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sabato 28 marzo 2020
COPPIA GAY O NON COPPIA GAY? QUESTO È IL PROBLEMA
Caro Project,
salto i convenevoli, vorrei chiederti che cosa pensi di un problema che mi assilla ormai da tempo. Il Vangelo dice di perdonare non fino a sette volte ma settanta volte sette, ma quella è una cosa che possono fare i santi ed è difficilissima. Perdonare sempre è difficilissimo, e nella vita di coppia rischia di essere un errore distruttivo che fa male ad entrambi. Nel mio caso non si tratta di perdonare un tradimento, perché se pensi a tradire vuol dire che con me non stai bene, io mi riferisco ad altre cose, considerate sempre piccole cose, ma sono cose che alla lunga diventa difficilissimo sopportare, e qui non vale la logica del tradimento, i comportamenti che non riesco a perdonare non derivano dal fatto che il mio ragazzo non sta bene con me, ma essenzialmente dal fatto che nei suoi confronti ho solo due alternative: o devo prendere atto che il nostro rapporto non va avanti o finisco per accettare che alzi la voce, che faccia sfuriate, … non ha mai alzato le mani perché altrimenti lo avrei distrutto e ANCHE perché oggettivamente non è il tipo che fa quelle cose, ma è incoerente, dice una cosa ne fa un’altra, cambia radicalmente parere due o tre volte alla settimana su cose importanti. Devo chiarire che gli voglio bene e che penso che sia un’ottima persona, con tanti problemi, ma un’ottima persona. Non viviamo insieme, lui ha 31 anni, io 36. Non è uno che tradisce la fiducia del compagno, quando stavamo insieme e lui ha voluto stare con un altro ragazzo me lo ha detto chiaramente e io non ho potuto che prenderne atto, poi è passata e ci siamo rimessi insieme. Io penso di non essere in grado di farlo sentire felice, siamo molto diversi su tante cose. La nostra storia è cominciata dal sesso, poi è diventata una cosa più complicata che non saprei come definire. Ci si conosce bene, c’è un affetto di fondo e talvolta viene a galla. L’interesse sessuale è ampiamente svanito da entrambe le parti, ma quando c’è un problema, o suo o mio, ci sentiamo sempre e ne parliamo, anche se ultimamente ci sentiamo molto meno. Non ti nego che la mia paura di fondo è la paura di perderlo, mi piacerebbe mantenere un contatto con lui che potesse durare nel tempo, potrebbe anche vivere una vita sessuale sua, lontana da me, lo capisco e lo accetto, ma vorrei che mi volesse bene comunque. Non sarei magari più il suo ragazzo, ma vorrei che continuasse a pensare a me come si pensa ad una persona come si deve, ad una persona che gli ha voluto bene. In fondo che cosa gli posso rimproverare? Di essere troppo insistente o troppo distaccato a seconda di come gli gira, ma non è nemmeno colpa sua, nemmeno si rende conto di queste cose; di farmi prediche su cose che lui risolverebbe a suo modo perché non le deve affrontare veramente, ma che nella realtà non si possono affrontare come dice lui? Di essere un po’ cinico, di non aver mai avuto quell'alone romantico che a me sarebbe tanto piaciuto? Ma in fondo è se stesso e mi piace proprio perché non è il mio doppio, non è accondiscendente, non mi dà ragione se pensa che non ho ragione. Sì, la mia vera paura è che sparisca dalla mia vita. Non so se succederà, spero proprio di no, ma l’allontanamento è cominciato da tempo. Potrei rimproverargli una cosa del genere? Che cosa ho fatto io per meritarmi un compagno come lui? E lo dico nel senso buono. Ho cercato di assecondarlo? Cioè di fare quello che lui avrebbe voluto? Se devo essere sincero fino in fondo, certe volte l’ho tenuto a distanza perché certe volte mi sembrava troppo invadente. Avrei dovuto assecondarlo in tutto? Sarebbe stata veramente la scelta giusta? Confesso che certe volte avevo paura di lui, delle sue reazioni, della sua insistenza. Paura è una parola inadeguata, volevo soprattutto mantenere la mia autonomia perché pensavo che il nostro sarebbe stato un rapporto impossibile. Non ero tranquillo nemmeno quando ci vedevamo un giorno a settimana, se fossimo andati a vivere insieme tutte le contraddizioni sarebbero scoppiate. Però, Project, anche se a modo mio, cioè in un modo molto difettoso, io gli voglio bene. Che cosa potrei fare per lui? Potrei veramente risolvere le sue contraddizioni? Io penso che alla lunga sarei per lui un problema in più. Adesso ci sentiamo una volta ogni 15 giorni e non ci vediamo quasi mai. Quando ci vediamo l’imbarazzo si sente forte. Penso che sia preoccupato del futuro, non per il futuro del nostro rapporto ma per il suo domani, per il lavoro che non trova, per le insicurezze economiche, proprio per l’impostazione di base della sua vita. Adesso è più resistente alla depressione, o forse sembra soltanto più resistente. Lo conosco da diversi anni ormai, vorrei che non si dimenticasse di me, ma sento che sta già succedendo, quando lo chiamo al telefono ho paura di dargli fastidio, gli proporrei di vederci ma tempo che mi dica di no ed evito. Non so mai che cosa fare, come comportarmi. Dirgli “ti voglio bene” … ma che significa? Io gli voglio bene e penso me ne voglia anche lui, ma è una cosa tutta nostra e forse per lui non ha più senso, ammesso e non concesso che un senso ce lo avesse anche prima. Il fatto è che siamo complicati, mi ci metto anche io che ho 36 anni ma me ne sento addosso 60, sono rinunciatario, faccio prediche stupide e buoniste e lo faccio arrabbiare. Lui mi vede vecchio dentro, spento, senza entusiasmi, ma quando a lui vengono i momenti neri di depressione mi fa proprio paura, si chiude in se stesso ed è impossibile stabilire un qualsiasi contatto. Insomma, penso che tu abbia più o meno capito a che punto del guado mi trovo. Tu che faresti al mio posto? Tutte le ipotesi sono aperte e possibili.
Ti abbraccio.
Robert
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Caro Robert,
un rapporto adulto tra persone adulte non è una favola e direi che il vostro rapporto ha le caratteristiche di complessità e di contraddizione delle relazioni serie. In effetti, con tutti i dubbi possibili e immaginabili, voi siete rimasti “in qualche modo” insieme. Volersi bene è spesso una strada molto difficile, piena di dubbi e di incertezze di ogni genere, perché nella realtà non si segue nessun modello e il rapporto si costruisce in due, giorno dopo giorno. Una cosa soltanto mi è venuta in mente leggendo la tua mail, se fossi al tuo posto cercherei di mettere le esitazioni da parte, gli direi quello che penso senza reticenze sia quel “ti voglio bene” che ti mette in crisi, che i tanti “non so che fare”, molto semplicemente perché, se non ti volesse bene sarebbe sparito in modo definitivo da molto tempo e senza ritorni di nessun genere. Chiamalo, fatti sentire, deve sentirti almeno come un amico affidabile, non lo lasciare solo. Molto spesso ci sentiamo obbligati a metterci da parte supponendo cose che non hanno nulla a che vedere con la realtà. Se non ha nessuno ed è veramente solo, la tua presenza è importantissima, se poi ha una sua vita alternativa, beh non può che fargli piacere sapere che un suo ex è rimasto suo amico. E per quanto riguarda te, è comunque meglio avere una visione chiara delle cose che girare all'infinito su mille ipotesi, se siete veramente un coppia, bene, altrimenti si può eccome rimanere amici. Nei confronti del tuo ragazzo e anche del suo diversivo con un altro ragazzo tu hai mantenuto un atteggiamento di comprensione. Non sei rivendicativo nei suoi confronti, ti preoccupi per lui, gli vuoi bene. Se non vuoi bene a un ragazzo non ti preoccupi nemmeno di come può stare. Insomma, non svalutare in nessun caso il vostro rapporto perché, qualunque cosa sia, è comunque una cosa seria e importante per entrambi.
Un abbraccio.
Project
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venerdì 23 febbraio 2018
COPPIE GAY E SEPARAZIONI IMMOTIVATE
Ciao Project,
ogni volta che parlo col mio ex fidanzato il mio cervello si mette in agitazione e comincio a pensare a mille cose. Il mio ex è un ragazzo onesto, è buono dentro, ha i suoi problemi irrisolti, ma ce li abbiamo tutti, ci siamo lasciati ormai da qualche anno ma non abbiamo mai perso i contatti. Quando mi chiama lo sto ad ascoltare con la massima attenzione e cerco di rispondere nel modo più serio possibile. Quando parla con me, ha l’abitudine di fare lunghe pause, cioè, comincia il discorso, poi si interrompe per alcuni secondi (non pochissimi) per rimettere insieme le idee e rispondermi in modo strettamente pertinente, poi riprende a parlare, si vede uno sforzo di dire la verità e di capire quello che voglio trasmettergli. Onestamente, sono contento che tra noi non sia finito tutto, perché questo vuol dire che lui non ha conservato di me un ricordo negativo. Tra noi le cose non hanno funzionato, o meglio hanno funzionato fino ad un certo punto, ma poi ci sono state delle incomprensioni. Oggi, a distanza di tempo, devo dire che quelle incomprensioni mi sembrano molto meno significative e in qualche modo mi accorgo di essermi lasciato spaventare da cose che in effetti non avevano poi nulla di speciale, anche se, devo dire, il suo comportamento e il suo modo di vedere le cose sono cambiati nel corso degli anni. Io, dopo di lui, sono rimasto solo e lui lo stesso. Qualche volta comincio a pensare alla fine della nostra storia e mi sembra solo il frutto di una serie di incomprensioni dipendenti una dall’altra, una specie di catena di eventi, che una volta partita diventa incontrollabile e che alla fine ci ha portato a dividerci, anche se in effetti non c’era nessuna motivazione seria per farlo. Io capisco che si possa lasciare il proprio ragazzo se c’è un’altra storia che sta nascendo, perché non puoi stare con due ragazzi contemporaneamente, ma quando ci siamo lasciati, lui non aveva un altro ragazzo e nemmeno io. E allora perché buttare via tutto?
