Cara amica, anche se ti sei rivolta a me dandomi del lei, vorrei prendermi la liberà – nel massimo rispetto – di darti del tu, come si fa in genere in rete. Il tuo messaggio è comparso come commento e io rispetto la tua volontà e non pubblico il tuo commento in prima pagina, anche se me ne dispiace perché dici cose che non solo condivido ma che potrebbero giovare a tante altre persone. Nel post in cui ho pubblicato il tuo precedente commento avevo intenzione di fare una breve citazione, non l’ho fatta per mantenere l’attenzione centrata su quanto tu avevi scritto, ma ora vorrei farla per riprendere il discorso e venire ai contenuti del tuo nuovo commento. Come i più assidui lettori di questo blog sanno bene, mi piace ripetere spesso una frase di James Baldwin, uno dei più grandi scrittori d’America e uno dei più grandi scrittori gay in assoluto, tolta dal suo romanzo “Another country”. Uno dei protagonisti dice dell’amore: “Qui non c’è nulla da decidere ma tutto da accettare.” Queste parole dovrebbero imprimersi nelle menti di chiunque voglia capire che cosa significhi amare, e il tuo precedente commento ne dava un esempio toccante. Tu sostieni che per gli altri, e in particolare per le altre donne, è difficile comprendere che tra te e il tuo compagno possa esistere un rapporto di amore vero senza carnalità. Tu pensa in che situazione si trova un gay che vive un rapporto di amore vero con un uomo eterosessuale. Tra i due ci può essere una forma di amore profondo e profondamente reciproco anche se da una parte manca l’interesse sessuale e quindi il rapporto con ha alcuna dimensione di carnalità concreta. Queste storie sono strettamente analoghe a quella che vivi tu con il tuo compagno e non mi sognerei minimamente di non considerarle forme d’amore nel senso più pieno del termine, anche perché di queste cose ho esperienza personale e si tratta di cose che sono state per moltissimi anni e sono tuttora importantissime nella mia vita, al punto che, se mi mancassero, il mio equilibrio affettivo ne sarebbe profondamente scosso. Quando dico che posso capirti non lo dico dall’eterno. So bene che in queste cose capire non è una questione intellettuale ma di esperienza vissuta ed è proprio per questo che ti capisco. Nel tuo commento dici cose che condivido ma che molti lettori di questo blog potrebbero considerare come l’esito di una rimozione forzata, dici che si può vivere senza sesso e si può amare senza sesso. E’ una cosa che ritengo profondamente vera nel senso che dove non è possibile un contatto carnale non è affatto detto che non ci possa essere un amore vero, profondo e reciproco. Ti sembra che tra amicizia, amore, passione, sessualità e carnalità si faccia una grande confusione nel tentativo di distinguere i concetti usandoli col bilancino dell’orefice. E’ vero, l’affettività è estremamente più complessa, plurivoca e inafferrabile di come appare. Spero tanto che questo nostro blog ti aiuti a capire che cosa sono veramente i gay e per questo ad amare di più il tuo compagno senza tormentarlo con domande inutili che lo farebbero stare male, cosa che, secondo me, non faresti in nessun caso, perché lo ami e sei una persona speciale. Concludo dicendoti che ieri notte, mi sono fermato a parlare del tuo precedente commento con due ragazzi... devo dirti che le reazioni a livello emotivo sono state fortissime perché questi ragazzi, che provengono da esperienze eterosessuali, hanno capito che cosa le loro ragazze possono aver provato quando si sono rese conto che i loro ragazzi erano gay. Credimi la tua esperienza ha un valore enorme.
Visualizzazione post con etichetta AMORE VERO. Mostra tutti i post
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domenica 6 gennaio 2008
STIMA E AFFETTO PER UNA DONNA CHE LO MERITA
Alle 11.57 di oggi 6/1/2008 sul blog STORIE GAY è comparso un altro bellissimo commento dell’anonima amica alla quale era dedicato il post “Una donna commenta il post Quando una donna si innamora di un gay”.
Cara amica, anche se ti sei rivolta a me dandomi del lei, vorrei prendermi la liberà – nel massimo rispetto – di darti del tu, come si fa in genere in rete. Il tuo messaggio è comparso come commento e io rispetto la tua volontà e non pubblico il tuo commento in prima pagina, anche se me ne dispiace perché dici cose che non solo condivido ma che potrebbero giovare a tante altre persone. Nel post in cui ho pubblicato il tuo precedente commento avevo intenzione di fare una breve citazione, non l’ho fatta per mantenere l’attenzione centrata su quanto tu avevi scritto, ma ora vorrei farla per riprendere il discorso e venire ai contenuti del tuo nuovo commento. Come i più assidui lettori di questo blog sanno bene, mi piace ripetere spesso una frase di James Baldwin, uno dei più grandi scrittori d’America e uno dei più grandi scrittori gay in assoluto, tolta dal suo romanzo “Another country”. Uno dei protagonisti dice dell’amore: “Qui non c’è nulla da decidere ma tutto da accettare.” Queste parole dovrebbero imprimersi nelle menti di chiunque voglia capire che cosa significhi amare, e il tuo precedente commento ne dava un esempio toccante. Tu sostieni che per gli altri, e in particolare per le altre donne, è difficile comprendere che tra te e il tuo compagno possa esistere un rapporto di amore vero senza carnalità. Tu pensa in che situazione si trova un gay che vive un rapporto di amore vero con un uomo eterosessuale. Tra i due ci può essere una forma di amore profondo e profondamente reciproco anche se da una parte manca l’interesse sessuale e quindi il rapporto con ha alcuna dimensione di carnalità concreta. Queste storie sono strettamente analoghe a quella che vivi tu con il tuo compagno e non mi sognerei minimamente di non considerarle forme d’amore nel senso più pieno del termine, anche perché di queste cose ho esperienza personale e si tratta di cose che sono state per moltissimi anni e sono tuttora importantissime nella mia vita, al punto che, se mi mancassero, il mio equilibrio affettivo ne sarebbe profondamente scosso. Quando dico che posso capirti non lo dico dall’eterno. So bene che in queste cose capire non è una questione intellettuale ma di esperienza vissuta ed è proprio per questo che ti capisco. Nel tuo commento dici cose che condivido ma che molti lettori di questo blog potrebbero considerare come l’esito di una rimozione forzata, dici che si può vivere senza sesso e si può amare senza sesso. E’ una cosa che ritengo profondamente vera nel senso che dove non è possibile un contatto carnale non è affatto detto che non ci possa essere un amore vero, profondo e reciproco. Ti sembra che tra amicizia, amore, passione, sessualità e carnalità si faccia una grande confusione nel tentativo di distinguere i concetti usandoli col bilancino dell’orefice. E’ vero, l’affettività è estremamente più complessa, plurivoca e inafferrabile di come appare. Spero tanto che questo nostro blog ti aiuti a capire che cosa sono veramente i gay e per questo ad amare di più il tuo compagno senza tormentarlo con domande inutili che lo farebbero stare male, cosa che, secondo me, non faresti in nessun caso, perché lo ami e sei una persona speciale. Concludo dicendoti che ieri notte, mi sono fermato a parlare del tuo precedente commento con due ragazzi... devo dirti che le reazioni a livello emotivo sono state fortissime perché questi ragazzi, che provengono da esperienze eterosessuali, hanno capito che cosa le loro ragazze possono aver provato quando si sono rese conto che i loro ragazzi erano gay. Credimi la tua esperienza ha un valore enorme.
Cara amica, anche se ti sei rivolta a me dandomi del lei, vorrei prendermi la liberà – nel massimo rispetto – di darti del tu, come si fa in genere in rete. Il tuo messaggio è comparso come commento e io rispetto la tua volontà e non pubblico il tuo commento in prima pagina, anche se me ne dispiace perché dici cose che non solo condivido ma che potrebbero giovare a tante altre persone. Nel post in cui ho pubblicato il tuo precedente commento avevo intenzione di fare una breve citazione, non l’ho fatta per mantenere l’attenzione centrata su quanto tu avevi scritto, ma ora vorrei farla per riprendere il discorso e venire ai contenuti del tuo nuovo commento. Come i più assidui lettori di questo blog sanno bene, mi piace ripetere spesso una frase di James Baldwin, uno dei più grandi scrittori d’America e uno dei più grandi scrittori gay in assoluto, tolta dal suo romanzo “Another country”. Uno dei protagonisti dice dell’amore: “Qui non c’è nulla da decidere ma tutto da accettare.” Queste parole dovrebbero imprimersi nelle menti di chiunque voglia capire che cosa significhi amare, e il tuo precedente commento ne dava un esempio toccante. Tu sostieni che per gli altri, e in particolare per le altre donne, è difficile comprendere che tra te e il tuo compagno possa esistere un rapporto di amore vero senza carnalità. Tu pensa in che situazione si trova un gay che vive un rapporto di amore vero con un uomo eterosessuale. Tra i due ci può essere una forma di amore profondo e profondamente reciproco anche se da una parte manca l’interesse sessuale e quindi il rapporto con ha alcuna dimensione di carnalità concreta. Queste storie sono strettamente analoghe a quella che vivi tu con il tuo compagno e non mi sognerei minimamente di non considerarle forme d’amore nel senso più pieno del termine, anche perché di queste cose ho esperienza personale e si tratta di cose che sono state per moltissimi anni e sono tuttora importantissime nella mia vita, al punto che, se mi mancassero, il mio equilibrio affettivo ne sarebbe profondamente scosso. Quando dico che posso capirti non lo dico dall’eterno. So bene che in queste cose capire non è una questione intellettuale ma di esperienza vissuta ed è proprio per questo che ti capisco. Nel tuo commento dici cose che condivido ma che molti lettori di questo blog potrebbero considerare come l’esito di una rimozione forzata, dici che si può vivere senza sesso e si può amare senza sesso. E’ una cosa che ritengo profondamente vera nel senso che dove non è possibile un contatto carnale non è affatto detto che non ci possa essere un amore vero, profondo e reciproco. Ti sembra che tra amicizia, amore, passione, sessualità e carnalità si faccia una grande confusione nel tentativo di distinguere i concetti usandoli col bilancino dell’orefice. E’ vero, l’affettività è estremamente più complessa, plurivoca e inafferrabile di come appare. Spero tanto che questo nostro blog ti aiuti a capire che cosa sono veramente i gay e per questo ad amare di più il tuo compagno senza tormentarlo con domande inutili che lo farebbero stare male, cosa che, secondo me, non faresti in nessun caso, perché lo ami e sei una persona speciale. Concludo dicendoti che ieri notte, mi sono fermato a parlare del tuo precedente commento con due ragazzi... devo dirti che le reazioni a livello emotivo sono state fortissime perché questi ragazzi, che provengono da esperienze eterosessuali, hanno capito che cosa le loro ragazze possono aver provato quando si sono rese conto che i loro ragazzi erano gay. Credimi la tua esperienza ha un valore enorme.
domenica 21 ottobre 2007
ANDY ROMANZO GAY 5/2
- Cucciolo! Adesso mettiamo a posto la chitarra e mettiamoci un po’ a studiare…
- Forse è meglio, anche se non so se ci riusciremo, adesso c’è un’atmosfera bellissima. Una cosa emotivamente carica…
- Lo so Cucciolo ma bisogna rimettersi a lavorare…
- Credo di sì, ci dobbiamo riuscire. Ok, come vuoi tu.
Si misero al lavoro, dopo qualche minuto Andy notò che Marco era distratto.
- Che fai, Cucciolo? A che stai pensando?
- Sto ripensando alla canzone… era proprio bella…
- Dai Cucciolo, torniamo a lavorare…
Andarono avanti fino alla dieci di sera senza interruzioni e con buoni risultati. Solo di tanto in tanto si fermavano, si guardavano negli occhi e dopo un breve sorriso riprendevano la lettura. Alle dieci Andy chiuse il libro e fece cenno a Marco che lo studio era finito.
- Cucciolo, che c’è per cena?
- Abbiamo una marea di cose, ce ne stanno per tutta la settimana.
- Ci sono ancora due fettuccine di quelle di oggi?
- Sì, poi c’è l’insalata che va mangiata il più fresca possibile, due cotolette, e una mela per uno.
Prepararono i piatti e si misero a tavola.
- Cucciolo, facciamo così, io ci vado domani, tu tieni il cellulare acceso, io cercherò di farti sapere e soprattutto pensami.
- Lo sai che non c’è bisogno di dirlo.
La cena fu rapida, Andy era visibilmente teso ma anche determinato, Marco mise a bagno i piatti sporchi, poi andarono a dormire scambiando poche parole, a letto Andy strinse la mano di Marco che rispose alla stretta in modo deciso.
- Cucciolo, quando mi stringi la mano così mi dai un senso di sicurezza che mi piace tanto, dà conforto.
- Birillo, com’è bello stare con te!
- Ma io non ho fatto niente per te, fai tutto tu!
- Ma io adesso chi è Andy lo so veramente, prima lo immaginavo ma adesso lo so, io lo so che non mi lascerai mai, lo sento.
- Io onestamente non lo so però so che adesso non vorrei stare in nessun altro posto e che stare qui vicino a te mi fa stare bene, forse è poco ma prima non mi succedeva, prima non stavo mai veramente bene, adesso mi sento pacificato dentro, probabilmente passerò tanti guai, a cominciare da domani, ma adesso non sono solo, io lo sento che non sono solo…
- Birillo ti voglio bene!
- Anch’io, Cucciolo, adesso ci comincio a crederci in un altro modo.
- Notte Birillo!
- Notte Cucciolo!
L’indomani Andy si svegliò per primo, era piuttosto agitato dall’idea di dover tornare a casa sua ma non si fece prendere dal panico, andò a farsi la doccia da solo, poi si fece la barba e si vestì, preparò la colazione e la portò a letto a Marco.
- Cucciolo, la colazione!
- Grazie, Birillo, un giorno o l’altro dovrò cercare di svegliami prima io… come va?
- Bene sotto certi punti di vista… se penso che devo tornare a casa… mah! Comunque si deve andare avanti.
- A che ora ci vuoi andare?
- Forse è meglio sul presto, può darsi che li becco tutti e due a casa…
- Allora facciamo colazione e mi vesto subito…
- Non c’è bisogno di correre, facciamo tutto con calma, basta non perdere tempo.
- Ok, Birillo.
Marco si alzò in fretta, andò a fare la doccia senza dire una parola, si rese conto che Andy aveva fatto la doccia per conto suo ma non ne fece alcun cenno. Si vestì come tutti i giorni.
- Andy, io sono pronto.
- L’hai preso il telefonino?
- Sì ce l’ho appresso, non ti preoccupare.
La conversazione era piuttosto ridotta.
- Birillo, cerca di chiamarmi tutte le volte che puoi…
- Non c’è bisogno di dirlo, tanto ti chiamerò parecchie volte…
Prima che Andy scendesse dalla macchina si diedero una fortissima stretta di mano.
- Io vado, tu non scendere.
- Io scendo eccome e ti saluto come pare a me!
Marco scese dalla macchina e abbracciò Andy in modo caloroso. Andy gradì molto quel gesto, amava essere contraddetto quando cercava di schivare le attenzioni di Marco, poi Andy si avviò verso il cancello, aprì con la chiave e entrò, nel passare oltre in cancello fece ancora una volta un cenno di saluto a Marco, quando Marco non lo vide più decise di aspettare venti minuti prima di ripartire, controllò il telefonino che funzionava perfettamente, poi si mise a sedere comodamente, dopo i venti minuti trascorsi senza chiamate di Andy e senza vederlo tornare indietro Marco si decise a rientrare alla piccionaia. Tornare da solo gli faceva un’impressione terribile, appena entrato sentì nell’aria il profumo di Andy, evitò di aprire le finestre perché quel profumo durasse il più a lungo possibile, poi andò a buttarsi sul letto dalla parte di Andy, col viso sprofondato nel cuscino per annusare profondamente ogni minima traccia della sua presenza. Marco si sentiva proprio solo e sperduto, la casa che pochi minuti prima era viva ormai sembrava piena di ricordi, si fermò a pensare alla morte e alla canzone di Andy, ebbe un attimo di brivido, poi pensò con enorme sollievo che il suo Andy era vivo e sarebbe tornato da lui, l’idea della morte gli sembrò lontanissima… cominciò a pensare un modo di occupare il tempo, ma un modo che fosse utile a Andy quando fosse tornato a casa, a Marco non passò nemmeno per la mente l’idea che potesse non tornare, Andy la sua scelta l’aveva fatta. Gli venne in mente che il modo migliore per continuare a pensare a Andy fosse continuare a studiare come avevano fatto insieme fino alla sera prima ma Marco non voleva nemmeno andare avanti da solo lasciando indietro il suo Birillo, decise che avrebbe ripreso il libro da capo e avrebbe cercato di capire meglio quello che avevano già studiato insieme, si sarebbe preparato degli schemi in modo da considerare quella parte del libro effettivamente superata. Cominciò a lavorare, non incontrò grosse difficoltà, in fondo era già una terza lettura, verso mezzogiorno era a buon punto, pensò di chiamare i suoi e magari di andare a pranzo da loro.
- Ciao mamma, come stai?
- Noi stiamo bene e voi?
- Noi pure, oggi Andy doveva tornare a casa sua e io sto solo…
- E allora vieni da noi, vieni subito, mo’ cerco di fare qualche cosa che ti piace, papà viene alle due e mezza ma tu vieni subito lo stesso …
- Va be’, mi preparo e vengo.
Marco era già pronto, ma non si voleva allontanare da casa per non perdere i segni della presenza di Andy, notò qualche capello di Andy nel pettine e lo riconobbe subito, la cosa gli fece tenerezza, pensò di chiamare Andy o almeno di mandargli un messaggio, si decise.
- “Ti penso in continuazione!”
Pochi secondi dopo arrivò la risposta.
- “Anch’io penso solo a te ma non mi chiamare, ti chiamo io appena posso. Marco! T.V.B.”.
Andy si forzò a non rispondere, uscì di casa e se ne andò dai suoi, Rosa lo accolse sorridendo a braccia aperte.
- Come stai? Stai bene?
- Sì, sto bene…
- Vieni, vieni che ti faccio un caffè.
Marco andò a sedersi in cucina mentre Rosa stirava e controllava i fornelli di tanto in tanto.
- Allora… com’è che Andy è andato a casa sua?
- Non lo so esattamente, con me parla di tutto ma della famiglia non ne vuole parlare, io credo che debba in qualche modo rendere conto ai suoi di quello che fa… ma non lo so.
- Ma tu i genitori li hai mai sentiti?
- No.
- Ma Andy li ha mai chiamati al telefono?
- No, a quanto ne so io no.
- Mi sa che Andy a casa sua non sta bene per niente…
- Questo lo penso anch’io ma non ne so molto di più.
- E’ un ragazzo buono, si vede, mah, chi lo sa, ci possono essere tanti motivi d’incomprensione.
- Mamma, ma tu di Andy che pensi?
- Io penso che è un bravo ragazzo, proprio come si deve, qui a casa è stato un po’ a disagio, forse, ma forse neanche, alla fine mi sembrava che ci stesse pure bene, forse siamo stati un po’ invadenti, ma noi abbiamo cercato di metterlo a suo agio… Marco, ma c’è rimasto male?
- No, non c’è rimasto male per niente, forse gli è un po’ difficile capirvi perché non è abituato a queste cose ma credo che sia stato contento.
Arrivò il segnale di un messaggio, Marco istintivamente se ne andò nella sua camera e lo lesse.
- “Qui c’è solo Mariuccia (la domestica), sto in camera mia sul letto, hanno cambiato tutto e perfino ridipinto le pareti… Marco, se puoi chiamami subito”.
Marco richiamò.
- Ciao Andy, come va?
- Non c’è nessuno, dovrebbero tornare all’ora di pranzo, nella mia stanza hanno cambiato un sacco di cose, forse davano per scontato che io non sarei più tornato, il letto c’è ancora ma la libreria non c’è più e hanno tinteggiato le pareti, aspetta un attimo…. Anzi hanno proprio portato via tutto, pure i mobili sono vuoti, aspetta, nel mobile ci sono vestiti da donna ma non sono di mia madre… mah? Chissà di chi sono, adesso provo a chiedere a Mariuccia, ti richiamo tra un minuto”.
Andy andò a chiedere alla domestica, che gli disse che non doveva entrare nella camera degli ospiti perché adesso c’era la signora Bertolotti che era venuta da Milano.
Andy si sentì quasi un invasore in casa sua, chiese notizia dei suoi libri e dei dischi ma era stato tutto buttato via, probabilmente, dopo l’ultima sfuriata tra lui e suo padre, nessuno si sarebbe aspettato di vedere ricomparire Andy.
Chiese a Mariuccia se avevano parlato di lui ma Mariuccia rispose che almeno lei non aveva mai sentito parlare di Andy, le bambine erano all’asilo e la signora (la mamma di Andy) sarebbe tornata per il pranzo, probabilmente con la signora Bertolotti perché erano uscite insieme. Andy chiese del padre sforzandosi di chiamarlo papà, ma Mariuccia non lo aveva visto e pensava che fosse in giro per lavoro, comunque non lo aspettavano per pranzo. Andy si ritirò in salotto e richiamò Marco.
- Ciao, qui mi hanno dato per perso, ormai credo che non si ricordino nemmeno che esisto, mio padre è fuori per lavoro e mia madre sta in giro con un’amica che ha alloggiato nella mia stanza, che è diventata stanza degli ospiti, ma lo era anche prima, e hanno buttato via tutti i miei libri e i miei dischi…
Marco non sapeva che cosa rispondere, poi fece la sua proposta.
- Vengo a prenderti subito e ce ne torniamo a casa!
- No, devo aspettare mia madre, tornerà per pranzo”
- Ma perché non molli tutto? Birillo, vengo?
- No, adesso no, prima ci voglio parlare, voglio capire quello che hanno in mente… ti richiamo stasera, dopo la cena… Cucciolo, ti penso continuamente”.
Marco rimase un po’ stranito dalla telefonata, non capiva i comportamenti di Andy, lui, forse, se ne sarebbe già andato, in ogni caso Andy aveva la sua libertà e Marco l’avrebbe rispettata a qualunque costo.
Andy a casa sua non sapeva che cosa fare, accese il televisore ma lo spense dopo qualche minuto, vide il suo computer appoggiato sul tavolo dello studio, lo accese ma non riuscì ad andare oltre, era stata cambiata la password e probabilmente il computer era stato destinato ad altre funzioni, questo fatto contribuì a fare sentire ad Andy un senso ancora più forte di estraneità rispetto a quella casa. Tornò da Mariuccia e le chiese delle bambine, Mariuccia gli rispose che sarebbero rimaste al nido fino alle sei del pomeriggio e che poi lei sarebbe andata a prenderle. Andy fece qualche altra domanda esplorativa.
- Come vanno qui le cose adesso?
- Bene, adesso è tutto tranquillo.
- Perché adesso?
- Quando c’era lei ogni tanto alzavano la voce ma adesso è tutto tranquillo.
- Ma a che ora è previsto il pranzo?
- All’una e mezza, a quell’ora sono sempre a casa, sua madre, almeno.
- Grazie.
Andy tornò a sedersi davanti alla televisione e l’accese, passarono le ore, vide la messa del Papa dall’isola d’Ischia, poi girò un po’ di canali e spense di nuovo il televisore, non erano nemmeno le undici, aveva ancora due ore e mezza di attesa, pensò di uscire per fare una passeggiata ma rientrare dopo sarebbe stato ancora più difficile, uscì sul terrazzo, era tutto verde e ben tenuto, il glicine era fiorito e grossi vasi di margherite erano collocati agli angoli, si mise sul dondolo, all’ombra, e chiese a Mariuccia di portargli una spremuta di arancia, Mariuccia gliela portò subito, almeno da quel punto di vista quella era ancora casa sua, si affacciò alla ringhiera e gli venne in mente quando aveva pensato di buttarsi di sotto proprio da quel punto, pensieri vaghi certo, ma spia di uno stato d’animo inquieto, si immaginò spiaccicato sul pavimento del cortile in un lago di sangue, ma l’immagine gli parve paradossale e fuori luogo, non provava più sentimenti di depressione di quel genere, ripensò a Marco e gli mandò un messaggio.
