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giovedì 15 febbraio 2018

UNA COPPIA GAY CON UN AMICO SPECIALE

Ciao Project,
volevo raccontanti in breve la mia storia più recente, che è cominciata  in sordina ma che sta diventando la struttura portante della mia vita.
Ho 41 anni, quindi non sono più un ragazzo da un pezzo, ho avuto le mie storie, specialmente tra i 20 e i 30 anni, poi sotto il profilo sessuale sono entrato in una specie di limbo, mi sono dedicato soprattutto al lavoro e in pratica ho messo in stand by la mia vita affettiva-sessuale. Incontravo i miei amici, passavo le serate con loro e stavo bene ma l’idea di trovarmi un ragazzo l’avevo messa da parte. Il mio lavoro, che mi piace molto, mi coinvolgeva e occupava quasi tutto il mio tempo, il tempo rimasto lo dedicavo agli amici, questa condizione, diciamo così di sospensione della vita affettiva è andata avanti per diversi anni, direi quasi fino ai 38, poi ho incontrato Stefano, un ragazzo che ne aveva allora 25 anni, io ne avevo 39. Con Stefano è cominciato qualcosa di nuovo e di inaspettato, che all’inizio ho faticato molto a definire. Non era la classica storia d’amore, anche se lui è veramente un bel ragazzo. Lui ha la sua vita affettiva e sessuale, ha un ragazzo fisso e non lo lascerebbe certo per me. D’altra parte io non l’ho mai considerato come un possibile fidanzato e per la verità di fantasie sessuali su di lui ne ho avute ben poche, cioè è successo specialmente nei primissimi tempi, quando tendevo a inquadrare la relazione come una classica relazione di coppia, poi, man mano che mi sono reso conto che le cose non stavano così, sono sparite anche le fantasie sessuali. Stefano mi chiama più o meno una volta alla settimana, io gli mando un sms molto intenso nei giorni di festa o in risposta a sms mandatimi da lui. Non parliamo spesso ma tra noi si è creato un rapporto speciale che non riesco a definire, stiamo bene insieme, si creano dei momenti molto intensi ma lui sta col suo ragazzo e da quello che vedo per lui il suo ragazzo è veramente essenziale, me ne parla spesso ma non da innamorato da operetta, ne parla con rispetto, con stima, è evidente che si vogliono bene e che tra loro c’è una comunicazione seria, ma il suo ragazzo ha 21 anni e io ne ho 20 di più e questo fa la differenza, almeno è quello che io penso. Io penso che Stefano tenda a non caricare troppo il suo ragazzo parlandogli dei suoi problemi, in qualche modo lui sente di avere una funzione protettiva rispetto al suo ragazzo, tende a rassicurarlo. Ha parlato di me al suo ragazzo e ha insistito perché ci incontrassimo tutti e tre, cosa che è successa. Loro si scambiavano tenerezze davanti a me e la cosa non solo non mi turbava minimamente ma mi sembrava molto bella. Adesso il suo ragazzo, ogni tanto, mi telefona, soprattutto per sapere se Stefano è da me, io penso che si sia reso conto che non ha nulla da temere, e d’altra parte mettere in crisi la storia d’amore di un ragazzo di 21 anni che, tra l’altro, è la felicità di Stefano, sarebbe veramente una cosa squallida. Ma torniamo a Stefano. Ormai do per scontata la sua presenza, penso che sarà una costante della mia vita e già ora è un punto di riferimento fondamentale. Mi sono chiesto mille volte e continuo a chiedermi ogni giorno se la mia presenza possa in qualche modo danneggiare Stefano o il rapporto con suo ragazzo, perché potrei anche essere un elemento dirompente, però vedo che né Stefano né il suo ragazzo mi avvertono come un pericolo, il rapporto tra noi è assolutamente tranquillo, non credo affatto che il ragazzo di Stefano reciti con me fingendo simpatia per compiacere Stefano, lo vedo proprio sereno e a suo agio. D’altra parte io cerco di invadere il campo il meno possibile. Qualche tempo fa non sono stato bene e ho percepito nettamente la presenza sia di Stefano che del suo ragazzo. Sono venuti a trovarmi più volte, mi hanno telefonato entrambi più volte. Credimi, Project, certe volte non so proprio che cosa fare e cerco di mettermi da parte, di lasciare loro la massima libertà, anche, qualche volta, di non farmi trovare. Certe volte vorrei uscire da questo tipo di rapporto che per certi versi mi sembra strano ma poi non lo faccio perché mi rendo conto che non mi permettono di allontanarmi, che in qualche modo alla mia presenza ci tengono, che la ricercano. Mi sento quasi caricato di una responsabilità e non solo nei confronti di Stefano. Non posso negare che tutto questo sia per me anche profondamente gratificante, perché la mia vita affettiva gira ora completamente intorno a questi due ragazzi e mi sento finalmente vivo. Mi colpisce il fatto che tutto questo non abbia per me implicazioni sessuali e che io mi aspetti al massimo la prosecuzione delle cose così come sono adesso, cosa che però considero veramente importante. Non so se preferirei una normale relazione di coppia comprese le implicazioni sessuali, in fondo quella è solo un’ipotesi, mentre la presenza di Stefano e del suo ragazzo è una realtà e comporta un coinvolgimento affettivo molto forte e reciproco. Stefano mi considera “solo” un amico ma nel dire “solo” vuole specificare che la sua scelta di un compagno l’ha già fatta e resterà quella, ma ci sono altri livelli di implicazione nei quali una “semplice” amicizia può avere un peso enorme nel determinante l’equilibrio interiore di un individuo. Ti confesso, Project, che ho molta paura di poter fare danni che magari potrebbero manifestarsi a distanza di anni. So bene che tutto quello che va in qualche modo fuori schema presenta dei rischi , vorrei solo che tutto questo non si trasformasse col tempo da una bellissima relazione in un motivo di incomprensione e di risentimento. Al momento non c’è niente di simile e proprio per esorcizzare questa eventualità sto cercando di mettermi gradualmente da parte. Che ne pensi, Project? Ovviamente, se vuoi, puoi pubblicare la mia mail.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=22&t=6376

