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sabato 9 novembre 2013

MANUALE DI OMOSESSUALITA'

Comunico che Progetto Gay ha messo online il “Manuale di omosessualità” (2013), si tratta di un testo liberamente accessibile online all’indirizzo:


Il Manuale, scritto sulla base delle esperienze maturate in Progetto Gay, intende essere una guida informativa seria per chiunque intenda capire che cosa sia realmente l’omosessualità.
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INDICE
CAPITOLO 1 – CAPIRE DI ESSERE GAY
CAPITOLO 2 – BISESSUALITA’
CAPITOLO 3 – IL COMING OUT
CAPITOLO 4 – RAGAZZI GAY E GENITORI
CAPITOLO 5 – CAPIRE E RAGIONARE SENZA PANICO
CAPITOLO 6 - GAY E FRUSTRAZIONE
CAPITOLO 7 - ESSERE GAY E SENTIRSI BENE CON SE STESSI
CAPITOLO 8 – EDUCAZIONE SESSUALE GAY
CAPITOLO 9 - SESSAULITA’ GAY
CAPITOLO 10 – ANSIA E SESSUALITA’ GAY
CAPITOLO 11 – GAY TRA SESSUALITA’ E SENSI DI COLPA
CAPITOLO 12 – IL SESSO NEL RAPPORTO GAY-ETERO
CAPITOLO 13 – INCONTRI GAY PERICOLOSI
CAPITOLO 14 – OMOSESSUALITA’ LATENTE
CAPITOLO 15- MODELLI DI AFFETTIVITA’ E SESSUALTA’ GAY
CAPITOLO 16 – GAY E STABILITA’ DI COPPIA
CAPITOLO 17 – AMORE GAY E CONDIZIONAMENTI SOCIALI
CAPITOLO 18 - SODDISFAZIONE SESSUALE GAY E COMPATIBILITA’ SESSUALE DI COPPIA
CAPITOLO 19 – RAPPORTI GAY INTERGENERAZIONALI
CAPITOLO 20 – SESSO GAY OCCASIONALE
CAPITOLO 21 – FANTASIE SESSUALI GAY E CONTENUTI OSSESSIVI
CAPITOLO 22 – GAY SPOSATI
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Ovviamente sono graditi commenti e proposte relative al testo, che possono essere inviati all’indirizzo progettogay@ymail.com .

martedì 18 maggio 2010

OK SONO GAY MA NON SO CHE FARE

Ciao Project,
volevo ringraziarti per ieri notte, hai una pazienza infinita e soprattutto hai la capacità di farmi sentire meno agitato. Uno come me, che a 25 anni, dopo tanti tira e molla, arriva alla conclusione che stare con una ragazza non fa per lui, si sente parecchio destabilizzato: che fare con la ragazza? Che fare con i genitori? E poi, gay, va bene, ma questo al momento significa solo che ho fantasie sui ragazzi, ma poi come mi devo muovere? Non ne so proprio nulla e puoi capire che la paura fa 90 al punto che qualche volta mi viene proprio la tentazione fortissima di dire: vabbe’, sono gay, ma tanto è solo una cosa di fantasia e non cambierà mai niente allora tanto vale che vado avanti a fare l’etero, l’ho fatto per tanti anni! Alla fine essere gay è troppo complicato, io non sono abituato a tutte quelle cose che ho letto nel forum , la prudenza, il recitare, diciamo che fino adesso l’ho fatto ma inconsciamente, in fondo una mezza idea di essere veramente etero fino a qualche mese fa ce l’avevo, ma adesso dovrei proprio recitare in modo consapevole e poi che faccio? Ammesso e non concesso che mi trovi un ragazzo, lo porto a casa e dico ai miei: ecco, lui è il mio ragazzo? Io credo che chiamerebbero il 113 perché da me non se l’aspettano affatto. E poi, anche ammesso che riesco a risolvere tranquillamente con la ragazza (ovviamente inventando false motivazioni, cosa che mi dà tremendamente fastidio, perché lei con me è sempre stata molto trasparente), che vuol dire trovarsi un ragazzo? Trovarsi una ragazza lo so che vuol dire, anzi, meglio, so che vuol dire essere trovato da una ragazza, e le complicazioni non sono troppe, ma cercare un ragazzo deve essere proprio una cosa diversa. Che dico a un ragazzo? Quanto sei bello! Mi ti mangerei di baci! Ma come si fa a corteggiare un ragazzo? Proprio non riesco ad immaginarlo. Ma insomma di tutte queste cose abbiamo parlato ieri sera e sul momento mi sono tranquillizzato, quando ci siamo salutati mi sentivo euforico, poi stamattina mi sono detto: ho parlato con Project, è vero, ma per me, in concreto, che cosa è cambiato? Proprio niente! Parlo con Project ma alla fine me la devo cavare da solo e qui sta il problema, perché ho proprio paura di non sapere nemmeno da dove si comincia. I ragazzi che gay ci si sono sentiti sempre, loro, queste cose le hanno imparate piano piano, ma io? Ho letto il forum per cercare di capire che cosa vuol dire in concreto essere gay e il risultato è che mi sembra molto più difficile di come pensavo prima. Sono ancora spaventato, mi sa che ci sentiremo presto. Una cosa l’hai fatta di buono, mi hai tolto dalla mente un po’ di idee balorde che mi sembravano assolutamente ovvie, sai, un pivellino non sa nemmeno l’a b c, il coming out, me ne riempivo il cervello, anche se non riuscivo proprio a capire come si potesse fare una cosa del genere, però mi piaceva l’idea e mi sentivo da meno perché inconsciamente sapevo che non era cosa per me. Adesso almeno mi sento meno inetto e più gay, diciamo così, normale, dopo quello che mi hai detto. Poi tutta la tirata della prevenzione! Mannaggia, Project, stavo proprio per gettare la spugna, con la mia ragazza in pratica al massimo un po’ di petting, quindi rischi zero, ma con un ragazzo io di farci un po’ di sesso ci facevo conto. Beh in certi momenti ieri sera mi dicevo: Project esagera! Magari lo fa a fin di bene, ma per lui questa storia della prevenzione è proprio una fissa. Però poi pensare che magari per un po’ di sesso uno può veramente mettersi nei guai grossissimi fa pensare e io non ci avevo mai riflettuto! Vabbe’, diciamo che penso che non mi sarei messo a rischio, ma adesso certo ci starò ancora più attento. Altro punto, ho bisogno di capire come vivono gli altri ragazzi la loro omosessualità (che parola orribile!) perché non mi sono mai innamorato di un ragazzo e credo che i miei dubbi di fondo vengano tutti da lì. Fantasie sessuali sì e tante, ma innamorato di un ragazzo mai! E come è possibile che se sono veramente gay non mi sia mai innamorato di un ragazzo? Mi sembra che un rapporto di coccole lo potrei avere con una ragazza ma con un ragazzo non lo so. Forse è tutta questione di ruoli, magari è una cosa che alla fine viene tutta da sé ed è una cosa semplicissima, però, al momento, a coccolare un altro ragazzo non mi ci vedo proprio. Ho pensato spesso che potrei fare tutte le mie fantasie, fantasie sessuali dico, su un ragazzo, ma se poi lo conoscessi sarei di fatto incapace di viverla in concreto quella sessualità, magari di quel ragazzo sarei amico, anche molto amico, come mi è capitato qualche volta, ma sai com’è quando si è amici il rapporto diventa quasi familiare e la sessualità non c’entra più niente, almeno penso che sia così, dei miei amici non mi sono mai innamorato, anzi non mi sono mai innamorato di nessuno. E poi esiste un ragazzo dolce come una ragazza? Magari se esistesse me ne potrei pure innamorare, ma vedo certi ragazzi che mi fanno proprio cascare le braccia, altro che dolcezza, proprio superficialità e pure brutalità stupida. Insomma, vabbe’, un gay non si innamora di tutti i ragazzi ma di uno solo, ma la cosa vale statisticamente ci sono quelli che di ragazzi ne hanno avuti 10 e quelli (come me) che non ne hanno avuto e non ne avranno nemmeno uno. E se resto solo (cosa molto probabile perché in quanto a coraggio sono un coniglio), gay e solo! Che bell’accoppiata! Non sarebbe meglio magari falso etero e solo! Potrei sempre dire che non ho trovato la donna giusta, che è almeno una cosa che si può dire. Ho paura, Project, di essermi messo per una strada che mi porterà solo grattacapi. Se trovassi un ragazzo che mi vuole bene, ok, allora avrebbe senso, ma è una cosa che mi sembra decisamente poco probabile. L’ultimo dubbio che mi è sfuggito ieri sera: ma di ragazzi nelle mie condizioni ce ne sono tanti? E in genere come va a finire?
Grazie per la pazienza Project, ci sentiamo venerdì sera.
Italo Amleto
p. s. Se pensi che questa mail possa avere un senso anche per altri pubblicala.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay:

