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martedì 20 agosto 2013

ZANARDELLI E LA LAICITA’ DELLO STATO

Girando per i blog e per I forum gay ho trovato molto frequentemente, in questi giorni, post dedicati alla interpretazioni di frasi di apparente apertura del papa verso i gay. Ho cercato di spiegare attraverso una documentazione seria come stiano realmente le cose (GESUITI E GAY http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=73&t=3692), sento però l’esigenza di dire con chiarezza che, anche se quello che il papa dice, non dice o sembra dire o non dire condiziona profondamente la vita politica di questo paese per ragioni che, credo, abbiano ben poco a che vedere con la morale, in ogni caso la posizione della chiesa, fosse anche apertissima alla realtà gay, avrebbe comunque oggettivamente per la grande maggioranza dei gay ben poco peso. Il riconoscimento o meno della dignità e della moralità dei gay non è prerogativa di nessuno, meno che mai del papa. La politica dovrebbe avere il coraggio di essere profondamente laica, ossia di non essere subordinata a nessun giudizio esterno e di mettere finalmente da parte gli opportunismi tattici per cominciare a capire che la libertà è un valore irrinunciabile. In buona sostanza la libertà delle persone, nei limiti in cui non danneggia altre persone – parliamo di danni reali, non di mere presunzioni – deve essere un valore assoluto che non può essere subordinato ad alcuna categoria morale a priori. Tutti sono liberi di seguire la loro morale a patto che non pretendano di imporla agli altri, sia che ciò avvenga per motivi religiosi, politici o morali o per qualsiasi altro motivo.
Mi è gradito ricordare qui un personaggio politico d’altri tempi dal quale si dovrebbe prendere esempio, parlo di Giuseppe Zanardelli, un laico nel senso forte del termine, un massone (come Garibaldi e come Carduccci) certo non gradito alla chiesa, di cui non si conosce la vita amorosa ma che quando lo si interpellava sul punto amava definirsi “lo sposo della libertà”. A Zanardelli si deve il primo codice penale dell’Italia unita. Un codice in cui l’omosessualità non compare né come delitto né come aggravante di altri delitti. Così Zanardelli si esprime nella Relazione sul primo Codice penale per il Regno d’Italia [1887], Titolo VIII “Delitti contro il buon costume e l’ordine delle famiglie”: “Nel determinare i fatti da comprendersi nel presente Titolo, il Progetto attuale, in conformità ai precedenti, si ispira a questo concetto fondamentale che, se occorre da un lato reprimere severamente i fatti dai quali può derivare alle famiglie un danno evidente ed apprezzabile o che sono contrarii alla pubblica decenza, d’altra parte occorre altresì che il legislatore non invada il campo della morale. In conseguenza, le sanzioni penali del Progetto non colpiscono tutti indistintamente i fatti che offendono il buon costume e l’ordine delle famiglie, ma quelli soltanto che si estrinsecano coi caratteri della violenza, dell’ingiuria, della frode o dello scandalo, la repressione dei quali è più vivamente reclamata nell’interesse sociale. Quindi non sono incriminate le azioni che non hanno quei caratteri, e l’indagine delle quali farebbe trascendere oltre i suoi giusti confini l’opera legislativa.”
Alla personale iniziativa di Zanardelli e al suo strenuo impegno si deve l’eliminazione della pena di morte del codice penale. Il Codice Zanardelli legittima lo sciopero, che per la prima volta non è di per sé oggetto di sanzione penale in nessun caso.
Il Codice Penale Zanardelli http://archive.org/stream/ilcodicepenalep01crivgoog#page/n13/mode/2up proprio perché caratterizzato da una sostanziale laicità, accanto alla tutela dei culti religiosi e dei ministri di culto, prevede anche la punibilità degli abusi commessi dai ministri di culto in tre articoli 182-183-184 che costituiscono il Capo V “Degli abusi dei ministri dei culti nell’esercizio delle proprie funzioni”
Art. 182 – Il ministro di un culto, che, nell’esercizio delle sue funzioni, pubblicamene biasima o vilipende le istituzioni, le leggi dello Stato o gli atti dell’Autorità è punito con la detenzione sino ad un anno e con la mula sino a lire mille.
Art. 183 – Il ministro di un culto, che, prevalendosi della sua qualità, eccita al dispregio delle istituzioni, delle leggi o delle disposizioni dell’Autorità, ovvero all’inosservanza delle leggi, delle disposizioni dell’Autorità o dei doveri inerenti ad un pubblico ufficio, è punito con la detenzione da tre mesi a due anni, con la multa da lire cinquecento a tremila e con l’interdizione perpetua o temporanea dal beneficio ecclesiastico. Se il fatto sia commesso pubblicamente, la detenzione può estendersi sino a tre anni.
Alle stesse pene soggiace il ministro di un culto, che, prevalendosi della sua qualità, costringe o induce alcuno ad atti o dichiarazioni contrarie alle leggi, o in pregiudizio dei diritti in virtù di esse acquistati.
Art. 184 – Quando il ministro di un culto, prevalendosi della sua qualità, commette un delitto diverso da quelli preveduti negli articoli precedenti, la pena stabilita per il delitto commesso è aumentata da un sesto ad un terzo, salvo che la qualità di ministro di un culto sia già considerata dalla legge.
Gli articoli 182-183-184 del Codice Penale Zanardelli mirano a fare in modo che la chiesa non diventi una specie di contro-potere all’interno dello stato. Lo stesso Ratzinger invita i cattolici all’obiezione di coscienza ritenendo implicitamente che essa sia comunque lecita anche nei confronti del riconoscimento dei diritti dei gay. Un esempio ancora più incisivo dell’obbiezione di coscienza si è avuto nell’applicazione della legge sull’aborto, in questo caso la presenza di soli medici anti-abortisti in una struttura pubblica era in grado di paralizzare di fatto l’applicazione della legge.
L’art.183 del Codice Zanardelli punirebbe l’istigazione a non riconoscere di fatto i diritti che la legge riconoscesse agli omosessuali e frenerebbe l’abuso dell’obiezione di coscienza al fine della limitazione di fatto i diritti riconosciuti dalla legge. Le leggi oggi in vigore hanno purtroppo perso da anni la caratteristica della laicità.
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GAY LAICI E LIBERTA’