domenica 3 febbraio 2013

AMORE GAY SENZA COPPIA GAY


Caro Project,
ho avuto modo di parlare con te diverse volte tramite msn ma credo che tu non possa facilmente ricordarti di me senza un riferimento più preciso. Ventottenne follemente innamorato di un ragazzo ventitreenne col quale credevo di aver costruito un bellissimo rapporto, poi sono stato abbandonato da questo ragazzo l’estate scorsa ma in un modo che non riuscivo a spiegarmi, ho parlato con te per una intera nottata nel mese di Settembre (nickname: sad). Ti avevo chiamato perché avevo bisogno di sfogarmi e invece parlare con te mi ha fatto uno strano effetto, mi sono accorto che ragionavi in un altro modo e che davi dei fatti una lettura del tutto diversa dalla mia, o forse solo diversa da quella che io mi sforzavo di dare.
La cosa che più mi ha colpito è stata la tua visone della vita di coppia. Ho conservato i log delle conversazioni:
Sad ha scritto: Ciao Project, sei impegnato?
Project ha scritto: Ciao Sad, piacere di fare la tua conoscenza!
Sad ha scritto: Forse ti ricordi, ti avevo scritto a fine giugno, ventottenne innamorato pazzo di un ventitreenne, (io e lui eravamo stati insieme in montagna a Natale)…
Project ha scritto: Ah sì … e lui aveva perso il portafoglio in albergo e glielo avevano riportato?
Sad ha scritto: sì sì esattamente! Proprio quello!
Project ha scritto: Sì, adesso mi ricordo! Una bella storia, una storia che mi aveva colpito molto. E adesso come va?
Sad ha scritto: adesso sono di nuovo single, la storia è finita!
Project ha scritto: ma che è successo? Sembrava che andasse tutto bene…
Sad ha scritto: si è comportato con me in un modo indegno, mi ha trattato senza il minimo rispetto, io avevo cercato di fare di tutto per lui e per fare in modo che stesse bene ma mi ha lasciato come se per lui io non valessi nulla
Project ha scritto: ma adesso lui sta con un altro ragazzo?
Sad ha scritto: no, non credo
Project ha scritto: e allora perché se ne è andato?
Sad ha scritto: non lo so, non l’ho capito, mi ha detto che si sentiva troppo stretto, che non se la sentiva di fare scelte definitive, io gli avevo chiesto di incontrarci ma mi ha detto di no e non c’è stato niente da fare per fargli cambiare opinione, poi abbiamo litigato proprio malamente e l’ho mandato a quel paese e penso anche che ci sia rimasto molto male, con me, se vuole fare una cosa seria va bene ma se è tutto un tira e molla non mi sta bene per niente. È come se mi avesse utilizzato quando aveva bisogno di me e mi avesse lasciato solo proprio quando io avevo maggiore bisogno di lui. Io pensavo che ormai tra noi ci fosse un rapporto consolidato, pensavo di poter fare affidamento su di lui e invece no.
Project ha scritto: ma quando è successo?
Sad ha scritto: più o meno un mese e mezzo
Project ha scritto: e dopo che vi siete lasciati lo hai risentito oppure è sparito del tutto?
Sad ha scritto: sì mi ha chiamato lui, sembrava che volesse tornare indietro, mi aveva detto che mi voleva bene ma quando gli ho chiesto se voleva tornare con me mi ha detto che non se la sentiva e che non aveva chiamato per questo ma per sapere come stavo e allora ho perso la pazienza e gli ho detto di non farsi sentire più
Project ha scritto: ed è finita così?
Sad ha scritto: no, qualche volta abbiamo parlato anche su msn ma io non posso stare sulle montagne russe in questo modo, non posso essere esposto ai suoi sbalzi di umore, perché lui in fondo non vuole stare con me e questo mi sembra chiaro, io ho bisogno di stabilità e a lui questo non sta bene, cioè la stabilità gli sembra un modo per rinunciare ad altre cose, come se si stesse chiudendo in trappola, e la cosa così non può reggere. Lo so che lui è più giovane di me e che magari desidera pure fare le sue esperienze ma un certo punto una scelta chiara la deve pure fare, il fatto che lui adesso stia solo è soltanto colpa sua e a me non me ne importa nulla, non posso rovinarmi la vita per correre appresso a lui e a tutto quello che gli passa per la testa. Lui ha una visione delle cose troppo diversa dalla mia
Project ha scritto: ma è proprio vero che non te ne importa nulla?
Sad ha scritto: comunque non posso tollerare il fatto che mi ha trattato senza nessun rispetto, parliamoci chiaro, Project, io adesso sto proprio male, per me è un fallimento, io ho bisogno di stabilità, se lui non ne vuole sapere, cercherò di darmi da fare e di trovarmi un altro ragazzo in modo che sia una cosa stabile, tranquilla, con lui non lo sarebbe comunque, che ne pensi, Project?
Project ha scritto: ma sei proprio sicuro che lui voglia chiudere definitivamente?
Sad ha scritto: no, però adesso voglio chiudere io, non ce la faccio ad andare avanti così! Sono stanco, Project, e sono disilluso, lo avevo sopravvalutato, pensavo che a me ci tenesse veramente e invece si è dimostrato egoista. Quando lui aveva bisogno di me io c’ero sempre ma quando io ho avuto bisogno di lui, lui nemmeno se ne è preoccupato
Project ha scritto: le cose che mi avevi detto tempo fa di questo ragazzo erano molto positive, proprio a livello di persona, però io allora, scusa se te lo dico, avevo avuto l’impressione che tu avessi un modo molto rigido di vedere le cose
Sad ha scritto: cioè ?
Project ha scritto: aspetta, cerco di spiegarmi, tu avevi in mente un modello di coppia stretta e probabilmente la mentalità di questo ragazzo non è compatibile con quel modello. Quando ci si innamora di una persona c’è sempre il rischio di vederne in realtà solo alcuni aspetti e di completare gli altri aspetti a fantasia seguendo i nostri desideri, ma innamorarsi veramente significa amare un ragazzo per quello che è, cioè volergli bene anche negli aspetti che noi non possiamo capire, che in genere hanno motivazioni profonde e non sono atteggiamenti stupidi, è possibile che per lui la vita di coppia non vada bene o non vada bene così come tu la immagini, nel senso di coppia stretta
Sad ha scritto: allora vuol dire che non mi vuole bene veramente! Perché per me non è disposto a rinunciare a nulla
Project ha scritto: no! Non dire così, volersi bene veramente non vuol dire dover rinunciare per forza a qualcosa e nemmeno accettare un modello di coppia stretta, è una cosa completamente diversa. Penso che potresti trovarti a scegliere tra il modello di coppia stretta e questo ragazzo. Io non darei affatto per scontato che tu debba rinunciare a questo ragazzo e nemmeno che la storia sia finita, forse è finita la possibilità di vivere con lui una storia nel modo in cui te la sei immaginata e d’altra parte non ha senso pensare che uno debba adeguarsi all’altro, si tratta di trovare un equilibrio possibile per entrambi ma, se devo dire quello che penso, non mi sembra che la storia sia veramente finita e anche tu non hai il modo di fare di uno che è stato veramente deluso.
