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giovedì 20 ottobre 2016

PRATICHE E FANTASIE OMOSESSUALI SECONDO RAFFALOVICH

Il capitolo di “Uranismo e Unisessualità” che Vi presento oggi, “Soddisfazioni sessuali”, esamina le pratiche e le fantasie sessuali degli omosessuali e cerca di spiegarne la genesi. Il coito anale non è sostanzialmente trattato. Raffalovich sostiene che è una cosa piuttosto rara tra gli omosessuali. Molto spazio è dedicato invece al sesso orale e alla masturbazione. Va sottolineato che oggi si tende a considerare masturbazione e onanismo come sinonimi. Raffalovich distingue un onanismo psichico, in cui la fantasia sessuale è lasciata libera ma non si arriva all’orgasmo, e un onanismo fisico, questo sì equivalente alla masturbazione, in cui invece si arriva all’orgasmo. È significativo che, secondo un modello già da lui sperimentato, Raffalovich usi paragonare e mettere sullo stesso livello comportamenti analoghi sia in campo omosessuale che in campo eterosessuale. Il brano riportato di seguito si conclude con un’analisi del significato degli odori nell’ambito della sessualità, l’argomento è trattato con i mezzi tipici della fine dell’800 ma non è privo di interesse.
Ma lasciamo la parola all’autore.
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SODDISFAZIONI UNISESSUALI


Non basta enumerare le diverse soddisfazioni unisessuali; solo il loro studio psicologico spiegherà come la sodomia estrema e criminale, il coito anale completo, il vero crimine contro natura (due o tre parole di cui ci si è tanto serviti a sproposito) risulti raramente compiuto dagli uranisti. Il coito anale attivo non presuppone affatto necessariamente la tendenza verso il maschio, e lo stesso discorso vale per un uomo che si lasci soddisfare da un fellator; mentre l’uomo che reclama che ci si soddisfi su di lui con il coito anale, o che rivendica la voluttà di praticare su un altro uomo la suzione peniena, è un invertito, quando non agisce esclusivamente per venalità, ambizione, riconoscenza, debolezza di carattere (non lottando contro l’affetto, l’ammirazione, le minacce, le promesse) o per inferiorità di età, o di classe, tutte cause degli atti più inverosimili.
Si sa che le donne sono completamente abituate a favorire o a sedurre i loro clienti o i loro amanti in questi due modi, per cupidigia, obbedienza, passività, o per gusto o per vanità. Tutte le donne che fingono di non soddisfarsi completamente se non lasciando che l’atto sessuale si compia al modo di Sodoma, o rivestendo il ruolo di Oscar Wilde,[1] probabilmente non dicono la verità; il desiderio di farsi pagare meglio, di stupire il cliente, di strangolarlo, di risparmiarsi una maggiore fatica e si tutelare anche lo stato stesso della loro salute o del loro corpo, le spingerebbe a parlare così. Ma anche scartando ed eliminando queste cause, è sicuro che per molte donne, soprattutto se amano l’uomo nel suo sesso, o un uomo in particolare, questi atti devono procurare loro un godimento complicato e violento paragonabile (anche se abbastanza inferiore) al godimento degli invertiti. Oscar Wilde è stato condannato a due anni di lavori forzati per questo genere frequente di sessualità.
Si dovrebbe spostare una parte della severità che ispirano gli atti unisessuali dirigendola su tutti gli uomini che praticano con le donne delle voluttà fellatrici o sodomitiche.
Lasciando da parte il coito anale, i rapporti unisessuali sono i seguenti: l’amor platonico di Platone, il platonismo intenso dei moderni, l’esaltazione virtuosa, lo stringersi le mani, gli accostamenti sentimentali, il braccio intorno al collo, alla vita, alle spalle, carezze timide, sfioramenti, baci da padre, da fratello[2] o da amante, baci sugli abiti più esterni con la stessa devozione che sulle pieghe più riposte del corpo nudo, baci privilegiati che si credono casti; notti passate insieme, all’aria aperta, o alla finestra, o in una camera, a parlare, quasi toccandosi, o in un letto;[3] il contatto di due corpi, il contatto non localizzato, la decentralizzazione della sessualità corporea, scopo dichiarato dell’amor platonico, cosa che lo distingue facilmente dall’amicizia; il coito perineale, tra le cosce, anteriore o posteriore; il coito tra le natiche, molto usato e che non bisogna sospettare di intenzione sodomitica; l’onanismo di uno da parte dell’altro, o dell’uno e dell’altro, o condiviso e reciproco, successivo o simultaneo, con tutti i preliminari, tutte le raffinatezze o senza nulla di tutto questo, semplicemente l’atto sessuale, senza carezze, senza parole, senza dichiarazioni, col il silenzio dopo e prima, – o anche questo stesso atto che diventa il momento definitivo di una grande possessione, equivalente al coito degli amanti eterosessuali appassionati; il coito orale, attivo o passivo, completo o incompleto; il contatto di un corpo nudo contro un corpo nudo con baci “di colomba”. – Interrompo qui la lista avendo indicato le principali soddisfazioni unisessuali. Le altre sono solo variazioni. Ho omesso tutti gli atti dettati dalla follia o dall’astinenza che conduce all’ossessione, il desiderio morboso di secrezioni o escrezioni, tutte le copromanie, che non appartengono né all’amore fisico, né alla dissolutezza, né al vizio. È un difetto delle osservazioni cliniche esagerare queste ossessioni, queste miserie, che si riscontrano sia negli eterosessuali che negli unisessuali malati o alienati.
Certi uomini sembrano cercare sempre uno o più di questi piaceri, sempre lo stesso o sempre gli stessi; altri li ricercano tutti, nello stesso periodo o successivamente; ma malgrado la complessità dell’argomento, è possibile, senza troppi dettagli, identificare delle differenze psicologiche e delle cause fisiche e sociali che spiegano questi diversi gusti.
