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mercoledì 4 ottobre 2017

AFFETTIVITÀ E SESSUALITÀ NELLA VITA DI COPPIA GAY

Il sesso è ben lontano dal rappresentare di per sé il massimo valore nei rapporti umani, ma, nonostante tutto è considerato spesso un valore assoluto, cioè, in buona sostanza, viene mitizzato e pensato come indipendente da tutte quelle condizioni che lo rendono effettivamente gratificante. Il sesso di coppia presuppone che ci sia effettivamente una coppia, cioè che ci siano due persone che si vogliono bene e che hanno visioni del mondo e della stessa sessualità sostanzialmente compatibili. Troppo spesso il sesso di coppia è vissuto in modo individualistico, totalmente al di fuori di un qualsiasi rapporto affettivo, come se il sesso potesse sostituire un’affettività oggettivamente carente. Sento parlare con notevole frequenza di sesso vissuto solo come forma di godimento fisico e individuale staccato dall’affettività, tuttavia sono portato a pensare che, almeno alla lunga, il sesso inteso in questo modo sia sostanzialmente deprimente e frustrante. Nella sessualità non esistono standard e dire “gay”, di fatto, significa dire ben poco. Ciascun individuo ha la sua storia personale, i suoi condizionamenti, le sue fantasie e non è certo una cosa frequente che tra due individui si raggiunga un equilibrio veramente gratificante per entrambi.
Cerchiamo ora di prendere in considerazione gli elementi sintomatici di una crisi di coppia, ossia del venir meno del rapporto affettivo all’interno della coppia.
1) Nella vita di coppia, proprio per la presenza di un legame affettivo, la comunicazione dovrebbe essere completa: ciascuno dei due dovrebbe comunicare all’altro “senza filtri” quanto gli accade, ossia non solo i fatti oggettivi, ma anche le sue valutazioni personali connesse con quei fatti. La riservatezza è un valore tipico degli ambienti sociali in cui si assume un ruolo sociale, ossia in cui si è considerati per quello che si fa, per le proprie azioni, e non per quello che si pensa e che si è nel privato. Si dice comunemente che quando ci si innamora non si vedono i difetti dell’altro e lo si colloca in un’atmosfera quasi mistica. Con l’aumentare dell’età e con lo scorrere degli anni, la tendenza alla mitizzazione del partner, che è evidente nell’innamorato giovane, non sparisce, ma si consolida a livello affettivo. Questo si osserva chiaramente nelle coppie che presentano differenze di età non minime, in particolare da parte del partner più maturo, nei confronti del più giovane.
I prodromi di una embrionale crisi di coppia si possono individuare nel mutato atteggiamento verso il partner, che, progressivamente, non è più considerato miticamente, ma è visto con un atteggiamento sempre più critico. Va sottolineato che, molto spesso, il passaggio dalla mitizzazione alla demitizzazione non si manifesta all’esterno ed è, almeno all’inizio unilaterale. Il partner che vede svanire progressivamente la sua partecipazione affettiva, cerca di supplire ad una spontaneità sempre meno affettiva, con comportamenti volontari, assume cioè il ruolo dell’innamorato per dovere. In breve l’assenza di spontaneità da parte di uno dei due partner emerge, per esempio attraverso discorsi contraddittori e non univoci, che sono immediatamente rilevati come incoerenti dall’altro partner. In questo modo il calo del tono affettivo della coppia diventa bilaterale e si passa ad una fase successiva, cioè si passa dal contatto affettivo (coccole, anche solo verbali) ai discorsi e ai ragionamenti.
2) Nelle crisi di coppia ormai in stato avanzato, l’elemento dominante sono i discorsi, le puntualizzazioni, i chiarimenti. Non viene ancora meno il contatto sessuale, ma è un contatto in cui si rilevano le dissimmetrie, le incompatibilità, un contatto in cui si creano dei ruoli che via via si consolidano. C’è da una parte un partner dominante (o meglio aggressivo) che chiede e talvolta pretende chiarezza, che rileva le incoerenze del partner, che ricorda alla lettera le espressioni che il partner ha usato e gliene chiede puntigliosamente le motivazioni, e c’è dall’altra il partner remissivo, che accetta, o meglio subisce, perché in qualche modo vede già chiaramente il rapporto di coppia completamente finito e desidera uscirne al più presto, ma in modo tranquillo. Le incoerenze unilaterali sono frequenti anche nei rapporti di coppia stabili. Il cambiamento unilaterale dei toni all’interno di una coppia  stabile, anche se percepito, non è però interpretato come elemento critico e potenzialmente distruttivo, in presenza di una incipiente crisi di coppia, invece, le incoerenze e i cambiamenti di tono non soltanto vengono rilevati immediatamente ma producono la classica reazione aggressiva. Osservo, per inciso, che in alcune coppie, in cui l’asimmetria è molto forte, la caratterizzazione in termini di aggressività-remissività esiste anche quando la coppia non è in crisi. Il partner aggressivo rivendica la sua razionalità, il suo parlare chiaro, il suo aver ripetuto più volte gli stessi concetti e rimprovera al partner remissivo non solo la sua volubilità e la sua incoerenza al limite della finzione, ma anche un deliberato non voler tenere conto di quanto detto dal suo compagno. Lentamente, la fase dei discorsi si trasforma in un “presentare il conto”. Il partner aggressivo elenca i suoi meriti, omettendo però qualsiasi riferimento ai suoi demeriti e così facendo induce il partner remissivo a chiudersi progressivamente sempre di più in posizioni di difesa. Va sottolineato che la motivazione di fondo delle crisi di coppia sta nell’assenza di una vera esclusività, o almeno di una forte polarizzazione dell’affettività e talora anche della sessualità sulla coppia, e nel fatto che ciascuno dei due ha una sua vita strettamente personale, di cui il partner sa poco o nulla. Talvolta si tratta di infedeltà completamente nascoste da parte del partner aggressivo, in altri casi vengono date al partner remissivo solo delle sommarie indicazioni e si evitano ulteriori chiarimenti con frasi come: “Ma tu lo hai accettato!” oppure “Queste sono questioni mie private e non ne voglio parlare!”. Sottolineo che in alcuni casi il partner aggressivo dà per scontato che si possa mantenere un rapporto “solo sessuale” con il precedente partner, anche in presenza di un rapporto affettivo importante con un altro. Di fronte a questi comportamenti che sono di per sé distruttivi della vita di coppia, perché la cosiddetta coppia aperta è un concetto fortemente ambiguo e contraddittorio, il partner remissivo dovrebbe arrivare alle ovvie conclusioni, cioè a prendere atto che il rapporto non esiste più, ma in genere questo non accade e il partner remissivo finisce per accettare situazioni paradossali nella ipotetica quanto irrealistica speranza che le cose tornino come prima. Queste situazioni di compromesso instabile possono durare anni ed essere effettivamente distruttive, perché gli atteggiamenti rivendicativi possono trasformare ciò che è stato un rapporto d’amore in astio e in radicale svalutazione dell’altro.
3) Accade talvolta che uno dei due partner chieda all’altro “un momento di riflessione”, cioè una pausa, una interruzione dei rapporti di coppia. Le modalità possono essere le più varie, dal non sentirsi per qualche settimana al sentirsi saltuariamente, senza incontrarsi, nonostante l’interruzione. La “pausa di riflessione” serve per riconsiderare il rapporto con un certo distacco, a capire fino a che punto è importante e anche per tentare altre strade e operare confronti tra le diverse opzioni possibili. La pausa di riflessione non porta necessariamente alla rottura del rapporto di coppia, serve invece come verifica dell’esistenza dei presupporti di quel rapporto. In questo caso il parametro fondamentale è il tempo: più la pausa di riflessione si allunga minore è la probabilità che la vita di coppia riprenda. In genere le coppie molto legate interrompono la pausa di riflessione anche prima del periodo stabilito. Se questo accade, o se il periodo stabilito è relativamente breve (al massimo un mese), e dopo la pausa di riflessione il rapporto di coppia riprende, in genere le motivazioni affettive ne risultano rafforzate. Se invece i tempi si allungano a due mesi o anche più, è molto probabile che l’affettività alla base della coppia fosse fin dall’inizio superficiale e che la scelta di costituire una coppia fosse molto affrettata o fosse determinata da fattori esterni.
Vorrei fermarmi su un concetto molto importante: “la partecipazione affettiva non si può fingere, quella sessuale sì”. È proprio  per questo che molte coppie oggettivamente in crisi per carenza di affettività, continuano ad esistere: la sessualità è chiamata a supplire alla mancanza di affettività e per qualche tempo può sembrare che le cose possano funzionare anche così, ma la debolezza del rapporto affettivo di base non può essere coperta per molto tempo dal perdurare di un interesse sessuale, perché il sesso senza amore smette di essere un’esperienza di contatto umano profondo e diventa fonte di insoddisfazione e di frustrazione. Alla base di tutto questo c’è l’idea cui ho fatto cenno all’inizio: l’amore e il sesso sono una cosa diversa.
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venerdì 18 agosto 2017