- “Sto pensando a te… è bellissimo sapere che ci sei”.
Marco lo lesse, si sentì orgoglioso e si trattenne un attimo a pensare la risposta.
- “Sto dai miei e stiamo parlando di te… ti vogliamo bene! Quando vuoi fammi un fischio e volo da te!”.
Andy non proseguì con i messaggi, si sdraiò lungo sul dondolo e si lasciò dondolare, la sensazione era gradevole, ma Andy mescolava mentalmente il suo terrazzo e la presenza di Marco, due contenuti incompatibili, cominciò a prepararsi il discorso da fare alla madre, poi lasciò il proposito a metà perché non riusciva a fare ipotesi su quello che sarebbe successo, prese qualche giornale di pettegolezzi dal portariviste e si mise a leggere, erano tutti pettegolezzi ma tutti etero, i gay sembravano non esistere proprio secondo quei giornali, ed erano quelli che leggeva sua madre, era ovvio che un ragazzo dovesse cadere ai piedi di una ragazza e che dovesse fare la gara con gli altri per il possesso della sua bella… queste cose a Andy sembravano così strane che smise di leggere, ogni tanto lo colpiva qualche foto di qualche ragazzo piuttosto bello e sorridente, ne trovò una che gli richiamò il sorriso di Marco e gli sfuggì un sorriso di tenerezza.
A casa di Andy squillò il telefono, Mariuccia rispose e venne a riferire a Marco.
- Ha chiamato la signora e ha detto che sarà qui a mezzogiorno perché nel pomeriggio deve andare dal parrucchiere con la sua amica.
- Le ha detto di me?
- No, veramente non le ho detto nulla…
- Va benissimo così, grazie.
L’attesa era ormai ridotta a meno di mezz’ora, Andy se ne andò in cucina a prendersi un bicchiere d’acqua.
- Se me l’avesse detto gliel’avrei portata io…
- Non si preoccupi signora, non ce n’è proprio nessun bisogno… a proposito, che cosa ha fatto per pranzo?
- Ho fatto dei cannelloni, poi un roast beaf con piselli e il dessert.
- Tutte cose buonissime e poi lei è così brava!
- Ma che dice, io in cucina me la cavo appena, la signora dice che la Bertolotti è bravissima e mi mette tanta soggezione perché mi giudica sempre, almeno sua madre non dice nulla.
- E mio padre?
- Be’ il signore non c’è quasi mai, certe volte passa proprio tanto tempo prima che si faccia vedere… e poi lei lo sa benissimo.
- Sì, sì, lo so… me lo dà un ciuffetto d’insalata?
- Certo, ecco!
- Mh!
- Ma lo sa che fa ancora come quando era un ragazzino?
- Sì lo so ma a me piace così.
Andy passava il tempo chiacchierando con Mariuccia ma poco prima dell’ora prevista per il rientro della madre Mariuccia lanciò un rapido sguardo dalla finestra e rimandò Andy in salotto.
- Forse è bene che lei adesso vada in salotto, se la signora la trovasse qui poi se la prenderebbe con me, vada ché è meglio.
- Vado… e grazie dell’insalata.
- Prego, prego!
Andy si accomodò in salotto e senti la chiave girare nella serratura, la madre di Andy rientrava con la signora Bertolotti, Andy si alzò per salutare secondo il cerimoniale stabilito.
La madre vide Andy e non fece una piega.
- Ciao Andy, come va? Ti presento la signora Bertolotti è una mia carissima amica che sta con noi per un po’.
Andy valutò l’età della signora Bertolotti in oltre sessant’anni e si inchinò per baciarle la mano, la signora ne fu lusingata.
- Ma com’è cavaliere questo ragazzo!
- Dovere, signora, dovere!
La madre di Andy riportò il colloquio all’ordinaria amministrazione.
- Andy, se vuoi puoi stare a pranzo con noi, ci vediamo così poco!
- Sì, grazie, se non vi disturbo resto volentieri.
- Allora possiamo andare a tavola…
Il tavolo era tondo, Mariuccia aggiunse un coperto, Andy spostò la sedia della signora Bertolotti e quando la signora si sedette poté gettare un’occhiata al cartellino che usciva dal suo abito e vi lesse il nome di un sarto famoso, poi Mariuccia portò i cannelloni, servì prima la signora Bertolotti, poi la mamma di Andy e quindi Andy, poi versò il vino, la signora Bertolotti assaggiò mentre Mariuccia era ancora presente.
- Sono buoni, brava Mariuccia, ma con un pizzico di noce moscata in meno sarebbero ancora più delicati, però sono cotti al punto giusto, non ti pare cara?
- Sì, sono buoni, sono buoni… scusa Mariuccia mi puoi portare un po’ di pepe.
- Subito signora.
La conversazione fu molto rituale.
- Sai Andy, la signora ha delle boutique qui e anche a Milano, quando viene a Roma andiamo insieme a visitarle e io posso prendere qualche abitino che mi piace.
- Che la signora è una vera intenditrice si vede benissimo dall’abito che porta, è un abito di…
E Andy citò il nome che aveva letto sul cartellino, la signora ne fu lusingatissima.
- Non solo cavaliere ma anche intenditore di moda, lo sa che le mie vedeuses non sarebbero state in grado di capirlo.
- Per carità, signora, sono piccolezze.
- Cara, ma tu avevi un figlio così e non me l’avevi mai detto… ma lo dobbiamo portare qualche volta con noi, ci potrebbe dare qualche buon consiglio.
- Sì, veramente Andy è un ragazzo molto gradevole.
- Tutto la mamma, tutto la mamma!
Andy rimase a sentire la conversazione a due tra la madre e la signora Bertolotti, chiaramente una conversazione d’affari, stavano costituendo una società per allargare il giro delle boutiques, Andy si allontanò con una scusa.
- Scusate, se voi permettete, vi vado a preparare io un caffè speciale.
- Sì, grazie, caro!
Andy tornò in cucina, attese che Mariuccia facesse il caffè e ci aggiunse qualche goccia di Cognac, poi tornò nella sala da pranzo.
- Ecco!
La signora Bertolotti assaggiò per prima.
- E’ di una finezza squisita, è proprio buonissimo, come la posso ringraziare?
- E’ un piacere signora, è un piacere.
- Andy, adesso io e la signora dobbiamo andare in giro per affari, ti ritrovo per cena?
- Sì, credo di sì, mamma io avrei bisogno di scambiare con te quattro parole, quando hai tempo…
- Sì caro, però facciamo più tardi, stasera, adesso devo proprio andare.
- Quando vuoi tu, non ti preoccupare… e papà sai se passa a casa?
- Guarda forse stasera o al massimo domani sera, domani dovrebbe venire perché il martedì vede gli amici e in genere non manca mai.
- Grazie mamma. Signora, è stato un piacere conoscerla!
E le baciò la mano un’altra volta. La signora, lusingata, lo salutò.
- Grazie caro, grazie, e sono contenta di averti conosciuto, un ragazzo così fine… .
- Ancora grazie signora e a rivederla.
- Arrivederci, caro, arrivederci!
La madre di Andy uscì con la signora Bertolotti e Andy si trovò di nuovo solo, e se ne tornò in cucina a parlare con Mariuccia.
- Ha visto che alla fine qualche cosa da ridire ce l’hanno trovata comunque!
- Loro sì, ma io no! Era tutto buonissimo!
- Grazie…
- E adesso che faccio fino a stasera? Non è nemmeno l’una e mezza.
- Se ne vada e ritorni stasera per le otto, ci mancano quasi sei ore mica vuole aspettare qui in una casa vuota!
- Mi sa che ha ragione.
Andy chiamò Marco.
- Ciao, puoi passare a prendermi il più presto possibile? Stasera devo tornare qui ma adesso ho qualche ora libera.
- Volo, Andy, sto da te il più presto possibile.
Andy stava aspettando le due e mezza per pranzare con Rocco, ma volò da Andy, il fatto che Andy avrebbe dovuto tornate a casa sua la sera non gli piaceva molto ma almeno lo avrebbe avuto con sé per qualche ora. Quando lo vide uscire dal cancello lo abbracciò così forte che lo sollevò da terra, Andy si aspettava di andare subito alla piccionaia ma Marco gli disse che stava a casa dei suoi e che ci doveva tornare, sul momento Andy rimase un po’ disturbato da questo fatto, poi si riebbe.
- Va be’, andiamo dai tuoi!
E aggiunse un sorriso. Marco gli carezzò la mano prima di mettere in moto.
- Come sono andate le cose?
- A mezzogiorno è arrivata mia madre con una sua amica che ha delle boutiques qui e a Milano e abbiamo pranzato insieme, dato che c’era l’amica mia madre si è comportata come se tutto fosse filato sempre liscio, abbiamo parlato di moda e dei cannelloni ma solo di questo, la naturalezza di mia madre era addirittura incredibile, proprio come se niente fosse mai successo.
- E tu?
- Pure io, che dovevo fare? Dovevo recitare e basta.
- E perché ci devi tornare stasera?
- Perché mia madre viene a casa per la cena e forse riusciremo a parlare un po’ e forse viene anche mio padre, se non viene oggi potrebbe venire domani sera perché martedì ha un appuntamento fisso con i suoi amici e non ci rinuncia mai, tra stasera e domani dovrei riuscire a parlare anche con mio padre, credo che non concluderò molto ma dovrei riuscire a parlarci. La mia stanza l’hanno smantellata e adesso se dovessi restare a casa mia non saprei nemmeno dove andare a dormire, perché in quella che era la mia stanza adesso c’è l’amica di mamma, questo è il segno che mi hanno proprio cancellato dall’organico di casa, adesso a casa mia ci sono tante stanze senza letto: studio, salotto, biblioteca, anticamera dello studio, ma c’è una sola camera da letto, quella dei miei, a parte la stanza delle bambine, le mie sorelline, la mia stanza è diventata camera degli ospiti e in effetti io sono stato sempre un ospite… Comunque, il primo passo l’ho fatto, mia madre non mi ha aggredito, ma data la situazione non vuol dire molto, vedremo stasera e poi se c’è pure mio padre chissà come andrà a finire.
- Andy, ma ti dispiace se andiamo dai miei? Se vuoi li chiamo e dico che restiamo per conto nostro.
- Forse sarebbe meglio,… ma aspetta, no, va bene così, andiamo dai tuoi.
- Andy se non vuoi si fa subito a cambiare programma.
- No, no, andiamo dai tuoi, va bene così senz’altro.
Quando scesero dalla macchina Andy andò a suonare al citofono come se la cosa fosse ovvia. Rosa gli rispose in modo entusiastico.
- Andy, Bello, vieni a casa, come sono contenta che ci sei pure tu! Vieni, vieni!
- Saliamo, Rosa, saliamo subito.
Nell’androne delle scale Andy abbracciò Marco e lo strinse fortissimo, poi gli scarmigliò i capelli, a casa Rosa abbracciò Andy col massimo calore. Un po’ Andy se lo aspettava.
- Vieni Bello! E chi me lo doveva dire a me che ci dovevamo rivedere così presto… ci hai fatto il regalo più bello… che ti posso dare? Un po’ di frutta?
- No, grazie, Rosa, non mi serve niente.
- Aspetta va!
Rosa si precipitò in cucina e preparò una limonata fresca spremendo quattro limoni, due per Andy e due per Marco, poi tornò dai ragazzi con i bicchieri.
- Come è buona! Ma che cosa è?
- Solo una spremuta di limone con pochissimo zucchero e tanta acqua fresca, è una cosa come quelle che si facevano cento anni fa… Andy… resti a pranzo con noi?
- Io ho già pranzato ma resto con voi lo stesso, magari spizzico qualche cosetta di quelle sfiziose di Rocco.
- Allora sai che ti faccio? Ti faccio un sorbetto con lo sciroppo di ciliegie.
- Magari!
- Mo’ te lo faccio subito. Andy seguì Rosa in cucina e Marco si accodò, quando il sorbetto fu pronto Rosa ne mise un po’ in un bicchiere anche per Marco e diede il bicchiere più grosso a Andy.
- Perché a lui così grosso?
- Perché ha già mangiato, Marco, se lo vuoi dopo mangiato ne do uno grosso anche a te.
Tornarono tutti e tre in salotto, Andy e Marco si trovarono seduti uno a fianco all’altro sul divano.
- Come vai Andy?
- Bene, Marco, bene!
Marco notò che in presenza di Rosa Andy non lo chiamava Cucciolo.
- Andy, perché mi chiami Marco? In genere mi chiami Cucciolo e mi piace tanto. Ti vergogni di mamma?
- No… be’ un po’…
- Andy tu qui ti devi comportare come ti viene, che ti credi che mi dispiace se a Marco lo chiami Cucciolo, Rocco quando siamo soli a me mi chiama Rosellina, mo’ quando ci stavi tu non l’ha fatto ma io mica mi vergognerei se mi chiamasse così davanti a te, se ci si vuole bene che problema c’è?
- Ok! Però mannaggia, dire Cucciolo in questa situazione ancora non mi viene spontaneo.
- E va bene, verrà piano piano… e pure io ti chiamo Andy e allora ti dovrei chiamare Andrea ma mo’ mi so’ abituata e Andy è più bello.
- Mamma, io in privato lo chiamo Birillo!
Rosa accennò a un piccolo sorriso. Andy aprì le braccia come per dire che non ci poteva fare nulla, poi Rosa continuò.
- Io è meglio che continuo a chiamarti Andy!
Sorrisero tutti e tre. Quando Rosa tornò un attimo in cucina Andy riprese il discorso.
- Cucciolo, lo so che qua si sta bene, mi sento coccolato… però poi torno a pensare a stasera.
Rosa rientrò.
- Marco mi ha detto che stasera devi tornare a casa tua…
- Sì, dovrei stare fuori solo stasera e al massimo domani, devo parlare coi miei.
Rosa avviò un discorso più pericoloso.
- Andy, scusa se mi permetto, ma i tuoi lo sanno chi sei?
- Nel senso se sanno che sono gay?
- No, nel senso che ti conoscono veramente o no.
- Mah, credo che a loro in fondo di me non importi poi molto, hanno la loro vita e vanno avanti per la loro strada.
- Pensa, mamma, hanno già smantellato la sua stanza, hanno buttato via tutte le sue cose e ci hanno fatto la stanza degli ospiti.
- Ma veramente?
- Sì veramente… se dovessi tornare a casa mia non saprei dove andare a dormire.
- E tu non ci ritornare, stattene con noi!
- Non mi dispiacerebbe affatto ma coi miei ci sono tante cose da chiarire.
- Però, se ti vogliono bene, alla fine le difficoltà si superano tutte.
- Già, se mi vogliono bene… ma questo io non lo so… anzi…
- Sì, ma in fondo sono sempre tuo padre e tua madre…
- Rosa, scusami, ti dispiace se cambiamo discorso?
- No, scusami tu, Andy, certe volte mi faccio trasportare.
Andy sentì che Rocco stava rientrando a casa e si alzò per salutarlo, quando lo vide Rocco non trattenne dei veri segni di entusiasmo.
- Andy, Bello, che bella cosa che ci hai fatto! Come stai? Stai bene? Vieni, vieni… e com’è che stai qua?
- Niente, avevo il pomeriggio libero e sapevo che Marco stava qua.
- E allora dobbiamo festeggiare…
- Ma abbiamo festeggiato ieri!
- E allora? Festeggiamo pure oggi, mettiti a tavola che ti faccio sentire un po’ di olive mie, sono andato a prenderle in campagna, ma queste sono proprio quelle buone.
La conversazione procedeva tranquilla, Rocco non sapeva che Andy era stato a casa sua e continuava a parlare di campagna e di cucina, a tavola Andy spizzicò un po’ di tutto, quando si sedettero in salotto per il caffè Andy avviò un discorso che Marco non si aspettava.
- Rocco, ti posso fare una domanda?
- Tutto quello che vuoi!
- Però mi devi rispondere con la massima sincerità.
- Sì, va bene, dimmi!
- Ma voi di me che pensate?
Rocco rimase in silenzio per qualche attimo.
- Ma perché mi fai questa domanda?
- Non tergiversare, rispondi!
- Be’, noi abbiamo parlato tanto di te, prima di ieri sera sapevamo solo che Marco ti voleva bene, da ieri sera ti volgiamo bene anche noi, ieri notte io e Rosa abbiamo parlato tanto di te, proprio fino a notte alta, noi siamo contenti, è così, bisogna dare tempo al tempo ma adesso anche noi ti vogliamo bene, mo’ io mi impiccio un po’ e non so parlare di queste cose ma tu hai capito lo stesso, ma adesso mi devi dire tu perché mi hai fatto questa domanda.
- Io vi conosco solo da ieri… però… insomma non so se è vero al cento per cento, ma anch’io comincio a volervi bene e non solo perché siete i genitori di Marco ma perché siete brave persone, per me dire brave persone non è una cosa banale, non vi capisco sempre ma un po’ comincio a capire il vostro modo di essere e mi piace, forse non durerà ma adesso mi piace e poi sono convinto di avere molte cose da imparare da voi.
- Da noi?
- Sì, da voi, io credo che voi siate felici veramente e vorrei imparare il segreto…
- Andy l’unico segreto è volersi bene, tu la vedi questa Rosellina mia, sono ventisei anni che stiamo insieme e lei ne ha avuta di pazienza con me…
Andy notò il diminutivo applicato a Rosa e ne fu contento.
- Rocco, ma tu di me e Marco che cosa pensi?
- E che devo pensare? Se sta bene a voi… la vita è la vostra, io posso fare il papà e Rosa la mamma, se sta bene a voi noi che dobbiamo dire? Che vi volgiamo vedere felici… e basta! E che vuoi dire? Quando Mario, il fratello di Rosa, ha visto che noi ci volevamo bene che ha detto? Ha detto che ci voleva vedere felici… e basta!
- Ma non è la stessa cosa, noi siamo due ragazzi!
- E allora? Guarda Andy io ce ne ho messo di tempo per capire e non è stato facile, se questa è la felicità di Marco e pure la tua io non potrei mai pensare di rovinare la vostra felicità, non lo deve fare nessuno ma un papà non lo deve nemmeno pensare, io avrei qualche cosa da dire se vedessi Marco stranito, preoccupato… o se pensassi che tu sei un poco di buono… e ce ne stanno tanti… ma tu stai qui con noi… e che possiamo sperare di più?
- Rocco, ma tu tutte queste cose le pensi veramente?
- E che pensi che stiamo facendo la commedia davanti a te? E per quale motivo? Se non mi stessi bene te lo direi in faccia! Di questo devi stare sicuro.
- Ma non vi dà fastidio nemmeno un po’?
- Andy, figlio mio, ma come fai a pensare una cosa simile? Tu sei un ragazzo e noi siamo vecchi, ci deve dare fastidio che tu e Marco abbiate la vostra vita? Pure io e Rosa ci volevamo bene e Mario l’ha capito che era una cosa seria e ci ha sempre aiutati, sempre… vedi Andy quando noi possiamo vedere Marco e Andy contenti noi abbiamo raggiunto tutto quello che potevamo desiderare.
- Rocco, scusa se mi permetto, ma voi nella vostra famiglia ci calcolate anche me?
- Sì, se sta bene a te a noi sta benissimo, certo che ci calcoliamo anche te!
- Mi ci vorrà un po’ di tempo per ambientarmi ma credo che ci starò bene.
Rocco non rispose ma gli si leggeva in faccia un serio compiacimento.
- Andy lo vuoi un po’ di sorbetto al limone?
- Magari, Rosa, grazie.
Rosa tornò con due bei sorbetti al limone e con due porzioni minori per sé e per Rocco, poi fece lei una domanda a Andy.
- Ma tu, Andy, di noi che pensi?
- Prima mi sembravate due marziani, poi ieri all’inizio sarei scappato via di corsa, mi sembravate invadenti, un po’ prevaricatori, poi piano piano ho visto anche altre cose, già ieri sera avevo le idee più chiare, oggi sto qui di nuovo, credo che voglia dire qualche cosa, se non mi stesse bene non ci verrei.
- Nemmeno per fare un piacere a Marco?
- No, nemmeno, sarebbe un adattamento, o mi vuole bene come sono o la cosa non funzionerebbe proprio.
Marco intervenne.
- Senti, Birillo, mi sa che noi dovremmo tornare alla piccionaia, fare una doccia e cominciare a prepararci per andare di nuovo a casa tua.
Al Birillo Rocco non fece una grinza. Andy continuò come se fosse la cosa più ovvia del mondo
- Ok, Cucciolo, andiamo, forse è meglio… però io qui ci resterei eccome…
- Andy, Bello, grazie che ci sei venuto, ci hai fatto felici e più ti conosco più capisco perché Marco sta bene con te… adesso andatevene e per qualunque cosa noi stiamo qua.
Si salutarono con un abbraccio deciso, anche Rocco non si limitò alla stretta di mano, a Andy fece un certo effetto essere abbracciato da un uomo tanto più grande di lui, l’abbraccio di un papà era una sensazione che in vita sua non aveva mai provato.
- Forse è meglio, anche se non so se ci riusciremo, adesso c’è un’atmosfera bellissima. Una cosa emotivamente carica…
- Lo so Cucciolo ma bisogna rimettersi a lavorare…
- Credo di sì, ci dobbiamo riuscire. Ok, come vuoi tu.
Si misero al lavoro, dopo qualche minuto Andy notò che Marco era distratto.
- Che fai, Cucciolo? A che stai pensando?
- Sto ripensando alla canzone… era proprio bella…
- Dai Cucciolo, torniamo a lavorare…
Andarono avanti fino alla dieci di sera senza interruzioni e con buoni risultati. Solo di tanto in tanto si fermavano, si guardavano negli occhi e dopo un breve sorriso riprendevano la lettura. Alle dieci Andy chiuse il libro e fece cenno a Marco che lo studio era finito.
- Cucciolo, che c’è per cena?
- Abbiamo una marea di cose, ce ne stanno per tutta la settimana.
- Ci sono ancora due fettuccine di quelle di oggi?
- Sì, poi c’è l’insalata che va mangiata il più fresca possibile, due cotolette, e una mela per uno.
Prepararono i piatti e si misero a tavola.
- Cucciolo, facciamo così, io ci vado domani, tu tieni il cellulare acceso, io cercherò di farti sapere e soprattutto pensami.
- Lo sai che non c’è bisogno di dirlo.
La cena fu rapida, Andy era visibilmente teso ma anche determinato, Marco mise a bagno i piatti sporchi, poi andarono a dormire scambiando poche parole, a letto Andy strinse la mano di Marco che rispose alla stretta in modo deciso.
- Cucciolo, quando mi stringi la mano così mi dai un senso di sicurezza che mi piace tanto, dà conforto.
- Birillo, com’è bello stare con te!
- Ma io non ho fatto niente per te, fai tutto tu!
- Ma io adesso chi è Andy lo so veramente, prima lo immaginavo ma adesso lo so, io lo so che non mi lascerai mai, lo sento.
- Io onestamente non lo so però so che adesso non vorrei stare in nessun altro posto e che stare qui vicino a te mi fa stare bene, forse è poco ma prima non mi succedeva, prima non stavo mai veramente bene, adesso mi sento pacificato dentro, probabilmente passerò tanti guai, a cominciare da domani, ma adesso non sono solo, io lo sento che non sono solo…
- Birillo ti voglio bene!
- Anch’io, Cucciolo, adesso ci comincio a crederci in un altro modo.