Gli amori appassionati condivisi, che non finiscono platonicamente, dopo essere passati per le diverse fasi dell’amore-passione, si soddisferanno in un modo che dipenderà dalle circostanze esterne. Se i due uomini dispongono liberamente del loro tempo, passeranno la notte o le notti insieme e non faranno ricorso alla masturbazione[4] reciproca. Si ameranno certamente col massimo del contatto e con la maggiore comodità possibile, e secondo la loro costituzione fisica, la loro configurazione sessuale e l’influenza che l’una avrà sull’altra, le loro soddisfazioni avranno la semplicità di un contatto, di un allacciarsi, di una pressione voluttuosa dei due corpi, oppure si daranno ai coiti che preferiscono. E se provano l’uno per l’altro l’amicizia passione virtuosa, saranno gli amanti platonici scusabili, se non casti, secondo Platone. Se sono sensuali senza essere dissoluti, potranno benissimo lasciare perdere il coito orale: molti invertiti non lo trovano degno del loro amore, molti non ci trovano una voluttà naturale e spontanea.
Se non sono liberi, se non vivono soli né l’uno né l’altro, se sono sposati i vivono con degli amici, dei parenti, se per loro è impossibile isolarsi per un periodo lungo, soddisfarsi completamente, ripiegheranno su delle carezze più brevi, sulla masturbazione, sull’onanismo, in carrozza, in calesse, dovunque è possibile, quasi perfino nei luoghi pubblici, di giorno o di sera.[5] Se per caso si trovano per un po’ più di tempo in una camera o in una carrozza chiusa, uno di loro, esasperato dalle costrizioni sociali o domestiche, probabilmente praticherà il coito orale con passione; e questo sarà probabilmente per l’uno o per l’altro o per entrambi, l’inizio di un ardore durevole per questo genere di sessualità, attiva o passiva o mutua. Saranno le difficoltà della vita sociale che avranno insegnato ad uno di lor o a tutti e due a cercare il coito. È stato scritto che la suzione peniena è il modo abituale della soddisfazione unisessuale, ma solo l’amore delle categorie può continuare a farcelo credere, perché tutti i modi unisessuali dipendono da una quantità di circostanze. L’amore contrastato spinge a tutto proprio come la lussuria libera di agire.
Questi appassionati, questi innamorati, desidereranno con trasporto di procurarsi più tempo per loro, di passare delle ore, delle notti, una notte, insieme, e questo desiderio potrà portarli alla loro rovina, potrà far fare loro delle imprudenze crudeli; oppure alla lunga si separeranno, cercheranno o troveranno un altro amico più libero o il cui genere di vita gli permetta certe ore li libertà e di isolamento. Sto parlando qui di uomini che rispettano le decenze della vita, che non andrebbero mai con un prostituto, che si guardano bene dall’entrare nella cricca unisessuale del miglior mondo aristocratico, e che se ne guardano a seconda dei casi, per non compromettersi, per non compromettere i loro amici, o per sdegno e disgusto. Si vede chiaramente quanto la loro “virtù” assomiglia a quella di una donna di mondo sposata, e i loro rapporti assomigliano agli adulteri mondani. Essi si interessano anche a un romanzo come Peints par eux-mêmes, di 
Paul Hervieu,[6] nel quale si trovano rappresentati.
Questi unisessuali considerano la costanza e le fedeltà come un modo per riscattare ciò che ci può essere di reprensibile nel loro amore; simili in questo agli eroi e alle eroine di Hervieu. Ed hanno verso gli unisessuali che amano sempre e chiunque, lo stesso disprezzo che ha la donna che ha un marito o un amante verso quelle verso quelle che ne hanno parecchi tutti in una volta.
Gli incostanti, i capricciosi, i leggeri, se maturano, hanno spesso una soddisfazione speciale. Spesso il loro genere di soddisfazione varia a seconda del tipo fisico, della casta, dell’età dell’altro, dell’amato o dell’amante. Coi bei soldati, con gli uomini di classe inferiore, ci sarà quello che è possibile fare all’angolo della strada, all’ombra di un parco, in una folla compatta, cioè una mano complice, una mano esploratrice.[7]
Con gli uomini del loro mondo, o della classe sociale vicina, ma al di sotto della loro, ci sarà probabilmente di più o una cosa diversa. L’ora, il momento e l’occasione decidono quando la sessualità è più legata alla sensualità che all’affetto. Se hanno la possibilità o il coraggio (che deriva dall’abitudine ancora più che dal desiderio fisico) di isolarsi sufficientemente con un soldato o con un uomo del popolo, dopo essersi accertati del suo stato di salute, potrebbero bene praticare su di lui il coito orale, per desiderio di sedurre, per vanità, per procurargli un piacere nuovo, un piacere che le donne che non sono troppo costose o troppo a buon mercato non gli hanno procurato o non gli procurerebbero. Il coito orale è uno dei modi di persuasione dell’unisessuale nei confronti dell’eterosessuale; e più di un eterosessuale si è lasciato conquistare da questo. Il coito orale può diventare un’abitudine, una mania per l’unisessuale, un bisogno sessuale e cerebrale che gli è necessario per eccitarsi. Altri si dedicano a questo esercizio per convincere il loro compagno (quando non è stato brutalmente comparto) a restituirgli l’equivalente della loro compiacenza.
In questo modo, il coito orale degli appassionati che può essere il risultato della costrizione sociale, quando è praticato dai dissoluti è al contrario il risultato della loro libertà e della loro licenza. I primi lo adottano per avere una compensazione, come un simbolo della loro devozione, della loro servitù; i secondi per eccitarsi.

