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lunedì 9 luglio 2012
COPPIE GAY E DENARO
Ciao
Project, ho bisogno di uno sfogo e forse anche di un consiglio. Sul
momento sono un po’ fuori di testa perché ho rotto col mio compagno
(compagno di anni di vita) e non so più che fare, avevamo preso, per
fortuna solo in affitto, un appartamento in comune ma il contratto è
intestato solo a me. Prima lo pagavamo in due ma adesso lo dovrò pagare
da solo e poi mi è proprio crollato il mondo addosso, ma a stare con lui
non ce la faccio più. Noi non abbiamo rotto per questioni di corna o
per gelosie varie ma per questioni di soldi, hai capito bene, Project,
proprio di soldi. Io ho 34 anni lui uno di meno, lavoriamo entrambi, lui
guadagna più di me, non molto più di me ma più di me. Le nostre
famiglie non hanno mai navigato nell’oro, né la sua né la mia. Io da
ragazzino sono stato abituato a non buttare i soldi e so quanta fatica
ci vuole per guadagnarli. Noi conviviamo da anni nello stesso
appartamento, condividiamo le spese, io cerco di risparmiare perché non
voglio trovarmi male e peggio ancora a chiedere soldi ai miei, per lui
invece chiedere soldi ai suoi non è un problema, ansi è diventata
un’abitudine, ma non chiedere soldi per fare qualcosa di concreto, tipo
arredare la cucina, ma per buttarli via nei modi più incredibili. A
natale scorso avevo fatto un po’ di economie all’osso e avevo messo da
parte 500 euro per fargli un regalo, visto che è sempre a caccia di
soldi. Gli ho dato i 500 euro, lui è uscito e li ha spesi tutti in meno
di un’ora, ha comprato due camicie da 100 euro l’una e 300 euro di
libri, che ovviamente sono ancora delle busta della libreria. Ci sono
rimasto malissimo, poi è andato dai suoi a bussare cassa per natale.
Recentemente “per due mesi di seguito” ha speso tutto lo stipendio in 15
giorni e poi è venuto da me perché non aveva nemmeno i quattrini per
l’autobus. Francamente questa situazione non la sopporto più. Abbiamo
riempito casa di cose assurde, di samovar di bronzo, di libri scritti in
chissà quale lingua e di oggetti di arredamento costosi che sono del
tutto fuori misura rispetto al contesto. Quando provavo a ragionare con
lui di queste cose ci rimaneva malissimo, sembrava un cane bastonato ma
poi non cambiava niente e alla prima occasione era pronto a buttare
dalla finestra tutto lo stipendio. Io a questo ragazzo ho voluto bene
veramente e ho cercato per anni di minimizzare questi suoi modi di fare
ma certe volte non riesco proprio a sopportarlo. Lo scorso anno abbiamo
preso una macchina nuova, io avrei preso il modello base più economico,
lui no, perché un motore più grosso c’ha più ripresa, perché coi cerchi
in lega si tiene meglio la strada ecc. ecc. e abbiamo finito per
aumentare il prezzo quasi del 30% aggiungendo optional che non servono
assolutamente a nulla. La scorsa settimana ha cominciato a dire che casa
è piccola e che ci vorrebbe un appartamento più grande e mi ha fatto
venire i nervi: ma chi ce li dà i soldi per pagare una casa più grande?
Lui ha cominciato a parlare di chiedere un prestito ma lo diceva
“seriamente”, al che ho cominciato “seriemente” a preoccuparmi e a
pensare che nel suo cervello certi meccanismi si siano inceppati e che
forse lui faccia proprio fatica a tenere i piedi per terra. Ti dico, ho
proprio provato momenti di panico, mi sono detto: ma come faccio ad
andare avanti con uno così? È meglio che io me ne vada per la mia strada
perché con lui un dialogo vero non è possibile, proprio non si rende
conto, l’ho rimandato dai suoi e gli ho detto che volevo stare solo “per
un po’” lui mi ha richiamato con la solita aria da cane abbandonato e
questo mi ha fatto venire una marea di scrupoli e non so più che fare,
io vorrei stare con una persona adulta che è capace di controllarsi ma
lui non è così, è un bravissimo ragazzo ma in certe cose non ha un
minimo di autocontrollo, è come un bambino che non capisce il valore del
denaro. Che devo fare Project? Cedere anche questa volta e poi
praticamente abbozzare sempre? Oppure tenere le posizioni e rompere
definitivamente? Io gli voglio bene ma rimetterci insieme non mi
entusiasma, sarebbe comunque una scelta di compromesso. Potrei anche
abbozzare sperando che qualcosa cambi ma so già che non cambierebbe
nulla. Che devo fare?
__________
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sabato 21 gennaio 2012
GAY E LAVORO
Ciao Project,
ti
scrivo per vedere che effetto fa, cioè che affetto fa a me, tanto non
ci conosceremo mai. Non ne posso più di vedere passare i giorni così
uno appresso all’altro senza nessuna prospettiva, solo tempo che se ne
va, di anni ne ho finiti 31 da un pezzo a vedo avvicinarsi i 32, che ho
concluso nella mia vita? Laurea, grandi sogni, non gradi forse ma
qualcosa mi sarei aspettato e invece il mio 110 e lode non è servito a
nulla ormai sono anni che faccio di tutto, concorsi che non finiscono
mai e per le cose più assurde, lavoretti di tutti tipi che nulla hanno a
che vedere con la mia laurea e adesso da un po’ nemmeno quei lavoretti.
In pratica un mucchio di promesse fasulle, tanta fatica e poi quasi
niente. Potrei fare dei master, sarebbero altri soldi buttati e altro
tempo sprecato, alcuni amici miei che li hanno fatti stanno a zero lo
stesso, sarà il momento ma è così e poi a tutto questo bel po’ di cose
ci aggiungo pure le frustrazioni sentimentali. Coi ragazzi più giovani
di me non mi sento a mio agio, loro stanno passando adesso la fase dei
sogni e delle pie illusioni, quando parlo con loro mi considerano uno
sfigato che ha buttato la spugna. Con quelli della mia età la reazione è
duplice: o sono sostanzialmente dei falliti come me e allora ci
facciamo buona compagnia accusando di altri di essere ladri e
imbroglioni o sono gente arrivata e non capisci nemmeno per quale
ragione, qualcuno forse se lo merita ma certi proprio non sai come hanno
fatto ad arrivare dove stanno perché anche a livello di competenze
professionali fanno pena, e io con questa gente non ho nulla da
spartire, mi sento orgoglioso e stupido nello stesso tempo. I gay sono
arrivisti e disposti a vendere la madre pur di arrivare dove vogliono,
almeno quelli che conosco io. Uno in particolare, di quelli ben piazzati
che non ho mai capito come facessero a essere ben piazzati, mi fa
sempre la paternale come se fossi un completo imbecille al quale bisogna
insegnare ancora l’abbiccì del saper campare in società, e questo è uno
dei meno peggio. Allora mi sono detto che se i gay arrivati sono così,
io ne voglio uno sfigato come me e pure più sfigato di me che magari
potrebbe essere umanamente un po’ meglio e almeno non mi farebbe
prediche sul farmi furbo e cose simili, che poi sarebbe un altro modo
per dirmi che è maglio imbrogliare che essere imbrogliati. Ma chi mi
dice che un gay sfigato e magari pure io stesso, una volta avuta la
poltroncina buona non ci si vende l’anima e non si fa come fan tutti?
