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venerdì 16 dicembre 2016

IL CASO DI OSCAR WILDE (secondo Raffalovich) 1

Con questo post inizia una serie di quattro post tutti dedicati al caso di Oscar Wilde così come presentato da Raffalovich in “Uranismo e Unisessualità”. Va subito chiarito che sono stati fatti diversi studi sugli atti giudiziari e sui riflessi della vicenda Wilde, così come appaiono dai giornali dell’epoca, ma l’analisi e il giudizio di Raffalovich hanno un’importanza specialissima, in primo luogo perché Raffalovich è un contemporaneo, scrive pochissimo tempo dopo la conclusione del processo, è omosessuale, conosce personalmente Wilde e proprio per questo vede le cose dall’interno e non si affida al sentito dire o a sintesi altrui. Al di fuori delle persone direttamente implicate nel caso Wilde, ben poche persone sono state così profondamente coinvolte da esso come Raffalovich.
Va però anche sottolineato che Raffalovich ha avuto motivi di incomprensione con Wilde dovuti a ragioni molto private. Nel 1891 Wilde pubblica “The picture of Dorian Gray”, un libro importante sotto molti aspetti nella vicenda umana di Raffalovich. Il romanzo di Wilde, si ispira a John Gray, personaggio molto in vista della vita mondana londinese, un esteta di umili origini, nato nel 1866, che aveva abbandonato la scuola a 13 anni ma che era riuscito a farsi apprezzare nell’alta società. Nel 1892, cioè l’anno successivo alla pubblicazione del ritratto di Dorian Gray,  Raffalovich, a Londra, conosce John Gray, che aveva allora 26 anni (Raffalovich ne aveva 28) e tra i due nasce un amore profondo che li terrà uniti per tutta la vita, anche se in situazioni, all’inizio, neppure lontanamente ipotizzabili. Proprio in quegli stessi anni, tra il ’94 e il ’96, Raffalovich porta a termine il suo “Uranisme ed Unisexualité” in cui dedica parecchio spazio alle vicende giudiziarie di Oscar Wilde. Aggiungo per completezza che John Gray si fece prete cattolico e fece il parroco a Edimburgo, Raffalovich si convertì al Cattolicesimo, pagò gli studi a Gray e lo seguì a Edimburgo prendendo dimora in una casetta vicina alla parrocchia di Gray. Morirono nello stesso anno 1934 e furono sepolti nella stessa tomba. Nella sostanza Raffalovich sottrasse John Gray all’influenza di Wilde. Tra Raffalovich e Wilde le incomprensioni reciproche erano sostanziali, Raffalovich era rigorosamente omosessuale e considerava l’omosessualità come un valore fondante della moralità di una vita e la sua vicenda personale lo testimonia. Wilde, che era sposato e aveva due figli, considerava l’omosessualità come un insieme di avventure personali e sosteneva che “non si può essere innamorati della stessa persona per più di sei settimane”. Raffalovich, con ogni probabilità, visse dopo la sua conversione in castità monastica, Wilde si riteneva libero da ogni limite nella sua ricerca del piacere. Si tratta di due mondi molto lontani. Tutto questo spiega l’atteggiamento duro che Raffalovich dimostra nei confronti di Wilde, a fronte di un atteggiamento molto più rispettoso e comprensivo verso Alfred Douglas, di cui sui sottolinea la devozione assoluta al suo amante.
Ma lasciamo ora la parola a Raffalovich.
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IL CASO DI OSCAR WILDE
Le società hanno i criminali che si meritano (Lacassagne)
Al termine delle lunghe giornate rattristate dall’emozione per il caso di Oscar Wilde, cercavo di consolarmi leggendo le conversazioni del grande Goethe. Cercavo di innalzarmi fino alla sua serenità e traevo ispirazione dalla sua saggezza chiara e profonda. Anche lui, mi dicevo, si sarebbe rattristato vedendo tanta ignominia e tanta ignoranza. Il modo di fare del pubblico sarebbe stato per lui rivoltante come gli atteggiamenti degli accusati e dei coinvolti. E avrebbe buttato lontano da sé i giornali inglesi o stranieri con i loro apprezzamenti assurdi o scontati. In questo processo parla la storia ed è tempo di abbandonare molti stereotipi.
“Ogni uomo, ha detto Goethe, ha diritto a una filosofia che non distrugga la sua individualità. Questa è l’origine psicologica delle filosofie.” Ed era altrettanto persuaso che quelle Forze, quelle Decisioni, che egli chiamava das daemonische [il demoniaco] non permettono per troppo tempo ad una individualità di oltraggiare le altre individualità. Ciò che rende così giuste le vendette del tipo di questa (perché ci sono delle occasioni in cui ci si sente quasi in diritto di parlare di persone specifiche) è la loro stessa lentezza: non è più una questione di colpevolezza ma di criminalità. Se Oscar Wilde, per esempio, fosse stato colpito qualche anno fa, la sua colpevolezza dal punto di vista di una morale alta non avrebbe raggiunto il livello della criminalità.
Quando lo accuso di criminalità, non mi occupo più degli atti sessuali che gli sono stati rimproverati ma del ruolo che ha rivestito, dell’influenza che ha assunto e così male impiegato, delle giovani vanità che lui ha falsificato, dei vizi che ha tanto incoraggiato. La società inglese è altrettanto colpevole. Quanto a lui, che sia stato o meno “come la grande Saffo” con tutti “questi galoppini dagli occhi di tribade”, la morale più indulgente e la più lassista ora lo condannano da altri punti di vista, come fa l’opinione pubblica. Solo che l’opinione pubblica mi ispira poca stima su questo argomento; essa lo ha supportato, sostenuto, intrattenuto, l’ha subìto, questo infelice sacerdote di Priapo, ammalato del male delle rivendicazioni; l’opinione pubblica gli ha perdonato molte cattive parole che erano cattive azioni, e oggi è la sua colpevolezza che essa attacca più che la sua criminalità. E chissà come l’opinione pubblica cambierà direzione un giorno: forse in suo favore.
Sarebbe una buonissima cosa (e non necessariamente un’utopia) se questo processo aiutasse a chiarire la questione dell’inversione sessuale, una delle più importanti del presente e dell’avvenire. Questo processo, ancora più storico che scandaloso, secondo me, contribuirà a questo chiarimento necessario che arriverà, mi chiedo solo perché debba arrivare oscurato dalla licenza dei costumi.
Un’ultima parola prima di cominciare: per giustizia verso l’Inghilterra e per fare un po’ vergognare i giornali stranieri che hanno spinto lo sciovinismo fino a negare l’universalità dell’unisessualità, citerò una lettera di Madame, la moglie di Gastone l’invertito, cognata di Luigi XIV e madre del Reggente:
“Dunque voi pensate, mia cara Amelia, che non ci sia un gran numero di monelli che hanno le stesse inclinazioni dei Francesi! Se lo pensate vi sbagliate di grosso. Gli Inglesi sono altrettanto determinati e non si comportano meglio. Mi fate ridere se pensate che questo peccato non si commette in Germania                                            . Credetemi, anche i Tedeschi si intendono molto bene di quest’arte. Se Carlo-Luigi non fosse stato presente, il principe di Eisenach, che è caduto in Ungheria, avrebbe ucciso il principe di Wolfenbuttel. Quest’ultimo voleva fargli violenza e l’altro non ci sentiva da quell’orecchio. Carlo-Luigi mi ha raccontato anche che tutta l’Austria era infestata da vizi simili…,” 3 settembre 1708.
Dopo avere appassionato i curiosi, gli oziosi, gli sfaccendati, dopo avere occupato le persone serie, i colpevoli o gli imprudenti, il caso di Oscar Wilde appartiene ora alla scienza e alla storia. Gli storici della morale sociale non potranno trascurarlo. Nessun caso che riguardi i comportamenti di questo tempo è stato di una simile portata. Gli scandali di Cleveland Street,[1] che sono diventati famosi in Francia attraverso le battute sui giovani telegrafisti, e sono stati seguiti dall’allontanamento forzato di lord Arthur Somerset, non evidenziavano che dei vizi individuali che si servivano della comune organizzazione del vizio. Nessuno dei disgraziati coinvolti in questo caso si era  innalzato apertamente contro l’opinione pubblica. Nascondevano le loro abitudini. Avevano paura, provavano vergogna. La loro ipocrisia confinava con la decenza e la loro prudenza era un omaggio al pudore. Non si poteva accusare la società di una tolleranza indebita e nemmeno i colpevoli di aver voluto celebrare apertamente Sodoma.
Locali come quelli di Cleveland Street, clienti, prostituti, gestori di case di prostituzione esistono dovunque. Esiste Sodoma, la città invisibile, venale e minacciosa.
Ma la tragedia che ha Oscar Wilde per titolo e di un’altra natura. Oscar Wilde è stato incoraggiato, tollerato dalla società inglese. Si diceva che fosse un’istituzione. Ha deviato sempre di più e sotto il dominio della vanità e dell’impunità era arrivato da lì alla vita più audace e più pericolosa per la salute pubblica e anche per lui stesso.
