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venerdì 27 aprile 2018
GAY E SESSO DISFUNZIONALE
Omosessualità ego-distonica
Nella classificazione dei disordini mentali e comportamentali contenuta nella decima formulazione del documento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per la classificazione della malattie (ICD-10), l’omosessualità non è più in alcun modo considerata una malattia e si riconosce l’esistenza di forme distoniche di tutti gli orientamenti sessuali. L’omosessualità eco-distonica è una omosessualità riconosciuta dal soggetto ma non accettata. Se un omosessuale, pienamente cosciente di essere omosessuale, entra in conflitto col suo orientamento sessuale per ragioni religiose, morali o sociali e desidera cambiare orientamento sessuale, si dice che la sua è una omosessualità ego-distonica. Questa categoria è ormai desueta e l’omosessualità ego-distonica non è più classificata come disturbo mentale, ma come semplice disagio dovuto a ragioni culturali o sociali. L’ICD-10 è stato approvato dalla 43esima Assemblea della OMS nel maggio del 1990 ed è entrato in uso negli Stati aderenti alla OMS dal 1994. È attesa la pubblicazione del l’ICD-11 entro il 2018, e si prevede che sia completamente eliminato qualsiasi riferimento alla omosessualità anche ego-distonica. Due punti devono essere sottolineati:
1) l’eccesso di psichiatrizzazione è arrivato a superare i limite del ridicolo (e veramente del patologico) con la descrizione, nell’800, di una presunta patologia, la drapetomania, un “disturbo degli schiavi che hanno la tendenza a scappare dal loro proprietario a causa di una propensione innata per la voglia di viaggiare”. La psichiatria, partendo dall’assunto che la schiavitù fosse una cosa normale è arrivata a considerare patologica la tendenza degli schiavi a scappare!
2) il mantenimento della categoria di “Omosessualità ego-distonica” ha alimentato il florido mercato delle terapie di conversione mirate al riportare gli omosessuali alla eterosessualità, perché queste pratiche aberranti erano considerate ufficialmente forme di cura per una “malattia” e quindi erano rimborsabili dalle assicurazioni sanitarie o dai servizi sanitari nazionali, ove presenti.
L’omosessualità era stata eliminata fin dal 1973 dal DSM (Diagnostic and Statistical Manual del American Psychiatric Association (APA)), dopo un percorso molto tortuoso in cui resistenze di tipo ideologico, opportunismi politici e interessi economici si intrecciavano in vario modo, in un territorio di confine in cui la scienza (psichiatria) rischiava di perdere anche l’apparenza dell’oggettività. Rinvio a questo proposito a un bell’articolo di Jack Drescher: Out of DSM: Depathologizing Homosexuality (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4695779/) che illustra il percorso che ha portato alla depatologizzazione della omosessualità da parte dell’APA.
Lasciamo da parte, con tutte le riserve del caso, la categoria di omosessualità ego-distonica, che ormai ha fatto il suo tempo, e veniamo all’oggetto specifico di questo articolo, ossia alla sessualità gay disfunzionale che è qualcosa di profondamente diverso.
Gay e sesso disfunzionale
La tradizione culturale ci ha assuefatti all’associazione di sesso e piacere, avallando l’identificazione della sessualità con la gratificazione che ne può derivare, l’esperienza tuttavia insegna che non sono rari i casi in cui la sessualità, lungi dall’essere associata al piacere e alla gratificazione, diviene espressione e talvolta concausa non secondaria di stati depressivi poco appariscenti ma subdoli e addirittura pericolosi.
L’associazione di sessualità e senso di gratificazione non è una costante necessaria ma è indotta dall’imprinting sessuale e dai primi approcci alla sessualità adulta che agiscono in modo vario e complesso sulle componenti della personalità in formazione e la plasmano. Si può arrivare a vivere la sessualità come una vera e propria ossessione, cioè come una dipendenza invasiva e pervasiva che condiziona profondamente l’intera personalità, si può arrivare a vivere la sessualità come autopunizione, come forma autoimposta di degradazione morale o come costantemente accompagnata da sensi di colpa associati ad un irrefrenabile impulso a ripetere. In altri termini la sessualità può essere una risposta disfunzionale al disagio che non solo non lo allevia ma può appesantirlo in modo condizionante.
Quando si assiste ad un esercizio spasmodico della sessualità, in particolare quando la sessualità è disgiunta dalla componente affettiva, sorge il legittimo sospetto che si tratti di una sessualità disfunzionale.
Faccio un esempio molto semplice ma molto significativo: quando un ragazzo vive una sessualità molto attiva ma accompagnata da senso di soddisfazione e di gratificazione, non c’è ragione di sospettare qualche forma di disagio, se invece la sessualità iperattiva è accompagnata da sensazioni di tipo depressivo, da un calo dell’autostima o dalla percezione di un senso di dipendenza, è legittimo chiedersi se dietro non ci sia una forma di disagio.
La sessualità come manifestazione e componente del disagio si incontra più facilmente negli omosessuali e in particolare in quegli omosessuali che, per ragioni di conformismo sociale o per fatti legati alla storia individuale, vivono in condizioni di repressione o presentano forme di sessualità che non sono facilmente accettate nemmeno in contesti per altri aspetti accoglienti, come per esempio i rapporti intergenerazionali. Come è ovvio e come ho potuto riscontrare più volte, l’aver subito in età infantile o anche nella prima adolescenza forme di abuso sessuale predispone ad una sessualità disfunzionale ma non la determina in modo necessario.
Alla base della sessualità disfunzionale si trova frequentemente l’idea della trasgressione e del coinvolgere altri in comportamenti trasgressivi, il che spesso significa cercare di uscire dall’isolamento e poter condividere un aspetto intimo e allo stesso tempo ansiogeno della propria personalità. Vorrei precisare che la sessualità disfunzionale affonda spesso le sue radici in settori del vissuto individuale che non hanno nulla a che vedere con la sessualità ma che hanno forti riflessi sull’autostima e sono spesso legate al contesto familiare di origine.
Il patrimonio della intimità sessuale rappresenta una delle dimensioni più importanti e nello stesso tempo più fragili della personalità, una dimensione invisibile ma presente sulla quale ciascuno misura ai livelli più profondi la sua integrazione sociale. Ovviamente all’intimità sessuale sono riferibili molti sensi di colpa, legati alla tendenza a invadere l’intimità sessuale altrui o a dissipare la propria con comportamenti anomali o eccessivi.
Da quello che ho potuto vedere la dicotomia tra affettività e sessualità, che in certe persone sembra comunque originaria, è spesso fortemente accentuata dalle esperienze di rifiuto, cioè da storie a sfondo affettivo-sessuale cominciate con entusiasmo e terminate per manifesta incompatibilità. La ripetuta esperienza dell’incompatibilità affettiva porta allo spostamento dell’investimento emotivo verso la sessualità non affettiva. Gli archetipi emersi dall’imprinting sessuale diventano così dei modelli da ripetere in modo continuo e progressivamente sempre meno gratificante. L’idea della trasgressione comincia a pesare più di quella della condivisione, i comportamenti diventano rituali e stereotipati e si forma una specie di copione che si ripete più o meno identico indipendentemente dalla personalità del partner.
Questo meccanismo, che di fatto crea una dipendenza ossessiva, è vissuto inizialmente come un semplice disagio ma tende gradualmente a divenire compulsivo. Le componenti affettive si ritraggono dalla sessualità ma non spariscono dall’orizzonte individuale, restano solo in una dimensione separata dalla sessualità. I ragazzi che vivono condizioni di disfunzionalità sessuale hanno un’affettività spesso molto profonda che può manifestarsi come tale in tutte le sue potenzialità, che possono essere enormi, intendo dire che quei ragazzi possono vivere rapporti di amicizia importanti, possono avere, su aspetti che non toccano la sessualità, un codice morale rigidissimo, ma quando si tratta di sessualità finiranno per sentirsi dominati dalla coazione a ripetere sempre i medesimi comportamenti e a cercare di coinvolgere altri in comportamenti che essi ritengono trasgressivi e comunque a dissociare affettività e sessualità.
Devo osservare che molti dei comportamenti che qui ragazzi considerano trasgressivi, sono in realtà delle varianti abbastanza comuni del comportamento sessuale che, quando non sono accompagnate da senso di dipendenza e da compulsione a ripetere o dalla tendenza a focalizzarsi soltanto su di esse, non esprimono e non creano affatto disagio. Riporto un esempio significativo: i rapporti intergenerazionali su base affettiva non sono espressioni di disagio ma quei rapporti, vissuti senza affettività e quasi autoimposti, manifestano un disagio che può essere profondo, lo stesso discorso vale per esempio per la penetrazione anale che non ha nulla a che vedere col disagio, quando è vissuta come gratificante e spontanea, ma che è invece segno di un disagio che può essere profondo quando è vissuta come autoimposizione da persone che nelle loro fantasie sessuali non hanno mai preso in considerazione quella particolare pratica sessuale. Lo stesso si potrebbe dire per l’uso di un linguaggio particolarmente provocatorio, volgare o aggressivo negli incontri sessuali e così via.