- Notte Birillo!
- Notte Cucciolo!
L’indomani Andy si svegliò per primo, era piuttosto agitato dall’idea di dover tornare a casa sua ma non si fece prendere dal panico, andò a farsi la doccia da solo, poi si fece la barba e si vestì, preparò la colazione e la portò a letto a Marco.
- Cucciolo, la colazione!
- Grazie, Birillo, un giorno o l’altro dovrò cercare di svegliami prima io… come va?
- Bene sotto certi punti di vista… se penso che devo tornare a casa… mah! Comunque si deve andare avanti.
- A che ora ci vuoi andare?
- Forse è meglio sul presto, può darsi che li becco tutti e due a casa…
- Allora facciamo colazione e mi vesto subito…
- Non c’è bisogno di correre, facciamo tutto con calma, basta non perdere tempo.
- Ok, Birillo.
Marco si alzò in fretta, andò a fare la doccia senza dire una parola, si rese conto che Andy aveva fatto la doccia per conto suo ma non ne fece alcun cenno. Si vestì come tutti i giorni.
- Andy, io sono pronto.
- L’hai preso il telefonino?
- Sì ce l’ho appresso, non ti preoccupare.
La conversazione era piuttosto ridotta.
- Birillo, cerca di chiamarmi tutte le volte che puoi…
- Non c’è bisogno di dirlo, tanto ti chiamerò parecchie volte…
Prima che Andy scendesse dalla macchina si diedero una fortissima stretta di mano.
- Io vado, tu non scendere.
- Io scendo eccome e ti saluto come pare a me!
Marco scese dalla macchina e abbracciò Andy in modo caloroso. Andy gradì molto quel gesto, amava essere contraddetto quando cercava di schivare le attenzioni di Marco, poi Andy si avviò verso il cancello, aprì con la chiave e entrò, nel passare oltre in cancello fece ancora una volta un cenno di saluto a Marco, quando Marco non lo vide più decise di aspettare venti minuti prima di ripartire, controllò il telefonino che funzionava perfettamente, poi si mise a sedere comodamente, dopo i venti minuti trascorsi senza chiamate di Andy e senza vederlo tornare indietro Marco si decise a rientrare alla piccionaia. Tornare da solo gli faceva un’impressione terribile, appena entrato sentì nell’aria il profumo di Andy, evitò di aprire le finestre perché quel profumo durasse il più a lungo possibile, poi andò a buttarsi sul letto dalla parte di Andy, col viso sprofondato nel cuscino per annusare profondamente ogni minima traccia della sua presenza. Marco si sentiva proprio solo e sperduto, la casa che pochi minuti prima era viva ormai sembrava piena di ricordi, si fermò a pensare alla morte e alla canzone di Andy, ebbe un attimo di brivido, poi pensò con enorme sollievo che il suo Andy era vivo e sarebbe tornato da lui, l’idea della morte gli sembrò lontanissima… cominciò a pensare un modo di occupare il tempo, ma un modo che fosse utile a Andy quando fosse tornato a casa, a Marco non passò nemmeno per la mente l’idea che potesse non tornare, Andy la sua scelta l’aveva fatta. Gli venne in mente che il modo migliore per continuare a pensare a Andy fosse continuare a studiare come avevano fatto insieme fino alla sera prima ma Marco non voleva nemmeno andare avanti da solo lasciando indietro il suo Birillo, decise che avrebbe ripreso il libro da capo e avrebbe cercato di capire meglio quello che avevano già studiato insieme, si sarebbe preparato degli schemi in modo da considerare quella parte del libro effettivamente superata. Cominciò a lavorare, non incontrò grosse difficoltà, in fondo era già una terza lettura, verso mezzogiorno era a buon punto, pensò di chiamare i suoi e magari di andare a pranzo da loro.
- Ciao mamma, come stai?
- Noi stiamo bene e voi?
- Noi pure, oggi Andy doveva tornare a casa sua e io sto solo…
- E allora vieni da noi, vieni subito, mo’ cerco di fare qualche cosa che ti piace, papà viene alle due e mezza ma tu vieni subito lo stesso …
- Va be’, mi preparo e vengo.
Marco era già pronto, ma non si voleva allontanare da casa per non perdere i segni della presenza di Andy, notò qualche capello di Andy nel pettine e lo riconobbe subito, la cosa gli fece tenerezza, pensò di chiamare Andy o almeno di mandargli un messaggio, si decise.
- “Ti penso in continuazione!”
Pochi secondi dopo arrivò la risposta.
- “Anch’io penso solo a te ma non mi chiamare, ti chiamo io appena posso. Marco! T.V.B.”.
Andy si forzò a non rispondere, uscì di casa e se ne andò dai suoi, Rosa lo accolse sorridendo a braccia aperte.
- Come stai? Stai bene?
- Sì, sto bene…
- Vieni, vieni che ti faccio un caffè.
Marco andò a sedersi in cucina mentre Rosa stirava e controllava i fornelli di tanto in tanto.
- Allora… com’è che Andy è andato a casa sua?
- Non lo so esattamente, con me parla di tutto ma della famiglia non ne vuole parlare, io credo che debba in qualche modo rendere conto ai suoi di quello che fa… ma non lo so.
- Ma tu i genitori li hai mai sentiti?
- No.
- Ma Andy li ha mai chiamati al telefono?
- No, a quanto ne so io no.
- Mi sa che Andy a casa sua non sta bene per niente…
- Questo lo penso anch’io ma non ne so molto di più.
- E’ un ragazzo buono, si vede, mah, chi lo sa, ci possono essere tanti motivi d’incomprensione.
- Mamma, ma tu di Andy che pensi?
- Io penso che è un bravo ragazzo, proprio come si deve, qui a casa è stato un po’ a disagio, forse, ma forse neanche, alla fine mi sembrava che ci stesse pure bene, forse siamo stati un po’ invadenti, ma noi abbiamo cercato di metterlo a suo agio… Marco, ma c’è rimasto male?
- No, non c’è rimasto male per niente, forse gli è un po’ difficile capirvi perché non è abituato a queste cose ma credo che sia stato contento.
Arrivò il segnale di un messaggio, Marco istintivamente se ne andò nella sua camera e lo lesse.
- “Qui c’è solo Mariuccia (la domestica), sto in camera mia sul letto, hanno cambiato tutto e perfino ridipinto le pareti… Marco, se puoi chiamami subito”.
Marco richiamò.
- Ciao Andy, come va?
- Non c’è nessuno, dovrebbero tornare all’ora di pranzo, nella mia stanza hanno cambiato un sacco di cose, forse davano per scontato che io non sarei più tornato, il letto c’è ancora ma la libreria non c’è più e hanno tinteggiato le pareti, aspetta un attimo…. Anzi hanno proprio portato via tutto, pure i mobili sono vuoti, aspetta, nel mobile ci sono vestiti da donna ma non sono di mia madre… mah? Chissà di chi sono, adesso provo a chiedere a Mariuccia, ti richiamo tra un minuto”.
Andy andò a chiedere alla domestica, che gli disse che non doveva entrare nella camera degli ospiti perché adesso c’era la signora Bertolotti che era venuta da Milano.
Andy si sentì quasi un invasore in casa sua, chiese notizia dei suoi libri e dei dischi ma era stato tutto buttato via, probabilmente, dopo l’ultima sfuriata tra lui e suo padre, nessuno si sarebbe aspettato di vedere ricomparire Andy.
Chiese a Mariuccia se avevano parlato di lui ma Mariuccia rispose che almeno lei non aveva mai sentito parlare di Andy, le bambine erano all’asilo e la signora (la mamma di Andy) sarebbe tornata per il pranzo, probabilmente con la signora Bertolotti perché erano uscite insieme. Andy chiese del padre sforzandosi di chiamarlo papà, ma Mariuccia non lo aveva visto e pensava che fosse in giro per lavoro, comunque non lo aspettavano per pranzo. Andy si ritirò in salotto e richiamò Marco.
- Ciao, qui mi hanno dato per perso, ormai credo che non si ricordino nemmeno che esisto, mio padre è fuori per lavoro e mia madre sta in giro con un’amica che ha alloggiato nella mia stanza, che è diventata stanza degli ospiti, ma lo era anche prima, e hanno buttato via tutti i miei libri e i miei dischi…
Marco non sapeva che cosa rispondere, poi fece la sua proposta.
- Vengo a prenderti subito e ce ne torniamo a casa!
- No, devo aspettare mia madre, tornerà per pranzo”
- Ma perché non molli tutto? Birillo, vengo?
- No, adesso no, prima ci voglio parlare, voglio capire quello che hanno in mente… ti richiamo stasera, dopo la cena… Cucciolo, ti penso continuamente”.
Marco rimase un po’ stranito dalla telefonata, non capiva i comportamenti di Andy, lui, forse, se ne sarebbe già andato, in ogni caso Andy aveva la sua libertà e Marco l’avrebbe rispettata a qualunque costo.
Andy a casa sua non sapeva che cosa fare, accese il televisore ma lo spense dopo qualche minuto, vide il suo computer appoggiato sul tavolo dello studio, lo accese ma non riuscì ad andare oltre, era stata cambiata la password e probabilmente il computer era stato destinato ad altre funzioni, questo fatto contribuì a fare sentire ad Andy un senso ancora più forte di estraneità rispetto a quella casa. Tornò da Mariuccia e le chiese delle bambine, Mariuccia gli rispose che sarebbero rimaste al nido fino alle sei del pomeriggio e che poi lei sarebbe andata a prenderle. Andy fece qualche altra domanda esplorativa.
- Come vanno qui le cose adesso?
- Bene, adesso è tutto tranquillo.
- Perché adesso?
- Quando c’era lei ogni tanto alzavano la voce ma adesso è tutto tranquillo.
- Ma a che ora è previsto il pranzo?
- All’una e mezza, a quell’ora sono sempre a casa, sua madre, almeno.
- Grazie.
Andy tornò a sedersi davanti alla televisione e l’accese, passarono le ore, vide la messa del Papa dall’isola d’Ischia, poi girò un po’ di canali e spense di nuovo il televisore, non erano nemmeno le undici, aveva ancora due ore e mezza di attesa, pensò di uscire per fare una passeggiata ma rientrare dopo sarebbe stato ancora più difficile, uscì sul terrazzo, era tutto verde e ben tenuto, il glicine era fiorito e grossi vasi di margherite erano collocati agli angoli, si mise sul dondolo, all’ombra, e chiese a Mariuccia di portargli una spremuta di arancia, Mariuccia gliela portò subito, almeno da quel punto di vista quella era ancora casa sua, si affacciò alla ringhiera e gli venne in mente quando aveva pensato di buttarsi di sotto proprio da quel punto, pensieri vaghi certo, ma spia di uno stato d’animo inquieto, si immaginò spiaccicato sul pavimento del cortile in un lago di sangue, ma l’immagine gli parve paradossale e fuori luogo, non provava più sentimenti di depressione di quel genere, ripensò a Marco e gli mandò un messaggio.
- “Sto pensando a te… è bellissimo sapere che ci sei”.
Marco lo lesse, si sentì orgoglioso e si trattenne un attimo a pensare la risposta.
- “Sto dai miei e stiamo parlando di te… ti vogliamo bene! Quando vuoi fammi un fischio e volo da te!”.
Andy non proseguì con i messaggi, si sdraiò lungo sul dondolo e si lasciò dondolare, la sensazione era gradevole, ma Andy mescolava mentalmente il suo terrazzo e la presenza di Marco, due contenuti incompatibili, cominciò a prepararsi il discorso da fare alla madre, poi lasciò il proposito a metà perché non riusciva a fare ipotesi su quello che sarebbe successo, prese qualche giornale di pettegolezzi dal portariviste e si mise a leggere, erano tutti pettegolezzi ma tutti etero, i gay sembravano non esistere proprio secondo quei giornali, ed erano quelli che leggeva sua madre, era ovvio che un ragazzo dovesse cadere ai piedi di una ragazza e che dovesse fare la gara con gli altri per il possesso della sua bella… queste cose a Andy sembravano così strane che smise di leggere, ogni tanto lo colpiva qualche foto di qualche ragazzo piuttosto bello e sorridente, ne trovò una che gli richiamò il sorriso di Marco e gli sfuggì un sorriso di tenerezza.
A casa di Andy squillò il telefono, Mariuccia rispose e venne a riferire a Marco.
- Ha chiamato la signora e ha detto che sarà qui a mezzogiorno perché nel pomeriggio deve andare dal parrucchiere con la sua amica.
- Le ha detto di me?
- No, veramente non le ho detto nulla…
- Va benissimo così, grazie.
L’attesa era ormai ridotta a meno di mezz’ora, Andy se ne andò in cucina a prendersi un bicchiere d’acqua.
- Se me l’avesse detto gliel’avrei portata io…
- Non si preoccupi signora, non ce n’è proprio nessun bisogno… a proposito, che cosa ha fatto per pranzo?
- Ho fatto dei cannelloni, poi un roast beaf con piselli e il dessert.
- Tutte cose buonissime e poi lei è così brava!
- Ma che dice, io in cucina me la cavo appena, la signora dice che la Bertolotti è bravissima e mi mette tanta soggezione perché mi giudica sempre, almeno sua madre non dice nulla.
- E mio padre?
- Be’ il signore non c’è quasi mai, certe volte passa proprio tanto tempo prima che si faccia vedere… e poi lei lo sa benissimo.
- Sì, sì, lo so… me lo dà un ciuffetto d’insalata?
- Certo, ecco!
- Mh!
- Ma lo sa che fa ancora come quando era un ragazzino?
- Sì lo so ma a me piace così.
Andy passava il tempo chiacchierando con Mariuccia ma poco prima dell’ora prevista per il rientro della madre Mariuccia lanciò un rapido sguardo dalla finestra e rimandò Andy in salotto.
- Forse è bene che lei adesso vada in salotto, se la signora la trovasse qui poi se la prenderebbe con me, vada ché è meglio.
- Vado… e grazie dell’insalata.
- Prego, prego!
Andy si accomodò in salotto e senti la chiave girare nella serratura, la madre di Andy rientrava con la signora Bertolotti, Andy si alzò per salutare secondo il cerimoniale stabilito.
La madre vide Andy e non fece una piega.
- Ciao Andy, come va? Ti presento la signora Bertolotti è una mia carissima amica che sta con noi per un po’.
Andy valutò l’età della signora Bertolotti in oltre sessant’anni e si inchinò per baciarle la mano, la signora ne fu lusingata.
- Ma com’è cavaliere questo ragazzo!
- Dovere, signora, dovere!
La madre di Andy riportò il colloquio all’ordinaria amministrazione.
- Andy, se vuoi puoi stare a pranzo con noi, ci vediamo così poco!
- Sì, grazie, se non vi disturbo resto volentieri.
- Allora possiamo andare a tavola…
Il tavolo era tondo, Mariuccia aggiunse un coperto, Andy spostò la sedia della signora Bertolotti e quando la signora si sedette poté gettare un’occhiata al cartellino che usciva dal suo abito e vi lesse il nome di un sarto famoso, poi Mariuccia portò i cannelloni, servì prima la signora Bertolotti, poi la mamma di Andy e quindi Andy, poi versò il vino, la signora Bertolotti assaggiò mentre Mariuccia era ancora presente.
- Sono buoni, brava Mariuccia, ma con un pizzico di noce moscata in meno sarebbero ancora più delicati, però sono cotti al punto giusto, non ti pare cara?
- Sì, sono buoni, sono buoni… scusa Mariuccia mi puoi portare un po’ di pepe.
- Subito signora.
La conversazione fu molto rituale.
- Sai Andy, la signora ha delle boutique qui e anche a Milano, quando viene a Roma andiamo insieme a visitarle e io posso prendere qualche abitino che mi piace.
- Che la signora è una vera intenditrice si vede benissimo dall’abito che porta, è un abito di…
E Andy citò il nome che aveva letto sul cartellino, la signora ne fu lusingatissima.
- Non solo cavaliere ma anche intenditore di moda, lo sa che le mie vedeuses non sarebbero state in grado di capirlo.
- Per carità, signora, sono piccolezze.
- Cara, ma tu avevi un figlio così e non me l’avevi mai detto… ma lo dobbiamo portare qualche volta con noi, ci potrebbe dare qualche buon consiglio.
- Sì, veramente Andy è un ragazzo molto gradevole.
- Tutto la mamma, tutto la mamma!
Andy rimase a sentire la conversazione a due tra la madre e la signora Bertolotti, chiaramente una conversazione d’affari, stavano costituendo una società per allargare il giro delle boutiques, Andy si allontanò con una scusa.
- Scusate, se voi permettete, vi vado a preparare io un caffè speciale.
- Sì, grazie, caro!
Andy tornò in cucina, attese che Mariuccia facesse il caffè e ci aggiunse qualche goccia di Cognac, poi tornò nella sala da pranzo.
- Ecco!
La signora Bertolotti assaggiò per prima.
- E’ di una finezza squisita, è proprio buonissimo, come la posso ringraziare?
- E’ un piacere signora, è un piacere.
- Andy, adesso io e la signora dobbiamo andare in giro per affari, ti ritrovo per cena?
- Sì, credo di sì, mamma io avrei bisogno di scambiare con te quattro parole, quando hai tempo…
- Sì caro, però facciamo più tardi, stasera, adesso devo proprio andare.
- Quando vuoi tu, non ti preoccupare… e papà sai se passa a casa?
- Guarda forse stasera o al massimo domani sera, domani dovrebbe venire perché il martedì vede gli amici e in genere non manca mai.
- Grazie mamma. Signora, è stato un piacere conoscerla!
E le baciò la mano un’altra volta. La signora, lusingata, lo salutò.
- Grazie caro, grazie, e sono contenta di averti conosciuto, un ragazzo così fine… .
- Ancora grazie signora e a rivederla.
- Arrivederci, caro, arrivederci!
La madre di Andy uscì con la signora Bertolotti e Andy si trovò di nuovo solo, e se ne tornò in cucina a parlare con Mariuccia.
- Ha visto che alla fine qualche cosa da ridire ce l’hanno trovata comunque!
- Loro sì, ma io no! Era tutto buonissimo!
- Grazie…
- E adesso che faccio fino a stasera? Non è nemmeno l’una e mezza.
- Se ne vada e ritorni stasera per le otto, ci mancano quasi sei ore mica vuole aspettare qui in una casa vuota!
- Mi sa che ha ragione.
Andy chiamò Marco.
- Ciao, puoi passare a prendermi il più presto possibile? Stasera devo tornare qui ma adesso ho qualche ora libera.
- Volo, Andy, sto da te il più presto possibile.
Andy stava aspettando le due e mezza per pranzare con Rocco, ma volò da Andy, il fatto che Andy avrebbe dovuto tornate a casa sua la sera non gli piaceva molto ma almeno lo avrebbe avuto con sé per qualche ora. Quando lo vide uscire dal cancello lo abbracciò così forte che lo sollevò da terra, Andy si aspettava di andare subito alla piccionaia ma Marco gli disse che stava a casa dei suoi e che ci doveva tornare, sul momento Andy rimase un po’ disturbato da questo fatto, poi si riebbe.
- Va be’, andiamo dai tuoi!
E aggiunse un sorriso. Marco gli carezzò la mano prima di mettere in moto.
- Come sono andate le cose?
- A mezzogiorno è arrivata mia madre con una sua amica che ha delle boutiques qui e a Milano e abbiamo pranzato insieme, dato che c’era l’amica mia madre si è comportata come se tutto fosse filato sempre liscio, abbiamo parlato di moda e dei cannelloni ma solo di questo, la naturalezza di mia madre era addirittura incredibile, proprio come se niente fosse mai successo.
- E tu?
- Pure io, che dovevo fare? Dovevo recitare e basta.
- E perché ci devi tornare stasera?
- Perché mia madre viene a casa per la cena e forse riusciremo a parlare un po’ e forse viene anche mio padre, se non viene oggi potrebbe venire domani sera perché martedì ha un appuntamento fisso con i suoi amici e non ci rinuncia mai, tra stasera e domani dovrei riuscire a parlare anche con mio padre, credo che non concluderò molto ma dovrei riuscire a parlarci. La mia stanza l’hanno smantellata e adesso se dovessi restare a casa mia non saprei nemmeno dove andare a dormire, perché in quella che era la mia stanza adesso c’è l’amica di mamma, questo è il segno che mi hanno proprio cancellato dall’organico di casa, adesso a casa mia ci sono tante stanze senza letto: studio, salotto, biblioteca, anticamera dello studio, ma c’è una sola camera da letto, quella dei miei, a parte la stanza delle bambine, le mie sorelline, la mia stanza è diventata camera degli ospiti e in effetti io sono stato sempre un ospite… Comunque, il primo passo l’ho fatto, mia madre non mi ha aggredito, ma data la situazione non vuol dire molto, vedremo stasera e poi se c’è pure mio padre chissà come andrà a finire.
- Andy, ma ti dispiace se andiamo dai miei? Se vuoi li chiamo e dico che restiamo per conto nostro.
- Forse sarebbe meglio,… ma aspetta, no, va bene così, andiamo dai tuoi.
- Andy se non vuoi si fa subito a cambiare programma.
- No, no, andiamo dai tuoi, va bene così senz’altro.
Quando scesero dalla macchina Andy andò a suonare al citofono come se la cosa fosse ovvia. Rosa gli rispose in modo entusiastico.
- Andy, Bello, vieni a casa, come sono contenta che ci sei pure tu! Vieni, vieni!
- Saliamo, Rosa, saliamo subito.
Nell’androne delle scale Andy abbracciò Marco e lo strinse fortissimo, poi gli scarmigliò i capelli, a casa Rosa abbracciò Andy col massimo calore. Un po’ Andy se lo aspettava.
- Vieni Bello! E chi me lo doveva dire a me che ci dovevamo rivedere così presto… ci hai fatto il regalo più bello… che ti posso dare? Un po’ di frutta?
- No, grazie, Rosa, non mi serve niente.
- Aspetta va!
Rosa si precipitò in cucina e preparò una limonata fresca spremendo quattro limoni, due per Andy e due per Marco, poi tornò dai ragazzi con i bicchieri.
- Come è buona! Ma che cosa è?
- Solo una spremuta di limone con pochissimo zucchero e tanta acqua fresca, è una cosa come quelle che si facevano cento anni fa… Andy… resti a pranzo con noi?
- Io ho già pranzato ma resto con voi lo stesso, magari spizzico qualche cosetta di quelle sfiziose di Rocco.
- Allora sai che ti faccio? Ti faccio un sorbetto con lo sciroppo di ciliegie.
- Magari!
- Mo’ te lo faccio subito. Andy seguì Rosa in cucina e Marco si accodò, quando il sorbetto fu pronto Rosa ne mise un po’ in un bicchiere anche per Marco e diede il bicchiere più grosso a Andy.
- Perché a lui così grosso?
- Perché ha già mangiato, Marco, se lo vuoi dopo mangiato ne do uno grosso anche a te.
Tornarono tutti e tre in salotto, Andy e Marco si trovarono seduti uno a fianco all’altro sul divano.
- Come vai Andy?
- Bene, Marco, bene!
Marco notò che in presenza di Rosa Andy non lo chiamava Cucciolo.
- Andy, perché mi chiami Marco? In genere mi chiami Cucciolo e mi piace tanto. Ti vergogni di mamma?
- No… be’ un po’…
- Andy tu qui ti devi comportare come ti viene, che ti credi che mi dispiace se a Marco lo chiami Cucciolo, Rocco quando siamo soli a me mi chiama Rosellina, mo’ quando ci stavi tu non l’ha fatto ma io mica mi vergognerei se mi chiamasse così davanti a te, se ci si vuole bene che problema c’è?
- Ok! Però mannaggia, dire Cucciolo in questa situazione ancora non mi viene spontaneo.