giovedì 13 settembre 2007

GAY CAMALEONTI

Sono un ragazzo di 17 anni, gay non c’è bisogno di dirlo, anzi gayssimo, se no non stavo qua, io vi voglio parlare di una cosa che io chiamo il paradosso gay e forse è solo il mio paradosso individuale. In pratica io faccio sempre e solo in contrario di quello che vorrei fare e quello che vorrei fare non lo faccio mai. Ma non solo perché mi sento costretto, certe volte è una specie di gioco e c’è pure da divertirsi. Perché? I misteri del mio cervello non li capisco nemmeno io. Insomma adesso è cominciata scuola e la cosa da una parte non mi piace perché si deve studiare e perché è una palla tremenda, ma dall’altra ci sto benissimo perché a scuola non ci si va solo per studiare, io, almeno, non ci vado solo per studiare, ci vado un po’ come se andassi a caccia, sì avete capito bene, a caccia, ovviamente a caccia di ragazzi gay. Io di gay non ne ho mai visto uno, uno vero, quelli in televisione certe volte mi fanno pensare male, cioè penso che magari non sono gay ma ci si fanno passare solo per approfittare della situazione perché oggi a certi livelli a essere gay ci si guadagna, va be’, che stavo dicendo? ... Ah... della caccia, io non è che vado a caccia per sputtanare i ragazzi per carità! Questo manco lo penso... pure se c’è chi lo fa e io certa gente la strozzerei, io vado a caccia per me, una caccia di sussistenza, perché anche se adesso lo sto dicendo così, giocando giocando, io mi sento solo come un cane, un blog come questo mi piace e non mi spaventa tanto perché è tutto virtuale, che ci sono delle persone dietro è ovvio ma io non so chi sono e loro non sanno chi sono io, è per questo che riesco a scrivere, se poi quello che ho passato io serve a qualche cosa, meglio. Insomma sto cominciando il quarto scientifico e un ragazzo gay non l’ho mai visto, dalle parti mie non esistono e se esistono (e qualche volta penso proprio di no) vuol dire che si sono rintanati bene... la cosa della caccia ci sta bene no? ... la caccia, la tana... La scuola mia è grossa, siamo 1.500 e non c’è un ragazzo gay, nemmeno uno... si sono proprio nascosti bene! Io dico “si sono nascosti” ma dovrei dire “ci siamo nascosti” perchè un camaleonte sessuale peggio di me non esiste, se c’è qualche pericolo io divento etero subito... così funziona, mi sono imparato tutto un gruppo di barzellette a base di ragazze e di tette e pure peggio, perché così, se ce n’è bisogno sparo tutto il repertorio e mi metto a ridere come un cretino, gli eventuali assalitori, non nel senso che assalgono me ma nel senso che si fanno assalire dal dubbio che io sia gay, mettono i dubbi da parte e io resto nel branco. Devo confessare che ho fatto pure delle carognate che quando le ho fatte mi facevo schifo da solo, ma poi ho rimediato: ci stava un ragazzo l’anno scorso, uno etero al 100% secondo me, ma sai, un ragazzo caruccio, il tipico ragazzo imbranato di buona famiglia, insomma, io non so perché la gente pensa che i gay siano effeminati o cose del genere, a me voi non mi vedete ma se mi vedete per la strada vi piglia un accidente, io non c’ho paura di fare a botte con nessuno e se facciamo a botte a rimetterci sono sempre gli altri, va be’... che stavo a di’ ... ah di Filippo, del ragazzo caruccio... insomma l’hanno messo in mezzo con la storia che era gay e non era vero, a me non m’hanno messo in mezzo perché di me c’hanno paura. Per i compagni miei io sono etero spaccato e Filippo è gay! Capito l’assurdo! Ma il pregiudizio è pregiudizio e non se lo tolgono dalla testa, insomma l’hanno messo in mezzo, prima una mezza parola e quello ha abbozzato, poi una parola intera e poi gli davano proprio fastidio ma di brutto e io non lo sopportavo proprio e un giorno l’hanno messo in mezzo, ma proprio con giochi pesanti (perché queste cose succedono!) e io non ce l’ho fatta più e mi sono buttato in mezzo proprio in modo violento, che a me quando mi piglia mi piglia... A uno gli ho dato uno sganassone così forte che gli ho spaccato un dente e quello ha cominciato a sputare sangue, un altro l’ho pigliato per il collo e quasi lo strozzavo, insomma si sono messi paura, hanno mollato Filippo e se ne sono scappati e me ne dicevano da tutti colori mi dicevano che ero uno str... perché mi mettevo a difendere i froci. Filippo s’era proprio spaventato, c’aveva paura che gliel’avrebbero fatta pagare ma gli ho detto: “Ma che paura c’hai che se quelli mi vedono a me si cacano sotto!”, il giorno appresso si sono stati tutti buoni, io ho fatto finta di niente e mi sono messo di nuovo a raccontare tutte la barzellette zozze a base di donne e facevo finta di niente, ai caporioni li prendevo a pacche sulle spalle, un po’ per scherzare e un po’ per fargli male, perché i gusto di fargli male a quelli ce l’avevo proprio, e quelli ci dovevano stare, a uno dei più str... l’ho pigliato per il naso e un altro po’ glielo staccavo, c’avevo proprio preso gusto e quelli si stavano buoni e non dicevano niente, Filippo c’aveva paura di andare in giro da solo e gli ho detto: “Che paura c’hai, tu stai con me!” e lui m’ha detto: “Ma se vai in giro con me ti pigliano per gay” e io gli ha detto: “E a me che me frega!”, poi m’ha detto che lui non era gay (e io ci credo) e io gli ho detto (e dicevo proprio la verità): “Ma guarda che a me non m’è mai passato per la testa che tu sei gay, tu sei un ragazzetto serio...” lui ha sorriso ma a me mi bruciava che stavo parlando male dei gay... insomma, non dico che siamo diventati amici, questo sarebbe troppo, ma ci rispettavamo e uscivamo sempre da scuola insieme. Quegli str... che l’avevano menato ce l’avevano con me sempre per la storia che io difendevo i finocchi... hai capito che succede: io sono l’etero al 100% che s’è messo in testa che i finocchi non si possono menare! E’ un paradosso gay tipico, uno come me che più gay non si può che si deve mettere a fare a botte per cercare di non fare mettere sotto un etero spaccato! E’ un paradosso ma la vita è questa! Quest’anno l’aria a scuola è migliore i caporioni se ne sono andati, ma se n’è andato pure Filippo perché i genitori in un ambiente come quello non ce l’hanno voluto lasciare. Filippo era l’unico gay in tutta la scuola! Pazzesco! Io quando devo essere etero sono etero e basta! L’ho detto sono camaleonte!