È stato vittima di se stesso, della società e dei suoi amici. Se lo si compatisce nella sua grande disgrazia, ci si ricorda che è stato un pericolo nazionale; senza tutto questo, se fosse stato soltanto un pervertito cerebrale sospettato di perversioni sessuali e acciuffato dalla polizia, il sua caso non meriterebbe uno studio così approfondito. Il caso di Oscar Wilde, considerato seriamente, è di una importanza capitale. Come è stato permesso a un uomo simile di tenere un corso di mutuo egoismo con l’assenso della società inglese? E come, attraverso quali inconcepibili imprudenze, una impunità così consolidata è andata improvvisamente in pezzi?
Oscar Wilde (figlio di un medico irlandese molto conosciuto e di una madre tuttora vivente e che, col nome di Speranza, scriveva poesie irlandesi), è sempre stato molto irlandese, poteva parlare molte ore senza stancarsi, amava il suono della sua voce lenta, rideva violentemente alla sue stesse battute incessanti, faceva spesso l’effetto di masticare le sue parole come se fossero caramelle. Non lo si poteva veder parlare senza notare le sue labbra sensuali, i suoi denti scoloriti e la sua lingua che sembrava leccare le parole. Questo paragone triviale è di una esattezza scioccante. Era un parlatore di cui si vedeva la macchina in funzione. I miei lettori lo hanno probabilmente visto: di alta statura, un negro sbianchito o arrossito, imberbe, pettinato con cattivo gusto.
Quando comparve a Londra, si conquistò una fama di eccentricità e di talento da buffone. A Oxford si era distinto per gli studi seri. Guidato da M. Whistler (che lo ha molto rimpianto dopo e che gli aveva fornito molto spirito e molta originalità), entrò nell’ambiente mondano, preoccupato soprattutto di stupire, di divertire, di fare parlare di sé, senza disdegnare alcuna forma di stupidità, sempre in cerca di qualsiasi spiritosaggine o battuta impudente, felice di essere fischiato, capace di imporsi poco a poco.
La società inglese ebbe il suo buffone come aveva la sua bellezza, Mm Langtry; la carriera della dona più bella e del più vanitoso degli uomini si commentano reciprocamente, ma dato che lei vive ancora, e anche lei fa parte della storia, anche se della storia aneddotica, non parlerò che in modo molto riservato dell’opinione della “nuova Elena” sul suo poeta e amico. Un giornale americano l’ha consultata, e stando al giornalista americano, lei ha risposto che aveva conosciuto Oscar Wilde dopo che lo avevano rimandato indietro da Oxford, che lui aveva sempre queste idee, che era un uomo affascinante, di cui tutti ridevano nella più alta società e che lo si amava senza prenderlo sul serio.
Autentica o no, questa risposta del Giglio di Jersey, della bella per la quale fu inventato il titolo di bellezza professionale, è un modo di scusare la società di Londra, il peggior modo di scusarla. Oscar Wilde faceva ridere, divertiva soprattutto gli ignoranti, i giovani che non hanno letto granché, le donne che hanno letto ancora meno, e anche qualche uomo serio troppo occupato per approfondire, anche solo un po’, qualcosa di così frivolo come l’influenza di un uomo che fa ridere.
I pittori dicevano di lui: capisce tutto meno che la pittura. I letterati al di sopra dei 23 anni: tutto salvo la letteratura. I musicisti: tutto salvo la musica. E così via. In Inghilterra la notorietà e la celebrità sono contigue. In un ambiente mondano le donne e i ragazzi giovani  vogliono divertirsi a qualsiasi costo; la borghesia imita questi atteggiamenti come può, e lo scherno delle classi intermedie e inferiori aumenta la notorietà. Il principe di Galles volle fare la conoscenza di Oscar Wilde. Oscar Wilde diventò l’uomo più ricercato e più ridicolizzato. Si vantava del suo egoismo, della sua pigrizia,  della sua vanità, della sua incostanza, di tutti i vizi confessabili. Era proprio l’avventuriero che divora le cose care e rare. Aveva ventotto anni. Se ne andò a fare delle conferenze in America. Lì risero di lui graziosamente, ma eccitare il riso faceva parte del suo progetto. Ritornò lamentandosi dell’Oceano che lo aveva deluso. Si sposò con una affascinante irlandese che aveva un po’ di patrimonio. Da questo matrimonio[2] sono nati due figli. Oscar Wilde avrebbe potuto essere felice senza la sua divorante vanità e in una società che non gli avesse fornito tanto pascolo. Ma allora era molto lontano dalle avventure di oggi. Il suo egoismo, è vero, era imperturbabile. Si orientava verso il più giovane e cercava di fargli girare la testa a forza di adulazioni e di fare di lui un discepolo. Discuteva, discuteva incessantemente, e fumava sigarette.
Si interessava allora di tutte le perversioni sessuali, le temeva, ne aveva paura in rapporto a se stesso. Gli piaceva parlarne, sapeva le storielle di tutta Londra. Le grandi tribadi lo affascinavano come i sodomiti coraggiosi o innamorati. Ci girava intorno. Era innocente, così diceva, ma seguiva la pista degli altri.
“Non credo proprio, diceva ai suoi giovani amici, che quelli che fanno queste cose si divertano tanto quanto mi diverto io a parlarne”[3]
Fu preso da un vero accesso di febbre cerebrale dopo aver letto “Monsieur Vénus” e ne raccontava la trama con un ardore poetico più che ammirevole. Era inesauribile. Per lui, quanto a lui, aveva paura. Sapeva di essere tanto conosciuto, che la sua immagine era così riconoscibile, che non avrebbe osato, in un luogo pubblico, discutere con sconosciuti compromettenti. Si vedrà la strada che ha percorso dopo.
Si ricordava allora di tutte quelle regole di prudenza e di decenza che aiutano un uomo onesto, anche se è invertito, a vivere con la fronte alta e senza paura. Se diceva ai giovani uomini del suo mondo: “Solo voi sapreste darmi un brivido di novità, solo voi sapreste mescolare il romanzesco e l’ironia, il romanticismo e il cinismo”, se rifiutava Mon Frère Yves, come troppo blando, troppo innocente, se la lettura in “A Rebours” dell’incontro del giovane uomo e di des Esseintes, gli dava un po’ della febbre di Monsieur Vénus, era soprattutto curioso, girandolone, timoroso, giocava con l’idea del pericolo più che col male in sé.
“Non posso farvi conoscere il signor Tizio o il signor Caio, diceva ai suoi giovani amici, perché potrebbero compromettervi.”
Quando gli si chiedeva di spiegare la situazione psicologica degli unisessuali del bel mondo, di quelli che vanno dappertutto, ma tirano dritto per la loro strada, assicurava che essi cominciavano con la gioia, il delirio della loro originalità, della loro indipendenza, ma che man mano che si isolavano sempre di più, man mano che erano per così dire marcati in volto, soffrivano molto. Secondo lui, essi cominciavano dall’esaltazione e dall’orgoglio e finivano per sentirsi dannati…
Ci fu qualche momento di esitazione quando scrisse Dorian Gray, un romanzo poco originale (Oscar Wilde non è mai stato originale), artificiale, superficiale, effeminato. L’unisessualità regnava ma senza vigore, nel chiaroscuro, nell’affettazione della paura.
Non vedo alcun argomento serio contro lo studio dell’unisessualità nell’arte. I maestri non ne hanno paura, da Eschilo a Swinburne. In Inghilterra, il teatro, il romanzo, la poesia, se ne sono impossessati o serviti, ma sempre in modo franco, eroicamente, o satiricamente, o appassionatamente.[4]
Oscar Wilde non avendo né il senso della vita né un talento che gli fosse proprio, ha potuto trattare l’inversione o la perversione sessuale solo debolmente, con una certa ipocrisia, languidamente.
Quelli che avevano capito e detestato la china sulla quale stava scivolando lo avevano abbandonato e avevano preso le distanze da lui prima del Dorian Gray. Quelli che aveva intorno non se ne rendevano conto, si divertivano con lui, condividevano i suoi gusti, lo capivano.[5] Questo è Oscar si diceva, tutti lo conoscono, può fare quello che vuole. I suoi amici e gli amici degli amici amavano ripetere: “Gli piace parlarne, ma non lo fa.”
Le sue lezioni di egoismo, di falsità, di menzogna, di sovrastrutture, di poveri paradossi spaccati in quattro, non erano abbastanza per screditarlo. Si permetteva ai propri figli di adularlo e di esserne adulati, di lasciarsi chiamare “il nuovo ragazzo di Oscar”.
Si era messo a lavorare e si parlava meno di lui quando la sua commedia “Il ventaglio di lady Windermere” fu messa in scena in uno dei migliori teatri di Londra. Mi ricordo di questa prima. La commedia corrispose a quello che mi attendevo dal suo talento e dalla sua sicurezza in se stesso: niente di così vecchio come la commedia, niente di così personale come il suo condimento.
La novità di questo tipo di plagio, gli interpreti, la moda, la famosa sigaretta che l’autore fumava gustando la sua apoteosi, dopo l’ultimo atto, in presenza del pubblico che lo acclamava, e il famoso garofano verde[6] all’occhiello gli provocarono un successo strepitoso. Il pubblico inglese ama le vecchie pagnotte; e Oscar Wilde, in più, gli offriva i vecchi ritornelli “artistici” e tutto lo “spirito” della sua esistenza e del suo mondo.
