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sabato 26 gennaio 2013

SENTIMENTI GAY TRA AMICIZIA E AMORE


Ciao Project,
non so se ti ricordi di me, 25 anni allora, adesso 26, ti do un elemento concreto, avevamo parlato anche della scherma, ti avevo scritto diversi mesi fa in preda a un grosso senso di depressione e di paura, soprattutto di paura anche perché mi stavo cacciando in un brutto pasticcio e tu me lo facesti capire, praticamente abbiamo parlato fino alla mattina.
Beh, ci tengo a dirti che le cose sono cambiate e che la doccia fredda di quella sera mi ha fatto bene. Ho abbandonato del tutto i locali e i siti di incontri, non è stato facile perché anche se quell’ambiente mi deprimeva era per me in sostanza l’unica valvola di sfogo ed effettivamente stavo entrando in una fase di dipendenza. Ho ricominciato a frequentare i miei amici di vecchia data, tutti etero ma bravi ragazzi. Mi sono laureato e ho anche trovato un lavoretto, purtroppo con contratto a termine ma in qualche modo lavoro. Ho dovuto inventarmi una fantomatica ragazza in un’altra città per tenere lontane le attenzioni delle mie colleghe di lavoro e soprattutto i pettegolezzi, ma tutto questo non è molto importante.
Ti scrivo per parlarti di un’altra storia che mi ha proprio cambiato la vita. Tu sai che io abito in paese a circa 30 chilometri dalla mia città. All’poca dovevo ancora fare gli ultimi esami e la tesi perché mi ero rimesso a studiare e volevo finire il più presto possibile. Avevo appuntamento col mio relatore all’università per le nove, quindi dovevo uscire di casa per le 7.30. Esco, prendo la macchina perché è brutto tempo (ottobre), poco fuori di uno dei tre paesi che devo attraversare per arrivare in città comincia a piovere forte, vedo uno al bordo della strada che è senza ombrello e che cerca un passaggio, mi fermo e lo faccio salire. Era incappucciato e a stento lo avevo intravisto. Sale in macchina tutto bagnato e mi bagna tutto il sedile, non si scusa, mi chiede subito se vado in città, non ci presentiamo nemmeno, mi sembra parecchio trasandato, barba di qualche giorno, capelli lunghi, incolti, unghie non molto accattivanti, ecc. ecc.. Facciamo la strada in silenzio (circa 20 minuti). Si fa lasciare in centro, sotto un portico ma non dice nulla. Io vado all’università e la cosa finisce lì. Circa una settimana dopo ricapita più o meno esattamente la stessa cosa, questa volta diluvia e ci fermiamo per qualche minuto ad aspettare che passi lo sgrullone ma senza quasi dire una parola. Mi limito a dirgli che in pratica faccio la strada dal paese alla città tutti i giorni alla stessa ora. Nemmeno mi risponde. Poi la pioggia diminuisce e lui scende, ma quando passo l’indomani è allo stesso posto ma non fa l’autostop, ho l’impressione netta che stia lì ad aspettare me. Per arrivare ad un minimo di discorso sensato ci abbiamo messo più di un mese ma poi è successo. Siamo rimasti in macchina a parlare per mezz’ora. Lui ha 28 anni, lo chiamerò Paolo, abita in un paese a 10 km da casa mia, un paese piccolissimo, non lavora perché adesso il lavoro proprio non si trova, ma ha lavorato in passato. Il dialogo con lui è molto difficile, tende a vedere le cose in modo negativo, poi a un certo punto chiude la conversazione, mi ringrazia un modo rapidissimo e se ne va. Nei giorni successivi lo trovo sempre nello stesso posto e alla stessa ora. E qui c’è la storia della domenica. Ovviamente io la domenica non vado in città, ma una domenica è capitato che ci dovessi andare e lui era lì al solito posto, anche se faceva un freddo cane. Questa volta abbiamo parlato un po’ di più, gli ho chiesto che cosa va a fare in città ogni giorno, mi ha risposto che passa la giornata in un grande centro commerciale perché almeno ci fa caldo. Quindi andava in città ogni giorno anche prima di incontrarmi e questo mi ha fatto pensare che magari da me volesse solo un passaggio in macchina, ma c’è l’autobus della linea extraurbana che passa proprio all’ora in cui arrivo io e spesso me lo trovo davanti, ma lui non lo prende, forse prima lo prendeva ma ora non lo prende e aspetta me. Non è particolarmente un bel ragazzo e non mi interessava da quel punto di vista anche se avrei voluto capire perché quel ragazzo mi aspettava la mattina (anche la domenica) per fare venti minuti di strada con me.
Project, non ti aspettare epiloghi clamorosi di questa storia, almeno esternamente non è successo niente, di lui non so quasi nulla, lui non parla e io non faccio domande, ma esco tutti i giorni per andare in città (anche la domenica) perché così posso passare con lui venti minuti, è paradossale, lo so. Da me non accetta nemmeno la proposta di andare a fare colazione insieme. L’unico cambiamento che ho visto è un minimo di sorriso (un bel sorriso, il sorriso di uno che non è abituato a sorridere). Le ho pensate tutte, da quelle più tragiche fino alle cose più stupide ma Paolo non è superficiale. Io penso che lui mi stia studiando, che stia cercando di capire fino a che punto ci tengo a lui, probabilmente solo come amico, ma la parola amico non è riduttiva. Non so se è gay, non so nemmeno se lo vorrei, è tutto così incredibilmente indefinito eppure è qualcosa che mi intriga profondamente. In un certo senso mi aspetto qualcosa da questo ragazzo, almeno che questa amicizia vada avanti così, che non si perda, perché per me, piano piano, è diventata una cosa importante. È stato proprio il fatto di pensare continuamente a Paolo che mi ha consentito di riprendere una vita emotiva vera. Tra andare in un locale gay e incontrare gente che da te vuole una cosa sola e pensare continuamente a Paolo per cercare di capire qualcosa in più, c’è una differenza enorme, io ho l’impressione che qualcosa si sia creato anche se ho paura che tirare fuori il discorso in modo esplicito possa di fatto fare crollare tutto. Tra noi adesso c’è qualche accenno di sorriso e qualche rara parola molto significativa e sofferta, io ho l’impressione che un senso ci sia e che ci sia anche un dialogo criptato e che sia comunque una cosa seria, non so esattamente di che cosa si possa trattare ma Paolo è ormai parte della mia vita e che la mia vita ha trovato un senso lo avverto in modo molto chiaro. Penso che mi sto affezionando a questo ragazzo, dico affezionando, non innamorando, e che in fondo non mi importa nulla se è gay oppure no, è come se sentissi di essere importante per lui al di là delle parole, non conta perché sono importante ma mi accorgo di essere importante, non di essere solo una tessera qualunque del mosaico come mi succedeva con altri ragazzi, ma di contare come persona. Mi accorgo che quello che dico viene ascoltato e ricordato e che le parole che lui mi dice, anche se sono rare, sono state pensate a lungo perché sono dedicate a me. Se una mattina non lo trovassi al suo posto alla solita ora ci rimarrei male ma non è mai successo e io faccio in modo di non mancare mai a quell’appuntamento e poi c’è quel sorriso. Potrebbe anche essere solo un ragazzo depresso che ha bisogno di un po’ attenzioni ma anche se fosse così a me andrebbe benissimo lo stesso. So che anche i nostri silenzi hanno un senso e che c’è il piacere di stare insieme venti minuti al giorno. Per me sono i venti minuti che danno il tono alla giornata.
Project, non ti nascondo che ho molti dubbi e soprattutto che non so come comportarmi perché vivo in una sorta di attesa estenuante che accada qualcosa che non accade mai e io ho paura di fare il primo passo. Eppure non siamo ragazzini, ormai queste esitazioni avremmo dovuto metterle da parte. Non saprei nemmeno se provo una spinta sessuale per questo ragazzo, certamente per altri ragazzi ho provato coinvolgimenti sessuali molto più forti. Lui mi interessa sotto altri aspetti, più complessi e meno semplici da capire.
Project, mi ricordo che, quando abbiamo parlato, tu cercavi di sottolineare che le cose importanti nascono da sé quando meno te le aspetti e seguono una loro logica che non ha niente a che vedere con modelli che uno si può essere creato nella sua testa. Io non ho progetti su questo ragazzo, mi interessa come persona, vorrei solo vederlo sorridere, magari anche con una ragazza. Lui a me sta dando molto e spero di poter fare altrettanto per lui. Project, sto riscoprendo che cosa vuol dire voler bene a qualcuno ed è una cosa che mi fa stare bene.
Con affetto.
Stefano
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giovedì 17 dicembre 2009

