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venerdì 8 giugno 2012
GAY E SCUOLA DI PREGIUDIZI
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giovedì 1 aprile 2010
STORIA DI UN RAGAZZO GAY
mercoledì 26 novembre 2008
COMING OUT IMPOSSIBILE
Ciao Project.
ho 19 anni, sono di Parma, un posto tradizionalmente civile, anzi è la mia città e l’apprezzo molto, però qui non è per niente tutto rose e fiori. Devo fare la maturità scientifica a luglio, la mia scuola è di quelle serie dove ti spacchi la schiena a studiare e ti selezionano in modo pauroso. Di cose ne ho imparate tante, è vero, ma non ho mai vissuto la mia vita, non quella di ragazzo gay, ma semplicemente quella di ragazzo liceale che avrebbe anche bisogno di un po’ di aria libera. La scuola: un’ossessione. A 19 anni io posso dire di avere solo studiato e di non avere una vita mia nemmeno a livello minimo. Amici non ne ho, ai miei compagni di classe interesano solo i voti e poter dire di essere più bravi degli altri. E non finisce qui perché questa musica continuerà anche all’università e poi quando troveremo lavoro, se lo troveremo: una corsa continua per arrivare sempre primi, distruggendo le persone dentro. I miei compagni, che penso che siamo tutti etero, non hanno la ragazza perché non hanno tempo se non per studiare, quelli che ce l’hanno, pochissimi, la vedono una volta ogni 15 giorni se va bene a casa dei genitori. Tra noi non si parla mai di sesso a nessun livello e in pratica non si parla che di cose da studiare e al massimo della scelta della facoltà, cioè praticamente qui non si vive. C’è la fissa del cento e lode! C’è gente che se non lo prende rischia di cadere in depressione. Non scherzo è proprio così. Poi leggo nel tuo forum della prudenza nel coming out, ma quale coming out? Ma lo sai tu a che cosa è ridotta la mia vita affettiva/sessuale? A guardare di straforo qualche compagno che si spoglia prima della lezione di Educazione fisica e poi la mia vita sessuale (che espressione enorme per una realtà così stupida!) non esiste proprio, mi limito a passare un po’ di tempo la sera davanti al computer. Mi piacerebbe almeno starci in pace per un’ora, ma no! Pochi minuti e basta! E certe volte lascio proprio perdere prima di cominciare. E poi arrivo cotto dallo studio e voglia di sesso ne ho poca o niente. Ti dico che magari mi piacerebbe parlare un po’ con te, ma tanto non lo posso fare se non per e-mail perché la sera devo andare a dormire presto se no l’indomani non rendo. Un coming out io? Forse quando avrò 40 anni! E adesso devo pure chiudere la mail perché devo andare a studiare. Rispondimi per e-mail, una bella lunga, quella la leggo rapidamente, ma la chat con va bene per me, ci vuole troppo tempo! (capisci come vivo!)
Stammi bene. Pubblica pure questa mail, mi piacerebbe sapere se gli altri ragazzi hanno le stesse ossessioni che ho io.
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domenica 29 giugno 2008
MONTALE GAY?
Ciao Project,
ti scrivo perché fai cose che hanno un senso e mi devo pure sfogare in qualche modo. Ho 19 anni e sto facendo adesso la maturità. Be’ io sto imparando a mie spese quanto convenga essere ipocriti. Quest’anno alla prova di italiano c’era un tema su una poesia di Montale e sulla missione salvifica della bellezza femminile. Il giorno appresso è uscito sui giornali che Montale aveva scritto quella poesia per un ballerino russo. Non so se Montale avesse niente a che vedere coi gay, ma non credo, quello che ho pensato leggendo quello che hanno scritto i giornali il girono successivo è che Montale deve essere stato almeno una persona intelligente se ha potuto parlare in quei termini della bellezza di un ragazzo, anche se magari lui era etero. Etero sì, ma non schiacciato sui modelli più stupidi della letteratura. Se avessi saputo a chi era dedicata quella poesia l’avrei commentata, ma il ministero fa veramente cose strane, tra tutta la letteratura etero che c’è, se volevano parlare di donne angelicate di scelta ne avevano, ma loro sono andati a parlare di forza salvifica della bellezza femminile pure commentando una poesia dedicata ad un uomo! Ma perché non ci può essere una forza salvifica della bellezza maschile? Per Montale esisteva, ma per il ministero un’idea del genere è totalmente inconcepibile. Ho fatto il tema sulla Costituzione. Io quando leggo la costituzione mi commuovo, quello è un po’ il mondo come dovrebbe essere, una cosa seria, dove c’è libertà e c’è rispetto e non uno schifo come quello in cui viviamo, in cui chi strilla di più ha ragione. Della storia di Montale i miei compagni ne hanno fatto occasione di battutacce e io zitto! Che schifo! Da parte loro perché ci ridono sopra e da parte mia perché non ho il coraggio di fargli notare quanto sono stupidi. Nel tema sulla Costituzione ho parlato pure dei gay e ho detto che se un ministro coma Mara Carfagna si permette dei commenti omofobi (dice che i gay sono “costituzionalmente sterili” e che “per volersi bene il requisito fondamentale è poter procreare”) lei sta offendendo anche la Costituzione che dovrebbe essere una lezione di vita anche per lei. Queste cose le ho scritte sul tema! Che succederà? Aspetto il verdetto. Se mi tagliano le gambe vuol dire che sono deficienti. Un professore mio che non si sbottona mai troppo, però, mi ha fatto capire che quando hanno letto il mio tema lo hanno addirittura apprezzato. La tesina l’ho fatta su Petronio, Wilde, Gadda e Pasolini. Chi vuole capire capisce. Be’ le cose le ho prese in termini generali però il centro era il perbenismo borghese. I professori miei non sono stupidi e durante l’hanno mi hanno trattato con molto rispetto. Che sono gay non l’ho detto mai apertamente, ma chi vuole capire capisce e secondo me hanno capito tutti. Però per gli esami tesina soft, prudenza, mezzi toni, insomma questa sarebbe la libertà! Ma perché nella Costituzione non c’è esplicitamente una libertà di essere gay, anzi un vero e proprio diritto. Non so che ne pensi tu, ma io penso che il mondo fa schifo, lo penso veramente, non mi piace vivere in un mondo di ipocriti in cui se sei ipocrita ti danno pure il premio e se dici quello che pensi realmente ti sputano in faccia! Ma il mondo nostro è così. Io sono gay, non appartengo e non voglio appartenere a questo mondo da schifo, certe volte spaccherei tutto. In un mondo di ipocriti come questo mi ci sento stretto. Adesso per fortuna (se non mi bocciano) la scuola è finita, almeno cambio aria! Ho bisogno di libertà, di vivere la mia vita senza guinzagli di nessun genere. Purtroppo non me ne potrò andare di casa e dovrò continuare a fingere ancora per parecchi anni! I miei compagni etero hanno tutti la ragazza e se la portano a casa, io devo vivere di nascosto, ma ti sembra giusto? Noi il diritto ad essere noi stessi ce lo dobbiamo riprendere, che poi non è una cosa teorica, perché se vivo nascosto non ho nemmeno la possibilità di trovarmi un ragazzo e magari devo passare tutta la vita da solo mentre certa gente ci fa pure il ministro dicendo stupidaggini. Ma quello è solo quello che si vede, poi c’è tutto quello che non vede, tutta l’omofoba nascosta dei buoni sentimenti nel modo più ipocrita, ma che te lo dico a fare? Tu lo sai meglio di me!
