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sabato 9 marzo 2013
SESSUALITA' GAY E ANSIA
Questo articolo è finalizzato a definire il rapporto tra sessualità gay e ansia sulla base delle esperienze maturate in Progetto Gay.
I temi legati alla sessualità sono affrontati in genere con delle categorie specifiche diverse da quella usate per tutti gli altri temi. La prima reazione, o per meglio dire la prima reazione pubblica, si manifesta tramite sorrisi, ammiccamenti, battute di alleggerimento, tutti atteggiamenti basati sulla omologazione, che equivalgono a dire che “tutti sanno come vanno queste cose!”
È difficile, in pubblico, andare oltre il livello della omologazione. La sessualità è concepita quasi sempre come una faccenda privata o, in pubblico, come una questione ideologica. Proprio per questa ragione il confronto serio di esperienze oltre il limite della omologazione avviene in pratica soltanto tra due persone o in gruppi limitatissimi. Sussiste ancora la paura di essere giudicati quando si parla di sessualità e per questo il discorso resta, in pubblico, su linee molto generali e solo in privato è possibile un confronto serio.
Direi che la sessualità è l’ambito in cui il livello di omologazione è massimo. In un gruppo di cento persone scelte a caso, emergono attraverso la discussione, orientamenti politici e culturali di tutti i generi ma in tema di sessualità il gruppo appare omogeneamente costituito da eterosessuali, si possono mettere in dubbio alcuni comportamenti esterni ma non l’eterosessualità in sé. Cito un esempio concreto: in una scuola con mille studenti ci sono in media ottanta ragazzi gay ma non se ne individua neppure uno. Gli eterosessuali “sembrano” dominare l’orizzonte, ma in realtà, quando si comincia a conoscere singolarmente ciascuno dei componenti del gruppo ci si accorge che le cose non stanno così, che l’omosessualità esiste e che non è un fenomeno relativo a minime minoranze. Se, entrando nello specifico, ci fermiamo a parlare con quell’8% circa di popolazione omosessuale ci rendiamo conto che per quelle persone in realtà non solo non esiste nessuna omologazione con l’idea generale di essere etero, ma la sessualità è ancora considerata da loro come una specie di tabù e può quindi essere vissuta solo di nascosto e con sensi di colpa, in sostanza ci si rende conto che la sessualità gay è molto spesso vissuta con ansia.
Mentre il 67,97% degli etero ha risposto al sondaggio di Progetto Gay di non aver mai vissuto con ansia le questioni connesse al proprio orientamento sessuale, solo il 20,45% dei gay ha fornito la medesima risposta.
Quali punti di riferimento può avere un ragazzo gay in termini di sessualità? Le risposte sembrano ovvie, prima i genitori poi il gruppo dei pari, poi il sistema educativo, ecc. ecc.. In realtà è già difficile per un ragazzo etero parlare di sessualità coi propri genitori, ma per un ragazzo gay il problema è molto spesso insuperabile, non solo non troverebbe dall’altra parte una risposta competente ma rischierebbe seriamente di sentirsi rifiutato all’interno della propria famiglia. Lo stesso potrebbe accadere con il gruppo dei pari (compagni di scuola, amici e simili).
Il sistema educativo nella grande maggioranza dei casi è del tutto impreparato a fornire risposte serie in questi ambiti. Ci sono significative eccezioni nei paesi del Nord Europa ma nei paesi dell’Europa meridionale, in gran parte degli Stati Uniti e nella quasi totalità degli altri Stati, non solo non esiste alcuna forma di educazione sessuale che preveda anche di trattare seriamente della omosessualità, ma in pratica i progetti si riducono a trasmettere qualche nozione di fisiologia della riproduzione lasciando del tutto da parte la dimensione affettiva e le problematiche psicologiche legate alla sessualità. Ho avuto modo di esaminare alcuni progetti di educazione sessuale presentati in Italia, destinati a ragazzi dai 16 ai 18 anni, e di riscontrare non solo la totale assenza di qualunque riferimento alla omosessualità ma addirittura la totale assenza di ogni riferimento alla masturbazione, che resta quindi, ancora oggi, argomento tabù anche in campo etero.
Per avere un quadro concreto della situazione possiamo giovarci delle statistiche di Progetto Gay.
La seguente tabella compara la percentuale di ragazzi gay e di ragazzi etero che non hanno mai usato chat erotiche o non hanno mai usato siti di incontri.
etero gay
mai chat erotiche 80,47% 61,14%
mai siti di incontri 84,38% 53,14%
È evidente che gay fanno molto più uso di chat erotiche e si siti di incontri rispetto agli etero ma la ragione di tutto questo non sta in una maggiore propensione verso il sesso come divertimento o verso il sesso mordi è fuggi, si tratta invece di una reazione del tutto prevedibile all’emarginazione cui i ragazzi gay sono sottoposti.
Un’altra significativa differenza si trova nella reazione dei ragazzi gay e dei ragazzi etero alla scoperta della masturbazione:
etero gay
non lo dice a nessuno 58,59% 80,57%
lo dice ad amici coetanei 35,94% 15,43%
È evidente che per un ragazzo gay parlare di sessualità è molto più problematico. La confidenza nel gruppo dei coetanei, per un ragazzo gay, in media, è meno della metà di quella di un ragazzo etero.
Analogo discorso si rileva dalla domanda “Hai mai detto a nessuno che facevi uso della pornografia?”
etero gay
non l’ho detto a nessuno 36,72% 64,00%
l’ho detto ad amici coetanei 56,25% 25,15%
Molto significativa è la comparazione dei numero di coloro che non hanno mai avuto rapporti sessuali
etero gay
non ho mai avuto rapporti sessuali 32,03% 46,29%
età media del campione 26,23 26,25
Il quadro complessivo dimostra che un ragazzo gay ha molte più difficoltà di un ragazzo etero nel parlare di sessualità con i genitori, con i coetanei e in ambito scolastico-educativo, e si rivolge quindi alle chat erotiche e ai siti di incontri in misura nettamente superiore rispetto ad un ragazzo etero e, a parità di età, ha molte meno possibilità di avere esperienze sessuali rispetto ad un ragazzo etero.
Purtroppo, anche se è sconfortante, la prima fonte di informazioni sulla sessualità, per i ragazzi gay, è internet, e in particolare la pornografia e l’ambiente delle chat erotiche e dei siti di incontri, che forniscono immagini spesso lontanissime dalla realtà della vita della stragrande maggioranza dei gay. Internet influisce sui ragazzi gay assai di più di quanto influisce sui ragazzi etero. Tutto questo rende la sessualità un argomento tabù per i ragazzi gay molto più che per i ragazzi etero.
Mi capita spesso di parlare in chat con ragazzi gay che hanno della realtà gay un’immagine derivata integralmente da internet, il che significa quasi esclusivamente dalla pornografia, dalle chat erotiche e dai siti di incontri. Spesso questi ragazzi non si identificano affatto nei modelli che hanno appreso dalla pornografia o nelle chat e finiscono per considerare il loro atteggiamento come qualcosa di anomalo e di deviante da correggere e per questo motivo si sforzano di modificare il proprio punto di vista. Ma se conoscessero la realtà della vita degli altri ragazzi gay si renderebbero conto di non avere assolutamente nulla da correggere.
Sono ancora frequenti tra i gay i problemi legati all’ansia di prestazione e in questi casi il deficit erettivo è spesso considerato dagli stessi ragazzi come un proprio problema personale da risolvere attraverso la completa accettazione di un modello di comportamento che a torto si ritiene la regola del mondo gay ma che è invece lontanissimo dalla realtà e deriva quasi esclusivamente dalla pornografia. Ci sono ragazzi di eccellente livello culturale e di notevolissime doti intellettuali che si fanno dominare dall’ansia connessa all’idea di avere il pene piccolo o di avere problemi di reattività sessuale, che non hanno affatto se non come conseguenza di un tentativo di integrarsi ad ogni costo, cioè forzatamente, in un particolare ambiente gay che essi ritengono essere l’espressione tipica della omosessualità.
Ci sono ragazzi che non usano mai la parola gay e evitano qualsiasi argomento connesso alla sessualità fisica. L’idea che si possa parlare in modo serio anche di sesso orale o di masturbazione fatica ad affermarsi. In realtà queste cose non dovrebbero essere considerate in nessun modo un tabù perché la sessualità costituisce una parte essenziale della vita di tutti i ragazzi. Un bravo ragazzo non è un bravo studente che farà strada nella vita ma che per essere un bravo ragazzo non deve avere una sessualità o deve reprimerla, no! Un bravo ragazzo ha ovviamente, è sarebbe assurdo pensare il contrario, una sua sessualità e ha il sacrosanto diritto di viverla in qualsiasi modo ritenga giusto, col solo limite del rispetto della libertà altrui. Un bravo ragazzo vive la sua masturbazione e vive il suo sesso di coppia, quando ha un compagno, ed è fondamentale che viva queste cose in modo sereno, senza stupidi condizionamenti, perché la sessualità è uno dei pilastri del benessere individuale. Nella sessualità, più che in qualunque altra cosa, la limitazione della libertà ha riflessi pesantemente negativi.
Manca pressoché del tutto, in particolare tra i ragazzi gay, l’idea che la sessualità è una realtà ordinaria della vita di tutti, che non è nulla di cui ci si debba vergognare e che della sessualità si può parlare seriamente come di tutte le altre cose.
In situazioni di isolamento, cioè in condizioni un cui non è possibile o è molto difficile qualsiasi forma di confronto sui contenuti della sessualità, la reazione ansiosa prevale e i comportamenti possono diventare rischiosi. La stessa autostima è spesso pesantemente condizionata dalla percezione della propria sessualità come qualcosa di cui non si può parlare.
Affrontare seriamente le tematiche connesse alla sessualità mettendo da parte l’ansia significa recuperare autostima, ridimensionare i problemi e mantenere un contatto sereno con la realtà, cioè, in sintesi, stare meglio con se stessi e con gli altri.
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domenica 3 febbraio 2013
AMORE GAY SENZA COPPIA GAY
Caro Project,
ho avuto modo di parlare con te diverse volte tramite msn ma credo che tu non possa facilmente ricordarti di me senza un riferimento più preciso. Ventottenne follemente innamorato di un ragazzo ventitreenne col quale credevo di aver costruito un bellissimo rapporto, poi sono stato abbandonato da questo ragazzo l’estate scorsa ma in un modo che non riuscivo a spiegarmi, ho parlato con te per una intera nottata nel mese di Settembre (nickname: sad). Ti avevo chiamato perché avevo bisogno di sfogarmi e invece parlare con te mi ha fatto uno strano effetto, mi sono accorto che ragionavi in un altro modo e che davi dei fatti una lettura del tutto diversa dalla mia, o forse solo diversa da quella che io mi sforzavo di dare.
ho avuto modo di parlare con te diverse volte tramite msn ma credo che tu non possa facilmente ricordarti di me senza un riferimento più preciso. Ventottenne follemente innamorato di un ragazzo ventitreenne col quale credevo di aver costruito un bellissimo rapporto, poi sono stato abbandonato da questo ragazzo l’estate scorsa ma in un modo che non riuscivo a spiegarmi, ho parlato con te per una intera nottata nel mese di Settembre (nickname: sad). Ti avevo chiamato perché avevo bisogno di sfogarmi e invece parlare con te mi ha fatto uno strano effetto, mi sono accorto che ragionavi in un altro modo e che davi dei fatti una lettura del tutto diversa dalla mia, o forse solo diversa da quella che io mi sforzavo di dare.