Un’altra cosa che mi ha fatto strano del tuo forum è che secondo te i
gay pensano soprattutto ai sentimenti, ma questa è una balla colossale,
io ne ho visti di quelli che del loro ragazzo se ne fregavano alla
grande e, passami il termine, se lo sarebbero venduto al migliore
offerente pur di fare un passetto in avanti nella scala sociale. Io ho
conosciuto ambienti gay, mica quelli dei locali o della gente sbandata,
no, ambienti gay su, dove i ragazzi li mettevano proprio sotto i piedi, e
non erano nemmeno quelli di 50 o 60 anni che li mettevano sotto i
piedi, che quelli almeno un po’ di dignità ce l’avevano, ma quelli di 25
o 30 che si sentivano proprio i padroni e i ragazzi li vedevano solo
come servi da attirare con la bella vita e da allontanare con un calcio
in culo quando dicevano anche solo mezza parola che avesse un senso. Io
questo ho visto, perciò la parola gay usata come la usi tu mi fa strano,
ci saranno pure quelli buoni ma io non li ho ancora visti da nessuna
parte, anche se realmente conosco forse solo un tipo di gay e li vedo
nella competizione del lavoro e non mi piacciono per niente. Mi sento
avvilito, Project, praticamente preso nel vortice di un mondo che
dovrebbe essere il mio ma certe volte mi fa proprio schifo. È vero che
sul lato etero la cosa è esattamene la stessa, non sono solo i gay che
fanno schifo ma è il mondo nel suo complesso che fa schifo. Vorrei
proprio ricominciare tutto da capo, con gente diversa, sono stufo
dell’idea che tutto debba essere sempre e solo un compromesso con la
propria coscienza e che ci si debba vendere per forza. Non sai quanto
chi ha i soldi si approfitta di chi non ce li ha! E sto parlando di gay
che si approfittano di ragazzi gay. Una cosa sola potrebbe migliorare la
situazione di un ragazzo gay che non ha i miliardi ed è un lavoro vero
che gli permetta di fregarsene di chi lo vorrebbe mettere sotto i piedi.
Io non cerco l’amore, di queste cose non me ne frega niente, io vorrei
solo un po’ di dignità e la potrei avere solo lavorando, ma un lavoro
vero non lo trovo e ho sempre davanti agli occhi il mio perenne dover
chiedere, parlo di chiedere lavoro, abbassando la testa di fonte a gente
che stimo meno di zero ma che ha su di me quasi potere di vita e di
morte. Io sono un professionista serio e un tipo, poco più che un
ragazzo, mi ha detto facendomi un sorrisetto, quasi come se mi facesse
una grazia, che mi avrebbe fatto avere un contrato a tre mesi perché
esiste una “solidarietà fra gay” e io l’ho mandato a cagare lui e il suo
contratto e non ha nemmeno capito il perché e mi ha vomitato appresso
una valanga di insulti di una violenza inaudita! Ma perché uno non può
avere la sua dignità? Perché la mancanza di lavoro deve diventare il
sistema per schiavizzare la gente? Il primo problema di un gay, come di
chiunque, è avere un lavoro e una dignità senza dover strisciare davanti
a nessuno! Tutto il resto viene dopo!
__________
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venerdì 29 febbraio 2008
PROSTITUZIONE GAY E POTERE
Ciao Project,
mi chiamo Ciro ho 31 anni, ho dato un’occhiata al blog e mi è piaciuto però una cosa ci manca che invece nella realtà c’è e, se tu non la racconti, dai ai ragazzi l’idea che il mondo gay è il mondo delle favole, mente non lo è affatto. Tu hai dato tanto spazio alle storie pulite, ai ragazzi giovani... e hai fatto bene, ma non ti dimenticare che i gay di cui parli tu sono solo una parte della realtà, e non è nemmeno una questione di vivere in un modo o nell’altro il sesso. E’ proprio una questione di vera e propria delinquenza. E’ tutto mascherato, è ovvio che tu non riuscirai mai a dimostrare come stanno le cose. In genere non c’è violenza fisica ma io ho visto ragazzi che ne sono usciti a pezzi perché una forma di violenza in un modo o nell’altro l’hanno subita e l’ho subita pure io. Non è vero affatto che i gay sono solidali e che si vogliono bene, forse capita ai ragazzi che conosci tu ma quello che vedo io è completamente diverso. Non è questione di gay e di etero ma di servi e padroni. Questa è la realtà. Se c’è gente più forte di te, ti schiaccia. Chi ha i soldi è il padrone, se il padrone è etero si compra le ragazzette, se è gay si compra i ragazzetti ma mica per volergli bene, mica per fare un po’ di sesso con loro... no! ma solo per dominarli, solo per metterli sotto i piedi, per ricattarli, per giocare con la loro ingenuità... perché ci sono ragazzi di 20 anni che si credono intelligenti, sono bei ragazzi e loro pensano di essere più furbi degli altri e di avere trovato la chiave per arrivare dappertutto. Ma che ti credi che loro adoperano la parola “prostituzione”, questo non succerà mai. Quelli, del boss loro, dicono “io gli piaccio” e te lo dicono con un’aria che ti fanno pena, perché non sono affatto più furbi degli altri e dove si vanno a cacciare non se lo immaginano nemmeno. E il boss li ricatta. L’hanno fatto pure con me, e quando succede tu li odi veramente, prenderesti un paio di forbici e gliele ficcheresti nella pancia. Io a 18 anni lavoravo, facevo il barista a Napoli e non avevo mai una lira e quelli che giravano intorno al bar i soldi ce li avevano. Poi il padrone del bar con me c’ha provato, io mi sono difeso e lui ha lasciato perdere ma la sensazione di schifo che ho provato allora non me la dimenticherò mai più e dopo m’ha cacciato via. Non tenevo una lira, e quando non c’hai una lira che fai? A chi la vai a chiedere? Alla banca? C’era uno che conosceva un sacco di gente e ho chiesto a lui che potevo fare e lui m’ha detto che io di soldi ne potevo fare e tanti... ma non dovevo essere cretino... Ho detto: e come? E insomma m’ha detto che c’era gente importante che cercava bai ragazzi per fare il cameriere alle feste della gente ricca e, m’ha detto, là se ci sai fare i quattrini li fai... quelli ti danno pure 100 euro di mancia. Io poi allora non capivo niente e ho detto sì... e allora il vestito buono me l’hanno dato loro, ma non la divisa da cameriere, proprio un vestito vestito e bello pure, m’hanno portato dal barbiere e m’hanno tagliato i capelli corti corti. Poi m’hanno portato a casa di uno di questi e m’hanno detto che mi dovevo fare una doccia, perché io doccia a casa mia non ne ho e nemmeno vasca da bagno. Ma quelli non se ne andavano e io mi sono dovuto fare la doccia davanti a loro che mi guardavano un po’ strano... quelli non erano gay erano solo delinquenti e stavano pensando se potevo andare bene per il capo loro... ma io avevo 18 anni. Mi son vestito e m’hanno portato fuori Napoli su una BMW una macchina che sembrava una transatlantico, arriviamo a una villa fuori Napoli, di quelle che le vedi solo al cinematografo e mi trovo davanti un ragazzo di una ventina d’anni, un bel ragazzo, gli altri se ne sono andati e io sono rimasto con quel ragazzo. Gli ho chiesto come potevo fare a tornare a Napoli, ma mi ha detto che avrei dormito là perché la festa sarebbe durata tutta la notte e io stavo a servizio tutta la notte. Gli ho chiesto quanto mi avrebbero dato, lui ha detto 200 euro, che io non l’ho mai visti manco dopo una settimana, però ha detto che potevo guadagnare molto di più... M’ha chiesto quanti anni avevo e pure la data di nascita e m’ha detto: che se sei minorenne qua non ci puoi lavorare. La sera c’è stata la festa. Una cosa che io non ne avevo mai viste simili. All’inizio si trattava proprio di fare il cameriere, ci saranno stati una decina di ragazzi, tutti bei ragazzi. Insomma sembrava una cosa buona. Poi hanno detto che dovevano fare un gioco... hanno messo i tavoli l’uno vicino all’altro e c’hanno fatto fare, a noi ragazzi del servizio, la sfilata di bellezza... prima sembrava una cosa per ridere, poi hanno cominciato: “se fai la passerella senza giacca sono 100 euro... se ti togli la camicia sono 200 euro... insomma avete capito come stava andando a finire, ma io non c’ho visto più e gl’ho rovinato la festa, mi sono messo a urlare che erano una massa di porci, ma sono venuti quelli del servizio d’ordine e a me e a altri due c’hanno buttato fuori e c’hanno minacciato pure di brutto. Quando ci siamo trovati fuori, gli altri due m’hanno pestato di botte a sangue perché non hanno preso una lira mentre gli altri si sarebbero portati via più di 1000 euro per uno. Io se quei ragazzi fossero gay non lo so, né i due che mi hanno pestato né quelli che sono rimasti alla festa. Ma io dico, ma etero o gay che siete, ma come fate ad accettare una cosa del genere?! Io lo so che passerò la vita a fare il barista ma una dignità di morto di fame ce l’ho e non mi sono mai venduto a nessuno. Io a gente come quelli della festa gli sputerei solo in faccia, non sono persone, sono sacchi di mer..