Io ho avuto l’impressione che lui potesse sentirsi condizionato, forse meno libero, che una volta superato l’entusiasmi inziale lui abbia percepito il trasformarsi del nostro rapporto in routine, e proprio per questo mi sono sentito in dovere di parlarne con lui esplicitamente. Lui, a sua volta, ha interpretato le mie preoccupazioni come un modo diplomatico per dirgli che forse mi ero stancato di lui e quindi ha pensato che fosse suo dovere non farmi sentire legato e darmi una possibilità di uscita. L’idea che i discorsi dell’altro non fossero del tutto autentici ma nascondessero altre motivazioni, molto meno altruistiche, ha finito per condizionare i nostri discorsi e, passo dopo passo, abbiamo cominciato ad allontanarci pensando entrambi che fosse l’unica cosa da fare, ma questo, sempre dando per scontato che fosse l’altro a voler concludere il rapporto. Anche il momento del distacco, chiamiamolo così, definitivo è stato in effetti molto particolare, nessun risentimento e da parte di entrambi la sensazione di aver compiuto un dovere per il bene dell’altro. Dopo la separazione abbiamo sentito entrambi la mancanza dell’altro, ma abbiamo entrambi tenuto ferme le nostre posizioni, pensando che tornare indietro sarebbe stato in tentativo di legare l’altro. Ma tra noi non è accaduto quello che accade all’interno delle coppie che si dividono: noi abbiamo continuato a sentirci, non da fidanzati, non come coppia, ma nemmeno come semplici amici. Si capiva che tra noi c’era comunque un rapporto importante, per quanto riguarda me ne sono sicuro e per quanto riguarda lui le prove sono state evidenti. Però, comunque, non siam arrivati a rimetterci insieme, proprio per non condizionarci a vicenda. Forse il nostro rapporto aveva veramente bisogno di riorganizzarsi così come è adesso, senza vincoli, senza obblighi o formalità, forse il problema non era tra noi, ma consisteva nel fatto che avevamo in mente un modello di relazione di coppia che con noi aveva ben poco a che vedere, un modello quasi matrimoniale, che in effetti non poteva reggere. Siamo una coppia? Siamo una coppia aperta? Francamente non credo né una cosa né l’altra, semplicemente ci vogliamo bene e fino a questo momento la nostra libertà non solo non ha distrutto, ma ha rafforzato il nostro rapporto. Non so dire se tra noi c’è amore, certamente c’è stato, ma forse adesso resta soprattutto un affetto profondo, un rispetto reciproco, un sentire che ci possiamo fidare uno dell’altro. Lui ha provato con altri ragazzi, ma alla fine non è riuscito a costruire nulla di duraturo con nessuno, qualche volta si è anche innamorato profondamente, ma non è stato ricambiato. Ha parlato spesso con me delle sue delusioni e anche sei suoi entusiasmi, sapeva benissimo che non avrei provato nessuna gelosia ma che avrei pensato soltanto alla sua felicità. Mi sono chiesto tante volte come reagirei se lui riuscisse prima o poi a costruire una storia d’amore forte e esclusivo, nel senso che potrebbe arrivare a dimenticarsi anche di me. Qualche volta penso che una cosa del genere non possa accadere, altre volte penso che farei fatica ad abituarmi all’idea di non sentirlo più, però poi, alla fine, mi arrenderei, se lo vedessi felice. Non siamo più giovanissimi, Project, siamo ormai oltre i 35, e alla nostra età si comincia a sentire il bisogno della stabilità. Project, c’è una cosa che non ti ho detto ma penso che sia importante, io non sto bene in salute, anche se non sono vecchio, ho molti problemi fisici, che sul momento non mi condizionano troppo, ma prevedo che con gli anni i miei problemi possano diventare problemi seri. Un legame di coppia stabile costringerebbe il mio ex a farmi da badante e questo gli rovinerebbe la vita. Con lui non ho mai parlato di queste cose, perché l’unica volta che ci ho provato è diventato terribilmente malinconico e ho dovuto cambiare discorso. Qualcosa mi spinge a pensare che anche lui non stia in ottima salute e che tenda a non farlo vedere, e penso che anche lui possa avere una paura simmetrica alla mia. Forse magari tornando insieme potremmo veramente vivere meglio entrambi superando i nostri freni psicologici. Che ne pensi, Project?
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domenica 26 novembre 2017
GAY E AMICIZIE SPECIALI
Questo post è dedicato ad un aspetto spesso sottovalutato
delle relazioni interpersonali e in particolare delle relazioni interpersonali
tra gay, ossia al valore e al significato delle amicizie profonde tra gay.
Per introdurre l’argomento, riporto qui di seguito un brano
di una mail che ho rivenuto da un ragazzo trentunenne.
“Io non ho un ragazzo, cioè non ho una storia di coppia nel
senso che a questa espressione si dà comunemente. Ho avuto delle occasioni ma
non era esattamente quello che volevo. Puntare tutto su una sola persona, se le
cose vanno bene, può portare alla felicità, ma se le cose vanno male o
semplicemente non vano bene come si sperava, porta a lunghi periodi di stress
quando il rapporto va in crisi e lentamente viene meno. Io ho vissuto un paio
di volte questa esperienza e, francamente, non intendo ripeterla. Non so se la
mia è una rinuncia a trovare l’amore, ma francamente non credo che sia così. Il
mito del compagno ideale, del cosiddetto principe azzurro non mi convince e
francamente penso che il mio benessere personale dipenda sostanzialmente da me
e da quello che faccio molto più che da un’altra persona che dovrebbe darmi la
felicità, o meglio, l’altra persona può essere importante ma se va bene si
costruisce in due e non ci si può aspettare che tutto ci piova dal cielo con
l’arrivo del principe azzurro.
Attualmente, come ho detto non ho un ragazzo, ma ho un amico
speciale col quale qualche volta c’è anche un po’ di sesso, ma capita di rado,
siamo essenzialmente due amici che si vogliono bene, che si stimano, che si rispettano, che si capiscono, che possono
benissimo avere ciascuno la propria vita, ma che, prima di tutto, parlano
chiaro tra loro, che non si raccontano falsità, e penso che sia proprio per
questo che il nostro rapporto va avanti. Dall’ultimo incontro in cui abbiamo
fatto sesso sono passati più di due mesi, in questi due mesi un paio di volte
abbiamo fatto sesso per telefono, so bene che sembra squallido, ma per noi non
lo è mai stato, serve a confermarci nell’idea che tra noi c’è anche quel tipo
di interesse, però ci tengo a sottolineare che non è certo per il sesso che noi
stiamo, per così dire, insieme. Il nostro rapporto si basa proprio su altre
cose, che viste dall’esterno possono sembrare stupide e di nessun significato,
come per esempio il nostro modo di trasmetterci reciprocamente sicurezza circa
il fatto che continuiamo a volerci bene, e soprattutto il parlare chiaro.
Quando lui ha sentito il bisogno di stare con un altro ragazzo, me lo ha detto
nel modo più semplice. Io francamente sapevo che questo fatto non avrebbe messo
in crisi il nostro rapporto, che è andato avanti, per un po’ senza sesso, ma
con le stesse attenzioni reciproche, con le stesse sottolineature del fatto che
ci vogliamo bene. Lui ha passato un lungo periodo di problemi con
l’università e ha perso un paio d’anni,
se devo dire la verità, questo fatto mi ha creato molti più problemi del fatto
che lui stesse con un altro ragazzo, tra l’altro con un ragazzo molto serio che
gli ha voluto bene veramente. Quando è uscito dal periodo negativo e si è
rimesso a studiare me lo ha fatto sapere, senza troppe sottolineature, perché
sapeva che la cosa mi avrebbe fatto immensamente piacere. Io credo che alla
base del nostro rapporto ci sia la certezza che continueremo a volerci bene,
ovviamente senza vincoli di nessun genere, ma continueremo a volerci bene. Io
so che lui non si dimenticherà di me e che tra noi ci sarà sempre la massima
sincerità. Quando ci sentiamo per telefono ci tengo moltissimo a chiudere la
telefonata sottolineando che sono contentissimo di aver parato con lui, e sono
contentissimo veramente, lui è meno espansivo ma sa benissimo che gli vorrò
sempre bene. In effetti, ci conosciamo ormai da 10 anni e il nostro rapporto non
è mai andato veramente in crisi. Insomma, siamo una certezza uno per l’altro.
Non so se questo significa essere una coppia, in un certo senso lo siamo, ma
solo in un certo senso.”
Un’altra testimonianza può evidenziare il valore centrale
delle piccole cose.
“Caro Project, per me oggi è una giornata stupenda! Alcuni
giorni fa ho avuto occasione di conoscere un po’ più da vicino un ragazzo
bellissimo che conoscevo anche prima ma molto superficialmente. Abbiamo parlato
e un po’ mi ha stupito. Gli ho chiesto se ha una ragazzo e mi ha detto che non
è fidanzato e che adesso sta cercando altro, cioè sta cercando soprattutto
amici veri. Non nego che questa risposta ha un po’ raffreddato i miei
entusiasmi, ma poi ci siamo messi a parlare di tante cose e quello che lui mi
ha detto mi è piaciuto molto. Parliamo molto su skype, scherziamo, stiamo bene
insieme, ma ci ripetiamo sempre che si tratta solo di amicizia. Io fatico un
po’ a considerarlo solo un amico, per me è molto di più, ma lui insiste sul
fatto che siamo solo amici, anche se l’amicizia non è affatto una cosa banale,
certo non ci sono prospettive sessuali però mi rendo conto che a me ci tiene
veramente. Mi ha detto una cosa che mi ha fatto pensare molto: “Io sono gay, ma
cerco solo un amico vero, tu sei un ragazzo come si deve e mi sto affezionando
a te, ma non sono innamorato di te, sto solo bene con te.” Io mi sono chiesto
che differenza c’è. La differenza sta nel sesso? Non so proprio che cosa
pensare. Una sera viene sotto casa mia del tutto inaspettatamente e andiamo a
prendere una pizza e poi restiamo a parlare in macchina, io penso che si
arriverà a fare un po’ di sesso, ma non succede, gli dico che me lo sarei
aspettato ma mi risponde: “Te lo avevo detto, io cerco solo un amico vero, se
non ti sta bene devi dirmelo chiaro.” Penso di averlo offeso e non credo che mi
chiamerà di nuovo, ma non succede così, dopo tre giorni, torna ancora sotto
casa mia, io scendo a lui mi dice: “Solo amici?” e io gli dico: “Ok!”.”
Una terza testimonianza, interessante è di un quarantenne
single che ha creato un rapporto di amicizia con un cinquantenne, anch’egli
single.