Un abbraccio
Enrico
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sabato 22 marzo 2008
SESSO GAY NEL DIARIO DI UN DICIOTTENNE
Un documento interessante: la sessualità gay di un diciottenne di 33 anni fa
La sessualità gay, proprio per il fatto che interviene tra persone dello stesso sesso, risponde a una profonda esigenza di identificazione con l’altro e di corrispondenza che la distingue dalla eterosessualità in cui domina il concetto di complementarità legata alla differenza di genere. A questa constatazione elementare e nello stesso tempo basilare rinvia la pagina di diario che riposto qui di seguito. Preciso che ho lasciato il testo in versione integrale.
6 Marzo 1975
Che culo! Io voto!!!! Oggi hanno fatto la legge del voto a 18 anni, io 18 anni l’ho fatti da pochissimo... alle prossime elezioni voto!!! ... ma in fondo che me ne frega a me che voto... io adesso c’ho altro per la testa... Chissà perché mi piace e mi piace da matti? tutto intellettualotto coi capelli un po’ lunghetti, in un certo senso mi somiglia, è chiaro di carnagione come me, castano chiaro di capelli come me, capello liscio come me, sempre jeans e maglione come me. Oggi c’aveva un maglione così largo che ci navigava dentro.. e i jeans... la moda dei jeans stretti benedetto chi l’ha inventata, lì anche se non vuoi, non dico che si vede ma te l’immagini e mi sa che ce l’ha pure come il mio. Lui sta al banco avanti al mio, e sono stato tutta l’ora di matematica a fissare la sua gota sinistra, bellissima con quel po’ di barba chiara appena rasata, ma io m’innamoro anche solo di un particolare così... poi qualche centimetro di collo, l’attaccatura dei capelli, l’orecchio, bellissimo, proprio perfetto. Poi la matta l’ha interrogato e ci sono stato malissimo, l’ha proprio torturato. Dico! Ma lascialo stare no! Invece quella ci si divertiva! ... Io sarei andato lì e gliel’avrei tolto da sotto le grinfie... vabbe’ non l’ho fatto... ma mica mi posso giocare l’anno! Quando siamo usciti ci siamo guardati, occhi negli occhi come facciamo tutti i gironi... che sensazione! Ormai sono tre mesi che abbiamo rotto il ghiaccio, io non credevo che sarebbe mai successo ed invece è successo... erano i primi di dicembre... ti avevo mangiato con gli occhi fino dal primo giorno di scuola, mi dicevo: Ma come fa a essere così bello, così dolce... e così sexy... perché lo sei in un modo così naturale che mi rubi l’anima. Prima di dirtelo... un’ansia da infarto quando poi sono arrivato al punto e ho sputato il rospo tu m’hai fatto il gesto mi mandarmi un bacio, poi m’hai preso la mano e l’hai stretta tra le tue. Il nostro primo contatto fisico vero, voluto. Avevi le mani calde, asciutte, esattamente come le mie, il contatto era gradevole avrei voluto che durasse all’infinito. Stringere le mani di un altro ragazzo... non solo, stringere le Mani di marco, del mio Marco, belle, forti, chissà quante cose c’hai fatto con quelle mani... vabbe’, lasciamo perdere... però un contatto fisico è proprio un’altra cosa, conta più di mille parole, ti trasmette proprio quella vibrazione fisica che ti stordisce. Se quel contatto non ti tradisce, non si perde in esitazioni o in incertezze strane, diventa una cosa così essenziale che non ne puoi più fare a meno... io non posso andare girando con lui mano nella mano ma sarebbe bellissimo... e mi immagino che cosa deve essere poterlo abbracciare, poterlo baciare in pubblico, o addirittura avere con lui un contatto intimo... io credo che per l’emozione mi potrebbe venire un infarto.... se anche solo a stringerci le mani mi sentivo un dio! La sensazione più bella che c’è, che lui ti guarda negli occhi e ti dice di sì. Io la sera ho fatto proprio i buoni propositi per meritarmelo il mio tenerone, ho promesso che non mi sarei più masturbato perché mi volevo conservare tutto per Marco... vabbe’, promesse un po’ pazzesche... però per qualche giorno c’ho provato, anche se era un’impresa titanica, già lo era prima ma dopo che ci eravamo stretti le mani era proprio impossibile. Marco... mi piacerebbe tanto sapere che cosa hai fatto tu quella sera, ma non te lo chiederei mai... non ti voglio mettere in imbarazzo nemmeno un pochettino. Io con te col sesso vorrei correre a velocità stratosferica, ma mi sento un imbranato totale e mi sa che tu pure non scherzi... Poi uno pensa: se trovo un ragazzo gay che mi corrisponde, col sesso parto in quarta, ho risolto tutti i problemi e ho realizzato tutte le fantasie... col cavolo! C’ho sempre una maledetta paura di fare il passo più lungo della gamba, di correre troppo... io voglio che noi andiamo di pari passo perché nel sesso dobbiamo veramente essere in due però, mannaggia, il tempo passa e alla fine ne abbiamo parlato solo, però quando ne abbiamo parlato ero proprio eccitatissimo, non era il fatto di parlare di sesso, era il fatto di parlare di sesso tra