La cosa che più mi ha colpito è stata la tua visone della vita di coppia. Ho conservato i log delle conversazioni:
Sad ha scritto: Ciao Project, sei impegnato?
Project ha scritto: Ciao Sad, piacere di fare la tua conoscenza!
Sad ha scritto: Forse ti ricordi, ti avevo scritto a fine giugno, ventottenne innamorato pazzo di un ventitreenne, (io e lui eravamo stati insieme in montagna a Natale)…
Project ha scritto: Ah sì … e lui aveva perso il portafoglio in albergo e glielo avevano riportato?
Sad ha scritto: sì sì esattamente! Proprio quello!
Project ha scritto: Sì, adesso mi ricordo! Una bella storia, una storia che mi aveva colpito molto. E adesso come va?
Sad ha scritto: adesso sono di nuovo single, la storia è finita!
Project ha scritto: ma che è successo? Sembrava che andasse tutto bene…
Sad ha scritto: si è comportato con me in un modo indegno, mi ha trattato senza il minimo rispetto, io avevo cercato di fare di tutto per lui e per fare in modo che stesse bene ma mi ha lasciato come se per lui io non valessi nulla
Project ha scritto: ma adesso lui sta con un altro ragazzo?
Sad ha scritto: no, non credo
Project ha scritto: e allora perché se ne è andato?
Sad ha scritto: non lo so, non l’ho capito, mi ha detto che si sentiva troppo stretto, che non se la sentiva di fare scelte definitive, io gli avevo chiesto di incontrarci ma mi ha detto di no e non c’è stato niente da fare per fargli cambiare opinione, poi abbiamo litigato proprio malamente e l’ho mandato a quel paese e penso anche che ci sia rimasto molto male, con me, se vuole fare una cosa seria va bene ma se è tutto un tira e molla non mi sta bene per niente. È come se mi avesse utilizzato quando aveva bisogno di me e mi avesse lasciato solo proprio quando io avevo maggiore bisogno di lui. Io pensavo che ormai tra noi ci fosse un rapporto consolidato, pensavo di poter fare affidamento su di lui e invece no.
Project ha scritto: ma quando è successo?
Sad ha scritto: più o meno un mese e mezzo
Project ha scritto: e dopo che vi siete lasciati lo hai risentito oppure è sparito del tutto?
Sad ha scritto: sì mi ha chiamato lui, sembrava che volesse tornare indietro, mi aveva detto che mi voleva bene ma quando gli ho chiesto se voleva tornare con me mi ha detto che non se la sentiva e che non aveva chiamato per questo ma per sapere come stavo e allora ho perso la pazienza e gli ho detto di non farsi sentire più
Project ha scritto: ed è finita così?
Sad ha scritto: no, qualche volta abbiamo parlato anche su msn ma io non posso stare sulle montagne russe in questo modo, non posso essere esposto ai suoi sbalzi di umore, perché lui in fondo non vuole stare con me e questo mi sembra chiaro, io ho bisogno di stabilità e a lui questo non sta bene, cioè la stabilità gli sembra un modo per rinunciare ad altre cose, come se si stesse chiudendo in trappola, e la cosa così non può reggere. Lo so che lui è più giovane di me e che magari desidera pure fare le sue esperienze ma un certo punto una scelta chiara la deve pure fare, il fatto che lui adesso stia solo è soltanto colpa sua e a me non me ne importa nulla, non posso rovinarmi la vita per correre appresso a lui e a tutto quello che gli passa per la testa. Lui ha una visione delle cose troppo diversa dalla mia
Project ha scritto: ma è proprio vero che non te ne importa nulla?
Sad ha scritto: comunque non posso tollerare il fatto che mi ha trattato senza nessun rispetto, parliamoci chiaro, Project, io adesso sto proprio male, per me è un fallimento, io ho bisogno di stabilità, se lui non ne vuole sapere, cercherò di darmi da fare e di trovarmi un altro ragazzo in modo che sia una cosa stabile, tranquilla, con lui non lo sarebbe comunque, che ne pensi, Project?
Project ha scritto: ma sei proprio sicuro che lui voglia chiudere definitivamente?
Sad ha scritto: no, però adesso voglio chiudere io, non ce la faccio ad andare avanti così! Sono stanco, Project, e sono disilluso, lo avevo sopravvalutato, pensavo che a me ci tenesse veramente e invece si è dimostrato egoista. Quando lui aveva bisogno di me io c’ero sempre ma quando io ho avuto bisogno di lui, lui nemmeno se ne è preoccupato
Project ha scritto: le cose che mi avevi detto tempo fa di questo ragazzo erano molto positive, proprio a livello di persona, però io allora, scusa se te lo dico, avevo avuto l’impressione che tu avessi un modo molto rigido di vedere le cose
Sad ha scritto: cioè ?
Project ha scritto: aspetta, cerco di spiegarmi, tu avevi in mente un modello di coppia stretta e probabilmente la mentalità di questo ragazzo non è compatibile con quel modello. Quando ci si innamora di una persona c’è sempre il rischio di vederne in realtà solo alcuni aspetti e di completare gli altri aspetti a fantasia seguendo i nostri desideri, ma innamorarsi veramente significa amare un ragazzo per quello che è, cioè volergli bene anche negli aspetti che noi non possiamo capire, che in genere hanno motivazioni profonde e non sono atteggiamenti stupidi, è possibile che per lui la vita di coppia non vada bene o non vada bene così come tu la immagini, nel senso di coppia stretta
Sad ha scritto: allora vuol dire che non mi vuole bene veramente! Perché per me non è disposto a rinunciare a nulla
Project ha scritto: no! Non dire così, volersi bene veramente non vuol dire dover rinunciare per forza a qualcosa e nemmeno accettare un modello di coppia stretta, è una cosa completamente diversa. Penso che potresti trovarti a scegliere tra il modello di coppia stretta e questo ragazzo. Io non darei affatto per scontato che tu debba rinunciare a questo ragazzo e nemmeno che la storia sia finita, forse è finita la possibilità di vivere con lui una storia nel modo in cui te la sei immaginata e d’altra parte non ha senso pensare che uno debba adeguarsi all’altro, si tratta di trovare un equilibrio possibile per entrambi ma, se devo dire quello che penso, non mi sembra che la storia sia veramente finita e anche tu non hai il modo di fare di uno che è stato veramente deluso.
Sad ha scritto: non so che dirti, Project, ma adesso almeno per un po’ non lo voglio sentire più e poi che vuol dire volersi bene veramente se non stare in coppia?
Project ha scritto: questo non lo so, è tutto da verificare, certe volte noi pretendiamo che le persone si adeguino ai nostri modelli, ma sono le persone il valore assoluto non i modelli. È vero che questo discorso dovrebbe valere anche dal suo punto di vista, però penso che anche lui possa essersi sentito molto a disagio. Forse pensava di essere accettato così come era realmente, con tutte le sue incertezze, le sue contraddizioni e il suo bisogno di libertà e non come un ragazzo che si deve adattare a quello che il suo compagno desidera, Io ti direi comunque di non mantenere con lui posizioni rigide. Un rapporto non esiste più quando non c’è più affetto, non quando le cose non vanno secondo i nostri schemi e qui non mi sembra che l’affetto non ci sia più.
Sad ha scritto: mah … in fondo io gli voglio bene, però così per me è troppo difficile, no, Project, per me così non va bene. Io ho bisogno di un minimo di sicurezza
Questa era la nostra conversazione del mese di settembre e da allora sono successe tante cose, io ho cercato di stare con altri ragazzi, ma praticamente la cosa è stata impossibile perché avevo sempre lui in mente. I nostri rapporti non si sono interrotti, mi ha chiamato diverse volte ed è stato a parlare con me molto seriamente, non è mai voluto tornare con me per non illudermi, così ha detto, per non mettermi in mente che le cose potevano ritornare come prima. Mi ha trattato pure con rispetto e con affetto, cosa che io non mi aspettavo, anche se di fatto non è tornato con me. Non so se ha un altro ragazzo, ma non credo. Con me è molto esplicito, come è sempre stato, mai discorsi di circostanza e sempre posizioni molto nette, ci siamo anche visti di persona e più di qualche volta.
Indubbiamente rivederlo mi riportava all’idea di rimettermi con lui e qualche volta mi era difficile accettare che non sarebbe successo. Mi dice che ha bisogno di libertà, di provare a fare la sua vita ma che mi vuole bene e comincio a pensare che sia vero, anzi lo penso. In certi momenti ci abbracciamo e mi fa un effetto stranissimo ma è un effetto positivo, ho l’impressione che non l’ho perso, certo però che devo ridimensionare i miei sogni. È un po’ come dicevi tu, Project, mi trovo a decidere tra questo ragazzo e il tipo di vita che avevo immaginato con lui.
Pensare che potrebbe sentirsi libero, che potrebbe volermi bene anche se si innamorasse di un altro ragazzo mi sembra ancora molto difficile da accettare. Questa estate mi sembrava del tutto inconcepibile, adesso mi sembra difficile da accettare ma non mi sembra una ipotesi assurda. In effetti se un ragazzo sta con un altro e per questo non ti vuole più bene perché pensa solo all’altro ragazzo, allora certamente non ci puoi mantenere nessun rapporto, ma se quel ragazzo potesse continuare a volermi bene lo stesso, magari anche se ha un altro ragazzo, avrebbe senso dire che è meglio mandate tutto in malora? Non lo so proprio Project.
Evidentemente ci hanno messo in mente dei modelli di comportamento per cui l’amore deve essere esclusivo, cioè o con me o con un altro, ma forse questi modelli sono complicazioni che non servono affatto a volersi bene. Forse adesso mi sembra che potrei anche adattarmi perché in effetti adesso lui non ha un altro ragazzo, probabilmente se ne avesse uno non riuscirei ad accettarlo. In pratica io spero di poter essere comunque tutto per lui, così lui non avrebbe bisogno di niente altro e io troverei la mia tranquillità, in pratica un po’ come prima. Cioè lui adesso, anche se si è allontanato da me, continua a volermi bene perché di fatto non c’è nessun altro. O forse potrebbe funzionare bene anche se avesse veramente una altro ragazzo? Proprio non lo so.
Con me è stato sempre sincero e ho l’impressione che insieme stiamo veramente bene. Probabilmente io per lui non sono proprio tutto, non gli basto ma non nel senso che mi svaluta ma nel senso che ha bisogno anche di altre cose che io non posso dargli, dico non posso perché magari sono cose che io non capisco o solo perché ha bisogno anche dell’affetto di altre persone. In questo ultimo periodo ho l’impressione che lui voglia starmi vicino, che si preoccupi di quello che dico e di quello che penso e soprattutto che si preoccupi di farmi capire che mi vuole bene ma senza illudermi.
Ma come faccio, Project, a pensare che magari ci rimettiamo insieme, perché probabilmente succederà, o almeno in qualche modo succederà, ma come faccio a pensare che poi potrebbe anche avere un altro ragazzo? Non dico come faccio a pensare che potrebbe non volermi bene, perché non credo che questo possa succedere ma come faccio a pensare che io non sarei comunque tutto per lui. Questa cosa mi sconvolge. Project e se dopo sto peggio? E se poi magari sono io quello che lo illude perché non sono capace di rispettare le sue regole e poi mi aspetto che sia tutto come prima?