- E va bene, verrà piano piano… e pure io ti chiamo Andy e allora ti dovrei chiamare Andrea ma mo’ mi so’ abituata e Andy è più bello.
- Mamma, io in privato lo chiamo Birillo!
Rosa accennò a un piccolo sorriso. Andy aprì le braccia come per dire che non ci poteva fare nulla, poi Rosa continuò.
- Io è meglio che continuo a chiamarti Andy!
Sorrisero tutti e tre. Quando Rosa tornò un attimo in cucina Andy riprese il discorso.
- Cucciolo, lo so che qua si sta bene, mi sento coccolato… però poi torno a pensare a stasera.
Rosa rientrò.
- Marco mi ha detto che stasera devi tornare a casa tua…
- Sì, dovrei stare fuori solo stasera e al massimo domani, devo parlare coi miei.
Rosa avviò un discorso più pericoloso.
- Andy, scusa se mi permetto, ma i tuoi lo sanno chi sei?
- Nel senso se sanno che sono gay?
- No, nel senso che ti conoscono veramente o no.
- Mah, credo che a loro in fondo di me non importi poi molto, hanno la loro vita e vanno avanti per la loro strada.
- Pensa, mamma, hanno già smantellato la sua stanza, hanno buttato via tutte le sue cose e ci hanno fatto la stanza degli ospiti.
- Ma veramente?
- Sì veramente… se dovessi tornare a casa mia non saprei dove andare a dormire.
- E tu non ci ritornare, stattene con noi!
- Non mi dispiacerebbe affatto ma coi miei ci sono tante cose da chiarire.
- Però, se ti vogliono bene, alla fine le difficoltà si superano tutte.
- Già, se mi vogliono bene… ma questo io non lo so… anzi…
- Sì, ma in fondo sono sempre tuo padre e tua madre…
- Rosa, scusami, ti dispiace se cambiamo discorso?
- No, scusami tu, Andy, certe volte mi faccio trasportare.
Andy sentì che Rocco stava rientrando a casa e si alzò per salutarlo, quando lo vide Rocco non trattenne dei veri segni di entusiasmo.
- Andy, Bello, che bella cosa che ci hai fatto! Come stai? Stai bene? Vieni, vieni… e com’è che stai qua?
- Niente, avevo il pomeriggio libero e sapevo che Marco stava qua.
- E allora dobbiamo festeggiare…
- Ma abbiamo festeggiato ieri!
- E allora? Festeggiamo pure oggi, mettiti a tavola che ti faccio sentire un po’ di olive mie, sono andato a prenderle in campagna, ma queste sono proprio quelle buone.
La conversazione procedeva tranquilla, Rocco non sapeva che Andy era stato a casa sua e continuava a parlare di campagna e di cucina, a tavola Andy spizzicò un po’ di tutto, quando si sedettero in salotto per il caffè Andy avviò un discorso che Marco non si aspettava.
- Rocco, ti posso fare una domanda?
- Tutto quello che vuoi!
- Però mi devi rispondere con la massima sincerità.
- Sì, va bene, dimmi!
- Ma voi di me che pensate?
Rocco rimase in silenzio per qualche attimo.
- Ma perché mi fai questa domanda?
- Non tergiversare, rispondi!
- Be’, noi abbiamo parlato tanto di te, prima di ieri sera sapevamo solo che Marco ti voleva bene, da ieri sera ti volgiamo bene anche noi, ieri notte io e Rosa abbiamo parlato tanto di te, proprio fino a notte alta, noi siamo contenti, è così, bisogna dare tempo al tempo ma adesso anche noi ti vogliamo bene, mo’ io mi impiccio un po’ e non so parlare di queste cose ma tu hai capito lo stesso, ma adesso mi devi dire tu perché mi hai fatto questa domanda.
- Io vi conosco solo da ieri… però… insomma non so se è vero al cento per cento, ma anch’io comincio a volervi bene e non solo perché siete i genitori di Marco ma perché siete brave persone, per me dire brave persone non è una cosa banale, non vi capisco sempre ma un po’ comincio a capire il vostro modo di essere e mi piace, forse non durerà ma adesso mi piace e poi sono convinto di avere molte cose da imparare da voi.
- Da noi?
- Sì, da voi, io credo che voi siate felici veramente e vorrei imparare il segreto…
- Andy l’unico segreto è volersi bene, tu la vedi questa Rosellina mia, sono ventisei anni che stiamo insieme e lei ne ha avuta di pazienza con me…
Andy notò il diminutivo applicato a Rosa e ne fu contento.
- Rocco, ma tu di me e Marco che cosa pensi?
- E che devo pensare? Se sta bene a voi… la vita è la vostra, io posso fare il papà e Rosa la mamma, se sta bene a voi noi che dobbiamo dire? Che vi volgiamo vedere felici… e basta! E che vuoi dire? Quando Mario, il fratello di Rosa, ha visto che noi ci volevamo bene che ha detto? Ha detto che ci voleva vedere felici… e basta!
- Ma non è la stessa cosa, noi siamo due ragazzi!
- E allora? Guarda Andy io ce ne ho messo di tempo per capire e non è stato facile, se questa è la felicità di Marco e pure la tua io non potrei mai pensare di rovinare la vostra felicità, non lo deve fare nessuno ma un papà non lo deve nemmeno pensare, io avrei qualche cosa da dire se vedessi Marco stranito, preoccupato… o se pensassi che tu sei un poco di buono… e ce ne stanno tanti… ma tu stai qui con noi… e che possiamo sperare di più?
- Rocco, ma tu tutte queste cose le pensi veramente?
- E che pensi che stiamo facendo la commedia davanti a te? E per quale motivo? Se non mi stessi bene te lo direi in faccia! Di questo devi stare sicuro.
- Ma non vi dà fastidio nemmeno un po’?
- Andy, figlio mio, ma come fai a pensare una cosa simile? Tu sei un ragazzo e noi siamo vecchi, ci deve dare fastidio che tu e Marco abbiate la vostra vita? Pure io e Rosa ci volevamo bene e Mario l’ha capito che era una cosa seria e ci ha sempre aiutati, sempre… vedi Andy quando noi possiamo vedere Marco e Andy contenti noi abbiamo raggiunto tutto quello che potevamo desiderare.
- Rocco, scusa se mi permetto, ma voi nella vostra famiglia ci calcolate anche me?
- Sì, se sta bene a te a noi sta benissimo, certo che ci calcoliamo anche te!
- Mi ci vorrà un po’ di tempo per ambientarmi ma credo che ci starò bene.
Rocco non rispose ma gli si leggeva in faccia un serio compiacimento.
- Andy lo vuoi un po’ di sorbetto al limone?
- Magari, Rosa, grazie.
Rosa tornò con due bei sorbetti al limone e con due porzioni minori per sé e per Rocco, poi fece lei una domanda a Andy.
- Ma tu, Andy, di noi che pensi?
- Prima mi sembravate due marziani, poi ieri all’inizio sarei scappato via di corsa, mi sembravate invadenti, un po’ prevaricatori, poi piano piano ho visto anche altre cose, già ieri sera avevo le idee più chiare, oggi sto qui di nuovo, credo che voglia dire qualche cosa, se non mi stesse bene non ci verrei.
- Nemmeno per fare un piacere a Marco?
- No, nemmeno, sarebbe un adattamento, o mi vuole bene come sono o la cosa non funzionerebbe proprio.
Marco intervenne.
- Senti, Birillo, mi sa che noi dovremmo tornare alla piccionaia, fare una doccia e cominciare a prepararci per andare di nuovo a casa tua.
Al Birillo Rocco non fece una grinza. Andy continuò come se fosse la cosa più ovvia del mondo
- Ok, Cucciolo, andiamo, forse è meglio… però io qui ci resterei eccome…
- Andy, Bello, grazie che ci sei venuto, ci hai fatto felici e più ti conosco più capisco perché Marco sta bene con te… adesso andatevene e per qualunque cosa noi stiamo qua.
Si salutarono con un abbraccio deciso, anche Rocco non si limitò alla stretta di mano, a Andy fece un certo effetto essere abbracciato da un uomo tanto più grande di lui, l’abbraccio di un papà era una sensazione che in vita sua non aveva mai provato.
sabato 6 ottobre 2007
RAPPORTI CON LE DONNE DI GAY E BISEX
Riporto qui un commento che ho ricevuto oggi da Anna.
“La mia storia è così complicata. Sono una donna sposata e per ben 4 anni ho avuto una storia d'amore romantica, piena di poesia e intensa fin dentro l'anima con un uomo sposato anche lui che improvvisamente si è confessato bisessuale sin da quando era ragazzino. Io non volevo sapere, era meglio. Avrei lasciato tutto per lui ma quando me lo ha detto non ce l'ho più fatta. Non credo che esista la bisessualità, lui era innamorato del mio cervello e della mia anima ma per il sesso preferiva gli uomini. Adesso ho come messo insieme le tessere di un complesso puzzles. Non si fa così, mi ha fatto troppo male.”
Carissima Anna,
ricevere un commento come il tuo mi obbliga a un intervento serio su una questione quanto mai importante. Io parlo spesso di moralità gay, ma in questo caso dovrei parlare esplicitamente di immoralità gay, perché quello che tu ha riferito è uno dai casi più classici di immoralità gay. Io non posso provare a giustificare i comportamenti di quell’uomo perché violano l’unico criterio di moralità che conosco, che consiste nel non fare soffrire nessuno, però, se me lo permetti, vorrei pure cercare di farti comprendere quanto, in questa storia, se tu sei certamente la prima vittima, il tuo ex compagno è anche lui, in un certo senso (blandamente per la verità) una vittima. Ma andiamo per gradi... quanto alla bisessualità sarei portato, istintivamente (io sono gay) a dirti che non esiste e quindi a darti ragione, ma su questo punto sia tu che io potremmo avere un pregiudizio di fondo. Ammesso che esista effettivamente una bisessualità sostanziale, credo che sia in effetti più difficile da vivere di una condizione strettamente omosessuale e ti potrei dire, che ho conosciuto alcune persone, in realtà veramente non più di un paio, che sembravano realmente bisessuali, quindi prima di dire che queste cose sono solo un modo di mascherare l’omosessualità ci andrei con i piedi di piombo, a parte il fatto che la bisessualità più avere molte motivazioni e molte gradazioni. Aggiungo una cosa. Non mi sembri una persona giovanissima e quindi generalmente inesperta, ma penso che, bisessuale o omosessuale che fosse il tuo ex compagno, in ogni caso non poteva essere facile per te rendertene conto. Certo una persona esperta, cioè una persona che ci è già passata, riconosce in partenza una situazione simile, ma per una donna, rendersi conto che una storia di amore romantico è di fatto il rapporto con un gay è difficilissimo. Nella mia vita (io non sono affatto giovane) ci sono state anche donne, in tutti i casi, escluso uno, io non avrei certamente parlato d’amore perché si trattava di donne che, in buona sostanza, costruivano su di me un loro romanzo, tenendosi sempre strette alle loro ipotesi di partenza (matrimonio, o avventura sessuale extraconiugale) senza chiedersi minimamente che cosa passasse nella mia testa. Con queste persone mi sono trovato in condizioni di disagio fortissimo e sono stato letteralmente costretto a dichiararmi gay perché altrimenti non mi avrebbero mollato. Io non ho amato queste persone che per me sono state solo una preoccupazione e che alla fine hanno fatto su di me una violenza costringendomi ad uscire allo scoperto. In sostanza con queste donne non ho mai provato nessun coinvolgimento affettivo serio e, ti potrà sembrare assurdo, ma una qualche minima forma di coinvolgimento sessuale invece l’ho provato, anche se era chiaramente una sostituzione fantastica dei miei veri oggetti d’amore. Per questo penso che con un fortissimo condizionamento, in altre epoche e forse anche oggi, un ragazzo gay possa arrivare a sposarsi senza nemmeno capire esattamente quello che sta facendo. Ma torniamo a me. In un caso, uno soltanto, ho avuto l’impressione che avrei anche potuto accettare di vivere con una donna, perché si era realmente cerato un rapporto d’amore senza sesso, ma un vero rapporto d’amore. A lei ho detto che ero gay e non per togliermela di mezzo, perché la sua presenza per me non è mai stata sgradevole, ma soltanto per chiarezza, perché non perdesse il suo tempo... e la risposta è stata che del fatto che io fossi gay a lei non importava niente e che se io avessi voluto lei avrebbe preferito in ogni caso rimanermi vicino. Io le ho detto che non me la sentivo e lei non mi ha più chiamato e dopo qualche mese si è sposata, ma dopo tra noi un rapporto di amicizia vera (non so se dire d’amore) e continuato per moltissimi anni e continua tuttora, con tempi lunghi e nel rispetto di altre esigenze, ma è comunque continuato. Con questa donna ho parlato spesso dei ragazzi che ho conosciuto e lei mi dato sempre consigli di alta moralità: amare veramente questi ragazzi e non imbrogliarli mai! Ora io non sono bisessuale, non lo sono mai stato, ma certe forme di coinvolgimento, vagamente sessuale su un fronte e seriamente affettivo sull’altro, le ho provate anch’io. Con questo voglio dire che il tuo ex compagno può essersi trovato veramente in situazioni piuttosto indefinite e potrebbe al limite aver mantenuto un rapporto con te pensando di poter ridurre in qualche modo le spinte gay che provava, anche se, per un uomo adulto una cosa simile è piuttosto improbabile. Se poi aveva piena coscienza di quello che stava facendo, allora non è giustificabile in nessun modo, perché in qual caso ti ha ingannata deliberatamente. Vorrei aggiungere un’altra cosa, spesso i gay entrano in rapporti con le donne nella piena inconsapevolezza delle aspettative che possono suscitare. Queste cose le ho viste spessissimo. Si comincia dalle quattro chiacchiere e dal cappuccino al bar e poi, piano piano le cose vanno avanti, come quando si sprofonda nelle sabbie mobili... quando ci si rende conto di quello che sta succedendo è difficile uscirne. Nota che per un gay, che non prova un reale coinvolgimento sessuale per una donna, capire che una donna possa innamorarsi di lui, sia a livello affettivo profondo che a livello sessuale, non è una cosa facile, perché nei rapporti in genere si tende a presupporre che dall’altra parte ci siano reazioni simili alle nostre, cosa, in questo caso, completamente sbagliata. Certo, per un uomo adulto un comportamento come quello di cui parli tu è imperdonabile, ma c’è un elemento che pur essendo apparentemente paradossale, mi spinge a pensare che il tuo ex compagno potesse essere in qualche modo inconsapevole della sostanza di quello che stava facendo, ed è il fatto che fosse un uomo sposato. O è un uomo abituato a giocare con le donne (anche se solo psicologicamente e senza sesso) oppure può essere realmente un uomo confuso. La tua situazione è sgradevole ma quella della moglie forse non lo è di meno. Non lo giustifico se ha agito nella piena consapevolezza di ingannarti (come ha ingannato la moglie, se l’ha ingannata) ma gli concederei un’attenuante nel dubbio che la sua consapevolezza fosse parziale, perchè certe volte capire di essere gay può essere difficilissimo e per questo si possono combinare autentici disastri. C’è un bel romanzo scritto qualche anno fa da un autore gay al tempo giovanissimo, David Leavitt, che si chiama “La lingua perduta delle gru”, è la storia di un ragazzo gay che si sente tenuto a distanza dalla madre ma molto meno dal padre. Il padre, un uomo ormai non più giovane viveva con la moglie una vita matrimoniale apparentemente irreprensibile ma ogni sabato sera se ne andava in un cinema a luci rosse a vedere film di sesso gay. Quando il padre sente che il figlio è gay... finalmente si rende conto di essere anche lui gay e di avere vissuto una doppia vita per tantissimi anni pur senza avere nessuna volontà di ingannare la moglie. Il rapporto padre-figlio si ricostituirà perché il padre arriverà a chiedere aiuto al figlio e il figlio amerà suo padre per questo, mentre la madre, che non ha accettato il figlio gay, si chiuderà ad una vita affettiva vera pensando di essere stata tradita in modo profondo sia dal marito che dal figlio, entrambi gay. Il romanzo, uno dei più bei romanzi gay che ho letto, descrive la complessità di queste tematiche e le difficoltà psicologiche enormi in cui un gay si può trovare nel rapporto con una donna. Ho cercato di spiegarti onestamente il mio punto di vista. Mi ritengo onorato dal fatto che hai voluto aggiungere su questo blog un commento serio come il tuo. Grazie!
martedì 2 ottobre 2007
AMORE GAY E DISPERAZIONE
Ieri sera ho trovato nella casella postale del sito MSN un messaggio molto importante, in allegato c’erano le chiavi di accesso ad un file depositato su MediaFire. L’ho scaricato. Conteneva un diario di 24 pagine. Il messaggio di accompagnamento spiegava che dal diario erano stati eliminati tutti gli elementi che potessero rendere identificabili i protagonisti, ma che l’autore avrebbe gradito che la vicenda fosse pubblicata al più presto su questi blog, nella speranza che il coprotagonista della storia (che sicuramente conosce questi blog) potesse leggerla. La richiesta, come capirete dal seguito, aveva il sapore della disperazione. In sostanza questo post è un messaggio ad personam, che mi auguro possa arrivare a destinazione. Io ho cercato di non stravolgerlo nel tentativo di ridurlo quantitativamente, in modo che possa rimanere riconoscibile al vero destinatario. Questo diario è uno dei più bei documenti di vita gay che mi sia mai capitato di leggere e ringrazio di cuore chi me lo ha invitato. Non ho aggiunto nulla, mi sono limitato a tagliare ciò che non appariva essenzialissimo.
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Domenica, il giorno prima.
- Domani comincia questo benedetto corso. Il concorso è andato bene e sono contento ma non mi va di partire, non mi va di stare tanto tempo tra gente che non conosco. Che cosa troverò? Io penso che dovrò stare totalmente solo, almeno qui qualcuno lo conosco ma lì si parte da zero. Mi sta cominciando a venire il panico. Mamma mi ha detto che sono ragazzi “come me”, ma non è vero, sotto certi profili almeno non è vero. Ma come posso spiegare a mamma una cosa del genere? Basta! Non ci voglio andare! Potrei trovare pure un altro lavoro qua... Lo so che ci devo andare per forza ma non mi piace... Uffa! Non ci voglio nemmeno pensare, mi voglio godere almeno questi ultimi momenti di libertà. Da domani sarà come vivere in galera, 24 ore su 24, una pazzesca recita continua.
Lunedì, primo giorno.
Che giornata! Mi sento proprio scombussolato: il viaggio, l’arrivo, l’alloggio, le regole, i compagni, gli orari da caserma... un orrore! Io amo la libertà, non posso sopravvivere qua dentro! Ma oggi mi sento strano, perché un po’ c’è lo schifo delle cose in sé e un po’ c’è un’altra cosa. Oggi ho incontrato lo sguardo di un ragazzo, che purtroppo non è del mio gruppo e che quindi non potrò mai vedere. Qui ci organizzano per gruppi di 20, io sto al primo e lui sta al quinto. Stavamo tutti nel grande cotile dopo le prime tre ore di lezione, perché c’era una pausa di mezz’ora... è un bel ragazzo, ma di bei ragazzi qui ce ne sono tanti e io non posso non osservarli. Ne avevo osservati tanti... belli sì, però non so perché non mi dicevano gran che, poi ho visto lui, non so nemmeno come si chiama, e mi sono fermato a guardarlo e se n’è accorto. Mi sono sentito come un ladro preso con le mani nel sacco, ho avuto proprio un brivido, ma quando lui mi ha guardato sembrava quasi compiaciuto, quando io ho distolto lo sguardo lui non l’ha fatto, io ho dovuto guardarlo negli occhi un’altra volta per cercare di mascherare l’imbarazzo, come se fosse una cosa ovvia, e lui mi ha sorriso. Per me è stato un brivido totale! Non ha girato lo sguardo, non ha fatto finta di non vedere e ha sorriso... Dio, come vorrei che fosse vero! Non so se lo amo, forse è stupido dirlo e forse è troppo presto... però quello sguardo me lo sento in fondo agli occhi e mi brucia ancora... ma perché non posso parlare con te? Ma perché devo solo perdere tempo? Non è giusto? Io voglio sapere! Per me è troppo importante.
Che giornata! Mi sento proprio scombussolato: il viaggio, l’arrivo, l’alloggio, le regole, i compagni, gli orari da caserma... un orrore! Io amo la libertà, non posso sopravvivere qua dentro! Ma oggi mi sento strano, perché un po’ c’è lo schifo delle cose in sé e un po’ c’è un’altra cosa. Oggi ho incontrato lo sguardo di un ragazzo, che purtroppo non è del mio gruppo e che quindi non potrò mai vedere. Qui ci organizzano per gruppi di 20, io sto al primo e lui sta al quinto. Stavamo tutti nel grande cotile dopo le prime tre ore di lezione, perché c’era una pausa di mezz’ora... è un bel ragazzo, ma di bei ragazzi qui ce ne sono tanti e io non posso non osservarli. Ne avevo osservati tanti... belli sì, però non so perché non mi dicevano gran che, poi ho visto lui, non so nemmeno come si chiama, e mi sono fermato a guardarlo e se n’è accorto. Mi sono sentito come un ladro preso con le mani nel sacco, ho avuto proprio un brivido, ma quando lui mi ha guardato sembrava quasi compiaciuto, quando io ho distolto lo sguardo lui non l’ha fatto, io ho dovuto guardarlo negli occhi un’altra volta per cercare di mascherare l’imbarazzo, come se fosse una cosa ovvia, e lui mi ha sorriso. Per me è stato un brivido totale! Non ha girato lo sguardo, non ha fatto finta di non vedere e ha sorriso... Dio, come vorrei che fosse vero! Non so se lo amo, forse è stupido dirlo e forse è troppo presto... però quello sguardo me lo sento in fondo agli occhi e mi brucia ancora... ma perché non posso parlare con te? Ma perché devo solo perdere tempo? Non è giusto? Io voglio sapere! Per me è troppo importante.
Martedì, secondo giorno.
Mi sento eccitatissimo, stanotte non potrò dormire... E’ vero! Accidenti! E’ vero! Non me lo sono inventato io! Si chiama Marco, oggi alla pausa abbiamo parlato per dieci minuti, ci siamo presentati, dopo un minimo di convenevoli, dato che si vedeva benissimo che non ce n’era bisogno, io gli ho chiesto a bruciapelo: “... e la vita affettiva come va?”. Lui mi ha risposto: “forse non ho mai trovato la persona giusta...” poi mi ha guardato negli occhi e mi ha detto: “... però credo proprio che le cose stiano per cambiare”, ha accennato un sorriso e mi ha chiesto: “... tu che ne pensi?”. Sempre guardandolo negli occhi io gli ho detto: “... lo credo anch’io” e lui ha detto: “be’ ... quello che pensi tu è fondamentale” poi è venuta gente e la conversazione è finita lì. Tutto questo è successo circa 12 ore fa e da quel momento io non riesco più a pensare ad altro... Conto i minuti fino alla prossima pausa di domani perché non lo posso rivedere prima perché ha altri orari e turni di mensa diversi dai miei, in pratica ci possiamo vedere solo 20 minuti al giorno e io vivo solo per quei 20 minuti. Questo posto l’ho odiato, ma adesso mi sembra il posto più bello del mondo, le attese sono terribili, me lo vedo davanti ogni secondo, mi sembra di sentirne la voce, di vedere la sue mani, che sono perfette, io le bacerei se potessi... Marco! Ricordati che esisto! Non mi lasciare solo!
