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giovedì 17 dicembre 2009

ATTESA DI UN AMORE GAY IMPROBABILE

Ieri, 16/12/2009, alle ore 21.45, ho ricevuto la mail che riporto qui di seguito. Ho chiesto all’autore il permesso di pubblicarla e lo faccio con estremo piacere. Riporto in successione anche la seconda mail che ho ricevuto oggi.
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Ciao GayProject il tuo blog lo leggo sarà ormai da più di un anno, mi piace il modo in cui tratta di noi gay e non credo che in internet si possa trovare qualcosa di simile per cui complimenti! Ho pensato di scriverti la mia storia sapendo che è un qualcosa di diverso e atipico e che mi ha fin dall’inizio solo tirato contro tante critiche ma che mi ha insegnato che a volte si devono ascoltare i propri pensieri e sentimenti per arrivare al punto giusto senza ascoltare suggerimenti su scorciatoie o strade convenzionali perché ognuno ha la sua. Ora ti spiego. Mi chiamo Marco ho 28 anni e sono nato e cresciuto in un noioso paesetto molto bigotto o come si dice qui <un paese de basapile> in cui immagina come vengono giudicati e offesi i gay. Io di essere gay l’ho capito intorno ai 18 anni ma solo perché prima avevo rimosso in toto la mia sessualità per difesa. Nessun innamoramento, attrazione sessuale, neppure interesse. Nada di nada. Non che il resto della mia vita fosse chissà che. Anzi! Da bambino ero timido e introverso e non mi sentivo mai a mio agio con gli altri. Crescendo sono migliorato ma solo perché ho imparato a crearmi una maschera dietro cui nascondevo tutte le mie paure, fobie e ansie per farmi credere quello che non ero e farmi accettare. La mia combriccola di amici di paese l’avevo, si usciva insieme e si facevano le tipiche cose da adolescenti. Diciamo che io nel gruppo ero inquadrato come quello un po’ timido ma nessuno sospettava l’inferno che nascondevo dentro. Perché io in realtà mi sentivo sempre diverso dagli altri, impacciato, fuori luogo e sotto giudizio negativo da tutti. C’erano tutta una serie di cose che mi paralizzavano perché al solo pensiero di doverle fare mi davano una ansia assurda perché pensavo che avrei sbagliato qualcosa, che sarei incorso in qualche brutta figura, che la gente mi avrebbe criticato,che non sarei riuscito a farla . Ma cose banalissime dico anche solo se mia madre mi mandava a comprare qualcosa o a pagare delle bollette, o se dovevo camminare da solo x strada, fare ricreazione a scuola, prendere il pullman, chiedere informazioni etc etc. Tutto mi stressava. Ho iniziato l’università solo perché i miei lo davano per scontato che l’avrei fatta e io non riuscivo mai a sottrarmi dalle attese degli altri. Ma per me era solo una enorme fonte di angoscia a iniziare dal fare il pendolare o prendere il posto in mezzo a ragazzi che non conoscevo e che mi sembravano tutti migliori di me. Studiavo ma poi non riuscivo a fare gli esami e li rimandavo di continuo. Rimandavo ogni cosa, in realtà sembra sia stato il mio sport preferito per anni!!! Dopo 6 anni di università avevo fatto solo 8 esami e non ti dico come mi sentivo un fallito! Al mio essere gay ho dato inizialmente la colpa di ogni mio malessere e con questo ho tentato di eliminare alla radice la cosa da me. Chiaramente è stato inutile tutto quello che ho fatto e ho solo sofferto tanto di più. A 22 anni mi sono rassegnato e ho iniziato timidamente a girare per blog gay prima e poi siti di incontro. Mi sentivo molto solo e bisognoso di affetto e questo mi ha spinto a conoscere un po’ di ragazzi prima parlando per msn poi ho iniziato anche a incontrare. Era sempre una più o meno grande delusione, non piacevo quasi mai nel senso che oltre alla richiesta del sesso c’era il vuoto o poco altro ma, se anche piacevo, vero interesse per me praticamente poco più che zero a volte solo la paura della solitudine. Certo con qualcuno sono rimasto amico ma niente di che. A 25 anni mi imbatto in Matteo di un anno più giovane di me. E’ stato un contatto preso come tutti gli altri su un sito di incontri. Dopo la prima chattata mi ricordo mi era rimasta una buona impressione e in pochissimo tempo ho cominciato ad aprirmi con lui in un modo totale. Fin qui sembra una storia come possono essercene tante ma infatti è proprio da qui che le cose diventano diverse ed è anche difficile spiegarle perché sono complicate e non so bene come condensarle e renderle chiare. Inizio con l’anticipare che con Matteo ci siamo chattati per 2 anni e 13 giorni abbiamo parlato seriamente, scherzato, litigato, ci siamo raccontati le nostre fantasie sessuali ma io di lui io avevo solo pochissime foto mandatemi con riluttanza, foto in cui non si capiva un granché e pure neppure molto recenti anche se l’idea era quella di un ragazzo non brutto. Niente cam perché non la aveva prima, poi perché diceva che non voleva vedermi né farsi vedere in cam. Quando gli ho chiesto il cell ha fatto tante storie e ha detto che non se la sentiva. Ho chiesto se potevamo incontrarci, ha detto ora no e che lui aveva i suoi tempi. Li aveva per tutto. Matteo era anche molto chiuso e di lui non diceva molto. Non nego che dopo qualche mese ho cominciato a pensare a tante cose e a farmi pare mentali perché la situazione era per lo meno sospetta. Tra l’altro non vivevamo neppure nella stessa regione io Veneto, lui Marche. C’era molto per cui lasciare perdere a vederla così ma ovviamente c’è un ma e bello grosso … Il fatto è che io a parlare con lui stavo benissimo. Matteo è stato la prima e fino ad ora unica persona con cui io sia stato sincero sul genere di persona che ero in realtà: pieno di fobie, angosciato, egoista, un