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martedì 30 settembre 2008

RADAR GAY E PRIMI APPROCCI GAY

Questo articolo mira a dare alcuni esempi di come in concreto un ragazzo gay possa avvicinare un altro ragazzo sia nel caso che sappia che anche l’altro ragazzo è gay, sia nel caso che non sappia nulla circa il suo orientamento sessuale.

Gli indirizzi comportamentali di massima ai quali farò riferimento derivano dall’esperienza e si riferiscono a contatti tra ragazzi che si realizzano in ambienti della vita ordinaria che non sono qualificati come gay.

Alcune osservazioni fondamentali:

I gay sono una percentuale della popolazione tra l’8 e il 10%. Teniamoci alle stime prudenti e assumiamo che siano l’8%.

Alcuni ragazzi gay, una netta minoranza, sono pubblicamente dichiarati e quindi non temono di frequentare locali esplicitamente etichettati come gay. La grande maggioranza dei ragazzi gay non è pubblicamente dichiarata e non frequenta locali gay.

Un ragazzo gay non dichiarato pubblicamente non può quindi pensare di trovare altri ragazzi gay non dichiarati in locali esplicitamente gay. I ragazzi gay non dichiarati si trovano ovunque non ci sia una etichetta gay.

Alla domanda: “Qual è il posto dove è più probabile trovare ragazzi gay non dichiarati?” Rispondo per esperienza che la maggior parte delle storie “serie” tra ragazzi gay comincia all’interno delle università. Basti pensare che in un’aula universitaria con 100 studenti, ce ne sono in media 8 che sono gay non dichiarati e in una classe di scuola con 25 studenti in media 2 sono gay.

Un ragazzo gay che voglia incontrare un altro ragazzo gay in un ambiente non gay deve tenere conto di diverse osservazioni:

1) I rapporti affettivi, di qualunque orientamento (gay o etero) e di qualunque natura (con o senza coinvolgimento sessuale) hanno un senso serio solo se nascono su una base di reciprocità. Questa reciprocità può essere totale (sia sul piano affettivo che sul piano sessuale) come “può” avvenire tra due ragazzi gay ma può anche essere limitata al piano affettivo, escludendo la reciprocità sessuale, come accade nei rapporti tra un gay e un etero o tra due ragazzi gay dei quali uno non è attratto fisicamente dall’altro. Rapporti senza reciprocità a nessun livello non hanno senso a nessun livello e per un ragazzo gay possono rappresentare, se le cose non sono chiarite in tempi brevi, delle condizioni di stallo affettivo che possono durare anni se non decenni. Un innamoramento può anche essere unilaterale ma perché sussista una storia d’amore o d’amicizia seria bisogna necessariamente essere in due.

2) La finalità di fondo di un approccio serio di natura affettiva tra due ragazzi gay è uno scambio affettivo “alla pari”, questa parità si deve realizzare fin dal primo approccio che è già un momento di condivisione. Non ha alcun senso dunque pensare di giocare tenendo le proprie carte totalmente coperte, in attesa che sia l’altro a scoprire il proprio gioco. Un comportamento simile è avvertito come aggressivo e non paritario e chi lo mette in pratica è tenuto a distanza come giocatore non leale. In un approccio affettivo serio si cerca di capire in due fino a che punto ha senso arrivare e si rischia in due.

3) Un ragazzo gay non dichiarato predilige i ragazzi che sente simili a sé nei comportamenti, all’esitazione dell’uno deve corrispondere l’esitazione dell’altro, all’atteggiamento più affettuoso dell’uno deve corrispondere l’atteggiamento più affettuoso dell’altro, se questo non accade, chi percepisce nell’altro un comportamento di difesa alza a sua volta barriere di difesa e il rapporto diventa formale. Quindi è buona regola “rispondere alle esigenze dell’altro” dimostrando la massima disponibilità.

4) Un elemento assolutamente fondamentale nei primi approcci è la manifestazione di una disponibilità reciproca sostanziale.

a) Se A propone a B di prendere un caffè insieme e B accetta mostrandosi compiaciuto dell’invito il dialogo fa un passo avanti, in caso contrario, se B non accetta o peggio ancora se non giustifica adeguatamente il suo rifiuto, il dialogo si interrompe.

b) Se B, dopo il caffè, si trattiene a palare con A e lo fa sorridendo e dimostrando di stare a suo agio il dialogo fa un ulteriore passo avanti. Lo stesso succede se a breve distanza di tempo B invita a sua volta A a prendere un caffè.