ATTESA DI UN AMORE GAY IMPROBABILE

Ieri, 16/12/2009, alle ore 21.45, ho ricevuto la mail che riporto qui di seguito. Ho chiesto all’autore il permesso di pubblicarla e lo faccio con estremo piacere. Riporto in successione anche la seconda mail che ho ricevuto oggi.
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Ciao GayProject il tuo blog lo leggo sarà ormai da più di un anno, mi piace il modo in cui tratta di noi gay e non credo che in internet si possa trovare qualcosa di simile per cui complimenti! Ho pensato di scriverti la mia storia sapendo che è un qualcosa di diverso e atipico e che mi ha fin dall’inizio solo tirato contro tante critiche ma che mi ha insegnato che a volte si devono ascoltare i propri pensieri e sentimenti per arrivare al punto giusto senza ascoltare suggerimenti su scorciatoie o strade convenzionali perché ognuno ha la sua. Ora ti spiego. Mi chiamo Marco ho 28 anni e sono nato e cresciuto in un noioso paesetto molto bigotto o come si dice qui <un paese de basapile> in cui immagina come vengono giudicati e offesi i gay. Io di essere gay l’ho capito intorno ai 18 anni ma solo perché prima avevo rimosso in toto la mia sessualità per difesa. Nessun innamoramento, attrazione sessuale, neppure interesse. Nada di nada. Non che il resto della mia vita fosse chissà che. Anzi! Da bambino ero timido e introverso e non mi sentivo mai a mio agio con gli altri. Crescendo sono migliorato ma solo perché ho imparato a crearmi una maschera dietro cui nascondevo tutte le mie paure, fobie e ansie per farmi credere quello che non ero e farmi accettare. La mia combriccola di amici di paese l’avevo, si usciva insieme e si facevano le tipiche cose da adolescenti. Diciamo che io nel gruppo ero inquadrato come quello un po’ timido ma nessuno sospettava l’inferno che nascondevo dentro. Perché io in realtà mi sentivo sempre diverso dagli altri, impacciato, fuori luogo e sotto giudizio negativo da tutti. C’erano tutta una serie di cose che mi paralizzavano perché al solo pensiero di doverle fare mi davano una ansia assurda perché pensavo che avrei sbagliato qualcosa, che sarei incorso in qualche brutta figura, che la gente mi avrebbe criticato,che non sarei riuscito a farla . Ma cose banalissime dico anche solo se mia madre mi mandava a comprare qualcosa o a pagare delle bollette, o se dovevo camminare da solo x strada, fare ricreazione a scuola, prendere il pullman, chiedere informazioni etc etc. Tutto mi stressava. Ho iniziato l’università solo perché i miei lo davano per scontato che l’avrei fatta e io non riuscivo mai a sottrarmi dalle attese degli altri. Ma per me era solo una enorme fonte di angoscia a iniziare dal fare il pendolare o prendere il posto in mezzo a ragazzi che non conoscevo e che mi sembravano tutti migliori di me. Studiavo ma poi non riuscivo a fare gli esami e li rimandavo di continuo. Rimandavo ogni cosa, in realtà sembra sia stato il mio sport preferito per anni!!! Dopo 6 anni di università avevo fatto solo 8 esami e non ti dico come mi sentivo un fallito! Al mio essere gay ho dato inizialmente la colpa di ogni mio malessere e con questo ho tentato di eliminare alla radice la cosa da me. Chiaramente è stato inutile tutto quello che ho fatto e ho solo sofferto tanto di più. A 22 anni mi sono rassegnato e ho iniziato timidamente a girare per blog gay prima e poi siti di incontro. Mi sentivo molto solo e bisognoso di affetto e questo mi ha spinto a conoscere un po’ di ragazzi prima parlando per msn poi ho iniziato anche a incontrare. Era sempre una più o meno grande delusione, non piacevo quasi mai nel senso che oltre alla richiesta del sesso c’era il vuoto o poco altro ma, se anche piacevo, vero interesse per me praticamente poco più che zero a volte solo la paura della solitudine. Certo con qualcuno sono rimasto amico ma niente di che. A 25 anni mi imbatto in Matteo di un anno più giovane di me. E’ stato un contatto preso come tutti gli altri su un sito di incontri. Dopo la prima chattata mi ricordo mi era rimasta una buona impressione e in pochissimo tempo ho cominciato ad aprirmi con lui in un modo totale. Fin qui sembra una storia come possono essercene tante ma infatti è proprio da qui che le cose diventano diverse ed è anche difficile spiegarle perché sono complicate e non so bene come condensarle e renderle chiare. Inizio con l’anticipare che con Matteo ci siamo chattati per 2 anni e 13 giorni abbiamo parlato seriamente, scherzato, litigato, ci siamo raccontati le nostre fantasie sessuali ma io di lui io avevo solo pochissime foto mandatemi con riluttanza, foto in cui non si capiva un granché e pure neppure molto recenti anche se l’idea era quella di un ragazzo non brutto. Niente cam perché non la aveva prima, poi perché diceva che non voleva vedermi né farsi vedere in cam. Quando gli ho chiesto il cell ha fatto tante storie e ha detto che non se la sentiva. Ho chiesto se potevamo incontrarci, ha detto ora no e che lui aveva i suoi tempi. Li aveva per tutto. Matteo era anche molto chiuso e di lui non diceva molto. Non nego che dopo qualche mese ho cominciato a pensare a tante cose e a farmi pare mentali perché la situazione era per lo meno sospetta. Tra l’altro non vivevamo neppure nella stessa regione io Veneto, lui Marche. C’era molto per cui lasciare perdere a vederla così ma ovviamente c’è un ma e bello grosso … Il fatto è che io a parlare con lui stavo benissimo. Matteo è stato la prima e fino ad ora unica persona con cui io sia stato sincero sul genere di persona che ero in realtà: pieno di fobie, angosciato, egoista, un po’ vigliacco e incapace di vivere. Con lui non sentivo mai il suo giudizio sulle cose che gli rivelavo di me, solo il suo interesse e la sua voglia di capirmi e conoscermi meglio, di aiutarmi. E basta. Per me era una sorta di miracolo. Poi io Matteo lo trovavo semplicemente adorabile, ogni cosa che diceva e come la diceva, i suoi pensieri. E non so perché ma avevo una istintiva fiducia totale in lui. Anche Matteo con i mesi si era aperto gradualmente anche se con molta più fatica e mi aveva raccontato molti suoi problemi soprattutto che non accettava ancora molto di essere gay e poi aveva iniziato a dirmi della sua situazione in famiglia che era piuttosto drammatica con un padre che lo tormentava in ogni modo, una vera violenza psicologica continua e a volte anche fisica. Ho cominciato a volergli bene ma tanto. E’ difficile spiegare cosa Matteo fosse per me diciamo che è diventato un bene essenziale della mia vita senza quasi rendermene conto che mi ha spinto a cambiare piano piano, a migliorarmi, a sforzarmi ad affrontare le mie paure. Sapere e sentire ogni giorno che c’era qualcuno a cui io interessavo sinceramente, a cui potevo parlare di tutto, sentire i suoi sforzi per consigliarmi e capirmi per me era tutto. Per Matteo io ero importante e cosa ancora più bella è che per lui era importante che io stessi bene perché quella era la sua gioia. E così io mi dicevo “Provo questo esame perché se anche va male questa sera ne posso parlare con Matteo e so benissimo che per lui va bene solo il fatto che io ci abbia almeno provato.” E questo mi dava una grande forza perché non mi faceva avere più paura di fallire. Del giudizio negativo degli altri mi ha iniziato a importare sempre meno perché a me importava solo il suo. Ho acquisito sicurezza in me e cambiando io come persona mi sono sorpreso a morte nel vedere come io in realtà potessi piacere agli altri ragazzi. Perché in questa storia un po’ irreale e difficile, credo, da capire ci sono sempre stati ovviamente anche gli altri. Né io né Matteo abbiamo mai vissuto in un mondo virtuale e questo credo sia il punto chiave di tutto, ognuno viveva la sua vita, il suo mondo reale quotidiano ma ne rendeva l’altro partecipe in ogni cosa e sfumatura. Perché io accettavo che Matteo non si sentisse pronto ad andare oltre al muro della chat con me ma io avevo bisogno di persone in carne e ossa nella mia vita e Matteo lo capiva senza problemi e anzi parlavamo anche dei miei incontri senza remore e lui mi consigliava anche lì sempre per il meglio per me. I problemi in realtà sono poi arrivati e grossi ma a crearli sono stati solo gli altri. Infatti ogni volta che parlavo a qualcuno della mia situazione con Matteo nessuno ha mai capito niente. L’unica cosa era dirmi che era una cosa assurda, da immaturi, non reale, da sfigati e altri giudizi negativi o di compassione. Mi dicevano che non ci saremmo mai incontrati, che io mi illudevo, c’era chi diceva che Matteo mi prendeva in giro, che non era quello che diceva di essere, che magari era su una sedia a rotelle o aveva handicap fisici e per quello non si faceva vedere e tante altre storie del genere. E io dopo un anno e un mese di sola chat alla fine ho cominciato ad ascoltarli e i miei dubbi si sono ampliati sempre di più. Ho cominciato a fare pressioni su Matteo, a spingerlo a fare dei passi in avanti, a dirgli che altrimenti avrei chiuso con lui. Matteo stava malissimo ma diceva che lui si sforzava e gli dispiaceva troppo se non li vedevo i suoi sforzi, i suoi passi in avanti ma che mi aveva sempre detto che aveva i suoi tempi. A forza di sentirmi dire da tutte le persone interpellate che se mi voleva davvero bene per non perdermi non poteva che esaudire le mie richieste me ne sono convinto. Gli ho dato l’ultimatum -Telefonami Matteo - non l’ha fatto e io ho chiuso con lui. Sono stato malissimo, mi sentivo solo in un modo insopportabile e vuoto come il classico vuoto a rendere. E poi a Matteo io volevo troppo bene per non sapere più niente di lui: mi chiedo ma come si può condividere la parte più intima e anche dolorosa della vita di qualcuno e poi dimenticarsene? Fregarsene di come le cose potessero andargli? Per me era una angoscia insopportabile non sapere cosa gli succedeva anche solo nella più banale azione e tutti a dire lascia passare i mesi e ti dimenticherai ma io dopo un mese stavo sempre peggio. Tutti a dire che importano solo le persone reali come se Matteo non fosse una persona reale in carne e ossa con i suoi dolori, i suoi sorrisi, le sue lacrime solo perché non li avevo visti o toccati. E poi in tutti quegli anni in cui avevo conosciuto ragazzi, in cui anche mi ero fatto amici, qualcuno che mi volesse tanto bene e non solo a parole o promesse, qualcuno sempre presente e soprattutto disinteressato come Matteo non lo avevo mai incontrato. Tutti quegli incontri in cui si può avere tutto subito nell’immediato: parole, un sorriso, un abbraccio o persino di più ma che poi in tutti i miei amici o loro conoscenti non vedevo continuare più di una manciata di mesi, avevano più senso di qualcosa che si creava con lentezza e in modo non standard e non simile a quello degli altri? Mi sono detto: ma perché devo rinunciare a una persona a cui voglio bene, che mi fa stare bene, che mi spinge ogni giorno a essere migliore solo perché la gente trova assurdo o persino peggio passare un anno in chat con un ragazzo senza mai vederlo o sentirlo? E che cavolo! Ci sono milioni di persone che credono o hanno fiducia cieca in cose che non esistono neppure nel mondo reale, vedi Dio, che lo pregano e non hanno risposte e io che con Matteo ci parlo e mi consiglio solo perché non vedo, sento o incontro perché non devo avere fiducia in lui? Gli ho scritto una mail e gli ho spiegato tutto quello che era successo in me e quello che avevo capito, gli ho detto: se vuoi io sono pronto e puoi prenderti tutti i tempi di cui hai bisogno, quello di cui io ho bisogno è solo sapere come stai te e come fare per ridarti tutto quello che mi hai sempre dato tu. Matteo mi ha risposto il giorno dopo e mi ha scritto che per lui io ero troppo importante e che proprio per questo aveva bisogno di creare quel distacco virtuale senza suoni e immagini tra noi perché gli dava insieme sia la sensazione della mia presenza, la sicurezza che io avessi davvero fiducia totale e disinteressata per lui ma anche tutti gli spazi di vuoto che lo obbligavano a darsi degli obiettivi da superare per me e la sensazione della solitudine materiale e tutto questo per riuscire ad avere la forza di risolvere prima solo da se stesso i suoi problemi più grandi altrimenti tra noi le cose sarebbero finite distrutte perché un disperato che si aggrappa a qualcuno, fosse quel qualcuno pure la persona forte che comunque io non ero, lo poteva portare solo a fondo. Io Matteo l’ho capito allora davvero da quelle parole e l’ho stimato e amato di più per questa sua scelta e sinceramente da là non me ne è più fregato delle parole degli altri, l’unica cosa che aveva un valore era il rapporto che si era creato tra noi e quello era una cosa che riguardava solo noi. I sentimenti sono i sentimenti al di là della fisicità di una persona e una chat può essere un percorso per scoprirli e approfondirli e non un semplice accontentarsi. Io e Matteo abbiamo ripreso a chattare ma questo è stato solo l’avvio. Inizio col dire che in questi due anni di chat con Matteo ho macinato esami su esami e mi sono laureato. Matteo i suoi tempi li aveva, è vero, erano lunghi ma li ha superati. Quattro mesi dopo che abbiamo ripreso a parlare mi ha dato il suo cell. Ancora ora mi viene da sorridere di tutte le volte che mi ero immaginato che la sua voce avesse qualcosa che non andava e per quello non voleva parlarmi e l'ansia quando mi ha risposto quando invece ha una bellissima voce. Dopo 5 mesi e mezzo ci siamo incontrati di persona a metà strada tra me e lui. Lo adoravo prima, dopo ancora di più. Matteo è infatti troppo carino, ha un bellissimo sorriso, due occhi che sembrano il mare e un fisico sportivo (altro che handicap o sedia a rotelle : ). Ho trovato lavoro e sono andato a vivere per conto mio nella città dove mi sono laureato. Da quasi due mesi Matteo ha lasciato la merda della sua famiglia e mi ha raggiunto. Ora sta cercando un lavoro part time perché l’anno prossimo vuole iscriversi all’università. Suo padre lo ha obbligato a lavorare dopo la maturità ma Matteo ha sempre sognato di potersi laureare in architettura e io so che ce la farà e non solo perché ho visto tutte le raccolte delle sue cartelle e sono bellissime ma perché io farò tutto quello che gli serve per aiutarlo a farcela. Quindi ora posso affermare che questi 2 anni e 13 giorni di chat per entrambi sono stati importantissimi perché ci hanno fatto diventare due ragazzi più forti e responsabili, consapevoli che la forza non viene dall’aggrapparsi a qualcuno né dalla somma di due debolezze ma dalla voglia di migliorarsi per strappare un sorriso a chi vuoi bene. E ora giustamente ti chiederai ma ora cosa siete voi due? Di sicuro siamo due persone che si vogliono un bene dell’anima, di più si amano, che hanno imparato a rispettarsi, ad avere tra loro fiducia totale, a non nutrire gelosie, che vogliono solo aiutarsi, sostenere le scelte l’uno dell’altro come hanno sempre fatto in quei lunghissimi mesi di sola chat ma ora lo facciamo anche abbracciandoci stretti e guardandoci ogni giorno negli occhi.
Spero non sia troppo lunga, un bacio
Marco e Matteo
PS: ah ho iniziato da poco ogni tanto anche a spulciare il forum ; )
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Ciao Project! Ti diamo senz'altro la autorizzazione a pubblicare infatti era il nostro intento, per i nomi non credo sia un problema a mantenerli sono solo due nomi come tanti non particolarmente originali eh! comunque vedi tu come pensi sia meglio fare ci affidiamo a te e ci fa piacere che la reputi una bella testimonianza (sei il primo!!!!) come ho scritto già a me è sempre stato detto invece peste e corna della situazione. Ci piacerebbe anche che ci dicessi tu come vedi una situazione del genere visto che di ragazzi gay ne senti tantissimi a volte mi chiedo se davvero è così assurdo legarsi tanto a una persona solo parlando in chat per tanto tempo fino ad arrivare a provare sentimenti tanto profondi anche senza mai vedersi e parlarsi al cell . Dico possibile siamo gli unici?? Certo se fosse così saremmo sicuramente originali. A parte gli scherzi credo che se una persona sente nel cuore di potersi fidare, dare tempo e fiducia a qualcuno mi sembra il minimo, avere tempi e modalità diversi è solo una caratteristica di una persona e si dovrebbe avere più pazienza e comprensione.. Tra i gay sembra che valga solo il tutto e subito in ogni campo di relazione di amicizia o rapporto o sesso ma poi alla fine quanto girano le cose in quel modo? A me non sembra molto. Io non mi sono uniformato al gruppo e alle idee comuni ma ho ascoltato solo il mio cuore così mi sono fidato, ho aspettato e ho trovato un tesoro unico e bellissimo e il messaggio che spero passi sia proprio questo. Di sicuro la costruiremo noi due una bella relazione, abbiamo reso il tempo dal peggiore alleato al migliore consigliere!!
Bacio Marco
sai qui nevica!!