È di moda parlare di gay e chiesa, di gay e politica ma nella maggior parte dei casi di gay classificabili in base a categorie di carattere ideologico. In realtà, non solo per i gay, ma per tutti, sarebbe bene tenere presente la categoria fondamentale della laicità, cioè la capacità di mantenere una autonoma capacità personale di giudizio, al di là delle appartenenze religiose o politiche, che non devono mai essere forme di vera abdicazione alla capacità di pensare in nome di fedi di vario genere che si presentano come risposte definitive capaci di dare un senso alla vita.
Intendo dire che qualunque appartenenza ha un valore se è un’appartenenza laica, revocabile, senza vincoli perpetui, senza la rinuncia a pensare. Cattolici, se ci si sente tali, ma laicamente cattolici, cioè cattolici liberi di pensare e di non essere più cattolici senza drammi se si comincia a percepire quel messaggio come estraneo o forzato. Lo stesso discorso vale per le appartenenze politiche, aderire al partito X o Y, se lo si ritiene giusto, ma mantenendo l’uso del proprio cervello, aderire cioè laicamente, al di là delle identificazioni viscerali o per reazione.
La laicità non consiste nell’essere contro qualcuno o qualcosa ma nel non dipendere, nel non essere condizionati, nel considerare la capacità di pensare liberamente come la caratteristica fondamentale del pensiero e la libertà e la pari dignità di tutti come obiettivo dell’attività politica. In questo senso esiste solo una morale ed è la morale della libertà e dell’uguaglianza, la morale del rispetto, ma anche della fermezza contro le prevaricazioni che non sono esercizio di libertà ma abuso.
Perché questi discorsi in un forum gay? La risposta è chiara: gay, certo, ma laicamente gay, gay che non devono fare massa, che non sono assimilabili gli uni agli altri solo in quanto gay, gay diversi, ciascuno con la sua storia e il suo cervello. A qualcuno potrebbe sembrare che essere gay senza una ideologia gay sia in realtà un modo di svilire l’identità gay, ma l’identità gay va vissuta laicamente, senza identificazioni a priori con una pretesa ideologia di gruppo, mantenendo cioè sempre la propria capacità di giudizio. Gay, quindi, in una forma di pluralismo culturale in cui il valore unificante, che non è né gay né etero, come non è né cattolico né non cattolico, è la laicità, cioè l’istinto della libertà e il rifiuto delle servitù intellettuali.
Molti gay fanno esperienza sulla loro pelle della dimensione asfissiante delle appartenenze non laicamente vissute, e quindi imparano, attraverso l’esperienza, quale sia il valore della libertà. Da qui deriva una specie di istinto per la libertà, una capacità di fiutare le servitù di pensiero anche quando sono presentate come un valore di fedeltà. L’unica fedeltà che ha un valore è la fedeltà alla propria coscienza. L’apparire di maestri di morale, di dottrine e di regole è la prima spia dell’assenza di libertà.
È difficile capire il senso della morale della libertà perché le morali che si sono incarnate storicamente non sono state ispirate dalla libertà o hanno proclamato principi di libertà solo a parole. La morale delle libertà non è costituita da un corpo di regole che sostituisce un altro copro di regole, si tratta invece di una realtà interna alla coscienza, basata su valori di rispetto reciproco e di apertura al diverso, finché quel diverso non divenga prevaricazione della libertà altrui.
La libertà non dà certezze ma propone dubbi, la libertà non dà risposte ma propone nuove domande, la libertà aiuta a passare dalla logica della paura alla logica delle scelte, la libertà consiste nell’essere se stessi, nel lasciare parlare la propria coscienza, la libertà è anche libertà di sbagliare e di correggere i propri errori, è libertà di cambiare idea, la libertà non viene dall’esterno ma è dentro di noi.
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domenica 15 giugno 2008