“Ha dieci anni più di me e le sue esperienze le aveva fatte,
ma anche io avevo avuto le mie storie, come risultato abbiamo cercato di
evitare di metterci insieme per chissà quale ragione o con chissà quali
speranze, siamo rimasti su cose di basso profilo, semplici ma reali. Ci
sentiamo spesso, spesso parliamo di cose di lavoro, perché lavoriamo in settori
molto affini, ci sentiamo soprattutto nei momenti di difficoltà, quando c’è
bisogno di sfogarsi un po’. Lui ha problemi con i genitori anziani e deve
pensarci lui perché è figlio unico. Ci si vede di rado, ci si sente per
telefono in pratica ogni giorno, però non sono mai telefonate rituali o
ripetitive. Partiamo dai problemi del lavoro e poi finiamo a parlare di
tutt’altro. Ogni tanto mi propone una pizza, poi la maggior parte delle volte
non riusciamo a combinare nulla perché lui è vincolato dalla famiglia e allora
ci sentiamo per telefono e parliamo un po’. Non abbiamo mai parlato della
possibilità di trasformare il nostro rapporto in un vero rapporto di coppia,
prima di tutto perché non sarebbe possibile per ragioni logistiche e poi perché
è un’ipotesi che realmente non interessa né a lui né a me. Semplicemente stiamo
bene così. Così le cose funzionano. La telefonata non ci manca mai e ogni tanto
c’è pure una pizza, ma quando ci sono problemi seri ci sentiamo sempre. Forse
sarà un tentativo di porre un rimedio alla solitudine, però in qualche modo
funziona e gli effetti positivi li sento. Lui mi dice che adesso si sente
tranquillo, che non ha più la sensazione di avere fatto fallimento nella sua
vita, che ha recuperato una prospettiva per il futuro in modo da non
invecchiare completamente solo. Io gli dico che mi sento a mio agio, ed è
proprio così. Certo non era questo il mio sogno di tanti anni fa, ma il mio
sogno non aveva nulla di reale, mentre il mio amico (non dico nemmeno il mio
compagno) esiste veramente ed è un punto di riferimento fondamentale.”
Questi tre documenti, che rappresentano modi diversi ma
tutti non standard di vivere l’affettività e la sessualità gay, descrivono
situazioni molto più comuni di quando non si creda; sono in effetti tre
risposte diverse alla crisi del modello tradizionale di coppia. I modelli di
relazione affettiva ispirati al matrimonio eterosessuale tradizionale sono da
molti anni in crisi anche nello stesso campo eterosessuale e i tentativi di
applicarli al campo omosessuale si sono dimostrati funzionali solo in una percentuale
relativamente ridotta di casi: le coppie omosessuali stabili e rigidamente
monogamiche esistono e in tempo di HIV non è certo un fatto negativo, ma i gay
che non cercano più un rapporto di coppia di quel tipo ormai sono molto
numerosi. Tendono quindi a formarsi nuovi modelli, come le tre mail dimostrano
chiaramente. Cerchiamo ora di capire che cosa ci sia alla base di questi nuovi
modelli.
Si rileva innanzitutto che la sessualità non è l’elemento
determinante della relazione, in alcuni casi è presente in modo sporadico, cioè
non è esclusa a priori, in altri non entra in modo esplicito nel rapporto ed è
anzi tenuta deliberatamente lontana. La base di queste relazioni è
l’affettività e il valore centrale è il parlare sempre con la massima
chiarezza, cioè il non nascondere nulla al proprio amico-compagno. La fedeltà
sessuale non è un elemento fondante, mentre l’onestà nel dichiarare i propri
sentimenti lo è.
In secondo luogo viene spesso sottolineata l’assenza di
legami formali: il rapporto è totalmente libero è resiste proprio perché voluto
e rinnovato giorno dopo giorno. Paradossalmente, la stabilità deriva proprio
dall’assenza di legami formali.
In terzo luogo, l’affettività viene coltivata attraverso una
serie di attenzioni reciproche che manifestano un interesse alla persona del
proprio compagno. Quell’interesse può essere anche sessuale, ma può anche
essere semplicemente affettivo, può tradursi in un amarsi anche senza sesso, in
un rapporto di tipo quasi familiare.
L’apparente debolezza interna delle relazioni di questo tipo
le rende per un verso più rare e per l’altro più stabili delle relazioni di
tipo quasi matrimoniale basate sulla fedeltà sessuale. In altri termini, per
creare rapporti basati sull’affettività bisogna essere se stessi più che conformarsi
a modelli e bisogna aver maturato una certa esperienza della vita affettiva, ma
proprio per questo, quando queste relazioni nascono, sono il frutto di una
scelta ben meditata da parte di persone che ormai sono andate oltre le visioni
mitiche della vita di coppia.
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venerdì 10 novembre 2017
UN VERO TRADIMENTO GAY
Caro Project,
sono rimasto molto colpito dal nostro colloquio di ieri sera e ti spiego subito perché, tu sei più grande di mio padre e non di poco ma sei sereno, non sei nevrotico, non hai scatti di collera, non aggredisci come fa lui, non pretendi di cambiare le persone. Mi sono reso conto che ragioni in un modo piuttosto diverso dal mio ma non hai cercato di imporre il tuo punto di vista e poi tendi a ridimensionare i problemi, a farli diventare non problemi, cose comuni, da affrontare certo, ma niente di particolare, sei rassicurante.
sono rimasto molto colpito dal nostro colloquio di ieri sera e ti spiego subito perché, tu sei più grande di mio padre e non di poco ma sei sereno, non sei nevrotico, non hai scatti di collera, non aggredisci come fa lui, non pretendi di cambiare le persone. Mi sono reso conto che ragioni in un modo piuttosto diverso dal mio ma non hai cercato di imporre il tuo punto di vista e poi tendi a ridimensionare i problemi, a farli diventare non problemi, cose comuni, da affrontare certo, ma niente di particolare, sei rassicurante.
Stanotte ho cercato di riflettere su quello che ci siamo detti ieri sera: tu pensi che le mie perplessità siano infondate e che con Mirco esista un rapporto solido, cioè che non sia affatto una cosa strumentale a fini di sesso. Ti dico subito che penso che tu abbia ragione, anche se per me, togliermi i miei dubbi dalla testa non è facile, sono un po’ come un tarlo che si insinua in profondità e che rischia di mettere in crisi tutto, ma probabilmente è solo una mia nevrosi, una specie di fissa che mi logora e che vorrei superare del tutto.
In effetti mi sono chiesto parecchie volte perché lui mi abbia sempre cercato, perché io non sono certamente il massimo, con me si è sempre sentito libero di tirare fuori tutte le sue nevrosi perché sapeva che sarebbe stato accettato comunque e poi, specialmente nei tempi più recenti, si è lasciato andare anche a qualche parola affettuosa, è successo di rado ma è successo, di me si è fidato totalmente e questo mi colpiva e mi colpisce molto. Con me non ha mai avuto freni inibitori, piano piano ha finito per accettare che tra noi c’erano anche modi diversi di vedere la sessualità, lui è molto più focoso, più trasportato dal sesso, io sono molto più per le coccole e per le affettuosità, prima sembravano due mondi inconciliabili, poi, piano piano, un equilibrio lo abbiamo trovato, non era il paradiso terrestre ma era qualcosa. Se ci penso bene, non posso dire di essermi mai sentito frustrato e poi io, oggi come oggi, ho delle certezze, posso non sentirlo anche per una decina di giorni, ma poi torna a farsi vivo. Quando litighiamo, cosa che succede spesso, molto ripetitivamente e in modo quasi rituale, non ci sentiamo per un paio di settimane, ma poi si fa risentire, proprio come se non fosse successo niente, io gli dico che sono contentissimo di sentirlo, il che in fondo è verissimo, lui risponde un po’ imbarazzato, perché non vuole parlare di affettività, ma sono convinto che gli faccia piacere sapere che su qualcosa può contare.
Col tempo avevo imparato una cosa, o meglio avevo superato un blocco: ero convinto che per volersi bene ci volesse un rapporto assolutamente monogamico e che il cosiddetto tradimento rappresentasse l’ultima spiaggia di una coppia, sia etero che gay. Ne ero proprio convinto, poi ho visto la storia di un mio amico etero, Luigi, che si è sposato e dopo qualche anno ha divorziato ma non ha rotto i rapporti con la moglie, continuano a vedersi, ognuno ha le sue storie, ma non si sono persi di vista, si danno ancora una mano quando serve e, in un certo senso si vogliono ancora bene. La cosa all’inizio mi sembrava strana, contraddittoria, quasi impossibile. Avevo in testa il mito della coppia esclusiva, dell’appartenersi per la vita ecc. ecc., eppure avevo sotto gli occhi il fatto che volersi bene non comporta affatto l’esclusività. Io cercavo giustificazioni nell’idea che magari a livello affettivo le cose potessero funzionare anche così, ma che a livello di sesso il rapporto esclusivo fosse indispensabile. Poi mi sono fermato a parlare di queste cose con Luigi e lui mi ha detto che è capitato che, anche dopo il divorzio, qualche volta ha fatto l’amore con la ex-moglie. Gli ho chiesto, un po’ perplesso, se il fatto che lei avesse un altro uomo lo metteva in difficoltà e lui mi ha risposto una cosa che non mi sarei mai aspettato, cioè che il compagno della sua ex-moglie sapeva come stavano le cose e lasciava la moglie libera di comportarsi come voleva. Una cosa simile non l’avrei mai immaginata. Luigi ha aggiunto che, chiaramente, sia lui che la sua ex-moglie prendevano tutte le possibili precauzioni, in modo da non creare problemi né di gravidanze non desiderate né di possibili malattie. Gli ho chiesto se succede spesso che abbia rapporti con la sua ex-moglie, e mi ha detto che in un anno sarà successo 4 o 5 volte.
La riflessione sulla storia di Lugi aveva messo in moto il mio cervello. Mi ero chiesto mille volte che cosa avrei fatto se Mirco mi avesse detto di avere un altro ragazzo… l’idea mi spaventava ma avevo cercato piano piano di abituarmici, in modo da prevenire gli effetti di una possibile eventualità di quel genere. Poi, un bel giorno, a Gennaio 2016, ne ho parlato con Mirco che mi ha detto che “adesso” (a Gennaio 2016) non aveva un altro ragazzo e quella parola, “adesso”, mi ha proprio messo in crisi, se non ce l’ha “adesso” vuol dire che ne ha avuti prima? Ho provato a chiederglielo e mi ha detto che ne aveva avuto uno mentre noi stavamo insieme e che poi gli erano venuti mille scrupoli, non per l’infedeltà ma perché poteva avermi fatto correre dei rischi, ma mi ha fatto vedere l’esito del test, uno fatto all’epoca e uno molto recente, entrambi negativi, e mi ha detto che quella è stata l’unica volta. Non me lo aveva detto perché aveva paura di perdermi. Gli ho chiesto se sentiva ancora quel ragazzo e mi ha detto di no, perché quel ragazzo non ne aveva più voluto sapere di lui e lo aveva piantato perché diceva che lui era troppo nevrotico. Gli ho chiesto se quel ragazzo sapeva di me, e mi ha risposto che sapeva che io ero il suo ex, ma non che continuavamo a vederci.
