anche ieri sono stato in chat tutta la giornata e dalla chat traggo spunto per il post di oggi “Ragazzi veri e proiezioni gay”. Ciascuno, gay, etero o quello che sia, ha un suo mondo affettivo, in questo mondo c’è lui stesso, il soggetto, il centro intorno al quale quel mondo affettivo ruota, ma che altro c’è oltre il soggetto? Ci sono gli oggetti dell’interesse affettivo del soggetto, tra questi oggetti ci sono innanzitutto le persone con le quali il soggetto ha rapporti affettivi, ci sono le persone amate, gli amici, i familiari, ma nel mondo affettivo di un individuo non ci sono solo persone reali, perché l’esigenza di amare e di essere amati è tale che, quando non esistono oggetti d’amore reali, si creano degli oggetti d’amore fittizi sui quali riversare la propria effettività e la propria tensione sessuale, questi oggetti fittizi sono dei fantasmi nel senso che non esistono nel mondo reale, ma sono anche delle proiezioni. Mi spiego meglio. Quando l’affettività non si può riversare su una persona reale e si crea un oggetto d’amore fittizio, ovviamente lo si crea ad immagine e somiglianza dei propri desideri, cioè si crea l’oggetto d’amore perfettamente conforme ai desideri del soggetto, che quindi si proiettano in quell’immagine. Non si tratta in fondo di immagini troppo astratte, queste immagini hanno una consistenza reale fortissima nel sogno erotico e nella fantasia masturbatoria la cui forza evocativa è evidente. In queste proiezioni, cioè in queste manifestazioni della dimensione più profonda dell’affettività di un individuo, emergono a livello emotivo le pulsioni che a livello razionale restano spesso coperte da molti pseudo-ragionamenti. Perché quanto detto non sembri troppo teorico, proviamo ad analizzare una questione estremamente concreta per i ragazzi gay. Molti ragazzi gay si riconoscono gay dopo aver vissuto anni di vita etero e talvolta di vita etero convinta, dopo aver avuto rapporti affettivi importanti e rapporti sessuali frequenti con le ragazze, almeno in parte, e talvolta addirittura pienamente, soddisfacenti, in altri termini, a livello comportamentale questi ragazzi sono stati prima totalmente eterosessuali, molti di loro non avevano minimamente pensato per anni di poter essere omosessuali e qualcuno addirittura aveva dimostrato atteggiamenti omofobi. Tuttavia, parlando con questi ragazzi, si scopre che essi anche se avevano un’attività sessuale di coppia di tipo etero, quando si masturbavano non pensavano alle ragazze ma ai ragazzi o, talvolta “anche” ai ragazzi. Questo fatto ha spesso caratteristiche evolutive nel senso che le fantasie masturbatorie gay di un ragazzo con comportamenti etero di età molto giovane 16/17, alle quali l’interessato in genere non annette troppo peso perché si sente etero ed ha una interazione sessuale con le ragazze, diventano con passare del tempo dominanti e parallelamente le fantasie masturbatorie etero tendono a sparire e si avverte che l’interazione eterosessuale non è comunque soddisfacente al 100%. Questo procedimento arriva a lenta maturazione tra i 18 e i 22/23 anni in correlazione anche con moltissime contingenze esterne che possono rallentarlo a accelerarlo. Per esempio, la permanenza in ambienti totalmente etero e per di più molto accoglienti, rallenta la maturazione della coscienza della omosessualità e, per converso, il dialogo libero con altri ragazzi gay la accelera. Quando per un ragazzo le fantasie masturbatorie sono oramai soltanto gay e la masturbazione “pensando a un ragazzo” diventa l’attività sessuale più soddisfacente, l’attività eterosessuale va in crisi, se si tratta di ragazzi con relazioni eterosessuali stabili, queste relazioni sono avvertire non più come un interesse ma come un problema dal quale si deve uscire. Bisogna sottolineare che tutto questo processo avviene di solito in condizioni di assoluta solitudine e di assenza di qualsiasi riscontro serio e oggettivo. Questi ragazzi in pratica si trovano a dovere risolvere il problema da soli, combattendo contro tabù di vario genere, molto radicati nella loro coscienza. In questa fase molti ragazzi ormai non si pongono più il problema in chiave di essere gay o etero, ma in chiave di essere gay o bisex, il che significa che ormai scartano la dimensione etero ma tentano di fuggire quella gay rifugiandosi nella bisessualità. Il problema tipico: “sono gay o bisex?” è un problema mal posto e cercherò di chiarire il perché: in questo mese mi è capitato di parlare seriamente con parecchi bisex, più di dieci, e questo ha ampliato nettamente il campo delle mie conoscenze in materia. Vi porto un esempio vero ed estremamente significativo. Un signore di circa 50 anni mi ha raccontato la sua storia: gioventù libera con comportamenti nettamente gay, a 20 anni scopre l’eterosessualità, si sposa con entusiasmo a 22, ha un figlio, a 29 anni incontra un ragazzo di 26, si separa dalla moglie, dalla quale divorzierà dopo qualche anno, e va a vivere col ragazzo di 26 anni, si sente totalmente gay, fa attivismo gay in associazioni gay, dopo 7 anni di convivenza gay che lui stesso definisce meravigliosi, a 36 anni incontra una ragazza di 30 anni, se ne innamora perdutamente, lascia il suo amante, e sposa la ragazza trentenne, è convinto che sarà la scelta definitiva, ha una figlia da questo secondo matrimonio, si sente realizzato, ma a 44 anni, incontra un ragazzo di 29 anni “bellissimo” e se ne innamora, a quello che lui stesso dice “alla follia”, si separa dalla seconda moglie, dalla quale divorzia dopo qualche anno e va a vivere col bellissimo ventinovenne. A 50 anni si sente smarrito, l’amore del “bellissimo” ormai trentacinquenne non gli basta più... ha conosciuto una ragazza anch’essa “bellissima” di 24 anni. Questo è in realtà un caso limite ma serve a chiarire il concetto: la maggior parte dei bisessuali non ha una natura intermedia tra i gay e gli etero, non ha interessi al 50% gay e al 50% etero, ma attraversa delle fasi, fasi che durano anni. Un bisex in fase etero è un etero a tutti gli effetti, quando passerà in fase gay sarà un gay a tutti gli effetti. E’ per questo che la domanda “sono gay o bisex non ha senso” perché essere bisex significa “prevalentemente” attraversare fasi gay e fasi etero e non essere un etero con qualche fantasia gay. E’ ovvio che quanto ho detto rappresenta una linea di tendenza, che da quello che vedo è maggioritaria tra i bisex ma le eccezioni ci sono eccome, nel senso di una bisessualità non alternativa ma media. Ora, per tornare al tema iniziale vale la pena di sottolineare che un bisex in fase etero ha fantasie masturbatorie eterosessuali, in altri termini tutta la sua sessualità è eterosessuale, mentre un bisex in fase gay ha fantasie