mercoledì 5 settembre 2007

QUESTI LEONI 6

QUESTI LEONI 6
ROMANZO GAY 1986
CAPITOLO 6
(I CAPITOLI SUCCESSIVI SARANNO PUBBLICATI IN QUESTO BLOG TRA POCO)

Angelo pensava o meglio non pensava, si sentiva trasportato, sarebbe uscito per le vie di Roma perché non riusciva a stare fermo, vagò per la casa poi si decise, uscì, la notte era tiepida, andò a viale trastevere, poi lungo il Tevere. Più volte si era fermato a guardare i ragazzi che aspettano i clienti vicino all’Anagrafe o al Virgilio... quante volte aveva pensato che caricare uno di questi ragazzi poteva essere facile... ma aveva messo da parte l’idea, perché avrebbe finito per innamorarsi. Eppure Angelo si sentiva spaventosamente vicino a quei ragazzi che magari lo avrebbero invidiato senza capirlo perché salvava la faccia e aveva una sua rispettabilità, un po’ di denaro, una casa. Quando un’auto si fermava e un ragazzo vi saliva, Angelo si sentiva come se il torace gli fosse stretto in una morsa, si identificava col cliente, un po’ sognava, sognava di possedere il corpo del ragazzo, poi si diceva che lui con quel ragazzo, sarebbe stato a parlare tutta la notte, avrebbe cercato di dimostrargli rispetto, affetto, gli avrebbe dato tutti i suoi soldi in ambio di nulla, o meglio in cambio di un sorriso e dell’anima. Quante volte era stato a fantasticare di questi dialoghi, di questi incontri, lo avrebbero preso per pazzo, ma in fondo sarebbe stato capace di amare , e non è una cosa pazzesca amare? Quella sera Angelo aveva in mente una sola persona, vedere però le solite scene al lungo Tevere lo scosse un po’. Gli passò per la mente che desiderava Marco ma che non lo amava e che, visto che Marco gli voleva bene, avrebbe dovuto parlargli chiaro, anche a costo di perderlo, amare vuol dire anche questo. Questa idea gli si fissava sempre più nella mente: dire la verità. Ma come poteva dire a Marco: sono innamorato di te? E’ difficile, troppo difficile, poteva restarci malissimo, sentirsi a disagio, poteva addirittura soffrire per anni per il ricordo di una cosa detta magari soltanto per l’assurda pretesa di dire una verità che sarebbe meglio non dire. Angelo pensava che Marco avrebbe preso prima o poi al sua strada... tanto valeva dunque non dire niente. Eppure nelle parole di Marco, Angelo aveva sentito un affetto vero e la speranza di questo affetto lo torturava come un sogno ossessivo. Angelo si chiedeva che cosa Marco si aspettasse da lui, poi tornava a pensare all’idea di dire la verità, gli sembrava l’unica cosa giusta, avrebbe risolto tutto nel modo più semplice, ma come si poteva arrivarci? Giunse a una conclusione: se Marco lo avesse trattato con freddezza sarebbe stato prudente e non gli avrebbe detto nulla, ma se avesse voluto da lui la verità, gliel’avrebbe detta in modo semplice, poteva essere l’unico modo per Angelo di sentirsi più a suo agio.
Per Marco problemi di questo genere non ne esistevano, era andato a letto felice, si sentiva amato e non si poneva troppi problemi a riguardo. Non aveva mai scherzato così, non si era mai sentito così libero, così se stesso, era contento di avere ritelefonato, si chiedeva come mai avesse aspettato tanto, era felice anche di tutti i discorsi fatti, delle frasi di Lorca che gli tornavano alla mente e del fatto che in fondo Angelo fosse stato ad aspettare la sua telefonata. La situazione non lo preoccupava più e si sentiva più libero, più sicuro di se stesso, più capace di vivere. Non era più solo con se stesso. Quello era uno strano rapporto, si sentiva amato da un altro ragazzo, ma questo non gli procurava sensazioni di disagio, Marco evitava di chiedersi che cosa lui provasse per Angelo, forse se lo chiedeva timidamente e si diceva che era un amico vero, a un amico vero si deve voler bene, e, in fondo, non aveva mai avuto un amico vero, ciò che provava per Angelo era amicizia, sì, vera amicizia. E’ veramente una cosa meravigliosa avere un amico! Puoi parlare di tutto, ti capisce, ha fiducia in te, ti rispetta, non ti dimentica. Un amico vero è veramente un tesoro, Marco si ripromise che gli avrebbe dato tutto il suo affetto, senza riserve, da amico vero, quella sera si sentiva felice. La mattina dell’indomani fu per entrambi una mattina di passaggio e di attesa. Marco arrivò con venti minuti di anticipo. Angelo aveva atteso contando le ore e Marco era uscito di casa appena gli era stato possibile, senza darsi cura dell’ora dell’appuntamento. All’ingresso di Marco nel portone e quindi nel cortile, Angelo ne era rimasto abbagliato, portava una camicia a strisce rosse, con colletto piccolo, jeans bianchi e scarpe da tennis, si era voltato a guardare la finestra di Angelo e siccome lo aveva visto gli aveva fatto un cenno con la mano. Quando Marco entrò in casa si ripeté lo stesso cerimoniale della prima visita. Si sedettero agli estremi opposti della stanza, poi Marco chiese di aprire la finestra, la aprì, girò una sedia, ci si mise a cavallo, poggiando le braccia sulla spalliera e il mento sulle braccia.
- Allora?
- Mh, sì, e adesso?
Poi Marco prese un tono più leggero, sorridendo...
- Allora che hai fatto ieri notte?
- Be’ se te lo dicessi veramente forse ci resteresti male.
- Perché, che hai fatto?
- Non mi va di parlarne.
- No, dai, parla.
- Niente, sono uscito.
- Ma era notte fonda.
- Lo so, però proprio non riuscivo a stare a casa.
- E dove sei andato?
- Niente qua intorno a fare un giro.
- E perché ci dovrei restare male? Continua.
- Senti, ti posso chiedere una cosa?
- Dai.
- Ma tu da me che cosa ti aspetti?
- Niente, non lo so, e poi non mi fare questi discorsi strani, che cosa mi dovrei aspettare? Non lo so proprio. E poi perché mi fai questa domanda?
