martedì 20 agosto 2013
ZANARDELLI E LA LAICITA’ DELLO STATO
GAY LAICI E LIBERTA’
domenica 15 giugno 2008
DIGNITÀ GAY
Ciao Project,
mi permetto di chiamarti così e di darti del tu come fanno tutti, a quanto vedo. Complimenti per i blog e per il forum, ultimamente ci ho passato tantissimo tempo perché volevo capire la vita degli altri ragazzi gay. Un po’ un’idea me la sono fatta. Però adesso la cosa che mi complica di più la vita non è l’essere gay, che sono così lo so in pratica da quando ero piccolo, il mio vero problema (ma forse non è un problema) è che di recente ho dato una svolta radicale alla mia vita perché a casa mia, o meglio a casa dei miei, mi sentivo spiato. Io ho fatto da qualche mese 18 anni e pensavo che avrei avuto diritto ad un po’ di privacy e invece non ne ho avuta nemmeno un po’. I miei sono relativamente giovani 41 anni mio padre e 39 mia madre, quindi in teoria un po’ di dialogo ci potrebbe pure essere, non sono bigotti e in tante cose come uscire la sera o stare a dormire dagli amici non mi hanno mai creato problemi, e poi sono di sinistra, parlano sempre della libertà di questo e di quello ma della libertà dai gay no! Una volta un paio di anni fa stavo con loro e con un gruppo di amici di papà ed è venuto fuori il discorso sui gay, mentre gli altri sembravano veramente gente che pensa che tra un gay e un etero non c’è differenza, per mio padre non era così, ci metteva i se e i ma e a me la cosa dava enormemente fastidio. Ma questo era due anni fa e allora che io fossi gay lo sapevo solo io e loro di sicuro non lo sospettavano minimamente. Nel mese di febbraio di quest’anno sono cominciati a uscire i soliti discorsi: “i tuoi amici hanno tutti la ragazza” ma così solo accennato, senza nemmeno aggiungere il seguito, tanto il seguito si capiva benissimo, io sono stato preso alla sprovvista e ho reagito in modo un po’ imbarazzato. Da questo credo siano cominciati i sospetti e la caccia alla streghe. Apparentemente era tutto come prima, ma qualche cosa di strano nei discorsi e nel tino della voce la notavo e non mi piaceva proprio. Avete qualcosa da dire? Beh, allora forza! Fatelo apertamente! Ma le ipocrisie non le sopporto proprio! Project, tu devi capire che io a casa mia non ho mai avuto nulla di gay se non nel computer. Fino a pochissimo tempo fa non avevo nemmeno un computer mio e accedevo a internet da quello di papà e quando loro hanno cominciato a sospettare io usavo ancora il computer di papà, che risultando amministratore, poteva accedere a tutti i file, anche i miei, pure se erano protetti da password. Dopo il discorso sui miei amici che hanno la ragazza, cosa che mi aveva messo parecchio in allarme, sono andato subito nel computer e ho eliminato tutti i file anche più vagamente gay. Io li tenevo tutti in una cartella speciale dove era scritto “Esercizi di Matematica”, però evidentemente qualche volta, nella fretta di chiudere tutto, perché quando i miei arrivavano a casa all’improvviso non mi dovevano trovare su siti gay, devo avere sbagliato e devo avere lasciato un file “vagamente gay” (poi ti dico di che cosa si tratta perché la cosa ti riguarda) fuori dalla cartella, quindi quando ho cambiato i contenuti della cartella e ci ho messo effettivamente degli esercizi di matematica che tenevo altrove, ho dimenticato di cancellare il file “vagamente gay” che era rimasto fuori. Che cosa intendo con “vagamente gay”? Intendo niente foto, niente video, e qui vengo al tuo forum, in pratica avevo fatto una copia del post “Come ho capito di essere gay” perché mi piaceva troppo. Io, dopo avere cancellato il contenuto della cartella “Esercizi di Matematica”, mi sentivo tranquillo e siccome secondo me nel computer non c’era più materiale gay, ho cominciato ad adoperarlo anche quando c’erano i miei, cosa che prima non facevo mai. Un po’ di tempo dopo il discorso degli amici che hanno la ragazza apro il computer (io avevo cancellato ovviamente tutta la cronologia), la cronologia era vuota, secondo me segno evidente che nessuno ci aveva messo le