Dopo questa confessione, devo dire che mi sono sentito tradito. Di Mirco mi fidavo completamente e da un momento all’altro mi sono trovato spiazzato in una situazione di tradimento che non immaginavo proprio. Lui mi ha guardato un po’ preoccupato e poi mi ha detto: “È successo ma non lo rifarei.” Confesso che mi sono sentito in grosse difficoltà. Dopo tutto, lui mi aveva tradito veramente, cioè aveva tradito la mia fiducia, non era come la storia di Luigi, Mirco aveva proprio giocato sporco. Sì, è vero che in fondo lo aveva ammesso, anche se avrebbe comunque potuto continuare a fingere, ma mi aveva tradito. Quella sera ci siamo salutati in modo diverso dal solito, io mi sentivo congelato, strumentalizzato, volevo stare solo, non volevo più saperne di nessuno.
Sono passati 15 giorni, più o meno la pausa massima tra due contatti con Mirco, e Mirco non si era più fatto sentire, mi stava prendendo il panico, la rabbia per il tradimento era abbondantemente sbollita e cominciavo a sentire il vuoto per l’assenza di Mirco, ma non l’ho chiamato comunque. La terza settimana senza Mirco è stata veramente brutta, pensavo di essere ormai definitivamente solo. Dopo 25 giorni mi ha richiamato. Ha detto soltanto: “Come stai?” Io non sapevo che cosa dire, non ho risposto, sono rimasto in silenzio ma non ho chiuso il telefono. Mi ha detto: “Sono qui sotto al portone, ti va di fare due passi?” e lo ha detto con voce molto esitante. Gli ho risposto solo: “Sali su.” Lui è salito e ci siamo abbracciati strettissimi. Averlo di nuovo tra le mie braccia mi sembrava un miracolo. Siamo rimasti così almeno dieci minuti. Poi ci siamo seduti sul divano, lui si è appoggiato a me e siamo rimasti in silenzio assoluto per moltissimo tempo a sentire l’uno il calore dell’altro. Non mi importava più niente del tradimento, in fondo era una cosa che ci aveva resi più forti e io avevo ancora il mio Mirco, le sue nevrosi le vedevo con tenerezza, non c’era nemmeno bisogno di parlare, ci capivamo anche senza dire nulla.
Di questa storia non ho parlato se non con Luigi, che è stato a sentire e che mi ha detto che l’amore che resiste nel tempo è l’unico vero e che Mirco ha commesso un errore, certo, ma non ha mai smesso di volermi bene. Con altri amici (etero) che parlano solo di corna e di tradimenti non mi azzardo proprio a parlare della mia storia, per loro sarei solo l’imbecillotto di turno, “cornuto e contento”!
Se vuoi, pubblica pure questa mail. Ti richiamerò nei prossimi giorni.
G.B.
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G.B.
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domenica 5 novembre 2017
TRADIMENTO GAY E AMORE GAY
Ciao Project,
Il tuo blog mi piace perché ci si trovano tante cose che hanno il sapore della vita reale. Siccome leggendo il blog non ho mai provato sensazioni di rigetto e nemmeno di perplessità, ti vorrei raccontare una parte della mia storia, che qualche anno fa mi ha messo in crisi e che è andata a finire in un modo assolutamente non standard. Questo per dire che le regole astratte di comportamento non hanno alcun senso.
L’argomento è il tradimento. La storia in fondo è semplice, io avevo un ragazzo e facevamo anche sesso insieme, anche se la cosa non era affatto così banale, perché noi ci capivamo, ci stimavamo e semplicemente ci volevamo bene, poi per varie ragioni lui ha avuto le sue esperienze ma siamo rimasti comunque in contatto, non eravamo ex-fidanzati, perché non eravamo mai stati fidanzati, semplicemente ci volevamo bene ed è una cosa diversa.
A un certo punto lui è rimasto solo e ci siamo rimessi insieme. Nota che lui aveva sempre parlato con me molto sinceramente, io conoscevo i ragazzi che lui frequentava e mi sembravano bravi ragazzi, cioè ragazzi che gli volevano bene. Non dico che mi sembravano bravi ragazzi perché ora penso che non lo siano, al contrario ne sono ancora più convinto ora di prima. Lui non ha mai interrotto del tutto i rapporti (anche sessuali) con i ragazzi che gli hanno voluto bene veramente, e tra quei ragazzi ci sono anche io, non ho neanche la presunzione di essere per lui più importante degli altri, per la precisione degli altri due.
Quando ci siamo rimessi insieme però lui era solo nel senso che quei ragazzi lo tenevano a distanza, perché avrebbero voluto da lui un comportamento monogamico, che per lui però è praticamente impossibile. E qui l’alternativa in teoria è chiara, o lo accetti com’è, oppure te ne vai via. Ecco, questo era quello che pensavo, ma ero decisamente ingenuo. O meglio, pensavo di avere capito le regole che governano la vita affettiva, ma non avevo capito nulla.
Una notte, ad un’ora molto tarda, in pratica quasi di mattina, si presenta a casa mia, col rischio di svegliare tutti i miei vicini pettegoli, e mi dice che vuole fare sesso con me, ma mi dice anche che prima mi deve dire una cosa: “Prima di venire qui sono stato da A. (uno degli altri due ragazzi) e ho fatto sesso con lui, perché non riuscivo a farne a meno. Ti dà fastidio?” Gli ho risposto: “No, proprio non mi dà fastidio, A. è un ragazzo come si deve e con te non ha mai giocato e ti ha voluto bene nel vero senso della parola.”
Poi ho aggiunto che non avevo voglia di fare sesso con lui perché ero stanchissimo per la giornata precedente. Lui si è alzato per andarsene e mi ha detto: “Va bene … ho capito.” Ma era deluso. Gli ho risposto: “Tu non hai capito niente e a quest’ora non ti lascio andare in giro in macchina, se no l’infarto mi viene prima del tempo! Ti preparo la stanza, almeno dormi un po’.” Era un discorso che non si aspettava, mi ha guardato felicemente sorpreso, poi mi ha detto: “Vorrei una tazza di tè, dimmi dove sono le cose necessarie che lo faccio io.” Siamo andati in cucina, ho messo l’acqua a bollire e mentre lui aspettava sono andato a preparargli la stanza. Poi gli ho preparato il tè, dopo che lo ha bevuto si è alzato in piedi, si è avvicinato a me e mi ha abbracciato e mi ha dato anche una strizzatina lì, dicendo: “Ok, sarà per la prossima volta. Ti voglio bene B.!”
L’indomani mattina abbiamo parlato a lungo e molto seriamente dei suoi studi, lo vedevo tranquillo, molto meno nevrotico del solito. Poi abbiamo ricominciato a frequentarci di più, ma sempre sottolineando che noi non siamo una coppia, che siamo liberi e che tra noi non c’è nessun obbligo. Non era il mondo dei sogni che avevo desiderato a 18 anni, ma secondo me aveva (e ha) un senso profondo e poi a me non importa che lui sia il mio ragazzo nel senso classico del termine, queste cose le abbiamo superate ormai da anni, per me conta solo il fatto che lui sia felice, o meglio che lui stia meglio con me di come starebbe se fosse solo. Lui di me si fida, mi considera una persona seria, sa che gli voglio bene e questo fatto non gli è indifferente, anche se in realtà non è bastato per portarlo alla monogamia, o meglio alla monogamia stretta, al 100%.
Quando ho provato a raccontare questa storia ai miei amici, anche agli amici gay, ho trovato una reazione che mi ha dato molto fastidio: mi ritenevano stupido, debole, mi dicevano che mi ero fatto ingannare, che le regole ci devono essere e che quelli che non rispettano le regole bisogna allontanarli e basta. Solo una ragazza ha capito il senso di quello che stavo dicendo, non ha dato giudizi ma si è dimostrata dell’idea che se avevo fatto una scelta del genere non era certo per ingenuità ma per amore, perché probabilmente mi rendevo conto più o meno inconsciamente, che anche lui mi voleva bene, anche se a modo suo. Ma gli altri erano tutti allineati sull’idea che in coppia si sta solo con una unione tipo matrimonio e che chi non accetta una cosa simile deve essere emarginato e basta.
Io, secondo loro non sto in coppia con nessuno e sono solo un cretino che si è fatto abbindolare da un ragazzo poco serio, ma per me le cose non stanno affatto così. Noi ci vogliamo bene, penso che siamo veramente importanti uno per l’altro. Non mi sono mai pentito delle mie scelte e le rifarei. Mi hanno detto che sto buttando via la vita e le occasioni serie, ma serio che cosa significa? Dovrei rinunciare al mio ragazzo (che forse non è nemmeno il mio ragazzo, ok) per cercarmene un altro? No! Proprio no! Ormai sono quasi 10 anni che “in qualche modo” stiamo insieme, lui è nevrotico, collerico, ecc. ecc., tutto quello che volete, però è onesto, non mi nasconde nulla, non mi imbroglia, mi dice quello che pensa, tutto, anche brutalmente, ma lui, con tutti i suoi difetti, non mi ha mai veramente abbandonato, nei momenti neri me lo sono trovato vicino, non faceva discorsi, ma c’era e capiva come stavo veramente.
Alcuni miei amici lo hanno conosciuto e lo evitano perché quando loro fanno i loro discorsetti ipocriti lui glielo fa notare e li mette in imbarazzo. Certe volte mi invitano sottolineando che devo andare da solo, altre volte non mi invitano affatto, ma la cosa non mi dispiace, io a lui non ci rinuncio di certo per andare a una festa!
Ecco questa è la storia, Project. Lui non è perfetto, ha tanti difetti, lo so benissimo e poi di difetti ne ho tanti anche io. Mi dicono che se sto con lui non sarò mai felice, eppure è vero esattamente il contrario. È andato e va con altri ragazzi, in realtà solo due e gli unici due che gli hanno voluto bene veramente, ma io non riesco proprio a vedere una cosa del genere come un tradimento, ma un tradimento di che cosa? Lui ha bisogno di sesso e anche di affetto, lo e lo capisco benissimo, e non me ne sento affatto sconvolto. Noi abbiamo un modo tutto nostro di volerci bene, le regole degli altri non ci interessano, ai loro occhi possiamo anche apparire due deficienti che non capiranno mai nulla, ma a noi di quello che dice la gente non importa assolutamente nulla. Aggiungo una cosa prima di salutarti, Project, io sono convinto che di situazioni come la nostra ce ne siamo parecchie, anche se nessuno le racconta. Non ci sono regole quando ci si vuole bene, i sentimenti sono l’unico riferimento possibile.
Che ne pensi, Project? Ovviamente puoi pubblicare la mail se lo credi opportuno.
Sta’ bene!