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lunedì 31 dicembre 2007

COME NASCE UN AMORE GAY – seconda parte

Allora riprendo da dove avevo lasciato... Uno che la sente fino a lì che pensa? Questi l’indomani vanno a letto insieme! ... E invece no! Sai che mi combina questo? ... - e dai, e che sto dicendo... - Si fa venire le crisi pazzesche, nemmeno mi dice niente... piglia e sparisce! Io lo chiamo al cellulare e non mi risponde. Gli mando una marea di sms e non mi risponde. Gli mando 20 mail al giorno e non mi risponde... ma m’ha fatto stare proprio male questo... mah lasciamo perdere! Insomma gli erano prese le crisi di coscienza... esattamente! Non è che lui non si sentisse attratto, magari se non si fosse sentito attratto ci sarebbe pure stato per punirsi... No! Lui si sentiva attratto eccome... ma la cosa proprio non riusciva a mandarla giù -“Io gay? Ma quando mai... sì una fantasia capita... ma solo quello...”- ... Diciamo che lui magari all’idea che gli piacevano i ragazzi c’aveva pure fatto l’abitudine... ma a modo suo! ... - Sì... e dai! - ... Lui i ragazzi li guardava e ai ragazzi ci pensava... ci pensava e basta! Hai capito! ... cioè, scusa eh... ma chi è che se vede un ragazzo che gli piace alla fine non si masturba fantasticandoci sopra? ... lui no! Non lo faceva mai! ... o quasi mai... quando lo faceva gli pareva che avesse ammazzato qualcuno... si andava a confessare, al prete gli diceva solo che s’era masturbato... ma che stava pensando a un ragazzo non glielo diceva mica... Adesso, quando gli succedeva, poi la cosa moriva lì... perché erano tutte cose di fantasia... ma io c’ero... insomma per tutto il tempo che abbiamo fatto il conto alla rovescia fino agli esami, in biblioteca, lui a me mi guardava solo, e pure poco, però s’era messo in mente che l’amore che provava per me non lo doveva sporcare col sesso! ... Proprio così! ... insomma lui per tutto il periodo che avevamo passato insieme, se si può dire così, prima della storia dell’abbraccio fuori dalla macchina, saranno stati una ventina di giorni almeno, non s’era mai masturbato pensando a me! Sì è così! ... Io invece... che te lo dico a fare... stavo sempre lì... ma lui pensava che così mi offendeva, che voleva dire che non mi amava veramente... insomma cazz... del genere! Vabbe’ io manco lo sapevo... e come mi poteva passare per la testa una cosa simile... Mo’ ti dico quello che era successo... perché tanto lui non te lo direbbe mai... la sera dell’abbraccio se ne torna a casa e si masturba pensando a me! ... E gli è piaciuto pure! ... e poi... - me l’ha raccontato lui, ma me l’ha raccontato serio serio -... poi si sentiva uno disonesto... non si sentiva degno di me... mannaggia, se avesse saputo quello che combinavo io! ... Vabbe’... lo vado a spettare sotto casa sua... giorno e notte eh! ... Ho pensato di tutto... che avesse avuto un incidente... magari che i genitori c’avessero visto dalla finestra... ma mai mi sarei pensato le cose come stavano veramente... Mi fa aspettare sotto casa sua due giorni e due notti intere... - poi m’ha detto che mi vedeva da dietro una finestra e lo sapeva che stavo là - ... insomma, al terzo giorno gli ho fatto pena... ha detto: “Questo se no... me lo trovo imbalsamato qua sotto” ... insomma è sceso... Io stavo in macchina al freddo, mezzo rintontito... mi bussa al vetro e mi fa cenno che vuole salire... a me non mi sembrava vero... Ho pensato: “Questo s’è deciso!” ... Ero stravolto un po’ dal sonno, un po’ dal freddo ma pure dalla felicità... Si siede, serio serio, che gli avrei spaccato la faccia... e mi dice tutte le cose che t’ho detto prima. Io pensavo: “Ma questo c’è o ci fa? Ma questo lo devono mandare proprio da qualche psicologo serio!” Lui andava avanti a raccontare con la faccia di uno che si sotterrerebbe dalla vergogna e manco mi guardava mai in faccia, non dico un sorriso, per carità. Io mi sono detto: “Ma che ci sto a fare qua con questo? ... e sono stato sotto casa sua due giorni e due notti! ... Ma io a questo lo mando dritto dritto a farsi fott...!”. E gli ho detto: “Senti a me di tutte queste stro... non me ne frega un cavolo, scendi e vattene!” Ma non voleva scendere e io mi stavo incaz... di brutto! In quel momento l’avrei menato... ma mi s’è messo a piangere e ha rivoltato completamente la frittata, m’ha detto che avrebbe fatto qualunque cosa per me, che si sentiva stupido, insomma cose così... poi se ne esce che se volevo poteva fare l’amore con me pure subito. E lo sai che gli ho detto io? “Bello mio, ma tu sei matto! ... così, dopo, se ti butti sotto al treno, la colpa è pure la mia!”... C’è rimasto male, piangeva alla disperata... allora ho messo in moto e siamo andati a fare un giro. Ti giuro, non sapevo che fare, io uno così non l’avrei mai voluto, ma mi s’era attaccato proprio e la cosa mi piaceva pure... sai che tu dici: “Questo me lo svezzo io... questo non è mai stato con nessuno”... insomma non è mica una cosa da poco... Vabbe’, ce ne andiamo fuori città io non sapevo che fare... No! ... sul serio! Io pensavo: “A questo lo violento!”... ma mica per me, per lui! Guarda che l’ho pensato veramente... però, vabbe’, dato il tipo, la reazione un po’ mi spaventava... Però io lo volevo sciogliere un pochetto... insomma siamo stati tutta la giornata in giro... Era contento eh! ... e beh! ... e poi sai che mi dice: “Sono contento perché non c’hai provato!”... L’animaccia tua! ... poi m’ha guardato e m’ha detto: “Non t’arrabbiare... oggi sono stato benissimo...” e m’ha fatto pure un sorriso, che quando sorride... beh... insomma, valeva la pena... Allora io gli chiesto: “Ma senti attratto da me?” Ha cominciato a rispondere sul filosofico e io gli ho detto. “No! Aspetta! ... voglio sapere se ti senti attratto da me sessualmente...” E’ diventato rosso come un peperone e ha detto: “... anche sessualmente... sì” ... allora gli ho detto: “E allora oggi perché non ti masturbi pensando a me...” Questa battuta finale l’ha presa malissimo, non per la cosa in sé ma perché pensava che lo stessi prendendo in giro, gli si sono fatti gli occhi rossi e m’ha detto: “Tu queste cose non le puoi capire... non ti devi permettere di prendermi in giro, io sto facendo una fatica terribile per adattarmi a te e tu neanche lo capisci!” Gli ho chiesto scusa nel modo più sincero e mi sono sentito come se gli avessi dato una coltellata a tradimento. Mi ha detto: “Le scuse non sono necessarie... lo so che mi vuoi bene.” Io in quel momento ho pensato: “Io questo lo amo! Io a questo gli dedico la vita!” Volevo chiedergli qualcosa di lui, volevo capire qualcosa di più di quelle cose “che non potevo capire” ma non era il momento... Aveva capito che gli volevo bene ma non sapevo se mi avrebbe dato un altro appuntamento, non sapevo se chiederglielo io, avevo paura di andare troppo veloce... ormai mi sarei adattato ai suoi ritmi comunque... Insomma... per tutta la strada fino a casa sua mi sono chiesto come avrei dovuto salutarlo, cioè a che livello di ... insomma se gli potevo prendere la mano o gli potevo fare una carezza. Quando siamo arrivati sotto casa sua mi sentivo congelato... lui ha fatto un gesto che non mi sarei mai aspettato, mi ha preso la mano destra tra le sue e l’ha baciata... poi mi ha detto: “Ci vediamo domani all’università...” e m’ha fatto cenno di non scendere dalla macchina.