Sad ha scritto: non so che dirti, Project, ma adesso almeno per un po’ non lo voglio sentire più e poi che vuol dire volersi bene veramente se non stare in coppia?
Project ha scritto: questo non lo so, è tutto da verificare, certe volte noi pretendiamo che le persone si adeguino ai nostri modelli, ma sono le persone il valore assoluto non i modelli. È vero che questo discorso dovrebbe valere anche dal suo punto di vista, però penso che anche lui possa essersi sentito molto a disagio. Forse pensava di essere accettato così come era realmente, con tutte le sue incertezze, le sue contraddizioni e il suo bisogno di libertà e non come un ragazzo che si deve adattare a quello che il suo compagno desidera, Io ti direi comunque di non mantenere con lui posizioni rigide. Un rapporto non esiste più quando non c’è più affetto, non quando le cose non vanno secondo i nostri schemi e qui non mi sembra che l’affetto non ci sia più.
Sad ha scritto: mah … in fondo io gli voglio bene, però così per me è troppo difficile, no, Project, per me così non va bene. Io ho bisogno di un minimo di sicurezza
Questa era la nostra conversazione del mese di settembre e da allora sono successe tante cose, io ho cercato di stare con altri ragazzi, ma praticamente la cosa è stata impossibile perché avevo sempre lui in mente. I nostri rapporti non si sono interrotti, mi ha chiamato diverse volte ed è stato a parlare con me molto seriamente, non è mai voluto tornare con me per non illudermi, così ha detto, per non mettermi in mente che le cose potevano ritornare come prima. Mi ha trattato pure con rispetto e con affetto, cosa che io non mi aspettavo, anche se di fatto non è tornato con me. Non so se ha un altro ragazzo, ma non credo. Con me è molto esplicito, come è sempre stato, mai discorsi di circostanza e sempre posizioni molto nette, ci siamo anche visti di persona e più di qualche volta.
Indubbiamente rivederlo mi riportava all’idea di rimettermi con lui e qualche volta mi era difficile accettare che non sarebbe successo. Mi dice che ha bisogno di libertà, di provare a fare la sua vita ma che mi vuole bene e comincio a pensare che sia vero, anzi lo penso. In certi momenti ci abbracciamo e mi fa un effetto stranissimo ma è un effetto positivo, ho l’impressione che non l’ho perso, certo però che devo ridimensionare i miei sogni. È un po’ come dicevi tu, Project, mi trovo a decidere tra questo ragazzo e il tipo di vita che avevo immaginato con lui.
Pensare che potrebbe sentirsi libero, che potrebbe volermi bene anche se si innamorasse di un altro ragazzo mi sembra ancora molto difficile da accettare. Questa estate mi sembrava del tutto inconcepibile, adesso mi sembra difficile da accettare ma non mi sembra una ipotesi assurda. In effetti se un ragazzo sta con un altro e per questo non ti vuole più bene perché pensa solo all’altro ragazzo, allora certamente non ci puoi mantenere nessun rapporto, ma se quel ragazzo potesse continuare a volermi bene lo stesso, magari anche se ha un altro ragazzo, avrebbe senso dire che è meglio mandate tutto in malora? Non lo so proprio Project.
Evidentemente ci hanno messo in mente dei modelli di comportamento per cui l’amore deve essere esclusivo, cioè o con me o con un altro, ma forse questi modelli sono complicazioni che non servono affatto a volersi bene. Forse adesso mi sembra che potrei anche adattarmi perché in effetti adesso lui non ha un altro ragazzo, probabilmente se ne avesse uno non riuscirei ad accettarlo. In pratica io spero di poter essere comunque tutto per lui, così lui non avrebbe bisogno di niente altro e io troverei la mia tranquillità, in pratica un po’ come prima. Cioè lui adesso, anche se si è allontanato da me, continua a volermi bene perché di fatto non c’è nessun altro. O forse potrebbe funzionare bene anche se avesse veramente una altro ragazzo? Proprio non lo so.
Con me è stato sempre sincero e ho l’impressione che insieme stiamo veramente bene. Probabilmente io per lui non sono proprio tutto, non gli basto ma non nel senso che mi svaluta ma nel senso che ha bisogno anche di altre cose che io non posso dargli, dico non posso perché magari sono cose che io non capisco o solo perché ha bisogno anche dell’affetto di altre persone. In questo ultimo periodo ho l’impressione che lui voglia starmi vicino, che si preoccupi di quello che dico e di quello che penso e soprattutto che si preoccupi di farmi capire che mi vuole bene ma senza illudermi.
Ma come faccio, Project, a pensare che magari ci rimettiamo insieme, perché probabilmente succederà, o almeno in qualche modo succederà, ma come faccio a pensare che poi potrebbe anche avere un altro ragazzo? Non dico come faccio a pensare che potrebbe non volermi bene, perché non credo che questo possa succedere ma come faccio a pensare che io non sarei comunque tutto per lui. Questa cosa mi sconvolge. Project e se dopo sto peggio? E se poi magari sono io quello che lo illude perché non sono capace di rispettare le sue regole e poi mi aspetto che sia tutto come prima?
Io penso che un altro ragazzo potrei trovarlo, però non è quello che voglio. Quando ho provato ad avvicinare altri ragazzi io mi aspettavo da loro le sue reazioni le sue risposte e invece mi trovavo davanti a cose del tutto diverse che mi coinvolgevano molto poco, in pratica non mi coinvolgevano per niente perché pensavo che quei ragazzi non erano come lui. Quando c’è lui io la sua presenza la sento fortissima e non è nemmeno una questione di sesso; anche discutere con lui, anche litigare è un’altra cosa. Non mi dà ragione quando pensa che io abbia torto e soprattutto è un confronto vero, alla pari. In fondo lui non si è adeguato ma mi ha voluto bene lo stesso e su questo non ho dubbi, ma mi ha voluto bene a modo suo. Non so nemmeno se il nostro sarebbe un rimettersi insieme, probabilmente si tratta di una cosa diversa che non coinvolge il concetto classico di coppia.
Project, tu capisci in che razza di problemi mi trovo? È una situazione che prima non avrei mai accettato per nessuna ragione, l’avrei scartata per principio, ma io non voglio stare senza quel ragazzo, certo è che la cosa, in questi termini mi farà vivere in ansia e penso che il senso dell’incertezza sarà inevitabile anche in futuro. Tu pensi veramente che si possa arrivare a trovare una stabilità anche in questo modo? Che si possa essere felici anche così?
p.s.: se credi, pubblica pure questa mail.
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lunedì 5 novembre 2012