Oscar Wilde guadagnava ora denaro. Viveva poco a casa sua, stava qualche volta in un albergo, qualche volta in un altro. Rinunciava per la maggior parte del tempo alla vita domestica, ma il suo successo lo avrebbe potuto riportare alla vita rispettabile. Anche senza vivere una vita priva di sospetti, anche predicando la corruzione, anche circondato dai giovani uomini più visionari, più scintillanti di Londra, avrebbe potuto non crollare. Ecco uno dei punti curiosi del caso, una delle numerose lezioni commentate senza dubbio a Sodoma come a Londra.
Anche se fosse stato assolto, sarebbe comunque rimasto il modello di quello che non si deve fare. L’indulgenza che gli si accordava, il successo della sua commedia, la sua insensata vanità, la sua corte di gente giovane, sempre più giovane, come capita ad ogni celebrità sul punto di tornare indietro, la sua enorme indulgenza per i suoi propri capricci, lo avevano guastato e lui schiacciava tutto quello che stava intorno a lui o dentro di lui, anche le sue qualità, anche le sue amicizie.
Quello che Goethe chiama “das daemonische” [il demoniaco] gli fece fare la conoscenza di Alfred Douglas, figlio del marchese di Queensberry. Lord Queensberry, le cui due mogli hanno divorziato, è sempre stato famoso per il suo trasporto collerico, per la sua ostinazione, per le sue opinioni religiose professate o piuttosto proclamate a una prima di Tennyson. Suo padre, suo fratello e il suo figlio più grande sono morti tragicamente, uccisi da un’arma da fuoco. Un altro fratello è morto su una montagna. Una sorella ha sposato un giovane panettiere. Un’altra sorella non ha mai temuto la pubblicità, e ora protegge gli animali che la sua passione per lo sport prima perseguitava.
Lord Queensberry era stato profondamente amareggiato dalla elevazione del suo figlio maggiore, lord Drumlawing, segretario di Lord Roseberry, a pari di Inghilterra, mentre lui non sedeva nella camera dei lord.
I suoi figli avevano tutti preso le parti della loro madre, e i rapporti non avevano niente di cordiale.
Lord Alfred, un giovane uomo pallido e artificiale, sempre vicino ad ogni tipo di imprudenza e a ogni tipo di esagerazione, scriveva dei versi sui “due amori” e su “la lode della vergogna”,[7] traduceva dal Francese in Inglese la Salomé[8] che è dedicata a lui, collerico come suo padre, trascinò Oscar Wilde alla rovina. Lo fece precipitare nel bel mezzo di un odio familiare comparabile con quello della razza di Atreo. Un figlio raramente ha odiato suo padre così apertamente come lord Alfred ha odiato lord Queensberry. Non penso di dovermene stupire più di tanto. Ci sono sentimenti più deplorevoli che bizzarri. Assolutamente indifferente non solo al che se ne dirà ma anche al che se ne dice, o forse non sdegnando affatto di essere celebre, abituato a vedere nella sua famiglia le teorie messe in pratica, sceglieva le sue amicizie e le sue conoscenze dove gli pareva, non sdegnando di cenare né con gestori di case di tolleranza né con piccoli Gesù [prostituti], né con degli amanti ben noti di carne maschile venduta a prezzo, la sua curiosità, la sua sfida, hanno dovuto affascinare Oscar Wilde, il curioso timido e impertinente. Wilde aveva ripetuto a sazietà che non si poteva amare lo stesso individuo per più di sei settimane ma il suo entusiasmo per lord Alfred dura dal 1891. La nascita di Lord Alfred, la sua giovinezza avventurosa e fuorviata, di cui avrebbe dovuto avere pietà, il suo aspetto insieme artificiale e indifferente, stanco e infaticabile, la lealtà commuovente, emozionante, degna di miglior causa, lo affascinarono e lo avvinsero. Bisogna sapere che in Inghilterra il figlio cadetto di una famiglia nobile esercita un prestigio fantastico agli occhi di molti borghesi. Così si è vista, in questi ultimi anni, una donna vestita da uomo farsi passare per lord A. Pelham Clinton (l’eroe defunto del processo Bolton e Park, processo di pederasti) e intascare il denaro dei borghesi. Man mano che Wilde si impaludava, il prestigio del giovane lord Alfred brillava sempre più chiaramente agli occhi dell’Irlandese.
Lord Alfred Douglas ha gettato una sfida così vigorosa e totale (non ha che ventiquattro anni) a tutte le cose che si definiscono convenienze, che non può stupirsi, irritarsi o offendersi se lo si tratta con la curiosità e con la franchezza dovute  a un contemporaneo. La sua giovinezza, la sua estrema arditezza, le sue inutili imprudenze, la sua fedeltà senza limiti, il suo odio, le sue lettere ai giornali, fanno fremere ogni uomo minimamente serio che la psicologia non abbia indurito. Più ci si avvicina alle laceranti divisioni interne alla sua famiglia, più si vede quanto avesse bisogno di una direzione e di essere diretto, più si trova terribile la sorte che lo legò a Wilde. In compagnia di un amico sicuro, lusingatore e lusingato, Oscar Wilde si inaridì fino a conoscere i professionisti del vizio.
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[1] Lo scandalo di Cleveland Street del 1889 vide molti aristocratici accusati di frequentare a Londra un bordello per la prostituzione maschile. Lord Arthur Somerset, avvocato di uno degli imputati, minacciò di coinvolgere il principe Albert Victor, secondo nella linea di successione al trono. Lo scandalo alimentò l’omofobia nel paese e l’idea che l’omosessualità fosse un vizio da ricchi. I giovani prostituti, che lavoravano anche come fattorini del telegrafo, furono oggetto di feroce satira sulla stampa francese.
[2] Notiamo la superiorità del giornalismo inglese (nonostante i suoi grandi difetti) sul giornalismo americano. Tutti i giornali inglesi hanno rispettato la tragica situazione della signora Wilde e dei figli. In America è stata pubblicata la loro biografia con le fotografie.
[3] Da questo punto di vista possiamo aggiungere il fatto che tutti i giovani uomini che hanno testimoniato contro di lui hanno raccontato la stessa storia: il coito orale praticato su di loro e poi la sua soddisfazione inter eorum femora [tra le loro cosce]. Anche non volendo prestare fede a queste testimonianze, si vede il rapporto logico tra questi atti e le sue parole.
[4] Si veda la nota alla fine di questo capitolo.
[5]  Ci sarà un giorno da fare uno studio sull’influenza delle donne inglesi o americane a favore della pederastia.
[6] Ci si ricorda del caso Abadie, detto delle cravatte verdi. Ecco qualche parola sui garofani verdi. Questi garofani, arrivati dalla Francia, colorati artificialmente, comparvero presso qualche fioraio elegante. In un modo o nell’altro, ne furono acquistati per metterli all’occhiello senza nemmeno sapere chiaramente perché. So che il primo acquirente si trovò (al teatro) molto imbarazzato dagli sguardi curiosi rivolti al suo occhiello, e giurò di non usare più fiori verdi. Oscar Wilde adottò questo “fiore dei poeti” e i suoi discepoli, di cui parecchi erano truccati o ne avevano l’aria (c’è un modo di pettinarsi e di camminare ondeggiando che va d’accordo con il bistro artificiale, il rosa delle labbra ecc.), si credettero obbligati ad imitarlo. I giornali pubblicarono degli articoli di una violenza inaudita; si accusavano i cavalieri dal garofano verde di far parte di una banda di pederasti. Era il segno della riscossa. Il fiore fu bruciato sulla scena e la sala risuonò di applausi. Dopo le minacce di processo contro alcuni giornalisti,  si smise di portare questi garofani verdi e di parlarne, fino all’anno scorso quando un romanzo “L’oeillet vert” [il garofano verde] fece la parodia di Oscar Wilde e Alfred Douglas.
Aggiunta di Project: – Robert S. Hichens nel 1894 scrisse un romanzo intitolato The Green Carnation in cui Oscar Wilde era caratterizzato come  M. Amarinth. Questo accadeva nel periodo in cui i garofani verdi apparivano agli occhielli del gruppo di amici di Wilde. Interrogato su questo argomento, Wilde disse che essi portavano dei fiori per generare conversazione. Comunque, il libro di Hitchens utilizza il garofano verde per rappresentare una persona come Oscar Wilde, totalmente senza paura della vita.
Noel Coward nel 1929, scrisse una commedia musicale intitolata Bitter Sweet in cui i garofani verdi appaiono come un mezzo per distinguere gli omosessuali. Oscar Wilde, che era apertamente gay, portava spesso il garofano verde, che era diventato di fatto un modo per dichiarare la propria omosessualità.
[7] Oscar Wilde attestò che vergogna voleva dire modestia, pudore – una spiegazione che vale ancora di più dell’analisi dettagliata dei sonetti e dei “giovani”.
[8] M. Aubrey Beardsley, un giovane artista di grandissimo talento, ebbe la fuorviante possibilità di illustrare questa Salomé, mediocre, con dodici disegni che deploro, anche se li ammiro. Ma non è stato ingannato da questa pubblicazione.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=19&t=5892

mercoledì 19 ottobre 2016

OMOSESSUALITA’ COME CULMINE DI UNA NEVROSI ETEROSESSUALE

Nel breve capitoletto di “Uranismo e Unisessualità” di Raffalovich dedicato all’affettività omosessuale come culmine di una nevrosi eterosessuale, l’autore riporta l’ultima parte del capitolo IX di “À Rebours” di Huysmans.
