressiva e quelle di totale passività. Provo a dare un’idea dei contenuti più ricorrenti:
FRUSTRAZIONE AGGRESSIVA – “Il mondo fa schifo”, “Io spaccherei tutto”, “La gente è una mer.a”, “A uno come quello gli spaccherei la faccia”, “Sono deficienti e immaturi”, “Li odio tutti quanti”, “Non li sopporto proprio”, “Ho l’impressione di buttare via il tempo”, “È passato un altro giorno e non ho concluso nulla! Io il tempo lo devo buttare via così!”
FRUSTRAZIONE PASSIVA – “Gli altri si possono divertire io no”, “Ma che ci sto a fare?”, “Tanto non serve a niente!”, “Non sarò mai felice.”, “Di studiare non me ne frega niente, tanto non ci riuscirò mai, la mia vita è solo un insieme di fallimenti”.
Alla base di queste forme di frustrazione ci possono essere motivazioni diversamente articolare ma tutte riconducibili alla impossibilità reale o presunta di vivere una vita affettiva soddisfacente e alla convinzione che “gli altri” (etero ma anche gay) la loro vita affettiva la vivano pienamente.
Le frustrazioni si ritrovano in diverse forme in gruppi diversi di persone:
- I ragazzi grandi, oltre i 35 anni, che cominciano ad avere la sensazione di avere “perso il treno” per essere arrivati troppo tardi all’accettazione di sé o all’idea che una realizzazione affettiva è possibile anche per un ragazzo gay.
- Ragazzi con orientamento sessuale specifico verso persone molto più grandi di loro che si rendono conto della difficoltà di realizzare quello che vorrebbero e della condanna sciale (anche tra i gay) delle loro preferenze. Questi ragazzi si sentono emarginati anche tra i gay.
- Ragazzi con orientamenti sessuali specifici minoritari, ossia ragazzi che si innamorano molto raramente e di tipologie di ragazzi con i quali è difficile costruire un rapporto. Questi ragazzi non si innamorano in genere dei ragazzi di cui si innamora la maggioranza dei ragazzi gay e hanno l’impressione che il futuro, per loro, possa consistere esclusivamente o nell’accettazione di soluzioni di compromesso o nella solitudine affettiva.
- Ragazzi che si ritengono inadatti a costituire un centro di interesse affettivo e sessuale per un altro ragazzo sia per ragioni fisiche che per ragioni psicologiche.
Devo aggiungere una riflessione che mi è venuta spesso in mente, trovandomi a parlare con i ragazzi e confrontando le loro reazioni con quelle che avevano i miei coetanei quando avevano vent’anni. Quarant’anni fa, in termini oggettivi, le motivazioni della frustrazione di un ragazzo gay potevano essere anche più gravi perché l’isolamento era totale e tuttavia, per quello che ho potuto vedere parlando con persone della mia generazione, il senso di frustrazione era meno profondo e la tendenza a ricercare soddisfazioni sostitutive nello studio, nella carriera e in una dimensione sociale che prescindesse dall’orientamento sessuale era nettamente più forte. In sostanza c’era all’epoca la chiara coscienza della impossibilità di costruire una vita secondo i propri principi. Oggi, soprattutto grazie ad internet, le possibilità di contatto tra ragazzi gay sono enormemente aumentate ma sono aumentate proporzionalmente anche le attese, e il senso di frustrazione, lungi dall’essere sublimato in attività produttive, si manifesta fortissimo. Uno dei rischi connessi ad una realtà come Progetto Gay consiste proprio nel costituire una cassa di risonanza che amplifica il senso di frustrazione e lo radicalizza. Non solo, ma il contatto diretto con altri ragazzi gay, che all’inizio si presenta come estremamente promettente, smonta poi piano piano il presupposto per il quale due ragazzi gay hanno necessariamente un mondo comune e fa risaltare le differenze che sono spesso radicali. La discussione tra gay non è facile perché mette in evidenza che anche tra gay esistono meccanismi di emarginazione sociale e di competitività. Tutto questo rischia di radicalizzare la frustrazione: “Mi sento emarginato perfino tra gli altri gay!”
