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sabato 21 maggio 2016
LE AMICIZIE SCOLASTICHE DELLE RAGAZZE TRA 800 E 900
Con la pubblicazione della traduzione della seconda appendice del trattato di Havelock Ellis sull’inversione sessuale, dedicata alle amicizie scolastiche delle ragazze, il lavoro di traduzione del trattato di Ellis è terminato e l’intera opera è quindi scaricabile, senza alcuna formalità e ovviamente gratuitamente, dalla home del forum di Progetto Gay:
Il saggio che potete leggere qui di seguito riguarda le amicizie scolastiche tra ragazze, ma molte atmosfere, con le dovute differenze, sono strettamente affini a quelle che si creano nelle amicizie amorose nate in ambiente scolastico tra due ragazzi gay, anche se le amicizie amorose maschili sono molto più sessualizzate. Nel caso dei ragazzi, poi, le amicizie amorose non sono fenomeni transitori ma sono vere manifestazioni di omosessualità.
APPENDICE B
LE AMICIZIE SCOLASTICHE DELLE RAGAZZE
I
Un’amicizia scolastica è definita dalle ragazze italiane “fiamma” (flamma). Questo termine, come spiegato da Obici e Marchesini, indica, nel linguaggio proprio della scuola, sia la persona amata che l’amicizia in astratto; ma è un’amicizia che ha la caratteristica della passione, per come è intesa e compresa in questo ambiente. In ogni collegio la “fiamma” è considerata come una istituzione necessaria. Il rapporto è di solito di carattere marcatamente platonico, e generalmente esiste tra una convittrice da una parte e un’allieva esterna dall’altra. Però, nonostante la sua natura apparentemente non sessuale, tutte le manifestazioni della sessualità del collegio girano intorno ad essa e, nei suoi vari aspetti di diversa intensità, tutte le gradazioni del sentimento sessuale possono essere lì espresse.
Obici e Marchesini hanno svolto le loro indagini soprattutto tra le alunne delle Scuole Normali; l’età delle ragazze è compresa tra i 12 e i 19 o 20 anni. In questi collegi ci sono sia convittrici che alunne esterne; le convittrici sono più infiammabili, ma sono le alunne esterne che forniscono le scintille.
Obici e Marchesini hanno ricevuto molta assistenza nei loro studi da ex allieve che ora sono esse stesse insegnanti. Una di queste, un’alunna esterna che non era mai stata né oggetto né protagonista di una di queste passioni, ma aveva avuto ampia opportunità di fare osservazioni personali, scrive quanto segue: “La ‘fiamma’ procede esattamente come un rapporto d’amore, spesso accade che una delle ragazze presenti caratteristiche simili all’uomo, sia nel tipo fisico che nell’energia e nella risolutezza del carattere, l’altra si lascia amare, agendo con tutta l’ostinazione, e si potrebbe quasi dire la timidezza, che una ragazza usa con il suo amante. L’inizio di queste relazioni è molto diverso dai soliti inizi delle amicizie. Non è attraverso lo stare sempre insieme, il parlare e lo studiare insieme, che due ragazze diventano ‘fiamme’. No, in genere non si conoscono nemmeno, una vede l’altra sulle scale, nel giardino, nei corridoi, e l’emozione che sorge è quasi sempre suscitata dalla bellezza e dalla grazia fisica Poi quella che è stata colpita per prima inizia un corteggiamento regolare: frequenti passeggiate nel giardino, quando è probabile che l’altra sia alla finestra della sua aula, soste sulle scale per vederla passare; in breve, una adorazione muta fatta di sguardi e sospiri. Più tardi arrivano i regali di splendidi fiori, e piccoli messaggi trasmessi da compagne compiacenti. Infine, se la ‘fiamma’ mostra segni di apprezzare tutte queste prove di affetto, arriva la lettera di dichiarazione. Le lettere di dichiarazione sono lunghe e ardenti, a tal livello che uguagliano o superano le vere dichiarazioni d’amore. La corteggiata accetta quasi sempre, a volte con entusiasmo, più spesso con molte obiezioni e dubbi per quanto riguarda l’affetto dichiarato. È solo dopo molte preghiere che la corteggiata cede e comincia il rapporto.”
Un’altra collaboratrice, che ha lei stessa sempre suscitato numerose “fiamme”, fornisce una descrizione molto simile, insieme ad altri particolari. Si esprime così: “Si può dire che il 60 per cento delle ragazze in un collegio hanno rapporti di ‘fiamma’, e che del restante 40 solo la metà rifiuta per repulsione deliberata verso tali rapporti affettivi, l’altro 20 per cento è escluso o perché si tratta di ragazze non sufficientemente gradevoli nell’aspetto o perché il loro carattere non ispira simpatia.” E, per quanto riguarda il metodo usato per iniziare il rapporto, scrive: “A volte le ‘fiamme’ nascono ancora prima che le due future amiche si siano viste, solo perché una di loro è considerata bella, simpatica, carina o elegante. L’eleganza esercita un immenso fascino, soprattutto sulle convittrici, che sono vincolate ad abitudini monotone e semplici. Non appena una convittrice sente di un’alunna esterna che è affascinante ed elegante, comincia a provare una vivace simpatia verso di lei, e arriva rapidamente l’ansia di vederla. La mattina, sospirata a lungo, arriva. L’amata, inconsapevole del tumulto delle passioni che ha suscitato, va a scuola, senza sapere che il suo camminare, i suoi movimenti, i suoi vestiti sono osservati dalle scale o dal corridoio del dormitorio … . Per le convittrici questi eventi costituiscono una parte importante della vita del collegio, e spesso assumono, per un po’, l’aspetto di una tragedia, che, fortunatamente, si può gradualmente risolvere in una commedia o in una farsa.
Molte lettere sono scritte nel corso di queste relazioni; Obici e Marchesini hanno potuto leggere oltre 300 di queste lettere che erano state conservate con cura dalle destinatarie e che, anzi, hanno formato il materiale principale per il loro studio. Queste lettere mostrano chiaramente che la ‘fiamma’, la maggior parte delle volte, nasce da una simpatia fisica, un’ammirazione della bellezza e dell’eleganza. Le lettere scritte in questo rapporto di ‘fiamma’ sono piene di passione; sembrano essere spesso scritte durante periodi di eccitazione fisica e di eretismo psichico, e possono essere considerate, come Obici e Marchesini fanno notare, una forma di onanismo intellettuale, di cui le autrici in seguito provano rimorso e vergogna come di un atto fisico disonorevole. In riferimento alla segreta connessione di questi sentimenti con l’impulso sessuale, una signora collaboratrice scrive: “Posso dire che una ragazza che è innamorata di un uomo non prova mai le emozioni della ‘fiamma’ per una compagna.”
Obici e Marchesini riassumono così i caratteri differenziali che distinguono le ‘fiamme’ dalle amicizie comuni: “(1) la frequenza straordinaria con la quale, anche per mezzo di sotterfugi, le amanti si scambio lettere, (2) l’ansia di vedere e parlare con l’altra, di stringerle la mano, di abbracciarla e baciarla; (3) le lunghe conversazioni e le lunghissime fantasticherie; (4) la gelosia persistente, con le sue molteplici arti e gli abituali risultati; (5) l’esaltazione delle qualità dell’amata; (6) l’abitudine di scrivere ovunque il nome dell’amata, (7) l’assenza di invidia per le qualità della persona amata; (8) l’abnegazione dell’amante nel superare tutti gli ostacoli alle manifestazioni del suo amore; (9) la vanità con cui alcune rispondono alle dichiarazioni di ‘fiamma’; (10) la coscienza di fare una cosa proibita; (11) il piacere della conquista, di cui si conservano i trofei (lettere, ecc.)”
La differenza tra una ‘fiamma’ e un’amicizia è ben marcata nell’esclusività assoluta della prima, donde deriva la possibilità della gelosia. Allo stesso tempo l’amicizia e l’amore sono qui cose tessute insieme. Le lettere sono caste (poche eccezioni tra tante lettere non invalidano questa regola generale), e la purezza della relazione di ‘fiamma’ è dimostrata anche dal fatto che essa è di solito tra una convittrice e un’alunna esterna, tra ragazze di diverse classi e di diverse stanze, e raramente tra coloro che vivono in stretta vicinanza reciproca. “Certamente”, scrive una delle signore collaboratrici, “le prime manifestazioni dei sensi si sviluppano nelle ragazze con l’eccitazione fisica pura e semplice, ma (in ogni caso, io vorrei crederle) la maggior parte delle ragazze in collegio trovano soddisfazione sufficiente nell’essere quanto più vicine possibile alla persona amata (di qualsiasi sesso), nella reciproca ammirazione e nel baciarsi, o, molto spesso, nella conversazione che non è affatto morale, anche se di solito è molto metaforica. Lo scopo di tale conversazione è di scoprire i più importanti misteri della natura umana, la causa e la finalità delle cose; si tratta di necessità naturali, che la ragazza sente e che intuisce, ma ancora non sa nulla di preciso. Tali conversazioni sono all’ordine del giorno nelle scuole e nei collegi e in particolare riguardano la procreazione, il mistero più difficile di tutti. Anche se queste conversazioni sono un mucchio di sciocchezze.” Questa signora aveva avuto notizia di un solo rapporto decisamente omosessuale durante tutta la sua vita in collegio; la coppia in questione era poco gradita e non aveva altre ‘fiamme’. Le principali manifestazioni sessuali generali, questa signora conclude, che aveva notato tra le sue compagne erano il pensare costantemente ai misteri sessuali e la necessità di parlare continuamente di quei misteri.
Un’altra signora collaboratrice, aveva vissuto in una Scuola Normale e aveva avuto esperienze un po’ più ampie. Entrò all’età di 14 anni e sperimentò la solita solitudine e l’infelicità tipica della nuova allieva. Un giorno, mentre lei era in piedi pensosa e da sola in un angolo della stanza, una compagna – una che al suo arrivo era stata incaricata di mostrarle il collegio – corse verso di lei, “abbracciandomi, chiudendo la mia bocca con un bacio, e accarezzando dolcemente i miei capelli. La guardai con stupore, ma provai una deliziosa sensazione di conforto. Qui cominciò l’idillio! Ero sottoposta ad una furiosa tempesta di baci e carezze che mi stupiva molto e mi spinse a chiedermi il motivo di tale nuovo e imprevisto affetto. Ingenuamente ne chiesti la ragione, e la risposta fu: “ti amo, mi hai colpito appena ti ho visto, perché sei così bella e così bianca, e perché mi sento felice e calma quando posso passare le mani tra i tuoi capelli e baciare il tuo volto bianco e rotondetto. Ho bisogno di un’anima e di un corpo.” Questo mi sembrava il linguaggio di una persona superiore, perché non potevo cogliere tutta la sua importanza. Quando lei mi abbracciò per la prima volta, la guardai con stupore e non potevo per il momento rispondere a quella nuova furia di carezze e baci. Ho sentito che non erano come i baci di mia mamma, di mio papà, di mio fratello, e di altre compagne, quei baci mi davano sensazioni sconosciute; il contatto di quelle labbra umide e carnose mi disturbava. Poi vennero lo scambio di lettere e i diritti e i doveri abituali delle ‘fiamme’. Quando ci incontravamo in presenza di altri, dovevamo solo salutarci reciprocamente in modo semplice, perché le ‘fiamme’ erano severamente proibite. Io obbedivo, perché lei mi piaceva, ma anche perché avevo paura della sua gelosia, simile a quella di Otello. Mi avrebbe soffocata e addirittura morsicata, quando giocavo, con gioia e sconsideratamente, con le altre, e guai a me se non la chiamavo quando mi stavo pettinando. Le piaceva vedermi con i capelli sciolti e avrebbe poggiato la testa sulla mia spalla, soprattutto se ero parzialmente spogliata. Lasciai che facesse come le piaceva, e lei mi rimproverava severamente, perché non ero mai la prima nel desiderarla, nel correre per incontrarla e nel baciarla. Ma allo stesso tempo il pensiero di perderla, il pensiero che forse un giorno avrebbe dispensato le sue carezze ad altre, segretamente feriva il mio cuore. Ma non le parlai mai di questa cosa! Un giorno, però, mentre con la direttrice del collegio stavamo guardando un bel paesaggio, fui improvvisamente sopraffatta dalla tristezza e scoppiai a piangere, la direttrice chiese quale fosse il problema, e gettandomi tra le sue braccia singhiozzai: “Io la amo, e morirò se lei smetterà amarmi.” Lei sorrise, e quel sorriso mi entrò nel cuore. Capii in una sola volta quanto fossi sciocca e su che strada sbagliata fosse la mia compagna. Da quel giorno non riuscii più a sopportare la mia ‘fiamma’. La separazione fu assoluta, io con coraggio sopportai morsi e insulti, persino graffi sul mio viso, seguiti da lunghe lamentele e completa prostrazione. Pensai che sarebbe stato ingeneroso accusarla, e inventai un pretesto per farmi cambiare il numero del letto. Questo perché si sarebbe vestita con calma e avrebbe passato ore vicino al mio letto, appoggiando la testa sul cuscino. Diceva che voleva sentire il profumo della mia salute e della mia freschezza. Questo continuo desiderio turbolento ormai mi aveva nauseato, e desideravo evitarlo del tutto. Più tardi ho saputo che lei aveva instaurato un rapporto che non era stato benedetto da nessun rito sacro.”
