ti scrivo perché sto passando un momento difficile. Forse tu le considererai cazzate ma per me sono cose importanti e soprattutto condizionanti. Ho 27 anni e da alcuni mesi ho conosciuto un ragazzo (lo chiamerò Davide) e me ne sono innamorato, ma non solo, anche Davide si è innamorato di me e sotto tanti punti di vista la cosa non potrebbe essere meglio di com’è, perché lui rappresenta il ragazzo dei miei sogni, proprio come l’ho sempre desiderato, però adesso comincio a sentirmi in ansia quando lo sento al telefono. Mi fa piacere sentirlo e mi fa piacere anche che lui mi desideri sessualmente, ma certe volte esco male dopo aver parlato con lui al telefono. Lui è molto diverso da me sotto tanti punti di vista, è un ragazzo intelligentissimo, oltre che bellissimo, ma è anche molto autonomo, moto indipendente dalla famiglia, tratta i genitori in modo molto brusco e loro non reagiscono ma se io trattassi così i miei genitori mi cadrebbe la casa addosso. Mi dice che sono succube, che mi faccio mettere i piedi in testa, che ho paura dei miei genitori e che ancora dipendo psicologicamente da loro anche se sono economicamente indipendente. Noi non abbiamo un posto dove incontrarci, e allora ce ne andiamo in macchina da qualche parte. Questo ci condiziona parecchio perché se avessimo un posto tutto per noi avremmo modo di stare molto più tranquilli, ma non è così, comunque ci adattiamo. Sessualmente stiamo bene insieme, lui è esuberante e io resto incantato dal fatto che è un’esplosione di vitalità, lui mi desidera e certe volte me lo dice con un sms anche a notte alta. Insomma, tra noi non ci sono mai stati problemi sessuali. Certe volte riusciamo a vederci con un po’ più di calma ed è una cosa bellissima, voluta da tutti e due e spontanea e allora sto proprio benissimo, ma qualche volta mi mette in grossissimo imbarazzo. Per esempio, mi chiama nei momenti più incredibili e mi dice che ha bisogno di me, che ha bisogno di me per fare sesso, che lo desidera e non ne può fare a meno, ma io in certi momenti non posso uscire di casa perché ci sono i miei o magari anche altri parenti e non posso lasciare tutto alle ore più incredibili per andare da lui e non perché non vorrei stare con lui ma perché proprio non posso e allora cerco di fargli capire che non posso ma lui non lo capisce e insiste, me lo chiede quasi supplicando e siccome io insisto nel dire che non posso mi risponde che allora io non lo considero e che è assurdo che uno non possa lasciare i genitori per un’ora se il suo ragazzo gli dice che vuole fare sesso con lui. Qualche volta mi mette proprio in estrema difficoltà. Lui non è dichiarato pubblicamente, come me, ma i suoi genitori e suo fratello sanno di lui, mentre i miei non sanno niente di me. All’inizio mi voleva convincere a dirlo ai miei genitori e non si rendeva assolutamente conto che le cose a casa mia funzionano in un modo che lui non può capire. I miei non hanno capito nulla di me e anche se io cercassi di spiegare loro come stanno le cose non capirebbero nulla lo stesso e la prenderebbero malissimo. Lui mi dice: scendi per un’ora, poi ti riposto a casa, solo per un’ora, anche meno, ti prego, te lo chiedo per favore, io ho bisogno di te! E allora tra noi si creano tensioni perché lui non riesce a capire il mio mondo. Voglio sottolineare che alla fine anche quando io gli dico di no, dopo che lui ha insistito tanto, non se la prende mai con me e mi saluta in modo comunque tranquillo, ma io so benissimo che ci rimane male e che la prende come un rifiuto. Certe volte mi sottopone quasi ad un interrogatorio per capire perché non lascio la mia famiglia per andare da lui quando ne ha bisogno. Tra noi non c’è mai stata gelosia, cioè nessuno di noi pensa che l’altro possa andarsene con altri ragazzi, i problemi vengono perché lui si sente al secondo posto dopo la mia famiglia e da un certo punto di vista potrebbe anche avere ragione. Io penso che lui abbia paura che io non mi affrancherò mai dai miei e che quindi noi non potremo mai avere una vita nostra. In effetti lavoriamo tutti e due e una nostra vita in comune potremmo anche averla. Lui non ha mai fatto questo discorso perché sa che per me è un problema vero, ma certamente si sente a disagio a pensare che il nostro rapporto debba essere così condizionato, anche se ci sarebbero tutte le possibilità di fare di testa nostra. Solo che se facessi di testa mia dovrei rompere con la mia famiglia e lui non capisce perché io non voglia fare un passo decisivo per uscire fuori di casa. Oggi mi ha chiamato per parlare con me di cose sessuali e per convincermi a scendere in strada, perché sarebbe passato a prendermi, perché aveva bisogno di me e io invece ho fatto solo ragionamenti stupidi per prendere tempo e dire di no. E poi non riesco a capire perché proprio stasera, perché non si può rinviare a domani, io domani riuscirei ad organizzarmi, ma no! Per lui doveva essere stasera e basta, aveva in mente che sarebbe riuscito a convincermi e invece non ci è successo e io sono rimasto a casa ma mi sento dentro un vuoto terribile. Dovrei affrancarmi da tante cose non perché se non lo facessi rischierei di perderlo, ma perché se non lo facessi gli farei male e questo lo so benissimo perché è quello che sta già succedendo, ma per me non è facile fare dei passi senza ritorno. Sogno tante volte una casa nostra, lontano dalla mia famiglia, però bisognerebbe cambiare città e noi lavoriamo tutti e due qui e cambiare è praticamente impossibile. Convivere con lui, qui, nella mia città è impossibile perché qui c’è la mia famiglia. Project, che devo fare? Non ce la faccio ad andare avanti così. So che sto martirizzando il mio ragazzo, ma non ho il coraggio di fare una scelta definitiva e di tagliare i ponti con la mia famiglia, perché è quello che succederebbe se facessi a casa un discorso chiaro. Ma perché devo essere così succube di questi condizionamenti? Rovinare il rapporto col mio ragazzo mi farebbe stare malissimo e lo sto sperimentando già adesso. Come sono diversi i sogni dalla realtà!