Avviene in questi casi un po’ quello che avviene nel doc (disturbo ossessivo compulsivo), un comportamento che di per sé non avrebbe nulla di trasgressivo, se fosse vissuto in una dimensione affettiva, giocosa e comunque collaborativa e senza ruoli fissi, cioè con criteri di parità e in modo leggero, è invece ritenuto trasgressivo ed è vissuto come compulsivo, ma la ragione non sta nella oggettiva trasgressività di quel comportamento o nella sua intrinseca compulsività ma solo nella mente de soggetto che associa quei comportamenti ad una situazione di disagio.
Esistono alcuni criteri che tendono alla prevenzione, nei limiti del possibile, della sessualità disfunzionale:
1) Rispetto assoluto della privacy del bambino o dell’adolescente in questioni legate alla sessualità
2) Cercare di prevenire in ogni modo gli abusi sessuali su minori, che incidono in maniera profondissima sulla vita adulta
3) Creare un ambiente che tenda a favorire l’autostima e a sviluppare un clima affettivo, in particolare fornendo esempi di associazione tra affettività e sessualità
Cerchiamo ora di analizzare sinteticamente ciascuno di questi punti.
Comprendo molto bene che nell’era di internet, in cui i bambini e gli adolescenti hanno facilmente accesso alla rete e a tutti suoi contenuti, un genitore possa essere preoccupato dell’accesso del figlio alla pornografia, che per certi versi è inevitabile; è tuttavia opportuno che questo accesso avvenga ad un’età in cui esiste già una sessualità sostanzialmente adulta (14-15 anni), in modo che non si sviluppino modelli di comportamento esclusivamente imitativo, perché un modello di sessualità esclusivamente imitativo è sostanzialmente privo di affettività. I genitori hanno spesso paura più che della pornografia, della amicizie particolari dei figli, che invece hanno il merito innegabile di favorire la crescita dell’affettività e l’integrazione di affettività e sessualità. Un genitore può e deve parlare di sessualità con il figlio ma non chiamandolo mai in causa in prima persona. Gli atteggiamenti di tipo inquisitorio o peggio di vero e proprio spionaggio, come cercare tra le carte private del figlio o manomettere il suo computer vengono percepiti come invasivi e violenti e spezzano il rapporto di fiducia genitori-figli.
La prevenzione degli abusi sui minori è un argomento molto delicato perché la stragrande maggioranza degli abusi vengono perpetrati proprio dalle persone cui il minore è affidato o comunque da persone di famiglia o che frequentano abitualmente la casa del minore. È ovvio che in queste condizioni l’intervento repressivo della legge penale rischia di essere del tutto eluso. La regola aurea per ridurre le possibilità di abuso consiste nel non “affidare” mai il minore ad altri e, in caso di necessità, nell’affidarlo ai nonni o ad altri familiari del cui comportamento si possa essere certi, e comunque mai in modo sistematico o per lunghi periodi.
Creare un ambiente che tenda a favorire l’autostima e lo sviluppo di un clima affettivo significa in pratica creare una vita familiare nel senso pieno del termine, passando molto tempo con i figli, giocando con loro fin dalla più tenera età, gratificandoli nel confronto con gli adulti e mostrando loro esempi concreti di affettività tra adulti. Non c’è nulla che possa favorire l’autostima e lo sviluppo dell’affettività del minore come il vedere i genitori vivere tra loro un clima affettivo e collaborativo. Intendo dire che il disagio del minore è molto spesso l’espressione di un disagio familiare.
Mi sono interrogato spesso su che cosa si possa fare quando una forma di sessualità disfunzionale è ormai radicata da anni e qui posso solo riportare le mie riflessioni che sono ben lungi dall’indicare un concreto modo di procedere. Naturalmente non mi sono posto il problema di che cosa possa fare uno psicologo, che assume un ruolo determinato che ha le sue regole, ma di che cosa possa fare un amico. Le variabili in gioco sono moltissime ed è difficilissimo arrivare ad una sintesi, mi limiterò quindi ad esporre i problemi più ricorrenti.
Indicherò con la lettera “A” il ragazzo che vive una condizione di disfunzione sessuale e son la lettera “B” l’amico.
Prima situazione: A ha un dialogo abbastanza franco con B e lentamente arriva a parlare con B della propria sessualità, manifestando anche gli aspetti ritenuti trasgressivi. In questo modo A intende valutare soprattutto la fedeltà di B e le sue reazioni.
Se B si mostrerà infastidito da quei discorsi o se ne andrà via per non farsi più vedere, A vivrà la cosa come l’ennesimo rifiuto nei suoi confronti e questo lo confermerà nella su idea di marginalità e di isolamento sociale.
Se B ascolterà i discorsi di A in modo paziente senza reazioni di stupore e cercherà di sottolineare che gli aspetti trasgressivi sono in realtà minimi, ammesso e non concesso che esistano, A passerà ad una fase successiva, cercherà cioè di coinvolgere B oltre il livello del dialogo, di provocarlo per convincerlo a provare un contatto sessuale, anche molto superficiale, anche solo telefonico, ma si tratterà di un contatto sessuale con quelle caratteristiche di trasgressività che B aveva ritenuto poco o per niente trasgressive e qui si porrà, per B, il problema di accettare o meno di fare questo passo avanti, perché se B accetterà, quasi certamente A proverà a fare un ulteriore passo avanti per coinvolgere sempre di più B, ma se B rifiuterà, A prenderà occasione dal rifiuto per deprimersi ulteriormente e per diminuire ulteriormente la sua autostima. Alla fine di questo processo, che può durare mesi, B si chiederà se sia il caso di cedere alle insistenze di A e qui la risposta non è affatto scontata, perché non si tratterebbe certamente di cominciare una storia d’amore con A, dato che A è coinvolto da B solo a livello sessuale ma non affettivo, mentre B potrebbe provare un coinvolgimento affettivo profondo per A. B, tuttavia, è ormai consapevole che il rapporto con A si gioca ad un altro livello e che, anche se A non è coinvolto a livello affettivo, cioè in termini di relazioni di coppia, la risposta di B può essere importantissima proprio per l’equilibrio personale di A, o meglio per la sua autostima e per il superamento degli atteggiamenti depressivi. B, d’altra parte sa molto bene che cedere ad A una volta vuol dire indurre A a ripetere quell’esperienza sessuale un numero infinito di volte ma sempre senza affettività di coppia. Tra le risposte a senso unico: accettare sempre e comunque le proposte di A, oppure dire chiaramente di no anche se nel modo meno aggressivo possibile, c’è una terza via, quella di una accondiscendenza limitata soprattutto ai periodi di massimo stress di A. La finalità di B non può consistere nel cercare di creare un legame di coppia con A, ma deve identificarsi nel permettere che A raggiunga una maggiore serenità e una maggiore autostima e che quindi possa vivere, anche nei confronti di B una dimensione affettiva “non di coppia” ma comunque fortemente stabilizzante. Come è ovvio in questo percorso ci sono moltissime varianti possibili e le decisioni non spettano a B ma sono assunte insieme da A e da B come accade in ogni rapporto interpersonale importante.
Vorrei concludere il mio discorso sulla sessualità disfunzionale con una precisazione: la sessualità disfunzionale si trova spesso in persone per altri versi realizzate nonostante la loro bassa autostima e, aggiungerei, in persone che sono costrette a vivere vite diverse da quelle che avrebbero desiderato, anche se hanno ottenuto, in queste vite non scelte, notevoli successi a livello sociale ed economico. Con queste persone è certamente possibile costruire rapporti affettivi anche molto importanti, che la loro caratteristica non aggressività e la loro tendenza a mantenere rapporti stabili, anche se non stretti, rendono di fatto spesso molto gradevoli e gratificanti.
Se c’è una cosa dalla quale bisogna in ogni caso astenersi è il giudicare, perché questo farebbe ulteriormente diminuire l’autostima e porterebbe queste persone verso stati più nettamente depressivi. Parlando sia con persone con una sessualità disfunzionale che con i loro amici ho potuto notare che tra loro sussiste rispetto e affetto. Ho altresì rilevato che alcune situazioni problematiche tendono a risolversi quando, a livello generale e non specificamente sessuale, l’autostima sale e con essa il livello sostanziale di socializzazione. Il vero pericolo è lo stato di abbandono in cui l’individuo si trova assolutamente solo con la propria depressione perché allora vengono a mancare del tutto gli stimoli a rivalutarsi e a capire che si è realmente importanti, almeno per qualcuno.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=6511
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mercoledì 21 febbraio 2018
RAGAZZI GAY E GENITORI OMOFOBI
Ciao Project,
ho 50 anni, non sono gay, ma ho un figlio gay di 25 anni e mi piacerebbe fare conoscere la mia esperienza ad altri genitori. Devo dirti che sono stato, negli ultimo due anni, un lettore assiduo dei tuoi siti che mi sono stati utilissimi. Ma cominciamo dall’inizio.
