venerdì 8 dicembre 2017
AMORE GAY E ACCETTAZIONE OLTRE I PREGIUDIZI SESSUALI
sabato 29 dicembre 2012
GAY, OMOFOBIA E SITI DI INCONTRI
giovedì 2 agosto 2012
GAY E SESSO ETERO
Arlico88
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domenica 13 febbraio 2011
GAY E SESSUALITÀ REPRESSA
sono capitato sul blog per caso, anzi nemmeno per caso, onestamente cercavo un po’ di porno, questa è la realtà, poi mi sono messo a leggere e sono andato avanti per tutta la sera. Volevo entrare in chat ma non me la sono sentita, quasi un senso di repulsione, non lo saprei definire diversamente, non so che cosa ci potrei trovare e magari mi potrebbe lasciare male, ma in fondo non è di questo che ho bisogno. Penso che tu di ragazzi gay ne abbia conosciuti molti, io ho vent’anni, vado all’università con buoni risultati, sarei in pratica soddisfatto della mia vita se non ci fosse il fatto che io vivo praticamente due vite, una per gli altri, quella del bravo ragazzo tutto casa e chiesa (sì, anche quello) e l’altra per me, quella del ragazzo represso che forse non riuscirà mai ad essere se stesso. Sono gay, di questo non ho alcun dubbio, non ho mai avuto alcun interesse sessuale per le ragazze ma non riesco ad accettare il mio essere gay. Diversi anni fa (a 13/14 anni, non ricordo nemmeno esattamente) ho fatto qualche volta dei giochi sessuali con un altro ragazzo della mia età, solo che dopo lui è diventato del tutto etero e io sono diventato del tutto gay. Lui proprio non se ne ricorda più mentre per me è diventata una specie di idea fissa, insieme molto attraente e molto repellente. Ho pensato spesso che sono diventato gay come conseguenza di quei fatti, ma se ci penso razionalmente non mi sembra possibile. Per l’altro ragazzo al di là della curiosità momentanea non c’è stato più nulla, questo penso significhi che io ero in un certo senso predisposto a diventare gay. Ma torniamo alla mia seconda vita, mi sento totalmente represso, arrivo a fare di tutto se mi viene in mente una finalità sessuale (che poi non metto mai in pratica). Nell’ultimo anno di liceo mi sono innamorato di un mio compagno, ho fatto di tutto per stare con lui in camera alla gita scolastica e per riuscire a vederlo nudo almeno per un momento e ci sono riuscito. In pratica quella per me era l’unica finalità della gita scolastica, proprio un’idea fissa. Quel ragazzo è etero, io non ho mai detto a nessuno di essere gay e così devo limitarmi a rubare qualcosa di sessuale perché so che non potrei mai parlare apertamente e meno ancora potrei sperare che un ragazzo si innamorasse di me, e invece di me si innamorano le ragazze, io faccio di tutto per non incoraggiarle ma loro mi stanno appresso e non mi mollano mai. Tutti pensano che io sia etero per il fatto che ho sempre tante ragazze intorno ma per me non sono nemmeno amiche, non me ne fido affatto, come non mi fido nemmeno nei ragazzi. E allora vivo di porno ma è proprio deludente, in pratica la mia vita è fatta solo di studio (che le soddisfazioni me le dà eccome) e di porno che alla fine mi porta al disgusto ma è anche l’unica forma di sessualità accessibile. A casa mia ho la mia stanza ma da sempre non ci sono chiavi alle porte, nemmeno al bagno, quindi per stare un po’ tranquillo devo aspettare che i miei siano a dormire il che non succede mai prima dell’una di notte, insomma passo le mie serate a girare per i siti porno aspettando che i miei vadano a dormire, con la paura che qualcuno possa entrare da un momento all’altro, e poi mi sfogo un po’, ma anche lì le cose sono deprimenti, non prima o durante ma soprattutto dopo, mi sento uno schifo e avrei voglia di buttare via tutto perché non ha senso andare avanti così. Qualche volta penso di avere qualcosa di patologico, non so come dire, proprio qualcosa che non va a livello psichico, e vorrei uscire da questa doppia vita che in pratica è una doppia frustrazione. Ho tagliato i ponti con tutti, ai ragazzi che conoscevo, a forza di sentirsi dire di no, è passata anche la voglia di chiamarmi e di invitarmi. Adesso poi ci si mettono pure i miei genitori che danno tutto per scontato e anche se sono persone intelligenti non hanno capito assolutamente nulla. Project, è con questo stato d’animo che sono arrivato al tuo blog e francamente mi ha colpito parecchio, è una cosa in pratica unica nel web e nelle storie di alcuni ragazzi mi ci sono rivisto. Non avevo mai scritto una mail come questa e soprattutto non avrei mai pensato di poterla spedire ma adesso provo a farmi forza e a farlo. Se vuoi pubblicala perché non ci sono elementi personali specifici, però ti chiedo di mandarmi la risposta per e-mail . Ho letto che è possibile parlare con te su msn, ti mando il mio contatto (omissis), mi farebbe piacere parlare un po’ (non so se poi avrò realmente il coraggio di farlo).
giovedì 24 giugno 2010
GAY E CONDIZIONAMENTI INCONSCI
Mi capita spesso nel parlare con ragazzi gay di riconoscere nei loro atteggiamenti, come anche nei miei, il risultato di condizionamenti ambientali inconsci fortemente interiorizzati.
Parto da una osservazione apparentemente banale. L’educazione, fin dalla più tenera età, è differenziata per sesso ed è in pratica totalmente orientata verso l’eterosessualità. Le coppie che compaiono tra i personaggi di Disney sono tutte eterosessuali. Nei libri scolastici gli accenni alla omosessualità sono minimi se non del tutto omessi, quando va bene sono di natura formale ma più volte il contesto spinge a considerare l’omosessualità in termini di vizio o di patologia.
Nonostante i ripetuti richiami del Consiglio d’Europa a mettere da parte qualsiasi forma di discriminazione sessuale e a garantire l’equiparazione delle unioni omosessuali al matrimonio, ancora sono fortissime le resistenze in questi campi anche perché queste resistenze, più o meno strumentali, sono elementi importanti per ricercare consenso.
