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domenica 24 gennaio 2016

DA ETERO A GAY: LA SCOPERTA TARDIVA DELLA PROPRIA SESSUALITÀ

STORIE DI OMOSESSUALI TRA 800 E 900 – parte tredicesima
Prosegue la pubblicazione delle Storie annesse al trattato sull’inversione sessuale di Havelock Ellis.
Nella Storia n. 27, che potete leggere qui di seguito, si può seguire il percorso di emersione della omosessualità in un ragazzo americano di fine 800. Nella storia si ha una chiarissima esemplificazione di un concetto fondamentale riguardante la sessualità: l’imprinting sessuale (cioè le prime esperienze sessuali o para-sessuali vissute in età infantile).
Da una lettura attenta risulta chiaramente che l’imprinting, nel caso specifico molto forte e molto anticipato, e la facilità nel procacciarsi sesso etero, hanno reso impossibile l’emersione della omosessualità fino all’età adulta. Aggiungo che l’assenza della masturbazione dovuta alla facilità e alla frequenza del coito eterosessuale, privava di fatto il ragazzo di un elemento fondamentale per il riconoscimento del proprio orientamento sessuale.
Buona lettura!
STORIA 27
H. C., americano, 28 anni, possidente, non sposato, il maggiore dei due figli. La sua storia può essere meglio espressa con le sue stesse parole:
“Io sono, dalla parte di entrambi i genitori, di ascendenze inglesi molto antiche, essendo i primi coloni del mio nome arrivati nel New England nel 1630. Sia la famiglia di mio padre che quella di mia made sono state prolifiche di soldati e statisti; la famiglia di mia madre diede un presidente degli Stati Uniti. Per quanto ne so, nessuno dei miei predecessori ha fatto sospettare stranezze mentali, ad eccezione di uno zio materno, il quale, per eccesso di studio, divenne folle per un anno.
“Sono laureato in due università con una laurea in belle arti e una in medicina. Dopo un anno come medico in un ospedale, abbandonai la medicina del tutto, per seguire la letteratura, una predilezione che avevo dall’inizio della fanciullezza.
“Mi sono svegliato al sentimento sessuale all’età di 7 anni, quando, in una piccola scuola privata, intravedendo le cosce nude sopra le calze delle mie compagne di scuola femmine, mi esaltavo vagamente. Questo feticismo, è cresciuto più definitamente centrato alla fine sulle cosce e poi su tutta la persona di una ragazza in particolare. Il mio primo sogno tinto di sessualità fu su di lei, mentre lei mi stava vicino io schiacciavo il mio pene sopra un’incudine rovente e poi, in beatifica auto-immolazione, esponevo il moncherino carbonizzato ai suoi supplicanti occhi rotondi. Questo amore, però, diminuì all’arrivo di una nuova ragazza nella scuola, che, non più bella, ma più formosa, esercitava una forte attrazione sulla mia sessualità nascente. Un pomeriggio, nella soffitta della scuderia di suo padre, mi indusse a spogliarmi, dando lei stessa l’esempio. L’erezione che le nostre manipolazioni reciproche produssero fu per me senza impulso cosciente, provai solo una curiosità infantile vedendo la nostra differenza genitale. Ma l’episodio diede l’avvio a capricci stravaganti, uno dei quali con insistenza mi ossessionava: con queste differenze fisiche, ovviamente, compensatorie, perché io e quella ragazza non avremmo dovuto realizzare un qualche tipo di rapporto sessuale? Questa fantasia, derivante esclusivamente da quell’esperienza unica, mi affascinò solo con quello che aveva di grottesco, perché in quel momento la mia sensibilità sessuale non era che rudimentale e la mia conoscenza del sesso era nulla. L’idea bizzarra, presentata alla ragazza altrettanto ignorante e da lei approvata, nacque nella soffitta dell’aia paterna e là, in modo molto pasticciato, giunse a un compimento sorprendente e piacevole.
“Nei quattro anni successivi ho ripetuto l’atto non di rado con questa ragazza e con altre.
“Quando avevo 11 anni io e mia sorella fummo portati dai nostri genitori in Europa, dove rimanemmo sei anni, frequentando la scuola ogni inverno in una città diversa e viaggiando, durante l’estate, in diversi paesi.
“All’estero il mio desiderio fu saziato al massimo grado: la disponibile ragazza compagna di giochi era onnipresente, e io la maneggiavo con ardore negli alberghi svizzeri, negli stabilimenti termali tedeschi, nelle pensioni francesi, dove non l’ho fatto? Verso la pubertà per la prima volta ho fatto ricorso, qualche volta, alle prostitute.
“Alla masturbazione, eccetto alcuni esperimenti, non ho mai fatto ricorso. Pochi dei miei compagni di scuola la praticavano dichiaratamente.
“Di omosessualità avevo sentito qualcosa esclusivamente attraverso i classici, in cui, senza lunga ponderazione, riconoscevo solo il nostro cameratismo moderno, poeticamente esaltato, mascherato con gli abiti con la fraseologia antica. L’omosessualità non riuscì mai ad annidarsi dentro di me e non trovò nessuna consonanza nella scala delle mie simpatie, non possedevo nessuna pietra di paragone per tradurre le esibizioni di quegli amori ambigui in messaggi infuocati Il rapporto con il mio sesso consisteva, intellettualmente, in un’amicizia occasionale priva di forte affetto, e fisicamente, in un blando antagonismo, il corpo nudo di un uomo era per me alquanto repellente. Le statue di donne mi evocavano una risposta sia carnale che estetica, quelle degli uomini, non mi suscitavano alcuna emozione, salvo un approfondimento di quella antipatia originaria. Allo stesso modo accadeva per i dipinti, la letteratura, il dramma, gli uomini servivano solo come complemento per le deliziose fanciulle, che visitavano i miei serragli aerei e mi leccavano nei miei rosei sogni.
“Nel mio diciottesimo anno tornammo in America, dove entrai all’università.
“Il corso del mio amore per le donne era ormai un po’ irregolare, il rapporto sessuale normale cominciò a perdere fascino. Già avevo definito, senza l’aiuto di nessuno la logica del coito, così ora l’immaginazione, brancolando nel buio, concepì un nuovo impulso per il desiderio, il  cunnilingus. Ma questo, anche se per un po’ fu abbastanza adeguato, presto cessò di soddisfarmi. In quel frangente, il Natale del mio primo anno di college, fui nominato direttore di una piccola rivista, una pecca precoce del modo di procedere di questa rivista fu la scarsità di storie d’amore. Tale abbandono improvvido era in linea con il mio modo deviante di vedere le donne, un modo di vedere che mi era stato dato dalla auto-dissipazione del glamour attraverso il quale si voleva che apparissero. Avevo vagato in qualche modo dietro le quinte e avevo visto, senza l’intervento delle luci della ribalta del sesso, che le fate una volta così raggianti si riducevano ad una umanità imbellettata, simpatica come sempre, ma non più desiderabile.
“Poco dopo, si cominciò a parlare del caso di Oscar Wilde. I resoconti dei giornali su questa faccenda, mentre  mi illuminavano, non accendevano alcuna luce di auto-rivelazione; correggevano soltanto alcune inutili congetture che, su alcuni vizi mistici, avevo sentito sussurrare. Qua e là un’allusione giornalistica ancora troppo recondita mi veniva faticosamente chiarita da un compagno di studi effemminato, che, immagino ora, non avrebbe mostrato alcuna reticenza se lo avessi pregato di aggiungere una dimostrazione pratica. Acquistai anche delle fotografie di Oscar Wilde, le guardavo sotto gli auspici untuosi di quello stesso svirilizzato mentore blandiloquente. Se il mio interesse per Oscar Wilde derivava da qualche altra emozione che non fosse la curiosità piuttosto morbosa allora quasi universale, non ne ero comunque consapevole.
“I sogni erotici, preclusi fino ad allora dal coito, vennero subito ad affliggermi. I protagonisti di questi sogni erano (e sono tuttora) invariabilmente le donne, con questa sola eccezione che io posso ricordare: sognai che Oscar Wilde, una delle mie fotografie di lui incarnata, si avvicinò a me con un languore buffonesco e eseguì una fellatio su di me, un atto che mi era stato spiegato verbalmente poco prima dal mio oracolo. Per un mese o più, il ricordo di questo sogno mi disgustò.
“I pochi tentativi successivi, timidi e svogliati, di ripristinare la mia attività sessuale erano predestinati a fallire, anche perché avevo temuto che lo fossero: l’erezione era incompleta, l’eiaculazione senza piacere.
“Sembrava che ci fosse qualcosa di sbagliato in questo comportamento. Perché coito senza desiderio sensuale del coito? Nessun senso del dovere mi spingeva, né alcun timore di un’aberrazione sessuale. La spiegazione è questa: l’attrazione per le donne non era stata eliminata, ma semplicemente sublimata, la mia immaginazione, che non importava più le immagini delle donne dall’osservazione, creava le proprie sirene deliziose, una volta diventata ​​esigente e trascendente, si rivolgeva invano alla realtà. La sostanza era svanita stabilmente, e presto anche queste sue ombre tormentose divennero via via più evanescenti, finché anch’esse svanirono nel nulla .
“Gli antipodi della sfera sessuale vennero sempre più verso la luce della mia tolleranza. L’inversione, fino ad allora macchiata da una leggera ripugnanza, divenne alla fine esteticamente incolore, e poi riprese delicatamente colore, in un primo momento solo attraverso la pietà verso le sue vittime, ma alla fine, il colore si fece più marcato con l’inclinazione semicosciente ad applicarla a me stesso come una remota possibilità. Questa rivoluzione, però, non avvenne senza una spinta esterna. Il tono prevenuto di un libro che stavo leggendo, Psychopathia Sexualis di Krafft-Ebing, incitando il mio sdegno, mi portò alla simpatia. Il mio prendere le difese degli omosessuali, puramente astratto anche se era solo un inizio, comportava però il mio guardare le cose con occhi ipoteticamente invertiti, un orientamento per amor di discussione. Dopo un po’, insensibilmente e non in un momento ben preciso, l’ipotesi si fuse con la realtà: io stesso ero un invertito. L’inversione occasionale e fittizia non si era mai sovrapposta, credo, a questa vera inversione, ma piuttosto una vera e propria inversione, dormiente per tutti quegli anni, aveva semplicemente risposto alla fine ad uno stimolo forte e abbastanza prolungato, come un uomo che si risveglia quando è chiamato ad alta voce.