masturbatorie gay, cioè ha una sessualità totalmente omosessuale. Ma quando un ragazzo che è stato etero ha sentito crescere dentro di sé fantasie masturbatorie gay pur mantenendo comportamenti sessuali etero, la sua sessualità profonda si esprime nella masturbazione che non è condizionata da ruoli e attese esterne. Bisogna sottolineare che il comportamento sessuale etero di un ragazzo che si masturba pensando ai ragazzi, è pur sempre un comportamento sessuale abituale per quel ragazzo, indipendentemente dal fatto che sia o meno soddisfacente ed è per di più il comportamento verso il quale orientano tutte le pressioni sociali, mentre il comportamento omosessuale incontra ostacoli gravi da arte della coscienza religiosa e dell’ambiente familiare. Che quindi si mantenga un “comportamento” etero coltivando in parallelo fantasie masturbatorie gay non si può leggere in chiave di bisessualità ma di accettazione della omosessualità. Se invece le fantasie masturbatorie fossero almeno in parte etero avrei realmente il dubbio di trovarmi di fronte ad un bisex medio cioè non alternativo. Dopo questa lunga digressione torniamo al punto, chiarito il ruolo proiettivo fondamentale delle fantasie masturbatorie e dei fantasmi che esse creano nel mondo affettivo di un individuo, risulta di tutta evidenza che quando il mondo affettivo è pieno di persone reali, il ruolo della fantasia proiettiva è più limitato e il soggetto è abituato a una vita affettiva reale e quindi sa gestire i problemi di relazione con le persone reali del suo mondo affettivo, quando invece, come purtroppo succede per moltissimi gay, il mondo affettivo è popolato pressoché esclusivamente di fantasmi generati dalla fantasia proiettiva, prendendo magari in prestito l’aspetto fisico di persone reali, il soggetto è abituato a gestire la vita affettiva come una questione tutta privata, tutta interna, questo fatto si concretizza in una sessualità legata alla masturbazione “in assenza di sessualità vera di coppia”, in cui in sostanza ci si relaziona non con persone ma con creazioni della nostra stesa fantasia. Ben diverso è il caso della masturbazione che avviene in coincidenza con una relazione affettiva e sessuale importante in cui in sostanza nella masturbazione si rivive un rapporto con una persona reale senza il bisogno di ricorrere ad una creazione fantastica. I ragazzi gay non abituati a rapporti affettivi (non necessariamente sessuali) con altri ragazzi gay, costruiscono una vita affettiva, tutta interna, vivono la loro affettività investendo la loro carica affettiva sulle proiezioni della loro fantasia gay, cosa che crea almeno una soddisfazione affettiva di tipo virtuale, ma quando poi questi ragazzi si trovano in contesti di correlazione reale, si rendono conto, talvolta traumaticamente, di non essere in grado di gestire i rapporti con le persone reali e di costruire continui confronti tra persone reali e fantasmi creati dalla fantasia proiettiva che non fanno che svalutare la realtà attraverso il confronto con le proiezioni fantastiche. Questi ragazzi devono pian piano uscire da sé per portare altri ragazzi nel loro mondo affettivo e riportare le loro fantasie gay alla reale accettazione di un altro diverso da sé, in questo bagno di realtà consiste la crescita affettiva di un ragazzo gay.
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martedì 18 dicembre 2007
RAGAZZI VERI E PROIEZIONI GAY
Ciao Ragazzi,
anche ieri sono stato in chat tutta la giornata e dalla chat traggo spunto per il post di oggi “Ragazzi veri e proiezioni gay”. Ciascuno, gay, etero o quello che sia, ha un suo mondo affettivo, in questo mondo c’è lui stesso, il soggetto, il centro intorno al quale quel mondo affettivo ruota, ma che altro c’è oltre il soggetto? Ci sono gli oggetti dell’interesse affettivo del soggetto, tra questi oggetti ci sono innanzitutto le persone con le quali il soggetto ha rapporti affettivi, ci sono le persone amate, gli amici, i familiari, ma nel mondo affettivo di un individuo non ci sono solo persone reali, perché l’esigenza di amare e di essere amati è tale che, quando non esistono oggetti d’amore reali, si creano degli oggetti d’amore fittizi sui quali riversare la propria effettività e la propria tensione sessuale, questi oggetti fittizi sono dei fantasmi nel senso che non esistono nel mondo reale, ma sono anche delle proiezioni. Mi spiego meglio. Quando l’affettività non si può riversare su una persona reale e si crea un oggetto d’amore fittizio, ovviamente lo si crea ad immagine e somiglianza dei propri desideri, cioè si crea l’oggetto d’amore perfettamente conforme ai desideri del soggetto, che quindi si proiettano in quell’immagine. Non si tratta in fondo di immagini troppo astratte, queste immagini hanno una consistenza reale fortissima nel sogno erotico e nella fantasia masturbatoria la cui forza evocativa è evidente. In queste proiezioni, cioè in queste manifestazioni della dimensione più profonda dell’affettività di un individuo, emergono a livello emotivo le pulsioni che a livello razionale restano spesso coperte da molti pseudo-ragionamenti. Perché quanto detto non sembri troppo teorico, proviamo ad analizzare una questione estremamente concreta per i ragazzi gay. Molti ragazzi gay si riconoscono gay dopo aver vissuto anni di vita etero e talvolta di vita etero convinta, dopo aver avuto rapporti affettivi importanti e rapporti sessuali frequenti con le ragazze, almeno in parte, e talvolta addirittura pienamente, soddisfacenti, in altri termini, a livello comportamentale questi ragazzi sono stati prima totalmente eterosessuali, molti di loro non avevano minimamente pensato per anni di poter essere omosessuali e qualcuno addirittura aveva dimostrato atteggiamenti omofobi. Tuttavia, parlando con questi ragazzi, si scopre che essi anche se avevano un’attività sessuale di coppia di tipo etero, quando si masturbavano non pensavano alle ragazze ma ai ragazzi o, talvolta “anche” ai ragazzi. Questo fatto ha spesso caratteristiche evolutive nel senso che le fantasie masturbatorie gay di un ragazzo con comportamenti etero di età molto giovane 16/17, alle quali l’interessato in genere non annette troppo peso perché si sente etero ed ha una interazione sessuale con le ragazze, diventano con passare del tempo dominanti e parallelamente le fantasie masturbatorie etero tendono a sparire e si avverte che l’interazione eterosessuale non è comunque soddisfacente al 100%. Questo procedimento arriva a lenta maturazione tra i 18 e i 22/23 anni in correlazione anche con moltissime contingenze esterne che possono rallentarlo a accelerarlo. Per esempio, la permanenza in ambienti totalmente etero e per di più molto accoglienti, rallenta la maturazione della