Visualizzazione post con etichetta diritti umani. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta diritti umani. Mostra tutti i post

mercoledì 27 maggio 2015

MATRIMONIO OMOSESSUALE – IRLANDA CATTOLICA E IRLANDA LAICA

L’arcivescovo di Dublino, Diarmuid Martin, dopo la vittoria del sì ai matrimoni omosessuali in Irlanda, è sembrato a qualcuno fare quasi autocritica: “Quanto accaduto non è solo l’esito di una battaglia per il sì o per il no, ma attesta un fenomeno molto più profondo, una rivoluzione culturale.” “È un cambiamento notevole i cui effetti sono imprevedibili.” Ma lo stesso arcivescovo continuava in modo paradossale: “Il matrimonio in Chiesa è anche un matrimonio civile e le coppie gay che se lo vedranno rifiutare potrebbero ricorrere ai giudici accusandoci di discriminazione, se il legislatore non mette dei limiti.”
Il cardinale Pietro Parolin, segretario di stato Vaticano così si esprime: “Sono rimasto molto triste per questo risultato. La Chiesa deve tenere conto di questa realtà ma nel senso di rafforzare il suo impegno per l’evangelizzazione.” “Credo che non si può parlare solo di una sconfitta dei principi cristiani ma di una sconfitta dell’umanità.” “La famiglia rimane al centro e dobbiamo fare di tutto per difendere, tutelare e promuovere la famiglia, perché ogni futuro dell’umanità e della Chiesa, anche di fonte a certi avvenimenti che sono successi in questi giorni, rimane la famiglia.” “colpirla sarebbe come togliere la base dell’edificio del futuro.”
Le espressioni usate dal cardinale Parolin presentano la Chiesa come baluardo a difesa della famiglia. Ma cerchiamo di capire quale sia stato il vero ruolo della Chiesa cattolica in Irlanda, in rapporto, in particolare alle ragazze madri, fino al 1996.
Faccio una breve premessa sulla Chiesa cattolica in Irlanda. Le case Magdalene, o lavanderie Magdalene (Magdalene laundries) erano istituti femminili che accoglievano le ragazze orfane, o ritenute “immorali”, per via della loro condotta considerata peccaminosa o in contrasto con i pregiudizi della società benpensante. La maggior parte di questi istituti furono gestiti da suore che appartenevano a vari ordini religiosi, per conto della Chiesa cattolica. È stato calcolato che circa 30.000 donne vi furono ospitate nel corso dei 150 anni di storia di queste istituzioni. L’ultima Casa Magdalene in Irlanda è stata chiusa il 25 settembre del 1996. A tutt’oggi non esiste una statistica esatta di quante vite siano state irrimediabilmente danneggiate in quelle case in nome della morale cattolica.
Il “COMITATO SUI DIRITTI DEL FANCIULLO” dell’ONU, nelle Osservazioni conclusive sulla seconda relazione periodica della Santa Sede, si esprime così:
https://gayproject.wordpress.com/2014/0 … i-bambini/
Tortura e altri trattamenti crudeli o degradanti
37 . Il Comitato è preoccupato dal fatto che la Santa Sede non ha adottato le misure necessarie per proteggere e garantire la giustizia per le ragazze arbitrariamente collocate dalle loro famiglie, dalle istituzioni dello Stato e dalle chiese nelle “lavanderie Magdalene” d’Irlanda gestite da quattro congregazioni di suore cattoliche fino al 1996.
Il Comitato è particolarmente preoccupato del fatto che :
(a) Le ragazze collocate in queste istituzioni erano costrette a lavorare in condizioni di schiavitù, ed erano spesso oggetto di trattamenti inumani, crudeli e degradanti nonché di abusi fisici e sessuali;
(b) le ragazze erano private della loro identità, della formazione e spesso degli alimenti e dei farmaci essenziali ed era loro imposto l’obbligo del silenzio e il divieto di avere qualsiasi contatto con il mondo esterno;
(c) le ragazze non sposate che avevano partorito prima di entrare o durante la detenzione nelle lavanderie erano separate dai loro bambini con la forza e
(d) anche se le quattro congregazioni cattoliche interessate erano sotto l’autorità della Santa Sede, non è stata intrapresa alcuna azione per indagare il comportamento delle suore che gestivano le lavanderie e per collaborare con le forze dell’ordine per individuare i responsabili degli abusi, così come tutti coloro che hanno organizzato il lavoro non pagato delle ragazze e consapevolmente ne hanno tratto profitto.
38 . Con riferimento alle raccomandazioni formulate dal Comitato contro le Torture nel 2011 per la Repubblica d’Irlanda (CAT/C/IRL/CO/1para.11) per perseguire e punire i colpevoli con pene commisurate alla gravità del reati commessi, e per garantire che tutte le vittime ottengano un risarcimento e abbiano diritto ad una riparazione, il Comitato invita la Santa Sede a:
(a) condurre un’inchiesta interna sulla condotta del personale religioso che lavorava nelle lavanderie Magdalene in Irlanda, così come in tutti i paesi in cui questo sistema era in vigore, e ad assicurarsi che tutti i responsabili di quei reati siano sanzionati e segnalati alle autorità giudiziarie nazionali per i relativi procedimenti penali;
(b) garantire il pieno risarcimento da versare alle vittime e alle loro famiglie sia attraverso le congregazioni stesse sia tramite la Santa Sede come supremo potere della Chiesa, legalmente responsabile per i suoi subordinati collocati in ordini religiosi cattolici sotto la sua autorità;
(c) prendere tutte le misure necessarie per assicurare il recupero fisico e psicologico e il reinserimento sociale delle vittime di tali reati e
(d) valutare le circostanze e le ragioni che hanno portato a tali pratiche e prendere tutte le misure necessarie per garantire che nessuna donna e nessun bambino possono essere arbitrariamente reclusi in futuro per nessun motivo.
Fin qui il documento del Comitato ONU sulla Repubblica di Irlanda. Ma il Vaticano, che tanto si preoccupa della difesa della famiglia dal matrimonio gay (?) secondo lo stesso Comitato ha gravi responsabilità, ampiamente documentate dai singoli Stati, in merito alla copertura degli abusi su minori e in merito al tentativo di risolvere il problema dei figli dei preti e dei religiosi cattolici garantendo un sussidio economico alle madri solo a condizione che esse rinuncino definitivamente al riconoscimento della paternità. Evidentemente tutte queste pratiche sono in perfetto accordo con la morale cattolica. Il Comitato ONU, in particolare, sulle posizioni della Santa Sede relative agli omosessuali così si esprime:
“il Comitato è preoccupato per le pronunce e le dichiarazioni precedenti della Santa Sede sull’omosessualità, che contribuiscono alla stigmatizzazione sociale e alla violenza contro lesbiche, gay, bisessuali e transgender, adolescenti e bambini cresciuti da coppie dello stesso sesso.” 
Chi ha orecchio per intendere intenda.
__________
Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post  aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=73&t=5037

martedì 10 settembre 2013

OMOFOBIA E DISCRIMINAZIONE IN ITALIA SECONDO L'UNIONE EUROPEA

Riporto qui di seguito, in traduzione mia, un documento del European Union Agency for Fundamental Rights (FRA) del Marzo 2009 che ritrae la situazione della omofobia e della transfobia in Italia. 
Credo non ci sia molto da aggiungere. Si tratta di un documento ufficiale della Unione Europea.