5) Tenendo sempre presente che un rapporto si costruisce solo quando c’è una reciprocità, due elementi devono essere tenuti nella massima considerazione, il sorriso, quello che manifesta disponibilità affettiva vera e non quello di maniera delle relazioni formali, e il guardarsi negli occhi in modo diretto, che è uno dei segni più tipici di interesse affettivo forte. La presenza di questi due elementi accompagna di norma una conversazione più intima. Non intendo alludere ad una conversazione su temi troppo privati, ma ad una conversazione “per la conversazione” cioè ad una conversazione in cui non ci devono essere per forza argomenti concreti di studio o di lavoro di cui parlare, si tratta della cosiddetta conversazione libera e non strutturata nella quale prevale una componente emotiva e creativa.

6) Una cosa importantissima è l’uso della battuta e dello scherzo nell’ambito di una conversazione seria, cosa che in genere si realizza solo in presenza di persone di cui ci si fida e da cui non si teme di essere giudicati.

7) È sempre controproducente parlare di altri in termini non positivi e comunque non rispettosi oppure riferire cose troppo private e troppo delicate che appartengono alla sfera privata di altre persone. Chi si trova di fronte a queste situazioni teme di divenire oggetto di pettegolezzo e si chiude rapidamente (e giustamente) ad ogni forma di comunicazione. Un ragazzo gay non dichiarato considera la privacy un valore assoluto. E non gradisce neppure i cosiddetti discorsi a metà cioè i discorsi iniziati e lasciati a metà “adducendo a motivo la privacy di un’altra persona”.

8) In un discorso che abbia una base affettiva quello che conta è ascoltare l’altro, capirlo, o anche soltanto sentirne la voce. Cambiare discorso o non rispondere a tono è un segno palese di disinteresse. Ancora peggio è non ricordarsi di un appuntamento, arrivare tardi, promettere e non mantenere la promessa.

9) Un ragazzo gay non dichiarato non parla di donne, se un ragazzo parla della “sua ragazza” o di una “sua amica” e ne parla in modo non superficiale, la probabilità che si tratti di un ragazzo gay è bassa. Analogo discorso vale quando un ragazzo parla male della sua ragazza o di una sua amica. Un ragazzo gay non fa discorsi che tocchino sostanzialmente il mondo femminile né in positivo né in negativo.

10) Quando un ragazzo gay parla d’amore nell’ambito di un approccio con un altro ragazzo, in genere non dice il falso che sarebbe per lui come un tradire la fiducia del suo interlocutore, ma usa discorsi non sessualmente connotati, ossia senza nessuna espressione linguistica che permetta di capire se si riferisce a un ragazzo o a una ragazza (senza participi passati: venuto/a; senza pronomi: lui/lei). Se un ragazzo gay fa un discorso non sessualmente connotato su questioni affettive e si sente rispondere con un discorso sessualmente connotato al femminile il dialogo si congela. È sufficiente l’uso del pronome “lei” per capire l’orientamento sessuale dell’interlocutore. Se invece a un discorso non sessualmente connotato segue una risposta anch’essa non sessualmente connotata il dialogo fa un passo in avanti. Va precisato che se a un discorso non sessualmente connotato su questioni affettive, segue una risposta sessualmente connotata al maschile la cosa è presa come segnale di pericolo perché è vista come un tentativo inopportuno e unilaterale di introdurre una tematica gay. Sottolineo che un ragazzo non dichiarato in genere non ama forzature su questi contenuti.

11) La misura della profondità del coinvolgimento reciproco tra due ragazzi è data dalla tendenza a trascorrere il tempo insieme senza nessuna motivazione formale. La proposta accettata di trascorrere una domenica insieme è un segno positivo estremamente importante, specialmente se la cosa si ripete.

12) Un elemento fondamentale, e dopo i primissimi approcci anche discriminante, è la tendenza a non coinvolgere nel rapporto altre persone, a non allargare il dialogo a parlare di altri, a limitarsi ad incontri a due evitando sistematicamente l’ipotesi che un contatto interpersonale a due possa trasformarsi in una occasione sociale di incontrare altri amici in gruppo. Se a una proposta di andare a prendere una pizza, sottintendendo che ci sia debba andare in due, si ottiene in risposta la controproposta di invitare anche Tizio e Caio, bisogna prendere atto che il rapporto ha una dimensione sociale e non autenticamente affettiva.

Quanto detto in precedenza non è che un cenno a una questione delicatissima ma penso possa dare un’idea di come un ragazzo gay si possa realmente orientare alla ricerca di contatti affettivi significativi. Resta in ogni caso che l’onestà di fondo, la moralità di un ragazzo, la sua schiettezza, sono i presupporti fondamentali per la costruzione di qualsiasi rapporto affettivo serio.