MALINCONIE E NOSTALGIE GAY

Caro Project,
ti racconto la mia storia, spero che tu abbia la pazienza di ascoltarmi e di rispondermi e so che lo farai.
Ho 36 anni, non sono bellissimo ma a stento passabile, non sono al top in niente. Per fortuna ho un lavoro fisso, niente di che, ma almeno mi permette di andare avanti. Vivo a casa dei miei genitori, forse con un po’ di sforzo potrei anche arrivare a vivere da solo, ma non ho una vera ragione per andarmene da casa. I miei sono ormai vecchi ma sono brave persone e mi hanno voluto bene. Non so che cosa hanno capito di me, ma a casa vige la regola che c’era nell’esercito americano: don’t ask, don’t tell. E non credo che sia per non mettere me in difficoltà, i miei non mi hanno fatto mai domande su questi argomenti, nemmeno quando avevo 14 anni. La mia vita non è stata molto caratterizzata dal fatto di essere gay, un po’ di porno, ma non ho mai avuto la fissa, un po’ di ricerca di notizie in rete, ma mai chat o siti di incontri. Fino a 25 anni non avevo mai conosciuto un gay di persona. Facevo la mia vita, le cose gay erano più il contorno che il centro della mia vita, erano, diciamo così, il proibito e non certo il quotidiano. Le cose sono cambiate a Natale del 2007. Tramite dei compagni di lavoro avevo conosciuto una compagnia di amici e mi ero unito a loro anche se molto riluttante, perché c’erano diverse ragazze intraprendenti che pensavo mi potessero mettere in difficoltà. Io stavo ai margini del gruppo, uscivo con loro ma non mi sentivo veramente coinvolto, poi si è unito al gruppo anche un ragazzo più giovane di noi, che aveva all’epoca vent’anni, e che chiamerò Luca, era un bel ragazzo ma francamente, all’inizio, lo sentivo lontanissimo e lo tenevo a distanza come tutti gli altri. Una ragazza provò a rompere il ghiaccio con Luca, ma le risposte di Luca non erano standard, lui la teneva a distanza, giocava un po’ con lei ma non si faceva coinvolgere. Luca aveva anche un’altra caratteristica che mi intrigava molto, diversamente da tutti gli altri, non raccontava i fatti suoi a tutti e non raccontava nemmeno i fatti degli altri. Piano piano ho cominciato a scambiare qualche sguardo di intesa con Luca, non parlavamo nemmeno, ma io approvavo quello che faceva lui e lui approvava quello che facevo io, è andata avanti così per qualche settimana, poi è cominciato un timidissimo colloquio nel quale non dicevamo quasi nulla di noi, ma parlavamo d’altro per il solo piacere di parlare tra noi. Una sera lo vedo nervosissimo, provo a parlarci, ma reagisce male, io non mi faccio smontare e insisto, alla fine, mi dice che un tipo lo ha minacciato. Io resto perplesso e cerco di capire qualcosa in più, il dialogo è difficilissimo. Cerco di vederci chiaro ma lui non si spiega, è reticente, cade in contraddizione. Sono molto allarmato e gli dico che bisogna fare la denuncia e non sopportare le minacce senza fare nulla, ma in realtà non so perché è stato minacciato né da chi. Continuiamo a parlare e alla fine mi dice che si è inventato tutto, al che mi arrabbio proprio, ed è una cosa che mi capita di rado. Non si giustifica neppure, mi dice solo ciao e se ne va, e io resto col dubbio. Il giorno appresso cerco di insistere, ci vediamo, mi fa parlare molto ma lui parla pochissimo, io cerco di insistere e mi dice: “ma tu perché ti interessi tanto a me?” Io esito prima di rispondere e lui mi chiede: “sei gay?” e gli dico di sì, e mi risponde che non c’è bisogno di fare tutta quella manfrina, che se voglio fare sesso con lui a lui sta bene. Mi prende in contropiede e mi verrebbe di sparire all’istante, ma gli rispondo che forse sarà per il sesso, ma certo non è solo per quello, ma in ogni caso a lui ci tengo. Mi risponde: “se vuoi fare sesso ok, altrimenti sparisci, non voglio persone che fanno solo chiacchiere!” Io aspetto qualche secondo prima di rispondere ma lui non aspetta, si gira e se ne va. Non c’è bisogno di dire che ci resto malissimo, ma sono quasi contento che sia finita così. Me ne torno a casa distrutto ma con la convinzione che per Luca non posso fare nulla. Un paio di giorni dopo suona al mio citofono e mi dice solo: “scendi”. Io scendo e comincio a parlare ma mi blocca subito, mi dice: “Mi hai fatto passare la voglia di parlare con te” e se ne va. Dopo altre due o tre scene di questo genere mi mette di fronte ad un’alternativa: fare sesso con lui o sparire, gli dico che ho paura dell’aids e mi dice: “ma anche sesso non pericoloso” e finisce che ce ne andiamo in un posto di campagna e ci masturbiamo reciprocamente. Mi chiede se per me era la prima volta, gli dico di sì. Mi aspetto che sia finito tutto lì e invece non è così: cominciamo a parlare e restiamo a parlare fino alla mattina dell’indomani. Quando la mattina appresso sono andato a lavorare, a parte la stanchezza avevo mille idee per la testa. Mi aveva detto tantissime cose di sé e molte non erano cose buone, in pratica mi aveva presentato anche il lato peggiore di sé, o almeno quello che lui considerava tale, cioè il fatto che a suo dire era ossessionato dal sesso ma non riusciva mai ad innamorarsi di nessuno. Mi aveva detto di non prenderlo sul serio perché al di là del sesso a lui di me non interessava proprio nulla. Sul momento ho pensato che aveva messo tanti ragazzi in grossi problemi e che non avrebbe dovuto assolutamente farlo, ma lui diceva a loro di non fidarsi di lui, loro invece si fidavano e credevano di poterlo gestire a loro piacimento e lui questo non lo sopportava e allora cominciava a giocare con loro, li illudeva e poi li deludeva pesantemente con qualche commento tagliente o magari non presentandosi agli appuntamenti e non rispondendo al telefono. Luca non è una ragazzo gioviale, è invece molto ispido e aggressivo, anche se mai fino a fare veramente male. Beh, nonostante tutto questo me ne ero innamorato, anche se sapevo che non avrei avuto nessuna possibilità. Per lunghi periodi lo sentivo di meno, perché si trovava un ragazzo e cercava di costruirci qualcosa, poi si faceva risentire in certi momenti di depressione che mettevano paura. Il sesso era ormai una specie di escamotage per arrivare a parlare un po’, non succedeva spesso, ma quando succedeva era una cosa serissima. Ho cercato di trattarlo sempre bene e di essere sempre disponibile, e anche lui, tutto sommato, penso che ci abbia messo un po’ di buona volontà per trattarmi con rispetto. Dal mese di gennaio non l’ho più sentito, il che può anche essere una cosa buona perché potrebbe avere trovato una sua stabilità con un ragazzo ma io ho comunque il timore che la depressione possa metterlo in situazioni veramente difficili. Adesso non so che fare, se cercalo o lasciare andare tutto così. In fondo io per lui non ho fatto niente. Un po’ mi manca, ma per l’altro verso penso di non poter entrare veramente nel suo mondo, o meglio non credo di poterlo veramente portare a qualcosa di positivo, che poi sarebbe qualcosa di positivo solo dal mio punto di vista, ma con ogni probabilità non dal suo, che comunque non riesco a capire del tutto. Mi dovrei muovere per primo? Gli farebbe piacere o magari potrei stare solo lì a ricordargli cose vecchie che per lui non hanno più senso. In certi momenti ho provato con lui il senso di una comunicazione totale, ma sono stati momenti rarissimi. Mi sento un po’ in colpa per il mio non fare nulla, ma ho anche paura di entrare in un rapporto che poi non riuscirei a gestire. I miei sembrano ripensamenti tardivi e forse lo sono, mi basterebbe sapere che sta bene ma mi immalinconisco nell’immobilismo. Tu che faresti al mio posto?
Aspetto la tua risposta.
A. A.
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giovedì 11 maggio 2017

UNA DIFFICILE RELAZIONE GAY

Ciao Project,
ho 18 anni e ti vorrei parlare di una cosa che mi è capitata e che mi fa stare malissimo. È una storia complicata, ma ti prego di avere pazienza e di dirmi che cosa ne pensi.
Ai primi di gennaio di quest’anno stavo malissimo, perché stavo solo e non avevo un ragazzo. Io non riesco a stare solo e un ragazzo mi mancava tantissimo, mi ero preso un paio di volte delle cotte tremende, ma poi avevo visto il ragazzo in questione con una ragazza e la cosa mi aveva fatto a pezzi, ma sapevo che non c’era molto da fare. Passavo le giornate a fantasticare su come potesse essere bello avere un ragazzo che mi capisce, che ci potessi parlare, che ragionasse come me e che mi volesse bene, lo volevo anche bello, cioè non bello, ma come piace a me, un ragazzo dolce, affettuoso. A scuola, a un’assemblea vedo un ragazzo che mi piace un casino, diciamo che prima non lo avevo notato, ma all’assemblea mi è sembrato bellissimo. Dopo i due di picche che avevo preso con gli altri, non mi illudevo molto, anche perché io non sono bello come lui. Però lui mi si è avvicinato e ha cominciato a parlare con me, io non sapevo che dire, non mi volevo illudere però mi piaceva. A febbraio, dopo le pagelle, siamo andati in gita scolastica, siamo finiti in camera insieme, noi due soli. Ti giuro che non è stata una cosa programmata, ma è successo. Insomma, quando ce ne siamo andati a letto, dopo un po’ lui si è alzato dal letto e mi si è avvicinato e mi ha chiesto se poteva entrare nel mio letto. Io non sapevo che fare, lo volevo, ma non sapevo che cosa sarebbe successo, però gli ho detto di sì e subito dopo gli ho chiesto se era gay e lui ha detto di sì. È stato bellissimo, ci siamo toccati e ci siamo masturbati reciprocamente, io ero in orbita e pure lui era molto preso. Siamo stati attenti a non fare cose pericolose perché lui mi ha confessato che l’aveva fatto con altri ragazzi. Ero felice, come non sono mai stato in vita mia. L’indomani l’abbiamo rifatto e lui ha insistito per andare oltre, ma io non volevo, alla fine ha fatto sesso orale lui a me ma non io a lui, anche se la voglia era tanta, però l’ho masturbato. Poi la gita è finita e siamo tornati a Milano e lì è cominciata la mia angoscia. Non mi chiamava, non rispondeva ai miei messaggi, però voleva che io andassi a casa sua quando non c’erano i suoi (lavorano il pomeriggio) a fare sesso, per qualche giorno ci sono andato ma, dopo il sesso, la cosa finiva lì. Io avrei voluto anche un po’ di tenerezza, ma se gli facevo una carezza mi guardava strano e mi diceva che quelle cose non gli piacevano. Quando gli mandavo qualche sms si arrabbiava perché mi diceva che lo potevano trovare i suoi, però quando i suoi genitori non stavano a casa pretendeva che io mi fiondassi da lui. Una volta non potevo proprio, perché avevo nonna a casa e non ci sono andato e lui si è arrabbiato nero, ha alzato la voce, poi è passata. Beh, adesso da qualche giorno non ce la faccio più a stargli appresso, mi chiede se mi è piaciuto quello che abbiamo fatto e cose simili, io provo a dirgli che mi piacerebbe qualcosa con un po’ più di sentimento e lui mi risponde che a me ci tiene moltissimo ma io ho l’impressione che non sia per niente così. Insomma, io penso che per lui conto solo perché corro a casa sua a fare sesso quando vuole lui, e il nostro rapporto in pratica finisce qui. Project, adesso sono al punto che comincio a non sopportarlo più. I primi tempi mi masturbavo pensando a lui, adesso non lo faccio più e quando sto a casa sua mi chiedo: Ma che cavolo ci faccio qui? Ci sto a fare un po‘ di sesso è vero, ma fatto così mi sembra proprio una cosa meccanica. Io penso che dovrei staccarmi da lui, ieri ci ho provato, ma si è arrabbiato, ha alzato la voce, ha cominciato a dire che lo strumentalizzo che lo uso quando mi fa comodo e poi penso di poterlo buttare via come un cencio, mi ha detto che se gli dico di no, tra noi è finita per sempre e che non lo merito, ma si vedeva che stava a disagio. Io non sapevo come reagire perché non volevo fargli male e alla fine ho ceduto e abbiamo fatto sesso come le altre volte, ma io avevo proprio il cervello da un’altra parte. Penso onestamente che sentirsi dire di no gli faccia un effetto terribile e non gli voglio fare male nel senso pesante, perché dopo tutto gli voglio bene e non so proprio che cosa fare.
Ti mando il mio contatto skype (omissis), perché mi piacerebbe parlarne un po’, dato che non posso parlarne con nessuno.
Sandro
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martedì 9 maggio 2017