Lorenzo
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martedì 17 ottobre 2017
DIRE DI NO AD UN ALTRO GAY
Caro Project,
sono un uomo non più giovanissimo, over 35, tutto sommato sono stato abbastanza fortunato sotto parecchi punti di vista: ho un lavoro, vivo per conto mio e in un certo senso ho trovato la mia sistemazione almeno sul piano economico, cioè non ho grosse ansie per il futuro. Il mio problema di fondo è la solitudine. Non ho fatto e non voglio fare coming out pubblico, ma ho alcuni amici gay, non pochissimi, tutti non dichiarati, come me, e con loro sto bene, abbiamo più o meno la stessa mentalità, veniamo da ambienti sociali molto simili, in breve, ci intendiamo bene. E qui proprio con i miei amici gay si crea il mio problema più grosso. Ho visto che hai ripetuto spesso che il teorema “gay + gay = amore” non funziona, non corrisponde alla realtà e posso dire di essere l’esempio vivente della tua affermazione. Quando ho conosciuto i miei amici gay mi aspettavo che quel teorema funzionasse ma non ha funzionato. Li vedo spesso, sto bene con loro, ma non ho mai perso la testa per nessuno di loro, forse è successo solo una volta e molto superficialmente con un ragazzo, ma quando ci siamo conosciuti “un po’ meglio” (e ancora molto superficialmente), l’interesse è proprio svanito del tutto e quando non ci siamo più sentiti ho tirato un respiro di sollievo. Ho anche amici etero ma non mi sono mai innamorato nemmeno di ragazzi etero, su di loro non ho fatto mai nemmeno ipotesi puramente teoriche. Fin qui potresti dirmi che la mia situazione è abbastanza comune, ecc. ecc., e che, se non sono suscettibile all’affettività sono fatti miei. Ok, potrebbe essere vero, ma qui arriva il vero problema. Come ci si comporta quando ci si accorge di essere oggetto dell’interesse di un altro ragazzo ma non si prova nulla per quel ragazzo? È esattamente questo che mi accade in questo periodo. Mi sono accorto da un paio di mesi che uno dei miei amici gay è interessato a me, lo capisco dai suoi comportamenti imbarazzati, dal suo cedere sempre, dal suo avvicinarmi il più spesso possibile. Quando queste cose accadevano in occasione dei nostri incontri di gruppo, beh, non ci facevo troppo caso, ma poi quel ragazzo ha cominciato a contattarmi anche in privato, a mandarmi mail e sms. Io ho cercato di far finta di non capire e di rispondere in modo banale, ma evidentemente il mio messaggio, che era un “no, grazie” non è stato interpretato correttamente e lui sta continuando la sua manovra di avvicinamento. Mi sembra un bravo ragazzo, ma molto fragile, penso che stia vivendo nei miei confronti una storia d’amore che non ha proprio nessun senso, perché io non sono interessato. Parliamoci chiaro, non sono interessato perché non mi attira fisicamente e credo che non ci si possa fare nulla. Come amico mi sta bene. Non è come persona che lo respingo, è onesto, corretto, tutto quello che vuoi, ma proprio non lo vedo in nessun modo come un ipotetico ragazzo con cui costruire una vita insieme. Quando mi chiama, cosa che accade abbastanza spesso, cerco di restare su argomenti molto neutri e di non entrare mai nel personale, ma vedo che lui si ricorda le cose che dico, mi chiede in continuazione spiegazioni e soprattutto non si rende conto che io non sono interessato. Onestamente, Project, io ho paura di fare veramente del male a questo ragazzo sia dicendogli brutalmente come stanno le cose, sia facendo finta di niente, rimanendo nel vago e rinviando all’infinito il momento del chiarimento. Le ho pensate tutte: tagliare i rapporti col gruppo, cioè proprio sparire dalla circolazione, cosa comunque molto complicata da realizzare, dirgli o fargli capire che ho un altro ragazzo, e altre cose ancora più assurde. Lui non è eccessivamente insistente perché si controlla e si limita, ma io vedo che questo comportamento per lui non è assolutamente spontaneo. È più giovane di me di qualche anno, ha 31 anni, ma è un uomo adulto, io so, capisco, vedo che ha bisogno d’amore, più che di sesso, di un affetto stabile su cui contare, ma il suo punto di riferimento non posso essere io, perché la cosa non mi viene spontanea. Certe volte mi fa dei piccoli regali, che io non ricambio mai, ma lui continua a farmeli. Non sono oggetti di valore ma oggetti che hanno qualcosa di personale, oggetti particolari che lui ha cercato sulla base di qualche cosa che io ho detto e che lui non ha dimenticato, per esempio avevo parlato delle vecchie caffettiere napoletane di alluminio, di quelle degli anni ’50, e lui me ne ha regalata una. Che cosa avrei dovuto fare? Restituirgli i regali e dirgli che non aveva senso insistere con quelle cose? Io non sono stato capace di farlo. Quando chattiamo io cerco di allungare le pause, e lui mi aspetta anche per ore, io vedo che è ancora lì, che non se ne è andato e allora riprendo la conversazione, che non è sgradevole, ma da parte mia è forzata, o almeno un po’ forzata. Ho paura che stia sviluppando una dipendenza e non so che fare, perché non vorrei proprio fargli male. Tempo fa mi mandava un sms di buongiorno e uno di buonanotte, un po’ come fanno gli innamorati. Le prime volte gli rispondevo, poi ho cominciato a non rispondere e ha smesso, ma ho avuto la netta sensazione di fare una cosa cattiva. A me non costava nulla andare avanti coi messaggi, ma quei messaggi, per lui, significavano altro. Ho pensato che forse la cosa migliore sarebbe proprio parlare chiaro e dirgli che lo vedo come amico, cosa che gli ho già detto molte volte in modo più o meno esplicito, lui pensa che dall’amicizia possa anche svilupparsi altro, ma io però so che non si svilupperà proprio nulla. Project, sembrerà brutale, ma se uno non ti piace fisicamente, se lo senti e lo vedi spesso e non hai mai fatto fantasie su di lui, come fai a credere che possa diventare il tuo ragazzo? L’aspetto fisico conta e molto. Stare con lui e fare fantasie su altri ragazzi sarebbe proprio il modo peggiore di stare con lui, però penso che alla fine succederebbe proprio così. Non posso forzarmi a provare una relazione alla quale non mi sento portato istintivamente, lui si accorgerebbe che è una forzatura e sarebbe ancora peggio. Devo confessarti, Project, che l’idea di provare comunque mi è anche venuta perché penso che lui farebbe di tutto per avermi vicino, in qualche modo si adatterebbe a me, finirebbe per accettare qualsiasi cosa, ma io non voglio che succedano cose simili, non ci sarebbe quella parità all’interno della coppia che penso sia assolutamente fondamentale. Insomma, è proprio un momento critico, so di non potere andare avanti ancora per molto tempo coi rinvii, so che devo decidere e che devo decidere presto. Mi sento proprio spaccato in due, io so che è un bravo ragazzo, ma non posso fingere di esserne innamorato e non posso nemmeno cominciare un rapporto del tutto squilibrato perché alla fine il danno lo farei anche a lui. Lui è anche un bel ragazzo, anche se non è per niente il mio tipo, e ci sono degli amici comuni che probabilmente vorrebbero richiamare la sua attenzione, ma lui ormai pensa solo a me e ogni altra ipotesi è per lui totalmente impossibile. Non mi trovo in una bella situazione. Non voglio fare male a quel ragazzo ma non ne sono innamorato e non so come uscirne senza fare danni. Ti sarei grato se mi facessi sapere che cosa ne pensi. Se vuoi pubblica la mail, in fondo penso che il mio problema sia abbastanza diffuso e forse riflettere su queste cose può essere utile anche per altri.
Ti saluto e aspetto la tua mail.
Christian
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lunedì 9 ottobre 2017
GAY E PRETI GAY
Caro Project,
ho visto che ultimamente l’attività del forum è molto calata. Spero che tu abbia la possibilità di rispondermi perché sul tuo forum ho letto molte cose interessanti sui gay, cose molto diverse da quelle che avevo sentito per anni e che sento ancora oggi.
Ho 23 anni, sul fatto che sono gay non ho alcun dubbio, in pratica l’ho sempre saputo, non sapevo che quel mio modo di essere fosse l’omosessualità, di questo ho preso coscienza qualche anno fa, più o meno a 15 anni. Attualmente studio Ingegneria, gli studi vanno bene e non sono molto lontano dalla laurea. Trovare lavoro sarà un problema, ma nel mio settore, per fortuna c’è poca gente e qualche possibilità esiste ancora, ma sono tutte cose che dovrò affrontare dopo.
Non sono pubblicamente dichiarato, anzi direi che non sono dichiarato affatto e questo mi condiziona un po’. In ogni caso non posso rischiare, né all’università, né a casa mia. All’università si parla solo di studio o di ragazze (ma poco), non ho mai sentito nulla di gay, nemmeno barzellette, l’argomento non esiste proprio, poi nel mio corso siamo veramente pochi, al massimo una quindicina, e non è l’ambiente giusto per trovarsi amici, anche perché tra noi la collaborazione è solo formale, anche se nessuno lo ammette esplicitamente, c’è una corsa a mettersi in evidenza e ognuno ha le sue mire non dichiarate ma evidenti, perché l’ambiente della nostra facoltà è molto legato all’industria e i professori sono in pratica un ottimo trampolino di lancio verso un lavoro di alto livello. Si studia molto, la facoltà è considerata ottima e lo è realmente, ma l’ambiente umano è concorrenziale e nella sostanza ben poco amichevole.
I miei genitori hanno meno di 55 anni, si sono sposati giovani. Ma con loro non ho molto dialogo. In pratica li tengo a distanza, quando capita l’occasione di parlare un po’ preferisco raccontare stupidaggini o cose dell’università delle quali in fondo non mi importa nulla. Non so se si siano mai fatti domande sul fatto che non ho mai avuto una ragazza, dato che i miei cosiddetti amici hanno tutti la ragazza. In ogni caso i miei non fanno domande. Da qualche frammento di telefonata tra mia madre e mia zia posso dedurre che secondo mia madre ho rinviato l’idea di farmi una ragazza a dopo la laurea, questo però significa che lei ha notato qualcosa di anomalo, ma non solo, significa anche che ne ha parlato con la sorella, il che mi dà veramente fastidio. Mio padre è un tipo un po’ diverso ma è succube di mia madre e, forse mi sbaglio, ma ho pensato che questo fatto sia una delle ragioni della mia omosessualità: io non voglio essere succube di nessuno. La dipendenza di mio padre da mia madre, secondo me, ha qualcosa di eccessivo, di patologico. Resta comunque il fatto che non ha senso provare a fare un discorso chiaro né con mio padre né con mia madre, quindi il problema non si pone proprio.