domenica 9 dicembre 2007

AMORE GAY VERO

Stefano è il prototipo del ragazzo che vuole essere coccolato, che è un po' narcisista, che non sa stare solo e che ha bisogno di trovare delle vere gratificazioni nelle persone che per lui contano, ha detto che stasera andrà a dormire tranquillo e che si addormenterà subito perché gli capita sempre così quando parla con me anche solo di cose generiche. Penso che sia stato contento veramente e mi fa piacere veramente. Ma perché un ragazzo come Stefano si ferma a parlare con me? ... e in quel modo poi... Che gli passa per la testa? In un certo senso mi sento attratto da lui ma ho paura, paura che un ragazzo troppo giovane possa volere da me quello che non sono in grado di dargli, io ho 40 anni, lui non ne ha ancora 21. O forse io non ho proprio capito niente. Lui non mi ha mai detto in modo formale di essere gay, mi ha solo cominciato a parlare del suo ragazzo come se fosse la cosa più ovvia del mondo e come se fosse assolutamente scontato che l’avrei presa bene. Quando gli ho detto che ero gay anch’io mi ha detto che l’aveva capito dal primo momento ma ha continuato a parlarmi del suo ragazzo, con una immediatezza che io non riuscirei nemmeno a immaginare.
Con lui io non ho passato il limite della soglia di pericolo e mi sono mantenuto su livelli di parziale coinvolgimento e gli ho detto proprio che non mi sono veramente lasciato andare, lui mi ha detto che comunque le cose che ho detto a lui non le ho dette a tutti e questo gli basta, che se vorrà mi telefonerà e mi chiederà se voglio dirgli quello che penso veramente, così adesso io non avrò il problema del che fare. E' estremamente esitante e certe volte non sa che dire, quello che vuole è che si capisca l'atmosfera emotiva che vuole creare e che sia accettata senza discutere. Gli ho detto che alle persone che per me contano io non do mai la mano perché mi farebbe una strana sensazione, mi trasmetterebbe quasi una emozione pericolosa, quando mi ha salutato ha fatto un sorriso ripensando che non doveva darmi la mano, poi mi ha stretto il braccio destro e ha detto ciao Aldo. Dice di avere tentato il suicidio, forse è una interpretazione eccessiva però credo che possa finire in momenti di disorientamento totale, ha bisogno di essere guidato, ha bisogno di modelli veri, ha detto che quando dà la mano a qualcuno capisce che persona è dal modo di dare la mano, se si trasmette calore, energia.
Mi dice che quando sta vicino a me sente una forma di calore, poi si corregge, almeno di rispetto che lo fa stare bene. Gli chiedo che cosa vuol dire per lui stare bene, cioè quando sta bene, mi risponde che sta bene poche volte, per esempio quando riesce a fare l'amore come vuole lui, mi dice che mi paragona al suo attuale ragazzo e mi racconta la storia, il ragazzo è di ceto elevato, gli dice spesso che vuole vivere con lui ma lui non vuole perché si sentirebbe in gabbia, però ha cercato ed è riuscito a lasciare qualcosa a quel ragazzo, quel ragazzo adesso non ragiona più come prima, ha scoperto il suo lato emotivo, in pratica ha scoperto altre dimensioni della sua vita, mi dice che ha la presunzione di fare lo stesso con me e che lui è convinto che ci riuscirà, vorrebbe che io facessi qualche pazzia, che mi lasciassi andare, per darmi un'idea del lasciarsi andare è andato a scrivere col pennarello su un cartellone pubblicitario, dicendo che anche quella è libertà, poi ha giocato con un ragnetto che faceva passare da una penna al cappuccetto, poi il ragnetto è caduto a terra. Resto perplesso intanto dal fatto che continua ad andare a letto con l'attuale ragazzo pur sapendo che da un momento all'altro lo lascerà, dice che tutto questo per lui è importante, ma dice "lo faccio per lui, a me non importa nulla", non sta cercando qualcosa per sé, lui fa l’amore con quel ragazzo perché quel ragazzo ha bisogno di lui, anche se lui non lo ama. Dice che la vita non ha senso, che siamo molecole sperdute nell'universo, che sono solo meccanismi biochimici, ma quando gli dico che la vita ha senso, che rimanere a parlare in macchina per ore con lui ha senso, che serve a stare meglio e a fare stare meglio, si vede che è contento, vuole essere contraddetto quando dice cose negative, vuole una presenza forte che lo spinga ad andare avanti, ma mai una presenza che valuta, che giudica, vuole persone che gli vogliano bene, l'espressione può essere un'altra ma il senso è certamente questo.
Gli dico dei miei trascorsi, del fatto che volevo farmi prete, o forse che volevo trovare una soluzione in quel modo, una soluzione dignitosa, visto che mi sembrava che non avrei mai potuto avere quello che cercavo, gli ho detto delle esperienze con le donne, della signora sposata che pretendeva che io facessi l'amore con lei in albergo e io ho cambiato albergo, ha detto, “certo che per una donna sentirsi rifiutata è terribile”, gli ho parlato di Marina e del fatto che per me è importante e ha detto che Marina è una donna solo nel senso fisiologico, mi ha chiesto se avevo mai pensato di farmi una famiglia, la domanda mi è sembrata strana, mi ha detto che non è un’ipotesi assurda e che lui all’idea di farsi comunque una famiglia ci aveva pensato e che pensava che con una donna, almeno per fare un figlio, ci sarebbe stato, poi mi ha chiesto di nuovo se avevo pensato a farmi una famiglia, gli ho detto di no nel modo più deciso, mi ha domandato: "ma per scelta o per delusione?", ho risposto : "né l'uno né l'altro". Gli ho detto che in qualche modo lo stavo prendendo in giro perché i miei erano discorsi di fumo mentre la realtà è estremamente semplice ma non si può dire perché io ho paura, perché non mi fido fino in fondo, perché penso che sia troppo giovane per capire un mondo diverso dal suo. Mi ha guardato perplesso, non capiva che cosa potevo non avergli detto, secondo lui quando a un altro gli dici che sei gay non c’è molto altro da dire. Io non sapevo che dire, dirgli “mi sono innamorato di te” mi sembrava fuori posto e poi se non lo aveva capito da solo non sarebbe servito a nulla ma io in qualche modo penso che lo abbia capito, comunque non ho detto nulla. Lui è stato molto esitante sulla linea da seguire su questo punto, prima mi ha detto che lui non ha mai usato le cose che sapeva di altre persone per fare del male, e anzi non aveva mai fatto male deliberatamente a una persona se non a sua madre con la quale deve avere un rapporto difficile, poi però mi ha detto che avrei fatto bene a stare attento perché lui certe volte è spietato ed è meglio non fidarsi del tutto, questa risposta mi ha gelato e gliel' ho detto, mi ha risposto un po' evasivamente.
Gli ho fatto notare che talvolta fa citazioni poco pertinenti di cose non sue, mi ha risposto che le citazioni sono sempre di cose dette da altri ma che i discorsi che fa sono sempre i suoi, era un po' risentito e mi sono affrettato a dire che aveva ragione, anche perché il fatto stesso che ci stava rimanendo male significava che stava dicendo la verità. Dice di essere impaurito dai rapporti stabili perché si sente sostanzialmente poligamo, poi ha corretto, poligamo non solo con gli uomini, anche con le donne. In un certo senso sottolinea che non si farà mai mettere il guinzaglio e che se si metterà con qualcuno finirà certamente per tradirlo perché ha bisogno di molte esperienze perché ogni persona gli può dare qualcosa e nell'espressione "tradire" vedeva sia il lato fisico che quello affettivo e non credo che il secondo significato fosse meno importante del primo. Al principio il discorso mi sembrava duro da accettare, cercavo di paragonarlo con la mia esperienza e non mi ci ritrovavo molto, ma a pensarci bene, anche per me è un po' così, ho cercato di sottolineare l'importanza di un'unica persona ma in effetti non sono convinto che i rapporti importanti siano riducibili a uno. Credo che Stefano vada cercando una possibilità di essere accettato, di essere strano, di essere fuori schema e di essere amato lo stesso, lui è disposto a qualsiasi cosa pur di trovare un rapporto morbido e gratificante, si vedeva che era a suo agio e si vedeva che era contento veramente, aveva un po' l'idea in testa di essere uno che nella vita non concluderà nulla diceva che non vedeva un suo inserimento concreto, sarebbe rimasto sbandato, uno che va agitandosi sempre, che passa di fiore in fiore e che non riuscirà a trovare un posto che sia veramente suo, quello che mi stupisce è la possibilità di associare il suo modo di agire un po' da cucciolo, anche per l'età, con una determinazione molto forte e con questa tendenza ad andare sbandando e girando senza meta, lui non crede nel ragazzo ideale e nemmeno in qualche sogno particolare, non incarna i suoi desideri in una sola persona ma tende a diffonderli in tante persone, il sesso lo interessa ma non è la cosa fondamentale, anzi, ricerca la sua sicurezza attraverso strade stranissime e alla fine agendo d' istinto finisce per riuscire a trovare quello che vuole, desidera essere indirizzato, non avere degli obblighi ma dei modi di confrontarsi. Mi ha detto che qualche tempo fa pensava che avrebbe potuto diventare padre, che se mai gli fosse capitato di fare l’amore con una donna non avrebbe preso particolari precauzioni perché pensava che si sentiva disposto all’idea di avere un figlio. Ha detto che quando fa l’amore col suo ragazzo, ma non solo, non sempre usa il preservativo. Gli ho detto, sottolineando moltissimo la cosa, che deve stare attentissimo e che lasciarci la pelle per trascuratezza è veramente pazzesco, perché adesso sembra tutto un gioco al rischiare cose molto remote, ma il gioco si può trasformare in tragedia. Quanto ai figli, gli ho fatto una vera e propria predica, gli ho detto in modo molto determinato che con una ragazza si può fare tutto quello che si vuole ma a mettere figli al mondo ci si deve pensare solo se si è disposti a stare appresso ai figli, mi ha detto, sorridendo, che, se mai fosse capitato, ci sarebbe stato attento... e che ha capito quello che intendo, gli ho detto che i figli, specialmente se sono piccoli, devono subire la superficialità e il disinteresse dei genitori, perché non si possono difendere e ha fatto cenno di sì con la testa. Quando è andato al lavoro io l'ho aspettato fuori per sei ore, fino alla nove di sera, quando è uscito poi mi ha detto che quando stava al lavoro si sentiva più tranquillo, aveva un po' il modo di fare accattivante dei cuccioli, ma non sono riuscito a capire bene il discorso fatto e ripetuto più volte del non fidarsi mai totalmente di lui, che lui sa essere crudele, non dice cattivo, ma crudele, gli ho detto che l'interesse per le cose che faccio io lo misuro in pagine di diario, se scrivo poco di una cosa vuol dire che non mi interessa, se scrivo dieci righe mi interessa poco, se scrivo delle pagine vuol dire che mi interessa molto e che ho bisogno di oggettivare scrivendo e poi di rileggere per rivivere almeno tre volte la stessa avventura, ovviamente gli ho detto che di lui avrei scritto e avevo scritto moltissimo ed è stato contento, si vede che non è abituato al contatto col mondo adulto perché è remissivo e si sente nella condizione del "ragazzo", mi ha chiesto se io alla sua età mi comportavo come lui e in particolare se avrei preso iniziative come quelle che lui ha preso nei miei confronti, gli ho risposto che non mi sarebbe passato nemmeno lontanamente per l'anticamera del cervello.
Quando lo stavo riaccompagnando a casa mi ha detto: adesso devo inventare qualche storia, perché è tardissimo, dirò che sono stato al lavoro e che poi mi sono fermato a chiacchierare con un amico, in fondo è vero. Io gli ho detto "non sparire", mi ha risposto che non è sparito, che quest' anno ci siamo visti più o meno regolarmente una volta ogni due mesi e mezzo e che quando viene dalle parti mie passa sempre, non lo ha fatto solo una volta perché era arrabbiato ma non con me.