coscienza della omosessualità e, per converso, il dialogo libero con altri ragazzi gay la accelera. Quando per un ragazzo le fantasie masturbatorie sono oramai soltanto gay e la masturbazione “pensando a un ragazzo” diventa l’attività sessuale più soddisfacente, l’attività eterosessuale va in crisi, se si tratta di ragazzi con relazioni eterosessuali stabili, queste relazioni sono avvertire non più come un interesse ma come un problema dal quale si deve uscire. Bisogna sottolineare che tutto questo processo avviene di solito in condizioni di assoluta solitudine e di assenza di qualsiasi riscontro serio e oggettivo. Questi ragazzi in pratica si trovano a dovere risolvere il problema da soli, combattendo contro tabù di vario genere, molto radicati nella loro coscienza. In questa fase molti ragazzi ormai non si pongono più il problema in chiave di essere gay o etero, ma in chiave di essere gay o bisex, il che significa che ormai scartano la dimensione etero ma tentano di fuggire quella gay rifugiandosi nella bisessualità. Il problema tipico: “sono gay o bisex?” è un problema mal posto e cercherò di chiarire il perché: in questo mese mi è capitato di parlare seriamente con parecchi bisex, più di dieci, e questo ha ampliato nettamente il campo delle mie conoscenze in materia. Vi porto un esempio vero ed estremamente significativo. Un signore di circa 50 anni mi ha raccontato la sua storia: gioventù libera con comportamenti nettamente gay, a 20 anni scopre l’eterosessualità, si sposa con entusiasmo a 22, ha un figlio, a 29 anni incontra un ragazzo di 26, si separa dalla moglie, dalla quale divorzierà dopo qualche anno, e va a vivere col ragazzo di 26 anni, si sente totalmente gay, fa attivismo gay in associazioni gay, dopo 7 anni di convivenza gay che lui stesso definisce meravigliosi, a 36 anni incontra una ragazza di 30 anni, se ne innamora perdutamente, lascia il suo amante, e sposa la ragazza trentenne, è convinto che sarà la scelta definitiva, ha una figlia da questo secondo matrimonio, si sente realizzato, ma a 44 anni, incontra un ragazzo di 29 anni “bellissimo” e se ne innamora, a quello che lui stesso dice “alla follia”, si separa dalla seconda moglie, dalla quale divorzia dopo qualche anno e va a vivere col bellissimo ventinovenne. A 50 anni si sente smarrito, l’amore del “bellissimo” ormai trentacinquenne non gli basta più... ha conosciuto una ragazza anch’essa “bellissima” di 24 anni. Questo è in realtà un caso limite ma serve a chiarire il concetto: la maggior parte dei bisessuali non ha una natura intermedia tra i gay e gli etero, non ha interessi al 50% gay e al 50% etero, ma attraversa delle fasi, fasi che durano anni. Un bisex in fase etero è un etero a tutti gli effetti, quando passerà in fase gay sarà un gay a tutti gli effetti. E’ per questo che la domanda “sono gay o bisex non ha senso” perché essere bisex significa “prevalentemente” attraversare fasi gay e fasi etero e non essere un etero con qualche fantasia gay. E’ ovvio che quanto ho detto rappresenta una linea di tendenza, che da quello che vedo è maggioritaria tra i bisex ma le eccezioni ci sono eccome, nel senso di una bisessualità non alternativa ma media. Ora, per tornare al tema iniziale vale la pena di sottolineare che un bisex in fase etero ha fantasie masturbatorie eterosessuali, in altri termini tutta la sua sessualità è eterosessuale, mentre un bisex in fase gay ha fantasie masturbatorie gay, cioè ha una sessualità totalmente omosessuale. Ma quando un ragazzo che è stato etero ha sentito crescere dentro di sé fantasie masturbatorie gay pur mantenendo comportamenti sessuali etero, la sua sessualità profonda si esprime nella masturbazione che non è condizionata da ruoli e attese esterne. Bisogna sottolineare che il comportamento sessuale etero di un ragazzo che si masturba pensando ai ragazzi, è pur sempre un comportamento sessuale abituale per quel ragazzo, indipendentemente dal fatto che sia o meno soddisfacente ed è per di più il comportamento verso il quale orientano tutte le pressioni sociali, mentre il comportamento omosessuale incontra ostacoli gravi da arte della coscienza religiosa e dell’ambiente familiare. Che quindi si mantenga un “comportamento” etero coltivando in parallelo fantasie masturbatorie gay non si può leggere in chiave di bisessualità ma di accettazione della omosessualità. Se invece le fantasie masturbatorie fossero almeno in parte etero avrei realmente il dubbio di trovarmi di fronte ad un bisex medio cioè non alternativo. Dopo questa lunga digressione torniamo al punto, chiarito il ruolo proiettivo fondamentale delle fantasie masturbatorie e dei fantasmi che esse creano nel mondo affettivo di un individuo, risulta di tutta evidenza che quando il mondo affettivo è pieno di persone reali, il ruolo della fantasia proiettiva è più limitato e il soggetto è abituato a una vita affettiva reale e quindi sa gestire i problemi di relazione con le persone reali del suo mondo affettivo, quando invece, come purtroppo succede per moltissimi gay, il mondo affettivo è popolato pressoché esclusivamente di fantasmi generati dalla fantasia proiettiva, prendendo magari in prestito l’aspetto fisico di persone reali, il soggetto è abituato a gestire la vita affettiva come una questione tutta privata, tutta interna, questo fatto si concretizza in una sessualità legata alla masturbazione “in assenza di sessualità vera di coppia”, in cui in sostanza ci si relaziona non con persone ma con creazioni della nostra stesa fantasia. Ben diverso è il caso della masturbazione che avviene in coincidenza con una relazione affettiva e sessuale importante in cui in sostanza nella masturbazione si rivive un rapporto con una persona reale senza il bisogno di ricorrere ad una creazione fantastica. I ragazzi gay non abituati a rapporti affettivi (non necessariamente sessuali) con altri ragazzi gay, costruiscono una vita affettiva, tutta interna, vivono la loro affettività investendo la loro carica affettiva sulle proiezioni della loro fantasia gay, cosa che crea almeno una soddisfazione affettiva di tipo virtuale, ma quando poi questi ragazzi si trovano in contesti di correlazione reale, si rendono conto, talvolta traumaticamente, di non essere in grado di gestire i rapporti con le persone reali e di costruire continui confronti tra persone reali e fantasmi creati dalla fantasia proiettiva che non fanno che svalutare la realtà attraverso il confronto con le proiezioni fantastiche. Questi ragazzi devono pian piano uscire da sé per portare altri ragazzi nel loro mondo affettivo e riportare le loro fantasie gay alla reale accettazione di un altro diverso da sé, in questo bagno di realtà consiste la crescita affettiva di un ragazzo gay.