Se volete, potete partecipare alla discussione aperta sull’argomento nel FORUM DI PROGETTO GAY: http://progettogay.forumfree.net/?t=25624094
mi chiamo Ciro ho 31 anni, ho dato un’occhiata al blog e mi è piaciuto però una cosa ci manca che invece nella realtà c’è e, se tu non la racconti, dai ai ragazzi l’idea che il mondo gay è il mondo delle favole, mente non lo è affatto. Tu hai dato tanto spazio alle storie pulite, ai ragazzi giovani... e hai fatto bene, ma non ti dimenticare che i gay di cui parli tu sono solo una parte della realtà, e non è nemmeno una questione di vivere in un modo o nell’altro il sesso. E’ proprio una questione di vera e propria delinquenza. E’ tutto mascherato, è ovvio che tu non riuscirai mai a dimostrare come stanno le cose. In genere non c’è violenza fisica ma io ho visto ragazzi che ne sono usciti a pezzi perché una forma di violenza in un modo o nell’altro l’hanno subita e l’ho subita pure io. Non è vero affatto che i gay sono solidali e che si vogliono bene, forse capita ai ragazzi che conosci tu ma quello che vedo io è completamente diverso. Non è questione di gay e di etero ma di servi e padroni. Questa è la realtà. Se c’è gente più forte di te, ti schiaccia. Chi ha i soldi è il padrone, se il padrone è etero si compra le ragazzette, se è gay si compra i ragazzetti ma mica per volergli bene, mica per fare un po’ di sesso con loro... no! ma solo per dominarli, solo per metterli sotto i piedi, per ricattarli, per giocare con la loro ingenuità... perché ci sono ragazzi di 20 anni che si credono intelligenti, sono bei ragazzi e loro pensano di essere più furbi degli altri e di avere trovato la chiave per arrivare dappertutto. Ma che ti credi che loro adoperano la parola “prostituzione”, questo non succerà mai. Quelli, del boss loro, dicono “io gli piaccio” e te lo dicono con un’aria che ti fanno pena, perché non sono affatto più furbi degli altri e dove si vanno a cacciare non se lo immaginano nemmeno. E il boss li ricatta. L’hanno fatto pure con me, e quando succede tu li odi veramente, prenderesti un paio di forbici e gliele ficcheresti nella pancia. Io a 18 anni lavoravo, facevo il barista a Napoli e non avevo mai una lira e quelli che giravano intorno al bar i soldi ce li avevano. Poi il padrone del bar con me c’ha provato, io mi sono difeso e lui ha lasciato perdere ma la sensazione di schifo che ho provato allora non me la dimenticherò mai più e dopo m’ha cacciato via. Non tenevo una lira, e quando non c’hai una lira che fai? A chi la vai a chiedere? Alla banca? C’era uno che conosceva un sacco di gente e ho chiesto a lui che potevo fare e lui m’ha detto che io di soldi ne potevo fare e tanti... ma non dovevo essere cretino... Ho detto: e come? E insomma m’ha detto che c’era gente importante che cercava bai ragazzi per fare il cameriere alle feste della gente ricca e, m’ha detto, là se ci sai fare i quattrini li fai... quelli ti danno pure 100 euro di mancia. Io poi allora non capivo niente e ho detto sì... e allora il vestito buono me l’hanno dato loro, ma non la divisa da cameriere, proprio un vestito vestito e bello pure, m’hanno portato dal barbiere e m’hanno tagliato i capelli corti corti. Poi m’hanno portato a casa di uno di questi e m’hanno detto che mi dovevo fare una doccia, perché io doccia a casa mia non ne ho e nemmeno vasca da bagno. Ma quelli non se ne andavano e io mi sono dovuto fare la doccia davanti a loro che mi guardavano un po’ strano... quelli non erano gay erano solo delinquenti e stavano pensando se potevo andare bene per il capo loro... ma io avevo 18 anni. Mi son vestito e m’hanno portato fuori Napoli su una BMW una macchina che sembrava una transatlantico, arriviamo a una villa fuori Napoli, di quelle che le vedi solo al cinematografo e mi trovo davanti un ragazzo di una ventina d’anni, un bel ragazzo, gli altri se ne sono andati e io sono rimasto con quel ragazzo. Gli ho chiesto come potevo fare a tornare a Napoli, ma mi ha detto che avrei dormito là perché la festa sarebbe durata tutta la notte e io stavo a servizio tutta la notte. Gli ho chiesto quanto mi avrebbero dato, lui ha detto 200 euro, che io non l’ho mai visti manco dopo una settimana, però ha detto che potevo guadagnare molto di più... M’ha chiesto quanti anni avevo e pure la data di nascita e m’ha detto: che se sei minorenne qua non ci puoi lavorare. La sera c’è stata la festa. Una cosa che io non ne avevo mai viste simili. All’inizio si trattava proprio di fare il cameriere, ci saranno stati una decina di ragazzi, tutti bei ragazzi. Insomma sembrava una cosa buona. Poi hanno detto che dovevano fare un gioco... hanno messo i tavoli l’uno vicino all’altro e c’hanno fatto fare, a noi ragazzi del servizio, la sfilata di bellezza... prima sembrava una cosa per ridere, poi hanno cominciato: “se fai la passerella senza giacca sono 100 euro... se ti togli la camicia sono 200 euro... insomma avete capito come stava andando a finire, ma io non c’ho visto più e gl’ho rovinato la festa, mi sono messo a urlare che erano una massa di porci, ma sono venuti quelli del servizio d’ordine e a me e a altri due c’hanno buttato fuori e c’hanno minacciato pure di brutto. Quando ci siamo trovati fuori, gli altri due m’hanno pestato di botte a sangue perché non hanno preso una lira mentre gli altri si sarebbero portati via più di 1000 euro per uno. Io se quei ragazzi fossero gay non lo so, né i due che mi hanno pestato né quelli che sono rimasti alla festa. Ma io dico, ma etero o gay che siete, ma come fate ad accettare una cosa del genere?! Io lo so che passerò la vita a fare il barista ma una dignità di morto di fame ce l’ho e non mi sono mai venduto a nessuno. Io a gente come quelli della festa gli sputerei solo in faccia, non sono persone, sono sacchi di mer..