giovedì 12 febbraio 2015
GAY, ARMONIA DI COPPIA E CONDIZIONAMENTI SOCIALI
ti scrivo perché sto passando un momento difficile. Forse tu le considererai cazzate ma per me sono cose importanti e soprattutto condizionanti. Ho 27 anni e da alcuni mesi ho conosciuto un ragazzo (lo chiamerò Davide) e me ne sono innamorato, ma non solo, anche Davide si è innamorato di me e sotto tanti punti di vista la cosa non potrebbe essere meglio di com’è, perché lui rappresenta il ragazzo dei miei sogni, proprio come l’ho sempre desiderato, però adesso comincio a sentirmi in ansia quando lo sento al telefono. Mi fa piacere sentirlo e mi fa piacere anche che lui mi desideri sessualmente, ma certe volte esco male dopo aver parlato con lui al telefono. Lui è molto diverso da me sotto tanti punti di vista, è un ragazzo intelligentissimo, oltre che bellissimo, ma è anche molto autonomo, moto indipendente dalla famiglia, tratta i genitori in modo molto brusco e loro non reagiscono ma se io trattassi così i miei genitori mi cadrebbe la casa addosso. Mi dice che sono succube, che mi faccio mettere i piedi in testa, che ho paura dei miei genitori e che ancora dipendo psicologicamente da loro anche se sono economicamente indipendente. Noi non abbiamo un posto dove incontrarci, e allora ce ne andiamo in macchina da qualche parte. Questo ci condiziona parecchio perché se avessimo un posto tutto per noi avremmo modo di stare molto più tranquilli, ma non è così, comunque ci adattiamo. Sessualmente stiamo bene insieme, lui è esuberante e io resto incantato dal fatto che è un’esplosione di vitalità, lui mi desidera e certe volte me lo dice con un sms anche a notte alta. Insomma, tra noi non ci sono mai stati problemi sessuali. Certe volte riusciamo a vederci con un po’ più di calma ed è una cosa bellissima, voluta da tutti e due e spontanea e allora sto proprio benissimo, ma qualche volta mi mette in grossissimo imbarazzo. Per esempio, mi chiama nei momenti più incredibili e mi dice che ha bisogno di me, che ha bisogno di me per fare sesso, che lo desidera e non ne può fare a meno, ma io in certi momenti non posso uscire di casa perché ci sono i miei o magari anche altri parenti e non posso lasciare tutto alle ore più incredibili per andare da lui e non perché non vorrei stare con lui ma perché proprio non posso e allora cerco di fargli capire che non posso ma lui non lo capisce e insiste, me lo chiede quasi supplicando e siccome io insisto nel dire che non posso mi risponde che allora io non lo considero e che è assurdo che uno non possa lasciare i genitori per un’ora se il suo ragazzo gli dice che vuole fare sesso con lui. Qualche volta mi mette proprio in estrema difficoltà. Lui non è dichiarato pubblicamente, come me, ma i suoi genitori e suo fratello sanno di lui, mentre i miei non sanno niente di me. All’inizio mi voleva convincere a dirlo ai miei genitori e non si rendeva assolutamente conto che le cose a casa mia funzionano in un modo che lui non può capire. I miei non hanno capito nulla di me e anche se io cercassi di spiegare loro come stanno le cose non capirebbero nulla lo stesso e la prenderebbero malissimo. Lui mi dice: scendi per un’ora, poi ti riposto a casa, solo per un’ora, anche meno, ti prego, te lo chiedo per favore, io ho bisogno di te! E allora tra noi si creano tensioni perché lui non riesce a capire il mio mondo. Voglio sottolineare che alla fine anche quando io gli dico di no, dopo che lui ha insistito tanto, non se la prende mai con me e mi saluta in modo comunque tranquillo, ma io so benissimo che ci rimane male e che la prende come un rifiuto. Certe volte mi sottopone quasi ad un interrogatorio per capire perché non lascio la mia famiglia per andare da lui quando ne ha bisogno. Tra noi non c’è mai stata gelosia, cioè nessuno di noi pensa che l’altro possa andarsene con altri ragazzi, i problemi vengono perché lui si sente al secondo posto dopo la mia famiglia e da un certo punto di vista potrebbe anche avere ragione. Io penso che lui abbia paura che io non mi affrancherò mai dai miei e che quindi noi non potremo mai avere una vita nostra. In effetti lavoriamo tutti e due e una nostra vita in comune potremmo anche averla. Lui non ha mai fatto questo discorso perché sa che per me è un problema vero, ma certamente si sente a disagio a pensare che il nostro rapporto debba essere così condizionato, anche se ci sarebbero tutte le possibilità di fare di testa nostra. Solo che se facessi di testa mia dovrei rompere con la mia famiglia e lui non capisce perché io non voglia fare un passo decisivo per uscire fuori di casa. Oggi mi ha chiamato per parlare con me di cose sessuali e per convincermi a scendere in strada, perché sarebbe passato a prendermi, perché aveva bisogno di me e io invece ho fatto solo ragionamenti stupidi per prendere tempo e dire di no. E poi non riesco a capire perché proprio stasera, perché non si può rinviare a domani, io domani riuscirei ad organizzarmi, ma no! Per lui doveva essere stasera e basta, aveva in mente che sarebbe riuscito a convincermi e invece non ci è successo e io sono rimasto a casa ma mi sento dentro un vuoto terribile. Dovrei affrancarmi da tante cose non perché se non lo facessi rischierei di perderlo, ma perché se non lo facessi gli farei male e questo lo so benissimo perché è quello che sta già succedendo, ma per me non è facile fare dei passi senza ritorno. Sogno tante volte una casa nostra, lontano dalla mia famiglia, però bisognerebbe cambiare città e noi lavoriamo tutti e due qui e cambiare è praticamente impossibile. Convivere con lui, qui, nella mia città è impossibile perché qui c’è la mia famiglia. Project, che devo fare? Non ce la faccio ad andare avanti così. So che sto martirizzando il mio ragazzo, ma non ho il coraggio di fare una scelta definitiva e di tagliare i ponti con la mia famiglia, perché è quello che succederebbe se facessi a casa un discorso chiaro. Ma perché devo essere così succube di questi condizionamenti? Rovinare il rapporto col mio ragazzo mi farebbe stare malissimo e lo sto sperimentando già adesso. Come sono diversi i sogni dalla realtà!
martedì 2 dicembre 2014
DUBBI DI UN GAY SPOSATO
mi ha fatto piacere parlare con te, anche se non sono più un ragazzo, mi hai tolto di testa molti dubbi, in fondo erano cose che io sapevo benissimo anche da me ma che non avrei voluto sapere, o meglio avrei preferito tenere nell’ombra come ho fatto per parecchi anni, perché c’è sempre la pura del cambiamento.
Grazie di tutto e a presto (spero).
giovedì 2 agosto 2012
GAY E SESSO ETERO
Arlico88
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sabato 26 giugno 2010
DA PRETESO ETERO A GAY A 30 ANNI
lunedì 22 settembre 2008
SONDAGGIO SUI RAPPORTI TRA I RAGAZZI GAY E I GENITORI
Nel ringraziare quanti (non pochi) hanno risposto alla ultima intervista on line di Progetto Gay (aggiornerò il life dei risultati al più presto), ho il piacere di comunicarvi che è in rete un nuovo sondaggio dedicato al rapporto tra ragazzi gay e genitori. Mi auguro che questo sondaggi possa non solo fare conoscere ai gay come gli altri gay vivano o abbiano vissuto i rapporti con i loro genitori, ma sia utile anche ai genitori per stabilire un migliore rapporto con i figli gay. È per questa ragione che pubblico l’annuncio della messa in rete di questo sondaggio nella sezione “ragazzi gay e genitori”.
Il link al modulo dell’intervista online è:
http://xoomer.alice.it/progettogay/sondaggio2.htm
appena saranno pervenuti i primo moduli metterò in rete i primi risultati.
Se volere, potete partecipare alla diescussione di questo post nella sezione "Genitori di Ragazzi Gay" del forum di Progetto gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=32419684
mercoledì 3 settembre 2008
ANGOSCE DEL PADRE DI UN FIGLIO GAY
Nel pomeriggio di oggi, 3 Settembre 2008, ho ricevuto una mail che mi ha toccato profondamente e che riporto per espressa volontà dell’autore, al quale ho risposto privatamente.
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Ciao Project,
ti scrivo per un motivo che ormai da qualche anno non mi fa vivere bene, mio figlio è omosessuale. Credimi per me e per mia moglie è stata una cosa difficilissima da accettare e noi, tante cose di quelle che tu consideri assurde, e giustamente voglio dire, le abbiamo fatte perché non sapevamo proprio che fare. Ma la storia te la racconto dall’inizio perché sei una persona che fa tanto per i ragazzi e un parere serio me lo puoi dare.
Io ho quasi 50 anni e mia moglie 47, nostro figlio ne ha 24 e abbiamo anche una ragazza di 16, questo per farti capire. Non siamo ricchi ma lavoriamo in due e grazie Dio non ci manca niente. Noi adesso un dialogo con nostro figlio non ce l’abbiamo più, forse non l’abbiamo avuto neanche prima.
Fino a quando ha fatto le medie era un ragazzo come tutti quanti gli altri poi, io non so come sia successo, ma è cambiato completamente, prima con noi ci parlava e poi più niente. Noi all’inizio pensavamo che fossero cose dell’adolescenza e non ci siamo preoccupati. Ha sviluppato presto e a 16 anni era già un bel ragazzo, ma lui da una parte e noi dall’altra. Tutto quello che dicevamo noi era sbagliato. Si chiudeva in camera sua e non ne sapevi più niente, usciva sì e no la sera per mangiare, però a scuola andava bene, non c’ha mai dato problemi, insomma, noi pensavamo che andava bene così. Però voleva sempre soldi, sempre soldi, lui diceva per il cellulare e noi ci siamo insospettiti un poco. Gli ho detto: dammi il numero che la ricarica te la faccio io e a lui gli è stato bene, quindi i soldi erano proprio per il cellulare, da un lato ci siamo tranquillizzati, ma dall’altro no. Ci dicevamo: ma a chi telefona, che spende tutti quei soldi? Pensavamo che c’avesse una ragazza, perché tanti atteggiamenti lo facevano pensare, quando doveva telefonare telefonava sempre dalla camera sua e si chiudeva dentro e non si sentiva niente perché parlava pianissimo. Una volta gliel’abbiamo detto che ce la doveva fare conoscere ma ha risposto che erano solo fatti suoi e che noi ci dovevamo stare al posto nostro.
