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giovedì 31 marzo 2016

IDENTITÀ GAY PROFONDA E STEREOTIPI SECONDO HAVELOCK ELLIS

Con questo post si conclude la presentazione del quino capitolo del trattato di Havelock Ellis sull’inversione sessuale (cioè in termini moderni sulla omosessualità). Potrete leggere nel testo di seguito riportato sia cose che caratterizzano profondamente l’identità gay e la connotano proprio sotto il profilo morale, sia cose assolutamente assurde, cioè veri e propri stereotipi gay, ancora ampiamente e spesso autorevolmente accreditati un secolo fa ed ora svuotati di ogni senso da una infinità di riscontri che un secolo fa erano del tutto impossibili.
Nella sostanza, nelle pagine seguenti si alternano osservazioni oggettive basate su una conoscenza diretta e ampia di persone omosessuali e preconcetti di vario tipo sulla omosessualità, dai quali nemmeno Havelock Ellis era realmente libero, nonostante la serietà e l’impegno del suo lavoro scientifico. Ellis scrive brani di mirabile sintesi nei quali i gay si ritrovano anche oggi come cento anni fa, come il seguente:
“C’è un certo interesse nel delineare  l’atteggiamento dell’invertito verso la sua stessa anomalia e la sua valutazione della moralità di quell’anomalia. Dato che i miei casi non sono pazienti che cercano di essere guariti della loro perversione, questo atteggiamento non può essere dato per scontato. Ho rilevato l’atteggiamento morale in 57 casi. In 8 casi, i soggetti stessi si detestano e hanno combattuto invano contro la loro perversione, che spesso considerano come un peccato. Nove o dieci sono dubbiosi e hanno poco da dire per giustificare la loro condizione, che essi considerano come forse morbosa, una “malattia morale”. Uno, pur ritenendo giusto gratificare i suoi istinti naturali, ammette che possano essere vizi. Il resto, la grande maggioranza (comprese tutte le donne) è, invece, risoluto nell’affermare che la loro posizione morale è esattamente la stessa di quella del singolo normalmente costituito, al livello più basso una questione di gusto, e almeno due affermano che una relazione omosessuale dovrebbe essere considerata come sacra, un sacro vincolo di matrimonio; due o tre addirittura considerano l’amore invertito come più nobile dell’amore sessuale ordinario; diversi aggiungono la condizione che ci dovrebbe essere il consenso e la comprensione da entrambe le parti e nessun tentativo di seduzione. Il rimpianto principale di 2 o 3 è la doppia vita che sono obbligati a condurre.
Quando gli invertiti hanno chiaramente affrontato e compreso la loro natura non è tanto, a quanto pare, la loro coscienza che li preoccupa, o anche la paura della polizia, quanto l’atteggiamento del mondo. Un corrispondente americano scrive: “È la paura dell’opinione pubblica che pende sopra di loro come la spada di Damocle. Questa paura è l’eredità di tutti noi. Non è la paura della coscienza e non è generata da una sensazione di illecito. Piuttosto, si tratta di una silente sottomissione ai pregiudizi che incontriamo da ogni parte. Il vero atteggiamento normale dell’invertito sessuale (e ne ho conosciuti centinaia) per quanto riguarda la sua particolare passione non è sostanzialmente diverso da quello di un uomo normale rispetto alla propria.””
A brani come il precedente si alternano brani intessuti di banalità ma non privi di un certo interesse come documenti di vera umanità, come il seguente:
“Anche l’esperienza di Moll in Germania rivela la prevalenza dell’inversione tra gli uomini di lettere, anche se, tra tutte le occupazioni, ha trovato la più alta percentuale tra gli attori. Jäger ha fatto riferimento alla frequenza dell’omosessualità tra i barbieri. Mi è stato detto che tra i parrucchieri di Londra l’omosessualità è così prevalente che c’è anche un atteggiamento speciale che il cliente può adottare sulla sedia per far conoscere che anche lui è un invertito. Il Dr. Kiernan mi informa che anche a Chicago, l’inversione è particolarmente diffusa tra i barbieri, e aggiunge che egli è a conoscenza di due casi tra le donne-barbiere, una percentuale relativamente alta. Non è difficile capire questo, tenendo conto della stretta associazione fisica tra il barbiere e il suo cliente. “W. G. era l’assistente del barbiere”, scrive uno dei miei soggetti, “e mi sono preso una fortissima cotta per lui al primo sguardo. Era solito insaponarmi, e il tocco delle sue dita era una delizia. Poi mi radeva e io ho sempre aspettato con ansia il momento di andare dal barbiere. Se lui non fosse in grado di prendersi cura di me proverei un’incredibile agitazione cardiaca, l’intera giornata mi sembrerebbe noiosa e inutile. Avevo l’abitudine di annotare sulla mia agendina ogni volta che mi faceva la barba.””
Vi lascio alla lettura integrale del testo e vi ricordo che il libro di Ellis, nella mia traduzione, può essere scaricato in formato libro (ovviamente gratuitamente e senza bisogno alcuno di registrazione), alla pagina:
Buona lettura.
Project
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ANORMALITÀ  FISICHE – Le circostanze in cui molti dei miei casi sono stati studiati spesso hanno offerto informazioni di questo tipo difficili da ottenere o da verificare. In almeno 4 casi il pene è molto grande, mentre in almeno 3 è piccolo e non sviluppato, con piccoli e flaccidi testicoli. Sembra probabile che le variazioni in queste due direzioni siano entrambe comuni, ma non è certo che possiedono un significato comparabile con quello che la tendenza all’infantilismo degli organi sessuali nelle donne invertite sembra possedere. Hirschfeld ritiene che gli organi genitali degli invertiti assomiglino a quelli delle persone normali. Egli trova, tuttavia, che la fimosi è piuttosto comune. [1]
Più significative, forse, delle particolarità specificamente genitali sono le deviazioni riscontrate nella conformazione generale del corpo. [2] In almeno 2 casi ci sono seni ben sviluppati, in uno seni gonfi che diventando rossi. [3] In un caso ci sono fenomeni “mestruali”, fisici e psichici, che si presentano in modo ricorrente ogni quattro settimane. In diversi casi, i fianchi sono larghi e le braccia arrotondate, mentre alcuni sono abili nel lanciare una palla. Uno è nato con un doppio strabismo. Almeno 2 erano settimini. Nel capitolo precedente ho fatto riferimento alla tendenza all’ipertricosi e occasionalmente all’oligotricosi tra le donne invertite; tra gli uomini l’ultima condizione sembra più comune, e in molti casi i corpi sono senza peli, o con soltanto pochi peli. Alcuni sono mancini, anche se non forse in una proporzione anormale. [4] I caratteri sessuali della grafia sono in alcuni casi chiaramente invertiti, gli uomini scrivono con una mano femminile e le donne con una mano maschile. [5] Talvolta si è ritrovata una voce di tono alto e femminile. [6]
Una caratteristica marcata di molti invertiti, anche se non facile de definire con precisione, è la loro giovinezza di aspetto, e le facce spesso sono infantili, in modo uguale in entrambi i sessi. Questo è stato spesso osservato, [7] ed è una caratteristica pronunciata tra molti dei miei soggetti.
L’incapacità frequente del maschio invertito di fischiare, per la prima volta fu sottolineata da Ulrichs, e Hirschfeld l’ha rilevata nel 23 per cento dei casi. Molti dei miei casi confessano questa incapacità, mentre alcune donne inverte possono fischiare mirabilmente. Anche se questa incapacità degli invertiti maschi si trova solo in una minoranza, sono abbastanza soddisfatto nel vedere che è molto marcata in una considerevole minoranza. Uno dei miei corrispondenti, M. N., mi scrive: “Per quanto riguarda la generale incapacità degli invertiti di fischiare (non sono in grado di farlo io stesso), per la loro predilezione per il verde (il mio colore preferito), per la loro calligrafia femminile, per le loro abilità nelle occupazioni femminili, ecc., tutte queste cose mi sembrano solo indicazioni di un unico principio. Per andare ancora più in là e includere cose banali, alcuni invertiti fumano pure nello stesso modo e con lo stesso piacere come un uomo, hanno raramente l’abilità dei maschi nei giochi, non possono tirare a segno con precisione, o addirittura sputare!”
Quasi tutte queste peculiarità indicano un disturbo nervoso di grado minore e indicano modifiche, come sottolinea mio corrispondente, in senso femminile. È appena il caso di aggiungere che in nessun modo implicano necessariamente inversione. Shelley, per esempio, non era in grado di fischiare, anche se non ha mai dato segni di inversione; ma era una persona di organizzazione alquanto anormale e femminile, e illustra la tendenza di tali anomalie funzionali apparentemente insignificanti ad essere correlate con altre e più importanti anomalie psichiche.
La maggior parte di queste diverse caratteristiche anatomiche e anomalie funzionali indica, più o meno chiaramente, la prevalenza tra gli invertiti di una tendenza all’infantilismo, in combinazione con la femminilizzazione negli uomini e con la mascolinizzazione nelle donne. [8] Questa tendenza è negata da Hirschfeld, ma spesso è ben evidente tra i soggetti le cui Storie sono stato in grado di presentare, ed è infatti suggerita dai risultati elaborati dallo stesso Hirschfeld, tanto che difficilmente può essere trascurata. Considero questa tendenza molto significativa, ed in armonia con tutto ciò che stiamo imparando a conoscere per quanto riguarda la parte importante svolta dalle secrezioni interne, allo stesso modo nell’inversione e nelle modificazioni corporee generali in una direzione infantile, femminile e maschile.