noi, l’intimità era pazzesca è mi sono eccitato in modo pazzesco... e quella notte intera al telefono a parlare piano piano per non farci sgamare, non era nemmeno parlare di sesso, anche quello, sì, però era proprio il fatto che eravamo disposti a stare una notte intera al telefono l’uno per l’altro... perché io lo sapevo benissimo quello che passava per la testa a te e tu sapevi benissimo quello che passava per la testa a me... e non solo per la testa. Allora ti sei fatto coraggio tanto c’era il telefono di mezzo, e m’hai raccontato un po’ delle fantasie tue che mi sembravano proprio identiche alle mie, quella notte, sussurrando piano piano, mi hai parlato dei tuoi sogni erotici e dei tuoi desideri segreti, eri quasi stupito che quelle cose mi sembrassero totalmente naturali e totalmente anche mie, mi hai detto: “Ma possibile che siamo uguali fino a questo punto?”... Marco, accidenti, io penso che da qui a qualche giorno non riuscirò più a fermarmi... ma come faccio a fermarmi... io ti salto addosso... stare al posto mio mi costa moltissimo però non ti vorrei mai mettere in imbarazzo, meglio niente di qualcosa che non sia buona anche per te... però io ti porto sempre con me, di giorno e di notte... ieri notte ti ho sognato, ho sognato che ci abbracciavamo nudi, lo so che era solo un sogno ma era bellissimo... adesso la fase del “perché lo dovremmo fare” l’abbiamo passata adesso siamo al quando... insomma sì qualche passo avanti l’abbiamo fatto... ma io non ce la faccio più ad aspettare... ma perché? Uffa! Lo so che non dobbiamo rovinare le cose per correre troppo... tu mi hai promesso che la prossima volta ci proviamo... ve bene... se non te la senti va bene lo stesso... però ti prego... proviamoci... Adesso ogni volta che vengo da te mi faccio una doccia lunghissima senza masturbarmi, ed è già una tortura, poi mi metto la biancheria più bella che ho... perché io penso che possa essere la volta buona... e poi io lo sento che ci siamo quasi... mercoledì, quando ci siamo baciati è stata una cosa così sexy che mi stavo proprio sciogliendo... poi mi dici che ti senti in imbarazzo... per portarti a baciarmi come si deve ci sono voluti mesi, all’inizio ti sembrava una cosa impossibile pure quella, poi ti sei sciolto e adesso chi ti ferma più... però ancora siamo a questo livello... sì, è bello, bellissimo, sexy, sexyssimo... però... me l’hai detto pure tu che non vedi l’ora, ma io non ti dico chissà che cosa, ci spogliamo e ci mettiamo sotto le lenzuola, neanche ci tocchiamo, te lo giuro, ma io voglio sentire il tuo calore, quello vero, quello di tutto il corpo... ma scusa, ma di che hai paura? ... mi pare che alla fine i nostri desideri sessuali sono esattamente gli stessi, non ci saranno sorprese di nessun genere, lo sai già... Marco... la prossima volta... mi raccomando, pensaci... io lo so che ci pensi perché quando stiamo insieme sei eccitatissimo anche tu e si vede... e allora perché no? Perché non ancora? Ma non ti rendi conto che così è una tortura? Però alla fine una cosa bellissima l’hai fatta, mi hai dato una tua foto in costume, io una cosa del genere non te l’avrei mai chiesta e invece l’hai fatta tu, direttamente. Io quella foto l’ho nascosta, non c’è niente di strano nella foto... ma quella foto è mia l’hai data tu a me... è un pegno d’amore... mannaggia adesso mi sento pure stupido... mi ci volevi mettere una bella dedica... e io ti ho detto di non mettercela perché se qualcuno l’avesse trovata sarebbe stato imbarazzante... e m’hai detto pure che cosa ci avresti scritto: “Al mio gattino, perché mi porti sempre sul cuore...” Come si fa a non desiderare di fare l’amore con un ragazzo come te... è impossibile, sei troppo dolce... Lo sai che ho scritto per te anche una poesia erotica... niente di sconvolgente, però l’idea di fare l’amore con te mi torna proprio ossessivamente... che ci posso fare... forse sono un po’ maniaco ma quando ti sto vicino mi sento in orbita e non capisco più niente... Adesso me ne vado a dormire o meglio prima a... e poi a dormire... tanto lo sai... ce lo siamo detto chiaro... Ciao tenerone mio... e masturbati solo pensando a me... capito!?
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giovedì 20 marzo 2008
AMORE TRA GENITORI E FIGLI GAY
Ciao Project,
ti ricordi di me? Matteo, di Bergamo, 18 anni, quello che era innamorato di un compagno di scuola... allora io ti avevo detto che non ero dichiarato ma adesso le cose sono cambiate. Ti racconto la storia, se ti va pubblicala, mi farebbe piacere che gli altri ragazzi la leggessero perché per me questo è un momento di felicità straordinaria. Mai avrei sognato di vivere cose simili. Ma cerco di andare per ordine e di farmi capire da tutti. Ciao Project! Anche per un ragazzo gay la vita può essere bellissima e tu me l’avevi detto anche se io allora non ci credevo! Oggi sono felice!