La vera cosa che ci ha rovinato la vita (lo dico perché così è successo) è sta un giorno quando lui aveva 17 anni. Lui doveva stare a scuola e io dovevo andare a lavorare a Napoli. Sono arrivato a Napoli, dove dovevano lavorare non si poteva accedere perché ci stavano i Vigili del fuoco e ci hanno rimandato a casa. Io torno al paese colla corriera e passo vicino a un posto coi tavolini di legno dove la gente va a mangiare la domenica e mi vedo mio figlio abbracciato con un altro ragazzo che non avevo mai visto. Un attimo è stato ma era lui perché portava un giubbotto che si conosceva subito. Allora ho chiesto all’autista se mi faceva scendere subito e quello s’è fermato, ma l’autobus è andato ancora avanti un bel po’ rispetto al posto dove avevo visto mio figlio. Sono andato di corsa e stavano in un modo che non ti potevi sbagliare. Come m’hanno visto gli deve essere preso un colpo anche a loro. Quello che stava con lui non era un ragazzo, avrà avuto 40 anni, io non c’ho visto più e mi ci sono buttato addosso e mio figlio lo difendeva e m’ha detto di quelle parole che mai me le sarei immaginate da mio figlio. Mi sono messo a urlare che era minorenne e che a quello lo avrei denunciato, ma non ci stava nessuno, lo volevo ammazzare ma quello era più grosso di me e stava ammazzando lui a me e m’ha lasciato per terra che non mi potevo muovere poi s’è pigliato la macchina e se n’è scappato ma il numero i targa l’ho visto. Volevo parlare con mio figlio ma lì m’ha lasciato e se n’è andato per i fatti suoi.
Quando sono tornato a casa e l’ho raccontato a mia moglie, quella stava morendo. Lì per lì ho pensato che mio figlio lo dovevo ammazzare di botte e quell’altro lo dovevo denunciare, ma che fai? In un paese mica puoi andare dall’avvocato del paese. Ho preso l’appuntamento e sono andato a Napoli, il pomeriggio stesso ma l’avvocato mi ha detto che a 17 anni non è reato se non c’è violenza e il giudice se c’è stata violenza lo chiede alla vittima, ma mio figlio prima di dire una cosa del genere avrebbe cavato gli occhi a me.
Come stavo te lo puoi immaginare. Torno a casa che era sera tardi e mio figlio non era tornato. Tu non ti puoi immaginare quello che ho passato io quella notte, mi pensavo che s’era buttato da qualche parte e pure per colpa mia. Al cellulare non rispondeva. Non sapevo se andare dai carabinieri, non sapevo che pesci pigliare. Poi mia moglie ha avuto la pensata e ha detto: tu gli devi chiedere scusa se no quello è capace che qualche pazza la fa, se non l’ha già fatta, abbiamo pensato un sms così: papà ti chiede scusa è stato un momento di follia perdonami! Io l’ho scritto e l’abbiamo mandato ma quanto m’è costato manco te l’immagini.
Dopo una notte di terrore come quella, che mio figlio fosse omosessuale mi sembrava quasi accettabile purché non fosse morto. Ho pregato la Madonna dicendo: se si salva a me basta, mi sta bene pure omosessuale. Lui ha risposto dicendo che gli avevo rovinato la vita e che mi avrebbe odiato per tutta la vita, però ha risposto, gli abbiamo detto che doveva tornare a casa che adesso avevamo capito e che non l’avremmo ostacolato comunque. La sera appresso a casa è tornato ma sbattendo le porte e manco guardandoci in faccia. È entrato e s’è chiuso dentro.
Insomma così è cominciato l’inferno a casa nostra e tutto sotto gli occhi della sorella. Quando noi stavamo a casa lui stava chiuso dentro, con noi non mangiava mai, si pigliava dentro il frigorifero quello che voleva e se lo postava nella camera sua. La mattina usciva per la scuola e io non ne sapevo più niente. Poi sono andato a parlare coi professori e m’hanno detto che aveva fatto tantissime assenze, tutte quante prima che facessi a botte con quel tipo ma dicevano i professori che adesso per fortuna aveva ripreso a andare a scuola seriemente perché si stava giocando l’anno. Quindi a scuola ci andava e studiava pure. A noi non ci chiedeva soldi, perché è pure molto orgoglioso e come faceva a andare avanti proprio non lo so. Però non si poteva andare avanti così. Insomma, io e mia moglie ci siamo fatti coraggio e a nostro figlio l’abbiamo affrontato e qualche cosa abbiamo capito. Quello di 40 anni era sparito e mi figlio era nero. Mi diceva che era omosessuale per colpa nostra e che poi noi ci mettevamo in mezzo per ostacolarlo. Insomma abbiamo litigato violentemente ma almeno abbiamo parlato un po’.
Non sapevamo che fare. Di nascosto da lui siamo andati da uno psicologo di Napoli che c’ha detto che dovevamo andare da lui tutti e tre, che lui ci poteva aiutare a stare meglio tutti e tre ma che se mio figlio era omosessuale, omosessuale sarebbe rimasto e noi abbiamo detto che a questo eravamo rassegnati ma almeno cercavamo un po’ di pace. A dirglielo a nostro figlio ci abbiamo provato ma ci guardava come due deficienti e ci diceva che lo volevano fare diventare eterosessuale. Mia moglie ha provato a dirgli quello che aveva detto lo psicologo ma lui pensava che fosse un trucco e manco la stava a sentire. Quindi pure la storia dello psicologo è finita in niente.
Madonna quanto abbiamo parlato io e mia moglie, dicevamo, beh, se si trova un ragazzetto dell’età sua si può pure fare, se sta attento alla gente, perché qua dove stiamo noi se ti scoprono che sei omosessuale diventi la favola del paese e non campi più, a altri ragazzi è successo. Abbiamo provato a dirglielo e lui è diventato una furia: che quelli erano cavoli suoi e basta. E sai che ha fatto, appena ha fatto 18 ani, il giorno appresso l’ha raccontato a tutto il paese, ma con tutta la storia che mi ero preso a botte con quello. Madonna mia quanto mi sono vergognato non del fatto che fosse omosessuale da di quello che diceva la gente, di come considerava lui e noi. Insomma siamo stati messi in piazza alle chiacchiere della gente, ma il primo a finire male è stato lui, era una cosa che non si poteva proprio andare avanti e a scuola non ci voleva andare più e doveva fare gli esami.
Insomma l’abbiamo dovuto mandare a una scuola privata a Napoli, gli abbiamo preso pure un buco di appartamento, perché stesse un poco libero e noi ce ne siamo andati a vivere in campagna ma per me e per mia moglie erano ore di viaggio in più per andare a lavorare e per la sorella per andare a scuola. Avevamo paura che alla scuola a Napoli non ci volesse andare perché la dovevamo pagare noi e pure la casa, ma poi non ha fatto storie perché pure per lui al paese non ci poteva vivere più. Le nostre telefonate si sono limitate a: come stai? Tutto bene, ciao.
I soldi glieli mandiamo per vaglia, non gli chiediamo mai niente, a 22 anni si è preso la prima laurea ma a noi non ce l’ha detto e noi non abbiamo chiesto niente, l’abbiamo saputo da un ragazzo che studia le cose che studia lui.
In pratica noi con nostro figlio non abbiamo più nessun rapporto, lui ci considera nemici, probabilmente, non lo so, ma adesso ha 24 anni. Ma perché le cose devono andare a finire così. Ho provato a pensare come si può sentire lui e penso che senta male pure lui. Ma perché dobbiamo continuare a andare avanti così? Sono sette anni che avanti così e non si vede luce. È omosessuale, mo l’ho capito, mi sono letto tante cose per capire meglio, pure quelle che hai scritto tu e mi hanno aiutato tanto. Adesso posso dire che io e mia moglie alla fine la cosa l’abbiamo accettata. Se abbiamo fatto sbagli non l’abbiamo fatto per cattiveria ma perché di queste cose non ne capivamo proprio niente. Tu, se fossi adesso al mio posto, che faresti? Credimi io a parlare con mio figlio ci ho provato tantissime volte ma non ne ha voluto sapere, ma noi gli vogliamo bene, se ci porta a casa un ragazzo ci sta bene lo stesso, ma perché ci deve guardare come due nemici? Te lo dico con le lacrime agli occhi, io lo vorrei abbracciare ma ho paura che non succederà più!
Se la vuoi mettere nel forum questa lettera mettila, ma rispondimi solo privatamente.
Adesso arrivo a capire che tu per i ragazzi fai cose buone, ma credimi per un genitore arrivarci è difficile.
Ti stimo tanto.