Io penso che un altro ragazzo potrei trovarlo, però non è quello che voglio. Quando ho provato ad avvicinare altri ragazzi io mi aspettavo da loro le sue reazioni le sue risposte e invece mi trovavo davanti a cose del tutto diverse che mi coinvolgevano molto poco, in pratica non mi coinvolgevano per niente perché pensavo che quei ragazzi non erano come lui. Quando c’è lui io la sua presenza la sento fortissima e non è nemmeno una questione di sesso; anche discutere con lui, anche litigare è un’altra cosa. Non mi dà ragione quando pensa che io abbia torto e soprattutto è un confronto vero, alla pari. In fondo lui non si è adeguato ma mi ha voluto bene lo stesso e su questo non ho dubbi, ma mi ha voluto bene a modo suo. Non so nemmeno se il nostro sarebbe un rimettersi insieme, probabilmente si tratta di una cosa diversa che non coinvolge il concetto classico di coppia.
Project, tu capisci in che razza di problemi mi trovo? È una situazione che prima non avrei mai accettato per nessuna ragione, l’avrei scartata per principio, ma io non voglio stare senza quel ragazzo, certo è che la cosa, in questi termini mi farà vivere in ansia e penso che il senso dell’incertezza sarà inevitabile anche in futuro. Tu pensi veramente che si possa arrivare a trovare una stabilità anche in questo modo? Che si possa essere felici anche così?
p.s.: se credi, pubblica pure questa mail.
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sabato 29 dicembre 2012
GAY, OMOFOBIA E SITI DI INCONTRI
Questo post intende sottolineare le conseguenze dalla mancata integrazione sociale della omosessualità e della diffusa omofobia ambientale sulle persone gay in termini di perdita della dimensione affettiva della sessualità e di aumento della dimensione trasgressiva della sessualità e del rischio aids.
Di fronte ai numerosi suicidi di adolescenti gay che in tutto il mondo arrivano a fare notizia sui giornali (molti restano volutamente nascosti per scelta delle famiglie), di fronte a quanti hanno perso la vita per ragioni di odio omofobico, di fronte alla frequente e marcata istigazione alla discriminazione e all’odio operata da ambienti religiosi, le persone che hanno un senso morale non possono rimanere indifferenti. Gli atteggiamenti omofobici e discriminatori ricevono ogni giorno incredibili legittimazioni. Fortunatamente, in molti stati la civiltà del diritto costituisce un freno all’odio omofobico e una spinta alla integrazione degli omosessuali, ma è innegabile che ancora nel XXI secolo, anche nei paesi in cui l’omosessualità non è considerata un crimine e perfino in quelli in cui sono state estese ai gay le norme sul matrimonio e sull’adozione, sussiste tuttavia, a livello sociale, una forma di silente ma potente discriminazione che agisce sulle persone gay fin dall’adolescenza e le abitua alla emarginazione come se fosse il loro destino ineluttabile.
Quali sono le conseguenze di tutto questo?
Quando un adolescente si rende conto che la sua affettività e la sua sessualità sono profondamente e spesso violentemente discriminate sia delle famiglie che dall’ambiente sociale, le reazioni possono essere molteplici: dalla tendenza alla auto-repressione e alla depressione, fino ad atteggiamenti di rivolta e di sfida verso la famiglia e la società. In ogni caso, al di là delle reazioni esterne, si mette in moto un meccanismo di ricerca di confronto e di dialogo che non trova alcuna risposta seria né nelle famiglie, né nelle istituzioni scolastiche né in quelle religiose, sociali o ricreative. Ed è proprio a questo punto che intervengono altri strumenti, oggi disponibili, che hanno modificato le prospettive dei gay da una decina di anni a questa parte, parlo di internet e di quanto i ragazzi possono trovare su internet, non solo in termini di confronto e di dialogo ma anche il termini di offerta sessuale facile, cioè di siti di incontri e di video-chat.
Esistono in rete siti estremamente seri di informazione e di confronto tra persone gay ma va comunque detto che costituiscono una parte nettamente minoritaria dei servizi offerti via web e anche l’utenza è decisamente minoritaria. La grande maggioranza dei siti etichettati gay è costituita da pornografia, da siti di incontri e da video-chat.
Tutto ciò che per un ragazzo etero costituisce la normale vita affettiva e sessuale, che può essere vissuta sotto gli occhi di tutti, famiglia compresa, come innamorarsi, scambiare tenerezze con la persona amata, potere parlare apertamente dei propri sentimenti, per un ragazzo gay è di fatto o impossibile o estremamente complicato. Un ragazzo gay trova gravi difficoltà nel dichiarare il proprio amore ad un altro ragazzo, non ne può parlare con gli amici o con la famiglia e se arriva ad avere un ragazzo, salvo rarissime eccezioni, lo tiene molto lontano dall’ambiente familiare.
Se un ragazzo gay non ha la possibilità di realizzarsi nel suo ambiente familiare e sociale tende inevitabilmente a realizzarsi attraverso altre strade e qui la strada più facile è anche la più pericolosa: parlo dei siti di incontri e delle chat erotiche.
L‘enorme numero di utenti delle chat erotiche e dei siti di incontri dovrebbe fare riflettere. Questi siti sono una risposta, e spesso l’unica risposta, anche se disfunzionale, a delle reali esigenze di tipo affettivo e sessuale che non possono essere né ignorate né represse. Se per un ragazzo diventa impossibile vivere una vita affettiva e sessuale normale alla luce del sole, con la consapevolezza e l’accettazione delle famiglie e della società, è inevitabile che quel ragazzo cerchi altrove la realizzazione delle sue aspettative, che sono le normali aspettative di qualsiasi ragazzo ma che appaiono devianti e patologiche perché sono riferite ad un altro ragazzo anziché a una ragazza. Tentare di frenare e di reprimere una esigenza concreta e impedire che si sviluppi secondo i canali normali significa automaticamente favorire la creazione di canali alternativi attraverso i quali quella esigenza possa trovare risposta. Accade un po’ come per il proibizionismo: vietare l’uso dell’alcol nei comuni luoghi di vendita e di consumo significa incrementare altri canali di diffusione.
I SITI DI INCONTRI
I siti di incontri sono nati per offrire agli utenti incontri di sesso facile, questo vale per gli etero e vale ancora di più per i gay: se nella realtà quotidiana è pressoché impossibile trovare un ragazzo gay, o meglio ancora sceglierlo e poi trovarlo anche sessualmente disponibile senza alcuna complicazione, il sito di incontri ti risolve il problema, puoi vedere i profili dei ragazzi, le foto più o meno esplicite che hanno inserito, puoi caricare nel sito le tue foto e soprattutto hai la pratica certezza di trovare risposte numerose e rapide tra le quali scegliere il tuo partner ideale. Un ragazzo gay è indotto a credere che tutto quello che non è possibile nella vita quotidiana diventi invece reale attraverso il sito di incontri. In pratica il sito di incontri è visto come lo strumento unico e insostituibile per la realizzazione non di un contato sessuale ma della propria vita affettiva. Il sito si presenta come la risposta ad un’esigenza affettiva profonda che non trova altrove alcuna risposta ed è caricato quindi, proprio per questo, di attese affettive fondamentali.
I siti di incontri stanno diventando, con il passare del tempo, una componente accettata come “normale” nella vita di un gay e questo è dovuto proprio al rifiuto sociale della omosessualità cioè al “proibizionismo gay” che favorisce la creazione di canali alternativi per vivere comunque la propria vita affettiva e sessuale.
FASE DI ACCOSTAMENTO
Prima di registrarsi su un sito di in contri un ragazzo vive momenti di incertezza e di oscillazione tra tentazione e ridimensionamento razionale delle aspettative. Di fonte a persone che manifestano forti perplessità rispetto all’uso di questi siti le rispose classiche sono indicative: “Tu sei prevenuto!” “Conosco tanti ragazzi come si deve che si sono registrati.” “Ma non sono mica tutti maniaci sessuali.” “Io lo dico così ma mica mi sono registrato e non penso che lo farò” In genere una frase del tipo di questa ultima precede di poco la effettiva registrazione.
NARCISISMO
Quando un ragazzo entra in un sito di incontri è in genere impressionato molto favorevolmente dal fatto di trovare nel sito tantissimi ragazzi, molti dei quali anche della propria zona e quindi realmente contattabili. Pubblicare le proprie foto su un sito di incontri, tanto più se si tratta di un sito per gay, comporta un certo rischio di essere etichettati, ma questo rischio viene facilmente messo da parte per effetto di una pulsione narcisistica. In genere i ragazzi gay, anche quelli oggettivamente molto belli, sono convinti di non aver trovato un compagno per il fatto di non essere fisicamente all’altezza della situazione, il sito di incontri offre a questi ragazzi una risposta. Alla pubblicazione delle loro foto segue una pioggia di contatti, la dimensione narcisistica viene opportunamente gratificata: “se sono così numerosi i ragazzi che mi cercano vuol dire che io non sono affatto brutto!”
PROMISCUITÀ SESSUALE
In genere quando un ragazzo riceve molti contatti su un sito di incontri è portato a considerarli come considera una richiesta affettiva ricevuta nella vita ordinaria. L’alto numero di contatti ricevuti fa trascurare il fatto che i ragazzi che ci hanno lasciato il loro contatto hanno fatto esattamente lo stesso con molti altri ragazzi e che si tratta di richieste di scambi sessuali disimpegnati nei quali si arriva al sesso facilmente. Il rischio più grave dei siti i incontri è il rischio hiv, cioè il rischio di essere contagiati dal virus dell’aids ma esistono rischi di contagio per via sessuale per molte e gravi malattie come l’epatite virale, l’herpes virus e il papilloma virus.
La promiscuità sessuale è la prima variabile di rischio nelle malattie sessualmente trasmesse. È incredibile come ragazzi che hanno da altri punti di vista una razionalità altamente efficiente finiscano per mettere dal tutto da parte quella razionalità arrivando a parlare di “accettazione del rischio” o a sottovalutare il rischio sulla base del presupposto che il preservativo rappresenta una garanzia sufficiente. Spesso il livello di superficialità è tale che ci si accontenta di generiche dichiarazioni dell’altro in relazione al suo stato di salute: “Mi ha detto che sta benissimo e che fa il test ogni sei mesi”. Osservo per inciso che un ragazzo che frequenta siti di incontri e fa il test ogni sei mesi ha con ogni probabilità la fondata preoccupazione di essere sieropositivo. A seguito della diminuzione delle campagne anti-aids è anche comune la sottovalutazione dell’aids in sé e la convinzione che “adesso è una malattia che si supera con le cure giuste”.
LA FASE DEPRESSIVA E LA DIPENDENZA
Dopo i primi incontri sessuali i ragazzi cominciano a notare che i loro primi partner spariscono e che non si crea un rapporto affettivo. Tutto questo è talvolta vissuto come un “fare esperienze” nell’attesa che arrivi finalmente il ragazzo col quale si potrà costruire una storia seria, talaltra invece, e molto più frequentemente, come una realtà inevitabile che dimostra l’impossibilità per un gay di costruire rapporti seri di coppia.