po’ vigliacco e incapace di vivere. Con lui non sentivo mai il suo giudizio sulle cose che gli rivelavo di me, solo il suo interesse e la sua voglia di capirmi e conoscermi meglio, di aiutarmi. E basta. Per me era una sorta di miracolo. Poi io Matteo lo trovavo semplicemente adorabile, ogni cosa che diceva e come la diceva, i suoi pensieri. E non so perché ma avevo una istintiva fiducia totale in lui. Anche Matteo con i mesi si era aperto gradualmente anche se con molta più fatica e mi aveva raccontato molti suoi problemi soprattutto che non accettava ancora molto di essere gay e poi aveva iniziato a dirmi della sua situazione in famiglia che era piuttosto drammatica con un padre che lo tormentava in ogni modo, una vera violenza psicologica continua e a volte anche fisica. Ho cominciato a volergli bene ma tanto. E’ difficile spiegare cosa Matteo fosse per me diciamo che è diventato un bene essenziale della mia vita senza quasi rendermene conto che mi ha spinto a cambiare piano piano, a migliorarmi, a sforzarmi ad affrontare le mie paure. Sapere e sentire ogni giorno che c’era qualcuno a cui io interessavo sinceramente, a cui potevo parlare di tutto, sentire i suoi sforzi per consigliarmi e capirmi per me era tutto. Per Matteo io ero importante e cosa ancora più bella è che per lui era importante che io stessi bene perché quella era la sua gioia. E così io mi dicevo “Provo questo esame perché se anche va male questa sera ne posso parlare con Matteo e so benissimo che per lui va bene solo il fatto che io ci abbia almeno provato.” E questo mi dava una grande forza perché non mi faceva avere più paura di fallire. Del giudizio negativo degli altri mi ha iniziato a importare sempre meno perché a me importava solo il suo. Ho acquisito sicurezza in me e cambiando io come persona mi sono sorpreso a morte nel vedere come io in realtà potessi piacere agli altri ragazzi. Perché in questa storia un po’ irreale e difficile, credo, da capire ci sono sempre stati ovviamente anche gli altri. Né io né Matteo abbiamo mai vissuto in un mondo virtuale e questo credo sia il punto chiave di tutto, ognuno viveva la sua vita, il suo mondo reale quotidiano ma ne rendeva l’altro partecipe in ogni cosa e sfumatura. Perché io accettavo che Matteo non si sentisse pronto ad andare oltre al muro della chat con me ma io avevo bisogno di persone in carne e ossa nella mia vita e Matteo lo capiva senza problemi e anzi parlavamo anche dei miei incontri senza remore e lui mi consigliava anche lì sempre per il meglio per me. I problemi in realtà sono poi arrivati e grossi ma a crearli sono stati solo gli altri. Infatti ogni volta che parlavo a qualcuno della mia situazione con Matteo nessuno ha mai capito niente. L’unica cosa era dirmi che era una cosa assurda, da immaturi, non reale, da sfigati e altri giudizi negativi o di compassione. Mi dicevano che non ci saremmo mai incontrati, che io mi illudevo, c’era chi diceva che Matteo mi prendeva in giro, che non era quello che diceva di essere, che magari era su una sedia a rotelle o aveva handicap fisici e per quello non si faceva vedere e tante altre storie del genere. E io dopo un anno e un mese di sola chat alla fine ho cominciato ad ascoltarli e i miei dubbi si sono ampliati sempre di più. Ho cominciato a fare pressioni su Matteo, a spingerlo a fare dei passi in avanti, a dirgli che altrimenti avrei chiuso con lui. Matteo stava malissimo ma diceva che lui si sforzava e gli dispiaceva troppo se non li vedevo i suoi sforzi, i suoi passi in avanti ma che mi aveva sempre detto che aveva i suoi tempi. A forza di sentirmi dire da tutte le persone interpellate che se mi voleva davvero bene per non perdermi non poteva che esaudire le mie richieste me ne sono convinto. Gli ho dato l’ultimatum -Telefonami Matteo - non l’ha fatto e io ho chiuso con lui. Sono stato malissimo, mi sentivo solo in un modo insopportabile e vuoto come il classico vuoto a rendere. E poi a Matteo io volevo troppo bene per non sapere più niente di lui: mi chiedo ma come si può condividere la parte più intima e anche dolorosa della vita di qualcuno e poi dimenticarsene? Fregarsene di come le cose potessero andargli? Per me era una angoscia insopportabile non sapere cosa gli succedeva anche solo nella più banale azione e tutti a dire lascia passare i mesi e ti dimenticherai ma io dopo un mese stavo sempre peggio. Tutti a dire che importano solo le persone reali come se Matteo non fosse una persona reale in carne e ossa con i suoi dolori, i suoi sorrisi, le sue lacrime solo perché non li avevo visti o toccati. E poi in tutti quegli anni in cui avevo conosciuto ragazzi, in cui anche mi ero fatto amici, qualcuno che mi volesse tanto bene e non solo a parole o promesse, qualcuno sempre presente e soprattutto disinteressato come Matteo non lo avevo mai incontrato. Tutti quegli incontri in cui si può avere tutto subito nell’immediato: parole, un sorriso, un abbraccio o persino di più ma che poi in tutti i miei amici o loro conoscenti non vedevo continuare più di una manciata di mesi, avevano più senso di qualcosa che si creava con lentezza e in modo non standard e non simile a quello degli altri? Mi sono detto: ma perché devo rinunciare a una persona a cui voglio bene, che mi fa stare bene, che mi spinge ogni giorno a essere migliore solo perché la gente trova assurdo o persino peggio passare un anno in chat con un ragazzo senza mai vederlo o sentirlo? E che cavolo! Ci sono milioni di persone che credono o hanno fiducia cieca in cose che non esistono neppure nel mondo reale, vedi Dio, che lo pregano e non hanno risposte e io che con Matteo ci parlo