DIGNITÀ GAY

Ciao Project,
mi permetto di chiamarti così e di darti del tu come fanno tutti, a quanto vedo. Complimenti per i blog e per il forum, ultimamente ci ho passato tantissimo tempo perché volevo capire la vita degli altri ragazzi gay. Un po’ un’idea me la sono fatta. Però adesso la cosa che mi complica di più la vita non è l’essere gay, che sono così lo so in pratica da quando ero piccolo, il mio vero problema (ma forse non è un problema) è che di recente ho dato una svolta radicale alla mia vita perché a casa mia, o meglio a casa dei miei, mi sentivo spiato. Io ho fatto da qualche mese 18 anni e pensavo che avrei avuto diritto ad un po’ di privacy e invece non ne ho avuta nemmeno un po’. I miei sono relativamente giovani 41 anni mio padre e 39 mia madre, quindi in teoria un po’ di dialogo ci potrebbe pure essere, non sono bigotti e in tante cose come uscire la sera o stare a dormire dagli amici non mi hanno mai creato problemi, e poi sono di sinistra, parlano sempre della libertà di questo e di quello ma della libertà dai gay no! Una volta un paio di anni fa stavo con loro e con un gruppo di amici di papà ed è venuto fuori il discorso sui gay, mentre gli altri sembravano veramente gente che pensa che tra un gay e un etero non c’è differenza, per mio padre non era così, ci metteva i se e i ma e a me la cosa dava enormemente fastidio. Ma questo era due anni fa e allora che io fossi gay lo sapevo solo io e loro di sicuro non lo sospettavano minimamente. Nel mese di febbraio di quest’anno sono cominciati a uscire i soliti discorsi: “i tuoi amici hanno tutti la ragazza” ma così solo accennato, senza nemmeno aggiungere il seguito, tanto il seguito si capiva benissimo, io sono stato preso alla sprovvista e ho reagito in modo un po’ imbarazzato. Da questo credo siano cominciati i sospetti e la caccia alla streghe. Apparentemente era tutto come prima, ma qualche cosa di strano nei discorsi e nel tino della voce la notavo e non mi piaceva proprio. Avete qualcosa da dire? Beh, allora forza! Fatelo apertamente! Ma le ipocrisie non le sopporto proprio! Project, tu devi capire che io a casa mia non ho mai avuto nulla di gay se non nel computer. Fino a pochissimo tempo fa non avevo nemmeno un computer mio e accedevo a internet da quello di papà e quando loro hanno cominciato a sospettare io usavo ancora il computer di papà, che risultando amministratore, poteva accedere a tutti i file, anche i miei, pure se erano protetti da password. Dopo il discorso sui miei amici che hanno la ragazza, cosa che mi aveva messo parecchio in allarme, sono andato subito nel computer e ho eliminato tutti i file anche più vagamente gay. Io li tenevo tutti in una cartella speciale dove era scritto “Esercizi di Matematica”, però evidentemente qualche volta, nella fretta di chiudere tutto, perché quando i miei arrivavano a casa all’improvviso non mi dovevano trovare su siti gay, devo avere sbagliato e devo avere lasciato un file “vagamente gay” (poi ti dico di che cosa si tratta perché la cosa ti riguarda) fuori dalla cartella, quindi quando ho cambiato i contenuti della cartella e ci ho messo effettivamente degli esercizi di matematica che tenevo altrove, ho dimenticato di cancellare il file “vagamente gay” che era rimasto fuori. Che cosa intendo con “vagamente gay”? Intendo niente foto, niente video, e qui vengo al tuo forum, in pratica avevo fatto una copia del post “Come ho capito di essere gay” perché mi piaceva troppo. Io, dopo avere cancellato il contenuto della cartella “Esercizi di Matematica”, mi sentivo tranquillo e siccome secondo me nel computer non c’era più materiale gay, ho cominciato ad adoperarlo anche quando c’erano i miei, cosa che prima non facevo mai. Un po’ di tempo dopo il discorso degli amici che hanno la ragazza apro il computer (io avevo cancellato ovviamente tutta la cronologia), la cronologia era vuota, secondo me segno evidente