Ciao ragazzi, vi racconto la mia storia. Fino al mese di ottobre dell’anno scorso la mia vita è stata in sostanza solo un’attesa e un’attesa brutta di cose che io pensavo non sarebbero mai arrivate. Mi ero innamorato più volte, se si può chiamare amore il perdere la testa per un ragazzo che nemmeno ti guarda, mi sentivo frustrato e depresso. Non era nemmeno una questione sessuale, del sesso non me ne sarebbe importato nulla, mi sentivo maledettamente solo, dei miei sentimenti non potevo parlare con nessuno, poi ho scoperto il blog di Project e mi è tornato un po’ di coraggio, a ottobre ho contattato Project che mi ha detto un sacco di cose positive sui gay e sul fatto che possono veramente essere felici, quelle cose mi faceva piacere sentirmele dire ma mi sembravano anche un po’ false... in un certo senso troppo belle, come se fossero state inventate per farti stare tranquillo, una specie di anestetico. Con Project ho parlato un paio di volte, poi sono sparito, lui mi ha mandato una mail della quale capisco il senso solo adesso, ma allora non ho nemmeno risposto. Continuavo a leggere il blog e mi sembrava un po’ un libro di favole e le cose positive che scrivevano i ragazzi mi facevano un effetto stranissimo, mi dicevo che erano terribilmente ingenui ad avere fiducia nel futuro perché il futuro sarebbe stato per loro solo una delusione. Bene, adesso tutte queste cose mi sembrano assurde e l’ottimismo di Project (prudente ma vero ottimismo!) mi sembra una cosa assolutamente realistica.
Nella mia classe, alla fine di ottobre è arrivato un ragazzo nuovo che si chiama Matteo come me, quando l’ho visto ho sentito dentro come una scossa elettrica, mi sono detto: è lui! E’ tenero, dolcissimo, mai aggressivo e poi ci siamo presi fin dal primo momento. Dopo pochissimi giorni ho cominciato ad andare a studiare a casa sua. I genitori mi hanno accolto benissimo, noi studiavamo in una stanza e ogni tanto ci portavano il tè coi pasticcini o il caffè, poi tante volte sono rimasto a pranzo a casa sua, stavo benissimo, anche coi genitori ho parlato più volte, erano molto premurosi e dicevano cose bellissime del figlio. Un pomeriggio siamo andati a fare una passeggiata e lui mi ha detto che era gay ma l’ha fatto nel modo più informale possibile. Parlavamo dei suoi genitori e gli ho detto che per un figlio avere dei genitori così deve essere bellissimo e lui mi ha detto. “Tanto più poi per un figlio gay...” Alla fine del pomeriggio mi sentivo in Paradiso, Matteo era innamorato di me e me l’aveva detto chiaramente e, udite udite! ... lo aveva detto anche ai genitori che l’avevano presa bene e dopo avermi conosciuto erano entusiasti di me! Pare pazzesco ma è tutto vero! ... Però per me rimaneva un problema grossissimo, cioè quello di dirlo ai miei genitori che con ogni probabilità una cosa del genere non se l’aspettavano proprio. Matteo era venuto a studiare da me qualche volta ma i miei sono molto più riservati e con lui avevano scambiato solo poche parole di cortesia. Insomma la cosa andava benissimo tra noi e con la sua famiglia e in fondo non poteva proprio andare meglio, mi sentivo proprio incoraggiato, ma sul lato della mia famiglia mi sentivo impacciatissimo, sapevo bene che il problema potevo risolverlo solo io e ho fatto una cosa rischiosissima che non avrei mai pensato di fare, ho affrontato prima mio padre, l’osso più duro, sono andato da lui e gli detto: “Papà, hai presente Matteo, quel mio compagno...” lui mi ha detto. “Sì” e io ho aggiunto: “Penso di essermi innamorato di lui...” Mio padre è rimasto letteralmente senza parole, non sapeva che dire, ma non era sconvolto, poi m’ha guardato negli occhi e mi ha detto: “Ma sei sicuro?” Gli ho detto: “Penso proprio di sì...” e quello che mi ha detto dopo ha sconvolto me, mi ha detto: “Ma tu lo conosci bene?” in pratica sul fatto che fossi gay non ha battuto ciglio, poi gli ho anche chiesto se se lo immaginava e mi ha detto nettamente di no. Ha voluto sapere tutto di Matteo, anche dei genitori, di come mi trovavo con loro, cioè si è comportato, al 100% come se fossimo due fidanzati etero. Poi mi ha detto: “Io non ti dico nulla, se ce lo vuoi fare conoscere, insomma, fai tutto come ritieni meglio, io lo so chi sei e ti voglio bene... a mamma glielo dico io... ma vedrai che non ci saranno problemi, però state attenti a scuola che lì l’ambiente non è sempre favorevole...” Notavo che mio padre non usava mai né la parola gay né la parola omosessuale e allora l’ho invitato a farlo, cioè a dire esplicitamente che io e Matteo siamo due ragazzi gay, la prima volta l’ha fatto con una certa difficoltà, poi piano piano si è sciolto un po’. Come sono stato felice di quelle risposte di mio padre non ve lo potete nemmeno immaginare. L’avrei abbracciato, ma non l’ho fatto, lui m’ha detto: “Portami un gelato dal frigo... che mi devo riprendere un pochettino...” ma l’ha detto sorridendo. Gli ho portato il gelato e quando gliel’ho dato mi ha preso la mano e l’ha stretta fortissimo e mi ha detto: “Tu non sai quante volte io ho pensato che per te non sono stato un esempio, che magari tu avresti voluto un padre diverso...” e allora me lo sono abbracciato stretto! Accidenti, fa un’impressione fortissima sentirti tuo padre che ha appena saputo che sei gay e che vuole un abbraccio da te... è bellissimo! Il pomeriggio l’ho raccontato a Matteo e siamo stati tutta il tempo mano nella mano, una cosa dolcissima. Quando camminavo mi sembrava proprio di non toccare terra.
L’indomani a scuola è successa un’altra cosa incredibile... io e Matteo stavamo soli in classe e Matteo appoggiava la testa sulla mia spalla, a un certo punto è entrato il prof. di Matematica, un signore sessantenne ma simpatico, entra, ci vede così, capisce al volo, poi ci fa segno con la mano di separarci e si siede di fronte a noi e comincia a parlare di matematica... cinque secondi dopo entra il preside con un geometra della provincia che doveva vedere delle cose dell’edilizia. Il preside è uno che io non sopporto proprio ha un suo concetto delle disciplina... insomma se ci avesse beccato soli in classe, io e Matteo e in quegli atteggiamenti sarebbe successo un disastro. Quando il preside se n’è andato il prof. di matematica ci ha detto: “Ragazzi cercate di essere prudenti... non vi mettete nei guai...” Anche questa è una cosa che non mi sarei mai aspettato. La lezione l’abbiamo capita e a scuola abbiamo evitato qualunque atteggiamento anche lontanamente sospetto. Il prof. di Matematica quando ci vede nei corridoi ci saluta e ci sorride, anche questa è una cosa importantissima.