Onanismo e masturbazione. –

Il ruolo dell’onanismo e della masturbazione è tra i più difficili da caratterizzare. I danni fisici dell’onanismo dei puberi sono stati molto esagerati e probabilmente esistono soltanto nei depravati, nei viziosi, nei malati, negli squilibrati. L’onanismo dei sobri e dei temperanti non può essere più pericoloso per un uomo di buona costituzione fisica, degli altri piaceri sessuali. Per quanto riguarda l’aspetto intellettuale e morale, la questione si complica. Io parlo degli onanisti sensati, le cui soddisfazioni sessuali non sono troppo ripetute o legate a una mania o a una malattia.
Una volta passata la lascivia giovanile, il loro onanismo ha un lato psichico e cerebrale molto importante. Il momento stesso dello spasmo a loro non basta, non li interessa abbastanza, lascerebbe loro troppe delusioni senza una impalcatura romantica.
Alcuni si immaginano degli incontri con delle persone che hanno visto durante la giornata e si inventano dei casi fortunati, molto sentimentali, ma che portano a qualsiasi tipo di soddisfazioni, con degli individui giovani o maturi, a seconda delle inclinazioni di spirito dell’amante solitario. Altri hanno il desiderio di dare agli altri i piaceri che provano essi stessi, ed è così che il masturbatore che ha cominciato solamente per lo spasmo, senza immaginarsi un essere femminile o maschile, può andare a finire nell’unisessualità, nella passione di masturbare gli altri.
Quelli che onanizzandosi (questi si masturbano meno di quanto non si onanizzino: si è troppo confusa la masturbazione con l’onanismo) pensano soprattutto al piacere di un essere immaginario, al punto che essi si illudono di sentirlo accanto a loro; se se ne presenta l’occasione, possono arrivare alla passività, all’offerta delle voluttà callipigie,[8] alla suzione peniena, ma senza provarci gusto, o in tutti i casi senza perdere il gusto dei piaceri attivi, perché la solitudine, sdoppiandoli, avrà 
insegnato loro dei desideri doppi: sono questi gli unisessuali docili ma esigenti.
Quelli che onanizzandosi pensano soprattutto al loro piacere, reclameranno invece, quando l’occasione si presenta, tutte le soddisfazioni attive complete possibili.
Alcuni individui, abbastanza freddi o abbastanza robusti fisicamente e sessualmente hanno soprattutto bisogno dell’eccitazione di un altro (sia essa vista o sentita o vivamente immaginata o indovinata) per eccitarsi. 

Qualche volta è meno la freddezza fisica che la pudicizia o il pudore o il rifiuto morale, che svanisce davanti al godimento di un altro. Per i più freddi ancora, i più stanchi o più impotenti, l’eretismo dell’altro è sufficiente, li turba e li soddisfa.[9]
Altri amano le tenerezze malaticce, impotenti e profonde, i baci di eunuchi, le voluttà che non finiscono mai, e si credono molto casti e molto serafici.
L’onanismo fisico (molto confessato e molto incriminato), la contemplazione sensuale, congiunta all’immaginazione sentimentale, consolidano le tenerezze erotiche (platoniche o altre). Molti invertiti guardano con attenzione gli uomini o gli adolescenti grandi che passano per la strada o che vedono al teatro, nel mondo, e ne conservano uno nella loro immaginazione per evocarlo senza fretta, per mescolarlo a delle fantasticherie di cui egli sarà l’elemento interessante, l’eroe. 

Che queste fantasie, sia di giorno che di notte, non scivolino mai dall’onanismo psichico all’onanismo fisico, come qualcuno pretenderebbe, non sta a me negarlo o affermare il contrario. Ma anche ammettendo l’onanismo esclusivamente psichico negli individui continenti o molto sobri, che conducono una vita ascetica o che vivono con una donna per prudenza o per dovere, o che hanno abbastanza volontà per resistere, bisogna riconoscere che l’onanismo fisico di tutti gli invertiti che non sono dei bruti deve essere più o meno unito all’onanismo psichico. Il coito con una donna è per loro probabilmente il punto culminante dell’onanismo fisico, meccanico.

L’odorato e l’unisessualità.

Molti uomini trovano sgradevole l’odore della donna mentre il sudore di un uomo sano e pulito per loro è attraente, gradevole o indifferente.
Ci sono uomini che non hanno mai avuto rapporti con altri uomini, che hanno delle amanti e le amano, e che nonostante tutto non amano l’odore particolare della donna quando questo odore si manifesta in modo sensibile. Ci sono pochi studi conosciuti sulla precocità dell’associazione tra odorato e sessualità.
Si capisce facilmente che un ragazzo o un giovane uomo invertito che si ricorda l’odore del suo copro in alcune crisi sessuali solitarie, associa il profumo maschile con i piaceri sessuali. Le emozioni erotiche (anche quelle severe e caste) si manifestano attraverso una intensificazione e una modificazione delle secrezioni, del sudore, per esempio, i sentori così prodotti agirebbero come auto-afrodisiaci, e ritrovati, percepiti in un altro, sveglierebbero e ricorderebbero delle emozioni erotiche.
L’argomento non è più scabroso di un altro, ma lo si è spesso trattato con quella disinvoltura e con quella superficialità che si riserva agli argomenti scabrosi. Così non si è ancora osservato e compreso sufficientemente se anche nei loro rapporti con le donne molti uomini non si lascino esaltare dall’odore del loro proprio corpo.
Gli onanisti, i masturbatori, lo si capisce, man mano che il loro senso olfattivo si raffina e diventa iperestesico, si innamorano naturalmente di più degli odori maschili, così numerosi, misteriosi e diversi. Ho sentito dire ad un osservatore di se stesso che ogni individuo che lo interessava era rappresentato più vivamente, per lui, da due elementi: la temperatura e l’odore.
Ci sono degli uomini così nervosi che hanno talmente abusato della sessualità o che si sono così staccati da essa, che dicono di essere sensibili al sentore di ciascun individuo. San Filippo Neri, il fondatore degli Oratoriani, distingueva a quanto hanno raccontato, la castità virile dall’odore del corpo. Gli antichi, che sapevano che lo stesso corpo ha parecchi odori diversi , avevano differenti profumi per le diverse parti del corpo.