STORIA D'AMORE GAY


Caro Project,
tu non mi conosci ma io posso dire di conoscerti ormai da diversi anni. Ho 30 anni, leggo Progetto Gay praticamente ormai da più di cinque anni. Progetto Gay mi ha fatto compagnia nei momenti più bui della mia vita, non ho mai avuto il coraggio di scriverti nemmeno quando ne avrei avuto veramente bisogno ma leggevo i tuoi post e cercavo di pensare che fossero riferiti a me. Project oggi ti scrivo questo post per dirti che mi hai fatto capire tante cose, mi hai fatto riflettere e penso che tu mi abbia anche difeso da me stesso e dalle brutte idee che mi sono passate per la mente. Mi piacerebbe che tu pubblicassi questa mia mail perché voglio dedicarla a Michele, il ragazzo che mi ha cambiato la vita.

Ho conosciuto Michele poco meno di tre anni fa, quando passando da un lavoro all’altro sono capitato con un contratto a termine in un’azienda di smaltimento rifiuti. Non è il lavoro più bello del mondo ma è un lavoro e io certamente non potevo permettermi di rifiutarlo. Mi sono presentato al capo del personale, ho compilato tutta la documentazione necessaria e poi sono stato accompagnato da un operaio anziano al mio settore che era quello del riciclo dei materiali informatici. In pratica dovevo impiegare il mio tempo smontando apparecchiature elettroniche e informatiche, soprattutto vecchi computer. Mi spiegano più o meno che cosa devo fare e me lo fanno vedere in pratica, poi io comincio a lavorare. Con un’ora di pausa per il pranzo avrei dovuto lavorare fino alle 19. Dato che era il primo giorno di lavoro in quell’azienda cerco di impegnarmi al meglio. 

Il pomeriggio verso le 16 sento una sirena che suona e vedo gente che corre verso una torre di deposito. Una struttura di sostegno ha ceduto e un operaio giovane è stato investito da una valanga di detriti, lo hanno tirato fuori quasi subito ma non respira. Io ho fatto i corsi di primo soccorso e siccome non c’erano medici gli ho fatto il massaggio cardiaco e la respirazione bocca a bocca, nel frattempo hanno chiamato l’ambulanza. Fortunatamente il cuore ha ricominciato a battere dopo poco più di un minuto, ma il ragazzo era stralunato, balbettava ed era in evidente stato confusionale, dopo altri dieci minuti è arrivata l’ambulanza e il capo turno mi ha detto di andare all’ospedale con quel ragazzo. Io e Michele ci siamo incontrati così. 

Già in ambulanza il medico gli aveva immobilizzato il collo e la schiena e gli aveva fatto prendere un po’ di ossigeno e Michele era già meno confuso. 

Entriamo in pronto soccorso insieme. Lo portano dentro senza attendere il triage. Arriva il neurologo, gli fa fare subito un elettrocardiogramma e lo manda a fare una tac. Devo aspettare fuori. Il neurologo cerca di tranquillizzarmi ma mi sento agitatissimo, dopo una ventina di minuti Michele torna in pronto soccorso, il neurologo dice che stando alla tac non sembra che ci siano cose preoccupanti ma Michele dovrà restare in osservazione fino all’indomani. Lo portano in una stanza del pronto soccorso e io resto con lui. 

È lucido, parla disinvoltamente e mi dice: “Se non ci fossi stato tu, io non ci sarei più!” Io gli racconto quello che mi hanno detto i medici ma lui è già tranquillo. Non vuole che si avvisino i genitori che vivono un una cittadina a circa 200 km, dice che si agiterebbero inutilmente. Mi chiede di mandare un msn ai genitori per tranquillizzarli: “Qui tutto ok, vi mando il messaggio della sera dal cellulare di un amico perché il mio l’ho dimenticato al lavoro. Un abbraccio, Michele”. 