Angelo cominciò a tamburellare con le dita sulla poltrona, avrebbe voluto sapere tante cose ma non riusciva a parlare, poi si decise.
- Senti è troppo difficile, io non riesco ad andare avanti oltre...
- Seguì un silenzio di molti secondi.
- Ma perché? Di che hai paura?
- Senti, mi dici come dovrei comportarmi con te? Certe volte vado proprio in crisi e non so che fare.
- Agisci liberamente, spontaneamente...
- Sì, sì... va be’, senti, usciamo? Andiamo da qualche parte.
- ... va be’.
Uscirono senza dire altro. Sul pianerottolo c’era una finestra con una ringhiera, Marco scavalcò la ringhiera con una gamba e fece il gesto di buttarsi giù. Angelo gli rispose ridendo.
- Ma che combini?
- No, non mi butto, ancora non siamo a questo punto.
Quel gesto era servito a rompere l’atmosfera cupa, Angelo vedeva in Marco uno che non è disposto a giocare al massacro.
Andarono all’Eur col 97, Angelo si sentiva agitato, Marco continuava a scherzare sull’autobus, faceva smorfie, dava a Angelo occhiate di intesa su una signora negra con turbante e abito a fiori.
- Ma non mi avevi detto che ti piacevano le donne abbronzate?
- Mh!
Quella battuta dava ad Angelo l’impressione di avere altri significati, si sentì ferito, gelato. Fecero un lungo giro per il parco senza scambiare parola, poi Marco interruppe il silenzio.
- Senti, ci sediamo?
- Sì.
- Ma che c’hai?
- Niente, che ci devo avere?
- Va be’! Vuoi che me ne vado?
- No.
- Ma perché fai tutti questi misteri?
- Perché ho paura di dire sciocchezze.
- Non fa niente, dille lo stesso. Senti, te la faccio io una domanda?
- Sì.
- Tu mi chiedi che cosa mi aspetto io... e tu che cosa ti aspetti da me?
- Ma non avevamo detto di lasciare perdere questi discorsi?
- No! Adesso non scappare, rispondi, guarda che con me non devi giocare, perché non è giusto.
- Senti, io mi sento particolarmente a disagio, è proprio un disagio fisico, senti, dimmelo tu: vuoi che parli chiaro fino in fondo?
- Sì.
- Senti, io evito i preamboli e i giri di frase anche perché non ce la faccio proprio ad andare avanti così. Però ti prego, non ci restare male. Senti, io sono uno dell’altra sponda, ecco adesso mi sento maledettamente in imbarazzo, però di’ qualche cosa.
- Ma perché ti fai tutti questi problemi?
- Ma hai capito bene quello che ho detto?
- Sì, ho capito.
- Senti, ti posso chiedere una cosa? Però ti prego, rispondimi, senti, sei del mio mondo oppure no?
- No, non sono omosessuale, mi dispiace anche di dirlo.
- Ecco, vuoi che vado via?
- Ma perché?
- Perché penso che puoi stare meglio solo e che magari...
- Senti, non ti fare problemi.
- Senti, e poi io ho l’impressione di volerti bene, capisci, di essermi innamorato di te, in tutti i sensi, hai capito?
- Sì, ho capito, ma guarda che non ci resto male, volere bene a qualcuno è sempre una cosa bella, adesso cerca un po’ di stare calmo, io non ho paura di te, che mi volevi bene l’avevo capito, forse non così, però l’avevo capito e poi per fare un discorso come questo ci vuole un coraggio enorme, pure io a mio modo ti voglio bene, anche se in un altro modo, mica adesso meno di prima... adesso c’ho quasi l’impressione che vali di più.
- ...
- Se non ti va di parlare lascia stare, però cerca di capire una cosa, per me un minuto fa non è cambiato niente e se è ambiato qualche cosa è cambiato solo nel senso della chiarezza.
- Senti, preferiresti che tutta questa storia non ci fosse mai stata?
- No!
- Magari preferiresti stare in un altro posto...
- Guarda che se sto qui è perché ci sto bene, se no, non ci starei. Ti giuro che adesso non sto facendo complimenti.
- Mah...
- Dove andiamo?
- Ma l’avevi capito?
- Io avevo capito che non era una cosa... come le altre, quando sono stato tutti quei giorni senza telefonare forse l’ho pure pensato, a me dava fastidio che stesse bene a me, c’avevo paura, mi sembrava che avrei fatto meglio a scappare via, mi pensavo chissà che cosa e invece poi, non lo so, adesso non c’ho proprio nessun problema... Senti, ma non è che adesso ti viene in mente di sparire?
- Mah?!
- Capiscimi bene, non ti fare problemi che non esistono.
- Non esistono?
- Per me non esistono, io adesso mi sento a mio agio, anzi, probabilmente sei la persona che mi conosce meglio... io da te ho imparato tante cose, è difficile pure dire che cosa, però per me è stato importante... ma tu adesso che stai pensando?
- Mi chiedo perché mi fai questi discorsi e poi mi chiedo che ti resterà dopo dell’avere vissuto una vicenda come questa. Mi sa che ho fatto malissimo a fare questo discorso, me ne dovevo andare e basta. E adesso scusa se torno indietro ma per me è fondamentale, ma tu sei sicuro di non aver niente a che vedere col mio mondo?
- Sì, sono sicuro, però, per favore, non me lo richiedere.
- Ti dà fastidio?
- Sì... però capisci bene, mi dispiace solo perché significa che non ti posso capire fino in fondo... ma poi tu pensi che queste cose siano così fondamentali?
- Eh, credo di sì...
- Ma tu ne hai mai parlato con qualcuno?
- Sì un paio di volte... ma poi me ne sono pentito.
- E con chi ne hai parlato?
- La prima volta avevo incontrato una ragazza, abbiamo cominciato a frequentarci, io ci stavo bene, per me era un’amica, poi piano piano, le cose si sono fatte più strette, ci si, anzi, mi telefonava spesso, poi un giorno ha parlato di matrimonio e io pure se con gravissime difficoltà gliel’ho detto, dopo qualche mese si è sposata, io le ho mandato un telegramma, è andata in viaggio di nozze a Parigi e da Parigi mi ha mandato alcune cartoline, come quelle che mi mandava prima. Io penso che si sia sposata per lasciarmi libero, penso pure che mi avrebbe sposato anche solo formalmente, poi ha capito che anche questo mi avrebbe messo in imbarazzo e ha preso proprio un’altra strada. Adesso qualche volta mi telefona e mi dice delle cose bellissime, cioè, per me questa donna è una persona importane, quando mi chiama sono veramente contento, qualche volta per lei ho scritto pure qualche poesia... era una persona come si deve e mi ha voluto bene veramente.