e mi consiglio solo perché non vedo, sento o incontro perché non devo avere fiducia in lui? Gli ho scritto una mail e gli ho spiegato tutto quello che era successo in me e quello che avevo capito, gli ho detto: se vuoi io sono pronto e puoi prenderti tutti i tempi di cui hai bisogno, quello di cui io ho bisogno è solo sapere come stai te e come fare per ridarti tutto quello che mi hai sempre dato tu. Matteo mi ha risposto il giorno dopo e mi ha scritto che per lui io ero troppo importante e che proprio per questo aveva bisogno di creare quel distacco virtuale senza suoni e immagini tra noi perché gli dava insieme sia la sensazione della mia presenza, la sicurezza che io avessi davvero fiducia totale e disinteressata per lui ma anche tutti gli spazi di vuoto che lo obbligavano a darsi degli obiettivi da superare per me e la sensazione della solitudine materiale e tutto questo per riuscire ad avere la forza di risolvere prima solo da se stesso i suoi problemi più grandi altrimenti tra noi le cose sarebbero finite distrutte perché un disperato che si aggrappa a qualcuno, fosse quel qualcuno pure la persona forte che comunque io non ero, lo poteva portare solo a fondo. Io Matteo l’ho capito allora davvero da quelle parole e l’ho stimato e amato di più per questa sua scelta e sinceramente da là non me ne è più fregato delle parole degli altri, l’unica cosa che aveva un valore era il rapporto che si era creato tra noi e quello era una cosa che riguardava solo noi. I sentimenti sono i sentimenti al di là della fisicità di una persona e una chat può essere un percorso per scoprirli e approfondirli e non un semplice accontentarsi. Io e Matteo abbiamo ripreso a chattare ma questo è stato solo l’avvio. Inizio col dire che in questi due anni di chat con Matteo ho macinato esami su esami e mi sono laureato. Matteo i suoi tempi li aveva, è vero, erano lunghi ma li ha superati. Quattro mesi dopo che abbiamo ripreso a parlare mi ha dato il suo cell. Ancora ora mi viene da sorridere di tutte le volte che mi ero immaginato che la sua voce avesse qualcosa che non andava e per quello non voleva parlarmi e l'ansia quando mi ha risposto quando invece ha una bellissima voce. Dopo 5 mesi e mezzo ci siamo incontrati di persona a metà strada tra me e lui. Lo adoravo prima, dopo ancora di più. Matteo è infatti troppo carino, ha un bellissimo sorriso, due occhi che sembrano il mare e un fisico sportivo (altro che handicap o sedia a rotelle : ). Ho trovato lavoro e sono andato a vivere per conto mio nella città dove mi sono laureato. Da quasi due mesi Matteo ha lasciato la merda della sua famiglia e mi ha raggiunto. Ora sta cercando un lavoro part time perché l’anno prossimo vuole iscriversi all’università. Suo padre lo ha obbligato a lavorare dopo la maturità ma Matteo ha sempre sognato di potersi laureare in architettura e io so che ce la farà e non solo perché ho visto tutte le raccolte delle sue cartelle e sono bellissime ma perché io farò tutto quello che gli serve per aiutarlo a farcela. Quindi ora posso affermare che questi 2 anni e 13 giorni di chat per entrambi sono stati importantissimi perché ci hanno fatto diventare due ragazzi più forti e responsabili, consapevoli che la forza non viene dall’aggrapparsi a qualcuno né dalla somma di due debolezze ma dalla voglia di migliorarsi per strappare un sorriso a chi vuoi bene. E ora giustamente ti chiederai ma ora cosa siete voi due? Di sicuro siamo due persone che si vogliono un bene dell’anima, di più si amano, che hanno imparato a rispettarsi, ad avere tra loro fiducia totale, a non nutrire gelosie, che vogliono solo aiutarsi, sostenere le scelte l’uno dell’altro come hanno sempre fatto in quei lunghissimi mesi di sola chat ma ora lo facciamo anche abbracciandoci stretti e guardandoci ogni giorno negli occhi.
Spero non sia troppo lunga, un bacio
Marco e Matteo
PS: ah ho iniziato da poco ogni tanto anche a spulciare il forum ; )
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Ciao Project! Ti diamo senz'altro la autorizzazione a pubblicare infatti era il nostro intento, per i nomi non credo sia un problema a mantenerli sono solo due nomi come tanti non particolarmente originali eh! comunque vedi tu come pensi sia meglio fare ci affidiamo a te e ci fa piacere che la reputi una bella testimonianza (sei il primo!!!!) come ho scritto già a me è sempre stato detto invece peste e corna della situazione. Ci piacerebbe anche che ci dicessi tu come vedi una situazione del genere visto che di ragazzi gay ne senti tantissimi a volte mi chiedo se davvero è così assurdo legarsi tanto a una persona solo parlando in chat per tanto tempo fino ad arrivare a provare sentimenti tanto profondi anche senza mai vedersi e parlarsi al cell . Dico possibile siamo gli unici?? Certo se fosse così saremmo sicuramente originali. A parte gli scherzi credo che se una persona sente nel cuore di potersi fidare, dare tempo e fiducia a qualcuno mi sembra il minimo, avere tempi e modalità diversi è solo una caratteristica di una persona e si dovrebbe avere più pazienza e comprensione.. Tra i gay sembra che valga solo il tutto e subito in ogni campo di relazione di amicizia o rapporto o sesso ma poi alla fine quanto girano le cose in quel modo? A me non sembra molto. Io non mi sono uniformato al gruppo e alle idee comuni ma ho ascoltato solo il mio cuore così mi sono fidato, ho aspettato e ho trovato un tesoro unico e bellissimo e il messaggio che spero passi sia proprio questo. Di sicuro la costruiremo noi due una bella relazione, abbiamo reso il tempo dal peggiore alleato al migliore consigliere!!
Bacio Marco
sai qui nevica!!