anche ieri sono stato in chat tutta la giornata e dalla chat traggo spunto per il post di oggi “Ragazzi veri e proiezioni gay”. Ciascuno, gay, etero o quello che sia, ha un suo mondo affettivo, in questo mondo c’è lui stesso, il soggetto, il centro intorno al quale quel mondo affettivo ruota, ma che altro c’è oltre il soggetto? Ci sono gli oggetti dell’interesse affettivo del soggetto, tra questi oggetti ci sono innanzitutto le persone con le quali il soggetto ha rapporti affettivi, ci sono le persone amate, gli amici, i familiari, ma nel mondo affettivo di un individuo non ci sono solo persone reali, perché l’esigenza di amare e di essere amati è tale che, quando non esistono oggetti d’amore reali, si creano degli oggetti d’amore fittizi sui quali riversare la propria effettività e la propria tensione sessuale, questi oggetti fittizi sono dei fantasmi nel senso che non esistono nel mondo reale, ma sono anche delle proiezioni. Mi spiego meglio. Quando l’affettività non si può riversare su una persona reale e si crea un oggetto d’amore fittizio, ovviamente lo si crea ad immagine e somiglianza dei propri desideri, cioè si crea l’oggetto d’amore perfettamente conforme ai desideri del soggetto, che quindi si proiettano in quell’immagine. Non si tratta in fondo di immagini troppo astratte, queste immagini hanno una consistenza reale fortissima nel sogno erotico e nella fantasia masturbatoria la cui forza evocativa è evidente. In queste proiezioni, cioè in queste manifestazioni della dimensione più profonda dell’affettività di un individuo, emergono a livello emotivo le pulsioni che a livello razionale restano spesso coperte da molti pseudo-ragionamenti. Perché quanto detto non sembri troppo teorico, proviamo ad analizzare una questione estremamente concreta per i ragazzi gay. Molti ragazzi gay si riconoscono gay dopo aver vissuto anni di vita etero e talvolta di vita etero convinta, dopo aver avuto rapporti affettivi importanti e rapporti sessuali frequenti con le ragazze, almeno in parte, e talvolta addirittura pienamente, soddisfacenti, in altri termini, a livello comportamentale questi ragazzi sono stati prima totalmente eterosessuali, molti di loro non avevano minimamente pensato per anni di poter essere omosessuali e qualcuno addirittura aveva dimostrato atteggiamenti omofobi. Tuttavia, parlando con questi ragazzi, si scopre che essi anche se avevano un’attività sessuale di coppia di tipo etero, quando si masturbavano non pensavano alle ragazze ma ai ragazzi o, talvolta “anche” ai ragazzi. Questo fatto ha spesso caratteristiche evolutive nel senso che le fantasie masturbatorie gay di un ragazzo con comportamenti etero di età molto giovane 16/17, alle quali l’interessato in genere non annette troppo peso perché si sente etero ed ha una interazione sessuale con le ragazze, diventano con passare del tempo dominanti e parallelamente le fantasie masturbatorie etero tendono a sparire e si avverte che l’interazione eterosessuale non è comunque soddisfacente al 100%. Questo procedimento arriva a lenta maturazione tra i 18 e i 22/23 anni in correlazione anche con moltissime contingenze esterne che possono rallentarlo a accelerarlo. Per esempio, la permanenza in ambienti totalmente etero e per di più molto accoglienti, rallenta la maturazione della coscienza della omosessualità e, per converso, il dialogo libero con altri ragazzi gay la accelera. Quando per un ragazzo le fantasie masturbatorie sono oramai soltanto gay e la masturbazione “pensando a un ragazzo” diventa l’attività sessuale più soddisfacente, l’attività eterosessuale va in crisi, se si tratta di ragazzi con relazioni eterosessuali stabili, queste relazioni sono avvertire non più come un interesse ma come un problema dal quale si deve uscire. Bisogna sottolineare che tutto questo processo avviene di solito in condizioni di assoluta solitudine e di assenza di qualsiasi riscontro serio e oggettivo. Questi ragazzi in pratica si trovano a dovere risolvere il problema da soli, combattendo contro tabù di vario genere, molto radicati nella loro coscienza. In questa fase molti ragazzi ormai non si pongono più il problema in chiave di essere gay o etero, ma in chiave di essere gay o bisex, il che significa che ormai scartano la dimensione etero ma tentano di fuggire quella gay rifugiandosi nella bisessualità. Il problema tipico: “sono gay o bisex?” è un problema mal posto e cercherò di chiarire il perché: in questo mese mi è capitato di parlare seriamente con parecchi bisex, più di dieci, e questo ha ampliato nettamente il campo delle mie conoscenze in materia. Vi porto un esempio vero ed estremamente significativo. Un signore di circa 50 anni mi ha raccontato la sua storia: gioventù libera con comportamenti nettamente gay, a 20 anni scopre l’eterosessualità, si sposa con entusiasmo a 22, ha un figlio, a 29 anni incontra un ragazzo di 26, si separa dalla moglie, dalla quale divorzierà dopo qualche anno, e va a vivere col ragazzo di 26 anni, si sente totalmente gay, fa attivismo gay in associazioni gay, dopo 7 anni di convivenza gay che lui stesso definisce meravigliosi, a 36 anni incontra una ragazza di 30 anni, se ne innamora perdutamente, lascia il suo amante, e sposa la ragazza trentenne, è convinto che sarà la scelta definitiva, ha una figlia da questo secondo matrimonio, si sente realizzato, ma a 44 anni, incontra un ragazzo di 29 anni “bellissimo” e se ne innamora, a quello che lui stesso dice “alla follia”, si separa dalla seconda moglie, dalla quale divorzia dopo qualche anno e va a vivere col bellissimo ventinovenne. A 50 anni si sente smarrito, l’amore del “bellissimo” ormai trentacinquenne non gli basta più... ha conosciuto una ragazza anch’essa “bellissima” di 24 anni. Questo è in realtà un caso limite ma serve a chiarire il concetto: la maggior parte dei bisessuali non ha una natura intermedia tra i gay e gli etero, non ha interessi al 50% gay e al 