Mi sento eccitatissimo, stanotte non potrò dormire... E’ vero! Accidenti! E’ vero! Non me lo sono inventato io! Si chiama Marco, oggi alla pausa abbiamo parlato per dieci minuti, ci siamo presentati, dopo un minimo di convenevoli, dato che si vedeva benissimo che non ce n’era bisogno, io gli ho chiesto a bruciapelo: “... e la vita affettiva come va?”. Lui mi ha risposto: “forse non ho mai trovato la persona giusta...” poi mi ha guardato negli occhi e mi ha detto: “... però credo proprio che le cose stiano per cambiare”, ha accennato un sorriso e mi ha chiesto: “... tu che ne pensi?”. Sempre guardandolo negli occhi io gli ho detto: “... lo credo anch’io” e lui ha detto: “be’ ... quello che pensi tu è fondamentale” poi è venuta gente e la conversazione è finita lì. Tutto questo è successo circa 12 ore fa e da quel momento io non riesco più a pensare ad altro... Conto i minuti fino alla prossima pausa di domani perché non lo posso rivedere prima perché ha altri orari e turni di mensa diversi dai miei, in pratica ci possiamo vedere solo 20 minuti al giorno e io vivo solo per quei 20 minuti. Questo posto l’ho odiato, ma adesso mi sembra il posto più bello del mondo, le attese sono terribili, me lo vedo davanti ogni secondo, mi sembra di sentirne la voce, di vedere la sue mani, che sono perfette, io le bacerei se potessi... Marco! Ricordati che esisto! Non mi lasciare solo!
Mercoledì, terzo giorno.
Oggi sono andato letteralmente in estasi, ma proprio la sensazione di coinvolgimento sessuale è stata fortissima, con momenti anche imbarazzanti. All’ora della pausa ce ne siamo andati in un posto un po’ appartato e Marco mi ha stretto le mani, tutte e due, e le ha strette fortissimo! Le sue erano calde, vive, le sue bellissime mani, poi mi ha mollato di botto e si è allontanato, sul momento ci sono rimesto malissimo, poi ho visto passare gente. In un posto come questo che due ragazzi si appartino anche solo per tenersi per mano non è immaginabile. Non mi sono nemmeno reso conto di quello che è successo dopo, siamo rientrati in aula e adesso devo aspettare fino a domani. Ma io il calore delle sue mani lo sento ancora, è come se ne portassi l’impronta fisica. Marco mi ha voluto regalare un istante di contatto fisico. La mia reazione anche fisica è stata immediata e pure la sua e forse il fatto che sia durato in tutto pochi secondi ha evitato situazioni molto imbarazzanti. Ma io adesso non posso non sognarmelo, non posso non sognare di abbracciarlo nudo contro nudo, di sentirne il respiro sulla pelle. Io lo voglio, non poso stare senza di lui! Mi manca fisicamente! Lo desidero proprio a livello sessuale. Stanotte dovrò accontentami di fantasticare perché non posso masturbarmi perché non sono solo in camera, ma credo che arriverò all’orgasmo anche senza toccarmi perché la cosa è travolgente... ma come posso pensare di stare lontano da lui? Io ho bisogno del suo contatto fisico come dell’aria per respirare...
Oggi sono andato letteralmente in estasi, ma proprio la sensazione di coinvolgimento sessuale è stata fortissima, con momenti anche imbarazzanti. All’ora della pausa ce ne siamo andati in un posto un po’ appartato e Marco mi ha stretto le mani, tutte e due, e le ha strette fortissimo! Le sue erano calde, vive, le sue bellissime mani, poi mi ha mollato di botto e si è allontanato, sul momento ci sono rimesto malissimo, poi ho visto passare gente. In un posto come questo che due ragazzi si appartino anche solo per tenersi per mano non è immaginabile. Non mi sono nemmeno reso conto di quello che è successo dopo, siamo rientrati in aula e adesso devo aspettare fino a domani. Ma io il calore delle sue mani lo sento ancora, è come se ne portassi l’impronta fisica. Marco mi ha voluto regalare un istante di contatto fisico. La mia reazione anche fisica è stata immediata e pure la sua e forse il fatto che sia durato in tutto pochi secondi ha evitato situazioni molto imbarazzanti. Ma io adesso non posso non sognarmelo, non posso non sognare di abbracciarlo nudo contro nudo, di sentirne il respiro sulla pelle. Io lo voglio, non poso stare senza di lui! Mi manca fisicamente! Lo desidero proprio a livello sessuale. Stanotte dovrò accontentami di fantasticare perché non posso masturbarmi perché non sono solo in camera, ma credo che arriverò all’orgasmo anche senza toccarmi perché la cosa è travolgente... ma come posso pensare di stare lontano da lui? Io ho bisogno del suo contatto fisico come dell’aria per respirare...
85° giorno.
Ormai ci manca poco... lo vedo solo 20 minuti al giorno perché anche il sabato pomeriggio e la domenica qui ognuno sta con quelli del suo gruppo... qui funziona così... 20 minuti al giorno per alimentare 24 ore di desiderio bruciante. La presenza di Marco ha assorbito tutte le mie energie sessuali. Vado tranquillamente a fare la doccia con gli altri, li vedo nudi nello spogliatoio e mi spoglio nudo anch’io e non me ne importa nulla! Ma proprio non mi fa alcun effetto! E dire che era una delle cose che temevo di più! Gli altri è proprio come se non ci fossero, ma se penso a Marco anche per un istante vado in erezione incontenibile e io a Marco ci penso 24 ore al giorno, cerco di adottare qualche precauzione per non finire in situazioni imbarazzanti... ma non sempre va bene... qualcuno se n’è accorto ma loro non sanno il perchè, per fortuna ragionano usando il loro metro.
Ormai ci manca poco... lo vedo solo 20 minuti al giorno perché anche il sabato pomeriggio e la domenica qui ognuno sta con quelli del suo gruppo... qui funziona così... 20 minuti al giorno per alimentare 24 ore di desiderio bruciante. La presenza di Marco ha assorbito tutte le mie energie sessuali. Vado tranquillamente a fare la doccia con gli altri, li vedo nudi nello spogliatoio e mi spoglio nudo anch’io e non me ne importa nulla! Ma proprio non mi fa alcun effetto! E dire che era una delle cose che temevo di più! Gli altri è proprio come se non ci fossero, ma se penso a Marco anche per un istante vado in erezione incontenibile e io a Marco ci penso 24 ore al giorno, cerco di adottare qualche precauzione per non finire in situazioni imbarazzanti... ma non sempre va bene... qualcuno se n’è accorto ma loro non sanno il perchè, per fortuna ragionano usando il loro metro.
86° giorno
Dovrebbe essere tutto un paradiso ma mi vengono le angosce, mi viene l’idea ossessiva che possa stancarsi di me, che possa tornare nel suo mondo una volta finta questa specie di carcere meraviglioso, mi viene l’angoscia di quello che gli devo dire, non so mai se quello che gli voglio dire è troppo o troppo poco, non lo voglio assillare ma gli vorrei strillare che senza di lui non ce la farei proprio a vivere, perché innamorarsi è bellissimo ma è pure un’angoscia, ho continuo bisogno di rassicurazioni ma non le posso avere... Marco! Pensami! Ti prego pensami! Come vorrei che ti masturbassi pensandomi! Un contatto fisico con te lo voglio disperatamente e al massimo mi stringi le mani per pochi secondi... Ma non è giusto... ma perché devo soffrire come un cane?
Dovrebbe essere tutto un paradiso ma mi vengono le angosce, mi viene l’idea ossessiva che possa stancarsi di me, che possa tornare nel suo mondo una volta finta questa specie di carcere meraviglioso, mi viene l’angoscia di quello che gli devo dire, non so mai se quello che gli voglio dire è troppo o troppo poco, non lo voglio assillare ma gli vorrei strillare che senza di lui non ce la farei proprio a vivere, perché innamorarsi è bellissimo ma è pure un’angoscia, ho continuo bisogno di rassicurazioni ma non le posso avere... Marco! Pensami! Ti prego pensami! Come vorrei che ti masturbassi pensandomi! Un contatto fisico con te lo voglio disperatamente e al massimo mi stringi le mani per pochi secondi... Ma non è giusto... ma perché devo soffrire come un cane?
89° giorno
E’ finita, domani ci diranno dove ci manderanno, non possiamo chiedere che ci mandino insieme, sarebbe troppo pericoloso, posso solo sperare che succeda, ma la probabilità è bassissima e non mi posso illudere. Oggi mi hai passato una mano tra i capelli! E’ stato un brivido bellissimo!
E’ finita, domani ci diranno dove ci manderanno, non possiamo chiedere che ci mandino insieme, sarebbe troppo pericoloso, posso solo sperare che succeda, ma la probabilità è bassissima e non mi posso illudere. Oggi mi hai passato una mano tra i capelli! E’ stato un brivido bellissimo!
90° giorno
E’ andato tutto storto, lui in Sardegna e io a Napoli... La vita è uno schifo! Mi prende uno sconforto totale... quando ci hanno congedato ce ne siamo andati a cena insieme, una cosa che me la ricorderò per tutta la vita. Dobbiamo stare separati almeno tre anni! Ma perché? Ma come si può vivere così? Macro! Io a vivere senza di te non ce la faccio!
E’ andato tutto storto, lui in Sardegna e io a Napoli... La vita è uno schifo! Mi prende uno sconforto totale... quando ci hanno congedato ce ne siamo andati a cena insieme, una cosa che me la ricorderò per tutta la vita. Dobbiamo stare separati almeno tre anni! Ma perché? Ma come si può vivere così? Macro! Io a vivere senza di te non ce la faccio!
100° giorno
Marco! Fatti vivo, ti supplico, lo so che dove stai tu è difficile ma basta poco, un sms, solo un sms! Io mi sento solo e disperato, non ce la faccio proprio più ad andare avanti, ti ho mandato diversi sms e tu non hai risposto... ma perché? Non è giusto! Non mi lasciare in questa disperazione!
Marco! Fatti vivo, ti supplico, lo so che dove stai tu è difficile ma basta poco, un sms, solo un sms! Io mi sento solo e disperato, non ce la faccio proprio più ad andare avanti, ti ho mandato diversi sms e tu non hai risposto... ma perché? Non è giusto! Non mi lasciare in questa disperazione!
domenica 30 settembre 2007
O CRISTIANO O GAY
Sono molto riluttante a scrivere questa storia perché tocca questioni delicatissime. I fatti sono raccontati in un diario non brevissimo di cui una persona che conosco mi ha fatto avere delle fotocopie, ho chiesto il numero di telefono dell’autore di quel diario e me lo hanno dato, l’ho chiamato, mi conosceva solo per interposta persona, perché aveva sentito parlare di me e per i miei blog, ma ha detto che potevo usare quel materiale ma mi ha chiesto di farlo con estrema prudenza, ed è quello che io farò. Il diario in alcuni punti presenta toni drammatici veri. Ho riscritto la storia, (in prima persona) riassumendola e, al solito, cercando di rispettarne lo spirito. Sottolineo che quanto troverete di seguito non rappresenta assolutamente il mio personale punto di vista.
La mia storia è una storia molto particolare, è la storia di un amore gay intensissimo e brevissimo ma sostanzialmente impossibile, impossibile perché negato, soffocato sul nascere. Il tutto si è svolto nell’arco di 25 giorni, li ho contati uno per uno. Io 23 anni e lui, Marco, 19, ci siamo conosciuti all’università, lui era iscritto al primo anno, io stavo per finire lettere. Era pomeriggio tardi, dopo le lezioni, mi ha chiesto delle cose sull’istituto di glottologia, io ho cercato di spiegargli tutto ed è cominciata così, poi abbiamo continuato a parlare e si stava bene, lui era esitante ma era felice di stare con me. Non lo conoscevo affatto, era un bel ragazzo, ma mi piaceva anche sotto altri punti di vista, era schietto, autentico, non recitava, quella sera non me ne sarei più andato. Di dirgli che ero gay non mi è passato nemmeno per l’anticamera del cervello, ci stavo bene e basta, non avevo nessun secondo fine, in effetti mi capita spesso di parlare con qualche ragazzo, ma così, solo perché si sta lì e si devono passare cinque minuti. Mi sentivo più grande di Marco, più maturo, in qualche modo protettivo. Il giorno successivo mi ha cercato nella mia aula e l’ho accompagnato a casa, un lunghissimo e gradevolissimo viaggio. Nei giorni seguenti ho notato che tra noi si stava creando un rapporto forte e non sapevo come comportarmi, con me Marco parlava di tutto ma mai di ragazze o di sesso. Se volevo essere onesto, a costo di perderlo, dovevo dirgli come stavano esattamente le cose. L’ho fatto. Marco era turbato in modo profondo perché voleva essermi amico, ma non in quel modo, questo me lo ha detto subito, ma non sapeva se ci sarebbe mai riuscito. All’inizio ho pensato semplicemente che sentirsi oggetto d’amore di un gay non fosse per lui una cosa accettabile, ma il problema non era quello. L’ho capito un minuto dopo perché me lo ha detto lui stesso in uno sforzo di sincerità che gli deve essere costato sangue, mi ha detto: “Io non posso condividere il tuo sentimento perché sono cristiano”, ma da questa frase io ancora non riuscivo a capire bene quello che mi stava dicendo, gli ho detto semplicemente: “non ho capito...” E lui mi ha risposto vincendo un imbarazzo fortissimo e senza guardami in faccia: “Io sono gay ma sono cristiano e voglio vivere castamente... e stando vicino a te sarebbe molto più difficile”. Io sono rimasto sconvolto da questa dichiarazione esplicita, ma lui è fatto così, non è proprio capace di imbrogliare nessuno, mai! Poi mi ha detto: “è una battaglia con me stesso ma io la devo vincere, a te può sembrare assurdo ma per me è essenziale”. Non sapevo come comportarmi, se fare tutti i miei soliti discorsi sulla religione o evitare. Non ho detto nulla, l’ha presa come una forma di rispetto e non è scappato via, quando ci vedevamo era contento ma sempre con senso di colpa di fondo. Io lo facevo parlare, speravo tantissimo che capisse le cose anche il mio punto di vista, poi abbiamo parlato anche di religione. Per lui era una cosa essenziale, per fare le cose onestamente ci metteva l’anima. Non era bigotto, non era uno invasato, no! L’aveva presa sul serio al 100%. Io non frequento le chiese da quando mi sono reso cono di essere gay, in pratica da quando ero ancora ragazzino, ma qualche pagina di vangelo la leggo volentieri, le chiusure che ha il papa sui gay mi sembrano assolutamente immorali ma non penso affatto che la religione sia una cosa stupida. Marco si è reso conto che io avevo un certo rispetto per queste cose e ne è stato contento, tuttavia con me non ha mai parlato del problema di religione e gay. Il ventiquattresimo giorno, un sabato, mi ha chiesto una cosa stranissima, mi ha chiesto di accompagnarlo in chiesa l’indomani... io gli ho detto che ci sarei venuto certamente. La domenica era una domenica particolare e c’era un vescovo che doveva cresimare una ventina di ragazzi. Io e Marco siamo entrati. Io mi sarei fermato in fondo, ma Marco ha voluto che andassi più avanti con lui e ci siamo messi in un banco circa alla metà della chiesa. E’ entrato il vescovo per la messa, uno magro, alto, anziano. I ragazzi cantavano, la chiesa era pina di gente, c’era una bella atmosfera. Poi il vescono ha fatto il suo discorso e ha detto delle cose molto belle, che mi hanno commosso, sul fatto che siamo tutti fratelli e che amare il nostro prossimo è difficile. In pratica non c’è stata una sola parola della predica del vescovo che io non avrei detto identica. Mi sembravano cose bellissime, condivisibili al 100%, poi ci siamo scambiati la pace, ma la cosa non aveva il sapore rituale che ha di solito, era una cosa seria. Si è alzato ed è andato a confessarsi al ritorno si è inginocchiato proprio vicino a me, poi è andato a fare la comunione, era felice come non l’avevo visto mai. Quando siamo usciti dalla chiesa abbiamo parlato per un quarto d’ora e mi ha detto che avrebbe voluto farsi prete ma che adesso in seminario avrebbe avuto dei problemi, che prima di decidersi doveva avere la certezza che avrebbe potuto portare la cosa avanti fino in fondo senza esitazioni, mi ha spiegato che prima avrebbe dovuto risolvere il problema della omosessualità e che se gli volevo bene veramente lo dovevo aiutare non cercandolo più. Quello che io ho provato in quei momenti credo che nessuno se lo possa immaginare, ero sconvolto, non sapevo che dire, lui mi chiedeva di dirgli addio per sempre e io ho rispettato la sua decisione, gli ho detto che gli avrei voluto bene sempre e comunque, mi ha risposto che questo lo sapeva e che anche lui non mi avrebbe dimenticato ma che la sua strada era un’altra. Ormai è passata una settimana e non l’ho più sentito. Adesso mi sento uno schifo dentro, mi sento solo, mi sento disperatamente solo e penso che sono stato vile, che non ho fatto quello che avrei dovuto, penso che ho rispettato solo le sue parole e non la sua anima, che l’ho fatto andare per quella che lui mi ha detto essere la sua strada ma che forse non è veramente la sua strada, perché lui quella scelta l’ha fatta in modo drammatico, perché era spaccato in due dentro, perché per salvarsi l’anima doveva distruggere se stesso. Quello che mi fa stare male è che se dovesse pentirsi della scelta che ha fatto non avrebbe nessuno disposto ad ascoltarlo. Io l’ho assurdamente assecondato nello scegliere la strada che lo ha portato definitivamente via da me, ma se volesse tornare indietro nessuno lo aiuterebbe e io penso che prima o poi possa andare in crisi. Il senso della disperazione mi viene non solo per me ma soprattutto per lui e mi sento in colpa e penso che il mio comportamento sia stato ipocrita perché rispettare una persona significa dirle sempre tutto quello che si pensa e io con lui non l’ho fatto.
La mia storia è una storia molto particolare, è la storia di un amore gay intensissimo e brevissimo ma sostanzialmente impossibile, impossibile perché negato, soffocato sul nascere. Il tutto si è svolto nell’arco di 25 giorni, li ho contati uno per uno. Io 23 anni e lui, Marco, 19, ci siamo conosciuti all’università, lui era iscritto al primo anno, io stavo per finire lettere. Era pomeriggio tardi, dopo le lezioni, mi ha chiesto delle cose sull’istituto di glottologia, io ho cercato di spiegargli tutto ed è cominciata così, poi abbiamo continuato a parlare e si stava bene, lui era esitante ma era felice di stare con me. Non lo conoscevo affatto, era un bel ragazzo, ma mi piaceva anche sotto altri punti di vista, era schietto, autentico, non recitava, quella sera non me ne sarei più andato. Di dirgli che ero gay non mi è passato nemmeno per l’anticamera del cervello, ci stavo bene e basta, non avevo nessun secondo fine, in effetti mi capita spesso di parlare con qualche ragazzo, ma così, solo perché si sta lì e si devono passare cinque minuti. Mi sentivo più grande di Marco, più maturo, in qualche modo protettivo. Il giorno successivo mi ha cercato nella mia aula e l’ho accompagnato a casa, un lunghissimo e gradevolissimo viaggio. Nei giorni seguenti ho notato che tra noi si stava creando un rapporto forte e non sapevo come comportarmi, con me Marco parlava di tutto ma mai di ragazze o di sesso. Se volevo essere onesto, a costo di perderlo, dovevo dirgli come stavano esattamente le cose. L’ho fatto. Marco era turbato in modo profondo perché voleva essermi amico, ma non in quel modo, questo me lo ha detto subito, ma non sapeva se ci sarebbe mai riuscito. All’inizio ho pensato semplicemente che sentirsi oggetto d’amore di un gay non fosse per lui una cosa accettabile, ma il problema non era quello. L’ho capito un minuto dopo perché me lo ha detto lui stesso in uno sforzo di sincerità che gli deve essere costato sangue, mi ha detto: “Io non posso condividere il tuo sentimento perché sono cristiano”, ma da questa frase io ancora non riuscivo a capire bene quello che mi stava dicendo, gli ho detto semplicemente: “non ho capito...” E lui mi ha risposto vincendo un imbarazzo fortissimo e senza guardami in faccia: “Io sono gay ma sono cristiano e voglio vivere castamente... e stando vicino a te sarebbe molto più difficile”. Io sono rimasto sconvolto da questa dichiarazione esplicita, ma lui è fatto così, non è proprio capace di imbrogliare nessuno, mai! Poi mi ha detto: “è una battaglia con me stesso ma io la devo vincere, a te può sembrare assurdo ma per me è essenziale”. Non sapevo come comportarmi, se fare tutti i miei soliti discorsi sulla religione o evitare. Non ho detto nulla, l’ha presa come una forma di rispetto e non è scappato via, quando ci vedevamo era contento ma sempre con senso di colpa di fondo. Io lo facevo parlare, speravo tantissimo che capisse le cose anche il mio punto di vista, poi abbiamo parlato anche di religione. Per lui era una cosa essenziale, per fare le cose onestamente ci metteva l’anima. Non era bigotto, non era uno invasato, no! L’aveva presa sul serio al 100%. Io non frequento le chiese da quando mi sono reso cono di essere gay, in pratica da quando ero ancora ragazzino, ma qualche pagina di vangelo la leggo volentieri, le chiusure che ha il papa sui gay mi sembrano assolutamente immorali ma non penso affatto che la religione sia una cosa stupida. Marco si è reso conto che io avevo un certo rispetto per queste cose e ne è stato contento, tuttavia con me non ha mai parlato del problema di religione e gay. Il ventiquattresimo giorno, un sabato, mi ha chiesto una cosa stranissima, mi ha chiesto di accompagnarlo in chiesa l’indomani... io gli ho detto che ci sarei venuto certamente. La domenica era una domenica particolare e c’era un vescovo che doveva cresimare una ventina di ragazzi. Io e Marco siamo entrati. Io mi sarei fermato in fondo, ma Marco ha voluto che andassi più avanti con lui e ci siamo messi in un banco circa alla metà della chiesa. E’ entrato il vescovo per la messa, uno magro, alto, anziano. I ragazzi cantavano, la chiesa era pina di gente, c’era una bella atmosfera. Poi il vescono ha fatto il suo discorso e ha detto delle cose molto belle, che mi hanno commosso, sul fatto che siamo tutti fratelli e che amare il nostro prossimo è difficile. In pratica non c’è stata una sola parola della predica del vescovo che io non avrei detto identica. Mi sembravano cose bellissime, condivisibili al 100%, poi ci siamo scambiati la pace, ma la cosa non aveva il sapore rituale che ha di solito, era una cosa seria. Si è alzato ed è andato a confessarsi al ritorno si è inginocchiato proprio vicino a me, poi è andato a fare la comunione, era felice come non l’avevo visto mai. Quando siamo usciti dalla chiesa abbiamo parlato per un quarto d’ora e mi ha detto che avrebbe voluto farsi prete ma che adesso in seminario avrebbe avuto dei problemi, che prima di decidersi doveva avere la certezza che avrebbe potuto portare la cosa avanti fino in fondo senza esitazioni, mi ha spiegato che prima avrebbe dovuto risolvere il problema della omosessualità e che se gli volevo bene veramente lo dovevo aiutare non cercandolo più. Quello che io ho provato in quei momenti credo che nessuno se lo possa immaginare, ero sconvolto, non sapevo che dire, lui mi chiedeva di dirgli addio per sempre e io ho rispettato la sua decisione, gli ho detto che gli avrei voluto bene sempre e comunque, mi ha risposto che questo lo sapeva e che anche lui non mi avrebbe dimenticato ma che la sua strada era un’altra. Ormai è passata una settimana e non l’ho più sentito. Adesso mi sento uno schifo dentro, mi sento solo, mi sento disperatamente solo e penso che sono stato vile, che non ho fatto quello che avrei dovuto, penso che ho rispettato solo le sue parole e non la sua anima, che l’ho fatto andare per quella che lui mi ha detto essere la sua strada ma che forse non è veramente la sua strada, perché lui quella scelta l’ha fatta in modo drammatico, perché era spaccato in due dentro, perché per salvarsi l’anima doveva distruggere se stesso. Quello che mi fa stare male è che se dovesse pentirsi della scelta che ha fatto non avrebbe nessuno disposto ad ascoltarlo. Io l’ho assurdamente assecondato nello scegliere la strada che lo ha portato definitivamente via da me, ma se volesse tornare indietro nessuno lo aiuterebbe e io penso che prima o poi possa andare in crisi. Il senso della disperazione mi viene non solo per me ma soprattutto per lui e mi sento in colpa e penso che il mio comportamento sia stato ipocrita perché rispettare una persona significa dirle sempre tutto quello che si pensa e io con lui non l’ho fatto.