La corte di Cassazione ha ritenuto, per molti aspetti doverosamente, che dare del “gay” a una persona costituisce ingiuria, il che non fa che confermare che l’omosessualità e considerata un disvalore.
La stessa invisibilità della stragrande maggioranza dei gay è segno palese del fatto che quelle persone si sentono a rischio o quantomeno marginalizzate dal contesto sociale.
Per un ragazzo etero che crescendo comincia a provare le prime pulsioni sessuali e le prime forme di innamoramento, la sessualità è una realtà della quale è possibile parlare in modo decisamente libero nel gruppo di pari. Per un ragazzo gay della stessa età la sua sessualità è un tabù assoluto, non solo nel senso che è intesa come cosa della quale bisogna ben guardarsi dal parlare con gli altri, ma addirittura nel senso che è cosa che deve essere repressa per cercare di realizzare un orientamento etero che è visto come l’unico legittimo.
La chiesa e anche di molti altri gruppi religiosi non fanno che condannare l’omosessualità come “grave depravazione”, “funesta conseguenza di un rifiuto di Dio”,“mancanza di evoluzione sessuale normale”, “costituzione patologica”, “comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale”. Queste espressioni sono il segno di una assunzione di tipo dogmatico in materia di omosessualità e quindi il segno di un rifiuto di qualunque confronto serio in materia. Sottolineo che un confronto, per essere serio, deve prevedere anche la possibilità di modificare le proprie posizioni.
Aggiungo ancora che i media, praticamente tutti, con rarissime eccezioni, presentano immagini della omosessualità radicalmente false che servono a fare spettacolo e a gratificare la maggioranza del pubblico confermandola nei suoi pregiudizi.
Esistono anche opere cinematografiche serie in tema di omosessualità ma purtroppo sono di fatto fruite dai soli omosessuali e nel mondo etero sono considerate stranezze e nessuno le prende seriamente.
In un clima del genere, un ragazzo che cresce e si trova di fronte alla propria omosessualità è chiamato a maturare in fretta e a costruire una propria morale, dato che quella comune non è compatibile con la sua omosessualità. Tra i gay è facile trovare ragazzi che hanno forte indipendenza di giudizio e che sono poco condizionabili, ma il cammino che ha portato questi ragazzi a costruire un loro mondo di valori è spesso contorto e molto faticoso.
L’omosessualità non si sceglie ma si accetta. Il verbo accettare in questa frase non significa subire come una condanna, e nemmeno semplicemente subire, accettare significa considerare l’omosessualità come parte essenziale della propria persona, essenziale nel senso di irrinunciabile, il che vuol dire che “io” se non fossi “gay” non sarei più io.
Mi capita abbastanza spesso di incontrare ragazzi che si sentono sbagliati, che vivono la loro omosessualità come una parte di sé da reprimere, da eliminare, ragazzi che per non perdere l’affetto dei loro genitori si dicono disposti addirittura a negare la propria sessualità, ragazzi che, preso atto della netta condanna della omosessualità da parte della loro religione si dicono disposti a negare se stessi in nome dell’adesione è concezioni che come gay li considerano negatori di Dio, privi di evoluzione sessuale normale, casi patologici, persone che possono realizzarsi nella fede solo negando radicalmente la loro sessualità
In alcuni casi questi ragazzi finiscono per aprire gli occhi, ma non è raro che permangano condizionamenti profondi. È quasi incredibile quanto l’idea di stare facendo qualcosa di intrinsecamente cattivo e di non condivisibile possa avvelenare la sessualità con sensi di colpa e possa destabilizzare la vita di un ragazzo.
Che cosa, in fondo porta tanti ragazzi a Progetto Gay? La risposta è semplice: è il fatto che possono confrontarsi con altri ragazzi in modo non pregiudiziale, in un clima non ideologico, in un confronto non di idee ma di esperienze.
È difficile uscire dai condizionamenti inconsci seguendo ragionamenti ai quali si è abituati a rispondere con altri ragionamenti in una serie infinita. Non sono i ragionamenti che permettono di superare i condizionamenti e i pregiudizi, l’ho imparato per esperienza, è necessario vedere come vivono gli altri, che scelte fanno in concreto. Per capire che un gay non è un marziano verde ma un ragazzo come tutti gli altri c’è solo una strada e consiste nel conoscere dei ragazzi gay, prima in chat e poi, perché no, anche di persona. Ma per conoscere un ragazzo gay con cui confrontarsi in modo serio non si può andare a cercarlo in una chat erotica o in un sito di incontri. Quello che la gente in linea di massima associa alla parola gay non ha proprio nulla a che vedere con la realtà della stragrande maggioranza dei ragazzi gay.
Per un ragazzo gay due cose sono fondamentali: 1) trovare una propria strada per mettere da parte pregiudizi e condizionamenti. 2) mantenere una dimensione di sano realismo, ossia tenere ben saldi i piedi per terra, in altri termini: prudenza!
martedì 8 dicembre 2009
AMORE GAY, MASTURBAZIONE E SESSUALITA’ FISICA
Questo post è dedicato ad una riflessione sulla fisicità della sessualità. Mi capita spesso, parlando in chat con ragazzi gay, di avvertire come per molti di loro la sessualità fisica sia una realtà piuttosto nettamente separata dall’affettività e come la valutazione della sessualità sulla base di categorie non omogenee con quelle tipiche della vita affettiva finisca per creare disagio, spesso anche in modo pesante. Non è raro trovare atteggiamenti o di totale mitizzazione della sessualità fisica o di totale rifiuto più o meno consapevole della fisicità della sessualità. Naturalmente tra i due estremi c’è una articolata fascia di posizioni intermedie in cui la sessualità fisica è più o meno integrata in una vera dimensione affettiva, ma la polarizzazione verso la mitizzazione della sessualità fisica o verso la sua sublimazione/rimozione è ancora largamente presente. Prendiamo in considerazione i due comportamenti.