Mi dice che è arrivato in città da pochissimi giorni e che ha trovato una stanza ma per lui è cara perché è una stanza per due. Gli dico che io sono arrivato proprio quella mattina e che sto cercando un posto per dormire e decidiamo i dividere le spese. Resto con lui tutta la notte. La mattina verso le 10.00 torna il neurologo, fa alcune manovre ma Michele sta molto meglio e si vede. Il neurologo conferma che non hanno trovato lesioni o danni, fa rifare l’elettrocardiogramma, il cardiologo dice che non ci sono problemi e che il fatto che lo abbiano soccorso subito è stato determinante. Lo dimettono con tre giorni di prognosi. Andiamo a casa sua con gli autobus. Io telefono al lavoro per dire che ho riportato Michele a casa, mi dicono che il mio turno è stato spostato e farò dalle 14.00 alle 20.00. 

Michele non vive in una stanza in affitto ma in un minuscolo appartamentino di una sola stanza, cucinotto e un piccolissimo bagno, è una casa piccola ma è una casa vera, non solo una stanza. Non mi pare vero di avere trovato una sistemazione come quella. Sono felice per la stanza, ma la giornata è stata così piena di avvenimenti che non mi sono nemmeno fermato a riflettere su Michele. 

In pratica avevo trovato un lavoretto, che speravo prorogabile, avevo trovato un alloggio con un compagno di lavoro ed ero felice per questo, non mi mancava più niente. Avevo di fronte a me sei mesi di relativa tranquillità. Saluto Michele e vado al lavoro, gli lascio il mio cellulare perché può servire più a lui che a me. 

Arrivo agli impianti alle 13.30 e mi mandano dal capo del personale che mi chiede come sta Michele, evidentemente è preoccupato non tanto per Michele ma perché un incidente può creare problemi all’azienda, quando sente che la prognosi è solo di tre giorni si tranquillizza, mi ringrazia per aver fatto il massaggio cardiaco a Michele e mi dà la mano, cosa che non aveva fatto il giorno prima quando mi ero presentato da lui per l’assunzione e poi mi manda in reparto.

Io resto lì a pensare che la sera rivedrò Michele, è un pensiero che mi ritorna in mente spesso. Non so nulla di Michele, ma so che ormai vivremo insieme per sei mesi e il fatto di trovarmi con lui e non con altre persone mi rende felice. Poco prima delle 21.00 sono a casa.

Michele è in piedi, ha riordinato la casa, adesso è tutto pulito. Noto un particolare: prima i due lettini erano accostati, come per formare un letto matrimoniale, anche se solo da una parte c’erano le lenzuola, adesso invece i lettini erano separati e in mezzo c’era il tavolo. Michele aveva lavato il pavimento e il bagno era lucido. Aveva pure preparato un po’ di cena: pasta corta coi fagioli. Quando mi vede mi saluta ma da lontano, non mi abbraccia. Gli chiedo come si è sentito durante la giornata e mi dice: “Bene!” Mi dice che ha fatto una telefonata col cellulare per avvisare la padrona di casa che c’ero anche io.

Ci mettiamo a tavola, la conversazione è molto imbarazzata, io non trovo altri argomenti di conversazione al di là del chiedergli della sua salute. Poi cominciamo a parlare delle precedenti esperienze di lavoro e la conversazione diventa più semplice. Lui ha lavorato in un vivaio, in grosso un supermercato e in un’azienda agricola. Il periodo più lungo (quasi un anno senza interruzioni) è stato in un’agenzia di servizi amministrativi, ma poi il contratto è scaduto e non glielo hanno rinnovato ed è tornato al vivaio con contratti rinnovati di tre mesi in tre mesi ma con delle interruzioni. Adesso con la ditta di smaltimento rifiuti ha un contratto di sei mesi. Gli dico che io in pratica ho lavorato solo nei supermercati, ma sempre per periodi brevi ma che ultimamente non ho trovato più lavoro e stavo andando in crisi perché non lavoravo da quasi tre mesi, poi mi è arrivata la proposta della ditta di smaltimento rifiuti e sono venuto qui lasciando i miei, che abitano proprio in un’altra regione. D’altra parte anche Michele ha dovuto fare lo stesso. 

Michele ha un anno meno di me, lo avevo saputo quando abbiamo compilato i documenti in ospedale, anzi meno di un anno. Dopo la scuola superiore (lui è corrispondente in lingue estere) ha cercato di trovare lavoro per aiutare economicamente la famiglia. Il padre ha 66 anni ed è invalido in carrozzella a seguito di un incidente sul lavoro, la madre ne ha 58 e lavora come può per portare avanti la casa. Il padre dopo l’incidente è stato in depressione per parecchio tempo ma poi fortunatamente ne è uscito. La madre fa quello che può. Michele è figlio unico e anche lui fa quello che può per la famiglia. 

Mi sento quasi fortunato, perché i miei genitori sono ancora in buona salute e sono molto più giovani di quelli di Michele. I miei problemi sono in fondo soltanto problemi di lavoro che non si trova ma i miei riuscirebbero ad andare avanti anche senza il mio aiuto. 

Dico a Michele che anche io sono figlio unico e gli parlo un po’ dei miei genitori. Mi sta ad ascoltare attentamente, mi lascia parlare senza fare domande. Poi torniamo a parlare di lavoro e lui mi spiega quello che sa del lavoro che abbiamo cominciato a fare da pochissimo. Poi si alza, sciacqua i due piatti e li rimette nella credenza e mi dice che farei bene ad andare a letto, perché domani ho il turno alle sette del mattino. Mi metto a letto, lui arriva dopo cinque minuti. Ci diciamo soltanto buonanotte.

Io resto a pensare a tutto quello che è successo e a Michele che dorme (se dorme) dall’altra parte del tavolo. Cerco di ricordare tutti i momenti della nostra conversazione. Abbiamo parlato del lavoro, dei genitori e incidentalmente di tante altre cose ma non abbiamo parlato di ragazze. È normale che un ragazzo di 26 anni (Michele) e uno di 27 (io) si trovino a parlare liberamente e che non si dica nemmeno una parola che riguardi le ragazze? La risposta mi sembrava ovvia.