Nonostante il carattere platonico delle corrispondenze, Obici e Marchesini osservano che c’è davvero un substrato di sessualità emotiva al di sotto di questi rapporti, ed è proprio questo substrato che trova la sua espressione nelle conversazioni indecorose cui abbiamo fatto riferimento. La ‘fiamma’ è una finzione amorosa, un gioco d’amore sessuale. Questa caratteristica viene fuori nei nomi spesso romantici, di uomini e donne, inventati per firmare le lettere.
Ma l’elemento di impressionabilità sessuale può essere rintracciato anche nelle lettere stesse. “Venerdì siamo andate ad una funzione a San B.”, scrive una ragazza che è stata in un istituto diretto da suore, “ma purtroppo ho visto M. L. alla finestra quando ho pensato che fosse in A. e sono stata nervosa per tutto il tempo. Immagina che quella cara donna era alla finestra con le braccia nude, e, come mi sembrava, solo in camicia.” Non c’è dubbio che una simile impressione potrebbe anche essere stata fatta su una ragazza che vive in famiglia. Ma è certo che la coloritura fantastica tende ad essere più vivace nelle ragazze che vivono in collegio e sono tagliate fuori da quelle osservazioni varie e innocenti che rendono le ragazze che vivono fuori dal collegio più libere e senza pregiudizi. Su un ragazzo che è libero di vedere tutte le donne che vuole, il volto di una donna non può fare un’impressione come quella che fa su un ragazzo che vive in un collegio e che rischia di essere, per così dire, elettrizzato se vede un oggetto appartenente a una donna, soprattutto se lo vede di nascosto o durante una fase di eccitazione erotica. Un tale oggetto risveglia tutta una serie di fantasie provocanti, fantasie che non avrebbe potuto risvegliare in un ragazzo che, dal suo ambiente, fosse già armato contro eventuali tendenze al feticismo erotico. L’attrazione esercitata dalle cose che vediamo di rado, e sulle quali la fantasia gioca assiduamente, l’attrazione del frutto proibito, produce tendenze e abitudini che difficilmente potrebbero svilupparsi in condizioni di libertà. La curiosità è acuta, ed è aumentata dagli ostacoli che si frappongono alla sua soddisfazione. L’attrazione di ‘fiamma’ è l’inizio di un feticismo morboso. Un sentimento che in altre condizioni non sarebbe mai andato oltre l’amicizia ordinaria può diventare così una ‘fiamma’, e persino una ‘fiamma’ di carattere marcatamente sessuale. Sotto queste influenze ragazzi e ragazze provano i sentimenti più puri e più semplici in modo iperestesico. Le ragazze qui studiate hanno perso una concezione esatta delle semplici manifestazioni dell’amicizia, e pensano di dare prova di squisita sensibilità e di vera amicizia amando una compagna alla follia; l’amicizia in loro è diventata una passione. Che questo intenso desiderio di amare una compagna con passione è il risultato degli ambienti universitari può essere visto dal seguente estratto da una lettera: “Sai, cara, molto meglio di me quanto acutamente le ragazze che vivono lontano dalle loro case, e lontane da tutti coloro che sono più cari a loro sulla terra, sentono il bisogno di amare e di essere amate. Puoi capire quanto sia duro essere costrette a vivere senza che nessuno che ti circondi di affetto;” e l’autrice continua col dire come tutto il suo amore si rivolge alla sua corrispondente.
Mentre vi è un elemento sessuale indiscutibile nel rapporto di ‘fiamma’, questo non può essere considerato come espressione assoluta di vera perversione congenita dell’istinto sessuale. La frequenza dei fenomeni, come pure il fatto che, uscendo collegio per entrare nella vita sociale, la ragazza di solito smette di provare queste emozioni, bastano a dimostrare l’assenza di anomalie congenite. La stima della frequenza delle ‘fiamma’ nelle Scuole Normali, data a Obici e Marchesini da diverse signore collaboratrici, era di circa il 60 per cento, e non vi è alcun motivo di supporre che le insegnanti indichino un più ampio contingente di individui perversi rispetto alle altre donne. La radice è organica, ma le manifestazioni sono ideali e platoniche e in contrasto con alcune altre manifestazioni presenti nella vita di collegio. Nessuna inchiesta è stata fatta sui dettagli delle manifestazioni sessuali solitarie nei collegi, il fatto che esse esistono in misura maggiore o minore è sufficientemente riconosciuto. Le conversazioni alle quali abbiamo fatto riferimento fanno capire la portata delle eccitazioni della sessualità che esistono in queste alunne interne dei collegi, la cui energia è moltiplicata attraverso la comunicazione. Questo discorso, ha scritto una collaboratrice, era all’ordine del giorno, e si svolgeva soprattutto nel momento in cui anche scrivere lettere era ancora più facile. Può ben essere che l’eccitazione sensuale, trasformata in sentimento etereo, serva ad aumentare l’intensità delle ‘fiamma’.
In sintesi, Obici e Marchesini concludono, la fiamma può essere considerata come una sintesi provvisoria. Troviamo qui, insieme, l’elemento fisiologico della sessualità incipiente, l’elemento psichico della tenerezza naturale per questa età e per questo sesso, l’elemento dell’occasione offerto dall’ambiente, e l’elemento sociale con il suo altruismo nascente.
II
Che i fenomeni descritti nei minimi dettagli da Obici e Marchesini siano molto simili ai fenomeni che esistono nelle scuole femminili inglesi è indicato dalla seguente comunicazione, della quale ringrazio una signora che ha familiarità con un collegio femminile inglese di tipo molto moderno:-
“Dalla ricerca effettuata in vari quartieri e attraverso l’osservazione personale e l’esperienza sono giunta alla conclusione che i legami romantici ed emotivi formati da ragazze con le loro amiche e compagne, legami che al momento hanno una grande presa sulle loro menti, sono di gran lunga più comuni di quanto generalmente si suppone tra le ragazze inglesi, soprattutto a scuola o all’università, o dovunque un certo numero di ragazze o giovani donne vivono insieme in un unico istituto, e sono molto isolate.
“Per quanto sono stata in grado di scoprire, questi legami – che hanno i loro nomi locali, ad esempio, ‘raves’ [impazzimenti], ‘spoons’ [amoreggiamenti] ecc. – sono relativamente rari nelle scuole private più piccole, e totalmente assenti tra le ragazze della classe più povera che frequentano scuole comunali o di stato, forse perché si mescolano più liberamente con il sesso opposto.
“Posso dire per esperienza personale che in uno dei più grandi e migliori collegi inglesi, dove ho trascorso alcuni anni, il ‘rave’ è particolarmente comune a dispetto degli accorgimenti che potevano essere considerati capaci di eliminare i sentimenti più malsani. Gli accorgimenti sono molto simili a quelli dei grandi collegi maschili. Ci sono numerose case-collegio, che hanno, in media, da quaranta a cinquanta studentesse. Ogni casa è sotto la gestione di una direttrice ben istruita, assistita da governanti della casa (nettamente distinte dalle insegnanti del collegio). Ogni casa ha un ampio giardino con campi da tennis, ecc.; e il cricket, l’hockey e altri giochi sono molto praticati, i giochi non solo sono molto incoraggiati ma assai apprezzati. Ogni ragazza ha una cabina separata o una camera da letto, e a nessuna ragazza giovane (sotto i 17 anni di età) è permesso di entrare nella cabina o nella camera da letto di un’altra senza chiedere il permesso, o di andare alle camere da letto durante il giorno. In realtà, tutto è fatto per scoraggiare eventuali sentimenti morbosi. Ma comunque, per quanto so dalla mia esperienza, le amicizie lì sembrano più violente e più emotive che nella maggior parte dei luoghi, e gli argomenti sessuali costituiscono uno dei principali temi di conversazione.
“In tali grandi scuole e collegi questi ‘rave’ non solo sono numerosi, ma sembrano essere continui tra le ragazze di tutte le età, dai 13 anni in su. Le ragazze al di sotto di quell’età possono essere appassionate di qualche altra studentessa o insegnante, ma in un modo del tutto diverso. Questi ‘rave’ non sono semplici amicizie nel senso ordinario del termine, né sono incompatibili con le amicizie comuni. Una ragazza con un ‘rave’ ha spesso diverse amiche intime, per le quali l’affetto si fa sentire senza le sensazioni emotive e la piacevole eccitazione che caratterizzano il ‘rave’.
“Da quello che è stato detto dalle ragazze che hanno sperimentato questi ‘rave’ e dopo sono state innamorate di uomini, le emozioni suscitate in entrambi i casi erano simili, anche se nel caso del ‘rave’, all’epoca, questo fatto non era riconosciuto. Ciò sembra indicare una base sessuale, ma, d’altro canto, vi sono molti casi in cui la sensazione sembra essere più spirituale, una sorta di elevazione di tutta l’anima con un intenso desiderio di condurre una vita molto buona – una sensazione di riverenza più che altro per la persona amata, senza nessun desiderio di diventare troppo intime e nessun desiderio di contatto fisico.
“I ‘rave’, di regola, iniziano improvvisamente. Essi possono essere reciproci o del tutto unilaterali. Nel caso di studentesse il ‘rave’ reciproco si trova di solito tra due compagne, oppure le ragazze possono avere un ‘rave’ per una delle loro insegnanti o per qualche conoscente adulta, che non entra necessariamente nella vita della scuola. In questo caso ci può essere o meno un sentimento di affetto per la ragazza da parte della sua ‘rave’, anche se tutte le sensazioni emotive saranno inferiori.
“Di tanto in tanto una studentessa grande avrà un ‘rave’ per una ragazzina, ma questi casi sono rari e non molto attivi nei loro sintomi, perché le ragazze oltre i 18 anni hanno meno ‘rave’ e generalmente li condannano.
“Nella grande scuola già citata, di cui ho conoscenza personale, il ‘rave’ era una cosa molto generale, e quasi nessuna ragazza ne era indenne. Ogni nuova studentessa sarebbe presto caduta vittima di quella moda, cosa che sembra indicare che il fatto è contagioso. A volte ci potrebbe essere una pausa nel ‘rave’ generalizzato, che potrebbe riapparire, però, dopo un certo intervallo di tempo, in una forma più o meno epidemica. A volte quasi tutti i ‘rave’ erano provati dalle studentesse per le loro insegnanti; altre volte il ‘rave’ era più evidente tra le ragazze stesse.