Ma veniamo ai rischi specifici del senso di frustrazione, in primo luogo alle forme depressive che talora accompagnano l’adolescenza e la giovinezza di un ragazzo gay, forme depressive complicate dal fatto che parlare con i propri genitori è praticamente impossibile e che si è costretti ad una recita senza fine.
La depressione può arrivare a manifestarsi in crisi di pianto, in senso di abbandono e di inutilità. Accade talvolta che alcune idee connesse alla depressione diventino insistentemente ricorrenti e addirittura dominanti. È il caso dei ragazzi che costruiscono un discorso razionale a sostegno della loro idea depressiva dandole un’apparenza di oggettività. È il caso tipico delle cosiddette estrapolazioni, che sono frequentissime: “Se non mi sono innamorato in vent’anni non mi capiterà mai!”, “Tutto quello che ho fatto mi è andato sempre storto e sarà sempre così!”. In questi discorsi si parte da premesse che possono essere anche oggettive ma si giunge a conclusioni improprie caratterizzate da “sempre” e da “mai”, cioè a conclusioni radicalmente negative. Ho imparato per esperienza che parlare con ragazzi che vivono fasi depressive non è facile e che la prima cosa che bisogna tenere presente è che non bastano quattro chiacchiere positive per uscire dall’umore depresso. Se per un verso la depressione non deve essere alimentata, per l’altro deve essere rispettata. Vista dall’esterno sembra una cosa quasi banale, superabile con un po’ di incoraggiamento, ma vista dall’interno provoca sofferenza profonda. Il rispetto verso un ragazzo depresso si deve manifestare mettendo da parte ogni aggressività nei suoi confronti e ogni atteggiamento predicatorio, tutto questo non è affatto facile perché, per chi depresso non è, è decisamente difficile rendersi conto dei meccanismi della depressione. L’insistenza è vissuta da un ragazzo depresso come una forma di aggressività. Ciò che invece ha realmente valore è una presenza che non viene meno. Ma il discorso è molto complesso e andrebbe approfondito in altra sede.
Il secondo rischio tipico della frustrazione consiste nel tentativo di “risolvere il problema” attraverso le strade che sembrano le più facili o forse le uniche praticabili, ossia le chat erotiche e i siti di incontri. Le interviste di Progetto Gay http://nonsologay.blogspot.com/2010/07/ ... i-gay.html dimostrano che la percentuale di ragazzi che frequenta chat erotiche e siti di incontri più o meno abitualmente non è trascurabile. È comunque piuttosto probabile che una buona percentuale di quei ragazzi non vada realmente nelle chat o nei siti di incontri per cercare sesso facile, in parecchi casi quei ragazzi sono spinti dal senso di frustrazione a ricercare in quei siti quello che non trovano altrove, ossia una vera vita affettiva. Da quello che vedo quotidianamente, molti ragazzi escono profondamente delusi dall’esperienza dei siti di incontri e delle chat erotiche e questo non fa che incrementare il senso di frustrazione. A parte il rischio hiv, l’alternativa tra l’andare sui siti di incontri e immalinconirsi in una forma di depressione radicale può apparire l’unica possibile, anche se realmente non lo è. Ciò che spesso condiziona è la fretta di arrivare alla soluzione. Tra l’altro la fuga dalla solitudine depressiva può essere così radicalmente condizionante da portare i ragazzi a sottovalutare i rischi reali delle chat e dei siti di incontri sotto il profilo delle malattie sessualmente trasmesse e a considerare i rapporti sessuali come indicativi di un sicuro substrato affettivo anche dove non è realistico aspettarsi nulla di simile. Ci sono ragazzi che tentano di avviare rapporti di coppia con ragazzi incontrati in chat o nei siti di incontri spendendo completamente se stessi in questo tentativo e riportandone alla fine, dopo molte peripezie, delusioni profonde. L’idea che la realizzazione di un contatto sessuale sulla base della sola gradevolezza fisica non realizza il benessere affettivo è difficile da accettare, tanto più da parte di un ragazzo in fuga dalla depressione. Sarebbe fondamentale creare rapporti affettivi veri, di semplice amicizia, che potrebbero, se si tratta di amicizia vera, consentire una vita affettiva meno centrata sulla sola vita di coppia. L’idea che la vita di una persona si identifichi con la sua vita di coppia e solo con essa, oltre ad essere del tutto irrealistica, non fa che amplificare le aspettative, prima, e il senso di frustrazione, dopo, dato che la vita affettiva si può costruire solo in due e non come risposta alle esigente di uno solo, per quanto profonde esse siano.