Io non so che cosa può cercare un ragazzo dagli altri, ma a me non interessa affatto che mi accetti tanta gente che non mi piace e che non sopporto, ma tengo moltissimo alla simpatia delle persone che stimo.
Ragazzi, lo so che vi sembra una favola e sembra così anche a me, prima che mi succedesse non l’avrei mai immaginato, eppure è successo e allora voglio dire a Project che aveva ragione e che la felicità per i ragazzi gay esiste!
Ciao ragazzi e non vi scoraggiate mai perché le cose possono cambiare in meglio molto rapidamente... se oggi siete depressi e vi sembra che le cose non andranno mai per il verso giusto, pensate che sei mesi fa la pensavo anch’io così! In bocca al lupo da Matteo 1 e da Matteo 2!!!
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mercoledì 27 febbraio 2008
COMING OUT A SCUOLA
Se volete, potete partecipare alla discussione "COMING OUT A SCUOLA" nel FORUM DI PROGETTO GAY: http://progettogay.forumfree.net/?t=25564308
lunedì 18 febbraio 2008
AMORI GAY ROMANTICI
http://nonsologay.blogspot.com/search/label/GAY%20E%20ETE...
ha detto...
ragazzi, questa storia è bellissima a mio parere, sia per il fatto che ragazzo abbia una sensibilità ke nessun etero può capire... poi perché è la stessa cosa che provo e vedo ogni giorno nella mia scuola, anke io ho il mio Massimiliano ma che non so neanke come si chiama ma che m guarda ogni giorno e fantastico in storie d'amore esageratamente romantiche.... la società che c sta attorno invece ci vorrebbe eliminare, io ho paura di dire che mi piacciono anke i maski per una possibile reazione di violenza... vi rendete conto, non posso essere libero di dire ciò ke penso e sono... non è questa libertà!!! e dirlo o no agli amici??? ma proprio no!!! se solo gli sfuggisse?? loro non sanno cosa può accadere. Forse mi sono fatto troppe seghe mentali nel dire queste cose... ma un fondo di verità ci sta!! Il caso non mi ha neanche portato a conoscere qualkuno gay... perciò queste parole rimangono solo scritte in questo intervento di un blog... ma per ora e non so fino a quando rimarranno qui... sperando che quakuno le possa leggere e che ci possa riflettere seriamente per far qualkosa... la speranza c'è... ancora complimentoni per il tuo intervento... è possibile avere il tuo contatto di msn anche solo per fare 2 kiakkiere e per darci anche solo un sostegno morale per quei momenti che ci buttano giù??? 17 febbraio 2008 18.58
Carissimo romantico91, mi piacerebbe molto che il tuo commento fosse letto dall’autore della storia che hai commentato, ma la cosa è alquanto improbabile perché la storia è stata pubblicata il 1° Ottobre 2007 e l’autore non si è più fatto vivo. Se vuoi capire come la pensano i ragazzi gay sul coming out puoi seguire diverse strade:
1) Usare il motore di ricerca interno tra i siti di Progetto Gay, accessibile nella parte alta del blog Progetto Gay, sulla sinistra e nella parte alta del blog Storie Gay sulla destra. Tieni presente che sul blog di Progetto Gay i commenti ai post sono circa 800.
2) Puoi cercare per titolo o per tag (argomento) nella colonna di destra del blog Storie Gay.
3) Puoi andare al Forum di Progetto Gay dove un gruppo di ragazzi, circa una ventina, pubblicano i loro post a tema gay. Se tu ti facessi conoscere sul forum dai ragazzi che lo frequentano, potresti poi chiedere a qualcuno di loro il contatto msn ma ci tengo a ribadirlo, l’autore del post che hai commentato non si è fatto più sentire da epoche ben precedenti all’apertura del forum e quindi non potrai incontrarlo.
giovedì 7 febbraio 2008
CIAO D
Leggo oggi un commento del 6 Febbraio 2008 ad un post del 27 Settembre 2007. E’ improbabile che l’autore di quel post legga il commento e quindi cercherò io stesso di scrivere due righe in proposito.
Riporto innanzitutto il commento, nella speranza che l’autore legga quello che intendo scrivergli.
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Anke io sto vivendo la tua stessa situazione, per di più con un ragazzo k ha lo stesso nome della persona ke ami. Io ho 17 anni e Giuseppe ne ha 15... andiamo nella stessa classe e mi sono innamorato di lui verso ottobre novembre 2007.... ci sto male x lui... nn riesco a concentrarmi non riesco a studiare... solo ke lui in classe non mi caga quasi mai e questo mi butta ankora più a terra di quanto lo fossi già a causa sua... E' il + figo della classe ed è single e ho molte fantasie su di lui soprattutto quando andiamo in piscina perkè ha un fisico strepitoso ke mi fa impazzire... di carattere è 1 po' stronzo ma secondo me dentro è tenero... lo amo ma non so cosa fare... aiuto!!!!
Scritto da : D 06/02/2008
Carissimo D,
è piuttosto raro che un ragazzo della tua età scriva un commento (e un commento serio come il tuo) su un blog di Progetto Gay. Non fosse altro che per l’eccezionalità del commento unita alla sua qualità, sento di doverti una risposta altrettanto seria.
Quello che scrivi non è una cosa rara, succede a tanti ragazzi, non solo della tua età ma anche molto più grandi. Dal tuo commento sembra di poter dedurre alcuni elementi: ti senti innamorato di un ragazzo molto bello, un po’ spinoso di carattere, che non ti corrisponde in nessun modo ma tu pensi che si tratti di un ragazzo molto dolce. Evidentemente le ipotesi sono due:
1) Quel ragazzo non ha alcuna possibilità di corrispondere a quello che provi per lui perché, dando per scontato che se ne sia accorto, è eterosessuale e quindi non bada al tuo interessamento o comunque non lo interpreta come un interesse di tipo sessuale.