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martedì 8 gennaio 2008
AMORE GAY PRIMA DURANTE E DOPO
[Intervista registrata il 3/1/2008]
Sì, certo, tutto quello che ti pare, i nomi ce li risparmiamo, però pure per i ragazzi tuoi, guarda, ... è bene che lo sappiano... tra i gay ci stanno certi figli di buona donna! ... e uno me lo sono beccato io. Sì. Quando l’ho conosciuto c’aveva 19 anni, io ne avevo 36 ed ero sposato da 12 anni, anche se praticamente con mia moglie ci siamo separati l’anno stesso che ci siamo posati, ma questa è un’altra storia. Quando stavo con mia non ci stavo bene e un bel ragazzo me lo sognavo sempre... Adesso tu mi puoi fare la solita storia che me lo dovevo aspettare... che un ragazzo di 19 anni, quando ne hai 36, te lo devi levare dalla testa, può darsi pure che c’hai ragione... Insomma mi piaceva molto, si, brutalmente, a livello sessuale, sì... io qualche esperienza ce l’avevo, ma cosette, lui pure, diceva di no... ma secondo me ne doveva avere fatte di tutti colori. Vebbe’, mo’ che ti racconto... la storia d’amore? Che mi pare pure ridicolo chiamarla così. Gli ho fatto la corte per un mese... lui era innamorato, almeno sembrava, ma no, non sembrava, era proprio innamorato... all’inizio sì... era innamorato pure lui, è stato dopo il disastro... Chiaro che lui studiava ancora... io lavoravo in banca, in pratica vivevamo insieme, salvo la notte, poi l’anno appresso ha fatto il coming out con la famiglia e con la famiglia sua ha chiuso. Se n’è venuto a stare da me... allora stavo in fitto... già le rogne con la padrona di casa che non voleva... non ti dico... vabbe’... allora io un po’ di soldi ce li avevo da parte e abbiamo preso una decisione... la casa, comprare casa. Lui non lavorava aveva 20 anni... però era entusiasta... sai... “casa nostra”... le solite cose... io c’avevo già 37 anni... ho comprato casa ma ho fatto una stupidaggine enorme, l’ho intestata a lui, per la verità lui non me l’aveva chiesto, l’ho fatto io per fargli una cosa gradita, di mia iniziativa.... è stupido lo so... ma l’ho fatto. Quando l’ho detto a mio padre mi ha guardato e mi ha detto: “Sei un irresponsabile!”... e io gli ho risposto male... i primi tre anni... tutto bene... è stata una cosa bellissima, io a mio padre raccontavo cose bellissime ma lui era scettico e mi diceva che secondo lui avevo fatto una stupidaggine grossa comunque... Io ho fatto 40 anni e lui 23... e poi le cose sono cambiate, era nervoso, mi rispondeva male, non tornava a casa, insomma siamo finiti ai ferri corti... sembrava un’altra persona, nei miei confronti era acido, mi accusava di avere approfittato di lui quando non capiva niente perché era troppo giovane... io non lo sopportavo più... era evidente che le cose non potevano andare avanti... A un certo punto è sparito. Sono tornato a casa dopo due giorni fuori per lavoro... e aveva portato via tutto da casa... mi dispiaceva ma nemmeno tanto, anzi proprio per niente. Un mesetto dopo mi arriva l’ingiunzione di un avvocato che mi intimava di lascare l’appartamento che occupavo “senza titolo alcuno”... hai capito! ... La casa era la sua e adesso la voleva... io ho ignorato la lettera, dopo un mese me n’è arrivata un’altra molto perentoria con minaccia di denuncia per occupazione abusiva. Sono stato dall’avvocato mio che m’ha detto in pratica che ero stato un cretino, che la casa non era mia e l’avrei dovuta mollare comunque. Dai contratti non risultava nessuna ipoteca sulla casa per il mutuo, perché io lavoravo in banca ed ero stato così stupido da permettere che mi ipotecassero la casa al mare per non mettere ipoteche sulla casa nuova... In pratica se non avessi pagato il mutuo avrei perso casa mia al mare. L’avvocato mi ha guardato e mi ha detto: “Ma perché si è fatto fregare in questo modo? ... Ma il proprietario lei lo conosce?” Io la domanda me l’aspettavo e ho detto all’avvocato che era mio cognato e lui ha fatto: “Ah! ... ”. L’avvocato sicuramente il pensiero maligno ce l’aveva fatto ma non ha detto niente. Quando sono uscito di là mi sono detto: “Quanto sono str...o!” Adesso per 27 anni io pago il mutuo e lui se ne sta a casa mia... pazzesco eh! Vabbe’... ma se dovevo mollare l’appartamento dovevo tornare a casa dei miei e i miei sapevano che la casa l’avevo intestata a lui... tanto ci dovevo andare per forza, mi sono fatto coraggio e ho parlato con mio padre che mi ha solo detto: “Te l’avevo detto io!”, solo questo, ho fatto il trasloco e a 40 anni sono tornato a vivere dai miei... cornuto e mazziato! Ho dovuto cambiare pure la residenza. Prima di andare via avevo pensato di spaccare tutto, vetri, apparecchi igienici... ma l’avvocato mi ha detto che mi avrebbero potuto citare per i danni, perché quella non era casa mia, però una cosa l’ho fatta... ho otturato il water e tutte le tubature, proprio con la stoppa spinta bene dentro... ho tolto la luce e ho ragliato i collegamenti elettrici, tagliato i cordoni delle serrande e tante altre cosette del genere, ho chiuso la porta blindata a chiave... ancora con le serrature di tipo vecchio e ho riempito le toppe delle serrature con la polvere di marmo... poi sono andato a consegnare la chiave all’avvocato... uno giovane 35enne... sembrava che non sapesse nulla della storia e mi trattava come un inquilino abusivo. Poi dopo 30 giorni sono passato sotto casa e sul citofono all’appartamento mio c’era proprio il nome dell’avvocato... ho chiesto al portiere, gli ho detto che l’appartamento l’avevo venduto e lui m’ha detto che adesso ci stava un avvocato, una persona tanto per bene, che adesso stava lì col cugino che studia all’università, gli ho detto che era mio cognato, per mettermi al riparo con l’idea di una moglie e l’ho salutato come se niente fosse. Io penso che l’avvocato lo fregherà, se non l’ha già fatto... ma in fondo gli sta pure bene... Io anche solo un anno fa non me lo sarei mai aspettato che sarebbe andata a finire così... certo la differenza d’era c’era e, tu mi puoi dire, tu c’hai marciato... forse è vero, io mi sono fatto prendere per il cu.. ma lui è proprio uno str... ! ... E dopo... che dici? ... Si sta bene in coppia eh? ... Io ci sono passato... non pensavo che un gay potesse fare schifo fino a questo punto... Se lo vedi... è tutto bellino, dolce dolce... ma io l’ho visto in pratica che tipo è... hai capito i gay! I ragazzotti dolci dolci! Io la vita me la sono rovinata così, da deficiente, perché ho creduto all’amore e forse c’ho pure giocato... ma sono rimasto fregato! Ecco, digliela ai ragazzi... quando l’ho conosciuto per me era un dio... adesso mi fa solo schifo. Sì è proprio venduto!