che nessuno ci aveva messo le mani, ma poi vado sui file recenti e mi vedo al primo posto “Come ho capito di essere gay”. Mi è cascato letteralmente il mondo addosso, ho provato una sensazione orribile, proprio quella di essere sputtanato di brutto, come se fossi un ladro beccato sul fatto, di essere spiato da mio padre che era arrivato a capire. Ti giuro Project, una sensazione orribile. Se te lo voglio dire, te lo devo dire io! Ma non devi essere tu a spiarmi, una cosa del genere è vergognosa. Vebbe’ ci sono stato malissimo. Io mi aspettavo che da lì a qualche ora sarebbe arrivata la resa dei conti, oramai ero deciso e glielo avrei detto comunque, tanto sputtanato ero e non avevo nulla da perdere, era il 21 di Marzo (primo giorno di primavera e avevo appena compito 18 anni), quel giorno non lo scorderò mai perché ha segnato il mio divorzio totale dalla mia famiglia. Contrariamente alle previsioni, mio padre, quando è tornato a casa, non ha detto nulla e io l’ho odiato per questo e ha fatto come se non fosse successo nulla, praticamente dal 21 di Marzo tra me e i miei non c’è stato più nessun rapporto serio, solo ipocrisie. Ah, mi ricordo adesso una cosa importante, quando avevo fatto 18 anni (primi di Marzo) e loro già sospettavano qualcosa mi avevano proposto di fare una festa a casa e io li avevo mandati a quel paese (Project, avevo scritto un’altra espressione ma l’ho tolta per rispetto a te!), con educazione cioè con ipocrisia perché la festa a casa serviva per spiarmi in situazione e solo per questo. I miei sono di buona condizione economica e, forse inconsciamente ma forse no, hanno pensato di essere molto importanti per me almeno da quel punto di vista. Beh, io dei loro quattrini e delle loro ipocrisie non ne volevo sapere più nulla. Io sono un ragazzo gay, sono solo e forse rimarrò per sempre solo, il mio problema non è trovarmi un ragazzo, campo bene pure da solo, il mio problema è essere libero, non dipendere da nessuno e meno che mai da mio padre e mia madre. Ho cominciato a fare qualche lavoretto il pomeriggio, lavoravo dalle 15.00 alle 20.00 in una pizzeria a preparare tutto il materiale per i cuochi, per la sera, mi davano 500 euro al mese, ma erano soldi miei. I miei non sapevano dove andavo il pomeriggio, ma io andavo a lavorare, e a fare un lavoro che a loro sarebbe sembrato assolutamente inaccettabile, ma per me era la liberazione, tornavo a casa morto di stanchezza, perché mi facevano lavorare duro, e mi mettevo a studiare, a scuola ho perso colpi, prima ero bravo, poi mi sono accontentato del passabile, però mi sentivo libero. Non ho più chiesto soldi ai miei né per i vestiti né per le scarpe, pagavo tutto da me, compravo solo cose di pochissimo prezzo, ma erano mie! Sono arrivato a comprarmi un computer portatile perché quello di mio padre non lo avevo usato più e finalmente ci ho schiaffato dentro tutto quello che volevo, ci ho messo mille password e l’ho lasciato sempre in giro. I miei non capivano chi mi avesse dato i soldi per comprare il computer e si stavano preoccupando, non lo so, loro pensavano che mi prostituissi o che avessi trovato un amante molto più grande di me che mi faceva regali costosi, ma io li ho lasciati friggere e ho risposto solo: “Sono affari miei”. Mio padre ha avuto l’alzata di ingegno di fare la voce grossa: “Finché stai qui noi dobbiamo sapere che vita fai!” Io ho ingoiato perché non potevo ribattere ma mi sono dato da fare, ho insistito alla pizzeria e mi hanno perso a fare il cameriere, lavorando tutte le sere dalla 19.00 alle 24.00 e la domenica tutta la giornata dalle 10.00 alle 24.00 mi danno 900 euro, ma sono cose regolari, è un lavoro da massacro e certe volte la sera non mi reggo in piedi, ma riesco a sopravvivere da solo, tramite la pizzeria mi hanno fatto conoscere una signora che affittava un monolocale in periferia a 400 euro al mese, un posto un po’ squallido, all’ultimo piano, senza ascensore, con davanti un pezzo di terra che sembra una discarica, ma è mio! Quando ho concluso il contratto di casa sono andato a casa dei miei, ho fatto le valigie e me ne sono andato senza dire niente a nessuno. Non mi hanno nemmeno chiamato al cellulare, poi ho saputo che del fatto che lavoravo alla pizzeria l’avevano saputo da amici loro che io non conoscevo e a loro è bastato questo per tranquillizzarsi. Adesso, da quando è finita la scuola, faccio anche altri lavoretti e faccio anche due turni alla pizzeria e devo mettere da parte un po’ di soldi perché l’anno venturo ho la maturità e dovrò studiare di più e quindi potrò lavorare di meno. Adesso il mio appartamentino è caruccio, me lo sono tutto ripulito che pare un gioiellino. C’è anche un bel terrazzo, più grande della casa, e ci ho messo qualche piantina. Project, ti dico una cosa assurda, mi piacerebbe tanto che tu potessi venire a vedere “casa mia”. Non lo se se io troverò mai un ragazzo, penso che succederà (e forse è già successo, ma ci vado piano) ma lo voglio serio, lo voglio con le palle, a me la gente che si lamenta e basta non piace proprio. Adesso un ragazzo che mi piace c’è, è uno che lavora nella pizzeria, è arrivato da poco, è un po’ più grande di me, ha 21 anni, si chiama Luca, io sono andato a lavorare per rabbia, lui lavora per necessità perché la famiglia sua non sta tanto bene a quattrini. Quando siamo sul lavoro io e Luca non possiamo parlare, però abita non molto lontano da casa mia e quando finiamo il turno prendiamo il notturno insieme e lì si chiacchiera un po’. È molto timido per avere 21 anni ma è un bravissimo ragazzo, non so se è gay o non è gay, ti giuro, per me l’importante non è portarmelo a letto, ma che mi voglia bene e lui me ne vuole e io lo sento. Una mattina è venuto a casa mia, mi ha fatto tantissimi complimenti e io sono stato felice, e poi ha un suo modo di sorridere, una gentilezza d’animo, una dolcezza di fondo che per me innamorarmi di lui è la cosa più naturale del mondo. Io ho un sogno, che in quella casetta ci si possa anche vivere in due. Lo so che lui deve lavorare per tirare avanti la sua famiglia, una volta sono stato anche a casa sua e mi hanno accolto benissimo e sono felice per lui perché ha avuto la fortuna di avere una famiglia come di deve. Lo sai, Project, io al sesso non ci penso proprio, a parte il fatto che arrivo alla sera distrutto, non ci penso perché sto bene così, io ho vicino Luca e mi basta, che sia come amico e che non sia il mio ragazzo non me importa veramente nulla e anche lui è felice quando sta con me, parliamo tantissimo, mi ha anche raccontato di una storia con una ragazza di due anni fa, ma ha voluto aggiungere che non era una cosa che sentiva veramente. Io non gli dico mai nulla di troppo impegnativo, gli dico che sono contento di poter parlare con lui e che siamo amici, una sola volta gli ho accennato che nella casetta ci si potrebbe stare anche in due e mi ha detto che piacerebbe anche a lui e mi ha fatto un bellissimo sorriso. Project, adesso mi sento felice, ma proprio nel senso profondo del termine, lavoro fino a scoppiare ma ho cominciato a fare la mia vita e indubbiamente l’idea della vita in due, della vita seria in due sarebbe proprio il massimo della felicità, ma deve essere con Luca, se con lui non sarà possibile resto solo. Project, lo sai che mi ha fatto piacere scriverti? Il mio contatto msn è [omissis], aggiungimi, così possiamo parlare un po’, in fondo mi manca parlare seriamente con persone della tua età e penso che mi potresti capire e poi, te l’ho detto, mi piacerebbe tanto che tu vedessi la mia casetta, magari avervi a cena tu e Luca! Però noi lavoriamo tutte le sere fino a mezzanotte, mi sa che ci dovemmo accontentare della colazione della mattina. Tu che dici? Si potrebbe fare? Ti mando pure una foto mia e di Luca, quella però non la pubblicare.