La mattina seguente dobbiamo alzarci molto presto. I faccio una rapidissima doccia, lui prepara il caffè poi entra in bagno e io preparo la borsa da portare al lavoro. Andiamo di corsa a prendere il tram, comincia a fare freddo, lui ha una sciarpa, io no e sono vestito con abiti leggeri. Si toglie la sciarpa e me la passa, gli dico di tenerla, ma insiste e io mi metto la sua sciarpa intorno al collo. La sciarpa è ancora calda e la sensazione è bellissima! È il calore di Michele! 

Alla pausa pranzo mi propone di chiedere ai capireparto (suo e mio) di metterci i turni alla stesse ore, visto che abitiamo nella stessa casa. Mi chiede se io sono d’accordo. Io gli dico “Certamente!” e gli sorrido e lui mi risponde con un sorriso. Io finisco alle 15.15 e lo aspetto ma lui ritarda fino alle 15.45, quando arriva mi dice che è andato a parlare all’ufficio del personale e poi coi nostri capireparto e hanno deciso che fremo per i primi tre giorni della settimana dalle 7.00 alle 16.00 con un’ora di pausa pranzo e per gli altri tre giorni dalle 13.00 alle 21.00 senza pausa cena. Gli dico che per me ve benissimo. In questo modo possiamo andare e tornare insieme. Mi dice che l’indomani devo andare all’ufficio del personale per confermare che per me va bene. Naturalmente in caso di necessità i turni ce li possono cambiare.

Lavoriamo in settori diversi e purtroppo i nostri turni di mensa sono diversi ma queste cose non possiamo cambiarle. Certo mi piacerebbe molto passare l’ora di mensa con Michele ma non si possono realizzare tutti i desideri.

Nei giorni successivi comincio a conoscere meglio Michele, è molto riservato, per quello che posso vedere non riceve telefonate e chiama al telefono solo i suoi genitori, esattamente come accade a me. Resto molto colpito dall’intelligenza di Michele, dal fatto che è un ragazzo che ha mille interessi e che è capace di parlare di tutto ma senza rimanere nel generico. Quando abbiamo i turni di mattina, nella serata restiamo insieme a vedere la televisione e lui cerca sempre programmi di carattere scientifico o storico e anche in questo andiamo perfettamente d’accordo. Una volta navigando attraverso i canali della televisione è capitato in una trasmissione in cui si parlava anche di omosessuali, io ho provato un momento di imbarazzo, lui ha disinvoltamente cambiato canale, come se non avesse fatto caso all’argomento della conversazione ma io ho percepito un attimo di esitazione e questo ha rimesso in moto il mio cervello.

Michele è un bel ragazzo, forse anche meglio di me, o meglio senza forse. È alto, ha i capelli lisci color mogano, occhi chiari molto belli quando sorride. Il sorriso di Michele è bellissimo. 

Col passare dei giorni le cose, sostanzialmente non sono cambiate, non abbiamo mai parlato di ragazze né di sesso ma solo di lavoro e i possibili riferimenti ai gay sono stati messi totalmente da parte. Con lui stavo bene, mi sentivo a mio agio e anche se avevo qualche dubbio, avevo comunque messo da parte l’idea che tra noi potesse nascere una storia d’amore. 

Sono passati alcuni mesi, io ero tutto sommato felice, speravo che il mio contratto sarebbe stato rinnovato ma non è successo e, scaduti i sei mesi, sono stato licenziato mentre Michele è rimasto in azienda. Per me è stato un momento terribile. Non avevo più denaro nemmeno per pagare la mia quota dell’affitto, avrei dovuto cercare subito lavoro da qualche altra parte ma avevo perso tempo sperando che il mio contratto fosse rinnovato e comunque sarei andato incontro a un periodo di disoccupazione e forse anche ad un lungo periodo di disoccupazione. Ero depresso, molto amareggiato, sapevo che sarei dovuto rientrare a casa dei miei genitori per aspettare un nuovo lavoro e poi avrei perso Michele e la cosa mi metteva veramente in crisi.

Michele qui è stato veramente la mia ancora di salvezza. Mi ha detto: “No! Tu non te ne vai da nessuna parte! Tu resti qui e vedrai he un lavoro lo troviamo!” Gli ho detto che non avrei potuto comunque pagare l’affitto né niente altro e mi ha risposto: “Non ti posso fare andare via, sarebbe un disastro sia per te che per me. Ormai abbiamo capito che siamo amici e che ci dobbiamo dare una mano. Tu resti qua!” Non posso negare che questo era proprio il discorso che io volevo sentire. Gli ho detto: “Ok! Sei proprio un amico vero!” E lui mi ha sorriso. Quando lui era di turno io andavo al supermercato a cercare tutti i prodotti in offerta per risparmiare soldi, tornavo a casa e cucinavo ma soprattutto andavo freneticamente in cerca di lavoro, scrivevo curriculum e li mandavo alle aziende ma le poche risposte che ricevevo erano tutte più o meno uguali: “Al momento il personale è al completo, ma se si verificheranno delle disponibilità le faremo sapere.” Sempre la solita musica. Una mattina trovo nel telefonino una mail di un’azienda che non avevo mai sentito nominare, la apro ed era una convocazione per un colloquio di lavoro per il lunedì successivo e la ditta era anche in città, dall’altra parte della città ma in città. La mail faceva riferimento ad una mia mail di 15 giorni prima, ma io non avevo mandato nessuna mail a quell’azienda.

