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mercoledì 26 dicembre 2007

GAY TRA MORALE VERA E TERAPIE RIPARATIVE

Ho appena terminato la lettura di in reportage giornalistico molto documentato concernente le “terapie riparative della omosessualità” ossia le terapie che i gruppi cattolici consigliano per risolvere il problema della omosessualità (link al testo) tutto sotto la supervisione di un professore di psicologia della Pontificia Università Gregoriana. Già in altra occasione ho avuto modo di accennare alla gaia scienza di sedicenti scienziati, ma qui la cosa è più seria perché dietro queste cose c’è l’avallo della Chiesa e non si tratta quindi del solito guru isolato. In queste cose sono coinvolti uomini di Chiesa. Sono personalmente convinto che il messaggio cristiano sia una cosa serissima, o meglio una cosa che, se presa seriamente, è una cosa serissima, e ho conosciuto uomini di Chiesa che hanno veramente speso la vita per il prossimo. Mi chiedo come sia possibile che le cose che sono descritte nell’articolo ottengano l’avallo della Chiesa. Come sia possibile che un ragazzo di 15/16 anni debba subire per volontà dei genitori una farneticante terapia “riparativa dell’omosessualità” queste cose non sono solo immorali ma sono al limite del codice penale. Anche su questo blog (e ho conservato tutti i dati relativi) qualcuno ha pensato di inserire falsi commenti che riportavano link a siti per la terapia riparativa dell’omosessualità vedi il post Gay come valore .
Tanto premesso, senza prendere in considerazione i contenuti specifici dell’articolo, che evidenziano lo squallore di certi ambienti vorrei sviluppare qui poche riflessioni sull’idea stessa di moralità. Per alcuni, che si ispirano a principi di carattere religioso, la moralità corrisponde al conformarsi ad un insieme di norme alle quali si pretende di dare un valore assoluto, addirittura rivelato, e in questo senso la pronuncia di tipo dogmatico sui contenuti della morale bolla come relativismo qualunque idea di evoluzione della morale. Per altri la morale non è una questione di carattere para-giuridico, non è una forma nobilitata di codice penale che definisce autoritativamente che cosa siano il bene e il male, ma è un principio in base al quale è morale tutto ciò che diminuisce il livello di sofferenza del nostro prossimo ed è immorale tutto ciò che quella sofferenza invece incrementa. Un principio del genere è di sua natura relativistico e non prevede che esistano cose oggettivamente buone e cose oggettivamente sbagliate, secondo questo punto di vista bene e male non si giudicano a priori ma solo a posteriori sulla base di quello che provocano (non può l’albero buono fare frutti cattivi né l’albero cattivo fare frutti buoni). Ora, ciascuno di noi ha una coscienza e, come ho spesso ripetuto, ci sono persone che hanno bisogno di ricevere la loro patente di moralità dall’esterno a partire da una più o meno realistica adesione a codici di comportamento recepiti sulla base di un principio di autorità, abdicando in sostanza alla loro libertà di coscienza in nome dell’obbedienza, e ci sono persone che considerano impensabile accettare norme esterne in contrasto con la loro coscienza. Queste persone possono faticare molto nel trovare i principi della loro moralità e nell’affrancarsi dalla morale esterna, che è sempre la soluzione apparentemente più facile da accettare.
Un blog come questo, visto nella prospettiva di chi valuta l’omosessualità in modo pregiudiziale come moralmente “intrinsecamente disordinata”, non può che essere considerato moralmente riprovevole, non tanto perché parla anche di sesso, quanto perché tenta di sottolineare l’idea di “omosessualità come valore”, tende cioè a sottolineare che l’omosessualità per se stessa, come ogni forma d’amore, può essere vissuta con una moralità profonda, con un totale rispetto dell’altro e in modo da promuovere sempre e comunque il bene dell’altro.