Se siamo giustificati nel credere che ci sia una tendenza per le persone invertite ad essere un po’ frenate nello sviluppo, cose che le avvicina al tipo infantile, si può collegare questo fatto con la precocità sessuale a volte marcata negli invertiti, perché la precocità è comunemente accompagnata da un rapido arresto dello sviluppo.
Un corrispondente, che è egli stesso invertito, fornisce le seguenti note sui casi di cui è ben informato; le riposto qui, perché illustrano le anomalie che si trovano comunemente: -
1. A., di sesso maschile, primogenito di una famiglia tipicamente nevrotica. Tre figli in tutto: 2 maschi e una femmina. Gli altri 2 sono un po’ eccentrici, asociali e sessualmente frigidi, uno in un modo marcato. Il fatto curioso di questo caso è che A., l’unico della famiglia che possedeva delle capacità mentali e delle qualificazioni sociali, dovesse essere invertito. Il matrimonio dei genitori fu molto male assortito e disarmonico, il padre era di grande statura e la madre anormalmente piccola e di temperamento altamente nervoso, entrambi i genitori erano di salute debole. L’ascendenza era sfortunata, soprattutto da parte di madre.
2. B., di sesso maschile, invertito, il più giovane di due, non ci sono altri figli, ha carattere e aspetto estremamente femminile, è di notevole fascino personale e ha un grande talento musicale. Pene molto piccolo e marcato sviluppo del seno.
3. C., di sesso maschile, invertito, il più giovane di due figli, non ci sono altri figli. C’è un intervallo di sei anni tra il primo e il secondo figlio. Il matrimonio dei genitori è caratterizzato da grande affetto, ma dalla parte di madre l’ascendenza è degenerata. Cancro e scrofola in famiglia.
4. D., di sesso maschile, invertito, secondo figlio di 6; gli altri figli sono femmine. Di posizione sociale modesta. Depravazione notevole manifestata da tutti i membri di questa famiglia ad eccezione di D., che, solo, si è dimostrato stabile, onesto e laborioso.
5. E., di sesso maschile, invertito, secondo figlio di una famiglia di 3 figli, il figlio più giovane è una femmina, nata morta. Di temperamento estremamente nevrotico favorito dall’educazione. Effeminato per costruzione e disposizione; musicalmente dotato.
6. F., di sesso maschile, invertito, secondo figlio di una famiglia di 5 figli. Il primo figlio, una bambina, morì in gioventù. Dopo F., ci fu un maschio G., una femmina H., e un’altra figlia morta. Genitori male assortiti; madre di notevole forza mentale e fisica; padre ultimo rappresentante di una famiglia in via di estinzione in conseguenza di matrimoni misti. Tutti i figli somigliano nell’aspetto al padre e nella disposizione alla madre. Tendenza al bere in entrambi i ragazzi, a questo soprattutto è dovuta la morte di F. all’età di 30 anni. G. si è suicidato alcuni anni più tardi. Il ragazza H si è sposata in una famiglia con ascendenza peggiore della sua. Ha due figli.
7. I. e J., un ragazzo e una ragazza, entrambi invertiti, per quanto sono in grado di giudicare. Il ragazzo è nato con qualche deformità dei piedi e delle caviglie; è di gusti e di aspetto effeminato. Il ragazzo assomiglia alla madre, e la ragazza, che è di grande sviluppo fisico, assomiglia al padre.
Lo stesso corrispondente aggiunge:
“Ho notato poche anomalie per quanto riguarda la conformazione genitale degli invertiti. Vi sono, tuttavia, frequenti anomalie di proporzione nel loro aspetto, le mani ed i piedi sono notevolmente più piccoli e più aggraziati, la vita più marcata, il corpo morbido e meno muscolare. Quasi sempre ci sono o malformazioni del cranio o la testa si avvicina al tipo e alla forma femminile”.
ATTITUDINI ARTISTICHE E ALTRE ATTITUDINI -  Tutte le vocazioni sono rappresentate tra gli invertiti. Tra i soggetti qui studiati si trovano ad una estremità della scala, numerosi operai, e all’altra estremità un numero uguale di persone, talvolta di famiglia nobile, che non esercitano alcuna professione. Ci sono 12 medici, 9 uomini di lettere, almeno 7 sono impegnati nella vita commerciale, 6 sono artisti, architetti o compositori, 4 sono o sono stati attori. Queste cifre non possono dare alcun indizio della diffusione relativa dell’inversione tra le varie categorie professionali, ma indicano che nessun tipo di categoria professionale fornisce una salvaguardia contro l’inversione.
Ci sono, tuttavia, alcune occupazioni per le quali gli invertiti sembrano avere una particolarmente vocazione. [9] Una delle più importanti è la letteratura. La predominanza apparente dei medici è facilmente spiegabile. La frequenza con la quale è rappresentata la letteratura è probabilmente più autentica. Qui, infatti, gli invertiti sembrano trovare il più alto grado di successo e di reputazione. Almeno una mezza dozzina dei miei soggetti sono uomini di lettere di successo, e potrei facilmente aggiungerne altri andando al di fuori del gruppo delle Storie incluse in questo studio. Essi coltivano soprattutto quelle regioni delle belle lettere che si trovano al confine tra prosa e poesia. Anche se di solito non raggiungono livelli di eccellenza in poesia, sono spesso molto raffinati autori di versi. Essi potrebbero essere attratti alla storia, ma raramente affrontano compiti di grande portata, che coinvolgono un lavoro molto paziente, anche se a questa regola ci sono delle eccezioni. La scienza pura sembra avere relativamente poca attrattiva per l’omosessuale. [10]
Un esame delle mie Storie rivela il fatto interessante che 45 dei soggetti, o una percentuale del 56 per cento, possiede attitudini artistiche di vario grado. Galton ha trovato, da una ricerca su quasi 1000 persone, che in media, in Inghilterra, solo il 30 per cento mostra gusti artistici. Va anche detto che le mie cifre sono probabilmente al di sotto sotto del vero, dato che nessuna particolare attenzione è stata posta nelle indagini su questa materia, e dato anche che in alcuni casi la capacità artistica è di ordine elevato.
Si sostiene che la teoria della Minderwertigkeit di Adler – secondo la quale reagiamo strenuamente contro i nostri difetti organici congeniti e li trasformiamo in virtù – possa essere applicata all’acquisizione delle capacità artistiche da parte dell’invertito (G. Rosenstein, “Die Theorien der Organminderwertigkeit und die Bisexualität,” Jahrbuch für Psychoanalytische Forschungen, vol. ii, 1910, p. 398). Questa teoria è in alcuni casi di utile applicazione, ma mi  sembra dubbio che sia molto utile nel presente contesto. Le attitudini artistiche degli invertiti possono meglio essere considerate come parte delle loro tendenze organiche che come una reazione contro quelle tendenze. A questo proposito posso citare le osservazioni di un corrispondente americano, egli stesso omosessuale: “Per quanto riguarda il collegamento tra inversione e capacità artistiche, per quello che posso vedere, il temperamento di ogni invertito sembra sforzarsi di trovare un’espressione artistica -grossolanamente o in altro modo. Gli invertiti, di norma, cercano percorsi di vita che si trovino in luoghi piacevoli, la loro resistenza agli ostacoli che si oppongono loro è elastica, il loro lavoro non è mai faticoso (se possono farne a meno), e le loro realizzazioni non sono quasi mai di utilizzo pratico. Tutto questo è vero anche per l’artista nato. Sia gli invertiti che gli artisti sono eccessivamente interessati alle lodi, entrambi desiderano una vita in cui l’ammirazione sia la ricompensa di poca fatica. In una parola, sembrano essere ‘nati stanchi’, generati dai genitori che erano anch’essi stanchi.”
Hirschfeld (Die Homosexualität, pag. 66) fornisce una lista di quadri e sculture che affascinano in modo particolare l’omosessuale. Preminenti fra queste opere sono le rappresentazioni di San Sebastiano, il Blue Boy di Gainsborough, gli uomini giovani di Vandyck, l’Hermes di Prassitele, lo Schiavo di Michelangelo, i tipi di lavoratori di Rodin e di Meunier.
Per quanto riguarda la musica, i miei casi rivelano l’attitudine che è stata sottolineata da altri come particolarmente comune tra gli invertiti. È stato curiosamente affermato che tutti i musicisti sono invertiti; è certo che molti musicisti famosi, sia tra i morti che tra i vivi, sono stati omosessuali. Ingegnieros parla a questo proposito di una “sinestesia genito-musicale”, analoga all’ascoltare il colore. Calesia afferma (Archivio di Psichiatria, 1900, p. 209) che al 60 per cento, gli invertiti sono musicisti. Hirschfeld (Die Homosexualität, p. 500) considera questa stima eccessiva, ma egli stesso afferma altrove (p. 175) che il 98 per cento degli invertiti maschi è fortemente attratto dalla musica, le donne sono decisamente meno attratte. Oppenheim (in un documento sintetizzato nellaNeurologische Centralblatt, primo giugno, 1910, e Alienist and Neurologist, novembre 1910) osserva che la disposizione musicale è caratterizzata da una grande instabilità emotiva, e questa instabilità è una predisposizione al nervosismo. È per questo che la nevrastenia è così comune tra i musicisti. Il musicista non è reso nervoso dalla musica, ma deve il suo nervosismo (come anche, si può aggiungere, la sua predisposizione alla omosessualità) alla stessa predisposizione alla quale deve la sua attitudine musicale. Inoltre, il musicista è spesso unilaterale nei suoi talenti, e il possesso di una sola attitudine ipertrofica è a sua volta strettamente legato alla diatesi neuropatica e psicopatica.