Con il passare del tempo la sensazione che si tratti solo di un gioco sessuale che distrae da impegni necessari come quello dello studio e dal lavoro finisce per prevalere, ma si innesca un meccanismo di dipendenza, del tutto analogo a quello che crea la dipendenza dagli stupefacenti, si alternano cioè fasi in cui si fanno propositi di cancellare la registrazione dal sito di incontri e di eliminare tutti i contatti delle persone conosciute in quell’ambiente e fasi in cui la risposta depressiva al senso di vuoto conseguente all’abbandono del sito di incontri subentra rapidamente e induce al ritorno nel sito e alla ricerca di nuovi contatti. In genere la dipendenza più dirsi già instaurata quando l’intenzione di abbandonare il sito non è seguita dalla effettiva cancellazione dell’account e dei contatti, che restano quindi come ancora di salvezza.
CONSOLIDAMENTO DELLA DIPENDENZA
Quando la dipendenza si consolida negli anni si finisce per accettarla come irreversibile e per dare per scontato che “doveva andare così”. In realtà questi ragazzi, ormai uomini adulti, sono stati privati della loro affettività e l’hanno buttata via per cercare una soluzione semplice dei loro problemi. In questo modo l’omosessualità, che di per sé è un modo di amare, viene degradata all’esercizio di una sessualità senza affettività e porta inevitabilmente a sensi di profonda solitudine, che non dipendono dall’essere gay, perché di gay che si realizzano ce ne sono tanti, ma dall’avere trascorso anni e anni in una forma di vera dipendenza.
La droga non dà la felicità ma la momentanea illusione di essere felici al costo di divenire dipendenti, nello stesso modo i siti di incontri non realizzano e non posso realizzare i sogni d’amore di un ragazzo gay perché sono stati creati per un altro fine e portano anch’essi a forme di dipendenza. La responsabilità di tutto questo è dei ragazzi che cercano una possibilità di essere se stessi in un mondo ostile? È di quanti approfittano della ingenuità e dei problemi altrui per ottenere un utile economico gestendo siti di incontri? Oppure è di coloro che rendono tutto questo possibile alimentando l’omofobia e l’emarginazione dei ragazzi gay e favorendo di fatto, col loro moralismo discriminatorio, la crescita dei siti di incontri e l’espansione delle malattie sessualmente trasmesse, che sono inevitabilmente associate a questi nuovi usi sociali? A voi la risposta.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
lunedì 5 novembre 2012
STORIA D'AMORE GAY
Caro Project,
tu non mi conosci ma io posso dire di conoscerti ormai da diversi anni. Ho 30 anni, leggo Progetto Gay praticamente ormai da più di cinque anni. Progetto Gay mi ha fatto compagnia nei momenti più bui della mia vita, non ho mai avuto il coraggio di scriverti nemmeno quando ne avrei avuto veramente bisogno ma leggevo i tuoi post e cercavo di pensare che fossero riferiti a me. Project oggi ti scrivo questo post per dirti che mi hai fatto capire tante cose, mi hai fatto riflettere e penso che tu mi abbia anche difeso da me stesso e dalle brutte idee che mi sono passate per la mente. Mi piacerebbe che tu pubblicassi questa mia mail perché voglio dedicarla a Michele, il ragazzo che mi ha cambiato la vita.
Ho conosciuto Michele poco meno di tre anni fa, quando passando da un lavoro all’altro sono capitato con un contratto a termine in un’azienda di smaltimento rifiuti. Non è il lavoro più bello del mondo ma è un lavoro e io certamente non potevo permettermi di rifiutarlo. Mi sono presentato al capo del personale, ho compilato tutta la documentazione necessaria e poi sono stato accompagnato da un operaio anziano al mio settore che era quello del riciclo dei materiali informatici. In pratica dovevo impiegare il mio tempo smontando apparecchiature elettroniche e informatiche, soprattutto vecchi computer. Mi spiegano più o meno che cosa devo fare e me lo fanno vedere in pratica, poi io comincio a lavorare. Con un’ora di pausa per il pranzo avrei dovuto lavorare fino alle 19. Dato che era il primo giorno di lavoro in quell’azienda cerco di impegnarmi al meglio.
Il pomeriggio verso le 16 sento una sirena che suona e vedo gente che corre verso una torre di deposito. Una struttura di sostegno ha ceduto e un operaio giovane è stato investito da una valanga di detriti, lo hanno tirato fuori quasi subito ma non respira. Io ho fatto i corsi di primo soccorso e siccome non c’erano medici gli ho fatto il massaggio cardiaco e la respirazione bocca a bocca, nel frattempo hanno chiamato l’ambulanza. Fortunatamente il cuore ha ricominciato a battere dopo poco più di un minuto, ma il ragazzo era stralunato, balbettava ed era in evidente stato confusionale, dopo altri dieci minuti è arrivata l’ambulanza e il capo turno mi ha detto di andare all’ospedale con quel ragazzo. Io e Michele ci siamo incontrati così.
Già in ambulanza il medico gli aveva immobilizzato il collo e la schiena e gli aveva fatto prendere un po’ di ossigeno e Michele era già meno confuso.
Entriamo in pronto soccorso insieme. Lo portano dentro senza attendere il triage. Arriva il neurologo, gli fa fare subito un elettrocardiogramma e lo manda a fare una tac. Devo aspettare fuori. Il neurologo cerca di tranquillizzarmi ma mi sento agitatissimo, dopo una ventina di minuti Michele torna in pronto soccorso, il neurologo dice che stando alla tac non sembra che ci siano cose preoccupanti ma Michele dovrà restare in osservazione fino all’indomani. Lo portano in una stanza del pronto soccorso e io resto con lui.
È lucido, parla disinvoltamente e mi dice: “Se non ci fossi stato tu, io non ci sarei più!” Io gli racconto quello che mi hanno detto i medici ma lui è già tranquillo. Non vuole che si avvisino i genitori che vivono un una cittadina a circa 200 km, dice che si agiterebbero inutilmente. Mi chiede di mandare un msn ai genitori per tranquillizzarli: “Qui tutto ok, vi mando il messaggio della sera dal cellulare di un amico perché il mio l’ho dimenticato al lavoro. Un abbraccio, Michele”.
Mi dice che è arrivato in città da pochissimi giorni e che ha trovato una stanza ma per lui è cara perché è una stanza per due. Gli dico che io sono arrivato proprio quella mattina e che sto cercando un posto per dormire e decidiamo i dividere le spese. Resto con lui tutta la notte. La mattina verso le 10.00 torna il neurologo, fa alcune manovre ma Michele sta molto meglio e si vede. Il neurologo conferma che non hanno trovato lesioni o danni, fa rifare l’elettrocardiogramma, il cardiologo dice che non ci sono problemi e che il fatto che lo abbiano soccorso subito è stato determinante. Lo dimettono con tre giorni di prognosi. Andiamo a casa sua con gli autobus. Io telefono al lavoro per dire che ho riportato Michele a casa, mi dicono che il mio turno è stato spostato e farò dalle 14.00 alle 20.00.
Michele non vive in una stanza in affitto ma in un minuscolo appartamentino di una sola stanza, cucinotto e un piccolissimo bagno, è una casa piccola ma è una casa vera, non solo una stanza. Non mi pare vero di avere trovato una sistemazione come quella. Sono felice per la stanza, ma la giornata è stata così piena di avvenimenti che non mi sono nemmeno fermato a riflettere su Michele.
In pratica avevo trovato un lavoretto, che speravo prorogabile, avevo trovato un alloggio con un compagno di lavoro ed ero felice per questo, non mi mancava più niente. Avevo di fronte a me sei mesi di relativa tranquillità. Saluto Michele e vado al lavoro, gli lascio il mio cellulare perché può servire più a lui che a me.
Arrivo agli impianti alle 13.30 e mi mandano dal capo del personale che mi chiede come sta Michele, evidentemente è preoccupato non tanto per Michele ma perché un incidente può creare problemi all’azienda, quando sente che la prognosi è solo di tre giorni si tranquillizza, mi ringrazia per aver fatto il massaggio cardiaco a Michele e mi dà la mano, cosa che non aveva fatto il giorno prima quando mi ero presentato da lui per l’assunzione e poi mi manda in reparto.
Io resto lì a pensare che la sera rivedrò Michele, è un pensiero che mi ritorna in mente spesso. Non so nulla di Michele, ma so che ormai vivremo insieme per sei mesi e il fatto di trovarmi con lui e non con altre persone mi rende felice. Poco prima delle 21.00 sono a casa.
Michele è in piedi, ha riordinato la casa, adesso è tutto pulito. Noto un particolare: prima i due lettini erano accostati, come per formare un letto matrimoniale, anche se solo da una parte c’erano le lenzuola, adesso invece i lettini erano separati e in mezzo c’era il tavolo. Michele aveva lavato il pavimento e il bagno era lucido. Aveva pure preparato un po’ di cena: pasta corta coi fagioli. Quando mi vede mi saluta ma da lontano, non mi abbraccia. Gli chiedo come si è sentito durante la giornata e mi dice: “Bene!” Mi dice che ha fatto una telefonata col cellulare per avvisare la padrona di casa che c’ero anche io.
Ci mettiamo a tavola, la conversazione è molto imbarazzata, io non trovo altri argomenti di conversazione al di là del chiedergli della sua salute. Poi cominciamo a parlare delle precedenti esperienze di lavoro e la conversazione diventa più semplice. Lui ha lavorato in un vivaio, in grosso un supermercato e in un’azienda agricola. Il periodo più lungo (quasi un anno senza interruzioni) è stato in un’agenzia di servizi amministrativi, ma poi il contratto è scaduto e non glielo hanno rinnovato ed è tornato al vivaio con contratti rinnovati di tre mesi in tre mesi ma con delle interruzioni. Adesso con la ditta di smaltimento rifiuti ha un contratto di sei mesi. Gli dico che io in pratica ho lavorato solo nei supermercati, ma sempre per periodi brevi ma che ultimamente non ho trovato più lavoro e stavo andando in crisi perché non lavoravo da quasi tre mesi, poi mi è arrivata la proposta della ditta di smaltimento rifiuti e sono venuto qui lasciando i miei, che abitano proprio in un’altra regione. D’altra parte anche Michele ha dovuto fare lo stesso.
Michele ha un anno meno di me, lo avevo saputo quando abbiamo compilato i documenti in ospedale, anzi meno di un anno. Dopo la scuola superiore (lui è corrispondente in lingue estere) ha cercato di trovare lavoro per aiutare economicamente la famiglia. Il padre ha 66 anni ed è invalido in carrozzella a seguito di un incidente sul lavoro, la madre ne ha 58 e lavora come può per portare avanti la casa. Il padre dopo l’incidente è stato in depressione per parecchio tempo ma poi fortunatamente ne è uscito. La madre fa quello che può. Michele è figlio unico e anche lui fa quello che può per la famiglia.
Mi sento quasi fortunato, perché i miei genitori sono ancora in buona salute e sono molto più giovani di quelli di Michele. I miei problemi sono in fondo soltanto problemi di lavoro che non si trova ma i miei riuscirebbero ad andare avanti anche senza il mio aiuto.
Dico a Michele che anche io sono figlio unico e gli parlo un po’ dei miei genitori. Mi sta ad ascoltare attentamente, mi lascia parlare senza fare domande. Poi torniamo a parlare di lavoro e lui mi spiega quello che sa del lavoro che abbiamo cominciato a fare da pochissimo. Poi si alza, sciacqua i due piatti e li rimette nella credenza e mi dice che farei bene ad andare a letto, perché domani ho il turno alle sette del mattino. Mi metto a letto, lui arriva dopo cinque minuti. Ci diciamo soltanto buonanotte.