Raffalovich ritiene che se Des Esseintes fosse stato meno nevrotico avrebbe portato avanti una relazione con un ragazzo che aveva incontrato per strada e che era durata per qualche tempo.
Ma parlare di Des Esseintes come di uno che non prosegue un legame omosessuale solo perché è fortemente nevrotico, significa non tenere conto del fatto che nel capitolo VI del romanzo è presentato un episodio che lascia molto perplessi su qualsiasi ipotetico sentimento omosessuale del protagonista.
Des Esseintes incontra per strada un ragazzo sedicenne, Auguste, di bassa condizione sociale, che lo ferma perché aveva finito gli zolfanelli e non poteva accendere una sigaretta, quell’incontro lo porta a costruire rapidamente un progetto su quel ragazzo: lo vuole corrompere per trasformarlo in un ladro se non addirittura in un assassino, lo porta in un bordello di alto livello, e lo lascia agli abbracci delle prostitute, mentre lui si trattiene a parlare con al tenutaria.
La donna pensa che il ragazzo sia il divertimento segreto di Des Esseintes ma lui la lascia di stucco esponendole il suo piano per fare del ragazzo un delinquente. Il ragazzo deve abituarsi alle prostituite di alto bordo che poi non potrà pagarsi e quindi per non staccarsi dalla casa di appuntamento sarà spinto a rubare e, se necessario, anche ad uccidere.
Des Esseintes si mette d’accordo con la tenutaria perché per tre mesi il ragazzo possa frequentare quel posto una volta ogni quindici giorni, poi quando il ragazzo scende di nuovo in sala lo saluta e i due non si vedranno più.
Des Esseintes si aspetta, col tempo, di trovare notizie di Auguste sulle pagine della cronaca nera, ma non accade niente di simile: forse la tenutaria si è presa per sé il denaro, o forse una della ragazze si è innamorata del ragazzo e gli ha permesso di soddisfarsi a suo piacimento senza pagare. Resta solo che il piano di Des Esseintes è fallito.
Il tentativo di corrompere Auguste dimostra che Des Esseintes è del tutto incompatibile con l’omosessualità; le sue azioni manifestano un disprezzo di casta verso Auguste. Nessun omosessuale avrebbe agito in un modo simile.
Ma lasciamo la parola a Raffalovich.
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Affettività unisessuale, punto culminante della sentimentalità di una nevrosi eterosessuale
“Un giorno che passeggiava solo sul viale Latour-Maubourg rimasticando fra di sé la sua nausea, fu avvicinato nei pressi degli Invalidi da un adolescente che lo pregò d’insegnargli la via più corta per recarsi in Rue de Babylone.
Des Esseintes gliela indicò; e, siccome era diretto anche lui da quelle parti, fecero insieme un tratto di strada.
“Allora” insisteva colui camminandogli a fianco “allora lei crede che se prendessi a sinistra la farei più lunga. Eppure m’avevano detto che tagliando pel viale scorcerei.”
La sua voce era supplichevole, timida; sommessa insieme e carezzevole. Sorpreso da quella insistenza, Des Esseintes lo guardò meglio.
Pareva scappato di collegio; indossava una giacchetta strimenzita di lana scozzese che, oltrepassando di poco le reni, gli modellava le anche ed i calzoni aderenti; il colletto rovesciato s’apriva su una cravatta a sboffo, d’un blu chiaro a vermicelli bianchi, di foggia La Vallière. Aveva in mano un libro di scuola, rilegato in cartone, ed in capo una bombetta scura a falde piatte.
Il viso era inquietante; pallido e tirato, abbastanza regolare, incorniciato da lunghi capelli neri, lo illuminavano dei grandi occhi umidi cerchiati, vicini al naso punteggiato di rossori; sotto cui si schiudeva una bocca piccola, ma di labbra carnose, segnate in mezzo da un solco come ciliegie.
Si fissarono in faccia un minuto; sotto lo sguardo dell’altro, l’adolescente abbassò gli occhi e gli si fece più presso. Presto il suo braccio sfiorò quello dell’uomo, che rallentò il passo e prese ad osservare pensoso l’andatura dondolante dell’altro.
E dal casuale incontro era nata una diffidente amicizia che si protrasse per mesi.
Des Esseintes ancora adesso non poteva pensarci senza fremere, mai egli aveva subìto un più attirante e dispotico ascendente; mai aveva conosciuto rischi come quelli; mai s’era sentito più dolorosamente appagato. Dei ricordi erotici che lo assediavano nella solitudine questo era il più pungente. Per esso tutto il lievito di perversità che può in sé contenere un cervello sovreccitato dalla nevrosi, fermentava; e per crogiolarsi in quei ricordi, in quella dilettazione morosa come i teologi chiamano questo rimuginare vecchi obbrobri, egli mescolava alla rievocazione fisica ardori mistici, ravvivati dall’antica lettura dei casisti, dei Busembaum e dei Diana, dei Liguori e dei Sanchez, dov’essi trattano dei peccati contro il sesto ed il nono Comandamento.
La religione facendo nascere in quell’anima che essa aveva cresciuto e predisposta forse da un’eredità che datava dal regno di Enrico III, un ideale trascendente, v’aveva pure fatto fermentare l’illecito ideale della voluttà; ossessioni libertine e mistiche che confondendosi insieme, gli assediavano il cervello assetato d’una perenne brama di fuggire alla volgarità, di perdersi, lontano dalle consuetudini consacrate, in estasi nuove, in crisi celesti o maledette, del pari spossanti per la dispersione di fosforo che portano seco.
Ora egli usciva da quelle fantasticherie annientato, spezzato, quasi boccheggiante; ed accendeva lampade e candele, s’inondava di luce, nella speranza di percepire così meno distintamente che al buio, il batter sordo, persistente, intollerabile delle arterie che gli pulsavano frenetiche sotto la pelle del collo.” (Joris-Karl Huysmans – À Rebours [ – Traduzione di Camillo Sbarbaro - Fine del capitolo IX.])
Se Des Esseintes fosse stato meno nevrotico, meno malato, avrebbe probabilmente continuato ad amare il suo “amico” o ne avrebbe amato un altro. Ma non si creda che sia stata la sua nevrosi a creare quel rapporto, se mai la sua nevrosi l’ha interrotto.
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martedì 8 dicembre 2015

WALT WITMAN OMOSESSUALE

La lettura di Leaves of Grass e in particolare di “Calamus” di Walt Whitman, il poeta-profeta della Democrazia americana della seconda metà dell’Ottocento, fa parte dell’itinerario classico di formazione di ogni omosessuale di media cultura. Le poesie contenute in Calamus, agli occhi di un lettore moderno, appaiono avere chiaramente un’ispirazione omosessuale, e lo stesso John Addington Symonds, uno dei pionieri della cultura omosessuale, non aveva dubbi in proposito ma avrebbe desiderato che Whitman lo riconoscesse apertamente. Non sappiamo esattamente che cosa Symonds avesse scritto a Whitman in proposito (i due si stimavano molto e avevano contatti epistolari), ma possediamo la risposta di Whitman, una risposta sdegnata e irritata dal fatto che la poesia di Leaves of Grass potesse essere interpretata in chiave omosessuale. La risposta di Whitman sembrò risolvere ogni ambiguità e lo stesso Symonds evitò di tornare sull’argomento. Havelock Ellis, che conosceva molto bene Symonds, perché aveva scritto insieme con lui la prima edizione del suo trattato sull’inversione sessuale, e in quella edizione si era fermato a proposito di Whitman là dove si era fermato Symonds, approfondì successivamente le ricerche e raccolse delle testimonianze estremamente significative che sono alla base della completa riscrittura della parte relativa a Whitman nella terza edizione del trattato sull’inversione sessuale, che riposto di seguito. Ma è ora di lasciare la parola direttamente ad Havelock Ellis.
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Una grande personalità degli ultimi tempi, largamente considerata con rispetto come il profeta-poeta della Democrazia[1] – Walt Whitman – ha suscitato discussioni col suo atteggiamento positivo verso l’amicizia appassionata, o “l’amore virile” come egli lo chiama, in Leaves of Grass. In questo libro, in “Calamus”, “Drumtaps,” e altrove, Whitman celebra un’amicizia di cui il contatto fisico e una sorta di silenziosa emozione voluttuosa sono elementi essenziali. Al fine di risolvere la questione del significato preciso di “Calamus”, J. A. Symonds scrisse a Whitman, ponendo schiettamente la domanda. La risposta (scritta da Camden, New Jersey, il 19 agosto, 1890) è l’unica dichiarazione dell’atteggiamento di Whitman verso l’omosessualità, ed è pertanto auspicabile che essa sia esposta puntualmente: -
“Circa le domande su ‘Calamus,’ ecc, piuttosto mi stordiscono. Leaves of Grass deve solo essere giustamente interpretato attraverso e all’interno della sua propria atmosfera e del suo carattere essenziale – rientrandovi rigorosamente tutte le sue pagine e le sue parti. Che la sezione ‘Calamus ‘ abbia mai permesso la possibilità di una tale costruzione, come quella menzionata, è terribile. Sarei contento di sperare che le pagine stesse non siano nemmeno citate per tale gratuita e allo stesso tempo mai sognata e mai desiderata possibilità di inferenze morbose, che sono sconfessate da me e appaiono da condannare.”