“Nel presentare me stesso così sessualmente trasformato, non affermo di aver avuto fin dall’inizio una qualche inclinazione definitiva. L’istinto, così evoluto da poco tempo, rimase per un po’ offuscato. La sua espressione primaria era un interesse debolmente sensuale per le caratteristiche fisiche dei ragazzi specialmente nelle loro somiglianze con le donne. A questo interesse non opponevo alcuna disapprovazione; dato che la lascivia con le donne in molte e diverse situazioni aveva molto tempo prima intossicato la mia coscienza sessuale fino a portarla alla letargia, nessun ragionamento si oppose al tentativo di ricostituire quella coscienza sessuale. D’altra parte, il piacere intellettuale per le promesse del nuovo mondo, così come la sensualità, mi conducevano alla sua esplorazione deliberata. Eppure, per un anno, il desiderio si fermò ad una vera libidine su nulla di più concreto dei giovani, la coabitazione coi quali era la mia unica fantasia.
“Un giovane chirurgo, dopo aver letto la mia copia della Psychopathia Sexualis, si mise una sera a discutere sugli invertiti con tale gusto che gli chiesi ingenuamente se lui stesso fosse invertito. Diventò rosso, se confermativamente o altrimenti non potevo immaginarlo, nonostante il suo no veemente. Immediatamente ritirò molto sottilmente la sua negazione. Ma alla sua domanda, in risposta alla mia, io mantenni il mio no, per paura che mi proponesse qualche atto sessuale, un cosa che l’estetica della mia inversione sessuale in pieno sviluppo non avrebbe ancora permesso, i ragazzi della mia immaginazione dominavano ancora la scena.
“Una sera, subito dopo, mi scortò a molte delle caffetterie dove gli invertiti sono soliti radunarsi. Questi luoghi di incontri amorosi segreti erano tutti molto simili: un lungo corridoio, con l’orchestra ad una estremità, tavoli in marmo lungo le pareti, che lasciavano il pavimento libero per ballare. Attorno ai tavoli sedevano ragazzi e giovani, Adoni sia per effetto dell’arte che della natura, disponibili per un drink o una chiacchierata col Samaritano di turno, e timidamente venivano importunati per i piaceri per i quali, al piano di sopra, c’erano piccole stanze in affitto. Uno dei ragazzi, supportato dall’orchestra, cantava “l’aria dei gioielli” del ‘Faust’. La sua voce aveva la limpida, tremula purezza di un clarinetto, e il suo volto la bellezza di un angelo. La canzone si concluse, lo invitammo al nostro tavolo, dove si sedette a sorseggiare un brandy liscio, mentre rispondeva beffardamente alle mie domande libresche. I ragazzi prostituti che abbelliscono queste sale, ci informò, avevano nomi fantasiosi, alcuni di attrici famose, altri di eroi del teatro, il suo nome era Dorian Gray. I rivali, si lamentava, avevano assunto lo stesso nome, ma lui era l’originale Dorian, gli altri erano solo impostori gelosi. I suoi capelli ricci erano d’oro; le guance rosa; le labbra, rosso corallo, si aprivano incessantemente per rivelare il bianco perla scintillante dei suoi denti Eppure, anche se lo ritenevo il giovane più bello del mondo, non provavo nessun interesse sessuale né per lui né per gli altri ragazzi, che in realtà erano tutti belli – la bellezza era la loro principale risorsa. Dorian, inoltre, esaltato dallo splendore del suo abbigliamento femminile, corsetti di raso, abiti da sera scollati, ecc, si vestiva, nelle notti di gala, in modo da mettere in mostra le sue spalle lucenti e le sue braccia belle, paffute e bianche. Così messo in mostra, scherzava, e avrebbe stregato perfino me, ancora così impassibile, fino a quando non mi fossi buttato, in lacrime di felicità, nel suo abbraccio d’amore.
“La mia prima esperienza di fellatio fu un mese più tardi, con il giovane chirurgo. Gli confessai lo sfizio di provare, e lui accettò. Anche se questo atto nauseante e faticoso, molto imperfettamente eseguito, era dovuto soprattutto alla curiosità, sorse ben presto una passionale velleità di ripetizione. In breve, il desiderio della fellatio crebbe lentamente dalla notte di quel fiasco sdolcinato e divenne alla fine in un desiderio sovrano.
“Forse l’abortire spontaneo di quell’esperimento iniziatico era dovuto alla precipitazione, all’incubazione del mio istinto perverso che non era ancora completa. Ci fu poi una pausa di un mese, nella quale, anche se non ci fu alcun tentativo di una ulteriore fellatio, la mia mente andò via via sempre più vicino ad una conciliazione con la grossolanità dell’atto, e cominciò a scoprire qualche correlazione tra le sue creature e i bei ragazzi visti in carne e ossa. Una sera, a Broadway, concepii improvvisamente un desiderio totale per un giovane che stava uscendo da un hotel mentre passavo. I nostri sguardi si incontrarono e si  fermarono insieme. Si accostò a me per la prima volta vicino a una vetrina. Era un invertito. Con lui, nella sua stanza presso l’hotel da dove lo avevo visto uscire, ho passato una notte apocalittica. Da allora in poi il contatto con i ragazzi limitato solo allo spirito cessò di essere un fine, le immagini si erano trasformate in carne, uscivano dal loro contesto a andavano per le strade. Quel ragazzo, quel deus ex machina, lo vedo chiaramente: i suoi capelli ricci marroni, gli occhi azzurri come il mare, il suo petto insieme così ad arco e così pieno, le braccia arrotondate, la sua vita stretta, il rigonfiamento aggraziato dei suoi fianchi e le cosce, piene e bianche come la neve; ricordo come ieri le fossette nelle sue ginocchia, la snellezza delle sue caviglie, la morbidezza dei suoi piccoli piedi, con il collo del piede rosa come l’interno di una conchiglia. Come gongolavo sulle sue ampie rotondità, le sue ricche ondulazioni!
“Negli ultimi otto anni ho eseguito la fellatio (mai la pedicatio) con più di trecento uomini e ragazzi. La mia preferenza è per i ragazzi tra i 15 ei 20 anni, raffinati, carini, con un fare da ragazzina, e loro stessi omosessuali.
“Personalmente, salvo questo amore per i maschi, sono da ogni punto di vista maschile, dedito agli sport all’aria aperta, e a fumare e a bere moderatamente. All’apparenza, non sono che un ragazzo di 18 anni. La mia faccia e la figura sono generalmente considerate belle. Sono ben rasato, con capelli neri e ricci, le guance rosse e gli occhi castani, i lineamenti delicati e regolari; il corpo, di media statura, ovunque praticamente senza peli. Con anni di allenamento ho raggiunto anche grande forza e proporzioni classiche, i contorni dei muscoli sono facilmente arrotondati dal tessuto adiposo. Le mie mani ed i piedi sono di piccole dimensioni. Il mio pene, anche se perfettamente formato, è decisamente enorme – eretto, dieci pollici e mezzo di lunghezza, sette pollici e un quarto di circonferenza.
“Qualche spinta alla mia apostasia dai metodi ortodossi è venuta, senza dubbio, da questa ipertrofia del pene, che già nel mio ventesimo anno aveva acquisito la sua attuale dimensione eccessiva, rendendo il coito impraticabile con la maggior parte delle donne. Io tentavo e dolorosamente quando l’inserimento riusciva. Dal quando mi ritrovai erede dell’inversione, un unico ritorno del desiderio normale, sei anni fa, mi convinse a tentare il coito con undici o dodici prostitute, e, abbastanza stranamente, con quasi tutta la lascivia dei vecchi tempi e con la piena erezione, ma, come avvenne, sempre con troppo grande disparità delle parti per il successo.”
Una certa ricercatezza nei modi di questa comunicazione può essere attribuita in parte alla natura degli interessi letterari che lo scrittore di preferenza coltiva, e in parte, senza dubbio più fondamentalmente, al carattere speciale del suo temperamento, prevalentemente estetico e all’attrazione per l’esotico. Un’attrazione per esperienze esotiche non sarà, tuttavia, sufficiente a spiegare lo sviluppo piuttosto tardivo delle tendenze omosessuali, uno sviluppo ritardato che può essere la base per collocare questo caso proprio nel gruppo degli invertiti ritardati. H. C. stesso ha sottolineato a me che la sua avversione per le donne, che cominciò ad apparire nel diciottesimo anno, era già notevole prima che avesse mai sentito parlare chiaramente di atti omosessuali specifici e un anno intero prima che egli sperimentasse il minimo interesse sessuale per gli uomini o per i ragazzi. Inoltre, se è vero che la tendenza attuale all’attrazione omosessuale è apparsa solo dopo che aveva letto Krafft-Ebing ed era venuto a contatto con gli invertiti, tali influenze non sarebbero sufficienti a cambiare la natura sessuale di un uomo normalmente costituito.
Si può aggiungere che H. C. non è attratto da uomini normali. Per quanto riguarda il suo atteggiamento morale egli osserva: “Non ho scrupoli nell’indulgere alla mia passione. Capisco le obiezioni morali avanzate, ma esse sono così speculative e costruite, mentre, in modo immediato, l’inversione è la fonte di tanto bene.” Egli considera tutta la questione sessuale come in gran parte una questione di gusto.
Considero il caso precedente, un caso di notevole interesse. Presenta ciò che è comunemente considerato un tipo molto diffuso di inversione, di cui Oscar Wilde sarebbe il massimo esponente, in cui una persona eterosessuale diventa chiaramente omosessuale per effetto dell’esercizio della curiosità intellettuale e dell’interesse estetico. In realtà il tipo è tutt’altro che comune; infatti, una curiosità intellettuale e un interesse estetico, abbastanza forti da dirigere anche in apparenza l’impulso sessuale in qualche nuova direzione, sono a loro volta tutt’altro che comuni. Inoltre, una lettura critica di questa storia suggerisce che il controllo apparente della ragione sull’impulso sessuale è un fenomeno superficiale. Qui, come sempre, la ragione non è che uno strumento nelle mani delle passioni. Le cause apparenti sono in realtà gli effetti; e noi assistiamo al graduale emergere di un impulso omosessuale ritardato.
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martedì 3 maggio 2011