TRENTENNI GAY RINUNCIATARI

Sono stanco, certe volte mi sento proprio fuori posto, mi sento agitato, confuso, senza une direzione precisa, cambio parere ogni quarto d’ora, cerco conforto nel giudizio altrui, quasi me ne sento dipendente, se quel giudizio mi è favorevole ne sono contento e lo sopravvaluto, se non è secondo quello che penso io me ne sento depresso. Mi sento un individuo gretto, senza prospettive ideali, molto calcolatore, piccolo di cervello e tutto chiuso su se stesso. Sono incapace di fare cose serie, cose vere, cose che hanno un valore morale. Non sto parlando del lavoro che va più o meno bene sempre con la solita navigazione in acqua bassa. Sopravvivo nel piccolo cabotaggio, rintanato in pensieri e in dubbi gretti, sono incapace di guardare lontano, sono avaro, invidioso, sembra un paradosso ma la lussuria è il minore dei miei vizi, perché del sesso non solo posso fare benissimo a meno, ma di fatto l’ho archiviato, neanche per scelta, solo per debolezza, per fatica, perché ci vorrebbe una partecipazione che non c’è più e forse non c’è mai stata. Quella che invece c’è sempre di più è la paura di lasciarsi andare a cose che possono creare problemi, aspettative, illusioni di vario tipo: la mia regola è: “stando fuori, almeno non si hanno problemi.” E quindi tutto è vissuto dal di fuori, quel poco che è vissuto. Vivo all’insegna del precario, e dire vivo è già esagerare, perché in realtà sopravvivo. Non ho molta stima di me stesso, l’ho avuta in altri tempi ma piano piano la sto perdendo, non parlo di autostima come effetto del successo sociale, perché la gente non mi conosce ma di autostima proprio come valutazione di sé, indipendentemente da altri parametri. Non mi sento un brav’uomo, sono una persona onesta per abitudine, perché non essere onesti è faticoso, la mia onestà ha la lettera minuscola, perché l’Onestà con la lettera maiuscola richiede volontà e impegno. Sono onesto per paura dell’autorità, per evitare guai, non per vocazione. Che effetto mi fanno oggi i ragazzi? Se c’è qualche bel ragazzo mi colpisce, a qualche ragazzo ho voluto e voglio ancora bene (ovviamente tutto e solo nella mia testa), ma sono pochissimi, la stragrande maggioranza dei ragazzi mi è totalmente indifferente, mi hanno detto che non mi concentro sui ragazzi ma su quello che potrei fare con loro, ma la cosa mi sembra proprio grottesca, in realtà di quello che in teoria si potrebbe fare con un ragazzo non mi interessa assolutamente nulla e certe volte mi chiedo perché al sesso fisico si attribuisce tanta importanza. Ho ancora i miei sogni, non cerco più di realizzarli, me li tengo come sogni, come fantasia che non si concretizzerà. Mi dicono che ormai sono vecchio, anche se non ho ancora 30 anni, o che ragiono da vecchio, che sono vecchio dentro, e forse è vero. Mi dicono che sono un po’ depresso, ma in realtà mi sento solo stanco, non stanco di vivere, ma stanco fisicamente e di conseguenza anche mentalmente. La scorsa estate mi hanno proposto di fare le vacanze insieme con gli amici (tutti etero), io sono rimasto a casa, non sono andato con loro ma nemmeno con i miei amici gay (una coppia), me ne sono rimasto a casa, praticamente da solo. Certe volte penso che mi piacerebbe farmi coinvolgere in qualcosa di serio, di moralmente impegnato, ma ogni volta che se ne presenta l’occasione (alcuni amici fanno volontariato) faccio di tutto per schivarla con la massima cura. Sogno un ragazzo, ma oggettivamente non lo desidero, mi basta l’idea, perché so che non funzionerebbe, quando ci ho provato è durata pochissimo ed è finita male. E poi i motivi di incomprensione, che alla fine distruggevano tutto, erano i più incredibili, praticamente sempre legati alla privacy, cioè al fatto che non tolleravano che io volessi tenere almeno un po’ del mio privato solo per me. Mettersi insieme, ok, lo capisco, ma mettere insieme proprio tutto no! Ci sono cose più private perfino del sesso, che non voglio condividere con nessuno, in fondo, coppia o non coppia, ognuno resta se stesso e il mondo suo più intimo se lo tiene ben stretto. Per esempio non sopportavano che io non parlassi mai dei miei ex, se così li posso chiamare, ma tra me e i miei cosiddetti ex c’era un mondo privato in comune che non apparteneva agli altri ragazzi. Gli ex sono ex, e va bene, ma almeno hanno lasciato un ricordo che è solo mio e loro, tutti gli altri non c’entrano. Mi sento debole e lo sono, sia fisicamente che moralmente, e mi piacciono i ragazzi deboli, sogno di abbracciarli e di addormentarmi nel loro calore. Ovviamente non succede niente di tutto questo, ma è meglio il sogno di una brutta realtà piena di condizionamenti assai poco nobili. In fondo ognuno cerca di realizzare il suo sogno, di trasportarlo nella realtà ma questo significa che la coppia non esiste e che ciascuno vuole solo cercare un altro protagonista per la “sua” storia, un secondo protagonista che va bene nella misura in cui recita il suo ruolo in commedia, non conta quello che è, ma come recita la sua parte, solo che anche lui ha i suoi sogni e vuole tirarti dentro il suo sogno e vuole che anche tu reciti la parte che lui ha in testa per te, questa sarebbe la vita di coppia! Meglio sognare, è molto meno impegnativo e poi i sogni non si devono necessariamente condividere con qualcuno.
Project, mi rendo conto che questa mia mail stride parecchio col clima tutto positivo (o quasi) del forum, comunque fanne quello che vuoi. Non ti nascondo che un po’ mi piacerebbe sapere che ne pensano gli altri.
Uno Qualunque
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giovedì 12 febbraio 2015

