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domenica 20 marzo 2011

GAY E REPRESSIONE DELLA SESSUALITA’

Caro project,

vorrei raccontarti qualcosa di me; ci conosciamo già, sai già chi sono, cosa studio etc. etc. quindi non sono necessarie le presentazioni, ma mi rendo conto di non aver mai posto chiaramente l’accento sul mio essere omosessuale e sulle conseguenze da questo derivanti (avrei parecchie cose da scrivere nella sezione “ragazzi gay” del forum, eccome se ce ne sono).

Mi spiace per la lunghezza della mail, fai con comodo, non ho fretta per una risposta.

SCOPERTA ED ACCETTAZIONE

Io sono omosessuale, e su questo non ho più alcun dubbio, ma l’accettazione è arrivata – se è arrivata totalmente! – con “leggero” ritardo ossia dopo sette anni; ho scoperto che mi piacciono i ragazzi in prima media, quando parallelamente ho iniziato le prime masturbazioni l’anno dopo (sempre pensando ai miei compagni di banco, non alle compagne, ovviamente), però ritenevo la cosa “assolutamente normale”, ero certo che tutti i ragazzi della mia età facessero così: stanno con le ragazze, ma quando fanno sesso con loro pensano ai maschi no? Eh si, sicuro…. Ero parecchio ingenuo, lo ammetto. Però ho smesso quasi subito di masturbarmi e ora ti spiego perché, anche se già lo immaginerai: prima cosa: ero chierichetto (“Noooooooooo, anche quello???” dirai tu, eh si, [omissis] o incasina le cose fino all’inverosimile o non è contento), e molto preso dalla dimensione mistico-religiosa del cattolicesimo. Dal momento che “NON ESISTE che ci si masturbi mai, maledetti infoiati! Statevene a casa a dire il rosario, porci!” questo era il messaggio che passava da prete e catechiste, ho smesso. Dio mio, quanto mi sono fatto condizionare fino a poco tempo fa, credendo di essere una persona libera. Ho passato la mia adolescenza credendo di essere me stesso, di pensare sempre con la mia testa, e invece era proprio il contrario. E quindi per sei anni stop, chiuso, finito, niente più autoerotismo, con frequentissimi risvegli di notte in seguito a polluzioni notturne con relativi sensi di colpa per il “tremendo peccato” che mi sarei dovuto trovare ad espiare un domani… A pensarci oggi mi chiedo se sono stato masochista a rimanere nella Chiesa Cattolica, e se lo sono ancora, perché, come poi ti spiegherò, la situazione non s’è ancora sbloccata.

Parallelamente a questa stoica resistenza alle passioni, al liceo ho sempre negato di essere gay, me lo ricordo molto bene, posso anche farti la scaletta degli anni e dei miei pensieri in proposito

IV ginnasio: si, vabbé, guardo i ragazzi ma non sono gay, figurarsi, gay io?
V ginnasio: caspita, è proprio bello quel ragazzo lì, ma alla fine la mia è solo una normale ammirazione no?
I liceo: non è che magari sono gay sul serio? Ma no, basta idee stupide.
II liceo: forse sono gay, ma tanto non mi cambia nulla, rimarrò casto in eterno e mai mi paleserò.
III liceo: non so mica cosa sono, ma tanto devo studiare e non me ne frega nulla, si può vivere benissimo senza nessuno.
Estate 2009 e primo anno di università: poco da fare, sono gay

Dev’essere stato un processo graduale che l’estate del 2009 mi ha portato a smetterla (o perlomeno a pensare di iniziare a finirla) di mentire a me stesso e di denigrarmi così. Infatti ho iniziato a pensare che io sono gay, dapprima la consideravo una croce (sì, in senso cristiano, lo vedi quanto influisce la Chiesa, lo vedi? Forse sarebbe stato meglio che non ci fossi mai entrato e avessi venerato il mio Dio con meno pare mentali e problemi) che purtroppo m’era toccata, poi invece ho iniziato a pensare che io non sono una persona sbagliata, che essere gay è normalissimo e che io non sono peggio di tanta altra gente, anzi! Il problema non ce l’ho io ma gli altri, e si chiama ignoranza ed omofobia. Altro che amore predicato (e questo lo dico al mio prete, catechiste, parrocchiani et similia concedimi un’apostrofe project!) altro che amore, la semina che ho visto io è stata quella di acredine, odio, ottusità e malvagità. E sono felice di essermene chiamato fuori. Molto felice.

Beninteso mi sono distaccato dalla mia ex-parrocchia e da queste persone non perché esse sappiano di me, ma per altri motivi (ma ti racconterò in altra sede, se troveremo il tempo, qui non è il caso).

COMING OUT

Perfetto, io mi sono accettato omosessuale, e cos’è cambiato? Il primo anno di università non molto, poi l’estate scorsa ho iniziato a navigare per la rete per informarmi sull’argomento e mi sono iscritto ad un forum (non il tuo) che seguo tuttora e che, forse, conoscerai, stupito del fatto che molti ragazzi avevano i miei stessi problemi nel rivelare ad altri chi sono. Quindi non ero l’unico, caspita!!! Ed ho iniziato a confrontarmi anche sulla rete, cercando anche altri forum a tematica gay, tra i quali ho trovato qualcosa che non mi ha soddisfatto, e poi il tuo, che però ho letto per molto tempo come semplice visitatore. Nel frattempo ho deciso di lanciare segnali a mia madre, quest’estate e poi ho fatto coming out con lei. All’inizio credeva fossi solo confuso, perché non ho mai provato ad andare con una ragazza, e mi ha proposto di parlare con uno psicologo, pur accettando in toto quello che io sono, anzi volendomi più bene di prima. Ho declinato gentilmente, ma fermamente la proposta dello psicologo perché non ne sento il bisogno e anche perché io sono sicuro di essere omosessuale; il rapporto tra noi non è cambiato, e di questo sono contento. Poi a inizio università ho conosciuto F., un ragazzo con cui ho instaurato un rapporto d’amicizia (e per il quale, son contento di dirlo, non provo nulla al di fuori od oltre l’amicizia) molto più vero dei pochi che ho avuto finora. Ho notato come lui sia un ragazzo dalla mente aperta, sincero (a quanto mi sembra) ed è riuscito a rompere il mio guscio che avevo creato per difendermi dalle delusioni che le persone potevano darmi dal momento che ne ho avute parecchie, cosa però che mi aveva fatto diventare assai diffidente. Ho anche iniziato a tastare il terreno per vedere come la pensasse sull’argomento omosessualità e non ho trovato problemi, così dopo qualche mese, prendendo a pretesto il fatto che io ho problemi coi preti gli ho detto “Indovina perché!” e lui dopo un tentativo mi ha detto “Perché sei omosessuale”. Cioè mi ha capito più lui conoscendomi pochi mesi che tante persone che mi hanno circondato in sette anni! E mi ha dato sprone per vivere serenamente e tranquillamente la mia vita senza dovermi preoccupare del giudizio altrui e senza farmi condizionare dalla Chiesa. Poi l’ho detto ad altre persone di famiglia, anche qui senza problemi (tra l’altro atee… quindi).

Perciò il CO per me non è stato traumatico, pensavo peggio! Ma infatti il nocciolo della questione non è questo, ma il seguente, che tu ometterai se vorrai pubblicare la mail.

[omissis]

Non so, ti sembro stupido?

Ciao

P.S.: avrei tanto altro da scrivere, ma così è già molto, magari te ne invierò un’altra

P.P.S.: se vuoi pubblicare la mail, togli l’ultima parte.

__________

Ciao,

alla fine della lettura della tua mail, l’impressione che ne riporto è che la tua storia sia molto tipica. In sostanza sono tutte situazioni che possono sembrare rare o addirittura uniche a chi le vive ma che sono molto più comuni di quanto si possa pensare. Partiamo dall’inizio. Che peso può avere la chiesa sullo sviluppo affettivo di un ragazzo gay? Se quel ragazzo vive immerso profondamente in un ambiente cattolico non può non sentirne pesantemente le conseguenze. La chiesa cattolica professa quasi come verità di fede cose che in tema di omosessualità appaiono non solo infondate ma sostanzialmente immorali a qualunque persona di buon senso. Il catechismo della chiesa cattolica e i documenti pontifici in tema di omosessualità parlano di “grave depravazione”, “funesta conseguenza di un rifiuto di Dio”,“mancanza di evoluzione sessuale normale”, “costituzione patologica”, “comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale”. San Pio X, nel suo Catechismo del 1910, classifica il “peccato impuro contro natura” come secondo per gravità solo all’omicidio volontario, fra i peccati che “gridano vendetta al cospetto di Dio” (Catechismo maggiore, n. 966). Tutto questo zelo potrebbe essere speso in cose molto più serie, dove invece manca del tutto.