Mitizzazione della sessualità fisica
Il valore mitico della sessualità fisica nella vita di un ragazzo è legato al suo vivere la sessualità proiettivamente nella masturbazione. Le fantasie masturbatorie prefigurano la sessualità fisica di coppia, più esse sono intense e “unilaterali” maggiore è il peso mitico della sessualità fisica. Sottolineo l’aggettivo unilaterali perché in pratica per un ragazzo gay, tanto più se vive in un contesto chiuso, trovare una forma di confronto serio su questi argomenti è praticamente impossibile e la sessualità o finisce per essere orientata dalla pornografia e quindi per essere imitativa o finisce per essere costruita sulla base di interpretazioni del tutto unilaterali di esperienze sessuali o para-sessuali come quelle che si realizzano nello spogliatoio delle palestre o delle piscine. La mancanza di confronto serio sui contenuti delle fantasie masturbatorie degli altri spinge un ragazzo ad assolutizzare le proprie e a ritenere che tutti i ragazzi gay abbiano fantasie sessuali simili alle sue. Con questo meccanismo, in assenza di ogni possibile riscontro, si radica più o meno consapevolmente, l’idea che la sessualità di coppia sia un incontro quasi “con un altro se stesso” e che permetta di realizzare a pieno le proprie fantasie masturbatorie. Quando poi queste fantasie sono più o meno conformi ai modelli che la pornografia presenta, la convinzione che la propria visione della sessualità di coppia sia il vero modello della sessualità gay si radica ancora più fortemente.
Va tenuto presente che la sessualità rappresentata nella pornografia non è lo specchio di una realtà sessuale libera e incondizionata ma rappresenta una realtà sessuale a sua volta cresciuta sulla base dei modelli della pornografia. È ovvio che per la pornografia la mitizzazione della sessualità fisica è fondamentale e il puro e semplice rapporto sessuale è presentato come il vertice della soddisfazione e del piacere del tutto indipendentemente da qualunque implicazione affettiva. Su queste cose si basano impieghi di denaro per somme da capogiro. Aggiungo che nella stragrande maggioranza dei casi il modello pornografico domina anche nelle chat erotiche e nei siti di incontri in cui il presupposto della mitizzazione della sessualità fisica intesa come ”la sessualità” è costantemente presente.
Parlare di sessualità in modo serio, capire come vivono realmente la sessualità gli altri ragazzi, rendersi conto che la soddisfazione che si prova nella sessualità non deriva solo dalla sua dimensione fisica ma anche e soprattutto dalla dimensione affettiva che è alla base di una vera sessualità fisica, significa demitizzare la sessualità fisica e presentare l’amore gay per quello che è, ossia come un contatto affettivo profondo nel quale si innesta anche la sessualità fisica come modalità di comunicazione affettiva. La maturità affettiva di un ragazzo ma anche di un adulto si valuta proprio dalla capacità di mantenere un equilibrio tra le componenti della vita affettiva e di saper gestire un rapporto di coppia focalizzando l’attenzione affettiva sulla personalità dell’altro nel suo complesso. Mi limito ad un solo esempio: saper stare accanto al proprio ragazzo quando si sente a disagio o vive dei momenti difficili crea una forma di solidarietà affettiva di fondo che può avere una valenza profondissima, si tratta di una presenza che non ha nulla di esplicitamente sessuale ma dà una misura dell’interessamento alla persona dell’altro nel suo complesso e della volontà di costruire una vita in due.
Sublimazione e rimozione della sessualità fisica
Nonostante la minore rigidità del costume sessuale che si è affermata negli ultimi anni, la sublimazione e la rimozione della sessualità fisica da parte dei ragazzi gay, e anche di non più ragazzi, è ancora largamente presente. Si va da casi di autentica e radicale rimozione che comprende anche il rifiuto della masturbazione a casi in cui la sessualità fisica masturbatoria è vissuta con forti sensi di colpa come trasgressione mentre è del tutto rimossa l’ipotesi di una sessualità di coppia.
In situazioni del genere emerge facilmente che la sessualità fisica è considerata un disvalore, addirittura distruttivo dei rapporti affettivi “veri” cioè di quelli sublimati. Valgano come esempio queste frasi a proposito della masturbazione:
“Pensando a lui non l’ho mai fatto perché mi sembrerebbe di sporcarlo, di usarlo per una cosa non positiva.”
“Cerco di evitare ma siccome poi non ci riesco allora lo faccio ma solo in modo meccanico, cioè non voglio pensare a lui mentre lo faccio, lui una cosa del genere non se la merita.”
“Non riesco a masturbarmi pensando al ragazzo di cui sono innamorato, lo amo troppo, sembra una cosa stupida, ma per me è importantissima, e allora penso a una ragazza e ci riesco, ma deve essere una ragazza che non mi interessa, magari lo farei pure pensando a un ragazzo, anzi lo faccio, ma non pensando a lui.”
Da queste frasi è evidente che la masturbazione è vissuta come trasgressione ma non come trasgressione liberatoria ma come trasgressione che scatena pesanti sensi di colpa. Esistono situazioni tipiche in cui i sensi di colpa legati alle fantasie masturbatorie sono più forti:
1) Quando si tratta di uomini sposati che si sono ritenuti etero per molti anni e che vedono nel masturbarsi pensando a un ragazzo una forma di tradimento coniugale.
2) Quando si tratta di ragazzi molto legati alla religione che vedono nella masturbazione un peccato.
3) Quando si tratta di ragazzi sui quali si concentrano forti attese familiari, cioè di ragazzi molto amati ma nello stesso tempo molto condizionati dall’ambiente familiare, che vedono nel masturbarsi con fantasie gay una specie di tradimento nei confronti delle attese familiari.
4) Quando si tratta di ragazzi che sono cresciuti in condizioni dei forte privazione affettiva e in particolare senza l’abitudine al contatto fisico affettivo (abbracci, baci, coccole) da parte dei genitori.
5) Quando le fantasie masturbatorie sono rivolte a persone di età molto diversa.
6) Quando le fantasie masturbatorie sono rivolte all’interno della propria famiglia.
In situazioni del genere è fondamentale rendersi conto del fatto che la fisicità sessuale e in genere la masturbazione non ha nulla di patologico o di immorale.
I desideri non si possono controllare e la sopravvivenza di tabù può essere accettata nel senso che può non essere opportuno per il bene dell’altro manifestargli i nostri sentimenti ma non nel senso che ci si debba sentire in colpa per quei sentimenti o se ci si masturba pensando a quelle persone.