Sono nato nel 68, mi sono sposato giovane, nel 90, i miei pensavano che fosse troppo presto ma io l’ho voluto fare perché volevo vivere con mia moglie e non ho mai rimpianto quella scelta perché mia moglie è una persona che mi vuole bene veramente. Mio figlio, che qui chiamerò Diego, è nato nel 92, quando io avevo 24 anni ed ero un papà giovanissimo. Da piccolo Diego era un bambino molto vivace e curioso di tutto, che si sentiva molto il cucciolo di papà e mamma. Ho ricordi bellissimi di quel periodo (6-10 anni). Col crescere si è dimostrato anche bravo a scuola e molto responsabile, a 14 anni ha avuto le chiavi di casa. Tra noi c’è stato sempre un buon dialogo. Mia moglie non è mai stata una mamma-chioccia e ha cercato dai 14 anni in poi, di metterlo in contatto con ambienti sportivi in modo che potesse stare con altri ragazzi. A 14 anni Diego era già molto alto e giocava a basket a discreto livello, portava a casa i suoi compagni di squadra, li invita a pranzo, io e mia moglie cucinavamo e l’atmosfera era molto gradevole. Le cose sono andate avanti così fino ai 17 anni. Mio figlio non aveva mai portato a casa una ragazza e non aveva mai parlato di ragazze. In casa non avevamo mai parlato seriamente di sesso. Diego vedeva me e la madre che la sera vedevamo la televisione abbracciati e la cosa per lui era assolutamente naturale. Era capitato qualche volta di parlare un po’ di qualche trasmissione televisiva che accennava alla omosessualità. Sia io che mia moglie abbiamo sottolineato che ciascuno è quello che è e che solo le persone poco intelligenti possono avere pregiudizi in questo campo.
Vorrei chiarire che i nostri non erano atteggiamenti “politicamente corretti” assunti perché chi è di sinistra ragiona così. Io, in gioventù ho avuto un amico gay molto più grande di me, che forse si era innamorato di me, che per me è stato un secondo padre, se non ci fosse stato lui non so che fine avrei fatto ma credo che avrei corso molti rischi e molto seri. Anche mia moglie l’ha conosciuto ed è rimasta molto colpita. Insomma, la faccio breve, per me l’omofobia non esiste perché sarebbe la più radicale contraddizione della mia vita e della mia esperienza.
Quindi Diego, a casa, non mai respirato un’atmosfera omofoba. Comunque quando aveva 17 anni io e mia moglie abbiamo cominciato a porci delle domande, non eravamo prevenuti verso l’omosessualità, ma avere un figlio unico e sapere che è gay non è comunque una cosa facilissima da accettare, non fosse altro perché uno si chiede come si deve comportare per fare il genitore nel modo migliore. Avevamo notato che Diego stava molto spesso con un ragazzo che chiamerò Dany, erano inseparabili. Dany veniva spasso a casa. Diego e Dany (“D&D” così si chiamavano tra loro) andavano al campeggio insieme, passavano le vacanze insieme di Natale e di Pasqua in giro per l’Italia. Diego era contento e si vedeva. Io e mia moglie non ci siamo mai intromessi, però abbiamo capito che tra loro c’era qualcosa di più di una semplice amicizia. Diego però non ci aveva accennato nulla e noi non ce la sentivamo proprio di fare domande in proposito. Dany disegnava benissimo, i suoi disegni erano delle vere opere d’arte, e piano piano casa nostra fu piena dei disegni di Dany. Nel frattempo Diego aveva compiuto 18 anni. La festa di compleanno non era stata un’invasione di amici, come quella dei 17, ma era stata tutta centrata su una gita (Sabato e Domenica) con Dany. Qualche volta Diego restava a dormire a casa di Dany, noi non dicevamo nulla ma nel sottofondo però avevamo qualche preoccupazione, non per l’omosessualità ma per i possibili rischi per la salute e un po’ di ansia la sentivamo eccome. Ho pensato che non se ne potesse fare a meno e ho deciso di parlare con Diego. Siamo usciti insieme un pomeriggio e siamo andati alla villa comunale e gli ho detto: “A me e a tua madre Dany ci sta benissimo, ma abbiamo qualche preoccupazione per la salute…” Lui mi ha guardato dritto negli occhi e mi ha detto: “abbiamo fatto il test tutti e due… e comunque lui non era mai stato con nessuno e nemmeno io.” Gli ho chiesto: “Ma i genitori di Dany lo sanno?” e lui mi ha risposto: “No! E questo è il problema più grosso, perché non sono come te e mamma… insomma Dany li teme.” Abbiamo parlato molto di questo fatto, Diego era veramente preoccupato. Dany avrebbe anche tagliato i ponti con la sua famiglia ma per lui sarebbe stato un trauma. Parlare con mio figlio non solo mi ha tranquillizzato ma mi ha fatto capire che ho un figlio d’oro e che posso ritenermi un padre felice. A casa ho raccontato a mia moglie del discorso fatto con Diego e lei mi ha guardato perplessa e mi ha detto: “Ma tu pensi che noi possiamo fare qualcosa per questi ragazzi?” Si riferiva al fatto di prendere contatto con la famiglia di Dany e di esplorare un po’ la situazione. Le ho risposto che su questo bisognava sentire non solo Diego ma soprattutto Dany. Un giorno che i ragazzi sono venuti a casa il discorso lo ha avviato proprio Diego, Dany sapeva già che noi sapevamo. Dany però era molto esitante, perché a casa sua nessuno sospettava nulla. In sostanza nessuno di noi quattro aveva le idee chiare. I ragazzi dovevano finire l’ultimo anno di liceo e poi sarebbero andati all’università, ovviamente insieme e in un’altra città, avrebbero fatto entrambi ingegneria e avrebbero preso anche un appartamentino monocamera insieme. Ma lo scoglio della famiglia di Dany restava un problema insoluto. L’anno successivo i ragazzi sono andati all’università, e come previsto hanno condiviso un piccolo appartamento, metà delle spese le pagavamo noi e metà la famiglia di Dany. Le cose sembravano andare bene, i ragazzi erano contenti, poi Dany ha avuto la malaugurata idea di parlare chiaro con i suoi genitori e da lì è cominciato il disastro. Lo hanno minacciato, in pratica lo hanno minacciato di diseredarlo, e non è una cosa da poco perché è una famiglia che sta bene economicamente. Ho chiarito a Dany che in ogni caso la quota di legittima nessuna gliela avrebbe potuta togliere, ma lui nemmeno mi stava a sentire, voleva tagliare i ponti con la sua famiglia, evidentemente dopo il discorso di chiarimento, doveva essere stato trattato malissimo. La famiglia ha smesso di pagare le tasse universitarie e la quota dell’appartamento per costringere Dany e rientrare a casa, Dany voleva lasciare l’università e mettersi a lavorare ma lo abbiamo convinto che sarebbe stata una follia e che avrebbe fatto un danno grave anche Diego, perché studiando insieme ottenevano ottimi risultati, e lui si è lasciato convincere. Abbiamo pagato noi tutte le spese, che in fondo non erano poi una gran cosa. Dany però si sentiva in imbarazzo per questa cosa e noi non sapevamo che cosa fare per rimettere Dany di buon umore. Per fortuna poi i ragazzi sono stati molto impegnati nello studio e questi problemi sono passati in seconda linea. Ogni settimana o io o mia moglie ci facevamo un viaggetto fino a casa dei ragazzi per portare loro i pasti già cucinati per la settimana, in modo che non perdessero tempo per queste cose. Mia moglie lavava e stirava perché avessero gli abiti sempre in ordine, insomma, non li abbiamo lasciati soli e ormai si sono laureati entrambi brillantemente e hanno cominciato anche a lavorare, si tratta ancora di piccole cose, ma così si fanno conoscere e le prospettive si allargano. Purtroppo i genitori di Dany sono spariti, sembra incredibile ma è proprio così, si sono disinteressati del tutto del figlio, non avrei mai pensato che si potesse arrivare a tanto, ma è quello che è successo. Dany non li vede da anni, e poi adesso vive con Diego nella città dove hanno studiato e secondo me non hanno nessun desiderio di tornare nella città di origine. Noi li andiamo a trovare più o meno un weekend al mese e ci accolgono con entusiasmo. Dany è molto amareggiato dal comportamento dei suoi genitori ma ormai ha perso lo speranza che possa cambiare qualcosa.
Project, anche Diego e Dany ti conoscono e tu hai parlato con loro (prima con Diego e poi con Dany, dopo circa un mese, più o meno un anno fa), stai facendo un lavoro utilissimo. Mi piacerebbe molto che tanti genitori aprissero gli occhi e mettessero da parte i pregiudizi perché per un figlio gay vedere che i genitori tentano di forzare la sua libertà e poi spariscono quando si rendono conto che il figlio ha un suo mondo, significa perdere buona parte della visione positiva della vita. Dany aveva trovato Diego e poi ha trovato anche noi e tutto sommato, per lui la situazione non è stata distruttiva, ma se fosse stato solo sarebbe stato costretto a rinunciare agli studi e avrebbe finito per covare dentro di sé un risentimento violento, e tutto questo assolutamente senza nessuna ragione seria. Io ho un figlio gay ma è un ragazzo felice, né io né mia moglie abbiamo timori per il suo avvenire, perché è riuscito a realizzare quello desiderava e ora è un uomo adulto di cui andiamo orgogliosi, ha un ragazzo che ama e che lo ama e non resterà solo. Mi chiedo come sia possibile che ancora nel XXI secolo ci siano genitori tanto fuori dal mondo di pensare di poter abbandonare un figlio perché è gay. Tutto questo è veramente assurdo!