Quando Michele torna a casa gli racconto della mail che ho ricevuto e gli dico che però io non ho mandato nessuna mail a quell’azienda e lui mi dice: “Certo che l’hai mandata!” e nel dire così sorride. Allora capisco che l’ha mandata lui! In pratica passava quasi l’intera pausa pranzo ad inviare curriculum a mio nome a tutte le aziende della zona. Mi dice che quell’azienda cercava un esperto di informatica a livello medio e che lui pensava che fosse la cosa adatta per me, perché sono perito informatico. Andiamo sul sito dell’azienda, comincio a capire più o meno di che cosa si tratta. In pratica il colloquio riguarda l’uso di editor visuali, dell’html, del php e dei css. 

A casa riuscivamo a utilizzare internet senza abbonamento perché al piano di sotto c’è uno studio tecnico di un geometra che ha internet sempre attaccato e lo utilizziamo anche noi, il geometra lo sa ma non dice nulla. Mi metto al pc e comincio a studiarmi a fondo gli argomenti del colloquio. Più cerco di approfondire più mi rendo conto che è un pozzo senza fondo, mi sento sconfortato e penso che non riuscirò mai a superare quel colloquio. Quando Michele è a casa fa tutto lui e cerca di mettermi nelle condizioni migliori per studiare. Io mi impegno al massimo delle mie possibilità. Il giorno del colloquio devo andarci da solo perché Michele è di turno in azienda.

Mi presento, vestito in modo non troppo impegnativo, ma perfettamente rasato e coi capelli corti. Siamo in sei, mi sento quasi a disagio nel vedere gli altri con pc portatile e super-telefonini. I colloqui durano parecchio, io sono l’ultimo, entro poco prima delle 14.00. Mi danno tre fogli mi fanno leggere il quesito e mi fanno spiegare che cosa fare per risolvere il problema. Sui primi due quesiti, che erano quasi banali, rispondo subito e l’ingegnere sembra soddisfatto. Il terzo quesito è decisamente più difficile. Ho un’idea su come si potrebbe risolvere ma scrivere su due piedi le linee di programma necessarie non è facile, dovrei avere ben chiara in mente la sintassi di comandi che si usano piuttosto raramente. Lo dico all’ingegnere, lui mi dice che la via è percorribile e che mi darà un’ora di tempo, con la possibilità di consultare i manuali, per vedere che cosa sono capace di fare. Gli dico che va bene, mi fa mettere al pc e mi apre Notepad, che per fortuna conosco bene. Mi dice che quando ho terminato posso bussare alla porta della stanza a fianco. Io mi metto al lavoro e cerco di non farmi prendere dal panico. In mezz’ora scrivo le linee di programma necessarie, le riguardo molte volte, poi le stampo e vado a bussare alla porta dell’ingegnere, gli do il foglio. Lui guarda il programma e mi dice che me la so cavare e che mi faranno un contratto a sei mesi, io mi sento felice. L’ingegnere mi dice che nella sua azienda (era proprio l’amministratore delegato) se avrò voglia di lavorare potrò avere delle possibilità di crescere. Per le prime due settimane avrei dovuto frequentare un corso intensivo in azienda. Avrei cominciato il lunedì successivo. Poi mi dà la mano e mi dice: “Lei è una persona in gamba, ho piacere che sia dei nostri!” Poi mi manda in amministrazione per sistemare le carte.

Quando esco sono ormai le 17.00 e Michele è lì fuori ad aspettarmi! Questa volta lo abbraccio e gli dico: “Mi hanno preso con contratto a sei mesi!” Poi gli racconto punto per punto come sono andate le cose. Inaspettatamente mi scompiglia i capelli e mi abbraccia forte. Torniamo a casa, mi sento un’altra persona.

È stato allora che ci siamo detti che ci volevamo bene. Non abbiamo nemmeno pronunciato la parola “gay” perché non ce ne era proprio bisogno. Avere vicino un ragazzo che ti vuole bene e che condivide veramente la vita con te è meraviglioso. Alla fine, dirsi “ti voglio bene!” è molto di più che dirsi “sono gay”. 

Da allora e fino al mio primo giorno di lavoro sono andato ogni giorno ad accompagnare Michele al lavoro e ad aspettarlo fuori dell’azienda alla fine del turno e vederlo venire verso di me sorridendo era proprio come vedere il paradiso.

Il primo giorno di lavoro io sono andato vestito come il giorno del colloquio. Non sapevo in che cosa consistesse il corso che avrei dovuto frequentare. Mi hanno presentato quattro ragazzi, tutti ingegneri, e mi hanno detto che avrei lavorato per due settimane con loro, poi ci hanno mandato dall’ingegnere che mi aveva fatto il colloquio che ci ha dato dei libri e ci ha mandato in 5 stanze diverse, chiedendoci di leggere la prima dispensa del corso e di mettere per scritto eventuali proposte per lo viluppo del progetto considerando gli obbiettivi finali. 

Avremmo dovuto lavorarci per otto ore. Ho cercato di fare del mio meglio senza perdere un secondo e ho scritto una decina di pagine su come pensavo che si potesse sviluppare il progetto, poi le ho riviste cercando di rendere il tutto facilmente comprensibile attraverso degli esempi, ho inviato il mio elaborato pochi minuti prima che scadessero le otto ore e ne ho stampato anche una copia per me. Quando sono uscito dalla mia stanzetta ho visto gli altri erano già andati via tutti, erano le 17.00. Sono uscito e Michele era lì. Gli ho raccontato quello che era successo, poi nel tornare a casa mi è venuto in mente che per migliorare il progetto su cui avevo lavorato si poteva provare un’altra strada. Ci ho lavorato tutta la notte e ho mandato via e-mail il mio nuovo elaborato verso le due della notte. 