GAY, ARMONIA DI COPPIA E CONDIZIONAMENTI SOCIALI

Ciao project,
ti scrivo perché sto passando un momento difficile. Forse tu le considererai cazzate ma per me sono cose importanti e soprattutto condizionanti. Ho 27 anni e da alcuni mesi ho conosciuto un ragazzo (lo chiamerò Davide) e me ne sono innamorato, ma non solo, anche Davide si è innamorato di me e sotto tanti punti di vista la cosa non potrebbe essere meglio di com’è, perché lui rappresenta il ragazzo dei miei sogni, proprio come l’ho sempre desiderato, però adesso comincio a sentirmi in ansia quando lo sento al telefono. Mi fa piacere sentirlo e mi fa piacere anche che lui mi desideri sessualmente, ma certe volte esco male dopo aver parlato con lui al telefono. Lui è molto diverso da me sotto tanti punti di vista, è un ragazzo intelligentissimo, oltre che bellissimo, ma è anche molto autonomo, moto indipendente dalla famiglia, tratta i genitori in modo molto brusco e loro non reagiscono ma se io trattassi così i miei genitori mi cadrebbe la casa addosso. Mi dice che sono succube, che mi faccio mettere i piedi in testa, che ho paura dei miei genitori e che ancora dipendo psicologicamente da loro anche se sono economicamente indipendente. Noi non abbiamo un posto dove incontrarci, e allora ce ne andiamo in macchina da qualche parte. Questo ci condiziona parecchio perché se avessimo un posto tutto per noi avremmo modo di stare molto più tranquilli, ma non è così, comunque ci adattiamo. Sessualmente stiamo bene insieme, lui è esuberante e io resto incantato dal fatto che è un’esplosione di vitalità, lui mi desidera e certe volte me lo dice con un sms anche a notte alta. Insomma, tra noi non ci sono mai stati problemi sessuali. Certe volte riusciamo a vederci con un po’ più di calma ed è una cosa bellissima, voluta da tutti e due e spontanea e allora sto proprio benissimo, ma qualche volta mi mette in grossissimo imbarazzo. Per esempio, mi chiama nei momenti più incredibili e mi dice che ha bisogno di me, che ha bisogno di me per fare sesso, che lo desidera e non ne può fare a meno, ma io in certi momenti non posso uscire di casa perché ci sono i miei o magari anche altri parenti e non posso lasciare tutto alle ore più incredibili per andare da lui e non perché non vorrei stare con lui ma perché proprio non posso e allora cerco di fargli capire che non posso ma lui non lo capisce e insiste, me lo chiede quasi supplicando e siccome io insisto nel dire che non posso mi risponde che allora io non lo considero e che è assurdo che uno non possa lasciare i genitori per un’ora se il suo ragazzo gli dice che vuole fare sesso con lui. Qualche volta mi mette proprio in estrema difficoltà. Lui non è dichiarato pubblicamente, come me, ma i suoi genitori e suo fratello sanno di lui, mentre i miei non sanno niente di me. All’inizio mi voleva convincere a dirlo ai miei genitori e non si rendeva assolutamente conto che le cose a casa mia funzionano in un modo che lui non può capire. I miei non hanno capito nulla di me e anche se io cercassi di spiegare loro come stanno le cose non capirebbero nulla lo stesso e la prenderebbero malissimo. Lui mi dice: scendi per un’ora, poi ti riposto a casa, solo per un’ora, anche meno, ti prego, te lo chiedo per favore, io ho bisogno di te! E allora tra noi si creano tensioni perché lui non riesce a capire il mio mondo. Voglio sottolineare che alla fine anche quando io gli dico di no, dopo che lui ha insistito tanto, non se la prende mai con me e mi saluta in modo comunque tranquillo, ma io so benissimo che ci rimane male e che la prende come un rifiuto. Certe volte mi sottopone quasi ad un interrogatorio per capire perché non lascio la mia famiglia per andare da lui quando ne ha bisogno. Tra noi non c’è mai stata gelosia, cioè nessuno di noi pensa che l’altro possa andarsene con altri ragazzi, i problemi vengono perché lui si sente al secondo posto dopo la mia famiglia e da un certo punto di vista potrebbe anche avere ragione. Io penso che lui abbia paura che io non mi affrancherò mai dai miei e che quindi noi non potremo mai avere una vita nostra. In effetti lavoriamo tutti e due e una nostra vita in comune potremmo anche averla. Lui non ha mai fatto questo discorso perché sa che per me è un problema vero, ma certamente si sente a disagio a pensare che il nostro rapporto debba essere così condizionato, anche se ci sarebbero tutte le possibilità di fare di testa nostra. Solo che se facessi di testa mia dovrei rompere con la mia famiglia e lui non capisce perché io non voglia fare un passo decisivo per uscire fuori di casa. Oggi mi ha chiamato per parlare con me di cose sessuali e per convincermi a scendere in strada, perché sarebbe passato a prendermi, perché aveva bisogno di me e io invece ho fatto solo ragionamenti stupidi per prendere tempo e dire di no. E poi non riesco a capire perché proprio stasera, perché non si può rinviare a domani, io domani riuscirei ad organizzarmi, ma no! Per lui doveva essere stasera e basta, aveva in mente che sarebbe riuscito a convincermi e invece non ci è successo e io sono rimasto a casa ma mi sento dentro un vuoto terribile. Dovrei affrancarmi da tante cose non perché se non lo facessi rischierei di perderlo, ma perché se non lo facessi gli farei male e questo lo so benissimo perché è quello che sta già succedendo, ma per me non è facile fare dei passi senza ritorno. Sogno tante volte una casa nostra, lontano dalla mia famiglia, però bisognerebbe cambiare città e noi lavoriamo tutti e due qui e cambiare è praticamente impossibile. Convivere con lui, qui, nella mia città è impossibile perché qui c’è la mia famiglia. Project, che devo fare? Non ce la faccio ad andare avanti così. So che sto martirizzando il mio ragazzo, ma non ho il coraggio di fare una scelta definitiva e di tagliare i ponti con la mia famiglia, perché è quello che succederebbe se facessi a casa un discorso chiaro. Ma perché devo essere così succube di questi condizionamenti? Rovinare il rapporto col mio ragazzo mi farebbe stare malissimo e lo sto sperimentando già adesso. Come sono diversi i sogni dalla realtà!
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domenica 4 maggio 2014

QUANDO UNA COPPIA GAY FINISCE

Ho ricevuto stamani una mail che conteneva un tratto di conversazione tra due ragazzi al momento in cui la loro relazione viene meno. Nella mail mi si chiedeva di pubblicare la conversazione, cosa che faccio volentieri, dopo aver apportato alcune modifiche al testo a tutela della privacy.
In realtà pur trattandosi di una conversazione che conclude una relazione, l’atmosfera è molto tranquilla e il dialogo sincero non è venuto meno, neppure sugli argomenti più spinosi.
MARCO: Ehi!
ESTEBAN: C.. ciao…
MARCO: C’è un po’ di rumore perché sto sull’autobus, dimmi
ESTEBAN: Sc…scusa, se non puoi ti richiamo in un altro momento
MARCO: No no, ti sento, dimmi tutto
ESTEBAN: Sono stato un po’ male questi giorni, nervoso, dormo poco, son distratto, ieri ho anche tamponato una macchina!
MARCO: Mi dispiace
ESTEBAN: Ti ho chiamato perché voglio chiederti un ultimo favore, ti prego di farmelo, devo capire il senso del nostro percorso, cosa è successo, perché ad un certo punto sono diventato una zavorra per te! Dimmi cosa hai fatto questi tre giorni, da quando me ne sono andato da casa tua. Ti sei sentito solo, annoiato o sei sereno?
MARCO: Tranquillo, devi stare tranquillo, sono sereno!
ESTEBAN: cos’hai fatto?
MARCO: mah solite cose, niente di che…