“A volte un’insegnante era oggetto di ‘rave’ da parte di diverse ragazze. In molti casi, le ragazze che vivevano il ‘rave’ per un’insegnante avevano una grande amicizia con una delle loro compagne – parlavano tra loro costantemente dei rispettivi ‘rave’, descrivendo i loro sentimenti e, in generale, sfogandosi reciprocamente, a volte indulgendo in manifestazioni attive di affetto che non potevano mostrare all’insegnante stessa, e, in alcuni casi, non avrebbero desiderato farlo nemmeno se avessero potuto.
“Per quanto sono stata in grado di giudicare, non vi è necessariamente una qualche attrazione per le caratteristiche fisiche, come la bellezza, l’eleganza, ecc.; le due partecipanti sono probabilmente entrambe di carattere forte oppure un carattere debole prova un ‘rave’ per uno più forte, ma raramente vice versa.
“Ho spesso notato che la stessa persona può essere oggetto di ‘rave’ in tempi diversi da parte di diverse persone di diverso carattere e di tutte le età. Per esempio, fino a 30 anni di età. È difficile dire perché alcune persone più di altre dovrebbero ispirare questa sensazione. Spesso sono persone riservate, senza alcuna particolare attrattiva fisica, e spesso disprezzano il ‘raving’ e le amicizie emotive, e non le incoraggiano. Che la maggior parte dei ‘rave’ ha una base sessuale può essere vero, ma sono sicura che nella maggior parte dei casi in cui sono implicate ragazze giovani, questo quanto meno è un fatto non avvertito, e non si indulge ad alcuna impurità né la si desidera. La maggior parte delle ragazze sono completamente all’oscuro di tutte le questioni sessuali, e non ne capiscono assolutamente nulla. Ma loro se ne meravigliano e ne parlano in continuazione, soprattutto quando hanno un ‘rave’, il che sembra indicare un certo legame sottile tra le due cose. È in gran parte da deplorare che esista una simile ignoranza. L’argomento, se è pensato una volta, è sempre ripensato e sempre se ne parla, e alla lunga si ottengono informazioni in genere in maniera deplorevole. Per esperienza personale conosco i pessimi risultati che questa ignoranza e la ricerca costante di scoprire ogni cosa ha sulla mente e sui corpi delle studentesse. Se i genitori spiegassero accuratamente ai bambini le leggi naturali e semplici della creazione, molto male sarebbe impedito, e la conversazione non girerebbe sempre su questioni sessuali. La Bibbia è spesso consultata per la scoperta dei misteri nascosti.
“I ‘rave’ sulle insegnanti sono di gran lunga più comuni rispetto a quelli tra due ragazze. In questo caso la ragazza non fa mistero del suo attaccamento, ne parla costantemente, descrive i suoi sentimenti a chiunque si prenda cura di ascoltare e scrive lunghe lettere ai suoi amici sullo stesso argomento. Nel caso di due ragazze è più probabile che ci sia un elemento sessuale, e si prova grande piacere nello stretto contatto reciproco, nei baci e negli abbracci frequenti. Quando due ragazze unite in un ‘rave’ si separano, si scrivono lunghe lettere, spesso quotidianamente, sono lettere piene di espressioni affettuose d’amore, ecc., ma c’è anche un frequente riferimento alla felicità e alla voglia di agire bene, cose che il loro amore ha ispirato loro, mentre spesso sembrano essere generati sentimenti profondamente religiosi e si fanno molti buoni propositi. Le varie sensazioni emotive sono descritte dall’una all’altra nei minimi dettagli.
“La durata del ‘rave’ varia. Ho visto che durano anche tre o quattro anni, o il più delle volte solo pochi mesi. Occasionalmente, quello che era iniziato come un ‘rave’ potrà trasformarsi, in una sensibile e salda amicizia. Immagino che ci sia raramente qualche forma di inversione vera e propria, e col crescere i ‘rave’ in generale cessano. Che le ragazze unite da un ‘rave’ si sentano e agiscano come una coppia di amanti non c’è dubbio, e la maggior parte delle persone considera queste amicizie romantiche per il proprio sesso come dovute, in gran parte, nel caso delle ragazze nelle scuole, all’essere private della compagnia del sesso opposto. Questo può essere vero in alcuni casi, ma personalmente penso che la questione sia aperta alla discussione. Queste amicizie si trovano spesso tra le ragazze che hanno lasciato la scuola e hanno ogni libertà e anche tra le ragazze che hanno avuto numerosi flirt con il sesso opposto, che non possono essere accusate di inversione, e che hanno tutte le caratteristiche femminili e domestiche.
“A chiarimento di questi punti posso presentare il caso seguente: A. e B. erano due ragazze dello stesso collegio. Appartenevano a diverse cricche, o gruppi; occupavano diverse camere da letto, non si erano mai incontrate nel loro lavoro scolastico e si conoscevano solo per nome. Un giorno per caso capitò che fossero sedute l’una accanto all’altra per un pasto. Entrambe avevano già avuto dei ‘rave’, A. verso un attore che aveva visto di recente, B. verso una donna sposata, a casa sua. Capitò che la conversazione vertesse sui ‘rave’ e provarono improvvisamente un’attrazione reciproca. Da quel momento un nuovo interesse entrò nella loro vita. Vivevano una per l’altra. A quel tempo A. aveva 14 anni, B. un anno di più. Entrambe erano un po’ precoci per la loro età, erano pratiche, di molto buon senso, molto appassionate di giochi, interessate alle loro lezioni e molto indipendenti, ma allo stesso tempo avevano spiccate caratteristiche femminili ed erano popolari presso il sesso opposto. Dopo il primo sentimento di interesse ci fu un’eccitazione sottile e il desiderio di incontrarsi di nuovo. Tutti i loro pensieri erano concentrati su questo fatto. Ogni giorno combinavano quanti più incontri privati possibile. Si incontravano nei luoghi di passaggio per dirsi buona notte con molti abbracci. Per quanto possibile nascondevano i loro sentimenti al resto del loro mondo. Diventarono inseparabili, e tra loro nacque un affetto molto duraturo e reale, ma alquanto emotivo, in cui l’elemento sessuale era sicuramente rappresentato. Anche se allora erano entrambe abbastanza ignoranti di questioni sessuali, cedevano comunque ai loro istinti sessuali in una certa misura. Si sentivano sovraccariche di sentimenti ed emozioni fino ad allora mai provati, l’istinto le spingeva a lasciare che questi sentimenti avessero un ruolo, ma istintivamente avevano anche la sensazione che lasciare andare così le cose fosse sbagliato. Cercavano di capire e di spiegare questo sentimento. Quando si separavano per un certo periodo di tempo si sentivano molto tristi e si scrivevano lettere di pagine ogni giorno, tirando fuori per iscritto i loro sentimenti reciproci. In questo momento di attiva attrazione entrambe divennero profondamente religiose per un certo tempo. La parte attiva dell’affetto continuò per tre o quattro anni, e ora, dopo un intervallo di dieci anni, sono entrambe estremamente appassionate l’una dell’altra, anche se le loro strade nella vita sono diverse e ognuna, dopo di allora, ha avuto l’esperienza dell’amore per un uomo. Entrambe guardano indietro all’elemento sessuale nella loro amicizia con un certo interesse. Si può notare per inciso che A. e B. sono entrambe le ragazze attraenti per gli uomini e le donne, e B. in particolare sembra aver sempre suscitato sentimenti di ‘rave’ nel suo sesso, senza il minimo incoraggiamento da parte sua. La durata di questo ‘rave’ fu eccezionalmente lunga, la maggior parte durano solo pochi mesi, mentre alcune ragazze hanno un ‘rave’ dopo l’altro o due o tre insieme.
“Posso citare un altro caso, in cui io credo che se c’era una base sessuale, questa non era riconosciuta dalle parti interessate o dai loro amici Due ragazze di più di 20 anni di età, passavano in un corridoio. Scambiarono poche parole: l’inizio di un’amicizia molto calda e veloce. Dicevano che non era un ‘rave’. Erano assolutamente devote l’una all’altra, ma da quello che so di loro e da quello che da allora mi hanno detto, i loro sentimenti erano piuttosto liberi da qualsiasi desiderio sessuale, anche se il loro amore reciproco era grande. Quando si speravano si scambiavano lettere ogni giorno, ma cercavano sempre di spingersi vicendevolmente a tutte le virtù, e per quanto ho potuto capire non hanno mai dato spazio a sentimenti che non ritenessero un bene per le loro anime.
“Si scambiano lettere e regali, si scambiano promesse di amore eterno, litigano in per il solo piacere di riconciliarsi, e la gelosia si manifesta facilmente. Anche se i ‘rave’ si trovano soprattutto tra le ragazze della scuola, non si limitano affatto a loro, ma sono comuni in tutte le comunità di donne di ogni età, per esempio, di meno di 30 anni, e non sono sconosciuti tra le donne sposate, quando non vi è alcuna inversione. In queste oasi di solito non c’è, ovviamente, nessuna ignoranza delle questioni sessuali.
“Non sono in grado di dire se vi sia o meno un qualche danno diretto in queste amicizie. Nel caso delle ragazze della scuola, se non si generano troppe emozioni e se non si indulge in sensazioni sessuali, penso che possano fare più bene che male. Più tardi nella vita, quando i desideri e i sentimenti individuali sono al loro massimo, la cosa è più dubbia.”
III
Che i fenomeni che si trovano nei collegi femminili americani sono esattamente simili a quelli che si riscontrano in Italia e in Inghilterra è mostrato, tra le altre prove, da alcune comunicazioni inviate al sig. E. G. Lancaster, della Clark University, Worcester, Mass., pochi anni fa.
Il sig. E. G. Lancaster ha inviato ad oltre 800 insegnanti e agli studenti più grandi un questionario che trattava di vari punti collegati con l’adolescenza, e ha ricevuto da 91 persone risposte che contengono informazioni rilevanti per il tema che stiamo trattando.[1] Tra queste 91 persone, 28 maschi e 41 femmine erano state innamorate prima dei 25 anni, mentre 11 persone di ciascun sesso non avevano avuto esperienze d’amore, questo indica, dal momento che le femmine erano in maggioranza, che l’assenza di esperienza d’amore è più comune tra gli uomini che tra le donne. Queste risposte venivano da giovani tra i 16 e i 25 anni di età. Due maschi e 7 femmine hanno amato personaggi immaginari, mentre 3 maschi e non meno di 46 femmine parlano di amore appassionato per lo stesso sesso. L’amore dello stesso sesso, osserva Lancaster, anche se non generalmente riconosciuto, è molto comune; non è semplice amicizia; l’amore è forte, vero, e appassionato. Si può osservare che questi 49 casi sono stati segnalati, senza una richiesta specifica, dal momento che non vi era alcun riferimento all’amore omosessuale nel questionario. Molte delle risposte al programma sono così belle, osserva Lancaster, che se potessero essere stampate integralmente, non sarebbe necessario alcun commento. Egli cita alcune delle risposte. Così scrive una donna di 33 anni: “A 14 anni ho avuto il mio primo caso di amore, ma era con una ragazza. Era un amore insano, intenso, ma aveva la stessa qualità e produceva le stesse sensazioni del mio primo amore con un uomo a 18 anni. In nessuno dei due casi l’oggetto è stato idealizzato. Ero perfettamente a conoscenza dei loro difetti, tuttavia, tutto il mio essere era perso, immerso nella loro esistenza. La prima storia è durata due anni, la seconda sette anni. Nessun amore da allora è stato così intenso, ma ora queste persone, anche se sono vive, non sono per me che veri estranei.” Un’altra donna di 35 anni scrive:. “Le ragazze di età compresa tra 14 e 18 anni nei collegi o nelle scuole femminili, si innamorano spesso dello stesso sesso Questa non è amicizia. La persona amata è più grande, più matura, più affascinante e bella. Quando ero una matricola all’università sapevo di almeno una trentina di ragazze che erano innamorate di una ragazza più grande. Alcune la cercavano perché era di moda, ma sapevo che il mio omaggio e quello di molte altre, era sincero e appassionato. L’amavo perché lei era brillante e del tutto indifferente all’amore che le si dimostrava. Non era bella, anche se al momento pensavamo che lo fosse. Una delle sue adoratrici, per essere stata offesa, era stata male per due settimane. Al suo ritorno, stava parlando con me quando l’oggetto della nostra ammirazione entrò nella stanza. Lo shock fu troppo grande e svenne. Quando arrivai all’ultimo anno fui io la destinataria di sguardi languidi, versi originali, rose, e appassionate lettere scritte a mezzanotte o alle tre del mattino.” Nessuna confessione simile si registra da parte degli uomini.