CIAO DISTILLATO 8
Dopo una giornata stressante lontana da questo blog, eccomi finalmente al mio posto. E questa volta, dopo ben quattro commenti (su Progetto Gay), Distillato si merita una risposta un po’ più articolata.
Circa il commento a “scoraggiamento gay” ho parecchie cose da dire. Non so se hai mai visto un vecchio film con Rex Harrison e Richard Burton. E’ un film del 1969, ma già prima si era visto in teatro con attori del calibro di Renzo Ricci e Paolo Stoppa e con un regista come Sandro Bolchi. La vicenda sembra ricalcare il tipico modello di commedia gay: un parrucchiere e un ex attor giovane troppo stagionato entrambi oltre i 55 (ovviamente gay e un po’ da operetta buffa) convivono in situazioni paradossali, con vecchie madri che li considerano eterni bambini, vicini pettegoli, ecc. ecc. I due litigano ogni giorno e il litigio finisce sempre nello stesso modo, uno dei due sbatte la porta e se ne va ma poi, dopo dieci minuti torna indietro. Il film ha una portata sentimentale notevole e talvolta ha toni sostanzialmente drammatici. I protagonisti sono due falliti, non solo perché sono gay ma perché nella loro vita non hanno concluso nulla... ma non mi sentirei proprio di dire che non si amano. Si amano da disperati, ma sono l’uno per l’altro l’unica ancora di salvezza. Quello che dici: quando qualcosa ti fa soffrire è bene chiudere e cambiare, è vero solo dal punto di vista di un ragazzo gay ma per un uomo di mezza età, o addirittura per un vecchio, per queste persone le alternative non esistono e amore e disperazione si fondono inevitabilmente, perché, con tutto il seguito di sofferenza che pure è inevitabile in un certo tipo di rapporto, esiste pure una dimensione che è comunque d’amore. I protagonisti di “scoraggiamento gay” non sono ragazzi e la dimensione del fallimento l’avvertono concretamente, per loro, ormai, la vita vera può essere solo quella. Il commento a “coppia gay” mi piace moltissimo anche perché, pure se con qualche differenza, mi sono trovato a vivere situazioni sostanzialmente simili a quelle, e dalla parte di quello che fa il duro, e la cosa è andata a finire più o meno come nella storia. Se avessi trovato persone che non mi volevano bene veramente, non mi avrebbero tollerato, ma per fortuna ho trovato persone che mi volevano bene veramente proprio come nella storia. Siccome questa storia ha per me una valenza autobiografica il fatto che ti abbia fatto effetto, per me, è particolarmente importante. Il commento a “sentirsi imbranati” intanto mi consola perchè forse non sono l’unico a sentirmi imbranato, almeno in certi momenti, e poi la chiusa: contraddizioni o forse no... mi incuriosisce, in effetti non credo che siano contraddizioni ma penso si tratti del riaffiorare di paure ancestrali, essenzialmente la paura dell’abbandono, e dell’idea, sostanzialmente stupida, ma dura a morire, che i rapporti affettivi siano una specie di partita a scacchi in cui non si devono sbagliare le mosse.
Quanto al commento a “eros gay e meccanica quantistica” concordo pienamente sul fatto che la storia potrebbe benissimo essere riscritta in chiave etero, a conferma del fatto, se mi ce ne fosse bisogno, che moltissime tematiche relative alla vita effettiva sono esattamente le stesse per i gay e per gli etero, cosa che d’altra parte mi pare ovvia, ma quando dico che quella è “vita gay” intendo dire che (almeno con gli occhi di una persona della mia età) data l’assoluta improbabilità di realizzare una convivenza gay, come è stata quella iniziale dei protagonisti, quando una eventualità del genere si realizza, l’idea di avere vinto il primo premio della lotteria viene eccome, ma poi ci si rende conto che l’altro è realmente altro, sesso o non sesso, e l’unica scelta possibile è tra tenerselo com’è o buttare via tutto. Alla fine si può anche amare una persona che ti fa soffrire perché in qualche modo ha bisogno di te. Il suo mondo non lo puoi distruggere. Mi torna sempre in mente la frase bellissima di Baldwin: “qui non c’è niente da decidere, qui c’è tutto da accettare!” Mi è capitato giorni fa un episodio significativo a questo proposito, te lo racconto. Un ragazzo che conosco, trentunenne, gay non dichiarato, ma in sostanza convivente con un altro ragazzo un po’ più giovane in un modo molto gratificante (li ho visti insieme tempo fa ed erano l’incarnazione della felicità) ha fatto e vinto due diversi concorsi per il dottorato di ricerca in due università agli estremi opposti dell’Italia, ci siamo trovati a parlarne e mi ha chiesto che cosa ne pensavo, in pratica se, secondo me, sarebbe stato meglio andare a nord o a sud. Io gli ho risposto una cosa che lo ha fatto arrabbiare, gli ho detto che, secondo me, stava per fare la più grande stupidaggine della sua vita, è rimasto piccato, voleva che gli dicessi che era stato bravo, ma in sostanza gli ho detto che stava vendendo l’anima al diavolo e che del suo compagno evidentemente non gliene fregava niente. Io l’altro ragazzo lo conosco bene e come era andato in crisi l’avevo visto, ma quello che aveva vinto il concorso non se ne era accorto e andavano a letto insieme tutti i giorni! Perché non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere. I gay giovani molto spesso sono portati a pensare che vendersi l’anima sia una cosa “intelligente” o che una cattedra all’università sia meglio di una vita affettiva felice e quando è così e inutile tentare di farli ragionare perché non escono dai loro schemi. Nella storia di “eros gay e meccanica quantistica” si risente inevitabilmente anche l’eco dalla vicenda che ho appena raccontato e che, lo devo confessare, non mi è piaciuta per niente, perché poi il ragazzo che ha vinto il concorso la scelta l’ha fatta ed è andato a Milano e il suo compagno e rimasto solo! Quello che è andato a Milano vedeva solo la scelta tra Milano e l’altra università, ma pensare che c’era un’altra scelta da fare a monte, cioè se partire o restare con il suo compagno, non gli è passato nemmeno per l’anticamera del cervello... ma quindici giorni prima il milanese parlava d’amore così bene che sembrava che fosse innamorato per davvero! Per oggi la chiudo qui... ma sto preparando un’altra storia e questa volta proprio su una questione delicatissima, ne ho scritto una bozza, ma non so fino a che punto mi posso spingere senza passare i limiti (non si tratta di sesso).
Circa il commento a “scoraggiamento gay” ho parecchie cose da dire. Non so se hai mai visto un vecchio film con Rex Harrison e Richard Burton. E’ un film del 1969, ma già prima si era visto in teatro con attori del calibro di Renzo Ricci e Paolo Stoppa e con un regista come Sandro Bolchi. La vicenda sembra ricalcare il tipico modello di commedia gay: un parrucchiere e un ex attor giovane troppo stagionato entrambi oltre i 55 (ovviamente gay e un po’ da operetta buffa) convivono in situazioni paradossali, con vecchie madri che li considerano eterni bambini, vicini pettegoli, ecc. ecc. I due litigano ogni giorno e il litigio finisce sempre nello stesso modo, uno dei due sbatte la porta e se ne va ma poi, dopo dieci minuti torna indietro. Il film ha una portata sentimentale notevole e talvolta ha toni sostanzialmente drammatici. I protagonisti sono due falliti, non solo perché sono gay ma perché nella loro vita non hanno concluso nulla... ma non mi sentirei proprio di dire che non si amano. Si amano da disperati, ma sono l’uno per l’altro l’unica ancora di salvezza. Quello che dici: quando qualcosa ti fa soffrire è bene chiudere e cambiare, è vero solo dal punto di vista di un ragazzo gay ma per un uomo di mezza età, o addirittura per un vecchio, per queste persone le alternative non esistono e amore e disperazione si fondono inevitabilmente, perché, con tutto il seguito di sofferenza che pure è inevitabile in un certo tipo di rapporto, esiste pure una dimensione che è comunque d’amore. I protagonisti di “scoraggiamento gay” non sono ragazzi e la dimensione del fallimento l’avvertono concretamente, per loro, ormai, la vita vera può essere solo quella. Il commento a “coppia gay” mi piace moltissimo anche perché, pure se con qualche differenza, mi sono trovato a vivere situazioni sostanzialmente simili a quelle, e dalla parte di quello che fa il duro, e la cosa è andata a finire più o meno come nella storia. Se avessi trovato persone che non mi volevano bene veramente, non mi avrebbero tollerato, ma per fortuna ho trovato persone che mi volevano bene veramente proprio come nella storia. Siccome questa storia ha per me una valenza autobiografica il fatto che ti abbia fatto effetto, per me, è particolarmente importante. Il commento a “sentirsi imbranati” intanto mi consola perchè forse non sono l’unico a sentirmi imbranato, almeno in certi momenti, e poi la chiusa: contraddizioni o forse no... mi incuriosisce, in effetti non credo che siano contraddizioni ma penso si tratti del riaffiorare di paure ancestrali, essenzialmente la paura dell’abbandono, e dell’idea, sostanzialmente stupida, ma dura a morire, che i rapporti affettivi siano una specie di partita a scacchi in cui non si devono sbagliare le mosse.
Quanto al commento a “eros gay e meccanica quantistica” concordo pienamente sul fatto che la storia potrebbe benissimo essere riscritta in chiave etero, a conferma del fatto, se mi ce ne fosse bisogno, che moltissime tematiche relative alla vita effettiva sono esattamente le stesse per i gay e per gli etero, cosa che d’altra parte mi pare ovvia, ma quando dico che quella è “vita gay” intendo dire che (almeno con gli occhi di una persona della mia età) data l’assoluta improbabilità di realizzare una convivenza gay, come è stata quella iniziale dei protagonisti, quando una eventualità del genere si realizza, l’idea di avere vinto il primo premio della lotteria viene eccome, ma poi ci si rende conto che l’altro è realmente altro, sesso o non sesso, e l’unica scelta possibile è tra tenerselo com’è o buttare via tutto. Alla fine si può anche amare una persona che ti fa soffrire perché in qualche modo ha bisogno di te. Il suo mondo non lo puoi distruggere. Mi torna sempre in mente la frase bellissima di Baldwin: “qui non c’è niente da decidere, qui c’è tutto da accettare!” Mi è capitato giorni fa un episodio significativo a questo proposito, te lo racconto. Un ragazzo che conosco, trentunenne, gay non dichiarato, ma in sostanza convivente con un altro ragazzo un po’ più giovane in un modo molto gratificante (li ho visti insieme tempo fa ed erano l’incarnazione della felicità) ha fatto e vinto due diversi concorsi per il dottorato di ricerca in due università agli estremi opposti dell’Italia, ci siamo trovati a parlarne e mi ha chiesto che cosa ne pensavo, in pratica se, secondo me, sarebbe stato meglio andare a nord o a sud. Io gli ho risposto una cosa che lo ha fatto arrabbiare, gli ho detto che, secondo me, stava per fare la più grande stupidaggine della sua vita, è rimasto piccato, voleva che gli dicessi che era stato bravo, ma in sostanza gli ho detto che stava vendendo l’anima al diavolo e che del suo compagno evidentemente non gliene fregava niente. Io l’altro ragazzo lo conosco bene e come era andato in crisi l’avevo visto, ma quello che aveva vinto il concorso non se ne era accorto e andavano a letto insieme tutti i giorni! Perché non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere. I gay giovani molto spesso sono portati a pensare che vendersi l’anima sia una cosa “intelligente” o che una cattedra all’università sia meglio di una vita affettiva felice e quando è così e inutile tentare di farli ragionare perché non escono dai loro schemi. Nella storia di “eros gay e meccanica quantistica” si risente inevitabilmente anche l’eco dalla vicenda che ho appena raccontato e che, lo devo confessare, non mi è piaciuta per niente, perché poi il ragazzo che ha vinto il concorso la scelta l’ha fatta ed è andato a Milano e il suo compagno e rimasto solo! Quello che è andato a Milano vedeva solo la scelta tra Milano e l’altra università, ma pensare che c’era un’altra scelta da fare a monte, cioè se partire o restare con il suo compagno, non gli è passato nemmeno per l’anticamera del cervello... ma quindici giorni prima il milanese parlava d’amore così bene che sembrava che fosse innamorato per davvero! Per oggi la chiudo qui... ma sto preparando un’altra storia e questa volta proprio su una questione delicatissima, ne ho scritto una bozza, ma non so fino a che punto mi posso spingere senza passare i limiti (non si tratta di sesso).
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EROS GAY E MECCANICA QUANTISTICA
Quella che segue è la trascrizione sostanzialmente fedele di quanto mi ha detto il protagonista. Per ragioni di opportunità ho cambiato alcuni elementi, come la “materia” e la città, ma la storia si potrebbe ambientare benissimo in qualsiasi città e in relazione a qualunque professione.
Ho 45 anni, un’età critica per tutti, per un gay non ne parliamo... Insomma tutto ruota in torno al mio rapporto con il mio compagno. Lui si chiama Fabio C., ha 41 anni ed è un genio, il mio problema in fondo è proprio quello, oggi, alla sua età, è professore ordinario di Meccanica quantistica all’università di B.
Mi potreste chiedere che cosa c’è che non va... e avete ragione. Io con lui ho un rapporto stranissimo, per un verso gli voglio bene, perché è un brav’uomo che cerca di coprire con la meccanica quantistica una marea di altre cose, ma per l’altro mi sento quasi soffocato da lui, ma non dal fatto che è uno che conta, non è questo, mi sento soffocato da lui sotto il profilo affettivo perchè ha un bisogno disperato di me, anche se non lo ammetterebbe mai, o forse sì. Quando ci siamo conosciuti, lui aveva 22 anni, era il 1988, io ne avevo 26 ed ero un ragazzo gay frustrato a livello totale, non solo dal fatto di essere gay, ma dal fatto di essermi laureato a 26 anni in Giurisprudenza e in modo non eccelso e da tante altre cose... Lui si era appena laureato in Fisica, ovviamente con la lode. Non sapevo che fosse gay, l’avevo visto per caso all’università e ne ero rimasto fulminato, non sapevo nemmeno che fosse un genio, pensavo che fosse solo un bel ragazzo, solare, sorridente. Qualche volta avevamo scambiato un’occhiata fuggevole, ma solo questo, in fondo sono cose che capitano. Un pomeriggio sono andato al cinema. Era appena uscito “Gli occhiali d’oro” un bellissimo film tragico a tematica gay su un romanzo di Bassani, io allora queste cose non me le perdevo, sono entrato nel cinema prima dell’inizio della prima proiezione, c’era pochissima gente, niente famiglie, tutti ragazzi soli, dato il tipo di film il pubblico era ovviamente un pubblico molto selezionato, probabilmente gay al 100% e il fatto di stare lì a luci accese ad attendere l’inizio del film era anche un po’ imbarazzante. A un certo punto entra lui, mi riconosce, mi saluta e mi chiede se si più mettere vicino a me. Prima della proiezione abbiamo scambiato solo due chiacchiere generiche e mi ha detto che si chiamava Fabio, ma il fatto che stava lì al 99% significava che era un ragazzo gay. ovviamente tra noi non c’è stato il minimo contatto, all’intervallo hanno riacceso le luci e l’ho visto da vicino, mi sentivo sconvolto, mi ha detto che aveva letto il libro, in pratica un coming out esplicito. Quando il film è finito siamo usciti e abbiamo fatto quattro chiacchiere e poi mi ha guardato dritto meglio occhi e mi ha detto: “Perché sei venuto a vedere questo film?” e io gli risposto: “E tu perché ci sei venuto?”. Lui ha detto: “Mi sa che ci siamo venuti per la stesa ragione...” ovviamente siamo rimasti a parlare tutta la sera, ci siamo scambiati i numeri di telefono e in pratica era evidente che la cosa non sarebbe finita lì. L’indomani è venuto sotto casa mia e mi ha suonato al citofono, siamo andati in giro per la città con la mia macchina, lui ancora non ne aveva una sua... in breve mi ha detto che si era innamorato di me e che mi aveva notato già prima e poi mi ha detto che per lui la prova del nove di un rapporto affettivo è vedere e c’è corrispondenza a livello sessuale e mi ha detto che se non ero interessato glielo dovevo dire subito, altrimenti avrebbe rispettato i miei tempi, a meno che non fossero troppo lunghi. Io allora vivevo da solo in un appartamentino dei miei... insomma è successo tutto così in fretta che non ho fatto nemmeno in tempo a rendermi conto di quello che stava succedendo... che vi devo dire... la sera stessa siamo stati a letto insieme e io sono passato dall’essere il ragazzo più frustrato del mondo all’essere il più esaltato. Io e Fabio a livello sessuale eravamo esattamente sulla stessa lunghezza d’onda, all’inizio pensavo che ci sarebbe stato un po’ di imbarazzo ma non c’è stato nessun imbarazzo. Fabio mi corrispondeva a livello sessuale come fosse stato il ragazzo dei miei sogni, come se capisse esattamente momento per momento quello che provavo io e poi mi sorrideva, ogni tanto si metteva a giocare, a ridere, camminava nudo per casa, era di una disinvoltura che io non avrei mai sognato. Dal giorno appresso abbiamo praticamente vissuto insieme per quasi due mesi in intimità totale, quasi in simbiosi fisica. Io vivevo uno stato di vera esaltazione, stavo con un ragazzo più giovane di me di quattro anni, bello, lo vedevo felice quando stava con me, praticamente tra noi c’era sempre una forma ci contatto fisico, quando mi passava vicino mi passava una mano tra i capelli o mi dava un bacetto leggero leggero. Se andavamo al cinema, a luci spente, stavamo sempre mano nella mano e poi la notte, quando vedevo che, dopo, si addormentava nella mie braccia la cosa mi faceva una tenerezza tale che io la preferivo a qualunque cosa, si abbandonava proprio, si fidava al 100%. Tutto questo è stata l’estate dell’88 il mio vero paradiso... poi è cominciato il purgatorio e non perché avesse trovato un altro ragazzo o perché tra noi fosse diminuita l’attrattiva sessuale reciproca, perché, anzi, sotto quel profilo ancora adesso ci sto benissimo... ma a settembre cominciò un corso di specializzazione in Meccanica quantistica... una cosa seria, serissima. Usciva la mattina alle sette e tornava a casa il pomeriggio o addirittura la sera. Mi parlava del laboratorio dei professoroni che aveva conosciuto, il lo lasciavo parlare perché ne aveva bisogno, avrei voluto parlare con lui anche d’altro, anche di noi, ma non succedeva, si parlava solo di Meccanica quantistica e, piano piano, pure io ho cominciato a capire di che si tratta e allora gli proponevo qualche idea assurda e lui la prendeva sul serio... è successo più volte. In pratica non si parlava d’altro. I nostri contatti sessuali si sono ridotti a livello settimanale ma il sabato sera Fabio era sempre quello di una volta... diciamo così, questo è stato il purgatorio ed è durato tre anni, poi è venuto l’inferno. Ha vinto un concorso importante e ha avuto una borsa di ricerca in Svizzera... io che gli potevo dire? Gli ho detto: Vai! Non ci pensare due volte! Ne va del tuo futuro! e lui è partito... ma io gli ho detto “vai!” perché non potevo che dire così... insomma mi è costato veramente moltissimo. Stava fuori due, tre o anche quattro settimane di fila, quando tornava c’erano ancora le nottate di sesso bellissimo e io non facevo che andare su e giù di umore. Una notte di sesso bellissimo e poi un mese di depressione galoppante e poi di nuovo una notte di sesso bellissimo e così via. Ho fatto questa vita per otto anni! Poi ha avuto i primi incarichi di insegnamento e l’ho sempre incoraggiato, a malincuore ma l’ho sempre incoraggiato, e se ne andava sempre in posti lontanissimi, quando tornava il contatto sessuale era fortissimo ma in pratica non ci stava quasi mai. Una sera ho provato a dirgli che mi sentivo a disagio ma l’ha presa malissimo, non me lo ha detto, ma gliel’ho letto in faccia e ho addolcito il discorso dicendo che lo amavo alla follia e non potevo sopportare che stesse lontano e lui mi ha detto che lui senza di me sarebbe morto dentro e che io lo avevo sostenuto in tutti quegli anni e che se aveva fatto qualcosa di buono lo aveva fatto per merito mio, poi i nervi gli sono crollati e l’ho visto a pezzi, evidentemente avevo rotto l’incanto del suo mondo interiore. Quella sera non abbiamo fatto l’amore... lo abbiamo rifatto dopo un mese, quando è venuto di nuovo in città, ma ho avuto la sensazione che sia lui che io lo facessimo ormai solo per celebrare vecchie memorie, ormai non era più la stessa cosa, il tempo della felicità era finito. I mesi seguenti l’ho visto letteralmente crollare, diceva che lavorava tantissimo, ma il motivo era un altro, secondo me si sentiva un fallito e un disperato. Poi ha vinto proprio la cattedra ma lontanissimo da qui... era talmente a pezzi, cioè proprio demoralizzato dal fatto di doversene andare lontanissimo che io gli ho fatto una proposta, gli ho detto che sarei andato con lui, se voleva, e l’ho visto di nuovo contento e non lo vedevo così da anni. In realtà non è stato facile perché ho dovuto trovare un lavoro dove stava lui, ma alla fine l’ho trovato e adesso viviamo insieme ma a casa nostra non siamo in due, siamo in tre: Io, Fabio e la Meccanica quantistica e quale sia il terzo incomodo non è molto chiaro. Anche questo è vita gay.
Ho 45 anni, un’età critica per tutti, per un gay non ne parliamo... Insomma tutto ruota in torno al mio rapporto con il mio compagno. Lui si chiama Fabio C., ha 41 anni ed è un genio, il mio problema in fondo è proprio quello, oggi, alla sua età, è professore ordinario di Meccanica quantistica all’università di B.