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=15&t=6384
Read this post in English: http://gayprojectforum.altervista.org/T-gay-guys-and-homophobic-parents
giovedì 16 novembre 2017
GAY, ADULTI INAFFIDABILI E MITI DI VIRILITA' E MASCOLINITA'
Ciao Project,
c’è una cosa che mi piace del tuo forum, non ci sono geremiadi, lamentazioni, forme di vittimismo di varia natura. In fondo i gay hanno tanti problemi e in certi paesi sono effettivamente perseguitati, ma in Europa o negli U.S., devono al massimo sopportare il peso dell’ignoranza ancora diffusissima e dei preconcetti che sono ancora l’ostacolo più grosso alla vera integrazione dei gay. Molti dei problemi dei gay derivano dal fatto che non sono una maggioranza, che non possono imporre nulla ma devono farsi accettare facendo crescere gli altri e inducendoli piano piano a superare i preconcetti e l’omologazione.
Il mio problema più grosso, quando ero giovane (oggi ho 45 anni) è stato riconoscere i ragazzi gay in una folla di ragazzi in cui essi facevano di tutto per nascondersi e rendersi invisibili. In pratica internet ha facilitato molto le cose e, diciamolo una buona volta, ha anche messo fuori gioco tanti loschi individui che sugli incontri tra omosessuali avevano costruito piccole fortune. Adesso è pensabile e possibile tutto quello che 25-30 anni fa non lo era affatto. Quindi c’è meno motivo per lamentarsi, però l’accresciuto livello di confidenza dei ragazzi gay verso vari ambienti sociali ha anche diminuito la percezione del rischio. Tanti ragazzi si fidano troppo facilmente, se non proprio del primo venuto, almeno delle figure istituzionali che hanno vicino, in primo luogo dei genitori e poi degli insegnanti, degli allenatori, dei preti, ecc. ecc., tutte persone che “dovrebbero” avere una propensione al dialogo sostanziale ma che spasso non sono veramente coscienti del loro ruoli e non sono culturalmente o addirittura umanamente in grado di assolvere ai loro doveri. Cito solo un episodio.
Un ragazzo, a scuola, confidò di essere gay ad un insegnate, anch’egli gay. In una situazione del genere, la prima regola, quella veramente inderogabile dovrebbe essere il rispetto della privacy altrui. È già assurdo che un insegnante che ha ricevuto una confidenza di questo tipo non rispetti la riservatezza di chi gli ha fatto quella confidenza, ma è molto più assurdo che lo faccia un insegnate gay! Eppure queste cose accadono. Ho visto professori universitari fare commenti ironici diretti durante la lezione ad un loro studente ritenuto gay. Ho visto un allenatore, che si vantava di essere un tombeur de femmes, ironizzare su un ragazzo gay o presunto gay allenato da lui. Ho visto anche un prete raccontare, a suo dire “a fin di bene”, ai genitori di un ragazzo che il figlio era omosessuale dopo averlo appreso in confessione. Ho visto più di una volta psicologi incapaci di rispettare la privacy di quanti si rivolgevano a loro. Un atteggiamento mi è sembrato sempre molto stupido negli adulti, e cioè il sentirsi superiori ai ragazzi, come se gli anni fossero veramente una garanzia di maturità. Due insegnanti che parlano sghignazzando di un loro alunno gay pensano di scherzare ma non si rendono conto che il loro comportamento, sostanzialmente infantile, può provocare danni terribili. È come se gli adulti si vantassero di essere adulti, come se una cosa del genere fosse un merito, e in certi casi, cioè quando manca veramente la maturità intellettuale e morale di un individuo, essere adulti rende particolarmente grave quella mancanza.
Ho visto ragazzi soffrire molto per la stupidità di quelli che stavano intorno a loro, Bisognerebbe veramente cambiare mentalità… comunque niente lamentazioni! In fondo non serve a niente chiedersi di chi è la colpa della stupidità così largamente diffusa. Moltissimi adulti di oggi, invece di ricevere una educazione sessuale sono cresciuti a forza di preconcetti, costretti in modo più o meno esplicito ad allinearsi al pensiero dominante, e questo forse li scusa parzialmente.
Dimmi tu, Project, come si può cominciare, almeno cominciare a cambiare un po’ le cose. O forse dobbiamo rassegnarci a tenercele cosi?
Aspetto una tua risposta.
Danny
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Ciao Danny,
Ieri sera, leggendo un post di un terapista nero gay (post), che raccontava come suo padre intendeva insegnargli che cosa è la virilità (con le botte e con il rifiuto di qualsiasi forma di dialogo), mi sono chiesto quale enorme fatica abbia fatto questa persona a liberarsi. Per i gay, i due concetti di virilità e di mascolinità sono sempre stati origine di problemi di vario genere, perché il modo di pensare comune attribuisce ai gay una specie di effeminatezza naturale che non è possibile reprimere e che rende il gay riconoscibile. Come se un gay non fosse virile o maschile proprio in quanto gay, come se essere gay significasse appartenere ad una specie di terzo sesso, intermedio tra gli uomini e le donne. Posso dire che ho ammirato l’autore del post che ho letto ieri sera, perché è riuscito a liberarsi dai pregiudizi e dalla omofobia interiorizzata e ha avuto il coraggio di pubblicare quel post che penso possa aiutare molte persone a sentirsi più forti dei pregiudizi.
Project
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
You can read this post in English and enter the discussion on Gay Project Forum:
mercoledì 30 novembre 2016
EDUCAZIONE DEGLI OMOSESSUALI SECONDO RAFFALOVICH
Il capitolo di “Uranismo e Unisessualità” che vi presento oggi affronta il tema dell’educazione degli omosessuali.
Raffalovich è convinto che vi siano molti omosessuali che sono tali fin dalla nascita e che la loro omosessualità si manifesti molto precocemente, ben prima della pubertà. Se fosse possibile individuarli molto per tempo si potrebbe applicare loro un tipo particolare di educazione non repressiva che li guidi alla moderazione e all’autocontrollo, rendendo così un grande servigio sia a loro che alla società nel suo complesso.
Raffalovich, nel capitolo precedente, aveva rivendicato per gli omosessuali il diritto di avere una filosofia (che identificava in Platone) che non umiliasse la loro individualità ma mettesse il luce i valori positivi dell’omosessualità vissuta moralmente. Qui l’autore estende il concetto e sostiene che gli omosessuali, almeno gli omosessuali per nascita, hanno diritto ad un loro modello di educazione che, anche in questo caso, non ne schiacci l’individualità e faccia emergere come l’omosessualità di un individuo capace di autocontrollo sia una valore per la società.
Per molti omosessuali per nascita, l’educazione, così come essa era concepita nella seconda metà dell’800 (ed è spasso anche oggi), era il primo assaggio della repressione dell’esclusione sociale e in questo senso era nefasta per l’omosessuale e deleteria per la società. Secondo Raffalovich, l’educazione dell’omosessuale dovrebbe mirare e fargli vivere seriamente la sua omosessualità, allontanandolo dall’effeminatezza, dalla vanità e da tante altre manifestazioni che Raffalovich non considera positive.
Va sottolineato che per quelli che non sono nati omosessuali il discorso educativo è decisamente più complesso, perché qualsiasi tentativo di controllare l’educazione sessuale di un ragazzo può portare a risultati opposti rispetto a quelli sperati, in questo senso non sono consigliabili né l’eccessivo controllo, né la totale libertà.
Raffalovich è convinto che per molti ragazzi l’orientamento sessuale definitivo potrà essere determinato da situazioni imprevedibili e incontrollabili. In qualche modo prefigura il concetto di imprinting sessuale. Ovviamente nessun imprinting sessuale potrà modificare l’orientamento innato degli omosessuali o degli eterosessuali per nascita, ma l’imprinting avrà certamente un peso, a detta di Raffalovich un peso determinante, nel definire l’orientamento di quanti non hanno un orientamento innato.
Oggi i punti di vista di Raffalovich appaiono superati e la distinzione classica tra omosessualità innata e omosessualità acquista, sulla quale si fonda il discorso dell’autore, è stata sostituita da un approccio genetico-epigenetico che promette sviluppi molto interessanti in relazione alla comprensione della sessualità.
Due osservazioni di dettaglio possono avere ancora oggi una validità: 1) l’eccesso di pudore dei bambini, viso come segno molto precoce di possibile omosessualità, 2) la frequenza di coppie fratello-sorella entrambi omosessuali. Su quest’ultimo punto, in particolare, l’approccio di Raffalovich è meramente osservazionale ma coglie un elemento con delle basi oggettive che andrebbe approfondito.
Due osservazioni di dettaglio possono avere ancora oggi una validità: 1) l’eccesso di pudore dei bambini, viso come segno molto precoce di possibile omosessualità, 2) la frequenza di coppie fratello-sorella entrambi omosessuali. Su quest’ultimo punto, in particolare, l’approccio di Raffalovich è meramente osservazionale ma coglie un elemento con delle basi oggettive che andrebbe approfondito.