mani, ma poi vado sui file recenti e mi vedo al primo posto “Come ho capito di essere gay”. Mi è cascato letteralmente il mondo addosso, ho provato una sensazione orribile, proprio quella di essere sputtanato di brutto, come se fossi un ladro beccato sul fatto, di essere spiato da mio padre che era arrivato a capire. Ti giuro Project, una sensazione orribile. Se te lo voglio dire, te lo devo dire io! Ma non devi essere tu a spiarmi, una cosa del genere è vergognosa. Vebbe’ ci sono stato malissimo. Io mi aspettavo che da lì a qualche ora sarebbe arrivata la resa dei conti, oramai ero deciso e glielo avrei detto comunque, tanto sputtanato ero e non avevo nulla da perdere, era il 21 di Marzo (primo giorno di primavera e avevo appena compito 18 anni), quel giorno non lo scorderò mai perché ha segnato il mio divorzio totale dalla mia famiglia. Contrariamente alle previsioni, mio padre, quando è tornato a casa, non ha detto nulla e io l’ho odiato per questo e ha fatto come se non fosse successo nulla, praticamente dal 21 di Marzo tra me e i miei non c’è stato più nessun rapporto serio, solo ipocrisie. Ah, mi ricordo adesso una cosa importante, quando avevo fatto 18 anni (primi di Marzo) e loro già sospettavano qualcosa mi avevano proposto di fare una festa a casa e io li avevo mandati a quel paese (Project, avevo scritto un’altra espressione ma l’ho tolta per rispetto a te!), con educazione cioè con ipocrisia perché la festa a casa serviva per spiarmi in situazione e solo per questo. I miei sono di buona condizione economica e, forse inconsciamente ma forse no, hanno pensato di essere molto importanti per me almeno da quel punto di vista. Beh, io dei loro quattrini e delle loro ipocrisie non ne volevo sapere più nulla. Io sono un ragazzo gay, sono solo e forse rimarrò per sempre solo, il mio problema non è trovarmi un ragazzo, campo bene pure da solo, il mio problema è essere libero, non dipendere da nessuno e meno che mai da mio padre e mia madre. Ho cominciato a fare qualche lavoretto il pomeriggio, lavoravo dalle 15.00 alle 20.00 in una pizzeria a preparare tutto il materiale per i cuochi, per la sera, mi davano 500 euro al mese, ma erano soldi miei. I miei non sapevano dove andavo il pomeriggio, ma io andavo a lavorare, e a fare un lavoro che a loro sarebbe sembrato assolutamente inaccettabile, ma per me era la liberazione, tornavo a casa morto di stanchezza, perché mi facevano lavorare duro, e mi mettevo a studiare, a scuola ho perso colpi, prima ero bravo, poi mi sono accontentato del passabile, però mi sentivo libero. Non ho più chiesto soldi ai miei né per i vestiti né per le scarpe, pagavo tutto da me, compravo solo cose di pochissimo prezzo, ma erano mie! Sono arrivato a comprarmi un computer portatile perché quello di mio padre non lo avevo usato più e finalmente ci ho schiaffato dentro tutto quello che volevo, ci ho messo mille password e l’ho lasciato sempre in giro. I miei non capivano chi mi avesse dato i soldi per comprare il computer e si stavano preoccupando, non lo so, loro pensavano che mi prostituissi o che avessi trovato un amante molto più grande di me che mi faceva regali costosi, ma io li ho lasciati friggere e ho risposto solo: “Sono affari miei”. Mio padre ha avuto l’alzata di ingegno di fare la voce grossa: “Finché stai qui noi dobbiamo sapere che vita fai!” Io ho ingoiato perché non potevo ribattere ma mi sono dato da fare, ho insistito alla pizzeria e mi hanno perso a fare il cameriere, lavorando tutte le sere dalla 19.00 alle 24.00 e la domenica tutta la giornata dalle 10.00 alle 24.00 mi danno 900 euro, ma sono cose regolari, è un lavoro da massacro e certe volte la sera non mi reggo in piedi, ma riesco a sopravvivere da solo, tramite la pizzeria mi hanno fatto conoscere una signora che affittava un monolocale in periferia a 400 euro al mese, un posto un po’ squallido, all’ultimo piano, senza ascensore, con davanti un pezzo di terra che sembra una discarica, ma è mio! Quando ho concluso il contratto di casa sono andato a casa dei miei, ho fatto