La tendenza alle attitudini per il teatro – trovata in una gran parte dei miei soggetti, che non sono mai stati attori professionisti – ha già attirato l’attenzione degli studiosi precedenti su questo campo. [11] Così, Moll si riferisce alla frequenza del talento artistico, e particolarmente drammatico, tra gli invertiti, e osserva che la causa è dubbia. Dopo aver ricordato che la menzogna che essi devono vivere perennemente rende gli invertiti sempre gli attori, prosegue dicendo:
“Oltre a questo, mi sembra che la capacità e la tendenza a concepire delle situazioni a e rappresentarle in maniera magistrale corrisponda ad una predisposizione anormale del sistema nervoso, proprio come  accade per l’inversione sessuale; in modo che entrambi i fenomeni sono dovuti alla stessa origine.”
Sono d’accordo con questa affermazione; io credo che gli invertiti congeniti dovrebbero essere considerati come una classe di individui che presentano caratteri nervosi che, in una certa misura, li avvicinano alle persone di genio artistico. Le attitudini drammatiche e artistiche degli invertiti sono dovute, quindi, in parte a alle circostanze della vita dell’invertito, che lo rendono necessariamente un attore, – e in alcuni pochi casi lo portano ad un amore per l’inganno paragonabile a quello di una donna isterica, – e in parte, è probabile, ad una predisposizione nervosa congenita affine alla predisposizione all’attitudine drammatica.
Uno dei miei corrispondenti si è interessato a lungo alla frequenza dell’inversione tra gli attori e le attrici. Conosceva un attore invertito che gli aveva detto di aver scelto quella professione perché gli avrebbe permesso di indulgere la sua propensione; ma, nel complesso, egli considera questa tendenza come dovuta “alle flessibilità fantasiose finora trascurate e alle curiosità verso il singolo. L’attore, per ipotesi, è colui che si immedesima per simpatia (intellettuale ed emotiva) in stati di benessere psicologico che non gli sono propri. Impara a comprendere, anzi, a vivere se stesso in rapporti che erano originariamente estranei alla sua natura. La capacità di fare questo, – ciò che rende attore nato – implica una capacità di  estendere alla vita la sua esperienza artisticamente acquisita. Nell’avanzare nella su arte, di conseguenza, diventa da tutti i punti di vista sensibile alle emozioni umane, ed essendo la sessualità il più intellettualmente indeterminato degli appetiti dopo la fame, l’attore potrebbe scoprire in se stesso una sorta di indifferenza sessuale, dalla quale potrebbe facilmente sorgere un’aberrazione sessuale. Un uomo privo di questa flessibilità fantasiosa non potrebbe essere un attore di successo. L’uomo che la possiede sarebbe esposto alle divagazioni dell’istinto sessuale sotto le influenze estetiche o semplicemente licenziose. Qualcosa dello stesso genere è applicabile ai musicisti e agli artisti, nei quali l’inversione sessuale prevale oltre la media. Essi sono condizionati dalla loro facoltà estetica e incoraggiati dalle circostanze della loro vita a sentire e ad esprimere l’intera gamma delle esperienze emozionali. Così trovano un ambiente che (a meno che essi non siano nettamente differenziati per altri motivi), li porta facilmente ad esperimenti di passione. Tutto questo si unisce a quello che si chiama ‘diatesi variazionale’ degli uomini di genio. Ma dovrei cercare la spiegazione del fenomeno meno nella costituzione sessuale originaria che  nell’esercizio di qualità emotive, di simpatia e di assimilazione, potentemente stimolate e concretizzate dalle condizioni di vita di un individuo. L’artista, il cantante, l’attore, il pittore, sono più esposti agli influssi dai quali può sorgere una differenziazione sessuale in una direzione anomala. Alcune persone sono certamente anormali per natura, altre, che sono di questo temperamento artistico partecipe, possono diventare anormali attraverso le loro amicizie unite alle loro condizioni di vita.” È  possibile che ci possa essere qualche elemento di verità in questo punto di vista, che il mio corrispondente considerava puramente ipotetico.
A questo proposito posso, forse, citare una qualità morale che è molto spesso associata con attitudine drammatica, e anche con i gradi minori della degenerazione nervosa: la vanità e l’amore per gli applausi. Mentre fra una parte notevole degli invertiti non è più marcata che tra i non invertiti, se non è anche meno marcata, in un altro gruppo si trova in un grado esagerato. In almeno uno dei miei casi, la vanità e il piacere di essere ammirati, sia per quanto riguarda le qualità personali che le produzioni artistiche, raggiungono un livello quasi morboso. E le citazioni dalle lettere scritte da parecchi altri dei miei soggetti mostrano un curioso compiacimento nella descrizione dei loro caratteri fisici personali, marcatamente assente negli altri casi. Alexander Schmid ha suggerito, sulla base delle opinioni di Adler, che questa vanità, che a volte nell’artista invertito diventa un orgoglio esaltato, come di un tutore dei sacri misteri, può essere considerata come un tentativo di ottenere una compensazione per la coscienza del difetto femminile. [12]
Il tipo estremo di questa preoccupazione per la bellezza personale è rappresentato dall’autobiografia inviata da un giovane italiano di buona famiglia a Zola nella speranza – di per sé un segno di vanità – che il famoso romanziere la prendesse a soggetto di una delle sue opere. La storia è riprodotta negli Archives d’Anthropologie Criminelle(1894) e in L’Homosexualité et les Types Homosexuels (1910) del “Dr. Laupts” (G. Saint-Paul). Cito il seguente brano: “All’età di 18 anni ero, con poche differenze, ciò che sono ora (a 23). Sono invece piuttosto al di sotto dell’altezza media (1,65 metri), ben proporzionato, snello, ma non magro. Il mio torso è superbo; uno scultore non ci troverebbe niente da ridire, e non lo troverebbe molto diverso da quello di Antinotis. La mia schiena è molto arcuata, forse troppo; e i miei fianchi sono molto sviluppati, il mio bacino è ampio, come quello di una donna; le mie ginocchia leggermente vicine, i miei piedi sono piccoli, le mie mani superbe, le dita curve all’indietro e con le unghie scintillanti, rosee e levigate, tagliate esattamente come quelle delle statue antiche, il mio collo è lungo e rotondo, la nuca deliziosamente adornata di peluria. La mia testa è affascinante, e a 18 anni lo era ancora di più. L’ovale di essa è perfetto e colpisce tutti per la sua forma infantile. A 23 anni me ne danno 17 al massimo. La mia carnagione è bianca e rosea, a seconda delle più deboli emozioni. La fronte non è bella, ma retrocede leggermente ed è cava alle tempie, ma, per fortuna, è a metà coperta da lunghi capelli di un biondo scuro, che si arricciano naturalmente. La testa è perfetta nella forma, a causa dei capelli ricci, ma ad un esame presenta un’enorme protuberanza occipitale. I miei occhi sono ovali, di un grigio blu, con le ciglia marrone scuro e dense, sopracciglia arcuate. I miei occhi sono molto liquidi, ma con le occhiaie, e sono segnati di bistro; sono soggetti a lievi infiammazioni temporanee. La mia bocca è abbastanza grande, con grosse labbra rosse, il labbro inferiore pendente; mi dicono che ho la bocca austriaca. I miei denti sono abbaglianti, anche se tre sono cariati e otturati; fortunatamente, non si possono vedere. Le mie orecchie sono piccole e con lobi molto colorati. Il mio mento è molto grasso, e a 18 anni era liscio e vellutato come quello di una donna; al momento c’è una leggera barba, sempre rasata. Due nei, neri e vellutati, sulla mia guancia sinistra, contrastano con gli occhi azzurri. Il mio naso è sottile e dritto, con le narici delicate e una leggera curva quasi insensibile. La mia voce è dolce, e la gente si rammarica sempre che io non abbia imparato a cantare.” Questa descrizione è da notare come ritratto dettagliato di un invertito sessuale di un certo tipo; tutta la storia è interessante e istruttiva.
Alcune peculiarità nel gusto per quanto riguarda gli abiti, a torto o a ragione, sono state attribuite agli invertiti, – a parte la tendenza di un certo gruppo ad adottare abitudini femminili – e possono qui essere menzionate. Tardieu molti anni fa citò il gusto di tenere il collo scoperto. Questa peculiarità può occasionalmente essere osservata tra gli invertiti, in particolare tra quelli di temperamento più artistico. La causa non sembra essere tanto la vanità quanto quella coscienza fisica che è così curiosamente marcata negli invertiti, e induce i più femminili di loro a coltivare la  grazia femminile dell’aspetto, ed i più maschili a sottolineare l’abitudine atletica maschile.