IV
In Sud America fenomeni corrispondenti sono stati trovati nelle scuole e nelle università della stessa classe. Lì sono stati particolarmente studiati da Mercante nelle Scuole Superiori conventuali di Buenos Aires, dove gli studenti sono ragazze di età compresa tra 10 e 22 anni.[2] Mercante ha trovato che l’omosessualità qui non è chiaramente definita o esplicita e normalmente si combina con una predisposizione al romanticismo e al misticismo. È di solito di tipo passivo, ma in questa forma è così diffusa da costituire una sorta di epidemia. È risultata più evidente nelle istituzioni in cui si è data la massima attenzione all’istruzione religiosa.
Le ricreazioni della scuola in questione erano tranquille e snervanti; le attività sportive o chiassose erano proibite al fine di coltivare le buone maniere. Nelle stanze per il gioco, le ragazze osservavano strettamente l’etichetta, e la disciplina era rispettata indipendentemente dalla supervisione da parte delle insegnanti. Mercante non riusciva a credere, comunque, che il decoro fosse più che esterno.
Più tardi, quando le ragazze si separavano, le si trovava in coppie o in piccoli gruppi, negli angoli, sulle panchine, accanto alle colonne, a braccetto o che si tenevano per mano. Si potrebbero fare ipotesi sui loro discorsi. “La loro conversazione e le loro confidenze sono giunte fino a me indirettamente. Erano innamorate che parlavano delle loro storie. Nonostante il carattere spirituale e femminile di queste unioni, un elemento era attivo, l’altro passivo, confermando in tal modo gli autori che trattano di questa materia, Garnier, Régis , Lombroso, Bonfigli.”
Mercante ha trovato che i punti di vista dei due membri di ogni coppia erano molto diversi sotto il profilo morale. “Una prende l’iniziativa, comanda, si preoccupa, offre, dà, prende le decisioni, considera il presente, si immagina il futuro, supera le difficoltà, dà incoraggiamento, l’altra è docile, tralascia le controversie, ed esprime il suo affetto con dolci parole e promesse di amore e sottomissione. L’atmosfera, silenziosa e tranquilla, è stata, tuttavia, accusata di essere altresì carica di gelosia, battibecchi, desideri, illusioni, sogni e lamenti.”
L’informatrice di Mercante gli assicurò che praticamente ogni ragazza aveva le sue simpatie, e che c’erano almeno una ventina di storie d’amore ben definite. La ragazza attiva inizia la conquista con un gioco di sguardi, poi diventa più intima, e, infine, fa proposte. Essendo le donne molto adattabili, la neofita, a meno che non sia ribelle, entra nello spirito di tutto questo. Se non è compiacente, deve prepararsi ad un conflitto, perché la preda diventa tanto più desiderabile quanto maggiore è la resistenza che si incontrata.
È stata offerta a Mercante l’opportunità di osservare parte della corrispondenza tra le ragazze. Nonostante la mediocre formazione e le mediocri capacità in altri aspetti, le ragazze parlano e scrivono per quanto riguarda le loro storie d’amore con il lessico e lo stile più ammirevole. Non ci vengono forniti elementi per quanto riguarda i rapporti intimi effettivi tra le ragazze.
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[1] E. G. Lancaster, “The Psychology and Pedagogy of Adolescence,” Pedagogical Seminary, Luglio, 1897, p. 88.
[2] Victor Mercante, “Fetiquismo y Uranismo feminino en los internados educativos,” Archivos de Psiquiatria y Criminologia, 1905, pp. 22-30; riassunto da D. C. McMurtrie, Urologic Review, Agosto, 1914.
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mercoledì 10 febbraio 2016
COMPORTAMENTI OMOSESSUALI FEMMINILI E OMOSESSUALITÀ INNATA
La seconda parte del capitolo dedicato da Havelock Ellis alla omosessualità femminile, nell’ambito del suo trattato sull’inversione sessuale, è centrata sulla distinzione tra comportamenti omosessuali e omosessualità innata. L’autore, dopo aver presentato un quadro della diffusione dell’omosessualità femminile in vari paesi del mondo, si sofferma ad analizzare i comportamenti omosessuali delle ragazze e delle donne nelle scuole, nelle prigioni, nei teatri e nei luoghi di lavoro. In alcuni punti, quando riporta delle note concernenti l’omosessualità inviategli da donne, il tono del lavoro si fa molto più personale e si arriva in alcuni casi a capire con quale intensità affettiva e con quali turbamenti due donne adulte possano arrivare, non per gioco ma per amore, a superare i propri preconcetti moralistici e a costruire un vero rapporto di coppia modellato sulle esigenze personali profonde delle due partner più che su modelli estranei e prefabbricati.
Buona lettura.
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Indubbiamente non è difficile dare una spiegazione di questo ritardo negli studi sull’inversione sessuale nelle donne. Nonostante la severità con la quale l’omosessualità nelle donne è stata presa in considerazione in alcuni casi, la maggior parte degli uomini sembrano essere stati indifferenti verso di essa; quando l’omosessualità femminile è diventata un crimine o una causa di divorzio per gli uomini, di solito non è stata affatto considerata come una colpa per le donne.[1] Un altro motivo è che l’omosessualità è meno facile da individuare nelle donne; siamo abituati a una maggiore familiarità e intimità tra le donne che tra gli uomini, e nel caso delle donne siamo meno inclini a sospettare l’esistenza di una qualsiasi passione anormale. E, insieme con questa causa, dobbiamo anche tenere a mente l’estrema ignoranza e l’estrema reticenza delle donne per quanto riguarda qualsiasi manifestazione anormale o addirittura normale della loro vita sessuale. Una donna può provare un elevato grado di attrazione sessuale per un’altra donna senza rendersi conto che il suo affetto è sessuale, e quando se ne rende conto, è quasi sempre molto riluttante a rivelare la natura della sua esperienza intima, anche con l’adozione di precauzioni, e anche se può essere consapevole del fatto che contribuire a rivelare la natura della sua anomalia, può aiutare ad alleggerire il peso di essa su altre donne. Tra le numerose confessioni inviate volontariamente a Krafft-Ebing non ce n’è una sola che venga da una donna. Vi è ancora l’ulteriore motivo che i casi ben definiti e completamente sviluppati di inversione sono probabilmente più rari nelle donne, anche se quelli più lievi possono essere più comuni; in accordo con la maggior suscettibilità dell’organismo femminile agli stimoli leggeri, e con la sua minore disponibilità nei confronti delle variazioni profonde.[2]
Le stesse aberrazioni che si trovano tra gli uomini, si ritrovano comunque, in tutto il mondo, tra le donne. L’inversione femminile è stata a volte considerata come un vizio della moderna civiltà raffinata. Eppure era familiare già per gli anglosassoni, e il Penitenziale di Teodoro nel VII secolo assegnava a una donna che fornicasse con una donna una penitenza di tre anni (notevolmente inferiore a quella assegnata agli uomini, o per la bestialità).” L’omosessualità si trova tra le donne dei selvaggi, in tutte le parti del mondo, anche se è meno frequentemente registrata che tra gli uomini.[3]
In Nuova Zelanda, si afferma basandosi sull’autorità di Moerenhout (anche se non sono stato in grado di trovare il riferimento) che le donne praticavano il lesbismo. In Sud America, dove l’inversione è comune tra gli uomini, troviamo fenomeni simili nelle donne. Tra le tribù brasiliane, Gandavo ha scritto:[4]
“Ci sono alcune donne tra questi Indiani che decidono di essere caste e non hanno rapporti sessuali con nessun uomo. Queste donne abbandonano ogni occupazione femminile e imitano gli uomini. Portano i capelli allo stesso modo degli uomini. Vanno alla guerra o a caccia con loro, portando i loro archi, stanno sempre in compagnia di uomini, e ognuna ha una donna che la serve e con cui vive.”
Questo ha qualche analogia con i fenomeni osservati tra gli uomini del Nord America. Il Dr. Holder, che ha attentamente studiato il boté, mi dice che non ha incontrato fenomeni corrispondenti nelle donne.
Non vi è dubbio, tuttavia, che l’omosessualità tra le donne sia ben nota agli Indiani d’America in varie regioni. Così gli Indiani Salish della Columbia britannica hanno un mito di una vecchia donna che aveva rapporti sessuali con una giovane donna per mezzo di un corno usato come un pene.[5] Nella mitologia degli Indiani Assiniboine (del Canada e del Montana) e degli Indiani Fox (dello Iowa) ci sono anche leggende di omosessualità femminile, che si suppone siano state derivate dagli Indiani Algonkin Cree, che erano strettamente collegati con entrambi.[6]
Secondo la leggenda degli Assiniboine, la moglie di un uomo, si innamorò della sorella di lui e fuggì con lei, un bambino senza ossa fu il risultato dell’unione; il marito inseguì la coppia, e uccise la moglie e il bambino; nessuno si preoccupò di vendicare la sua morte. La leggenda dei Fox, dal titolo “Due Fanciulle che si prostituivano una all’altra” è la seguente: “Si dice che una volta in un tempo molto lontano c’erano due giovani donne che erano amiche. Si racconta che c’erano anche due giovani uomini che tentavano di corteggiare le due fanciulle, ma non potevano nemmeno parlare con loro. Dopo un po’ i giovani cominciarono a sospettare qualcosa di sbagliato. Così una volta durante l’estate, quando le due fanciulle cominciarono a staccare le cortecce, i giovani le seguirono, rimanendo abbastanza lontani tanto però da tenerle in vista. Mentre le ragazze staccavano la cortecce, i giovani si tenevano nascosti. Dopo un po’ non sentirono più il rumore delle fanciulle al lavoro. Al che cominciarono a strisciare fino a dove quelle si trovavano. Quando si avvicinarono, ecco, le fanciulle erano nell’atto di togliersi i vestiti. La prima a spogliarsi si gettò a terra e rimase lì. ‘Ma che cosa hanno intenzione di fare queste ragazze?’ fu la domanda che sorse nel cuore dei giovani. E con loro stupore le ragazze cominciarono a giacere insieme. Allora i giovani corsero dove stavano le ragazze. Quella che giaceva sopra istantaneamente cadde all’indietro. Il suo clitoride era eretto e aveva una forma strana, era come il pene di una tartaruga. Allora le fanciulle cominciarono a supplicare i giovani: ‘Oh, non dite nulla di noi!’ dissero. ‘In verità, non è per un nostro desiderio libero che abbiamo fatto questa cosa. L’abbiamo fatta sotto l’influenza di qualche essere sconosciuto.’ Si dice che, dopo, una delle due fanciulle sia rimasta incinta di un figlio. Nel corso del tempo, partorì, e il bambino era come una tartaruga dal guscio morbido”.