La frustrazione comporta anche un terzo tipo di rischio ed è il rischio connesso al trascurare o all’abbandonare tutte le altre attività che contribuiscono a costruire la vita vera di un ragazzo gay, parlo dello studio, del lavoro, del rapporto con la famiglia di origine e con gli amici di vecchia data. Quando l’idea di realizzare la vita di coppia diventa dominante, tutto il resto perde proporzionalmente peso e diventa oggetto di disprezzo e di esplicito disinteresse. Trascurare gli studi perché ci sono problemi più importanti da risolvere non solo non risolve i problemi ma ne aggiunge altri e allontana nel tempo l’autonomia economica che potrebbe essere invece uno degli elementi più utili a ridurre il senso di frustrazione e di depressione che accompagna la giovinezza di tanti ragazzi gay. Purtroppo l’idea che la vita di un individuo non si gioca sull’unico elemento “vita di coppia” è difficile da accettare per un ragazzo che è abituato e spinto a considerare la vita di coppia come totalizzante.
Che si può fare? Me lo sono chiesto una infinità di volte ma finora non sono riuscito a trovare nessuna risposta soddisfacente.
FRUSTRAZIONE AGGRESSIVA – “Il mondo fa schifo”, “Io spaccherei tutto”, “La gente è una mer.a”, “A uno come quello gli spaccherei la faccia”, “Sono deficienti e immaturi”, “Li odio tutti quanti”, “Non li sopporto proprio”, “Ho l’impressione di buttare via il tempo”, “È passato un altro giorno e non ho concluso nulla! Io il tempo lo devo buttare via così!”
FRUSTRAZIONE PASSIVA – “Gli altri si possono divertire io no”, “Ma che ci sto a fare?”, “Tanto non serve a niente!”, “Non sarò mai felice.”, “Di studiare non me ne frega niente, tanto non ci riuscirò mai, la mia vita è solo un insieme di fallimenti”.
Alla base di queste forme di frustrazione ci possono essere motivazioni diversamente articolare ma tutte riconducibili alla impossibilità reale o presunta di vivere una vita affettiva soddisfacente e alla convinzione che “gli altri” (etero ma anche gay) la loro vita affettiva la vivano pienamente.
Le frustrazioni si ritrovano in diverse forme in gruppi diversi di persone:
- I ragazzi grandi, oltre i 35 anni, che cominciano ad avere la sensazione di avere “perso il treno” per essere arrivati troppo tardi all’accettazione di sé o all’idea che una realizzazione affettiva è possibile anche per un ragazzo gay.
- Ragazzi con orientamento sessuale specifico verso persone molto più grandi di loro che si rendono conto della difficoltà di realizzare quello che vorrebbero e della condanna sciale (anche tra i gay) delle loro preferenze. Questi ragazzi si sentono emarginati anche tra i gay.
- Ragazzi con orientamenti sessuali specifici minoritari, ossia ragazzi che si innamorano molto raramente e di tipologie di ragazzi con i quali è difficile costruire un rapporto. Questi ragazzi non si innamorano in genere dei ragazzi di cui si innamora la maggioranza dei ragazzi gay e hanno l’impressione che il futuro, per loro, possa consistere esclusivamente o nell’accettazione di soluzioni di compromesso o nella solitudine affettiva.
- Ragazzi che si ritengono inadatti a costituire un centro di interesse affettivo e sessuale per un altro ragazzo sia per ragioni fisiche che per ragioni psicologiche.