- E allora perché non dovrei volerti bene io?
- Mh!
- Lo vedi che di questa ragazza tu hai conservato un ricordo buono, se non ci fosse stato il problema del matrimonio tu magari avresti continuato a vederla?
- Sì, certo, credo di sì, però per me era un’amica, non ne ero innamorato.
- Sì, va be’, però il fatto che lei ti voleva bene ti ha creato problemi, adesso, a parte il matrimonio? Ti ha dato fastidio sentirti amato senza provare la stessa cosa per lei?
- No... in un cero senso è stata una cosa molto bella e soprattutto molto seria anche per me.
- E la seconda volta?
- La seconda volta è stato con una donna sposata, mi è stata appresso un anno, poi siccome non riuscivo a liberarmene le ho detto come stavano le cose e lei lo è andato a riferire al marito, così si è giustificata cose se avesse fatto una buona azione tipo dame di san Vincenzo. Io ho avuto proprio una sensazione di rigetto totale... una cosa indegna, è come se uno pagasse un miliardo per comprare una caramella a una bambina stupida e viziata. Non mi va di parlarne perché è stata una cosa disgustosa.
- Ma tu ti sei innamorato mai?
- Sì, qualche volta, ma quando succede c’è solo da stare male, non solo non lo puoi dire, devi fare assolutamente fina di niente, proprio guardare dall’atra parte, crearti degli schermi, se no, ti mettono in mezzo e ti fanno a pezzi.
- Ma per te il sesso che cos’è?
- E’ una realtà che mi condiziona completamente perché tanto non deve significare niente. Ma poi il problema non è neppure questo, cioè avere rapporti sessuali con un ragazzo è facile, però è un gioco, è tutta lì l’assurdità. Certe volte mi sono trovato in situazioni in cui si poteva arrivare facilmente a cose di questo genere, ma per me non è un gioco, non è un diversivo, un gioco di sesso. Io vorrei un rapporto d’amore, il sesso mi interessa meno, cioè, non è che io su certi ragazzi non ci faccio le mie fantasie sessuali, anzi, però poi me ne vergogno quasi, più conosco un ragazzo a fondo più cala l’interesse sessuale e cresce quello affettivo...
- ma le fantasie le hai fatte anche su di me?
- Sì, specialmente i primi tempi... ti dispiace?
- No, se io posso fare le mie fantasie su una ragazza...
- Va be’, però non è la stessa cosa.
- E’ identica! Ma adesso come mi vedi?
- Ancora un po’ come prima,... è così, ma quello che mi spiazza è il modo che hai di reagire, non lo so, ma non me lo aspettavo, in un certo senso il tuo modo di fare è fuori schema.
- Mio padre c’ha un amico come te e vanno perfettamente d’accordo, pure un amico di mia sorella, un ragazzo di diciassette anni, io qualche volta c’ho parlato, non lo so, non c’ho mai avuto problemi.
- A che ora devi tornare a casa?
- C’è tempo, alle nove, ma perché? Te ne vuoi andare via?
- Un po’ me ne viene la voglia.
- ... e ieri notte che hai fatto?
- Sono andato al lungo Tevere, lì ci stanno dei ragazzi che si prostituiscono, certe volte penso a quei ragazzi, specialmente quando qualcuno li prende su, un po’ ci faccio le mie fantasie, ma soprattutto peso che mi innamorerei, magari ci starei a parlare tutta la notte... questo era ieri sera.
- Mh!
- Dai, pala, per favore, non stare zitto.
- Senti, ma tu hai mai fatto l’amore con qualcuno?
- No... e tu?
- No. C’ho qualche amica, ma una ragazza non l’ho mai avuta, non mi è mai capitato di riuscire a parlare veramente, sono state sempre delle cose un po’ così, cioè, belle, però non l’ho mai considerata una cosa veramente profonda per la vita. Non lo so, forse non saprei nemmeno dire se mi sono mai innamorato veramente oppure no, certe volte m’è sembrato, però poi... a distanza di tempo, dimentichi e svaluti.
- Mah!
- Vedi, ti può sembrare assurdo, ma ci sono un sacco di cose anche di me stesso che io non riesco a capire...
- Senti ti posso chiedere perché quel giorno stavi piangendo?
- Non lo so, pensavo a casa, a mia madre, a mio fratello... per me queste cose sono fondamentali, poi così, un momento di smarrimento, ma poi passa subito... ma tu come ci sei rimasto?
- Mi ha fatto un effetto terribile, non avevo mai visto piangere un ragazzo della tua età, mi sono sentito importante, l’impressione che ho provato era di tenerezza violenta, quasi sessuale, d’istinto ti avrei preso la mano e te l’avrei stretta forte, però non si può...
- Ho notato che non mi hai mai dato la mano.
- E’ vero, mi farebbe un effetto strano e penso che tu possa preferire evitare, hai visto che non mi siedo mai vicino a te?
- Sì, l’avevo notato, avevo notato pure come scegli le parole quando parli.
- Nei miei discorsi ordinari contano di più le cose non dette di quelle dette, la differenza tra i discorsi come i miei e quelli degli altri è che nei miei discorsi certi argomenti non compaiono mai. Tu hai letto Lorca, è lo stesso, mi piace perché in un certo senso mi somiglia, anche sotto certi punti di vista...
- Non lo sapevo, però accidenti se scrive cose belle! Be’, adesso da quello che dici capisco tante cose in più.
- Ma tu prova a leggere il libro d Pavese e poi mi dici a che cosa ti fa pensare, nonostante le apparenze per me ha un senso solo... ma poi di letteratura di questo genere ne è pieno il mondo, Narciso e Bocca d’oro di Hesse, Tonio Kröger, La morte a Venezia e le Confessioni del cavaliere d’industria di Mann, tutto Proust, tutto Gide, molto Sartre, Wilde, Witman e si può andare avanti con altri cento.