Altri personaggi molto seri, che non sono mai stati accusati o sospettati di inversione, hanno descritto l’intossicazione prodotta su un uomo normale dal sudore di uomini ben portanti e poco vestiti.
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[1] Praticava la suzione peniena e pagava dei galoppini che si lasciavano adorare in questo modo.
[2] Nei romanzi tedeschi gli uomini si abbracciano sulla fronte, sulle guance, sulla bocca, seguendo la gradazione dell’amicizia: e questi tre baci si danno in pubblico. Nel libro dell’amicizia di Paul Heyse, un giovane uomo non permette al suo casto amico che gli ha salvato la vita di abbracciarlo, perché, essendo stato un ragazzo molto bello e giovane, aveva ricevuto troppe carezze.
[3] Dormire nel letto dell’amato, con carezze, ma senza atti sessuali, è lo scopo fisico dell’amor platonico secondo Platone. Secondo lui, alcuni atti sessuali molto distanziati, sono degli errori deplorevoli ma non criminali.
Alcuni seri Inglesi, hanno citato, in riviste inglesi serie o in libri seri, che si lascia che nelle raccolte di brani scelti sia inserito anche il brano di Walt Whitman, l’Americano, sulle delizie di condividere il letto dell’amico. Nel processo Wilde, uno dei suoi giudici ha dichiarato apertamente che sulle persone di buona educazione, che per la loro condizione economica potevano avere letti separati, e dormivano insieme per loro scelta, non si poteva che giungere alle conclusioni più severe, affermando la loro unisessualità. Questa è l’opinione che sembra predominare in Inghilterra.
Sarebbe interessante studiare il cambiamento dei nostri costumi che questo punto di vista indica. In altri tempi, nel medioevo, gli uomini dormivano insieme nudi. Più tardi, nell’ultimo secolo, nessuno si vergognava di avere dormito con un uomo, amico o sconosciuto. Goethe e Lavater hanno dormito più di una volta nello stesso letto. L’amor platonico casto ricerca la notte con l’amico amato, mentre l’amicizia più appassionata si accontenta di sopportare pazientemente questo accostamento quando le circostanze lo comportano. Oggi il pudore (parlo soprattutto dell’Inghilterra, ma accade probabilmente lo stesso negli altri paesi) è tale tra noi che gli uomini fanno finta (a meno che non si fidino di colui al quale stanno parlando) di credere che un uomo deve preferire dormire completamene vestito sul pavimento che sotto la medesima coperta con un amico d’infanzia. Se ci si occupasse seriamente di questa questione, si arriverebbe a degli approfondimenti molto importanti. Questa delicatezza, questa pudibonderia moderna, contribuisce all’inversione tanto quanto la promiscuità di altre epoche. Tutto quello che è proibito con sottigliezze esagerate, tutto quello che rende più suggestiva un’azione che non ha in sé niente di reprensibile, tutto quello che separa con enfasi due persone dello stesso sesso, come tutto quello che le avvicina troppo, agisce sulle giovani immaginazioni.
La letteratura inglese non è ancora così delicata come sono delicati gli Inglesi e le Inglesi, e i poveri bambini sono spesso colpiti da questa carenza.
[4] Vorrei riservare la parola onanismo per tutti gli atti sessuali che non sono né della masturbazione né un coito qualsiasi. Sembra che (preso in questo senso) l’onanismo risponda all’ideale di molti uranisti perché non imita in nulla un’unione con una donna.
[5] Un uomo timido o prudente, anche invertito, non potrebbe immaginare tutto quello che succede.
[6] Nota di Project: – Paul Hervieu (1857-1915), accademico di Francia dal 1900, scrittore e commediografo di successo, scrive nel 1893 il romanzo epistolare “Peints par eux-mêmes”.
Paul Hervieu, come ha detto Jules Lemaître [Les Contemporaines. Études et portraits littéraires (1888-89)] “è il pittore più realistico di quello che si chiama il mondo, ma dato che il mondo è in fondo un harem libero, sparso, nascosto, inconfessato, la vernice della vita cosiddetta elegante deve per forza ricoprire delle sorde brutalità.” 
“Eccelle nel dipingere queste eleganze e nello stesso tempo i vizi che si nascondono sotto questo grazioso decoro. Ha reso a meraviglia il contrasto che esiste tra la superficie luccicante e lo sfondo cupo, in questa società che vive per le corse, le acqueforti e le prime. Lui non si scompone, Dipinge soprattutto i soggetti attraverso loro stessi senza declamazione e senza insistenza… Peints par eux-mêmes (frode, aborto, ricatto, suicidio, amori sfrenati; ma la faccia è salvata perché la nobile vedova non ha visto e non ha capito niente.)”[ Romans à lire et romans à proscrire - Louis, Abbé Bethleem, Ligaran.]
[7] Ci si può ricordare dei pantaloni che hanno delle aperture al posto delle tasche, che sono state trovati presso Alfred Taylor (nel processo a Wilde).
[8] Nota di Project: – Delle belle natiche.
[9] Si veda nelle confessioni di Arthur W… , in Legludic: Attentats aux mœurs.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=5720

domenica 18 settembre 2016

MODELLI DI COMPORTAMENTO OMOSESSUALE E PORNOGRAFIA

Partiamo dalla definizione di eterosessuale maschio (etero) come di persona di sesso maschile che si innamora sia a livello affettivo che sessuale di donne o di ragazze, e di omosessuale maschio (o gay) come persona, sempre di sesso maschile, che si innamora sia a livello affettivo che sessuale di uomini o di ragazzi.