La sessualità fisica, almeno a livello di masturbazione, fa parte della vita ordinaria della stragrande maggioranza delle persone, il che, anche a livello statistico, le toglie qualunque aprioristica notazione di patologico o di immorale.
Anche qui sarebbe fondamentale il confronto con gli altri che aiuterebbe a mettere da parte le paure e i pregiudizi. Stupisce come per molti gay, ancora nel XXI secolo, sia difficile accettare la normalità della masturbazione e capire il significato positivo che essa ha nella vita affettiva delle persone, in termini di definizione della sessualità e di prefigurazione di un rapporto di coppia.
Ancora oggi la parola “amore” è vista spesso come disincarnata, come sublimazione della sessualità, in un certo senso è come se si dicesse: “Posso innamorarmi di un ragazzo, posso amarlo con tutto me stesso, ma non devo desiderarlo sessualmente perché quello non è amore.”
La sublimazione della sessualità fisica induce anche ad altri ragionamenti sostanzialmente sbagliati, ne riporto un esempio: “Per me la sessualità non è una cosa importante, io penso che vorrei bene al mio ragazzo anche senza bisogno del sesso, cioè non mi sembra una cosa importante, lo potrei anche fare con lui, se vedessi che per lui è fondamentale, credo che alla fine mi adatterei però è una cosa che farei adattandomi a fare una cosa che non mi interessa”.
Manca in questo discorso la consapevolezza che un rapporto affettivo/sessuale deve essere paritario, in esso l’idea che uno dei due possa “sacrificarsi” a vantaggio dell’altro non è accettabile. Se manca una autentica forma di coinvolgimento sessuale reciproco manca anche un rapporto affettivo vero che è basato sull’idea che si sta costruendo qualcosa “insieme” anche attraverso la sessualità. Bisogna sottolineare che molte volte la radicale sublimazione della sessualità fisica esiste più a livello di enunciazione di principio che di realtà vissuta, il che significa che i ragazzi che a parole negano il valore della sessualità fisica, quando si troveranno realmente in situazioni affettive e sessuali coinvolgenti finiranno per mettere realmente e spesso rapidamente da parte l’idea di continuare a sublimare e a rimuovere la sessualità e la vivranno senza veri problemi.
Un’attenzione particolare merita la cosiddetta rimozione depressiva. Ci sono ragazzi che tendono a sublimare e a rimuovere la sessualità fisica per problemi che non sono legati alla sfera della sessualità ma a dimensioni più generali di non accettazione di sé, spesso di remota origine familiare. Frasi come: “Io la vita di un ragazzo finirei solo per rovinarla”, “È come se lo sapessi già che tanto non avrò mai un ragazzo”, “Fare sesso con me? Ma io non ho nulla per cui valga la pena di innamorarsi di me”. Tra i ragazzi che si esprimono in questo modo alcuni, pochi per fortuna, rifiutano del tutto il dialogo e lì c’è il rischio che ci sia una dimensione depressiva non facile da risolvere, ma la grande maggioranza pur considerandosi “uno scrigno chiuso” cerca invece di instaurare un dialogo serio sulle tematiche rimosse. Mi capita spesso di rimanere a parlare per ore con ragazzi che avevano dichiarato come premessa che per loro un dialogo spontaneo e autentico era impossibile. In queste situazioni avverto chiaramente il tentativo di creare un rapporto che non si perda nel tempo e noto che le cose dette vengono fissate nella memoria e sono realmente oggetto di riflessione. Anche con tutta la prudenza necessaria, questi ragazzi vogliono essere contraddetti, vogliono cercare fuori di loro qualcuno che metta in crisi il loro sistema di difesa. Il dialogo non è solo facile, contrariamente alle dichiarazione iniziali, ma autentico e profondamente voluto. Questi ragazzi, che amano definirsi “ragazzi senza qualità” hanno spesso una profondità di pensiero e una propensione al confronto assolutamente singolari. Anche qui ha un senso parlare e confrontarsi per superare la paure e per rendersi conto che un dialogo vero esiste. Osservo che spesso questi ragazzi, a fronte di moltissimi tabù dichiarati, sono invece molto più diretti e più liberi di tanti altri perché per loro il dialogo è un’esigenza di confronto vitale. In queste situazioni la rivalutazione de sé è fondamentale e la condivisione di un dialogo serio è il segno più evidente del fatto che si è accettati e che il proprio valore personale è apprezzato proprio per quello che è. Il dialogo ha inevitabilmente una dimensione affettiva e trasmette conferme e certezze più che per i contenuti che affronta per il fatto che va avanti e che è gratificante in sé.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=513
sabato 1 agosto 2009
AMORE GAY E CONDIZIONAMENTI SOCIALI
Questo post è dedicato ad una riflessione sui condizionamenti esercitati nel rapporto tra due ragazzi gay dalla diversa educazione e dalla diversa condizione sociale.
In genere, quando un ragazzo gay si innamora di un ragazzo di cui non conosce l’orientamento sessuale, la domanda che immediatamente si pone è: “è gay o non gay?” Se per un verso è vero che si tratta di una questione fondamentale che condiziona automaticamente tutto il resto, è pur vero che non si tratta comunque dell’unico condizionamento. Spesso, un volta che un ragazzo gay abbia accertato che il ragazzo di cui si è innamorato è anch’egli gay, dopo i primi momenti di entusiasmo subentrano le prime perplessità, non però derivanti da una mancanza di reciproca attrattiva sessuale ma dalla difficoltà oggettiva nel costruire una relazione profonda a causa di punti di partenza molto lontani.
Costruire una relazione tra due ragazzi gay non è una questione essenzialmente sessuale, occorre costruire un rapporto tra persone che sia fatto di fiducia reciproca, di affetto e di rispetto. Intervengono a questo punto due variabili che in genere nella fase iniziale sono state trascurate:
1) La differenza di educazione
2) La differenza di condizione sociale
Per costruire un rapporto d’amore serio è indispensabile una condizione di parità che faccia da fondamento al successivo costruire insieme. Quanto maggiori sono le differenze di educazione e di condizione sociale tanto più difficile è partire su un piede di parità. In qualche modo è comunque possibile farlo ma sulla base di una rinuncia al proprio ruolo e alle proprie abitudini da parte di uno dei due ragazzi per non condizionare l’altro, ma queste rinunce nascondono spesso delle riserve mentali che prima o poi tornano a galla con tutto il loro potere dirompente.