Ma tu tutte queste cose le hai lette?
- Lette è poco, direi piuttosto meditate, ci sono libri che medito tutte le sere, piano piano certe cose diventano come una religione, sono tutto nella vita, guarda che non è una cosa assurda, finisci per vivere attraverso i libri, la vita esterna è tutta una recita squallida, uno si consacra a combattere per una libertà che non vedrà mai, tu rinunci a vivere, ma raccogli libri, articoli, vai predicando criteri di tolleranza, cerchi di mettere in crisi il qualunquismo della gente sicura di sè, in una parola lavori per un domani più libero che non vedrai mai, insomma è proprio come una religione... senti, scusami, mi sento assurdo, sto facendo discorsi che tu stai a sentire per compassione... non mi va.
- Ma tu vivi da solo per questo?
- Sì, non riesco nemmeno a stare a casa con i miei, altrimenti dovrei nascondere i miei libri, non potrei nemmeno parlare al telefono. Prima andavo avanti così, adesso non ce la faccio più... senti, Marco, mi fai andare via, voglio tornare a casa, non mi va di andare in giro, voglio rientrare.
- Va be’, però ti accompagno...
- No, fammi andare via adesso.
- Ma perché fai così, guarda, non ti fare scrupoli che non è proprio il caso... ci prendiamo una cocacola?
- Andiamo
- Senti, invece, perché non mi accompagni tu? A piedi, senza metro...
Il tempo passò veloce, alle nove, prima di allontanarsi nella stazione della metro si salutarono.
- Marco..., grazie, mi hai trattato bene, mi ha messo in una condizione che non mi aspettavo...
- Zitto! Dammi la mano. Sta’ bene! Hai capito?
Marco strinse con forza la mano di Angelo guardandolo fisso negli occhi, poi scese verso la stazione. Angelo era confuso, pensava che dire la verità avrebbe risolto molti problemi ma non era accaduto così, Marco non era omosessuale a gli voleva bene ugualmente, Angelo pensò che si comportasse in quel modo per sentirsi superiore, buono, generoso, ma sentiva che non era così. Si domandò più volte se Marco potesse avergli mentito per timore di scoprirsi, questa poteva essere una speranza, ma non era in fondo una ipotesi credibile, rimase nonostante tutto nel fondo dell’anima di Angelo e sepolta sotto mille altre idee non se ne allontanò mai. Marco aveva in comune con lui almeno una verginità che lo rendeva un’anima libera e sola. Angelo desiderava contare veramente per Marco, quale che ne fosse il motivo, poteva sognare di esserne l’amante, ma non sarebbe stato meno felice se fosse divenuto l’unico amico, l’unico però, quello al quale si dona l’anima. Angelo aveva della verginità uno strano concetto, Marco, ai suoi occhi era vergine non perché non era mai stato con una donna ma perché sembrava non sentirne la necessità, in questo senso la verginità si può perdere e poi ritrovare. Angelo ricordava di essersi innamorato di Fernando, un suo compagno di scuola, in modo inatteso. A scuola Fernando andava molto dietro le ragazze, con alcune andava a letto, ma per un giorno, al mare non perdeva occasione per fare sesso con le ragazze, ma da queste cose non si sentiva implicato a livello d’amore. All’università Angelo diventò molto amico di Fernando, parlavano molto di sè, Fernando si era affezionato ad Angelo, cenavano spesso insieme in pizzeria, quando Fernando raccontava di qualche sua conquista Angelo non ci restava male, una volta Fernando andò al teatro con una sua amica, che avrebbe voluto poi fargli trascorrere la notte a casa sua, dopo il teatro Fernando telefonò ad Angelo e lo andò a trovare, gli disse che andare con quella ragazza in quel momento non lo interessava, Fernando era eterosessuale di stretta osservanza ma non era dipendente dal sesso, questo, per Angelo era verginità. Poi Fernando si innamorò e cominciò a parlare con Angelo solo della sua ragazza, Angelo capiva che il suo rapporto con Fernando era finito, Fernando aveva perso la sua verginità e non sembrava che avrebbe potuto riacquistarla di lì a poco tempo. Tutto finì da sè nel tempo di un paio di mesi.
Angelo pensava a Marco e lo vedeva capace di amare, che poi fosse amore senza sesso non aveva importanza, ciò che gli interessava era essere amato da Marco, il fatto che Marco non fosse omosessuale non distruggeva la speranza di Angelo. Marco poteva pur sempre distinguere sesso e amore. Dal canto suo Marco non sentiva nei confronti di Angelo nè rifiuto nè preclusioni, era anzi felice di non provare nessuna delle sensazioni che aveva preventivato in risposta a quella dichiarazione, tanto attesa quanto inevitabile. Quello che Marco aveva imparato indirettamente in famiglia, lo sperimentava ora da se stesso. Era felice di non sentirsi smentito e d’altra parte non aveva paura e non si sentiva in imbarazzo. Aveva trovato un amico vero! Marco provava una sensazione di incontenibile serenità, sentiva la gioia di essere amato ma si sentiva anche padrone di se stesso fino al punto di non assumere comportamenti stereotipati e di sentirsi anche per questo ancora più libero.
Quando Angelo arrivo a casa si sentiva confuso ma non depresso. Squillò il telefono.
- Ciao... come stai?
- ...
- Che stai facendo? Dai, parla!
- Vuoi sapere che sto facendo?
- Sì.
- Be’, adesso sto piangendo un pochetto.
- ...
- Adesso parla tu!
- Io ti volevo dire che stasera mi sento contento, tutto qua, e vorrei che succedesse pure a te.
- Succede eccome...
- Purtroppo c’è gente e non possiamo parlare.
- Non ti preoccupare, Marco, sei grande!
- Zitto! Adesso dimmi come stai, che devo proprio chiudere.
- Bene!
- Ciao!
- Ciao!