Sì, certo, tutto quello che ti pare, i nomi ce li risparmiamo, però pure per i ragazzi tuoi, guarda, ... è bene che lo sappiano... tra i gay ci stanno certi figli di buona donna! ... e uno me lo sono beccato io. Sì. Quando l’ho conosciuto c’aveva 19 anni, io ne avevo 36 ed ero sposato da 12 anni, anche se praticamente con mia moglie ci siamo separati l’anno stesso che ci siamo posati, ma questa è un’altra storia. Quando stavo con mia non ci stavo bene e un bel ragazzo me lo sognavo sempre... Adesso tu mi puoi fare la solita storia che me lo dovevo aspettare... che un ragazzo di 19 anni, quando ne hai 36, te lo devi levare dalla testa, può darsi pure che c’hai ragione... Insomma mi piaceva molto, si, brutalmente, a livello sessuale, sì... io qualche esperienza ce l’avevo, ma cosette, lui pure, diceva di no... ma secondo me ne doveva avere fatte di tutti colori. Vebbe’, mo’ che ti racconto... la storia d’amore? Che mi pare pure ridicolo chiamarla così. Gli ho fatto la corte per un mese... lui era innamorato, almeno sembrava, ma no, non sembrava, era proprio innamorato... all’inizio sì... era innamorato pure lui, è stato dopo il disastro... Chiaro che lui studiava ancora... io lavoravo in banca, in pratica vivevamo insieme, salvo la notte, poi l’anno appresso ha fatto il coming out con la famiglia e con la famiglia sua ha chiuso. Se n’è venuto a stare da me... allora stavo in fitto... già le rogne con la padrona di casa che non voleva... non ti dico... vabbe’... allora io un po’ di soldi ce li avevo da parte e abbiamo preso una decisione... la casa, comprare casa. Lui non lavorava aveva 20 anni... però era entusiasta... sai... “casa nostra”... le solite cose... io c’avevo già 37 anni... ho comprato casa ma ho fatto una stupidaggine enorme, l’ho intestata a lui, per la verità lui non me l’aveva chiesto, l’ho fatto io per fargli una cosa gradita, di mia iniziativa.... è stupido lo so... ma l’ho fatto. Quando l’ho detto a mio padre mi ha guardato e mi ha detto: “Sei un irresponsabile!”... e io gli ho risposto male... i primi tre anni... tutto bene... è stata una cosa bellissima, io a mio padre raccontavo cose bellissime ma lui era scettico e mi diceva che secondo lui avevo fatto una stupidaggine grossa comunque... Io ho fatto 40 anni e lui 23... e poi le cose sono cambiate, era nervoso, mi rispondeva male, non tornava a casa, insomma siamo finiti ai ferri corti... sembrava un’altra persona, nei miei confronti era acido, mi accusava di avere approfittato di lui quando non capiva niente perché era troppo giovane... io non lo sopportavo più... era evidente che le cose non potevano andare avanti... A un certo punto è sparito. Sono tornato a casa dopo due giorni fuori per lavoro... e aveva portato via tutto da casa... mi dispiaceva ma nemmeno tanto, anzi proprio per niente. Un mesetto dopo mi arriva l’ingiunzione di un avvocato che mi intimava di lascare l’appartamento che occupavo “senza titolo alcuno”... hai capito! ... La casa era la sua e adesso la voleva... io ho ignorato la lettera, dopo un mese me n’è arrivata un’altra molto perentoria con minaccia di denuncia per occupazione abusiva. Sono stato dall’avvocato mio che m’ha detto in pratica che ero stato un cretino, che la casa non era mia e l’avrei dovuta mollare comunque. Dai contratti non risultava nessuna ipoteca sulla casa per il mutuo, perché io lavoravo in banca ed ero stato così stupido da permettere che mi ipotecassero la casa al mare per non mettere ipoteche sulla casa nuova... In pratica se non avessi pagato il mutuo avrei perso casa mia al mare. L’avvocato mi ha guardato e mi ha detto: “Ma perché si è fatto fregare in questo modo? ... Ma il proprietario lei lo conosce?” Io la domanda me l’aspettavo e ho detto all’avvocato che era mio cognato e lui ha fatto: “Ah! ... ”. L’avvocato sicuramente il pensiero maligno ce l’aveva fatto ma non ha detto niente. Quando sono uscito di là mi sono detto: “Quanto sono str...o!” Adesso per 27 anni io pago il mutuo e lui se ne sta a casa mia... pazzesco eh! Vabbe’... ma se dovevo mollare l’appartamento dovevo tornare a casa dei miei e i miei sapevano che la casa l’avevo intestata a lui... tanto ci dovevo andare per forza, mi sono fatto coraggio e ho parlato con mio padre che mi ha solo detto: “Te l’avevo detto io!”, solo questo, ho fatto il trasloco e a 40 anni sono tornato a vivere dai miei... cornuto e mazziato! Ho dovuto cambiare pure la residenza. Prima di andare via avevo pensato di spaccare tutto, vetri, apparecchi igienici... ma l’avvocato mi ha detto che mi avrebbero potuto citare per i danni, perché quella non era casa mia, però una cosa l’ho fatta... ho otturato il water e tutte le tubature, proprio con la stoppa spinta bene dentro... ho tolto la luce e ho ragliato i collegamenti elettrici, tagliato i cordoni delle serrande e tante altre cosette del genere, ho chiuso la porta blindata a chiave... ancora con le serrature di tipo vecchio e ho riempito le toppe delle serrature con la polvere di marmo... poi sono andato a consegnare la chiave all’avvocato... uno giovane 35enne... sembrava che non sapesse nulla della storia e mi trattava come un inquilino abusivo. Poi dopo 30 giorni sono passato sotto casa e sul citofono all’appartamento mio c’era proprio il nome dell’avvocato... ho chiesto al portiere, gli ho detto che l’appartamento l’avevo venduto e lui m’ha detto che adesso ci stava un avvocato, una persona tanto per bene, che adesso stava lì col cugino che studia all’università, gli ho detto che era mio cognato, per mettermi al riparo con l’idea di una moglie e l’ho salutato come se niente fosse. Io penso che l’avvocato lo fregherà, se non l’ha già fatto... ma in fondo gli sta pure bene... Io anche solo un anno fa non me lo sarei mai aspettato che sarebbe andata a finire così... certo la differenza d’era c’era e, tu mi puoi dire, tu c’hai marciato... forse è vero, io mi sono fatto prendere per il cu.. ma lui è proprio uno str... ! ... E dopo... che dici? ... Si sta bene in coppia eh? ... Io ci sono passato... non pensavo che un gay potesse fare schifo fino a questo punto... Se lo vedi... è tutto bellino, dolce dolce... ma io l’ho visto in pratica che tipo è... hai capito i gay! I ragazzotti dolci dolci! Io la vita me la sono rovinata così, da deficiente, perché ho creduto all’amore e forse c’ho pure giocato... ma sono rimasto fregato! Ecco, digliela ai ragazzi... quando l’ho conosciuto per me era un dio... adesso mi fa solo schifo. Sì è proprio venduto!
mercoledì 2 gennaio 2008
ANDY ROMANZO GAY 7/2
Proseguo nella pubblicazione della storia di Andy. In questo post relativo al cap. 7/2 sono sostretto ad omettere un tratto non brevissimo del racconto, non adatto alla pubblicazione in un blog per tutti. Ho tuttavia inserito un breve riassunto del fatti per dare comunque al lettore un’idea concreta della vicenda.
Invito i lettori del blog a leggere il post anche se non hanno seguito tutta la storia precedente di Andy e di Marco, in cui, tra l’altro emergevano in modo evidente i diversi atteggiamenti delle famiglie dei due ragazzi nei confronti dei figli e della loro omosessualità in particolare.
In questo post si affrontano due problemi molto delicati: l’accettazione da parte della famiglia e il peso dei rapporti economici sui rapporti affettivi tra due ragazzi gay. Le due questioni sono estremamente serie. Nello specifico, Andy, rotti i rapporti con la famiglia di origine e perso quindi ogni sostegno economico, va a vivere a casa di Marco, questo fatto, che in teoria appare neutro circa i rapporti di Marco e di Andy, in realtà condiziona Andy profondamente. Al di là della vicenda di Andy e di Marco, la disparità di condizione economica tra due ragazzi gay rischia di essere un problema reale per il loro rapporto.
_______________
Al mattino Andy si svegliò presto, prima delle sette, si fermò per un attimo ad osservare Marco addormentato e non resistette all’idea di scarmigliargli i capelli, Marco aprì gli occhi tutto insonnolito.
- Mh! Birillo! … guarda che oggi dobbiamo lavorare sodo.
- Ma che bel cuccioletto che sei tutto così assonnato! Dai Cucciolo, oggi si lavora ma prima si fa la doccia, poi la colazione e … dopo si lavora.
Andy si abbassò a baciare Marco sulle labbra.
- Che buon sapore che hai stamattina, sei dolcissimo! Dai alzati!