Secondo la nozione comune, un rapporto affettivo o sessuale “omosessuale maschile” o, brevemente, “omosessuale” è un rapporto “tra due persone di sesso maschile”, ma è evidente che, di fatto, le situazioni che possono verificarsi sono due e sono nettamente diverse tra loro. Se il rapporto si crea tra due gay si parlerà di rapporto gay-gay, se si crea tra un etero e un gay si parlerà di rapporto etero-gay. Non deve stupire che esistano i rapporti etero-gay, perché un etero pur potendosi “innamorare” affettivamente e sessualmente solo di donne o di ragazze, può certamente, per vari motivi, trovarsi ad avere rapporti, in genere privi di una vera componente affettiva, con ragazzi gay, il fenomeno, anzi, è piuttosto comune, come avremo modo di vedere nella sezione dedicata alla sessualità gay.
Storicamente i rapporti etero-gay e quelli gay-gay sono nati in epoche molto diverse e si sono strutturati secondo modelli molti diversi.
Rapporti etero-gay 
In tempi passati, uomini eterosessuali di classe sociale alta, fortemente frustrati nella loro sessualità etero a causa dei matrimoni combinati, erano portati a trovare uno sfogo per la loro sessualità in avventure sessuali con prostitute, o in veri amori ancillari, socialmente negati ma sostanzialmente tollerati perché apparentemente non mettevano in crisi l’istituzione matrimoniale.
L’eterosessualità dei giovani di alto rango sociale era spesso frustrata da matrimoni in cui la moglie era oggettivamente di classe sociale superiore al marito, che finiva per orbitare nella famiglia di lei e per dipendere dai suoi redditi e dalle sue proprietà. In sostanza un uomo eterosessuale poteva sentirsi un oggetto comprato dalla famiglia della moglie. La tendenza a fuggire alla morsa del matrimonio era talvolta notevole ma c’erano certamente freni inibitori rappresentati dalla religione e dai sensi di colpa in materia sessuale da essa ispirati, come pure dal fatto che la crisi di un matrimonio poteva pesare negativamente sui bilanci della famiglia del marito.
Chiaramente, in queste situazioni, la rottura del matrimonio, visto oggettivamente come una vera e propria trappola, nella quale si era entrati per totale inesperienza e sulla base delle pressioni familiari, poteva trovare un’alternativa tollerabile nel fatto di avere un’amante.
Cercarsi un’amante, anch’essa di alto livello sociale, avrebbe comportato la possibilità che si ricreassero rapporti di dipendenza sostanzialmente analoghi a quelli già provati nel matrimonio e per di più i legami sarebbero stati difficilmente dissimulabili in ragione del fatto che moglie e amante provenivano dallo stesso ambiente, molto più facile sarebbe stato trovarsi un’amante di basso livello sociale, la cui fedeltà sarebbe stata garantita dal suo stesso bisogno di denaro, anche qui ritorna la logica del comprare l’amore, ma non si tratta brutalmente di prostituzione ma di qualcosa di molto più complesso in cui intervenivano anche sentimenti nobili, come la tendenza a proteggere la ragazza povera e ad emanciparla dai rischi della vera prostituzione, ben più brutale. Le storie d’amore di questo tipo sono comuni alla fine del ’700 e nel primo ’800 e hanno alimentato tanta letteratura.
Se l’uomo eterosessuale di alta società incontrava una ragazza povera ma fedele e oggettivamente innamorata di lui, il rapporto poteva diventare stabile e anche molto gratificante, fermo restando che non avrebbe mai potuto trasformarsi in matrimonio a causa della enorme differenza di livello sociale. La storia di Cenerentola rappresenta, in forma molto nobilitata, un rapporto d’amore tra una ragazza povera e il suo amante nobile e ricco. Va sottolineato che i rapporti degli uomini etero con le loro amanti avevano anche una componente di potere non trascurabile, la differenza di classe sociale aveva un ruolo fondamentale ed era la base di una struttura del rapporto del tutto dissimmetrica: la ragazza era totalmente dipendente dall’amante non solo a livello economico ma anche a livello culturale, era in genere analfabeta, mentre il suo amante era un uomo che aveva ricevuto un’educazione raffinata e che frequentava gli ambienti dell’alta società. All’epoca, la condizione della donna, ai livelli sociali bassi, era di netta subordinazione e, in genere, una ragazza povera che si vedeva corteggiata da un ricco signore, ben si guardava dal reclamare una parità di fatto impossibile. Su queste basi i rapporti tra un eterosessuale ricco e la sua amante potevano durare per anni ed essere sostanzialmente gratificanti per entrambi.
Accadeva però anche che talvolta le fughe dal matrimonio verso amori con altre donne di classe sociale bassa fossero tutt’altro che gratificanti per la venalità della ragazza, per la sua infedeltà e, più raramente, per la sua riluttanza ad accettare un rapporto che comunque l’avrebbe lasciata in una condizione di sottomissione.
In situazioni del genere, un uomo eterosessuale ricco finiva per mescolare al risentimento verso la moglie anche un risentimento più generale verso l’universo femminile, percepito come dominatore e venale a tutti i livelli e si sentiva per un verso dominato dalla moglie e per l’altro condizionato e quasi ricattato dall’amante. In questi casi, e non raramente, capitava che ricchi uomini eterosessuali sviluppassero simpatie importanti non verso ragazze ma verso ragazzi di condizione sociale più bassa: stallieri, domestici, ma anche contadini e operai economicamente indipendenti.
La prostituzione omosessuale esisteva anche allora, ma era molto più limitata di quella eterosessuale; gli uomini “eterosessuali” che fuggivano dal mondo femminile, in genere, non si rivolgevano alla prostituzione maschile ma tendevano a costruire con alcuni ragazzi dei rapporti stabili, analoghi a quelli che, in condizioni più favorevoli, avrebbero costruito con delle ragazze povere.
I rischi per il partner di livello sociale più alto, in questo tipo di rapporti, consistevano essenzialmente nella possibilità di ricatto da parte del partner di livello sociale più basso, mentre i rischi per il partner di livello sociale più basso consistevano nella possibilità di trovarsi di fronte ad un volgare rapporto di prostituzione travestito da rapporto amichevole-amoroso di lunga durata.