Partiamo dalle differenze di educazione tra ragazzi che vivono più o meno la stessa condizione sociale. Tra loro le differenze si manifestano nelle abitudini di vita, nella maggiore o minire libertà nei comportamenti e nei discorsi, nella maggiore o minore inibizione di fonte alla sessualità. Si tratta sì di condizionamenti ma la coscienza della propria omosessualità porta quasi sempre a superare i condizionamenti educativi o a svalutarli dall’interno, in nome della possibilità di vivere una vita affettiva di coppia. Un esempio classico sono i ragazzi che hanno avuto una educazione religiosa che, quando superano il problema del condizionamento religioso o passano oltre in modo radicale o restano in quell’ambiente in modo solo formale.
Le differenze di livello sociale costituiscono invece una vera e potente barriera che si più alzare tra due ragazzi gay e può impedire loro di vivere una vera vita di coppia. Riporto qui di seguito alcuni dei sintomi tipici del disagio sociale attraverso delle frasi molto indicative:
1) Quando esco con i suoi amici non mi trovo bene, è un altro mondo
2) Lui con i miei amici non si trova bene, non so che cosa gli piglia, sembra imbranato
3) Ai miei amici non piace, parla proprio di cose di un altro pianeta
4) Ha un concetto di divertimento che non capisco, per lui è un rito, secondo me recita
Il disagio sociale si manifesta prima nelle cose esterne e poi gradatamente nelle altre:
a) Che bisogno c’era di occhiali da sole da 300 euro?
b) Non ci vediamo per un mese perché deve andare in vacanza con i suoi, ma secondo me lui preferisce così
c) Ma a me che me ne frega di vedere le foto che ha fatto a New York
d) Quando gli propongo di andare a prendere una pizza in qualche posto che piace a me storce sempre la bocca
e) Io a casa sua? Con la madre che parla con erre moscia … ma dai!
f) Mi dice che ho l’accento meridionale
g) Parla troppo di cose che non mi interessano
h) Mi dice che per me sarebbe disposto a fare di tutto, però in vacanza se n’è andato con i suoi
i) È ingegnere, ok, ma perché me lo deve ripetere mille volte?
j) Mi dice che mi dovrei rimettere a studiare ma non lo dice per me, è che si vergogna di me
Molto spesso nella conversazione si presentano fraintendimenti legati al fatto che i due codici comunicativi sono diversi. Valga un esempio per tutti: un ragazzo può dire qualunque cosa dei proprio genitori ma non tollera giudizi da parte del suo compagno:
- Mio padre ha sempre fatto il suo comodo, dice che è ovvio perché è lui che caccia … Non lo sopporto proprio, da quando sa che sono gay è proprio odioso.
- Effettivamente pure lunedì si è comportato proprio da str …
- Però se non facesse così lo metterebbero sotto i piedi!
Il segno vero del disagio sociale è costituito dall’assenza della progettazione di una vita comune, dalla sottolineatura che il rapporto andrà avanti “finché dura”, “finché ne avremo voglia”, ma anche dall’assenza di una sincerità totale reciproca, come se l’altro ragazzo non dovesse essere se non una persona con la quale si condivide, e solo parzialmente, la sessualità. Si tratta della cosiddetta falsa coppia, cioè della coppia che condivide solo alcuni momenti della vita e mantiene separato tutto il resto. Spesso la falsa coppia sul piano sessuale funziona bene, la sua debolezza emerge solo a tempi lunghi quando nei momenti di eclisse dell’interesse sessuale si capisce che non c’è una reale comunità di vita. Una caratteristica delle false coppie e l’idea di mantenere un rapporto aperto e libero, parole dietro le quali si nasconde un vuoto affettivo e una sostanziale volontà di non legarsi.
Spesso, durante le discussioni, i ragazzi che si trovano in una falsa coppia tendono a mantenere il punto e a non cedere, la discussione di fa dura e di principio e non è raro che si arrivi a litigi anche aspri perché manca la stima reciproca che è l’elemento base della vita di coppia. La rottura della falsa coppia è nella grande maggioranza dei casi definitiva e non rimediabile, mentre nelle vere coppie che condividono livelli profondi di affettività la crisi si supera e risulta di fatto un elemento tutt’altro che negativo per la crescita della vita comune.
I ragazzi di livello sociale alto in genere non sono disposti a sacrificare la loro posizione sociale o a metterla tra parentesi in nome della omosessualità. Ci sono eccezioni significative ma nonostante tutto, ciò che conta di più non è come A sente il problema ma come B crede che A lo senta e spesso le incomprensioni sono inevitabili. Il vero problema è essere in due a livello sostanziale, avere le stesse prospettive, essere coscienti che o ci si realizza in coppia o non ci si realizza nemmeno come singoli, lavorare per un “noi” mettendo da parte la dimensione individualistica.