Io resto a pensare a tutto quello che è successo e a Michele che dorme (se dorme) dall’altra parte del tavolo. Cerco di ricordare tutti i momenti della nostra conversazione. Abbiamo parlato del lavoro, dei genitori e incidentalmente di tante altre cose ma non abbiamo parlato di ragazze. È normale che un ragazzo di 26 anni (Michele) e uno di 27 (io) si trovino a parlare liberamente e che non si dica nemmeno una parola che riguardi le ragazze? La risposta mi sembrava ovvia.
La mattina seguente dobbiamo alzarci molto presto. I faccio una rapidissima doccia, lui prepara il caffè poi entra in bagno e io preparo la borsa da portare al lavoro. Andiamo di corsa a prendere il tram, comincia a fare freddo, lui ha una sciarpa, io no e sono vestito con abiti leggeri. Si toglie la sciarpa e me la passa, gli dico di tenerla, ma insiste e io mi metto la sua sciarpa intorno al collo. La sciarpa è ancora calda e la sensazione è bellissima! È il calore di Michele!
Alla pausa pranzo mi propone di chiedere ai capireparto (suo e mio) di metterci i turni alla stesse ore, visto che abitiamo nella stessa casa. Mi chiede se io sono d’accordo. Io gli dico “Certamente!” e gli sorrido e lui mi risponde con un sorriso. Io finisco alle 15.15 e lo aspetto ma lui ritarda fino alle 15.45, quando arriva mi dice che è andato a parlare all’ufficio del personale e poi coi nostri capireparto e hanno deciso che fremo per i primi tre giorni della settimana dalle 7.00 alle 16.00 con un’ora di pausa pranzo e per gli altri tre giorni dalle 13.00 alle 21.00 senza pausa cena. Gli dico che per me ve benissimo. In questo modo possiamo andare e tornare insieme. Mi dice che l’indomani devo andare all’ufficio del personale per confermare che per me va bene. Naturalmente in caso di necessità i turni ce li possono cambiare.
Lavoriamo in settori diversi e purtroppo i nostri turni di mensa sono diversi ma queste cose non possiamo cambiarle. Certo mi piacerebbe molto passare l’ora di mensa con Michele ma non si possono realizzare tutti i desideri.
Nei giorni successivi comincio a conoscere meglio Michele, è molto riservato, per quello che posso vedere non riceve telefonate e chiama al telefono solo i suoi genitori, esattamente come accade a me. Resto molto colpito dall’intelligenza di Michele, dal fatto che è un ragazzo che ha mille interessi e che è capace di parlare di tutto ma senza rimanere nel generico. Quando abbiamo i turni di mattina, nella serata restiamo insieme a vedere la televisione e lui cerca sempre programmi di carattere scientifico o storico e anche in questo andiamo perfettamente d’accordo. Una volta navigando attraverso i canali della televisione è capitato in una trasmissione in cui si parlava anche di omosessuali, io ho provato un momento di imbarazzo, lui ha disinvoltamente cambiato canale, come se non avesse fatto caso all’argomento della conversazione ma io ho percepito un attimo di esitazione e questo ha rimesso in moto il mio cervello.
Michele è un bel ragazzo, forse anche meglio di me, o meglio senza forse. È alto, ha i capelli lisci color mogano, occhi chiari molto belli quando sorride. Il sorriso di Michele è bellissimo.
Col passare dei giorni le cose, sostanzialmente non sono cambiate, non abbiamo mai parlato di ragazze né di sesso ma solo di lavoro e i possibili riferimenti ai gay sono stati messi totalmente da parte. Con lui stavo bene, mi sentivo a mio agio e anche se avevo qualche dubbio, avevo comunque messo da parte l’idea che tra noi potesse nascere una storia d’amore.
Sono passati alcuni mesi, io ero tutto sommato felice, speravo che il mio contratto sarebbe stato rinnovato ma non è successo e, scaduti i sei mesi, sono stato licenziato mentre Michele è rimasto in azienda. Per me è stato un momento terribile. Non avevo più denaro nemmeno per pagare la mia quota dell’affitto, avrei dovuto cercare subito lavoro da qualche altra parte ma avevo perso tempo sperando che il mio contratto fosse rinnovato e comunque sarei andato incontro a un periodo di disoccupazione e forse anche ad un lungo periodo di disoccupazione. Ero depresso, molto amareggiato, sapevo che sarei dovuto rientrare a casa dei miei genitori per aspettare un nuovo lavoro e poi avrei perso Michele e la cosa mi metteva veramente in crisi.
Michele qui è stato veramente la mia ancora di salvezza. Mi ha detto: “No! Tu non te ne vai da nessuna parte! Tu resti qui e vedrai he un lavoro lo troviamo!” Gli ho detto che non avrei potuto comunque pagare l’affitto né niente altro e mi ha risposto: “Non ti posso fare andare via, sarebbe un disastro sia per te che per me. Ormai abbiamo capito che siamo amici e che ci dobbiamo dare una mano. Tu resti qua!” Non posso negare che questo era proprio il discorso che io volevo sentire. Gli ho detto: “Ok! Sei proprio un amico vero!” E lui mi ha sorriso. Quando lui era di turno io andavo al supermercato a cercare tutti i prodotti in offerta per risparmiare soldi, tornavo a casa e cucinavo ma soprattutto andavo freneticamente in cerca di lavoro, scrivevo curriculum e li mandavo alle aziende ma le poche risposte che ricevevo erano tutte più o meno uguali: “Al momento il personale è al completo, ma se si verificheranno delle disponibilità le faremo sapere.” Sempre la solita musica. Una mattina trovo nel telefonino una mail di un’azienda che non avevo mai sentito nominare, la apro ed era una convocazione per un colloquio di lavoro per il lunedì successivo e la ditta era anche in città, dall’altra parte della città ma in città. La mail faceva riferimento ad una mia mail di 15 giorni prima, ma io non avevo mandato nessuna mail a quell’azienda.
Quando Michele torna a casa gli racconto della mail che ho ricevuto e gli dico che però io non ho mandato nessuna mail a quell’azienda e lui mi dice: “Certo che l’hai mandata!” e nel dire così sorride. Allora capisco che l’ha mandata lui! In pratica passava quasi l’intera pausa pranzo ad inviare curriculum a mio nome a tutte le aziende della zona. Mi dice che quell’azienda cercava un esperto di informatica a livello medio e che lui pensava che fosse la cosa adatta per me, perché sono perito informatico. Andiamo sul sito dell’azienda, comincio a capire più o meno di che cosa si tratta. In pratica il colloquio riguarda l’uso di editor visuali, dell’html, del php e dei css.
A casa riuscivamo a utilizzare internet senza abbonamento perché al piano di sotto c’è uno studio tecnico di un geometra che ha internet sempre attaccato e lo utilizziamo anche noi, il geometra lo sa ma non dice nulla. Mi metto al pc e comincio a studiarmi a fondo gli argomenti del colloquio. Più cerco di approfondire più mi rendo conto che è un pozzo senza fondo, mi sento sconfortato e penso che non riuscirò mai a superare quel colloquio. Quando Michele è a casa fa tutto lui e cerca di mettermi nelle condizioni migliori per studiare. Io mi impegno al massimo delle mie possibilità. Il giorno del colloquio devo andarci da solo perché Michele è di turno in azienda.
Mi presento, vestito in modo non troppo impegnativo, ma perfettamente rasato e coi capelli corti. Siamo in sei, mi sento quasi a disagio nel vedere gli altri con pc portatile e super-telefonini. I colloqui durano parecchio, io sono l’ultimo, entro poco prima delle 14.00. Mi danno tre fogli mi fanno leggere il quesito e mi fanno spiegare che cosa fare per risolvere il problema. Sui primi due quesiti, che erano quasi banali, rispondo subito e l’ingegnere sembra soddisfatto. Il terzo quesito è decisamente più difficile. Ho un’idea su come si potrebbe risolvere ma scrivere su due piedi le linee di programma necessarie non è facile, dovrei avere ben chiara in mente la sintassi di comandi che si usano piuttosto raramente. Lo dico all’ingegnere, lui mi dice che la via è percorribile e che mi darà un’ora di tempo, con la possibilità di consultare i manuali, per vedere che cosa sono capace di fare. Gli dico che va bene, mi fa mettere al pc e mi apre Notepad, che per fortuna conosco bene. Mi dice che quando ho terminato posso bussare alla porta della stanza a fianco. Io mi metto al lavoro e cerco di non farmi prendere dal panico. In mezz’ora scrivo le linee di programma necessarie, le riguardo molte volte, poi le stampo e vado a bussare alla porta dell’ingegnere, gli do il foglio. Lui guarda il programma e mi dice che me la so cavare e che mi faranno un contratto a sei mesi, io mi sento felice. L’ingegnere mi dice che nella sua azienda (era proprio l’amministratore delegato) se avrò voglia di lavorare potrò avere delle possibilità di crescere. Per le prime due settimane avrei dovuto frequentare un corso intensivo in azienda. Avrei cominciato il lunedì successivo. Poi mi dà la mano e mi dice: “Lei è una persona in gamba, ho piacere che sia dei nostri!” Poi mi manda in amministrazione per sistemare le carte.
Quando esco sono ormai le 17.00 e Michele è lì fuori ad aspettarmi! Questa volta lo abbraccio e gli dico: “Mi hanno preso con contratto a sei mesi!” Poi gli racconto punto per punto come sono andate le cose. Inaspettatamente mi scompiglia i capelli e mi abbraccia forte. Torniamo a casa, mi sento un’altra persona.
È stato allora che ci siamo detti che ci volevamo bene. Non abbiamo nemmeno pronunciato la parola “gay” perché non ce ne era proprio bisogno. Avere vicino un ragazzo che ti vuole bene e che condivide veramente la vita con te è meraviglioso. Alla fine, dirsi “ti voglio bene!” è molto di più che dirsi “sono gay”.
Da allora e fino al mio primo giorno di lavoro sono andato ogni giorno ad accompagnare Michele al lavoro e ad aspettarlo fuori dell’azienda alla fine del turno e vederlo venire verso di me sorridendo era proprio come vedere il paradiso.
Il primo giorno di lavoro io sono andato vestito come il giorno del colloquio. Non sapevo in che cosa consistesse il corso che avrei dovuto frequentare. Mi hanno presentato quattro ragazzi, tutti ingegneri, e mi hanno detto che avrei lavorato per due settimane con loro, poi ci hanno mandato dall’ingegnere che mi aveva fatto il colloquio che ci ha dato dei libri e ci ha mandato in 5 stanze diverse, chiedendoci di leggere la prima dispensa del corso e di mettere per scritto eventuali proposte per lo viluppo del progetto considerando gli obbiettivi finali.