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giovedì 17 luglio 2008

GAY ETERO E IMBARAZZO SESSUALE

Ciao Projet,

mi chiamo Jake, non è uno pseudonimo, sono figlio di padre americano e madre italiana, mia madre era di Milano (purtroppo non c’è più da due anni), mio padre è di Baltimora. Ho studiato in un collegio cattolico di Baltimora fino all’età di 13 anni, vivevo praticamente lì. Mio padre è ancora adesso un manager importante e tempo da dedicare a me non ne ha mai avuto. I miei non sono mai andati troppo d’accordo poi, quando avevo 13, anni hanno divorziato e io sono stato affidato a mia madre e sono rimasto definitivamente a Milano. Ho fatto il liceo a Milano e mi sono laureato qui. Adesso ho 34 anni. Ho recuperato un po’ il rapporto con mio padre, quando avevo 30 anni, quando mia madre si è ammalata. Quando lo ha saputo ha fatto di tutto, l’ha portata negli USA e l’ha fatta visitare dei migliori specialisti e le è stato vicino fino alla fine. Non solo ha avuto una dignità, ma si è comportato con me in modo del tutto inatteso, lui allora aveva 62 anni e credo che si sia accorto di che cosa significa avere un figlio. Gli ho detto apertamente che ero gay e gli sono venuti gli occhi umidi, era contento che mi fidassi di lui fino al punto di dirgli una cosa simile. Adesso ha 66 anni e il prossimo luglio lascerà il lavoro. Lui negli SA non ha più nessuno e penso che verrà a vivere a Milano perché mia madre gli ha lasciato l’appartamento (un divorzio un po’ anomalo quello dei miei!).

Che sono gay l’ho capito l’ultimo anno che sono stato a Baltimora, tra i 13 e i 14 anni, quando mi sono innamorato di un altro ragazzo che stava in collegio con me, ma poi io sono venuto in Italia e non ci siamo più visti. I primi tempi che stavo in Italia mi sono trovato malissimo, sapevo poco la lingua e a scuola i miei compagni dicevano delle cose che io non capivo che cosa volessero dire e non avevo la faccia di chiedere e poi fisicamente non assomigliavo agli altri. Io sono di tipo molto inglese, con californiano, sono molto alto e molto sottile per niente muscoloso. A scuola all’inizio ero molto emarginato e non andavo bene. Mia madre ha cercato di fare di tutto ma non era facile. Andavo benissimo in Inglese e malissimo in Italiano. Poi piano piano, a forza di leggere e di stare in mezzo ai miei compagni ho cominciato a capire meglio la lingua e i miei problemi si sono ridimensionati.