“La situazione sociale dell'omofobia e della discriminazione per motivi di orientamento sessuale in Italia”  Marzo 2009

Una sintesi della situazione globale delle persone LGBT
Per eredità storica l’ordinamento italiano è caratterizzato dalla negazione piuttosto che dalla repressione dell'omosessualità. Le relazioni tra persone dello stesso sesso, così come l'omofobia, rimangono invisibili alla regolamentazione statale. L'unica eccezione rilevante è il decreto legislativo n . 216/2003 recante attuazione della direttiva 2000/78/CE, in cui l'orientamento sessuale è indicato come una delle cause di discriminazione.
In generale, il sistema giuridico italiano manca di documenti, statistiche e giurisprudenza in materia di discriminazione per motivi di orientamento sessuale. Non c'è il riconoscimento di coppie dello stesso sesso a livello nazionale e non c’è accesso all’adozione per le coppie dello stesso sesso.
Diverse organizzazioni LGBT si stanno mobilitando per il riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali e contro l'omofobia e la discriminazione e stanno cominciando a parlare contro l'influenza della Chiesa cattolica che ostacola le nuove disposizioni legislative in materia. Diversi studi mettono in evidenza le molestie e il bullismo nelle scuole e crimini di odio omofobo come oggetto di preoccupazione.

Principali risultati
Atteggiamenti verso le persone LGBT

Le indagini che esaminano l'accettazione e gli atteggiamenti verso l'omosessualità sono state effettuate a livello europeo nel 2008 e nel 2006.
L' Eurobarometro 2008 ha posto questa domanda: ' Come ti sentiresti personalmente ad avere un omosessuale (gay o lesbica) come vicino di casa ? ' ( 1 significa 'molto a disagio' e 10 significa 'molto a mio agio') . La cifra risultante dal sondaggio, in Italia, è stata 6,7, con una media UE di 7,9. In Romania si è avuta la cifra più bassa con 4.8.
Nel Eurobarometro del 2006, gli atteggiamenti verso il matrimonio omosessuale sono stati esaminati in ogni Stato membro. Il 42% dei cittadini dell'Unione europea ha convenuto che tali matrimoni dovrebbero essere autorizzati in tutta Europa, in Italia la percentuale è stata del 31% (i Paesi Bassi hanno raggiunto la percentuale più alta con l’82%. La percentuale minima si è ottenuta in Romania con l'11 % ). 
Per quanto riguarda l’adozione, il livello di accettazione diminuisce in Europa e in Italia. Il 31% degli europei ritiene che le coppie omosessuali dovrebbero essere autorizzate ad adottare bambini in tutta Europa, in Italia la percentuale è del 24% (i Paesi Bassi registrano la percentuale più alta con il 69% per cento e la Polonia e Malta quella più bassa con il 7 per cento). 
Secondo Arcigay e Arcilesbica , lo stigma sociale legato alle persone LGBT è molto diffuso. La conseguenza dello stigma sociale è spesso l'esclusione sociale delle persone LGBT o delle persone percepite come aventi determinate identità sessuali o di genere. Le ONG ritengono che questi atteggiamenti siano sostenuti da un'offensiva ideologica dal Vaticano e dai partiti di destra che si concentrano sui valori tradizionali della famiglia e prendono di mira le persone LGBT usando un linguaggio aggressivo e dispregiativo nei discorsi pubblici. 
Tuttavia, la ricerca mostra che vi è stato un certo cambiamento di atteggiamento verso gli omosessuali nel corso degli ultimi decenni. Due terzi della popolazione italiana considerava l'omosessualità una malattia ancora negli anni ’70. Vent'anni dopo, solo il 17 % delle persone di età tra i 15 e i 34 anni condivideva ancora questa idea. Si è anche ridotta la quota di popolazione che considera l'omosessualità immorale, dal 66 % nel 1981 al 30 % nel 1999. Di conseguenza, le persone che si sentono a disagio a contatto con gli omosessuali sono diventate una minoranza, nel 1999 il 29 % non voleva avere un omosessuale come vicino di casa.
I cambiamenti sono particolarmente evidenti nelle indagini su persone tra e 15 e i 34 anni: la percentuale che considera l'omosessualità accettabile in base ai propri valori è stata del 37% nel 1983 e del 50% nel 1996.

Diritto Penale - crimini d'odio
Non esiste attualmente alcuna disposizione di legge penale o civile in Italia in materia di incitamento all'odio relativo alla omofobia o di discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale. Il diritto penale sanziona solo espressioni di odio relative alla discriminazione per motivi di razza, etnia, nazionalità o religione. Inoltre, l’ordinamento giuridico italiano non tiene conto - sia nella legislazione che nella giurisprudenza – del fatto che un crimine sia commesso con intento omofobico. Non esistono dati ufficiali sul numero di casi giudiziari non penali avviati in collegamento con dichiarazioni omofobiche o fatti legati all’omofobia.
Durante il periodo della XV legislatura (aprile 2006- febbraio 2008) , diversi disegni di legge sono stati presentati al Parlamento per estendere le disposizioni penali anche alla discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale, tuttavia, nessuno di questi è stato approvato a causa della crisi di governo e del conseguente scioglimento anticipato del Parlamento nel febbraio 2008.
I dati disponibili mostrano che la violenza omofoba - in termini di attacchi fisici o verbali - è parte dell'esperienza di molte persone LGBT. Secondo un sondaggio Web recente, la metà delle persone LGB si sente meno sicura a causa della propria sessualità. Uomini gay e bisessuali spesso sperimentano la violenza nei luoghi pubblici e nelle aree di incontro (per esempio nei parchi), mentre le donne lesbiche e bisessuali hanno maggiori probabilità di sperimentare la violenza in altri ambienti privati o a casa. Più di cento omicidi di uomini gay, su base omofoba, sono stati identificati tra il 1990 e il 2001. I crimini d’odio e le minacce sono stati ritrovati anche l’interno della famiglia stessa. La violenza indirizzata contro persone o luoghi o organizzazioni LGB ha acquisito maggiore visibilità nei media.
I gay e le lesbiche non sembrano fidarsi di istituzioni statali in materia di protezione dalla violenza: raramente riferiscono alla polizia di essere stati vittime di violenza omofoba.
Nel caso di discriminazione fondata sull'orientamento sessuale, come accade con altri tipi di discriminazione, la vittima deve portare il caso in tribunale e pagare le spese, se perde la causa.