A. B. [la mail originale riporta nome e cognome per esteso]
Se volete, potete partecipare alla discussione su questa testimonianza aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=31694980
domenica 29 giugno 2008
INFERNO E PARADISO DI UN RAGAZZO GAY
Ciao Project,
ti volevo dire che da tre settimane a questa parte mi sento molto meglio e mi pare che dall’umore nero riesco ad uscirne. Mi sembra una cosa incredibile ma sta succedendo. Project, quello che hai fatto per me non l’ha mai fatto nessuno e mi sembra incredibile che si possano creare rapporti simili anche se non sai nemmeno chi sono, però succede. Nell’ultimo periodo per me è proprio cambiato tutto, apparentemente non è cambiato nulla ma sono cambiato io, lo sento che sono cambiato e questo lo devo a te. Tu la mia storia la sai tutta e mi hai pure detto che ci sono altri ragazzi che vivono e hanno vissuto cose simili e allora io voglio raccontare la mia storia a quei ragazzi perché non restare soli e capire che non siamo soli, per quelli come me, è fondamentale. Project, la storia è lunga e c’ho messo tanto a scriverla ma penso che abbia un senso, perché io alla fine la mia strada la sto trovando e così mi sento finalmente libero. Project, ti dico una cosa vera: ti ho adottato come papà! È una cosa che mi mancava tanto e sto scoprendo cose bellissime! (Grazie degli auguri, sei l’unico che se n’è ricordato!)
LA STORIA DI PAOLO
Mi chiamo Paolo, sono nato a Milano quasi 28 anni fa. Se riguardo indietro nella mia infanzia e nella mia adolescenza non ritrovo nessun momento in cui io possa dire di essere stato, non dico felice, ma nemmeno sereno. I miei non sono mai andati d’accordo, dalla data del loro matrimonio e dalla mia data di nascita ho dedotto che io ero già in arrivo quando si sono sposati, il che poi non sarebbe un problema, ma io non somiglio affatto a mio “padre” sotto nessun punto di vista, proprio per quanto riguarda i fattori genetici e penso di non essere nemmeno foglio dell’uomo che poi ha sposato mia madre, ma non lo so con certezza e una cosa del genere non posso chiederla. I miei (se veramente sono i miei) me li ricordo sempre a strillare e a farsi dispetti. Non hanno avuto altri figli e io ero l’oggetto della contesa, e ho avuto moltissime volte, anche da bambino, la sensazione nettissima che “mio padre” non mi volesse perché sapeva che non ero suo figlio. Mi madre mi considerava letteralmente un impiccio e cercava di scaricarmi a parenti, soggiorni estivi e campeggi vari. Dall’età di otto anni, cioè da quando hanno divorziato, mi hanno messo in un collegio per ricchi. I miei stanno economicamente bene. Ma la scelta di mandarmi in collegio l’hanno fatta solo per liberarsi di me e continuare a vivere le loro vite senza di me. Io ero solo uno che non c’entrava nulla. Il collegio era in un posto molto bello nella zona [omissis]. Mi venivano a trovare ogni tanto, una volta ogni tre mesi, una volta lui e una vota lei. Quando gli educatori mi dicevano che l’indomani sarebbero venuti i miei io ci stavo proprio male e li odiavo come credo di non aver odiato mai nessuno. Quando era ragazzino non capivo nemmeno bene queste cose e mi sentivo in colpa perché odiavo i miei genitori mentre mi dicevano che avrei dovuto amarli. In pratica sono cresciuto totalmente solo, sia durante i mesi della scuola che durante le vacanze. Preciso che il mio collegio era totalmente maschile e retto da religiosi. Un posto odioso dove con la scusa di farmi imparare la disciplina sono stato praticamente relegato come in prigione. Si imparava l’ipocrisia, la falsità, e anche i rapporti con i compagni di scuola erano solo di competizione e di recita continua anche in privato. I miei compagni aspettavano almeno le vacanze estive io no, perché sarei finito da qualche altra parte come un pacco postale. Quando veniva mia madre in collegio mi portava a pranzo fuori e pensava di avere fatto il suo dovere. Parlavamo solo di scuola e mi torturava per ore perché pensava suo dovere farmi una visita lunga. Mio padre almeno si tratteneva pochissimo. Sia lui che lei mi facevano regali costosi che io sistematicamente buttavo via o regalavo a qualcuno subito dopo che se ne erano andati. Da quando ho avuto 15 anni non mi hanno più fatto regali ma hanno pensato di darmi soldi e molti. Io non li ho mai presi e mi hanno considerato un imbecille anche per questo. Quindi stavo in collegio e non avevo un soldo in tasca. La scuola è stata per me una vera tortura. In quinto ginnasio sono stato bocciato il che significava un altro anno di galera, sarei uscito di collegio solo a 20 anni! Ripetendo il quinto ginnasio ho conosciuto un ragazzo che mi piaceva parecchio, lì per lì nemmeno ho capito il perché. Stavamo in un collegio religioso e avevamo il padre spirituale. Insomma ho cominciato a masturbarmi pensando a quel ragazzo e mi sono venuti sensi di colpa tremendi. Al prete dicevo che mi masturbavo e lui non la prendeva come una cosa tragica, mi faceva sempre lo stessi discorso e finiva lì, ma al prete io non dicevo che mi sentivo omosessuale. Una volta sono andato malamente in crisi e gliel’ho detto. Mai l’avessi fatto! È diventata una tortura. Mi controllavano a vista come la mela marcia. Durante la ricreazione avevo sempre un prete appresso. In un primo momento ho cercato di reprimermi e di controllarmi, cioè di non masturbarmi più e addirittura di non pensare più a quel ragazzo, ma era una vera e propria tortura. Ho resistito anche tre settimane imponendomi di non pensare nemmeno al sesso ma poi non ce l’ho fatta più e mi sono masturbato di nuovo e ho detto: “Andate tutti al diavolo!” Da allora ho cominciato a raccontare al padre spirituale solo cose false: che non pensavo più ai ragazzi e che riuscivo perfino a non masturbarmi più, ma la cosa l’ho presentata per gradi perché sembrasse credibile, avevo 16 anni e mezzo. Naturalmente andavo in chiesa tutti i giorni, mi confessavo raccontando cose false e facevo la comunione tutti i giorni. Era una cosa sacrilega, lo so, la religione dovrebbe essere una scelta libera, mentre per me era solo uno strumento di tortura e francamente non mi sentivo in colpa, e di che cosa poi? Nel nostro collegio non c’erano mai momenti comuni con gli altri ragazzi in uno stato di libertà. A scuola facevamo educazione fisica ma in orario pomeridiano, c’era la palestra, anche molto bella, ma non c‘erano spogliatoi, non c’erano docce. Si arrivava in tuta e si andava via in tuta. Tra l’altro in genere ci faceva molto freddo. Avevamo ognuno una camera singola col nostro bagno personale con la doccia. Quindi io non avevo nessuna possibilità di vedere il ragazzo che mi interessava se non perfettamente vestivo, giacca a cravatta del collegio. Dai 16 anni e mezzo ho cominciato a masturbarmi ma in un posto come quello, senza internet (considerato come il diavolo!) e senza nessuna possibilità di leggere un libro non censurato o di comprare un giornale, in pratica, facevo tutto a fantasia. Individuavo qualcuno tra i miei compagni e ci costruivo sopra tutte le mie fantasie. I primi tempi questo nuovo regime mi sembrava accettabile e addirittura gradevole, poi ho cominciato a rendermi conto che io stavo buttando là dentro i miei anni migliori. L’anno della maturità, a novembre, sono anche scappato dal collegio, ero maggiorenne, anzi avevo quasi 20 anni ma non avevo un soldo in tasca. Sono arrivato alla stazione dopo avere fatto a piedi un cammino lunghissimo e sono salito su un treno senza pagare il biglietto e mi sono chiuso in bagno fino all’arrivo a Milano perché non mi beccassero. Nella stanza del collegio avevo lasciato un lettera in cui dicevo che sarei rientrato la sera. A Milano mi sono reso conto per la prima volta, a quasi 20, anni che esisteva il mondo, una cosa per me sconvolgente, ero in ritardo di anni. Nel pomeriggio ho ripreso il treno con la stessa tecnica e sono tornato in collegio. Risultato: mi hanno cacciato dal collegio! Finalmente! Naturalmente hanno avvisato i miei che si sono ben guardati dal venire a vedere che cosa era successo. Mia madre mi ha fatto arrivare un po’ di soldi (un vaglia telegrafico) e sono stato da allora in albergo nella cittadina vicino al collegio. Poi mia madre mi ha trovato un minuscolo appartamento lì e mi hanno trasferito al liceo statale. C’erano le ragazze! Io non ne avevo mai vista una, però a me non interessavano. Ma il mondo della scuola statale era completamente diverso. I professori ogni tanto parlavano pure di sesso, nessuno ci obbligava ad andare a messa, non c’era il padre