(http://gayproject.wordpress.com/2008/07/09/sessualita-gay-masturbazione-e-orientamento-sessuale/).

Il risultato di una educazione sessuale repressiva porta alla interiorizzazione del divieto, al punto che l’auto-repressione sessuale diventa un merito e la spontaneità sessuale è vissuta come una colpa. È effettivamente raro che un ragazzo arrivi a non masturbarsi per anni, ma per moltissimi ragazzi il tentativo, almeno, di reprimere la masturbazione rappresenta una lotta con se stessi che si protrae nel tempo per lungi periodi e che causa scompensi emotivi pesanti. La chiesa ha una sessuofobia radicata su secoli di pregiudizio e se rinunciasse alle sue posizioni in materia di sessualità perderebbe uno strumento di condizionamento profondo delle coscienze come il senso di colpa. Tra l’altro la masturbazione è una componente fondamentale della sessualità e nell’adolescenza è addirittura l’unica ed ha una funzione importantissima perché aiuta a strutturare la sessualità adulta, a riconoscere il proprio orientamento sessuale e a connettere affettività e sessualità. Per la verità oggi un’educazione sessuale repressiva fa meno danni che nel passato, anche perché, per fortuna, la sessualità non è più un tabù sociale ed è possibile e addirittura facile per chiunque trovare informazioni serie in proposito. In pratica la stragrande maggioranza dei ragazzi arriva comunque ad una sessualità vera, al di là di qualunque tipo di proibizione. In altri tempi non era così e non era affatto raro che i condizionamenti della chiesa portassero molti ragazzi a rinunciare di fatto alla propria sessualità, non dico a livello di masturbazione, ma certamente a livello di coppia, vivendo per di più la masturbazione con profondi sensi di colpa. Oggi da queste cose si esce ma questi condizionamenti possono far scivolare molto avanti la scoperta della sessualità di coppia, fino ben oltre i 30 anni. Che tu sia uscito da queste cose è oggettivamente un bene. Considerare la masturbazione un peccato mortale, come fa il catechismo della chiesa cattolica, o affermare che l’omosessualità è la colpa più grave dopo l’omicidio volontario fa scadere di molto il concetto di religione e fornisce della morale un’idea sostanzialmente ridicola, oltre che intrinsecamente dannosa. Ma su questo penso tu non abbia molti dubbi.

Secondo punto: il coming out. Mi sono sempre chiesto perché è così enfatizzato, nel bene e nel male, chi lo ha fatto, troppo spesso pensa che sia come una specie di patente del gay adulto, chi non lo ha fatto pensa che sia in ogni caso una cosa troppo dannosa e deleteria. In effetti non è il coming out che può fare la differenza per un ragazzo gay ma solo l’esperienza dell’innamoramento che è l’unica esperienza che cambia realmente le prospettive di un ragazzo gay perché può fare capire in tutta la sua profondità la dimensione affettiva e sessuale insieme dell’essere gay. Francamente, salvo situazioni particolarmente favorevoli, non sono molto propenso a consigliare un coming out quando questo non sia una vera esigenza individuale e quando la dimensione del rischio non sia autenticamente minima. Dopo il coming out spesso le situazioni familiari cambiano in modo subdolo, all’eterno tutto resta come prima, ma la diffidenza aumenta e in sostanza si sta peggio di prima, Con gli amici poi, se si tratta di persone affidabilissime il coming out ridotto a pochissime persone è forse pensabile, ma di ragazzi che si sono trovati in grossi problemi per la sbadataggine, neppure per la cattiveria di un amico che sapeva ne ho visti parecchi. Il coming out sul posto di lavoro e quello generale, poi, sono cose delle quali si capisce la pericolosità solo quando ormai il danno è fatto e non si può tornare indietro. Quindi ci andrei molto ma molto coi piedi di piombo.

- omissis -

Un abbraccio e a presto.

Project

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Se volete, potete partecipare alla discussione di quetso post aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=1372

mercoledì 22 settembre 2010

AMORI GAY IMPOSSIBILI E AMICIZIE POSSIBILI

Caro Project,
ti scrivo via mail perchè  è difficile trovarsi in chat e perchè credo che la forma della mail sia ora più adatta.
Anche io sono stato impegnato per gli esami però ho spesso pensato che sentivo il bisogno di scrivere quello che sto per dirti, cioè una cosa positiva che penso possa essere interessante condividere anche nel forum.

Negli ultimi mesi la mia vita è cambiata, è migliorata, anche grazie a te e al tuo sito.
Non ho trovato un ragazzo, non è questo che intendo.  Però ho cominciato a capire davvero sulla mia pelle che signficano le cose che dici;
tu me le avevi spiegate bene ed a parole le avevo già capite, ma ora è diverso.
Per dare un capo al discorso(soprattutto se pubblicherai lai mail), premetto che vengo da un lungo infatuamento per un mio amico, A., che mi piaceva da morire, il quale non ricambiava; anzi,durante il mio infatuamento si è fidanzato seriamente con la ragazza che ama.
Da cui tutte le sofferenze, di cui ampiamente si parla in questo sito, a cui va incontro un ragazzo gay non dichiarato (come me) innamorato di un suo amico eterosessuale.
Veniamo al dunque: negli ultimi tempi anche grazie alle esperienze capitate ho cominciato a capire cosa significa veramente che un rapporto unilaterale non ha senso, che un amicizia o una relazione può avere senso solo se parte dall'inizio e continua a due persone e in modo paritario.
Negli ultimi due anni, anche se lo conosco da una vita ero un ragazzino, ho condiviso molto con un ragazzo di nome B. e, cosa che già era nell'aria da un bel po', penso che lui sia il mio migliore amico.
Prima la persona che più volevo accanto a me in una situazione sarebbe stata A.;  Prima volevo uscire con A., parlare con lui ecc. ecc. perchè provavo forti sentimenti per lui, e provavo anche piacere nel vederlo dato che era bello e mi attraeva.
Peccato però che questi sentimenti non fossero ricambiati; che per lui era totalmente diverso, anche se poi effettivamente capitava che passassimo tempo insieme. Io però soffrivo solo, per lui potevo essere un compagno, un amico... ma tutto quello che sentivo io per lui apparteneva all'altra metà del mondo: lui lo sentiva per la sua ragazza.
Ora invece, la persona con cui preferisco passare del tempo più di tutte le altre non è A., ma è il mio migliore amico B.. So che quando sto con lui, più o meno lui sente per me l'amicizia che io provo per lui. Ogni esperienza insieme (tra cui una vacanza organizzata da noi due in primis, anche se poi ha coinvolto altra gente) mi arricchisce e mi fa sentire più felice. Non so se sono il suo migliore amico, ma di sicuro lui è il mio. Non sarà che sono infatuato di lui? Non credo proprio, mi rendo conto che è un'amicizia purissima, del tutto disinteressata: ed è  questo il punto chiave che mi fa capire che qualcosa è cambiato.
Sicuramente è un bel ragazzo e non disdegnerei uno come lui, ma lui non mi interessa in quel senso. Anzi, forse lo vedo bello soprattutto per l'affetto che sento per lui e per l'abitudine di vederlo sempre. La sua presenza e la sua assenza non mi causano quello che mi causava A., tutte le sofferenze che ho passato, ma solo serenità e allegria.
Si potrà dire: cosa centra l'amicizia con l'amore?  Nel mio caso centra eccome, perchè confrontando questi due rapporti, queste due situazioni, mi sono reso conto di quanto fossero essenziali per stare bene le cose che dici: inutile sperare in un sogno ad occhi aperti; inutile stare vicino a qualcuno che ami spacciandoti per amico aspettando che si accorga di una presunta e improbabile omosessualità repressa. Ovviamente, come me, gli altri che ora sono nella situazione in cui mi trovavo, fanno queste cose perchè sentono il bisogno; ma ciò non vuol dire che davvero non possiamo riuscirci a evitarle: piano piano, all'inizio forzandoci, riusciremo a capire che non ne vale le pena ed è meglio fare altro. Lo dice uno che non riusciva nemmeno a immaginare una vita lontano dal ragazzo di cui era innamorato, e che rinunciava a tutti i suoi impegni e anche a altre amicizie per stare sempre e solo con lui e il resto del gruppo. Piano piano è passata, anche perchè io mi sono imposto anche con metodi radicali e che non consentivano ripensamenti certe cose.