venerdì 7 dicembre 2007

INSIEME IN PROGETTO GAY

Carissimi (e non è un modo di dire!),
Probabilmente nell’appello agli amici di Progetto Gay mi sono spiegato male e ritorno brevemente sull’argomento. Non ho nessuna intenzione di defilarmi da Progetto Gay perché per me personalmente è fonte di tali e tante soddisfazioni che, semplicemente, non sarei capace di farne a meno o anche solo di sentirmi meno coinvolto, quando leggo i commenti di V87, di Paolo, di Ritter, so che dietro quei commenti ci sono ragazzi veri, che stanno vivendo adesso le stesse cose che io ho vissuto 30 e più anni fa e, devo dirlo, resto incantato dalla qualità delle persone e non lo dico per complimento. Quando ho avvito questi blog (il 31 Agosto 2007) non avrei mai pensato che si potesse ottenere un successo simile. Avevo gestito altri siti, blog e forum a tema non gay, ci mettevo un certo impegno, ma, diciamolo chiaro, i lettori erano pochissimi e i commenti in pratica inesistenti. E poi quelle cose non mi interessavano, non avevano nulla a che vedere con me. C’erano i soliti problemi di parassitismo, poco di porno, moltissimo di commerciale (anche porno). Ma il fenomeno è un fenomeno generale sul web. Su Progetto Gay dove non ho attivato la moderazione anticipata dei commenti, oggi, ho eliminato 21 commenti contenenti link commerciali e la cosa non è rara. Comunque i miei vecchi siti non mi dicevano nulla, li curavo molto da un punto di vista estetico perché i contenuti non mi interessavano affatto... poi all’inizio dell’estate ho abbandonato il tutto... finché alla fine di Agosto ho pubblicato “carte segrete” il mio primo sito gay, ma sito, non blog, e quindi con una visibilità minima, se poi si aggiunge che si trattava di un romanzo storico, per sua stessa natura di invenzione e scritto in un linguaggio non semplice, si comprende perché in pratica nessuno (o quasi) l’ha mai aperto, ma ormai il passo era stato fatto e allora ho avviato Progetto Gay (il 31 Agosto), poi “Storie Gay” e quindi “Storie Gay e non solo”. All’inizio pochissimi lettori, e ancor più rari commenti quasi sempre di etero che si complimentavano a livello formale. Poi piano piano le cose sono cresciute, il primo commento dichiaratamente gay è arrivato il 15 settembre, il 17 settembre è arrivato il primo commento di Distillato7, primo di una lunga serie di commenti ai quali ho risposto con 30 post specifici. Il 19 settembre ho avuto il primo colloquio in chat con sonosempreio (che saluto affettuosamente!), poi piano piano i lettori del blog si sono selezionati da sé, i commenti si sono fatti frequenti e la lista dei miei contatti MSN si è allungata. Il blog mi ha portato a conoscere tanti ragazzi in chat. Se leggere i loro commenti era interessante, parlare con loro è un’esperienza unica. Certo il blog ha permesso una selezione automatica delle persone, ma i ragazzi che ho incontrato in chat erano veramente persone eccellenti, tutti, senza eccezione! Parlare con loro mi spinge a credere che il mondo che ci sarà dopo di me sarà migliore di quello dove ho vissuto io, e sarà migliore perché ci sono questi ragazzi. Adesso, provate a mettervi nei miei panni, riuscite a immaginare come si sente un gay vecchio quando si sente cercato da ragazzi che lo prendono sul serio? Beh... io mi sono sentito felice come non mi era mai capitato. Finalmente potevo dedicare il mio tempo alle persone come me, a ragazzi, e non solo, con i quali si poteva parlare chiaro... io gay anziano potevo parlare con ragazzi gay in modo serio, mi sentivo vivo, importante. La gratificazione che viene da queste cose è enorme! La serietà di questi colloqui in chat mi ha sempre colpito, così come il fatto che in questo modo si fondava un’amicizia. In certi giorni ho passato in chat 12 ore di fila e non ho mai sentito la stanchezza. Il tempo che non passavo in chat lo dedicavo al blog e anche lì non sentivo la fatica... quello era il mio mondo! Perdonatemi l’espressione, ma io lavoravo per i “miei ragazzi”! Una dimensione familiare ce la sentivo e ce la sento! Lavoravo per le cose in cui ho sempre creduto... E’ ovvio che non abbandonerò mai questo blog di mia spontanea volontà, per me è troppo importante. E poi, diciamocelo, non siamo un campione rappresentativo dei gay, siamo un piccolo mondo in fondo molto omogeneo. Nelle chiacchierate in chat con i ragazzi li ho sentiti sempre molto vicini, molto del mio mondo, senza atteggiamenti che mi suonassero strani, cioè si tratta di ragazzi molto vicini alla mia realtà quotidiana, la loro vita, gay e non, è sicuramente molto affine alla mia. Insomma ragazzi... io questo blog lo amo moltissimo... ma non perché è mio, ma perché ci siete voi che lo commentate, che lo prendete sul serio e che mi date una delle gioie più profonde che io abbia mai provato... ecco, adesso l’ho detta tutta... GRAZIE!!! Vi voglio bene!

lunedì 19 novembre 2007

CIAO PAOLO 2

Riporto il commento di Paolo al mio ultimo post.