VOGLIO ESSERE FELICE DI ESSERE GAY

Ciao Project,
ti ringrazio per tutto il tempo che mi hai dedicato e per la pazienza che hai avuto. In pratica sono riuscito per la prima volta a parlare di me in modo serio. Non penso di avere risolto tutti i miei problemi ma sicuramente mi sento meno spaventato e mi sono reso conto che il mondo gay può essere veramente diversissimo da quello che pensavo e da cui ero piuttosto turbato. Comincio a pensare che essere gay possa essere una cosa vivibile, non dico normale come essere etero ma nemmeno una specie di carnevale. In effetti progetto gay mi aveva fatto capire tante cose sui gay però a rompere il ghiaccio ci ho messo anni. Devo ringraziarti soprattutto perché mi hai tolto definitivamente dalla testa l’idea di provare, cioè di sperimentare magari mettendomi anche a rischio. Comincio a pensare che innamorarsi di un ragazzo possa essere una cosa bella, una cosa vera, una cosa che coinvolge sentimenti profondi e puliti. Mi restano ancora tanti dubbi per la testa ma penso che aver trovato almeno una persona con cui scambiare una mail con la certezza di una risposta seria mi abbia tranquillizzato almeno un po’. Non mi sento ancora di iscrivermi al forum, questa cosa le devo metabolizzare per un altro po’ di tempo, però mi piacerebbe sapere se ci sono altri che hanno vissuto esperienze simili alla mia e soprattutto come le hanno affrontate. Nel forum ho trovato dei post che sento abbastanza vicini alla mia condizione ma mi piacerebbe ricevere delle risposte mie, cioè date a me e proprio in rapporto alla mia situazione. Non è assolutamente per mancanza di fiducia verso di te che faccio questo, anzi è proprio un modo di dirti grazie. Se lo ritieni opportuno (e da quello che mi hai detto penso proprio di sì) pubblica pure la mail.
Sono un ragazzo di 22 anni (fatti da poco), fino al Natale del 2008, cioè fino ai 19 anni e mezzo mi sono ritenuto sempre etero. Ho avuto una ragazza in pratica da quando avevo 17 anni, di quella ragazza ero innamorato, me ne sentivo profondamente attratto soprattutto a livello affettivo, lei a me ci teneva moltissimo. Uscivamo un pomeriggio sì e uno no (perché bisognava pure studiare). Premetto che ho avuto una educazione cattolica piuttosto rigida, al punto che la masturbazione per me praticamente non esisteva. In pratica avevo eliminato la sessualità del mio orizzonte, capisco che sia difficile crederci ma era successo così, mi sentivo gratificato da tante altre cose e mi facevo un merito di non masturbarmi e di non usare pornografia. Mettermi con quella ragazza, tra l’altro conosciuta in parrocchia, cioè uscire spesso con lei, per me era gradevole, ci stavo bene e il fatto che tutto questo non mi procurasse quasi nessuna reazione sessuale (perché sul momento l’erezione c’era e questo mi faceva pensare ad un amore da tutti i punti di vista, tenuto a freno da ragioni morali, tanto più che dopo la fantasia non ci tornava più) mi sembrava una cosa ovvia dato che non mi masturbavo nemmeno. Con lei stavo bene e lei stava bene con me, io non tentavo nessun approccio sessuale e lei nemmeno e la cosa andava bene così, almeno per me, probabilmente per lei non era la stessa cosa. Avevo degli amici maschi, ma anche quelli per la maggior parte conosciuti o a scuola o in parrocchia, bravi ragazzi coi quali ci si vedeva appunto o a suola o in parrocchia. Anche con quei ragazzi stavo bene, ma tutto sommato erano rapporti alquanto superficiali. A Natale ho conosciuto un ragazzo più grande di me di un anno e siamo diventati amici. All’inizio eravamo amici come lo ero con tutti gli altri ragazzi, poi ho cominciato a sentire la sua presenza come più importante, aspettavo di poterlo vedere e cercavo di allontanare il più possibile il momento di salutarlo. Lui con me era dolcissimo, era attento a tutto quello che dicevo, cosa che nemmeno la mia ragazza aveva fatto fino a quel punto. Le cose sono andate avanti così per qualche mese e quando non potevo vederlo perché dovevo stare con la mia ragazza la cosa mi dispiaceva. Lui sapeva che avevo la ragazza e non ha mai mostrato alcuna attenzione sessuale verso di me. A lui mi ero affezionato moltissimo. Dopo circa sei mesi che lo conoscevo la mia ragazza ha cominciato ad insistere per avere dei rapporti sessuali, sulle prime le ho detto che prima del matrimonio non si deve fare, ma lei insisteva e piano piano provava delle forme di contatto fisico che mi davano fastidio perché mi sembravano aggressive. In pratica mi sono convinto che quella ragazza non fosse una brava ragazza come la volevo io, cioè capace di fare a meno del sesso, e siamo arrivati alla rottura, ovviamente senza combinare nulla prima, in questo modo ho potuto tenere il punto per motivi morali, diciamo così. Ma devo dire che quando ho lasciato la mia ragazza io ero convinto di lasciarla perché una brava ragazza non deve pensare al sesso prima del matrimonio, a distanza di tempo ho capito che le motivazioni vere erano molto diverse. Una volta lasciata la ragazza il rapporto col mio amico è divenuto fortissimo, lo vedevo tutti i pomeriggi e passavamo insieme molte ore ma anche in queste situazioni non provavo alcuna forma di coinvolgimento sessuale. Il problema si è creato quando mi è venuta la malaugurata idea di iscrivermi alla palestra dove andava lui. Era gennaio 2010. Sono andato in palestra senza alcuna attesa e senza alcun problema, ma vedere qual ragazzo nudo mi ha turbato profondamente. Sottolineo che non mi ha turbato la disinvoltura dell’ambiente ma proprio il fatto di vedere lui nudo e in uno stato se non di erezione, non proprio in uno stato di riposo. Io non ho fatto la doccia, mi sono cambiato e basta. All’uscita lui era del tutto normale ma io no anche se ho fatto finta che non fosse successo nulla. Intanto ero in mezza erezione e dovevo coprirmi e poi mi sentivo anche imbarazzato dal parlare con lui dopo che lo avevo visto nudo. Tra noi non è cambiato nulla. Io quella sera ho ricominciato a masturbarmi ma il trauma e il senso di sconfitta per aver ripreso a masturbarmi mi ha fatto passare del tutto in secondo piano il fatto che mie fantasie erano tutte per quel ragazzo ed erano fortissime, come mai mi era capitato prima. Il giorno appresso depressione nera! Mi sentivo uno che aveva tradito i suoi ideali, ecc. ecc. una specie di fissato col sesso, ecc. ecc., sono andato a confessarmi, con terribili sensi di colpa, ma per la masturbazione in sé, non perché avessi fatto mente locale sul fatto che fosse successo pensando a un ragazzo. Al prete la cosa sembrò una vera banalità, ne uscii rincuorato e giurai a me stesso che non sarebbe mai più successo, così dissi a quel ragazzo che non lo avrei più potuto accompagnare in palestra e non ci andai più, ma è inutile dire che mi sembrò un sacrificio sovrumano, il pensiero tornava sempre lì ed è così che mi è cominciata a venire l’idea, o meglio sarebbe dire la paura, di essere gay, mi facevo tutti i ragionamenti più strani per arrivare alla conclusione che io con la gente del gay pride non avevo niente a che vedere. Per di più i rapporti con quel ragazzo erano ottimi e quando stavo con lui andavo in erezione e allora cercavo di non starci ma stavo malissimo e lui si chiedeva perché lo schivavo. Non so se abbia mai capito qualcosa, fatto sta che ci siamo un po’ allontanati, continuavamo a vederci ma meno anche perché c’era l’università di mezzo, questo fatto mi ha permesso di stare meglio per qualche mese, di nuovo niente masturbazione e di nuovo contento di me stesso. Poi quel ragazzo l’ho rivisto con una ragazza in un parco e si baciavano in un modo che non lasciava spazio ad equivoci. In teoria quindi i miei problemi erano risolti e così ho pensato per qualche mese, poi non ce l’ho fatta più. Ho messo da parte i sensi di colpa e mi sono buttato sulla pornografia. Oscillavo dall’esaltazione ai sensi di colpa più profondi, ma è diventata una fissazione, al punto che pensavo di dovermi proprio rivolgere a uno specialista. Ma la cosa non si è fermata lì, ho provato le chat erotiche ma ne sono rimasto proprio disgustato, e devo dire che sarei arrivato magari anche a fare qualche esperienza a rischio per la smania di provare. Allora mi sono ricordato di progetto gay che mi sembrava proprio un mondo a parte. Devo dire che lo avevo trascurato parecchio perché avevo cominciato proprio a cercare occasioni per fare sesso, anche se poi la paura era tale che non l’ho mai fatto. È così che ho scritto a project. Ho bisogno di credere che nel mondo gay ci sono anche persone come me che non vogliono buttarsi via, anche se per un po’ io l’ho fatto. Ho bisogno di credere che per un gay la vita non è solo sesso, ho bisogno di staccare l’idea di essere gay dalla fissa per la pornografia, ho bisogno di amare e di essere amato e poi ho bisogno di trovare una mia dignità da gay perché mi sembra che ormai ho tagliato i ponti con la mia vita precedente e ho paura di non trovare nulla di buono in una nuova vita gay. Ecco questo è tutto.
Il nome lo salto
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lunedì 27 dicembre 2010