GAY ETERO PER AMORE

GAY ETERO PER AMORE

Scusate se mi intrometto, ma io vorrei parlare di una cosa diversa cioè delle storie di amicizia tra un gay e un etero, ma in un modo un po’ particolare, non quello che pensate voi, cioè vorrei parlare dell’amicizia tra un gay e un presunto etero, ma anche detto così non si capisce niente. Nel seguito capirete esattamente quello che voglio dire... il presunto etero sono io. Lo so che in questo tipo di blog è un argomento anomalo perché certe cose possono sembrare un surrogato di una storia d’amore gay nel senso pieno del termine, però queste cose per me sono fondamentali, non a livello teorico ma proprio per me come individuo, cioè è quello che io adesso sto vivendo in modo più intenso. Io sono un ragazzo gay di 38 anni, e dire ragazzo è giocare con le parole, non sono malaccio ma in sostanza non sono il tipico principe azzurro gay, di gay ne ho conosciuti pochissimi, in pratica due, uno della mia età e uno giovanissimo, con quello della mia età, un discotecaro fuori tempo massimo, non ci siamo mai presi, io so che lui è gay perché l’ha detto, io con lui mi sono sempre comportato da etero perché con lui non vorrei mai avere nulla a che vedere, attacca certe storie sull’orgoglio gay che sono addirittura un po’ patetiche, insomma non mi piace sotto nessun punto di vista né fisicamente né a livello psicologico, l’altro, Marco, è una ragazzo giovane che ha vent’anni, non dico che mi sento il papà ma quasi, almeno un fratello maggiore, Marco mi piace, indubbiamente mi piace sotto tutti gli aspetti perché è carino e poi perché uno a vent’anni è comunque meglio di uno della mia età, anche lui ha fatto il coming out e pure in famiglia e quindi di certe cose parla liberamente perfino in famiglia, una cosa che, se ci penso, gli invidio molto anche se io il suo coraggio non ce l’ho mai avuto, siamo pure mezzi parenti e anche a casa mia sanno che è gay ma non è un problema, io come al solito, di me non ho detto nulla nemmeno a Marco, però ho dimostrato parecchie volte una certa attenzione nei sui confronti, cioè l’ho trattato molto bene, diciamo pure, l’ho coccolato un po’, gli ho detto cose gentili, l’ho apprezzato molto, lo sono stato a sentire e a Marco parlare con me piace, insomma, secondo me lui ha capito, eh sì, perché certe volte mi dice delle cose di tipo privatissimo in modo molto diretto come se fossi il suo fratello maggiore e si cerano dei momenti di intimità, almeno a livello verbale, che se io fossi etero non potrei accettare, e invece a me stanno benissimo. Che Marco si confidi con me mi gratifica e non poco ma mi mette pure in crisi profonda perché, se io fossi onesto, gli dovrei dire esplicitamente come stanno le cose e invece non lo faccio e quindi io gioco al coperto e lui no e questo non è giusto. Io mi giustifico davanti alla mia coscienza dicendomi che in fondo lui non può non avere capito ma forse, anzi ne sono praticamente certo, potrebbe veramente non avere capito e fidarsi nonostante tutto di me. Quando mi parla delle sue cose più intime io non ho mai l’impressione che lo faccia per provocare e cerco di rispondere tenendomi alla larga, perché se provassi a stringere un po’ il discorso probabilmente Marco non lo accetterebbe e ci resterebbe malissimo, e io non lo devo mettere in crisi per nessuna ragione. Cioè per mantenere un rapporto affettivo forte con Marco io devo fare l’etero. E’ paradossale ma è così. Certe volte mi mette proprio in imbarazzo perché di me si fida ciecamente. Io, diciamolo chiaro, ne sono innamorato e lo desidero in tutti i sensi ma una cosa del genere non gliela posso dire perché rischierei di distruggere il rapporto di fiducia che ha con me. E’ un rapporto che poggia su un inganno di base che io non dovrei portare avanti, ma non ho la faccia di mettere le carte in tavola. Mi parla proprio dei suoi desideri e dei ragazzi che conosce e io gli devo sempre consigliare di stare attento e di usare il preservativo. Quando glielo dico mi risponde dicendomi: “Non ti preoccupare, non mi metto nei guai! Me l’hai detto mille volte”. Una vota mi ha detto che aveva conosciuto un ragazzo di Firenze e se ne era innamorato, lo chiamava al cellulare dieci volte al giorno, quando me ne parlava gli brillavano gli occhi e mi diceva: “Io ne posso parlare solo con te” e io mi limitavo a sorridere per rassicurarlo. Col ragazzo di Firenze Marco passava interi pomeriggi in chat, quel ragazzo si chiamava Federico e praticamente io e Marco parlavano solo di Federico. Un sabato pomeriggio Marco mi chiama alle due e mi dice: “Oggi Fede ha casa libera a Firenze e mi ha detto se ci vado e io ci vorrei andare”. Io l’ho incoraggiato, ma mi ha risposto che non era proprio a Firenze ma in un posto a 25 chilometri dove non si può arrivare con il treno né con i mezzi, poi mi ha detto: “Fede non c’ha la macchina e nemmeno il motorino perché i suoi non vogliono... che dici? Mi ci puoi accompagnare?” In una situazione del genere a Marco io posso dire solo sì, perché quando un ragazzo ti chiede una cosa del genere vuol dire che tu per lui sei un punto di riferimento. Ovviamente sono passato a casa sua e siamo andati a Firenze. In macchina ho cercato di dirgli tante cose serie sull’amore, le cose più belle che so dire, che non può essere solo sesso, che voler bene a qualcuno un ragazzo o una ragazza (che io dica una cosa del genere per passare per etero è addirittura assurdo ma è quello che succede regolarmente) significa mettere da parte gli egoismi e vivere per