Sembrerebbe da questa lettera[2] che Whitman non si fosse mai reso conto che sussiste una qualche relazione tra l’emozione appassionata del contatto fisico tra uomo e uomo, come lui l’aveva sperimentata e cantata, e l’atto che, insieme con altre persone, egli avrebbe considerato come un crimine contro natura. Questo può essere singolare, perché ci sono molte persone invertite che hanno trovato soddisfazione in amicizie meno fisiche e passionali di quelle descritte inLeaves of Grass, ma Whitman era un uomo di temperamento concreto, emotivo e istintivo, privo di potere analitico, ricettivo verso qualsiasi influenza, e incurante di armonizzazione quelle influenze. Avrebbe certamente rifiutato di ammettere di essere argomento della sessualità invertita. Resta vero, tuttavia, che “l’amore virile” nel suo lavoro ha un ruolo predominante che si potrebbe a stento contenere nei sentimenti dell’”uomo medio”, che Whitman vuole onorare. Una persona normalmente costituita, dopo aver assunto l’atteggiamento molto franco fatto proprio da Whitman, sarebbe stata spinta a dedicare molto più spazio e molto più ardore al tema dei rapporti sessuali con le donne e a tutto ciò che ha a che vedere con la maternità rispetto a quanto è accordato a questi argomenti in Leaves of Grass. Alcune delle lettere esistenti di Whitman indirizzate a giovani uomini, anche se non gettano luce definitiva sulla questione, sono di carattere molto affettuoso,[3] e, anche se Whitman era un uomo di notevole vigore fisico, non si è mai sentito incline al matrimonio.[4] Rimane alquanto difficile classificarlo dal punto di vista sessuale, ma certo sbagliamo poco nel riconoscere la presenza di una tendenza omosessuale.
Vorrei aggiungere che alcuni amici e ammiratori di Whitman non sono disposti ad accettare l’evidenza della lettera a Symonds. Sono in debito con “Q” per la seguente comunicazione relativa alle obiezioni:
“Quanto a me, penso che sia un errore dare molto peso a questa lettera, forse anche che sia un errore il fatto stesso di introdurla, dato che una volta introdotta avrà, naturalmente, un peso. E questo per tre o quattro ragioni:
1. Che è difficile conciliare la lettera stessa (con il suo forte tono di disapprovazione), con l”atmosfera’ generale di Leaves of Grass, il cui tenore mira a lasciare tutto aperto e libero.
2. Che la lettera è in conflitto inconciliabile con la sezione ‘Calamus’ delle poesie. Infatti, qualsiasi fossero le linee morali che Whitman poteva aver definito al momento di scrivere queste poesie, mi sembra veramente incredibile che la possibilità di alcune inferenze morbose o altro, non fosse stata nemmeno immaginata.
3. Che la lettera è stata scritta pochi mesi prima della sua ultima malattia e della morte, ed è l’unica espressione di questo tipo che egli sembra aver pronunciato.
4. Che la lettera di Symonds, alla quale questa costituiva la risposta, non è venuta fuori, e noi di conseguenza non sappiamo quali temerarie espressioni possa avere contenuto, che hanno portato Whitman (con la sua estrema cautela) a mettere al riparo il suo nome dal possibile uso per giustificare dubbie pratiche.”
Posso aggiungere che ho cercato di ottenere la lettera di Symonds, ma egli non era in grado di produrla, e non ne è stata trovata alcuna copia tra le sue carte.
Va detto che l’atteggiamento di Whitman verso Symonds era caratterizzato da grande considerazione e ammirazione. “Addington Symonds è un uomo meraviglioso”, ha commentato poco prima della sua morte; “per certi versi l’uomo più indicativo, penetrante e significativo del nostro tempo. Symonds è un curioso compagno ,… io lo amo teneramente. È di formazione e di educazione da college, orribilmente letteraria e sospettosa, e gode delle cose. Un grande compagno per scavare nelle persone e nel concreto, e persino nel fisiologico e nel gastrico, e anche meravigliosamente carino.” Ma in questa occasione ha scavato invano.
Le osservazioni precedenti (sostanzialmente contenute nelle precedenti edizioni di questo libro) si basavano principalmente sulle informazioni ricevute da parte di J. A. Symonds. Ma in anni più recenti una luce interessante è stata gettata su questa straordinaria lettera da parte di Walt Whitman. La pazienza boswelliana, l’entusiasmo e l’abilità che Orazio Traubel ha trasfuso nel suo lavoro completo ed elaborato, ora in corso di pubblicazione, With Walt Whitman in Camden, rivelano chiaramente, nel corso di varie conversazioni, l’atteggiamento di Whitman rispetto alla domanda di Symonds e indicano lo stato d’animo che portò avanti le cose fino a questa lettera.
Whitman parlò molto di Symonds con Traubel dal 27 aprile 1888 (subito dopo la data in cui inizia il lavoro di Traubel), in poi. Symonds gli aveva scritto più volte, a quanto pare, per quanto riguarda i “rapporti passionali degli uomini con gli uomini”, come Whitman li chiamava. “Lui torna sempre alla carica con me su questo: È quello il senso di Calamus? – volutamente o no, è questo che significa? Ho detto di no, ma il no non lo soddisfa [Non vi è, tuttavia, nessuna traccia da parte di Symonds di una qualche lettera da Whitman a Symonds in questo senso fino a questa data] Ma leggete questa lettera, leggetela per intero: è molto scaltra, molto carina, seria fino all’estremo: mi assale, quasi mi costringe, è urgente, insistente: lui quasi si trova in mezzo alla strada e dice ‘non mi muoverò fino a quando risponderai alla mia domanda.’ Vedete, questa è una vecchia lettera – vecchia di sedici anni – e lui sta ancora facendo la stessa domanda: si riferisce ad essa in una delle sue ultime note. È sicuramente un uomo meraviglioso – un raro uomo pulito – un’anima candida, un personaggio eroico …. Un giorno starai scrivendo qualcosa su Calamus”, disse W. [a Traubel]. “e questa lettera, e quello che dico, ti potrà aiutare a chiarire le tue idee; Calamus ha bisogno di idee chiare, può essere facilmente, innocentemente distorto dal suo naturale, originario corpo di dottrina.”
La lettera, datata 7 Febbraio 1872, di una certa lunghezza, viene poi riprodotta. Racconta quantoLeaves of Grass, e in particolare la sezione Calamus, avesse aiutato lo scrittore. “Ciò che l’amore dell’uomo per l’uomo è stato in passato”, ha scritto Symonds: “io credo di saperlo. Quello che c’è qui, ora, so anche quello – ahimè! Quello che dici che quell’amore dovrebbe e potrebbe essere, io vagamente lo ritrovo nelle tue poesie. Ma questo a stento mi soddisfa, tanto sono desideroso di imparare ciò che tu insegni. Un giorno, forse, – in qualche modo, io non so quale, ma in un modo scelto da te, – mi dirai di più sull’amore degli amici. Fino ad allora io aspetterò.”
“W. disse: ‘Beh, che cosa ne pensi? Pensi che si potrebbe dare una risposta?’ ‘Non vedo perché tu consideri quella lettera irritante. È  abbastanza tranquilla, pone solo delle domande, e le pone in modo abbastanza morbido’,’ Suppongo che tu abbia ragione “irritante” non è la parola giusta: ma voi sapete quanto odio essere catechizzato. Symonds ha ragione, senza dubbio, di porre le domande. Ma io ho altrettanta ragione se non rispondo a quelle domande e altrettanta ragione se rispondo. Io spesso dico a me stesso su Calamus che forse significa più o meno quello che ho pensato io, o forse significa altro: forse non so che cosa significa tutto questo, forse non l’ho mai saputo. Il mio primo istinto a proposito di tutto quello che Symonds scrive è di violenta reazione – un istinto forte e brutale per un no, no, no, e poi subentra l’idea che io forse non conosco tutti i miei propri significati: dico a me stesso: “Anche tu, vai via, torna indietro, studia il tuo stesso libro, come uno straniero o un estraneo, studia il tuo stesso libro, vedi quanto vale.” Una volta o l’altra dovrò scrivergli chiaramente su Calamus, gli dovrò dire la mia su quello che intendevo o intendo che significhi.”
Ancora, un mese più tardi (24 maggio 1888), Whitman parla a Traubel di una “bella lettera” da Symonds. “Vedrai che insiste sulle poesie di Calamus un’altra volta. Non vedo perché dovrebbe, ma il suo ritornare su tale argomento mi irrita un po’. Suppongo che mi potresti dire – perché non lo zittisci rispondendogli? Non c’è una risposta logica, credo: ma posso chiedere a mia volta: ‘Che diritto ha lui di fare comunque domande?’” W. rise un po’. “Comunque la domanda torna a me quasi ogni volta che scrive. È abbastanza cortese su questo – questo è il motivo per cui non sono risentito con lui. Suppongo che il tutto si concluderà con una risposta, un giorno.”
Segue la lettera. Il punto principale di essa è che l’autore spera di non essere stato importuno nella domanda che aveva posto su Calamus tre anni prima.