50% etero, ma attraversa delle fasi, fasi che durano anni. Un bisex in fase etero è un etero a tutti gli effetti, quando passerà in fase gay sarà un gay a tutti gli effetti. E’ per questo che la domanda “sono gay o bisex non ha senso” perché essere bisex significa “prevalentemente” attraversare fasi gay e fasi etero e non essere un etero con qualche fantasia gay. E’ ovvio che quanto ho detto rappresenta una linea di tendenza, che da quello che vedo è maggioritaria tra i bisex ma le eccezioni ci sono eccome, nel senso di una bisessualità non alternativa ma media. Ora, per tornare al tema iniziale vale la pena di sottolineare che un bisex in fase etero ha fantasie masturbatorie eterosessuali, in altri termini tutta la sua sessualità è eterosessuale, mentre un bisex in fase gay ha fantasie masturbatorie gay, cioè ha una sessualità totalmente omosessuale. Ma quando un ragazzo che è stato etero ha sentito crescere dentro di sé fantasie masturbatorie gay pur mantenendo comportamenti sessuali etero, la sua sessualità profonda si esprime nella masturbazione che non è condizionata da ruoli e attese esterne. Bisogna sottolineare che il comportamento sessuale etero di un ragazzo che si masturba pensando ai ragazzi, è pur sempre un comportamento sessuale abituale per quel ragazzo, indipendentemente dal fatto che sia o meno soddisfacente ed è per di più il comportamento verso il quale orientano tutte le pressioni sociali, mentre il comportamento omosessuale incontra ostacoli gravi da arte della coscienza religiosa e dell’ambiente familiare. Che quindi si mantenga un “comportamento” etero coltivando in parallelo fantasie masturbatorie gay non si può leggere in chiave di bisessualità ma di accettazione della omosessualità. Se invece le fantasie masturbatorie fossero almeno in parte etero avrei realmente il dubbio di trovarmi di fronte ad un bisex medio cioè non alternativo. Dopo questa lunga digressione torniamo al punto, chiarito il ruolo proiettivo fondamentale delle fantasie masturbatorie e dei fantasmi che esse creano nel mondo affettivo di un individuo, risulta di tutta evidenza che quando il mondo affettivo è pieno di persone reali, il ruolo della fantasia proiettiva è più limitato e il soggetto è abituato a una vita affettiva reale e quindi sa gestire i problemi di relazione con le persone reali del suo mondo affettivo, quando invece, come purtroppo succede per moltissimi gay, il mondo affettivo è popolato pressoché esclusivamente di fantasmi generati dalla fantasia proiettiva, prendendo magari in prestito l’aspetto fisico di persone reali, il soggetto è abituato a gestire la vita affettiva come una questione tutta privata, tutta interna, questo fatto si concretizza in una sessualità legata alla masturbazione “in assenza di sessualità vera di coppia”, in cui in sostanza ci si relaziona non con persone ma con creazioni della nostra stesa fantasia. Ben diverso è il caso della masturbazione che avviene in coincidenza con una relazione affettiva e sessuale importante in cui in sostanza nella masturbazione si rivive un rapporto con una persona reale senza il bisogno di ricorrere ad una creazione fantastica. I ragazzi gay non abituati a rapporti affettivi (non necessariamente sessuali) con altri ragazzi gay, costruiscono una vita affettiva, tutta interna, vivono la loro affettività investendo la loro carica affettiva sulle proiezioni della loro fantasia gay, cosa che crea almeno una soddisfazione affettiva di tipo virtuale, ma quando poi questi ragazzi si trovano in contesti di correlazione reale, si rendono conto, talvolta traumaticamente, di non essere in grado di gestire i rapporti con le persone reali e di costruire continui confronti tra persone reali e fantasmi creati dalla fantasia proiettiva che non fanno che svalutare la realtà attraverso il confronto con le proiezioni fantastiche. Questi ragazzi devono pian piano uscire da sé per portare altri ragazzi nel loro mondo affettivo e riportare le loro fantasie gay alla reale accettazione di un altro diverso da sé, in questo bagno di realtà consiste la crescita affettiva di un ragazzo gay.
venerdì 7 settembre 2007
QUANDO UN GAY SI INNAMORA DI UN BI
Riceviamo e pubblichiamo questa storia inviataci tramite messaggio sul sito “STORIE GAY” (http://storiegay.speces.live.com/) , l’unico sito del gruppo in cui è attivo un servizio di posting di messaggi. Ringraziamo Andrea del contributo.
QUANDO UN GAY SI INNAMORA DI UN BI
Mi chiamo Andrea, ho 24 anni, sono di Bergamo, ovviamente sono gay, e la cosa non mi procura veramente grossi problemi. I miei amici lo sanno, qualcuno degli amici per fortuna l’ho perso, ma quelli buoni, quelli che per me contavano veramente non li ho persi affatto, in pratica per loro non è cambiato niente. Non studio più, anzi ho studiato sempre poco, ho provato a laurearmi in lingue ma poi non sono arrivato alla fine e ho lasciato perdere tutto, però lavoro, non posso dirvi esattamente dove ma lavoro qui a Bergamo, una città cattolica fino in fondo, almeno di facciata, ma poi alla fine molto più tollerante, nella sostanza, verso i gay di molte altre città. Io qui il clima di caccia alle streghe non l’ho mai percepito. Ho letto il post della storia tra il gay e il bi e vi vorrei proporre la mia storia, una storia che continua tuttora. Quando avevo vent’anni ed ero molto meglio di adesso, cioè ero proprio un bel ragazzo, già tutti sapevano che ero gay e, con buona pace di gayproject che forse non condivide, io le discoteche gay le ho frequentate, almeno qualcuna, lì c’era di tutto ma se tenevi gli occhi aperti potevi evitare di metterti nei guai. Adesso tendo a mettere su pancetta, non vado più alle discoteche e in pratica mi voglio sistemare economicamente aprendo una pizzeria qui a Bergamo, ma ci vogliono quattrini, tanti quattrini e io ne ho pochi, quindi se voglio realizzare il mio sogno devo lavorare al massimo per cercare di fare le cose presto e bene.