le valigie e me ne sono andato senza dire niente a nessuno. Non mi hanno nemmeno chiamato al cellulare, poi ho saputo che del fatto che lavoravo alla pizzeria l’avevano saputo da amici loro che io non conoscevo e a loro è bastato questo per tranquillizzarsi. Adesso, da quando è finita la scuola, faccio anche altri lavoretti e faccio anche due turni alla pizzeria e devo mettere da parte un po’ di soldi perché l’anno venturo ho la maturità e dovrò studiare di più e quindi potrò lavorare di meno. Adesso il mio appartamentino è caruccio, me lo sono tutto ripulito che pare un gioiellino. C’è anche un bel terrazzo, più grande della casa, e ci ho messo qualche piantina. Project, ti dico una cosa assurda, mi piacerebbe tanto che tu potessi venire a vedere “casa mia”. Non lo se se io troverò mai un ragazzo, penso che succederà (e forse è già successo, ma ci vado piano) ma lo voglio serio, lo voglio con le palle, a me la gente che si lamenta e basta non piace proprio. Adesso un ragazzo che mi piace c’è, è uno che lavora nella pizzeria, è arrivato da poco, è un po’ più grande di me, ha 21 anni, si chiama Luca, io sono andato a lavorare per rabbia, lui lavora per necessità perché la famiglia sua non sta tanto bene a quattrini. Quando siamo sul lavoro io e Luca non possiamo parlare, però abita non molto lontano da casa mia e quando finiamo il turno prendiamo il notturno insieme e lì si chiacchiera un po’. È molto timido per avere 21 anni ma è un bravissimo ragazzo, non so se è gay o non è gay, ti giuro, per me l’importante non è portarmelo a letto, ma che mi voglia bene e lui me ne vuole e io lo sento. Una mattina è venuto a casa mia, mi ha fatto tantissimi complimenti e io sono stato felice, e poi ha un suo modo di sorridere, una gentilezza d’animo, una dolcezza di fondo che per me innamorarmi di lui è la cosa più naturale del mondo. Io ho un sogno, che in quella casetta ci si possa anche vivere in due. Lo so che lui deve lavorare per tirare avanti la sua famiglia, una volta sono stato anche a casa sua e mi hanno accolto benissimo e sono felice per lui perché ha avuto la fortuna di avere una famiglia come di deve. Lo sai, Project, io al sesso non ci penso proprio, a parte il fatto che arrivo alla sera distrutto, non ci penso perché sto bene così, io ho vicino Luca e mi basta, che sia come amico e che non sia il mio ragazzo non me importa veramente nulla e anche lui è felice quando sta con me, parliamo tantissimo, mi ha anche raccontato di una storia con una ragazza di due anni fa, ma ha voluto aggiungere che non era una cosa che sentiva veramente. Io non gli dico mai nulla di troppo impegnativo, gli dico che sono contento di poter parlare con lui e che siamo amici, una sola volta gli ho accennato che nella casetta ci si potrebbe stare anche in due e mi ha detto che piacerebbe anche a lui e mi ha fatto un bellissimo sorriso. Project, adesso mi sento felice, ma proprio nel senso profondo del termine, lavoro fino a scoppiare ma ho cominciato a fare la mia vita e indubbiamente l’idea della vita in due, della vita seria in due sarebbe proprio il massimo della felicità, ma deve essere con Luca, se con lui non sarà possibile resto solo. Project, lo sai che mi ha fatto piacere scriverti? Il mio contatto msn è [omissis], aggiungimi, così possiamo parlare un po’, in fondo mi manca parlare seriamente con persone della tua età e penso che mi potresti capire e poi, te l’ho detto, mi piacerebbe tanto che tu vedessi la mia casetta, magari avervi a cena tu e Luca! Però noi lavoriamo tutte le sere fino a mezzanotte, mi sa che ci dovemmo accontentare della colazione della mattina. Tu che dici? Si potrebbe fare? Ti mando pure una foto mia e di Luca, quella però non la pubblicare.
Un abbraccio.
Tuo Alberto
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Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogay.forumfree.net/?t=29040167
sabato 12 gennaio 2008
ANCORA SUL COMING OUT: Venir fuori “per scelta” o “per forza di cose”
Sappiamo tutti cosa significhi infatti il termine “coming out”.