2) Quel ragazzo (diamo qui per scontato che sia anche lui gay) non si è reso conto di quello che tu provi per lui.
Non so se i tuoi compagni di classe sanno che sei gay ma, francamente alla tua età mi pare un’ipotesi improbabile, come mi pare improbabile che il tuo amico sia gay perché, a parte il fatto che gli eterosessuali sono più del 90% della popolazione, un ragazzo gay si sarebbe accorto delle tua attenzioni verso di lui.
Se Giuseppe è così giovane come dici e se gli vuoi bene veramente, devi lasciargli la libertà di crescere secondo i suoi tempi e le sue regole che possono essere (ed è probabile che sia così) molto diverse da come tu le vorresti. Se Giuseppe non corrisponde ai tuoi sentimenti, tu non puoi farci nulla e se gli vuoi bene devi lasciarlo andare per la su strada. Se invece arriverà da sé a rendersi conto di quello che provi per lui e se la sentirà di corrispondere ai tuoi sentimenti, cosa che non dipende solo dal fatto di essere o non essere gay ma da moltissimi altri fattori, allora, e allora soltanto, potrai provare a costruire una vera storia con lui, perché per vivere una storia importante anche la fantasia conta, ma è assolutamente indispensabile essere in due Il fatto che Giuseppe sia un bel ragazzo può accendere la tua fantasia, come è successo al ragazzo del post, ma per costruire qualcosa di serio con Giuseppe l’essenziale è che anche Giuseppe ti voglia bene. Nella vita affettiva di un ragazzo gay (ma il discorso vale con piccole varianti anche per gli etero) l’interesse sessuale è importantissimo, ma non è per se stesso determinante nella costruzione di una storia d’amore. Diciamo che è una condizione necessaria, ma senza una vera reciprocità, senza essere veramente in due non si costruisce nulla.
Ti ringrazio moltissimo del tuo commento che mi dà la soddisfazione di sapere che Progetto Gay ha un senso anche per ragazzi molto giovani. Un abbraccio.
lunedì 14 gennaio 2008
GAY E SCUOLA – LA LOGICA DI PONZIO PILATO
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Hai ragione project, è proprio la capacità di accettarsi, ancora prima di un coming out più o meno voluto, cercato o addirittura forzato dalle condizioni esterne, che è difficile.Il lavoro che un ragazzo, adolescente o giovane che sia, deve compiere su di sé è davvero difficile, tremendamente, addirittura quel fantastico "mondo gay" su cui aleggiano stereotipi e mezze verità può rendere difficili le cose.E siamo soli, terribilmente, a scuola, (oddio i tempi delle medie..) le superiori poi, la stessa università... non aiutano perché i ragazzi gay sono più o meno invisibili.Io poiché è da poco che mi sono affacciato a questo mondo non posso dire tanto però,se ricordi quando abbiamo parlato del problema dei ragazzi giovani delle superiori... beh.. ecco... c'è da lavorare e tanto.La società ancora è interessata non all'affettività tra due uomini ma allo scandalo che essa può dare alla società stessa, al fatto che chissà quale dei due uomini nell'atto sessuale dà o riceve.. l'Italia è immatura... divide per ruoli... e cosi giudica.E io lo percepisco anche dal fatto che se stai qualche ora (tipo me giorni fa) in una scuola, la parola che più spesso senti... è proprio "gay" o uno dei suoi tanti e colorati sinonimi, ma sempre usato in termini dispregiativi e omofobi.un giovane ragazzino che si sente dire questo ogni santo giorno e che sa di esserlo più o meno consapevolmente... che razza di vita serena e tranquilla può vivere? come può tranquillamente accettarsi? Si sentirà sempre fuori posto, contro natura, diverso.
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Prendo lo spunto da questo commento di Davide per sottolineare come la scuola, al di là delle buone intenzioni dei singoli, sia spessissimo per un ragazzo gay un problema veramente grosso da gestire. Si è fatto un gran parlare tempo fa di bullismo, inteso come devastazione di arredi scolastici e di strutture ma anche come atteggiamento aggressivo nei confronti di chi non faccia mostra di aderire agli atteggiamenti del branco. Il bullismo è figlio dell’ignoranza e della immaturità non solo dei ragazzi ma anche dei genitori e della scuola stessa. Il bullismo è consciamente o inconsciamente promosso o tollerato dalle famiglie e dalla scuola. Un ragazzo che frequenta la scuola media e che avverte dentro di sé le prime spinte verso la omosessualità è già molto indaffarato a capire il senso di quello che gli sta accadendo in un’adolescenza che in qualche modo lo fa sentire diverso. Ebbene, quel ragazzo deve vedersela con i bulli, subire intimidazioni e vera violenza non solo morale e verbale ma addirittura fisica. Come giustamente dice Davide, in una situazione simile per un ragazzo giovanissimo, l’accettazione della propria omosessualità diventa molto problematica e il giovanissimo gay impara sulla propria pelle ad essere un diverso e a conformarsi ai comportamenti del branco pur di non subire. Il problema del bullismo tende ad attenuarsi nelle scuole superiori, dove i ragazzi sono più maturi e i fenomeni connessi alla violenza del branco sono molto più ridotti, ma anche qui, per un ragazzo gay, l’emarginazione è ancora pesantissima. Ma a parte i fenomeni legati al bullismo, è su un altro punto che mi vorrei fermare. Tutti noi siamo andati a scuola, tutti noi abbiamo letto libri di scuola. Bene... quanto spazio è dedicato a tematiche attinenti alla omosessualità? Una percentuale minima. E una percentuale ancora inferiore questi contenuti occupano nell’attività scolastica di ogni giorno. Parlando con alcuni insegnanti apprendo che, perfino con ragazzi di 19 anni, cercare di trattare anche a livello minimo di problemi connessi alla omosessualità significa andare incontro a risatine, battute e spiritosaggini di tutti i tipi, con la