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giovedì 17 luglio 2008

GAY ETERO E IMBARAZZO SESSUALE

Ciao Projet,

mi chiamo Jake, non è uno pseudonimo, sono figlio di padre americano e madre italiana, mia madre era di Milano (purtroppo non c’è più da due anni), mio padre è di Baltimora. Ho studiato in un collegio cattolico di Baltimora fino all’età di 13 anni, vivevo praticamente lì. Mio padre è ancora adesso un manager importante e tempo da dedicare a me non ne ha mai avuto. I miei non sono mai andati troppo d’accordo poi, quando avevo 13, anni hanno divorziato e io sono stato affidato a mia madre e sono rimasto definitivamente a Milano. Ho fatto il liceo a Milano e mi sono laureato qui. Adesso ho 34 anni. Ho recuperato un po’ il rapporto con mio padre, quando avevo 30 anni, quando mia madre si è ammalata. Quando lo ha saputo ha fatto di tutto, l’ha portata negli USA e l’ha fatta visitare dei migliori specialisti e le è stato vicino fino alla fine. Non solo ha avuto una dignità, ma si è comportato con me in modo del tutto inatteso, lui allora aveva 62 anni e credo che si sia accorto di che cosa significa avere un figlio. Gli ho detto apertamente che ero gay e gli sono venuti gli occhi umidi, era contento che mi fidassi di lui fino al punto di dirgli una cosa simile. Adesso ha 66 anni e il prossimo luglio lascerà il lavoro. Lui negli SA non ha più nessuno e penso che verrà a vivere a Milano perché mia madre gli ha lasciato l’appartamento (un divorzio un po’ anomalo quello dei miei!).

Che sono gay l’ho capito l’ultimo anno che sono stato a Baltimora, tra i 13 e i 14 anni, quando mi sono innamorato di un altro ragazzo che stava in collegio con me, ma poi io sono venuto in Italia e non ci siamo più visti. I primi tempi che stavo in Italia mi sono trovato malissimo, sapevo poco la lingua e a scuola i miei compagni dicevano delle cose che io non capivo che cosa volessero dire e non avevo la faccia di chiedere e poi fisicamente non assomigliavo agli altri. Io sono di tipo molto inglese, con californiano, sono molto alto e molto sottile per niente muscoloso. A scuola all’inizio ero molto emarginato e non andavo bene. Mia madre ha cercato di fare di tutto ma non era facile. Andavo benissimo in Inglese e malissimo in Italiano. Poi piano piano, a forza di leggere e di stare in mezzo ai miei compagni ho cominciato a capire meglio la lingua e i miei problemi si sono ridimensionati.

La mia prima cotta forte l’ho presa a 16 anni, in terzo scientifico, per un ragazzo che era arrivato quell’anno e che era manifestamente etero, ma me ne ero innamorato lo stesso. Da allora, fino alla maturità e oltre, ho pensato che quel ragazzo potesse diventare gay per il fatto che io lo amavo. Lui con me era molto amichevole e mi trattava benissimo ma per lui le ragazze erano proprio la vita. Spesso studiavamo insieme. Passare un pomeriggio vicino a lui, spalla a spalla e fare insieme gli esercizi di matematica, per me, era insieme una tortura e la cosa che desideravo di più. Ho desiderato tanto di vederlo nudo ma non è mai successo, non perché non ce ne fosse la possibilità ma perché ero convinto che cercare una cosa simile significasse sporcare l’amore che provavo per lui. Forse ero troppo idealista ma allora ragionavo così. Dopo la maturità l’ho rivisto un paio di volte, poi a 24 anni si è sposato e io sono andato al matrimonio, con dei sentimenti un po’ strani ma l’ho fatto.

Poi c’è stato il Politecnico. Adesso faccio l’ingegnere civile ma non sono mai stato troppo portato per le discipline scientifiche. Finire al Politecnico non era certo il mio sogno ma mia madre lavorava in quel settore e io avrei trovato un’ottima sistemazione. Il problema era arrivare a laurearsi. All’inizio mi mettevo a piangere di disperazione sugli esercizi di analisi e di geometria. Imparavo meccanicamente le cose ma capivo molto poco. Poi, casualmente, poco prima di Natale, un ragazzo mi ha chiesto di prendere il posto pure per lui la mattina, io l’ho fatto e da lì è nata una storia, diciamo la storia più importante e nello stesso tempo più condizionante della mia vita. Si chiamava Enrico, un ragazzo passabile, non bellissimo, ma a 20 anni anche uno passabile è bello! Abbiamo cominciato a studiare insieme. Era un mostro di cervello! Capiva cose alle quali io non sarei mai arrivato. Insomma la mattina a lezione insieme fino alle 14.00, poi pranzo insieme e poi studio insieme fino alle dieci di sera ed oltre. Lui tirava come un trattore, non mi permetteva di perdere un secondo, io all’inizio faticavo molto, ma sapevo che se non mi fossi dato da fare per essere alla sua altezza lo avrei perduto, perché lui non poteva perdere tempo senza fare gli esami. Insomma, ho preso 24 in Analisi, mio primo esame, lui 30, ma, lo confesso, non ero affatto invidioso, poi, dopo il primo esame è venuto il secondo. Recuperavo terreno. I miei voti erano sempre più bassi dei suoi ma la differenza diminuiva. Poi, dopo molto tempo, a un esame di topografia, ho preso più di lui e mi è piaciuta moltissimo la sua reazione: era contento per me, non era invidioso.