L’affermazione: gay = immoralità, non solo è profondamente falsa ma spessissimo non viene neppure dall’ignoranza, che potrebbe in parte giustificarla, ma da una forma radicale di ipocrisia. Chi legge questo blog, se ha un minimo di coscienza e di onestà mentale, non potrà mai vedere i gay come portatori di una tendenza morale “intrinsecamente disordinata”. Io sono un gay, parlo con ragazzi gay dieci ore al giorno e mi chiedo: ma come possono le persone che conoscono questi ragazzi avere ancora dei pregiudizi circa la moralità dei gay? Tra i ragazzi gay che conosco, che non sono certo pochissimi, ho visto atti di generosità incredibili, fino al sacrificio di sé e delle proprie aspirazioni in funzione del bene dell’altro. Io voglio rivendicare, per puro spirito di verità, la serietà, la dignità e il valore morale di un sito come questo, che offre a me e ai ragazzi una possibilità di confronto e di incontro, che allevia il senso della solitudine e della privazione affettiva che purtroppo ancora oggi caratterizza la vita di tanti ragazzi gay, che favorisce la serenità delle persone e le aiuta a stare bene con sé e con gli altri. Non lo dico per pura presunzione: lo vedo ogni girono, lo vedo dall’affetto che ricevo. Non ho la verità in tasca e attraverso questo blog e le chat con i ragazzi ho cambiato parere più volte e su cose sostanziali. Non sono uno psicologo, non ho alcuna pretesa di cambiare le tendenze di nessuno, cose del genere mi sembrano patologiche. Non ho secondi fini di nessun genere e meno che mai di natura economica, non ho fondato associazioni professionali, non ho pretese di essere uno scienziato, tutte queste cose sono mille miglia lontane da me. Io sono un Gay, lo scrivo con la lettera maiuscola e mi sento felice di esserlo. Se c’è qualcosa di buono da fare per i ragazzi gay, io sento il dovere di farla, a qualunque costo. L’essere gay è la fonte della mia moralità e quando parlo con i ragazzi e li ritrovo esattamente come me, con gli stessi sogni, con le stesse ansie, con la stessa volontà di vivere il loro essere gay in modo alto, dignitoso, morale, allora mi confermo nella mia già radicatissima convinzione che essere gay è un valore.

domenica 16 settembre 2007

COME CURARE UN GAY


Dopo tanti sfoghi torno a raccontare una storia. E’ una storia vera, la storia di un ragazzo gay di alta classe sociale, chiamiamolo Francesco. La scrivo in prima persona e cerco di riportarla nel modo più fedele possibile a come mi stata riferita e a come ho potuto quasi viverla in diretta leggendo i diari di Francesco e di Mirco.
Mi chiamo Francesco, adesso ho 35 anni, per quanto credo che sia inutile raccontare la propria vita agli altri, perché ognuno di vita vive la sua e basta, provo a raccontare la mia perché me l’ha chiesto un amico etero, uno al quale io voglio bene e se me lo chiede una ragione seria ci deve essere. Io, come tutti i ragazzini gay di questo mondo, da adolescente, ho vissuto di fantasia e di masturbazione, questa era praticamente tutta la mia vita, fino a i 16-17 anni, che ero gay lo sapevo benissimo, poi ho avuto la maledetta idea di dirlo ai miei, la sciocchezza del coming out! Ragazzi, se vi viene in mente, lasciate perdere, se non volete rischiare di finire come sono finito io. I miei sono una famiglia ricca, mio fratello è più grande di me ed è un imprenditore affermato, è sposato, c’ha figli, tutto regolare. Mio padre e mia madre sono tutto sommato brave persone e a loro modo hanno cercato sempre di “aiutarmi”, che è una parola che non sopporto, però l’hanno fatto a modo loro e questo è stato il disastro. Quelli che non hanno quattrini da buttare se vogliono dare una mano ai figli