DA ETERO A BISEX E A GAY

Ciao Project,
sono le 4.40 del 27 Dicembre 2010, un’ora assolutamente insolita per scrivere una mail, ma dopo aver passato alcune ore a leggere il forum mi sono deciso. In realtà l’input è stato un altro. Ieri sera avevo scoperto il forum, a occhio mi sembrava una cosa molto diversa dal solito, poi ho visto che c’era una chat e sono entrato. I ragazzi mi hanno accolto bene, e soprattutto mi sembrava un posto di gente seria, ragazzi educati che parlano di cose normali per il piacere di stare insieme, pochi minuti dopo mi ha contattato un ragazzo che aveva un nick che ricordo bene gp_000, e abbiamo parlato un po’, lui ha 23 anni e mi ha detto di avere parlato con altri ragazzi della chat e che gli sembrava proprio una cosa seria e mi ha detto che ti avrebbe contattato. Francamente mi sono sentito un po’ spiazzato ma in positivo, non mi sembrava vero poter trovare un ambiente gay dove un ragazzo ti contatta senza altri fini che per scambiare due parole. Poi abbiamo parlato un po’, mi è sembrato un ottimo ragazzo. Sono uscito dalla chat e mi sono messo a leggere il forum e ci sono stato fino alle 4.40. Posso dire che non ho mai visto niente di simile in rete e mi piace molto e allora mi sono deciso a scriverti. Sono di fatto un novellino nel mondo gay e ho bisogno di chiarirmi un po’ le idee perché ti confesso che sono un po’ spaventato e trovare un posto serio per me è essenziale. Ma adesso ti spiego meglio. Sono un ragazzo di 25 anni e il mio vero problema è stata la mia cosiddetta bisessualità. Ho letto certi tuoi articoli che mi hanno chiarito un po’ le idee e mi hanno confermato in una serie di convinzioni alle quali ero arrivato già da solo, ma partiamo dall’inizio. In pratica, fino a 20-21 anni non ho mai avuto dubbi circa il mio orientamento sessuale, mi piacevano le ragazze, solo le ragazze, ho avuto moltissime storie, e molte anche con risvolti sessuali, queste cose mi piacevano molto, soprattutto l’idea di vincere le resistenze di una ragazza, però, col senno di poi, credo di non essermi mai veramente innamorato di una ragazza. Cioè vivevo il rapporto con una ragazza come una cosa solo mia, lei era un po’ un modo per dimostrare a me stesso che in quelle cose ci sapevo fare. Per capirci, fino a 21/22 anni ho avuto rapporti sessuali, meglio sarebbe dire, ho avuto forme di contatto sessuale con una decina di ragazze, con quattro ho avuto rapporti completi, con le altre masturbazione reciproca, le mie fantasie erano tutte etero. Tra i 20 e i 21 anni ad una festa di capodanno ho conosciuto una ragazza Emma (non si chiama così) che mi ha preso sul serio e ha cercato di costruire con me qualcosa di diverso. All’inizio la cosa mi stava bene, quando parlavo di lei dicevo “la mia ragazza” cosa che non avevo fatto con nessuna della altre, mi sentivo cresciuto, gratificato, avevamo anche rapporti sessuali e le cose andavano molto bene. È andata avanti così per qualche mese, nel frattempo ho conosciuto un ragazzo, Marco (non si chiama così), che aveva un paio d’anni più di me, mi stava simpatico, parlavamo spesso su msn, poi siamo usciti insieme qualche volta e siamo rimasti spesso fino a tardi. È arrivata l’estate, Emma è andata in vacanza con i suoi e Marco mi ha proposto di passare una settimana con lui in una casa di montagna che ha sull’Appennino. Premetto che Marco è etero e che al tempo ero etero anche io ma quella settimana è stata certamente la più bella settimana della mia vita, mi sentivo libero, apprezzato da Marco, in un certo senso coccolato, si era creato un rapporto di intimità incredibile, parlavamo dei nostri rapporti con le nostre ragazze e lui mi capiva. La prima notte siamo stati in camere separate, dalla seconda siamo stati nella stessa camera a parlare fino a tardi. Io sono stato benissimo, meglio di come stavo con Emma, con lei alla fine al sesso ci si doveva arrivare, non era male però per lei era una fissa, per me no, con Marco mi sentivo libero, senza obblighi, e così ho sperimentato che in effetti con un ragazzo potevo stare benissimo, come con una ragazza se non addirittura meglio. Abbiamo anche scherzato, giocato, fatto a cuscinate, fatto la lotta, ma senza implicazioni sessuali, almeno io allora credevo che fosse così, in realtà, anche se non lo capivo, mi stavo innamorando di Marco. Dopo la vacanza, quando Emma è rientrata io sono tornato da lei e in pratica da allora la sua compagnia ha cominciato a pesarmi, sentivo certe sottolineature che non mi piacevano, mi sembrano cose non realmente mie, almeno non mie al 100%. Con Emma i rapporti sessuali continuavano ma la cosa per me aveva un sapore strano, non era più come prima, ero svogliato, cercavo di non lasciarmi coinvolgere e lei se ne è accorta, voleva sapere se avevo conosciuto altre ragazze, ma non ne avevo conosciute, insomma io ho cercato di accontentarla ed è stato proprio mentre facevo l’amore con lei che per la prima volta mi è venuto in mente Marco in un altro modo, una specie di sostituzione di persona, immaginavo che con me ci fosse Marco. La sera mi sono masturbato pensando a Marco. Era la prima volta che mi succedeva pensando a un ragazzo. La sensazione era stranissima, non avevo mai fatto una cosa simile ma nello stesso tempo sono stato molto bene, mi sono detto: sono bisex, è evidente. E qui è cominciata la mia follia, ho cercato di ricontattare Marco perché mi aspettavo da lui chissà che cosa, pensavo che magari anche lui potesse essersi innamorato di me, ma l’unica cosa che ho ottenuto è stata una cena in quattro in un ristorante. Lui vedeva solo la sua ragazza, Emma vedeva solo me e io vedevo solo lui, una situazione in cui per la prima volta mi sono trovato a recitare la parte dell’innamorato, ma l’ho recitata bene perché non se ne è accorto nessuno. Non sapevo con chi parlare, che Marco lo dovevo lasciare perdere era ovvio, di parlare chiaro con Emma non ne avevo proprio il coraggio e allora mi sono dato da fare per essere un bravo etero, me lo sono praticamente imposto. Ogni volta che facevo l’amore con Emma mi sembrava che in fondo potevo essere anche etero, poi mi masturbavo pensando a Marco e allora pensavo di essere bisex, in effetti dopo l’estate non mi sono più masturbato pensando a una ragazza, per me c’era solo Marco. Voglio precisare una cosa, per me non c’erano i ragazzi, c’era solo Marco e questo mi portava  a pensare che in fondo non ero gay e nemmeno bisex, perché desideravo un ragazzo solo. Evitavo scrupolosamente la pornografia perché sarei finito su quella gay e mi avrebbe dato fastidio, quello che provavo per Marco non lo volevo confondere con la pornografia. Mi immaginavo una bellissima storia d’amore con Marco, ma con un Marco gay capace di condividerla, ho detto con un Marco gay, non bisex, proprio pensando a questo mi sono venuti i primi dubbi circa il fatto che in effetti non avrei mai accettato che Marco fosse bisex, gay mi sarebbe stato bene ma bisex no, non lo avrei voluto condividere con nessuno. Immaginavo di poter avere due amori, quello con Emma e quello con Marco e che entrambi fossero innamorati di me in modo esclusivo, io allora ipotizzavo che una cosa del genere potesse avere senso e comunque mi vedevo bisex, anche perché diciamo così, ce la mettevo tutta per essere bisex, la consideravo una cosa più accettabile, più vicina ad un comportamento corretto, sei innamorato di una ragazza e poi anche un po’ di un ragazzo, mi sembrava una cosa meno anomala. Certe volte ero tentato di masturbarmi pensando a Marco e di dire a Emma che non me la sentivo di fare sesso con lei, ma poi mi imponevo di fare esattamente il contrario, cioè di non pensare nemmeno a Marco e di fare l’amore con Emma perché è una cosa normale. La situazione diventava sempre più assurda e alla fine lei mi ha messo alle strette. All’inizio rispondevo cose vaghe, tipo sono stanco, lo stress e simili, poi siccome non riuscivo proprio ad andare avanti e pensavo che alla fine sarebbe stato meglio rompere le ho fatto capire che mi sentivo bisessuale e la sua reazione non la ho sopportata proprio, voleva sapere chi mi aveva messo in testa queste idee, se avevo conosciuto “qualcuno di quelli”, io le ho detto di no prima di tutto perché era vero e poi non avrei mai tirato in ballo Marco in questa storia anche perché lui non c’entra proprio per nulla. Io speravo che fosse una buona occasione per chiudere con Emma ma non è stato così ed è cominciata la tortura, voleva sapere, voleva capire, ma secondo lei quello che io le dicevo non era vero, erano tutte cose che mi aveva messo in testa “qualcuno di quelli”. Ho provato a fare capire ad Emma che non pensavo affatto fosse una cosa banale, ma lei mi diceva che non potevo essere gay e io le dicevo che difatti non mi sentivo gay ma bisex e lei insisteva dicendo che erano solo stupidaggini e che lei mi conosceva bene, ha cominciato a fare con me un po’ di civetterie, cose che non aveva mai fatto prima, vocine da bambina, atteggiamenti sexy, tutte cose che mi mandavano in bestia e gliel’ho pure detto, lei per un po’ ha continuato, poi le ho fatto capire che non me la sentivo di andare avanti e mi ha gridato contro che stavo solo cercando scuse per piantarla perché me ne ero trovata un’altra, per lei l’idea che potessi non essere del tutto etero era in pratica inconcepibile, Tutto questo è successo tra Natale 2009 e capodanno 2010. In pratica dal gennaio 2010 ero di nuovo solo. Non ti nascondo che i primi tempi sono stati durissimi, mi mancava da matti, ma non mi mancava come ragazza ma come persona che si potesse prendere un po’ cura di me, sono stato parecchie volte sul punto di richiamarla perché non ce la facevo proprio ad andare avanti, nota che allora io mi sentito ancora bisessuale e pensavo perfino di ricominciare una relazione con un’altra ragazza e ci sono andato vicino ma quando si è trattato di mettersi realmente in gioco mi sono detto che stavo per fare un’altra stupidaggine e che dovevo prendermi il mio tempo per capire. Così non se ne è fatto nulla. Ero solo, totalmente solo, i miei non capivano perché avessi lasciato Emma e pensavano che dovessi andare da uno psicologo ma non ne se fece nulla. Non sapevo dove sbattere la testa ma avevo bisogno di capire. Ho cominciato a pensare che in fondo avrei potuto usare dei siti di incontri. Ho girato un po’ su qualcuno di questi siti ma la reazione è stata di rifiuto totale e direi anche di depressione. Mi dicevo che io con quelle persone non avevo proprio niente a che fare, era una logica che sentivo del tutto estranea. Poi ho messo da parte internet per mesi e ho pensato che potevo andare ad un’associazione gay, nella mia città ce ne sono, ho cercato l’indirizzo, ci sono passato davanti più volte. Uscivo di casa col proposito di entrare, poi arrivavo a destinazione e tiravo dritto. Non mi sento sicuro, ho bisogno di riservatezza, capisco quelli che si dichiarano ma non è cosa per me e poi loro si dichiarano gay io avrei dovuto dichiarami bisex, almeno era quello che pensavo allora. Cominciavo a guardare i ragazzi per la strada e mi sembravano belli, desiderabili. Questa estate sono stato al mare in Puglia da solo, mi ero proposto di cercare occasioni per fare esperienza, ero in campeggio, di ragazzi ne ho conosciuti tanti ma di gay nemmeno uno. Ormai dico di gay perché sono almeno sei mesi che non penso più sessualmente a una ragazza e i ragazzi del campeggio in Puglia per me avevano un’attrattiva sessuale fortissima che non posso proprio negare, però si trattava solo di fantasia. Ma perché provarci con una ragazza è cos’ facile e provarci con un ragazzo è difficilissimo? Il perché lo so, però il risultato è deprimente. Finite la vacanze direi è anche finita la mia bisessualità, cioè ho chiuso un’altra fase della mia vita ma in effetti non ho risolto nulla, mi restano mille paure, sono attratto dall’idea di conoscere dei ragazzi gay, almeno per capire come sono realmente, ma non vorrei cacciarmi in brutte esperienze. Dopo un periodo un po’ depresso, ieri sono capitato su progetto gay e il resto lo sai.
Ciao.
Uff25
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mercoledì 13 ottobre 2010