A capire che mi ero innamorato di lui ci ho messo due anni e mezzo. All’inizio ero troppo stressato dall’università e poi mi tornava sempre in mente la solita idea: è gay o non è gay? Ta le faccio breve. Ci siamo laureati nella stessa sessione, per due anni siamo andati in vacanza insieme, abbiamo continuato a frequentarci anche dopo che abbiamo trovato lavoro, spesso passavamo le domeniche insieme. Lui non ha mai, dico mai, parlato di ragazze! Non ti dico le elucubrazioni che ho fatto su questi segnali. Tra noi il clima era bellissimo, proprio come due fratelli, ma pure di più. Ero andato avanti e indietro mille volte tra l’idea di fargli esplicitamente una dichiarazione d’amore e l’idea di lasciare perdere tutto. Un giorno lui viene da me e con tutta un’aria di mistero e di confessione sentimentale e mi dice che mi deve dire una cosa importantissima perché io la devo sapere assolutamente. Pensavo che finalmente si sarebbe arrivati al punto, invece mi dice che sta per sposarsi perché la ragazza è incinta. Io passo dalle stelle alle stalle, ma devo dimostrargli il mio entusiasmo e lo abbraccio tanto stretto che lo sollevo da terra, lui è raggiante veramente, io recito, ma il mondo va così. Ho fatto il testimone anche a questo matrimonio.

Dentro di me mi dicevo: ma io sono condannato a innamorarmi solo di etero? Basta! Di etero non ne voglio più sapere! Quindi mi sono deciso, tra i 26 e i 27 anni, a buttarmi completamente nel mondo gay: chat gay, siti di incontri, community, ho riempito tutto non i miei annunci. Ero deciso a provare. Mi dicevo: ma caspita, gli altri alla mia età hanno una vita affettiva (e pure sessuale) e io che faccio? Non è giusto! Sto buttando gli anni migliori della vita! Cominciano ad arrivare le risposte agli annunci, Project, che squallore! Gente che mette foto false, ragazzini che sanno solo dire cu.o e ca.zo, uomini di 50 anni che pensano di averne 20, gente scoppiata che sta proprio fuori di cervello. Ne ho incontrati una cinquantina nel tempo di un paio d’anni, ne ho trovato solo uno passabile ma secondo me era minorenne e si spacciava per maggiorenne, gliel’ho detto ma la carta d’identità non me l’ha voluta fare vedere. Io gli ho detto: Ma sei un ragazzo giovanissimo, ma che ci fai su questi siti? E lui m’ha risposto una cosa che mi ha messo in crisi, mi ha detto: E tu allora che ci fai? Poi l’ho invitato a cena. Lui pensava che saremmo finiti a letto ma gli ho detto che forse non stavo su quei siti per il motivo che pensava lui e l’ho riaccompagnato a casa sua, quando è sceso mi ha dato una stretta di mano che un altro po’ me la staccava. Adesso, dopo tanto tempo, ogni tanto mi manda un messaggio. Diciamo che è stata la più bella storia che ho vissuto negli ultimi anni. Così siamo arrivato tra i 28 e i 29 anni. Vergine ero e così sono rimasto e nemmeno mi dispiace perché mettermi a fare sesso con gente squallida solo per vedere che effetto fa non è proprio una cosa che desidero. In pratica fino a quest’anno ho continuato a vivere il sesso come lo vivevo a 16 anni, che poi non è tanto male e almeno non ti metti nei pasticci.