spirituale e si faceva educazione fisica in una palestra con lo spogliatoio e con le docce, per me un trauma più grosso non ci poteva essere. Voi potreste pensare che in una situazione come quella io mi trovassi bene, ma non era così per niente. Mi sentivo disperatamente solo, complessato, nello spogliatoio ci sono entrato una volta per un attimo, dopo che ho visto i miei compagni nudi non ci sono entrato più. Loro stavano lì tutti tranquilli e io alla sola idea di entrarci mi sentivo il cuore che andava a 180. La sensazione di solitudine e di isolamento era totale. Avevo un mini appartamento tutto mio però e la sensazione di solitudine sconfinava in quella di libertà. Per preparare la tesina per gli esami ho comprato un computer e lì mi si è aperto un mondo. Sesso gay gratis e a valanghe, ma quelle cose mi nauseavano. Qualche anno fa anche nel porno le cose erano diverse, erano più volgari, più aggressive e a me non piacevano affatto. Quando mi masturbavo pensando ai miei compagni stavo bene ma se provavo a immaginarmi in scene come quelle che vedevo nei siti porno mi veniva la nausea. In pratica vedevo che il gay in rete era tutto sesso ma nel senso più volgare del termine. Ho studiato pochissimo quell’anno perché dovevo crescere in tante altre cose. Alla fine mi sono maturato con un voto bassissimo. Ma almeno la tortura della scuola era finita. Mi dispiaceva perché l’anno appresso non ci sarebbero più state le possibilità di vedere i miei compagni nudi nello spogliatoio, cosa che, tra l’altro, non era accaduta quasi mai, però almeno c’era la possibilità. Lascio il mio appartamentino e mi trasferisco a Milano in un altro appartamentino pagato dai miei. Una cosa minima. I miei abitavano tutti e due a Milano ma a casa loro non ci sarei andato mai, ormai non ci si sentiva più nemmeno per telefono, dopo la fuga dal collegio ero proprio un poco di buono e il voto basso alla maturità ne era la prova ulteriore. Mi sono iscritto a ingegneria al politecnico poco dopo aver compiuto 20 anni. Tanti ragazzi e pure belli, ma io ero del tutto in capace di mantenere un contatto con loro anche a livello minimo, mi sentivo in imbarazzo, li sentivo più grandi di me in tutti i sensi, anche se i miei colleghi di corso avevano un anno meno di me. Ho provato di tutto: mi sono iscritto in palestra e poi non ci sono mai andato, ho cercato di vedere se era possibile studiare con qualcuno dei miei colleghi ma andava sempre male, loro erano dei veri geni, io capivo poco e niente. Il primo anno ho fatto un solo esame e ho preso 19. Grasso che cola se non ho preso 18. Il secondo anno ho rifatto i corsi del primo e ho fatto di nuovo un solo esame ma con 20! Avevo 22 anni ero sostanzialmente un fallito sotto tutti i punti di vista. Risultati universitari paurosi, praticamente tra università e scuola, tre anni persi. Ho provato a rifare di nuovo il primo anno, ma qui non ce l’ho fatta più. I miei colleghi avevano tre anni meno di me e capivano tutto, io non capivo nulla e non studiavo nulla, mi sentivo sostanzialmente un fallito. Mandavo tutto alla malora, compravo le cose da mangiare e mi andavano a male in frigo, certe volte non mi alzavo dal letto per tutta la giornata, mangiavo pochissimo e dimagrivo di peso vistosamente. Sono arrivato a pesare 55 chili, anche se non sono molto alto sono comunque pochissimi. A 23 anni ho cambiato facoltà e sono passato a economia. La cosa era più umana e alla fine dell’anno, lavorando a ritmi terribili, sono riuscito a fare quasi tutti gli esami del primo anno. Almeno dal qual punto di vista le cose hanno ricominciato a funzionare. Ho preso la laurea di primo livello l’anno scorso a 27 anni, tantissimi! Troppi! Ho fatto il primo anno della specialistica ma degli esami che erano previsti ne ho fatti poco più della metà perché ho cominciato a lavorare e ho finalmente tagliato i cordoni economici con la mia famiglia. Da questo punto di vista, diciamo, sono riuscito a tornare a galla, ma la mia vita affettiva, in pratica, fino a poco tempo fa non è proprio esistita. Dall’anno scorso ho scoperto Progetto Gay e devo dire che per me è stata una cosa importante. Il forum lo leggo tutti i gironi e i ragazzi che ci scrivono mi sembra quasi di conoscerli, un po’ li sento amici, perché io amici gay non ne ho. Insomma praticamente fino a quest’anno la mia sessualità è stata solo di fantasia e pensavo che un contatto vero con un ragazzo, cioè una cosa che ti dà proprio un’emozione sessuale forte non l’avrei mai provata. Mi ero praticamente rassegnato a una cosa del genere, rassegnato male, diciamo così, perché certe volte vedevo dei bei ragazzi , avrei voluto per lo meno provare a parlarci ma non ci riuscivo proprio e mi veniva un senso di disperazione fortissimo. Adesso lavoro da un commercialista, in pratica faccio i modelli 730, Unico e cose del genere, lavori di bassa manovalanza, ma tutto sommato riesco a mantenermi da solo. Sul lavoro è arrivato un ragazzo si 26 anni piuttosto carino, cioè a me piace e mi attira anche sessualmente. Da quando l’ho conosciuto è stata la mia unica fisa sessuale. Credo che tutti voi abbiate passato cose del genere. Prima cominci a masturbarti penando a quel ragazzo, poi ti viene in mente che non sai se è gay, beh, io queste cose le ho tutte superate, è stato lui a dirmi che è gay perché io non avrei mai avuto il coraggio e mi ha detto pure che gli piaccio. Aveva tentato un minimo di contatto fisico con me ma io l’ho respinto malamente, ho fatto proprio una specie di scenata isterica e poi mi è venuto da piangere, proprio un attacco di disperazione, lui è stato in un imbarazzo tremendo e a me è dispiaciuto moltissimo perché in fondo io lo desideravo ma l’ho respinto in modo così violento che lui si è proprio spaventato e ha cominciato a tenermi a distanza. Non riuscivo a capire perché se lo desideravo, e io lo desideravo alla follia, alla fine lo aggredivo così. È lì che mi è capitato per caso il forum di Project e mi sono detto: io ci provo, tanto che cosa ho da perdere? E l’ho chiamato. All’inizio un imbarazzo tremendo. Da quello che ho letto molti ragazzi parlano di sesso in modo molto disinvolto ma io proprio non ci riuscivo. La prima volta abbiamo parlato per ore ma sempre in modo molto vago, e comunque mai di sesso, pensavo che Project si fosse stufato e invece no. Poi l’ho richiamato, ma sempre senza palare di sesso, la terza volta mi ha chiamato lui, io non me l’aspettavo e ne sono stato molto contento e anche la terza volta non abbiamo parlato di sesso. In effetti avevo cercato Project proprio per parlare di sesso e invece si creava un rapporto molto strano al quale non ero proprio abituato. Un uomo che potrebbe essere mio padre parlava con me per ore, mi ascoltava, una sensazione stranissima. Gli ho chiesto perché stava ad ascoltarmi e mi ha detto che si trovava a suo agio e in effetti mi trovavo bene anche io, allora ho trovato il coraggio e gli ho parlato di me raccontandogli un po’ la storia che avete letto fino adesso e gli ho anche detto dell’ansia che mi prende quando sto col mio amico e che pensavo che non sarei riuscito mai ad avere un contatto sessuale con lui. Una cosa mi ha colpito: la sdrammatizzazione. Project dava per scontato che non sarebbe stato un grande problema e che la cosa si sarebbe risolta presto e bene. Abbiamo parlato di sessualità molto liberamente. Beh è stata una cosa notevole: non avevo inibizioni, cosa che non mi era mai successa prima quando il discorso finiva su questioni sessuali. Non avrei mai pensato di poter parlare in modo libero con un uomo di quell’età e invece succedeva proprio così. Poi nei giorni successivi, abbiamo parlato spesso. Se devo dire la verità sentivo proprio l’affetto di Project, l’attenzione a quello che dicevo e a quello che sono. Perché ho scritto tutto questo post? Beh, la ragione è una, ieri, per la prima volta, sono riuscito a baciare quel ragazzo. Io non avevo mai provato niente di simile, proprio una sensazione di abbandono reciproco totale. Il tempo che si ferma e ti fondi con un altro ragazzo, una cosa meravigliosa, diciamolo, perché di queste cose non mi vergogno più, l’eccitazione è stata tale che sono arrivato all’orgasmo per un bacio! Quando l’ho detto a Project mi ha detto delle cose bellissime. È vero Project, essere gay è una cosa bellissima e ti riscatta di tante brutte cose che hai passato. Ormai penso che quel ragazzo sia il mio ragazzo, e lo pensa anche lui! Ragazzi! Non fatevi mai buttare a terra da nessuno! Io adesso mi sento proprio un’altra persona!