Bisogna cercare e coltivare quei rapporti che possono essere paritetici, bilaterali; altrimenti si sta cercando attivamente (anche senza farlo apposta) solo sofferenza.

Detto ciò, anche se il mio amico B. è bello, ora sono sicuro che non potrò mai innamorarmi di lui e sono sicuro che non potrà succedere mai nemmeno per un altro eterosessuale (infatti lui lo è). Me ne piaceranno sì, ma al 99.9% sono convinto che farò in modo da non impelagarmi in un altro rapporto come quello in cui sono stato, perchè anche io ho il diritto di essere felice.
Ora il mio rapporto con A, oltre a essere molto limitato da quando è fidanzato, è disteso: mi è simpatico, ogni tanto ci parlo....ma è libero da tutti quei condizionamenti che mi hanno rovinato (o forse no) due anni della mia giovinezza, cose che mi facevano soffrire terribilmente ma che ora sono solo ricordi. Sembrerà a qualcuno (che magari ora soffre) che se ora parlo così la mia sofferenza non è stata poi così grave: potrei però raccontare cose tristissime per testimoniare quanto era grande il mio dolore, ma non è proprio questo che voglio fare perchè proprio non mi interessa più.

L' amicizia di B., inoltre, mi fa sentire apprezzato e voluto bene e mi rende sicuro che qualcuno che mi interessa potrà interessarsi a me, e se sarà un ragazzo gay a cui piaccio potrà anche nascere un vero amore. Lui stesso ha detto che se fosse una donna starebbe con me :D.
Questo però non ha dato adito in me a sogni di amore impossibile, come sarebbe accaduto tempo fa con A.: ormai sono cresciuto, anche grazie ad A. devo precisare. Se non lo avessi incontrato allora forse starei passando ora i dolori che ho sofferto, e preferisco di gran lunga che essi siano già passati, anche per una questione di età dato che ora sono più grande ed è anche tempo di sbloccarmi in senso serio con un ragazzo gay come me. Ciò non significa che sono alla ricerca spasmodica di un ragazzo, anzi: effettuavo questa ricerca quando soffrivo per A.. Ora sono felice così, fiducioso che anche io proverò un amore ricambiato per un ragazzo.
Quindi grazie Project, grazie al tuo sito, grazie B. e grazie A., anche se tu hai fatto tutto senza saperlo.

P.S.:Questa mail vuole essere anche una testimonianza di chi è passato attraverso il tunnel a coloro che ci sono ancora e che si sentono intrappolati: passerà anche per voi.
Caro Project, ti chiedo di pubblicarla: non lo faccio io perchè ho un altro esame, e ho scritto questo in una pausa dallo studio.
A presto!
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta dul Forun di Progetto Gay:

giovedì 16 aprile 2009

AMICIZIE PARTICOLARI ED ESPERIENZE SESSUALI GAY

Questo post è dedicato al concetto di “esperienze sessuali gay”. Si tratta di un concetto che ritorna spesso nelle chat con i ragazzi. Le “esperienze sessuali gay” possono essere considerate sotto diversi aspetti:

1) Come una specie di patente della maggiore età da conseguire nella sessualità gay sulla base del teorema secondo il quale la sessualità masturbatoria è adolescenziale mentre le esperienze sessuali di coppia sono il passaporto per la vita sessuale adulta.

2) Come una modalità conoscitiva ed esplorativa della sessualità condotta in due.

3) Come un approccio sessuale graduale verso un altro ragazzo per il quale si prova già un vero trasporto affettivo ma di cui non si conosce l’orientamento sessuale.

Il punto di vista n. 1 presuppone la sessualità non come contatto tra persone ma come qualificazione individuale. I ragazzi più giovani usano espressioni come “Alla mia età gli altri l’hanno già fatto”, i 25enni e oltre, si esprimono diversamente: “Io ancora non l’ho mai fatto …”. I più che trentenni usano modi di esprimersi più malinconici tipo: “non voglio perdere il treno del tutto” o peggio: “se non lo faccio adesso non lo faccio più”.

Pur nella differenza di tono si coglie comunque che si tratta di persone che danno alla loro iniziazione sessuale un valore particolare in sé, indipendentemente da chi sia la persona con la quale avranno la loro prima esperienza. In buona sostanza c’è una sottovalutazione della dimensione affettiva e una sopravvalutazione di quella sessuale.

L’ansia della prima volta qui non è l’ansia che coglie un ragazzo che si trova a fare sesso per la prima volta con un ragazzo che ama, ma proprio l’ansia di realizzare al più presto quella prima volta, fosse anche con un ragazzo sconosciuto. Si usa l’espressione “svezzare” dal punto di vista di chi permette ad un altro ragazzo di realizzare la sua prima esperienza sessuale o anche “perdere la verginità” dal punto di vista di chi quella prima esperienza tanto desiderata finalmente realizza, senza alcun riferimento sessuale troppo specifico.

Molto spesso in situazioni del genere si finisce per essere più o meno appagati o frustrati a seconda della varietà della performance sessuale e della sua corrispondenza ad un modello di sessualità gay derivato dalla pornografia. In questo senso espressioni come “non abbiamo fatto tutto” oppure “abbiamo avuto un rapporto completo” nascondono l’idea della sessualità come prestazione. Domina l’idea di sentirsi adulti o realizzati tramite il sesso, idea tipica di ragazzi non ancora pienamente maturi sotto il profilo affettivo, questo indipendentemente dall’età.

Il punto di vista n. 2 rappresenta già una condizione di sessualità molto più matura ed è tanto più autenticamente soddisfacente quanto più la dimensione dell’essere in due è consistente sotto il profilo affettivo. In effetti ciascuno dei due ragazzi che compongono la coppia può considerare l’altro come un semplice strumento necessario per concretizzare la proprie fantasie sessuali, e qui direi che la dimensione affettiva è del tutto marginale, ma l’idea delle esperienze sessuali come modalità esplorativa della sessualità di coppia può anche essere legata ad un sentimento profondo di amicizia e di rispetto reciproco o ad un trasporto affettivo ancora più coinvolgente, potrebbe cioè trattarsi proprio di un approccio alla vera sessualità affettiva di coppia. Aggiungo che non è raro il caso di esperienze sessuali nate nell’ambito di rapporti affettivi seri con la premessa che “non c’è nulla di impegnativo”, che poi lentamente e quasi impercettibilmente si consolidano, prima per lo stabilirsi di una consuetudine condivisa di contatti sessuali e poi per l’instaurarsi di rapporti molto più complessi in cui affettività e sessualità interagiscono. In ogni caso il punto di vista n. 2 parte da un’idea di coppia in cui entrambi i ragazzi hanno idee precise circa i loro comportamenti e possono confrontarsi in modo esplicito in una dimensione di autentica condivisione ma si tratta di una condizione che non è molto frequente per i ragazzi gay.

Il punto di vista n. 3 è probabilmente quello più comune tra i gay non dichiarati per i quali un rapporto di coppia o anche solo di amicizia che preveda la possibilità di parlare apertamente di sessualità gay è in realtà più un sogno che un’ipotesi. Per questi ragazzi, e non certo solo per i più giovani ma anche per i trentenni e oltre, la sessualità fisica non va al di là della masturbazione, almeno per lungi periodi. Questi ragazzi vivono però comunque i loro innamoramenti, anche se si tratta di situazioni in molti casi tendenzialmente unilaterali, verso ragazzi etero o più spesso verso ragazzi che ai lori occhi appaiono solo debolmente etero e dei quali non conoscono in modo certo l’orientamento sessuale. Va detto che queste amicizie particolari sono molto più comuni di quanto non si creda e non si possono ridurre alla categoria del rapporto gay-etero perché nella fase di costruzione dell’amicizia operano molti meccanismi selettivi per i quali il ragazzo gay tende a scartare in modo automatico la possibilità di creare rapporti seri con un ragazzo troppo marcatamente etero o con un ragazzo che non offre ai primi tentativi di contatto una risposta incoraggiante. Il ragazzo che non si sente gay, d’altra parte, accetta un rapporto di amicizia stretta con un altro ragazzo solo se non ha preclusioni di principio verso un coinvolgimento affettivo profondo che lo leghi al suo amico. In buona sostanza, in queste amicizie particolari non si entra mai per caso né da una parte né dall’altra. Devo sottolineare che intendo riferirmi a rapporti affettivi profondi e voluti da entrambe le parti. Il ragazzo non gay è comunque pienamente a suo agio all’interno di questo rapporto. Il ragazzo gay lo vive invece a due distinti livelli, uno di amicizia e di condivisione in cui non entra nulla di esplicitamente sessuale e uno non dichiarato ed implicito dominato dall’attrazione sessuale. All’interno di un’amicizia particolare il ragazzo gay vede l’ipotesi di una storia d’amore e il rapporto è vissuto da lui in una tensione evolutiva verso una dimensione esplicitamente sessuale che è destinata spesso alla frustrazione. Il ragazzo gay vive quell’amicizia in chiave fortemente sessualizzata, si masturba pensando al suo amico ma di questo non può fare parola all’amico. All’apparenza un meccanismo del genere conduce a situazioni di stallo ma nella realtà le cose stanno molto diversamente. In circa il 50% dei casi l’evoluzione del rapporto verso forme di amicizia sessuale è un’ipotesi realistica. Come ho avuto modo di dire altrove, spesso il partner non esplicitamente gay di queste amicizie particolari è un ragazzo sessualmente confuso con una sessualità all’apparenza tipicamente etero ma con una affettività tipicamente gay, in altre parole è un ragazzo con omosessualità latente. In altri casi si tratta di ragazzi che manifestano una parziale bisessualità, altre volte ancora si tratta di ragazzi obiettivamente etero ma disponibili a forme di amicizia molto aperta che può manifestarsi anche in comportamenti affini a quelli omosessuali. In tutti questi casi l’amicizia particolare può avere non solo un senso profondo nei termini in cui essa si manifesta inizialmente ma può presentare anche possibili evoluzioni a volte impreviste e imprevedibili perché può portare alla maturazione processi di consapevolezza da parte del ragazzo che non ha comportamenti esplicitamente gay e comunque può allargare i confini del rapporto fino a comprendere modi di agire che sono praticamente impossibili per qualsiasi coppia di amici etero.