Mi potreste chiedere che cosa c’è che non va... e avete ragione. Io con lui ho un rapporto stranissimo, per un verso gli voglio bene, perché è un brav’uomo che cerca di coprire con la meccanica quantistica una marea di altre cose, ma per l’altro mi sento quasi soffocato da lui, ma non dal fatto che è uno che conta, non è questo, mi sento soffocato da lui sotto il profilo affettivo perchè ha un bisogno disperato di me, anche se non lo ammetterebbe mai, o forse sì. Quando ci siamo conosciuti, lui aveva 22 anni, era il 1988, io ne avevo 26 ed ero un ragazzo gay frustrato a livello totale, non solo dal fatto di essere gay, ma dal fatto di essermi laureato a 26 anni in Giurisprudenza e in modo non eccelso e da tante altre cose... Lui si era appena laureato in Fisica, ovviamente con la lode. Non sapevo che fosse gay, l’avevo visto per caso all’università e ne ero rimasto fulminato, non sapevo nemmeno che fosse un genio, pensavo che fosse solo un bel ragazzo, solare, sorridente. Qualche volta avevamo scambiato un’occhiata fuggevole, ma solo questo, in fondo sono cose che capitano. Un pomeriggio sono andato al cinema. Era appena uscito “Gli occhiali d’oro” un bellissimo film tragico a tematica gay su un romanzo di Bassani, io allora queste cose non me le perdevo, sono entrato nel cinema prima dell’inizio della prima proiezione, c’era pochissima gente, niente famiglie, tutti ragazzi soli, dato il tipo di film il pubblico era ovviamente un pubblico molto selezionato, probabilmente gay al 100% e il fatto di stare lì a luci accese ad attendere l’inizio del film era anche un po’ imbarazzante. A un certo punto entra lui, mi riconosce, mi saluta e mi chiede se si più mettere vicino a me. Prima della proiezione abbiamo scambiato solo due chiacchiere generiche e mi ha detto che si chiamava Fabio, ma il fatto che stava lì al 99% significava che era un ragazzo gay. ovviamente tra noi non c’è stato il minimo contatto, all’intervallo hanno riacceso le luci e l’ho visto da vicino, mi sentivo sconvolto, mi ha detto che aveva letto il libro, in pratica un coming out esplicito. Quando il film è finito siamo usciti e abbiamo fatto quattro chiacchiere e poi mi ha guardato dritto meglio occhi e mi ha detto: “Perché sei venuto a vedere questo film?” e io gli risposto: “E tu perché ci sei venuto?”. Lui ha detto: “Mi sa che ci siamo venuti per la stesa ragione...” ovviamente siamo rimasti a parlare tutta la sera, ci siamo scambiati i numeri di telefono e in pratica era evidente che la cosa non sarebbe finita lì. L’indomani è venuto sotto casa mia e mi ha suonato al citofono, siamo andati in giro per la città con la mia macchina, lui ancora non ne aveva una sua... in breve mi ha detto che si era innamorato di me e che mi aveva notato già prima e poi mi ha detto che per lui la prova del nove di un rapporto affettivo è vedere e c’è corrispondenza a livello sessuale e mi ha detto che se non ero interessato glielo dovevo dire subito, altrimenti avrebbe rispettato i miei tempi, a meno che non fossero troppo lunghi. Io allora vivevo da solo in un appartamentino dei miei... insomma è successo tutto così in fretta che non ho fatto nemmeno in tempo a rendermi conto di quello che stava succedendo... che vi devo dire... la sera stessa siamo stati a letto insieme e io sono passato dall’essere il ragazzo più frustrato del mondo all’essere il più esaltato. Io e Fabio a livello sessuale eravamo esattamente sulla stessa lunghezza d’onda, all’inizio pensavo che ci sarebbe stato un po’ di imbarazzo ma non c’è stato nessun imbarazzo. Fabio mi corrispondeva a livello sessuale come fosse stato il ragazzo dei miei sogni, come se capisse esattamente momento per momento quello che provavo io e poi mi sorrideva, ogni tanto si metteva a giocare, a ridere, camminava nudo per casa, era di una disinvoltura che io non avrei mai sognato. Dal giorno appresso abbiamo praticamente vissuto insieme per quasi due mesi in intimità totale, quasi in simbiosi fisica. Io vivevo uno stato di vera esaltazione, stavo con un ragazzo più giovane di me di quattro anni, bello, lo vedevo felice quando stava con me, praticamente tra noi c’era sempre una forma ci contatto fisico, quando mi passava vicino mi passava una mano tra i capelli o mi dava un bacetto leggero leggero. Se andavamo al cinema, a luci spente, stavamo sempre mano nella mano e poi la notte, quando vedevo che, dopo, si addormentava nella mie braccia la cosa mi faceva una tenerezza tale che io la preferivo a qualunque cosa, si abbandonava proprio, si fidava al 100%. Tutto questo è stata l’estate dell’88 il mio vero paradiso... poi è cominciato il purgatorio e non perché avesse trovato un altro ragazzo o perché tra noi fosse diminuita l’attrattiva sessuale reciproca, perché, anzi, sotto quel profilo ancora adesso ci sto benissimo... ma a settembre cominciò un corso di specializzazione in Meccanica quantistica... una cosa seria, serissima. Usciva la mattina alle sette e tornava a casa il pomeriggio o addirittura la sera. Mi parlava del laboratorio dei professoroni che aveva conosciuto, il lo lasciavo parlare perché ne aveva bisogno, avrei voluto parlare con lui anche d’altro, anche di noi, ma non succedeva, si parlava solo di Meccanica quantistica e, piano piano, pure io ho cominciato a capire di che si tratta e allora gli proponevo qualche idea assurda e lui la prendeva sul serio... è successo più volte. In pratica non si parlava d’altro. I nostri contatti sessuali si sono ridotti a livello settimanale ma il sabato sera Fabio era sempre quello di una volta... diciamo così, questo è stato il purgatorio ed è durato tre anni, poi è venuto l’inferno. Ha vinto un concorso importante e ha avuto una borsa di ricerca in Svizzera... io che gli potevo dire? Gli ho detto: Vai! Non ci pensare due volte! Ne va del tuo futuro! e lui è partito... ma io gli ho detto “vai!” perché non potevo che dire così... insomma mi è costato veramente moltissimo. Stava fuori due, tre o anche quattro settimane di fila, quando tornava c’erano ancora le nottate di sesso bellissimo e io non facevo che andare su e giù di umore. Una notte di sesso bellissimo e poi un mese di depressione galoppante e poi di nuovo una notte di sesso bellissimo e così via. Ho fatto questa vita per otto anni! Poi ha avuto i primi incarichi di insegnamento e l’ho sempre incoraggiato, a malincuore ma l’ho sempre incoraggiato, e se ne andava sempre in posti lontanissimi, quando tornava il contatto sessuale era fortissimo ma in pratica non ci stava quasi mai. Una sera ho provato a dirgli che mi sentivo a disagio ma l’ha presa malissimo, non me lo ha detto, ma gliel’ho letto in faccia e ho addolcito il discorso dicendo che lo amavo alla follia e non potevo sopportare che stesse lontano e lui mi ha detto che lui senza di me sarebbe morto dentro e che io lo avevo sostenuto in tutti quegli anni e che se aveva fatto qualcosa di buono lo aveva fatto per merito mio, poi i nervi gli sono crollati e l’ho visto a pezzi, evidentemente avevo rotto l’incanto del suo mondo interiore. Quella sera non abbiamo fatto l’amore... lo abbiamo rifatto dopo un mese, quando è venuto di nuovo in città, ma ho avuto la sensazione che sia lui che io lo facessimo ormai solo per celebrare vecchie memorie, ormai non era più la stessa cosa, il tempo della felicità era finito. I mesi seguenti l’ho visto letteralmente crollare, diceva che lavorava tantissimo, ma il motivo era un altro, secondo me si sentiva un fallito e un disperato. Poi ha vinto proprio la cattedra ma lontanissimo da qui... era talmente a pezzi, cioè proprio demoralizzato dal fatto di doversene andare lontanissimo che io gli ho fatto una proposta, gli ho detto che sarei andato con lui, se voleva, e l’ho visto di nuovo contento e non lo vedevo così da anni. In realtà non è stato facile perché ho dovuto trovare un lavoro dove stava lui, ma alla fine l’ho trovato e adesso viviamo insieme ma a casa nostra non siamo in due, siamo in tre: Io, Fabio e la Meccanica quantistica e quale sia il terzo incomodo non è molto chiaro. Anche questo è vita gay.
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COPPIA GAY
- Non me la sento, è troppo difficile, e poi chi l’ha detto che bisogna vincere la partita, chi l’ha detto che si può vincere la partita, non me la sento, sono stanco, di tutte queste cose non me ne importa più niente. Non ho più voglia di combattere...
- Sì, ma combattere per queste cose significa combattere per la propria vita, è un impegno morale!
- Macché impegno morale, è solo una guerra persa in partenza, noi stiamo andando contro il mondo e uno stress continuo, devi stare attento a tutto e poi anche con te... io ti voglio bene... però è una fatica tremenda pure vivere con te, tu hai tante idee per la testa e noi certe volte non ci capiamo veramente... due ragazzi forse si possono capire meglio ma io sono troppo grande per vivere con te... io sono stanco, non ce la faccio più... io voglio stare solo, solo come stavo prima, solo senza grandi idee per la testa, solo perchè illudersi che ci sono prospettive, per me dico, per te è veramente diverso, ma illudersi che ci sono prospettive per me è fuori della realtà... io ti vorrò sempre bene, ma di andare avanti così non me la sento più, questo è tutto, ho bisogno di stare solo, adesso mi sento travolto dalla tua giovinezza, ho la sensazione che ti poso frenare, che ti posso condizionare, tu hai bisogno di vivere la tua vita...
- Tu dici che io ho bisogno di vivere la mia vita per trovare una giustificazione, ma il discorso non regge... mamma mia se tu capissi come mi sento adesso... io lo sapevo che prima o poi saremmo arrivati a questo punto... io lo sapevo. Ti giuro, non sono pentito di nulla e lo rifarei, rifarei tutto quando perché è stato bellissimo... ma perché dobbiamo dire. “è stato”? Perché dobbiamo seppellire tutto quello che abbiamo vissuto insieme? Ma che cosa è successo? Non riesco a capirlo, proprio non riesco a capirlo... forse l’errore è stato solo il fatto di andare a vivere insieme, non lo so, ma ho l’impressione che la rovina sia cominciata tutta di là, te lo dico perché lo penso e mi sento un cretino, totalmente un cretino perché l’ho voluto io... prima ci si sentiva ma ci si vedeva poco ed era tutto bellissimo, non dirmi di no, era così pure per te... poi abbiamo provato a fare una famiglia... ti ricordi tutto quello che dicevamo sulla famiglia... quante cose abbiamo detto! Una famiglia gay! Bello, una bella idea, ma un’idea distruttiva, e non mi dire di no! Tu non sei mai stato innamorato di me, tu eri innamorato dell’idea, del fatto che ti sembrava di avere fatto una cosa grande, una cosa controcorrente, perché a te queste gratificazioni piacciono e per vivere una “vita gay” ci vuole un compagno e io ero il meno peggio... non mi guardare strano, lo sai benissimo che è così! E poi il sogno l’abbiamo realizzato: vivere insieme, tu e io, nella stessa casa, tutta la giornata, tutti i giorni... e tu ti sei sentito stretto, ti sei sentito asfissiato... perché allora hai visto veramente chi ero... tanto a me, com’ero, non m’ha mai voluto bene nessuno, ognuno voleva qualche cosa da me, c’era gente che voleva solo sesso, no, tu no, tu eri più moderato... ma perché... ma non era perché mi volevi bene... tu volevi solo il secondo attore per fare la tua commedia... guarda, io non te ne faccio una colpa, lo so che succede, forse prima o poi succederà pure a me... ma tu volevi solo che io ti facessi da spalla...
- No, non è così, io ti ho volto bene veramente...
- Ma che importanza può avere, ormai pure tu parli di me solo al passato, tu mi vuoi seppellire, perché adesso ti do fastidio, perché adesso non ti dico le cose che vuoi tu, perché ti stai accorgendo che sono un’altra persona... e, guarda, non è nemmeno il fatto che sono tanto più giovane di te, non è quello il fatto... è che tu non voi che io sia me stesso, tu mi vuoi dipendente... e va bene, e va bene... io non lo dovrei accettare, ma io lo accetto lo stesso, io posso pure rinunciare ad avere una vita come la vorrei, ci posso pure rinunciare per restare vicino a te, ma te che te ne importa? Tu c’hai tuo paradiso ideologico a te basta trovare una motivazione, tu sei egoista, questo è il fatto, tu non vuoi rischiare niente, ti fai i tuoi calcoli... ma è amore questo? Ma che c’entra tutto questo con l’amore? Tu reciti, reciti la parte del gay serio, di quello che fa le cose come si deve, hai bisogno di soddisfazioni di questo genere, a te delle persone non te ne frega niente, di me non te ne frega niente, a te ti bastano le idee... ma come fai a campare così? ... ma non ti rendi conto di quello che perdi? Ma non ti rendi conto che sei arido dentro? Ma è possibile che devo essere io a dirti queste cose? Ma vattene, va’... tanto provare a farti a aprire gli occhi è una partita persa... è quella la partita persa... e io sono ancora innamorato di te e mi sento la disperazione dentro... e tu non fai niente... io adesso sto a pezzi e tu nemmeno te ne accorgi, io adesso ho un bisogno dannato di essere abbracciato, perché mi viene da piangere, ma tu resti lì e mi guardi con lo sguardo duro... Ma tanto alla fine io non ti dimenticherò lo stesso, perché sono stupido fino a questo punto, perché ti voglio bene anche se tu non mi consideri nemmeno... ma sta fermo! No! Non voglio che mi stringi la mano solo perché te l’ho chiesto io! ... aspetta! aspetta, per carità! Non mi abbracciare con un abbraccio falso! Non mi imbrogliare in cose di questo genere! ... ma che fai! Stupido! Adesso ti metti a piangere pure tu... ecco, lo vedi che cosa vuol dire? E tu non avevi capito niente! Dai, sorridimi... non ti posso vedere in questo modo! Tienimi stretto, così, fortissimo! Devo sentire che ci sei... io ho maledettamente bisogno di queste cose ma tu hai sempre avuto paura... ma come hai fatto? Dai, su... lo so che ci stai male pure tu, dai adesso è passata! Stai buono, stai tranquillo, adesso è passata, non è successo niente... non fare così... non è successo niente...
- Sì, ma combattere per queste cose significa combattere per la propria vita, è un impegno morale!
- Macché impegno morale, è solo una guerra persa in partenza, noi stiamo andando contro il mondo e uno stress continuo, devi stare attento a tutto e poi anche con te... io ti voglio bene... però è una fatica tremenda pure vivere con te, tu hai tante idee per la testa e noi certe volte non ci capiamo veramente... due ragazzi forse si possono capire meglio ma io sono troppo grande per vivere con te... io sono stanco, non ce la faccio più... io voglio stare solo, solo come stavo prima, solo senza grandi idee per la testa, solo perchè illudersi che ci sono prospettive, per me dico, per te è veramente diverso, ma illudersi che ci sono prospettive per me è fuori della realtà... io ti vorrò sempre bene, ma di andare avanti così non me la sento più, questo è tutto, ho bisogno di stare solo, adesso mi sento travolto dalla tua giovinezza, ho la sensazione che ti poso frenare, che ti posso condizionare, tu hai bisogno di vivere la tua vita...
- Tu dici che io ho bisogno di vivere la mia vita per trovare una giustificazione, ma il discorso non regge... mamma mia se tu capissi come mi sento adesso... io lo sapevo che prima o poi saremmo arrivati a questo punto... io lo sapevo. Ti giuro, non sono pentito di nulla e lo rifarei, rifarei tutto quando perché è stato bellissimo... ma perché dobbiamo dire. “è stato”? Perché dobbiamo seppellire tutto quello che abbiamo vissuto insieme? Ma che cosa è successo? Non riesco a capirlo, proprio non riesco a capirlo... forse l’errore è stato solo il fatto di andare a vivere insieme, non lo so, ma ho l’impressione che la rovina sia cominciata tutta di là, te lo dico perché lo penso e mi sento un cretino, totalmente un cretino perché l’ho voluto io... prima ci si sentiva ma ci si vedeva poco ed era tutto bellissimo, non dirmi di no, era così pure per te... poi abbiamo provato a fare una famiglia... ti ricordi tutto quello che dicevamo sulla famiglia... quante cose abbiamo detto! Una famiglia gay! Bello, una bella idea, ma un’idea distruttiva, e non mi dire di no! Tu non sei mai stato innamorato di me, tu eri innamorato dell’idea, del fatto che ti sembrava di avere fatto una cosa grande, una cosa controcorrente, perché a te queste gratificazioni piacciono e per vivere una “vita gay” ci vuole un compagno e io ero il meno peggio... non mi guardare strano, lo sai benissimo che è così! E poi il sogno l’abbiamo realizzato: vivere insieme, tu e io, nella stessa casa, tutta la giornata, tutti i giorni... e tu ti sei sentito stretto, ti sei sentito asfissiato... perché allora hai visto veramente chi ero... tanto a me, com’ero, non m’ha mai voluto bene nessuno, ognuno voleva qualche cosa da me, c’era gente che voleva solo sesso, no, tu no, tu eri più moderato... ma perché... ma non era perché mi volevi bene... tu volevi solo il secondo attore per fare la tua commedia... guarda, io non te ne faccio una colpa, lo so che succede, forse prima o poi succederà pure a me... ma tu volevi solo che io ti facessi da spalla...
- No, non è così, io ti ho volto bene veramente...
- Ma che importanza può avere, ormai pure tu parli di me solo al passato, tu mi vuoi seppellire, perché adesso ti do fastidio, perché adesso non ti dico le cose che vuoi tu, perché ti stai accorgendo che sono un’altra persona... e, guarda, non è nemmeno il fatto che sono tanto più giovane di te, non è quello il fatto... è che tu non voi che io sia me stesso, tu mi vuoi dipendente... e va bene, e va bene... io non lo dovrei accettare, ma io lo accetto lo stesso, io posso pure rinunciare ad avere una vita come la vorrei, ci posso pure rinunciare per restare vicino a te, ma te che te ne importa? Tu c’hai tuo paradiso ideologico a te basta trovare una motivazione, tu sei egoista, questo è il fatto, tu non vuoi rischiare niente, ti fai i tuoi calcoli... ma è amore questo? Ma che c’entra tutto questo con l’amore? Tu reciti, reciti la parte del gay serio, di quello che fa le cose come si deve, hai bisogno di soddisfazioni di questo genere, a te delle persone non te ne frega niente, di me non te ne frega niente, a te ti bastano le idee... ma come fai a campare così? ... ma non ti rendi conto di quello che perdi? Ma non ti rendi conto che sei arido dentro? Ma è possibile che devo essere io a dirti queste cose? Ma vattene, va’... tanto provare a farti a aprire gli occhi è una partita persa... è quella la partita persa... e io sono ancora innamorato di te e mi sento la disperazione dentro... e tu non fai niente... io adesso sto a pezzi e tu nemmeno te ne accorgi, io adesso ho un bisogno dannato di essere abbracciato, perché mi viene da piangere, ma tu resti lì e mi guardi con lo sguardo duro... Ma tanto alla fine io non ti dimenticherò lo stesso, perché sono stupido fino a questo punto, perché ti voglio bene anche se tu non mi consideri nemmeno... ma sta fermo! No! Non voglio che mi stringi la mano solo perché te l’ho chiesto io! ... aspetta! aspetta, per carità! Non mi abbracciare con un abbraccio falso! Non mi imbrogliare in cose di questo genere! ... ma che fai! Stupido! Adesso ti metti a piangere pure tu... ecco, lo vedi che cosa vuol dire? E tu non avevi capito niente! Dai, sorridimi... non ti posso vedere in questo modo! Tienimi stretto, così, fortissimo! Devo sentire che ci sei... io ho maledettamente bisogno di queste cose ma tu hai sempre avuto paura... ma come hai fatto? Dai, su... lo so che ci stai male pure tu, dai adesso è passata! Stai buono, stai tranquillo, adesso è passata, non è successo niente... non fare così... non è successo niente...
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venerdì 28 settembre 2007
CIAO DISTILLATO 7
Ciao Distillato,
ho letto e riletto il tuo ultimo commento. Sono profondamente felice che ci si trovi sulla stessa lunghezza d’onda e sono felice di averti conosciuto e di questo splendido dialogo che si è creato. Le cose che mi dici mi convincono ancora di più, se mai ce ne fosse bisogno, che i valori tipici del mondo gay, cioè dei gay come persone: il rispetto dell’altro, l’amore incondizionato, la dedizione senza riserve, possono rendere la vita una realtà bellissima. Se il mio sogno era cercare di dare un’immagine vera di ciò che sono i gay, io credo che insieme ci stiamo riuscendo, e l’immagine che ne viene fuori non è solo vera ma di altissimo profilo. E sapere che le mie esperienze sono affini a quelle tue e del tuo compagno mi conferma nell’idea di non essere affatto l’unico a vivere così e il senso di consolazione che ne deriva è grandissimo perché vedo che le cose che danno a me un’emozione possono avere lo stesso effetto anche su di te e che le soluzioni che abbiamo cercato ai problemi della vita affettiva pure senza conoscerci sono in fondo sostanzialmente le stesse. Il mondo vero dei gay che non danno spettacolo è un mondo bellissimo e serissimo dove si può realizzare una felicità profonda. Tu sai bene che queste non sono parole! Volersi bene è l’unica cosa che può dare un senso alla vita e nel mondo gay il valore sommo è proprio il volersi bene. C’è gente che quando parla di gay pensa subito al sesso... ma come fanno a non capire? Io il sesso l’ho sognato e non l’ho mai avuto, ma d’amore ne ho avuto tantissimo, da ragazzi che non hanno avuto paura di me. Quando mi sono reso conto di quello che stava succedendo, cioè che si stava creando qualcosa di serio, pensavo che oltre il fatto di essere gay la differenza di età potesse creare problemi, pensavo che dei ragazzi giovani potessero avere paura di me, che mi potessero vedere come uno che poteva approfittare di loro, un po’ come l’orco delle favole, ma non avevano paura, non ne avevano affatto! Una volta ero rimasto d’accordo con un ragazzo che “forse” ci saremmo visti l’indomani, io non avevo sottolineato la cosa deliberatamente. Avevo un desiderio fortissimo di andarci ma ho fatto violenza a me stesso e non ci sono andato. Lui invece all’appuntamento c’è andato e ha aspettato tantissimo tempo inutilmente, io non ci sono andato per lasciarlo libero, non avrei mai fatto una cosa simile se avessi pensato che potesse starci male. L’indomani è venuto da me e mi ha detto. “Ma ieri perché non sei venuto? ... ci sono stato malissimo, è stata proprio una pugnalata”... io ho provato a spiegargli che avevo desiderato tantissimo di andarci ma che non c’ero andato per permettergli di prendere più facilmente la sua strada, ma nel dire questo lui ha notato che io ero veramente turbato e mi ha perdonato, poi ha stretto le mani a pungo e mi ha dato due lenti pugni sul petto e mi ha detto con gli occhi rossi: “Ma perché sei così stupido!” e io mi sono sentito un verme perché non ero stato capace di capire che quello era amore vero, ma certe esperienze fanno bene all’anima. Sono uscito da visioni molto schematiche e sostanzialmente stupide della vita effettiva proprio perché ho conosciuto questi ragazzi che mi hanno insegnato ad amare e hanno preteso che io lo imparassi passando sopra alla mai stupidità che pure li aveva fatti soffrire. Io oggi mi sento profondamente felice, non avverto il minimo senso di frustrazione e vorrei che gli altri potessero vivere cose meravigliose come quelle che vivo io. Mi sento amato in senso profondo e sono felice di essere gay e per costruire questa felicità anche tu hai fatto la tua parte! Un abbraccio.
ho letto e riletto il tuo ultimo commento. Sono profondamente felice che ci si trovi sulla stessa lunghezza d’onda e sono felice di averti conosciuto e di questo splendido dialogo che si è creato. Le cose che mi dici mi convincono ancora di più, se mai ce ne fosse bisogno, che i valori tipici del mondo gay, cioè dei gay come persone: il rispetto dell’altro, l’amore incondizionato, la dedizione senza riserve, possono rendere la vita una realtà bellissima. Se il mio sogno era cercare di dare un’immagine vera di ciò che sono i gay, io credo che insieme ci stiamo riuscendo, e l’immagine che ne viene fuori non è solo vera ma di altissimo profilo. E sapere che le mie esperienze sono affini a quelle tue e del tuo compagno mi conferma nell’idea di non essere affatto l’unico a vivere così e il senso di consolazione che ne deriva è grandissimo perché vedo che le cose che danno a me un’emozione possono avere lo stesso effetto anche su di te e che le soluzioni che abbiamo cercato ai problemi della vita affettiva pure senza conoscerci sono in fondo sostanzialmente le stesse. Il mondo vero dei gay che non danno spettacolo è un mondo bellissimo e serissimo dove si può realizzare una felicità profonda. Tu sai bene che queste non sono parole! Volersi bene è l’unica cosa che può dare un senso alla vita e nel mondo gay il valore sommo è proprio il volersi bene. C’è gente che quando parla di gay pensa subito al sesso... ma come fanno a non capire? Io il sesso l’ho sognato e non l’ho mai avuto, ma d’amore ne ho avuto tantissimo, da ragazzi che non hanno avuto paura di me. Quando mi sono reso conto di quello che stava succedendo, cioè che si stava creando qualcosa di serio, pensavo che oltre il fatto di essere gay la differenza di età potesse creare problemi, pensavo che dei ragazzi giovani potessero avere paura di me, che mi potessero vedere come uno che poteva approfittare di loro, un po’ come l’orco delle favole, ma non avevano paura, non ne avevano affatto! Una volta ero rimasto d’accordo con un ragazzo che “forse” ci saremmo visti l’indomani, io non avevo sottolineato la cosa deliberatamente. Avevo un desiderio fortissimo di andarci ma ho fatto violenza a me stesso e non ci sono andato. Lui invece all’appuntamento c’è andato e ha aspettato tantissimo tempo inutilmente, io non ci sono andato per lasciarlo libero, non avrei mai fatto una cosa simile se avessi pensato che potesse starci male. L’indomani è venuto da me e mi ha detto. “Ma ieri perché non sei venuto? ... ci sono stato malissimo, è stata proprio una pugnalata”... io ho provato a spiegargli che avevo desiderato tantissimo di andarci ma che non c’ero andato per permettergli di prendere più facilmente la sua strada, ma nel dire questo lui ha notato che io ero veramente turbato e mi ha perdonato, poi ha stretto le mani a pungo e mi ha dato due lenti pugni sul petto e mi ha detto con gli occhi rossi: “Ma perché sei così stupido!” e io mi sono sentito un verme perché non ero stato capace di capire che quello era amore vero, ma certe esperienze fanno bene all’anima. Sono uscito da visioni molto schematiche e sostanzialmente stupide della vita effettiva proprio perché ho conosciuto questi ragazzi che mi hanno insegnato ad amare e hanno preteso che io lo imparassi passando sopra alla mai stupidità che pure li aveva fatti soffrire. Io oggi mi sento profondamente felice, non avverto il minimo senso di frustrazione e vorrei che gli altri potessero vivere cose meravigliose come quelle che vivo io. Mi sento amato in senso profondo e sono felice di essere gay e per costruire questa felicità anche tu hai fatto la tua parte! Un abbraccio.