Per molti di noi rappresenta ancora un tabù, ma per altri è sinonimo di liberazione.
Beh, per me la concezione, di “coming out” è quella di poter venire allo scoperto con gente fidata, perché alle volte, se sei totalmente incompreso dai familiari come da chi ti circonda, ti senti quasi implodere qualcosa dentro, e senti così vivo il desiderio di condivisione della tua identità, che vorresti non dico dirlo esplicitamente, ma farlo almeno capire a chi vuoi bene veramente, proprio perché vorresti sentirti dire: “tranquillo, ci sono io, non sei solo e se avrai bisogno di me per un conforto, ci sarò”.
Più o meno per alcuni di noi, o almeno per me, è questo il desiderio di dichiararsi.
Magari molti preferiscono isolare la propria condizione senza infastidire gli altri, e forse anche questa è una valutazione ottima da fare, specialmente in un mondo bigotto in cui viviamo.
Perché magari spesso e volentieri si trovano contro un muro spesso di pregiudizi e incomprensioni, difficile da abbattere.
Ma alcune volte pensi “la vita è un rischio”, e se non rischiassi almeno per così poco, allora meglio rinchiudersi in una campana di vetro e vivere in stato vegetativo-apatico.
E dunque, volente o nolente, capita che fai questa mossa, che può avere riscontri positivi o negativi, a seconda delle circostanze e delle “mosse successive”.
Per chi è troppo scrupoloso come me, il coming out può rappresentare un aumento delle proprie paure; il timore di essere scoperti da persone che non vorresti o dalle malelingue è tanto.. E alle volte le parole fanno molto più male delle azione o dei singoli gesti…
Per non barricarsi nell’isolamento più totale capita di uscire con degli amici gay, più o meno visibili negli atteggiamenti o nei modi di fare, ma per me non è un problema. Non mi reputo per nulla un macho man, non mi giudico insospettabile pur non avendo comportamenti visibili, ma non provo alcuna vergogna ad uscire con persone come me. Siamo tutti esseri umani degni di rispetto, qualsiasi cosa si pensi. Ed isolare un amico solo per i suoi modi di fare è una delle più grandi cattiverie che possano essere commesse.
Ma purtroppo capita. Come capita anche che in una sera che esci innocentemente per scambiare due parole con un amico, tu incontri mezza città (e purtroppo o per fortuna sono un volto noto soprattutto in ambiente universitario).
Capita dunque di incontrare amici che da tempo hanno mangiato la foglia e, nonostante tu non voglia, dai soddisfazione alle loro ragazze di far capire che io sono come sono, e capita anche che il passaparola comincia….
Capita che certe persone come una vecchia ragazza che mi ero forzato di frequentare tempo fa per nascondere a me stesso la mia vera identità viene avvertita a tal proposito…
E capita che ti senti un po’ il mondo contro…
A conti fatti dunque, vi ho dimostrato che coming out o meno, i nodi vengono al pettine comunque. Ma se ci relegassimo ad avere paura perennemente del giudizio altrui, condurremmo una non vita in funzione degli altri.
Io ho già 24 anni, 6 dei quali persi in un cammino difficile verso l’autoaccetazione (dai 18 anni in poi).
Se volessi concedermi un po’ di serenità, dovrei cominciare a sbattermene del giudizio altrui e pensare a me stesso…
Forse sono stato fin troppo con la testa sulle spalle.
In fin dei conti, se esco o se mai dovessi avere una storia seria, non credo di dover dare conto a chicchessia…
Concludo con un aforisma che calza a pennello:
“E' sbagliato giudicare un uomo dalle persone che frequenta. Giuda, per esempio, aveva degli amici irreprensibili...”
Beh.. chi non ha peccato, scagli la prima pietra….
Grazie a tutti e a presto.