E adesso vengo all’ultima parte della storia. Nel mio gruppo di progetto di Ingegneria civile, tre mesi fa, arriva Marco (chiamiamolo così) un giovane ingegnere 31enne bello come il sole, questo lo posso proprio dire, e io comincio ad andare di nuovo nel pallone. In pratica Marco per me, a livello ufficiale, è solo un collega di lavoro, i nostri rapporti son stranissimi a metà tra il formale (timido) e i messaggi subliminali. Nel mio cervello Marco ha invaso e domina anche i più piccoli spazi. Penso a lui in ogni momento della giornata, lo desidero come non ho mai desiderato nessun ragazzo nella mia vita. Devo portare sempre abiti molto larghi perché mi basta pensarlo e mi viene l’erezione, non ti dico quando me lo trovo vicino. Project, adesso sono proprio in crisi. Marco sarà il terzo ragazzo etero di cui mi innamoro? Non vorrei per nessuna ragione che fosse così, anche perché penso che questo per me sia l’ultimo treno. O Marco o nessuno! Lui non ha proprio niente a che vedere con quelli dei siti gay, è attentissimo a quello che fa e a quello che dice, a non passare mai il confine ma ha certe esitazioni, certe pause certi modi di sospirare appena appena mentre parla, certe piccolissime mosse del viso e in certi momenti particolarissimi che possono essere solo gay. A parte le banalità. Niente fedine, nessuna familiarità con le ragazze dell’ufficio, nessun discorso privato durante il lavoro, però ti lancia (involontariamente?) certi sguardi che ti fa secco, ti ruba l’anima. Project, sono 3 mesi che sono di nuovo in angoscia. Non so che fare, se tentare di sciogliere un po’ la situazione, invitarlo a casa mia, da solo o con altre persone. Lo inviterei a venire in piscina con me, lo inviterei eccome, ma poi sistematicamente non lo faccio e quando sto davanti a lui mi sento totalmente imbranato e lo tratto in modo formale e io e non vorrei assolutamente.

Poi c’è proprio una questione privatissima di cui ti vorrei parlare a proposito di me e di questo ragazzo perché una situazione di tipo sessuale tra noi si è creata effettivamente e io mi sono sentito in un imbarazzo tremendo per quello che può avere provato lui, avrei voluto sparire. Dopo ha fatto come non fosse successo niente e la cosa mi inquieta ancora di più, però di questo ti vorrei parlare in privato. Il mio contatto è [omissis]. Appena mi aggiungi ti chiamo.

Un abbraccio
Jake

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mercoledì 13 febbraio 2008

CIAO KARIM - GAY ED EFFEMINATEZZA

Questo post si riferisce al commento di Karim (12/2/2008 su Progetto Gay) al post “Come riconoscere un gay”.
Innanzitutto ringrazio Karim per il suo commento che mi dà l’occasione di dire la mia in proposito. Nel commento di Karim individuo tre elementi fondamentali:
1) il rapporto tra essere gay ed effeminatezza (delicatezza nel parlare, nell’approccio, ecc.) e la riconoscibilità dei ragazzi gay o bisex,
2) il senso della frequentazione dei locali gay,
3) l’emarginazione dei gay con comportamenti effeminati.
Partiamo dal primo punto. Nonostante quello che la gente pensa e quello che talvolta pensano gli stessi gay, il rapporto tra essere ragazzi gay ed essere effeminati è una tipica legenda metropolitana che presuppone tra l’altro l’idea, a mio parere completamente sbagliata, del gay come personalità quasi femminile, o peggio del gay come portatore di una natura intermedia tra il maschile e il femminile. Questi concetti, lo dico senza incertezze, sono sistematicamente smentiti nella realtà, salvo che un ragazzo gay non voglia atteggiarsi ad effeminato per gioco, per moda e per rendersi più facilmente riconoscibile. Quanto ai bisex, l’idea che il bisex sia un individuo che indifferentemente e sempre è attratto dagli uomini e dalle donne non corrisponde alla realtà. La grande maggioranza