Un abbraccio.

Tuo Alberto

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sabato 12 gennaio 2008

ANCORA SUL COMING OUT: Venir fuori “per scelta” o “per forza di cose”

Ringraziando Project per la disponibilità, vorrei scrivere due righe sulla mia esperienza nonché sul mio modo di vedere in prima persona l’esperienza del “dichiararsi” alla comunità, a chi si conosce…
Sappiamo tutti cosa significhi infatti il termine “coming out”.
Per molti di noi rappresenta ancora un tabù, ma per altri è sinonimo di liberazione.
Beh, per me la concezione, di “coming out” è quella di poter venire allo scoperto con gente fidata, perché alle volte, se sei totalmente incompreso dai familiari come da chi ti circonda, ti senti quasi implodere qualcosa dentro, e senti così vivo il desiderio di condivisione della tua identità, che vorresti non dico dirlo esplicitamente, ma farlo almeno capire a chi vuoi bene veramente, proprio perché vorresti sentirti dire: “tranquillo, ci sono io, non sei solo e se avrai bisogno di me per un conforto, ci sarò”.
Più o meno per alcuni di noi, o almeno per me, è questo il desiderio di dichiararsi.
Magari molti preferiscono isolare la propria condizione senza infastidire gli altri, e forse anche questa è una valutazione ottima da fare, specialmente in un mondo bigotto in cui viviamo.
Perché magari spesso e volentieri si trovano contro un muro spesso di pregiudizi e incomprensioni, difficile da abbattere.
Ma alcune volte pensi “la vita è un rischio”, e se non rischiassi almeno per così poco, allora meglio rinchiudersi in una campana di vetro e vivere in stato vegetativo-apatico.
E dunque, volente o nolente, capita che fai questa mossa, che può avere riscontri positivi o negativi, a seconda delle circostanze e delle “mosse successive”.
Per chi è troppo scrupoloso come me, il coming out può rappresentare un aumento delle proprie paure; il timore di essere scoperti da persone che non vorresti o dalle malelingue è tanto.. E alle volte le parole fanno molto più male delle azione o dei singoli gesti…
Per non barricarsi nell’isolamento più totale capita di uscire con degli amici gay, più o meno visibili negli atteggiamenti o nei modi di fare, ma per me non è un problema. Non mi reputo per nulla un macho man, non mi giudico insospettabile pur non avendo comportamenti visibili, ma non provo alcuna vergogna ad uscire con persone come me. Siamo tutti esseri umani degni di rispetto, qualsiasi cosa si pensi. Ed isolare un amico solo per i suoi modi di fare è una delle più grandi cattiverie che possano essere commesse.
Ma purtroppo capita. Come capita anche che in una sera che esci innocentemente per scambiare due parole con un amico, tu incontri mezza città (e purtroppo o per fortuna sono un volto noto soprattutto in ambiente universitario).
Capita dunque di incontrare amici che da tempo hanno mangiato la foglia e, nonostante tu non voglia, dai soddisfazione alle loro ragazze di far capire che io sono come sono, e capita anche che il passaparola comincia….
Capita che certe persone come una vecchia ragazza che mi ero forzato di frequentare tempo fa per nascondere a me stesso la mia vera identità viene avvertita a tal proposito…
E capita che ti senti un po’ il mondo contro…
A conti fatti dunque, vi ho dimostrato che coming out o meno, i nodi vengono al pettine comunque. Ma se ci relegassimo ad avere paura perennemente del giudizio altrui, condurremmo una non vita in funzione degli altri.
Io ho già 24 anni, 6 dei quali persi in un cammino difficile verso l’autoaccetazione (dai 18 anni in poi).
Se volessi concedermi un po’ di serenità, dovrei cominciare a sbattermene del giudizio altrui e pensare a me stesso…
Forse sono stato fin troppo con la testa sulle spalle.
In fin dei conti, se esco o se mai dovessi avere una storia seria, non credo di dover dare conto a chicchessia…
Concludo con un aforisma che calza a pennello:
“E' sbagliato giudicare un uomo dalle persone che frequenta. Giuda, per esempio, aveva degli amici irreprensibili...”
Beh.. chi non ha peccato, scagli la prima pietra….
Grazie a tutti e a presto.
Sonosempreio