ESTEBAN: stasera cosa fai per il tuo compleanno? Ti meriti un po’ di divertimento…
MARCO: Mah, se il tempo regge vado a teatro! Boh, devo decidere, Licia e Rosetta non mi possono accompagnare, penso che mi porterò Matteo, tanto so che me l’appoggia!
ESTEBAN: P…Matteo…Come va con Matteo?
MARCO: Mah, bene, te l’ho detto che mi trovo bene con lui! Che ti devo dire, è tutto così nuovo, non lo so, lo sai che non sono sicuro di niente! Comunque ieri siamo stati insieme a casa sua!
ESTEBAN: I…Insieme…?
(silenzio)
(sospiro)
L…L’avete già fatto?
MARCO: Cooosa???
ESTEBAN: S..sì, volevo chiedere se l’avete già fatto?
MARCO: T’interessa sapere se l’abbiamo fatto?
ESTEBAN: Sì, ti prego, ho bisogno di capire!
MARCO: Sì, l’abbiamo fatto. Ma non era neanche programmato, cioè, io non me lo sarei mai immaginato che un ragazzo come lui potesse starci con uno come me. Eravamo in giro, poi mi ha chiesto se andavo a vedere un film a casa sua…Eh eh eh, che bella scusa eh!
(silenzio)
ESTEBAN: Com’è stato?
MARCO: Mah, strano, particolare, forse mi aspettavo un po’ meglio, non so che dirti. Ero molto coinvolto comunque, un coinvolgimento che con te non c’era più da un pezzo!
ESTEBAN: E allora perché venivi con me mentre avevi già iniziato a pensare a lui?
MARCO: No, ma guarda che non è finita per lui, è finita perché non provavo più niente!
Con te venivo per affetto. Forse ti ho sempre visto più che altro come un fratello, un confidente, è normale, siamo sempre andati d’accordissimo, mi è sempre venuto spontaneo dirti tutto, c’era un’intesa eccezionale!
ESTEBAN: Ti ha fatto godere?
MARCO: Sì, ma era un po’ imbranato, eh eh eh, ha 20 anni, è ancora ragazzino, io pure non ho tutta questa esperienza…Tu sicuramente eri più bravo di lui! Comunque abbiamo più o meno fatto le stesse cose che facevo con te!
ESTEBAN: Ma a questo punto ti domando, in sei mesi ti ho fatto mai godere? Hai mai provato attrazione per me?
MARCO: Sììì, avoglia se mi hai fatto godere! Attratto invece no, sono stato attratto un po’ giusto i primi tempi!
(silenzio)
Dimmi piuttosto una cosa tu, secondo te un ragazzo può essere attratto da me?
Lo sai che penso di essere brutto, vorrei sapere cosa ci si può trovare d’interessante in me…
ESTEBAN: Beh, ti posso dire ciò che ho visto io in te! Poi però devi dare anche tu le stesse risposte a me!
MARCO: D’accordo!
ESTEBAN: In te mi ha attratto la dolcezza, la tua forma mentis, il fatto che ti documenti, ti interessi di tutto, il tuo sorriso, e poi il fatto che chiacchieri, infatti non so come facessi a dire che sei timido e chiuso!
MARCO: Grazie, siamo dolci entrambi. E fisicamente?
ESTEBAN: beh, fisicamente lo sai, la risposta sta nella poesia che ti ho inviato stamattina per il tuo compleanno!
MARCO: Ah ah ah, è vero, tanta tanta roba!
ESTEBAN: Per me sei bellissimo, adoro la tua pelle, il biondo dei tuoi capelli, i peli, i piedi robusti e le gambe slanciate. I tuoi occhi grandi.. E poi sì, anche il tuo pene mi piace molto, mamma come si gonfia! Ricordo ancora l’ultima volta che siamo stati assieme, ti sei alzato per andare a fare la doccia, sembravi un watusso con questo pene ancora perfettamente diritto…
MARCO: E dopo averlo fatto tre volte, eh eh, sarà che ho 23 anni!
ESTEBAN: Ora tocca a te!
MARCO: Mmmm, vediamo… Sicuramente anche tu sei dolce, non sempre lo sei stato, all’inizio non tanto, poi invece sì. Non è che mi sia piaciuto tanto il tuo carattere, soltanto negli ultimi tempi sei riuscito a trasmettermi un po’ di serenità. All’inizio della nostra storia vedevo che c’era in te qualcosa che non andava, sembravi arrabbiato, triste, sofferente, ammusato. Devi assolutamente ridere di più. Hai la bocca larga? E allora spalancala per farti un bella risata, comunque sì, hai un bel sorriso! Guarda, non ti conviene fare il serio perché quando lo sei, sei davvero brutto! Inoltre devo dire che eri troppo timido, poi il fatto che sotto Natale mi hai portato a cena con i tuoi amici e non hai detto nulla di noi non mi è piaciuto proprio! Sinceramente avrei gradito un maggiore sforzo da parte tua. Ti sei deciso a dichiararti solo adesso ed è un peccato!
ESTEBAN: Ma ho ancora tutta la vita davanti!
MARCO: Appunto, vedi di non tornare indietro o ammosciarti!
Comunque mi piace quando canti, hai una bella voce, quindi dovresti farlo! Ti ho sentito parlare in spagnolo e devo dire che ti cambia la voce, sei sprecato per parlare in italiano, invece quando parli spagnolo ti viene una bella voce roca! Ma ce l’hai sempre avuta così la voce? E poi hai l’aspetto di un sudamericano!
ESTEBAN: Ma lo sai che da quando sono andato a scuola mi sono sempre presentato come Stefano, non usavo il mio vero nome, mi sembrava che facendomi chiamare Stefano mi potessero accettare più facilmente.
MARCO: ma perché?
ESTEBAN: Allora mi sembrava così.
MARCO: Ma io dico, è un così bel nome, esotico, e poi è proprio bello… va beh, comunque andiamo avanti. I tuoi lineamenti sono particolari, che ti devo dire, non so neanche come definirli… Sicuramente non se ne vedono in Italia, c’è poco da fare, non sei italiano e non sarai mai come un ragazzo italiano! Hai una pelle strana, a cui è difficile abituarsi, e il colorito scuro parla chiaro!
Complessivamente hai un bel corpo, mi piacciono le gambe, massicce, muscolose, certo, peccato un po’ di pancetta, però vabbeh! Devi valorizzarti di più però, perché ti lasci troppo andare, vesti male, magari quest’ultimo periodo sei dimagrito molto e ti sei ritrovato con dei vestiti larghi senza aver fatto in tempo a rinnovare il guardaroba. Però lo devi fare eh. Non siamo belli e proprio per questo dobbiamo stare attenti a valorizzare i nostri punti di forza. Ecco, le felpe non te le mettere perché ti stanno male, siccome sei basso ti tolgono proprio forma e ti appiattiscono. Il pene no, proprio non mi piace, circonciso non mi piace. Boh sarà che non l’avevo visto mai, comunque a me piace non circonciso, proprio come il mio. Dubito che tu un giorno ti possa ricostruire un prepuzio ma gli altri consigli ascoltali! Valorizzati eh!
ESTEBAN: Certo che proprio non ti piacevo, l’attrazione non era reciproca!
MARCO: Ma abbi pazienza, tu devi pensare che la prima volta mi mandasti una foto con una risoluzione pessima secondo me. Certo, mi dicesti che eri sudamericano, ma io mi aspettavo magari uno con il fisico di un brasiliano. Cioè io se penso al Sud America penso al Brasile, che ne so io dove sta il tuo paese e come sono fatti i suoi abitanti. Anche se dopo ci siamo visti io ho avuto sempre in mente l’immagine di un corpo che mi ero fatto io, e quando eravamo insieme succedeva che io avevo in mente una cosa, ma poi mi ritrovavo vicino un corpo che non corrispondeva. Con Matteo è stato diverso, l’ho visto e mi son sentito attratto, con te no invece, mi ero innamorato di una voce telefonica, fu una costruzione della mia mente! Del pisello poi lasciamo perdere, non mi era proprio saltato in mente di chiederti se fossi circonciso o no, e non mi pareva il caso di chiederti una foto. Lo vedi cosa succede quando ci si conosce via internet?
(silenzio)
(sospiro)
ESTEBAN: Mi dispiace, questo significa che io sono stato fortunato, tu invece hai avuto una brutta sorpresa! (sospiro)
D’accordo, mi basta questo. Ti rinnovo i miei auguri e… non so, se ti va di fare una chiacchierata o di prendere un caffè, sai che io una volta a settimana vengo a M***** per vedere lo psicologo. Vedi tu, se ti va, fammi sapere…
MARCO: Ok
ESTEBAN: Ciao
MARCO: Ciao Ciao
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domenica 3 febbraio 2013