Lasciamo ora la parola a Raffalovich.
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L’educazione degli uranisti
Vorrei fare un appello agli psicologi, agli istitutori, a tutti coloro che hanno l’intelligenza e dispongono di una documentazione in proposito; l’inversione sessuale (non dico la perversione) diventerà uno dei problemi del futuro, è già abbastanza sorprendente oggi, e bisognerà conoscerla a fondo, comprenderla e, se non la si può contenere, bisognerà lottare con essa, nell’ attesa che le persone di esperienza, autorizzate a farlo, definiscano gli indici dai quali si possa capire che il ragazzo (modesto, prudente forse, oppure turbolento, franco o ipocrita, allevato bene e docile) è un invertito. I genitori naturalmente non si assumono questa responsabilità. E forse è una cosa buona, non avrebbero probabilmente più competenze delle persone incaricate di allevare i loro figli. Ma è strano preoccuparci della nostra ignoranza oggi. Da quali indici si può riconoscere che l’inversione minaccia un ragazzo? Quello che è certo è che questi indici esistono. Perché non ce ne siamo ancora occupati? Abbiamo provato e proviamo ogni giorno a non permettere ai ragazzi di pervertirsi, ma l’educazione speciale che deve essere usata per gli invertiti di nascita non è stata neppure accennata. Sarebbe tempo di cominciare.
Non pretendo certo di contribuire molto a questo studio; ma ho qualche osservazione da offrire.
L’educazione non deve preoccuparsi di quelli che arriveranno attraverso la donna all’omosessualità, o alla passione per i minori o per le uniformi.
La passione della similarità è altrettanto radicata di quella del contrasto sessuale, e non è da una di esse che bisogna fare derivare l’altra; ma esse sorgono entrambe da uno stadio intermedio che le precede e che è stato chiamato indifferenza sessuale. C’è (e coloro che si occupano di infanzia lo sanno) un’età (che varia da individuo a individuo) in cui il bambino non ha psicologicamente un sesso preciso; questa indecisione può durare fino alla pubertà, o anche un po’ oltre, e può durare anche tutta la vita. A questa età la maggior parte dei ragazzi sono incerti: la loro sessualità non è ancora definita. Le loro pure amicizie sono dei puri amori. Le loro impurità possono non essere che il male minore e possono non influenzare il loro avvenire. Ogni essere vivente, ogni età, ogni sesso può turbarli e attirarli. Saranno le circostanze, le persone che hanno intorno, l’ora e il momento, che decideranno per loro. Avranno nella loro memoria uno o qualche ricordo omosessuale senza smettere di essere individui eterosessuali per questo, oppure saranno precocemente eterosessuali, o anche saranno viziati, guastati, preparati per l’omosessualità, per tutti i vizi di imitazione e di immaginazione?
L’educazione, come la intendiamo oggi, tenta di lottare contro tutti questi pericoli a forza di lavoro, di sorveglianza e di tante altre cose.
Per un numero di bambini più grande di quanto non si voglia credere, e che aumenterà, ne sono sicuro, c’è una precocità ben altrimenti sorprendente. Il bambino di quattro anni che già ama le donne e si turba alla loro vista o al loro tocco, o il bambino della stessa età che ama gli uomini e che prova alla loro vista o quando li sfiora, o quando pensa a loro delle sensazioni, delle scosse violente, irresistibili (e per molti invertiti queste sensazioni cominciano molto presto e in modo molto innocente: il bambino si interessa quando è ancora piccolissimo alle persone del medesimo sesso), questo bambino è predestinato. E quelli che lo circondano lo ignorano, quasi si penserebbe che vogliano ignorarlo. In ogni caso, se il bambino è ben controllato, ben chiuso, ben protetto, tutto si coalizza per nascondere e oscurare, ma molto poco o nulla per soffocare la sessualità propria del bambino. L’irresistibile vocazione si fa strada, si infiltra, si insinua e viene alla luce.
Quelli che stanno per obbedire a questa vocazione forse non conoscono se stessi, si ignorano perché sono soli o isolati (e niente isola un bambino come l’inversione, anche la più nascosta), perché non sano il nome e il significato delle loro azioni, e un libro, un fatto casuale rivela loro il carattere dei loro desideri o anche delle loro soddisfazioni. Normalmente non si spaventano, poi sono anche contenti di sapere il loro segreto, si mettono da parte inopportunamente e non sono capiti, oppure vengono capiti e rimproverati, o vengono fin troppo capiti e vengono spaventati, quindi lottano e soffrono, si rassegnano e rinunciano, oppure si rassegnano e diventano degli ipocriti o degli eccentrici, oppure si rivoltano e diventano folli, o mostri, o bestie e ci si domanda se l’educazione non avrebbe potuto salvarne qualcuno?
Certi uomini sono nati uranisti, sembrano avere la vocazione all’uranismo dalla più tenera età. Ci sembra che nulla possa cambiarli, smuoverli. Nutrono essi stessi questa vocazione, si formano da se stessi, e nulla li allontana dalla loro strada.
Altri uomini sono nati eterosessuali. Hanno la vocazione di amare la donna e niente li ferma, né l’educazione austera né la carriera che intraprendono. Essi per l’inversione non provano se non il disgusto più profondo e lo stupore più ironico.
Altri uomini soddisfano a tutte le gradazioni tra l’assoluta omosessualità e l’assoluta eterosessualità. Tutte le gradazioni possibili sono rappresentate. Si può trovare il completo ermafroditismo psichico, l’uomo-donna, e molte specie di uomo-donna; l’uomo che è uomo rispetto agli uomini e alle donne, quello che lo è in rapporto ad un solo sesso (non importa quale) e non in rapporto all’altro. Si possono trovare tutte le possibilità e anche tutte le situazioni più improbabili.
L’educazione, le circostanze morali, fisiche, le amicizie, le influenze, tutto quello che può agire poco o molto, determina piano piano la forma che prenderà la sessualità del bambino che cresce. Gli affetti infantili sono immagini di questa incertezza sessuale. Essi ci mostrano anche quello che più tardi noi abbiamo il torto di dimenticare, cioè che gli affetti possono essere potenti e puri.
Se nulla impedisce lo sviluppo del bambino, se è circondato da persone che, senza volerlo, lo guidano verso l’eterosessualità, diventerà un uomo come la maggior parte degli uomini.
Al contrario, se quelli che gli stanno intorno, in un modo o nell’altro, senza saperlo, lo sviano dall’eterosessualità isolandolo, facendogli conoscere anticipatamente tutto quello che c’è da dire contro le donne, costringendolo a una condotta troppo esatta e troppo rigorosa, tenderà più o meno verso l’omosessualità, più o meno a lungo. Tutto dipenderà dalla circostanze.
Gli indifferenti, quelli che possono svilupparsi sia come omosessuali che come eterosessuali con una facilità quasi equivalente, sono spesso guidati dalle restrizioni che vengono loro imposte o dalla libertà che si concede loro. Se si trovano nell’impossibilità di legarsi con una donna senza problemi, inquietudini o rimproveri, scivolano più facilmente sul pendio dell’omosessualità.
Gli uranisti e gli eterosessuali precoci e feroci, non hanno mai avuto delle possibilità.
Nessuno di loro ha avuto dubbi sulla sua disposizione, sulla sua vocazione. Nessuno di loro ha fatto il possibile per sviare la sua sessualità. Si è, forse e veramente troppo tardi, tentato di tenere sotto controllo l’eterosessualità, ma che cosa si è fatto contro l’omosessualità? Niente! Non ci occupiamo affatto qui del bambino eterosessuale. Quello che qui ci interessa è indicare o cercare di indicare quello che può fare l’educazione per l’uranista.
Nessuno di loro ha avuto dubbi sulla sua disposizione, sulla sua vocazione. Nessuno di loro ha fatto il possibile per sviare la sua sessualità. Si è, forse e veramente troppo tardi, tentato di tenere sotto controllo l’eterosessualità, ma che cosa si è fatto contro l’omosessualità? Niente! Non ci occupiamo affatto qui del bambino eterosessuale. Quello che qui ci interessa è indicare o cercare di indicare quello che può fare l’educazione per l’uranista.
Prima di tutto: come, da quali segni si distingue un uranista?
Vorrei fare un appello a tutti quelli che si dedicano all’educazione dell’infanzia o che hanno conosciuto degli uranisti bambini per pregarli di ricordarsi dei segnali dati da questi bambini e dai loro genitori.
Ho già parlato del pudore precoce degli invertiti. Questo è un segno da osservare. I bambini sono pudichi in presenza di un uomo? Esitano a spogliarsi, a mostrare il loro corpo, a soddisfarne le esigenze più elementari in presenza di un uomo? Questo è un segno che non bisogna trascurare.
La prudenza, la reticenza dei bambini rende molto malagevole questo compito così importante. Il pudore precoce ed esagerato non può essere l’unico segno dell’uranismo infantile. Ma dove trovare quello che cerchiamo?