dei bisex attraversa dei periodi in cui è perfettamente etero e dei periodi in cui è perfettamente gay. Anche nella mia personale esperienza ho avuto modo di incontrare ragazzi con modi di fare e atteggiamenti quasi femminili che erano radicalmente eterosessuali. Sottolineo che se l’effeminatezza è un atteggiamento adottato “come segnale” allora è evidente che il comportamento effeminato indica che si tratta di un gay, ma si tratta di atteggiamenti assunti appunto come segnale, non spontanei e legati all’idea del farsi riconoscere. Solo una ristretta minoranza di gay manifesta effettivamente comportamenti effeminati ma si tratta di una minoranza strettamente sovrapponibile in termini percentuali con quella degli etero effeminati.
Quanto alla frequentazione dei locali gay, devo riconoscere che in modo graduale certi ambienti stanno cambiando, nel senso che non sono più esclusivamente l’ambiente tipico del dragaggio dove si va per cercare sesso, ma francamente non consiglierei a un ragazzo di frequentare quegli ambienti, tu stesso dici che frequenti locali gay ma non hai mai fatto sesso o preso pastiglie con nessuno anche quando te lo hanno chiesto, il che vuol dire che te lo hanno chiesto, e non è certo un segno che si tratta di ambienti come si deve. Il fatto poi che tu sia una persona seria è un’altra questione che non mi permetterei mai di mettere in dubbio. Certo è che frequentare locali gay per fare conoscenze “senza tante chiacchiere” non mi sembra l’idea migliore. Il mio parere è ovviamente strettamente personale ma conosco tanti ragazzi che hanno frequentato locali gay e si sono sentiti a disagio, anche se da locale a locale le cose possono essere diversissime. C’è comunque un’idea che non mi piace nella stessa definizione di locale gay ed è l’idea del ghetto, dell’ambiente per soli addetti ai lavori, si tratta di un’idea che è un po’ il contrario dell’idea di integrazione. In un mondo in cui ci fosse una vera integrazione dei gay non ci sarebbero nemmeno locali gay ma in un locale dove si balla potrebbero trovarsi insieme coppie etero e coppie gay. Mi rendo conto che si tratta di un sogno lontanissimo ma mi piacerebbe molto vederlo realizzato.
Per quanto riguarda il terzo punto, ossia l’emarginazione dei gay con comportamenti effeminati, per quanto pochi essi siano, devo dire che la tendenza ad isolare i gay effeminati esiste realmente. Spesso i ragazzi gay sottolineano che il loro comportamento “non è effeminato” e tendono a marcare la distinzione tra omosessualità ed effeminatezza e aggiungono addirittura che a loro non piacciono i ragazzi effeminati, ma qui bisognerebbe distinguere. Non è certo la delicatezza, la finezza nel parlare o il garbo tipico delle persone educate che non piace ai gay... anzi queste cose sono in genere molto apprezzate. Ciò che non piace sono gli atteggiamenti assunti per posa, i comportamenti da prima donna, le frivolezze alla moda. Queste cose non piacciono perché sono il segno di un atteggiamento leggero e di una cura eccessiva dell’esteriorità. Se la diffidenza dei ragazzi gay verso i comportamenti effeminati è letta in questa chiave essa appare decisamente molto ridimensionata. Concludo facendo mia la saggissima esortazione di Karim: “... sempre a testa alta a difendere il nostro onore e se posso dare anche un consiglio a quei ragazzi che criticano sempre quelli effeminati, beh ragazzi siamo tutti nella stessa barca o effeminati o non, siamo sempre gay e dobbiamo rispettarci per quello che siamo, è già difficile andare avanti con questa società poi vi ci mettete anche voi... non mi sembra il caso....”
Se volete dire la vostra in proposito, lasciate qui un commento oppure andare alla discussione GAY ED EFFEMINATEZZA sul FORUM DI PROGETTO GAY
http://progettogay.forumfree.net/?t=25129697