A Bali, secondo Jacobs (come citato da Ploss e Bartels), l’omosessualità è quasi altrettanto comune tra le donne come tra gli uomini, anche se è esercitata più segretamente; i metodi di gratificazione adottati sono o col dito o con la lingua, oppure mettendo insieme le parti (tribadismo).
Baumann, che ha notato l’inversione tra la popolazione maschile negra di Zanzibar, constata che non è rara tra le donne. Anche se le tradizioni orientali rendono impossibile per queste donne indossare abiti maschili apertamente, lo fanno in privato, e sono riconosciute da altre donne per il loro appoggiarsi alla maniera degli uomini, come anche dal fatto che gli indumenti delle donne non si adattano a loro. Esse mostrano una preferenza per le occupazioni maschili e cercano la soddisfazione sessuale tra le donne che hanno le stesse inclinazioni, oppure tra le donne normali, che sono conquistate con regali o altri mezzi. Oltre al tribadismo e al cunnilingus, a volte usano un fallo di ebano o di avorio, con una specie di glande ad una estremità, o, talvolta, ad entrambe le estremità; in quest’ultimo caso può essere utilizzato da due donne contemporaneamente, e talvolta è attraversato da un foro dal quale può essere iniettata acqua calda; è considerato un’invenzione araba, ed è talvolta utilizzato da donne normali chiuse nell’harem, e praticamente private della soddisfazione sessuale.[7]
Tra le donne arabe, secondo Kocher, le pratiche omosessuali sono rare, anche se sono molto comuni tra gli uomini arabi. In Egitto, però, secondo Godard, Kocher, e altri, queste pratiche sono quasi di moda, e ogni donna dell’harem ha un’”amica”. Si dice talvolta che in Turchia l’omosessualità è rara tra le donne. Ma sembrerebbe che si possa trovare negli harem e nei bagni delle donne della Turchia così come dell’Islam in generale. Brantôme, nel XVI secolo, faceva riferimenti al lesbismo delle donne turche ai bagni, e Leone l’Africano nello stesso secolo citava il tribadismo delle donne moresche e l’organizzazione formale della prostituzione tribadica a Fez. Ci fu una poetessa Osmanli saffica, Mihiri, la cui tomba è ad Amasia, e Vambery e Achestorides concordano per quanto riguarda la diffusione dell’omosessualità femminile in Turchia.[8] Tra i negri e i mulatti dei paesi francesi creoli, secondo Corre, l’omosessualità è molto comune. “Conosco una signora di grande bellezza”, osserva, “una straniera in Guadalupe e una madre di famiglia, che è obbligata a stare lontana dai mercati e da certi negozi a causa dell’eccessiva ammirazione che riscuote da parte delle donne mulatte e negre, e degli inviti impudenti che esse hanno il coraggio farle.”[9] L’autore fa riferimento a diversi casi di tentativi più o meno violenti di approccio sessuale da parte di donne verso giovani ragazze di colore di 12 o 14 anni, e osserva che tali tentativi da parte di uomini verso bambini del loro stesso sesso sono molto più rari.
In Cina (secondo Matignon) e in Cocincina (secondo Lorion) l’omosessualità non sembra essere comune tra le donne. In India, tuttavia, è probabilmente diffusa tra le donne come certamente lo è tra gli uomini.
Nella prima edizione di questo studio ho citato il parere del Dr. Buchanan, allora Sovrintendente della Prigione centrale del Bengala a Bhagalpur, che mi ha informato che non ne aveva mai incontrato un solo caso e che il suo capo-carceriere non aveva mai sentito parlare di una tale cosa in venticinque anni di esperienza. Un altro ufficiale del Servizio Medico Indiano mi assicura, tuttavia, che non ci può essere il minimo dubbio circa la frequenza dell’omosessualità tra le donne in India, sia all’interno che all’esterno delle carceri. Devo a lui le seguenti note su questo punto:
“Che i rapporti omosessuali sono abbastanza comune tra le donne indiane è dimostrato dal fatto che la lingua Hindustani ha cinque parole per indicare la tribade: (1) dúgáná, (2) zanàkhé, (3) sa’tar, (4) chapathái, and (5)chapatbáz. Il modus operandi è generalmente quello che Marziale chiama geminos committere cunnos, ma a volte è impiegato un fallo, chiamato saburah. L’atto in sé è chiamato chapat o chapti, e i poeti Hindustani, Nazir, Rangin, Ján S’áheb , trattano di amore lesbico molto estesamente e, a volte, molto crudamente. Ján S’áheb, una poetessa, canta affermando che un rapporto sessuale con una donna per mezzo di un fallo è da preferire alla soddisfazione offerta da un amante maschio. il comune eufemismo impiegato quando si parla di due tribadi che vivono insieme è che esse “vivono separate.” Questo per quanto riguarda la prova letteraria della prevalenza di quello che, mirable dictu, il carceriere del Dr. Buchanan ignorava.
“Ora stando ai fatti, nel carcere di R. il sovrintendente ha scoperto un certo numero di falli nel recinto delle donne; erano fatti di argilla e essiccati al sole e portavano segni di utilizzo Nel carcere di S. c’era una donna che (come accade di regola con le tribadi in India) indossava abiti maschili, ed era ben nota per le sue inclinazioni sessuali. Un esame di questa donna ha rivelato quanto segue: faccia con lineamenti molto marcati, mammelle di tipo maschile, ma con capezzoli allungati e facilmente erettili; la regione dei glutei e quella iliaca sono abbastanza di tipo maschile, come anche le cosce; il clitoride ha un glande ingrossato, prontamente erettile; le piccole labbra sono ispessite e allargate; l’orifizio vulvare è evidente, perché nella prima giovinezza era stata una prostituta; la voce era quasi da contralto. La sua partner era di tipo basso, ma eminentemente femminile nella struttura fisica e nei modi. In questo caso ho sentito dire che ‘l’uomo’ andò da un asceta locale e lo pregò di intercedere con la divinità, perché lei potesse mettere incinta la sua partner. (‘le opere di medicina indù menzionano la possibilità che una donna che si unisca con un’altra donna in abbracci sessuali generi un feto senza ossa.’ Short History of Aryan Medical Science, p. 44.)
“Nella città di D. ‘vivevano separate’ due donne, una era una bramina, l’altra un’allevatrice. Il loro modus operandi era il tribadismo, a quanto mi ha detto un testimone oculare. In S. sono stato chiamato a trattare la vedova di un ricco maomettano; ho avuto occasione di esaminare le pudenda, e ho trovato quello che Martineau avrebbe chiamato il segno indelebile della masturbazione precoce e del saffismo successivo. Lei ha ammesso l’accusa e ha confessato di essere in ottimi rapporti con le sue tre ancelle, straordinariamente ben formate e di bell’aspetto. Questa signora disse di avere iniziato la masturbazione in tenera età, ‘proprio come tutte le altre donne,’ e che il saffismo era venuto dopo l’età della pubertà. Un’altra donna maomettana che conoscevo, e che aveva un clitoride molto grande, mi ha detto di essere stata iniziata all’amore lesbico a 12 anni da una vicina e di averlo praticato in modo intermittente da allora. Potrei anche citare l’esempio di due sorelle della casta dei giardinieri, entrambe vedove, che ‘vivevano separate’ e si abbandonavano al mutuo saffismo.
“Che talvolta le donne che praticano il tribadismo siano più vigorose è dimostrato dal fatto che, nel carcere centrale di -, è stato ammesso che il gonfiore della vulva era stato causato dagli abbracci di due detenute, l’inserviente che me lo ha detto ha citato la cosa abbastanza per inciso, mentre mi riferiva delle sue esperienze come assistente ospedaliero presso questo carcere. Quando l’ho interrogato, ha dichiarato che la donna, che era stata chiamata per il trattamento, gli aveva detto che non avrebbe mai potuto ‘soddisfarsi’ con gli uomini, ma solo con le donne. E ha aggiunto che il tribadismo era ‘abbastanza comune nel carcere’ “.
Quanto accennato sopra può servire a dimostrare che le pratiche omosessuali certamente, e l’inversione sessuale definitiva probabilmente, sono molto diffuse tra le donne in molte e diverse parti del mondo, anche se è probabile che, come tra gli uomini, ci siano variazioni – geografiche, razziali, nazionali o sociali – nella frequenza o nell’intensità delle sue manifestazioni evidenti. Così, nel XVIII secolo, Casanova osservò che le donne della Provenza sono particolarmente inclini al lesbismo.
Nelle carceri europee le pratiche omosessuali fioriscono tra le donne esattamente tanto, si può probabilmente dire, quanto tra gli uomini. C’è, infatti, qualche ragione per supporre che questi fenomeni siano qui a volte anche più decisamente diffusi che tra gli uomini.[10] Questa prevalenza dell’omosessualità fra le donne in carcere è collegata con la stretta relazione tra criminalità femminile e prostituzione.
La frequenza delle pratiche omosessuali tra le prostitute è un fatto di un certo interesse, e richiede una spiegazione particolare, perché, a prima vista, sembra in opposizione a tutto ciò che sappiamo sulle cause scatenanti dell’omosessualità. Per quanto riguarda il fatto in sé non ci può essere alcun dubbio.[11] È stato notato da tutti coloro che conoscono la vita delle prostitute, anche se le valutazioni possono differire quanto alla sua frequenza. A Berlino, Moll è venuto a sapere in ambienti ben informati, che la percentuale di prostitute con tendenze lesbiche è di circa il 25 per cento. Questa era più o meno la percentuale a Parigi molti anni fa secondo Duchâtelet-padre; oggi, secondo Chevalier, la percentuale è aumentata; e Bourneville ritiene che il 75 per cento, delle persone ricoverate degli ospedali venerei parigini abbia praticato l’omosessualità. Hammer in Germania ha trovato tra 66 prostitute che 41 erano omosessuali[12] Hirschfeld pensa che le donne invertite siano particolarmente inclini a diventare prostitute[13] Eulenburg crede, d’altra parte, che le condizioni della loro vita favoriscano l’omosessualità tra le prostitute; “un’unione omosessuale sembra loro più alta, più pura, più innocente e più ideale”.[14] Non c’è, tuttavia, alcuna contraddizione di fondo tra questi due punti di vista; essi sono probabilmente entrambi giusti.
A Londra, per quanto ho potuto allargare le mie indagini, l’omosessualità tra le prostitute è molto meno diffusa, e quella di tipo ben marcato si limita ad un gruppo relativamente piccolo. Devo ad un amico per la seguente nota: “Dalla mia esperienza della prostituta parigina, mi sembra di capire che il lesbismo a Parigi è estremamente diffuso, anzi, si potrebbe quasi dire che è normale. In particolare, la maggior parte delle ballerine di Can Can del Moulin Rouge, del Casino de Paris, e di altri locali da ballo pubblici sono note per andare a due a due, e, per la maggior parte, preferiscono non essere separate, anche nei loro momenti più professionali con l’altro sesso. A Londra la cosa è, naturalmente, molto meno evidente, e, credo, molto meno diffusa, ma non è certamente rara. Alcune prostitute ben conosciute sono note per le loro tendenze in questa direzione, che però non interferiscono in alcun modo significativo con i dettagli ordinari della loro professione. Non conosco personalmente neppure una sola prostituta che sia esclusivamente lesbica, ho avuto il vago sentore che ci siano uno o due di tali anomalie Ma ho sentito una bella cocotte, al Corinthian, annunciare a tutta la sala. che stava andando a casa con una ragazza; e nessuno dubitava di quella affermazione. Il suo nome, infatti, è generalmente accoppiato con quello di un’attrice quinta categoria. Un’altra donna dello stesso tipo ha un po’ di clientela di donne che comprano le sue fotografie a Burlington Arcade. Nei ranghi inferiori della professione tutto questo è molto meno comune. Si trovano spesso donne che semplicemente non hanno mai sentito parlare di una cosa del genere; sanno dell’omosessualità per quanto riguarda gli uomini, ma non per quanto riguarda le donne. E sono, per la maggior parte, del tutto inorridite all’idea, che considerano parte integrante della ‘bestialità francese.’ Naturalmente, quasi ogni ragazza ha la sua amica, e, quando non sono occupate separatamente, spesso dormono insieme; ma, mentre in particolari e rari casi, ciò significa indubbiamente tutto ciò che può significare, per la maggior parte, per quanto si può giudicare, significa non più di quanto significherebbe tra ragazze comuni.”