Sonosempreio
mercoledì 31 ottobre 2007
AFFETTI GAY E SCHIFO DELLA VITA
permettete oggi al vostro gayproject uno sfogo di natura strettamente personale. In genere non ho problemi di lavoro e tutto sommato non mi pesa lavorare, ma in qualche caso il lavoro diventa una cosa odiosa e non per il lavoro in sé ma per la gente che hai intorno, che non fa nulla e pensa solo a fare pettegolezzi e a regolare in continuazione i conti di faide personali nate da frustrazioni e da meschinità inenarrabili. Ebbene oggi per me è una giornata da schifo, sono tornato a casa, ho la pressione alta, non sto bene e il tutto per delle motivazioni infime! E nei prossimi giorni avrò il disagio di andare al lavoro e di incontrare gente che mi irrita e che non sopporto. Tutto si può fare a questo mondo, anche fare finta di niente quando ti camminano in testa ma l’istinto cerca strade di libertà. Non voglio diventare schiavo di nessuna istituzione e per nessun motivo, meno che mai per ambizione o per soldi! Alla mia età! ... e con il terrore che mi prende quando guardo il calendario e penso al tempo che passa! ... Voglio essere me stesso per lo meno da vecchio, non voglio sprecare il mio tempo a fare “altro” voglio vivere il tempo che mi resta per le cose che amo veramente, per i valori in cui credo e per i ragazzi che ho incontrato. Se sacrificassi queste cose in nome di altro mi sentirei degradato, venduto, asservito a cose che non mi interessano e che, a parte l’apparenza, non hanno alcun senso. Del rispetto formale della gente che non mi interessa non so che farmene! Della Cultura con la C maiuscola non so che farmene! Non voglio vivere asservito a nulla e a nessuno... la mia libertà, i miei affetti, il mio tempo valgono molto di più e queste cose voglio dedicarle alle persone che amo, alle persone che mi rispettano per quello che sono “veramente”... Ma desso basta con gli sfoghi! ... perché per fortuna il mio mondo non si basa su nessun mito esterno (leggi: professionalità, quattrini, carriera, incarichi vari, fumo sociale o culturale) ma su cose molto più serie e molto più vere!
Finalmente torno a casa, col mal di testa e con la pressione alta... e mi ritrovo due righe di “sonosempreio” che mi dice che il suo esame è stato spostato, che spera di tornare preso sul blog e mi saluta con affetto. Adesso è sotto pressione e mi sono guardato bene dal chiamarlo per non creare distrazioni, anche se parlare in chat con “sonosempreio” per me è sempre stato gradevolissimo, un colloquio senza rischi di incomprensioni, senza rituali, senza falsità, una cosa seria e vera, dove non si recita a soggetto! Ecco... due righe di “sonosempreio” sono per me la migliore medicina. Sono queste le cose per le quali voglio vivere, le altre sono falsi miti.
Ieri notte ho passato più di un’ora in chat con Manufree che mi chiamava da Valencia e anche nel parlare con lui non ho avuto minimamente la sensazione di sentirmi fuori posto... sarei rimasto a parlare tutta la notte ma mi ha detto: le batterie del mio computer sono bassissime, tu continua a parlare ma tra qualche minuto la linea cade... dopo circa 10 minuti è successo e ci sono rimasto male perché si era creato un clima molto gradevole.
E mi torna in mente quello che è successo ieri dopo la pubblicazione del commento di Salvatore, con Distillato, e con Orso, un ragazzo che ha una dimensione umana profonda e vorrei tanto che ci desse una mano a fare funzionare questo nostro blog. Questa è la mia vita vera. C’è chi ha avuto il coraggio di dirmi che questa è una vita virtuale mentre la vita “vera” sarebbe quella dalla quale qualcuno pensa che io tenti di sfuggire... Probabilmente certe persone non capiranno mai il valore delle cose vere, di quelle dietro le quali non c’è nessun rapporto di dare e avere, delle cose del mondo affettivo vero. Adesso mi sento di nuovo sereno... forse il blog è la medicina dell’anima. Adesso la storia l’ho detta tutta e, in fondo, nessuno mi potrà togliere la felicità che mi viene da questo blog e dai ragazzi che ho conosciuto tramite questo blog. Certe volte mi chiedo come reagirebbero quelli che lavorano con me se sapessero che questo blog è la metà della mia anima... io penso che mi lincerebbero, e poi comincerebbero una infinita litania di pettegolezzi... C’è tantissima gente, anche fra quelli che io frequento tutti i giorni, che ancora oggi pensa che la parola gay sia un insulto... e quelli cosiddetti intelligenti, invece, pensano che forse la parola gay non è proprio una parolaccia, ma un blog gay è una cosa stupida perché in fondo non è cultura! Ma non mette conto curarsi di queste persone. Io vivo per i gay e da loro ricevo delle bellissime manifestazioni di affetto senza queste cose mi sentire un uomo finito. Questa è la mia vita!