Libertà di riunione
In Italia né i gay pride né le dimostrazioni omofobe possono essere vietati dalle autorità pubbliche se sono organizzati pacificamente e senz'armi. Il diritto di tenere entrambi i tipi di incontri è completamente protetto dalla Costituzione. 
Nel 2008, l' appena nominato ministro delle Pari Opportunità ha rifiutato di appoggiare il Pride di Roma, sostenendo che gli omosessuali non sono più discriminati in Italia e che lei non è d'accordo con l'obiettivo degli organizzatori, da lei identificato nel il riconoscimento ufficiale delle coppie omosessuali allo stesso livello delle coppie sposate.
Manca una valutazione statistica della portata dei crimini contro sedi LGBT. Tuttavia, è comune percezione generale delle organizzazioni LGBT che la violenza contro le organizzazioni LGBT e le sedi delle comunità sembra essere in aumento e ritengono che questa tendenza alla omofobia sia rafforzata dalle posizioni della Chiesa cattolica e dalla crescente attività dei gruppi neofascisti.
Molti luoghi che vengono utilizzati per i dibattiti pubblici, come teatri o cinema, sono di proprietà della Chiesa cattolica. Ci sono casi in cui l’accesso a questi luoghi è stato vietato per eventi riguardanti i diritti delle persone LGBT. Altri casi segnalati da organizzazioni LGBT concernono le autorità locali che hanno negato l'uso dei loro spazi per congressi o seminari sulla vita e i diritti delle persone LGBT. 
Il divieto per le organizzazioni LGBT di partecipare a discussioni pubbliche sulle politiche familiari ha caratterizzato la Conferenza governativa sulla famiglia, organizzata dal Ministero della Famiglia nel maggio 2007. Il ministro ha dichiarato che, a differenza di altre organizzazioni che si occupano di questioni familiari, alcune organizzazioni LGBT non hanno potuto partecipare perché si tratta di una conferenza sulla famiglia, quella definita dall'articolo 29 della Costituzione, fondata sul matrimonio. L' unica organizzazione LGBT che ha avuto accesso al convegno è stata l’Agedo, l'associazione delle famiglie e degli amici di gay e lesbiche.

Famiglia e altre tematiche sociali
Il sistema giuridico italiano non riconosce il matrimonio omosessuale come qualsiasi altra forma di partnership eterosessuale fuori dal matrimonio o LGBT. Non vi è alcuna possibilità per le coppie LGBT di adottare bambini e nessun riconoscimento del rapporto tra bambini e cogenitorialità nelle famiglia LGBT.
Le Organizzazioni LGBT e le persone sperimentano conseguenze negative di tutto questo sia a livello pratico che simbolico. La questione dei diritti della famiglia è al centro del dibattito pubblico su questioni LGBT e all'ordine del giorno delle organizzazioni LGBT.
La coppia omosessuale sta guadagnando una maggiore visibilità nel dibattito pubblico e nell'agenda del movimento LGBT. La ricerca mostra che il 20,5 % degli uomini gay italiani e il 17,7 % delle lesbiche sono genitori e che il desiderio di avere dei figli e di espandere le famiglie è aumentato. La fecondazione assistita è ancora un fenomeno raro, ma l'interesse sembra essere in rapida crescita, soprattutto tra le lesbiche, anche se all'inseminazione artificiale in Italia è illegale.
Secondo Arcigay e Arcilesbica, è più difficile ottenere case popolari per coloro che non sono sposati.
Partner dello stesso sesso non hanno diritto al permesso di soggiorno sulla base della loro relazione. La libertà di movimento è pienamente assicurata per singole persone, indipendentemente dalle condizioni personali e dall’orientamento sessuale. Tuttavia, la legge italiana non considera il matrimonio omosessuale, o l’unione registrata o la relazione stabile debitamente attestata come diritto autonomo di godere di libertà di movimento pari a quella delle persone eterosessuali sposate.
Vi è un numero crescente di casi di cittadini italiani che si sposano, o comunque registrano legalmente la loro relazione in un altro paese dell'UE, e chiedono il riconoscimento del loro status come coppia in Italia. Un certo numero di cause è attualmente pendente.
Diverse le Pubbliche Amministrazioni locali e regionali riconoscono le unioni civili o le coppie dello stesso sesso, tuttavia, senza una normativa nazionale, questo ha più valore simbolico che pratico. Allo stesso modo, alcuni governi regionali riconoscono i diritti del partner dello stesso sesso nei regolamenti di loro competenza.

Il mercato del lavoro
Il mercato del lavoro è l' unico settore in cui l'orientamento sessuale è esplicitamente riconosciuto come motivo di discriminazione da parte della legislazione italiana. La direttiva 2000/78/CE sul lavoro è stata recepita in Italia dal Decreto legislativo n. 216 del 7 maggio 2003, emanato dal governo su delega dal Parlamento. Tuttavia, secondo la Commissione Europea, alcune parti della direttiva non sono state applicate correttamente : 1 ) i casi in cui le differenze di trattamento giuridico non possono essere qualificate come discriminazioni, perché sono giustificate sulla base di requisiti professionali essenziali, 2 ) il ruolo delle associazioni nelle procedure giudiziarie o amministrative contro le discriminazioni, 3) l’onere della prova, e 4) la vittimizzazione.
Le indagini sociologiche approfondiscono più ampie e più sottili forme di svantaggio sul lavoro, rispetto agli episodi che sono chiaramente riconoscibili e riconosciuti dalle loro vittime come una discriminazione. Le persone LGB spesso non percepiscono l'abuso verbale omofobico come discriminazione.
La maggior parte dei lavoratori dipendenti LGB confidano il loro orientamento sessuale ad almeno un collega, ma molto raramente sono visibili a tutti. I gay e le lesbiche in particolare evitano manifestare il loro orientamento sessuale ai loro datori di lavoro. Le donne tendono ad essere particolarmente prudenti, e la visibilità è limitata a persone con alto livello di educazione.
La comunicazione del proprio orientamento sessuale di solito va incontro all’accettazione, all’indifferenza o alla curiosità. Negli studi recenti, meno del 10 per cento ha riferito reazioni di risentimento aperto. Più frequente è l'esperienza di assistere a discriminazioni o molestie nei confronti di altre persone LGBT sul posto di lavoro. Ci sono stati casi di persone LGBT licenziate o costrette a lasciare il lavoro a causa di reazioni omofobe.