Gli uranisti raccontano spesso che essi amavano i giochi delle ragazzine, ma molti eterosessuali hanno giocato con le bambole perché avevano fantasia e hanno fatto degli arazzi perché avevano dita agili.
La vanità precoce, il gusto dell’abbellimento sarebbero piuttosto da temere. Bisognerebbe scoraggiarli sempre ma non in modo da rendere più interessante quello che non si permette.
Bisognerebbe evitare tutti i travestimenti, tutto quello che dà al bambino l’illusione di essere una bambina. Ci sono genitori che vestono le loro figlie come dei ragazzini per stupidità e per ignoranza. Tutto quello che accentua o rende confusa la nozione del sesso è da temere per un bambino. Ho trovato spesso, ma non vorrei essere accusato di generalizzare a oltranza, un fratello uranista che aveva una sorella più o meno invertita, o una sorella omosessuale con un fratello più o meno sospetto.
Molte volte sono rimasto colpito da questa coincidenza, ma non so come spiegarla. Se il fratello e la sorella sono stati insieme durante l’infanzia, si potrebbe dare un notevole peso alla loro influenza reciproca. Il fratello delicato e femminile farebbe risaltare nella sorella tutto quelle che lei potrebbe avere di mascolino e di energico. Lei si abituerebbe a proteggere il fratello, a supplire alle qualità di cui lui avrebbe bisogno.
Coloro che conoscono la psicologia dei bambini apprezzeranno quello che ho appena detto.
L’amore delle cose belle, degli abiti, degli oggetti d’arte deve pure richiamare la nostra attenzione, senza che noi siamo portati a scoraggiarlo. Al contrario il gusto per le cose artistiche ha aiutato più di un uranista a condurre un’esistenza possibile o rispettabile: solo che bisognerebbe dare la massima serietà a questo gusto e non farlo diventare un gusto da amatore.
Gli uranisti sono spesso superficiali, gli amatori di ogni tipo si reclutano tra loro.
Molti argomenti a favore delle donne possono essere usati anche a favore degli invertiti. Se si parla a un difensore delle donne dell’inferiorità intellettuale, della mancanza di lealtà delle donne, lui vi dirà: Loro non hanno mai avuto possibilità; a loro non è stata insegnata nessuna di queste cose.
Ebbene, dato che l’invertito non è impedito dalla maternità, da tutti i doveri del sesso femminile, perché non provare a renderlo utile all’umanità? Ha parecchi difetti, parecchi vizi innati, ma la nostra civiltà e la nostra educazione non lo rendono migliore e non possono renderlo migliore.
Le api, le formiche, hanno dei lavoratori che non si riproducono. È possibile, oscuramente possibile utilizzare gli uranisti.
L’inversione non agisce nello stesso modo in tutti gli invertiti. Ci sono invertiti molto onesti e invertiti detestabili, ce ne sono di sobri e di dissoluti.
E comunque possono avere le stesse tentazioni; solo che gli uni si sono lasciati andare mentre gli altri si sono fermati in tempo prima dell’abiezione. Confessano che i loro errori hanno insegnato loro a correggersi, a emendarsi, ma che avrebbero sofferto molto meno, che si sarebbero comportati meglio, che sarebbero stati più forti e meglio armati verso la vita, se l’educazione avesse trovato la strada giusta, li avesse aiutati, capiti, invece di rifiutarli ed esacerbarli. Per costoro l’educazione è stata cieca e crudele.
Quanto gli altri, a quelli il cui valore morale era minore, la cui vanità e la cui insincerità erano nate con l’inversione, l’educazione è spesso stata loro complice.
Se, invece di cercare scuse nella sorte tragica degli invertiti nati (sorte che non è più tragica, quando valgono qualcosa, di quella degli uomini eterosessuali dello stesso valore), si fosse provato fin dall’infanzia, ad aiutarli, ad insegnare loro a dominarsi, a superarsi, questo sarebbe stato un servizio all’umanità. Ma per fare questo bisognerebbe scoprire, riconoscere l’invertito prima che egli abbia avuto il tempo di corrompersi inconsciamente. Bisognerebbe vegliare a tutti i costi sulla salute fisica, più facile da correggere rispetto alla salute morale, e non bisognerebbe trascurare una molto complessa igiene morale. E si potrebbe riuscire a ridurre il numero degli effeminati, degli ipocriti, degli eccentrici, dei vanitosi viziosi e venali che invadono la società.
E ne varrebbe proprio la pena.
E ne varrebbe proprio la pena.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di quetso post, aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5830
venerdì 22 gennaio 2016
STORIA DI UN INSEGNANTE OMOSESSUALE
STORIE DI OMOSESSUALI TRA 800 E 900 – parte undicesima
La Storia 25 presentata da Havelock Ellis nel suo trattato sull’inversione sessuale, scritta in un Inglese molto paratattico e colloquiale (probabilmente scritta di getto) si sofferma sul senso che ha la scelta dell’insegnamento per un omosessuale. Nel caso specifico si tratta di un omosessuale di formazione nettamente puritana che cerca di conciliare omosessualità e senso del dovere in una situazione, come quella delle scuole inglesi a cavallo tra 800 e 900 in cui l’omosessualità tra studenti non era certo rarissima. Qui tuttavia il punto vi vista è quello dell’insegnante che si innamora di uno studente ed è, almeno relativamente, ricambiato.
Buona lettura.
STORIA 25
A. S., insegnante, 46 anni.
“Mio padre era, direi, al di sotto della media quanto a disponibilità per l’amicizia. Gli piacevano le ragazze, e non è mai stato interessato a ragazzi. Era un uomo di moralità fortemente puritana, capace di condannare con cupa asprezza. Era anche un uomo capace di grandi sacrifici per questioni di principio, e mentalmente era molto ben dotato. Mia madre era un’intelligente donna pratica, molto partecipativa. Era capace di calda amicizia, specialmente verso quelli più giovani di lei. Suo padre (che non ho mai conosciuto) era un insegnante. Si dedicava a sua moglie, ma si dilettava anche della compagnia di giovani uomini. Aveva sempre qualche giovane uomo in braccio, mia madre mi diceva. La famiglia di mia madre è di origine gallese. Ho imparato a leggere a 5 anni, e posso a malapena averne avuti 6 quando avevo l’abitudine di leggere più e più volte il lamento di Davide per Assalonne. Anche ora posso vagamente ricordare il fascino da sirena che quel ritornello malinconico esercitava su di me, ‘O figlio mio Assalonne …. O Assalonne, figlio mio, figlio mio! ‘ Di recente, quando ho pensato alla quantità di devozione che ho dimostrato per i ragazzi e alla quantità di patimenti che ho a volte sofferto per loro, ho sentito come se ci fosse qualcosa di quasi stranamente profetico in quel fatto così precoce.
“Sono sempre stato una creatura suggestionabile. Mia madre era molto musicale, e il suo canto ‘si impossessò’ di me meravigliosamente. Il drammatico e il poetico mi hanno sempre attirato fortemente.
“Sentivo che avrei voluto agire, ma non ho mai osato. Nello stesso modo sentivo che un giorno mi sarebbe piaciuto essere un insegnante, ma non osavo dirlo Una creatura timida, che si ritraeva, era evidentemente inadatta per tali occupazioni. Beh, l’insegnamento alla fine arrivò, e la cosa strana era che i ragazzi erano in un modo o nell’altro attratti da me, e i peggiori elementi erano attratti più degli altri. E arrivò anche la possibilità di agire. A causa di alcune difficoltà su un lancio in un gioco a scuola, entrai in gioco io. Dopo di che ho capito che (in una certa misura) potevo agire. Ho trascorso due periodi di vacanza con una compagnia drammatica. Avrei potuto senza dubbio rimanere sulla scena, salvo che per una cosa. Non vogliono essere bigotto, ma le barzellette sporche e brutte mi sono odiose. È stato questo genere di cose che mi ha allontanato. Mi buttai invece nel lavoro scolastico.
“Sono stati in parte l’interesse drammatico e in parte un genuino interesse per la natura umana, che mi hanno portato a fare anche un po’ di predicazione. Quando era stato gravemente ferito da uno o due ragazzi che amavo, pensai di dedicarmi al lavoro pastorale, ma abbandonai anche questo, e molto saggiamente. Non sarei mai stato in grado di lavorare comodamente con una qualsiasi organizzazione. Per prima cosa ho una tendenza a far mie le idee nuove, e questo alle organizzazioni non piace. E poi, tutte le funzioni sociali sono anatema per me.
“L’interesse per ‘arte’, come di solito intesa, cominciò a farsi sentire solo dopo i 30 anni. Iniziò con l’architettura per passare poi alla pittura e alla scultura. La tendenza a fare piuttosto una varietà (una troppo grande varietà) di cose caratterizza molti Uranisti. Siamo un po’ come i composti chimici labili: le nostre molecole facilmente si riorganizzano.