Un ragazzo consapevolmente gay, coinvolto in amicizie di questo genere, concepisce la sessualità esclusivamente nell’ambito di quell’amicizia, per lui le esperienze sessuali non sono né una qualificazione personale né un modo di vivere una sessualità condivisa ma un tentativo di coinvolgere il suo amico anche dal punto di vista sessuale, tanto più se una ipotesi del genere sembra accreditata da vari segnali comportamentali dell’altro ragazzo.

Se un ragazzo ama un altro ragazzo in modo autentico e non mira a farne solo un oggetto sessuale, si adegua alle esigenze del ragazzo che ama, cioè non tenta di imporre in nessun modo il proprio punto di vista o le proprie categorie sessuali. Tuttavia anche quando l’amato appare etero, il ragazzo gay parte del presupposto che, al di sotto delle apparenze ci sia una qualche dimensione gay. Adeguarsi al proprio compagno non significa quindi adeguarsi a ciò che egli manifesta di sé, cosa che potrebbe a una situazione di stallo, ma favorire la crescita e l’affioramento alla coscienza della parte sommersa della personalità del proprio compagno. Il ragazzo gay, spinto proprio dall’idea della latente omosessualità del suo compagno, non si potrà fermare a comportarsi con lui come se lo reputasse effettivamente etero al 100% ma costruirà nella sua mente un percorso graduale fatto di esperienze sessuali gay, più o meno esplicite, che risveglino l’omosessualità del suo compagno. Si tratta di regola di un vero e proprio percorso terapeutico verso l’omosessualità. In questo percorso, se c’è amore vero del ragazzo gay verso il suo compagno si danno per scontati alcuni presupposti:

1) Se il mio amico è realmente etero io lo amerò comunque.

2) Il percorso basato sulle esperienze sessuali è essenzialmente rivolto al bene del mio amico, io potrò esserne felice e condividere con lui un contatto sessuale ma lo scopo non è principalmente la mia sessualità ma la sua.

3) Non avrò nessuna fretta e nessun obiettivo irrinunciabile, ma mi adatterò, sempre e comunque, ai tempi del mio amico e alle sue vere esigenze.

Questi presupposti coniugano una dimensione egoistica legata alla finale soddisfazione della propria sessualità con una motivazione amorosa altruistica che consiste nel promuovere la sessualità dell’altro.

Le esperienze sessuali graduali che il ragazzo gay ipotizza e che cerca di realizzare, se ne ha la possibilità, presuppongono nel suo compagno forme di inibizione della sessualità e sono rette da alcuni principi guida:

a) Deve essere evitato tutto ciò che crea o stabilizza l’inibizione, quindi l’aggressività, l’insistenza, i toni che indicano delusione o frustrazione.

b) Si deve fare in modo che i comportamenti gradualmente più disinibiti sorgano spontaneamente in un’atmosfera molto distesa legata al gioco e a momenti di intimità non sessuale.

c) Si deve evitare di assumere iniziative poco opportune o in momenti sbagliati mentre la risposta alle proposte verbali e non verbali del proprio compagno deve essere immediata e accompagnata dal sorriso.

d) Si deve adottare la massima disponibilità verso il proprio compagno, sia a livello di tempo che di risposta affettiva. Dedicare tempo al proprio compagno è il massimo segno di attenzione.

e) Si deve tenere presente che la finalità non è avere un rapporto sessuale col proprio compagno ma permettergli di superare i blocchi e le inibizioni attraverso un approccio quanto più possibile morbido alla sessualità gay.

f) Quando il proprio compagno fa un passo avanti nella dimensione dell’accettazione della sessualità gay la cosa deve essere presentata come assolutamente normale, attesa e scontata. Quando c’è un rifiuto, un parziale rifiuto o un rinvio ad un altro momento, la cosa non deve essere accolta come frustrante e nel rapporto non deve cambiare nulla.

Come è ovvio, la strada verso l’accettazione della sessualità gay per alcuni ragazzi è lunga e per i ragazzi con omosessualità latente può non portare a nessuna conclusione, cioè può non portare e speso non porta all’affioramento della omosessualità al livello cosciente. La via delle esperienze gay, progressivamente sempre più esplicite, per avvicinare un ragazzo con omosessualità latente alla consapevolezza del suo orientamento sessuale può interrompersi subito come può essere molto lunga e tortuosa e spesso il risultato sognato non si consegue affatto. La consapevolezza di questo fatto, basta da sola ad allontanare dall’idea di impegnarsi in questa difficile strada i ragazzi che non sono realmente innamorati e questa via, ardua e dall’esito molto in certo, resta appannaggio dei soli ragazzi che provano un vero e profondo interesse affettivo verso il loro amico. Per questi ragazzi la vera soddisfazione in questo cammino non consiste nel realizzare il loro personale sogno sessuale ma nel condividere con il proprio amico un percorso, o un tratto di percorso che miri almeno idealmente a una comunità di vita più profonda.

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Se volete, potete paretcipare alla discussione si questo test aperta nel Forum di Progetto Gay:

http://progettogay.gratisforum.tv/viewtopic.php?f=20&t=275

mercoledì 22 ottobre 2008

QUANDO UN GAY SI INNAMORA DI UN ETERO

Per un ragazzo gay, innamorarsi di un etero non è un evento raro, o almeno non lo era in passato, anche ai miei tempi (40 anni fa) quando non c’era internet e non c’erano i telefonini le storie gay-etero non erano rare. Oggi con internet le cose sono molto cambiate e le storie gay-etero sono decisamente molto più rare perché i gay hanno la possibilità di conoscersi e di frequentarsi. Quando un ragazzo gay non conosceva e non poteva conoscere altri ragazzi gay la sua affettività si indirizzava sui ragazzi che aveva vicino e la probabilità di una storia gay-etero era alta. Queste storie in alcuni casi possono essere molto importanti per tutti e due i ragazzi quando, pur senza sesso, esiste comunque una corrispondenza affettiva molto forte, cosa possibile anche se non molto probabile. Per storia gay-etero intendo una relazione affettiva accettata da entrambe le parti con piena consapevolezza, non il semplice fatto che un ragazzo gay si innamori senza alcuna corrispondenza affettiva di un suo amico etero. Le relazioni gay-etero, oggi assai più rare di una volta, erano una forma di mutuo soccorso molto importante tra persone che, per motivi diversi, non riuscivano a realizzare la loro sessualità che veniva sublimata in una dimensione non sessuale all’interno di un rapporto dissimmetrico tra due uomini. Il gay, per restare con il suo amico etero, di cui era innamorato, non faceva la tipica vita di un gay e l’etero non faceva la tipica vita di un etero. In realtà non si trattava di rinunce difficili perché la reciproca compagnia con la sua valenza affettiva reale era di fatto molto gratificante. Ma la condizione per rendere possibile una relazione gay-etero in cui la sessualità non è condivisa è che esista un rapporto affettivo molto forte e reciproco, cosa, lo ripeto, decisamente poco comune. Quando manca una vera e profonda reciprocità affettiva esiste solo un innamoramento di un ragazzo gay verso un ragazzo etero che non è inteso da tutte e due le parti per quello che è o, se è compreso, è al limite tollerato. È evidente che in situazioni simili un gay deve essere perfettamente cosciente che una corrispondenza non solo sessuale ma anche affettiva non sussiste e non sussisterà nemmeno in seguito. Un gay innamorato di un etero, come tutti i ragazzi innamorati, è portato a credere che il suo amore sarà alla fine accettato e condiviso, ipotesi assolutamente irrealistica. Se un ragazzo gay vuole vivere una sua vita affettiva e sessuale reale e non meramente proiettiva, deve mettere da parte gli amori impossibili, deve evitare di finire impegolato in eterni giochi psicologici miranti a dare un valore enorme a tutti i segnali apparentemente incoraggianti che gli vengono dal ragazzo etero e a non vedere tutti i segnali scoraggianti. Con questi sistemi passano anni o addirittura decenni della vita, in attesa che l’impossibile si realizzi e si va poi verso frustrazioni radicali.