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giovedì 20 marzo 2008
AMORE TRA GENITORI E FIGLI GAY
Ciao Project,
ti ricordi di me? Matteo, di Bergamo, 18 anni, quello che era innamorato di un compagno di scuola... allora io ti avevo detto che non ero dichiarato ma adesso le cose sono cambiate. Ti racconto la storia, se ti va pubblicala, mi farebbe piacere che gli altri ragazzi la leggessero perché per me questo è un momento di felicità straordinaria. Mai avrei sognato di vivere cose simili. Ma cerco di andare per ordine e di farmi capire da tutti. Ciao Project! Anche per un ragazzo gay la vita può essere bellissima e tu me l’avevi detto anche se io allora non ci credevo! Oggi sono felice!
Ciao ragazzi, vi racconto la mia storia. Fino al mese di ottobre dell’anno scorso la mia vita è stata in sostanza solo un’attesa e un’attesa brutta di cose che io pensavo non sarebbero mai arrivate. Mi ero innamorato più volte, se si può chiamare amore il perdere la testa per un ragazzo che nemmeno ti guarda, mi sentivo frustrato e depresso. Non era nemmeno una questione sessuale, del sesso non me ne sarebbe importato nulla, mi sentivo maledettamente solo, dei miei sentimenti non potevo parlare con nessuno, poi ho scoperto il blog di Project e mi è tornato un po’ di coraggio, a ottobre ho contattato Project che mi ha detto un sacco di cose positive sui gay e sul fatto che possono veramente essere felici, quelle cose mi faceva piacere sentirmele dire ma mi sembravano anche un po’ false... in un certo senso troppo belle, come se fossero state inventate per farti stare tranquillo, una specie di anestetico. Con Project ho parlato un paio di volte, poi sono sparito, lui mi ha mandato una mail della quale capisco il senso solo adesso, ma allora non ho nemmeno risposto. Continuavo a leggere il blog e mi sembrava un po’ un libro di favole e le cose positive che scrivevano i ragazzi mi facevano un effetto stranissimo, mi dicevo che erano terribilmente ingenui ad avere fiducia nel futuro perché il futuro sarebbe stato per loro solo una delusione. Bene, adesso tutte queste cose mi sembrano assurde e l’ottimismo di Project (prudente ma vero ottimismo!) mi sembra una cosa assolutamente realistica.
Nella mia classe, alla fine di ottobre è arrivato un ragazzo nuovo che si chiama Matteo come me, quando l’ho visto ho sentito dentro come una scossa elettrica, mi sono detto: è lui! E’ tenero, dolcissimo, mai aggressivo e poi ci siamo presi fin dal primo momento. Dopo pochissimi giorni ho cominciato ad andare a studiare a casa sua. I genitori mi hanno accolto benissimo, noi studiavamo in una stanza e ogni tanto ci portavano il tè coi pasticcini o il caffè, poi tante volte sono rimasto a pranzo a casa sua, stavo benissimo, anche coi genitori ho parlato più volte, erano molto premurosi e dicevano cose bellissime del figlio. Un pomeriggio siamo andati a fare una passeggiata e lui mi ha detto che era gay ma l’ha fatto nel modo più informale possibile. Parlavamo dei suoi genitori e gli ho detto che per un figlio avere dei genitori così deve essere bellissimo e lui mi ha detto. “Tanto più poi per un figlio gay...” Alla fine del pomeriggio mi sentivo in Paradiso, Matteo era innamorato di me e me l’aveva detto chiaramente e, udite udite! ... lo aveva detto anche ai genitori che l’avevano presa bene e dopo avermi conosciuto erano entusiasti di me! Pare pazzesco ma è tutto vero! ... Però per me rimaneva un problema grossissimo, cioè quello di dirlo ai miei genitori che con ogni probabilità una cosa del genere non se l’aspettavano proprio. Matteo era venuto a studiare da me qualche volta ma i miei sono molto più riservati e con lui avevano scambiato solo poche parole di cortesia. Insomma la cosa andava benissimo tra noi e con la sua famiglia e in fondo non poteva proprio andare meglio, mi sentivo proprio incoraggiato, ma sul lato della mia famiglia mi sentivo impacciatissimo, sapevo bene che il problema potevo risolverlo solo io e ho fatto una cosa rischiosissima che non avrei mai pensato di fare, ho affrontato prima mio padre, l’osso più duro, sono andato da lui e gli detto: “Papà, hai presente Matteo, quel mio compagno...” lui mi ha detto. “Sì” e io ho aggiunto: “Penso di essermi innamorato di lui...” Mio padre è rimasto letteralmente senza parole, non sapeva che dire, ma non era sconvolto, poi m’ha guardato negli occhi e mi ha detto: “Ma sei sicuro?” Gli ho detto: “Penso proprio di sì...” e quello che mi ha detto dopo ha sconvolto me, mi ha detto: “Ma tu lo conosci bene?” in pratica sul fatto che fossi gay non ha battuto ciglio, poi gli ho anche chiesto se se lo immaginava e mi ha detto nettamente di no. Ha voluto sapere tutto di Matteo, anche dei genitori, di come mi trovavo con loro, cioè si è comportato, al 100% come se fossimo due fidanzati etero. Poi mi ha detto: “Io non ti dico nulla, se ce lo vuoi fare conoscere, insomma, fai tutto come ritieni meglio, io lo so chi sei e ti voglio bene... a mamma glielo dico io... ma vedrai che non ci saranno problemi, però state attenti a scuola che lì l’ambiente non è sempre favorevole...” Notavo che mio padre non usava mai né la parola gay né la parola omosessuale e allora l’ho invitato a farlo, cioè a dire esplicitamente che io e Matteo siamo due ragazzi gay, la prima volta l’ha fatto con una certa difficoltà, poi piano piano si è sciolto un po’. Come sono stato felice di quelle risposte di mio padre non ve lo potete nemmeno immaginare. L’avrei abbracciato, ma non l’ho fatto, lui m’ha detto: “Portami un gelato dal frigo... che mi devo riprendere un pochettino...” ma l’ha detto sorridendo. Gli ho portato il gelato e quando gliel’ho dato mi ha preso la mano e l’ha stretta fortissimo e mi ha detto: “Tu non sai quante volte io ho pensato che per te non sono stato un esempio, che magari tu avresti voluto un padre diverso...” e allora me lo sono abbracciato stretto! Accidenti, fa un’impressione fortissima sentirti tuo padre che ha appena saputo che sei gay e che vuole un abbraccio da te... è bellissimo! Il pomeriggio l’ho raccontato a Matteo e siamo stati tutta il tempo mano nella mano, una cosa dolcissima. Quando camminavo mi sembrava proprio di non toccare terra.
L’indomani a scuola è successa un’altra cosa incredibile... io e Matteo stavamo soli in classe e Matteo appoggiava la testa sulla mia spalla, a un certo punto è entrato il prof. di Matematica, un signore sessantenne ma simpatico, entra, ci vede così, capisce al volo, poi ci fa segno con la mano di separarci e si siede di fronte a noi e comincia a parlare di matematica... cinque secondi dopo entra il preside con un geometra della provincia che doveva vedere delle cose dell’edilizia. Il preside è uno che io non sopporto proprio ha un suo concetto delle disciplina... insomma se ci avesse beccato soli in classe, io e Matteo e in quegli atteggiamenti sarebbe successo un disastro. Quando il preside se n’è andato il prof. di matematica ci ha detto: “Ragazzi cercate di essere prudenti... non vi mettete nei guai...” Anche questa è una cosa che non mi sarei mai aspettato. La lezione l’abbiamo capita e a scuola abbiamo evitato qualunque atteggiamento anche lontanamente sospetto. Il prof. di Matematica quando ci vede nei corridoi ci saluta e ci sorride, anche questa è una cosa importantissima.