È stato anche osservato che gli invertiti mostrano una preferenza per gli indumenti verdi. A Romacinædi erano per questo motivo chiamati galbanati.  Chevalier osserva che alcuni anni fa, una banda di pederasti a Parigi indossava cravatte verdi come distintivo. Questa decisa preferenza per il verde è ben segnalata in molti dei miei casi di entrambi i sessi, e, in alcuni almeno, la preferenza è certamente nata spontaneamente. Il verde (come hanno dimostrato Jastrow e altri) è molto raramente il colore preferito degli adulti di razza anglosassone, anche se alcuni ricercatori hanno trovato che è più comunemente un colore preferito tra i bambini, in particolare tra le bambine, ed è più spesso preferito dalle donne che dagli uomini. [13] Il colore preferito tra le donne normali, e anzi molto spesso tra gli uomini normali, anche se qui non così spesso come il blu, è il colore rosso, ed è da notare che negli ultimi anni c’è stata la moda della cravatta rossa adottata dagli invertiti come loro segno di riconoscimento. Questo è particolarmente evidente tra le “fate” di New York (con questo nome lì si indica un fellator). “È rosso”, scrive un corrispondente americano, anch’egli invertito, “espressione che è diventata quasi un sinonimo di inversione sessuale, non solo nell’accezione degli stessi invertiti, ma nell’accezione popolare. Indossare una cravatta rossa per strada è come invitare strilloni e altri a fare sottolineature, sottolineature che hanno le pratiche degli invertiti come tema. Un amico mi ha detto una volta che quando dei ragazzi di strada videro la cravatta rossa che indossava si succhiarono le dita ad imitazione della fellatio. I prostituti maschi che camminano per le strade di Philadelphia e di New York quasi sempre indossano cravatte rosse. Questo è il distintivo di tutta la loro tribù. Le camere di molti dei miei amici invertiti hanno il rosso come colore dominante nelle decorazioni. Tra i miei compagni di classe, alla scuola di medicina, pochi avevano il coraggio di indossare una cravatta rossa, quelli che l’hanno fatto non hanno mai ripetuto l’esperimento.”
ATTEGGIAMENTO MORALE DELL’INVERTITO – C’è un certo interesse nel delineare  l’atteggiamento dell’invertito verso la sua stessa anomalia e la sua valutazione della moralità di quell’anomalia. Dato che i miei casi non sono pazienti che cercano di essere guariti della loro perversione, questo atteggiamento non può essere dato per scontato. Ho rilevato l’atteggiamento morale in 57 casi. In 8 casi, i soggetti stessi si detestano e hanno combattuto invano contro la loro perversione, che spesso considerano come un peccato. Nove o dieci sono dubbiosi e hanno poco da dire per giustificare la loro condizione, che essi considerano come forse morbosa, una “malattia morale”. Uno, pur ritenendo giusto gratificare i suoi istinti naturali, ammette che possano essere vizi. Il resto, la grande maggioranza (comprese tutte le donne) è, invece, risoluto nell’affermare che la loro posizione morale è esattamente la stessa di quella del singolo normalmente costituito, al livello più basso una questione di gusto, e almeno due affermano che una relazione omosessuale dovrebbe essere considerata come sacra, un sacro vincolo di matrimonio; due o tre addirittura considerano l’amore invertito come più nobile dell’amore sessuale ordinario; diversi aggiungono la condizione che ci dovrebbe essere il consenso e la comprensione da entrambe le parti e nessun tentativo di seduzione. Il rimpianto principale di 2 o 3 è la doppia vita che sono obbligati a condurre.
Quando gli invertiti hanno chiaramente affrontato e compreso la loro natura non è tanto, a quanto pare, la loro coscienza che li preoccupa, o anche la paura della polizia, quanto l’atteggiamento del mondo. Un corrispondente americano scrive: “È la paura dell’opinione pubblica che pende sopra di loro come la spada di Damocle. Questa paura è l’eredità di tutti noi. Non è la paura della coscienza e non è generata da una sensazione di illecito. Piuttosto, si tratta di una silente sottomissione ai pregiudizi che incontriamo da ogni parte. Il vero atteggiamento normale dell’invertito sessuale (e ne ho conosciuti centinaia) per quanto riguarda la sua particolare passione non è sostanzialmente diverso da quello di un uomo normale rispetto alla propria.”
È interessante notare che anche quando la condizione è considerata morbosa, e anche quando una vita di castità è stata scelta deliberatamente, per questo motivo, è molto raro trovare un invertito che esprima un qualche desiderio di cambiare i suoi ideali sessuali. L’invertito maschio non riesce a trovare, e non ha alcun desiderio di trovare, alcun fascino sessuale in una donna, perché trova tutte le possibili forme di fascino riunite in un uomo. E una donna invertita scrive: “Non riesco a concepire un destino più triste del fatto di essere un donna, una donna media ridotta alla necessità di amare un uomo!”
Si noterà che le mie conclusioni su questo argomento sono in stridente contrasto con quelle di Westphal, che credeva che ogni invertito considerasse se stesso come un caso patologico, e probabilmente mostrano una percentuale molto più alta di invertiti che si auto-approvano rispetto a qualsiasi gruppo studiato in precedenza. [14] Questo è dovuto per la gran parte al fatto che i casi non sono ottenuti dalla stanza di consultazione, e che essi rappresentano in qualche misura l’aristocrazia intellettuale dell’inversione, compresi gli individui che, spesso non senza lotte gravi, hanno trovato conforto nell’esempio dei Greci o altrove, e sono riusciti a raggiungere un modus vivendi con il mondo morale, per come loro sono arrivati a concepirlo.
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[1] Hirschfeld, Die Homosexualität, cap. v.
 [2] Krafft-Ebing parla di un medico invertito (un uomo di sviluppo e di gusti maschili) che aveva avuto rapporti sessuali con più o meno 600 uomini invertiti. Non ha osservato alcuna tendenza a malformazioni sessuali tra loro, ma molto frequentemente un’approssimazione a una forma femminile del corpo, così come peli insufficienti, carnagione delicata e voce di tono alto. I seni ben sviluppati non erano rari, e circa il 10 per cento mostrava un gusto per le occupazioni femminili.
[3] Una condizione simile di ginecomastia è stata osservata in relazione con l’inversione da Moll, Laurent, Wey, ecc.  Olano (“La Secrecion Mamaria en los Invertidos Sexuales,” Archivos de Criminologia, maggio 1902, p. 305) ha osservato inoltre una certa quantità di secrezione mammaria in un uomo invertito di 20 anni, a Lima.
[4] Hirschfeld trova il 7 per cento degli invertiti mancini, e il 6 per cento parzialmente mancini. Fliess attribuisce particolare importanza al mancinismo nell’inversione, credendo che negli uomini mancini siano marcati i caratteri sessuali secondari femminili, e nelle donne mancine i caratteri sessuali maschili (Der Ablauf des Lebens, 1906). Io non sono propenso a negare questa affermazione, ma, sono necessari ulteriori dati.
[5] Questo punto è stato discusso da Hirschfeld, Die Homosexualität, pp. 156-8.
[6] Bloch (The Sexual Life of Our Time, p. 500) attribuisce grande importanza a questa peculiarità, ma va ricordato che una voce acuta si verifica frequentemente in uomini senza dubbio eterosessuali, in cui sembra spesso associata con alta capacità intellettuale (Havelock Ellis, A Study of British Genius, p. 200).
[7] Vedi, per esempio, Hirschfeld, Die Homosexualität, pag. 151.
[8] Sui segni generali di queste condizioni, vedi, ad esempio, H. Meige, “L’Infantilisme, Le Féminisme et les Hermaphrodites Antiques,”L’Anthropologie. 1895; e anche Hastings Gilford, “Infantilism,” Lancet, 28 febbraio e 7 marzo 1914.
[9] Merzbach ha affrontato la tendenza degli invertiti ad adottare professioni particolari: “Homosexualität und Beruf,” Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. iv, 1902.
[10] Anche l’esperienza di Moll in Germania rivela la prevalenza dell’inversione tra gli uomini di lettere, anche se, tra tutte le occupazioni, ha trovato la più alta percentuale tra gli attori. Jäger ha fatto riferimento alla frequenza dell’omosessualità tra i barbieri. Mi è stato detto che tra i parrucchieri di Londra l’omosessualità è così prevalente che c’è anche un atteggiamento speciale che il cliente può adottare sulla sedia per far conoscere che anche lui è un invertito. Il Dr. Kiernan mi informa che anche a Chicago, l’inversione è particolarmente diffusa tra i barbieri, e aggiunge che egli è a conoscenza di due casi tra le donne-barbiere, una percentuale relativamente alta. Non è difficile capire questo, tenendo conto della stretta associazione fisica tra il barbiere e il suo cliente. “W. G. era l’assistente del barbiere”, scrive uno dei miei soggetti, “e mi sono preso una fortissima cotta per lui al primo sguardo. Era solito insaponarmi, e il tocco delle sue dita era una delizia. Poi mi radeva e io ho sempre aspettato con ansia il momento di andare dal barbiere. Se lui non fosse in grado di prendersi cura di me proverei un’incredibile agitazione cardiaca. L’intera giornata mi sembrerebbe noiosa e inutile. Avevo l’abitudine di annotare sulla mia agendina ogni volta che mi faceva la barba.”
[11] Vedi, ad esempio, “Vom Weibmann auf der Bühne,” Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. iii, 1901, p. 313. È curioso trovare un’annotazione medico-legale di questa connessione molto tempo prima che l’inversione fosse riconosciuta. Nel mese di giugno 1833 (vedi i Registrati annuali a questa data), morì un uomo che aveva vissuto come una mantenuta sotto il nome di Eliza Edwards. Era molto effeminato in apparenza, con bei capelli, in boccoli lunghi due piedi e una voce spezzata; recitava ruoli femminili nel teatro, “ai più alti livelli del teatro tragico” e “appariva come una donna di tipo molto signorile”. La giuria del coroner “fortemente raccomandava alle autorità competenti di adottare mezzi adeguati nell’esposizione del corpo che facessero risaltare l’ignominia del crimine.”
[12] A. Schmid, “Zur Homosexualität,” Zentralblatt für Psychoanalyse, vol. i, 1913, p. 237.
[13] Si veda per una sintesi delle varie statistiche in diversi paesi, Havelock Ellis, Man and Woman, quinta ed., 1914, p. 174;  e anche “The Psychology of Red”, Popular Science Monthly, agosto e settembre 1900.
[14] La percentuale non è così grande, tuttavia, come Hirschfeld (Die Homosexualität, p. 314) ora la rileva in Germania, dove gli invertiti sono meglio informati sul tema di questa anomalia, perché qui il 95 per cento considera i propri sentimenti come naturali.