SESSUALITA' GAY FRENETICA

Questo post è dedicato ad una particolare fase (la cosiddetta fase frenetica) del processo di accettazione della omosessualità da parte di ragazzi che si scoprono gay in età adulta (dopo l’adolescenza) oltre i 18/19 anni. Anche se su Progetto Gay sono stati già pubblicati diversi articoli concernenti questo argomento, può essere utile cercare di capire in modo più preciso di che cosa si tratta.
Come è noto, un 25/30% dei ragazzi che finiscono per riconoscersi definitivamente gay ha vissuto in precedenza, in modo più o meno convinto, una vita etero, il che significa che ha vissuto, almeno in una percentuale significativa dei casi, un’adolescenza tipicamente etero, spesso con un imprinting sessuale etero e con una sessualità masturbatoria esclusivamente etero. Per questi ragazzi la percezione della propria omosessualità arriva quando ormai hanno strutturato una sessualità adulta in chiave etero non solo a livello esterno e sociale ma spesso a livello di consuetudini sessuali consolidate (sessualità di coppia e masturbazione esclusivamente etero). Nella quasi totalità di casi, questi ragazzi provengono da ambienti in cui l’omofobia o almeno una forte spinta sociale alla eterosessualità è stata un elemento caratteristico di una educazione sessuale praticamente senza nessuna possibilità di scelta autonoma. Devo sottolineare che gli atteggiamenti familiari più pericolosi non si manifestano come repressione della omosessualità, che è argomento del tutto rimosso, ma come induzione dolce, cioè subliminale, non percepibile, alla eterosessualità.
Porto un esempio per essere più esplicito. Un ragazzo 23enne mi raccontò che quando aveva 15 anni la sua famiglia era andata in vacanza al mare con la famiglia di uno zio che aveva una figlia anche 15enne. Il ragazzo, che aveva assimilato del tutto passivamente, cioè senza nessuna esperienza concreta, i modelli di comportamento etero, compresa la masturbazione in chiave etero, non era però di fatto interessato alla cugina ma preferiva giocare a pallone con gli altri ragazzi sulla spiaggia con i quali parlava di sessualità etero anche se quei discorsi risultavano interessanti non perché si parlava di ragazze ma perché erano discorsi a sfondo sessuale condotti appunto con altri ragazzi in un clima quasi di complicità. I genitori è lo zio gli regalarono un battello gonfiabile a due posti e lo indussero ad usarlo per portare la cugina in giro sul mare. Il ragazzo, trovatosi solo con la cugina, ebbe con lei i primi contatti sessuali (imprinting sessuale etero), se ne sentì gratificato e la cosa è continuò. L’incoraggiamento delle due famiglie e una sessualità facile indussero questo ragazzo a ritenersi del tutto etero per diversi anni, ad avere tre ragazze e ad avere rapporti sessuali con tutte e tre. Solo all’età di 23 anni cominciò a riflettere sul fatto che aveva un amico importante e che stare col suo amico senza nessun contatto sessuale era per lui più gratificante che stare con la sua ragazza a avere rapporti sessuali con lei. Un giorno si trovò a parlare di sesso col suo amico, interpretò alcune reticenze dell’amico come una indiretta ammissione di omosessualità e si sentì sessualmente eccitato. Il discorso andò avanti, l’equivoco si chiarì, perché l’amico, che era etero, parlò di ragazze in modo tipicamente etero. Quel colloquio fu per il nostro ragazzo 23enne la scoperta della propria omosessualità.
Ma torniamo alla questione generale. A 18/19 anni, un ragazzo che si è sentito sempre gay ha una percezione piuttosto precisa di che cosa significhi essere gay, di quali siano i meccanismi e i rischi tipici dell’innamoramento gay, in buona sostanza è cresciuto con il suo essere gay, che ormai è maturo ed ha una dimensione solidamente affettiva. Un ragazzo 18/19enne, gay fin dall’origine, ha ormai nella grande maggioranza dei casi una maturità affettiva gay che lo mette al riparo da errori grossolani di valutazione. Per un gay che si scopre gay a 22/23 anni, dopo aver vissuto una vita etero le cose sono piuttosto diverse: manca del tutto la conoscenza e l’esperienza della vita gay, che non ha nulla a che vedere con i modelli mediatici ma ha molto a che vedere con la tutela assoluta della propria riservatezza, con la prudenza sia a livello sociale sia verso i ragazzi dei quali ci si può innamorare, ma, cosa ancora più significativa, quel ragazzo 22/23enne è portato a sopravvalutare la sessualità rispetto alla dimensione affettiva: avere esperienze è di fatto una esigenza molto più urgente che costruire una storia. Le pulsioni gay più direttamente sessuali che un ragazzo che si sente gay fin dall’inizio prova nella prima adolescenza, un ragazzo che si scopre gay a 22/23 anni le prova nettamente più tardi. Nella prima adolescenza c’è il timore del mondo circostante e c’è di solito una dose non piccola di prudenza, a 22/23 anni si ha l’impressione che le pulsioni che si provano e che finalmente non provocano più sensi di colpa possano essere realizzate facilmente. È la fase dell’ “adesso mi sono accettato” come se l’accettazione a livello personale della omosessualità preludesse in modo automatico alla realizzazione di una vita di coppia pienamente soddisfacente. È qui che comincia la fase frenetica. La totale assenza di conoscenza della realtà gay porta un ragazzo in fase frenetica a considerare automaticamente gay tutte le cose che gli appaiono con quell’etichetta. Essere gay viene identificato non con il costruire una storia di affetto vero con un ragazzo ma col realizzare un contatto sessuale in tempi rapidi e attraverso i canali che si considerano tipicamente gay come le chat erotiche e i siti di incontri. E qui cominciano i rischi della fase frenetica, il primo è quello dell’aids che non deve mai essere sottovalutato e che spesso lo è in modo del tutto irresponsabile. Le chat erotiche e i siti di incontri sono luoghi in cui la quasi totalità dei frequentatori entra per cercare sesso facile, si tratta di persone che hanno molti partner e quindi ad alto rischio. Ma al di là del rischio aids se ne deve registrare un altro di tipo psicologico, legato al fatto che si finisce di fatto per identificare la realtà gay con quello che si trova nei siti di incontri e nelle chat erotiche, cosa del tutto lontana dalla realtà. Un ragazzo in fase frenetica non cerca un amore ma un’esperienza, non ha pazienza, non è prudente come i gay che sono stati sempre gay, tende invece a buttarsi facilmente nella mischia, a parlare d’amore anche di fonte a cose che con l’amore non hanno nulla a che vedere, tende a cercare il ragazzo ideale dove è assolutamente improbabile che possa trovarlo. Sottolineo che la volontà di fare esperienze appare nella grande maggioranza dei casi coperta da dichiarazioni di principio in termini di prudenza e di buoni sentimenti. La pulsione a provare è talmente forte che il ragazzo si autoinganna, non ammetterà mai di cercare sesso perché si sentirebbe squalificato, ma dirà “io ci voglio solo parlare”, “non è il sesso che mi interessa” ecc. ecc.. Un ulteriore rischio della fase frenetica è che si entri nei giri di frequentatori di locali di chat e di siti di incontri e che di fatto non se ne esca più. Quando è nella fase frenetica un ragazzo è particolarmente disponibile alla seduzione, si fa portare facilmente dalle belle parole dell’altro e finisce per seguirlo e quasi per diventarne dipendente, tipica è l’espressione: “non posso dirgli di no”. Dopo la prima delusione non segue un risveglio dalla primitiva illusione ma si passa ad una nuova illusione rimanendo sempre nello stesso ambiente. Perché si arrivi ad una presa di coscienza ci vogliono 6/12 mesi in cui si collezionano delusioni o piccole soddisfazioni che aiutano a ridimensionare e a ridisegnare del tutto il proprio essere gay.  Un’altra caratteristica spesso presente tra i ragazzi in fase frenetica è la frenesia del coming out, considerato un dovere quasi sacro che porterà un gay a vedersi accettato in famiglia, dagli amici e sul porto di lavoro. Non è un caso che i sostenitori del coming out come elemento essenziale dell’essere gay siano più numerosi tra i ragazzi che hanno avuto in precedenza una vita etero. La sottovalutazione del rischio del coming out porta parecchi ragazzi in situazioni difficili che essi poi attribuiscono genericamente all’essere gay mentre dipendono dall’esserlo in modo imprudente e sostanzialmente poco attento alla realtà circostante. Siccome tutti i modelli mediatici, a partire dalla pornografia, puntano sulla sessualità e non sull’affettività, per un ragazzo che arriva alla coscienza della propria omosessualità a 22/23 anni è molto difficile rendersi conto che l’omosessualità non è una questione di pratiche sessuali ma di sentimenti e che la soddisfazione più profonda di una ragazzo gay sta nell’amare un altro ragazzo e nel sentirsene riamato. Il superamento della fase frenetica, che è di fatto un’adolescenza gay ritardata, consiste proprio nel passaggio da una concezione tipicamente sessuale dell’essere gay ad una dimensione realmente affettiva.
Che cosa può aiutare un ragazzo ad uscire dalla fase frenetica più in fretta e senza danni? La risposta almeno in linea di principio è semplice: sono da considerare positive e utili tutte le circostanze che aiutano il ragazzo capire che cosa significa veramente essere gay. In questo senso, un forum come Progetto Gay può avere certamente una funzione come sono importantissimi i contatti, non con finalità sessuali, con altri ragazzi gay, che aiutino a capre ciò che la vita di un ragazzo gay è veramente e allontanino da modelli del tutto irrealistici. Socializzare, interagire con altri ragazzi, discutere con loro seriemente aiuta a superare le visioni mitiche, in positivo o in negativo, della realtà gay e a farsi un’idea più matura dell’essere gay. La fase frenetica, all’inizio è dominata da pulsioni molto forti ma con l’andare dei mesi la fase di passaggio al omosessualità si supera e si recupera una serenità di fondo caratteristica della vita gay adulta.
Va sottolineato che la fase frenetica in diversi casi è accompagnata anche da una permanente sessualità etero che potrebbe essere recessiva (bisessualità di passaggio) ma potrebbe anche preludere a una qualche forma di bisessualità stabile. La sessualità etero, in questi casi, è vissuta in modo limitato e con molti sensi di colpa mentre quella gay segue il tipico sviluppo frenetico.
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mercoledì 3 febbraio 2010