La mia prima cotta forte l’ho presa a 16 anni, in terzo scientifico, per un ragazzo che era arrivato quell’anno e che era manifestamente etero, ma me ne ero innamorato lo stesso. Da allora, fino alla maturità e oltre, ho pensato che quel ragazzo potesse diventare gay per il fatto che io lo amavo. Lui con me era molto amichevole e mi trattava benissimo ma per lui le ragazze erano proprio la vita. Spesso studiavamo insieme. Passare un pomeriggio vicino a lui, spalla a spalla e fare insieme gli esercizi di matematica, per me, era insieme una tortura e la cosa che desideravo di più. Ho desiderato tanto di vederlo nudo ma non è mai successo, non perché non ce ne fosse la possibilità ma perché ero convinto che cercare una cosa simile significasse sporcare l’amore che provavo per lui. Forse ero troppo idealista ma allora ragionavo così. Dopo la maturità l’ho rivisto un paio di volte, poi a 24 anni si è sposato e io sono andato al matrimonio, con dei sentimenti un po’ strani ma l’ho fatto.

Poi c’è stato il Politecnico. Adesso faccio l’ingegnere civile ma non sono mai stato troppo portato per le discipline scientifiche. Finire al Politecnico non era certo il mio sogno ma mia madre lavorava in quel settore e io avrei trovato un’ottima sistemazione. Il problema era arrivare a laurearsi. All’inizio mi mettevo a piangere di disperazione sugli esercizi di analisi e di geometria. Imparavo meccanicamente le cose ma capivo molto poco. Poi, casualmente, poco prima di Natale, un ragazzo mi ha chiesto di prendere il posto pure per lui la mattina, io l’ho fatto e da lì è nata una storia, diciamo la storia più importante e nello stesso tempo più condizionante della mia vita. Si chiamava Enrico, un ragazzo passabile, non bellissimo, ma a 20 anni anche uno passabile è bello! Abbiamo cominciato a studiare insieme. Era un mostro di cervello! Capiva cose alle quali io non sarei mai arrivato. Insomma la mattina a lezione insieme fino alle 14.00, poi pranzo insieme e poi studio insieme fino alle dieci di sera ed oltre. Lui tirava come un trattore, non mi permetteva di perdere un secondo, io all’inizio faticavo molto, ma sapevo che se non mi fossi dato da fare per essere alla sua altezza lo avrei perduto, perché lui non poteva perdere tempo senza fare gli esami. Insomma, ho preso 24 in Analisi, mio primo esame, lui 30, ma, lo confesso, non ero affatto invidioso, poi, dopo il primo esame è venuto il secondo. Recuperavo terreno. I miei voti erano sempre più bassi dei suoi ma la differenza diminuiva. Poi, dopo molto tempo, a un esame di topografia, ho preso più di lui e mi è piaciuta moltissimo la sua reazione: era contento per me, non era invidioso.

A capire che mi ero innamorato di lui ci ho messo due anni e mezzo. All’inizio ero troppo stressato dall’università e poi mi tornava sempre in mente la solita idea: è gay o non è gay? Ta le faccio breve. Ci siamo laureati nella stessa sessione, per due anni siamo andati in vacanza insieme, abbiamo continuato a frequentarci anche dopo che abbiamo trovato lavoro, spesso passavamo le domeniche insieme. Lui non ha mai, dico mai, parlato di ragazze! Non ti dico le elucubrazioni che ho fatto su questi segnali. Tra noi il clima era bellissimo, proprio come due fratelli, ma pure di più. Ero andato avanti e indietro mille volte tra l’idea di fargli esplicitamente una dichiarazione d’amore e l’idea di lasciare perdere tutto. Un giorno lui viene da me e con tutta un’aria di mistero e di confessione sentimentale e mi dice che mi deve dire una cosa importantissima perché io la devo sapere assolutamente. Pensavo che finalmente si sarebbe arrivati al punto, invece mi dice che sta per sposarsi perché la ragazza è incinta. Io passo dalle stelle alle stalle, ma devo dimostrargli il mio entusiasmo e lo abbraccio tanto stretto che lo sollevo da terra, lui è raggiante veramente, io recito, ma il mondo va così. Ho fatto il testimone anche a questo matrimonio.