mercoledì 6 febbraio 2008

COME RICONOSCERE UN GAY

COME RICONOSCERE UN GAY

Tra le chiavi accesso ai blog di Progetto Gay si trova spesso “Come riconoscere un gay”. In effetti, per un ragazzo che si sente gay la necessità di relazionarsi con altri ragazzi gay è fondamentale.
La ricerca degli altri gay scatta automaticamente in conseguenza del solo sentirsi gay. Le motivazioni sono varie ma convergenti:
1) il bisogno di non sentirsi unici e di diminuire il senso di emarginazione, percependosi come parte di un gruppo
2) il bisogno di un colloquio, senza continue finzioni, con altri ragazzi che vivono esperienze simili
3) il bisogno di creare rapporti di amicizia e di fiducia reciproca con persone che condividono orientamenti simili
4) il bisogno di creare rapporti affettivi forti, di amare un ragazzo e di vivere per lui, e di sentirsi da lui riamati, che costituisce per un gay la spinta affettiva più potente
5) il desiderio di contatto fisico con altri ragazzi sia in chiave generica che consapevolmente sessuale
I altri tempi, prima dell’era di Internet, un ragazzo gay poteva trovare notizie sulla omosessualità e sul modo di vita degli altri ragazzi gay esclusivamente attraverso i libri, qualche raro film a tema gay o attraverso la conoscenza diretta di ragazzi gay, evento comunque abbastanza raro.
Si dice comunemente, ed è vero, che ogni ragazzo gay sviluppa metodi e tecniche molto raffinate per individuare altri ragazzi gay, il cosiddetto “radar gay” o “gaydar”.
Alla domanda “come riconoscere in gay?” si può rispondere solo in modo articolato.
1) Se un ragazzo gay non vuole essere riconosciuto, in un ambiente in cui essere gay non è accettato, riconoscerlo è praticamente impossibile per chiunque. Anche le persone più esperte di giovani gay, quando cercano di usare il “radar gay”, in casi come questi, si espongono a situazioni grottesche.
2) Se un ragazzo gay, in un ambiente in cui l’omosessualità può essere tollerata, deliberatamente (situazione più frequente) o sbadatamente lancia dei segnali, allora è possibile ad un altro gay avviare una vera e propria procedura di riconoscimento.
In genere chi lancia consapevolmente segnali molto deboli di omosessualità lo fa nella esplicita speranza di essere riconosciuto da altri gay ma non dagli etero, che non hanno la capacità di decodificare quei segnali.
Tra i segnali deboli di omosessualità alcuni sono piuttosto comuni:
1) assenza di qualunque riferimento a “la mia ragazza”
2) non parlare di donne o di ragazze, oppure parlarne ma solo il termini di amicizia
3) non fare commenti quando passa una ragazza carina
4) non continuare un gioco di battute sulle ragazze che sia stato cominciato da un altro
5) non parlare dei gay, non fare battute su di loro, non proseguire un gioco di battute sui gay cominciato da un altro
Altri segnali sono meno deboli e più significativi sono:
1) Non dire “innamorarsi di una ragazza” ma “innamorarsi di una persona”
2) Scrivere in modo non sessualmente connotato, evitando sistematicamente i pronomi o le forme verbali distinte per sesso. Riporto qui di seguito due esempi di scrittura, che dicono sostanzialmente le stesse cose, uno sessualmente connotato e l’altro no.
Testo sessualmente connotato:
“Sono andato da lei ieri sera, mi ha detto che sarebbe venuta a trovarmi, io la amo perché è bellissima e poi è la mia ragazza e l’ho sempre desiderata.”
Testo non sessualmente connotato
“Ci siamo visti ieri sera. Mi ha detto: “Non ti preoccupare, vengo io a trovarti”, quello che provo io è amore e poi è la persona che per me conta di più... insomma è l’oggetto dei miei desideri, in pratica è così da sempre.”
Il testo sessualmente connotato è esplicitamente un testo in cui un ragazzo si esprime a proposito di una ragazza.
Il testo non sessualmente connotato non permette di concludere nulla circa il sesso di chi parla né circa quello dell’altra persona.
In genere, quando non c’è nessun elemento a priori che lo orienti diversamente, un etero legge un testo non sessualmente connotato direttamente in chiave eterosessuale. Un gay percepisce immediatamente che si tratta di un testo neutro e nell’interpretarlo evita di usare un discorso sessualmente connotato.
Molti ragazzi, quando avvertono più o meno deboli segnali gay da parte di un altro ragazzo, mettono in moto una ricerca di informazioni su di lui degna dei servizi segreti, ne cercano in internet il nome e la mail su più motori di ricerca, se quel ragazzo ha un sito o un blog non esplicitamente gay, lo passano al vaglio con criteri filologici rigorosi, leggono con spirito acuto il profilo dell’autore. In sostanza cercano di raccogliere elementi atti a confermare l’ipotesi iniziale. In qualche caso finiscono per trovare riferimenti espliciti a una ragazza o ad esperienze etero e la ricerca si conclude con un’archiviazione perché “non è gay”. In altri casi invece le ipotesi si confermano e si arriva al “probabilmente è gay” o, più raramente, se si tratta di ragazzi non dichiarati, al “certamente è gay”.
Nei decenni passati l’individuazione di altri ragazzi gay era difficilissima, oggi, con Internet le possibilità di incontro tra ragazzi gay sono enormemente aumentate, il che se per un verso rende più facile conoscere ragazzi gay, per l’altro crea fenomeni di concorrenza analoghi a quelli classici del mondo etero.
Dopo questa fase di ricerca degli altri gay, viene quelle delicatissima dell’approccio della quale parlerò successivamente.

sabato 13 ottobre 2007

A CACCIA DI RAGAZZI GAY ALL'UNIVERSITA'