Educazione
I sondaggi indicano molestie diffuse e bullismo nelle scuole. In un sondaggio del 2001 a Torino, il 48 per cento degli uomini gay e il 10 per cento delle donne lesbiche ha riferito molestie o isolamento sociale da parte di altri studenti quando erano a scuola. Cifre simili ( 41% degli uomini e il 21% delle donne ) sono stati trovate in un campione più recente. Sebbene le molestie da parte degli insegnanti sembrino essere più rare, le vittime lamentano la loro indifferenza e la mancanza di sostegno.
Il bullismo omofobico ha guadagnato visibilità sui media nel 2007 a causa di un suicidio a Torino. La madre del 16 enne che si è suicidato ha riferito che il figlio era angosciato perché era stato identificato come omosessuale e aveva subito atti di bullismo a scuola. Il caso è stato al centro di dibattiti dei media e di incontri pubblici. Organizzazioni LGBT hanno sottolineato che non è stato un caso isolato.
I programmi scolastici, compresa l'educazione sessuale, sono caratterizzati dal silenzio sulle tematiche LGBT. La visibilità degli insegnanti LGBT sembra essere particolarmente limitata ed è percepita come molto rischiosa.

Servizio Sanitario
I partner dello stesso sesso non sono spesso riconosciuti come parente prossimo, e di conseguenza sono negate loro le informazioni sanitarie sul partner e non hanno nessuna influenza sul trattamento del partner. Spesso non c'è il riconoscimento delle particolari esigenze dei pazienti LGBT (per esempio, le lesbiche si preoccupano ed evitando gli esami ginecologici). I gay non possono donare il sangue. Anche se l'omosessualità non è considerata ufficialmente una malattia è ancora in qualche misura considerata un disordine.
Una ricerca del 2005 ha indagato questioni di salute e sessualità sottolineando la necessità di proseguire l'azione di prevenzione dell'HIV/AIDS rivolta specificamente alle persone omosessuali: un terzo degli intervistati di sesso maschile ha detto che è difficile trovare informazioni su quali comportamenti sessuali comportano rischi di infezione. Le donne hanno riferito una mancanza di informazioni sulle pratiche di prevenzione in materia di sesso tra donne.
La maggioranza degli intervistati nel sondaggio di cui sopra non erano visibili come gay o lesbiche per i loro medici. I sondaggi mostrano che circa un terzo degli intervistati avevano paura che avrebbero ricevuto un trattamento peggiore dagli operatori sanitari a causa del loro orientamento sessuale. Il 14,5% delle persone, sia uomini che donne, ha detto che dopo aver discusso il loro orientamento sessuale, il loro rapporto con il loro medico è migliorato. È peggiorato nel 4,5% dei casi e non è cambiato nell’81% dei casi .

Religione
Le Organizzazioni LGBT denunciano l'influenza della Chiesa cattolica sulla politica italiana. Le gerarchie della Chiesa cattolica sono state fortemente critiche verso la possibilità di riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali, sostenendo pubblicamente che tali unioni sono contro natura e non devono essere trattate in Parlamento. I dirigenti della Chiesa hanno anche criticato le trasmissioni TV che presentano immagini positive di gay e lesbiche. 
Non vi è alcuna ricerca sociologica sul grado di omofobia e discriminazione contro le persone LGBT nelle istituzioni della Chiesa cattolica in Italia. Tuttavia, ci sono diversi episodi che attestatno tale comportamento, ad esempio molestie da parte di insegnanti nelle scuole cattoliche, bullismo nei gruppi giovanili cattolici e offese verbali e violenze fisiche da parte di preti.

Sport
La visibilità delle persone LGBT nello sport è molto bassa e gruppi neofascisti che esprimono il sentimento anti-LGBT sono presenti tra diversi fan club e gruppi di tifosi. Tuttavia, negli ultimi anni, gruppi sportivi LGBT sono emersi anche in Italia e alcuni eventi relativi hanno ottenuto finanziamenti pubblici.

Media
Le Organizzazioni LGBT e le tematiche LGBT sono trattate in modo limitato e distorto dai media e son stati segnalati casi di omofobia presentati nei media da parte dei politici e dei leaders della chiesa. Uno studio sociologico su come i media hanno affrontato la genitorialità gay e lesbica ha confermato la scarsa visibilità delle organizzazioni LGBT e dei loro argomenti.

Asilo e protezione sussidiaria
La direttiva 2004/83/CE è stata recepita con il decreto legislativo 251/2007. L’articolo 8 riconosce che la persecuzione per appartenenza a un determinato gruppo sociale caratterizzato dalla caratteristica comune dell'orientamento sessuale è da considerarsi tra i motivi di asilo.
I dati ufficiali forniti dal Ministero dell'Interno per quanto riguarda il periodo tra il 2005 e l'inizio del 2008 hanno mostrato che almeno 29 delle 54 richieste di asilo per motivi di persecuzione dovuta all’orientamento sessuale sono stati accettate. In questi casi è stato concesso lo status di rifugiato o una forma diversa di protezione umanitaria.
Due recenti decisioni della Suprema Corte di Cassazione sul riconoscimento dello status di rifugiato affermano che il richiedente deve dimostrare che nel paese d'origine l'omosessualità , come pratica personale privata e non solo come una manifestazione pubblica di indecenza sessuale, è considerata un reato penale. Le Organizzazioni LGBT sottolineano che la concessione dell'asilo dipende in buona parte dall'opera di avvocati che fanno uno sforzo di raccolta di informazioni sulle condizioni nei paesi di origine.