Un’attenzione particolare deve essere rivolta al problema tipico della coppia di costruire un mondo sessuale comune mettendo anche qui da parte le proprie esigenze in funzione dell’altro. Sessualità condivisa significa fantasie sessuali comuni, significa vivere una sessualità costruita insieme, scoperta insieme, in condizioni di assoluta parità. Mi è capitato di vedere ragazzi che vivono in coppia da anni per i quali la sessualità è nel modo più evidente uno scambio affettivo che è finalizzato al manifestare all’altro ragazzo che si vuole condividere la vita con lui nel senso più profondo. Va detto però che quei ragazzi avevano realizzato un vero progetto di vita comune e che le difficoltà legate alle incomprensioni da parte delle famiglie e dell’ambiente sociale non avevano fatto che mettere alla prova il loro rapporto stabilizzandolo in modo sostanziale. La sessualità vissuta in questi termini è realmente un modo di amarsi che ormai ha realizzato una vera comunità di coppia. Arrivare a questi risultati non è facile e quando ci sono problemi di educazione molto diversa o di livello sociale molto diverso superare queste difficoltà richiede sentimenti molto forti e scelte molto determinate.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=22&t=339
domenica 3 maggio 2009
RAGAZZI GAY ALLA RICERCA DI UN COMPAGNO
Mi accade spesso nelle chat con i ragazzi gay di affrontare il tema della ricerca di un compagno. La maggior parte delle storie che ascolto non riguardano il rapporto reale tra due ragazzi ma i tentativi di creare un rapporto o meglio di trovare un compagno da parte di ragazzi gay. Vorrei dire che gran parte della vita di un ragazzo gay è dedicata alla ricerca di un compagno, questa ricerca si realizza in modo cosciente a partire da un’età molto anticipata e dura per parecchi anni, dovrebbe concludersi almeno in teoria con la realizzazione di una vita di coppia ma spesso la ricerca non si conclude in modo definitivo anche se procede con gli anni in modo sempre meno convinto. I ragazzi gay che vivono in coppia stabile sono in realtà una netta minoranza, la stragrande maggioranza non riesce a costruire relazioni stabili e spesso si ferma a forme di amicizia nelle quali proietta una sessualità esclusivamente masturbatoria. Sia ben chiaro che in queste osservazioni non c’è alcun giudizio di valore perché le situazioni esterne e i condizionamenti possono essere estremamente diversi da caso a caso. Ma cerchiamo di affrontare l’argomento in modo razionale e procediamo per punti.
LA SPINTA ALLA RICERCA DI UN COMPAGNO
Quando un ragazzo gay diviene cosciente del proprio orientamento sessuale tende automaticamente ad inquadrare le proprie pulsioni in quei modelli di comportamento affettivo/sessuale che gli appaiono più consoni ai propri desideri. Le scelte che ogni ragazzo compie e che gli appaiono libere, cioè non condizionate, sono in realtà il frutto di condizionamenti così profondi e incisivi da non essere neppure avvertiti. L‘educazione familiare, quella religiosa, quella derivata dall’esempio sociale, operano chiaramente anche sui ragazzi gay e contribuiscono, in positivo o in negativo a fornirgli scale di valori e modelli di comportamento. Le esigenze affettive di fondo di un ragazzo gay, che originariamente non sono di coppia, vengono incanalate in modo quasi inavvertito verso la costruzione di un rapporto di coppia. Un ragazzo gay che cresce vede i suoi amici etero che con l’incoraggiamento sociale e con quello familiare, costruiscono rapporti di coppia ed è portato in modo spontaneo a costruire qualcosa di simile. L’imitazione del modello etero comunemente accettato diventa il paradigma della soluzione del vero problema di fondo dei ragazzi gay, cioè del problema della solitudine: “Non posso parlare con nessuno, con conosco altri ragazzi gay, ho bisogno di confrontarmi, mi sento solo e non ce la faccio più”. La spinta di fondo che viene incanalata verso la costituzione di una coppia gay non è in realtà una spinta verso la coppia ma verso la socializzazione e l’amicizia, deriva cioè dalla necessità di non sentirsi soli, l’idea di coppia è un passo successivo e neppure tanto scontato. Anche il problema del coming out non viene dalla necessità di favorire una ipotetica vita di coppia ma dalla necessità di socializzare e di farsi accettare per quello che si è. La stragrande maggioranza dei coming out è diretta a un solo ragazzo o anche a una sola ragazza, il che significa che la prospettiva di coppia è lontana. Mi capita spesso di parlare in chat con ragazzi gay anche non giovanissimi, trentenni e oltre, che per la prima volta, con la copertura dell’anonimato, parlano liberamente della loro sessualità, per questi ragazzi si tratta di un’esperienza liberatoria, di superare un tabù pesante. Rendersi conto che i propri problemi sono in pratica gli stessi affrontati da tantissimi altri ragazzi dà sicurezza. Il passo da una chat coperta dall’anonimato al parlare di sé faccia a faccia con un altro ragazzo, etero o gay che sia, è difficile e delicato, ma quando con molta gradualità e con molta prudenza ci si arriva il senso di liberazione è forte. Anche il coming out diretto da un ragazzo gay ad un altro ragazzo, nella maggioranza dei casi, non mira a costruire dei rapporti di coppia, perché l’altro ragazzo è spesso chiaramente etero, la vera motivazione del coming out verso un amico è sentirsi accettati da lui.
Se il livello di socializzazione con alcuni amici può arrivare fino al coming out, neanche il coming out risulta però veramente soddisfacente. Subentrano quindi altre esigenze di carattere più marcatamente affettivo o più marcatamente sessuale. Nella grande maggioranza de casi i ragazzi gay non fanno coming out in famiglia e vivono situazioni di tensione o quanto meno di poca chiarezza nei rapporti con i genitori, non si sentono liberi e hanno la sensazione che, se i genitori sapessero, le cose cambierebbero in peggio. Questi ragazzi non si sentono realmente amati per quello che sono, tendono a chiudersi in se stessi e a desiderare un clima affettivo diverso realizzabile solo in un rapporto con altri gay con i quali la comprensione, ipoteticamente, dovrebbe essere migliore. Spesso i ragazzi gay hanno una fortissima disponibilità affettiva, cosa tipica delle persone che vivono in situazioni di emarginazione, e si affezionano in modo profondo a chi dimostra verso di loro rispetto e attenzione. Questo desiderio di affettività tende spontaneamente ad orientarsi verso altri ragazzi gay o verso un altro ragazzo gay, o presunto tale, che, se prescindiamo dai coinvolgimenti sessuali, potremmo chiamare il migliore amico. Il migliore amico è visto come il riferimento affettivo fondamentale.