Sai gayproject, oggi appena mi sono connesso a Storie Gay ed ho visto la tua risposta mi sono sentito capito, anche se non avevo la minima idea di quello che mi avessi scritto in risposta. Ho letto e riletto quanto hai scritto e ti voglio ringraziare per avermi dato il tuo punto di vista assai più razionale del mio. Forse perché ho solo 21 anni sono ancora preda di quelle che chiamano “passioni”, intese nel senso più lato del termine. Intendo quelle che ti spingono a compiere azioni con poca razionalità alla base.
Penso di avere ancora del tempo per decidere cosa fare per quanto riguarda il coming out pubblico, hai ragione: ora al massimo cercherò di renderne partecipi quelle persone che sono anni che mi stanno accanto e che so per certo qualche sospetto ce l’hanno già. Almeno con loro non dovrò più sentirmi a disagio: è difficile da spiegare ma ci provo. So che mi vogliono bene, sono quasi certo che un eventuale coming out non cambierebbe la situazione se non di pochissimo ed allo stesso modo sono quasi certo che non saranno questi cari amici a parlare di me in giro. E tuttavia ogni volta mi blocco e non riesco a spiaccicare parola cosicché ogni volta saluto tutti col rimorso di non esserci riuscito neanche questa volta. Ti voglio ringraziare ancora per avermi dato il tuo punto di vista così diverso dal mio che mi ha permesso di aprire lo sguardo a orizzonti che non avevo ancora considerato come praticabili.
Quanto alla mia ricerca di una relazione ti voglio precisare che ciò a cui punto è un rapporto stabile, forse soprattutto perché non ho mai provato a trovarmi in una situazione del genere. Si fa tanto un gran parlare dell’amore, di quanto è bello, di quanto sia l’unica cosa che conta ecc ecc, tanto che da bravo boccalone ora pure io mi sono convinto a cercar di creare qualcosa di simile con un ragazzo come me. Ragazzo che non c’è ancora ovviamente. Mi pare una cosa strana ma mi risulta difficile, per non dire difficilissimo, capire quando un ragazzo potrebbe essere quello giusto per me. Sembra che siamo tutti dei fenomeni a camuffarci fra la gente, noi gay non dichiarati!
Navigando anche in altri spaces e blog ho letto anche delle specie di “consigli” per creare un contatto con persone alle quali siamo magari interessati e cercare di capire se è possibile trovare una corrispondenza con quanto stiamo cercando. Ma ti dico la verità che mi sono sembrate un po’ parole scritte da un pressappochista immerso fino al collo nei luoghi comuni, con consigli che si possono trovare anche sui giornaletti da ragazzine. Ognuno ha il suo stile, no? Oppure non ce l’ha proprio, ma questo non averlo è esattamente lo stile che lo contraddistingue! Ma mi sto addentrando in meandri poco chiari anche per me...
Concludo questo secondo commento incasinato riportando la frase chiave che mi ha aperto un po’ gli occhi: “A sbagliare si fa sempre in tempo”. E la prendo così, come un consiglio dato da chi di certo ne sa molto più di me!
Ci risentiamo gayproject! Ciao!
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Ciao Paolo,
sono rientrato ora da un controllo in ospedale (per fortuna andato in modo soddisfacente). La prima cosa che ho fatto è stata correre ad aprire il blog. Non mi vergogno di dire che ci ho pensato parecchio, anche nell’anticamera del dottore. Per me queste cose hanno un senso importante. Che tu posa vivere in un mondo di “passioni” cioè di sentimenti forti è una cosa bellissima, a patto che queste passioni non turbino la razionalità delle scelte fondamentali. E per un gay, la scelta del coming out e soprattutto della sua portata reale (a chi dichiararsi) è assolutamente fondamentale, proprio in vista di equilibri che condizionano la vita intera. Una forma di coming out limitato, tanto più se rivolto ad amici fidati, che magari possono avere già intuito e non hanno fatto chiacchiere stupide, corrisponde alla strada seguita dalla maggioranza dei ragazzi. Su questo punto avrei molto da dire e, almeno in termini sintetici, ci provo. Innanzitutto il mondo etero, per una ragazzo gay, non solo non è sempre ostile, ma può riservare delle sorprese graditissime ed estremamente serie che non devono essere svalutate solo perché non corrispondono al classico “sogno gay”. Amicizie serie, e anche vere e proprie storie d’amore tra un gay e un etero, non solo sono possibili ma sono realtà piuttosto comuni. Un gay in genere ha molti più amici etero che gay e con i suoi amici etero può avere rapporti bilaterali profondissimi, non simmetrici sotto il profilo sessuale, ma pienamente simmetrici sotto il profilo affettivo. La probabilità che un gay si innamori di un etero è molto alta e, da quello che ho visto, talvolta e non raramente, un ragazzo etero che si sente fare la dichiarazione da un ragazzo gay non scappa, ma mantiene un rapporto personale di alto profilo con il ragazzo gay. Intendo dire che le amicizie serie gay etero esistono eccome ed esistono anche rapporti affettivi gay etero che possono essere cose importantissime da tutti e due i punti di vista. Quindi un coming out limitato ad amici seri ed affidabili non costituisce realmente un grosso rischio e può dare delle soddisfazioni veramente notevoli a livello affettivo. La questione dell’identificazione del momento adatto è molto delicata. Secondo quello che vedo, non ha senso cercare l’occasione o proporsi a priori di parlare chiaro in una o in un’altra situazione, in genere il coming out verso un amico fidato è una cosa che viene da sé, quando se ne crea spontaneamente l’occasione. Tentare di forzare le cose non ha molto significato perché se si tratta di amici con i quali si ha un rapporto importante, l’occasione adatta non mancherà di sicuro. Aggiungo che un coming out fuori luogo sa di cosa fatta per assunto ideologico e non per confidenza spontanea, il che in genere lo fa apprezzare di meno. In buona sostanza non ha molto senso cercare di creare l’occasione e meno ancora sentirsi frustrati quando l’occasione non si presenta. Da quello che vedo, gli amici seri ai quali si rivolge il coming out, nel 99% dei casi non ne parlano a nessuno perché capiscono l’importanza del tipo di confidenza che hanno ricevuto.
Quanto all’amore... beh... non si finirebbe mai di parlarne, e ci tengo a dirti che è veramente l’unica cosa che conta e che l’amore esiste. Ma per volersi bene bisogna essere in due, cosa che non è in tuo potere realizzare. Non sarà mai la tua sola buona volontà a creare un rapporto affettivo importante, amore o amicizia seria che sia, per vivere queste cose bisogna essere in due, cosa che o si realizza da sé o non si realizza affatto. L’amore trova due soli ostacoli che sono l’egoismo e gli schemi prefabbricati, chiamiamoli anche modelli o sogni. Amare significa vivere in funzione di un’altra persona. L’amore non è una scelta ma è una totale accettazione dell’altro com’è, senza nessun tentativo di adattarlo ai nostri fini o ai nostri schemi. Mi piace ripetere una frase tolta da “Another country” di James Baldwin, il più bel libro a tematica gay che io abbia mai letto: “Qui non c’è nulla da decidere ma tutto da accettare”. Quanto agli schemi mi limito a dire che il classico sogno gay: due ragazzi della stessa età, bellissimi e senza problemi che si incontrano, si guardano negli occhi, e si innamorano per la vita... non ha nulla a che vedere con la realtà. Ci sono gay che si innamorano di uomini di età molto diversa dalla loro, ci sono gay che si innamorano di etero, o di gay non dichiarati che non accetterebbero mai un rapporto esplicito, si sono gay sposati e gay che accettano di costruire rapporti affettivi importanti con uomini sposati, sia gay che etero. La felicità di tutte queste persone, per paradossale che possa sembrare, non è legata alla situazione concreta ma eminentemente alla qualità delle persone. I sogni e i modelli spesso precludono una vera apertura incondizionata di fronte ad un’esperienza affettiva profonda. Non porti il problema di capire quando un ragazzo potrebbe essere quello giusto per te. In questi termini la questione è teorica. Quando troverai il ragazzo giusto, che è quello giusto lo capirai dal fatto che sperimenterai una forma nuova di reciprocità, proverai la sensazione nettissima di essere in due, una corrispondenza forte a livello affettivo e per capirlo basterà scambiarsi un sorriso. Quando il tuo entusiasmo troverà dall’altra parte un analogo entusiasmo allora sarete veramente in due. Ci tengo a dire per l’ennesima volta che non potrai essere tu, per quanti sforzi tu faccia, ad attirare verso di te un ragazzo che non sia già spontaneamente interessato a te. L’amore non è il risultato di una partita a scacchi in cui se non si sbagliano le mosse si vice. O si è in due o non c’è nulla da fare per cercare di costruire quello che non esiste per forza propria. Quando dici che i gay non dichiarati sono dei fenomeni nel camuffarsi dici una cosa vera, nel senso che quando un gay non vuole essere riconosciuto non c’è nessun mezzo per riconoscerlo, ma se questo avviene nei confronti della popolazione generale, in molte situazioni particolari, in cui il contatto è limitato a poche persone, si seguono altre logiche. Nei contatti a due o nei gruppi ristretti di amici, i gay non dichiarati, in modo deliberato, inviano messaggi decodificabili, cioè accettano dimensioni di rischio limitato (scoprirsi) perché si aspettano delle risposte. Un ragazzo gay non dichiarato non si dichiarerebbe mai a uno che non conosce, ma nei confronti di un amico serio può essere disposto a forme di apertura imprevedibili, in particolare se trova dall’altra parte una corrispondenza. Questa è la strada tipica che porta all’incontro di due gay non dichiarati e, ti posso garantire che non si tratta affatto di eventualità rare. Non andare alla ricerca di persone che “in teoria” potrebbero corrispondere ai tuoi interessi, o ai tuoi sogni, andare a caccia dell’amore può diventare un’attività compulsiva frustrante. L’amore quando arriva è imprevedibile e stravolge tutte le ipotesi prefabbricate, perché l’amore non si ricerca, si accetta.

sabato 3 novembre 2007

GRAZIE FABIO MATTEO

Ciao Fabio,
da quando ho aperto il blog di msn e ho trovato il tuo ultimo commento sono stato a pensare che cosa avrei dovuto scriverti, il cervello lavorava ma impedimenti esterni mi hanno reso impossibile scrivere questo post in tempi brevi. Finalmente l’ho scritto! ... e, te lo dico francamente, non vedo l’ora che mi arrivi una risposta.
è vero, è un po’ che non ci si sente... ma trovare un tuo commento mi fa estremamente piacere (e lo sai benissimo) e quando poi si tratta di un commento di natura così personale e affettuosa la cosa mi fa stare bene dentro. Quando uno della mia età si sente coccolato (perché nel tuo commento questo fai) da un ragazzo come te, è come se si stabilisse un contatto di natura familiare, mi sembra di conoscerti da sempre e di potere avere con te una forma di confidenza totale. In effetti usi nei miei confronti un linguaggio estremamente diretto che io stesso non avrei il coraggio di usare ma tu lo fai perché capisci la reazione che provochi e anzi vuoi che quella reazione ci sia. Mi vedi scivolare un po’ verso la depressone e mi vieni a tirare fuori per le orecchie! E tutto questo è bellissimo. Dal tuo blog si capiscono tante cose di te e sono cose che mi piacciono molto, soprattutto l’immediatezza, l’assenza totale di ipocrisia, il voler essere te stesso, te l’ho già detto, ma io a capire le cose che a te sembrano ovvie adesso ci ho messo decine di anni e leggendo il tuo blog ci ritrovo una maturità di pensiero e soprattutto una maturità affettiva e umana unica. Mi sono chiesto veramente come tu posa essere così. Molti ragazzi gay vivono di fantasia e di sublimazioni, cose che possono essere tenute sotto controllo ma solo dopo anni e dopo ripetute esperienze di delusione, per te non è così, è come se tutto ti fosse già chiaro, come se tu fossi già un uomo di 40 anni e non moltissimi quarantenni arrivano a vedere il mondo con la chiarezza con la quale lo vedi tu. Tra i ragazzi che leggono i miei blog e che io conosco sei in assoluto il più giovane ma mi tratti con una disinvoltura affettuosa che mi tocca profondamente... devo dirti grazie, Fabio Matteo, ma dire grazie è poco... insomma il tuo commento mi ha fatto felice!
P.S. Non ti voglio distrarre dai tuoi impegni di studio e meno ancora dal tuo mondo affettivo, ma se e quando la cosa ti sembrasse possibile, mi farebbe piacere fare due chiacchiere con te su msn. Siccome usi un blog msn, se tu fossi d’accordo, potrei darti il mio contatto inviandotelo come messaggio o potresti farlo anche tu. In ogni caso ti assicuro che la mia stima e la mia attenzione nei tuoi confronti resterà immutata.