Ciao ragazzi, vi vorrei proporre una questione che mi starebbe molto a cuore e che vorrei tanto capire come funziona: ma come si fa a capire se un ragazzo è gay? Cioè, voglio dire, io so benissimo di essere gay ma come faccio a trovare un altro ragazzo gay? I miei compagni, quando stavo al liceo, mi hanno sempre detto che loro un gay lo avrebbero riconosciuto lontano un miglio però loro sono sempre stati convinti che io fossi etero. Chissà perché gli omosessuali la gente se li immagina sempre strani... se sono strano io in effetti non so ma io credo di essere uno normalissimo, salvo per il piccolo particolare che mi piacciono i ragazzi. Non andrei mai in giro vestito in modo eccentrico o troppo colorato, ma non per timore di essere beccato, ma perché queste cose non le capisco...Mi hanno detto, sempre gli amici miei... amici, insomma, non esageriamo, diciamo i compagni miei, che i ragazzi gay sono effeminati... ma io mi chiedo se credono ancora alla befana... Mi hanno detto che i ragazzi gay si appiccicano sempre a tutti i ragazzi... adesso, io sono gay e di questo non ho il minimo dubbio, ma non è che per questo corro appresso a tutti i ragazzi che incontro, quelli che mi piacciono potranno essere l’1% e anche meno, gli altri non mi fanno né caldo né freddo e anche a quelli che mi piacciono non mi appiccicherei mai... e poi che significa appiccicare? Significa contatto fisico? Se è così non mi attira proprio... non che non mi attiri il sesso... ma il contatto fisico “rubato” non è mai stato la mia specialità. Non è il fatto di toccare un ragazzo che conta per me ma il fatto che lui voglia farsi toccare da me e io da lui... se non c’è un contatto emotivo il reso non ha senso... Vabbe’ ma adesso non è questo è il punto... dove lo trovo io un altro ragazzo gay, io ho cominciato l’università da pochissimo... ci sono dei ragazzi da schianto e pure simpatici ma che posso fare per non prendere toppe tremende? Io cerco di osservare i loro comportamenti, quelli che civettano un po’ troppo con le ragazze li scarto, quelli che assumono atteggiamenti troppo sdolcinati li scarto lo stesso, non so se sono gay, ma se lo sono non mi interessano lo stesso... a me piacciono i ragazzi comuni e qui è pieno... non mi piacciono i capelloni, gli atteggioni, i modaioli... quelli tipo: faccio tutto io, quelli che dicono sempre io, io... e non mi piacciono nemmeno quelli sfacciati che chiacchierano di sesso con troppa facilità... quanto a come vanno vestiti... be’ non mi piacciono quelli che portano i pantaloni larghi anche perché così non si intuisce nulla, tanto avete capito, non mi piacciono quelli smutandati, come va adesso, mi piacciono i ragazzi in jeans, meglio se aderenti, ma non troppo, in jeans e camicia, che quando ti passano vicino senti proprio l’ondata del calore fisico che emanano... camicia chiara, colletto aperto, perché è più sexy... ma vanno bene anche pantaloni classici e pullover, la cravatta mi sembra un po’ snob... poi devono essere ben rasati, coi capelli non troppo lunghi, se sono corti è meglio, possibilmente con la pelle molto chiara, con i capelli biondo scuro, lisci o lievemente ondulati... mi piacciono i ragazzi con le mani grandi, forti, ben curate. Non sopporto i ragazzi trasandati, quelli che vanno in giro con le mani sporche, con e unghie nere o non tagliate e lunghe... non mi piacciono i baffi, le barbe le sopporto... quanto agli occhiali... be’ quelli fanno più intellettuale, diciamo che mi sta bene se se li mettono solo in certi momenti... perché li preferisco senza occhiali... se applico tutti questi criteri di selezione, di ragazzo che mi interessa veramente non ne resta nemmeno uno... però a questi criteri ci rinuncerei (non proprio a tutti) se il ragazzo fosse gay... Adesso però mi viene in mente un’altra cosa... io due ragazzi gay li ho conosciuti... mh! Non erano molto entusiasmanti... non erano proprio brutti ma con quelli bellissimi che vedi sui siti non c’era proprio nessun paragone possibile... io mi accontenterei di uno un po’ meglio di quei due, nemmeno tanto, ma un po’ meglio sì... va bene sapersi contentare però... se ci devo fare l’amore preferisco farlo con luce accesa e guardarlo il ragazzo con cui sto ma se è brutto mi tocca farlo a luce spenta... almeno non mi spavento... Insomma uno che attacca bottone con un ragazzo come me potrebbe essere gay? Perché di ragazzi carucci che attaccano bottone con me ce ne sono parecchi... l’ideale sarebbe vedere quando parlano di sesso... quando andavo al liceo c’era il fatto che potevo vedere come si comportavano con le ragazze, qui all’università sono molto più abbottonati e non li vedi mai all’opera e allora i dubbi ti vengono... accidenti se ti vengono. I ragazzi gay sorridono più dei ragazzi etero? Ci vorrebbe una statistica seria... I ragazzi che piacciono a me sono soprattutto gay? ... magari! Ma ho tanto l’impressione che non sia così per niente... e se fossi condannato a innamorarmi solo di ragazzi etero? ... pensa che supplizio! Vedere e non toccare... terribile! ... però mi sa che va a finire proprio così... ah! Un criterio c’è... ragazza sì/ragazza no! Cercare di andare sull’argomento e vedere come reagiscono... però un momento! Se parli troppo di ragazze e loro sono gay se ne scappano di corsa... primo comandamento: mai passare “troppo” da etero! Questa me la scrivo... poi forse un altro sistema c’è, ma non è fatto di discorsi o di osservazioni ... si tratta dello scambio di occhiate... mh! Lì sbagliarsi è più difficile, se il contatto c’è c’è, però una cosa del genere è pure pericolosissima in pratica c’è il rischio sputtanamento... rischio molto concreto e da evitare... Domani ne provo una, arrivo prima che entrino gli altri e scrivo sulla lavagna: se sei gay aggiungi una crocetta... e vediamo che cosa succede... magari è utile a livello statistico... Ma guarda tu che cosa si deve fare per non restare digiuni del tutto!