FORSE SONO GAY MA NON LO SO

Ciao Project,
ho scoperto progetto gay da due gironi e sono rimasto affascinato, in pratica sono stato a leggere tutto ieri notte e stanotte. È l’unica cosa seria gay che ho trovato in rete. Ti dico che non credevo ai miei occhi ed è anche l’unico sito gay nel quale posso dire di riconoscermi. Prima di scriverti ho esitato un po’ perché non ho mai fatto una cosa simile ma la cosa mi sembra proprio seria e monumentale (avrò da leggere per mesi) e allora mi sono deciso.
Ho 22 anni, se mi vedessi dall’esterno diresti che è tutto a posto e che non posso stare meglio di così. Gli studi vanno molto bene, tutto sommato penso di essere un bel ragazzo, a casa mia, almeno all’apparenza, sto bene, ho un sacco di amici, esco con loro, in un certo senso mi diverto pure e ho pure la ragazza (chiamiamola Chiara). Questo è il punto. Diciamo che fino all’anno scorso, la fine del 2008, mi sentivo piuttosto contento della mia situazione perché il rapporto con Chiara era più che altro un rapporto di amicizia e di complicità e vedere che mi cercava e a me ci teneva mi faceva piacere. Premetto che fino alla fine del 2008 non avevo mai pensato ai ragazzi come interesse sessuale, mi masturbavo di rado perché pensavo di non essere dipendente dal sesso come gli altri ragazzi e lo facevo pensando esclusivamente a ragazze conosciute a scuola o all’università, da quando c’è stata Chiara, lo facevo pensando a lei, ma per me non è mai stata una fissa. Alla fine del 2008, tra natale e capodanno 2009, ho cominciato a frequentare un mio amico dell’università (chiamiamolo Marco), etero al 100%, ma proprio fissato con le ragazze e soprattutto un bellissimo ragazzo. All’inizio ho preso la cosa con la massima leggerezza, studiavamo insieme, lui conosce anche Chiara. Poi abbiamo cominciato a parlare anche po’ di sesso. Marco sapeva che io stavo con Chiara, la cosa era ed è pubblica e quindi mi considerava etero al 100% e poi Marco è del tutto disinibito nel parlare di sesso. Io non potevo certo dirgli che con Chiara non avevamo rapporti sessuali perché lo avrebbe considerato assolutamente assurdo, quindi ho inventato a fantasia storie di miei rapporti sessuali con Chiara. Lui ascoltava, mi dava suggerimenti e mi parlava molto della sua sessualità e di come la viveva con la sua ragazza (chiamiamola Marta). All’inizio il mio interesse nei racconti di Marco era rivolto alla possibilità di capire come la vivesse lui, poi un pomeriggio che dovevamo vederci non si è fatto sentire e ho provato la netta sensazione che Marco mi mancasse, una cosa che con Chiara non era mai successa, quando Chiara mi diceva che non potevamo vederci io non ci rimanevo male, non provavo nessun senso di vuoto, cioè non sentivo la sua mancanza, ma la mancanza di Marco la sentivo. La cosa mi ha fatto riflettere ma poi non ho dato al fatto nessuna importanza e tutto è ricominciato come prima. Ogni tanto Marco mi raccontava dei suoi rapporti con Marta e lo faceva in modo esplicito, perché “tra ragazzi” certi discorsi si fanno. Dal mese di marzo (precisamente il 6 marzo, lo ricordo benissimo) ho cominciato a masturbarmi pensando ad una scena in cui Marco e Marta facevano l’amore, praticamente succedeva tutte le volte che vedevo Marco per studiare insieme e i discorsi finivano sul sesso. Siccome in queste fantasie c’era una ragazza non me ne sono allarmato ma in pratica ho cominciato a masturbarmi spessissimo e sempre con la stessa fantasia. Alla fine di giugno ho cominciato a fare anche sesso con Chiara, non sesso completo perché lei non voleva (e probabilmente nemmeno io) ma ci toccavamo e la cosa mi piaceva, e quando mi masturbavo pensavo sempre più spesso a Chiara, e meno a Marco e a Marta, diciamo che ero completamente tranquillo sotto il profilo sesso. Una sera Marco era venuto da me per studiare per un esame e avevamo fatto tardissimo e lui si è trattenuto da me e ha dormito nella mia stanza (letti separati ovviamente). Qui è successo il patatrac. Mi sono svegliato a notte alta, tra le due e le tre e ho sentito nettamente che Marco si stava masturbando. Credo che per un ragazzo il fruscio ritmico prodotto da un altro ragazzo che si masturba sia inconfondibile. È lì che mi è scattata un’erezione incontrollabile, ero eccitato ma anche turbato. Tra l’altro Marco ci ha messo parecchio tempo e io sono stato assolutamente immobile, da allora il ricordo di quella notte non me lo dimenticherò più. Naturalmente a Marco non ho detto nulla. L’indomani mi sono masturbato pensando in modo esplicito a Marco e non più a Marco e Marta che facevano l’amore, cioè proprio una fantasia gay inequivocabile. Devo dire onestamente che non sono rimasto affatto sconvolto e l’idea di “poter essere” gay non mi turbava più di tanto. Ho continuato a fare sesso con Chiara ma mi sentivo in colpa in modo pesantissimo con lei e in effetti la strumentalizzavo del tutto, quando la toccavo e l’accarezzavo, dentro di me, pensavo di toccare e di accarezzare Marco. Ormai quando studiavo con Marco lo osservavo attentamente e mi accorgevo di quando fosse bello, del suo sorriso strizzando gli occhi, del modo di agitare la testa per rimettere a posto i capelli, del modo di fare la faccia interrogativa. Marco andava in palestra regolarmente e mi aveva proposto di andarci insieme, ma non me la solo proprio sentita, avevo paura di non riuscire a controllarmi nello spogliatoio e soprattutto nelle docce. Fatto sta che non ci sono andato ma dopo mi sono preso per cretino mille volte perché almeno avrei potuto vedere come era fatto. Ho continuato a fare l’amore con Chiara, però sempre pensando a Marco. Quando faccio sesso con Chiara e l’abbraccio stretta come farei con Marco lei è contenta, per paradossale che sia questo tipo di sesso le piace molto anche se lei non si domanda perché non vado oltre. Project, adesso puoi capire quanti pensieri mi ha suscitato la lettura di progetto gay, in moltissime cose mi sono proprio ritrovato. Diciamo che ora come ora il fatto di essere gay non mi sconvolge, ammesso e non concesso che io lo sia veramente (secondo il criterio della masturbazione lo sono certamente) perché in effetti il rapporto con Chiara, anche se pesa molto il fatto che con lei non riesco a parlare di quello che provo veramente, va bene un po’ sotto tutti i punti di vista. Io non potrò mai avere Marco, e questo è scontato, e non ho mai, dico mai, provato interesse sessuale per altri ragazzi, in pratica non sono gay ma sono marcofilo, senza Marco potrei anche essere etero. Ho provato a mettermi alla prova andando sui siti porno gay ma non mi attirano proprio, quindi siamo proprio sicuri che sono gay? Certo quando mi masturbo l’idea di stare con Marco è l’unica che mi viene in mente. Che devo fare con Chiara? Alla fine la storia con Chiara potrebbe andare avanti benissimo, se glielo dicessi si sentirebbe tradita e abbandonata, cosa che in realtà non è vera, o forse sì? Ma non sarebbe meglio tenersi tutto dentro e continuare tutto con Chiara come se niente fosse successo e in effetti non è successo niente. Marco continua a comportarsi con me come farebbe con un suo amico totalmente etero e non credo che sia molto lontano dal vero. Ma è gay uno che si prende una cotta per un amico etero e solo per quello e non ha mai guardato un altro ragazzo in vita sua? Perché Marco riesce ad avere tutto questo peso su di me (mi condiziona proprio) anche se lui non sa assolutamente nulla e nei suoi comportamenti non è cambiato nulla? Sono arrivato al punto che guardo gli altri ragazzi ma li metto sempre a paragone con Marco e non me ne piace nessuno. Ma esistono gay che si sono innamorati di un ragazzo solo? Certo però che Marco la mia sessualità l’ha risvegliata di brutto e anche Chiara l’ha potuto notare. Io mi sono innamorato proprio di un ragazzo che non potrà mai corrispondermi, lo so benissimo che è così, eppure non me lo tolgo dalla testa, sono proprio dipendente da lui e devo cercare di non farglielo capire. È proprio la sua presenza fisica che mi mette la felicità addosso. Da quello che ho letto capita a tanti ragazzi gay di innamorarsi di un ragazzo etero, ma come fanno ad andare avanti? Perché è un’autentica tortura, cioè desideri quello che non potrai mai avere. Uno dice a se stesso: se so che non ha senso prima o poi mi metto il cuore in pace ma non è così, io continuo a sperare, ma a sperare che? So benissimo che non ho nulla da sperare e poi, mettiamo che io riesca a chiudere la parentesi della cotta per Marco, ammesso che mi passi, che faccio? Posso stare tranquillo che se mi rimetto con Chiara poi alla fine magari tra qualche annetto non mi arriva qualche altro bel ragazzo che mi rovina la vita come ha fatto Marco, perché Marco, in un modo o nell’altro, pure senza averne nessuna responsabilità, la vita me l’ha rovinata. Chi sono io? Che sarò in futuro. Project, ho una confusone in testa che non ti dico! E poi mi brucia parecchio il fatto che sto imbrogliando Chiara, mi sento proprio un Giuda, e l’idea di raccontarle tutto mi viene eccome ma poi mi sto tranquillo perché penso che farei peggio. In effetti io imbroglio sia Marco che Chiara, loro pensano che le cose stiano in un modo mentre stanno in un altro. Con Marco non mi sento tanto in colpa, perché per lui non cambierebbe nulla, ma la vita di Chiara dipende anche dalle mie decisioni, ma decidere in queste situazioni è sgradevolissimo. Project, ho bisogno di parlare, ma di queste cose con chi parlo? Solo con te, se avrai la pazienza di ascoltarmi. Il mio indirizzo MSN è [omissis].
Ciao.
G.