Dalle discoteche gay, onestamente non ho ottenuto gran che, si oscillava dal movimentismo al casinismo totale. Anch’io ero un casinista senza scrupoli e per questo mi ci trovavo passabilmente ma onestamente, sotto il profilo degli incontri, sono rimasto piuttosto deluso, incontri facili se ne potevano pure trovare, ma non solo sono cose che possono essere pericolose e anche per l’aids ma non corrispondono alla mia visione dell’essere gay, che si avvicina abbastanza a quella di gayproject (è per questo che ho spedito questo post). Uno che frequenta le discoteche e anche quelle un po’ più pericolosette come può avere una concezione dell’eros basata sui sentimenti? Bella domanda! In realtà non lo so, ma io vado cercando uno di cui innamorarmi e questo in certi ambienti non lo trovi facilmente. Nelle discoteche passavo il mio tempo ma dal punto di vista affettivo ero piuttosto deluso. Mi sentivo comunque solo anche se stavo in mezzo a tanti ragazzi gay e parlavamo di tutto. A qualcuno può sembrare paradossale ma è così, una forma di solitudine strana... io volevo innamorarmi ma per innamorati devi trovare il ragazzo giusto e la cosa deve essere reciproca. Dove lavoro io era venuto un ragazzo molto giovane con un contratto di formazione, quando l’ho visto mi è piaciuto subito, ho desiderato tanto che lo mettessero a lavorare con me, o almeno nel mio reparto, ma non è successo. Ho cercato di avere su di lui tutte le informazioni possibili, arrivando a corrompere le signore della contabilità per poter dare un’occhiata al suo stato personale, ma ho solo saputo che aveva vent’anni e che si chiamava Daniel, non Daniele, proprio Daniel, i numeri di telefono non me li hanno fatti vedere e io non potevo insistere più di tanto, finito il mio turno andavo al suo reparto per vedere se c’era e l’osservavo da lontano senza farmi vedere, era proprio il mio sogno, insomma è durata così per diversi giorni ma io non resistevo oltre, mi sono fatto coraggio e con una scusa l’ho abbordato. Mi sentivo sciogliere. La scusa era puerile: sapevo il suo nome e dove abitava e gli ho detto che l’avevo visto qualche volta dalle parti di casa sua, ma la scusa ha funzionato e abbiamo scambiato quattro parole, gli ho chiesto se aveva la macchina e a che ora finiva il turno, la macchina non l’aveva e il turno sarebbe finito dopo 20 minuti. Gli ho detto che lo avrei aspettato e che l’avrei accompagnato a casa, lui ha sorriso e ha detto che andava bene così. Accorcio molto la storia per venire subito al punto. Abbiamo preso l’abitudine di andare al lavoro insieme in macchina, io passavo a prenderlo a casa sua e lo riaccompagnavo alla fine del turno, almeno tutte le volte che i nostri orari coincidevano. In breve abbiamo superato questa fase. Daniel era molto disponibile nei miei confronti e alla fine, per non giocare sporco nascondendo i fatti, gli ho detto le cose come stavano e gli ho fatto una dichiarazione in piena regola, in fondo sapevo che non mi avrebbe detto di no e infatti così è successo. Gli ho detto: “Io sono gay e mi sono innamorato di te”, lui mi ha sorriso e ci siamo baciati e poi è venuto tutto il resto. Io ero al settimo cielo, era il ragazzo che avevo sognato, in sostanza mi sentivo totalmente realizzato sotto tutti i punti di vista. I giorni seguenti è stato un vero paradiso, giorni memorabili. Non sto a dire altro, ma voi potete immaginare. Poi un giorno mi dice: “Oggi non ci possiamo vedere, poi ti spiego”. La cosa mi dispiaceva ma mi sembrava una cosa normale, io avevo avuto un cambio di turno all’ultimo momento e quindi sono uscito in un orario in cui, secondo Daniel, io dovevo essere al lavoro, mi metto a camminare per viale Giovanni XXIII e chi ti vedo a distanza? Daniel che passeggia con una ragazza mano nella mano. Mi stava prendendo un accidente, sono passato in un momento dal paradiso all’inferno più nero. Mi sono ricordato che, anche se con me Daniel era totalmente disinibito, non aveva voluto che lo tenessi per mano quando stavamo in strada. Io pensavo che fosse perché non aveva fatto ancora il coming out, poi mi sono ricordato che quando gli ho detto che ero gay e gli ho fatto la dichiarazione lui non mi ha detto di essere gay, mi ha solo sorriso e mi ha baciato e non è la stessa cosa. Il giorno appresso è tornato da me e con una disponibilità affettiva quasi totale, almeno sembrava, ma io l’ho fermato subito: “Senti, bello, a me certe cose non piacciono per niente!”. Gli ho detto che l’avevo visto con la ragazza il giorno prima e si è giustificato dicendomi che lui non mi aveva mai imbrogliato perché non mi aveva mai detto di essere gay, ma io una presa per i fondelli del genere non l’ho sopportata e l’ho proprio aggredito, solo verbalmente ovviamente: “Ma Daniel, se tu sei bi me lo devi dire, non dire di essere gay non è la stessa cosa che dire di essere bi! Tu mi stai imbrogliando! Se tu me lo avessi detto sarebbe stato un problema mio, forse la cosa l’avrei pure potuta accettare, sarebbe stata terribile ma l’avrei pure potuta accettare, ma così, con l’imbroglio, non la tollero proprio!” Insomma l’ho mandato a quel paese, dopo mi sono venuti tantissimi scrupoli perché gli voglio bene e mi manca da matti, dopo due giorni sono andato a supplicarlo di rimettersi con me e ci siamo rimessi insieme, perché pure lui stava malissimo, lui la ragazza non l’ha più vista, almeno credo, però per me è un’angoscia continua, io per Daniel non sarò mai tutto, ci sarà sempre, prima o poi, una ragazza che potrà incontrare e allora per me sarà una sofferenza atroce, perché queste cose ti fanno stare male fisicamente. E poi, anche dal punto di vista della ragazza, ma Daniel gliel’aveva detto come stavano le cose? Io non lo so e non glielo posso chiedere. Ma ditemi voi: come deve fare un gay che si innamora di un bi?