Io non so che cosa può cercare un ragazzo dagli altri, ma a me non interessa affatto che mi accetti tanta gente che non mi piace e che non sopporto, ma tengo moltissimo alla simpatia delle persone che stimo.
Ragazzi, lo so che vi sembra una favola e sembra così anche a me, prima che mi succedesse non l’avrei mai immaginato, eppure è successo e allora voglio dire a Project che aveva ragione e che la felicità per i ragazzi gay esiste!
Ciao ragazzi e non vi scoraggiate mai perché le cose possono cambiare in meglio molto rapidamente... se oggi siete depressi e vi sembra che le cose non andranno mai per il verso giusto, pensate che sei mesi fa la pensavo anch’io così! In bocca al lupo da Matteo 1 e da Matteo 2!!!
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Se volete, potete partecipare alla discussione su questa tetimonianza aperta nel Forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=26241699
venerdì 14 marzo 2008
RAGAZZI GAY ED AFFETTI FAMILIARI
Se volete, potete partecipare alla dscussione su tema aperta nel FORUM di PROGETTO GAY:
http://progettogay.forumfree.net/?t=26066341 .
sabato 19 gennaio 2008
RAGAZZI GAY E GENITORI – SONDAGGIO
(unico strumento idoneo a un sondaggio serio). Il sondaggio si trova nella sezione “RAGAZZI GAY” (adolescenza gay, giovinezza gay, gay e scuola, gay e università, ragazzi gay e genitori). Come al solito preferisco non fare un sondaggio sui desideri o suoi sogni dei ragazzi gay, ma sulla loro vita reale, e, come al solito, vi chiedo di aggiungere un commento, se lo ritenere opportuno, quando la dicitura, troppo sintetica, non vi sembra descrivere la situazione reale. L’oggetto del sondaggio è il rapporto dei ragazzi gay con i genitori.
Individuate qui la frase che meglio descrive la vostra reale condizione.
I miei non sanno di me e non lo sapranno mai.
Forse i miei hanno capito ma l’argomento e tabù; da me, comunque, non lo sapranno mai.
Penso che i miei abbiano capito, io non l’ho detto, ma non fingo di essere etero.
I miei hanno saputo da altri ma a me non hanno detto nulla.
I miei hanno capito e mi hanno emarginato.
I miei hanno capito ma fanno finta di non aver capito.
L’ho detto a mia madre ma non lo direi mai a mio padre.
L’ho detto a mio padre ma non lo direi mai a mia madre.
Non l’ho detto ai miei ma a mio/a fratello/sorella.
L’ho detto ai miei e l’hanno presa malissimo.
L’ho detto ai miei e mi hanno detto che mi aiuteranno, ma la cosa non mi piace.
L’ho detto ai miei ma loro dicono che non è vero.
L’ho detto ai miei che si sono preoccupati solo di quello che può dire la gente.
L’ho detto ai miei, sembra che non sia successo niente ma sono più formali.
L’ho detto ai miei e mi hanno solo detto di non mettermi nei guai.
L’ho detto ai miei e sono stati contenti che non li ho tenuti fuori dalla mia vita.
L’ho detto ai miei e mio padre mi ha detto che anche lui una volta si era innamorato di un ragazzo.
giovedì 10 gennaio 2008
AMORI E FANTASIE DI UN RAGAZZO GAY
martedì 8 gennaio 2008
LETTERA A UN FIGLIO GAY
Caro Aldo,
perché te ne sei andato? Non è un rimprovero, è che ci dispiace proprio tanto. Io e tua madre non ci siamo comportati bene con te e ti chiediamo scusa, perché tu sei un bravo figlio e hai fatto sempre le cose come si deve e se quelle cose ce l’hai dette, l’hai fatto per non tenerci fuori dalla vita tua e noi te ne siamo grati. Certo c’hai preso alla sprovvista, lo so che tu pensavi che ce ne fossimo accorti ma ti giuro che non era così. Tu sei stato con Manuela per anni e noi ti vedevamo felice. Credimi, né a me né a tua madre era mai passato per la mente che tu non fossi felice e meno che mai che ti sentissi a disagio. Ti avevamo visto un po’ strano nell’ultimissimo periodo, noi Stefano lo conosciamo da anni, è venuto a casa nostra tantissime volte da quando era ragazzo ma tu stavi con Manuela e che Stefano fosse così importante per te non lo potevamo proprio immaginare. Aldo, tu ci potresti dire che questa lettera te la dovevamo mandare subito e invece abbiamo aspettato tre settimane, hai ragione e anche di questo ti chiediamo scusa, ma non sapevamo che fare, non sapevamo come comportarci. Quando te ne sei andato via in quel modo ci siamo rimasti malissimo e abbiamo pure litigato, tu madre mi accusava di non avere fatto il primo passo, però non l’ha fatto nemmeno lei. Con tua sorella non sapevano che dire, lei non ti vedeva e ci vedeva agitati e voleva capire, ma non le abbiamo detto niente e le abbiamo detto che perché te ne eri andato non lo sapevamo. Non voglio cercare scuse, ci siamo comportati male e basta, ma per noi è stato un fulmine a ciel sereno. Noi di quelle cose non ne capiamo niente, sappiamo solo che tu sei un bravo ragazzo e che Stefano è un bravo ragazzo. Aldo, se vuoi, siamo disposti a chiedere scusa anche a Stefano. Lo so che abbiamo detto pure davanti a lui delle cose stupide che gli hanno fatto male. Ma tu perché non ci hai preparato prima? Perché ce l’hai detto davanti a Stefano? Lo so che per te così era la cosa giusta ma noi eravamo del tutto impreparati. Aldo, noi siamo disposti a qualunque cosa ma noi non ti vogliamo perdere perché ti vogliamo bene. Io non dico che devi tornare a vivere con noi, noi non ce lo siamo meritato, è vero, però io e tua madre non riusciamo a vivere se pensiamo che tra noi e te c’è ruggine. Aldo, sono tre settimane che non ti sei fatto più sentire, prima abbiamo sperato che tu lo facessi, ma tu non lo hai fatto e abbiamo pensato che forse ti abbiamo fatto troppo male. Aldo, noi abbiamo bisogno di te. Io è tua madre non ci diamo pace. Non ci togliere il piacere di avere un figlio come te solo perché siamo stati stupidi. Dacci un’altra possibilità. Aldo, papà e mamma ti vogliono bene e tua sorella senza di te s’immalinconisce. Ci basta anche solo un cenno. Ti pensiamo in continuazione.
Mamma e Papà
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Bergamo, 28 Marzo 1980
Cari mamma e papà,
ho letto la vostra lettera. Non ce l’ho con voi. Mi aspettavo un comportamento diverso, devo essere sincero, ma non lo potevo pretendere e forse non era nemmeno logico aspettarselo. Anch’io vi voglio bene, anche se mi costa molto dirlo adesso. Stefano vorrebbe che io venissi da voi almeno una volta e verrebbe anche lui con me, ma io non me la sento. Mi sono sentito a disagio. Passerà, ma adesso non voglio tornare a casa. Mi avete scritto cose belle ma non sono quelle che pensate, io questo lo so. Io non vi odio, vi voglio bene, lo so che non potete capire, non è una colpa ma è un fatto. Per favore non scrivetemi un’altra volta, se e quando ci riuscirò mi farò vivo io.
Anche se preferisco non rivedervi (sarebbe penoso per me e per voi) vi voglio bene lo stesso. Aldo.