Nel “Maurice” di Forster, il ricco borghese Maurice tende a manifestare il suo rispetto profondo per il guardiacaccia Scudder, non solo non rimarca mai la differenza sociale che lo separa da Scudder, come farebbe un ragazzo etero ricco che cerca una relazione etero-gay, ma tende fin dal primo momento a costruire il suo rapporto con Scudder su un piano di autentica parità, che è indice di un vero rapporto gay-gay. Maurice manifesta però inizialmente gli stessi timori del ricatto che avrebbe un ricco borghese eterosessuale in cerca di un rapporto etero-gay.
Per far capire a Scudder che si è innamorato di lui come un vero gay, Maurice deve mostrare a Scudder il suo profondo interesse affettivo, al di là dell’interesse meramente sessuale. Quando Maurice teme che Scudder stia per emigrare non si limita a salutarlo, dandogli magari il ben servito con una somma di denaro, come avrebbe fatto un ricco borghese implicato in un rapporto etero-gay, convinto che una volta andato via Scudder non sarebbe stato difficile trovare un sostituto; Maurice è autenticamente sconvolto dall’idea di perdere Scudder che ai suoi occhi non è sostituibile, e lo cerca con ansia, finché poi non lo ritrova per non lasciarlo mai più.
Sottolineo una cosa fondamentale: dal punto di vista dell’uomo ricco eterosessuale che costruisce un rapporto extra-matrimoniale, un rapporto eterosessuale e uno omosessuale sono cose nettamente diverse, nel rapporto eterosessuale l’uomo eterosessuale trovava una gratificazione che poteva essere profondissima, accompagnata da un senso di libertà totale e di reciprocità affettiva oltre che sessuale, in altre parole, un uomo omosessuale poteva innamorarsi veramente della ragazza povera, mentre non sarebbe mai accaduto lo stesso in una storia con un ragazzo, che sarebbe stato visto sempre e comunque come il “sostituto di una donna”.
Chiarito il punto di vista dell’uomo ricco etero nel rapporto etero-gay, cerchiamo di capire chi erano i ragazzi ai quali questi uomini si rivolgevano. Innanzitutto non erano prostituti capaci di andare indifferentemente per denaro sia con uomini che con donne, erano, nella maggior parte dei casi, ragazzi omosessuali, cioè ragazzi che si innamoravano sia affettivamente che sessualmente di ragazzi o di uomini e che sognavano una relazione stabile.
Sottolineo che negli ambienti sociali più bassi, la prostituzione maschile era in qualche modo accettata e giustificata sulla base di una necessità economica, mentre l’omosessualità era di fatto tacitamente tollerata ma non era socialmente accettata. La convivenza di due uomini era un fatto ritenuto inaccettabile, proprio perché l’omosessualità non era mai considerata come una condizione di vita normale e possibile. In simili circostanze, i ragazzi omosessuali erano estremamente sensibili a qualunque segnale, proveniente da altri ragazzi, che avesse lasciato trasparire qualche elemento di omosessualità. I segni di disponibilità dimostrati da alcuni uomini di classe sociale alta, stanchi del loro matrimonio e del mondo femminile in genere, facevano ritenere ai ragazzi gay di livello sciale più basso di aver finalmente trovato un ragazzo omosessuale innamorato di loro e quindi sollecitava la loro disponibilità.
È in questo clima che si sviluppavano le cosiddette relazioni etero-gay, da un lato un etero ricco in un momento di ribellione verso il mondo femminile che cercava il “sostituto di una ragazza” per sfogare la sua sessualità ed esercitare il suo senso di dominio, e dall’altro un ragazzo gay povero che sognava di trovare un altro gay col quale creare un rapporto stabile.
Questi rapporti, i cosiddetti rapporti etero-gay erano totalmente modellati sulla sessualità etero e prevedevano che il ruolo virile fosse appannaggio esclusivo del maschio dominante, cioè del maschio etero. Per ruolo virile si intende il ruolo di colui che è attivo nella penetrazione anale e che presta il proprio sesso alle attenzioni dell’altro nel rapporto orale. Ovviamente al gay spettavano i ruoli complementari femminili.
I rapporti etero-gay sono stati una realtà frequente fino agli anni 60 e oltre del 1900. Nei rapporti etero-gay i ruoli sono fissi: il maschio etero è attivo e il gay è passivo. Ma aggiungo un’altra osservazione, in questa concezione della sessualità il rapporto sessuale è finalizzato alla penetrazione anale che appare come l’elemento più importante e conclusivo del rapporto, il resto è visto soltanto come una preparazione. È proprio per questo che, ancora oggi, si usa parlare di “rapporto omosessuale completo” per indicare un rapporto che comprende anche la penetrazione anale, ma si tratta di un modo di dire derivato dal mondo etero.
Di norma, come abbiamo visto, il maschio dominante in una relazione etero-gay non era dominante solo dal punto di vista sessuale ma anche dal punto di vista sociale, il che sottolineava la radicale dissimmetria del rapporto, spesso vissuto da tutte e due le parti come un rapporto di dominio/sottomissione. Questi aspetti di potere legittimavano ancora di più agli occhi dei maschi etero dominanti il rapporto sessuale con un gay.
Va tenuto presente che quando i maschi borghesi eterosessuali si sposavano per ragioni esclusivamente patrimoniali e di casta con donne non scelte da loro e vivevano quindi una sessualità matrimoniale frustrante, i rapporti con le prostitute consentivano loro di dimenticare le loro frustrazioni e di sfogare il loro desiderio di dominio, talvolta, più che di sesso. Il senso di superiorità e di dominio si manifestava oltre che attraverso pratiche sessuali particolari, attraverso il denaro. Lasciare del denaro sul comodino “pour vos beaux yeux!”, come si diceva allora, era un modo fortissimo di marcare la differenza sociale e quindi il non coinvolgimento col partner. Meccanismi dello stesso genere si ritrovano anche nei rapporti etero-gay in cui normalmente il maschio dominante compensava il gay per il suo ruolo passivo con denaro o con altri regali, rimarcando così il ruolo di subordinazione del gay.