Ho passato le mie fasi di interesse per la pornografia, anche esagerato, ma poi l’interesse è calato. Più che di sesso avevo bisogno di un amico vero che mi somigliasse un po’, parlo di un amico gay, se poi non fosse rimasta solo amicizia sarebbe stato certamente meglio, ma non mi sembrava una cosa indispensabile. All’università non ci provo nemmeno, perché i rischi sono troppi e poi lì si recita come in teatro. Ho provato le chat, quelle un po’ hard ma erano veramente uno squallore.
dopo un po’, praticamente per caso, una domenica mattina ho accompagnato i miei genitori alla messa. Tempo fa, diciamo fino a tre anni fa, frequentavo gli ambienti della parrocchia e il clima mi era abbastanza familiare. I miei conoscono il parroco da anni e si sono messi a parlare con lui. Io mi sono seduto su un gradino ad aspettarli e ho visto un gruppetto di ragazzi che giocavano a pallone, più o meno una dozzina di ragazzi, ma non erano ragazzini, potevano avere più o meno la mia età. Uno di quei ragazzi ha attirato subito la mia attenzione, sorrideva, anzi rideva in modo molto diretto, era un bel ragazzo, alto, magro coi capelli castano chiaro, lisci, corti ma non cortissimi, per un attimo abbiamo incrociato gli sguardi e per me è stato come un fulmine. Aveva occhi bellissimi, sembrava proprio un ragazzo felice. Ma la cosa è finita lì, sono arrivati i miei e siamo andati a casa, ma io ho continuato a pensare a quel ragazzo. Poi è ricominciata la settimana di studio e ho finito per pensare ad altro.
La domenica successiva mi sono offerto io di accompagnare i miei genitori alla messa, proprio perché speravo di rivedere quel ragazzo. Finita la messa ho gettato uno sguardo nel cortile e il ragazzo c’era, stava seduto su un gradino a parlare con altri ragazzi, mi ha visto e mi ha fatto un cenno con la mano, io ho risposto allo sesso modo, evidentemente si ricordava di me. Poi sono andato via ed è passata un’altra settimana.
Insomma, io ho ripreso ad andare alla messa e dopo qualche settimana ho cominciato a scambiare anche qualche parola con quel ragazzo, che chiamerò Luca. Mi sentivo a mio agio, era molto diretto e nello stesso tempo non invadente e poi sorrideva. Abbiamo cominciato a salutarci con una stretta di mano, lui stringeva forte ed era una bella sensazione.
Una domenica, e non la dimenticherò mai, dovevamo andare in Umbria a casa di mia nonna e siamo andati a messa la mattina alle 7.00 alla prima messa e mi è preso quasi un infarto quando ho visto uscire dalla sacrestia Luca con i paramenti addosso, che veniva a dire messa. Luca è un prete, non lo avevo minimamente sospettato. In chiesa c’era poca gente e Luca ha fatto una breve predica che mi è rimasta in mente. L’idea di fondo era il non giudicare perché noi vediamo solo le apparenze e non il cuore delle persone. Quella predica, però, applicata a Luca, mi portava a chiedermi quale fosse l’apparenza e che cosa ci fosse nel suo cuore. Certo nel vedere che Luca era un prete ci sono rimasto scioccato. Ho continuato ad andare alla messa ma ho evitato di cercarlo. Alla fine è stato lui a cercare me.
Francamente temevo che mi cercasse per, diciamo così, ricondurmi all’ovile, ma non avevo l’impressione che la finalità fosse questa, piano piano, molto lentamente, è nata una vera amicizia, ovviamente mi guardavo bene dal raccontargli di me ma mi accorgevo che lui stava bene con me e cercava la mia compagnia. Lui viveva nella parrocchia, curava le attività coi ragazzi e il Parroco si fidava molto di lui ma lo teneva anche sotto controllo, mi ha detto che avrebbe voluto una sera andare a prendere una pizza con me ma che non poteva perché si sentiva controllato, ed era un discorso strano.
Un giorno mi chiama e mi dice che la nonna sta molto male e che deve andare a trovarla subito in un paese in provincia di Varese, mi chiede se sono disposto ad andare con lui fino a Milano. Io gli dico di sì e gli dico che lo avrei accompagnato in macchina, perché arrivare a Milano è facile ma arrivare da Milano al paese poteva essere molto difficile. Ho avvisato i miei e sono partito con Luca alle undici del mattino. Il viaggio era lungo e in macchina eravamo soli, e così è stato quasi inevitabile che si arrivasse a parlare del nostro privato. Lui non mi ha chiesto se avevo una ragazza. Io gli ho detto semplicemente: “bisogna che te lo dica: io sono gay.” E lui mi ha risposto: “anche io.” Poi è seguito un lungo silenzio.
Abbiamo parlato molto, mi ha raccontato della sua vita, mi ha raccontato che voleva fare qualcosa di buono e che non si è fatto prete per scappare a qualcosa ma per trovare qualcosa, mi ha detto che era felice, che in seminario ne aveva parlato col padre spirituale e che quello lo aveva incoraggiato ad andare avanti e a non lasciare la strada intrapresa. Mi ha detto anche che era molto contento di parlare con me e che per lui era come una liberazione, perché poteva essere se stesso come non gli era mai successo.
Mi sono guardato molto bene dal dire a Luca che mi ero innamorato di lui, perché lo avrei messo in gravi difficoltà, dentro di me non nego di aver provato qualche momento di amarezza e di essermi posto molte domande. Luca pensava veramente le cose che diceva o le diceva perché in qualche modo doveva dirle? Certo sembrava contento di essere prete e penso che lo fosse realmente, ma qualche volta anche avere un compagno di vita vicino può essere fondamentale, specialmente quando gli anni cominciano a passare.
Gli ho raccontato di me, praticamente tutto, omettendo solo il fatto che mi sono innamorato di lui e penso che anche lui mi abbia raccontato praticamente tutto di sé, omettendo il fatto che si è innamorato di me. Ma in una situazione simile che cosa si può fare?
Siamo arrivati a Varese la sera, non siamo andati al paese, perché la nonna era stata ricoverata in ospedale in città. Siamo andati a trovarla. Luca le ha portato la comunione, ma stava meglio e i dottori pensavano di dimetterla in pochi giorni. Dovevamo tornare indietro, mi sarebbe piaciuto fermarci in albergo per parlare un po’ e ripartire l’indomani mattina, ma ho finito per proporre io di partire subito perché non volevo metterlo in difficoltà. Siamo ripartiti.
Il viaggio è stato molto bello, sembravamo proprio una coppia gay, stavamo benissimo, ma in fondo avevamo scelto entrambi di omettere la cosa fondamentale e cioè quel “mi sono innamorato di te” che avrebbe potuto sconvolgere la le nostre vite. Ho guidato tutta la notte e la mattina presto Luca era di nuovo in parrocchia. Il parroco ha visto che siamo rientrati subito e ora si fida di me.
Ogni tanto, più o meno una volta al mese, vado a prendere una pizza con Luca. Certo la situazione è strana, ma lo vedo contento e la cosa allontana da me qualunque altro pensiero. Abbiamo anche parlato di cose gay, qualche volta, ma sempre in modo molto astratto e soprattutto non abbiamo mai parlato di noi.
È strana questa storia e posso dirti che tra le tante ipotesi che avevo fatto per il mio futuro questa proprio non l’avevo mai presa in considerazione. Adesso vado avanti così, mi basta vedere Luca sereno, anche se ho tanta paura che le cose possano cambiare da un momento all’altro.
Se vuoi, pubblica la mail (Ovviamente il paese non era in provincia di Varese!).
C. C.
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venerdì 18 agosto 2017
MALINCONIE E NOSTALGIE GAY
Caro Project,
ti racconto la mia storia, spero che tu abbia la pazienza di ascoltarmi e di rispondermi e so che lo farai.