AMORE GAY SENZA COPPIA GAY


Caro Project,
ho avuto modo di parlare con te diverse volte tramite msn ma credo che tu non possa facilmente ricordarti di me senza un riferimento più preciso. Ventottenne follemente innamorato di un ragazzo ventitreenne col quale credevo di aver costruito un bellissimo rapporto, poi sono stato abbandonato da questo ragazzo l’estate scorsa ma in un modo che non riuscivo a spiegarmi, ho parlato con te per una intera nottata nel mese di Settembre (nickname: sad). Ti avevo chiamato perché avevo bisogno di sfogarmi e invece parlare con te mi ha fatto uno strano effetto, mi sono accorto che ragionavi in un altro modo e che davi dei fatti una lettura del tutto diversa dalla mia, o forse solo diversa da quella che io mi sforzavo di dare.
La cosa che più mi ha colpito è stata la tua visone della vita di coppia. Ho conservato i log delle conversazioni:
Sad ha scritto: Ciao Project, sei impegnato?
Project ha scritto: Ciao Sad, piacere di fare la tua conoscenza!
Sad ha scritto: Forse ti ricordi, ti avevo scritto a fine giugno, ventottenne innamorato pazzo di un ventitreenne, (io e lui eravamo stati insieme in montagna a Natale)…
Project ha scritto: Ah sì … e lui aveva perso il portafoglio in albergo e glielo avevano riportato?
Sad ha scritto: sì sì esattamente! Proprio quello!
Project ha scritto: Sì, adesso mi ricordo! Una bella storia, una storia che mi aveva colpito molto. E adesso come va?
Sad ha scritto: adesso sono di nuovo single, la storia è finita!
Project ha scritto: ma che è successo? Sembrava che andasse tutto bene…
Sad ha scritto: si è comportato con me in un modo indegno, mi ha trattato senza il minimo rispetto, io avevo cercato di fare di tutto per lui e per fare in modo che stesse bene ma mi ha lasciato come se per lui io non valessi nulla
Project ha scritto: ma adesso lui sta con un altro ragazzo?
Sad ha scritto: no, non credo
Project ha scritto: e allora perché se ne è andato?
Sad ha scritto: non lo so, non l’ho capito, mi ha detto che si sentiva troppo stretto, che non se la sentiva di fare scelte definitive, io gli avevo chiesto di incontrarci ma mi ha detto di no e non c’è stato niente da fare per fargli cambiare opinione, poi abbiamo litigato proprio malamente e l’ho mandato a quel paese e penso anche che ci sia rimasto molto male, con me, se vuole fare una cosa seria va bene ma se è tutto un tira e molla non mi sta bene per niente. È come se mi avesse utilizzato quando aveva bisogno di me e mi avesse lasciato solo proprio quando io avevo maggiore bisogno di lui. Io pensavo che ormai tra noi ci fosse un rapporto consolidato, pensavo di poter fare affidamento su di lui e invece no.
Project ha scritto: ma quando è successo?
Sad ha scritto: più o meno un mese e mezzo
Project ha scritto: e dopo che vi siete lasciati lo hai risentito oppure è sparito del tutto?
Sad ha scritto: sì mi ha chiamato lui, sembrava che volesse tornare indietro, mi aveva detto che mi voleva bene ma quando gli ho chiesto se voleva tornare con me mi ha detto che non se la sentiva e che non aveva chiamato per questo ma per sapere come stavo e allora ho perso la pazienza e gli ho detto di non farsi sentire più
Project ha scritto: ed è finita così?
Sad ha scritto: no, qualche volta abbiamo parlato anche su msn ma io non posso stare sulle montagne russe in questo modo, non posso essere esposto ai suoi sbalzi di umore, perché lui in fondo non vuole stare con me e questo mi sembra chiaro, io ho bisogno di stabilità e a lui questo non sta bene, cioè la stabilità gli sembra un modo per rinunciare ad altre cose, come se si stesse chiudendo in trappola, e la cosa così non può reggere. Lo so che lui è più giovane di me e che magari desidera pure fare le sue esperienze ma un certo punto una scelta chiara la deve pure fare, il fatto che lui adesso stia solo è soltanto colpa sua e a me non me ne importa nulla, non posso rovinarmi la vita per correre appresso a lui e a tutto quello che gli passa per la testa. Lui ha una visione delle cose troppo diversa dalla mia
Project ha scritto: ma è proprio vero che non te ne importa nulla?
Sad ha scritto: comunque non posso tollerare il fatto che mi ha trattato senza nessun rispetto, parliamoci chiaro, Project, io adesso sto proprio male, per me è un fallimento, io ho bisogno di stabilità, se lui non ne vuole sapere, cercherò di darmi da fare e di trovarmi un altro ragazzo in modo che sia una cosa stabile, tranquilla, con lui non lo sarebbe comunque, che ne pensi, Project?
Project ha scritto: ma sei proprio sicuro che lui voglia chiudere definitivamente?
Sad ha scritto: no, però adesso voglio chiudere io, non ce la faccio ad andare avanti così! Sono stanco, Project, e sono disilluso, lo avevo sopravvalutato, pensavo che a me ci tenesse veramente e invece si è dimostrato egoista. Quando lui aveva bisogno di me io c’ero sempre ma quando io ho avuto bisogno di lui, lui nemmeno se ne è preoccupato
Project ha scritto: le cose che mi avevi detto tempo fa di questo ragazzo erano molto positive, proprio a livello di persona, però io allora, scusa se te lo dico, avevo avuto l’impressione che tu avessi un modo molto rigido di vedere le cose
Sad ha scritto: cioè ?
Project ha scritto: aspetta, cerco di spiegarmi, tu avevi in mente un modello di coppia stretta e probabilmente la mentalità di questo ragazzo non è compatibile con quel modello. Quando ci si innamora di una persona c’è sempre il rischio di vederne in realtà solo alcuni aspetti e di completare gli altri aspetti a fantasia seguendo i nostri desideri, ma innamorarsi veramente significa amare un ragazzo per quello che è, cioè volergli bene anche negli aspetti che noi non possiamo capire, che in genere hanno motivazioni profonde e non sono atteggiamenti stupidi, è possibile che per lui la vita di coppia non vada bene o non vada bene così come tu la immagini, nel senso di coppia stretta
Sad ha scritto: allora vuol dire che non mi vuole bene veramente! Perché per me non è disposto a rinunciare a nulla
Project ha scritto: no! Non dire così, volersi bene veramente non vuol dire dover rinunciare per forza a qualcosa e nemmeno accettare un modello di coppia stretta, è una cosa completamente diversa. Penso che potresti trovarti a scegliere tra il modello di coppia stretta e questo ragazzo. Io non darei affatto per scontato che tu debba rinunciare a questo ragazzo e nemmeno che la storia sia finita, forse è finita la possibilità di vivere con lui una storia nel modo in cui te la sei immaginata e d’altra parte non ha senso pensare che uno debba adeguarsi all’altro, si tratta di trovare un equilibrio possibile per entrambi ma, se devo dire quello che penso, non mi sembra che la storia sia veramente finita e anche tu non hai il modo di fare di uno che è stato veramente deluso.
Sad ha scritto: non so che dirti, Project, ma adesso almeno per un po’ non lo voglio sentire più e poi che vuol dire volersi bene veramente se non stare in coppia?
Project ha scritto: questo non lo so, è tutto da verificare, certe volte noi pretendiamo che le persone si adeguino ai nostri modelli, ma sono le persone il valore assoluto non i modelli. È vero che questo discorso dovrebbe valere anche dal suo punto di vista, però penso che anche lui possa essersi sentito molto a disagio. Forse pensava di essere accettato così come era realmente, con tutte le sue incertezze, le sue contraddizioni e il suo bisogno di libertà e non come un ragazzo che si deve adattare a quello che il suo compagno desidera, Io ti direi comunque di non mantenere con lui posizioni rigide. Un rapporto non esiste più quando non c’è più affetto, non quando le cose non vanno secondo i nostri schemi e qui non mi sembra che l’affetto non ci sia più.
Sad ha scritto: mah … in fondo io gli voglio bene, però così per me è troppo difficile, no, Project, per me così non va bene. Io ho bisogno di un minimo di sicurezza
Questa era la nostra conversazione del mese di settembre e da allora sono successe tante cose, io ho cercato di stare con altri ragazzi, ma praticamente la cosa è stata impossibile perché avevo sempre lui in mente. I nostri rapporti non si sono interrotti, mi ha chiamato diverse volte ed è stato a parlare con me molto seriamente, non è mai voluto tornare con me per non illudermi, così ha detto, per non mettermi in mente che le cose potevano ritornare come prima. Mi ha trattato pure con rispetto e con affetto, cosa che io non mi aspettavo, anche se di fatto non è tornato con me. Non so se ha un altro ragazzo, ma non credo. Con me è molto esplicito, come è sempre stato, mai discorsi di circostanza e sempre posizioni molto nette, ci siamo anche visti di persona e più di qualche volta.
Indubbiamente rivederlo mi riportava all’idea di rimettermi con lui e qualche volta mi era difficile accettare che non sarebbe successo. Mi dice che ha bisogno di libertà, di provare a fare la sua vita ma che mi vuole bene e comincio a pensare che sia vero, anzi lo penso. In certi momenti ci abbracciamo e mi fa un effetto stranissimo ma è un effetto positivo, ho l’impressione che non l’ho perso, certo però che devo ridimensionare i miei sogni. È un po’ come dicevi tu, Project, mi trovo a decidere tra questo ragazzo e il tipo di vita che avevo immaginato con lui.
Pensare che potrebbe sentirsi libero, che potrebbe volermi bene anche se si innamorasse di un altro ragazzo mi sembra ancora molto difficile da accettare. Questa estate mi sembrava del tutto inconcepibile, adesso mi sembra difficile da accettare ma non mi sembra una ipotesi assurda. In effetti se un ragazzo sta con un altro e per questo non ti vuole più bene perché pensa solo all’altro ragazzo, allora certamente non ci puoi mantenere nessun rapporto, ma se quel ragazzo potesse continuare a volermi bene lo stesso, magari anche se ha un altro ragazzo, avrebbe senso dire che è meglio mandate tutto in malora? Non lo so proprio Project.
Evidentemente ci hanno messo in mente dei modelli di comportamento per cui l’amore deve essere esclusivo, cioè o con me o con un altro, ma forse questi modelli sono complicazioni che non servono affatto a volersi bene. Forse adesso mi sembra che potrei anche adattarmi perché in effetti adesso lui non ha un altro ragazzo, probabilmente se ne avesse uno non riuscirei ad accettarlo. In pratica io spero di poter essere comunque tutto per lui, così lui non avrebbe bisogno di niente altro e io troverei la mia tranquillità, in pratica un po’ come prima. Cioè lui adesso, anche se si è allontanato da me, continua a volermi bene perché di fatto non c’è nessun altro. O forse potrebbe funzionare bene anche se avesse veramente una altro ragazzo? Proprio non lo so.
Con me è stato sempre sincero e ho l’impressione che insieme stiamo veramente bene. Probabilmente io per lui non sono proprio tutto, non gli basto ma non nel senso che mi svaluta ma nel senso che ha bisogno anche di altre cose che io non posso dargli, dico non posso perché magari sono cose che io non capisco o solo perché ha bisogno anche dell’affetto di altre persone. In questo ultimo periodo ho l’impressione che lui voglia starmi vicino, che si preoccupi di quello che dico e di quello che penso e soprattutto che si preoccupi di farmi capire che mi vuole bene ma senza illudermi.
Ma come faccio, Project, a pensare che magari ci rimettiamo insieme, perché probabilmente succederà, o almeno in qualche modo succederà, ma come faccio a pensare che poi potrebbe anche avere un altro ragazzo? Non dico come faccio a pensare che potrebbe non volermi bene, perché non credo che questo possa succedere ma come faccio a pensare che io non sarei comunque tutto per lui. Questa cosa mi sconvolge. Project e se dopo sto peggio? E se poi magari sono io quello che lo illude perché non sono capace di rispettare le sue regole e poi mi aspetto che sia tutto come prima?
Io penso che un altro ragazzo potrei trovarlo, però non è quello che voglio. Quando ho provato ad avvicinare altri ragazzi io mi aspettavo da loro le sue reazioni le sue risposte e invece mi trovavo davanti a cose del tutto diverse che mi coinvolgevano molto poco, in pratica non mi coinvolgevano per niente perché pensavo che quei ragazzi non erano come lui. Quando c’è lui io la sua presenza la sento fortissima e non è nemmeno una questione di sesso; anche discutere con lui, anche litigare è un’altra cosa. Non mi dà ragione quando pensa che io abbia torto e soprattutto è un confronto vero, alla pari. In fondo lui non si è adeguato ma mi ha voluto bene lo stesso e su questo non ho dubbi, ma mi ha voluto bene a modo suo. Non so nemmeno se il nostro sarebbe un rimettersi insieme, probabilmente si tratta di una cosa diversa che non coinvolge il concetto classico di coppia.
Project, tu capisci in che razza di problemi mi trovo? È una situazione che prima non avrei mai accettato per nessuna ragione, l’avrei scartata per principio, ma io non voglio stare senza quel ragazzo, certo è che la cosa, in questi termini mi farà vivere in ansia e penso che il senso dell’incertezza sarà inevitabile anche in futuro. Tu pensi veramente che si possa arrivare a trovare una stabilità anche in questo modo? Che si possa essere felici anche così?
p.s.: se credi, pubblica pure questa mail.
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venerdì 1 febbraio 2013