- Arrivo, arrivo!
- Cucciolo, dai, non perdere tempo, dai vieni ché dobbiamo fare la doccia e non sai quello che ti devo fare…
- Me lo immagino…
- ... omissis... [Marco e Andy entrati insieme in bagno, si spogliano per fare insieme la doccia, provano il piacere della totale disinibizione reciproca, si compiacciono di poter vedere la bellezza dell’altro nella sua nudità e di potersi fare vedere da lui. Andy dice chiaramente che nella nudità di un ragazzo e nella sua reazione sessuale si manifesta senza schermi la sua anima. Il tipo di intimità che si crea sembra preludere a un contatto sessuale più diretto... ] ... omissis –
Entrarono insieme nel box, la tensione era altissima, Andy si sedette sul fondo del box.
- Dai, siediti vicino a me, mi piace tanto stare così, è un momento intimo e noi stiamo insieme.
Marco si sedette a fianco di Andy poi Andy continuò il suo discorso.
- Adesso ti sembrerà strano ma mi stanno venendo in mente tante cose, per esempio chissà che cosa pensano i miei di me adesso, chissà che cosa hanno detto quando me ne sono andato e poi mi chiedo: ma i tuoi se lo immaginano che tipo di vita facciamo noi veramente, cioè se ci vedessero qui insieme nel box della doccia che cosa direbbero?
- Birillo, che cosa hanno pensato i tuoi lo puoi sapere molto meglio di me ma comunque non devono aver pensato gran che di buono, quanto ai miei penso che si rendano conto.
- Ma fino a questo punto?
- Ma sì, non sono mica cretini!
- E l’accettano?
- Ma te l’ho detto, non l’accetterebbero se non pensassero che è la mia felicità, ma io credo che ormai si siano convinti. E poi, in fondo, secondo me, adesso che ti conoscono ti accettano proprio come persona.
- Ma di me che pensano?
- Dai, lo sai, lo hai visto con i tuoi occhi.
- Sì, va be’, ma tu ripetimelo lo stesso.
- I miei ti vogliono bene e poi, Birillo, come si fa a non volerti bene?
- Ma quando tu dici che mi vogliono bene che cosa significa?
- Come che cosa significa?
- Io non riesco a immaginare come possono ragionare le persone di cinquant’anni.
- Be’, credo che più o meno ragionino come ragioniamo noi, cioè sentono e capiscono le stesse cose, almeno io ho sempre avuto questa impressione, quando dico che ti vogliono bene voglio dire che per farti stare bene farebbero tutto il possibile.
- E cioè che cosa?
- Ma lo hai viso da te.
- Ma adesso non avranno l’impressione che io campo a scrocco?
- No, loro di questo non sanno nulla, questi sono affari nostri e basta.
- Ma tu ai tuoi non gliel’hai detto?
- No, perché avrei dovuto, io a loro non sto nascondendo nulla ma questi sono affari nostri.
- Sì, è vero, ma a te dà fastidio?
- Che cosa?
- Che io sto qui a casa tua?
- Non è casa mia, è nostra, Birillo, è nostra veramente, i miei sono contenti che tu stia qui, sono veramente contenti.
- Ma adesso come faremo per i quattrini? Io non ho più una lira.
- Andy, facciamo così: dividiamo tutto a metà e le spese comuni le paghiamo metà per uno.
- Sì, ma io non ho nemmeno vestiti, scarpe…
- Be’ di quelle cose possiamo fare proprio patrimonio comune, sai dove sono i vestiti e ti prendi tutto quello che ti pare, se vuoi compriamo qualche cosa di nuovo se no teniamo tutto in comune.
- Pure la biancheria?
- Certo, pure la biancheria.
- Pensa che sensazione portare i tuoi slip, mi sa che mi si drizzerebbe anche per strada… Cucciolo, lo sai che certe volte mi sembra di essere uno che approfitta della situazione…
- Birillo, guarda che tu non devi avere nessuna idea di questo genere, a me non passa nemmeno per l’anticamera del cervello di pensare che tu stia qui per opportunismo, il fatto che tu stai qui mi cambia la vita e io sto vivendo delle cose bellissime che non avrei mai provato senza di te.
- Cucciolo però io per te potrei pure essere una palla al piede, mi devi promettere che se capiterà me lo dirai subito.
- Ti prometto tutto quello che vuoi, tanto non capiterà mai!
- Però sai, Cucciolo, essere poveri e dipendere da qualcuno è brutto!
- E io sarei qualcuno? Mi pare un po’ riduttivo! E poi tu non dipendi da nessuno… scusa ma allora io dovrei dire che noi, tutti e due, dipendiamo da papà… ma questo è assurdo!
- Non è assurdo, è vero, lui lavora e noi spendiamo quello che guadagna.
- Sì ma in tutte le famiglie è così!
- No, non in tutte, la mia no! A me non hanno mai dato niente per niente, non ho mai avuto la sensazione che qualcuno mi trattasse bene solo per farmi stare bene.
- Nemmeno adesso?
- No, adesso è diverso, voglio dire prima di conoscerci… sai Cucciolo, io adesso mi addormenterei qui dentro, c’è caldo, ci sei tu, mi sento protetto, mi piace proprio, non mi viene nemmeno voglia di sesso.
Marco gli passò una mano tra i capelli.
- Birillo… sto bene con te, riesci a stupirmi in continuazione.
- Sai, Cucciolo, quello che dicevamo ieri sera, che potrei innamorarmi di una ragazza… be’ onestamente a me non sembra poi tanto impossibile, non è mai successo, è vero, però io ti devo mettere in guardia perché, secondo me, tu il teorema lo fai troppo facile, in un certo senso penso che mi sarebbe più difficile innamorarmi di una ragazzo, finirei per fare i paragoni con te e credo che ci rimetterebbe senz’altro, ma con una ragazza potrebbe essere diverso, forse i paragoni li farei lo stesso ma sarebbe diverso, ma quando parlo di paragoni non parlo di sesso, parlo di affettività, del modo di volermi bene, del modo di fare di tutto per farmi stare bene. Cucciolo… io non ti voglio spaventare ma nemmeno illudere, può darsi che duri tutta la vita ma non ne sono poi tanto convinto e te lo devo dire.
- Anche in questo riesci a stupirmi ma non riesci a mettermi in agitazione, e poi se ti innamorassi di una ragazza io ti vorrei bene lo stesso.
- Lo so, Cucciolo, questo lo penso anch’io ma credo che ti sarebbe comunque molto difficile accettarlo, alla fine mi vorresti bene lo stesso ma con grossi sacrifici e con una delusione di fondo che non potresti nascondere nemmeno a te stesso.
- E se mi innamorasi io di un’altra persona, uomo o donna non conta, tu come faresti?
- Ma questo non può succedere perché tu mi vuoi bene veramente e io lo vedo, io ho molta più fiducia in te che in me stesso, Cucciolo, io sono un po’ ipocrita, io ho fatto di tutto per sedurti, anche ieri sera, ma poi non so se ti voglio bene veramente, Cucciolo, la verità è questa…
- Ma io questa verità la so, me l’hai già detta tante volte ma io non ho paura delle ipotesi, quando verranno i problemi veri ci penseremo, adesso, Birillo, pensiamo che l’acqua si sta freddando e che dobbiamo andare a studiare.
- Ma non ti dispiace che non abbiamo fatto l’amore?
- Birillo… l’abbiamo fatto in un altro modo, io lo so che tu vuoi delle rassicurazioni e che cerchi di dirmi tutto quello che pensi… è questo che mi fa innamorare, il sesso c’entra ma non è tutto… Dai, adesso ci asciughiamo e andiamo a studiare!
- Ok, Cucciolo, ma tu mi vuoi bene o ho detto troppe scemenze?