lunedì 22 ottobre 2007

CIAO SURFER

Ciao Surfer,
ho aperto il sito che tu hai indicato (su Progetto Gay) e sono rimasto incantato! Che belle cose! E soprattutto che cose tenere e autentiche e che esempio di vita gay di coppia! Non so perché ma quel blog rappresenta in modo perfetto quello che intendo per vita gay realizzata, ci si sente un amore profondo, una ricchezza di sentimenti e un senso di soddisfazione veramente unico. E poi mi piace il tono, dolce e serio, vero nel senso più autentico del termine: “teneramente accucciolati tra le lenzuola”, che espressione dolcissima... in quel blog mai una concessione alla banalità o al tono facile. Ho passato leggendo quei post dei momenti di vera pace spirituale, direi di estasi, si tratta di lezioni d’amore di altissimo livello. Ciò che mi dispiace veramente è che il blog si concluda al 31/1/2006, forse gli autori sono migrati verso altri lidi del web (come lasciano capire) e se è una loro scelta deve essere rispettata, ma comunque hanno lasciato una prova certa che l’amore è possibile e che la felicità di essere in due è capace di cambiare la vita. Amare è la cosa più importante e questi due ragazzi (Alfa e Omega) hanno saputo amare in modo stupendo. Concludo dicendo che nella concezione dell’amore di Alfa e Omega mi identifico profondamente. Essere Gay è un dono prezioso da vivere con amore.

sabato 20 ottobre 2007

ANDY ROMANZO GAY 5/1

Andy era emotivamente provato, Marco se ne accorse e cercò di non assillarlo lungo la strada.
- Che pensi Marco?
- Che se non fossi già innamorato di te mi sarei innamorato oggi.
- Ma no, sul serio, che pensi?
- Penso che non ho sbagliato indirizzo e che la vita con te sarà una vita vera e poi penso che i miei li hai conquistati.
- Dici?
- Papà io non l’ho mai visto così, in genere è molto schivo, ma con te è stato espansivo un po’ come faceva con me quando ero piccolo, mamma era letteralmente cotta, Andy! Ma tu lo sai che ci vogliamo bene!
- Che tu mi vuoi bene lo so, ma che te ne voglio io non ne sono così sicuro…
- Andy, io non ho paura delle tue incertezze, sono incertezze serie, non sono incertezze stupide, io adesso non vedo l’ora di essere a casa, di studiare con te, di abbracciarti, di farti capire in tutti i modi che ti voglio bene.
- Cucciolo, ma tu pensi che i tuoi ci siano rimasti male?
- Di che?
- Be’ di tutta la situazione, di quello che ho detto, forse non era quello che si aspettavano.
- Andy, tu sei stato “vero”, hai notato quando papà ti ha detto che aveva capito perché ti voglio bene…
- Sì, l’ho notato.
- Credo che papà abbia sempre sperato che incontrassi un ragazzo come te e poi c’è un’altra cosa, quando ti hanno chiesto di chiamarli mamma e papà… non è una cosa strana, quando un ragazzo presenta la ragazza a casa e si fidanzano ognuno chiama papà e mamma i genitori dell’altro, è un’abitudine, se vuoi molto meridionale, ma loro sono abituati a cose del genere, si sono comportati con te come se io avessi portato a casa la ragazza che voglio sposare, se ci pensi tutto il discorso è stato di quel genere.
- Mh! Ma non è un po’ assurdo?
- Perché? Perché tu sei un ragazzo?
- Eh!
- No, loro guardano chi sei ma da un altro punto di vista, li hai conquistati con le tue esitazioni e col fatto che hai detto la verità, papà non sopporta gli sbruffoni e nemmeno gli ipocriti e tu con queste cose non hai nulla a che vedere.
- Chissà se sopporta gli imbranati…
- Io credo che imbranato ci si sia sempre sentito anche lui e anche stasera almeno in qualche momento…
- Cucciolo…
- Sì.
- Adesso sto pensando a casa mia e al fatto che mi toccherà andarci e mi viene il voltastomaco solo a pensarci. Che faccio? Non ci vado più e basta o ci vado e metto in chiaro le cose una volta per tutte?
- Tu che ti senti di fare?
- Io non ci andrei più e basta e non credo che mi verrebbero a cercare però mi sa che mi toccherà andarci per forza, se mi cacciano subito è meglio, almeno è tutto finito e non ho rimorsi, hanno deciso loro, ma se non mi cacciano subito e tentano il ripescaggio io poi come faccio? E’ assurdo, però se mi prendono a calci in bocca è meglio, ma se cominciano con le ipocrisie io rischio di non uscirne più… sai tutte quelle prediche ipocrite sul tuo bene ecc. ecc. … mi mandano proprio in bestia ma non riesco a reagire in modo drastico e alla fine mi adatto e sopporto. Mannaggia, Cucciolo, che cose odiose. Adesso non riesco a pensare ad altro, e guarda non è mica come con i tuoi… non c’è niente a che vedere, dal giorno alla notte.
- Andy… c’è qualche cosa che posso fare per te?
- No, Cucciolo, sono tutte cose che devo risolvere da solo.
- Andy… e se ci venissi anche io?
- Dove?
- A casa tua.
- Ma tu sei matto! I miei non sono come i tuoi! A te ti caccerebbero di casa subito, cioè non ti farebbero nemmeno entrare… è proprio una questione di principio, ma non per il fatto che sei gay, proprio perché se ne fregano anche di me… e figurati di te…
- Comunque io sono disposto a tutto…
- Ti ringrazio, Cucciolo, ma non c’è proprio nulla da fare.
- Ma tu che conti di fare?
- Non lo so, penso che mi dovrò decidere al più presto ma mi dà fastidio, forse ci dovrei andare subito perché più passa il tempo più la cosa mi scombussola, però non mi va proprio.
- Birillo, io adesso mi sento un po’ frenato perché mi hai detto di non chiederti dei tuoi però potrebbe essere utile parlarne.
- Marco, io credo che sia inutile, non è che non te ne voglio parlare, è a me che dà fastidio e poi è una questione che devo risolvere da solo, più tempo passa peggio è, noi adesso dovremmo studiare seriamente ma io credo che finché questa faccenda non sarà risolta io non riuscirò a fare niente e farò perdere tempo anche a te… Che faccio, Cucciolo, ci vado domani?
- Se pensi che sia meglio…
- Non so che fare ma forse è meglio cercare di superare il problema, più ci penso e peggio è.
- Ma tu che cosa ti aspetti?
- Non lo so, proprio non lo so, ma credo che non la prenderanno bene affatto, io per loro conto solo se faccio quello che vogliono loro, se faccio quello che voglio io nemmeno mi vogliono stare a sentire, sono un eretico, un incorreggibile… uno stupido, va’! Se provo a dire che mi sono innamorato di un ragazzo e che voglio vivere con lui non ho proprio l’idea di quello che potrebbe succedere. Marco, senti, mi sa che io ci vado domani mattina…
- Forse è meglio così.
- Però potrebbe essere una cosa più lunga del previsto, cioè potrei non tornare domani sera, e forse dovrò stare a casa mia per qualche giorno… però, aspetta, tanto ci teniamo in contatto col telefonino, chissà poi se mi dovrai venire a prendere a casa mia nel cuore della notte… Marco, senti, facciamo proprio così, è meglio risolvere le cose subito.
- Ma tu che dirai ai tuoi?
- Esattamente la verità. Tanto se non mi capiscono come sono è inutile cercare altre forme di equilibrio.
- Andy!
- Che c’è?
- Ti voglio bene!
- Lo so, Cucciolo, questo ormai per me è un punto fermo.
Arrivarono a casa, salirono alla piccionaia, era ancora primo pomeriggio, nessuno dei due accennò all’idea di studiare, Marco andò subito a preparare una tazza di tè, Andy lo seguì in cucina, fece uno sbuffo, come uno che cerca di cacciare le preoccupazioni.
- Mh! Mannaggia, non ho voglia di fare nulla, forse è meglio che ci vado domani e che cerco di togliermi il pensiero subito… grazie che non hai insistito cercando di farmi parlare dei miei…
- Andy, io farei qualunque cosa.
- Lo so, lo so… Cucciolo, lo sai che mi sento vuoto… adesso non ho desideri, sto a parlare con te e mi sento dentro come una specie di distacco… è proprio come se non avessi più gli entusiasmi di prima, mi fa piacere che tu mi stia a sentire ma è come se pensassi che tanto non potresti capire… aspetta, adesso capiscimi bene, tu hai una vita così lontana dalla mia, io ci voglio entrare nella tua vita ma la vedo molto lontana, forse troppo lontana dalla mia… io ci proverò in tutti i modi ma tu mi devi stare vicino, hai capito? … Cucciolo, io lo devo sentire che siamo in due, se ti chiamo al cellulare rispondimi subito…
- Ma questo è scontato, lo sai benissimo se domani vai via io starò attaccato al telefono… Andy…
- Che c’è?
- Non mi diventare così malinconico!
- No, non è niente, dai, poi passa…
- Birillo, vieni in salotto che almeno ti posso abbracciare un po’!
- Non mi va, Cucciolo, mi sento proprio freddo, anche nei tuoi confronti, adesso mi sento solo.
- Che posso fare, Andy?
- Niente, stiamo seduti qui, non mi devi consolare, devo andare avanti da solo, lo vedo che ci sei, mi basta…
- Ti voglio bene Birillo!
- Vorrei avere pure io la stessa sicurezza nel dirti la stessa cosa… ma ci sono tante cose che ancora non capisco… aspetta va, mi vado a sdraiare un po’ sul letto, forse mi rilasso un po’, tu vieni di là e siediti in poltrona, così parliamo un po’.
Andy si tolse le scarpe e si sdraiò sul letto vestito e Marco si accomodò sulla poltrona vicino a lui e gli strinse la mano sinistra senza dire una parola, anche Andy non disse nulla, passarono i minuti, Andy si rilassò e poi si addormentò, Marco gli mise addosso una copertina di cotone, abbassò lo schienale della poltrona, si girò verso Andy e cominciò a pensare. Non aveva mai saputo che cosa fosse l’amore prima di conoscere Andy, ma dopo averlo conosciuto se ne era innamorato giorno dopo giorno in modo più profondo, prima per lui l’amore aveva un valore molto legato al sesso ma ora quando pensava al suo Andy ci pensava con una tenerezza assoluta, amava Andy come persona nel senso più totale, amava le esitazioni di Andy, le sue debolezze, la sua riservatezza nel non voler parlare della famiglia, la sua onestà nel parlargli dei suoi dubbi, rivedeva in Andy un altro se stesso, con una diversa storia alle spalle ma con una sensibilità strettamente affine. Marco ripeteva nella sua mente i momenti della giornata, le decisioni difficili di Andy, il pranzo a casa dei suoi, i colloqui con Rocco e Rosa… tutte queste cose davano a Marco un’idea di Andy sempre più chiara: più lo conosceva nei suoi aspetti deboli più se ne innamorava, Marco non aveva dubbi, il suo Birillo per lui era la vita stessa e Marco non aveva mai vissuto momenti di così forte prossimità affettiva ed emotiva nei confronti di nessuno e cominciava a capire quanto una vita a due, tra persone che si amano, possa essere profonda, in quei momenti Marco provava un appagamento totale. Dopo circa un’ora anche Marco si addormentò.
Andy si svegliò per primo verso le sei del pomeriggio, se ne andò in cucina senza fare rumore e preparò due tazze di tè alla pesca, poi andò a svegliare Marco.
- Cucciolo, vieni a prendere il tè?
- Mh! Sì… arrivo subito.
Marco si stiracchiò e andò in cucina.
- Cucciolo, ho proprio deciso, ci vado domani mattina.
- Ok, penso anch’io che sia meglio così.
- Adesso però proviamo a rimetterci a studiare, altrimenti il calendario rischia di saltare completamente.
- Ti va, Birillo?
- Senti, veramente adesso mi viene un’altra idea, non ti voglio fare perdere tempo… però ho visto che nello stanzino c’è una chitarra, ma tu la sai suonare?
- No, me l’hanno regalata i miei qualche anno fa, io ci ho provato ma era una cosa troppo difficile e ho mollato tutto… e tu? Tu sai suonare?
- Qualche cosa sapevo fare, cosette da poco, ma mi piaceva suonicchiare la chitarra, specialmente quando non ero di buon umore, cioè quasi tutti i giorni… ma la posso prendere?
- Certo! E’ tua! Non so se suonerà ancora perché sta lì da tanto tempo.
Andy tirò giù la chitarra dallo scaffale, il contenitore era tutto impolverato ma la chitarra sembrava in buono stato.
- Aspetta… però è scordata…
- Te l’avevo detto…
- Però adesso l’accordiamo, un po’ a occhio ma l’accordiamo, aspetta… ecco, così va maglio, adesso la seconda corda poi le altre… adesso dovrebbe essere a posto… e non è nemmeno una chitarra da buttare via, ha una bella sonorità.
- Andy! Ma tu suoni benissimo!
- No! Suonicchio! Suonare è tutta un’altra cosa.
Aspetta, adesso ti faccio sentire una canzone.
Marco si accomodò in poltrona e Andy cominciò a cantare, a voce bassa per non disturbare i vicini, ma in modo molto intonato.