giovedì 30 agosto 2012

GAY AL 100%!

Ciao Project,
ti scrivo per spingerti ad andare avanti con “progetto gay” perché sono convinto, e lo so perché l’ho sperimentato in prima persona, che si tratti proprio di uno strumento fondamentale di educazione sessuale, in pratica l’unico strumento in rete che permette ai ragazzi gay di avere delle risposte serie su tante cose che non potrebbero affrontare da nessun’altra parte. Ho letto il manuale di sesso gay che hai appena messo in rete, è veramente una cosa importante. Ti racconto la mia storia (ti avevo scritto tanto tempo fa e abbiamo pure parlato su msn), poi, se vuoi la puoi pubblicare, penso che avrebbe senso farlo perché credo che tanti ragazzi abbiano passato cose analoghe a quelle che ho passato io. Ho 25 anni, non sono proprio giovanissimo ma ti posso dire che sto imparando solo adesso ad apprezzare il fatto che sono gay e a vivere l’omosessualità in un altro modo.
Io sono della generazione del computer e sono figlio unico, tra l’altro di genitori anziani, mio padre ha quasi 70 anni e mia madre ne ha poco meno di 60. Dei miei genitori posso dire solo bene. A casa mia sono stato sempre bene, si sono preoccupati per me ma mi hanno lasciato sempre una notevole libertà sostanziale. A 19 anni viaggiavo per l’Europa in tenda coi miei amici, non mi hanno mai angosciato con le classiche domande tipo “ce l’hai la ragazza?” o simili, però con loro l’argomento sesso è stato sempre tabù, è come se loro avessero in mente che loro in quelle cose non c’entrano niente e fino a un certo punto va pure bene. Avevo già il mio bel pc a 14 anni e ci smanettavo molto. I miei un po’ per mentalità, perché non andrebbero mai a frugare fra le mie cose, e un po’ perché non capiscono nulla di pc non sarebbero certamente mai entrati nel mio pc e io all’inizio lo usavo solo per la scuola e non ci avevo messo nemmeno password, poi, spinto soprattutto dai racconti dei compagni di scuola, comincio a mettere su google parole tipo sesso, fi.a, e simili. Quello che ne viene te lo immagini. Mi salvo i siti e poi penso che è rischioso e allora mi studio come mettere la password, ci perdo due ore per capire che dovevo fare ma poi ci riesco. Avevo appena fatto 14 anni, aspetto che papà e mamma vadano a letto e poi via sesso senza freni, cioè seghe senza fine su foto e video con un ragazzo e una ragazza, fino a notte alta, ma tutto apparentemente rigorosamente in chiave etero. Lo dico perché adesso lo so benissimo, un porno etero può essere interessatissimo pure per un ragazzino gay, perché non c’è solo la ragazza, ma io allora a questo tipo di ragionamento non ci arrivano, per me se c’era una ragazza il video era etero e quindi mi stava benissimo. Per qualche giorno è andata avanti così, io mi sentivo grande perché pensavo al sesso, la mattina a scuola ero talmente rimbambito che mi addormentavo in classe. Ero al punto che mi facevo una sega tre o quattro volte al giorno. In pratica la pornografia mi monopolizzava completamente, ero arrivato al punto che il coso mi faceva proprio male e pensavo di avere fatto un guaio proprio a insistere troppo, ma per fortuna non era così. Ero un po’ succube di queste cose e un po’ cominciavo a pensare che era proprio troppo e che mi potava fare male alla salute e allora ho cominciato a ridurre il numero delle seghe ma contemporaneamente volevo che fossero proprio una cosa potente e quindi sceglievo con cura le foto o il porno da utilizzare, anche se allora i porno erano brevissimi. Un bel po’ di volte sono finito in siti che non si chiudevano più e ho chiuso tutto io spegnando il pc, allora non c’era l’adsl e c’era il rischio dei dyaler, che ti caricavano sulla bolletta cifre altissime, ma per fortuna non ci sono mai incappato, poi da quando ho saputo che con l’adsl non c’era il rischio del dyaler, ho fatto cambiare abbonamento ai miei e ho messo l’adsl, almeno da quel punto di vista stavo al sicuro. Avevo fatto da poco 15 anni e avevo notato una cosa, che cioè anche se mi facevo le seghe sui siti porno etero, in effetti nella realtà, a me delle ragazze non me ne fregava niente e senza internet, quando provavo a andare solo a fantasia manco mi si alzava. Mi ricordo che la cosa all’epoca mi mise molto in agitazione, andai a leggere articoli sull’impotenza e mi sembrava di avere tutti i mali del mondo. Poi è successo un fatto che mi ha proprio sconvolto. A scuola, la mia classe era quasi del tutto maschile ed eravamo un sacco, noi facevamo ginnastica senza le ragazze alla prima e alla seconda ora, le ragazze la facevano con le altre ragazze il pomeriggio. Alla fine del secondo anno, all’inizio di maggio, il prof. ci dice che il lunedì successivo ci avrebbe portato allo stadio comunale di atletica e ci dice “vi portate tutto, pure il sapone, lo sciampo e l’asciugamano perché allo stadio ci stanno le docce.” A scuola invece non c’era proprio niente se non un campetto da calcio e una palestra, ma ancora con tutti gli attrezzi di legno attaccati ai muri, come tanti anni fa. Arriva il lunedì successivo, beh diciamo che mi è proprio cambiata la vita. Non c’erano solo i miei compagni ma c’erano pure i ragazzi grandi del quarto e del quinto. Le docce erano enormi e negli spogliatoi c’era un vai e vieni di ragazzi nudi che io sono partito a razzo con un’erezione che non riuscivo a trattenere. Ovviamente non ho fatto la doccia, non ero proprio in condizioni possibili, sono entrato nello spogliatoio per primo e ne sono uscito per ultimo, poi quando ho visto che qualcuno si avviava verso le docce, a fine mattinata, mi ci sono fiondato e sono uscito dopo l’ultimo dei miei compagni. Per fortuna che avevo la borsa a tracolla, perché invece di mettermela sulle spalle me la sono messa appesa al collo in modo che mi ricadesse sul davanti a coprire l’erezione. In pratica non avevo più dubbi, non avevo ancora 16 anni. Da quel giorno non ho più usato siti porno etero, ormai mi sentivo completamente gay. Devo dire che non ho avuto nessun problema ad accettare la cosa, perché mi veniva assolutamente naturale e anche senza porno farmi le seghe a fantasia mi veniva benissimo perché il ricordo della mattinata allo stadio è ancora adesso una delle mie fantasie sessuali fisse.
Qui comincia la seconda parte della storia e forse la più sgradevole. Avevo appena cominciato a girare sui siti gay, tante cose mi sembravano quadrare perfettamente col mio modo di fantasticare sui ragazzi: accarezzarsi, abbracciarsi, baciarsi, e voler vedere e toccare le parti intime dell’altro ragazzo e anche lasciarsi andare a lui esattamente nello stesso modo, tutto questo mi tornava molto bene e anche masturbarsi reciprocamente, ci avevo già pensato da solo tantissime volte dopo la famosa mattinata allo stadio, il sesso orale, ancora ancora, non era mai stato una cosa spontanea, ma in un certo senso mi dicevo che in effetti lo avrei anche fatto da tutte e due le parti, diciamo, però molti porno andavano avanti con la penetrazione e francamente era una cosa che non solo non mi era mai passata per la testa ma sinceramente mi ripugnava, non per una questione di moralismo ma proprio non riuscivo a concepirla. L’idea del sesso orale era una cosa diversa, non spontanea, ma alla fine possibile pure per me ma la penetrazione no, né da una parte né dall’altra. Da qui ho cominciato a chiedermi se io fossi veramente gay, tante battute che sentivo sui gay alludevano a quella cosa, nei porno era una cosa frequente, non proprio sempre presente ma molto presente. Ho cominciato a fare una selezione dei video eliminando tutti quelli che finivano con la penetrazione e salvando tutti gli altri, e poi vedevo solo quelli che avevo salvato perché li sentivo più miei. Poi ho cominciato a fissarmi sul fatto che io fossi immaturo, perché leggevo che quando dicevano rapporto completo volevano proprio alludere alla penetrazione e mi dicevo che se ci deve essere per forza e a me non piace è segno che io non sono gay veramente … ma allora che cosa sono? Sono uno che preferisce fermarsi a una cosa incompleta e quindi ho paura del vero sesso gay. Provavo a farmi le seghe forzandomi a delle fantasie sulla penetrazione ma la sentivo proprio come una cosa del tutto estranea. Questo fatto per me è stato molto condizionante, in pratica anche se avevo amici che pensavo fossero gay non avevo mai provato nemmeno lontanamente a rompere il ghiaccio e a ogni tentativo da pare loro avevo risposto in modo molto freddo perché in effetti non mi sentivo pienamente gay e pensavo che comunque non avrebbe funzionato, che magari avrei dovuto adattarmi per forza, cosa che però non mi piaceva per niente. Poi sono capitato sul tuo blog, e lì c’era il link al romanzo Andy. Sono rimasto incuriosito e mi sono messo a leggere e più andavo avanti più mi piaceva, il testo era cesurato ma comunque si capiva lo stesso. Io mi dicevo: “stai sicuro che tanto ci arrivano pure questi! (intendevo alla penetrazione)”. Arrivo alla fine del capitolo 3 e leggo questo brano:
- Marco ma tu stai con me solo per guardarmi negli occhi e per prepararmi la colazione?
- No, non solo per quello.
- E per che altro? Dillo! Non ti sentire condizionato!
- Be’, anche perché mi piacerebbe fare sesso con te!
- Oh! Finalmente! E che cosa significa per te fare sesso con me?
- Be’, lo sai!
- No, non lo so, me lo devi dire tu!
- Dai non mi mettere in difficoltà!
- Ma se ti senti in difficoltà per questo stasera mi sa che di sesso ne faremo ben poco! Dai di’ quello che ti piacerebbe fare! Forza, non fare storie!