- Non sono scemenze, è quello che pensi e io sto cominciando ad affezionarmi a te in un modo ancora più profondo, se è possibile.
Usciti dal box si asciugarono ciascuno per proprio conto, la tensione erotica sembrava essere caduta, Marco era un po’ perplesso, non capiva perché Andy non avesse fatto l’amore con lui ma avesse preferito continuare parlare, la cosa gli sembrava se non strana per lo meno inusuale.
- Lo sai, Cucciolo, che per me stare qui adesso è una cosa diversa da prima.
- Cioè? Non ho capito, che vuoi dire?
- Voglio dire che prima stavamo più alla pari, adesso mi sento più dipendente.
- Ma perché? … Per i soldi?
- Sì! Sono una cosa importante…
- Ma non è che ti sei pentito di essertene andato da casa tua?
- No, non è quello, è che adesso mi sento molto meno libero di prima, prima non dipendevo da te.
- Ma prima dipendevi dai tuoi… ma perché poi devi usare questo verbo?
- Ti dà fastidio eh?
- Non mi piace…
- Sì, perché sono io che dipendo da te, a me sembra realistico, lo sento a pelle.
- Ma non è che ti stai facendo condizionare un po’ troppo?
- No, è che proprio non è facile…
In cucina Andy volle preparare la colazione senza permettere a Marco di intromettersi, apparecchiò la tavola sempre continuando a parlare.
- Io adesso devo cercare di guadagnarmela la tua ospitalità, tante cose le posso fare io, così tu hai un po’ più di libertà, stamattina non abbiamo fatto sesso… quando siamo entrati nel box ne avevo voglia, poi mi sono passate delle strane idee per la testa e ho messo da parte l’idea, mi tentava ma non mi sarebbe venuto spontaneo perché… aspetta, come faccio a dirtelo… è una sensazione curiosa, ma mi veniva in mente che io mi stessi quasi prostituendo per pagare il mio debito.
- Andy, ma sei cretino?
- No, non lo so, mi veniva da pensare così, cioè non è che non volevo ma poi scattava la molla del sentirmi uno che si prostituisce in cambio di qualche cosa, lo so che è assurdo ma mi viene in testa lo stesso, te l’avevo detto, io sono fatto male, con me dovrai avere moltissima pazienza, tu hai tutto un altro sistema di valori, sono cose molto più immediate, per me invece ci sono poche cose istintive e molte cose cerebrali…
- Birillo, adesso facciamo colazione e poi dobbiamo studiare, non posiamo lasciare correre il cervello a ruota libera, se vuoi pagare il tuo conto lo devi pagare studiando e facendo studiare me.
- Allora lo vedi che c’è un conto da pagare!
- Ma che c’entra … è un modo di dire! Dai, adesso andiamo a studiare.
Marco si avvicinò a Andy e gli passò una mano tra i capelli, Andy, che era seduto, lo guardò da sotto in su sorridendo.
- Cucciolo, io sono fatto così, devi avere molta pazienza, adesso andiamo a studiare e non ti scoccio più fino a stasera.
- No, dai facciamo fino all’ora di pranzo, un Birillo troppo tecnico non mi piacerebbe affatto.
- Facciamo così: ogni tanto una piccola pausa, ogni tre ore?
- Ok!
Invito i lettori del blog a leggere il post anche se non hanno seguito tutta la storia precedente di Andy e di Marco, in cui, tra l’altro emergevano in modo evidente i diversi atteggiamenti delle famiglie dei due ragazzi nei confronti dei figli e della loro omosessualità in particolare.
In questo post si affrontano due problemi molto delicati: l’accettazione da parte della famiglia e il peso dei rapporti economici sui rapporti affettivi tra due ragazzi gay. Le due questioni sono estremamente serie. Nello specifico, Andy, rotti i rapporti con la famiglia di origine e perso quindi ogni sostegno economico, va a vivere a casa di Marco, questo fatto, che in teoria appare neutro circa i rapporti di Marco e di Andy, in realtà condiziona Andy profondamente. Al di là della vicenda di Andy e di Marco, la disparità di condizione economica tra due ragazzi gay rischia di essere un problema reale per il loro rapporto.
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Al mattino Andy si svegliò presto, prima delle sette, si fermò per un attimo ad osservare Marco addormentato e non resistette all’idea di scarmigliargli i capelli, Marco aprì gli occhi tutto insonnolito.
- Mh! Birillo! … guarda che oggi dobbiamo lavorare sodo.
- Ma che bel cuccioletto che sei tutto così assonnato! Dai Cucciolo, oggi si lavora ma prima si fa la doccia, poi la colazione e … dopo si lavora.
Andy si abbassò a baciare Marco sulle labbra.
- Che buon sapore che hai stamattina, sei dolcissimo! Dai alzati!
- Arrivo, arrivo!
- Cucciolo, dai, non perdere tempo, dai vieni ché dobbiamo fare la doccia e non sai quello che ti devo fare…
- Me lo immagino…
- ... omissis... [Marco e Andy entrati insieme in bagno, si spogliano per fare insieme la doccia, provano il piacere della totale disinibizione reciproca, si compiacciono di poter vedere la bellezza dell’altro nella sua nudità e di potersi fare vedere da lui. Andy dice chiaramente che nella nudità di un ragazzo e nella sua reazione sessuale si manifesta senza schermi la sua anima. Il tipo di intimità che si crea sembra preludere a un contatto sessuale più diretto... ] ... omissis –
Entrarono insieme nel box, la tensione era altissima, Andy si sedette sul fondo del box.
- Dai, siediti vicino a me, mi piace tanto stare così, è un momento intimo e noi stiamo insieme.
Marco si sedette a fianco di Andy poi Andy continuò il suo discorso.
- Adesso ti sembrerà strano ma mi stanno venendo in mente tante cose, per esempio chissà che cosa pensano i miei di me adesso, chissà che cosa hanno detto quando me ne sono andato e poi mi chiedo: ma i tuoi se lo immaginano che tipo di vita facciamo noi veramente, cioè se ci vedessero qui insieme nel box della doccia che cosa direbbero?
- Birillo, che cosa hanno pensato i tuoi lo puoi sapere molto meglio di me ma comunque non devono aver pensato gran che di buono, quanto ai miei penso che si rendano conto.
- Ma fino a questo punto?
- Ma sì, non sono mica cretini!
- E l’accettano?
- Ma te l’ho detto, non l’accetterebbero se non pensassero che è la mia felicità, ma io credo che ormai si siano convinti. E poi, in fondo, secondo me, adesso che ti conoscono ti accettano proprio come persona.
- Ma di me che pensano?
- Dai, lo sai, lo hai visto con i tuoi occhi.
- Sì, va be’, ma tu ripetimelo lo stesso.
- I miei ti vogliono bene e poi, Birillo, come si fa a non volerti bene?
- Ma quando tu dici che mi vogliono bene che cosa significa?
- Come che cosa significa?
- Io non riesco a immaginare come possono ragionare le persone di cinquant’anni.
- Be’, credo che più o meno ragionino come ragioniamo noi, cioè sentono e capiscono le stesse cose, almeno io ho sempre avuto questa impressione, quando dico che ti vogliono bene voglio dire che per farti stare bene farebbero tutto il possibile.
- E cioè che cosa?
- Ma lo hai viso da te.
- Ma adesso non avranno l’impressione che io campo a scrocco?
- No, loro di questo non sanno nulla, questi sono affari nostri e basta.
- Ma tu ai tuoi non gliel’hai detto?
- No, perché avrei dovuto, io a loro non sto nascondendo nulla ma questi sono affari nostri.
- Sì, è vero, ma a te dà fastidio?
- Che cosa?
- Che io sto qui a casa tua?
- Non è casa mia, è nostra, Birillo, è nostra veramente, i miei sono contenti che tu stia qui, sono veramente contenti.