“Io [Traubel] dissi a W.: ‘Questa è una lettera abbastanza umile: non ci vedo nulla di irritante. Non ti chiede di rispondere alla vecchia domanda, infatti si scusa piuttosto per aver fato la domanda.’ W. Si inalberò ‘E chi è irritato? Per quanto riguarda tale questione, non fa che chiedere ancora e ancora: lo chiede, lo chiede, lo chiede.’ Ho riso per reazione alla sua veemenza. ‘Bene, posto che lo faccia, non ti danneggia certo. E poi non hai niente da nascondere. Penso che il tuo silenzio lo potrebbe portare a supporre che ci sia un negro pronto da accusare. [nota di project: che ci fosse qualcosa da nascondere]‘ ‘Oh, sciocchezze, ma per trent’anni i miei nemici e i miei amici sono stati a farmi domande su Leaves: sono stanco di non rispondere alle domande.’ È stato molto divertente vedere la sua faccia quando ha dato un tocco umoristico alla stranezza della sua ultima frase. Poi si è rilassato e ha aggiunto: ‘Comunque amo Symonds. Chi potrebbe non amare un uomo capace di scrivere una simile lettera? Suppongo che bisognerà pur dargli una risposta, accidenti a lui!’”
È chiaro che queste conversazioni diminuiscono notevolmente la forza della dichiarazione contenuta nella lettera di Whitman. Vediamo che la lettera che, a prima vista, avrebbe potuto rappresentare la reazione immediata e indignata di un uomo che, messo improvvisamente di fronte alla possibilità che il suo lavoro possa essere interpretato in un senso perverso, ripudia con forza quell’interpretazione, non era in realtà niente del genere. Symonds per almeno diciotto anni aveva continuato delicatamente, premurosamente, anche con umiltà, ma con insistenza, a porre la stessa domanda perfettamente legittima. Se la risposta fosse stata davvero un enfatico no, quella risposta avrebbe dovuto molto più naturalmente essere data nel 1872 e non nel 1890. Inoltre, di fronte a questa domanda sempre ricorrente, Whitman parla costantemente ai suoi amici del suo grande affetto per Symonds e della sua ammirazione per la sua carineria intellettuale, sentimenti che sarebbero entrambi singolarmente fuori luogo se applicati a un uomo non faceva altro che suggerire la possibilità che gli scritti di Whitman contenessero deduzioni che erano “terribili”, “morbose” e “deprecabili”. Evidentemente, in tutti questi anni, Whitman non arrivò a decidere che cosa rispondere. Da una parte era spinto dal suo orrore di essere interrogato, dalla sua cautela, dalla sua naturale avversione ad esprimere approvazione per tutto ciò che si potrebbe considerare innaturale o anormale. Dall’altra parte, era mosso dal desiderio di lasciare il suo lavoro parlare da solo, dalla sua determinazione dichiarata di lasciare tutto aperto, e, forse, da  una simpatia più o meno consapevole verso le deduzioni che gli venivano prospettate. È stato solo negli ultimi anni della sua vita, quando la sua vita sessuale apparteneva ormai al passato, quando la debolezza stava avendo il sopravvento su di lui, quando voleva salvare tutto il possibile delle sue energie, che – essendo costituzionalmente incapace di una valutazione scientifica equilibrata – scelse la soluzione più semplice e più facile del problema. [5]
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[1] È proprio come tale che bisognerebbe accostarsi a Whitman, e vorrei protestare contro la tendenza, ormai ben definita in molti ambienti, a trattarlo solo come un invertito e a diffamarlo o a glorificarlo secondo i casi. Per quanto l’inversione possa essere importante come chiave psicologica della personalità di Whitman, essa gioca solo un piccolo ruolo nel lavoro di Whitman e, a detta di molti che si occupano di questo lavoro, un ruolo addirittura trascurabile. (Mi si consenta di fare riferimento al mio saggio su Whitman, in The New Spirit, scritto quasi trent’anni fa).
[2] Posso aggiungere che Symonds (nel suo libro su Whitman) ha accettato questa lettera come una dichiarazione sincera e finale che dimostrava che Whitman era assolutamente ostile alla inversione sessuale, che non aveva nemmeno preso in considerazione le sue manifestazioni, e che egli aveva «omesso di percepire che ci sono punti di contatto inevitabili tra l’inversione sessuale e la sua dottrina sull’amicizia.” Cita, tuttavia, i versi di Whitman, alla fine di “Calamus” nell’edizione Camden del 1876: -
“Ecco le mie ultime parole, e le più sconcertanti,
Ecco le mie foglie più fragili, e comunque quelle che dureranno di più,
Qui io copro e nascondo i miei pensieri, io non li espongono,
Eppure essi mi espongono più di tutte le mie altre poesie.”
[3] Le lettere di Whitman a Peter Doyle, un incolto giovane, conduttore di tram, profondamente amato dal poeta, sono state raccolte dal dottor Bucke, e pubblicate a Boston: Calamus: A Series of Letters, 1897.
[4] Whitman ha riconosciuto, tuttavia (come nella lettera a Symonds già citata), di aver avuto sei figli; sembrano essere nati nella prima parte della sua vita, quando viveva nel Sud. (Vedi il capitolo sui figli di Walt Whitman nell’interessante libro di Edward Carpenter, Days with Walt Whitman, 1906.) E anche suo fratello George Whitman diceva: “Non ho mai saputo che Walt si sia innamorato di ragazze giovani, o anche che abbia mostrato per loro particolare attenzione.” E Doyle, che lo conobbe intimamente durante dieci anni di vita più matura, diceva: “Le donne, in quel senso, non gli sono mai passate per la testa.” La relazione eterosessuale giovanile sembra essere stata un’eccezione nella sua vita. Per quanto riguarda il numero dei figli, so che, a giudizio di una signora che conosceva Whitman nel Sud, non vi può essere alcun ragionevole dubbio circa l’esistenza di un figlio, ma che, quando ne enumerava sei, probabilmente includeva anche i nipoti.
[5] Mentre la tensione omosessuale in Walt Whitman è stata più o meno definitivamente ammessa da vari autori, i tentativi più vigorosi di presentare il carattere omosessuale della sua personalità e della sua opera sono dovuti a Eduard Bertz in Germania, e al Dr. W. C. Rivers in Inghilterra. Bertz ha prodotto tre pubblicazioni su Whitman: vedi in particolare il suo Der Yankee-Heiland, 1906 e Whitman-Mysterien, 1907. Gli argomenti di Rivers sono sinteticamente esposti in un opuscolo intitolato Walt Whitman’s Anomaly (London: George Allen, 1913). Sia Bertz che Rivers sottolineano i tratti femminili di Whitman. Un interessante quadro indipendente Whitman, più o meno alla data della lettera di Symonds, accompagnato da ottime fotografie originali dell’autore, è fornito dal Dr. John Johnston, A Visit to Walt Whitman, 1898. si può aggiungere che, probabilmente, sia la portata che il significato dei tratti femminili in Whitman sono stati sopravvalutati da alcuni autori. La maggior parte degli artisti e degli uomini di genio ha alcuni tratti femminili; essi non provano l’esistenza di inversione, né la loro assenza la confuta. Il Dr. Clark Bell mi scrive in riferimento al piccolo libro del Dr. Rivers: “Conoscevo Walt Whitman personalmente. Secondo me il signor Whitman era uno degli uomini più robusti e virili, proprio in modo straordinario. Secondo il mio punto di vista, non era assolutamente femminile, ma fisicamente maschile e robusto. La problema è che un uomo virile e forte che sia poetico nel temperamento, ardente e tenero, può avere fasi e stati d’animo di passione ed emotività, che sono suscettibili di essere fraintesi.” Una visione in qualche modo simile, in opposizione a Bertz e Rivers, è stata vigorosamente sostenuta da Bazalgette (che ha scritto uno studio molto approfondito su Whitman in francese), in particolare nel Mercure de France del primo luglio, primo ottobre, e 15 novembre 1913.
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sabato 14 marzo 2015

JOHN ADDINGTON SYMONDS, UN PROBLEMA DI ETICA MODERNA 6

VIII.
LETTERATURA – IDEALISTICA
 Anche il solo parlare di Walt Whitman in rapporto con Ulrich e l’inversione sessuale sembra paradossale. In via preliminare si deve dire chiaramente che Whitman non ha nulla a che fare con forme anomale, anormali, viziose o malate di quell’amozione che i maschi provano per i maschi. Eppure, nessuno nel mondo moderno ha espresso così forte la convinzione che “l’attaccamento virile”, “l’amore atletico”, “l’alto torreggiante amore dei compagni,” sia un fattore fondamentale nella vita umana, una virtù su cui la società dovrà basarsi e una passione pari nella sua permanenza e intensità all’affettività sessuale.
Egli dà per scontato, senza sollevare la questione, che l’amore dell’uomo per l’uomo convive con l’amore dell’uomo per la donna in uno stesso individuo. La relazione tra i due modi di sentire è chiaramente indicato in questa poesia: -
“Fortemente-ancorata eterna, o amore! O donna che amo
O sposa! O moglie! Indicibilmente irresistibile, il pensiero di te
Poi separato, come disincarnato, come un altro nato,
Eterea, l’ultima atletica realtà, la mia consolazione
Salgo – galleggio nelle regioni del tuo amore, o uomo,
O partecipe della mia vita itinerante.”