[...omissis... (Andy cerca in ogni modo di fare dire a Marco quali siano le sue fantasie sessuali, quelle che egli vorrebbe realizzare con Andy. Marco all’inizio è reticente poi, sempre usando un linguaggio non troppo direttamente sessuale, parla delle sue fantasie. Tuttavia l’elenco delle fantasie sessuali di Andy è decisamente breve)]

- E poi?
- E poi basta!
- No, dilla tutta senza ipocrisie!
- No! E poi basta!
- No! Non è vero, raccontala tutta la storia!
- No! Proprio basta!
- Come hai detto?
- Basta, finito! Non c’è altro!
- Non ti vergognare, Marco, e il resto?
- Niente resto!
- Che vuol dire niente resto?
- Vuol dire che a me il sesso da dietro non mi piace… come te lo devo dire.
- Mi stai sfottendo?
- No! E’ proprio così, se non ti sta bene mi dispiace, potrei pure cercare di adattarmi ma non mi verrebbe spontaneo, mi sembrerebbe una forzatura, nelle mie fantasie queste cose non ci sono mai state.
Andy si fece più serio.
- Sei sicuro, Cucciolo?
- Ci mancherebbe altro, io le mie fantasie le conosco bene, ma perché fai quella faccia?
- Perché veramente non sono mai passate per la testa nemmeno a me.
- Non mi sfottere Andy, dimmi la verità!
- Te lo giuro, non ho mai pensato di fare l’amore in quel modo, è un’idea che non mi ha mai nemmeno sfiorato.
- Andy, non mi prendere in giro su queste cose, sono troppo importanti!
- No, Cucciolo, è tutto vero! Quando guardavo i film porno e arrivavo a quel punto passavo oltre...
- Mannaggia! Possibile? Siamo uguali anche da questo punto di vista.

Project, ti giuro che la lettura di questo brano mi ha proprio mandato il cuore a mille. Quindi mi sono detto, c’è un romanzo gay che parla di due ragazzi gay che hanno la stessa idea del sesso gay che ho io! E loro sono gay, sono i protagonisti di un romanzo dove c’è scritto proprio “romanzo gay”. Così ti ho scritto, forse te lo ricorderai ancora “Forsegay”, abbiamo parlato su msn e mi hai detto che la storia di Andy è una storia vera. Io non ti ho nemmeno detto perché mi interessava tanto, forse te lo ricorderai, ti avevo chiesto se secondo te Andy e Marco fossero veramente gay al 100% e tu eri rimasto perplesso e mi avevi detto: “Ma perché? Si può essere più gay di così?” Ormai avevo capito che i gay come me esistono e forse non sono rari, ma mi restava l’idea che io un ragazzo come me, cioè col mio modo di vedere le cose del sesso non lo avrei mai trovato, i gay così potevano anche esistere ma io non ne avrei mai trovato uno. Dopo un po’ di tempo ho conosciuto all’università un ragazzo perché studiavamo insieme, non aveva la ragazza, non parlava di ragazze e vedevo che a me ci teneva veramente, ma non avevo il coraggio di rompere il ghiaccio, per fortuna lo ha fatto lui, io col solito dubbio evitavo di fare anche il minimo passo avanti, poi ci siamo detti esplicitamente che eravamo gay e che ci piacevamo. Gli ho detto però che per fare sesso con lui avremmo dovuto fare due cose, gli ho detto: “La prima è il test aids” e mi ha detto: “Ok! Nessun problema, io non sono mai stato con nessuno! E la seconda?” Gli ho risposto: “Devi prima leggere un romanzo e mi devi dire che cosa te ne sembra, ok?” Mi ha detto: “Certo! Quale?” e gli ho dato il link di Andy, lo ha detto in due giorni e poi ci siamo rivisti. Io ero molto ansioso e gli ho chiesto: “Che ti sembra del romanzo?” Mi ha detto: “E’ bellissimo! Una delle cose più belle che ho letto!” Io gli ho chiesto: “Ma secondo te Marco e Andy sono gay?” Lui ha risposto: “Se non lo sono loro non so proprio chi potrebbe essere gay!” e allora gli ho detto: “Ma loro non fanno sesso da dietro.” Mi ha guardato perplesso e mi ha detto: “Ma per te è così fondamentale?” Gli ho risposto “No, e per te?” Non sapeva che dire, poi si è deciso: “Se posso essere sincero non ho mai capito che cosa ci trovano. Io la vedo come una forzatura, è una cosa che non mi è mai venuta in mente.” Gli ho detto che mi levava un peso enorme e che adesso ci mancava solo il test, poi gli ho chiesto se si sentiva proprio gay e non magari gay solo fino a un certo punto. Mi ha guardato e mi ha detto: “Ma chi te le ha messe in testa tutte queste stupidaggini? Cero che mi sento gay al 100%! Poi chi la penetrazione la considera una cosa fondamentale faccia quello che vuole, sono affari suoi, ma che pensi che io mi devo sentire da meno per questo? Ma sarebbe proprio assurdo!” Beh, adesso lui è il mio ragazzo già da un bel po’ di mesi, il sesso va bene, ma in realtà ci pensiamo poco. Bisogna finire gli studi e trovare un lavoro in modo da poter vivere insieme, perché il nostro sogno è quello. Adesso, Project, di questa mail fanne quello che vuoi, ma sappi che Andy ha fatto la felicità mia e del mio ragazzo. Io a progetto gay devo proprio tanto. Anche il mio ragazzo ha letto questa mail e te la mandiamo insieme. Ci sono tante persone che ti vogliono bene anche se non ti conoscono di persona.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=2729

mercoledì 1 febbraio 2012

COME NON HO CAPITO E NON HO ACCETTATO DI ESSERE GAY

Questo post mira a mettere in evidenza i meccanismi tipici della inconsapevolezza e della non accettazione dell’essere gay, in questo senso presenta una rassegna dei meccanismi di rimozione e sottovalutazione di tutti gli elementi che, se correttamente interpretati, porterebbero alla consapevolezza e all’accettazione dell’essere gay.

ESSERE GAY

Assumiamo come definizione di base che essere perfettamente eterosessuale significhi innamorarsi affettivamente e sessualmente in modo esclusivo di persone del sesso opposto e che essere perfettamente omosessuale significhi innamorarsi affettivamente e sessualmente in modo esclusivo di persone del proprio sesso. Resta ovviamente che tutte le posizioni intermedie sono comunque possibili.

Ora il problema è identificare innanzitutto in che cosa si concretizzi l’innamoramento affettivo e sessuale. Che vuol dire per esempio innamorarsi affettivamente e sessualmente in modo profondo di un ragazzo? Provo a rispondere sulla base dell’esperienza maturata in Progetto Gay.

Innamorarsi affettivamente di un ragazzo significa:

1) Desiderarne intensamente la presenza (creare occasioni per stare spesso accanto a quel ragazzo, cercare di ritardare il più possibile il momento della separazione quando si sta con lui, percepire che il tempo passa lentissimo quando aspettiamo di vederlo e che passa velocissimo quando stiamo insieme con lui, scambiare appena possibile sms con quel ragazzo e aspettare ansiosamente le sue risposte, cercare di metterlo totalmente a suo agio, avere il piacere di ascoltarlo).
 
2) Provare per quel ragazzo forme di solidarietà (provare sensazioni di disagio quando lui è in difficoltà o non sta bene, provare sensazioni dei felicità quando lui è felice anche per questioni che con hanno nulla a che fare con noi, volergli stare vicino per aiutarlo a risolvere i suoi problemi).
 
3) Desiderare di conoscere il più possibile sulla vita di quel ragazzo: se ha una ragazza, chi sono i suoi amici, come passa il suo tempo, che ipotesi fa per il suo futuro.
 
4) Provare forme di gelosia (quando quel ragazzo dimostra particolare simpatia o attenzione per una ragazza o per un altro ragazzo, anche al livello di amicizia importante, sperare che le sue storie d’amore finiscano presto o che gli lascino almeno il tempo per rimanere con noi).
 