È evidente che ci devono essere alcune cause fondamentali della frequenza dell’omosessualità tra le prostitute. Una di tali cause risiede senza dubbio nel carattere delle relazioni della prostituta con gli uomini; queste relazioni sono di carattere professionale, e, quando l’elemento economico viene sottolineato, la possibilità di avere soddisfazione sessuale diminuisce; e in aggiunta manca anche il senso di uguaglianza sociale, il senso di possesso, e lo scopo per l’esercizio dell’affetto e della devozione femminile. Queste cose la prostituta, di solito, è costretta a trovarle o in un “protettore” o in un’altra donna.[15]
Oltre a questo fatto si deve ricordare che, in un gran numero di casi, le prostitute mostrano in misura più o meno marcata molti dei segni dell’eredità nevrotica,[16] e non ci si dovrebbe sorprendere se esse presentano i germi dell’omosessualità in misura insolitamente elevata. La vita della prostituta potrebbe certamente sviluppare tali germi latenti; e quindi abbiamo una tendenza eccessiva all’omosessualità, proprio come l’abbiamo tra i criminali, e, in misura molto minore, tra le persone di genio e di intelletto.
L’omosessualità è particolarmente favorita da quegli impieghi che mantengono le donne sempre insieme, non solo di giorno, ma spesso anche di notte, senza la compagnia di uomini. Questo è, per esempio, il caso dei conventi, in passato, in ogni caso, – ma può accadere anche oggi, -l’omosessualità era considerata molto prevalente nei conventi. Questo era particolarmente vero nel XVIII secolo, quando molte ragazze giovani, senza alcuna vocazione religiosa, venivano messe nei conventi.[17] La stessa cosa accade ancora oggi tra le donne che lavorano come donne di servizio nei grandi alberghi, tra loro le pratiche omosessuali sono state riscontrate molto frequentemente.[18] Laycock, molti anni fa, ha notato la prevalenza di manifestazioni di questo tipo, che egli considerava come isteriche, tra le sarte, le merlettaie, ecc, confinate per ore a stretto contatto tra loro in ambienti riscaldati. Le circostanze in cui sono impiegate molte giovani donne durante il giorno nei grandi negozi e nelle fabbriche, e dormono nella fabbrica, due in una stanza o anche due in un letto, sono favorevoli allo sviluppo di pratiche omosessuali.
In Inghilterra è raro che qualcuno si preoccupi di indagare su questi fenomeni, anche se, certamente esistono. Sono stati studiati più a fondo altrove. Così, a Roma, Niceforo, che ha studiato i vari aspetti della vita delle classi lavoratrici, è riuscito ad ottenere molte informazioni precise riguardanti gli usi ei costumi delle ragazze nei laboratori di sartoria e confezione. Egli osserva che pochi di coloro che vedono le “figlie virtuose del popolo”, spesso di non più di 12 anni, camminare lungo le strade con scatola della sarta sotto il braccio, modestamente capo chino e con aria verginale, si rendono conto delle preoccupazioni sessuali intense che spesso stanno sotto quelle apparenze. Nelle stanze in cui si lavora, la conversazione ruota perennemente intorno a temi sessuali in assenza della padrona o della direttrice, e anche in sua presenza il gergo che prevale nel laboratorio porta ad un dialogo con doppi sensi. Ne deriva uno stato di eccitazione sessuale che a volte si allevia mentalmente attraverso l’onanismo psichico, a volte attraverso una qualche forma di masturbazione; una ragazza ha ammesso a Niceforo che, consentendo ai suoi pensieri di soffermarsi su quegli argomenti durante il lavoro, a volte si produceva eccitazione sessuale fisica anche quattro volte al giorno. (Vedi anche Vol. I di questi Studi, “Auto-erotismo”.) A volte, tuttavia, si produceva una vaga sorta di omosessualità, le ragazze, eccitate dai loro pensieri e dalla loro conversazione, si eccitavano ancora di più attraverso il contatto di una con l’altra. “In estate, in un locale di lavoro, alcune delle ragazze non indossano biancheria, e si sbottonano il corpetto, e lavorano con le gambe incrociate, più o meno scoperte. In questa posizione, le ragazze si avvicinano e si ispezionano l’una con l’altra; alcune si vantano delle loro gambe bianche, e, poi si alzano le sottovesti completamente per un più attento confronto. Molte godono di questa ispezione della nudità, e provano vero piacere sessuale. Da mezzogiorno fino alle due del pomeriggio, durante le ore di maggior caldo, quando tutte sono in questa condizione, e la padrona, in camicia (e, a volte, senza vergogna in presenza delle lavoranti, anche senza camicia), si addormenta sul divano, tutte le ragazze, senza una sola eccezione, si masturbano. Il calore sembra acutizzare i loro desideri e risvegliare morbosamente tutti i loro sensi. Le emozioni voluttuose, trattenute durante il resto della giornata, scoppiano con forza irresistibile, stimolate dallo spettacolo della reciproca nudità, alcune ragazze mettono le loro gambe insieme e, così, aumentano lo spasmo attraverso l’illusione del contatto con un uomo.” In questo modo arrivano alla masturbazione reciproca. “È interessante notare, tuttavia,” Niceforo sottolinea, “che queste coppie per la masturbazione reciproca non sono mai coppie lesbiche. Il tribadismo è del tutto assente dalle fabbriche e dai laboratori.” Egli ritiene anche che non esista tra le ragazze della classe operaia. Descrive inoltre come, in un altro locale di lavoro, durante le ore calde del giorno, in estate, quando non si lavora, alcune delle ragazze si ritirano nello stanzino di prova, e, dopo aver fissato le loro camicie intorno alle gambe e alle cosce con degli spilli, in modo da imitare i pantaloni, giocano a fare gli uomini e a far finta di avere rapporti con le altre. (Niceforo, Il Gergo, cap. VI, 1897, Torino.) Ho riprodotto questi dettagli da un attento studio di Niceforo, perché, anche se possono sembrare triviali in alcuni punti, mettono chiaramente in evidenza la distinzione molto importante tra omosessualità solo temporanea e vera inversione. I divertimenti di queste giovani non possono essere considerati totalmente innocenti o sani, ma, d’altro canto, non sono radicalmente morbosi o viziosi. Essi sono strettamente, e anche consapevolmente, un gioco, e sono dominati dal pensiero che il vero ideale sessuale è la normale relazione con un uomo, e certamente scomparirebbero in presenza di un uomo.
Va ricordato che le osservazioni di Niceforo sono state fatte tra ragazze che erano per lo più giovani. Nelle grandi fabbriche, dove lavorano molte donne adulte, i fenomeni tendono ad essere più rari, ma di carattere molto meno banale e giocoso. A Wolverhampton, una quarantina di anni fa, fu segnalato il caso di una donna in un “impianto” di zincatura che, dopo cena, indecentemente aggredì una ragazza che era un’operaia appena assunta. Due giovani donne tenevano giù la vittima, e questo sembra dimostrare che il vizio omosessuale era qui comune e riconosciuto. Senza dubbio, questo caso è eccezionale nella sua brutalità. Getta, comunque, una luce significativa sulle condizioni prevalenti nelle fabbriche. In Spagna, nelle grandi fabbriche dove sono impiegate molte donne adulte, in particolare nella grande fabbrica di tabacco di Siviglia, le relazioni lesbiche sembrano non essere rare. Qui le donne lavorano in un’atmosfera che, in estate, è così calda che le lavoranti si tolgono la maggior parte del loro abbigliamento, a tal punto che una campana suona ogni volta che un visitatore viene introdotto in un locale di lavoro, al fine di avvertire le lavoratrici. Tale ambiente predispone alla formazione di relazioni omosessuali. Quando ero in Spagna, alcuni anni fa, si verificò un incidente, nella Fábrica de Tabacos di Siviglia, che attirò molta attenzione sui giornali, e, anche se fu considerato insolito, getta luce sulla vita delle lavoratrici. Una mattina mentre le donne stavano entrando nel locale di lavoro e in mezzo alla solita confusione si stavano togliendo i loro scialli di Manila per indossare il leggero abito da lavoro, una delle donne tirò fuori un piccolo coltello a serramanico e, aggredita un’altra donna, rapidamente le inflisse sei o sette ferite sul viso e sul collo, minacciando di uccidere chiunque si avvicinasse. Entrambe queste Cigarreras erano lavoratrici di livello superiore, impegnate nel tipo più delicato di lavoro, ed erano state in fabbrica per molti anni. In apparenza furono descritte come donne che presentavano un forte contrasto: quella che aveva aggredito la compagna, aveva 48 anni, era di aspetto maschile, alta e magra, con un’espressione di ferma determinazione sul volto rugoso; la vittima, invece, che aveva 30 anni, era rotondetta, di bella presenza e di atteggiamento gradevole. Il motivo in un primo momento individuato come ragione dell’aggressione alla donna più giovane era che sua madre aveva insultato il figlio della donna più anziana. Sembrava, però, che una stretta amicizia esistesse tra le due donne, che negli ultimi tempi la donna più giovane avesse formato un amicizia con la caporeparto del suo laboratorio, e che la donna anziana, animata dalla gelosia, avesse quindi deciso di uccidere entrambe; questo progetto fu frustrato dalla accidentale assenza della caporeparto quel giorno.
Nei teatri la sessualità anormale, stimolata dallo stare insieme nel lavoro è complicata dalla tendenza generale dell’omosessualità ad essere collegata con l’attitudine drammatica, un punto a cui dovrò fare riferimento in seguito. Devo ad un amico per la seguente nota: “Le amicizie appassionate tra ragazze, dalle più innocenti alle escursioni più elaborate in direzione di Lesbo, sono estremamente comuni nei teatri, sia tra le attrici e, ancor più, tra le ballerine e le ragazze del coro. Qui la confusione degli spogliatoi, l’attesa certe volte anche di due ore tra due entrate in scena, durante la quale tutte le ragazze sono ingabbiate in uno stato di inazione e di eccitazione in alcuni spogliatoi affollati, forniscono ogni opportunità per la crescita di questo particolare tipo di sentimento. Nella maggior parte dei teatri c’è un piccolo gruppo di ragazze, un po’ evitato dalle altre, o fatto di ragazze incuranti di ulteriori frequentazioni, che professano la devozione più illimitata l’una per l’altra. La maggior parte di queste ragazze sono ugualmente pronte a flirtare con l’altro sesso, ma so di alcune tra loro che a malapena parlano con un uomo, e che non sono mai state viste senza la loro particolare ‘amica’ o ‘compagna’, che, se quella viene trasferita in un altro teatro, se ne vanno da quelle parti e aspettano la loro amica alla porta degli artisti. Ma qui, ancora una volta, è raro che l’esperienza vada molto lontano. Il fatto è che la ragazza inglese, soprattutto la ragazza di classe medio-bassa, che abbia o non abbia perso la virtù, è estremamente incatenata da nozioni convenzionali. L’ignoranza e l’abitudine sono due influenze che trattengono dal portare questo particolare tipo di perversione alle sue logiche conclusioni. È, quindi, tra i ranghi più elevati, sia della società che della prostituzione, che il lesbismo si può trovare in modo più definito, perché qui abbiamo una libertà di azione molto più grande, e una maggiore libertà da pregiudizi.”