Che tristezza stasera, quanto peso sul cuore,
questi scatti d’umore non li tollero più,
Ma che vado cercando, ma che posso sperare,
io sognavo d’amare ma l’amore non c’è,

Ma che speranza c’è,
per un ragazzo solo che più nulla va cercando
Ma che speranza c’è
per un ragazzo solo che da solo sta bruciando

Così da solo, amore, me ne vado per la strada,
è stupido lo so ma in fondo dove vuoi che vada
volevo scaricare tutta quanta la mia rabbia,
è stupido lo so ma che coraggio vuoi che abbia,

Perché non sei con me?
Perché non ci sei più?
Perché non mi risvegli da quest’incubo dannato?
E io non posso vivere, mi sento disperato
Pensarti mi distrugge ma penso solo a te
Non chiedermi perché. Ti giuro non lo so,
ormai non so più niente,
e non m’importa niente nemmeno di capire
mi sento disperato, mi sento insofferente
ma sento solamente che ho voglia di morire

Ma che speranza c’è,
per un ragazzo solo che più nulla va cercando
Ma che speranza c’è
per un ragazzo solo che da solo sta bruciando

Così da solo, amore, me ne vado per la strada,
è stupido lo so ma in fondo dove vuoi che vada
volevo scaricare tutta quanta la mia rabbia,
è stupido lo so ma che coraggio vuoi che abbia,

Mi ricordo, era mattina, c’era sole nella stanza
Mi guardavi un po’ spaurito e restavi un po’ a distanza
Non sapevo nemmeno che dire, mi sembrava tutto un po’ strano
ti volevo soltanto abbracciare ma tu mi sembravi lontano,
mi mancava quel po’ di coraggio per dirti sei tu la mia vita,
volevo perfino scappare, pensavo di farla finita.
Poi ho visto i tuoi occhi brillare
ho sentito il mio cuore bruciare
allora ti sei avvicinato,
allora m’hai preso la mano
non c’era più nulla di strano
e io mi sentivo rinato.

Tu m’hai stretto tra le braccia
e m’hai stretto forte forte
io guardavo e la tua faccia,
non pensavo più alla morte
M’hai baciato piano piano
E m’hai detto sorridendo
Guarda il mondo com’è strano
Ci stavamo rincorrendo.

Io ti sogno ma tu non esisti già più
E la mia gioventù è finita con te
Io ti sogno ma tu non esisti per me
Ho bisogno di te ma è finita così…

Ma che speranza c’è,
per un ragazzo solo che più nulla va sperando
Ma che speranza c’è
per un ragazzo solo che da solo sta bruciando

Così da solo, amore, me ne vado per la strada,
è stupido lo so ma in fondo dove vuoi che vada
volevo scaricare tutta quanta la mia rabbia,
è stupido lo so ma che coraggio vuoi che abbia,

Qui c’è solo il silenzio, qui c’è solo il dolore
Non esiste l’amore, se n’è andato con te.
Non so nemmeno piangere e poi non serve a niente
Non so nemmeno andare ad ubriacarmi tra le gente.
Sono solo un ragazzo che va in cerca d’amore,
sono solo un pupazzo che s’illude e non sa.
Com’è amara la vita quando cerchi qualcuno
E non c’è più nessuno che ti parli di te.

Ma era così bello quando stavamo insieme
quando mi aspettavi al freddo col naso congelato
quando mi sorridevi stringendomi le mani
quando mi rincorrevi correndo a perdifiato
quando parlavamo soltanto del domani

Ma che speranza c’è,
per un ragazzo solo che più nulla va cercando
Ma che speranza c’è
per un ragazzo solo che da solo sta bruciando

Così da solo, amore, me ne vado per la strada,
è stupido lo so ma in fondo dove vuoi che vada
volevo scaricare tutta quanta la mia rabbia,
è stupido lo so ma che coraggio vuoi che abbia,

In che modo non so ma restami vicino,
Io ti vedo, ti sento, ti penso.
Io non so se esiste un destino
ma senza di te la vita non ha senso.

E giro per la casa, dovunque ci sei tu,
ma la casa è vuota e tu non ci sei più.
Ti prego, amore, portami via con te
Ti prego, amore, non mi lasciare qui
Non voglio più aspettare, non c’è più un perché
Qui c’è troppo rumore, qui c’è troppo casino
Mi sento stranito e tu non sei con me
Voglio chiudere gli occhi e sentirti vicino,
Voglio addormentarmi in un sogno con te
Guardami negli occhi, amore, sorridendo,
Restami vicino perché io sto morendo.

Perché non sei con me?
Perché non ci sei più?
Perché non mi risvegli da quest’incubo dannato?
E io non posso vivere, mi sento disperato
Pensarti mi distrugge ma penso solo a te
Non chiedermi perché. Ti giuro non lo so,
ormai non so più niente,
e non m’importa niente nemmeno di capire
mi sento disperato, mi sento insofferente
ma sento solamente che ho voglia di morire

Ma che speranza c’è,
per un ragazzo solo che più nulla va cercando
Ma che speranza c’è
per un ragazzo solo che da solo sta bruciando

Così da solo, amore, me ne vado per la strada,
è stupido lo so ma in fondo dove vuoi che vada
volevo scaricare tutta quanta la mia rabbia,
è stupido lo so ma che coraggio vuoi che abbia,

- Dio! Ma è una cosa bellissima!
- No! È una cosetta scritta a tavolino, quando non avevo niente da fare, sai quelle storie che ti inventi perché magari le vorresti vivere ma poi non sono cose vere… la storia riguarda un ragazzo che ha perso il suo ragazzo e che è rimasto solo, lo ha pero perché l’altro ragazzo è morto, forse di aids, e quello che rimane non riesce a vivere più, la sua vita era tutta con il ragazzo che non c’è più e adesso la solitudine è una forma di disperazione senza consolazione… sai è un po’ il tema di Camere separate di Tondelli, anche se qui è messa come una canzone, l’ho scritta dopo che avevo letto il libro di Tondelli… però è una cosa che sento mia solo in parte, io cose così terribili non le ho mai vissute, le posso solo immaginare, ma credo che viverle sia tutta un’altra cosa.
- Andy! E’ una cosa meravigliosa!
- No, dai! Non mi lusingare, nella canzone ci sono sentimenti molto forti e io sentimenti veramente forti non ne ho mai provati.
- Nemmeno per me?
Be’, onestamente questo non lo so, per fortuna non c’è nemmeno l’occasione per mettermi alla prova fino a quel punto.
- Andy! Ma tu sei una persona speciale in tutti i sensi, e poi a me la canzone è piaciuta tantissimo, mi ha fatto proprio venire la pelle d’oca…