Gli Urning neuropatici non sono neppure accennati in nessun passaggio della sua opera. Come il suo amico e commentatore, il signor Burroughs dice: “Il sentimento è primitivo, atletico, prende forma in tutti i tipi di grandi e accoglienti immagini all’aperto, e scaturisce, come chiunque può vedere, direttamente dal cuore e dall’esperienza del poeta.”
Stando così la cosa, Whitman non suggerisce che il cameratismo possa cagionare lo sviluppo di desideri fisici. Ma poi non condanna questi desideri con parole chiare né mette in guardia i suoi discepoli contro di essi. Ad un ragazzo dell’Ovest, dice: -
“Se non sei silenziosamente selezionato dagli amanti
 e non cerchi silenziosamente amanti,
A che serve che tu cerchi di diventare mio discepolo.”
Come Platone, nel Fedro, Whitman descrive un tipo entusiastico di emozione maschile, lasciando i dettagli privati ​​al senso morale e alla speciale inclinazione della persona interessata.1)
Il linguaggio di “Calamus” (quella sezione di “Foglie d’erba”, che è dedicata al vangelo del cameratismo) ha un bagliore appassionato, un calore nel tono emotivo al di là di qualsiasi cosa cui il mondo moderno è abituato nella celebrazione dell’amore degli amici. Ciò richiama alla nostra mente l’originario entusiasmo greco – quella comunione in armi che fiorì tra le tribù doriche e costituì la cavalleria dell’Ellade preistorica. Né il poeta stesso sembra essere inconsapevole del fatto che nelle forti emozioni che sta lodando ci siano pericoli e difficoltà.
Il tono complessivo di due composizioni misteriose, intitolate “Chiunque tu sia che ora mi tieni per mano” e “Cadete, Gocce”, suggerisce una sensazione di fondo di conflitto spirituale. La seguente poesia, ancora una volta, è sufficientemente significativa e tipica da chiedere la trascrizione letterale:
“Terra, mia somiglianza!
Anche se sembri così impressionante, ampia e sferica qui,
Ora sospetto che non sia tutto;
Ora sospetto che ci sia qualcosa di feroce in te, di idoneo a esplodere;
Perché un atleta si è innamorato di me – e io di lui,
Ma verso di lui c’è qualcosa
di feroce e terribile in me, idoneo a esplodere,
Non oso nemmeno dirlo a parole – nemmeno in queste canzoni”.
La realtà del sentimento di Whitman, la gioia intensa che egli deriva dalla presenza personale e dal contatto fisico di un uomo amato, trova espressione in “A Glimpse,” “Recorders ages hence,” “When I heard at the Close of Day,” “I saw in Louisiana a Live Oak growing,” “Long I thought that Knowledge alone would content me,”2) “O Tan-faced Prairie Boy,” and “Vigil Strange I kept on the Field one Night.”3)
È chiaro, quindi, che nel suo di trattare il cameratismo o l’appassionato amore dell’uomo per l’uomo, Whitman ha colpito una nota fondamentale, all’intensità emotiva della quale il mondo moderno non è abituato. Diventa quindi di grande importanza scoprire l’umore del poeta-profeta, il suo istinto radicale per quanto riguarda la qualità morale del sentimento che egli incoraggia. Studiando le sue opere alla luce delle opere stesse e alla luce del carattere del loro autore, interpretando ogni parte con riferimento al tutto e nello spirito del tutto, un critico imparziale, credo, arriverebbe alla conclusione che ciò che egli chiama l’”adesività” del cameratismo è destinato a non mescolarsi con l’”erotismo” dell’amore sessuale.
È evidente che Whitman possiede personalmente uno speciale e acuto senso di fine moderazione e di continenza, la pulizia e la castità, che sono inseparabili dalla natura perfettamente virile e fisicamente completa della mascolinità sana.
Comunque, possiamo rilevare le stesse qualità di base nei primi Dori, quei fondatori marziali dell’istituzione dell’amore greco; ed è noto agli studiosi della civiltà greca che il sentimento alto della loro cavalleria era intrecciato con anomalie singolari nel suo sviluppo storico.
Per togliere ogni dubbio sulle intenzioni proprie di Whitman, quando compose “Calamus” e promulgò la sua dottrina del cameratismo appassionato, gli ho scritto, ponendogli francamente le domande che lasciavano perplessa la mia mente. La risposta che ho ricevuto, datata Camden, New Jersey, Stati Uniti d’America, 19 agosto 1890, e che egli mi permette di utilizzare, pone la questione di là di ogni discussione, e conferma le conclusioni a cui ero stato guidato dalla critica. Egli scrive quanto segue:
“Quanto alle domande su ‘Calamus,’ & c., mi stupiscono abbastanza. ‘Foglie d’erba’ deve solo essere giustamente interpretato attraverso e all’interno della sua propria atmosfera e del suo carattere essenziale – in modo che tutte le sue pagine e le sue parti vi rientrino.
È terribile che la sezione Calamus abbia consentito la possibilità di una interpretazione, come quella che avete menzionato. Vorrei sperare che quelle pagine non siano neppure menzionate per tale gratuita nel contempo imprevista e indesiderata possibilità di inferenze morbose, che sono sconfessate da me e appaiono detestabili.”
Nessuno che sappia qualcosa su Walt Whitman potrà per un solo momento dubitare della sua onestà e della sua sincerità. Pertanto l’uomo che ha scritto “Calamus” e ha predicato il vangelo del cameratismo, ha sentimenti ostili nei confronti dell’inversione sessuale almeno quanto qualsiasi monotono anglosassone rispettoso della legge potrebbe desiderare. È ovvio che non ha nemmeno preso in considerazione i fenomeni dell’istinto anormale. Altrimenti avrebbe dovuto prevedere che, dato che la natura umana è quella che è, non ci si può aspettare di eliminare ogni contaminazione sessuale dalle emozioni sollevate a un alto grado di intensità appassionata, e avrebbe dovuto prevedere anche che gli elementi permanenti all’interno della nostra società avrebbero messo a rischio la purezza assoluta dell’ideale che egli tenta di stabilire.
Queste considerazioni, tuttavia, non influenzano la natura spirituale di quell’ideale. Dopo aver riconosciuto che ci sono punti di contatto inevitabili tra l’inversione sessuale e la sua dottrina del cameratismo, cosa della quale Whitman ha omesso di accorgersi, rimane ora la questione se egli non abbia suggerito il modo in cui gli istinti anormali possono essere moralizzati e sollevati a un  più alto valore. In altre parole, quegli istinti sono presentati in “Calamus” insieme con i mezzi della loro redenzione dalla sporcizia e dal fango di un appetito brutale? È difficile rispondere a questa domanda; perché il problema in questione non è affatto meno importante della possibilità di evocare un nuovo entusiasmo cavalleresco, analogo a quello della società ellenica primitiva, a partire dalle emozioni che sono attualmente classificate tra le turpitudini della natura umana.
Consideriamo un po’ più da vicino l’espressione che Whitman ha dato ai propri sentimenti di amicizia. La prima cosa che ci colpisce è l’emblema mistico che ha scelto per l’amore maschile. Cioè la pianta acquatica, o il giunco profumato, chiamato Calamus, che nasce in luoghi selvaggi, “in vie inesplorate, che cresce ai margini delle acque degli stagni” Ha scelto queste “foglie emblematiche e capricciose” a causa della loro timidezza del loro profumo aromatico, del loro distacco dalla vita visibile del mondo. Le chiama foglie dolci, radici rosate, foglie timide, erbe profumate del mio petto. Finalmente, dice: 4)
“Ecco le mie ultime parole, e le più sconcertanti,
Ecco le foglie fragili di me, eppure ciò che ho di più fortemente duraturo.
Qui proteggo e nascondo i miei pensieri – non li espongo,
Eppure essi mi espongono più di tutte le mie altre poesie.”
La virilità dell’emozione, che è quindi così timidamente, misticamente indicata, appare nel magnifico indirizzo ai soldati al termine della grande guerra: “Su una carneficina è sorta profetica una voce.”5) La sua tenerezza emerge nell’elegia su un compagno ucciso: 6)
Giorno di veglia per il ragazzo dei baci corrisposti (che mai più risponderà sulla terra)
Giorno di veglia per il compagno rapidamente ucciso
Non dimenticherò mai come, appena il giorno si illuminò,
Mi alzai dal terreno gelato e chiusi il mio soldato bene nella sua coperta,
E lo seppellii dove era caduto.”
Il suo pathos e la forte intensità traspirano attraverso le prime righe del seguente brano, che potrebbe essere stato suggerito dalle leggende di Davide e Jonathan, Achille e Patroclo o Oreste e Pilade: 7)
“Quando seguo la fama conquistata degli eroi e le vittorie di potenti generali,
Non invidio i generali,
Né il presidente nella sua presidenza, né il ricco nella sua grande casa;
Ma quando leggo della fraternità degli amanti, e di quello che è accaduto loro,
Come nella vita, attraverso i pericoli, l’odio immutabile, per molto molto tempo,
Attraverso la giovinezza e attraverso l’età media e la vecchiaia, come incrollabili, come affettuosi e fedeli erano,
Allora io sono pensieroso – in fretta metto giù il libro, me ne vado via, pieno di invidia amara.”