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CIAO DISTILLATO 6
Ciao Distillato,
dopo un commento come il tuo non posso non dire subito la mia, perché io vedo queste cose dall’altro lato. Io non so che differenza di età ci sia tra te e il tuo compagno ma da quello che dici non deve essere piccola. Di cose da dirti su questi particolari tipi di rapporto ne avrei moltissime perchè sono sicuramente tra le cose che conosco meglio. Ti dico della mia esperienza che, per particolare che sia, non è proprio minima. Quando una persona grande incontra l’amore di un ragazzo della tua età è inevitabile che vada in crisi, la paura c’è, può non darla a vedere ma la paura c’è, non è l’idea di desiderare altri tipi di stabilità ma è proprio il fatto che un ragazzo di 23 anni per una persona adulta gay rappresenta moltissime cose, l’idea di rinascere, di sentirsi giovani anche quando non lo si è più, l’idea di avere un ruolo che è anche paterno, che è anche di guida. Ti posso garantire che il fatto che ci sia anche una dimensione sessuale concreta non distrugge queste cose, sono cose che possono convivere perfettamente e poi in un rapporto dissimmetrico di questo tipo un uomo più grande si sente innegabilmente gratificato dal fatto di rappresentare qualcosa di importante per un ragazzo più giovane, dal fatto di sentirsi amato. Quando è capitato a me, ti giuro, è stata una cosa che io avevo desiderato profondamente ma non avevo mai cercato concretamente proprio per non invadere, per paura di fare danni, di lasciare impressioni negative. La paura di un coinvolgimento profondo in questo tipo di relazioni per un uomo adulto è assolutamente dominante, specie all’inizio, e succedono cose che sono il contrario di quelle che ci si potrebbe aspettare, in genere a rompere il ghiaccio è il ragazzo più giovane che deve riuscire a vincere le paure dell’adulto, almeno a me è successo sempre così. Io scappavo ma il ragazzo che vedeva la mia ritrosia la considerava, come era, un segno di rispetto e d’amore. Aggiungo che ho trovato forme d’amore assolutamente gratuito e totale, con livelli di fiducia incredibili. Non c’è bisogno di dire che per un uomo adulto gay, sentirsi importante e utile, anche solo a livello di colloquio, per un ragazzo gay, è una cosa straordinariamente importante. Diciamola tutta: tra me te si è creata una forma di colloquio a distanza incredibilmente seria e questo fatto per me è una gratificazione importantissima. Aggiungo che un uomo gay adulto, non solo secondo la mia esperienza ma anche secondo quello che ho visto in situazioni non vissute direttamente da me, non mirerà mai (salvo casi realmente patologici) ad approfittarsi di un ragazzo gay giovane. Se penso a me stesso posso dire che per i ragazzi che mi hanno voluto bene e dei quali sono stato profondamente innamorato, in tutti i sensi, mi sarei veramente buttato nel fuoco senza nessuna esitazione, cioè più concretamente, per loro avrei sacrificato “qualsiasi cosa” ma assolutamente senza eccezioni. Voglio dire che nonostante la dissimmetria si viveva un rapporto meraviglioso e incredibilmente reciproco. Tante volte mi hanno fatto uscire dalla mia stupidità, mi hanno fatto ragionare. La cosa che mi ha sempre sconvolto di più, in questi tipi di rapporto, è che un ragazzo giovane, quando ti vuole bene, lo fa con tutte le sue forze e senza riserve e che l’unica cosa che lo mette in crisi è che tu possa dare l’impressione di voler troncare la relazione. Ho visto piangere convulsamente un ragazzo (più o meno della tua età) che nella mia vita è stato ed è fondamentale perché io stupidamente avevo usato un atteggiamento duro nei suoi confronti cercando di allontanarlo, pensando, lo ripeto, stupidamente, che il suo bene fosse andare per la sua strada e staccarsi da me. Quando l’ho visto piangere sono rimasto sconvolto e sono andato totalmente in crisi, perché io cercavo di rifiutare l’idea di poter essere veramente fondamentale per quel ragazzo, mentre era proprio così. Quando ti rendi conto di essere amato a questi livelli non esiste più nessuna possibilità di creare schermi razionali o di pensare di poter ragionare per arrivare a una conclusione, perché arrivare a una conclusione, cioè interrompere la relazione significa ammazzare l’anima di un’altra persona che ti ama e che ti ama in modo profondissimo. Superate queste paure, quando mi sono reso conto che quello che c’era era una cosa verissima e totalmente reciproca, messa da parte le volontà di fuga più o meno dettate da cosiddetti doveri morali, subentrava un’altra paura, anche questa una paura stupida, la paura di poter essere abbandonato, la paura che un ragazzo giovane prima o poi se ne possa andare per la sua strada. Questa è stata per me letteralmente un’idea ossessiva. Altro che cercare una situazione più stabile! Quando si è coinvolti in queste cose ci si sta dentro fino al collo ed è impossibile che si veda qualunque altra cosa sul proprio orizzonte. E la paura di essere abbandonato da un ragazzo più giovane che ti ama veramente è stupida. Forse quel ragazzo potrà avere bisogno di altro, voglio dire di un ragazzo giovane, e allora deve essere proprio l’uomo adulto che lo deve aiutare in questa strada, che gli deve facilitare la via, che lo deve “AMARE” anche quando il ragazzo se ne andrà, se se ne andrà, perché amare non significa tenere per sé ma fare la felicità dell’altro, accompagnandolo senza traumi, assicurandolo che se andrà per la sua strada l’uomo adulto lo amerà comunque, senza limiti e senza condizioni. In questo modo il rapporto di amore profondo potrà cambiare aspetto ma non finirà, non sarà soffocato. Il problema non è creare una relazione stabile ma mantenere un rapporto d’amore capace di crescere nel tempo. Mi sono sfogato un po’, forse ti ho detto cose molto lontane dalla tua esperienza ma, credimi, essere presi sul serio è bellissimo! Io non ti conosco ma quando, come adesso, ti auguro tutta la felicità possibile per te e per il tuo compagno, lo faccio con tutta l’anima, non è una cosa rituale, non mi sento fuori... la tua felicità è anche la mia.
dopo un commento come il tuo non posso non dire subito la mia, perché io vedo queste cose dall’altro lato. Io non so che differenza di età ci sia tra te e il tuo compagno ma da quello che dici non deve essere piccola. Di cose da dirti su questi particolari tipi di rapporto ne avrei moltissime perchè sono sicuramente tra le cose che conosco meglio. Ti dico della mia esperienza che, per particolare che sia, non è proprio minima. Quando una persona grande incontra l’amore di un ragazzo della tua età è inevitabile che vada in crisi, la paura c’è, può non darla a vedere ma la paura c’è, non è l’idea di desiderare altri tipi di stabilità ma è proprio il fatto che un ragazzo di 23 anni per una persona adulta gay rappresenta moltissime cose, l’idea di rinascere, di sentirsi giovani anche quando non lo si è più, l’idea di avere un ruolo che è anche paterno, che è anche di guida. Ti posso garantire che il fatto che ci sia anche una dimensione sessuale concreta non distrugge queste cose, sono cose che possono convivere perfettamente e poi in un rapporto dissimmetrico di questo tipo un uomo più grande si sente innegabilmente gratificato dal fatto di rappresentare qualcosa di importante per un ragazzo più giovane, dal fatto di sentirsi amato. Quando è capitato a me, ti giuro, è stata una cosa che io avevo desiderato profondamente ma non avevo mai cercato concretamente proprio per non invadere, per paura di fare danni, di lasciare impressioni negative. La paura di un coinvolgimento profondo in questo tipo di relazioni per un uomo adulto è assolutamente dominante, specie all’inizio, e succedono cose che sono il contrario di quelle che ci si potrebbe aspettare, in genere a rompere il ghiaccio è il ragazzo più giovane che deve riuscire a vincere le paure dell’adulto, almeno a me è successo sempre così. Io scappavo ma il ragazzo che vedeva la mia ritrosia la considerava, come era, un segno di rispetto e d’amore. Aggiungo che ho trovato forme d’amore assolutamente gratuito e totale, con livelli di fiducia incredibili. Non c’è bisogno di dire che per un uomo adulto gay, sentirsi importante e utile, anche solo a livello di colloquio, per un ragazzo gay, è una cosa straordinariamente importante. Diciamola tutta: tra me te si è creata una forma di colloquio a distanza incredibilmente seria e questo fatto per me è una gratificazione importantissima. Aggiungo che un uomo gay adulto, non solo secondo la mia esperienza ma anche secondo quello che ho visto in situazioni non vissute direttamente da me, non mirerà mai (salvo casi realmente patologici) ad approfittarsi di un ragazzo gay giovane. Se penso a me stesso posso dire che per i ragazzi che mi hanno voluto bene e dei quali sono stato profondamente innamorato, in tutti i sensi, mi sarei veramente buttato nel fuoco senza nessuna esitazione, cioè più concretamente, per loro avrei sacrificato “qualsiasi cosa” ma assolutamente senza eccezioni. Voglio dire che nonostante la dissimmetria si viveva un rapporto meraviglioso e incredibilmente reciproco. Tante volte mi hanno fatto uscire dalla mia stupidità, mi hanno fatto ragionare. La cosa che mi ha sempre sconvolto di più, in questi tipi di rapporto, è che un ragazzo giovane, quando ti vuole bene, lo fa con tutte le sue forze e senza riserve e che l’unica cosa che lo mette in crisi è che tu possa dare l’impressione di voler troncare la relazione. Ho visto piangere convulsamente un ragazzo (più o meno della tua età) che nella mia vita è stato ed è fondamentale perché io stupidamente avevo usato un atteggiamento duro nei suoi confronti cercando di allontanarlo, pensando, lo ripeto, stupidamente, che il suo bene fosse andare per la sua strada e staccarsi da me. Quando l’ho visto piangere sono rimasto sconvolto e sono andato totalmente in crisi, perché io cercavo di rifiutare l’idea di poter essere veramente fondamentale per quel ragazzo, mentre era proprio così. Quando ti rendi conto di essere amato a questi livelli non esiste più nessuna possibilità di creare schermi razionali o di pensare di poter ragionare per arrivare a una conclusione, perché arrivare a una conclusione, cioè interrompere la relazione significa ammazzare l’anima di un’altra persona che ti ama e che ti ama in modo profondissimo. Superate queste paure, quando mi sono reso conto che quello che c’era era una cosa verissima e totalmente reciproca, messa da parte le volontà di fuga più o meno dettate da cosiddetti doveri morali, subentrava un’altra paura, anche questa una paura stupida, la paura di poter essere abbandonato, la paura che un ragazzo giovane prima o poi se ne possa andare per la sua strada. Questa è stata per me letteralmente un’idea ossessiva. Altro che cercare una situazione più stabile! Quando si è coinvolti in queste cose ci si sta dentro fino al collo ed è impossibile che si veda qualunque altra cosa sul proprio orizzonte. E la paura di essere abbandonato da un ragazzo più giovane che ti ama veramente è stupida. Forse quel ragazzo potrà avere bisogno di altro, voglio dire di un ragazzo giovane, e allora deve essere proprio l’uomo adulto che lo deve aiutare in questa strada, che gli deve facilitare la via, che lo deve “AMARE” anche quando il ragazzo se ne andrà, se se ne andrà, perché amare non significa tenere per sé ma fare la felicità dell’altro, accompagnandolo senza traumi, assicurandolo che se andrà per la sua strada l’uomo adulto lo amerà comunque, senza limiti e senza condizioni. In questo modo il rapporto di amore profondo potrà cambiare aspetto ma non finirà, non sarà soffocato. Il problema non è creare una relazione stabile ma mantenere un rapporto d’amore capace di crescere nel tempo. Mi sono sfogato un po’, forse ti ho detto cose molto lontane dalla tua esperienza ma, credimi, essere presi sul serio è bellissimo! Io non ti conosco ma quando, come adesso, ti auguro tutta la felicità possibile per te e per il tuo compagno, lo faccio con tutta l’anima, non è una cosa rituale, non mi sento fuori... la tua felicità è anche la mia.
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RAPPORTI TRA GAY DI ETA' DIVERSA
Sulla base delle notizie che ho raccolto (che su questo tema non sono molto limitate, anzi!) e spinto soprattutto dal commento anonimo pubblicato in “Commenti da meditare” cercherò di affrontare un tema fondamentale del mondo gay, che si ripresenta puntuale in moltissime relazioni anche importanti, quello della differenza d’età. Premetto che si tratta di un argomento estremamente delicato perché la dissimmetria all’interno di un rapporto sembra, almeno all’apparenza, un elemento di debolezza. Mi è capitato anche a livello personale di trovarmi coinvolto in rapporti con persone anche molto più giovani di me e ho cercato di mettermi dall’altra parte e di capire che cosa stesse cercando il ragazzo che avevo vicino. Molto spesso lasciare spazio a chi mi voleva bene mi è costato molto caro nel senso di auto-repressione, spesso mi sono sentito frenato dall’idea di invadere terreni molto delicati sui quali non credevo di avere il diritto di entrare, perché per un uomo adulto un ragazzo che gli vuole bene è qualcosa di sacro. Ho vissuto questi rapporti dissimmetrici sempre dalla parte del più grande e non riesco a immedesimarmi realmente nella parte del più giovane. Quanto di questi rapporti fosse determinato dall’eros e quanto da altre forme di affettività, addirittura più profonda, è difficile dirlo. Certo dal mio punto di vista scattavano meccanismi di affettività quasi paterna e in tutta onestà sarei tentato di togliere il quasi. Questi sentimenti erano ovviamente mescolati con l’eros che tuttavia si stemperava in una dimensione di gradevolezza fisica, di godimento della semplice presenza dell’altro, della sua voce, della sua fiducia nei miei confronti. Ciò che ho potuto rilevare in questi rapporti, per quanto mi è capitato di viverne personalmente e per quello che ho visto nella vita di altri è che sono realtà estremamente importanti, che incidono profondamente nell’animo delle persone e che possono portare entrambe le parti ad una maturazione affettiva molto seria. Il vero problema di questi rapporti non è, come speso si crede, nella questione “sesso sì, sesso no” o fino a che punto. Il vero problema è nel senso del limite, nella non prevaricazione, nel consentire a chi è più giovane sempre una via di uscita dignitosa (l’amore non è una trappola), sesso o non sesso, nella coscienza della reversibilità della cosa, che poi è il vero fondamento della stabilità di questi rapporti. Quando ci sono venti o più anni di differenza un rapporto ha inevitabilmente una struttura più complessa, è giocato su una molteplicità di ruoli e tentare di eliminare in modo fittizio il gap generazionale non ha alcun senso, ma il rapporto può avere un senso profondo “per quello che è” e, a mio giudizio, può essere vissuto pienamente solo con la coscienza che alla base c’è qualcosa di diverso da ciò che unisce due coetanei. Personalmente ho il terrore degli schemi ma da quello che vedo sono portato a pensare che molti uomini adulti abbiano enormi problemi nel gestire questo tipo di relazioni proprio perché temono che non saranno mai come un rapporto tra coetanei. Certo, non lo saranno mai, ogni pretesa in contrario è velleitaria perché chi ha vent’anni ha comunque vent’anni di vantaggio su chi ne ha 40, ma nel pieno rispetto della sua particolarità, un rapporto affettivo profondo (anche sessuale) tra due persone di età molto diversa, più avere un senso positivo e profondo da entrambi i punti di vista. Ogni forzatura, ogni tentativo di ridurre queste cose a schema è nella sostanza una forma di violenza e le forzature creano sofferenza e non c’è niente di peggio che mettere alle stette un’altra persona costringendola “affettuosamente” ad un rapporto affettivo che non vuole o che non vuole più. Dalla mia personale esperienza posso solo dire che da ragazzi molto più giovani di me ho imparato come si ama veramente, senza calcolo e senza preconcetti, perché quando un ragazzo cerca la compagnia di un uomo adulto ha veramente superato i preconcetti. Lo fa perché sente il bisogno di farlo, un bisogno di stabilità, di sicurezza, di confronto serio, un bisogno d’amore anche in un altro senso. Queste forme d’amore sono cose serissime, non sono un gioco anche se ne possono avere talvolta l’apparenza. I ragazzi molto più giovani di me con i quali ho vissuto relazioni affettive profonde ormai sono uomini adulti e addirittura di mezza età, con alcuni di loro i rapporti affettivi seri datano ormai da decenni. Il nostro rapporto si è trasformato lentamente in altro da una cosa positiva è derivata, senza forzature, un’altra cosa positiva e il contatto affettivo “profondo” non si è mai perso. Vorrei dire ai quarantenni: quando vi capiterà di trovarvi in situazioni simili, perché queste cose ai gay capitano, evitare di vedere le cose solo dal vostro punto di vista, chiedetevi che cosa potete fare di buono per il ragazzo che vi sta vicino perché potete fare molto ma ricordatevi che dovete fare uno sforzo enorme per non distruggere quello che quel ragazzo sta cercando di costruire perché pesare negativamente (anche col negarsi) sull’affettività di un ragazzo giovane è una forma di cattiveria che un uomo adulto non si deve permettere. E ai ragazzi più giovani che si trovano in situazioni simili vorrei dire: cercate di capire che per un quarantenne la vostra presenza può essere un grossissimo problema, insegnategli a volervi bene secondo la vostra regola e non secondo la sua. I quarantenni hanno tanto bisogno di crescere e hanno paura dell’amore più dei ragazzi giovani. Agli uni e agli altri direi: cercate di non vedere l’uno le stupidaggini fatte dall’altro, cercare di capirvi, di parlare, di confrontarvi, non recitate mai! Non fingete mai! Non fate ai calcoli! L’amore non è una partita a scacchi dove si vince facendo la mossa giusta. Non ricorrete mai a schemi... cercare di volervi bene, perché è l’unica cosa che conta!
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COMMENTI GAY DA MEDITARE
Nel blog ora denominato STORIE GAY ho ricevuto due commenti, quanto mai significativi. Riposto questo commenti qui sotto, perché possiate leggerli comodamente. Per quanto mi riguarda posso solo dire che mi hanno messo in moto il cervello.
Commento ad “UN ETERO CERCA AFFETTO DA UN GAY” (presente anche su questo blog):
Anonimo ha detto...
Sta succedendo anche a me, lui ha 23 anni e io 43! Chi è in pericolo sono io, sono troppo grande, e non penso che possa essere, alla lunga, educativo per lui. Mi sta travolgendo con la sua giovinezza, spensieratezza, incoscienza e ... superficialità. Ho un compagno da 8 anni, non viviamo insieme, ma tra alti e bassi, è sicuramente la storia più importante della mia vita. Ho messo altre volte in pericolo la mia relazione, ma questa volta ho l'impressione che non dipenda solo da me. Mi corteggia e mi parla come se fosse già invaghito di me, piacevolmente grato della mia sola presenza. Sono spaventato ma al tempo stesso non riesco a non pensare a lui.
Commento a “PER UN GAY MEGLIO UN ETERO SERIO CHE UN GAY STUPIDO” (presente anche su questo blog)
lucio ha detto...
Sono perfettamente d'accordo con te quando dici che tra un gay ed un etero puo' nascere un rapporto affettivo, nel rispetto delle proprie tendenze sessuali. Mi dispiace pero' quando affermi che i gay sono solo stupidi. Ho 43 anni, ho vissuto la mia sessualità nascondendomi alla curiosità degli "stupidi etero". Quando però ho capito che era il mio, l'atteggiamento sbagliato, ho trovato degli stupendi etero, così come avevo già incontrato dei fantastici amici gay, hai solo incontrato uno stronzo. Fidati ci sono fantastici gay e stupidi etero, basta saper riconoscere i primi ed evitare i secondi.
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Anonimo ha detto...
Sta succedendo anche a me, lui ha 23 anni e io 43! Chi è in pericolo sono io, sono troppo grande, e non penso che possa essere, alla lunga, educativo per lui. Mi sta travolgendo con la sua giovinezza, spensieratezza, incoscienza e ... superficialità. Ho un compagno da 8 anni, non viviamo insieme, ma tra alti e bassi, è sicuramente la storia più importante della mia vita. Ho messo altre volte in pericolo la mia relazione, ma questa volta ho l'impressione che non dipenda solo da me. Mi corteggia e mi parla come se fosse già invaghito di me, piacevolmente grato della mia sola presenza. Sono spaventato ma al tempo stesso non riesco a non pensare a lui.
Commento a “PER UN GAY MEGLIO UN ETERO SERIO CHE UN GAY STUPIDO” (presente anche su questo blog)
lucio ha detto...
Sono perfettamente d'accordo con te quando dici che tra un gay ed un etero puo' nascere un rapporto affettivo, nel rispetto delle proprie tendenze sessuali. Mi dispiace pero' quando affermi che i gay sono solo stupidi. Ho 43 anni, ho vissuto la mia sessualità nascondendomi alla curiosità degli "stupidi etero". Quando però ho capito che era il mio, l'atteggiamento sbagliato, ho trovato degli stupendi etero, così come avevo già incontrato dei fantastici amici gay, hai solo incontrato uno stronzo. Fidati ci sono fantastici gay e stupidi etero, basta saper riconoscere i primi ed evitare i secondi.
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