Avremmo dovuto lavorarci per otto ore. Ho cercato di fare del mio meglio senza perdere un secondo e ho scritto una decina di pagine su come pensavo che si potesse sviluppare il progetto, poi le ho riviste cercando di rendere il tutto facilmente comprensibile attraverso degli esempi, ho inviato il mio elaborato pochi minuti prima che scadessero le otto ore e ne ho stampato anche una copia per me. Quando sono uscito dalla mia stanzetta ho visto gli altri erano già andati via tutti, erano le 17.00. Sono uscito e Michele era lì. Gli ho raccontato quello che era successo, poi nel tornare a casa mi è venuto in mente che per migliorare il progetto su cui avevo lavorato si poteva provare un’altra strada. Ci ho lavorato tutta la notte e ho mandato via e-mail il mio nuovo elaborato verso le due della notte.
L’indomani alle 8.00 ero di nuovo in azienda con gli altri ragazzi che parlavano in continuazione tra loro delle soluzioni che avevano proposto, soluzioni che a me sembravano eccessive, come usare una pressa da 10 tonnellate per schiacciare una noce. Nuovo foglio con nuovo problema da risolvere. Mi metto al lavoro, ma poco prima di mezzogiorno viene l’amministratore delegato e mi dice: “Venga con me.” Gli dico che non ho terminato l’elaborazione del quesito, mi dice: “Lasci perdere e venga con me” Mi porta nel suo ufficio e mi dice che ha letto il mio elaborato di ieri che non è male ma che poi ha letto la mail che gli ho mandato nella notte e che la soluzione che avevo proposto gli è sembrata estremamente intelligente e aveva anche apprezzato il fatto che io avessi continuato a lavorare al progetto anche a casa. Mi ha detto che mi avrebbe fatto lavorare con lui. In pratica dal giorno successivo ho avuto una mia stanza comunicante con quella dell’amministratore delegato. Dopo i sei mesi sono stato assunto a tempo indeterminato a livello quadro intermedio, una cosa che non avrei mai immaginato. Lavoravo dalla mattina alla sera per l’azienda e spesso anche la notte.
Poi sono intervenuti dei fatti nuovi. Michele è stato licenziato dalla ditta di trattamento dei rifiuti, anche lui aveva sperato tanto che gli rinnovassero il contratto e questa volta avevamo mandato decine e decine di curriculum da tutte le parti ma purtroppo non avevamo trovato nulla ed è stato qui che senza dirgli nulla ho deciso di giocarmi il tutto per tutto. Sono andato dall’amministratore delegato e gli ho detto che avevo bisogno di un piacere enorme, mi ha chiesto di che cosa si trattasse e gli ho detto che si trattava di assumere una persona serissima che avrebbe potuto dare moltissimo all’azienda. È rimasto molto perplesso, la richiesta gli ha dato fastidio e me lo fatto notare. Ho insistito dicendo che avrebbe potuto inserire quella persona con compiti amministrativi perché conosceva benissimo l’Inglese e il Francese e sulla sua onestà e affidabilità ci avrei scommesso la testa. Lui ha cominciato un discoro per farmi capire che era impossibile e io gli ho risposto seccamente: “Se lei non assume questa persona io mi licenzio oggi stesso. Non è un ricatto, io penso che sia veramente una cosa ottima sia per me che per lei! E non se ne pentirebbe certamente!” Mi guarda ancora più perplesso e mi chiede: “Si tratta della sua ragazza?” nel dirlo già sembrava più disponibile ma gli ho ribattuto subito: “No! Si tratta del mio ragazzo!” Ha fatto una smorfia e ha detto: “Mi sta prendendo in giro?” Gli ho detto: “Non mi permetterei mai una cosa simile!” Dopo un po’ di tira e molla mi ha detto: “Ok … però devono rimanere fatti vostri…”. Mi ha detto di mandargli il curriculum l’indomani e che lo avrebbe chiamato per un colloquio per vedere dove mandarlo ma che lo avrebbe assunto solo per tre mesi. Io gli ho risposto che avremmo dato il massimo per l’azienda e che lo avrebbe visto.
Michele è andato al colloquio, che non è stato per niente una formalità, poi è stato assunto. Io pensavo che lo avrebbero mandato in amministrazione e invece ho visto che si è sistemato in una stanza di fronte alla mia. Non me lo aspettavo e sono andato a ringraziare l’amministratore. Lui mi ha detto: “Io ho fatto la mia parte, adesso sta a voi di fare la vostra!” e mi ha fatto segno di andare.
Dopo i tre mesi anche Michele è stato assunto a tempo indeterminato, ormai ci conoscevamo da molti mesi ed eravamo riusciti a costruirci una posizione economica più che dignitosa. Lavoravamo molto, anche ben oltre i nostri obblighi contrattuali e l’amministratore cominciava a fidarsi di noi e certe volte ci mandava a rappresentarlo anche all’estero in posti molto importanti e ci mandava sempre insieme. Ormai, professionalmente eravamo soddisfatti.
Tra noi tutto procedeva come prima: un profondo volersi bene ma niente sesso e io di questo non sapevo trovare una ragione, mi sentivo molto frenato, vedevo che lui, pure trattandomi molto affettuosamente non si sbilanciava mai verso comportamenti con implicazioni apertamente sessuali. Alla fine ne abbiamo parlato e mi ha raccontato di avere subito abusi quando era bambino e fino quasi ai 12 anni da parte di uno zio. Di questi fatti non aveva mai parlato con nessuno. Poi lo zio si era ammalato e lui aveva desiderato che morisse, lo zio dopo qualche mese era morto e lui era rimasto scioccato pensando di avergli augurato la morte e non era più riuscito a pensare al sesso, che lui ormai non riusciva a separare dall’idea dell’abuso e soprattutto dai ai sensi di colpa per aver augurato la morte allo zio.
Dopo aver capito che cosa realmente passava per la mente di Michele ho evitato di insistere. Io volevo bene a Michele con o senza sesso e nulla sarebbe comunque cambiato. Si appoggiava a me ogni tanto quando vedevamo la tv, mi abbracciava e mi passava una mano tra i capelli ma il sesso per lui era una realtà rimossa.
Dopo un altro anno, quando erano passati ormai due anni e mezzo da quando ci eravamo conosciuti le cose sono cambiate. Eravamo in albergo a Londra a rappresentare la nostra ditta. Dopo una giornata faticosissima passata a seguire trattative economiche, ci mettiamo a scrivere una relazione da mandare all’amministratore, lavoriamo fino alle tre di notte. La partenza era prevista per l‘indomani e l’aereo era già prenotato. Lui mi guarda negli occhi e mi dice: “Abbracciami!” Io lo stringo forte e lui ricambia il mio abbraccio e io sento tutta la forza di questo ragazzo e tutta la sua dolcezza. Per entrambi era la prima volta ed è stata una cosa bellissima. Alla fine ci siamo addormentati uno nelle braccia dell’altro. Da quella notte sono passati sei mesi. Viviamo sempre nella stessa casetta ma sogniamo di averne una tutta nostra con un piccolo giardino davanti. Ma in effetti anche senza una casa nostra non ci manca più nulla. Io devo a Michele la mia felicità!
Questa è ma nostra storia, Project! L’amore gay è una cosa bellissima!
tu non mi conosci ma io posso dire di conoscerti ormai da diversi anni. Ho 30 anni, leggo Progetto Gay praticamente ormai da più di cinque anni. Progetto Gay mi ha fatto compagnia nei momenti più bui della mia vita, non ho mai avuto il coraggio di scriverti nemmeno quando ne avrei avuto veramente bisogno ma leggevo i tuoi post e cercavo di pensare che fossero riferiti a me. Project oggi ti scrivo questo post per dirti che mi hai fatto capire tante cose, mi hai fatto riflettere e penso che tu mi abbia anche difeso da me stesso e dalle brutte idee che mi sono passate per la mente. Mi piacerebbe che tu pubblicassi questa mia mail perché voglio dedicarla a Michele, il ragazzo che mi ha cambiato la vita.
Ho conosciuto Michele poco meno di tre anni fa, quando passando da un lavoro all’altro sono capitato con un contratto a termine in un’azienda di smaltimento rifiuti. Non è il lavoro più bello del mondo ma è un lavoro e io certamente non potevo permettermi di rifiutarlo. Mi sono presentato al capo del personale, ho compilato tutta la documentazione necessaria e poi sono stato accompagnato da un operaio anziano al mio settore che era quello del riciclo dei materiali informatici. In pratica dovevo impiegare il mio tempo smontando apparecchiature elettroniche e informatiche, soprattutto vecchi computer. Mi spiegano più o meno che cosa devo fare e me lo fanno vedere in pratica, poi io comincio a lavorare. Con un’ora di pausa per il pranzo avrei dovuto lavorare fino alle 19. Dato che era il primo giorno di lavoro in quell’azienda cerco di impegnarmi al meglio.
Il pomeriggio verso le 16 sento una sirena che suona e vedo gente che corre verso una torre di deposito. Una struttura di sostegno ha ceduto e un operaio giovane è stato investito da una valanga di detriti, lo hanno tirato fuori quasi subito ma non respira. Io ho fatto i corsi di primo soccorso e siccome non c’erano medici gli ho fatto il massaggio cardiaco e la respirazione bocca a bocca, nel frattempo hanno chiamato l’ambulanza. Fortunatamente il cuore ha ricominciato a battere dopo poco più di un minuto, ma il ragazzo era stralunato, balbettava ed era in evidente stato confusionale, dopo altri dieci minuti è arrivata l’ambulanza e il capo turno mi ha detto di andare all’ospedale con quel ragazzo. Io e Michele ci siamo incontrati così.
Già in ambulanza il medico gli aveva immobilizzato il collo e la schiena e gli aveva fatto prendere un po’ di ossigeno e Michele era già meno confuso.
Entriamo in pronto soccorso insieme. Lo portano dentro senza attendere il triage. Arriva il neurologo, gli fa fare subito un elettrocardiogramma e lo manda a fare una tac. Devo aspettare fuori. Il neurologo cerca di tranquillizzarmi ma mi sento agitatissimo, dopo una ventina di minuti Michele torna in pronto soccorso, il neurologo dice che stando alla tac non sembra che ci siano cose preoccupanti ma Michele dovrà restare in osservazione fino all’indomani. Lo portano in una stanza del pronto soccorso e io resto con lui.
È lucido, parla disinvoltamente e mi dice: “Se non ci fossi stato tu, io non ci sarei più!” Io gli racconto quello che mi hanno detto i medici ma lui è già tranquillo. Non vuole che si avvisino i genitori che vivono un una cittadina a circa 200 km, dice che si agiterebbero inutilmente. Mi chiede di mandare un msn ai genitori per tranquillizzarli: “Qui tutto ok, vi mando il messaggio della sera dal cellulare di un amico perché il mio l’ho dimenticato al lavoro. Un abbraccio, Michele”.
Mi dice che è arrivato in città da pochissimi giorni e che ha trovato una stanza ma per lui è cara perché è una stanza per due. Gli dico che io sono arrivato proprio quella mattina e che sto cercando un posto per dormire e decidiamo i dividere le spese. Resto con lui tutta la notte. La mattina verso le 10.00 torna il neurologo, fa alcune manovre ma Michele sta molto meglio e si vede. Il neurologo conferma che non hanno trovato lesioni o danni, fa rifare l’elettrocardiogramma, il cardiologo dice che non ci sono problemi e che il fatto che lo abbiano soccorso subito è stato determinante. Lo dimettono con tre giorni di prognosi. Andiamo a casa sua con gli autobus. Io telefono al lavoro per dire che ho riportato Michele a casa, mi dicono che il mio turno è stato spostato e farò dalle 14.00 alle 20.00.