Innamorarsi sessualmente di un ragazzo significa:

1) Percepire la gradevolezza della presenza fisica di quel ragazzo (restare colpiti dal suo sguardo, dalla sua voce, dalla sua stretta di mano, dal suo modo di sorridere, di muovere le mani, di camminare, vedere qualcosa di perfetto in alcuni particolari fisici di quel ragazzo come il colore della pelle, dei capelli, l’armonia del suo fisico, la forma delle mani o del volto, il calore emanato da quel ragazzo, il suo odore).
 
2) Vivere la presenza di quel ragazzo come sessualmente eccitante (andare in erezione quando si sta vicino a lui, specialmente quando si sta da soli, anche senza nessuna apparente implicazione sessuale).
 
3) Chiedersi se quel ragazzo è anche lui sessualmente coinvolto e cercare di capire, per esempio, se anche lui va in erezione per la nostra presenza.
 
4) Fermarsi ripetutamente a fantasticare su quello che si vorrebbe fare con quel ragazzo immaginandolo sessualmente coinvolto.
 
5) Sognare quel ragazzo in situazioni di nudità o di coinvolgimento sessuale con noi.
 
6) Masturbarsi pensando a quel ragazzo e sognare che anche lui possa fare lo stesso.
È ovvio che tra le forme di coinvolgimento affettivo e quelle di coinvolgimento strettamente sessuale ci sono ampie zone di ricopertura e di continuità e che le distinzioni troppo analitiche hanno un significato molto relativo. Un solo concetto va sempre tenuto presente e cioè che perché ci sia un vero innamoramento non basta né il solo interesse sessuale né il solo interesse affettivo, le due componenti sono entrambe necessarie.

CAPIRE DI ESSERE GAY E ACCETTARE DI ESSERE GAY

L’essere gay può essere vissuto senza attribuire all’innamoramento oggettivo che si vive alcuna connotazione consciamente gay, in questo caso non si potrà parlare di identità gay perché il significato dell’innamoramento non è ancora stato inquadrato correttamente dalla persona che pure lo vive. Si manifesta così il problema di capire e di accettare di essere gay, problema che, in ambienti fortemente orientanti alla eterosessualità, può non essere di facile soluzione.
 
CONSAPEVOLEZZA
 
Le idee più tipiche che ritardano le presa di coscienza della omosessualità fanno ricorso alla sostituzioni dei termini che contengono riferimenti alla sessualità con altri più neutri o a pretese motivazioni alternative dell’interesse verso un altro ragazzo e sono più o meno sintetizzabili così:
 
1) Non sono innamorato di un ragazzo ma lo considero come esempio da seguire perché lui è bello, realizzato e felice e io non lo sono. Si tratta della cosiddetta categoria del “modello” assai usata tempo fa per contrastare la consapevolezza di essere gay attraverso la lettura dell’interesse verso un altro ragazzo in termini di pura emulazione.
 
2) Mi piace ma è solo un piacere estetico. In questa classica affermazione non si usa l’espressione “sono innamorato” ma al suo posto l’espressione “mi piace”, individuando il motivo dell’attrazione al di fuori della sfera sessuale in una dimensione puramente estetica. Si dice: “Mi giro a guardarlo ma solo perché è bello” e quel “solo” tende ad escludere l’idea di un coinvolgimento sessuale.
 
3) Mi sento fisicamente attratto da lui ma non ne sono innamorato perché sono eterosessuale e quindi mi innamoro solo di ragazze. Osservo a questo proposito che l’ultima affermazione capovolge la logica del discorso e trasforma quelle che dovrebbero essere le conclusioni in premesse. Secondo la logica si dovrebbe dire: “Mi innamoro solo di ragazze (dato di fatto) quindi sono eterosessuale (verifico la definizione di eterosessuale)”, si dice invece: “Sono eterosessuale (affermazione assiomatica assunta per principio) quindi mi innamoro solo di ragazze (comportamento dovuto, deduzione dall’assioma)”. Sottolineo che dire “Mi sento fisicamente attratto da lui ma non ne sono innamorato perché sono eterosessuale e quindi mi innamoro solo di ragazze” significa operare una separazione tra la sessualità “essere fisicamente attratti” (noto che anche qui non si usa l’espressione “innamorarsi”) riservata ai ragazzi e l’innamoramento affettivo che sarebbe il “vero innamoramento” riservato alle ragazze. Chi usa questo linguaggio è convito di vivere per le ragazze un amore “più alto” perché non sessualizzato.
 
4) È solo una fase transitoria, quando troverò la ragazza giusta tutte queste fantasie passeranno. Questa frase esprime la cosiddetta concezione della omosessualità transitoria o evolutiva. Qui non si nega l’attrazione omosessuale ma la si svilisce confinandola in una dimensione cronologicamente limitata, ma meglio sarebbe dire attribuendole una dimensione di sostanziale immaturità affettiva e sessuale che sarà superata dall’avvento di una sessualità etero matura “quando arriverà la ragazza giusta”. Direi che l’idea della fase transitoria è particolarmente subdola perché non definisce nessun limite temporale concreto e permette una serie indefinita di rinvii della questione a una ipotetica risoluzione automatica generata dall’esterno. Il punto di vista della omosessualità come espressione di una adolescenza non ancora compiuta e cioè della omosessualità superabile è quello adottato dalla Congregazione per l’educazione cattolica per l’ammissione in seminario delle persone con tendenze omosessuali. La Chiesa “non può ammettere al Seminario e agli Ordini sacri coloro che praticano l'omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay. Le suddette persone si trovano, infatti, in una situazione che ostacola gravemente un corretto relazionarsi con uomini e donne. Non sono affatto da trascurare le conseguenze negative che possono derivare dall'Ordinazione di persone con tendenze omosessuali profondamente radicate. Qualora, invece, si trattasse di tendenze omosessuali che fossero solo l'espressione di un problema transitorio, come, ad esempio, quello di un'adolescenza non ancora compiuta, esse devono comunque essere chiaramente superate almeno tre anni prima dell'Ordinazione diaconale.”
 
ACCETTAZIONE
 
Una volta che comunque si sia giunti alla consapevolezza di essere gay, la cosa non è comunque sempre accettata pacificamente, perché parecchi preconcetti molto radicati ne ostacolano l’accettazione. Molti di questi preconcetti sono di derivazione religiosa e sono quindi intrinsecamente dogmatici. I meccanismi della non accettazione fanno leva sempre sulla necessità di una appartenenza (familiare, religiosa o sociale) che sarebbe incompatibile con l’omosessualità. Le idee più tipiche che rendono difficile l’accettazione della omosessualità si possono riassumere così:
 
1) Sono cose che fanno tutti, sono solo delle forme di esplorazione della sessualità. In questa frase si concentrano due approcci negazionisti distinti: a) “lo fanno tutti” (cosa assolutamente non vera) quindi il tuo non è un comportamento autenticamente omosessuale. b) “non si tratta di omosessualità ma di esplorazione sessuale”, torna qui la tecnica del cambiare nome alle cose per negarle.
 
2) I gay sono persone fissate col sesso e ne fanno di tutti i colori e io non ho nulla a che vedere con loro. Con affermazioni di questo genere si cerca di generare un senso di disgusto verso l’omosessualità degradandola moralmente. Qui si può parlare propriamente di omofobia interiorizzata.
 
3) È un vizio che mi devo togliere. Questa affermazione rappresenta in un certo senso un passo in avanti perché l’omosessualità è pienamente consapevole ma bollata, perfino da chi la vive, col marchio della immoralità. In queste situazioni pesano molto le iterate condanne della omosessualità da parte della chiesa. Il catechismo della chiesa cattolica e i documenti pontifici in tema di omosessualità parlano di “grave depravazione”, “funesta conseguenza di un rifiuto di Dio”,“mancanza di evoluzione sessuale normale”, “costituzione patologica”, “comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale”. San Pio X, nel suo Catechismo del 1910, classifica il “peccato impuro contro natura” come secondo per gravità solo all’omicidio volontario, fra i peccati che “gridano vendetta al cospetto di Dio” (Catechismo maggiore, n. 966). E il Catechismo aggiunge (n.967) “Questi peccati diconsi gridare vendetta al cospetto di Dio, perché lo dice lo Spirito Santo e perché la loro iniquità è così grave e manifesta che provoca Dio a punirli con più severi castighi”. Queste affermazioni non hanno bisogno di commento. Non vi è dubbio che un omosessuale per essere cattolico dovrebbe considerare l’omosessualità il peggiore dei vizi. L’idea della omosessualità “contro natura”, che è di derivazione dogmatica, è ancora oggi diffusissima anche tra persone sotto altri aspetti di buon livello culturale.
 
4) Devo farmi vedere da uno psicologo perché così non va. Tra i pregiudizi più diffusi circa l’omosessualità c’è il fatto che sia ritenuta una patologia psichiatrica o un disordine mentale. Va sottolineato che il percorso per eliminare l’omosessualità dal catalogo dei disturbi psichiatrici è stato molto lungo e tortuoso, ha portato ad una infinità di polemiche e tuttora, nonostante le posizioni contrarie degli ordini professionali, molti psicologi, psichiatri e psicoterapeuti, che affermano “il diritto degli omosessuali di essere curati” espressione paradossale, tendono ad applicare terapie volte alla modificazione dell’orientamento sessuale (terapie riparative della sessualità sostenute da Nicolosi e in Italia da Cantelmi con l’appoggio di forti gruppi religiosi). Sulla questione della difficile eliminazione della omosessualità dal catalogo delle malattie psichiatriche rinvio all’interessantissimo articolo:
http://it.wikipedia.org/wiki/Teorie_sulla_differenziazione_dell'orientamento_sessuale .
Devo sottolineare che anche oggi alcuni operatori sanitari, che dovrebbero essere punti di riferimento attendibili, arrivano a confondere orientamento sessuale e identità di genere.
 