Dalle discoteche gay, onestamente non ho ottenuto gran che, si oscillava dal movimentismo al casinismo totale. Anch’io ero un casinista senza scrupoli e per questo mi ci trovavo passabilmente ma onestamente, sotto il profilo degli incontri, sono rimasto piuttosto deluso, incontri facili se ne potevano pure trovare, ma non solo sono cose che possono essere pericolose e anche per l’aids ma non corrispondono alla mia visione dell’essere gay, che si avvicina abbastanza a quella di gayproject (è per questo che ho spedito questo post). Uno che frequenta le discoteche e anche quelle un po’ più pericolosette come può avere una concezione dell’eros basata sui sentimenti? Bella domanda! In realtà non lo so, ma io vado cercando uno di cui innamorarmi e questo in certi ambienti non lo trovi facilmente. Nelle discoteche passavo il mio tempo ma dal punto di vista affettivo ero piuttosto deluso. Mi sentivo comunque solo anche se stavo in mezzo a tanti ragazzi gay e parlavamo di tutto. A qualcuno può sembrare paradossale ma è così, una forma di solitudine strana... io volevo innamorarmi ma per innamorati devi trovare il ragazzo giusto e la cosa deve essere reciproca. Dove lavoro io era venuto un ragazzo molto giovane con un contratto di formazione, quando l’ho visto mi è piaciuto subito, ho desiderato tanto che lo mettessero a lavorare con me, o almeno nel mio reparto, ma non è successo. Ho cercato di avere su di lui tutte le informazioni possibili, arrivando a corrompere le signore della contabilità per poter dare un’occhiata al suo stato personale, ma ho solo saputo che aveva vent’anni e che si chiamava Daniel, non Daniele, proprio Daniel, i numeri di telefono non me li hanno fatti vedere e io non potevo insistere più di tanto, finito il mio turno andavo al suo reparto per vedere se c’era e l’osservavo da lontano senza farmi vedere, era proprio il mio sogno, insomma è durata così per diversi giorni ma io non resistevo oltre, mi sono fatto coraggio e con una scusa l’ho abbordato. Mi sentivo sciogliere. La scusa era puerile: sapevo il suo nome e dove abitava e gli ho detto che l’avevo visto qualche volta dalle parti di casa sua, ma la scusa ha funzionato e abbiamo scambiato quattro parole, gli ho chiesto se aveva la macchina e a che ora finiva il turno, la macchina non l’aveva e il turno sarebbe finito dopo 20 minuti. Gli ho detto che lo avrei aspettato e che l’avrei accompagnato a casa, lui ha sorriso e ha detto che andava bene così. Accorcio molto la storia per venire subito al punto. Abbiamo preso l’abitudine di andare al lavoro insieme in macchina, io passavo a prenderlo a casa sua e lo riaccompagnavo alla fine del turno, almeno tutte le volte che i nostri orari coincidevano. In breve abbiamo superato questa fase. Daniel era molto disponibile nei miei confronti e alla fine, per non giocare sporco nascondendo i fatti, gli ho detto le cose come stavano e gli ho fatto una dichiarazione in piena regola, in fondo sapevo che non mi avrebbe detto di no e infatti così è successo. Gli ho detto: “Io sono gay e mi sono innamorato di te”, lui mi ha sorriso e ci siamo baciati e poi è venuto tutto il resto. Io ero al settimo cielo, era il ragazzo che avevo sognato, in sostanza mi sentivo totalmente realizzato sotto tutti i punti di vista. I giorni seguenti è stato un vero paradiso, giorni memorabili. Non sto a dire altro, ma voi potete immaginare. Poi un giorno mi dice: “Oggi non ci possiamo vedere, poi ti spiego”. La cosa mi dispiaceva ma mi sembrava una cosa normale, io avevo avuto un cambio di turno all’ultimo momento e quindi sono uscito in un orario in cui, secondo Daniel, io dovevo essere al lavoro, mi metto a camminare per viale Giovanni XXIII e chi ti vedo a distanza? Daniel che passeggia con una ragazza mano nella mano. Mi stava prendendo un accidente, sono passato in un momento dal paradiso all’inferno più nero. Mi sono ricordato che, anche se con me Daniel era totalmente disinibito, non aveva voluto che lo tenessi per mano quando stavamo in strada. Io pensavo che fosse perché non aveva fatto ancora il coming out, poi mi sono ricordato che quando gli ho detto che ero gay e gli ho fatto la dichiarazione lui non mi ha detto di essere gay, mi ha solo sorriso e mi ha baciato e non è la stessa cosa. Il giorno appresso è tornato da me e con una disponibilità affettiva quasi totale, almeno sembrava, ma io l’ho fermato subito: “Senti, bello, a me certe cose non piacciono per niente!”. Gli ho detto che l’avevo visto con la ragazza il giorno prima e si è giustificato dicendomi che lui non mi aveva mai imbrogliato perché non mi aveva mai detto di essere gay, ma io una presa per i fondelli del genere non l’ho sopportata e l’ho proprio aggredito, solo verbalmente ovviamente: “Ma Daniel, se tu sei bi me lo devi dire, non dire di essere gay non è la stessa cosa che dire di essere bi! Tu mi stai imbrogliando! Se tu me lo avessi detto sarebbe stato un problema mio, forse la cosa l’avrei pure potuta accettare, sarebbe stata terribile ma l’avrei pure potuta accettare, ma così, con l’imbroglio, non la tollero proprio!” Insomma l’ho mandato a quel paese, dopo mi sono venuti tantissimi scrupoli perché gli voglio bene e mi manca da matti, dopo due giorni sono andato a supplicarlo di rimettersi con me e ci siamo rimessi insieme, perché pure lui stava malissimo, lui la ragazza non l’ha più vista, almeno credo, però per me è un’angoscia continua, io per Daniel non sarò mai tutto, ci sarà sempre, prima o poi, una ragazza che potrà incontrare e allora per me sarà una sofferenza atroce, perché queste cose ti fanno stare male fisicamente. E poi, anche dal punto di vista della ragazza, ma Daniel gliel’aveva detto come stavano le cose? Io non lo so e non glielo posso chiedere. Ma ditemi voi: come deve fare un gay che si innamora di un bi?