- Ma adesso come faremo per i quattrini? Io non ho più una lira.
- Andy, facciamo così: dividiamo tutto a metà e le spese comuni le paghiamo metà per uno.
- Sì, ma io non ho nemmeno vestiti, scarpe…
- Be’ di quelle cose possiamo fare proprio patrimonio comune, sai dove sono i vestiti e ti prendi tutto quello che ti pare, se vuoi compriamo qualche cosa di nuovo se no teniamo tutto in comune.
- Pure la biancheria?
- Certo, pure la biancheria.
- Pensa che sensazione portare i tuoi slip, mi sa che mi si drizzerebbe anche per strada… Cucciolo, lo sai che certe volte mi sembra di essere uno che approfitta della situazione…
- Birillo, guarda che tu non devi avere nessuna idea di questo genere, a me non passa nemmeno per l’anticamera del cervello di pensare che tu stia qui per opportunismo, il fatto che tu stai qui mi cambia la vita e io sto vivendo delle cose bellissime che non avrei mai provato senza di te.
- Cucciolo però io per te potrei pure essere una palla al piede, mi devi promettere che se capiterà me lo dirai subito.
- Ti prometto tutto quello che vuoi, tanto non capiterà mai!
- Però sai, Cucciolo, essere poveri e dipendere da qualcuno è brutto!
- E io sarei qualcuno? Mi pare un po’ riduttivo! E poi tu non dipendi da nessuno… scusa ma allora io dovrei dire che noi, tutti e due, dipendiamo da papà… ma questo è assurdo!
- Non è assurdo, è vero, lui lavora e noi spendiamo quello che guadagna.
- Sì ma in tutte le famiglie è così!
- No, non in tutte, la mia no! A me non hanno mai dato niente per niente, non ho mai avuto la sensazione che qualcuno mi trattasse bene solo per farmi stare bene.
- Nemmeno adesso?
- No, adesso è diverso, voglio dire prima di conoscerci… sai Cucciolo, io adesso mi addormenterei qui dentro, c’è caldo, ci sei tu, mi sento protetto, mi piace proprio, non mi viene nemmeno voglia di sesso.
Marco gli passò una mano tra i capelli.
- Birillo… sto bene con te, riesci a stupirmi in continuazione.
- Sai, Cucciolo, quello che dicevamo ieri sera, che potrei innamorarmi di una ragazza… be’ onestamente a me non sembra poi tanto impossibile, non è mai successo, è vero, però io ti devo mettere in guardia perché, secondo me, tu il teorema lo fai troppo facile, in un certo senso penso che mi sarebbe più difficile innamorarmi di una ragazzo, finirei per fare i paragoni con te e credo che ci rimetterebbe senz’altro, ma con una ragazza potrebbe essere diverso, forse i paragoni li farei lo stesso ma sarebbe diverso, ma quando parlo di paragoni non parlo di sesso, parlo di affettività, del modo di volermi bene, del modo di fare di tutto per farmi stare bene. Cucciolo… io non ti voglio spaventare ma nemmeno illudere, può darsi che duri tutta la vita ma non ne sono poi tanto convinto e te lo devo dire.
- Anche in questo riesci a stupirmi ma non riesci a mettermi in agitazione, e poi se ti innamorassi di una ragazza io ti vorrei bene lo stesso.
- Lo so, Cucciolo, questo lo penso anch’io ma credo che ti sarebbe comunque molto difficile accettarlo, alla fine mi vorresti bene lo stesso ma con grossi sacrifici e con una delusione di fondo che non potresti nascondere nemmeno a te stesso.
- E se mi innamorasi io di un’altra persona, uomo o donna non conta, tu come faresti?
- Ma questo non può succedere perché tu mi vuoi bene veramente e io lo vedo, io ho molta più fiducia in te che in me stesso, Cucciolo, io sono un po’ ipocrita, io ho fatto di tutto per sedurti, anche ieri sera, ma poi non so se ti voglio bene veramente, Cucciolo, la verità è questa…
- Ma io questa verità la so, me l’hai già detta tante volte ma io non ho paura delle ipotesi, quando verranno i problemi veri ci penseremo, adesso, Birillo, pensiamo che l’acqua si sta freddando e che dobbiamo andare a studiare.
- Ma non ti dispiace che non abbiamo fatto l’amore?
- Birillo… l’abbiamo fatto in un altro modo, io lo so che tu vuoi delle rassicurazioni e che cerchi di dirmi tutto quello che pensi… è questo che mi fa innamorare, il sesso c’entra ma non è tutto… Dai, adesso ci asciughiamo e andiamo a studiare!
- Ok, Cucciolo, ma tu mi vuoi bene o ho detto troppe scemenze?
- Non sono scemenze, è quello che pensi e io sto cominciando ad affezionarmi a te in un modo ancora più profondo, se è possibile.
Usciti dal box si asciugarono ciascuno per proprio conto, la tensione erotica sembrava essere caduta, Marco era un po’ perplesso, non capiva perché Andy non avesse fatto l’amore con lui ma avesse preferito continuare parlare, la cosa gli sembrava se non strana per lo meno inusuale.
- Lo sai, Cucciolo, che per me stare qui adesso è una cosa diversa da prima.
- Cioè? Non ho capito, che vuoi dire?
- Voglio dire che prima stavamo più alla pari, adesso mi sento più dipendente.
- Ma perché? … Per i soldi?
- Sì! Sono una cosa importante…
- Ma non è che ti sei pentito di essertene andato da casa tua?
- No, non è quello, è che adesso mi sento molto meno libero di prima, prima non dipendevo da te.
- Ma prima dipendevi dai tuoi… ma perché poi devi usare questo verbo?
- Ti dà fastidio eh?
- Non mi piace…
- Sì, perché sono io che dipendo da te, a me sembra realistico, lo sento a pelle.
- Ma non è che ti stai facendo condizionare un po’ troppo?
- No, è che proprio non è facile…
In cucina Andy volle preparare la colazione senza permettere a Marco di intromettersi, apparecchiò la tavola sempre continuando a parlare.
- Io adesso devo cercare di guadagnarmela la tua ospitalità, tante cose le posso fare io, così tu hai un po’ più di libertà, stamattina non abbiamo fatto sesso… quando siamo entrati nel box ne avevo voglia, poi mi sono passate delle strane idee per la testa e ho messo da parte l’idea, mi tentava ma non mi sarebbe venuto spontaneo perché… aspetta, come faccio a dirtelo… è una sensazione curiosa, ma mi veniva in mente che io mi stessi quasi prostituendo per pagare il mio debito.
- Andy, ma sei cretino?
- No, non lo so, mi veniva da pensare così, cioè non è che non volevo ma poi scattava la molla del sentirmi uno che si prostituisce in cambio di qualche cosa, lo so che è assurdo ma mi viene in testa lo stesso, te l’avevo detto, io sono fatto male, con me dovrai avere moltissima pazienza, tu hai tutto un altro sistema di valori, sono cose molto più immediate, per me invece ci sono poche cose istintive e molte cose cerebrali…
- Birillo, adesso facciamo colazione e poi dobbiamo studiare, non posiamo lasciare correre il cervello a ruota libera, se vuoi pagare il tuo conto lo devi pagare studiando e facendo studiare me.
- Allora lo vedi che c’è un conto da pagare!
- Ma che c’entra … è un modo di dire! Dai, adesso andiamo a studiare.
Marco si avvicinò a Andy e gli passò una mano tra i capelli, Andy, che era seduto, lo guardò da sotto in su sorridendo.
- Cucciolo, io sono fatto così, devi avere molta pazienza, adesso andiamo a studiare e non ti scoccio più fino a stasera.
- No, dai facciamo fino all’ora di pranzo, un Birillo troppo tecnico non mi piacerebbe affatto.
- Facciamo così: ogni tanto una piccola pausa, ogni tre ore?
- Ok!
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