mercoledì 31 ottobre 2007

AFFETTI GAY E SCHIFO DELLA VITA

Ciao Ragazzi,
permettete oggi al vostro gayproject uno sfogo di natura strettamente personale. In genere non ho problemi di lavoro e tutto sommato non mi pesa lavorare, ma in qualche caso il lavoro diventa una cosa odiosa e non per il lavoro in sé ma per la gente che hai intorno, che non fa nulla e pensa solo a fare pettegolezzi e a regolare in continuazione i conti di faide personali nate da frustrazioni e da meschinità inenarrabili. Ebbene oggi per me è una giornata da schifo, sono tornato a casa, ho la pressione alta, non sto bene e il tutto per delle motivazioni infime! E nei prossimi giorni avrò il disagio di andare al lavoro e di incontrare gente che mi irrita e che non sopporto. Tutto si può fare a questo mondo, anche fare finta di niente quando ti camminano in testa ma l’istinto cerca strade di libertà. Non voglio diventare schiavo di nessuna istituzione e per nessun motivo, meno che mai per ambizione o per soldi! Alla mia età! ... e con il terrore che mi prende quando guardo il calendario e penso al tempo che passa! ... Voglio essere me stesso per lo meno da vecchio, non voglio sprecare il mio tempo a fare “altro” voglio vivere il tempo che mi resta per le cose che amo veramente, per i valori in cui credo e per i ragazzi che ho incontrato. Se sacrificassi queste cose in nome di altro mi sentirei degradato, venduto, asservito a cose che non mi interessano e che, a parte l’apparenza, non hanno alcun senso. Del rispetto formale della gente che non mi interessa non so che farmene! Della Cultura con la C maiuscola non so che farmene! Non voglio vivere asservito a nulla e a nessuno... la mia libertà, i miei affetti, il mio tempo valgono molto di più e queste cose voglio dedicarle alle persone che amo, alle persone che mi rispettano per quello che sono “veramente”... Ma desso basta con gli sfoghi! ... perché per fortuna il mio mondo non si basa su nessun mito esterno (leggi: professionalità, quattrini, carriera, incarichi vari, fumo sociale o culturale) ma su cose molto più serie e molto più vere!
Finalmente torno a casa, col mal di testa e con la pressione alta... e mi ritrovo due righe di “sonosempreio” che mi dice che il suo esame è stato spostato, che spera di tornare preso sul blog e mi saluta con affetto. Adesso è sotto pressione e mi sono guardato bene dal chiamarlo per non creare distrazioni, anche se parlare in chat con “sonosempreio” per me è sempre stato gradevolissimo, un colloquio senza rischi di incomprensioni, senza rituali, senza falsità, una cosa seria e vera, dove non si recita a soggetto! Ecco... due righe di “sonosempreio” sono per me la migliore medicina. Sono queste le cose per le quali voglio vivere, le altre sono falsi miti.
Ieri notte ho passato più di un’ora in chat con Manufree che mi chiamava da Valencia e anche nel parlare con lui non ho avuto minimamente la sensazione di sentirmi fuori posto... sarei rimasto a parlare tutta la notte ma mi ha detto: le batterie del mio computer sono bassissime, tu continua a parlare ma tra qualche minuto la linea cade... dopo circa 10 minuti è successo e ci sono rimasto male perché si era creato un clima molto gradevole.
E mi torna in mente quello che è successo ieri dopo la pubblicazione del commento di Salvatore, con Distillato, e con Orso, un ragazzo che ha una dimensione umana profonda e vorrei tanto che ci desse una mano a fare funzionare questo nostro blog. Questa è la mia vita vera. C’è chi ha avuto il coraggio di dirmi che questa è una vita virtuale mentre la vita “vera” sarebbe quella dalla quale qualcuno pensa che io tenti di sfuggire... Probabilmente certe persone non capiranno mai il valore delle cose vere, di quelle dietro le quali non c’è nessun rapporto di dare e avere, delle cose del mondo affettivo vero. Adesso mi sento di nuovo sereno... forse il blog è la medicina dell’anima. Adesso la storia l’ho detta tutta e, in fondo, nessuno mi potrà togliere la felicità che mi viene da questo blog e dai ragazzi che ho conosciuto tramite questo blog. Certe volte mi chiedo come reagirebbero quelli che lavorano con me se sapessero che questo blog è la metà della mia anima... io penso che mi lincerebbero, e poi comincerebbero una infinita litania di pettegolezzi... C’è tantissima gente, anche fra quelli che io frequento tutti i giorni, che ancora oggi pensa che la parola gay sia un insulto... e quelli cosiddetti intelligenti, invece, pensano che forse la parola gay non è proprio una parolaccia, ma un blog gay è una cosa stupida perché in fondo non è cultura! Ma non mette conto curarsi di queste persone. Io vivo per i gay e da loro ricevo delle bellissime manifestazioni di affetto senza queste cose mi sentire un uomo finito. Questa è la mia vita!

giovedì 4 ottobre 2007

GAY E SENSO DEL LIMITE

Parlando con tanti gay, ragazzi e non solo, ho avvertito spesso, e sarei portato a dire sempre, quanto sulla coscienza di queste persone pesi il senso del limite, quanto pesi cioè la mancanza di libertà. Misuro queste cose su me stesso e le sento pesanti. Avere amici con quali un discorso aperto non è possibile, sentirsi accettati ma non per quello che si è, doversi nascondere continuamente, dover evitare certi argomenti, fingere disinteresse a discorsi che invece sentiamo importanti... tutto questo è il senso del limite. Di fronte a queste cose ci sono due atteggiamenti estremi: fare un coming out generalizzato oppure convivere col senso del limite. Io ho seguito la seconda via e quando penso alla prima la vedo come un’ipotesi forse liberatoria ma assolutamente irrealistica e in sostanza distruttiva del mondo in cui vivo, tra l’altro senza che sia apra nessuna ipotesi alternativa. La sensazione di sentirmi nel mio mondo, per me, è assolutamente eccezionale, nel 99,9% dei casi domina invece il senso del limite. Chi legge questo blog e non ci è capitato per caso può capire esattamente di che cosa sto parlando. Non mi sento perseguitato, non è questo il problema, piuttosto non mi sento libero e probabilmente non si sentono liberi nemmeno quelli che leggono questo blog, sul quale, a parte i commenti di Distillato, che costituiscono una graditissima costante (un po’ l’anima di questo blog), non esistono praticamente altri commenti, anche se dalle statistiche si evince che non solo i lettori sono moltissimi ma restano parecchio tempo su questo blog. Anche nei confronti di questo blog si avverte il senso del limite, il senso della prudenza, la volontà di leggere senza scrivere, di rimanere al coperto, di non esporsi. Conosco bene queste cose, sono un’espressione tipica del senso del limite che i gay si portano sempre appresso... Ma è ora di prepararsi per andare al lavoro.