giovedì 6 settembre 2007
GAY E BI
Ciao, mi chiamo Giuseppe. Che bello questo blog! Ci voleva una cosa così! Insomma bisogna dire le cose come stanno anche dal nostro punto di vista e fare in modo che la gente veda come siamo realmente e leggendo i commenti mi sono sentito molto felice di essere gay, perché i commenti sono seri e mi piacciono moltissimo, però una cosa l’ho notata, ed è un po’ paradossale, i commenti su questo sono praticamente tutti di etero, sono belle persone e scrivono cose serie (evviva l’idea del “gay serio”! Era ora!) però, lasciatemelo dire io un rammarico ce l’ho e l’ho detto anche a gayproject, su questo blog non si vede il commento di un gay, nemmeno uno e questo non fa che confermare il solito teorema, cioè che i gay si nascondono anche quando non c’è nessun motivo di farlo, io almeno su questo blog ci scrivo, non sono nemmeno io un gay dichiarato, e forse non sono nemmeno veramente gay, però ci scrivo, e non solo io, fino ad ora siamo sei o sette e non siamo tanto pochi, ma in effetti rispetto al numero veramente alto di lettori che ha questo blog siamo pochissimi. Non so se l’avete notato ma siamo schizzati a i primi posti su Google e questo significa che traffico ce n’è moltissimo. Mi fa piacere, ma è tutto traffico di sola lettura... voi leggete, giusto... ma perché non dite quello che pensate? Dico voi gay (non dico noi perché io lo faccio), perché in effetti di voi non si vede nemmeno l’ombra. Ma è possibile che un blog che più gay non si può riceva solo commenti di etro (e che commenti!) e che i gay stiano solo alla finestra per vedere quello che succede? In un cero senso vi capisco perché fino a dieci giorni fa ho fatto così anch’io, ma penso che sia ora di cambiare, penso che il nostro mondo ce lo dobbiamo difendere da noi, non dobbiamo aspettare che qualcuno ci regali i nostri diritti. Adesso il mio sfogo l’ho fatto... un po’ così, ma l’ho fatto, però perché non ci date una mano, di certe cose più se ne parla e più seriamente se ne parla, più crescono nella coscienza della gente, prima la nostra e poi quella di tutti gli altri. E adesso vengo alla mia storia. Adesso ho 24 anni, sono un tipico figlio ribelle! E me ne vanto! Mio padre da me è sempre rimasto deluso, lui voleva che io facessi l’ingegnere e invece io ho fatto scienze politiche, dopo non combinerò probabilmente niente, ma almeno ho fatto quello che volevo fare. I miei hanno mezzi e per questo pensavano di riuscire a condizionarmi, a comprarmi va’, ma non ci sono riusciti, io dei quattrini loro me ne infischio. Me ne sono andato di casa cinque anni fa quando ero praticamente un ragazzino e ho fatto una scelta rischiosissima, oggi me ne rendo conto, me ne sono andato a vivere a casa di un ragazzo più grande, Stefano, che avevo conosciuto poco prima, io avevo 19 anni e lui ne aveva 29, lui era gay, io non sapevo che cosa ero, ma lui mi aveva detto, forse tanto per dire ma l’aveva detto, che mi poteva ospitare e io non vedevo l‘ora di andarmene di casa, ho sbattuto la porta e dopo l’ennesimo litigio con mio padre me ne sono andato. Sul momento, quando mi sono tirato dietro la porta di casa ho provato un momento di libertà totale, avevo mandato a quel paese tutta la famiglia perché non ne potevo più! Mio padre era nero, mia madre stava facendo la tragedia greca e io ho tagliato la corda! Non ho portato via nulla casa, né una lira né una camicia... niente! Sono andato a casa di Stefano che viveva solo e si manteneva lavorando, ma già mentre andavo a casa sua cominciavo ad avere paura. Stefano aveva 10 anni più di me... insomma avete capito! Mi è cominciata a venire una paura del diavolo e ho cominciato a pentirmi di quello che avevo fatto... io pensavo che prima o poi mi avrebbe fatto qualche richiesta alla quale non avrei potuto dire di no e la cosa mi infastidiva, io allora non mi consideravo gay, i ragazzi mi piacevano ma anche le ragazze non mi erano del tutto indifferenti, quindi io mi consideravo completamente etero e l’idea di finire a casa di Stefano mi stava stretta. Insomma sono arrivato a casa di Stefano con delle bruttissime intenzioni nei suoi confronti... ne avevo pensato veramente di tutti colori. Busso, mi viene ad aprire, gli dico che sono andato via da casa, mi guarda perplesso, gli rispondo che voglio stare a casa sua e non solo per qualche giorno. Mi guarda più perplesso di prima, poi mi dice: “Ma tu ti rendi conto di quello che stai dicendo?” Gli chiedo: “Perché?” E lui mi dice: “Se stai qui l’etichetta di gay te l’attaccano subito e forse pure peggio! Tu sei ancora un ragazzino!” Mi sono arrabbiato e mi venivano le lacrime per la rabbia, allora lui m’ha detto: “Be’ intanto per oggi stai qua, poi si vede”, io sono entrato e non sapevo che fare, erano le undici di sera. Mi ha chiesto: “Ma hai mangiato?” Gli ho detto di no e mi ha detto: “Vieni in cucina”. Ha preparato due spaghetti aglio olio e peperoncino e ha aperto una scatola di tonno, poi ci siamo messi a parlare e io gli ho detto peste e corna dei miei ma lui cercava di raffreddare il discorso. Certe volte mi faceva rabbia, si metteva a difendere mio padre! Ero stato solo una volta a casa sua e per pochi momenti, non sapevo che casa avesse, ma aveva due stanzette, piccole piccole, in una ci dormiva lui e nell’altra c’era di tutto: libri, dischi, scarpe da tennis vecchie, di tutto, proprio di tutto. Il letto era uno e io che di racconti erotici ne avevo letti tanti cominciavo a tirare le conclusioni... e invece è successo tutt’altro, ha fatto un po’ di spazio nella stanza dove c’era tutta quella mercanzia e ci ha messo una poltrona, poi ha cambiato le lenzuola del suo letto e mi ha detto: “Tu dormi lì”, gli do detto: “Ma questa è la stanza tua” e mi ha risposto: “Adesso è la tua” e se n’è andato a dormire in poltrona nell’altra stanza. Io ero così stanco e frastornato che non capivo più niente e sono crollato dal sonno e dallo stress... cerco di abbreviare... la mattina mi ha preparato la colazione poi abbiamo parlato molto, gli ho detto che ero etero e non ha battuto ciglio. Insomma adesso viviamo ancora insieme, lui adesso ha 34 anni. Io non so se sono gay, questo non l’ho mai capito chiaramente perché le ragazze non mi sono indifferenti nemmeno a livello sessuale, ma nemmeno i ragazzi anche se forse i ragazzi mi interessano di più. Da quando ci conosciamo non ho mai visto Stefano portarsi a casa nessuno. Qualche volta non torna a casa la notte ma io non faccio domande. Non mi ha mai creato nessun problema, la sua sessualità se l’è tenuta per sé, solo una volta io ho provato a chiedergli se mi desiderava e mi ha risposto: “Non mi fare queste domande” e la cosa è finita lì. Ha pagato lui tutte le spese, anche quelle dell’università perché in pratica mi ha costretto a proseguire gli studi e mi ha detto che se volevo stare a casa sua dovevo andare per forza all’università... era un bel ricatto e per me è stato fondamentale, io ho provato a discutere ma non ne ha voluto sapere: bere o affogare! E io ho bevuto. Prima non sapevo esattamente che cosa fosse un gay serio ma adesso lo so. A Stefano voglio bene, gli voglio bene veramente, è un po’ la famiglia che avrei sempre voluto, quanto a me che farò in futuro non lo so, probabilmente resterò a casa di Stefano finché non m’innamorerò, se di una ragazza o di un ragazzo, francamente non lo so, però adesso mi sento più maturo e penso di poter fare qualcosa di buono nella vita.
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