Per creare un rapporto d’amore tra due ragazzi la condivisione dell’orientamento sessuale è assolutamente fondamentale. Due ragazzi gay, che possono comunque essere diversissimi tra loro, hanno comunque vissuto vite molto affini o almeno in qualche modo affini, hanno una fantasia sessuale certamente molto più simile che non un gay e un etereo, possono parlare tra loro della loro intimità senza il rischio di incomprensioni radicali. Mi accade spessissimo, quando parlo con ragazzi gay che si sono conosciuti e che hanno avuto modo di parlare tra loro, di sentirmi dire frasi del tipo: ”Ha vissuto le stesse cose che ho vissuto io, pensa le stesse cose che penso io, abbiamo un mondo in comune!” Affermazioni di questo genere indicano che tra quei due ragazzi ci costruisce una comunione personale profonda, in cui la sessualità si integra e interagisce con moltissimi altri elementi della vita ordinaria. Devo tuttavia aggiungere che comunque sarebbe molto ingenuo dare per scontato che “GAY + GAY = AMORE”. L’innamoramento reciproco, se non è comunque un evento comune nemmeno tra gay, è di fatto impossibile tra un gay ed un etero perché la dimensione di reciprocità, quando anche si fosse, escluderebbe comunque la sfera sessuale.

Per un ragazzo normale gay che fatica ad accettare la propria omosessualità, conoscere un altro ragazzo normale gay significa capire che la vita dei ragazzi gay non ha nulla a che fare con i modelli scoraggianti dei gay che provengono dai mass media e rendersi conto della vera vita dei ragazzi gay, questo bagno di normalità rende alla omosessualità la sua vera collocazione, mille miglia lontana dagli schemi della pornografia e da quanto emerge dai siti di incontri o dalla chat erotiche. Rendersi conto della esistenza di una normalità gay dissolve i timori connessi con l’accettarsi come gay e fa vedere la realtà di una vita gay nel quotidiano, nella scuola, nell’università, tra ragazzi che studiano e che lavorano e, ovviamente, cercano di realizzare anche la loro vita affettiva, ma non come caccia a fini immediatamente sessuali, ma come progetto complessivo di vita in cui la sessualità è importante ma certo non è tutto.

In pratica sento parlare di storie gay-etero solo da ragazzi molto giovani o da parte di ragazzi che hanno un rifiuto conscio o inconscio così radicale del contatto con altri ragazzi gay, che impedisce loro di cercare affetto da parte di un altro ragazzo gay. Per un ragazzo gay innamorarsi di un altro ragazzo gay comporta almeno la possibilità di una corrispondenza affettiva profonda e, francamente, se ho visto alcuni gay innamorati di ragazzi etero, li ho visti in questa situazione per tempi non troppo lunghi, perché prima o poi subentra la consapevolezza della impossibilità della reciprocità e quando ciò accade inevitabilmente questi rapporti finiscono. Innamorarsi di un etero non è alla lunga un’esperienza gratificante.

Quando poi un ragazzo gay si innamora di un ragazzo di cui non consoce con certezza l’orientamento sessuale comincia a presentarsi insistentemente e angosciosamente la domanda “è gay o non è gay?” Per la stragrande maggioranza dei ragazzi gay, che non sono pubblicamente dichiarati, i problemi connessi col fatto di essere innamorati di un ragazzo di cui ignorano l’orientamento sessuale si uniscono a quelli del coming out, perché dichiarare in modo comprensibile il proprio amore ad un ragazzo significa dichiarare la propria omosessualità, con tutti i rischi che una simile dichiarazione comporta. La fase dell’“è o non è gay?”, proprio per il fatto che il coming out è pericoloso, tende quindi ad allungarsi a dismisura alla continua ricerca (vana e stressante) di elementi che confermino o escludano che il ragazzo di cui ci si è innamorati è gay.

Devo dire che, sulla base dell’esperienza, un ragazzo gay che si sia innamorato di un etero e che successivamente sia venuto a contatto con dei ragazzi gay molto difficilmente tornerà ad innamorarsi di ragazzo etero o anche soltanto di un ragazzo di cui non conosce l’orientamento sessuale. Il successo dei siti di incontri e delle chat deriva proprio dal fatto che i gay tendano istintivamente, quando possono, ad evitare di innamorarsi di persone che non siano gay, per non spendere anni della vita in illusioni. Per un gay, innamorarsi in modo unilaterale di un etero è certamente possibile ma costruire una relazione affettiva e sessuale reciproca con un etero non è possibile e di questo bisogna avere piena consapevolezza.

Tra sognare un ragazzo e abbracciarlo in un abbraccio condiviso e reciproco c’è una differenza sostanziale.

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lunedì 8 settembre 2008

MODELLI SESSUALI GAY E PORNOGRAFIA

In contesti sociali, come quello italiano, in cui domina il moralismo e in cui il sesso è il tabù educativo più diffuso e radicato, non esiste alcuna forma minimamente seria di educazione sessuale, il che significa che i ragazzi, per conoscere il mondo della sessualità, finiscono per rivolgersi inevitabilmente all’unica fonte accessibile, ossia alla pornografia. Dato che alla pornografia è affidato di fatto un compito educativo così delicato, chiediamoci se essa sia in grado di assolverlo rappresentando realmente in modo esplicito la sessualità così come essa è realmente vissuta, oppure se ne discosti in modo sostanziale e, in particolare, se la pornografia gay rappresenti la reale sessualità dei gay e in che modo la influenzi.

IL MODELLO ETERO-GAY

Per cercare una risposta a queste domande è necessario tenere conto che, in tempi passati, la distinzione tra etero e gay era molto meno netta di quando è oggi e molti uomini eterosessuali avevano talvolta, e non raramente, rapporti con gay che, non trovando alcuna possibilità di realizzare un rapporto gay-gay, si accontentavano di un rapporto con uomo etero. Questi rapporti (etero-gay) erano totalmente modellati sulla sessualità etero e prevedevano che il ruolo virile fosse totale appannaggio del maschio dominante, cioè del maschio etero. Per ruolo virile si intende il ruolo di colui che è attivo nella penetrazione anale e che presta il proprio sesso alle attenzioni dell’altro nel rapporto orale. Ovviamente al gay spettavano i ruoli complementari “femminili”. Nei rapporti etero-gay, che erano una cosa frequente fino agli anni ’60 e oltre, i ruoli sono fissi. Il maschio etero è attivo e il gay è passivo. Ma aggiungo un’altra osservazione, in questa concezione della sessualità: il rapporto sessuale è finalizzato alla penetrazione anale che appare come l’elemento più importante e conclusivo del rapporto, il resto è visto soltanto come una preparazione. Spesso il maschio dominante in una relazione etero-gay non era dominante solo dal punto di vista sessuale ma anche dal punto di vista sociale, il che sottolineava la radicale dissimmetria del rapporto, spesso vissuto da tutte e due le parti come un rapporto di dominio/sottomissione. Questi aspetti “di potere” legittimavano ancora di più agli occhi dei maschi etero dominanti il rapporto sessuale con un gay. Va tenuto presente che spesso i maschi borghesi si sposavano per ragioni esclusivamente patrimoniali e di casta con donne non scelte da loro e vivevano quindi una sessualità matrimoniale frustrante. Per questa ragione la prostituzione era un fenomeno diffusissimo e le prostitute, normalmente di classe sociale bassa, consentivano al maschio borghese di sfogare il suo desiderio di dominio, più che di sesso. Meccanismi dello stesso genere si ritrovano anche nei rapporti etero-gay in cui più di qualche volta il maschio dominante compensava il gay per il suo ruolo passivo con denaro o con altri regali, rimarcando così il ruolo di subordinazione del gay.