conseguenza che, per quieto vivere, l’argomento viene del tutto omesso, anche perché si rischia, con i ragazzi più giovani, di scatenare le ire delle mamme benpensanti e con quelli più grandi di essere etichettati come gay. In una classe di 28 ragazzi, in media ce ne sono circa due che sono omosessuali o che scopriranno prima o poi di esserlo. Questi ragazzi subiscono sistematicamente le battute degli altri e le omissioni della scuola che di fatto li discrimina. Senza dire che tra gli insegnanti più di qualcuno ha atteggiamenti consciamente o inconsciamente omofobi giustificati magari dalla volontà di “prevenire” il diffondersi del fenomeno. In genere non si tratta di atteggiamenti omofobi strillati ma di cose più subdole che si manifestano nel pettegolezzo privato con gli altri colleghi o addirittura nel tirare fuori il “problema”, facendo anche il nome degli interessati, in sedi istituzionali come i consigli di classe, il tutto sempre e solo “a fin di bene”. Il problema gay nelle scuole semplicemente “non esiste”, i ragazzi gay si guardano bene (e fanno benissimo!) dall’esporsi troppo e le istituzioni, dal canto loro, non hanno nessun interesse ad aprire una discussione su questo argomento. Ho sentito un insegnante sostenere con una certa soddisfazione che nella sua scuola “non ci sono gay”; il fatto che non se ne vedano dovrebbe invece fare riflettere molto sul clima che si respira nella scuola! Un ragazzo etero sente parlare di storie d’amore etero a tutti i livelli, da Dante fino a ieri sera... ma è assolutamente improbabile che un ragazzo gay senta parlare di Platone, di Michelangelo, di Leonardo, di Machiavelli, di Tasso, di Leopardi o di Pasolini in chiave omosessuale. Perfino il Satyricon di Petronio è stato letto in chiave di polemica contro l’omosessualità il che non è solo falso ma grottesco! Alcuni grandi maestri dell’Arte e della Letteratura sono considerati grandi maestri “nonostante” siano omosessuali. Nei libri di scuola compare ancora la parola vizio per riferirsi alla omosessualità, se questo fosse solo il frutto dell’ignoranza sarebbe perdonabile, ma purtroppo dietro l’apparente ignoranza c’è il facile adattamento a logiche commerciali e di quieto vivere. Viene più adottato e quindi si vende di più un libro che sorvola o che accredita come verità cose che l’opinione pubblica benpensante vuole credere tali. Come può un ragazzo gay trovare in un ambiente scolastico simile l’atmosfera adeguata allo sviluppo della sua effettività e della sua sessualità? Ci sono lodevoli eccezioni, ma una rondine non fa primavera e un gay, a scuola, va a scuola di emarginazione, di conformismo superficiale, impara a reprimersi, perché è quello che più o meno dovrà fare in tutta la sua vita, con l’eccezione “forse” di pochi ambienti e di poche persone. Ma è meglio che pochi vengano sacrificati per la tranquillità del popolo! Questa è la logica di Ponzio Pilato.
GAY TRA PORNOGRAFIA E SUBLIMAZIONE
venerdì 28 dicembre 2007
GAY A SCUOLA E IN FABBRICA
Beh, certo, ottimista, sempre ottimista, che a questi ragazzi gli dobbiamo lasciare qualcosa di buono, che le malinconie ci stanno... e poi passano, che pure per noi sono passate o no? Un poco perché sono passate, un poco perché sono passati gli anni... Ma pure noi la vita nostra ce la siamo fatta... perché tu mo’ non sei vecchio come a me ma tu pure gli annetti tuoi li tieni... insomma pure noi la parte nostra l’abbiamo fatta, mo’ se ti dico una cosa tu te le pigli pure... ma tutta questa storia che ai tempi nostri stavamo così male... manco è tanto vera. Certo non era come adesso... o no? Allora che facevi tu? ... il comung out come lo chiamano mo’? E quando mai! ... niente, queste cose non c’erano... mo’ in Spagna si sposano pure e noi che potevamo fare? Zitto e basta! ... però... non era manco così terribile, non ci stavano manco le pretese... che ce ne ho messo io a capire quello che andavo cercando... e chi me ne parlava a me? Come si chiama quella cosa che tieni tu? ... il blog... e che ci stava il blog allora? Allora non ci stava proprio niente ma eravamo ragazzi. Quelli della generazione prima della nostra stavano male, ma non perché erano gay... allora ci stava la guerra e stavano male perché ci stava la guerra, ma io sono nato nel ’40, la guerra è finita quando tenevo cinque anni, quella mio padre se l’è vista io no, io ho fatto 20 anni nel ’60, che già era una cosa, diciamo così, moderna... mo’ che ti devo dire... il 57/58, così... insomma, io più o meno quelli sono gli anni che ho capito come stavano le cose, insomma... e come l’ho capito dici tu... quella è una cosa che si capisce in un modo solo, mo’ non so se qua si può dire perché io poi non è che parlo troppo ricercato... insomma, mo’ lo dico, poi, se non lo vuoi mettere, lo togli... allora andavamo a scuola, era un Istituto Tecnico, ma una cosa colossale, cosa che l’avevano costruito ai tempi del fascismo, io manco mi ricordo che classe facevo mi pare la quarta, tenevo 17/18 anni... insomma allora ci stava una cosa che quando a qualcuno gli volevano fare uno scherzo gli zompavano tutti quanti addosso e gli calavano i pantaloni, dicevano che gli facevano la stira, così si diceva allora, ma non ti credere che era una cosa di sesso, a quelli non gli passava manco per la testa era uno scherzo, una cosa così... io sapevo che queste cose le facevano ma non l’avevo mai vista direttamente, però non era una cosa che qualcuno si offendeva... insomma la pigliavano a ridere, va’... Alla classe mia stava un ragazzo di quelli tutti sistemati, sempre a posto che portava pure la cravatta... insomma uno che gli piaceva andare sistemato... va bene... che poi quelli sono quelli che li mettono in mezzo... Insomma... Il professore di Meccanica non ci stava e noi stavamo soli nel laboratorio. A