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martedì 8 dicembre 2009

DA ETERO PERPLESSO A GAY FELICE

Ciao Project,
sono un po’ di mesi che seguo progetto gay che è praticamente una realtà unica in tutta la rete e mi ha permesso di capire tante cose e di dare una risposta seria a tante domande. Mi chiamo Massimo, ho 29 anni, per mia fortuna ho un buon lavoro, che di questi tempi è una rarità, e vivo per conto mio in una piccola città del nord. Per accettare ci essere gay ci ho messo tanto, ho avuto due ragazze, la prima storia era una cosa di poco peso ma la seconda è stata importante. Avevo bisogno di un appoggio, mi sentivo solo, avevo 26 anni, quando è cominciata. Con questa ragazza mi sono un po’ lasciato andare, poi ho capito la ragione ma al momento non la capivo, ho avuto rapporti sessuali con lei ma in un modo molto strano, io non prendevo l’iniziativa, proprio non mi veniva in mente, era lei a fare tutto, io mi abbandonavo proprio passivamente e lei mi portava pure all’orgasmo. Le prime volte, è questo che ho capito dopo, mi sembrava importantissimo che io avessi l’erezione con una ragazza perché così allontanavo la paura di essere gay. Quando arrivavo all’orgasmo però me ne restava un senso di delusione, come se fosse una cosa del tutto stupida e in effetti per me era solo una reazione fisica. Lei al fatto che io arrivassi all’orgasmo dava molta importanza, se ne sentiva fiera. Solo pochissime volte sono stato io a stimolarla, ma mi ha dovuto in pratica insegnare tutto perché non avevo un’idea concreta di come una donna potesse eccitarsi. Penso che in genere un ragazzo di 26 anni sappia molto bene che cosa fare a una donna ma io non lo sapevo. Lei voleva che io provassi la penetrazione ma non l’ho mai fatto, un po’ per la paura che restasse incinta e un po’ perché per me non era affatto una cosa spontanea. Insomma secondo lei le cose andavano benissimo e io ero solo un po’ imbranato ma sapevo benissimo che non era così e che mi stavo costringendo, proprio come dici tu, stavo facendo un esperimento su me stesso per vedere se alla fine potevo adattarmi a vivere con una donna. Il fatto di fare sesso con lei mi dava comunque la sensazione di non essere gay e andavo avanti così, e qui è intervenuto il tuo blog, in effetti io allora avevo pure un’altra vita sessuale, cioè mi masturbavo ma sempre e solo guardando video gay oppure facendo fantasie su ragazzi incontrati in palestra. Francamente a queste cose, allora, non annettevo un grande significato, quando li guardavo dicevo a me stesso che lo facevo per fare confronti e basta, come fanno, credo, tutti i ragazzi etero e poi, tutto sommato, non succedeva nemmeno tanto spesso. Fantasie su ragazze non ne ho fatte mai ma allora mi sembrava ovvio e quasi meritorio dato che io una ragazza che faceva sesso con me ce l’avevo. Con la mia ragazza avevo un rapporto molto particolare anche perché i suoi non lo sapevano o almeno io non mi ero mai voluto fare conoscere dai suoi perché, penso, inconsciamente avevo paura di rimanere incastrato, gli amici invece lo sapevano, sia i suoi che i miei e, in fondo, che i miei amici lo sapessero, per me, era una cosa importante. A lei avevo detto una marea di cose strane sul fatto che non mi volevo sposare e che non volevo avere figli, queste cose a lei sembravano tutte assurde ed era sicurissima che sarebbe riuscita a farmi cambiare idea. Certe volte ho pensato che a lei di me come persona importasse molto poco e che per lei avesse importanza solo il fatto che io entrassi a completare il suo progetto di vita, però, diciamo che ormai fare sesso tra noi era diventata un’abitudine, io ci stavo a lei piaceva ma quando poi era finita non ci ripensavo più e in fondo non lo desideravo. Mi ricordo che quando stavamo insieme lei era totalmente concentrata sul sesso mentre io pensavo proprio ad altro e mi chiedevo che si stavo a fare lì. Non abbiamo mai parlato veramente di noi, ma sempre dei suoi progetti che in effetti non riguardavano noi come persone ma il nostro possibile apparire come coppia, andare qua, andare la, fare questo e fare quello. Mi stupiva che lei si sentisse innamorata ma secondo me ci si sentiva veramente. Un paio d’anni fa sono capitato per caso su progetto gay e mi sono messo a leggere. Più andavo avanti più mi si aprivano gli occhi. A un certo punto mi sono detto: ma allora sono veramente gay! Prima pensavo che il fatto che non io non avessi mai fatto quelle cose che si dice che siano tipiche dei gay fosse la prova evidente che non ero gay, tanto più che facevo sesso con una ragazza. Poi a forza di leggere il tuo blog quei ragionamento cominciavano a sembrarmi assurdi, ho cominciato a pensare seriemente al fatto che le fantasie sessuali sono una cosa seria e piano piano, diciamo, ho cominciato a vivere certe cose con più consapevolezza, ma al massimo potevo ritenermi bisex, quella era l’idea che mi ero fatto di me, ma poi anche quell’idea ha finito per andare in frantumi, però l’idea di essere gay non mi piaceva. Leggere il forum mi ha aiutato parecchio, però ormai il sesso con la mia ragazza era diventato un’abitudine e francamente pensavo che sarebbe stato comunque meglio di fare sesso con un uomo, cosa su cui fantasticavo ma ritenevo assolutamente impossibile, per me, come esperienza concreta. Diciamo che avevo raggiunto un equilibrio, un compromesso, certamente instabile però tranquillizzante. Poi da tre mesi a questa parte le cose sono cambiate, ho conosciuto un ragazzo di 21 anni per puro caso. È venuto dove lavoro e aveva degli affari da sbrogliare, erano cose piuttosto complicate e mi ha chiesto se potevo dargli una mano. Il modo come me lo ha chiesto e il suo aspetto mi hanno fatto venire un colpo al cuore. Sono rimasto incantato. Io avevo altro lavoro da fare ma l’ho fatto accomodare e ho chiuso la porta, ha cominciato a espormi i vari problemi e ho cercato di trovare proprio la soluzione migliore mettendoci il massimo impegno. Non tutte le pratiche si potevano sbrigare a vista, ci siamo incontrati di nuovo anche nei giorni successivi. Piano piano si è creato un clima meraviglioso. Andavo a lavorare solo per rivedere quel ragazzo. Di domande me ne sono fatte centomila e anche lui. Piano piano il clima si è sciolto, mi chiamava a casa per avere informazioni e si facevano sempre quattro chiacchiere che col lavoro non avevano nulla a che fare. Cercavamo entrambi di prolungare il più possibile la conversazione. A darci del tu ci abbiamo messo pochissimo, poi la prima pizza insieme e la prima serata passata a parlare in macchina, poi mi ha chiesto come avevo fatto io a capire e ad accettare, gli ho detto come stavano le cose senza nessun problema, è venuto tutto naturalissimo, e lui mi ha detto si sé e che pure lui aveva passato nottate intere a leggere i post del blog di Project. La sera che ci siamo detti tutto credo sia stata una cosa assolutamente irripetibile mi sentivo felice e anche lui. Quando lo guardavo negli occhi e lo vedevo sorridere mi sentivo l’uomo più felice del mondo, volevo abbracciarlo ma non avevo il coraggio e nemmeno lui, temevo che un contatto fisico anche minimo potesse fare svanire l’incantesimo. Ci siamo visti tutti i giorni per quasi tre mesi, poi mi ha detto che per lui era la prima volta e che avrebbe voluto fare l’amore con me, gli ho snocciolato tutte le mie paure, insistendo sul fatto della mia ragazza anche se francamente io desideravo stare solo vicino a lui. Con lui riuscivo a parlare di tutto anche delle mie fantasie sessuali. Certe volte mi sembrava impossibile che un ragazzo come lui potesse essere innamorato di me, ma era proprio così. Io verso di lui provavo un’attrazione sessuale fortissima ma soprattutto una tenerezza totale, gli volevo proprio bene come persona, lui mi faceva sentire amato, mi faceva sentire che mi voleva bene, si fidava totalmente di me, eravamo felici insieme e lo siamo tuttora. Project, quello che scrivi sull’affettività gay è verissimo. Ultimamente ho passato due giorni interi con lui e non penso che saprei più farne a meno. Da due settimane non vedo più la mia ragazza, a lei non ho potuto dire nulla e in fondo mi dispiace ma penso che non avrebbe capito. Quelle rare volte che avevamo avuto occasione di parlare dei gay aveva risposto come chi non si scandalizza ma con “quelli” proprio non vorrebbe avere nulla a che fare. Credo di non essere mai stato così felice come in questi giorni. Non è una questione di sesso, è che mi sento proprio totalmente innamorato di questo ragazzo. In tutto quello che fa e che dice non c’è mai stata una nota stonata e un ragazzo così si è innamorato di me! Ragazzi, io prima ero convinto che la mia vita sarebbe stata fare sesso etero in modo non partecipato e recitare come se fossi innamorato di una ragazza, pensavo che non avrei mai avuto un ragazzo, lo davo per scontato, e poi a 29 anni le possibilità diminuiscono, e invece no! Come dice Project, quando incontri il ragazzo giusto la vita ti cambia. E io al mio ragazzo voglio bene in modo totale, mi piace in tutti i sensi, proprio come persona, è buono dentro, è una ragazzo onesto e senza complessi stupidi. Lo voglio dire a tutti, non vi mettere in testa che l’amore non esiste e che non lo troverete perché quando meno te lo aspetti un ragazzo ti guarda negli occhi e la tua vita cambia! Un abbraccio a tutti quanti! E uno speciale a ta Project (adesso capisco proprio il senso profondo di quello che dicevi tu!)
Massimo

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Se volete, potete partecipare alla discuissione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=19&t=512

sabato 11 aprile 2009

SCOPRIRSI GAY A 26 ANNI

Ciao Project,

non so chi sei e per inviarti questa e-mail ho aperto appositamente un nuovo account di posta che userò solo per scrivere a te, se mi risponderai. So che forse è un eccesso di prudenza ma è quello che ho fatto. Chiamami Alex, anche se ovviamente non mi chiamo così. Non ti nascondo che non mi sento a mio agio a scriverti una mail come questa in cui racconto cose che non sa nessuno ma penso che valga comunque la pena di scriverle perché Progetto Gay mi ha aiutato molto e la mia storia può servire a qualcosa.

Ho 27 anni, da alcuni mesi vivo per conto mio, lontano dalla mia famiglia di origine. Ho un lavoro fisso che mi piace e sono economicamente autonomo, anzi ho il rispetto e la considerazione degli altri. Diciamo che dall’esterno sembro uno che si è realizzato e in un certo senso è così ma dentro di me per molti anni mi sono sentito un fallito. Pensavo che nella vita non avrei mai fatto quello che volevo ma sempre altro. Avrei voluto studiare Fisica ma ho fatto Economia ed è grazie a quello che lavoro, avrei voluto lavorare a Milano dove stanno i miei e invece sono finito e Bologna dove ho trovato una mia autonomia personale, insomma ho fatto sempre il contrario di quello che avrei voluto ma alla fine mi sono trovato bene.

In una sola cosa mi sentivo proprio uno che non era riuscito a costruire nulla ed era la vita affettiva. Leggendo il tuo sito mi si sono chiarite parecchio le idee. Fino a 26 anni mi sono ritenuto etero al 100% e non avevo nessuna ragione per pensare diversamente, ma proprio nessuna. Con una donna non ci sono mai stato ma le mie fantasie le facevo sulle donne anche se non sono mai state grandi cose e il sesso per me è sempre stato in tono minore cioè non ho mai avuto la mania di queste cose, sentivo raccontare da altri cose straordinarie ma a me non succedevano mai. Insomma il sesso per me era una mezza cosa e non capivo che cosa ci potesse essere di travolgente ma anche il sesso individuale era una cosa che non mi entusiasmava. Avevo provato anche coi siti porno etero ma mi sembravano cose assurde. Fino a 26 anni non ho mai pensato a un ragazzo, ma proprio mai, le trasmissioni sui gay mi sembravano cose di un altro pianeta. Fino a 25 anni ho fatto sport e coi miei compagni facevamo la doccia insieme ma la cosa per me era del tutto indifferente. Pensavo proprio di non avere una sessualità. Le ragazze mi dicevano che ero un bel ragazzo ma non si innamoravano di me, quando io ci provavo si allontanavano e ci rimanevo malissimo. Non credo che sarei mai capace di corteggiare una ragazza e di sicuro non è mai successo.