IL PUBBLICO DELLA PORNOGRAFIA

In passato, almeno fino agli anni ’50, le pubblicazioni pornografiche erano costose e non facili da trovare, ed erano dirette soprattutto a borghesi eterosessuali che vivevano a livello di trasgressione rapporti etero-gay con ragazzi gay di estrazione popolare. In realtà di questo genere la “pornografia gay” era in realtà rivolta ai maschi etero e tendeva ad enfatizzare i modelli di comportamento sessuale del rapporto etero-gay. In questo modo, fra gli anni 30 e 40 si accreditò il tipico modello etero-gay come modello si rapporto omosessuale. Quel modello, l’unico sponsorizzato dalla pornografia, finì per affermarsi e per essere considerato dagli stessi gay come il loro modello di comportamento sessuale.

LA SESSUALITÀ GAY-GAY

A partire dalla dine degli anni ’60, quando i gay cominciarono ad avere una certa visibilità, i gay, in alcuni casi almeno, ebbero la possibilità di vivere non soltanto dei rapporti etero-gay in cui erano inevitabilmente destinati al ruolo passivo, ma per la prima volta, dei rapporti gay-gay. In una prima fase, attualmente non del tutto conclusa, il modello etero-gay imposto dalla pornografia ha continuato a dominare la scena importando nel rapporto gay-gay il binomio attivo-passivo. In questo caso anche il ruolo attivo è ricoperto da un gay, tuttavia nei rapporti gay-gay cominciò ad apparire una novità ce marcava una forte differenza con rapporto etero-gay: nel rapporto gay-gay, pur sussistendo ancora le categorie di attivo e passivo, i ruoli non erano fissi, o almeno non lo erano in modo rigido, anche se la penetrazione anale continuava ad essere considerata la vera finalità del rapporto.

L’EVOLUZIONE DELLA SESSAULITÀ GAY-GAY

In anni recenti, anni ’90 e inizio del XXI secolo, dopo l’avvento di internet, per molti gay la possibilità di venire a contatto con altri gay è divenuta una realtà e questo ha favorito un dialogo e un confronto tra gay e ha lentamente ma inesorabilmente eroso la solidità del modello di sessualità tra gay ereditato dal vecchio modello etero-gay. Negli colloqui in chat con ragazzi gay di età diverse si avverte che man mano che ci si sposta verso classi di età più giovane la sessualità gay gay è intesa e vissuta in modo sempre meno legato ai vecchi modelli. Aggiungo un’ulteriore osservazione: la sessualità sul modello etero-gay resiste soprattutto tra ragazzi che sono stati fortemente condizionati dalla pornografia e che non hanno avuto modo di confrontare la propria sessualità con quella di altri ragazzi gay, mentre per i ragazzi che hanno avuto una educazione sessuale più libera e hanno potuto parlare della loro sessualità con altri ragazzi, la vita sessuale reale è di fatto pressoché totalmente staccata dal modello etero-gay e si orienta tendenzialmente verso un modello di sessualità gay-gay basato sul principio di parità.

LA PARITÀ NEL RAPPORTO GAY-GAY

Cercherò qui di delineare come intendono la sessualità molti gay giovani, diciamo al di sotto dei 30 anni, con l’avvertenza che tra i 30enni le eccezioni non sono rare, mentre lo sono tra i giovanissimi, 20enni e meno che 20enni.

Per un gay, la penetrazione anale è in assoluto il comportamento sessuale più a rischio per la trasmissione del virus HIV. Questo fatto, associato a ragioni di carattere igienico generale, spinge i gay più giovani a non considerare la penetrazione un comportamento sessuale desiderabile. Osservo per inciso che nelle fantasie masturbatorie di tutti i ragazzi gay rientra l’idea di masturbare il compagno e di praticargli sesso orale mentre, le fantasie riguardanti la penetrazione sono rare. La sessualità dei ragazzi gay più giovani (parlo soprattutto di ragazzi non dichiarati e meno legati al mondo dei locali gay) tende quindi ad essere una sessualità che prescinde dalla penetrazione, che è percepita anzi nella grande maggioranza dei casi come realtà importata dal mondo etero e non spontaneamente gay. Nei casi in cui la penetrazione è praticata i ruoli non sono comunque fissi o non lo sono in modo assoluto, segno questo, nonostante la permanenza della penetrazione, di una parità o di una tendenziale parità all’interno della coppia.

Detto questo, e con tutte le riserve del caso, provo a sintetizzare il senso della parità all’interno di un rapporto gay-gay.

Una coppia etero è caratterizzata dalla complementarità dei ruoli sessuali che sono anatomicamente e biologicamente definiti, sono ruoli che caratterizzano in modo sostanziale quel tipo di rapporto. Eterosessualità significa amare “il diverso da sé”.

Una coppia gay é caratterizzata dalla identità dei ruoli dei due partner. Un ragazzo gay si innamora di un altro ragazzo non perché lo considera il sostituto di una donna ma proprio perché è un ragazzo, cioè per la sua identità maschile. L’interesse di un ragazzo gay verso il membro del suo compagno è particolarmente forte e il senso di identità e quasi di fusione personale che si prova nel contatto sessuale è legato al fatto che ciascuno dei due conosce perfettamente le risposte fisiologiche dell’altro, perché si tratta di due ragazzi.

Date queste premesse è facile capire che un rapporto basato sul concetto di parità è tendenzialmente incompatibile con l’assunzione di ruoli sessuali e assolutamente incompatibile con l’idea di ruoli sessuali fissi.

La sessualità delle coppie gay giovani tende a non essere più una imitazione della pornografia ma a realizzare le fantasie masturbatorie “autonome” dei ragazzi e si realizza attraverso comportamenti sessuali diluiti che consistono di diversi elementi legati soprattutto alla intimità fisica non immediatamente sessuale e alle cosiddette “coccole”:

1) Abitudine alla reciproca nudità, stare nudi insieme, abbracciarsi nudo contro nudo e rimanere abbracciati per diversi minuti.

2) Accarezzarsi, baciarsi, scambiarsi tenerezze.

3) Toccarsi intimamente reciprocamente, senza finalità sessuali immediate.

4) Rinviare la fase dell’orgasmo.

5) Parlare molto mentre si sta abbracciati.

6) Prolungare le affettuosità anche nella fase post-orgasmica, addormentandosi uno nelle braccia dell’altro.

Come si comprende, questo modello di sessualità gay-gay non ha ormai più nulla a che vedere con i modelli ereditati dalla pornografia. In parte la pornografia più recente sta cercando di adeguarsi ai nuovi modelli di sessualità emergenti, che tuttavia non sono compatibili con i classici standard dei film porno. Nonostante questi tentativi di adattamento la pornografia nel senso classico del termine sta perdendo terreno tra i gay a tutto vantaggio della spontaneità dei comportamenti sessuali.