“Quando ero un ragazzo di 10 anni ho avuto la classica storia d’amore con una ragazza della mia stessa età. L’incidente richiede forse un po’ più di analisi per il seguente motivo: quando avevo 16 anni quella ragazza visse con noi per un anno. Era una bella, piacevole, ragazza intelligente, e pensava molto a me. Sono stato fortemente attratto da lei. Ricordo in particolare un piccolo fatto. Le avevo mostrando come fare un po’ di algebra e lei era inginocchiata vicino al tavolo dalla parte della mia sedia. I suoi capelli le scorrevano sulle spalle e lei sembrava piuttosto affascinante. Espresse calda ammirazione per il modo in cui avevo risolto il problema. Mi ricordo che io volutamente schiacciai il sentimento di attrazione che mi aveva assalito. Io a malapena so perché l’ho fatto; ma penso che ci fosse la vaga sensazione che non volevo che disturbasse il mio lavoro. Non c’era attrazione sessuale o, almeno, nessun’attrazione che fosse manifesta. La ragazza, non c’è dubbio, è arrivata ad amarmi. Mi dispiace dire che in altri due casi, poi, due donne mi volevano bene, e sono rimaste entrambe nubili per colpa mia. A volte sento che in una società sapientemente libera sarei in grado di dare figli ad entrambe queste donne. Credo che lo avrei potuto fare, e credo che sarebbe stata una soddisfazione immensa per loro. Una unione permanente con una donna sarebbe, tuttavia, impossibile per me. Una unione permanente con un uomo sarebbe, credo, possibile. Almeno sono consapevole che le attrazioni che sono state di carattere totalmente omosessuale, nel mio caso, sono state molto durature.
“Sono stato fortemente attratto quando non avevo più di 13 anni da un ragazzo poco più grande di me. È stata una storia d’amore, non c’è dubbio, ma non ricordo alcuna manifestazione sessuale esterna. Ci sono stati altri casi di passaggio, ma in nessun caso c’è stata una qualche risposta calda fino a quando ho raggiunto i 15 anni. Ho poi fatto amicizia con un ragazzo di tipo completamente diverso da me. Ero un lettore. Mi piaceva fare lunghe passeggiate e mi piaceva l’aria fresca, ma ero troppo timido per andare a fare sport. Anzi ero terribilmente timido. Lui era un grande sportivo e sempre a suo agio in compagnia. Ma mi chiese di aiutarlo in un certo lavoro, e cominciammo a lavorare insieme. Ho finito per innamorarmi appassionatamente di lui. Le sue carezze mi causavano sempre un po’ di erezione. Personalmente, credo che sarebbe stato più saggio aver dato espressione sessuale completa a questi sentimenti. L’assenza di conoscenze portò a due risultati nettamente indesiderati: il primo fu una forte congestione e dolori intermittenti, il secondo fu una tendenza ad una sorta di masochismo modificato. C’è sempre stata, suppongo, una qualche attrazione erotica per le natiche, e naturalmente anche per i ragazzi, essi offrono un bersaglio irresistibilmente attraente per un buono schiaffo. Ho scoperto che quando questo ragazzo mi ha sculacciato, il fatto ha prodotto una certa quantità di eccitazione sessuale, e il desiderio di questa forma di stimolo è cresciuto in me. Il risultato, nel mio caso, è stato cattivo. Era sensualismo, non amore. Posso dire questo in modo affidabile, perché in un caso di amore profondamente appassionato di molto tempo dopo, mi ritrassi da tale metodo, ma il reciproco abbraccio nudo trovai che fosse per me una espressione assolutamente naturale e pura d’amore. Non ho mai sentito nulla di grossolano in esso, e quell’abbraccio distrusse il mio precedente e (almeno per me) meno salutare desiderio.
“L’amicizia scolastica scomparve con il matrimonio del mio amico. Io ero furiosamente geloso, e la madre del giovane era contro di me, ma io continuo a pensare a quell’amicizia giovanile con tenerezza. Io so che il mio ragazzo è stato il primo che mi ha reso capace di espressione autonoma, il primo in assoluto che mi ha insegnato a fare amicizia. E se ancora si interessasse me, so che il suo amore sarebbe caro anche a me.
“Il rammarico più grande, se guardo indietro, è che non sapevo di queste cose in anticipo. Non posso non pensare che tutti i giovani dovrebbero essere istruiti circa l’amore dei compagni e incoraggiati a cercare aiuto in qualsiasi tipo di difficoltà che questo possa portare. Noi gente omogenica non possiamo essere che una piccola percentuale dell’umanità, ma i nostri numeri sono ancora grandi, e sicuramente il fatto di realizzare o mandare in rovina la nostra vita dovrebbe contare qualcosa. Al college mi sono violentemente innamorato di un amico col quale avevo fatto un lavoro scientifico. Anche lui mi amava, anche se non con un simile calore. Anche lui era in gran parte uranista, ma me ne sono reso conto solo uno o due anni fa. È ancora celibe, ed è ancora mio amico. Abbiamo fatto qualche lavoro di ricerca insieme che è piuttosto noto. Sono abbastanza sicuro che l’amore che abbiamo avuto uno per l’altro ci ha dato un enorme entusiasmo per il nostro lavoro e ha notevolmente aumentato le nostre possibilità.
“Mentre stavo lavorando al college ero interessato a un ragazzo che lavorava come fattorino per una ditta della città. L’ho aiutato a ottenere una migliore formazione, e ho investito denaro su di lui. Mio padre mi stava facendo qualche concessione al momento e fece obiezioni . Ho detto che in futuro mi sarei mantenuto da solo, e in questo modo sono arrivato a prendere l’abilitazione all’insegnamento. Sono subito stato abbastanza assorbito dal mio lavoro con i ragazzi. Naturalmente li amavo. E qui mi sento di dover toccare quella che mi sembra una caratteristica della maggior parte di noi Uranisti. I nostri organi genitali sono ordinariamente, di solito, organi di espressione L’uomo eterogenico dalla mente pulita tende a considerare una tale visione degli organi genitali come mostruosa, noi, d’altra parte, siamo obbligati (almeno per noi stessi) a considerarla come una cosa semplice e naturale. Per quanto mi riguarda ho avuto molti pregiudizi puritani – pregiudizi che ho conservato per molti e faticosi giorni – ma il mio affetto per quelli del mio stesso sesso si è manifestato molto spesso attraverso una certa agitazione sessuale, e con un’erezione più o meno sostenuta, tanto che io fui costretto a considerare queste cose come inevitabili, e, in generale, non prestai attenzione ad esse in alcun modo. Erano i ragazzi più grandi che a volte mi attraevano fortemente. Il mio amore per loro era, lo so, una cosa veramente spirituale, anche se inevitabilmente aveva qualche espressione fisica. Ero capace di grande devozione, di fare grandi sacrifici per loro, e avrei certamente preferito morire che ferirli. I ragazzi andavano d’accordo con me. Non sono mai stato debole con loro, e sono stato in grado di consentire tutti i tipi di familiarità, senza alcuna perdita di rispetto. I ragazzi più grandi di solito, fuori dalla classe, mi chiamavano per nome, e ricordo di uno che mi scrisse per chiedermi se poteva farlo, perché questo lo faceva sentire ‘vicino’ a me. Alcuni dei ragazzi, ovviamente, li amavo con particolare devozione. Mi baciavano e gradivano che io li abbracciassi. Uno di questi era, ora lo so, un vero uranista, e c’era nel suo caso certamente qualche risposta sessuale, ma anche se spesso ho dormito con lui, quando era un ragazzo di 17 e 18 anni, non c’era mai alcuna idea nella nostra mente di un qualsiasi atto sessuale. Siamo ancora amici affettuosi, e sempre ci baciamo quando ci incontriamo. Guardando indietro a quei giorni, capisco che ero un po’ incline a passare da un amore all’altro, ma ognuno è stato un vero e proprio culto, e ha coinvolto un vero, duro lavoro nell’interesse del ragazzo. E so che quando il ragazzo resta legato a me andando verso la virilità rimangono ancora una vera tenerezza e un vero amore.
“Mentre insegnavo feci la conoscenza di un religioso anticonformista, che, pur felicemente sposato, aveva certamente alcune tendenze omogeniche. Si dedicava molto ai ragazzi e mi aiutò per quanto riguardava alcuni casi difficili. Sono stati proprio i casi difficili quelli che mi hanno sempre attratto. Dovevo punire questi ragazzi e il mio amico mi consigliò di sculacciarli con la mano sulle natiche nude. Dico che ho adottato questo metodo, perché si potrebbe pensare che fosse pericoloso per me. Certamente non ha prodotto in me neppure la più remota suggestione di un qualche atto sessuale, anche se a volte ha prodotto una piccola quantità di eccitazione sessuale. Ho ignorato questo metodo, e me lo sono tolto dalla testa, quando ho trovato il metodo più efficace. Poteva concretizzarsi con grandi variazioni di intensità, e i ragazzi erano sempre pronti a scherzarci sopra. Non ho mai incontrato alcun caso in cui una qualsiasi eccitazione sessuale sia stata prodotta da esso. I ragazzi coi quali ho dovuto essere più duro, quasi sempre, però, si sono attaccati di più a me. Ci può essere una leggera e normale tendenza masochista nella maggior parte dei ragazzi, e forse il carattere erogeno delle natiche ha qualcosa a che fare con lo sviluppo dell’affetto. Se è così, io sono propenso a considerarlo come normale e utile, piuttosto che in modo contrario, perché nella mia esperienza non si sono mai prodotti risultati indesiderati. Ma poi, naturalmente, c’è poco da scherzare con questa cosa, che potrebbe, ne sono certo, in alcuni casi, essere decisamente dannosa.