Ricongiungimento familiare
A causa della mancanza di un riconoscimento ufficiale delle coppie dello stesso sesso, in Italia, le persone LGBT non hanno accesso al ricongiungimento con partner che non siano cittadini italiani. I dati relativi al ricongiungimento familiare non esistono, dal momento che l'ordinamento italiano prevede il ricongiungimento familiare solo per i coniugi, ed esclude quindi il matrimonio omosessuale (art. 2 e DL 5/2007 , art. 29 Decreto Legislativo 286/1998 ).
Le Organizzazioni LGBT sottolineano il crescente numero di italiani che vivono all'estero con i loro partner stranieri e che desiderano tornare in Italia. Nei casi di unione registrata, come nel caso di una coppia proveniente dalla Nuova Zelanda, al partner non viene concesso il permesso di soggiorno.

Problemi transgender
Per quanto riguarda la procedura di riassegnazione del sesso, una persona transessuale deve fare due richieste a un giudice: in primo luogo, lui/lei deve essere autorizzato a sottoporsi all'intervento chirurgico richiesto. L' autorizzazione giudiziaria permette alla persona di ottenere questo tipo di chirurgia negli ospedali pubblici a titolo gratuito. In secondo luogo, lui/lei può chiedere un ordine giudiziario che dà il consenso per modificare il sesso e il nome nei registri dell'Ufficio dello Stato civile.
È molto difficile raccogliere giurisprudenza in materia. Da quanto si rileva:
- La mancanza di previa autorizzazione di un giudice per la chirurgia non può escludere un successivo riconoscimento del diritto a una diversa identità sessuale, se l'autorizzazione avrebbe potuto essere data in quello specifico caso.
- La riassegnazione del sesso da maschio a femmina è solitamente autorizzata solo quando il maschio ha avuto un intervento chirurgico complesso comprendente orchiectomia, penectomia e vaginoplastica. Se la persona non è in grado (per esempio a causa di malattia) o non vuole sottoporsi a queste procedure complesse, non può ottenere l'ordine giudiziario e la conseguente riassegnazione del sesso, anche se prende gli ormoni sessuali prescritti. Solo in due casi, a quanto pare, un giudice ha ordinato una riassegnazione del sesso dopo una semplice orchiectomia, e solo in un caso un giudice ha disposto la riassegnazione del sesso senza alcuna operazione, considerato che il transessuale in questione era molto malato e probabilmente vicino alla morte.
– Tra transizione da femmina a maschio di solito è autorizzata quando la femmina ha avuto un intervento chirurgico, compresa mastectomia e isterectomia. Per contro, la chirurgia per la ricostruzione del pene non è richiesta perché è un'operazione molto difficile, con un alto tasso di fallimento .
Coloro che si sposano dopo la transizione hanno la possibilità di proporsi come genitori adottivi. Secondo le organizzazioni transessuali e transgender, tuttavia, i pregiudizi nel processo di valutazione vanificano questa possibilità.
La ricerca sociologica qualitativa sulle condizioni di vita delle persone transessuali e transgender ha messo in evidenza le tante forme di disagio sociale ed economico che caratterizzano il periodo di transizione prima della riassegnazione legale del sesso. Questo periodo può durare diversi anni o essere uno status permanente per coloro che non vogliono sottoporsi ad intervento chirurgico di riassegnazione del sesso.
Il lavoro è una delle principali aree di disagio. La ricerca ha dimostrato l'alto rischio di essere vittima di molestie sul posto di lavoro o di essere licenziato, e la difficoltà delle persone transessuali nel trovare un posto di lavoro quando il loro aspetto non corrisponde con i loro documenti.
Secondo Arcigay e Arcilesbica, la mancanza di accesso al mercato del lavoro relega un numero relativamente elevato di persone transgender (in particolare donne transgender) alla prostituzione, e il divieto di prostituzione in Italia emargina ulteriormente i lavoratori del sesso transgender.

Discriminazione multipla
Le Organizzazioni LGBT riconoscono che le lesbiche e le donne bisessuali devono affrontare ulteriori problemi rispetto agli uomini gay e bisessuali, perché si trovano ad affrontare anche la discriminazione di genere. Arcilesbica si è separata da Arcigay nel 1997 al fine di dare priorità e visibilità alla dimensione lesbica.
Arcilesbica e Arcigay sottolineano anche i migranti LGBT e le persone LGBT appartenenti a minoranze etniche possono sperimentare la discriminazione multipla e hanno ulteriori difficoltà specifiche a causa della loro specifico retroterra. Recenti ricerche su disabilità e omosessualità mostrano forti effetti di discriminazione multipla, nel senso che gay e lesbiche disabili sperimentano l’esclusione sia da parte delle organizzazioni per le persone disabili che dall'interno della comunità omosessuale.
_________
Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:

domenica 24 marzo 2013

MATRIMONIO GAY IN FRANCIA E LAICITÀ DELLO STATO


A partire dal 4 Aprile 2013 il Senato della Repubblica Francese  procederà all’esame del Progetto di Legge  N. 344 “per l’apertura del matrimonio alle coppie dello stesso sesso”  (http://www.assemblee-nationale.fr/14/projets/pl0344.asp) già approvato dall’Assemblea Nazionale.
L’art. 1 del Progetto di Legge N. 344 prevede che il capitolo I del titolo V del libro primo del Codice Civile sia così modificato: “è inserito all’inizio di questo capitolo un art. 143 così definito:
«Art. 143 – Il matrimonio è contratto da due persone di sesso diverso o dello stesso sesso.» ”.
Il Progetto di Legge prevede poi analiticamente tutte le disposizioni di adattamento dei codici al nuovo articolo 143. L’intera disciplina nel matrimonio, secondo le previsioni del Progetto di Legge, è reperibile alla pagina http://www.mariage-civil.fr/ .
Va sottolineato che il nuovo articolo 143 del Codice Civile francese non crea una normativa particolare per le coppie omosessuali, estensibile eventualmente anche alle coppie eterosessuali non sposate, ma semplicemente estende il diritto al matrimonio a tutti, senza alcuna preclusione dipendente dal sesso dei coniugi ed estende il diritto all’adozione anche alle coppie omosessuali sulla base della stessa disciplina che regola l’adozione per le coppie eterosessuali. Questo vuol dire che il nuovo art. 143 applica laicamente e rigorosamente il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.
La definizione del nuovo art. 143 del Codice Civile francese costituisce l’esito di un lungo processo di laicizzazione del matrimonio
Il matrimonio, in Francia, è stato prerogativa esclusiva della Chiesa durante l'Ancien régime, la laicizzazione definitiva del matrimonio è stata sancita dall'articolo 7 della Costituzione 1791 in cui si afferma che "la legge considera il matrimonio come un contratto civile." Il decreto 20-25 settembre 1792 ha quindi fissato le condizioni per la formazione del matrimonio, tra cui la celebrazione di fronte al funzionario comunale pubblico. Questa concezione civile e laica del matrimonio è stata fatta propria dai redattori del codice civile. Il matrimonio non trova nel Codice Civile francese nessuna definizione e il Codice non ne identifica alcuna finalità prefissata; il Codice si occupa degli atti di matrimonio, poi, in un titolo a parte, delle condizioni, degli effetti e dello scioglimento del matrimonio.
L'idea di aprire il matrimonio alle coppie dello stesso sesso ha raccolto progressivamente maggiore consenso fin dall’approvazione della legge n ° 99-944 del 15 novembre 1999 sul Patto civile di solidarietà. La maggioranza dei francesi è ora favorevole all’accesso al matrimonio da parte delle coppie dello stesso sesso. È vero che il Patto civile di solidarietà ha permesso di soddisfare l'aspirazione reale della società e il regime che esso prevede è stato notevolmente rafforzato e avvicinato a quello del matrimonio, ma le differenze comunque rimangono e questo strumento giuridico non risponde né alla richiesta delle coppie dello stesso sesso che desiderano sposarsi né alla loro richiesta di accesso all’adozione.
Bisogna dunque fare un passo ulteriore. Questo è lo scopo del Progetto di legge n. 344, che apre il diritto di sposarsi a persone dello stesso sesso e di conseguenza apre anche l'accesso alla genitorialità per queste persone, attraverso il meccanismo dell’adozione.
Il Cardinale Philippe Barbarin, Arcivescovo di Lione, ha dichiarato che l’apertura del matrimonio agli omosessuali «è socialmente dirompente » e ha aggiunto «E poi, questo avrà una serie infinita di conseguenze. Dopo, vorranno fare le coppie a tre o a quattro. Poi, un giorno forse, cadrà anche il divieto dell’incesto.» (http://www.lepoint.fr/societe/le-cardinal-barbarin-choque-avec-ses-propos-sur-le-mariage-gay-15-09-2012-1506521_23.php).
Il Cardinale Arcivescovo di Parigi André Vingt-Trois ha giudicato il matrimonio tra persone dello stesso sesso, "una soperchieria che scuoterà uno dei pilastri della nostra società".
La Federazione protestante di Francia si è pronunciata contro "l'idea falsa del matrimonio per tutti" facendone una questione "non teologica ma sociale e antropologica".
Il gran Rabbino di Francia Gilles Bernheim ritiene che "gli argomenti invocati di uguaglianza, di amore, di protezione o di diritto al figlio non reggono e non possono, essi soltanto, giustificare una legge".
Olivier Wang-Genh, vice-presidente della Unione dei Buddisti di Francia, si augura "che si rifletta sulle conseguenze che deriveranno da atti individualisti e egoisti".
Il Consiglio francese per il culto musulmano (CFCM) ha pubblicato un documento ufficiale che spiega la contrarietà dei musulmani al Progetto di Legge ma precisa, laicamente, che «le regole e le norme di una religione non possono essere fatte valere per opporsi o sottrarsi alle norme e alle regole dello Stato che si applicano a tutti». Il documento sottolinea altresì che i musulmani «condannano fermamente ogni atto omofobo». Secondo il CFCM «la missione del matrimonio non si può ridurre al riconoscimento di un legame d’amore», il matrimonio presuppone «la fondazione di una famiglia stabile sotto la direzione dei due sposi» (http://www.lefigaro.fr/actualite-france/2012/11/06/01016-20121106ARTFIG00611-mariage-gay-l-opposition-des-musulmans.php)
__________
Se volete, potete partecipare alla discussione di quetso post sul Forum di Progetto Gay:

sabato 23 marzo 2013

OMOSESSUALITÀ E IGNORANZA


Il problema fondamentale per la concreta realizzazione dei criteri di libertà e di uguaglianza sui quali si dovrebbe fondare una società civile laica è rappresentato dall’ignoranza, in conseguenza della quale, in sostituzione di concetti fondati su fatti che non si conoscono subentrano dei preconcetti del tutto infondati.

Al fine di fare conoscere la realtà della omosessualità riporto qui di seguito, tradotto da me, un documento fondamentale della Organizzazione Mondiale della Sanità
(http://new.paho.org/hq/index.php?option=com_docman&task=doc_view&gid=17703&Itemid) in cui sono sintetizzati alcuni punti di estrema importanza per le persone omosessuali. Questo documento di altissimo livello scientifico è la sintesi del lavoro di migliaia di specialisti in tutte le parti del mondo. Vi invito ad osservare come i contenuti di questo documento rispecchino fedelmente quanto Progetto Gay ha sempre sostenuto. Credo che non ci sia bisogno di affiancare a questo documento ad altri e ben noti documenti di origine confessionale. 
Rinvio soltanto a due post già pubblicati su Progetto Gay.
GAY TRA MORALE VERA E TERAPIE RIPARATIVE
PAPA RATZINGER E L'OMOSESSUALITA'
_______________________________

Organizzazione Panamericana della Sanità
Ufficio Regionale della
Organizzazione Mondiale della Sanità

"CURE" PER UNA MALATTIA CHE NON ESISTE

Le presunte terapie volte a cambiare l’orientamento sessuale mancano di giustificazione medica e sono eticamente inaccettabili.

Introduzione
Moltissimi esseri umani vivono la loro vita circondati da rifiuto, maltrattamenti e violenza per il loro essere percepiti come "diversi". Tra loro, milioni sono vittime di atteggiamenti di diffidenza, disprezzo e odio a causa del loro orientamento sessuale. Queste espressioni di omofobia sono basate sull'intolleranza derivante da cieco fanatismo ma anche da concezioni pseudoscientifiche che considerano il comportamento sessuale non-eterosessuale e non procreativo una "deviazione" o il risultato di un "difetto di sviluppo".
Qualsiasi siano le sue origini e le sue manifestazioni, ogni forma di omofobia ha effetti negativi sulle persone colpite, le loro famiglie e gli amici e la società in generale. Sono moltissimi i racconti e le testimonianze di sofferenze, sensi di colpa e di vergogna, esclusione sociale, minacce e lesioni e sono moltissime le persone che sono state brutalizzate e torturate fino al punto da riportare lesioni, cicatrici permanenti e anche la morte. Di conseguenza, l’omofobia rappresenta un problema di salute pubblica che deve essere affrontato energicamente.
Ogni espressione di omofobia è deplorevole ma i danni causati da professionisti della sanità a causa di ignoranza, pregiudizio, intolleranza o sono assolutamente inaccettabili e devono essere evitati a tutti i costi. Non solo è di fondamentale importanza che ogni persona che utilizza i servizi sanitari sia trattata con dignità e rispetto, ma è anche fondamentale impedire l'applicazione di teorie e modelli che vedono l'omosessualità come una "deviazione" o una scelta che può essere modificata attraverso il "potere della volontà" o attraverso presunti "supporti terapeutici".
In molti paesi delle Americhe, è stata evidenziata una promozione continua, attraverso presunte "cliniche" o "singoli terapeuti", di servizi volti a "curare" l’orientamento non-eterosessuale, un approccio noto come "riparativo" o "terapia di conversione."1 Preoccupa il fatto che questi servizi sono spesso forniti non solo al di fuori della sfera di attenzione pubblica, ma in modo clandestino. Dal punto di vista dell'etica professionale e dei diritti umani protetti dai trattati regionali e universali e dalle convenzioni, come la Convenzione americana sui diritti umani e dal suo protocollo addizionale ("Protocollo di San Salvador") 2, queste pratiche sono ingiustificabili e devono essere denunciate e assoggettate a sanzioni adeguate.