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martedì 2 ottobre 2007

GAY E ANSIA DI ABBANDONO

Premessa doverosa.
Molti lettori non gay (ho ricevuto in proposito due e-mail con osservazioni molto serie di cui ringrazio gli autori) leggendo queste pagine possono rimanere sconcertati. Alcuni potrebbero esserne addirittura irritati. La cosa è comprensibile e mi scuso con loro del disappunto che posso suscitare. Rispetto al 100% gli etero (chi ha letto questo blog se ne è reso perfettamente conto) ed ho amici etero che sono un sostegno fondamentale per me, anche nella gestione di questo blog, mi rendo perfettamente conto che le cose di cui parlo, da altri punti di vista, possono apparire strane e incomprensibili, di nicchia, o anche patologiche o irritanti ma il mio scopo è scrivere per chi mi può realmente capire, e credo che siano in tanti. Le cose di cui parlo non sono favole o teoremi ideologici, e meno che mai discorsi provocatori, sono cose della vita reale, che possono risultare comprensibili oppure no, ma appartengono alla vita di tantissime persone, ed è proprio per queste persone che io scrivo.
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Dedico questo post a un tema come l’ansia di abbandono perché su questo elemento in particolare noto una discrasia significativa tra letteratura gay e realtà concreta. In genere i libri che raccontano storie di rapporti gay insistono su due diversi elementi: il quadro d’ambiente (specialmente i libri più recenti), pittoresco ma esterno, oppure il rapporto tra la coppia gay in sé coesa e le difficoltà di tipo sociale che incontra, oscillando tra due tesi opposte: “l’amore vince tutto” oppure “accettare il fallimento”. In realtà molto difficilmente si affronta un problema che invece condiziona pesantemente le relazioni gay reali, non si affronta la criticità interna alla coppia gay. In particolare, sono in pratica completamente lasciate da parte le problematiche connesse all’ansia di abbandono. Con questo termine non intendo riferirmi al disagio che si prova ad essere abbandonati, ma al disagio che si prova al pensare, spesso in modo ossessivo e condizionante, che si potrebbe essere abbandonati. Ho visto spessissimo queste cose in altre persone e le ho anche vissute direttamente e, aggiungo, sono ben lontano dal dire di averle superate. Perchè esiste un’ansia da abbandono gay tutta particolare? La risposta viene da una osservazione statistica. Per un etero che sia stato abbandonato, uomo o donna che sia, esiste la possibilità di ciò che comunemente si chiama “rifarsi una vita”, per un gay una realtà del genere è decisamente più improbabile e l’abbandono presenta le tinte tipiche di una situazione senza rimedio. Un possibile abbandono “senza rimedio” significa, quando non si è più giovanissimi, un sostanziale fallimento dell’intera vita affettiva. L’ansia di abbandono non condiziona solo i rapporti affettivi importanti e ben sedimentati, ma anche tutta una serie di contatti minori che hanno comunque una valenza affettiva. Quando poi non esistono rapporti affettivi importanti, l’ansia di abbandono si concentra proprio su tutta quella serie di piccoli contatti che finiscono per avere un valore sostituivo. L’ansia di abbandono condiziona spesso pesantemente i rapporti gay, il timore di perdere il compagno non è solo un timore di coppia, è un timore esistenziale, è il timore del fallimento affettivo, nella presupposizione che non ci saranno altre possibilità. Alcuni ragazzi gay sostengono che quando un rapporto non è soddisfacente bisogna troncarlo. Questi ragazzi non vivono l’ansia di abbandono e sentono le alternative come possibili. Evidentemente il costume sta evolvendo, ma onestamente ho l’impressione che l’ansia di abbandono sia tendenzialmente ubiquitaria. Si teme di dire sciocchezze, si teme di non avere espresso pienamente i propri sentimenti, si teme di avere parato troppo, ci si sente colpevoli ed esitanti su moltissime cose, si finisce talvolta per travestire la propria affettività secondo quelle che si pensa siano le esigenze del proprio compagno, spesso sbagliando clamorosamente proprio per l’ansia di non commettere errori. Un altro elemento tipico dell’ansia di abbandono, frequentissimo tra gay non conviventi e spesso anche nei rapporti gay-etero, è quello delle “attese spasmodiche” costellate di interrogativi non risolti, ci si fissa sul computo mentale del tempo tra un contatto e un altro, tra una telefonata e l’altra dando a queste cose una valutazione ansiosa, si dà alle parole sempre il significato più negativo e distruttivo o, per converso, sempre quello più improbabile e favorevole, ci si prepara mentalmente il discorso in anticipo, si cerca di prevedere l’andamento della conversazione. Con queste premesse, il rischio di fraintendimenti è fortissimo, qualunque ombra è interpretata come una minaccia grave, la ricerca di conferme diventa ossessiva al punto di creare panico nel compagno, si arriva a recitare una parte, a perdere la spontaneità, a fare questioni di principio senza principio, a pretendere una risposta affettiva e a sentirsi delusi e depressi se quella riposta effettiva non arriva esattamente come ce la siamo aspettata, ci si irrigidisce per sciocchezze interpretate come l’anticipazione della catastrofe imminente e, così facendo, si provoca veramente la catastrofe. Ho visto andare in fumo dei rapporti cominciati nel modo migliore per delle motivazioni oggettivamente risibili che sono state montate fino a divenire ostacoli insormontabili. Ovviamente mi rivolgo a chi mi può capire: noi gay siamo fragili, abbiamo paura del futuro, paura di restare soli, radicalmente soli, ma è proprio per questo che l’ansia di abbandono dovrebbe essere tenuta bene a freno. Parlate coi vostri compagni se ne avete o coi vostri amici gay o etero non conta, se tra voi c’è un rapporto affettivo forte non avete nulla da temere, se così non fosse è solo parlando apertamente che si può creare un rapporto più profondo.

domenica 16 settembre 2007

AMORE FISICO GAY E SUBLIMAZIONI

Una cosa mi sconcerta un po’ su questo blog, si parla più che altro di rapporti gay etero, non solo di amicizia ma anche d’amore gay etero, ma di amore gay gay se ne parla poco. Voglio essere cattivo: ma non è che perché in un rapporto gay gay c’è di mezzo il sesso non sublimato la cosa viene piano piano messa fuori della porta? Scusate, con tutto il rispetto per gli etero, contro i quali io no ho proprio nulla (anche io ho ottimi amici etero) ma volete mettere la differenza che c’è tra un’amicizia bella per quanto possa essere, la potete pure chiamare amore, se volete, è un abbraccio vero, forte stretto, corpo nudo contro corpo nudo... Sono cose senza paragoni, ve lo dico perché io ho provato tutte e due le cose e mi stanno benissimo tutte e due ma quando mi trovo col mio ragazzo mi sento completo in un altro modo, senza sublimazioni. Va bene, posso pure capire che con certi etero ci si stia bene e che ti possano pure voler bene, ma ci sono dei limiti, con un ragazzo gay l’identificazione può essere totale, dico può essere perché in qualche esperienza concreta con ragazzi gay non è stata poi una cosa così esaltante, ma quando ho trovato il ragazzo giusto il mondo per me è cambiato, di sublimazioni con gli etero o di adattamenti con i gay che mi andavano bene solo a metà non ce n’è stato più bisogno. Io il contatto fisico con il ragazzo che amo non lo cambierei con nulla al mondo, non è una sublimazione, lo senti che c’è e c’è proprio in un altro modo, insomma non dite che gay etero è meglio che gay gay, perché non è vero, almeno se trovi il ragazzo giusto non è vero, io col mio ragazzo non mi limito a parlare d’amore, che per quanto sia bellissimo è una cosa che ti lascia deluso dentro, perché vorresti di più e non lo puoi avere, anch’io mi ero innamorato di un etero e nemmeno una volta sola, non erano cose stupide per carità, ma quando avevo davanti un ragazzo al quale volevo bene, perché io a questi ragazzi, a quelli etero dico, volevo bene, avevo voglia di toccarlo, di baciarlo di tenerlo per mano e invece mi dovevo stare tranquillo, per un po’ l’ho fatto, ma non poteva continuare così, non ce la facevo proprio, ma come puoi parlare di sesso con in ragazzo di cui sei innamorato e pensare di finirla lì perché lui è etero? E’ ovvio che bisogna finirla lì ed è già tanto che in qualche modo ti vuole bene, succede, lo so benissimo che succede, ma non mi basta, mi sembra di fare una scelta castrante, se qual ragazzo fosse gay la felicità forse sarebbe totale, ma non è, e francamente mettere tra parentesi la sessualità concreta è una cosa che non riesco a concepire, certe cose per me adesso sono necessarie come l’aria, qualche anno fa ne potevo pure fare a meno ma adesso no, adesso non ne posso fare più a meno, perché quando certe cose ti rendi conto che esistono e che sono possibili, l’idea di tornare indietro e di rinunciarci ti sembra una totale follia. Lo ripeto, io non condanno mica quelli che si contentano delle sublimazioni, ma non mi dicano che lo fanno per amore! Insomma, parliamoci chiaro, secondo me lo fanno perché non hanno trovato l’occasione giusta o perché per loro, in concreto, l’altra strada quella vera, quella giusta, quella gay gay, per qualche ragione non è praticabile. Il mio ragazzo si chiama Màrtin ed è di origine tedesca, l’ho conosciuto ad una corsa ciclistica a Milano, in una domenica di sole, che se devo pensare al paradiso lo posso pensare solo così, io arrivo, mi registro, predo il numero e Màrtin sta davanti a me io uno così non l’avevo mai visto, non lo avrei nemmeno saputo descrivere, ma era dolce, questa era la cosa mi colpiva di più, sorrideva in modo dolcissimo, sembrava più giovane dei 21 anni che aveva. Era proprio davanti a me e scambiare due parole è venuto spontaneo, anche la voce era dolcissima, profonda ma molto giovanile, mentre parlava sorrideva e strizzava gli occhi. Io ho pensato: se questo è etero va a finire che mi innamoro un’altra volta di un etero, ci siamo seduti sull’erba, io lo volevo guardare dritto negli occhi ma mi vergognavo perché lo conoscevo da pochissimi minuti e non lo volevo spaventare, quei minuti di conversazione dovevano assolutamente continuare. Màrtin ha aperto la sacca e mi ha passato una mela io l’ho presa e l’ho addentata, lui ha spalancato gli occhi e io ho fatto una faccia buffa perché mi veniva da ridere ma non potevo perché avevo i denti incastrati nella mela. Poi è suonata la campana della partenza. Io temevo di perderlo ma non è stato così, non abbiamo fatto non una corsa ma una passeggiata in bicicletta camminando sempre uno vicino all’altro. Màtrin aveva i capelli biondi tagliati cortissimi, aveva un corpo meraviglioso, non lo so se queste cose si posso dire qua, ma era così, ma quando voi guardate un ragazzo guardate l’anima? No! Anche l’anima, per carità, ma dopo, prima guardate come è fatto e volete vedere esattamente come è fatto e come stavamo noi, in tenuta ciclistica, il corpo era in piena evidenza, insomma più lo vedevo pedalare più mi piaceva e lui ogni tanto (ma piuttosto spesso) si voltava verso di me e mi sorrideva o mi faceva delle smorfiette deliziose, io sentivo che stava succedendo qualche cosa, lo percepivo in modo esatto. Dopo quasi tre ore siamo ritornati alla base, erano arrivati quasi tutti ormai, eravamo sudatissimi, abbiamo riconsegnato i pettorali e ripreso gli zaini, poi ci siamo allontanati insieme, io avevo una paura terribile che potesse finire tutto così e mi sono fatto venire il coraggio della disperazione e gli ho detto chiaro ma con una voce che mi tremava per l’emozione: “Màrtin, mi sono innamorato di te, ti posso abbracciare?” Lui mi ha subito sorriso e mi ha fatto cenno di sì con la testa... e io non c’ho visto più, l’ho abbracciato strettissimo, l’ho proprio sollevato fa terra, lui mi ha buttato le braccia al collo e gli ho fatto fare un giro di 360° senza che poggiasse i piedi per terra. La gente vedeva ma non diceva niente, e poi qualunque cosa avesse detto, per me sentire che Màrtin era fisicamente tra le mie braccia e ci voleva stare ed era proprio felice di starci... era una sensazione così inebriante che il mondo intorno non lo vedevo proprio. Ormai il ghiaccio era rotto e non c’era più bisogno di fingere, è venuto a casa mia e abbiamo fatto la doccia insieme, sì, insieme. Ma scusate, ma di che vi scandalizzate? Ma voi pensate che ci sia qualcosa di più bello del fatto di non avere segreti l’uno per l’altro nemmeno a livello fisico? Per me quello è il massimo, tutto il resto in confronto è una scelta di serie B. Io voglio ribadire che pure io pensavo che i rapporti gay etero fossero il massimo, ma lo pensavo prima di conoscere Màrtin e ormai non lo posso pensare più. Io e Màtrin non possiamo vivere insieme perché la sua famiglia non lo accetterebbe. Ci vediamo un giorno sì e uno no a casa mia, quando è il giorno che non vedo Màrtrin il tempo non passa mai, quando sto con lui il tempo vola e il desiderio di stare con lui non è una cosa vaga, no, è una cosa fisica, fortissima, se non lo vedo ci sto proprio male ma se lo vedo vado in estasi e prima a me cose del genere non erano mai capitate. Sono stato fortunato lo so ma vi posso solo augurare che vi capiti una fortuna come la mia. Ciao e grazie di essere stati a leggere!