Nascita della pornografia 
Si ritiene comunemente che la pornografia sia sempre esistita e se ne sia sempre fatto larghissimo uso, come accade oggi, ma le cose stanno in modo completamente diverso. Alla fine dell’800 Wilhelm von Gloeden, realizzò a Taormina una enorme quantità di foto, ritenute da molti foto pornografiche, si trattava in realtà di foto di nudo, quasi sempre maschile, anche se ci sono nudi femminili, ma c’erano anche paesaggi, foto di pastori e di contadini. Il nudo maschile era rappresentato sempre in una cornice mitologica greca e non esiste nessuna foto di von Gloeden che rappresenti rapporti sessuali o situazioni fortemente connotate in senso sessuale. Le foto di von Gloeden erano certamente ricercate dagli omosessuali, ma erano materiale raro e prezioso, diffuso sempre attraverso canali riservatissimi. Famose furono anche le foto di nudo maschile realizzate a Roma da Wilhelm von Plüschow, anch’esse diffuse riservatamente tra gli omosessuali di alto livello sociale, come testimonia un frammento di una lettera di John Addington Symonds a Charles Edward: Sayle:[1]
“Se siete interessato a studi veramente artistici di nudi, fatti per la maggior parte all’aria aperta, andate a trovare il mio amico G. Plüschow, Via Sardegna 34. Ne ha realizzato un’immensa collezione che sarà felice di mostrarvi. Sinceramente vostro. J A Symonds”
Chiamare pornografia le foto di Gloeden o di Plüschow è comunque una forzatura e in ogni caso la diffusione di quelle foto fu minima. In passato, fino agli inizi degli anni ’70 del ’900, la diffusione di foto pornografiche, etero o gay, era considerata oltraggio al pudore ed era perseguita per legge, le foto erano costose e assolutamente non facili da trovare, ed erano dirette soprattutto a borghesi eterosessuali che vivevano a livello di trasgressione rapporti etero-gay con ragazzi gay di estrazione popolare. In una realtà di questo genere la cosiddetta pornografia gay era di fatto rivolta ai maschi etero e tendeva ad enfatizzare i modelli di comportamento sessuale del rapporto etero-gay. In questo modo, fino agli inizi degli anni ’70 del ’900 si accreditò il tipico modello etero-gay come modello del rapporto omosessuale. Quel modello, l’unico sponsorizzato dalla pornografia clandestina e per questo l’unico “ufficiale”, finì per affermarsi e per essere considerato dagli stessi gay come il loro modello di comportamento sessuale.
A partire dalla fine degli anni ’60 del ’900, con la liberazione sessuale ’68, i gay cominciarono ad avere un minimo di visibilità e, in alcuni casi almeno, come nei collettivi universitari, ebbero la possibilità di confrontarsi tra loro e di riconoscersi, cosa prima del tutto impossibile. Fu solo nei primi anni ’70 che i gay cominciarono ad abbandonare i vecchi rapporti etero-gay, in cui erano inevitabilmente destinati al ruolo passivo, per vivere finalmente dei rapporti gay-gay. Fino all’inizio egli anni ’70 moltissimi gay vivevano rapporti di amicizia amorosa unidirezionale, spesso neppure dichiarata, verso ragazzi etero che si consideravano esclusivamente loro amici, ovviamente senza rapporti sessuali. I rapporti sessuali, cioè esclusivamente sessuali, continuavano ad essere appannaggio dei rapporti etero-gay. In una prima fase, attualmente non del tutto conclusa, il modello etero-gay, imposto dalla pornografia, ha continuato a dominare la scena importando nel rapporto gay-gay il binomio attivo-passivo. In questo caso però anche il ruolo attivo era ricoperto da un gay.
Va ricordato che fino all’inizio degli anni ’70, non esistevano né pubblicazioni destinate ai gay né pornografia gay. La prima rivista omosessuale in Italia, “Fuori!”, comparve nel 1971, e la tiratura delle riviste omosessuali fu comunque molto bassa perché la diffusione in libreria o in edicola scoraggiava gli acquirenti.
Per capire come e quando la pornografia, in Italia, arriva alla grande distribuzione, bisogna tenere conto che la rivista “Le Ore”, nata nel 1953 come rivista di attualità cinematografica, distribuita fino al 1967, dal 1971 divenne una rivista erotica soft, con organi genitali maschili coperti e senza foto esplicite di rapporti sessuali. Nel corso degli anni ’70 la legislazione italiana sul buon costume si fece molto più elastica e nel 1977 “Le Ore” diventò una rivista hard. Dai primi anni ’80 le riviste porno saranno gradualmente soppiantate dalle videocassette. La prima rivista porno gay, “Gay Italia”, cominciò le pubblicazioni nel 1983. “Babilonia” la più nota rivista mensile italiana gay, con foto di nudo ma mai di cattivo gusto, e con articoli di interesse per i gay, iniziò le pubblicazioni del 1982 e proseguì fino al 2009.
Rapporti gay-gay 
Nei rapporti gay-gay cominciò ad apparire una novità che marcava una forte differenza rispetto al rapporto etero-gay: nel rapporto gay-gay, pur sussistendo ancora le categorie di attivo e passivo, i ruoli non erano fissi, o almeno non lo erano in modo rigido, anche se la penetrazione anale continuava ad essere considerata la vera finalità del rapporto.
In anni recenti, fine secolo XX e inizio del XXI, dopo l’avvento di internet, per molti gay la possibilità di venire a contatto con altri gay è divenuta una realtà e questo ha favorito un dialogo e un confronto tra gay e ha lentamente ma inesorabilmente eroso la solidità del modello di sessualità tra gay ereditato dal vecchio modello etero-gay.