Tra le ragazze, come tra i ragazzi, è nella scuola, al momento dell’evoluzione della pubertà, che l’omosessualità di solito si manifesta per la prima volta. Può avere origine in modo prevalentemente periferico o prevalentemente centrale. Nel primo caso, due ragazzine, forse quando sono più vicine nel letto, più o meno involontariamente generano una nell’altra una certa eccitazione sessuale, che esse favoriscono baciandosi e toccandosi reciprocamente. Questo è un tipo spurio dell’omosessualità, è il gioco spesso precoce dell’istinto normale. Nella ragazza che è congenitamente predisposta all’omosessualità questo gioco continuerà e si svilupperà; nella maggioranza delle ragazze sarà dimenticato il più rapidamente possibile, non senza vergogna, in presenza del normale oggetto dell’amore sessuale.
Posso citare come abbastanza tipica la seguente osservazione fornitami da una signora che non può essere considerata invertita: “Come tanti altri bambini e bambine, all’inizio mi è stata insegnata l’auto-indulgenza da una ragazza a scuola, e ho trasmesso la mia conoscenza ad una o ad altre due, con una delle quali mi ricordo che una volta, quando avevamo solo 16 anni, passammo la notte sensualmente. Dopo ci vergognammo terribilmente, e quella fu l’unica volta. Quando avevo solo 8 anni c’era una ragazza di 13 alla quale piaceva giocare con il mio corpo, e mi insegnò a giocare con lei, anche se quasi non mi piaceva farlo. Dormivamo insieme, e questo andò avanti a intervalli per sei mesi. Queste cose, al fine di ottenere divertimento, e non in modo appassionato, non sono rare tra i bambini, ma sono meno comuni, credo, di quanto la gente a volte immagina. Credo che potrei ricordare senza troppe difficoltà, il numero di volte in cui queste cose sono successe a me. Nel caso che ho citato quando sperimentai per una notte – o cercai di suscitare in me stessa e nella mia compagna sedicenne – la passione sessuale, noi avevamo dormito insieme un paio di volte quando eravamo bambine piccole e avevamo fatto quelle stesse cose, l’incontrarci di nuovo dopo un periodo di separazione, proprio a quell’età, richiamò i nostri ricordi infantili, e noi fummo prese dall’impulso sessuale. Ma non ho mai provato alcun affetto particolare o alcuna passione per lei, né lei ha provato cose del genere per me. Abbiamo sentito solo che la nostra natura sensuale era forte, al momento, e ci aveva condotto a qualcosa di cui ci vergognavamo, e, di conseguenza, abbiamo evitato di dormire troppo vicine dopo quel giorno. Penso che allora non ci piacevamo reciprocamente e ci ribellavamo ogni volta che pensavamo a quella notte, provando la sensazione che ciascuna avesse degradato l’altra oltre che se stessa.”
I casi in cui la sorgente è principalmente centrale, anziché periferica, tuttavia si fondono con quanto precede, senza una netta linea di demarcazione. In questi casi una ragazza costituisce un legame ardente con un’altra ragazza, probabilmente un po’ più grande di lei, spesso una compagna di scuola, a volte la sua maestra, sulla quale riversa una quantità impressionante di affetto e di devozione. Ci può essere o non essere una qualche risposta; di solito la risposta è costituita dall’accogliere gentilmente i servizi affettuosi. La ragazza che spende questa ricchezza di devozione è sovraccarica di emozione, ma è spesso inconscia o ignorante dell’impulso sessuale, e non cerca alcuna forma di soddisfazione sessuale. Il bacio e il privilegio di dormire con l’amica sono, tuttavia, cercati, e in quei momenti spesso accade che anche l’amica relativamente insensibile sente un’emozione sessuale più o meno definita (turgescenza dei genitali, con la secrezione di muco e contrazioni involontarie dei muscoli vicini), anche se a questo fenomeno non si può prestare se non poca o nessuna attenzione, e nell’ignoranza comune delle ragazze per quanto riguarda il sesso, una cosa del genere non può essere capita. In alcuni casi vi è un tentativo, o istintivo o intenzionale, di sviluppare la sensazione sessuale attraverso stretti abbracci e baci. Questo tipo rudimentale di relazione omosessuale è, credo, più comune tra le ragazze che tra i ragazzi, e questo per diverse ragioni: (1) un ragazzo ha più spesso una qualche conoscenza dei fenomeni sessuali, e sarebbe spesso portato a considerare un tale rapporto come poco virile; (2) una ragazza ha un bisogno di affetto e di devozione a un’altra persona più forte di quello di un ragazzo; (3) una ragazza non ha, nelle condizioni sociali esistenti da noi, che costringono le giovani donne a tenere il sesso opposto a distanza di un braccio, le stesse opportunità di trovare uno sbocco per le sue emozioni sessuali; mentre (4) la correttezza convenzionale consente un notevole grado di intimità fisica tra le ragazze, e in tal modo al tempo stesso incoraggia e occulta le manifestazioni dell’omosessualità.
I legami ardenti che le ragazze nelle scuole e nei collegi formano tra di loro e con le loro insegnanti costituiscono un argomento che è di notevole interesse psicologico e di non poca importanza pratica.[19] Queste devozioni da ragazzina, sul confine tra amicizia e passione sessuale, si ritrovano in tutti i paesi in cui le ragazze sono segregate per scopi educativi e i loro sintomi sono, nel complesso, singolarmente uniformi, anche se variano di intensità e di carattere in una certa misura, di volta in volta e da un posto all’altro, assumendo talvolta una forma epidemica. Questi rapporti sono stati studiati più attentamente in Italia, dove Obici e Marchesini – un alienista e uno psicologo che lavorano insieme – hanno analizzato i fenomeni con notevole intuito e delicatezza e con molta ricchezza di materiale illustrativo.[20] Ma esattamente gli stessi fenomeni sono stati trovati ovunque nelle scuole femminili inglesi, anche del tipo più moderno, e in alcuni dei più grandi collegi femminili americani sono a volte diventati così acuti da causare molta ansia.[21] In generale, tuttavia, è probabile che tali manifestazioni siano considerate con più indulgenza nelle scuole femminili che in quelle maschili, e, in considerazione del fatto che le manifestazioni di affetto sono normalmente più pronunciate tre le ragazze che tra i ragazzi, questo sembra ragionevole. La direttrice di una scuola di formazione inglese scrive:
“La mia ipotesi su tali questioni è sempre stata che l’affetto appartiene naturalmente al corpo così come alla mente, e tra due donne è naturalmente e innocentemente espresso dalle carezze. Quindi non ho mai pensato che avrei dovuto mettere in guardia qualche ragazza contro l’elemento fisico in quanto tale nell’amicizia. Il test, che probabilmente dovrei suggerire loro sarebbe lo stesso che si utilizzerebbe per qualsiasi altra relazione: l’amicizia sta aiutando la vita nel suo insieme, la sta rendendo più intensa, più gentile, più operosa, ecc., o la sta ostacolando?”
Le amicizie appassionate, di carattere più o meno inconsciamente sessuale, sono comuni anche al di fuori e al di là della vita scolastica. Accade spesso che un periodo durante il quale una giovane donna si innamora a distanza di qualche giovane di sua conoscenza si alterni con periodi di attaccamento intimo ad un’amica del suo stesso sesso. Nessuna inversione congenita di solito è coinvolta in queste cose. Generalmente accade, alla fine, che o la relazione con un uomo porta l’impulso normale permanentemente in gioco, o che la stabilizzante delle emozioni nello stress della vita pratica porta ad una conoscenza della vera natura di tali sentimenti e ad una conseguente avversione per essi. In alcuni casi, invece, tali rapporti, soprattutto quando si sono formati dopo la vita scolastica, sono abbastanza permanenti. Una donna emotiva, energica, di solito non bella, si dedicherà forse ad un’altra che potrebbe aver trovato uno stile di vita abbastanza specializzato, ma che potrebbe essere molto poco pratica, e che ha probabilmente un istinto sessuale molto debole; lei è grata per la devozione della sua amica, ma non può attivamente ricambiarne l’affetto. I fenomeni sessuali specifici effettivi che si producono in questi casi variano moltissimo. L’emozione può essere latente o inconscia; può essere totalmente unilaterale; è spesso più o meno riconosciuta e condivisa. Tali casi sono sul confine della vera inversione sessuale, ma non possono essere inclusi all’interno del suo perimetro. Il sesso in queste relazioni è raramente l’elemento essenziale e fondamentale; è più o meno subordinato e parassitario. C’è spesso una parvenza di rapporto sessuale per la marcata divergenza delle amiche per le qualità fisiche e psichiche, e lo sviluppo nervoso di una o di entrambe le amiche a volte è un po’ anomalo. Dobbiamo considerare tali relazioni come amicizie ipertrofiche, l’ipertrofia è dovuta al mancato coinvolgimento dell’istinto sessuale.
Il seguente racconto è stato scritto da una signora che occupa una posizione educativa di rilievo: “Una mia amica, di due o tre anni più grande di me (io ho 31 anni), e che vive nella stessa casa con me, ha attraversato un periodo molto infelice. Una tensione nervosa che durava da molto tempo congiunta con questo fatto la faceva dormire male, e la predisponeva a svegliarsi in terribili stati depressivi verso le 3 del mattino. Nei primi giorni della nostra amicizia, circa otto mesi fa, di tanto in tanto in quei momenti si rifugiava da me. Dopo un po’ ho insistito per farle consultare un medico, che le ha consigliato, tra l’altro, di non dormire da sola. Da allora in poi per due o tre mesi l’ho convinta a condividere la mia stanza. Dopo una settimana o due lei generalmente condivideva il mio letto per un po’ all’inizio della notte, perché questo sembrava aiutarla a dormire.
“Prima di questo, la seconda o la terza volta che veniva da me la mattina presto, ero rimasta sorpresa e anche un po’ spaventata dallo scoprire quanto fosse piacevole per me averla vicina, e quanto fossi riluttante all’idea che potesse andare via. Quando cominciammo regolarmente a dormire nella stessa stanza, la parte fisica del nostro affetto divenne rapidamente molto forte. È naturale per me in genere accarezzare le mie amiche, ma ben presto non potevo più restare sola in una stanza con questa amica senza voler mettere le mie braccia intorno al suo collo. Sarebbe stato intollerabile per me vivere con lei senza avere la possibilità di toccarla. Non ne abbiamo discusso, ma era evidente che il desiderio era ancora più forte in lei che in me.
“Per qualche tempo ci soddisfò pienamente il fatto di stare a letto insieme. Una notte, però, quando lei aveva avuto una giornata che l’aveva messa crudelmente alla prova e io volevo trovare tutti i modi per confortarla, mi misi a petto nudo perché lei potesse stendersi sopra di me. Dopo fu chiaro che nessuna di noi due avrebbe potuto essere soddisfatta senza questo. Lei tentava di farlo come una bambina, e percepire questo fatto mi eccitava molto più che scoprire insieme il mio seno e le braccia.
“Gran parte di questa eccitazione era sessualmente localizzata, e io ero ossessionata di giorno da immagini in cui tenevo questa donna tra le braccia. Ho notato anche che la mia voglia di accarezzare le mie altre amiche donne non era diminuita, ma era aumentata. Tutto questo mi disturbava parecchio. Le pratiche omosessuali, di cui avevo letto ultimamente, mi colpivano come cose solo brutte; non potevo immaginarmi tentata da cose del genere; allo stesso tempo l’intera materia era nuova per me, perché prima io non avevo mai voluto che nessuno condividesse il mio letto, avevo letto che l’istinto sessuale è misterioso e inaspettato, e capii che non sapevo quello che sarebbe potuto succedere dopo.