lui o per lei, significa trovare un senso nel cercare di realizzare la felicità di un’altra persona. In macchina Marco mi stava a sentire con attenzione e apprezzava molto quello che io dicevo, gli brillavano gli occhi. Non potevo distruggere la felicità di Marco e per che cosa poi? Per metterlo in crisi mettendogli magari in mente che io volessi da lui chissà che cosa? No, non lo potevo fare. Insomma io non sapevo che cosa avrei dovuto aspettarmi né quello che avrei dovuto fare, non sapevo se Marco sarebbe rimasto anche la domenica a Firenze o se sarebbe partito il sabato in serata ma mi sembrava improbabile, comunque non ho fatto domande, siamo arrivati al paese e poi mi ha guidato lui per strade e stradette fino a destinazione, una casa persa in mezzo alla campagna. Lui non aveva detto nulla di quello che io avrei dovuto fare e allora gli ho detto che l’avrei lasciato al cancello e che lo sarei tornato a riprendere l’indomani all’ora che voleva lui, è rimasto un po’ contrariato e mi ha detto: “Ma perché? Io a Fede ho parlato di te tante volte, lui non si mette in imbarazzo... dai non fare l’orso!” Io non sapevo che dire e mi sono limitato ad aprire le braccia. Mentre stavamo parlando un ragazzo, ovviamente Federico, è venuto correndo ad aprire il cancello, era sorridente, bello come il sole e con due occhi dolcissimi, mi ha salutato baciandomi sulle guance come se mi conoscesse da sempre, Marco mi ha presentato come zio Andrea, io l’ho lasciato fare e non ho detto nulla. Volevo dire: “Io tolgo il disturbo” e rifare il discorso che avevo fatto già a Marco ma a tavola Federico aveva preparato tre posti, quindi dovevo rimanere lì. Ci siamo messi a cucinare e a scherzare tutti e tre, io mi sentivo in uno strano paradiso e mi sentivo straordinariamente a mio agio come non mi capita praticamente mai, abbiamo raccontato un sacco scemenze e dopo pranzo io pensavo che fosse ora di andarmene, e invece loro si sono seduti sul divano e io mi sono messo sulla poltrona di fronte a loro, hanno cominciato a scambiarsi qualche tenerezza, ma proprio a livello di coccole da bambini, io non sapevo che fare, poi Marco si è sdraiato e ha poggiato la testa sulle gambe di Federico e Federico mi ha detto: “Se ti dà fastidio lasciamo perdere, magari tu non sei abituato ai gay”. La battuta è venuta in modo così naturale che era ovvio che per Federico io ero etero. Ho risposto che non mi formalizzavo per questo, ma Marco si è immediatamente rimesso seduto e questo gesto mi ha fatto una tenerezza enorme, era una forma di rispetto per me. Rinunciavano a una loro libertà di comportamento gay per non offendere un “etero” come me! Veramente pazzesco! Insomma il pomeriggio è passato così, si stava benissimo i due ragazzi piano piano si sono presi qualche piccola libertà in più, mano nella mano appoggiandosi spalla a spalla. La sera ho detto che sarei andato a dormire a Firenze perché non volevo dare proprio fastidio e volevo che si sentissero liberi. Federico mi ha detto: “Senti zio (ero diventato lo zio anche di Federico), io la stanza te l’ho preparata se stai qua a noi ci fa piacere, tanto noi ce ne andiamo dall’altra parte così noi non disturbiamo te e ti lasciamo dormire, dopo qualche piccola insistenza di complimento ho accettato, dopo cena, verso le undici si sono guardati negli occhi e Fede a detto: “Noi andiamo”. Mi hanno fatto vedere la mia stanza e Fede mi ha detto che i suoi sarebbero tornati nel primo pomeriggio e quindi domenica non avremmo potuto pranzare insieme e bisogna partire prima dell’una per stare tranquilli al 100%. Per darmi la buonanotte sia Marco che Federico mi sono venuti a baciare sulla guance e Federico ha detto. “Grazie zio, non sai come mi hai fatto felice oggi”. Io ho risposto cercando di tenere un basso profilo: “Notte Federico, notte Marco!”. Quando sono stato nella mia stanza mi sono reso conto che tutta la faccenda aveva preso per me un sapore così tipicamente familiare che la dimensione erotica era praticamente sbollita da sé. Ero stato promosso a zio sul campo e dovevo comportarmi come uno zio vero. Ho pensato tantissimo a quello che avrei dovuto fare: io quei due ragazzi li amavo, per me erano cuccioli da difendere, non sentivo nessuna forma di gelosia ma una forma di pace profonda, di soddisfazione totale, mi sentivo amato come persona ed è una sensazione bellissima. Capisco che la cosa possa sembrare strana ma è esattamente così. Ero felice, mi sentivo realizzato. Avevo sempre in sottofondo l’idea che in fondo li stavo ingannando ma lo stavo facendo per loro, non per me, o forse anche per me perché una soddisfazione come quella che ho provato in quei momenti è una cosa che non ha prezzo. Ti senti appagato affettivamente a livello totale. L’indomani mattina abbiamo fatto colazione e poi siamo andati in un bosco bellissimo sopra una collina alta, poi Federico mi ha detto che era ora di rientrare, abbiamo continuato a parlare fino la cancello, quando siamo scesi Marco e Federico si sono abbracciati in un abbraccio strettissimo, erano felici anche se staccarsi da un abbraccio così non deve essere stato facile. Poi Fede mi ha baciato sulle guance e mi ha detto: “Zio, è stato un piacere conoscere uno come te, ti voglio bene!” e lo diceva seriamente, poi ce ne siamo andati. Dopo pochi minuti di silenzio Marco mi ha detto: “Non ti preoccupare, i preservativi li abbiamo usati...”, io ho detto solo: “Avete fatto bene” ma il discorso era in sostanza un modo di farmi capire che per me non c’erano segreti.