Ma la spinta più forte alla ricerca di un compagno è innegabilmente di natura sessuale. Come è ovvio la sessualità dei ragazzi gay che non hanno una vita sessuale di coppia, cioè della grande maggioranza dei ragazzi gay, si realizza attraverso la masturbazione che ha un ruolo fondamentale nella strutturazione delle fantasie sessuali e in ultima analisi della futura ipotetica sessualità di coppia. L’impulso sessuale tende spontaneamente a seguire la dimensione affettiva e in questo modo la sessualità può essere costruita su una base affettiva forte. Perché questo meccanismo funzioni è indispensabile che un ragazzo abbia dei riferimenti affettivi forti, in pratica che abbia un amico speciale sul quale indirizzare le proprie fantasie masturbatorie, se poi questo amico fosse gay e la cosa fosse reciproca si sarebbe in condizioni ideali. Purtroppo ben raramente le cose funzionano come appena detto. Assai spesso i ragazzi tendono a costruire una vita sessuale senza alcuna base affettiva perché sono di fatto privi di punti di riferimento affettivi forti e sono profondamente condizionati dalla pornografia, scoperta spesso in una età precocissima in cui manca di fatto la capacità di distinguere tra la realtà della vita effettiva/sessuale e un film porno. Ragazzi che non hanno amici e che vivono in condizioni di sostanziale privazione affettiva, sia familiare che tra coetanei, finiscono spesso succubi della pornografia e si rifugiano in una sessualità masturbatoria in cui le fantasie erotiche non sono rappresentate da ricordi più o meno amplificati di esperienze reali a contenuto sessuale, ma da modelli di comportamento dedotti dalla pornografia. Bisogna sottolineare che la pornografia non è un fenomeno di nicchia ma è di fatto un fenomeno comune che è diventato in moltissimi casi il più potente mezzo di educazione o di maleducazione sessuale dei ragazzi, gay o etero che siano. La pornografia un tempo era molto più difficilmente accessibile, negli anni 60/70, prima di internet, andare all’edicola a comprare un giornaletto porno era uno scoglio talmente grosso che di fatto ben pochi ragazzi affrontavano e certamente pochissimi ragazzi gay. Il vero boom della pornografia si è avuto negli anni della prima diffusione delle tv private. A quel tempo, in orario notturno, molte reti offrivano spettacoli porno, ovviamente etero, per incrementare l’audience e farsi conoscere dal pubblico. Successivamente con l’arrivo di internet, dopo una prima fase di pornografia molto aggressiva e dichiaratamente finalizzata a scopi di lucro, è stato possibile scaricare video porno gratuitamente in siti sicuri anche sotto il punto di vista dei visus e di altre minacce informatiche. Oggi non c’è ragazzo, gay o etereo, che non faccia uso, almeno sporadicamente, di pornografia. La masturbazione, condotta su immagini tratte dai porno tende a strutturare la sessualità su quei modelli che si presentano come una specie di paradigma ideale della sessualità. In realtà non c’è nulla di più lontano della pornografia dalla vera vita sessuale dei ragazzi gay e in particolare delle coppie gay giovani. Su questo tema ho scritto diversi articoli, qui mi preme solo sottolineare che la ricerca di un compagno è spesso condizionata dai modelli della pornografia.
DOVE E COME CERCARE UN COMPAGNO
Parlando con i ragazzi ho spesso modificato i miei punti di vista, ed è quanto è successo circa le motivazioni che spingono i ragazzi gay all’uso delle chat erotiche e dei siti di incontri nella ricerca di un compagno. A spingere i ragazzi verso quelle direzioni non è una specie di impulso irrefrenabile verso la sessualità ma, spesso, è il modello derivato dalla pornografia e inconsciamente assimilato e forse ancora più spesso e per i ragazzi più grandi, l’esperienza più volte reiterata della difficoltà di trovare ragazzi gay nella vita reale. In buona sostanza, quando una vita affettiva/sessuale non si può realizzare nella realtà si cerca di realizzarla in una specie di vita parallela, che è quella delle chat erotiche e dei siti di incontri. Molti ragazzi non vanno in questi siti a caccia di sesso o solo di sesso, molti di loro ci vanno realmente a cercare amicizia e affetto quando non vedono aperta in concreto nessun’altra possibilità. Questo ragionamento tuttavia contiene due errori di fondo, il primo è nel presupporre che sia possibile, e in un certo senso, facile trovare affetto e amicizia in quei siti e l’altro è nel dare per scontato che le difficoltà che si incontrano nella vita reale possano essere ovviate attraverso una scorciatoia come l’iscrizione a un sito di incontri.
Il primo presupposto non regge perché in quei siti esistono dei meccanismi di selezione dell’utenza molto efficienti. Basta leggere i profili e vedere le foto per capire che l’offerta è un’offerta di sesso, non di affetto o di amicizia. In quei siti resta solo chi ci trova quello che sta cercando cioè sesso facile, i ragazzi che ci cercano solo affetto o amicizia, dopo la prima esperienza negativa se ne vanno per altre strade. Mi corre l’obbligo di sottolineare che gli incontri sessuali non protetti con persone che abbiano avuto molti partner, come quelle che frequentano chat erotiche e siti di incontri sono una delle principali cause della diffusione dell’aids.
L’esperienza insegna, e lo vedo in chat tutti i giorni, che il sesso facile senza alcuna base affettiva non solo non è gratificante ma risulta pesantemente frustrante. Molti ragazzi restano impegolati per anni in situazioni pericolose ai fini dell’aids dentro i meccanismi delle chat e dei siti di incontri, è il solito motivo del: “Questa volta è andata male ma la prossima andrà bene”. Anche prescindendo dal rischio aids, che comunque esiste, questi meccanismi fanno perdere anni di vita in estenuanti attese seguite da inevitabili delusioni. Ma che strade e che possibilità si aprono ai ragazzi che abbandonano questi siti o che opportunamente non si avvicinano mai ad essi? La risposta è complessa e parte da una osservazione: per un gay, l’esperienza lo insegna, la vita di coppia è l’eccezione, non la regola, il che significa che molti ragazzi non riusciranno a soddisfare i loro sogni e spenderanno la vita alla perpetua ricerca di un qualcuno che non arriverà. È una verità sgradevole ma è un dato di fatto. La convinzione che sta alla base del meccanismo ciclico e frenetico di illusioni e disillusioni che occupa la vita di tanti ragazzi è che è meglio dare una spinta alla sorte e darsi da fare per la realizzazione dei propri desideri, che è però un teorema tutto da dimostrare. Essere aperti con buon senso e prudenza all’esperienza che può presentarsi è una cosa, vivere in una perenne frenesia nel tentativo di aumentare la probabilità di successo è una cosa molto diversa. Tuttavia capire la differenza per molti ragazzi è difficilissimo perché la si capisce solo per esperienza diretta nel corso degli anni.