NASCITA DI UNA COPPIA GAY

Ciao Project,

noi ci conosciamo già e di te mi è rimasto un ricordo molto positivo che risale più o meno a due anni fa, allora mi firmavo “amolamusica”, abbiamo scambiato alcune mail, non pochissime, e per me è stata una esperienza importante, anche se il senso l’ho capito solo dopo.
Allora mi sentivo sbandato e esitante, oggi, per mia fortuna le cose sono cambiare e in un certo senso penso di avere capito il significato vero delle cose che mi dicevi nelle mail di due anni fa.
È ormai un anno e mezzo che sto con un ragazzo, che ha sei anni meno di me, sono tanti, è vero, però da quando stiamo insieme la mia vita è cambiata, è cambiato il senso che do alla parola amore, è cambiato proprio il mio modo di essere gay. Per la prima volta a 29 anni mi sono reso conto di come possono essere forti i sentimenti tra due ragazzi e per la prima volta ho scoperto il significato di un contatto umano profondo.
Frequentavamo entrambi la nostra chiesa, io soprattutto per abitudine, lui perché probabilmente sinceramente credente. Ci siamo conosciuti perché abbiamo accompagnato entrambi un gruppo di ragazzi (14-16 anni) ad un campeggio estivo, lui allora aveva 21 anni e io 27. Già ci conoscevamo, di vista e poco più, anche prima ma in campeggio abbiamo avuto modo di parlare molto e la nostra storia d’amore sostanzialmente è cominciata lì. Ero incantato dal fascino che lui aveva sui ragazzi. Io ero più grande e i ragazzi con me non familiarizzavano troppo, ma con lui scherzavano come se lui avesse 15 anni, e lui si trovava perfettamente a suo agio in mezzo a loro.
Abbiamo cominciato a parlare un po’ la sera quando i ragazzi se ne andavano a dormire e noi restavamo con gli altri due accompagnatori a risistemare un po’ i locali comuni. Allora pensavo che Gianni fosse etero, perché tutto lo faceva pensare. Non aveva una ragazza, a quanto ne sapevo, ma in fondo era giovanissimo e aveva molte amiche con le quali era estremamente disinvolto. Gianni è un bel ragazzo, mi piaceva, ma lo consideravo come tanti altri ragazzi etero che avevo conosciuto, in pratica un mondo separato con quale non averi mai avuto nessun contatto.
I primi giorni abbiamo parlato molto della chiesa, dei ragazzi del gruppo, dello studio, del lavoro ma non abbiamo parlato della vita affettiva. Vedevo che a lui piaceva stare a parlare con me ed ero sempre io che dovevo interrompere la conversazione perché era troppo tardi e bisognava andare a letto. Il campeggio è durato in tutto dieci giorni. Alla fine eravamo diventati amici. Io pensavo che per lui il nostro rapporto fosse una bella amicizia ma niente di più. Con me era disinvolto ma niente lasciava pensare che potesse nutrire per me dei sentimenti forti.
Tornati in città abbiamo cominciato a frequentarci, prima solo attraverso il gruppo legato alla nostra chiesa e poi anche per i fatti nostri. Nelle nostre conversazioni due soli argomenti erano del tutto assenti e cioè amore e sesso. All’inizio pensavo che fosse il segno che si trattava solo di amicizia ma la cosa non aveva senso perché in genere due amici, che ormai si conoscono bene, di queste cose ne parlano eccome.
Potevo osservare però che piano piano il nostro rapporto aveva preso una dimensione di quotidianità e di spontaneità straordinaria, le cose venivano da sé, non avevamo bisogno nemmeno di metterci d’accordo ogni proposta di uno di noi sarebbe stata automaticamente accettata dall’altro. I sorrisi e il guardarsi dritto negli occhi erano diventate cose comuni e c’era anche un minimo di contatto fisico: l’abbraccio quando ci salutavamo non era solo un saluto, per invitarmi ad uscire mi prendeva per mano e qualche volta mi appoggiava la testa sulla spalla, mi ammiccava come per dire che sapeva quello che stavo per dire o per fare. Io cercavo di essere attento a non scoprimi molto, mi affascinava ma cercavo di evitare di farglielo capire ma comunque deve averlo capito ugualmente.
Ad un certo punto ha cominciato a lasciarsi andare a forme di contatto fisico più significativo, ad abbracci lunghi, improvvisi e senza motivo apparente, accompagnati da espressioni di felicità quando mi abbracciava. Più io cercavo di ritrami e di riportare le cose al livello solito più Gianni dava segno di sentirsi frustrato da quel mio modo di fare. A un certo punto, per risolvere un attimo di imbarazzo che si era creato, ha preso l’iniziativa e mi ha baciato, io sul momento ho provato a dire di no ma mi ha risposto con una sola parola: “zitto!” e siamo rimasti a baciarci per 10 minuti. Il giorno appresso mi sentivo in colpa, come se avessi approfittato di lui, gliel’ho detto ma gli leggevo negli occhi il bisogno di andare avanti allora l’ho abbracciato io, quella sera abbiamo avuto il nostro primo timidissimo rapporto sessuale. Credo che non ci sia niente di più coinvolgente dell’essere innamorati di un ragazzo e del sentire che quel ragazzo ti desidera. In pratica ho capito che cosa è la sessualità vera. Mi abbracciava fortissimo e non aveva alcuna inibizione, la sua spontaneità era totale e, stranamente per me, anche la mia spontaneità era totale.
Le cose sono andate avanti così per qualche giorno, poi mi sono tornati i soliti scrupoli e ho cominciato a tenerlo a distanza. Credo che Gianni si sia sentito completamente rifiutato e che sia stato malissimo, insisteva perché ci incontrassimo ma io volevo che tra noi non ci fosse più sesso e lo tenevo a distanza, poi abbiamo cominciato a frequentarci di nuovo ma, per un patto che avevamo fatto tra noi, senza contatto fisico. Abbiamo passato lunghissime serate a parlare e ho cominciato a conoscere Gianni dall’interno. Ero stupito del fatto che si comportasse così con me anche se io lo tenevo a distanza. Poi non ce l’ho fatta più a vederlo soffrire e abbiamo ripreso ad avere rapporti sessuali ma l’espressione non è adeguata perché in realtà il nostro era un vero fare l’amore. Per lui, il sesso era una po’ una risposta al suo bisogno di affetto era un prendere atto che quel suo bisogno di affetto contava più delle mie inibizioni e che alla fine io riuscivo a capire come si sentiva veramente. Non avevo mai pensato che il sesso potesse avere una tale capacità di tranquillizzare, di rassicurare, che potesse avere un significato affettivo così profondo.
Quando stavo con lui non provavo affatto sensi di colpa, era tutto così naturale, così bello, così pieno di sentimento che l’idea che non fosse una cosa buona neppure mi sfiorava. Qualche volta però, dopo, quando mi ritrovavo da solo, mi veniva in mente che la religione condanna queste cose e che quindi al di là delle apparenze, quello che stavamo facendo non fosse un modo di stare bene ma fosse in realtà un male, che fosse un modo di fargli del male per qualche ragione che neppure potevo capire. Provavo a dire a Gianni queste cose e mi ascoltava perplesso, eppure io sapevo che lui era credente, ma io vivevo la religione con mille scrupoli, lui invece no, la viveva come una cosa liberatoria. Mi guardava con forte senso di preoccupazione e mi chiedeva: “Ma tu pensi veramente che ci sia qualcosa di male?” E io non sapevo che cosa rispondergli e in quei momenti lo vedevo di nuovo solo nella sua solitudine, in quella solitudine alla quale io lo stavo costringendo, allora gli prendevo la mano e sentivo tutta la sua esitazione e in quel momento mi sembrava terribilmente ingiusto allontanarlo da me e allora lo abbracciavo forte.
Ho conosciuto la debolezza di Gianni, il suo bisogno d’amore, l’ho sentito vicino come non ho mi sentito nessun’altra persona e piano piano ho cominciato a mettere da parte i miei scrupoli e sono arrivato a capire che il nostro era amore vero.
Certe volte, quando leggo le cose che la gente dice dei gay, mi prende un senso di sconforto, perché adesso per me è evidente che quelle persone non capiscono affatto che cosa è l’amore gay, l’amore tra due uomini. Anche io, per molto tempo in verità, ho avuto forti dubbi sul fatto che tra due uomini potesse esistere un amore vero, probabilmente ho assimilato questo tipo di diffidenza dall’ambiente in cui vivevo e per me andare oltre non è stato affatto facile. Ho cominciato a mettere da parte certe forme di dipendenza psicologica di fronte alla religione e ho cominciato a chiedermi che cosa per me fossero il bene e il male, al di là di qualsiasi pregiudizio e ora non ho più alcun dubbio e penso che solo l’amore ha la forza di liberarci dalle nostre paure e di darci il coraggio di essere finalmente noi stessi.
Una sola paura mi resta e cioè la paura che il mio rapporto con Gianni possa finire. Non ho oggettivamente nessun elemento sul quale basare questa paura, ma il fatto è che l’amore per Gianni è diventato di fatto il pilastro della mia vita e che pensare di vivere senza di lui non avrebbe senso.
Non che nel nostro rapporto non ci siano stati momenti di incomprensione ma quando è capitato non ho mai avuto il timore che il nostro rapporto potesse finire. Questo ce lo siamo detto mille volte.
Oggi, dopo un anno e mezzo, mi sento un uomo felice. Noi non conviviamo perché la sua famiglia e la mia non sanno di noi e di comune accordo abbiamo deciso di non dire nulla, non per egoismo o per diffidenza ma perché entrambi pensiamo che i nostri genitori non capirebbero e ogni giorno ne riceviamo conferma dai discorsi che sentiamo in famiglia. Oltre a mettere in enormi difficoltà i nostri genitori, esporremmo anche il nostro rapporto a delle forti tensioni e noi vogliamo vivere tra noi nella massima serenità. Ora io ho un lavoro, ma non è un lavoro stabile e lui studia ancora, se le cose andranno avanti così, tra qualche anno (non pochissimi) potremmo essere veramente indipendenti e potremmo anche andare a vivere insieme.

I rapporti con la religione, intesa nel senso della nostra comunità, sono andati in crisi. Ovviamente in quell’ambiente nessuno sa di noi e quindi nessuno ci emarginerebbe ma siccome sappiamo qual è il modo di vedere le cose delle persone che frequentano quell’ambiente, preferiamo starne al di fuori per evitare di dover fingere una comunione di pensiero che ormai non c’è più. Però abbiamo conservato un insieme di valori legati alla religione e anche una grande speranza che Dio sia migliore degli uomini e che abbia riservato anche per noi un posto in paradiso. Non è un modo di dire, è una forma di fede che, penso, non perderemo mai.

Project, adesso capisco il senso di tante cose che mi dicevi e mi rendo conto che erano vere!
Matteo
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giovedì 6 settembre 2012