Michele non vive in una stanza in affitto ma in un minuscolo appartamentino di una sola stanza, cucinotto e un piccolissimo bagno, è una casa piccola ma è una casa vera, non solo una stanza. Non mi pare vero di avere trovato una sistemazione come quella. Sono felice per la stanza, ma la giornata è stata così piena di avvenimenti che non mi sono nemmeno fermato a riflettere su Michele.
In pratica avevo trovato un lavoretto, che speravo prorogabile, avevo trovato un alloggio con un compagno di lavoro ed ero felice per questo, non mi mancava più niente. Avevo di fronte a me sei mesi di relativa tranquillità. Saluto Michele e vado al lavoro, gli lascio il mio cellulare perché può servire più a lui che a me.
Arrivo agli impianti alle 13.30 e mi mandano dal capo del personale che mi chiede come sta Michele, evidentemente è preoccupato non tanto per Michele ma perché un incidente può creare problemi all’azienda, quando sente che la prognosi è solo di tre giorni si tranquillizza, mi ringrazia per aver fatto il massaggio cardiaco a Michele e mi dà la mano, cosa che non aveva fatto il giorno prima quando mi ero presentato da lui per l’assunzione e poi mi manda in reparto.
Io resto lì a pensare che la sera rivedrò Michele, è un pensiero che mi ritorna in mente spesso. Non so nulla di Michele, ma so che ormai vivremo insieme per sei mesi e il fatto di trovarmi con lui e non con altre persone mi rende felice. Poco prima delle 21.00 sono a casa.
Michele è in piedi, ha riordinato la casa, adesso è tutto pulito. Noto un particolare: prima i due lettini erano accostati, come per formare un letto matrimoniale, anche se solo da una parte c’erano le lenzuola, adesso invece i lettini erano separati e in mezzo c’era il tavolo. Michele aveva lavato il pavimento e il bagno era lucido. Aveva pure preparato un po’ di cena: pasta corta coi fagioli. Quando mi vede mi saluta ma da lontano, non mi abbraccia. Gli chiedo come si è sentito durante la giornata e mi dice: “Bene!” Mi dice che ha fatto una telefonata col cellulare per avvisare la padrona di casa che c’ero anche io.
Ci mettiamo a tavola, la conversazione è molto imbarazzata, io non trovo altri argomenti di conversazione al di là del chiedergli della sua salute. Poi cominciamo a parlare delle precedenti esperienze di lavoro e la conversazione diventa più semplice. Lui ha lavorato in un vivaio, in grosso un supermercato e in un’azienda agricola. Il periodo più lungo (quasi un anno senza interruzioni) è stato in un’agenzia di servizi amministrativi, ma poi il contratto è scaduto e non glielo hanno rinnovato ed è tornato al vivaio con contratti rinnovati di tre mesi in tre mesi ma con delle interruzioni. Adesso con la ditta di smaltimento rifiuti ha un contratto di sei mesi. Gli dico che io in pratica ho lavorato solo nei supermercati, ma sempre per periodi brevi ma che ultimamente non ho trovato più lavoro e stavo andando in crisi perché non lavoravo da quasi tre mesi, poi mi è arrivata la proposta della ditta di smaltimento rifiuti e sono venuto qui lasciando i miei, che abitano proprio in un’altra regione. D’altra parte anche Michele ha dovuto fare lo stesso.
Michele ha un anno meno di me, lo avevo saputo quando abbiamo compilato i documenti in ospedale, anzi meno di un anno. Dopo la scuola superiore (lui è corrispondente in lingue estere) ha cercato di trovare lavoro per aiutare economicamente la famiglia. Il padre ha 66 anni ed è invalido in carrozzella a seguito di un incidente sul lavoro, la madre ne ha 58 e lavora come può per portare avanti la casa. Il padre dopo l’incidente è stato in depressione per parecchio tempo ma poi fortunatamente ne è uscito. La madre fa quello che può. Michele è figlio unico e anche lui fa quello che può per la famiglia.
Mi sento quasi fortunato, perché i miei genitori sono ancora in buona salute e sono molto più giovani di quelli di Michele. I miei problemi sono in fondo soltanto problemi di lavoro che non si trova ma i miei riuscirebbero ad andare avanti anche senza il mio aiuto.
Dico a Michele che anche io sono figlio unico e gli parlo un po’ dei miei genitori. Mi sta ad ascoltare attentamente, mi lascia parlare senza fare domande. Poi torniamo a parlare di lavoro e lui mi spiega quello che sa del lavoro che abbiamo cominciato a fare da pochissimo. Poi si alza, sciacqua i due piatti e li rimette nella credenza e mi dice che farei bene ad andare a letto, perché domani ho il turno alle sette del mattino. Mi metto a letto, lui arriva dopo cinque minuti. Ci diciamo soltanto buonanotte.
Io resto a pensare a tutto quello che è successo e a Michele che dorme (se dorme) dall’altra parte del tavolo. Cerco di ricordare tutti i momenti della nostra conversazione. Abbiamo parlato del lavoro, dei genitori e incidentalmente di tante altre cose ma non abbiamo parlato di ragazze. È normale che un ragazzo di 26 anni (Michele) e uno di 27 (io) si trovino a parlare liberamente e che non si dica nemmeno una parola che riguardi le ragazze? La risposta mi sembrava ovvia.
La mattina seguente dobbiamo alzarci molto presto. I faccio una rapidissima doccia, lui prepara il caffè poi entra in bagno e io preparo la borsa da portare al lavoro. Andiamo di corsa a prendere il tram, comincia a fare freddo, lui ha una sciarpa, io no e sono vestito con abiti leggeri. Si toglie la sciarpa e me la passa, gli dico di tenerla, ma insiste e io mi metto la sua sciarpa intorno al collo. La sciarpa è ancora calda e la sensazione è bellissima! È il calore di Michele!
Alla pausa pranzo mi propone di chiedere ai capireparto (suo e mio) di metterci i turni alla stesse ore, visto che abitiamo nella stessa casa. Mi chiede se io sono d’accordo. Io gli dico “Certamente!” e gli sorrido e lui mi risponde con un sorriso. Io finisco alle 15.15 e lo aspetto ma lui ritarda fino alle 15.45, quando arriva mi dice che è andato a parlare all’ufficio del personale e poi coi nostri capireparto e hanno deciso che fremo per i primi tre giorni della settimana dalle 7.00 alle 16.00 con un’ora di pausa pranzo e per gli altri tre giorni dalle 13.00 alle 21.00 senza pausa cena. Gli dico che per me ve benissimo. In questo modo possiamo andare e tornare insieme. Mi dice che l’indomani devo andare all’ufficio del personale per confermare che per me va bene. Naturalmente in caso di necessità i turni ce li possono cambiare.
Lavoriamo in settori diversi e purtroppo i nostri turni di mensa sono diversi ma queste cose non possiamo cambiarle. Certo mi piacerebbe molto passare l’ora di mensa con Michele ma non si possono realizzare tutti i desideri.
Nei giorni successivi comincio a conoscere meglio Michele, è molto riservato, per quello che posso vedere non riceve telefonate e chiama al telefono solo i suoi genitori, esattamente come accade a me. Resto molto colpito dall’intelligenza di Michele, dal fatto che è un ragazzo che ha mille interessi e che è capace di parlare di tutto ma senza rimanere nel generico. Quando abbiamo i turni di mattina, nella serata restiamo insieme a vedere la televisione e lui cerca sempre programmi di carattere scientifico o storico e anche in questo andiamo perfettamente d’accordo. Una volta navigando attraverso i canali della televisione è capitato in una trasmissione in cui si parlava anche di omosessuali, io ho provato un momento di imbarazzo, lui ha disinvoltamente cambiato canale, come se non avesse fatto caso all’argomento della conversazione ma io ho percepito un attimo di esitazione e questo ha rimesso in moto il mio cervello.
Michele è un bel ragazzo, forse anche meglio di me, o meglio senza forse. È alto, ha i capelli lisci color mogano, occhi chiari molto belli quando sorride. Il sorriso di Michele è bellissimo.
Col passare dei giorni le cose, sostanzialmente non sono cambiate, non abbiamo mai parlato di ragazze né di sesso ma solo di lavoro e i possibili riferimenti ai gay sono stati messi totalmente da parte. Con lui stavo bene, mi sentivo a mio agio e anche se avevo qualche dubbio, avevo comunque messo da parte l’idea che tra noi potesse nascere una storia d’amore.
Sono passati alcuni mesi, io ero tutto sommato felice, speravo che il mio contratto sarebbe stato rinnovato ma non è successo e, scaduti i sei mesi, sono stato licenziato mentre Michele è rimasto in azienda. Per me è stato un momento terribile. Non avevo più denaro nemmeno per pagare la mia quota dell’affitto, avrei dovuto cercare subito lavoro da qualche altra parte ma avevo perso tempo sperando che il mio contratto fosse rinnovato e comunque sarei andato incontro a un periodo di disoccupazione e forse anche ad un lungo periodo di disoccupazione. Ero depresso, molto amareggiato, sapevo che sarei dovuto rientrare a casa dei miei genitori per aspettare un nuovo lavoro e poi avrei perso Michele e la cosa mi metteva veramente in crisi.
Michele qui è stato veramente la mia ancora di salvezza. Mi ha detto: “No! Tu non te ne vai da nessuna parte! Tu resti qui e vedrai he un lavoro lo troviamo!” Gli ho detto che non avrei potuto comunque pagare l’affitto né niente altro e mi ha risposto: “Non ti posso fare andare via, sarebbe un disastro sia per te che per me. Ormai abbiamo capito che siamo amici e che ci dobbiamo dare una mano. Tu resti qua!” Non posso negare che questo era proprio il discorso che io volevo sentire. Gli ho detto: “Ok! Sei proprio un amico vero!” E lui mi ha sorriso. Quando lui era di turno io andavo al supermercato a cercare tutti i prodotti in offerta per risparmiare soldi, tornavo a casa e cucinavo ma soprattutto andavo freneticamente in cerca di lavoro, scrivevo curriculum e li mandavo alle aziende ma le poche risposte che ricevevo erano tutte più o meno uguali: “Al momento il personale è al completo, ma se si verificheranno delle disponibilità le faremo sapere.” Sempre la solita musica. Una mattina trovo nel telefonino una mail di un’azienda che non avevo mai sentito nominare, la apro ed era una convocazione per un colloquio di lavoro per il lunedì successivo e la ditta era anche in città, dall’altra parte della città ma in città. La mail faceva riferimento ad una mia mail di 15 giorni prima, ma io non avevo mandato nessuna mail a quell’azienda.
Quando Michele torna a casa gli racconto della mail che ho ricevuto e gli dico che però io non ho mandato nessuna mail a quell’azienda e lui mi dice: “Certo che l’hai mandata!” e nel dire così sorride. Allora capisco che l’ha mandata lui! In pratica passava quasi l’intera pausa pranzo ad inviare curriculum a mio nome a tutte le aziende della zona. Mi dice che quell’azienda cercava un esperto di informatica a livello medio e che lui pensava che fosse la cosa adatta per me, perché sono perito informatico. Andiamo sul sito dell’azienda, comincio a capire più o meno di che cosa si tratta. In pratica il colloquio riguarda l’uso di editor visuali, dell’html, del php e dei css.