Le cose per me sono cambiate dal settembre del 2008. Ho cominciato a lavorare in un’altra città, dove ho affittato un monolocale abbastanza vicino al posto di lavoro e nel posto dove lavoro ho incontrato un ragazzo che aveva un anno meno di me, chiamiamolo Max. Pure lui viveva in un monolocale, ma lontano da dove stavo io, circa mezz’ora in macchina. Siamo stati assunti lo stesso giorno e l’ho incontrato che aspettava davanti alla porta dell’amministratore delegato per conosce la sua destinazione. Io stavo lì per la stessa ragione. Abbiamo aspettato più di mezz’ora, sia lui che io timidissimi e normalissimi, e poi eravamo entrambi timorosi dell’ambiente nuovo del lavoro, il primo lavoro sia per me che per lui. Entra lui per primo, io aspetto, dopo mezz’ora lui esce e chiamano me. Io entro, mi danno le lettere di assunzione mi spiegano sommariamente che l’indomani avrei dovuto prendere servizio, in pratica in un posto vicinissimo a casa mia. Ero contento. Esco e vedo che Max è nell’anticamera. Mi stava aspettando. La cosa mi faceva piacere. Non aveva macchina. Gli chiedo dove lo hanno destinato, apprendo che lo avevano mandato dall’altra parte della città, vicino a casa sua, o almeno non lontanissimo. La cosa mi dispiace un po’. Gli dico della mia destinazione. Ci scambiamo i numeri di cellulare. Erano passare le undici, mi propone di pranzare insieme, dico di sì, ma è presto. Lo invito da me ma preferisce fare due passi, è una bella giornata e non ci resto male. Camminiamo molto, poi il pranzo in un fast food. Mi chiede se ho impegni. Gli dico di no. Mi chiede se è ancora valida l’offerta di salire a casa mia. Saliamo nel mio monolocale. C’è un unico letto matrimoniale. Si sfila la scarpe e di stende sul letto, io mi siedo sull’unica poltrona e parliamo. In pratica parla sempre lui, del fatto che faceva sport, di quanto voleva bene ai nonni che non ha più, delle canzoni che sente, di quello che si aspetta dal lavoro e di tante altre cose. Io lo ascolto con piacere, è simpatico, disinvolto, poi dice sciocchezze, ride, insomma è una compagnia gradevole. A distanza di tempo mi sono reso conto che non abbiamo mai parlato di sesso o d’amore, mai, come se l’argomento non esistesse proprio, ma allora non facevo caso a queste cose. La sera abbiamo preso qualcosa al fast food e poi l’ho accompagnato a casa sua ma non sono salito. Ero contento di avere trovato Max. Non mi sentivo solo anche stavo in una città che non conoscevo affatto. In breve siamo diventati come fratelli. Dieci giorni dopo era diventato normale che stessimo sempre insieme fino alla sera o nelle giornate libere, ma la notte stavamo ciascuno a casa propria. Dopo un mese abbiamo cominciato anche a dormire nella stessa casa e nello stesso letto ma tutto senza nessuna implicazione di altro genere a nessun livello, eravamo proprio come due fratelli, nessun imbarazzo reciproco e nessun pensiero sessuale né da parte mia, né, credo, da parte sua.

La prima idea che la cosa potesse avere un altro senso l’ho avuta quando una collega ha cominciato a fare il filo a Max. Era una cosa che non sopportavo, mi dava proprio fastidio, non che lo facesse lei ma che Max ci perdesse tempo. Lui la trattava educatamente, probabilmente non era interessato ma io avevo paura che lo fosse. Una sera mi dice che la collega gli ha proposto di uscire con lei. Gli chiedo: “E tu che hai risposto?” Mi dice che aveva detto che non se la sentiva. A quel punto ho tirato un respiro di sollievo e devo avere fatto una faccia molto contenta. Max mi ha guardato e mi ha detto: “Non ti preoccupare, non succede!” Sul momento ho fatto la faccia di quello che ha capito e ho cambiato discorso, ma quella frase ha cominciato a girarmi in testa in modo incredibile. La sera è rimasto a dormire da me, ho provato a riprendere il discorso ed è stato evasivo, mi ha detto solo: “Non fare troppe domande...” . E’ a quel punto che mi sono chiesto se Max non si fosse innamorato di me. Che io potessi innamorarmi di lui lo escludevo del tutto, ma che lui potesse innamorasi di me lo consideravo una cosa possibile. Mi chiedevo che cosa avrei dovuto fare, se tagliare i rapporti con lui o semplicemente non dormire più insieme, anche se tra noi non era mai successo nulla. Comunque non gli ho detto niente e tutto, tra noi, è continuato esattamente come prima, abbiamo continuato a dormire insieme nello stesso letto o da me o da lui e non è successo assolutamente nulla, col passare dei giorni ho finito per mettere da parte l’idea che fosse gay, mi sembrava assolutamente impossibile. Mi dicevo: se è gay perché non ci prova? Infondo stiamo insieme nello stesso letto. È possibile che un gay in una situazione del genere non tenti nulla, nemmeno a livello minimo? Comunque a giudicare dai suoi comportamenti non mi sembrava assolutamente che potesse essere gay. In pratica sono passati mesi in cui abbiamo vissuto insieme e da parte sua non c’è stato mai un minimo cenno, mai un discorso, nemmeno vago, niente! Una bella mattina mi sveglio prima del suono della sveglia, c’era abbastanza luce nella stanza, lui è addormentato, lo osservo con attenzione. È bello. Mi viene voglia accarezzargli il viso ma non lo faccio, ma è proprio bello, sereno, un’immagine che non dimenticherò mai ed è lì che ho avuto la prima reazione fisica guardando un uomo. Non mi era mai successo prima, era la prima volta in assoluto. Ne sono rimasto turbato. Mi sono detto: ma che mi sta succedendo? Mi sono alzato e sono andato a mettermi sotto la doccia gelata. Lì per lì ero convinto che fosse passata. Quando Max si è alzato tutto è andato come al solito ed ero felicissimo che la cosa non si fosse ripetuta. Cercavo tutte le motivazioni possibili per giustificare quello che era successo: il caldo, il fatto che non facevo sesso per conto mio da qualche giorno e cose del genere e il fatto che non si fosse ripetuto mi faceva sentire tranquillo. Per tutta la giornata di lavoro niente. La sera dovevo andare a casa sua ma ho messo una scusa e non ci sono andato, avevo paura che succedesse di nuovo. Lui non mi ha detto nulla, in fondo ero rimasto solo a casa altre volte. Ho passato la notte da solo con l’idea che potesse succede ancora, ho visto la tv, sono stato un po’ su internet, poi mi ha chiamato in chat per chiedermi se andava tutto bene e la cosa è successa di nuovo anche se stavamo parlando solo di lavoro. L’ho salutato in fretta perché non volevo che continuasse. Ero proprio sconvolto, ho cercato di distrarmi ma non mi è riuscito e ho fatto una cosa che non avevo mai fatto, ho bevuto due lattine di birra una appresso all’altra e, stordito com’ero, me ne sono andato a letto. Cominciavo a pensare che lo avrei voluto accanto a me e nello stesso tempo che lo avrei dovuto allontanare e che se ero a quel punto era colpa sua, perché la sua compagnia mi aveva rovinato. Insomma lo odiavo e lo amavo. Da allora ho cominciato ad allontanarlo, probabilmente per lui è stata una mazzata tremenda ma non ha detto nulla e ha cercato di fare come se se tra noi le cose non fossero cambiate. Più lo allontanavo peggio stavo e poi cominciavo proprio a desiderarlo, cioè anche a livello sessuale, con tutto quello che viene appresso. Mi dicevo che sarebbe passata ma sapevo benissimo che non sarebbe stato così. La fase di allontanamento, diciamo così, è durata quasi due mesi. Lui con me era amichevole quando ci incontravamo ma succedeva di rado e solo quando l’azienda di obbligava a delle attività comuni, ma a livello privato non ci vedevamo più. La separazione non solo non mi aveva fatto passare i mie sentimenti per Max ma li aveva messi nettamente sul piano sessuale. Ormai avevo del tutto rinunciato all’idea di essere etero ma il fatto di essere innamorato di Max dovevo tenerlo solo per me, ormai eravamo come due estranei, o almeno io credevo così. È stato in quei giorni che ho cominciato a cercare in rete siti gay e, dopo avere visto cose di uno squallore incredibile che mi facevano stare proprio male, ho scoperto Progetto Gay ed è stata una scoperta fondamentale che mi ha proprio aperto gli occhi. Un giorno io e Max capitiamo insieme a una riunione, lui mi chiede: “Come stai?” Ma me lo chiede in un modo serissimo, proprio preoccupato per me. Gli rispondo che ho dei problemi, mi guarda fisso negli occhi e mi stringe forte la mano, da fuori solo un saluto, per me molto ma molto di più. Gli dico: “Ti va di passare da me nel pomeriggio?” Mi dice: “Certo!” Viene subito dopo il lavoro. Mi sento in un imbarazzo terribile, la sua presenza fisica mi mette in uno stato d’animo stranissimo. Mi sento eccitatissimo, anche sessualmente, ma ho paura di dire cose fuori luogo, di ferirlo, di offenderlo. Risultato: dopo ore di tentativi di colloquio io non dico nulla. Mi chiede se può restare per la notte per parlare un altro po’, ma insisto per riaccompagnarlo a casa sua. Lo riposto a casa, lungo tutto il viaggio non diciamo una parola, l’imbarazzo si sente fortissimo. Torno a casa. Mi chiama al telefono, poche parole e lunghissimi silenzi. Chiudiamo il telefono con un nulla di fatto. La situazione è andata avanti così per più di un mese e oltre, ma non ce la facevo più. Un pomeriggio viene da me come non lo avevo mai visto. Non mi fa domande, mi dice solo: “Stai zitto e fammi parlare …” Io ascolto. Mi dice solo: “Alex, mi sono innamorato di te!” Non so che faccia ho fatto in quel momento, ero felice ma anche turbato, non me l’aspettavo proprio, dopo diversi secondi ho risposto: “Forse anche io …” ma ho aggiunto che non mi era mai successa una cosa simile e che mi sentivo strano. È stata la prima volta che abbiamo parlato di noi in modo veramente libero. Io e Max eravamo arrivati a questo punto, adesso sapevamo tutto l’uno dell’altro, anche le cose più intime e tutto era stato assolutamente semplice. Mi sembrava incredibile che si potessero fare discorsi simili in modo così diretto, eppure era successo. Mi disse che quando lo avevo allontanato era stato malissimo ma che pensava che io lo avessi allontanato perché avevo capito che era gay dai discorsi che aveva fatto e non voleva intromettersi nella mia vita perché in fondo anche se mi vedeva come etero mi voleva bene lo stesso e non voleva crearmi problemi e quindi aveva accettato di mettersi da parte. Insomma lui prendeva me per etero e io ci prendevo lui. Ci siamo confessati il nostro interesse sessuale reciproco ma anche l’imbarazzo circa la possibilità di fare sesso tra noi. Anche lui è piuttosto inibito. Abbiamo deciso di andare molto piano. Quella notte ci siamo limitati a dormire tenendoci per mano. Ma anche stringere la sua mano era bellissimo, era pure quello un contatto fisico e trasmetteva un’emozione fortissima. A un certo punto gli dico: “Max, mi sento eccitato” e lui mi dice: “Anche io … ma ti imbarazza?” Gli rispondo: “No … e a te?” Mi dice: “Per niente, anzi … “. Max non era mai stato innamorato di un ragazzo in vita sua, proprio come me. Era il 29 Marzo 2009 un giorno che non dimenticherò mai.

Project, io e Max consideriamo Progetto Gay un po’ una seconda casa, veramente una cosa unica su internet, e nel modo di vedere di questi ragazzi io e Max ci ritroviamo benissimo. La nostra storia non la sa nessuno, non la sanno nemmeno le nostre famiglie, perché probabilmente non capirebbero il senso vero del nostro rapporto, ma desideriamo che la sappiano i ragazzi che leggono i tuoi siti. Né io né Max avremmo mai immaginato una vita come quella che stiamo facendo eppure la stiamo vivendo. Non è semplicissimo né tra noi né a livello sociale ma abbiamo passato prove dure e siamo qui a testimoniare che, se due ragazzi si vogliono bene, la felicità per loro è possibile.

Grazie per quello che fai, Project, e non mollare!

Alex

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Se volete, potete partecipare alla discussione si questo post aperta nel Forum di Progetto Gay:

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