Nei colloqui in chat con ragazzi gay di età diverse si avverte che, man mano che ci si sposta verso classi di età più giovane, la sessualità gay-gay è intesa e vissuta in modo sempre meno legato ai vecchi modelli.
Aggiungo un’ulteriore osservazione: la sessualità sul modello etero-gay resiste soprattutto tra ragazzi che sono stati fortemente condizionati dalla pornografia e che non hanno avuto modo di confrontare la propria sessualità con quella di altri ragazzi gay, mentre per i ragazzi che hanno avuto una educazione sessuale più libera e hanno potuto parlare della loro sessualità con altri ragazzi, la vita sessuale reale è di fatto pressoché totalmente staccata dal modello etero-gay e si orienta tendenzialmente verso un modello di sessualità gay-gay basato sul principio di parità.
Cercherò ora di delineare come intendono la sessualità molti gay giovani, diciamo al di sotto dei 30 anni. Per un gay, la penetrazione anale è in assoluto il comportamento sessuale più a rischio per la trasmissione del virus HIV. Questo fatto, associato a ragioni di carattere igienico generale, spinge i gay più giovani a non considerare la penetrazione anale un comportamento sessuale desiderabile.
Osservo per inciso che nelle fantasie masturbatorie di tutti i ragazzi gay rientra l’idea di masturbare il compagno e di praticargli sesso orale o di farsi praticare sesso orale da lui, mentre le fantasie riguardanti la penetrazione sono decisamente meno comuni. La sessualità dei ragazzi gay più giovani (parlo soprattutto di ragazzi non dichiarati e meno legati al mondo dei locali gay) tende quindi ad essere una sessualità che prescinde dalla penetrazione, che anzi è percepita spesso come realtà importata dal mondo etero e non spontaneamente gay. Nei casi in cui la penetrazione è praticata, i ruoli non sono comunque fissi o non lo sono in modo assoluto, segno questo, nonostante la permanenza della penetrazione, di una parità o di una tendenziale parità all’interno della coppia.
Detto questo, e con tutte le riserve del caso, provo a sintetizzare il senso della parità all’interno di un rapporto gay-gay. Una coppia etero è caratterizzata dalla complementarità dei ruoli sessuali che sono anatomicamente e biologicamente definiti, sono ruoli che caratterizzano in modo sostanziale quel tipo di rapporto. Eterosessualità significa amare il diverso da sé. Una coppia gay è caratterizzata dalla identità dei ruoli dei due partner. Un ragazzo gay si innamora di un altro ragazzo non perché lo considera il sostituto di una donna ma proprio perché è un ragazzo, cioè per la sua identità maschile. L’interesse di un ragazzo gay verso il pene del suo compagno è particolarmente forte e il senso di identità e quasi di fusione personale che si prova nel contatto sessuale è legato al fatto che ciascuno dei due conosce perfettamente le risposte fisiologiche dell’altro, perché si tratta di due ragazzi. Date queste premesse è facile capire che un rapporto basato sul concetto di parità è tendenzialmente incompatibile con l’assunzione di ruoli sessuali ed è assolutamente incompatibile con l’assunzione di ruoli sessuali fissi.
La sessualità delle coppie gay giovani tende a non essere più una imitazione della pornografia ma a realizzarsi attraverso comportamenti sessuali diluiti che consistono di diversi elementi legati soprattutto alla intimità fisica non immediatamente sessuale e alle cosiddette coccole:
1) Abitudine alla reciproca nudità, stare nudi insieme, abbracciarsi nudo contro nudo e rimanere abbracciati per diversi minuti.
2) Accarezzarsi, baciarsi, scambiarsi tenerezze.
3) Toccarsi intimamente reciprocamente, senza finalità sessuali immediate.
4) Rinviare la fase dell’orgasmo.
5) Parlare molto mentre si sta abbracciati.
6) Prolungare le affettuosità anche nella fase post-orgasmica, addormentandosi uno nelle braccia dell’altro.
Come si comprende, questo modello di sessualità gay-gay non ha ormai più nulla a che vedere con i modelli ereditati dalla pornografia. In parte, la pornografia più recente sta cercando di adeguarsi ai nuovi modelli di sessualità emergenti, che tuttavia non sono compatibili con i classici standard dei film porno. Nonostante questi tentativi di adattamento, la pornografia nel senso classico del termine sta lentamente perdendo terreno tra i gay a tutto vantaggio della spontaneità dei comportamenti sessuali. Mi rendo conto che la descrizione che ho dato della sessualità di coppia delle giovani coppie gay, in particolare formate da ragazzi non dichiarati, potrà apparire dogmatica e pretenziosa, parlare di un “principio di parità” nella sessualità gay di coppia potrebbe sembrare un tentativo di introdurre surrettiziamente regole del tutto prive di senso.
Mi è stato ricordato più volte che nei rapporti di coppia tutto può capitare e dipende da ciò che si desidera e dalle persone che si conoscono, in questo senso, quanto più ci si libera da categorie e schemi tanto più si è vicini alla realtà. Su questo non posso che concordare, ma devo sottolineare che il “principio di parità” non è un’invenzione di chi ha steso queste pagine ma è la sintesi di quanto è emerso da centinaia di mail e da centinaia di ore di colloquio nel corso di diversi anni. Ovviamente le rilevazioni hanno certamente un valore limitato a quanto riscontrato dal punto di osservazione di Progetto Gay e non sono necessariamente generalizzabili, ma hanno comunque una base oggettiva molto seria.
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[1] Lettera 1969 – John Addington Symonds, Letters, Wayne State University Press, 1969, vol. III. – If you care for extremely artistic studies from the nude, done mostly in the open air, go & see my friend G. Plüschow 34 Via Sardegna. He has made an immense collection which he will be delighted to show you. Very truly yours. J A Symonds
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post, aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=5672