Devo aggiungere una riflessione che mi è venuta spesso in mente, trovandomi a parlare con i ragazzi e confrontando le loro reazioni con quelle che avevano i miei coetanei quando avevano vent’anni. Quarant’anni fa, in termini oggettivi, le motivazioni della frustrazione di un ragazzo gay potevano essere anche più gravi perché l’isolamento era totale e tuttavia, per quello che ho potuto vedere parlando con persone della mia generazione, il senso di frustrazione era meno profondo e la tendenza a ricercare soddisfazioni sostitutive nello studio, nella carriera e in una dimensione sociale che prescindesse dall’orientamento sessuale era nettamente più forte. In sostanza c’era all’epoca la chiara coscienza della impossibilità di costruire una vita secondo i propri principi. Oggi, soprattutto grazie ad internet, le possibilità di contatto tra ragazzi gay sono enormemente aumentate ma sono aumentate proporzionalmente anche le attese, e il senso di frustrazione, lungi dall’essere sublimato in attività produttive, si manifesta fortissimo. Uno dei rischi connessi ad una realtà come Progetto Gay consiste proprio nel costituire una cassa di risonanza che amplifica il senso di frustrazione e lo radicalizza. Non solo, ma il contatto diretto con altri ragazzi gay, che all’inizio si presenta come estremamente promettente, smonta poi piano piano il presupposto per il quale due ragazzi gay hanno necessariamente un mondo comune e fa risaltare le differenze che sono spesso radicali. La discussione tra gay non è facile perché mette in evidenza che anche tra gay esistono meccanismi di emarginazione sociale e di competitività. Tutto questo rischia di radicalizzare la frustrazione: “Mi sento emarginato perfino tra gli altri gay!”
Ma veniamo ai rischi specifici del senso di frustrazione, in primo luogo alle forme depressive che talora accompagnano l’adolescenza e la giovinezza di un ragazzo gay, forme depressive complicate dal fatto che parlare con i propri genitori è praticamente impossibile e che si è costretti ad una recita senza fine.
La depressione può arrivare a manifestarsi in crisi di pianto, in senso di abbandono e di inutilità. Accade talvolta che alcune idee connesse alla depressione diventino insistentemente ricorrenti e addirittura dominanti. È il caso dei ragazzi che costruiscono un discorso razionale a sostegno della loro idea depressiva dandole un’apparenza di oggettività. È il caso tipico delle cosiddette estrapolazioni, che sono frequentissime: “Se non mi sono innamorato in vent’anni non mi capiterà mai!”, “Tutto quello che ho fatto mi è andato sempre storto e sarà sempre così!”. In questi discorsi si parte da premesse che possono essere anche oggettive ma si giunge a conclusioni improprie caratterizzate da “sempre” e da “mai”, cioè a conclusioni radicalmente negative. Ho imparato per esperienza che parlare con ragazzi che vivono fasi depressive non è facile e che la prima cosa che bisogna tenere presente è che non bastano quattro chiacchiere positive per uscire dall’umore depresso. Se per un verso la depressione non deve essere alimentata, per l’altro deve essere rispettata. Vista dall’esterno sembra una cosa quasi banale, superabile con un po’ di incoraggiamento, ma vista dall’interno provoca sofferenza profonda. Il rispetto verso un ragazzo depresso si deve manifestare mettendo da parte ogni aggressività nei suoi confronti e ogni atteggiamento predicatorio, tutto questo non è affatto facile perché, per chi depresso non è, è decisamente difficile rendersi conto dei meccanismi della depressione. L’insistenza è vissuta da un ragazzo depresso come una forma di aggressività. Ciò che invece ha realmente valore è una presenza che non viene meno. Ma il discorso è molto complesso e andrebbe approfondito in altra sede.