5) Se fossi gay darei un dispiacere terribile ai miei genitori che si aspettano i nipotini. Questa frase rappresenta in termini sublimati una realtà che andrebbe descritta in modo più pertinente così: “Se i miei capissero che sono gay, per me la vita in famiglia diventerebbe un inferno, siccome non ho scelta, devo accattare di sacrificare la mia sessualità”. Gli ambienti familiari fortemente e insistentemente orientanti verso l’eterosessualità sono per i ragazzi gay una ragione di preoccupazione molto profonda. Devo sottolineare che il coming out in famiglia è una realtà decisamente rara.
 
6) Forse mi piacciono i ragazzi ma gay non mi ci sento proprio. Dietro questa frase si nota l’accettazione sostanziale della omosessualità ma non dell’identità omosessuale. “Posso anche comportarmi come omosessuale ma non sono omosessuale”, come se l’essere gay non corrispondesse a un insieme di tendenze e di comportamenti ma avesse una connotazione ontologica ulteriore, cioè come sei ci fosse una differenza tra il comportarsi come fanno i gay e ragionare come loro e l’essere gay in sé.
 
7) Non voglio essere gay e nessuno me lo può imporre. Dietro questa frase si nasconde una ulteriore mistificazione e cioè che essere gay sia una scelta volontaria e non una realtà da accettare per quello che è.

CORTEGGIAMENTO GAY E AMICIZIA AMOROSA
 
L’essere gay può manifestarsi all’esterno attraverso comportamenti che rendono evidente lo stato di innamoramento e tendono ad ottenere una risposta da un altro ragazzo. Questi comportamenti esterni costituiscono il corteggiamento gay. Va sottolineato che il corteggiamento gay spesso è inconsapevole nel senso che parecchi ragazzi che mettono in atto forme di oggettivo corteggiamento nei confronti di altri ragazzi leggono il loro comportamento in chiave di amicizia molto forte, al limite di amicizia sessualizzata fra etero e tendono comunque ad escludere l’inquadramento nella categoria della omosessualità Se un ragazzo si innamora inconsapevolmente, di un altro ragazzo, il corteggiamento può assumere una tale lievità da non essere neppure percepito come tale dal ragazzo cui è diretto, perché non è percepito così nemmeno dal ragazzo che lo mette in pratica. In queste situazioni il corteggiamento si manifesta spesso in forme tenuissime, si va dal sorriso al prolungare la conversazione più di come sarebbe usuale, dall’offerta di fare un tratto di strada insieme o di accompagnare l’altro a casa alla proposta di uscire insieme con altri ragazzi e, in qualche caso, anche alla proposta di uscire insieme da soli. Spesso queste amicizie amorose sono vissute all’inizio in modo gratificante e si trasformano in relazioni interpersonali anche molto strette che mantengono però tutte le caratteristiche apparenti tipiche di un’amicizia. Spesso le ragazze non capiscono perché il loro ragazzo preferisca uscire con in suo migliore amico piuttosto che con loro. Talvolta può accadere che quelle che sembrano delle comuni amicizie siano in realtà delle amicizie amorose, cioè, almeno unilateralmente, delle forme inconsapevoli di innamoramento omosessuale.
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sabato 14 giugno 2008

FANTASIE DISCORSI E COMPORTAMENTI GAY capire di non essere gay

Questo post è intitolato “fantasie, discorsi e comportamenti gay”. Mi capita spesso parlando in chat con i ragazzi di sentire raccontare di esperienze gay vissute anche da ragazzi molto giovani e ho notato che certi ragazzi sono particolarmente orgogliosi dei loro comportamenti che a loro sembravano nettamente adulti ma a me danno l’impressione di essere comportamenti ben lontani da una dimensione adulta della sessualità. Alcuni ragazzi si imbarcano in età molto giovane in esperienze sessuali che, viste dall’esterno, sembrano più derivare da un atteggiamento di sfida che da una vera esigenza affettiva. Cose del genere, anche quando non comportano conseguenze brutte a livello di malattie sessualmente trasmesse perché sono state fatte evitando i rischi più grossi, immancabilmente comportano strascichi a livello psicologico anche a distanza di anni. L’esperienza sessuale vissuta per sfida verso i divieti della famiglia oppure come mezzo per sentirsi adulti è uno dei più evidenti segni di immaturità affettiva. Si arriva al paradosso per il quale, siccome la sessualità gay è ritenuta più trasgressiva, alcuni ragazzi ci si imbarcano senza nessuna motivazione seria a livello personale e ad un’età molto giovane, per fare un dispetto ai genitori o per sentirsi appunto “trasgressivi”. Può sembrare assurdo ma ho parlato con ragazzi giovani che a mio giudizio avevano ben poco di gay, che si ritenevano gay al 100% perché avevano esperienze gay, ma esperienze nelle quali si erano cacciati per fare un dispetto ai genitori e per sentirsi grandi e indipendenti. Alcuni giorni fa ho parlato con un ragazzo di 18 anni che mi ha sconcertato: un ragazzo cresciuto in un ambiente molto oppressivo di una tipica famiglia borghese. A 16 anni frequentava locali gay per sua stessa ammissione “per fare un dispetto ai genitori” e a 16 anni si è messo con un ragazzo di 34 per fare vedere che non aveva paura di nulla e che era in grado di fare quello che voleva. Ha continuato a vivere con il 34enne per quasi due anni, ma allo stesso tempo aveva una ragazza con la quale aveva anche rapporti sessuali. Lui si definiva gay o al limite bisessuale ma in realtà, dal suo discorso si capiva che dal rapporto col 34enne non era stato capace di staccarsi, in pratica andava avanti perché l’altro lo corteggiava all’incredibile, naturalmente tutto all’insaputa della famiglia. Con la ragazza ha parlato del 34enne e lei non lo ha lasciato e anzi si è affezionata in modo forte, lui “per sdebitarsi” ha avuto rapporti sessuali con lei, che ha commentato così: “Mi è venuto assolutamente spontaneo, mentre col mio amico adesso almeno è un po’ una forzatura.” Mi dice che quando si masturba pensa alla ragazza e “alla tenerezza di stare con lei che non è affatto aggressiva.” Poi mi chiede che cosa può fare per trovare un ragazzo che possa andare bene per lui, perché si è stufato del 34enne, e gli dico che non deve cercare un ragazzo ma deve capire che una ragazza l’ha già trovata e che è innamorata di lui e che anche lui ne è innamorato. È perplesso, mi dice che non ho capito bene, che lui con 34enne ci “ha fatto tutto” mentre con la ragazza poco poco e che è ancora a livello di fantasia. Allora gli parlo della crescita della sessualità di un ragazzo, e qui torno al titolo, delle fantasie, dei discorsi e dei comportamenti gay. Gli dico che in genere i ragazzi gay si accorgono del loro orientamento sessuale dalle loro fantasie masturbatorie e che la loro sessualità vive una specie di periodo di gestazione e di esperimento fatto di masturbazione e di reazioni sessuali e psicologiche che definiscono piano piano l’orientamento sessuale a livello individuale. Quando questo livello è superato si comincia a parlare di sessualità prima in modo generico e allusivo oppure in chiave di battute, poi in modo sempre più diretto e consapevole, solo successivamente arrivano i veri comportamenti collegati all’orientamento sessuale, cioè arriva l’innamoramento, nel quale la sessualità esplicita di coppia ha spessissimo un ruolo molto marginale. Gli dico che cominciare dalla fine, cioè da comportamenti sessuali concreti (da pratiche sessuali) in età molto giovane, stravolge tutto il processo di orientamento sessuale e porta spesso a fraintendimenti. Insisto con quel ragazzo nel dire che la sessualità deve essere spontanea e non reattiva e che il suo sentirsi stretto con il 34enne e il sentirsi invece libero con la ragazza è una cosa che ha un valore enorme e che le fantasie che lui fa sulla ragazza contano molto di più di quel “tutto” che fa col 34enne. Alla fine di una lunghissima chat mi chiede che cosa potrebbe succedere se “poi” gli tornassero in testa fantasie gay. Gli rispondo che lui fantasie gay non ne ha mai avute ma ha solo avuto dei comportamenti sessuali gay di tipo reattivo e che le sue vere fantasie sessuali sono etero. Mi dice che probabilmente è vero e che lo aveva pensato anche lui. Poi mi fa una domanda, mi chiede se sono gay! Perché lui si aspettava da me un altro atteggiamento e non che tirassi fuori la sua parte etero ed era rimasto stupito da questo fatto. Gli dico che la cosa che conta veramente è cha ciascuno possa vivere la sua vera sessualità e che se lui starà bene con la sua ragazza (cosa della quale non ha dubbi!) io sarò il primo ad essere felice e che anzi mi farebbe piacere che non si perdessero i contatti tra di noi perché un gay come me può anche voler bene a un ragazzo etero come lui. Poi ci siamo salutati in modo molto affettuoso.

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