domenica 16 settembre 2007

GAY E MONDO LIBERO

Mi fermo qui a rispondere al commento graditissimo di Sara (su "progetto gay") che mi spinge a dire la mia sul punto. Sara dice che nelle cose che scrivo c’è un po’ di “autocommiserazione”, una specie di “pianto silenzioso” (sono le sue parole). Sara ha ragione, non lo posso negare, ma io non sto scrivendo per fare letteratura o per dare un’immagine positiva dei gay in generale, molto più semplicemente sto solo dicendo quello che provo e quello che vivo tutti i giorni e francamente dover vivere quotidianamente una vita che non è la propria non è una bella esperienza. So benissimo che i miei problemi, in fondo, sono problemi minimi rispetto a quelli gravissimi di tanti gay che sono realmente perseguitati, fino alla condanna alla forca, per il fatto di essere gay, e a quelli di tantissimi altri che, gay o meno che siano, fanno esperienze di vita veramente spaventose. Quando ci penso mi sento quasi un verme perché mi lamento, perché a me in fondo manca solo la liberà, o se vuoi, il coraggio della libertà, ma francamente mi sento solo umano, non sovrumano e la vocazione al martirio non l’ho mai avuta. D’altra parte chi vive come vivo io i conti con la realtà li deve fare per forza, se non vuole essere stritolato. E’ vero che fingere di essere quello che non si è, in fondo non è una cosa così atroce, però penso che solo chi questa situazione la vive tutti giorni possa capire che cosa vuol dire. Non è una cosa che tu puoi sopportare per un periodo perché poi le cose cambieranno, dopo non cambierà niente e io diventerò vecchio senza aver mai vissuto la mia vita. Io la vita la sto buttando via giorno per giorno. Sotto tanti altri punti di vista mi sento realizzato, ma sono punti di vista “non miei” non autenticamente connessi alla mia persona, sono solo quelli pubblici nei quali mi sento accettato e anche stimato ma “solo” perché io in pubblico non sono me stesso! E’ un paradosso sentirsi apprezzati non per quello che si è ma per quello che si finge di essere, ma è proprio quello che succede. Io ho rapporti “falsi” e “bellissimi” con tante persone che stimo sotto certi profili ma che non mi accetterebbero mai per quello che sono veramente. Tu non sai, Sara, che cosa posso provare quando sul lavoro sento discorsi omofobi, ma non a livello violento, perché nessuno ci si sporcherebbe le mani, specialmente tra gente apparentemente evoluta, come quella con la quale lavoro io, ma proprio per disprezzo dovuto alla totale ignoranza. Mi sono trovato a dover dire io stesso barzellette contro i gay e a manifestare il mio sottile disprezzo per loro. Ma questo è assurdo! ... e lo vivi tutti i giorni con uno stillicidio continuo! Tu mi potresti dire che dovrei avere più coraggio e uscire allo scoperto, ecc. ecc. ... no! Come diceva quel ragazzo gay che tu hai citato: “Le chiacchiere stanno a zero!” I discorsi teorici non servono a nulla, lì ci sto io e paradossalmente ci possono essere altri ragazzi gay sostanzialmente costretti a giocare al massacro e questo è ancora più assurdo! Tu mi potresti dire che in fondo basta rinunciare alla propria sessualità per essere accettati, un po’ quello che dice il papa dei Gay! (e scrivo papa minuscolo e Gay maiuscolo), ma io non ci rinuncerò mai! Non vedo di che cosa mi debba pentire, non ho mai fatto male a nessuno, mai e a nessuno, e lo posso dire con tutta tranquillità e in piena coscienza! Io credo che la mia moralità e quella della stragrande maggioranza dei gay non abbia nulla da invidiare a quella di chi si permette di raccontare cose stupide o di dare giudizi che feriscono e che fanno veramente male oltre ad essere totalmente preconcetti. Lo so che tutto questo è autocommiserazione ma è VERO, totalmente e assolutamente corrispondente a quello che vivo tutti i giorni. Come sarebbe bello poter discutere di queste cose su un Forum, io uno l’ho aperto ma non ci va nessuno. L’indirizzo lo riscrivo qui ma non credo che lo userete, perché fino ad ora non lo ha usato nessuno!
Una cosa mi fa veramente piacere, ci sono tantissimi etero “onesti”, (i miei amici “veri” sono etero!) gente che non trincia giudizi sommari e che un dialogo con un gay non lo rifiuta per principio! E’ bellissimo che al mondo esista l’intelligenza perché l’oscurantismo distrugge la libertà che una cosa sacrosanta per tutti, per quelli che già ce l’hanno adesso e per quelli, come me, che la libertà di essere quello che sono non l’hanno mai avuta. Grazie Sara! Ti posso garantire che quando trovo commenti seri come il tuo mi viene il coraggio di dire tutto quello che penso! E ti posso garantire che mi hai dato una mano enorme! Grazie!