cercano di parlarci, i miei, invece, credono nella professionalità e nella specializzazione, che nel loro ambiente sono le parole di moda oggi, e io di tutto questo ho dovuto farne le spese. Il giorno che ho parlato con loro in modo esplicito ho avuto la netta impressione che non se lo aspettassero, ma siccome sono persone di classe non hanno fatto una piega, non mi hanno abbracciato, non mi hanno detto che mi volevano bene, mi hanno detto invece che mi avrebbero “aiutato”! La parola mi suonava sinistra già allora. Ma aiutato a fare che cosa? Io all’inizio pensavo per darmi un sostegno ad essere me stesso, e invece non è stato così, mi hanno fissato un appuntamento con “uno psicologo” specializzato in psicologia dell’adolescenza, una “persona” bravissima che mi avrebbe certamente aiutato. Francamente a me la cosa non piaceva gran che, ma almeno pensavo che con uno psicologo si potesse parlare in modo più libero. Naturalmente al primo appuntamento dovevo andare da solo, ma voi ve lo immaginate un ragazzo gay di 17 anni che deve andare al colloquio con uno psicologo perché deve essere “aiutato”? Insomma arrivo all’indirizzo che mi avevano dato, la c’è scritto Dott.ssa, non Dott. Tal dei Tali, e la cosa a me non andava assolutamente bene, io dovevo andare a raccontare i cavoli miei a una donna? No! Dice: ma è un medico! Lo so, ma a me non mi sta bene lo stesso. Andare ci sono andato, avrà avuto trentacinque anni e mi stava ancora meno bene, mi ha fatto sedere davanti alla sua scrivania e mi ha detto “la tua mamma mi da detto di te”... “La mia mamma!”, ma dì “tua madre!” Io non ho mica due anni, poi ci girava intorno e non veniva mai al punto perché voleva che fossi io a parlare. Io mi guardavo intorno, diplomi e diplomini appesi da tutte le parti, come se i pezzi di carata facessero una persona intelligente poi mi ha detto che mi dovevo sentire libero e alla pari con lei e che dovevo dire tutto quello che mi veniva in mente, siccome io la lasciavo parlare e non dicevo nulla, alla fine ha perso la pazienza e ha tirato fuori il rospo, anche se in modo generico, mi ha detto: “Senti, qui non ci sente nessuno, io so che tu hai tanti problemi, se voi ne possiamo parlare liberamente, qui, noi siamo alla pari” e io gliel’ho detta tutta come me la sentivo, le ho dato direttamente del tu e le ho detto, gurdandola fisso negli occhi: “Dai, dì la verità, io so che pure tu hai tanti problemi, se vuoi ne possiamo parlare...” ha fatto una faccia di disappunto e ha capito che aveva perso la gallina dalle uova d’oro, perché per lei tenermi in terapia significava fare un bel po’ di quattrini, poi mi ha licenziato e sono tornato a casa. Nel frattempo la dottoressa aveva telefonato a mia madre (io non direi mai a mamma, è una cosa troppo affettuosa e non mi viene spontaneo per niente). Mia madre ovviamente era delusa ma non poteva accusare il colpo, quindi ha recitato al meglio il suo ruolo, alla lettera “recitato”! Poi mi hanno mandato da un altro, questa volta era maschio, ma era un attrezzo... ma io dico: sono gay? mandami da uno psicologo gay che mi “aiuti” a essere gay, se proprio qualcuno mi deve aiutare, ma non da uno o da una che mi deve dire che non è vero che sono gay e che queste cose passano e che sono momenti adolescenziali, ma io avevo quasi 18 anni! Ma come cavolo è possibile che questi non ci arrivino? Ma c’hanno i loro interessi e tutto si spiega. Va be’, insomma, uno dopo l’alto li ho mandati tutti a quel paese, i miei hanno speso (buttato) un sacco di soldi, poi sono arrivati alla conclusione che tanto ero irriducibile e che non mi volevo fare “aiutare”. Ma in tutto questo casino io pensavo a sfottere gli