Dentro di me mi dicevo: ma io sono condannato a innamorarmi solo di etero? Basta! Di etero non ne voglio più sapere! Quindi mi sono deciso, tra i 26 e i 27 anni, a buttarmi completamente nel mondo gay: chat gay, siti di incontri, community, ho riempito tutto non i miei annunci. Ero deciso a provare. Mi dicevo: ma caspita, gli altri alla mia età hanno una vita affettiva (e pure sessuale) e io che faccio? Non è giusto! Sto buttando gli anni migliori della vita! Cominciano ad arrivare le risposte agli annunci, Project, che squallore! Gente che mette foto false, ragazzini che sanno solo dire cu.o e ca.zo, uomini di 50 anni che pensano di averne 20, gente scoppiata che sta proprio fuori di cervello. Ne ho incontrati una cinquantina nel tempo di un paio d’anni, ne ho trovato solo uno passabile ma secondo me era minorenne e si spacciava per maggiorenne, gliel’ho detto ma la carta d’identità non me l’ha voluta fare vedere. Io gli ho detto: Ma sei un ragazzo giovanissimo, ma che ci fai su questi siti? E lui m’ha risposto una cosa che mi ha messo in crisi, mi ha detto: E tu allora che ci fai? Poi l’ho invitato a cena. Lui pensava che saremmo finiti a letto ma gli ho detto che forse non stavo su quei siti per il motivo che pensava lui e l’ho riaccompagnato a casa sua, quando è sceso mi ha dato una stretta di mano che un altro po’ me la staccava. Adesso, dopo tanto tempo, ogni tanto mi manda un messaggio. Diciamo che è stata la più bella storia che ho vissuto negli ultimi anni. Così siamo arrivato tra i 28 e i 29 anni. Vergine ero e così sono rimasto e nemmeno mi dispiace perché mettermi a fare sesso con gente squallida solo per vedere che effetto fa non è proprio una cosa che desidero. In pratica fino a quest’anno ho continuato a vivere il sesso come lo vivevo a 16 anni, che poi non è tanto male e almeno non ti metti nei pasticci.

E adesso vengo all’ultima parte della storia. Nel mio gruppo di progetto di Ingegneria civile, tre mesi fa, arriva Marco (chiamiamolo così) un giovane ingegnere 31enne bello come il sole, questo lo posso proprio dire, e io comincio ad andare di nuovo nel pallone. In pratica Marco per me, a livello ufficiale, è solo un collega di lavoro, i nostri rapporti son stranissimi a metà tra il formale (timido) e i messaggi subliminali. Nel mio cervello Marco ha invaso e domina anche i più piccoli spazi. Penso a lui in ogni momento della giornata, lo desidero come non ho mai desiderato nessun ragazzo nella mia vita. Devo portare sempre abiti molto larghi perché mi basta pensarlo e mi viene l’erezione, non ti dico quando me lo trovo vicino. Project, adesso sono proprio in crisi. Marco sarà il terzo ragazzo etero di cui mi innamoro? Non vorrei per nessuna ragione che fosse così, anche perché penso che questo per me sia l’ultimo treno. O Marco o nessuno! Lui non ha proprio niente a che vedere con quelli dei siti gay, è attentissimo a quello che fa e a quello che dice, a non passare mai il confine ma ha certe esitazioni, certe pause certi modi di sospirare appena appena mentre parla, certe piccolissime mosse del viso e in certi momenti particolarissimi che possono essere solo gay. A parte le banalità. Niente fedine, nessuna familiarità con le ragazze dell’ufficio, nessun discorso privato durante il lavoro, però ti lancia (involontariamente?) certi sguardi che ti fa secco, ti ruba l’anima. Project, sono 3 mesi che sono di nuovo in angoscia. Non so che fare, se tentare di sciogliere un po’ la situazione, invitarlo a casa mia, da solo o con altre persone. Lo inviterei a venire in piscina con me, lo inviterei eccome, ma poi sistematicamente non lo faccio e quando sto davanti a lui mi sento totalmente imbranato e lo tratto in modo formale e io e non vorrei assolutamente.

Poi c’è proprio una questione privatissima di cui ti vorrei parlare a proposito di me e di questo ragazzo perché una situazione di tipo sessuale tra noi si è creata effettivamente e io mi sono sentito in un imbarazzo tremendo per quello che può avere provato lui, avrei voluto sparire. Dopo ha fatto come non fosse successo niente e la cosa mi inquieta ancora di più, però di questo ti vorrei parlare in privato. Il mio contatto è [omissis]. Appena mi aggiungi ti chiamo.