“Conoscevo solo una persona anziana che (per la larghezza di vedute, la dolcezza e la santità) potevo sopportare di consultare, e a questa persona, un uomo di mezza età, scrissi per un consiglio. Mi rispose con una lunga lettera contenente un avvertimento molto tenero. Avrei fatto bene a non indebolire il mio ascendente sulla mia amica, mi scrisse, tornando indietro improvvisamente o senza il suo consenso, ma dovevo essere molto prudente quanto all’andare oltre, perché c’era il fuoco intorno. Cercai di mettere in pratica questo consiglio limitandomi costantemente nel nostro rapporto, astenendomi dall’accarezzarla, per esempio, quando volevo accarezzarla e sapevo che lei lo voleva. L’unico risultato sembrava essere che il desiderio era più tormentoso e costante che mai.
“Se a questo punto la mia amica fosse morta o fosse andata via, e tutta la storia fosse giunta al termine, io sarei rimasta nevrotica in queste materie per gli anni a venire. Avrei vacillato nell’idea che avevo sempre avuto, che le espressioni corporee dell’amore tra donne siano tanto innocenti quanto naturali, e avrei potuto avvicinarmi più di quanto potessi aspettarmi alla dottrina di quei maestri del convento che proibiscono alle loro ragazze di abbracciarsi l’una con l’altra per paura che un istinto incalcolabile possa trascinarle sul bordo dell’abisso.
“Poi la cosa andò così, dopo un po’ dissi qualcosa sull’argomento proprio alla mia amica. Ero stata incline a pensare che avrebbe potuto condividere la mia ansia, ma lei non la condivise affatto. Mi disse che non le piacevano questi pensieri, che era interessata a me più di quanto lo fosse stata a qualsiasi altra persona, tranne una (che le provocava ora gran parte della sua infelicità), e mi desiderava in tutti i modi possibili, e che l’avrebbe resa triste sentire che stavo cercando di non desiderarla in un certo modo perché pensavo che fosse sbagliato.
“Da parte mia, io sapevo molto bene quanto lei aveva bisogno di me e mi desiderava. Sapevo che nei rapporti con gli altri stava impegnandosi al massimo per seguire la strada che le suggerivo, e stava facendo quello che io ritenevo giusto a dispetto della pressione più dolorosa esercitata su di lei che la spingeva a fare cose sbagliate, e che aveva bisogno di tutto il sostegno e il conforto che potevo darle. Mi sembrava, dopo la nostra conversazione, che la strada giusta per me non stesse nel dare spazio ai timori e agli scrupoli, ma nel dare alla mia amica semplicemente tutto l’amore che potevo e tutti i tipi di amore che potevo. Decisi di tenere gli occhi aperti per guardarmi dai pericoli, ma nel frattempo di andare avanti.
“Vivevamo insieme da sole, a quel tempo, e da quel momento abbiamo fatto come ci è piaciuto fare. Non appena abbiamo potuto, ci siamo trasferite in un letto dove abbiamo potuto dormire insieme tutta la notte. Nei giorni in cui non c’era nessuno ci sedevamo insieme tanto vicine come volevamo, cioè molto vicine. Ci baciavamo tutte le volte che volevamo baciarci, cioè veramente molte volte nella giornata.
“I risultati di questo, per quanto posso vedere, sono stati completamente buoni. Ci amiamo con calore, e nessuna tentazione di cattiveria ci è mai passata per la mente, e non riesco a pensare ora che ci sia qualche probabilità che una cosa del genere possa accadere. Con l’abitudine, l’eccitazione fisica localizzata è praticamente scomparsa, e io non sono più ossessionata dagli abbracci immaginari. Il lato spirituale del nostro affetto sembra essere cresciuto sempre più forte e più gratificante, da quando il lato fisico ha avuto la possibilità di prendere il suo posto naturale.”
Un gruppo in cui l’omosessualità, mentre è abbastanza distinta, è solo leggermente marcata, è formato dalle donne dalle quali la donna attivamente invertita è più attratta. Queste donne si differenziano, in primo luogo, dalla donna normale, o media, in quanto non sono respinte o disgustate dalle avances, tipo quelle di un amante, da parte di persone del loro stesso sesso. Di solito non sono attraenti per l’uomo medio, anche se questa regola ha molte eccezioni. I loro volti possono essere semplici o anche mal fatti, ma non di rado esse hanno un bel portamento: una cosa che tende ad avere più peso per la donna invertita della bellezza del viso. I loro impulsi sessuali sono raramente ben marcati, ma sono di forte natura affettuosa. Nel complesso, si tratta di donne che non sono molto robuste e ben sviluppate dal punto di vista fisico o nervoso, e che non sono molto adatte a mettere figli al mondo, ma che possiedono molte altre eccellenti qualità, e sono sempre femminili. Si potrebbe, forse, dire che sono il gruppo di donne che l’uomo medio eviterebbe. Senza dubbio, questo è spesso il motivo per cui sono aperte alle avances omosessuali, ma non credo che sia l’unica ragione. Per quanto si può dire che costituiscano una classe, sembrano possedere una vera e propria, anche se non precisamente sessuale, preferenza per le donne rispetto gli uomini, ed è questa freddezza, piuttosto che la mancanza di fascino, che spesso rende gli uomini piuttosto indifferenti nei loro confronti.
La donna attivamente invertita di solito differisce dalla donna della classe appena citata per un carattere piuttosto essenziale: una traccia più o meno netta di mascolinità. Lei non può essere, e spesso non è, ciò che si potrebbe dire una donna “mascolina”, perché la donna mascolina può imitare gli uomini per motivi di gusto e di abitudine, estranei alla perversione sessuale, mentre nella donna invertita i tratti maschili fanno parte di un organico istinto che lei non desidera accentuare in nessun modo. La componente maschile della donna invertita può, nel grado minimo, consistere solo nel fatto che lei fa avances alla donna verso cui è attratta e tratta tutti gli uomini in un modo simpatico e diretto, che non può escludere il cameratismo, ma che esclude ogni rapporto sessuale, sia di passione che semplicemente di civetteria. Di solito la donna invertita prova assoluta indifferenza verso gli uomini, e non di rado repulsione. E questa sensazione, di regola, è istintivamente ricambiata dagli uomini. Allo stesso tempo, le donne bisessuali sono almeno altrettanto comuni come gli uomini bisessuali.
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[1] Questa opinione apparentemente molto diffusa è rappresentata dal commento di un giovane del XVIII secolo (per quanto riguarda l’amica lesbica della donna che vuole sposare), citato neiSouvenirs del conte di Tilly: “Confesso che questo è un tipo di rivalità che non mi provoca alcun fastidio, anzi mi diverte, e io sono abbastanza immorale da riderne.” Questo atteggiamento di un individuo colto e raffinato non era probabilmente condiviso dalla popolazione. Madame de Lamballe, che fu ghigliottinata durante la Rivoluzione, era comunemente considerata come un tribade, e si disse che per questo motivo la sua affascinante testa ricevette gli insulti speciali della folla.
[2] Havelock Ellis, Man and Woman, 5th ed., 1915, specialmente i capitoli xiii e xv.
[3] Karsch (Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. iii, 1901, pp. 85-9) mette insieme alcuni passaggi concernenti l’omosessualità nelle donne tra vari popoli.
[4] Gandavo, citato da Lomaeco, Archivio per l’Antropologia, 1889, fasc. 1.
[5] Journal Anthropological Institute, July-Dec., 1904, p. 342.
[6] G. H. Lowie, “The Assiniboine,” Am. Museum of Nat. Hist., Anthropological Papers, New York, 1909, vol. xiv, p. 223; W. Jones, “Fox Texts,” Publications of Am. Ethnological Soc., Leyden, 1907, vol. i, p. 151; citato da D. C. Mc Murtrie, “A Legend of Lesbian Love Among the North American Indians,” Urologic Review, Aprile 1914.
[7] Zeitschrift für Ethnologie, Heft 6, 1899, p. 669.
[8] I. Bloch, Die Prostitution, vol. i, pp. 180, 181.
[9] Corre, Crime en Pays Creoles, 1889.
[10] In una prigione spagnola, alcuni anni fa, quando un nuovo governatore cercò di riformare i costumi omosessuali delle donne, queste ultime resero il suo posto così scomodo che fu costretto a dimettersi. Salillas (Vida Penal en España) afferma che tutte le prove dimostrano la straordinaria espansione dell’amore lesbico nelle carceri. Le mujeres hombrunas ricevono nomi maschili – Pepe, Chulo, Bernardo, Valiente; le nuove arrivate sono circondate nel cortile da una folla di donne lascive, che le subissano di complimenti smielati, di galanterie e di promesse di protezione, la virago più robusta ha la maggior parte dei successi; un solo giorno e la notte completano l’iniziazione.
[11] Si ritrova anche tra le prostitute arabe, secondo Kocher, anche se tra le donne arabe in generale è rara.
[12] Monatsschrift für Harnkrankheiten, Nov., 1905; nel suo Tribadie Berlins, afferma che fra 3000 prostitute, almeno il dieci per cento erano omosessuali. Vedi anche Duchâtelet-padre, De la Prostitution, 3d ed., vol. i, pp. 159, 169; Martineau, Les Déformations vulvaires et anales; e Iwan Bloch, Beiträge zur Ætiologie der Psychopathia Sexualis, 1902, vol. i, p. 244.
[13] Hirschfeld, Die Homosexualität, p. 330.
[14] Eulenburg, Sexuelle Neuropathie, p. 144.
[15] Vedi il vol. vi di questi Studies, “Sex in Relation to Society,” capitolo. vii.
[16] La prostituta è stata a volte considerata come un tipo speciale, analogo al criminale istintivo. Questo punto di vista è stato particolarmente sottolineato da Lombroso e Ferrero, La Donna Delinquente. Oltre a questo, questi autori considerano l’omosessualità tra le prostitute come dovuta alle seguenti cause (p 410 e seguenti): (A) L’eccessiva indulgenza sessuale, spesso innaturale; (B) Il confinamento in una prigione, con la separazione dagli uomini; (C) La stretta associazione con lo stesso sesso, come è comune nei bordelli; (D) La maturità e la vecchiaia, che invertono i caratteri sessuali secondari e predispongono all’inversione sessuale; (E) Il disgusto degli uomini prodotto dalla professione di prostituta, in combinazione con il desiderio d’amore. Per i casi di omosessualità in prostitute americane, vedi D. Mc Murtrie, Lancet-Clinic, 2 Novembre 1912.
[17] Così Casanova, che conosceva molte suore intimamente, si riferisce all’omosessualità come ad un peccato infantile così comune nei conventi che i confessori non imponevano penitenza per esso (Mémoires, ed. Garnier, vol. IV, p. 517). L’omosessualità nelle scuole dei conventi è stata studiata da Mercante, Archivos de Psiquiatria, 1905, pp. 22-30.
[18] Cito quanto segue da una lettera privata scritta in Svizzera: “Un residente inglese mi ha detto che sua moglie ha ultimamente dovuto mandare via la sua cameriera (una bella ragazza) perché lei faceva sempre entrare strane donne perché dormissero con lei. Le ho chiesto se la ragazza era stata presa dal servizio alberghiero, e ho trovato, come mi aspettavo, che era proprio così. Ma né il mio amico né sua moglie sospettavano la vera causa di queste visite notturne.”
[19] Per una serie di casi di affetto di ragazze per le ragazze, in soggetti apparentemente normali negli Stati Uniti, vedi, ad esempio, Lancaster, “The Psychology and Pedagogy of Adolescence,” Pedagogical Seminary, July, 1897, p. 88; e, anche, per le amicizie scolastiche tra le ragazze, esattamente simili a quelle tra ragazzi e ragazze, Theodate L. Smith, “Types of Adolescent Affection,” ib., June, 1904, pp. 193, 195.
[20] Obici e Marchesini, Le “Amicizie” di Collegio, Roma, 1898.
[21] Vedi l’Appendice B, nella quale ho brevemente riassunto il risultato dell’indagine di Obici and Marchesini, e ho presentato anche osservazioni sui collegi inglesi.
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