L’indomani alle 8.00 ero di nuovo in azienda con gli altri ragazzi che parlavano in continuazione tra loro delle soluzioni che avevano proposto, soluzioni che a me sembravano eccessive, come usare una pressa da 10 tonnellate per schiacciare una noce. Nuovo foglio con nuovo problema da risolvere. Mi metto al lavoro, ma poco prima di mezzogiorno viene l’amministratore delegato e mi dice: “Venga con me.” Gli dico che non ho terminato l’elaborazione del quesito, mi dice: “Lasci perdere e venga con me” Mi porta nel suo ufficio e mi dice che ha letto il mio elaborato di ieri che non è male ma che poi ha letto la mail che gli ho mandato nella notte e che la soluzione che avevo proposto gli è sembrata estremamente intelligente e aveva anche apprezzato il fatto che io avessi continuato a lavorare al progetto anche a casa. Mi ha detto che mi avrebbe fatto lavorare con lui. In pratica dal giorno successivo ho avuto una mia stanza comunicante con quella dell’amministratore delegato. Dopo i sei mesi sono stato assunto a tempo indeterminato a livello quadro intermedio, una cosa che non avrei mai immaginato. Lavoravo dalla mattina alla sera per l’azienda e spesso anche la notte.

Poi sono intervenuti dei fatti nuovi. Michele è stato licenziato dalla ditta di trattamento dei rifiuti, anche lui aveva sperato tanto che gli rinnovassero il contratto e questa volta avevamo mandato decine e decine di curriculum da tutte le parti ma purtroppo non avevamo trovato nulla ed è stato qui che senza dirgli nulla ho deciso di giocarmi il tutto per tutto. Sono andato dall’amministratore delegato e gli ho detto che avevo bisogno di un piacere enorme, mi ha chiesto di che cosa si trattasse e gli ho detto che si trattava di assumere una persona serissima che avrebbe potuto dare moltissimo all’azienda. È rimasto molto perplesso, la richiesta gli ha dato fastidio e me lo fatto notare. Ho insistito dicendo che avrebbe potuto inserire quella persona con compiti amministrativi perché conosceva benissimo l’Inglese e il Francese e sulla sua onestà e affidabilità ci avrei scommesso la testa. Lui ha cominciato un discoro per farmi capire che era impossibile e io gli ho risposto seccamente: “Se lei non assume questa persona io mi licenzio oggi stesso. Non è un ricatto, io penso che sia veramente una cosa ottima sia per me che per lei! E non se ne pentirebbe certamente!” Mi guarda ancora più perplesso e mi chiede: “Si tratta della sua ragazza?” nel dirlo già sembrava più disponibile ma gli ho ribattuto subito: “No! Si tratta del mio ragazzo!” Ha fatto una smorfia e ha detto: “Mi sta prendendo in giro?” Gli ho detto: “Non mi permetterei mai una cosa simile!” Dopo un po’ di tira e molla mi ha detto: “Ok … però devono rimanere fatti vostri…”. Mi ha detto di mandargli il curriculum l’indomani e che lo avrebbe chiamato per un colloquio per vedere dove mandarlo ma che lo avrebbe assunto solo per tre mesi. Io gli ho risposto che avremmo dato il massimo per l’azienda e che lo avrebbe visto.

Michele è andato al colloquio, che non è stato per niente una formalità, poi è stato assunto. Io pensavo che lo avrebbero mandato in amministrazione e invece ho visto che si è sistemato in una stanza di fronte alla mia. Non me lo aspettavo e sono andato a ringraziare l’amministratore. Lui mi ha detto: “Io ho fatto la mia parte, adesso sta a voi di fare la vostra!” e mi ha fatto segno di andare. 

Dopo i tre mesi anche Michele è stato assunto a tempo indeterminato, ormai ci conoscevamo da molti mesi ed eravamo riusciti a costruirci una posizione economica più che dignitosa. Lavoravamo molto, anche ben oltre i nostri obblighi contrattuali e l’amministratore cominciava a fidarsi di noi e certe volte ci mandava a rappresentarlo anche all’estero in posti molto importanti e ci mandava sempre insieme. Ormai, professionalmente eravamo soddisfatti.

Tra noi tutto procedeva come prima: un profondo volersi bene ma niente sesso e io di questo non sapevo trovare una ragione, mi sentivo molto frenato, vedevo che lui, pure trattandomi molto affettuosamente non si sbilanciava mai verso comportamenti con implicazioni apertamente sessuali. Alla fine ne abbiamo parlato e mi ha raccontato di avere subito abusi quando era bambino e fino quasi ai 12 anni da parte di uno zio. Di questi fatti non aveva mai parlato con nessuno. Poi lo zio si era ammalato e lui aveva desiderato che morisse, lo zio dopo qualche mese era morto e lui era rimasto scioccato pensando di avergli augurato la morte e non era più riuscito a pensare al sesso, che lui ormai non riusciva a separare dall’idea dell’abuso e soprattutto dai ai sensi di colpa per aver augurato la morte allo zio.

Dopo aver capito che cosa realmente passava per la mente di Michele ho evitato di insistere. Io volevo bene a Michele con o senza sesso e nulla sarebbe comunque cambiato. Si appoggiava a me ogni tanto quando vedevamo la tv, mi abbracciava e mi passava una mano tra i capelli ma il sesso per lui era una realtà rimossa. 

Dopo un altro anno, quando erano passati ormai due anni e mezzo da quando ci eravamo conosciuti le cose sono cambiate. Eravamo in albergo a Londra a rappresentare la nostra ditta. Dopo una giornata faticosissima passata a seguire trattative economiche, ci mettiamo a scrivere una relazione da mandare all’amministratore, lavoriamo fino alle tre di notte. La partenza era prevista per l‘indomani e l’aereo era già prenotato. Lui mi guarda negli occhi e mi dice: “Abbracciami!” Io lo stringo forte e lui ricambia il mio abbraccio e io sento tutta la forza di questo ragazzo e tutta la sua dolcezza. Per entrambi era la prima volta ed è stata una cosa bellissima. Alla fine ci siamo addormentati uno nelle braccia dell’altro. Da quella notte sono passati sei mesi. Viviamo sempre nella stessa casetta ma sogniamo di averne una tutta nostra con un piccolo giardino davanti. Ma in effetti anche senza una casa nostra non ci manca più nulla. Io devo a Michele la mia felicità!

Questa è ma nostra storia, Project! L’amore gay è una cosa bellissima!
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