psicologi e a cose del genere e non pensavo a studiare. Peggio di peggio! Alla fine dell’anno mi bocciano! Una cosa tragica, sembrava che fosse morto qualcuno, mia madre sono sapeva se si doveva vergognare di più per il fatto che ero gay e perché ero stato bocciato. Un figlio gay che deve ripetere l’anno! Una vergogna per tutta la famiglia! Ma siccome secondo loro le cose si possono sempre rimediare mi hanno mandato in una scuola privata, cosiddetta seria, dove io avrei potuto recuperare certamente, era una scuola di preti e una scuola anche importante. Quando ci sono entrato mi sono messo paura, sembrava un college inglese, tutto perfetto (tutti preti purtroppo, e almeno ce ne fosse stato qualcuno passabile) e, naturalmente scuola solo maschile! Mi mandavano in una scuola tutta maschile! Tanto loro facevano finta di non aver capito che ero gay! Insomma lì ho conosciuto Mirco, un ragazzo che mi è piaciuto subito e me ne sono innamorato, in sostanza è stata la prima volta che uno mi piaceva veramente, e mi piaceva in tutti i sensi. Gli ho proprio fatto la dichiarazione d’amore, gli ho mandato un bel biglietto con tanti cuoricini disegnati e gli ho detto chiaro chiaro che mi ero innamorato di lui e lui mi ha risposto in modo così affettuoso che io ho pensato che fosse gay, mi ha detto che non era così e perché io potessi capire il suo mondo mi ha fatto leggere un suo diario privatissimo in cui parlava di tutto ma anche di sesso e di ragazze in modo molto esplicito e c’è stata una cosa che mi ha colpito moltissimo, lui viveva con quale ragazze un rapporto che era proprio identico a quello che io avrei voluto vivere con lui. Siccome mi sembrava che avermi fatto leggere il suo diario privatissimo fosse un atto di fiducia totale nei miei confronti io mi sono sentito gratificato fino all’incredibile. Di Mirco adesso sapevo che era etero e in quel modo, ma ero innamorato di lui ancora più di prima, in fondo vedevamo l’amore nello stesso modo. Insomma, siamo diventati inseparabili, ci vedevamo tutti i giorni o quasi, andavamo in vacanza insieme, ogni tanto lui viveva le sue avventure con le ragazze e io pure con qualche ragazzo, perché poi è successo, ma alla fine quando stavamo insieme stavamo benissimo, non si è mai scordato di mandarmi un messaggino né per il mio onomastico né per il compleanno e io nemmeno nei suoi confronti. Di ragazzi gay ne ho cambiati tre, con due di loro ho proprio convissuto, ormai lavoravo a buon livello e me lo potevo permettere, ma non sono mai riuscito a creare un rapporto stabile con un ragazzo gay, di due di questi ragazzi sono ancora adesso innamorato in modo profondo e quando ho visto che con me non stavano bene li ho incoraggiati ad andare via e siamo anche rimasti amici, ma senza sesso e con un’amicizia che comunque non era paragonabile a quella con Mirco, ogni tanto c’erano piccole gelosie, piccole meschinità, onestamente anche da parte mia, ma con Mirco non è mai stato così, quando ci fermavamo a parlare in macchina era una cosa meravigliosa, era veramente un dirsi tutto e trovare dall’altra parta un rispetto e un amore vero. Io e Mirco non ci siamo mai toccati, io so che una cosa del genere gli avrebbe creato dei problemi e ho lasciato perdere, adesso io mi sono chiesto tante volte: ma è più amore quello con i ragazzi coi quali ho convissuto o quello con Mirco? Ma perché la parola amore deve essere così strettamente congiunta al sesso? Io amo Mirco nel senso che lo desidero anche, e lui mi ama, non mi desidera, questo lo so, ma mi ama veramente. Sono strane queste cose, non sai come classificarle eppure esistono e hanno una forza grandissima perché gli schemi non servono a niente.