uno così gli viene in testa “Facciamo la stira a Bianchi!” mo’ non mi ricordo se si chiamava proprio così, ma una cosa come quella... allora uno si mette alla porta per vedere se arriva il professore e gli altri a Bianchi lo mettono in mezzo... quello si difendeva... ma quegli altri erano una ventina... lo buttano a terra, lo tengono fermo lo gli abbassano i pantaloni... lo scherzo doveva finire lì... e invece no, ma non perché quelli volevano... ma è successo... nel togliergli i pantaloni se ne sono venute pure le mutande e Bianchi è rimasto proprio nudo e stava a un metro da me e l’ho visto benissimo, ma è stata una cosa di pochissimi secondi, quello che stava di guardia alla porta ha fatto segno che stava arrivando il preside, allora l’hanno lasciato e se ne sono tonati tutti ai posti loro facendo finta di lavorare. Bianchi s’è salvato all’ultimo momento perché per rimettersi a posto c’ha messo qualche secondo in più... Mo’ tutta questa storia per farti capire... dopo, alle ore successive, quello scherzava con gli altri come niente fosse e gli altri della cosa non ne hanno parlato più. Loro avevano giocato è basta... e io mi dicevo... ma com’è che questi una cosa del genere se la sono dimenticata... io non me la potevo proprio dimenticare, ogni volta che mi dovevo fare una sega io a quello pensavo... solo a quello... e quelli parlavano di ragazze... Pure Bianchi, io l’avevo visto con la ragazza... Insomma io mi dicevo... ma com’è possibile che qua questa cosa m’è rimasta in testa solo a me e non mi sapevo capacitare... mo’ ai ragazzi di oggi può sembrare pure una cosa stupida... però io un ragazzo nudo non l’avevo mai visto, voglio dire un ragazzo della mia età. Noi facevamo ginnastica per modo di dire, palestra non ce n’era e non ci cambiavamo nemmeno, l’unica cosa che facevamo, giocavamo a pallone nel cortile e spaccavamo le scarpe... e quello era tutto. Insomma io la storia di quando hanno fatto la stira a Bianchi non me la sono più levata dalla testa... ma manco mo’... e poi a noi chi ce le diceva certe cose? ... Io occasioni per potere stare con altri ragazzi non ne avevo. Però qualche cosa è successo quando sono andato in fabbrica... io sono entrato che avevo 19/20 anni e sono entrato come perito, allora sai, il 1959... perito non era una cosa da poco... io ero giovane, un ragazzo ma sotto a me ci stavano tanti operai, certi erano padri di famiglia di 40/50 anni e non mi potevo mica mettere con loro, ma ci stavano pure gli operai giovani. Allora c’era molto classismo... io andavo a lavorare vestito col vestito mio, gli operai andavano con la tuta... e siccome erano cose di meccanica si ingrassavano e alla fine del turno si facevano la doccia prima di uscire. Per i tecnici come me c’era un ambiente con degli armadietti chiusi dove potevi lasciare quello che volevi, ma non ci stava la doccia, noi lavoravamo col tecnigrafo, facevamo disegni, misure, calcoli, più era il tempo che si passava nella sala tecnica di quello che si passava nei reparti, ma gli operai no, quelli alla fine del turno la doccia la facevano... e mo’ viene il bello, ma dovrei dire il brutto. Ce ne stava uno, ma che ti dico, bello come il sole è poco. Quello c’aveva si e no 18/19 anni, quanti ne tenevo io, pure meno, era un ragazzo del nord, di Lecco, mi pare... dove sta il lago... sai... alto biondo, occhi chiari, poi un sorriso... vabbe’, che te lo dico a fare... si chiamava Marco... tu non sai quello che ho fatto appresso a quel ragazzo. Gli operai entravano prima di noi e io entravo con loro per non perderlo nemmeno per un minuto, ogni volta che potevo scappavo al reparto per vedere se c’era, però non è che mi potevo avvicinare e quando finiva il turno lo vedevo andare allo spogliatoio degli operai dove ci stavano pure le docce... e quando usciva aveva tutti i capelli bagnati e appiccicati alla fonte. Io allora ho maledetto il fatto che avevo studiato, se fossi stato un operaio pure io sarei andato con lui alle docce, ma un tecnico come me non poteva andare negli spogliatoi degli operai... tutte le fantasie che c’ho fatto... tu manco te le immagini... beh, no... mi sa che te le immagini... gli avevo parlato qualche volta ma di me aveva paura perché ero un tecnico e lui era proprio del reparto che dovevo controllare io, abbiamo scambiato pochissime parole, poi col tempo qualcuna in più... ma non siamo diventati amici... poi un giorno mi chiede di parlare con me e mi chiede di cambiargli un turno di lavoro del sabato pomeriggio perché vuole andare a trovare la sua ragazza che sta a 50 km. Io gli ho detto di sì e lui si è sciolto un po’... per me era stata una doccia fredda, ma poi il rapporto con lui è cambiato, ha cominciato a fidarsi si me... insomma siamo diventati pure amici, l’ho invitato a casa mia, cioè a casa dei miei genitori, e lui c’è venuto con la ragazza, cosa che è stata utilissima per togliere definitivamente dalla testa di mio padre che in me ci fosse qualcosa che non andava in rapporto alle donne. A 22 anni s’è sposato e io gli ho fatto da testimone... Tu mi dirai: Ma quando gliel’hai detto che eri gay e che ti eri innamorato di lui? La risposta è semplice... non gliel’ho detto mai... e siamo ancora amici... ma scusa, ma perché avrei dovuto dirglielo, per metterlo in difficoltà, era tutto pappa e ciccia con la Chiesa... no! Per lui io ero un ottimo amico, come lui lo è per me... a che serve essere chiari? Come lo chiamano adesso? Coming out... sì... adesso mi ricordo. Insomma questa è la storia di Marco, tu puoi dire che è una stupidaggine e invece è stata una cosa importantissima, che i ragazzi di oggi, che pensano solo al sesso, manco lo capiscono... che io dico dico ma dei ragazzi di oggi non ne so proprio niente e magari sono tali e quali a noi... Abbiamo finito o no?