“Un’esperienza dei miei giorni di insegnamento è, credo, importante per il suo peso sulla psicologia sessuale generale. Ho sempre notato che durante il periodo delle lezioni ero particolarmente libero da ‘sogni bagnati.’ Ciò che è degno di nota è questo: durante il periodo delle lezioni non ci fu mai niente di più che una espressione sessuale molto parziale di qualsiasi mio sentimento, tale espressione d’altra parte era del tutto inevitabile. Non c’era quindi alcuna perdita effettiva di sperma, e sembra chiaro che i ‘sogni bagnati’ non erano dovuti alla mera pressione fisica. La soddisfazione psichica dell’amore in questo caso rendeva l’espressione fisica completa meno urgente. Ma era un amore di un genere decisamente tenero che era necessario per trattenere il fisico dall’invadere il campo. Di questo la mia ulteriore esperienza mi ha fatto certo. Adesso sono, inoltre, ormai convinto che un amore uranista reciproco raggiungerà i suoi migliori risultati, sia spirituali che fisici, quando potrà avere un’espressione sessuale completa.
“Quanto al carattere dei sogni sessuali che ho avuto, non c’è molto da dire. Durante il periodo della tendenza masochista, erano di carattere masochista; altrimenti erano sogni semplicemente di abbraccio nudo. Di solito si è registrato un considerevole elemento di amore ideale nel sogno. Ho non più di tre volte al massimo sognato di avere rapporti sessuali con una persona del sesso opposto. Ci fu solo, in un solo caso, ciò che potrei chiamare emozione reale in un tale sogno. Gli altri sogni sono sati spesso (non sempre) sogni di vero desiderio, e assolutamente non è quelli che dovrei chiamare sogni semplicemente sensuali.
“Nel corso del tempo ho voluto più libertà di fare le cose a modo mio, di quella che si poteva ottenere in una scuola pubblica. Ho avviato una scuola mia. Il lavoro è stato per parecchi anni molto felice. Amavo i ragazzi, e loro mi amavano. Ero attivo, ardente, e loro mi consideravano un compagno. Ma la gente trovò il modo di mandarmi clienti difficili. Ho versato il mio amore su questi, mi sono dato da fare per loro. Purtroppo (anche se non ero mai ‘ortodosso’) la mia moralità puritana era ancora forte dentro di me, le mie opinioni della psicologia umana erano troppo limitate, e io le imponevo ai ragazzi Alcuni erano molto devoti, ma, col passare degli anni e la percentuale dimauvais sujets aumentava , tendeva ad esserci una spaccatura nel piccolo ambiente e uno o due ragazzi che io amavo mi ingannarono terribilmente. Per un uomo del mio temperamento questo era straziante e da allora in poi il lavoro fu destinato all’insuccesso. I problemi a scuola andavano insieme ai problemi a casa, e queste cose contribuivano a centrare il mio affetto su di un ragazzo che era con me, e che mi aveva dato molti problemi. Per un motivo o per l’altro continuai a credere che si sarebbe comportato bene. L’inganno era la sua grande difficoltà. Era certamente in parte omosessuale lui stesso. Guardando indietro mi rendo conto che con una conoscenza più ampia e più generosa avrei affrontato più saggiamente e utilmente certi suoi episodi omosessuali. Sono convinto ora che la semplice condanna radicale della parte fisica non sia la modalità di aiuto più sana. Tuttavia, per farla breve, tutto sembrava finalmente andare bene, e il ragazzo stava diventando un giovane uomo. Il nostro amore si approfondiva, e noi dormivamo sempre insieme, ma abbastanza asceticamente. Più tardi, quando nella sua prima virilità aveva lasciato la scuola, ci furono, purtroppo, incomprensioni con i suoi genitori, che gli proibirono di dormire con me. Quello che seguì è di una certa importanza. Fino ad allora, anche se certamente il suo affetto sembrava ardente, non avevo osservato alcun segno sessuale da parte sua. Ero stato molto franco con lui sui miei sentimenti. Aveva allora 19 anni, e lo credevo abbastanza grande per spiegargli le cose. Dormendo con lui l’avevo trovato tranquillo e disponibile, e più di una volta mi aveva detto che questo lo aveva molto aiutato. Ma dopo che ci fu proibito di dormire insieme, trovai la passione dentro di me più difficile da controllare, e improvvisamente la passione saltò fuori in lui. Eravamo ancora, tuttavia, piuttosto ascetici, anche se avevamo l’abitudine di baciarci e di abbracciarci nudi. Ciò non raramente produsse emissioni da parte mia, ma solo una volta da parte sua, anche se produceva sempre potenti erezioni. Non avrei consentito nessuna frizione. Forse questo è stato un errore. Un’espressione più completa avrebbe potuto aiutarlo.
“Tutta la mia vita ero stato affamato di una risposta completa, e per una volta il ragazzo pensò che poteva darmela. Si stava avvicinando allora ai 20 anni. ‘Non sono mai stato così felice in vita mia,’ disse. È stato un colpo per me quando ho scoperto che aveva confuso i propri sentimenti, ma ero abbastanza pronto ad accettare qualsiasi tipo di amore avesse potuto darmi. Non mi sono mai sognato alcun tipo di insistenza sull’espressione sessuale. Di un amore come quello che mi poteva dare ero abbastanza pronto a sentirmi contenuto. .’La vera misura dell’amore,’ mi ha scritto una volta un insegnante uranista, ‘è il sacrificio di sé’, non e ‘Che cosa darai?’ ma ‘A che cosa rinuncerai?’ Non ‘Che cosa farai per lui?’ ma ‘A che cosa rinuncerai per il suo bene?’ Cito questo volentieri, perché i classici moralisti inglesi considerano un invertito come una sorta di bestia deforme. Posso solo dire che ho cercato di realizzare l’ideale che queste parole esprimono. Nessun ‘moralista’ mi avrebbe aiutato un briciolo. I genitori, poi, ci separarono. Fecero molto male col loro errore. Quanto è difficile per i genitori lasciare la libertà ai propri figli! Il loro ideale è la costrizione che ottiene il risultato, non la libera scoperta di sé. Ma a dispetto di loro, e nonostante la separazione, so che il mio amico e io ci siamo aiutati a vicenda.
“C’è una paura che genitori hanno che credo sia ingiustificata. Per quanto ho visto, non posso concludere che la prima espressione dell’amore omosessuale impedisca all’amore eterosessuale di svilupparsi in seguito. Dove questo amore è una parte della natura innata dell’individuo, esso si mostrerà. Io, però, credo che un nobile amore omogenico nella vita giovanile a volte aiuti un ragazzo ad evitare un basso standard nel legame eterosessuale. I greci hanno fatto bene, nella loro epoca migliore, a coltivare e a nobilitare l’amore omogenico. Tra noi, come può essere compreso da tutti coloro che conoscono come funzionano i taboo sociali, sono le forme più vili che non trovano ostacoli, e le forme più nobili che vengono degradate.
“Noi urning siamo, credo, dipendenti dall’amore individuale. Molti di noi, lo so, hanno bisogno di lavorare per una persona per fare del loro meglio. È questa l’eredità della donna nel temperamento uranista? E la tragedia del nostro destino è che noi, le cui anime vibrano solo al tocco della mano di Eros, ci trovano ad affrontare il più feroce tabù su tutto ciò che può dare senso alla nostra vita. Gli altri tabù sono stati superati ad uno ad uno. Non svanirà presto anche questo, che è l’ultimo dei tabù? Ho conosciuto vite oscurate da questo, indebolite da questo, schiacciate da questo. Da quanto tempo i moralisti occidentali ci stanno mutilando, marchiando e perseguitando in cose che non capiscono? “
Il prossimo caso appartiene ad una categoria totalmente diversa da tutte le storie precedenti. Queste storie – tutte inglesi o americane – sono state ottenute privatamente; non trattano di detenuti delle carceri o dei manicomi, e nella maggior parte dei casi i protagonisti non hanno mai consultato un medico per quanto riguarda i loro istinti anormali. Attraversano la vita come persone normali, a volte come onorati membri della società. Il caso seguente, di un americano, ha a che fare sia con la prigione che col manicomio. Ci sono diversi punti di interesse nella sua storia, che illustra il modo in cui l’inversione sessuale può diventare una questione di importanza medico-legale. Penso, però, di essere giustificato nel credere che la percentuale di persone sessualmente invertite che raggiungono tribunale penale o il manicomio non sia molto più grande rispetto al numero delle persone sessualmente invertite tra di noi di quanto lo sia tra i miei casi. Per i documenti su cui ho fondato la storia di Guy Olmstead, sono in debito con la gentilezza del dottor Talbot, di Chicago, noto per i suoi studi sulle anomalie della mascella e del viso, così spesso associate con anomalie nervose e mentali. Conosceva l’uomo che gli indirizzò le lettere dalle quale io qui cito dei brani: -
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