Il secondo rischio tipico della frustrazione consiste nel tentativo di “risolvere il problema” attraverso le strade che sembrano le più facili o forse le uniche praticabili, ossia le chat erotiche e i siti di incontri. Le interviste di Progetto Gay http://nonsologay.blogspot.com/2010/07/ ... i-gay.html dimostrano che la percentuale di ragazzi che frequenta chat erotiche e siti di incontri più o meno abitualmente non è trascurabile. È comunque piuttosto probabile che una buona percentuale di quei ragazzi non vada realmente nelle chat o nei siti di incontri per cercare sesso facile, in parecchi casi quei ragazzi sono spinti dal senso di frustrazione a ricercare in quei siti quello che non trovano altrove, ossia una vera vita affettiva. Da quello che vedo quotidianamente, molti ragazzi escono profondamente delusi dall’esperienza dei siti di incontri e delle chat erotiche e questo non fa che incrementare il senso di frustrazione. A parte il rischio hiv, l’alternativa tra l’andare sui siti di incontri e immalinconirsi in una forma di depressione radicale può apparire l’unica possibile, anche se realmente non lo è. Ciò che spesso condiziona è la fretta di arrivare alla soluzione. Tra l’altro la fuga dalla solitudine depressiva può essere così radicalmente condizionante da portare i ragazzi a sottovalutare i rischi reali delle chat e dei siti di incontri sotto il profilo delle malattie sessualmente trasmesse e a considerare i rapporti sessuali come indicativi di un sicuro substrato affettivo anche dove non è realistico aspettarsi nulla di simile. Ci sono ragazzi che tentano di avviare rapporti di coppia con ragazzi incontrati in chat o nei siti di incontri spendendo completamente se stessi in questo tentativo e riportandone alla fine, dopo molte peripezie, delusioni profonde. L’idea che la realizzazione di un contatto sessuale sulla base della sola gradevolezza fisica non realizza il benessere affettivo è difficile da accettare, tanto più da parte di un ragazzo in fuga dalla depressione. Sarebbe fondamentale creare rapporti affettivi veri, di semplice amicizia, che potrebbero, se si tratta di amicizia vera, consentire una vita affettiva meno centrata sulla sola vita di coppia. L’idea che la vita di una persona si identifichi con la sua vita di coppia e solo con essa, oltre ad essere del tutto irrealistica, non fa che amplificare le aspettative, prima, e il senso di frustrazione, dopo, dato che la vita affettiva si può costruire solo in due e non come risposta alle esigente di uno solo, per quanto profonde esse siano.
La frustrazione comporta anche un terzo tipo di rischio ed è il rischio connesso al trascurare o all’abbandonare tutte le altre attività che contribuiscono a costruire la vita vera di un ragazzo gay, parlo dello studio, del lavoro, del rapporto con la famiglia di origine e con gli amici di vecchia data. Quando l’idea di realizzare la vita di coppia diventa dominante, tutto il resto perde proporzionalmente peso e diventa oggetto di disprezzo e di esplicito disinteresse. Trascurare gli studi perché ci sono problemi più importanti da risolvere non solo non risolve i problemi ma ne aggiunge altri e allontana nel tempo l’autonomia economica che potrebbe essere invece uno degli elementi più utili a ridurre il senso di frustrazione e di depressione che accompagna la giovinezza di tanti ragazzi gay. Purtroppo l’idea che la vita di un individuo non si gioca sull’unico elemento “vita di coppia” è difficile da accettare per un ragazzo che è abituato e spinto a considerare la vita di coppia come totalizzante.
Che si può fare? Me lo sono chiesto una infinità di volte ma finora non sono riuscito a trovare nessuna risposta soddisfacente.
__________
Se volete, potete partecipare alla discussione di qiesyo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
venerdì 30 luglio 2010
FREQUENTAZIONI GAY
SONDAGGI DI PROGETTO GAY
FREQUENTAZIONI GAY
SINTETICO E DISTINTO PER ETA'
Qui di seguito potere leggere le sia le tabelle sintetiche che quelle ordinate per gruppi di età concernenti la frequenza di siti porno a pagamento, l'acquisto di film porno, il numero di siti porno consultati abitualmente, la frequenza di chat erotiche, di siti di incontri e di locali dichiaratamente gay. I risultati sono in percentuale rispetto al gruppo di età. Va sottolineato che il campione non è rappresentativo della popolazione generale e neppure della popolazione gay perché è costituito da tutte le persone che hanno compilato il modulo online dell'intervista:
La scarsa numerosità dei gruppi relativi alle età meno giovani rende statisticamente assai poco significativi quei risultati, ma siccome le tabelle pubblicate in questa pagina sono autoaggiornanti, cioè ritraggono lo stato del sondaggio al momento della consultazione, i risultati diverranno via via più stabili e attendibili con passare le tempo e con l'aumento del numero delle schede compilate.
Tutti i sondaggi e i test di Progetto Gay si possono trovare alla pagina:
attendere il ricalcolo della pagina (qualche secondo)
_______________
Etichette:
gay,
GAY E CHAT EROTICHE,
GAY E SESSO
Iscriviti a:
Post (Atom)