DUBBI DI UN GAY 40ENNE

Ciao Project,
mi sento un po’ strano a scriverti certe cose ma non so proprio che fare e vorrei avere le idee un po’ più chiare. Ho 40 anni, sono gay e sono sempre stato gay ma solo nel senso che le mie fantasie sessuali sono sempre state al maschile. In pratica con l’universo femminile non ho e non ho mai avuto rapporti neppure di significato superficiale. Niente contro le donne, per carità, ma non sono il mio genere. Però il mio essere gay non è mai e dico mai andato oltre la fantasia individuale. Ho passato periodi durante l’adolescenza in cui mi sono represso pesantemente, un po’ condizionato dalla famiglia, un po’ dalla religione e un po’ da complessi di vario genere, ho praticamente rimosso l’idea di avere un rapporto vero (non parlo solo di sesso) con un altro ragazzo. Già dai tempi della scuola è stato tutto un fuggire e un mettere da parte l’idea. Forse è stato anche un bene. I primi innamoramenti, se li avessi dichiarati, mi avrebbero sicuramente messo in grosse difficoltà. L’anno della maturità mi sono innamorato di un ragazzo nuovo arrivato nella mia classe e togliermelo dalla testa mi è costato carissimo, adesso quel ragazzo è sposato e ha due figli e io sono contento di avere tenuto per me i miei sentimenti. L’università è stata una sequela di innamoramenti sbocciati e poi finiti prima di cominciare. La mia facoltà era a forte prevalenza maschile e per me quel periodo poteva, in teoria, essere meraviglioso, ma non lo è stato. Certamente di ragazzi gay ce ne dovevano essere ma trovarli era praticamente impossibile, quando pensavo di avere capito che uno era gay mi arrivava la smentita più radicale. Il pratica ho puntato tutto sullo studio, mi sono laureato molto bene e ho trovato subito lavoro, tra l’altro un lavoro che mi piace, ben retribuito anche se molto impegnativo. Anche il mio ambiente di lavoro è a prevalenza maschile, sono tutti ingegneri giovani, in buona parte sotto i 30 anni, io faccio parte dei senior. I miei colleghi sul lavoro parlano solo di lavoro, qui la professionalità e d’obbligo e lasciarsi andare a discorsi di carattere personale è considerato una debolezza pericolosa per la carriera. Quando facciamo le nostre cene aziendali sono una vera liturgia, ci sono i grandi capi e i miei colleghi si presentano tutti con la moglie o con la ragazza in abito lungo. Insomma qui conta l’immagine e per fare carriera devi essere formale e basta, non c’è spazio per l’amicizia a nessun livello ma solo per la competizione. Tra l’altro i miei colleghi, anche quelli che oggettivamente sono bei ragazzi, mi sembrano dei pupazzi programmati, tra l’altro dotati di spirito critico solo a livello tecnico e di carriera e per il resto stereotipati fino all’incredibile. Quindi diciamo che per me l’ambiente di lavoro è del tutto neutro, e adesso vengo alla questione centrale. Quest’anno sono stato, come tutti gli anni, al mare con i miei. Se dicessi a i miei colleghi una cosa del genere mi squalificherei perché è un pezzo di spiaggia qualunque. I miei hanno una casetta vicina al mare, basta uscire di casa e in pratica sei sulla spiaggia. I giorni feriali c’è poca gente ma la domenica arrivano le comitive con le macchine e c’è una marea di gente. Una domenica me ne stavo lì sotto l’ombrellone a leggere delle carte cercando qualche idea intelligente da poter spendere sul lavoro, quando arriva una comitiva di ragazzi giovani 20/21 anni, si tolgono le magliette e si mettono a giocare a pallavolo a pochi metri da me, fin qui c’è poco da dire, succede spesso. Uno di questi ragazzi mi colpisce subito: alto, biondo, sorridente, resto a osservarlo perché ha su di me un’attrattiva potente. Mi dico; ma che bel ragazzo! Beato lui! Io, a parte i miei 40 anni, non ho e non ho mai avuto niente del bel ragazzo e nemmeno di quello medio. Non potevo fissare quel ragazzo troppo a lungo perché non volevo che se ne accorgesse però mi incantava, anche la voce mi sembrava bellissima. Mi sono rimesso a leggere le mie carte ma l’orecchio era fisso alle voci di quei ragazzi. A un certo punto mi arriva in testa una pallonata e mi fa volare il libro, quel ragazzo mi ha detto poi che la pallonata non è stata casuale, lui si avvicina, si scusa dandomi del tu e si riprende il pallone. Finisce la partitella, i suoi amici vanno a fare bagno, lui non ci va, siccome non ha ombrellone mi chiede se si può mettere sotto il mio io gli dico “Certo!” Lui mi sorride, poi mi chiede che cosa sto leggendo, in breve alla fine di quella domenica ci siamo scambiati il cellulare e il contatto msn. Era una ragazzo così radicalmente diverso dai miei colleghi che mi ha lasciato il segno, a parte il fatto che era giovanissimo e non si sentiva minimamente in soggezione per questo. Sapevo che lo avrei visto al massimo un’altra volta la domenica successiva, poi avrei ripreso il lavoro e tutto sarebbe finito lì. Rientro a casa la sera, aggiungo il suo contatto su msn, è online e parliamo per tre ore. In pratica per la prima volta nella mia vita parlo con qualcuno che mi ascolta per motivi non professionali. La conversazione è seria, non invadente, mi colpisce anche da questo punto di vista. È terribilmente diretto, dice anche brutalmente quello che pensa e non me ne passa una. Sono stupito della sua intelligenza e della sua capacità di andare fino in fondo. Nel giro di una settimana mi dice che è gay, ma non mi fa il solito discorso, tipo: “adesso se vuoi posso pure non farmi sentire più”, no! Invece dà proprio per scontato che lo sia anche io e mi dice: “Tu invece si vede che l’hai buttata tutta sullo studio e la carriera”. Non ho dovuto dirgli che ero gay, lo aveva capito perfettamente e aveva capito parecchie altre cose. Abbiamo chattato per ore e ore tutta la settimana, lui la domenica successiva non è venuto al mare ma me lo aveva detto prima. Vedere il gruppetto dei suoi amici senza di lui mi faceva una malinconia terribile e gliel’ho anche detto e, come al solito, non si è stupito, mi ha solo risposto: “beh, l’ho pensato, ma se vuoi ci vediamo domani pomeriggio in città”. Gli ho detto che esco dal lavoro verso le 17.15 e poi vado a un grosso supermercato fuori città a fare un po’ di spesa. Siamo andati insieme al supermercato. Un pomeriggio bellissimo, mi stavo innamorando di quel ragazzo e lui non si tirava indietro. La settimana successiva siamo andati di nuovo a fare la spesa, ma questa volta in macchina mi ha preso la mano e per me è stato proprio un brivido. Stringeva forte per farmi sentire che lui c’era e che ci voleva essere. Project, è così che ho cominciato ad andare in crisi. L’ho riaccompagnato a casa senza dire una parola. Prima di scendere mi ha chiesto: “Sei arrabbiato?” Gli ho risposto: “No, ma sono preoccupato!” e lui: “Beh questo è naturale!” Poi mi ha dato un pizzicotto sulla gota ed è sceso. Io ero felice ma un po’ frastornato una cosa del genere non me sarei mai aspettata. Nei giorni successivi mi racconta dei suoi innamoramenti impossibili e delle frustrazioni tremende che ha dovuto sopportare e vuole che io gli racconti delle mie storie impossibili, poi, come se la cosa fosse scontata (forse lo era) mi dice di essersi masturbato pensando a me e vuole sapere come ci sono rimasto. Gli dico che sono un po’ stupito, perché lui ha certamente di meglio, ma mi chiede in modo molto diretto: “E tu ti sei masturbato pensando a me?” io tergiverso ma mi dice innervosito: “Rispondi!” Io gli dico di sì e lui mi dice che non sopporta certi miei atteggiamenti ipocriti. Ci resto un po’ male ma non mi dà spago e mi dice: “Non mi fare la vittima! Se ti piace ti piace!” Io comincio ad avere paura che il rapporto con questo ragazzo possa essere una cosa che va fuori controllo. Gli dico che lui ha bisogno di altro e che non voglio vincolare nessuno, lui si incazza di brutto, mi dice che sono proprio un ipocrita e che lui alla differenza di età di ha pensato, che non è innamorato di me ma mi vuole bene, che però per lui sono una persona importante anche a livello sessuale. Io cerco di svignarmela, comincio ad avere proprio paura di non capire dove si stia andando a finire. Nei giorni successivi ci vediamo diverse volte, gli dico mille volte che sono perplesso, che sono troppo vecchio ma piano piano si crea tra noi anche un minimo di contatto fisico, che se per un verso mi manda in estasi, per l’altro mi sconvolge. Mi ha detto che non può finire così e che vuole stare con me e credo che sia vero. Mi ha detto è ripetuto che non è mai stato con nessuno e ha voluto sapere se era lo stesso anche per me, ha concluso che non ci sono rischi di nessun genere e che poi a lui basterebbe poco, in pratica a rischio zero. Mi dice che quando mi sta vicino la sente proprio l’attrazione fisica fortissima. Ecco, adesso stiamo a questo punto. Che faccio, Project? Non posso negare che ne sono totalmente innamorato ma le complicazioni sono tante, lui è giovanissimo, non lo dico perché ho paura che se ne possa andare un giorno o l’altro ma perché non vorrei condizionargli la vita. Io gli voglio bene in modo profondo perché lui è come io avrei voluto essere e non sono mai stato. Project, ho paura di imbacarmi per un’impresa troppo grossa per me che penso non saprei gestire. Se fosse stato un mio coetaneo, magari in una storia un po’ disimpegnata mi sarei sentito più a mio agio, ma così, con un ragazzo di 20 anni che è terribilmente più sveglio di come ero io alla sua età, mi sento spiazzato. E se poi non me la sento più? Mica lo posso lasciare a mezza strada. Io veramente, adesso almeno, la differenza di età non la sento troppo come un ostacolo, ci abbiamo riflettuto tutti e due, poi c’è quel discorso del “non sono innamorato di te ma ti voglio bene” che significa che io non sono veramente quello che lui sta cercando. Poi quella frase ha cercato di stemperarla, di svalutarla, ma lui mi ha detto che non è innamorato di me, ma in fondo nemmeno io sono innamorato di lui in modo travolgente e il fatto è che gli voglio soprattutto bene. Che io mi possa infatuare di un bel ragazzo di 20 anni già mi sembra strano, ma forse è una cosa che si può capire, ma lui che cosa può trovare in uno come me? Lui di ragazzi cento volte meglio di me ne può trovare quanti ne vuole, quando ci ha provato gli hanno detto tutti buca, ma di ragazzi ne conoscerà moltissimi. Mi chiedo che cosa può volere lui da me, cioè proprio da me, perché mi sembra che ci tenga moltissimo. Tra l’altro ha una dignità nel suo modo di fare brusco che tanti miei colleghi non riuscirebbero nemmeno a concepire, loro la chiamerebbero ingenuità, perché nel nostro ambiente la dignità non sanno più nemmeno che cosa sia. Ma come fa un 40enne a prendersi una cotta così per un ragazzo di 20 anni? Mi sento proprio spaccato in due ma so che dovrò pure decidere. Project, ma se cedo a lui e anche a me stesso non è che faccio veramente qualcosa di male? Non lo dico a livello moralistico ma di dubbi ne ho proprio tanti.
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