Un abbraccio
Jake

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sabato 20 ottobre 2007

DUE PAGINE DI DIARIO GAY Epilogo

Rispondo al quesito di Distillato sull’esito della storia dei protagonisti di “Due pagine di diario gay”. Chiamiamo Fabio l’autore del diario e Nicola il ragazzo di cui Fabio è innamorato. All’epoca in cui Fabio scrisse le pagine di diario che ho pubblicato, entrambi i ragazzi avevano 20 anni (1974). Ho appuntato le date: Fabio mi ha dato i suoi diari nel 1984, quando aveva 30 anni, ma i diari, contenuti in tre agende riguardavano solo gli anni 1974, 1975 e 1976. Fabio mi ha detto di non aver più tenuto diari dopo il 1976. Le tre agende sono molto diverse una dall’altra, la prima, quella del 1974, è fittissima, scritta giorno per giorno, quasi ora per ora. Quella del 1975 comincia come la precedente, poi presenta una lacuna di più di tre mesi tra marzo e la metà di giugno, poi il diario riprende ma Nicola è visto in un’altra luce, molto più distaccata. In altri termini non ci sono più i veri e propri deliri amorosi che caratterizzavano la prima agenda. Si nota ancora che Nicola è in sostanza il primo interesse di Fabio, ma si tratta di un interesse di tipo mentale, intellettuale, intendo dire che la spinta erotica sembra molto affievolita. Non c’è alcun riferimento espresso che spieghi o permetta di capire chiaramente che cosa è successo nei tre mesi di intervallo, ma il nome di Nicola, dopo, è talvolta associato a una figura femminile citata solo attraverso l’uso di pronomi. Si vede cha Fabio, se per un verso prova una forma di gelosia, per l’altro è felice di essersi liberato di Nicola. Il loro rapporto non si interrompe del tutto ma diventa sostanzialmente una formalità. La storia è in effetti piuttosto complessa, a quanto sembra di capire, Fabio non ha mai avuto il coraggio di dichiararsi a Nicola ed ha proseguito in una forma di tormento amoroso essenzialmente unilaterale fino al momento in cui Nicola ha trovato “di mala voglia” una ragazza ma ha continuato a tenere un piede in due scarpe cercando di mantenere anche un rapporto con Fabio, che piano piano non ne ha voluto più sapere e si è limitato a un rapporto formale o quasi. A questo punto però la storia non è ancora alla fine perché c’è la terza agenda e qui c’è un colpo di scena che io non mi sarei mai aspettato. Nicola lascia la ragazza e va pesantemente in crisi (febbraio-marzo 1976), si rivolge a Fabio chiedendogli di rimettersi insieme. Fabio all’inizio non ne vuole sapere ma Nicola ci sta malissimo e alla fine Fabio cede e si rimettono insieme. Nel frattempo l’università è andata a rotoli per entrambi (e finiranno per rinunciarci). Dall’aprile del 1976, da quello che risulta dai diari, Fabio più che innamorato di Nicola, è preoccupato per lui, poi Nicola ritrova un equilibrio e le cose sembrano volgere decisamente al bello e qui c’è la svolta finale, anch’essa imprevista: Nicola incontra una nuova ragazza che lo convince di essere etero (o prevalentemente etero) e pretende che Fabio accetti la cosa ma contemporaneamente mantenga con lui un rapporto affettivo importante. Fabio non accetta la situazione e il rapporto tra i due si interrompe. Fabio scrive nelle ultime pagine di diario che se Nicola dovesse avere veramente bisogno di lui, lui sarebbe sempre disponibile, ma che stargli vicino gli riesce ormai impossibile. Nicola si è sposato con la seconda ragazza nel 1977 e Fabio è rimasto solo ed è tuttora solo. E’ una storia vera, anche se non è la storia di due ragazzi di oggi. Nicola non lo vedo da 30 anni e non so che fine abbia fatto, Fabio lo vedo tre o quattro volte l’anno, in genere per le feste e prima delle vacanze. Lo so che non è molto edificante... ma la realtà non è una favola.