A casa riuscivamo a utilizzare internet senza abbonamento perché al piano di sotto c’è uno studio tecnico di un geometra che ha internet sempre attaccato e lo utilizziamo anche noi, il geometra lo sa ma non dice nulla. Mi metto al pc e comincio a studiarmi a fondo gli argomenti del colloquio. Più cerco di approfondire più mi rendo conto che è un pozzo senza fondo, mi sento sconfortato e penso che non riuscirò mai a superare quel colloquio. Quando Michele è a casa fa tutto lui e cerca di mettermi nelle condizioni migliori per studiare. Io mi impegno al massimo delle mie possibilità. Il giorno del colloquio devo andarci da solo perché Michele è di turno in azienda.
Mi presento, vestito in modo non troppo impegnativo, ma perfettamente rasato e coi capelli corti. Siamo in sei, mi sento quasi a disagio nel vedere gli altri con pc portatile e super-telefonini. I colloqui durano parecchio, io sono l’ultimo, entro poco prima delle 14.00. Mi danno tre fogli mi fanno leggere il quesito e mi fanno spiegare che cosa fare per risolvere il problema. Sui primi due quesiti, che erano quasi banali, rispondo subito e l’ingegnere sembra soddisfatto. Il terzo quesito è decisamente più difficile. Ho un’idea su come si potrebbe risolvere ma scrivere su due piedi le linee di programma necessarie non è facile, dovrei avere ben chiara in mente la sintassi di comandi che si usano piuttosto raramente. Lo dico all’ingegnere, lui mi dice che la via è percorribile e che mi darà un’ora di tempo, con la possibilità di consultare i manuali, per vedere che cosa sono capace di fare. Gli dico che va bene, mi fa mettere al pc e mi apre Notepad, che per fortuna conosco bene. Mi dice che quando ho terminato posso bussare alla porta della stanza a fianco. Io mi metto al lavoro e cerco di non farmi prendere dal panico. In mezz’ora scrivo le linee di programma necessarie, le riguardo molte volte, poi le stampo e vado a bussare alla porta dell’ingegnere, gli do il foglio. Lui guarda il programma e mi dice che me la so cavare e che mi faranno un contratto a sei mesi, io mi sento felice. L’ingegnere mi dice che nella sua azienda (era proprio l’amministratore delegato) se avrò voglia di lavorare potrò avere delle possibilità di crescere. Per le prime due settimane avrei dovuto frequentare un corso intensivo in azienda. Avrei cominciato il lunedì successivo. Poi mi dà la mano e mi dice: “Lei è una persona in gamba, ho piacere che sia dei nostri!” Poi mi manda in amministrazione per sistemare le carte.
Quando esco sono ormai le 17.00 e Michele è lì fuori ad aspettarmi! Questa volta lo abbraccio e gli dico: “Mi hanno preso con contratto a sei mesi!” Poi gli racconto punto per punto come sono andate le cose. Inaspettatamente mi scompiglia i capelli e mi abbraccia forte. Torniamo a casa, mi sento un’altra persona.
È stato allora che ci siamo detti che ci volevamo bene. Non abbiamo nemmeno pronunciato la parola “gay” perché non ce ne era proprio bisogno. Avere vicino un ragazzo che ti vuole bene e che condivide veramente la vita con te è meraviglioso. Alla fine, dirsi “ti voglio bene!” è molto di più che dirsi “sono gay”.
Da allora e fino al mio primo giorno di lavoro sono andato ogni giorno ad accompagnare Michele al lavoro e ad aspettarlo fuori dell’azienda alla fine del turno e vederlo venire verso di me sorridendo era proprio come vedere il paradiso.
Il primo giorno di lavoro io sono andato vestito come il giorno del colloquio. Non sapevo in che cosa consistesse il corso che avrei dovuto frequentare. Mi hanno presentato quattro ragazzi, tutti ingegneri, e mi hanno detto che avrei lavorato per due settimane con loro, poi ci hanno mandato dall’ingegnere che mi aveva fatto il colloquio che ci ha dato dei libri e ci ha mandato in 5 stanze diverse, chiedendoci di leggere la prima dispensa del corso e di mettere per scritto eventuali proposte per lo viluppo del progetto considerando gli obbiettivi finali.
Avremmo dovuto lavorarci per otto ore. Ho cercato di fare del mio meglio senza perdere un secondo e ho scritto una decina di pagine su come pensavo che si potesse sviluppare il progetto, poi le ho riviste cercando di rendere il tutto facilmente comprensibile attraverso degli esempi, ho inviato il mio elaborato pochi minuti prima che scadessero le otto ore e ne ho stampato anche una copia per me. Quando sono uscito dalla mia stanzetta ho visto gli altri erano già andati via tutti, erano le 17.00. Sono uscito e Michele era lì. Gli ho raccontato quello che era successo, poi nel tornare a casa mi è venuto in mente che per migliorare il progetto su cui avevo lavorato si poteva provare un’altra strada. Ci ho lavorato tutta la notte e ho mandato via e-mail il mio nuovo elaborato verso le due della notte.
L’indomani alle 8.00 ero di nuovo in azienda con gli altri ragazzi che parlavano in continuazione tra loro delle soluzioni che avevano proposto, soluzioni che a me sembravano eccessive, come usare una pressa da 10 tonnellate per schiacciare una noce. Nuovo foglio con nuovo problema da risolvere. Mi metto al lavoro, ma poco prima di mezzogiorno viene l’amministratore delegato e mi dice: “Venga con me.” Gli dico che non ho terminato l’elaborazione del quesito, mi dice: “Lasci perdere e venga con me” Mi porta nel suo ufficio e mi dice che ha letto il mio elaborato di ieri che non è male ma che poi ha letto la mail che gli ho mandato nella notte e che la soluzione che avevo proposto gli è sembrata estremamente intelligente e aveva anche apprezzato il fatto che io avessi continuato a lavorare al progetto anche a casa. Mi ha detto che mi avrebbe fatto lavorare con lui. In pratica dal giorno successivo ho avuto una mia stanza comunicante con quella dell’amministratore delegato. Dopo i sei mesi sono stato assunto a tempo indeterminato a livello quadro intermedio, una cosa che non avrei mai immaginato. Lavoravo dalla mattina alla sera per l’azienda e spesso anche la notte.
Poi sono intervenuti dei fatti nuovi. Michele è stato licenziato dalla ditta di trattamento dei rifiuti, anche lui aveva sperato tanto che gli rinnovassero il contratto e questa volta avevamo mandato decine e decine di curriculum da tutte le parti ma purtroppo non avevamo trovato nulla ed è stato qui che senza dirgli nulla ho deciso di giocarmi il tutto per tutto. Sono andato dall’amministratore delegato e gli ho detto che avevo bisogno di un piacere enorme, mi ha chiesto di che cosa si trattasse e gli ho detto che si trattava di assumere una persona serissima che avrebbe potuto dare moltissimo all’azienda. È rimasto molto perplesso, la richiesta gli ha dato fastidio e me lo fatto notare. Ho insistito dicendo che avrebbe potuto inserire quella persona con compiti amministrativi perché conosceva benissimo l’Inglese e il Francese e sulla sua onestà e affidabilità ci avrei scommesso la testa. Lui ha cominciato un discoro per farmi capire che era impossibile e io gli ho risposto seccamente: “Se lei non assume questa persona io mi licenzio oggi stesso. Non è un ricatto, io penso che sia veramente una cosa ottima sia per me che per lei! E non se ne pentirebbe certamente!” Mi guarda ancora più perplesso e mi chiede: “Si tratta della sua ragazza?” nel dirlo già sembrava più disponibile ma gli ho ribattuto subito: “No! Si tratta del mio ragazzo!” Ha fatto una smorfia e ha detto: “Mi sta prendendo in giro?” Gli ho detto: “Non mi permetterei mai una cosa simile!” Dopo un po’ di tira e molla mi ha detto: “Ok … però devono rimanere fatti vostri…”. Mi ha detto di mandargli il curriculum l’indomani e che lo avrebbe chiamato per un colloquio per vedere dove mandarlo ma che lo avrebbe assunto solo per tre mesi. Io gli ho risposto che avremmo dato il massimo per l’azienda e che lo avrebbe visto.
Michele è andato al colloquio, che non è stato per niente una formalità, poi è stato assunto. Io pensavo che lo avrebbero mandato in amministrazione e invece ho visto che si è sistemato in una stanza di fronte alla mia. Non me lo aspettavo e sono andato a ringraziare l’amministratore. Lui mi ha detto: “Io ho fatto la mia parte, adesso sta a voi di fare la vostra!” e mi ha fatto segno di andare.
Dopo i tre mesi anche Michele è stato assunto a tempo indeterminato, ormai ci conoscevamo da molti mesi ed eravamo riusciti a costruirci una posizione economica più che dignitosa. Lavoravamo molto, anche ben oltre i nostri obblighi contrattuali e l’amministratore cominciava a fidarsi di noi e certe volte ci mandava a rappresentarlo anche all’estero in posti molto importanti e ci mandava sempre insieme. Ormai, professionalmente eravamo soddisfatti.
Tra noi tutto procedeva come prima: un profondo volersi bene ma niente sesso e io di questo non sapevo trovare una ragione, mi sentivo molto frenato, vedevo che lui, pure trattandomi molto affettuosamente non si sbilanciava mai verso comportamenti con implicazioni apertamente sessuali. Alla fine ne abbiamo parlato e mi ha raccontato di avere subito abusi quando era bambino e fino quasi ai 12 anni da parte di uno zio. Di questi fatti non aveva mai parlato con nessuno. Poi lo zio si era ammalato e lui aveva desiderato che morisse, lo zio dopo qualche mese era morto e lui era rimasto scioccato pensando di avergli augurato la morte e non era più riuscito a pensare al sesso, che lui ormai non riusciva a separare dall’idea dell’abuso e soprattutto dai ai sensi di colpa per aver augurato la morte allo zio.
Dopo aver capito che cosa realmente passava per la mente di Michele ho evitato di insistere. Io volevo bene a Michele con o senza sesso e nulla sarebbe comunque cambiato. Si appoggiava a me ogni tanto quando vedevamo la tv, mi abbracciava e mi passava una mano tra i capelli ma il sesso per lui era una realtà rimossa.
Dopo un altro anno, quando erano passati ormai due anni e mezzo da quando ci eravamo conosciuti le cose sono cambiate. Eravamo in albergo a Londra a rappresentare la nostra ditta. Dopo una giornata faticosissima passata a seguire trattative economiche, ci mettiamo a scrivere una relazione da mandare all’amministratore, lavoriamo fino alle tre di notte. La partenza era prevista per l‘indomani e l’aereo era già prenotato. Lui mi guarda negli occhi e mi dice: “Abbracciami!” Io lo stringo forte e lui ricambia il mio abbraccio e io sento tutta la forza di questo ragazzo e tutta la sua dolcezza. Per entrambi era la prima volta ed è stata una cosa bellissima. Alla fine ci siamo addormentati uno nelle braccia dell’altro. Da quella notte sono passati sei mesi. Viviamo sempre nella stessa casetta ma sogniamo di averne una tutta nostra con un piccolo giardino davanti. Ma in effetti anche senza una casa nostra non ci manca più nulla. Io devo a Michele la mia felicità!
Questa è ma nostra storia, Project! L’amore gay è una cosa bellissima!
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Se volete, potete partecipare all discussione di questo p0st aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=19&t=2926
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