giovedì 6 settembre 2007

RAPPORTI GAY GAY E GAY ETERO

RAPPORTI GAY GAY E GAY ETERO
Leggendo il commento di giannipianofortista su “IMABARAZZO GAY” mi sento di dover rispondere in modo diretto per sfatare una leggenda metropolitana molto diffusa, che cioè quelli che come me scrivono su un blog come questo sono persone che hanno fatto il loro coming out. Io scrivo qui e dico la mia liberamente ma io non sono out almeno pubblicamente da nessun punto di vista! Vi potrà sembrare paradossale ma se uscissi allo scoperto all’università raccoglierei solo un po’ di sorrisetti di compatimento dei miei sedicenti amici che potrebbero anche, in qualche caso, al limite, e dico molto al limite, pensare di mantenere con me un rapporto privato ma non accetterebbero mai di farsi vedere con un ragazzo gay dichiarato e peggio ancora di comportarsi come suoi amici in pubblico. Parto prima di tutto da come si comportano gli etero nei confronti dei gay, e di cose del genere ne ho viste e vissute più volte. Gli etero ti schivano in pubblico ma in privato possono essere degli amici veri, anche meglio di tanti gay, a me è capitato, ma in pubblico devono salvare la faccia. Cioè io penso che l’omofobia non sia una questione di rifiuto viscerale dei gay ma soprattutto una questione di immagine da salvaguardare. Al tempo del liceo, non molti anni fa, io conoscevo un ragazzo che diceva sempre che non poteva sopportare i gay, ma aveva un amico che secondo me era gay al 100% e andavano d’accordo in modo incredibile, voglio dire che un etero non ha in genere alcuna remora a costruire un rapporto con un gay, basta che quel rapporto non abbia l’etichetta gay. Mi spiego meglio: molti etero del mondo gay non sanno nulla e pensano che un gay quando vede un ragazzo pensi solo a saltargli addosso, se questo non succede (e ti posso garantire che in pratica non succede mai) qualsiasi approccio affettivo forte di tipo gay, cioè qualsiasi forma di amicizia profonda, che dal lato gay ha una matrice sessuale, se non è accompagnata da un gesto sessuale esplicito è vista in chiave di amicizia etero e non in chiave gay e quindi è accettata. Io stesso, che contrariamente a quello che si può pensare non mi sono mai dichiarato in pubblico, ho avuto un’esperienza simile e molto importante. Ero andato a Vienna a trovare un ragazzo che mi aveva invitato perché lui lavorava lì, mi ha portato nei locali più belli di Vienna, mi ha fatto visitare la città, la mattina andavamo insieme a passeggiare nel bosco del Prater e a dare da mangiare agli scoiattoli, lui era una persona stupenda, dico era perché è morto in un incidente stradale pochi mesi dopo. Quando sono stato con lui a Vienna io mi sono sentito amato, ma amato veramente, il sesso non c’entrava nulla, almeno da parte sua. Poi è venuto in Italia e io ho passato dei giorni di felicità perfetta, eppure quello era un ragazzo etero al 100% e diceva che lui i gay non li capiva proprio, non aveva atteggiamenti omofobi ma il mondo gay non era il suo mondo e nonostante tutto viveva una relazione affettiva fortissima con un gay come me, tutto il segreto era nel non etichettare la cosa con la parola gay. In termini di amicizia ti avrebbe dato l’anima, ma in termini gay espliciti non ti avrebbe accettato. Quando è morto ho passato giorni di disperazione nera. Con lui non ho mai potuto parlare in modo esplicito ma mi sono sentito amato come mi è successo pochissime volte. E poi anche adesso io ho amici etero, con i quali di me ho parlato in modo liberissimo, a uno ho fatto anche una dichiarazione d’amore, è più grande di me e adesso si è sposato ma ci sentiamo lo stesso, io gli voglio bene, è un amico vero e con lui parlo di tutto ma se pretendessi di coinvolgerlo in questioni gay all’esterno del nostro rapporto, non lo accetterebbe. In fondo lo capisco benissimo perché ci sono dei limiti. Questo per quanto riguarda i miei rapporti con gli etero che, tutto sommato, sono stati decisamente buoni, ecco perché non mi piace molto il clima del ghetto gay e penso che rintanarsi sia una politica assurda. Ma adesso veniamo al mio rapporto con Marco, lui gay dichiarato, con tanto di blog esplicito letto da tutti i suoi amici e commentato da decine di persone, io gay non pubblicamente dichiarato, quindi, se mai, teoricamente avrei dovuto essere io a rimetterci a farmi vedere con lui e non viceversa, ma comunque lui di me sa, ci metto la mano sul fuoco che sa... non sta scappando per non farsi vedere con me, perché a livello pubblico non avrebbe nulla da perdere, lui scappa da me a livello di rapporto a due ed è questo che io non posso capire e che mi fa rabbia... ma di che ha paura? Ha paura che io lo metta in crisi a livello pubblico? ... Ma questo non è possibile e poi nei guai ci si è messo da sé uscendo alla scoperto! Capire come si può comportare un ragazzo gay in una situazione come quella di cui ho parlato io è difficilissimo, io non mi permetto di giudicare perché penso che di guai e di problemi ne abbia avuti tantissimi, però Marco è scappato e questo è un fatto.