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Bergamo, 15 Maggio 1980
Sig. Marco e Sig.ra Milena,
sono Stefano e sto facendo una cosa che non dovrei fare e che Aldo non mi perdonerebbe. Ho letto la lettera che voi gli avete scritto e la risposta di Aldo. Lui vi ha chiesto di non scrivergli di nuovo ma ha sperato che la cosa invece succedesse ma voi non l’avete più chiamato e c’è rimasto malissimo. Ha avuto l’impressione di essere stato abbandonato mentre della vostra presenza ha disperatamente bisogno. Tanto volevo dirvi. Stefano
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[I genitori di Aldo non lo hanno comunque richiamato, la risposta dura del figlio è sta probabilmente per loro un elemento determinante. Il rapporto di Aldo con Stefano è durato meno di due anni in termini di convivenza, poi Aldo e Stefano si sono separati pur mantenendo rapporti cordiali e continuando a frequentarsi di tanto in tanto, ciascuno dei due intendeva lasciare l’altro completamente libero perché la convivenza ormai era vissuta più che atro come un vincolo. Sia Aldo che Stefano hanno cercato alternative a vari livelli e, due anni dopo, quando Aldo aveva 29 anni e Stefano 31, la loro convivenza è ripresa, senza la passionalità dei primi tempi, ma sulla base del della schiettezza e del rispetto reciproco.]
giovedì 27 dicembre 2007
STORIA DI DUE COMING OUT
bel blog e begli interventi. Mi chiamo Andrea, 24 anni, centro Italia. Sul coming out vi racconto la mia esperienza. I miei non sapevano niente di me fino a 19 anni anche se io a quell’età avevo fatto le mie esperienze e avevo un ragazzo (della mia stessa età), lo stesso che ho anche ora e che penso sarà per me il compagno della vita, perché non credo che sapremmo vivere l’uno senza l’altro (Ciao Andrea!) [si chiama come me!]. Ci eravamo conosciuti a scuola, lui non era mio compagno di classe. Ci eravamo conosciuti a una gita scolastica. Lui era timidissimo, quasi più di me, che è tutto dire. Vi risparmio la trafila: esitazioni, incertezze, è gay o non è gay, ecc. ecc., tutto durante la gita, poi un giorno mi prende la mano, io sento come un brivido, ci guardiamo negli occhi... E’ cominciata così. Il 15 Aprile 2002, l’ultima notte della gita scolastica, abbiamo dormito insieme (avevamo camere doppie), non eravamo molto convinti, né lui né io, l’idea ci attirava molto ma io pensavo che dopo lo avrei perso, non lo so, una cosa del genere, come se il sesso potesse rovinare tutto tra noi, lui invece, che non si è mai considerato un bel ragazzo, aveva paura di potermi deludere, e invece siamo stati benissimo, abbracciati stretti sotto le coperte oramai completamente abbandonali uno nelle braccia dell’altro. Penso che sappiate di che cosa sto parlando, non è nemmeno una cosa propriamente di sesso, ma di tenerezza, una cosa molto dolce. Dopo abbiamo avuto un po’ di problemi a dire che una cosa del genere non poteva rimanere una cosa unica, ma ne abbiamo parlato... e non c’è stato nessun imbarazzo. Quando siamo tornati a casa siamo stati tutti e due malissimo, era stata la prima esperienza sia per me che per lui e adesso stavamo di nuovo separati. Dovevamo trovare un modo per vederci e per stare insieme, non ne potevamo fare a meno. Abbiamo cominciato a studiare insieme ma stavamo in classi diverse e la cosa veniva male. Ci vedevamo il pomeriggio una volta da lui e una volta da me, era una cosa bella, ma al massimo ci poteva scappare una carezza, ma potevano entrare persone e non c’era nemmeno un minimo di libertà e poi a stare vicini, anche solo a toccarci la mano, ci veniva l’erezione, tra noi non era un problema, anzi, ma quando dovevamo uscire dalla stanza era un problema eccome. Abbiamo passato così quasi un mese, ci vedevamo tutti giorni ma non ci potevamo mai abbracciare, figuratevi fare l’amore. Ma noi lo volevamo fare. Credo che mi possiate capire, quando sei stato a letto col ragazzo che ami e poi non puoi fare più l’amore con lui è una tortura, vabbe’ per la cosa fisiologica ti masturbi pensando a lui, però ti manca da matti, voglio dire che la fantasia può bastare quando con un ragazzo non ci sei stato veramente, ma noi che cosa vuol dire abbracciarsi stretti sotto le coperte lo sapevamo. Cioè quella di fare l’amore diventava un’esigenza assoluta, pensavamo solo a quello, un sistema lo dovevamo trovare. Cose complicate come andare in albergo non erano pensabili perché dove viviamo noi è una città piccola ed è pericoloso fare una cosa del genere, andare in un’altra città sarebbe stato troppo complicato... unica soluzione possibile ce ne andavamo in una casetta che i miei avevano al paese (non posso dire quale), che era la casetta dei miei bisnonni. Vicino c’è un grande bosco e la scusa della passeggiata naturalistica era in fondo plausibile. Si poteva fare al massimo una volta alla settimana, veramente troppo poco per due ragazzi come noi che erano (e sono) inseparabili, ma siamo andati avanti così per due mesi ma era complicatissimo, viaggio in macchina di quasi 100 Km, casa gelida, necessità di portarsi tutto cucinato, perché la domenica lì non c’è niente. Una notte insieme sì, e poi alle quattro del pomeriggio tutto il trambusto del ritorno. Allora a lui viene l’alzata di ingegno di dire ai nostri come stanno esattamente le cose. Io coi miei in effetti non avevo mai avuto particolari problemi e pensavo che l’avrebbero presa bene. Lui era molto più esitante. Però avevamo 19 anni, un po’ incoscienti eravamo e la bravata l’abbiamo fatta. I miei all’apparenza non hanno reagito molto male... un po’ freddini però, non mi hanno abbracciato, niente di tutto questo, ma almeno all’apparenza sembrava che non fosse poi un disastro. Ad Andrea invece le cose sono andate malissimo. In casa gelo totale, i genitori lo volevano mandare dallo psicologo, lui non ha voluto ed è crollato il mondo. Era disperato, quando ci vedevamo piangeva in continuazione di rabbia e quando doveva tornare a casa per lui era un’autentica tortura. A un certo punto io ne ho parlato con i miei perché c’è la stanza di mio fratello grande, e Andrea, secondo me, si sarebbe potuto sistemare lì. Probabilmente io allora ero terribilmente ingenuo. I miei non ne hanno voluto assolutamente sapere di prendere Andrea in casa e per me è cominciato l’inferno. Andrea era esasperato, usciva da casa sua la mattina prestissimo e tornava a notte alta per non incontrare il padre e la madre, a casa mia non ci veniva perché si sentiva rifiutato pure dai miei e passava la giornata in giro al freddo come un vagabondo. Io gli portavo da mangiare e lui passava la giornata così. A scuola stavano arrivando gli esami, lui non faceva più nulla, era convinto che lo avrebbero bocciato, però a scuola ci andava, almeno la mattina stava al chiuso. Scuola era aperta fino alle 18.00 e noi il nostro tempo lo passavamo lì, ma c’era gente, un sacco di casotto, non ti puoi mettere da una parte, sembra strano, e poi ti devi difendere pure a scuola. Sono stati mesi terribili. Poi abbiamo fatto gli esami, la commissione era di manica larga ed è andato tutto bene. Andrea aveva fatto domanda per trovare un lavoro e la domanda l’avevo fatta pure io anche se non pensavo affatto di rinunciare all’università, poi abbiamo trovato su Internet che ci avevano chiamato dal primo Agosto vicino Bologna. Andrea ci sarebbe andato comunque perché non poteva sopravvivere a casa sua, anche a costo di rinunciare a proseguire gli studi. Io non sapevo che fare, è stata la prima volta che mi sono trovato in grossissima difficoltà con me stesso. Mi dicevo che, se amavo veramente Andrea, non potevo farlo partire da solo, e io lo amavo veramente. I miei nel frattempo il boccone amaro lo avevano digerito e mi avevano trovato un posto dove potevo stare (un mini appartamento) in una città dell’Italia centrale dove avrei studiato Ingegneria. In fondo era il nostro progetto da sempre, perché dove sto io gli studi di Ingegneria si possono fare solo andando fuori sede, però non nego di avere pensato che i miei in quel modo mi avrebbero allontanato, non da loro, ma dalla nostra cittadina e soprattutto dai pettegolezzi dei genitori di Andrea. Allora sono andato dai miei e ho detto: “Io Andrea non lo lascio... me ne vado a lavorare con lui.” Mio padre è rimasto un po’ perplesso poi mi ha detto: “Noi ti possiamo dare al massimo 800 euro al mese e ti paghiamo l’appartamentino... poi con chi ci stai a noi non ce lo devi dire...”. E mio padre mi ha abbracciato, poi mi hanno detto di fare venire Andrea a casa, lui non ci voleva venire ma poi è venuto e mio padre gli ha detto: “Lo so che vi volete bene... ma dovete essere prudenti... lì più di qui...”. Ecco questo è tutto. Andrea coi suoi genitori non ha avuto più rapporti e noi adesso viviamo da soli in un piccolissimo appartamento per studenti in una piccola città dell’Italia centrale. L’anno venturo dovremmo prendere la laurea specialistica. Non abbiamo fatto solo l’amore, abbiamo pure studiato come matti. Dire famiglia non significa niente, bisogna vedere che cosa vuol dire in concreto ma io e Andrea ci sentiamo veramente una famiglia.