Ho 36 anni, non sono bellissimo ma a stento passabile, non sono al top in niente. Per fortuna ho un lavoro fisso, niente di che, ma almeno mi permette di andare avanti. Vivo a casa dei miei genitori, forse con un po’ di sforzo potrei anche arrivare a vivere da solo, ma non ho una vera ragione per andarmene da casa. I miei sono ormai vecchi ma sono brave persone e mi hanno voluto bene. Non so che cosa hanno capito di me, ma a casa vige la regola che c’era nell’esercito americano: don’t ask, don’t tell. E non credo che sia per non mettere me in difficoltà, i miei non mi hanno fatto mai domande su questi argomenti, nemmeno quando avevo 14 anni. La mia vita non è stata molto caratterizzata dal fatto di essere gay, un po’ di porno, ma non ho mai avuto la fissa, un po’ di ricerca di notizie in rete, ma mai chat o siti di incontri. Fino a 25 anni non avevo mai conosciuto un gay di persona. Facevo la mia vita, le cose gay erano più il contorno che il centro della mia vita, erano, diciamo così, il proibito e non certo il quotidiano. Le cose sono cambiate a Natale del 2007. Tramite dei compagni di lavoro avevo conosciuto una compagnia di amici e mi ero unito a loro anche se molto riluttante, perché c’erano diverse ragazze intraprendenti che pensavo mi potessero mettere in difficoltà. Io stavo ai margini del gruppo, uscivo con loro ma non mi sentivo veramente coinvolto, poi si è unito al gruppo anche un ragazzo più giovane di noi, che aveva all’epoca vent’anni, e che chiamerò Luca, era un bel ragazzo ma francamente, all’inizio, lo sentivo lontanissimo e lo tenevo a distanza come tutti gli altri. Una ragazza provò a rompere il ghiaccio con Luca, ma le risposte di Luca non erano standard, lui la teneva a distanza, giocava un po’ con lei ma non si faceva coinvolgere. Luca aveva anche un’altra caratteristica che mi intrigava molto, diversamente da tutti gli altri, non raccontava i fatti suoi a tutti e non raccontava nemmeno i fatti degli altri. Piano piano ho cominciato a scambiare qualche sguardo di intesa con Luca, non parlavamo nemmeno, ma io approvavo quello che faceva lui e lui approvava quello che facevo io, è andata avanti così per qualche settimana, poi è cominciato un timidissimo colloquio nel quale non dicevamo quasi nulla di noi, ma parlavamo d’altro per il solo piacere di parlare tra noi. Una sera lo vedo nervosissimo, provo a parlarci, ma reagisce male, io non mi faccio smontare e insisto, alla fine, mi dice che un tipo lo ha minacciato. Io resto perplesso e cerco di capire qualcosa in più, il dialogo è difficilissimo. Cerco di vederci chiaro ma lui non si spiega, è reticente, cade in contraddizione. Sono molto allarmato e gli dico che bisogna fare la denuncia e non sopportare le minacce senza fare nulla, ma in realtà non so perché è stato minacciato né da chi. Continuiamo a parlare e alla fine mi dice che si è inventato tutto, al che mi arrabbio proprio, ed è una cosa che mi capita di rado. Non si giustifica neppure, mi dice solo ciao e se ne va, e io resto col dubbio. Il giorno appresso cerco di insistere, ci vediamo, mi fa parlare molto ma lui parla pochissimo, io cerco di insistere e mi dice: “ma tu perché ti interessi tanto a me?” Io esito prima di rispondere e lui mi chiede: “sei gay?” e gli dico di sì, e mi risponde che non c’è bisogno di fare tutta quella manfrina, che se voglio fare sesso con lui a lui sta bene. Mi prende in contropiede e mi verrebbe di sparire all’istante, ma gli rispondo che forse sarà per il sesso, ma certo non è solo per quello, ma in ogni caso a lui ci tengo. Mi risponde: “se vuoi fare sesso ok, altrimenti sparisci, non voglio persone che fanno solo chiacchiere!” Io aspetto qualche secondo prima di rispondere ma lui non aspetta, si gira e se ne va. Non c’è bisogno di dire che ci resto malissimo, ma sono quasi contento che sia finita così. Me ne torno a casa distrutto ma con la convinzione che per Luca non posso fare nulla. Un paio di giorni dopo suona al mio citofono e mi dice solo: “scendi”. Io scendo e comincio a parlare ma mi blocca subito, mi dice: “Mi hai fatto passare la voglia di parlare con te” e se ne va. Dopo altre due o tre scene di questo genere mi mette di fronte ad un’alternativa: fare sesso con lui o sparire, gli dico che ho paura dell’aids e mi dice: “ma anche sesso non pericoloso” e finisce che ce ne andiamo in un posto di campagna e ci masturbiamo reciprocamente. Mi chiede se per me era la prima volta, gli dico di sì. Mi aspetto che sia finito tutto lì e invece non è così: cominciamo a parlare e restiamo a parlare fino alla mattina dell’indomani. Quando la mattina appresso sono andato a lavorare, a parte la stanchezza avevo mille idee per la testa. Mi aveva detto tantissime cose di sé e molte non erano cose buone, in pratica mi aveva presentato anche il lato peggiore di sé, o almeno quello che lui considerava tale, cioè il fatto che a suo dire era ossessionato dal sesso ma non riusciva mai ad innamorarsi di nessuno. Mi aveva detto di non prenderlo sul serio perché al di là del sesso a lui di me non interessava proprio nulla. Sul momento ho pensato che aveva messo tanti ragazzi in grossi problemi e che non avrebbe dovuto assolutamente farlo, ma lui diceva a loro di non fidarsi di lui, loro invece si fidavano e credevano di poterlo gestire a loro piacimento e lui questo non lo sopportava e allora cominciava a giocare con loro, li illudeva e poi li deludeva pesantemente con qualche commento tagliente o magari non presentandosi agli appuntamenti e non rispondendo al telefono. Luca non è una ragazzo gioviale, è invece molto ispido e aggressivo, anche se mai fino a fare veramente male. Beh, nonostante tutto questo me ne ero innamorato, anche se sapevo che non avrei avuto nessuna possibilità. Per lunghi periodi lo sentivo di meno, perché si trovava un ragazzo e cercava di costruirci qualcosa, poi si faceva risentire in certi momenti di depressione che mettevano paura. Il sesso era ormai una specie di escamotage per arrivare a parlare un po’, non succedeva spesso, ma quando succedeva era una cosa serissima. Ho cercato di trattarlo sempre bene e di essere sempre disponibile, e anche lui, tutto sommato, penso che ci abbia messo un po’ di buona volontà per trattarmi con rispetto. Dal mese di gennaio non l’ho più sentito, il che può anche essere una cosa buona perché potrebbe avere trovato una sua stabilità con un ragazzo ma io ho comunque il timore che la depressione possa metterlo in situazioni veramente difficili. Adesso non so che fare, se cercalo o lasciare andare tutto così. In fondo io per lui non ho fatto niente. Un po’ mi manca, ma per l’altro verso penso di non poter entrare veramente nel suo mondo, o meglio non credo di poterlo veramente portare a qualcosa di positivo, che poi sarebbe qualcosa di positivo solo dal mio punto di vista, ma con ogni probabilità non dal suo, che comunque non riesco a capire del tutto. Mi dovrei muovere per primo? Gli farebbe piacere o magari potrei stare solo lì a ricordargli cose vecchie che per lui non hanno più senso. In certi momenti ho provato con lui il senso di una comunicazione totale, ma sono stati momenti rarissimi. Mi sento un po’ in colpa per il mio non fare nulla, ma ho anche paura di entrare in un rapporto che poi non riuscirei a gestire. I miei sembrano ripensamenti tardivi e forse lo sono, mi basterebbe sapere che sta bene ma mi immalinconisco nell’immobilismo. Tu che faresti al mio posto?
Aspetto la tua risposta.
A. A.
ti racconto la mia storia, spero che tu abbia la pazienza di ascoltarmi e di rispondermi e so che lo farai.
Ho 36 anni, non sono bellissimo ma a stento passabile, non sono al top in niente. Per fortuna ho un lavoro fisso, niente di che, ma almeno mi permette di andare avanti. Vivo a casa dei miei genitori, forse con un po’ di sforzo potrei anche arrivare a vivere da solo, ma non ho una vera ragione per andarmene da casa. I miei sono ormai vecchi ma sono brave persone e mi hanno voluto bene. Non so che cosa hanno capito di me, ma a casa vige la regola che c’era nell’esercito americano: don’t ask, don’t tell. E non credo che sia per non mettere me in difficoltà, i miei non mi hanno fatto mai domande su questi argomenti, nemmeno quando avevo 14 anni. La mia vita non è stata molto caratterizzata dal fatto di essere gay, un po’ di porno, ma non ho mai avuto la fissa, un po’ di ricerca di notizie in rete, ma mai chat o siti di incontri. Fino a 25 anni non avevo mai conosciuto un gay di persona. Facevo la mia vita, le cose gay erano più il contorno che il centro della mia vita, erano, diciamo così, il proibito e non certo il quotidiano. Le cose sono cambiate a Natale del 2007. Tramite dei compagni di lavoro avevo conosciuto una compagnia di amici e mi ero unito a loro anche se molto riluttante, perché c’erano diverse ragazze intraprendenti che pensavo mi potessero mettere in difficoltà. Io stavo ai margini del gruppo, uscivo con loro ma non mi sentivo veramente coinvolto, poi si è unito al gruppo anche un ragazzo più giovane di noi, che aveva all’epoca vent’anni, e che chiamerò Luca, era un bel ragazzo ma francamente, all’inizio, lo sentivo lontanissimo e lo tenevo a distanza come tutti gli altri. Una ragazza provò a rompere il ghiaccio con Luca, ma le risposte di Luca non erano standard, lui la teneva a distanza, giocava un po’ con lei ma non si faceva coinvolgere. Luca aveva anche un’altra caratteristica che mi intrigava molto, diversamente da tutti gli altri, non raccontava i fatti suoi a tutti e non raccontava nemmeno i fatti degli altri. Piano piano ho cominciato a scambiare qualche sguardo di intesa con Luca, non parlavamo nemmeno, ma io approvavo quello che faceva lui e lui approvava quello che facevo io, è andata avanti così per qualche settimana, poi è cominciato un timidissimo colloquio nel quale non dicevamo quasi nulla di noi, ma parlavamo d’altro per il solo piacere di parlare tra noi. Una sera lo vedo nervosissimo, provo a parlarci, ma reagisce male, io non mi faccio smontare e insisto, alla fine, mi dice che un tipo lo ha minacciato. Io resto perplesso e cerco di capire qualcosa in più, il dialogo è difficilissimo. Cerco di vederci chiaro ma lui non si spiega, è reticente, cade in contraddizione. Sono molto allarmato e gli dico che bisogna fare la denuncia e non sopportare le minacce senza fare nulla, ma in realtà non so perché è stato minacciato né da chi. Continuiamo a parlare e alla fine mi dice che si è inventato tutto, al che mi arrabbio proprio, ed è una cosa che mi capita di rado. Non si giustifica neppure, mi dice solo ciao e se ne va, e io resto col dubbio. Il giorno appresso cerco di insistere, ci vediamo, mi fa parlare molto ma lui parla pochissimo, io cerco di insistere e mi dice: “ma tu perché ti interessi tanto a me?” Io esito prima di rispondere e lui mi chiede: “sei gay?” e gli dico di sì, e mi risponde che non c’è bisogno di fare tutta quella manfrina, che se voglio fare sesso con lui a lui sta bene. Mi prende in contropiede e mi verrebbe di sparire all’istante, ma gli rispondo che forse sarà per il sesso, ma certo non è solo per quello, ma in ogni caso a lui ci tengo. Mi risponde: “se vuoi fare sesso ok, altrimenti sparisci, non voglio persone che fanno solo chiacchiere!” Io aspetto qualche secondo prima di rispondere ma lui non aspetta, si gira e se ne va. Non c’è bisogno di dire che ci resto malissimo, ma sono quasi contento che sia finita così. Me ne torno a casa distrutto ma con la convinzione che per Luca non posso fare nulla. Un paio di giorni dopo suona al mio citofono e mi dice solo: “scendi”. Io scendo e comincio a parlare ma mi blocca subito, mi dice: “Mi hai fatto passare la voglia di parlare con te” e se ne va. Dopo altre due o tre scene di questo genere mi mette di fronte ad un’alternativa: fare sesso con lui o sparire, gli dico che ho paura dell’aids e mi dice: “ma anche sesso non pericoloso” e finisce che ce ne andiamo in un posto di campagna e ci masturbiamo reciprocamente. Mi chiede se per me era la prima volta, gli dico di sì. Mi aspetto che sia finito tutto lì e invece non è così: cominciamo a parlare e restiamo a parlare fino alla mattina dell’indomani. Quando la mattina appresso sono andato a lavorare, a parte la stanchezza avevo mille idee per la testa. Mi aveva detto tantissime cose di sé e molte non erano cose buone, in pratica mi aveva presentato anche il lato peggiore di sé, o almeno quello che lui considerava tale, cioè il fatto che a suo dire era ossessionato dal sesso ma non riusciva mai ad innamorarsi di nessuno. Mi aveva detto di non prenderlo sul serio perché al di là del sesso a lui di me non interessava proprio nulla. Sul momento ho pensato che aveva messo tanti ragazzi in grossi problemi e che non avrebbe dovuto assolutamente farlo, ma lui diceva a loro di non fidarsi di lui, loro invece si fidavano e credevano di poterlo gestire a loro piacimento e lui questo non lo sopportava e allora cominciava a giocare con loro, li illudeva e poi li deludeva pesantemente con qualche commento tagliente o magari non presentandosi agli appuntamenti e non rispondendo al telefono. Luca non è una ragazzo gioviale, è invece molto ispido e aggressivo, anche se mai fino a fare veramente male. Beh, nonostante tutto questo me ne ero innamorato, anche se sapevo che non avrei avuto nessuna possibilità. Per lunghi periodi lo sentivo di meno, perché si trovava un ragazzo e cercava di costruirci qualcosa, poi si faceva risentire in certi momenti di depressione che mettevano paura. Il sesso era ormai una specie di escamotage per arrivare a parlare un po’, non succedeva spesso, ma quando succedeva era una cosa serissima. Ho cercato di trattarlo sempre bene e di essere sempre disponibile, e anche lui, tutto sommato, penso che ci abbia messo un po’ di buona volontà per trattarmi con rispetto. Dal mese di gennaio non l’ho più sentito, il che può anche essere una cosa buona perché potrebbe avere trovato una sua stabilità con un ragazzo ma io ho comunque il timore che la depressione possa metterlo in situazioni veramente difficili. Adesso non so che fare, se cercalo o lasciare andare tutto così. In fondo io per lui non ho fatto niente. Un po’ mi manca, ma per l’altro verso penso di non poter entrare veramente nel suo mondo, o meglio non credo di poterlo veramente portare a qualcosa di positivo, che poi sarebbe qualcosa di positivo solo dal mio punto di vista, ma con ogni probabilità non dal suo, che comunque non riesco a capire del tutto. Mi dovrei muovere per primo? Gli farebbe piacere o magari potrei stare solo lì a ricordargli cose vecchie che per lui non hanno più senso. In certi momenti ho provato con lui il senso di una comunicazione totale, ma sono stati momenti rarissimi. Mi sento un po’ in colpa per il mio non fare nulla, ma ho anche paura di entrare in un rapporto che poi non riuscirei a gestire. I miei sembrano ripensamenti tardivi e forse lo sono, mi basterebbe sapere che sta bene ma mi immalinconisco nell’immobilismo. Tu che faresti al mio posto?