domenica 14 ottobre 2007

INCERTEZZE GAY

Se dovessi dare un nome a questo post lo chiamerei “il piede in due scarpe”, perché io sempre così faccio, voglio acchiappare tutto e il contrario di tutto, voglio salvare capra e cavoli e poi alla fine mi ritrovo con un pugno di mosche. In pratica non sono mai riuscito a decidere, ho detto una cosa e poi ne ho fatta un’altra, ho rinviato sempre le decisioni importanti... in pratica ho pensato che rinviando e prendendo tempo le cose si risolvessero da sé ma è successo sistematicamente il contrario. Prima di tutto col coming out... se uno è intelligente deve scegliere: se e sì, ci si decide e si fa, se e no non ci si pensa più, invece io ho fatto un tira e molla che non finiva più, avevo trovato un ragazzo che mi piaceva, l’avevo trovato per caso... cioè era lui che aveva trovato me e non vice versa, io gli ho detto subito che per me era importante e lo era veramente, lui si aspettava che io prendesi una decisione, che gli dicessi sì, proviamoci, oppure no, lasciamo perdere, io gli dicevo che stavo per dirlo ai miei genitori ma poi mi veniva la paura e non dicevo niente e lui abbozzava, una prima volta ha abbozzato, una seconda e una terza, poi mi ha proprio fatto un discorso chiaro, mi ha detto esplicitamente che lui non aveva tempo da perdere e che se non ero interessato glielo dovevo dire, io interessato ero ma avevo paura e la cosa è finita che ai miei non ho detto niente e che lui se n’è andato... ma io ho fatto la scena pietosa... lo so che è una cosa di infimo livello, ma l’ho fatta, sono andato da lui e l’ho supplicato che non mi mollasse, e lui si è rimesso con me perché gli avevo detto che ormai la decisione l’avevo presa... sono andato da mio padre e ho cominciato il discorsetto, ma l’ho presa troppo alla lontana e lui non aveva tempo da perdere... e il discorso non è arrivato al nocciolo della qustione ... e allora ho cominciato a dire bugie... lo so che è vergognoso ma succede, sono andato dal mio ragazzo e gli ho detto che a mio padre avevo raccontato tutto e che lui, alla fine dei conti, la cosa l’aveva accettata, ma la cosa è finita in modo tragico perché Paolo, il mio ragazzo, è andato da mio padre e gli ha parlato di noi pensando che mio padre lo sapesse, ma lui non sapeva niente... è successo un macello, mio padre mi avrebbe scorticato vivo e mi diceva che se proprio dovevo fare le schifezze erano cavoli miei, ma mandare Paolo a parlare con lui invece di parlargli io personalmente era la cosa più stupida che si potesse fare... perchè mio padre è rimasto convinto che Paolo a parlare con lui ce l’avessi mandato io perché non avevo il coraggio di presentarmi personalmente... ma non basta, Paolo ce l’aveva a morte con me perché gli avevo detto una bugia e gli avevo fatto fare una figura di mer.. Io sono andato un’altra volta a supplicare Paolo che non mi mollasse e lui c’è passato sopra pure questa volta e abbiamo trovato un po’ di quieto vivere, poi però ho conosciuto un altro ragazzo... adesso guai a voi se vi viene in testa di farmi la predica... me la sono fatta già da solo ma tanto non serve... quest’altro ragazzo, si chiamava Giuseppe ed era
molto ma molto carino. Paolo non era brutto... ma Giuspeppe era proprio bellissimo... e io che ho fatto? ... Ebbene sì! L’ho fatto! Non solo era bello ma era pure gay! Non ho capito... ma secondo voi che dovevo fare? Fare le prediche è troppo facile... io avrei voluto vedere voi... ma mica si poteva resistere, Giuseppe ti faceva un sorriso che ti trapassava l’anima da parte a parte e poi era tremendamente sexy... insomma... e poi in queste cose non è che se ne fa una e basta, se Giuseppe ci sta... e ci stava... la cosa non poteva che andare avanti... io che dovevo fare? Lo so! Lo so!! Per favore statevi zitti e la coscienza tenetevela per voi! Io dovevo dire a Paolo che oramai il mio cervello stava da un’altra parte... ma non era nemmeno vero, Paolo era un bravo ragazzo e mi voleva bene, ma Giuseppe era bello... ma come si fa a decidere tra due cose come queste? In una situazione simile per forza si tiene un piede in due scarpe... per questo io non mi sapevo decidere e allora che facevo? Bugie da una parte e bugie dall’altra. A Paolo non avevo detto niente di Giuseppe e facevo finta che le cose stessero come prima... poi al solito il patatrac... Paolo mi becca in macchina con Giuseppe in atteggiamenti inequivocabili... io mi sono sentito un verme... ma ormai era troppo tardi... a casa l’ho supplicato, gli ho detto che Giuseppe per me era solo sesso (come se fosse poco!) e lui m’ha dato un ultimatum: o lo lasci subito o me ne vado, se fossi stato intelligente avrei detto: ok! la storia di Giusppe è finita! ma io non ho detto così... ho detto che avrei dovuto pensarci e Paolo si è fatto la valigia e se n’è andato... Giuseppe poi ce l’aveva a morte con me perché diceva che gli avevo fatto fare una figura tremenda e lo avevo lasciato come un broccolo... insomma pure Giuseppe prende il largo... per essere precisi questa è la storia dei miei ultimi due anni, in pratica questa è tutta la mia vita gay... prima non c’era stato niente... perché non mi decidevo mai nemmeno quando c’era qualche ragazzo che mi piaceva veramente. Adesso alla tenera età di 25 anni mi sento uno spostato totale... sputtanato davanti a tutti, perché tutti sanno che sono gay, ma non dal fatto che l’ho detto io... ma da tutti i pettegolezzi che ci sono stati. Che cosa dovrei fare? Per ricominciare tutto da capo dovrei cambiare testa, io ci proverei pure ma non è detto affatto che possa avere senso... da due settimane avevo notato un ragazzo interessante che lavora al pub del paese ma non è di qua, ho provato a parlarci, quando è successo mi ha congelato: mi ha chiesto immediatamente: “Ma tu che cosa vuoi da me?”... io penso che se gli avessi detto chiaro che mi piaceva, la cosa non sarebbe finita lì... ma ho cominciato a girarci intorno e a dire un mucchio di parole senza senso... Lui mi ha guardato in faccia perplesso e mi ha detto: Ma tu quanto anni hai? ... ma l’ha detto proprio con la faccia schifata... e io ci sono rimasto malissimo... Non è che per caso qualcuno potrebbe darmi un consiglio... però non mi fare prediche moralistiche per favore...