UN COMPAGNO
Un compagno nel senso vero della parola, un compagno col quale costruire una vita a due non è un compagno di sesso in una vita sessuale separata della vita orinaria, no, un compagno è essenzialmente un compagno di vita, uno che non ti viene meno quando ne hai bisogno e uno che non abbandoneresti per nessuna ragione. Su un punto mi sento di insistere, con un compagno di vita si vive in regime fedeltà e di esclusività sessuale che non solo è l’unica via per tenersi lontano dall’aids ma è anche l’unica via per essere realmente compagni di vita in una dimensione di sincerità reciproca e di affetto profondo. Trenta o quaranta anni fa, per un gay, la solitudine era una destino inevitabile, oggi delle possibilità concrete esistono, dico possibilità, non parlo di certezze, se quella possibilità ci si presenterà dobbiamo essere pronti a rispondere nel modo più onesto possibile, senza riserve mentali, con la massima sincerità, confrontandoci col nostro potenziale compagno come se parlassimo con noi stessi. La felicità è possibile ma spesso in nome del meglio o di ipotetiche perfezioni gettiamo via le migliori occasioni della nostra vita.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay:
domenica 19 aprile 2009
RAGAZZI GAY CHE SOGNANO MA HANNO PAURA DI VIVERE
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Ciao Project,
dunque … mi sento imbranato parecchio. Cioè a scrivere certe cose sento proprio difficoltà.
Ho 23 anni, sono gay da sempre … fino qui ci arrivo ma poi continuare è più difficile. Io, penso un po’ come tutti i ragazzi (gay e non), sono andato in giro su internet a cercare cose che riguardano il sesso. Non lo nego, la pornografia mi piace, ma un po’ tutta, i racconti erotici forse più dei video perché un po’ mettono in moto la fantasia, però pure i video e le foto. Non mi piacciono le cose spinte, cioè i porno nel vero senso della parola, vorrei trovare delle storie anche con un po’ di sesso ma non solo quello, ci voglio anche una storia, mi ci devo poter immedesimare. Capiamoci, non è che vedere un bel ragazzo non mi piaccia, mi piace eccome ma mi piace come ragazzo nel suo complesso, il volto, il sorriso, la naturalezza, certo se è nudo è meglio ma nel senso che ho l’impressione di capire maglio la persona. Lo so che sembra assurdo ma per me è così. Quanto a me, fantasie sessuali tantissime. Un mio collega dell’università sta sempre nei miei pensieri, è bellissimo! Insomma lo penso sempre, anche quando … . Andando in giro in rete mi è capitato di finire sul tuo forum e da lì sono finito a leggere le interviste e sono rimasto molto colpito perché ci sono tanti ragazzi che parlano di sé e di come vivono il sesso con la massima spontaneità. Cioè, quello che mi lascia veramente colpito è che non sono storie erotiche, cioè questi ragazzi parlano di come vivono il sesso con la massima naturalezza. Io non ci sono mai riuscito. Sto parecchio su internet a cercare sesso e faccio le cose che penso tutti gli altri ragazzi facciano, e da quello che scrivono penso che sia proprio così. Non sono mai stato con un ragazzo (e nemmeno con un ragazza) ma ho l’idea fissa del sesso. Scusa se parlo greve, se guardo un ragazzo la prima occhiata è alla faccia e la seconda finisce lì. È una cosa talmente incontrollabile che avevo proprio pensato di avere qualche cosa che non va. Ho cercato pure su internet tante cose che riguardano la sessualità, proprio l’anatomia maschile, cioè proprio come funziona, ci ho trovato tante cose ma mi restano in testa tanti dubbi che non funzioni proprio tutto benissimo. Forse sono tutte fantasie che mi faccio ma non so con chi parlarne. Sono andato dal mio dottore perché volevo capire qualcosa in più, ma quando sono stato lì non ho avuto la faccia di dire niente. La parola sesso a casa mia non si è mai sentita e la parola gay è considerata una parolaccia. Di amici, se li posso chiamare così, ne ho solo tre, ma forse solo due, ma sono etero e un po’ la nostra amicizia è la continuazione del fatto che siamo stati compagni di scuola.
[-omissis-]
Tu mi dirai che non sono più giovanissimo e che questi problemi li devo risolvere da me, ma come? Poi, ammesso che tutto lì sia in ordine o quasi, c’è una cosa che non riuscirò mai a superare ed è l’idea del contatto fisico con un ragazzo. Io lo sogno un ragazzo, ci faccio le mie fantasie e anche il resto, ma se mi trovassi con un ragazzo, diciamo in una situazione che può coinvolgere la sessualità, mi sentirei bloccato, non riuscirei a fare nulla e scapperei proprio. Avevo pensato di andare in una palestra o in una piscina un po’ per guardarmi intorno dal vero ma non ho mai avuto il coraggio di fare una cosa simile, mi sentirei in un imbarazzo terribile, guardare mi piacerebbe ma dovrei stare lì insieme con questi ragazzi, magari nudi loro e nudo io. Anche a pensarlo mi vengono reazioni sessuali, figuriamoci a stare lì in mezzo, potrei solo andarmi a nascondere. Ma come si fa a vivere queste cose? Mettiamo pure che fossimo nella condizione migliore ma mi sentirei imbarazzato in modo incredibile. Cioè sono arrivato a una conclusione che io il sesso con un altro ragazzo non lo farà mai, lo desidero tantissimo ma non lo farò mai e nemmeno perché è difficile trovare altri ragazzi ma perché mi attira e mi respinge nello stesso tempo. Qui, nelle interviste sul sesso che hai messo in rete, ho visto gente che parla di sé in modo libero e mi sento ancora più strano di prima. Poi m’è venuto in mente di mandarti questa mail anche se in pratica non so chi sei. Facciamo così, adesso non aggiungo il mio contatto msn e aspetto la tua risposta, se la risposta mi convincerà ti manderò il mio contato. Devi capire che ho già fatto un passo enorme a scriverti queste cose. Se vuoi pubblica la mail, ma togli la parte centrale, quella scritta in colore diverso. Se la pubblichi ti strozzo!