L'omosessualità come variante naturale e non patologica
Gli sforzi volti a modificare gli orientamenti sessuali non eterosessuali non hanno giustificazione medica in quanto l'omosessualità non può essere considerata una condizione patologica.3  I professionisti concordano sul fatto che l'omosessualità rappresenta una variante naturale della sessualità umana, senza alcun effetto intrinsecamente nocivo sulla salute delle persone interessate o delle persone vicine a loro. In nessuna delle sue manifestazioni individuali  l'omosessualità costituisce un disturbo o una malattia, e quindi non necessita di cura. Per questo motivo l'omosessualità è stata rimossa da diversi decenni dai sistemi di classificazione delle malattie.4

L'inefficacia e la nocività delle "terapie di conversione"
Oltre alla mancanza di indicazione medica, non vi è alcuna prova scientifica dell'efficacia degli sforzi di riorientamento sessuale. Anche se alcune persone riescono a limitare l'espressione del loro orientamento sessuale in termini di comportamento, l’orientamento in sé appare in genere come una caratteristica integrale della persona, che non può essere modificata. Allo stesso tempo, abbondano le testimonianze sui danni alla salute fisica e mentale derivanti dalla repressione dell’orientamento sessuale di una persona. Nel 2009, l'American Psychological Association ha condotto una revisione di 83 casi di persone che erano state oggetto di interventi di "conversione".5  Non solo è stato impossibile dimostrare variazioni dell'orientamento sessuale dei soggetti ma lo studio ha rilevato anche che l'intenzione di cambiare l'orientamento sessuale è legata alla depressione, all’ansia, all’insonnia, al senso di colpa e di vergogna, e anche a propositi e a comportamento suicidari. Alla luce di queste evidenze, il suggerire ai pazienti che essi soffrono di un "difetto" e che essi dovrebbero cambiare costituisce una violazione del primo principio dell'etica medica: "In primo luogo, non fare del male". Si tratta di una lesione del diritto all'integrità personale nonché del diritto alla salute, soprattutto nelle sue dimensioni psicologiche e morali.

Segnalazioni di violazioni della integrità personale e di altri diritti umani
Come fattore aggravante, le "terapie di conversione" devono essere considerate minacce per il diritto all’autonomia personale e all’integrità personale. Ci sono diverse testimonianze di adolescenti che sono stati sottoposti a interventi "riparativi" contro la loro volontà, molte volte su iniziativa delle loro famiglie. In alcuni casi, le vittime sono state internate e private ​​della loro libertà, a volte fino al punto di essere tenute in isolamento per parecchi mesi.6 Le testimonianze offrono racconti di trattamento degradante, estrema umiliazione, violenza fisica, condizionamento forzato attraverso scosse elettriche o sostanze chimiche e persino molestie sessuali e tentativi di "stupro riparativo", soprattutto nel caso delle donne lesbiche. Tali interventi violano i diritti umani e la dignità delle persone interessate, indipendentemente dal fatto che il loro effetto "terapeutico" è nullo o addirittura controproducente. In questi casi, il diritto alla salute non è stato protetto come richiesto dagli obblighi nazionali e internazionali stabiliti attraverso il Protocollo di San Salvador e il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali.

Conclusione
Gli operatori sanitari che offrono "terapie riparative" aderiscono a puri pregiudizi sociali e manifestano una forte ignoranza in materia di sessualità e di salute sessuale. Contrariamente a quanto molti credono o presumono, non vi è alcuna ragione - con l'eccezione dello stigma risultante proprio da tali pregiudizi  – per la quale le persone omosessuali non possano godere di una vita piena e soddisfacente. Il compito dei professionisti della salute è quello di non causare danni e di offrire un sostegno ai pazienti per alleviare le loro sofferenze e i loro problemi, certamente non di rendere questi problemi più gravi. Un terapeuta che classifica i pazienti non-eterosessuali come "devianti" non solo li offende, ma contribuisce anche all’aggravamento dei loro problemi. Le terapie "riparative" o " di conversione" non hanno alcuna indicazione medica e rappresentano una grave minaccia per i diritti umani e la salute delle persone. Esse costituiscono pratiche ingiustificabili che devono essere denunciate e assoggettate a sanzioni adeguate.

Raccomandazioni

Per i governi:
I maltrattamenti omofobi da parte degli operatori sanitari o di altri membri del team di assistenza sanitaria violano gli obblighi in termini di diritti stabiliti dai trattati universali e regionali. Tali trattamenti sono inaccettabili e non dovrebbero essere tollerati.
Le terapie "riparative" o "di conversione" e le cliniche che le offrono dovrebbero essere segnalate e assoggettate a sanzioni adeguate.
Le istituzioni che offrono tali "trattamenti" al margine del settore sanitario devono essere considerate come lesive del diritto alla salute, perché assumono un ruolo propriamente di pertinenza del settore sanitario e recano pregiudizio al benessere individuale e collettivo.7
Le vittime di maltrattamento omofobi devono essere trattate in accordo con i protocolli per fornire loro sostengono nel recupero della loro dignità e autostima. Questo include l’obbligo di fornire loro un trattamento per il danno fisico ed emotivo e la protezione dei loro diritti umani, in particolare del diritto alla vita, all'integrità personale, alla salute, e all'uguaglianza di fronte alla legge.