Ma Whitman non concepisce il cameratismo come un possesso meramente personale, delizioso per gli amici che unisce in legami di amicizia. Egli lo considera essenzialmente come una virtù sociale e politica. Questa emozione umana è destinata a cementare la società e a rendere la convivenza civile inviolabile. Leggendo alcune delle sue poesie, siamo ricondotti indietro alla Grecia antica – al Simposio di Platone, a Filippo che ammira il battaglione sacro dei Tebani dopo la battaglia Cheronea.8)
“Sognai in un sogno, vidi una città invincibile agli attacchi di tutto il resto del mondo
Sognai che fosse la nuova Città degli Amici;
Niente era più forte lì della qualità del robusto amore – esso portò la pace
Si vedeva ogni ora nelle azioni degli uomini di quella città, e in tutti i loro sguardi e nelle parole.”
E ancora: 9)
“Credo che il significato principale di questi Stati sia di fondare una amicizia superba, exalté, precedentemente sconosciuta,
Perché io percepisco che essa attende ed è stata sempre in attesa, latente in tutti gli uomini.”
E ancora una volta: 10)
“Vieni, renderò il continente indissolubile;
Produrrò la più splendida razza sulla quale il sole abbia mai brillato;
Produrrò divine terre magnetiche,
              Con l’amore dei compagni,
           Con l’amore dei compagni  che dura tutta la vita.
pianterò un’amicizia fitta come gli alberi lungo le coste dell’America, lungo le rive dei grandi laghi, e in tutte le praterie;
Produrrò città inseparabili, con le loro braccia al collo le une delle altre.
                   Con l’amore dei compagni,
                Con il virile amore dei compagni.
Per te queste cose da me, o Democrazia, per servirti, mia sposa!
Per te, per te io sto eccitando queste canzoni. “
In compagnia di Walt Whitman siamo molto lontani da Gibbon e Carlier, da Tardieux e Casper-Liman, da Krafft-Ebing e Ulrichs. Che cosa ha in effetti questa “amicizia superba, exalté, precedentemente sconosciuta” che “aspetta ed è stata sempre in attesa, latente in tutti gli uomini” quel “qualcosa di feroce in me, idoneo a esplodere”, “cameratismo etereo”, “ultima realtà atletica”- che cosa ha tutto questo in comune con il tema doloroso delle precedenti sezioni del mio saggio?
Ha questo in comune. Whitman riconosce tra le emozioni sacre e le virtù sociali, destinate a rigenerare la vita politica e a cementare le nazioni, un intenso, geloso, palpitante, sensibile, ansioso amore dell’uomo per l’uomo: un amore che anela nell’assenza, cade per la sensazione dell’abbandono, si ravviva al ritorno della persona amata; un amore che trova un piacere onesto nel tocco della mano, nel congiungersi delle labbra, in ore di privacy, nello stretto contatto personale. Egli proclama che questo amore è non solo un fatto quotidiano nel presente, ma anche una salvifica e nobilitante aspirazione. Mentre ripudia espressamente, rinnega, e bolla come “perdizione” tutte “illazioni morbose” che la malevolenza o l’astuzia viziosa possono trarre dalla sua dottrina, egli è pronto a estendere il vangelo del cameratismo a tutto il genere umano. Egli aspetta la democrazia, il nuovo mezzo sociale e politico, il nuovo ideale religioso dell’umanità, per sviluppare ed estendere “quel fervido cameratismo” e intende controbilanciare e spiritualizzare tramite esso ciò che c’è di volgare e di materialistico nel mondo moderno. La “Democrazia”, ​​egli afferma, “comporta tale cameratismo amorevole, come il suo gemello più necessario e come sua controparte, senza la quale essa sarà incompleta, inutile e incapace di perpetuare se stessa.”11)
Se questo non è un sogno, se ha ragione nel credere che “fili di amicizia virile, affettuosa e amorevole, pura e dolce, forte e per tutta la vita, portata a livelli finora sconosciuti” penetrano nell’organismo della società “non solo dando tono al carattere individuale, rendendolo come non mai prima emozionale, muscolare, eroico e raffinato, ma anche tessendo rapporti più profondi con la politica generale”- allora siamo forse giustificati nel prevedere qui l’avvento di un entusiasmo che deve riabilitare quegli istinti emarginati, dando loro un ambiente spirituale, un ambiente di accettate e sane emozioni, in cui possano espandersi in libertà e purgare la grossolanità e la follia del loro essere paria?
Questa prospettiva, come tutti gli ideali, fino a quando non sono realizzati nell’esperienza, può sembrare fantasticamente visionaria. Inoltre, la sostanza della natura umana è così mista che forse sarebbe eccessivo aspettarsi dalla cavalleria dell’”adesività” di Whitman una purezza più immacolata di quella che è stata raggiunta dalla cavalleria medioevale dell’”amore.” Anche perché la cavalleria medioevale, il grande prodotto emozionale del feudalesimo, anche se sono venute meno le sue aspirazioni, ha lasciato alla società moderna il bene incalcolabile dalla raffinatezza e ha purificato il più grezzo degli appetiti maschili. Allo stesso modo, la cavalleria democratica, annunciata da Whitman, può essere destinata ad assorbire, a controllare e ad elevare quegli appetiti più oscuri, più misteriosi, apparentemente anomali, che abbiamo visto essere ampiamente diffusi e inestirpabili nei fondamenti della natura umana.
Abbandonando ora il sogno e la visione di un futuro possibile, bisognerà ammettere comunque che Whitman ha fondato il cameratismo, l’entusiasmo che lega l’uomo all’uomo in un amore fervente, su una base naturale.
Eliminando le associazioni classiche con la corruzione, ignorando le questioni che suscitano perplessità relative ad una passione colpevole condannata al fallimento dalla legge e dall’antipatia popolare, Whitman ricomincia da capo con una sana e originaria umanità. Lì scopre “una superba amicizia, exalté, precedentemente sconosciuta.” Egli percepisce che “essa aspetta, ed è stata sempre in attesa, latente in tutti gli uomini.” Il suo metodo nel trattare, senza paura e senza lasciarsi intimidire da qualsiasi pensiero del male e il suo tocco su questa materia, casto, sano e ambizioso, rivelano la possibilità di ripristinare in tutta innocenza nella vita umana una parte del suo diritto morale di nascita, alienata o mai reclamata. Le aberrazioni che abbiamo discusso in questo trattato sono probabilmente sintomi morbosi di soppressione, di ipertrofia, di ignorante sregolatezza, all’interno di una vera e propria emozione in grado di essere portata a buon fine quando la si tratta in modo amichevole.
È bene chiudere su questo punto. La metà, come dicevano i Greci, è più di tutto; e non è ancora giunto il momento di sollevare la questione se l’amore dell’uomo per l’uomo debba essere elevato  a poteri più nobili attraverso una cavalleria finora sconosciuta, anche se il barbaro amore dell’uomo per la donna ha seguito quello stesso cammino. Questa domanda in questo momento è poco attuale. Il mondo non può essere interessato ad occuparsene.12)
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1) In questa relazione è curioso notare quello che uno dei corrispondenti di Casper-Liman dice circa i costumi del Nord America (… Op cit, vol ip 173). “Un anno e mezzo dopo il mio ritorno sono andato in America del Nord, per tentare la fortuna. Lì il vizio innaturale in questione è più comune di quanto non sia qui, e sono stato in grado di assecondare le mie passioni con meno paura di una punizione o di essere perseguito. I gusti degli Americani in questa materia assomigliano ai miei, e mi sono accorto, negli Stati Uniti, che sono stato sempre riconosciuto immediatamente come un membro della confraternita”. La data della visita di quest’uomo in America è l’anno 1871-1872. Era appena tornato dal servizio militare come volontario nella grande guerra franco-tedesca del 1870-71.
2) Non incluso in “Complete Poems and Prose,” lo si troverà in “Foglie d’erba”, Boston, 1860-1861.
3) I due ultimi sono tolti da “Drum-Taps”.
4) Non riesco a trovarlo in “Complete Poems and Prose”. È stato incluso nella versione di Boston, 1860-1861, e nell’edizione di Camden, 1876.
5) “Drum-Taps”. Complete Poems, p. 247.
6) Ibid., P. 238.
7) “Foglie d’erba”. Complete Poems, p. 107.
8) Complete Poems, p. 109. Confronta, ” I hear it was charged against me “, ibid., P. 107.
9) Complete Poems, p. 110.
10) edizione Camden, 1876, p. 127. Complete Poems, p. 99. Confronta “Vistas Democratico,” Prosa Complete, p. 247, nota.
11) Questi passaggi di prosa sono tratti da ” Democratic Vistas ” sopra citati, p.119, nota.
12) Mentre questi fogli andavano in stampa, ho trasmesso la risposta di Whitman ad un amico giudizioso, la cui risposta in proposito esprime la mia opinione in modo più chiaro e conciso di quanto ho fatto io in precedenza: “Io non credo che questa risposta getti luce sulla questione veramente importante:  se il sentimentalismo di ‘Calamus’ rappresenti, a modo suo, l’ideale che si dovrebbe mirare a imprimere sugli affetti appassionati tra uomini, come certamente suscettibili di assumere altre forme discutibili. C’è affinità sufficiente tra il reale e l’ideale perché questo sia possibile? Questo è quello che non ho mai percepito come cosa certa quando abbiamo discusso di queste questioni. Ma non mi pare che i miei dubbi siano stati in qualche modo risolti in direzione negativa da Walt Whitman.”
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