Aspetto la tua risposta.
A. A.
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domenica 5 febbraio 2017
QUESTI LEONI – Romanzo gay 1986
Vi comunico che, in data 5 Febbraio 2016, la Biblioteca di Progetto Gay si è arricchita di un nuovo volume: “Questi Leoni” Romanzo Gay, scritto nel 1986.
Il volume si può scaricare, senza nessuna formalità e ovviamente gratuitamente, dalla Home del Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/ (nella sezione “La Biblioteca di Progetto Gay”, basta scorrere ha Home).
Sarò grato a chiunque vorrà farmi pervenire commenti (tramite Forum, o via mail, all’indirizzo reperibile sempre sulla home del Forum: “Contatta Project”), o vorrà indicarmi errori o oscurità ancora presenti nel testo.
Il romanzo racconta la vera storia d’amore e di amicizia di due ragazzi.
Non faccio anticipazioni per non togliere al lettore il piacere della scoperta.
Buona lettura.
lunedì 7 novembre 2016
AMORE OMOSESSUALE E AMICIZIA TEDESCA SECONDO RAFFALOVICH
Il breve capitolo di “Uranismo e Unisessualità”, intitolato “l’amicizia tedesca”, che vi presento oggi, è un autentico gioiello. In esso Raffalovich, con estrema finezza intellettuale definisce che cosa egli intenda per amicizia tedesca: si tratta di un’amicizia “che non ha paura né delle parole, né delle confessioni, né dei gesti, né delle maldicenze.”
La letteratura tedesca è ricchissima di scambi epistolari tra omosessuali di alto profilo culturale; questi documenti sono stati pubblicati in Germania senza censura perché il linguaggio e i concetti di fondo sono del tutto simili a quelli di analoghi epistolari eterosessuali.
Certo, in Inghilterra, in nome di una falsa morale, si sarebbe trovato qualche giudice ben pensante pronto ad imporre la censura per non corrompere la gioventù! Raffalovich cita dei bellissimi brani di lettere scambiate tra Schleiden (padre di Rudolph Schleiden) e il suo amico Beyer. Sia Schleiden che Beyer si sposarono ed ebbero figli, ma le loro lettere sono in sostanza lettere d’amore.
L’intelligenza di entrambi fu di non nascondere i loro sentimenti ai figli “perché i figli potessero ereditare l’amore e l’amicizia dei padri.” Sarà proprio Rudolph Schleiden nel 1886 a pubblicare le lettere e a manifestare il proprio orgoglio di essere figlio di un tale padre.
Ma lasciamo la parola a Raffalovich.
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L’AMICIZIA TEDESCA
Avevo raccolto dei documenti sull’espressione viva e toccante di un’amicizia che vorrei chiamare tedesca, è l’amicizia che non ha paura né delle parole, né delle confessioni, né dei gesti, né delle maldicenze. Stavo conducendo questo studio con l’aiuto di tutti i grandi nomi della Germania, le lettere ferventi di Frédéric Schlegel, di Schiller (lettere filosofiche tra Julius e Raphael) e degli altri, con l’aiuto dei romanzi, da quelli di Jean Paul fino a quelli di Suderman e di Wilbrandt, intendevo riassumere e analizzare interi settori della mia biblioteca, Hamann, Gleim, Acim von Arnim, Clemens Brentano, Liebig, Heinrich von Kleist, ecc. ecc..
Intendevo spiegare come le lettere degli uranisti superiori avessero potuto essere pubblicate integralmente senza scioccare, perché gli uranisti superiori non si esprimono in modo diverso dalla maggior parte degli eterosessuali moderni. E mi chiedevo come avrei fatto per avere il tempo e lo spazio necessario. Un libro viene in mio soccorso, ed esso soltanto dirà tutto quello che io ho da dire.
Nel 1886, è stato pubblicato il primo volume delle memorie di Rudolph Schleiden, memorie interessanti sotto molti punti di vista, e soprattutto per quelli che sono a conoscenza della storia contemporanea dello Schleswig-Holstein. Venendo da una famiglia dalla quale è ben contento di provenire, da genitori che venera, Rudolph Schleiden comincia col raccontare la vita di suo padre, e un episodio della giovinezza paterna esemplificherà in modo molto concreto l’amicizia che io chiamo tedesca.
Schleiden padre aveva 22 anni quando fece la conoscenza del suo amico Beyer. Beyer sposò più tardi la figlia di Kosegarten.[1] Rudolph Schleiden cita alcune lettere di Beyer, perché esse caratterizzano i due amici e perché mostrano quanto suo padre fosse amabile e amato. Trascrivo qui, sintetizzando, alcuni frammenti:
“Mi manchi molto. Non mi resta altro che la gioia di poter parlare di te. Kosegarten diceva ieri a tavola: È un peccato che Schleiden sia partito. Se tornasse mi farebbe piacere. – No, ho detto io. Non a me: lui non mi farebbe piacere, ma se potessi godermi il suo suonare (il piano) e il suo canto, lui potrebbe starsene lontano quanto vuole. Il mio sentimento per l’arte e il mio disinteresse sono stati lodati. Non sapevano che io pensavo tutt’altro… Ultimamente abbiamo avuto a casa un sacco di gente. Queste persone si stupivano di vedermi così zelante vicino a Lotte. Loro non sapevano che tu stavi tra me e Lotte. Lei diceva che io ti avevo procurato dolore parecchie volte. Te l’ho procurato, caro? Questo mi dispiacerebbe e comunque mi riempirebbe il cuore di gioia. Perché solo se tu mi ami io ho potuto farti del male.”
“20 Ottobre[2] – La signora Kosegarten ha detto: Che peccato che il sig. Schleiden non sia qui. – Io mi sono messo al piano e ho cantato l’Adelaide e ho suonato e cantato la tua canzone. Teodoro mi ha ringraziato, soltanto, lui mi ha detto che mi mancava la tua profondità … Tu verrai! Questa è la mia preghiera al mattino e alla sera. Ti chiedi come posso tenere ad un uomo come te? Non lo capisco nemmeno io. Vieni, dunque, e ti dirò la ragione. Perché hai del denaro, se non serve per venire qui? Dio te lo ha dato per questo, non per sprecarlo a Berlino…”
“25 Novembre. – Mi chiedi se si parla ancora di te? O vanità, il tuo nome è Schleiden! Sì, veramente si parla ancora di te, ed è proprio a me che questo dà più fastidio. Schleiden, e sempre Schleiden, e niente altro che Schleiden, non ho forse detto più tardi di ieri: che bisogna fare per fare una tale impressione? Bisognerebbe essere altrettanto carino e cantare altrettanto bene ha detto qualcuno. Allora io corro al piano come un folle, mi metto a cantare come te, tanto come te che questo mi ha fatto paura. Avrei potuto gettarmi al tuo collo. Quando si celebrano le tue lodi io contraddico tutti, perché io ti amo troppo, e ti critico per farmi confutare dagli altri. E allora, mandami il tuo ritratto. Che bestia che sono! Perché non ho preso il tuo ritratto. So bene che aspetto hai, e ultimamente in una discussione ho negato violentemente che tu avessi begli occhi, ho ammesso solo che la tua bocca era passabile. Ma vorrei tanto averti con me.”
Nel mese di marzo, Schleiden e Beyer trascorsero qualche giorno insieme. Il giorno della partenza di Schleiden, Beyer gli scrisse:
“Stamattina, tanto sei stato al piano, piccolo mio, che non ti ho mai visto. Là tu ti sei immedesimato in me e nessuna scorza ti potrà nascondere. So che è una follia, ma perché hai cantato così? Io sto per partire. Tu verso occidente, io verso oriente. Tu verso il sole, io in direzione contraria. Parto oggi per Jasmund.”
Il 29 marzo scrisse: “ Ultimamente stavo ad Arcona. Non mi è piaciuta. È lì che siamo andati insieme all’inizio, e dove mi sei diventato molto caro. Anche l’albergo era così vuoto, così vuoto…”
Sedici anni dopo, Beyer scrisse a Schleiden, esprimendo il desiderio di rivedersi, di rivedersi ancora una volta e, se possibile, di lasciare che i figli ereditino l’amore e l’amicizia dei genitori.
Quando ci si preoccupa di liberare l’immagine, l’illusione dell’amico assente dal sentimento che si mescola al pudore, per difenderla contro gli indifferenti, quando ci si preoccupa dell’infantilismo del denigrare l’amico per sentirlo lodare, portare alla stelle, quando si pensa a questi slanci di giovani cuori che non dimenticano troppo la loro giovinezza, e quando si sa quello che un pubblico inglese, dei giornalisti inglesi, delle spose inglesi, dei giudici inglesi direbbero di questa corrispondenza piamente pubblicata dai figli, ci si domanda se il terrore inglese non finisca per spingere all’inversione più della fiducia tedesca.
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[1] Persona molto distinta.
[2] Più o meno un mese dopo.
[2] Più o meno un mese dopo.
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