Per le istituzioni accademiche:
Le istituzioni pubbliche responsabili della formazione degli operatori sanitari dovrebbero comprendere nei loto programmi corsi sulla sessualità umana e la salute sessuale, con un focus particolare sul rispetto della diversità e l'eliminazione di atteggiamenti di patologizzazione, rifiuto e odio verso le persone non-eterosessuali. La partecipazione di queste persone alle attività didattiche contribuisce allo sviluppo di modelli di ruolo positivi e all'eliminazione degli stereotipi comuni sulle comunità di persone non-eterosessuali.
La formazione di gruppi di sostegno all’interno delle facoltà e all'interno della comunità studentesca contribuisce a ridurre l'isolamento e a promuovere la solidarietà e le relazioni di amicizia e di rispetto tra i membri di questi gruppi.
Meglio ancora è la formazione di “alleanze di diversità sessuali” che includono persone eterosessuali.
Le molestie omofobe  e i maltrattamenti da parte dei docenti della facoltà e degli studenti sono inaccettabili e non dovrebbero essere tollerate.

Per le associazioni di professionali:
Le associazioni professionali devono divulgare i documenti e le risoluzioni provenienti dalle istituzioni e dalle agenzie nazionali e internazionali che richiedono la de-psicopatologizzazione della diversità sessuale e la prevenzione di qualsiasi intervento finalizzato al cambiamento dell'orientamento sessuale.
Le associazioni professionali dovrebbero adottare posizioni chiare e definite in materia di tutela della dignità umana e dovrebbero definire le azioni necessarie per la prevenzione e il controllo dell’omofobia come problema di salute pubblica che incide negativamente sul godimento dei diritti civili, politici, economici, sociali e culturali.
L'applicazione delle cosiddette terapie "riparative" o "di conversione" deve essere considerata come fraudolenta e come una violazione dei principi fondamentali di etica medica. Le persone o le istituzioni che offrono questi trattamenti dovrebbero essere oggetto di sanzioni adeguate.

Per i mezzi di comunicazione:
La rappresentazione dei gruppi, delle popolazioni o degli individui non-eterosessuali nei media dovrebbe essere basata sul rispetto personale, evitando stereotipi o umorismo basato sullo scherno, sui maltrattamenti, o su violazioni della dignità o del benessere individuale o collettivo.
L’omofobia, in qualsiasi sua manifestazione ed espressa da qualsiasi persona, deve essere presentata come un problema di salute pubblica e una minaccia alla dignità umana e ai diritti umani.
L'uso di immagini positive di persone o gruppi non-eterosessuali, lungi dal promuovere l'omosessualità (in virtù del fatto che l'orientamento sessuale non può essere modificato), contribuisce a creare una visione più umana e più aperta alla diversità, a dissipare timori infondati e promuovere sentimenti di solidarietà.
La pubblicità che incita all'intolleranza omofoba dovrebbe essere denunciata come contributo all’aggravamento di un problema di salute pubblica e come una minaccia per il diritto alla vita, in particolare in quanto contribuisce alla cronica sofferenza emotiva, alla violenza fisica, e ai crimini di odio.
La pubblicità diffusa da "terapeuti", "centri di cura", o eventuali altri operatori che offrono servizi volti a cambiare l'orientamento sessuale dovrebbe essere considerata illegale e dovrebbe essere segnalata alle autorità competenti.

Per le organizzazioni della società civile:
Le organizzazioni della società civile possono sviluppare meccanismi di vigilanza civile per individuare le violazioni dei diritti umani delle persone non eterosessuali e segnalarle alle autorità competenti. Essi possono anche aiutare a identificare e segnalare le persone e le istituzioni coinvolte nella gestione delle cosiddette terapie "riparative" o "di conversione".
I gruppi già esistenti o emergenti di auto-aiuto, i parenti o gli amici di persone non-eterosessuali possono facilitare il collegamento ai servizi sanitari e sociali, con l'obiettivo di proteggere l'integrità fisica e morale degli individui maltrattati, oltre che di segnalare abusi e violenze.
Promuovere interazioni rispettose e quotidiane tra persone di diverso orientamento sessuale è arricchente per tutti e promuove modi armonici, costruttivi, salutari e pacifici di convivenza comune.
_____
1 Human Rights Committee (2008). Concluding Observations on Ecuador(CCPR/C/ECU/CO/5), paragraph 12.
Human Rights Council (2011). Discriminatory Laws and Practices and Acts of Violence Against Individuals
Based on Their Sexual Orientation and Gender Identity (A/HRC/19/41), paragraph 56.
Human Rights Council (2011). Report of the Special Rapporteur on the Right of Everyone to the Enjoyment of the Highest Attainable Standard of Physical and Mental Health (A/HRC/14/20), paragraph 23.
United Nations General Assembly (2001). Note by the Secretary-General on the Question of Torture and Other Cruel, Inhuman or Degrading Treatment or Punishment (A/56/156), paragraph 24. 
2 I diritti umani che possono essere lesi da queste pratiche includono, tra gli altri, il diritto alla vita, all’integrità personale, alla privacy, all’uguaglianza di fonte alla legge, alla libertà personale, alla salute, e ai benefici del progresso scientifico.
3 American Psychiatric Association (2000). Therapies Focused on Attempts to Change Sexual Orientation (Reparative or Conversion Therapies):
Position Statement.
Anton, B. S. (2010). “Proceedings of the American Psychological Association for the Legislative Year 2009: Minutes of the Annual Meeting of the Council of Representatives and Minutes of the Meetings of the Board of Directors”. American Psychologist, 65, 385–475.
Just the Facts Coalition (2008). Just the Facts about Sexual Orientation and Youth: A Primer for Principals, Educators, and School Personnel.
Washington, DC.
4 World Health Organization (1994). International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems (10th Revision). Geneva, Switzerland.
American Psychiatric Association (2000). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders(4th ed.,text revision). Washington, DC.
5 APA Task Force on Appropriate Therapeutic Responses to Sexual Orientation (2009). Report of the Task Force on Appropriate Therapeutic Responses to Sexual Orientation. Washington, DC.
6 Taller de Comunicación Mujer (2008). Pacto Internacional de Derechos Civiles y Políticos: Informe Sombra.
Centro de Derechos Económicos y Sociales (2005). Tribunal por los Derechos Económicos, Sociales y Culturales de las Mujeres.
7 Vedi il Commento generale No. 14 da parte del Committee on Economic, Social, and Cultural Rights relativamente  all’obbligo di rispettare, proteggere e conformarsi agli obblighi relativi ai diritti umani da parte degli Stati membri dell’International Covenant on Economic, Social, and Cultural Rights.
_________
Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: