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lunedì 24 aprile 2017

PENSIERI DI UN VECCHIO (GAY)

Comprendo che quello che scriverò non incontrerà il consenso di parecchie persone, parlo specialmente delle persone più giovani, ma, dal punto di vista del vecchio gay, quanto sto per dire corrisponde ad un’esperienza reale.
I gay che sono giovani oggi, hanno un background culturale molto diverso da quello dei gay della mia generazione, sono cresciuti in un mondo più libero, in cui la ricerca della propria felicità era almeno un’ipotesi possibile, per me e per molti della mia generazione non è stato così, e il risultato di tutto questo, che si avvertiva meno nelle età intermedie della vita, pesa invece significativamente nella vecchiaia, perché, salvo rare eccezioni, un gay della mia generazione ha di fonte a sé una vecchiaia di solitudine. Era in fondo un destino atteso fin dall’inizio e accettato come tutto ciò che è inevitabile, ma con l’andare degli anni questo destino appare sempre meno facile da gestire.
Un etero aveva davanti a sé un progetto di vita basato sull’idea della famiglia, idea che comporta certo problemi e difficoltà ma sono problemi a difficoltà legati comunque alla vita di coppia e ai rapporti familiari, in questi casi la solitudine è talvolta un desiderio di fuga ma non è certo una condizione imposta.
Oggi è concepibile l’idea di famiglia gay, o almeno di coppia gay, quarant’anni fa non lo era: non c’era internet, non c’erano i telefonini, e i messaggi si mandavano per espresso, e l’espresso, che impiegava tre giorni per essere recapitato, poteva finire in mani sbagliate e non c’erano password che potessero proteggere la privacy. Le possibilità di conoscere altri ragazzi gay erano minime se non nulle, perché il coming out equivaleva all’esclusione sociale e familiare definitiva, i rischi della comunicazione erano enormi e in sostanza la possibilità di costruire un rapporto erano affidate esclusivamente alla conoscenza personale e ad un’esplorazione lentissima e prudentissima che nella stragrande maggioranza dei casi portava solo a pie illusioni, destinate per giunta a durare anni.
Un gay della mia generazione sapeva in pratica molto bene e fin dall’inizio che le possibilità di costruire una vita affettiva conforme ai propri desideri era praticamente nulla e che sarebbe stato necessario spendere la vita in qualche cosa di alternativo che aiutasse a darle un senso comunque serio, anche se come scelta di ripiego, le ipotesi classiche erano il perseguimento di una carriera importante e di prestigio, il farsi prete per poter comunque dedicare la vita al prossimo evitando di pensare ad altro, o la scuola che avrebbe comunque permesso di mantenere un rapporto con quel mondo giovane il cui fascino era all’epoca insopprimibile.
Poi gli anni passano, gli ideali di prestigio sociale svaniscono, la chiesa, che sembrava una via di salvezza, comincia ad apparire come una trappola dalla quale non si potrebbe comunque uscire e lo scarto generazionale con i giovani si fa abissale e con questo vengono meno anche gli interessi.
Che cosa ci resta di gay, più o meno frustrato? La risposta e semplice: non ci resta niente e allora si comincia a valorizzare, anche con gli amici gay, tutti quei contenuti che non hanno nulla di gay, in pratica li si considera buoni amici per fare due chiacchiere o per prendere una pizza nonostante il fatto che siano gay, che alla fine diventa una questione del tutto accessoria.
L’omosessualità, oltre una certa età, più che una questione di identità personale diventa una questione di principio, o meglio un aspetto particolare del problema globale dei diritti umani, in pratica una questione astratta.
Quando anche i 60 sono lontani e ci si avvicina piano piano ai 70, le prospettive cambiano, le difficoltà di dialogo aumentano sia con le persone più giovani che con i coetanei. Le spinte di base alla socialità vengono meno e l’abitudine sostituisce l’interesse.
Io penso che per un etero che ha figli e nipoti le prospettive siano diverse, perché c’è a protezione la rete dei rapporti familiari. Per un gay ci può essere il cane, ci possono essere le piante, poi qualche hobby e poi il dover fare i conti con la pensione che non basta mai e con le malattie che sono l’unica cosa che appartiene realmente al vecchio.
Non so come sarebbe stato essere etero e non ho mai desiderato di non essere gay. Ora davanti a me c’è la vecchiaia, non dico la vecchiaia gay ma le vecchiaia in solitudine. Qualche soddisfazione c’è ancora… e a me, tutto sommato, è andata bene.
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martedì 20 agosto 2013

UNA ANZIANA COPPIA OMOSESSUALE IN PIRANDELLO

Nella IV sezione delle Novelle per un anno di Luigi Pirandello, vi è una novella, la n. 59 “Notizie dal mondo”, in cui senza nessun riferimento esplicito alla omosessualità, si parla della storia di due vecchi amici, più o meno sulla sessantina, che hanno vissuto insieme per anni finché uno dei due non ha commesso l’errore di sposarsi con una donna di 26 anni più giovane. Nonostante il matrimonio, i due anziani hanno continuato a frequentarsi ogni giorno, pur senza più la convivenza. Quello sposato muore pochi anni dopo il matrimonio e l’altro gli dedica un diario, continuando a parlare con lui e a raccontargli le “notizie dal mondo”, notizie squallide di intrighi tra parenti per questioni di interesse con al centro la vedova che recita un ruolo e il fratello di lei che cerca di gestire le cose nel suo personale interesse. L’unico vero rapporto che ha un senso è ormai il rapporto tra l’amico superstite e l’amico defunto. Dai colloqui col defunto si capisce che i due anziani erano tutto uno per l’altro e che l’idea di fare una vita normale prendendo moglie a 56 anni aveva di fatto distrutto l’unico valore della vita di questi due uomini mettendo in crisi il loro rapporto, che aveva comunque resistito allo sconvolgimento, portando uno dei due in una vita che di fatto non era la sua.
Pirandello parla solo di due amici, ma si tratta di due amici anziani che hanno convissuto per anni e non si sono sposati quando avrebbero potuto farlo, di due amici che avevano preso in affitto una casa insieme per poterci vivere insieme e per i quali non c’era nessuna distinzione di mio e tuo, in sostanza si tratta di una coppia e di una coppia consolidata ma, come spesso accade in Pirandello, l’idea di normalità finisce per distruggere una serenità costruita negli anni.
Il testo è lungo e in molti tratti terribilmente malinconico e anche lugubre ma nello sfondo si capisce che, anche se ormai è tutto finito, c’è stata un’epoca felice, o almeno serena in cui questi due amici vivevano realmente uno per l’altro.
La novella è consigliata soprattutto alle persone di età non giovane.
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martedì 17 luglio 2012

ANCHE NOI SIAMO UNA COPPIA GAY


Caro Project,
sono capitato su questo blog perché me lo hanno segnalato degli amici gay. In pratica non apro quasi mai il computer. Sono vecchio, Project, meno di te, probabilmente, ma sono quasi a 55. Ho un compagno da alcuni anni, lui ne ha 65, ci siamo conosciuti quando io avevo 45 anni e piano piano abbiamo costruito questo rapporto. Dieci anni fa quello che ci ha spinto a metterci insieme è stato il fatto che ci cercavamo, quando non c’era mi mancava e io mancavo a lui, quando eravamo separati per questioni di lavoro (cosa piuttosto frequente) ci sentivamo spesso. Poi quando ci vedevamo stavamo abbracciati a letto a sentire la radio ma anche solo a sentire il tempo che passa. C’era anche sesso ma non era una componete fissa della serata. I primi tempi abbiamo fatto entrambi fatica a capire che la serata non doveva per forza finire con un rapporto sessuale e quando non c’era non ci mancava e la serata era bellissima lo stesso. Io avevo già 45 anni e lui dieci di più, percepivo che il sesso lo stancava un po’, eravamo e siamo entrambi un po’ sovrappeso (non proprio troppo) e così abbiamo dato per scontato che si potesse vivere il sesso anche in tanti altri modi, mai con altre persone, non è mai successo né a me né a lui e, anche se può sembrare strano e perfino quasi patologico, né io né lui abbiamo mai avuto altri partner. Piano piano poi, nel corso degli anni il sesso ha perso anche il peso, seppur relativo, che aveva all’inizio, adesso viviamo in intimità ma è una cosa diversa dalla sessualità, è uno stare bene, almeno uno stare meglio, ma non c’è niente di speciale da fare che sia considerato fondamentale. Io ancora qualche fantasia sessuale ce l’avrei ma più perché i ragazzi giovani sono belli perché è il tempo loro e in loro madre natura si esprime al meglio, mi piace guardare i bei ragazzi, al supermercato dove andiamo noi lavora un ragazzo bellissimo (e ne abbiamo parlato spesso perché piace anche al mio compagno e forse ha anche capito che siamo una coppia) ma il mio lui è un’alta cosa è proprio su un altro piano, ci capiamo al volo, io lavoro ancora, lui è in pensione da poco, quando torno a casa trovo tutto sistemato, mi fa mettere a tavola e poi arriva col carrello con tutto già pronto sopra. I piatti li puliamo insieme subito dopo mangiato e poi, adesso che è estate ci mettiamo fuori sulla loggetta. Abitiamo in una cittadina dell’Emilia, qui per nostra fortuna il terremoto si è sentito poco, è un posto molto bello e abbiamo comprato mettendo insieme tutti i nostri risparmi una casetta 10 chilometri fuori città in un posto bellissimo e c’è un giardino molto grande con tanti alberi e per fortuna non si sono vicini, La casa più vicina non si vede neppure. Quando abbiamo comprato casa l’abbiamo intestata a tutti e due (l’abbiamo pagata in parti uguali) e appena regolarizzata la proprietà abbiamo fatto testamento in modo che quando uno di noi se ne andrà, l’altro potrà avere almeno la casa che poi è la nostra casa. È fuori città, ma ci passa la corriera proprio davanti e poi penso che avremo la patente ancora per parecchi anni. Non saremmo mai riusciti a vivere in un condominio. Avevamo due appartamentini, li abbiamo venduti e abbiamo comprato casa in campagna. Lui ha un fratello più grande, con figli e nipoti, il fratello sa tutto, anche del testamento e l’ha considerata una cosa ovvia. Io ho una sorella, anche lei più grande di me di parecchi anni che vive in un’altra città, non so che cosa ha capito ma sa che vivo con un amico e che abbiamo comprato casa insieme e, dato che non stupida, penso abbia capito anche lei. Io mia sorella non la sento e non la vedo praticamente mai e lui non vede quasi mai il fratello anche se col fratello c’è un buon rapporto o almeno un rapporto tranquillo. Certe volte non torno per pranzo e lui mi prepara tutto per la sera. Quando arrivo a casa e mi abbraccia mi lascio alle spalle la giornata e mi sento proprio sereno. Mi dispiace solo che lui è in pensione e io ancora no, perché non mi posso godere la sua compagnia come vorrei. Il pomeriggio, adesso che è estate facciamo dei lavori insieme in campagna, in pratica non compriamo mai frutta e verdura e ne regaliamo tanta perché ce la produciamo da noi, abbiamo l’orto e il frutteto, abbiamo studiato la lotta integrata, facciamo il compostaggio, se tu vedessi com’ bello qui, in primavera è tutto fiorito e d’estate è un paradiso terrestre, perfino i contadini ci vengono a chiedere come facciamo, ma noi facciamo tutto dalla lattuga alle lenticchie, niente olio e niente grano perché fa troppo freddo, ma c’è pure una piccola vigna, non per il vino ma con tante varietà di uva. Avevamo stabilito niente animali, non dico solo polli o conigli per mangiarli, ma nemmeno cani o gatti perché poi ti ci affezioni, poi però abbiamo trovato un cucciolo abbandonato in strada, proprio piccolissimo e ce lo siamo portato a casa, tutto regolare, veterinario, tassa pagata ecc. ecc., adesso quando arrivo con la macchina mi viene incontro, si è fatto abbastanza grande ma è un bastardino di taglia medio-piccola molto affettuoso e giocherellone. Ha la sua cuccia riparata bene, dove non piove e non tira vento, un locale attiguo alla legnaia, dove l’inverno non fa nemmeno troppo freddo.
Siamo una coppia gay? Penso proprio di sì, io lo so che lo siamo ma tanta gente che ci conosce non lo pensa nonostante tutto. Noi abbiamo camere da letto separate e non solo per la gente che capita in casa ma per lasciarci reciprocamente la massima libertà. Abbiamo un letto matrimoniale solo ma non si vede perché è incassato nel muro, a comparsa, e siccome è tra due pezzi di muro più spessi non si vede assolutamente nulla, quello è un po’ il nostro segreto, lo usavamo puoi capire per che cosa e ancora lo usiamo qualche volta. Io la mattina esco presto, quando è inverno eco che ancora è buio ma lui si alza sempre e mentre sono sotto la doccia mi prepara la colazione. Al lavoro non sono mai stato oggetto di pettegolezzi, non so se dipenda del fatto che viviamo fuori città o dal fatto che non diamo nell’occhio. Potremmo essere due tranquilli nonni, siamo in ottimi rapporti perfino col prete e gli portiamo spesso, direi almeno un paio di volte alla settimana, frutta e verdura per quelli che non ce l’hanno, soprattutto i vecchi che vivono in centro, perché chi sta in campagna si arrangia.
Una sera abbiamo visto in tv un articolo sulle coppie gay, quelle magari erano coppie di un’altra età, gelosie tradimenti, coppia aperte e coppia chiusa ecc. ecc.. Poi ci siamo guardati in faccia e avviamo aperto le braccia come a dire che c’è un tempo per tutte le cose ma noi, per come stiamo adesso, la paura della vecchiaia ce l’abbiamo come ce l’hanno i vecchi che hanno famiglia, ma non di più, per noi finché andrà avanti così, la vecchiaia sarà una cosa bella da vivere in due, speriamo il più a lungo possibile.
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domenica 19 dicembre 2010

DIARIO DI UN GAY 65ENNE

Caro progettista,
ti mando una pagina di diario, pubblicala se vuoi. Ho 66 anni, leggo il tuo forum con un certo interesse, di recente ho letto degli articoli che parlano anche dei vecchi e ne parlano con rispetto, così ho pensato di dire la mia.

Giovedì 16 XII 2010
Sveglia alle 6.30, chiudo la sveglia prima che suoni, ormai mi sveglio cinque minuti prima della sveglia, poi non mi alzo, semplicemente aspetto che passi in tempo, è una successione di eventi precisa, alle 6.45 si sente lo scarico dello sciacquone del piano di sopra, poi il rumore della doccia. Alle sette in punto il mio vicino esce e sbatte la porta di casa, poi sento i passi per le scale, ma non mi alzo, io non devo andare a lavorare, ho i ritmi rilassati, esco dal letto alle otto, poi il bagno e qui mi permetto un lusso, la vasca da bagno calda che è veramente un grandissimo conforto, anche se devo stare attento quando scavalco il bordo per non cadere. Resto nella vasca circa mezz’ora, non la misuro ma esco quando l’acqua comincia a raffreddarsi, oggi si è raffreddata prima del solito perché fa un freddo terribile. Amo le pantofole, le vestaglie lunghe e anche il cappellino di lana, perché dentro casa mia la mattina, l’inverno, fa freddo. Mi metto in abiti da casa  e vado a sedermi in poltrona davanti al PC. Un occhio alla posta, ma non mi scrive mai nessuno, se non ho nulla da fare mi stendo di nuovo sul letto fino alle nove. Alle nove mi vesto per uscire, praticamente in certe giornate me lo impongo, come è successo oggi, vado al bar a fare colazione, cappuccino e brioche, una di tipo diverso ogni giorno. Quando non fa freddo faccio due passi, sempre negli stessi posti, ma oggi sono tornato subito a casa, ho preso la posta nella cassetta, mi sono rimesso in abiti da casa, ho aperto le fatture da pagare e le ho messe in un cassettino dove metto tutte le cose da evadere, poi sono passato a preparare la lavatrice, che mi tocca il venerdì, poca roba perché io sono solo e non ho molte esigenze, ho eliminato tutti i capi di vestiario che richiedono lavatura e stiratura quotidiana, niente camicie se non per le grandi occasioni, maglioni a collo alto per l’inverno e camicette leggere per l’estate. Alle dieci sono uscito per fare la spesa e anche per muovere un po’ la macchina che per me è un lusso quasi del tutto inutile perché non vado da nessuna parte. Faccio la spesa grossa una volta alla settimana, il venerdì. Gli altri giorni faccio la spesa piccola col carrello con le ruote, nessuno lo nota perché sono vecchio. Ho passato al supermercato più di un’ora. Il supermercato è enorme e la mattina è quasi vuoto. Mi affascinano gli oggetti per la casa, avevo visto un mortaio di marmo che mi piaceva molto e sarebbe stato l’ideale per fare il pesto, che mi piace, ma poi mi sono detto che sarebbe stato l’ennesimo oggetto inutile e ho lasciato perdere. Al supermercato la mattina vado sempre alla stessa cassa, dove c’è un ragazzo che mi sta proprio simpatico e mi tratta bene, sorridendo, si chiama Francesco, lo so perché sta scritto sul cartellino. Francesco c’era anche oggi, lo sa che sono un vecchio solo e che mi impapero a mettere le cose in fretta in fretta nelle buste e allora lo fa lui per me (per gli altri non fa così) io lo ringrazio e finisce lì. Alle 11.30 ero a casa, sono rimasto a cucinare per più di un’ora: cannelloni con gli spinaci e la ricotta, 24 cannelloni, due li ho tolti, gli altri li ho fatti raffreddare e li ho messi nel surgelatore con l’etichetta e la data, poi ho scongelato al microonde la cicoria ripassata e le patate al forno. Il pane lo compro con la spesa grossa il venerdì e lo surgelo e mi basta per tutta la settimana. Non mangio quasi mai carne, la frutta la compro sotto casa giorno per giorno e ne consumo tanta. Vino pochissimo, una bottiglia da 750 mi basta per quattro giorni. Il caffè in genere lo vado a prendere al bar, un’altra occasione per uscire di casa, oggi faceva troppo freddo e ho fatto il caffè a casa. Dopo pranzo i piatti, in genere ne uso uno solo, oggi avevo anche le pentole dei cannelloni e ci ho messo un po’ di tempo. Se sto molto davanti al lavandino mi fanno male le anche e mi devo sedere, ma ho cercato di fare presto. Nel pomeriggio faccio quasi sempre un riposino, massimo un’ora e ho fatto così anche oggi, alle due e mezza ero di nuovo in poltrona. Vedo un po’ di TV, se ci sono cose che mi interessano, altrimenti mi metto al PC e leggo. Un oggetto del tutto secondario a casa mia è il telefono, uso il cellulare e ho anche una linea fissa per internet ma non mi chiama nessuno, se il telefono squilla la cosa più probabile è che abbiano sbagliato numero. Amici veri non ne ho, ognuno vive per conto suo e ha il suo mondo, i parenti, io parenti non ne ho, solo un fratello ma non vive in Italia, in pratica non ho nessuno, mio fratello lo sento raramente, poco più che a pasqua e a natale, lui è più giovane di me di parecchi anni ha mille cose da fare e un fratello vecchio (ha 15 anni meno di me) potrebbe essere per lui solo un impiccio e io d’altra parte, finché dura, non ho nessuna intenzione di essere un peso per nessuno. Oggi un pensiero mi è stato sempre presente, ossia l’idea che prima o poi ci vorrà una badante (o un badante) ma maschio o femmina non cambia nulla, è proprio l’idea che non mi piace. Ho a casa mia le mie cose, cose vecchie certo, i miei libri, il mio computer (quello è l’unica cosa nuova che ho) e tante cianfrusaglie che per me contano molto ma per altri sarebbero solo immondizia, non mi piacerebbe affatto che altri ci mettessero le mani. Dopo che sarò morto potranno anche buttare via tutto, succederà sicuramente così, ma finché sono vivo quelle cose sono mie, sono sacre. Avevo provato a conoscere delle persone tramite internet, non dei gay, perché quando diventi vecchio che siano gay o meno non fa proprio nessuna differenza, ma era gente che voleva andare da tutte le parti, che doveva sempre organizzare qualcosa, insomma avevano la mania di fare, ma io sono uno tranquillo, ho cercato di correre un po’ appresso alle esigenze di queste persone ma mi sono stancato e me ne sono tornato per i fatti miei. Il pomeriggio faceva freddo anche dentro casa e mi sono rimesso a letto con tutta la vestaglia, una sensazione bellissima. Poi si è fatto buio, di questa stagione fa notte subito. Quando sto a letto mi piace ricordare la mia vita passata. Nella mia vita ho conosciuto l’amore (se lo possiamo chiamare così) una volta sola, dai 31 ai 35 anni ho convissuto con un ragazzo, l’unica esperienza sessuale della mia vita, se rileggo le cose che scrivevo allora penso di averla vissuta come una cosa importante però poi la rottura è stata traumatica, faceva il doppio gioco, mi raccontava bugie e poi mi ha piantato. Al tempo ci sono stato male. Adesso non ho la più pallida idea di che fine abbia fatto quel ragazzo (aveva un anno meno di me). Ormai sono passati 31 anni e la cosa mi è del tutto indifferente, come se appartenesse alla vita di un altro. Non è a lui che penso quando sto a letto ma a quando stavo un po’ meglio in salute e me ne andavo in montagna alla casa di mio nonno, una casa antica, isolata in una grande prateria vicino a un bosco. Quella casetta l’ho rimessa tutta a posto, mi ci sono voluti dieci anni di lavoro e di economie, fino a una decina di anni fa ci andavo i fine settimana, quando lavoravo ancora e sognavo di poterci vivere una volta in pensione, poi in pensione ci sono andato ma ho qualche problema di cuore e il medico mi dice che non devo andare in montagna, insomma è finita così, la casa di nonno è rimasta un monumento inutile come tante altre cose. Il pomeriggio sono stato al computer, ho letto il forum di progetto gay e ho pensato di scriverti questa mail. È la vita di un vecchio solo, ormai gay o non gay non conta più niente, essere gay ha condizionato il mio passato e mi ha lasciato adesso la solitudine. Avrei dovuto costruire una coppia pensando alla vecchiaia? Ma io penso che se è andata così è perché così doveva andare. Rimpianti, no, non ne ho. Adesso mi vivo la mia vita giorno per giorno. Dovrei cercare di riempire la vita di altre cose? Darmi da fare? Cercare di costruire chissà che cosa? Ma sono stanco, devo fare una vita tranquilla e devo andare avanti così. Ai giovani ci penso, beati loro, adesso è il tempo che si possono giocare le loro carte, o almeno è quello che sembra, poi come giochi giochi come va a finire la partita non dipende nemmeno da te. Adesso si è fatto tardi, la mail te la mando domani mattina, così la rileggo con calma, adesso vado a scaldare la cena e poi vedo se c’è qualcosa che valga la pena di vedere in TV. Ciao Project. Buonanotte.
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venerdì 17 dicembre 2010

RIFLESSIONI DI UN GAY QUARANTENNE

Ciao Project,
qui fiocca che è una bellezza, sembra il paese di Babbonatale, bello ma frustrante, non posso nemmeno uscire di casa. Sto a casa e mi deprimo, leggo un po’ su internet poi mi metto a pensare alla mia vita, ormai ho 40 anni, non sono ancora vecchio ma non sono nemmeno giovane, coi giovani veri ho poco da condividere. Ho anche amici ventenni ma lo sento benissimo che è un altro mondo, mi devo adattare alla terrificante quarantina, quando ancora erano 30 e passa la cosa era più accettabile ma adesso sono 40. Guardo avanti al mio futuro e mi piglia la malinconia. Diciamo che è da almeno 25 anni che so di essere gay, ma che è successo in questi 25 anni? Tanti pensieri a vuoto, tanti desideri ma poi in concreto sempre rinvii e nulla di reale e non è stato nemmeno un male, in certi casi, se si fossero realizzati i miei sogni allora, dopo sarei finito nei guai. Le persone vent’anni dopo non sono come te le immaginavi 20 anni prima e allora la solitudine è il male minore e forse è anche per questo che uno alla fine i sogni li mette da parte e cerca di vivere tranquillo. Leggevo su internet di una esecuzione capitale ieri negli usa, queste notizie mi creano una profonda sensazione di disagio. Mi veniva in mente che la vita umana non è tutta quella sequela di meraviglie e di opportunità che si dice, ma è una cosa terribile nella quale si capita per caso e bisogna andare avanti solo perché ci si sta, forse sono pessimista. Oggi ho rivisto un mio vecchio professore di quando andavo al liceo, adesso ha 70 anni, era ed è una brava persona, è stato contento di vedermi, siamo andati a fare colazione insieme al bar e mi ha parlato un po’ dei suoi guai, io me lo ricordavo di 48/49 anni, era una forza della natura, rivederlo adesso mi ha fatto proprio male, è invecchiato, insicuro, ha avuto un sacco di guai, ed è sposato, ha figli grandi e tutto sommato dovrebbe fare una vecchiaia felice ma i guai li ha lo stesso. Mah, io adesso mi sto incamminando per quella strada. Sono gay, sì, è vero, ma in fondo non è affatto la questione fondamentale, il tempo passa per tutti, anche per quelli che pensano di poterne non tenere conto. Oggi non cerco più un compagno ma una tranquillità, che in parte già ho, potrebbe sembrare rassegnazione, ma per parlare di rassegnazione bisognerebbe credere di aver perduto qualcosa. Ci sono persone (ragazzi) ai quali voglio bene e con i quali ho anche vissuto una mezza storia ma non siamo mai stati la scelta definitiva l’uno per l’altro, li stimo, siamo amici e anche qualcosa di più forse, ma non abbiamo una parte di vita in comune e molto probabilmente non l’abbiamo mai avuta. Vedo i sogni di tanti ragazzi e penso che in effetti ci ho messo anni per staccarmi da quei sogni. Non so che pensare di quei sogni ma ho l’impressione che per me quella fase sia archiviata. Adesso penso ad altro, penso al lavoro, nel senso che siccome dovrò lavorare ancora parecchi anni devo cercare di mettermi in una condizione che non mi schiavizzi ma mi lasci la mia liberà che è in fondo il vero valore al quale ancora credo. Mi piace la natura, la montagna, mi piacciono le sensazioni fisiche di quando ti svegli la mattina e intorno sei circondato dalla natura. Il mondo umano lo sento vicino ma solo in un certo modo molto teorico ormai non desidero più di unire la mia vita a quella di un’altra persona. Mi spaventa la vecchiaia, quella sì, la vecchiaia di un gay, quando non sei più autosufficiente e il cervello comincia ad abbandonarti, la vedo proprio con timore, ma è anche inutile pensarci, se ci arriverò verrà tutto da sé.
Ciao Project (se vuoi, pubblica la mail)
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domenica 16 maggio 2010

GAY OVER65

Caro Project,
sono un vecchio, più vecchio di te e non di poco. Fortunatamente la salute mi assiste ma sono solo, sono sempre stato solo, tutta la vita, ci sono abituato ma adesso piano piano comincio ad avere paura del tempo che passa. Avevo un cane che mi faceva compagnia, ma era vecchio pure lui ed è morto tre mesi fa. L’ho assistito fino all’ultimo come si fa con le persone ma vederlo morire mi ha fatto venire una malinconia terribile. Siamo proprio dei viaggiatori di passaggio in questo mondo. Adesso non ho nemmeno un cane e non ne voglio prenderne un altro perché potrebbe campare più di me e non saprei a chi lasciarlo. Ho dei parenti che in pratica non hanno mai avuto rapporti di me di nessun genere ma che adesso si stanno facendo vivi di nuovo perché, anche se non sono ricco, ho una casa in cui abito e a loro interessa. Affetti miei veri nel senso di vivere in due non ne ho mai avuti, di ragazzi ai quali ho voluto bene “a distanza” ne ho avuti alcuni, quasi tutti etero, ma adesso molti non ci sono più. Guardo con un certo timore al momento in cui non sarò autosufficiente (adesso porto ancora la macchina) ma gli anni passano. Finirò nelle mani dei parenti che si aspettano la casa, è quasi inevitabile. Quando ero ragazzo ho sofferto tanto di non poter avere quello che avrei voluto, cioè di non poter vivere la mia vita insieme con un ragazzo, ma erano gli anni ’50, proprio un altro mondo. Allora pensavo che il problema dell’essere gay fosse quello, poi ho capito che non è un fatto di sesso, ma che se non hai nessuno vicino da ragazzo non avrai nessuno vicino nemmeno da vecchio. Alla mia età non è tempo per cominciare le storie, certo che se avessi cominciato a vivere a 20 anni adesso forse saremmo in due, ma ho pensato pure che io non ho vissuto nessuna vedovanza, perché penso che essere sempre solo è brutto, ma essere solo, poi trovare un affetto vero e poi perderlo sia molto peggio. Io almeno non ho nulla da perdere. Non mi sento frustrato per la vita che non ho vissuto perché non c’era nessuna scelta da fare, era così e basta, ma ho paura per quello che mi aspetta, ho paura di uscire di testa e di non essere più me stesso. Cerco di restare giovane: macchina, lunghe camminate, almeno finché è possibile, letture, cinema quando posso, e anche un po’ di internet, per pensare che la vita continua e che ci sono tanti ragazzi che forse oggi vivono meglio di come ho vissuto io. Le cose sono migliorate un po’ anche se non credo che sia facile trovare un ragazzo nemmeno oggi. Chissà se i ragazzi di oggi ci pensano mai alla vecchiaia. Ho letto un po’ del forum ed è proprio ben fatto, ai tempi miei non c’erano queste cose, ma adesso ci sono e penso che possano essere utili. Però nel forum sono tutti ragazzi quelli di 40 anni sono rari e poi per me sono ragazzi pure quelli, però di vecchi non ce ne sono, cioè di over 65, Adesso me ne vado un poco a riposare e ti mando questa mail, se vuoi pubblicala, se non pensi che faccia troppa malinconia, ma io francamente non mi sento molto malinconico, preoccupato per il futuro in fondo sì, ma è una cosa diversa, mi fa paura la vecchiaia anche se ormai so bene di che si tratta, ma credo che non sia questione di gay o non gay, la vecchiaia penso sia brutta per tutti, anche se però non avere una famiglia alla mia età p proprio una preoccupazione.
Ti saluto Project
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venerdì 25 gennaio 2008

DISAGIO DEI GAY

Lasciatemi dire la mia sul disagio gay. Il disagio gay esiste e non è affatto riducibile alla omofobia ai comportamenti discriminatori o all’ansia del coming out. La situazione di disagio che un gay prova non lo abbandona in nessuna età della vita. Ci si rende conto di essere gay e di non essere accettati, si è rifiutati in famiglia o costretti al silenzio e alla finzione, si è rifiutati in chiesa e costretti all’ipocrisia o a mettere da parte l’idea della religione, si è rifiutati a scuola, dove di tutto si parla meno che di omosessualità e dove l’omofobia assume l’aspetto dell’aiuto ad un ragazzo in difficoltà. Il disagio c’è poi nel coming out o nell’evitare il coming out. Il disagio c’è nel cercare contatti gay, cosa nella realtà della vita quotidiana molto più difficile che nel mondo virtuale di Internet. Poi c’è il disagio che deriva dal rendersi conto che un altro ragazzo gay è un altro mondo e che la comunicazione è difficile. Per quei pochissimi che riescono a creare un rapporto serio con un altro ragazzo le possibili delusioni sono sempre in agguato e anche quando non esistono in atto, il semplice fatto che potrebbero concretizzarsi da un momento all’altro è fonte di insicurezza. Per quelli che vivono una relazione c’è lo scontro con la famiglia, il diffuso rifiuto di fronte alle coppie gay, la difficoltà si sopravvivere in un mondo in cui il pregiudizio è diventato addirittura dogma e fondamento della morale. Poi, quando gli anni passano, quando le forze diminuiscono, quando si comincia a rinunciare e il tramonto si avvicina c’è il disagio della solitudine. Le coppie di anziani gay sono rarissime. La vita affettiva di un anziano gay è completamente negata perché l’anziano gay, che spessissimo ha vissuto solo tutta la vita, è destinato a morire solo. Non ha nessuno su cuoi appoggiarsi, per i parenti, spesso i nipoti, uno zio gay vecchio è solo una preoccupazione, se ha una casa vive o sopravvive lì finché è autonomo, se non ce l’ha è costretto a chiedere l’aiuto dei parenti che, quando va bene, lo tollerano. Quante coppie anziane vedete voi in televisione raccontare le loro storie, e sono trattate con affetto e con rispetto, ma quante coppie gay anziane vedete? E quante coppie gay giovani? Mai nessuna! Naturalmente c’è la mitologia gay che contribuisce a creare disagio illudendo le persone e proiettandole in un mondo irreale. E poi, diciamola tutta: tra i gay esiste una corsa al si salvi chi può, all’individualismo, al non vedere mai oltre il proprio naso e anche i rapporti d’amore, dopo le fasi iniziali di un innamoramento mitico, sono spesso profondamente deludenti nel quotidiano e negli esiti finali. La depressione è la compagna silenziosa di molti gay, più o meno coperta da ideologie varie. Insomma, non lo devo dire a voi... essere gay è difficile e spesso si fa di tutto per credere alla befana e per non aprire gli occhi. Mi rendo conto che questo mio intervento potrà sembrare (e forse lo è) il sintomo tipico della depressione o almeno della delusione, ma vi dico che non è così, vuole essere solo una presa di coscienza della realtà, senza fughe, per evitare la politica dello struzzo che per un gay è quanto mai pericolosa.
E adesso vi propongo un sondaggio. Vi chiedo, secondo il mio solito modo di procedere, non quali ritenete che siano le cause principali del disagio dei gay, ma quali sono nella vostra vita concreta di oggi le cause principali del vostro disagio. Vi ringrazio anticipatamente per la partecipazione.

accettare di essere gay
omofobia e resistenze verso l’omosessualità in famiglia
silenzio obbligato su argomenti attinenti l’omosessualità
rapporto con la religione
sentirsi estranei nell’ambiente della scuola e percepire l’assenza del punto di vista gay
problemi connessi col coming out
difficoltà di trovare contatti con ragazzi gay
difficoltà di comunicazione e incomprensioni con altri ragazzi gay
delusioni nel rapporto affettivo con altri ragazzi gay (falsità, tradimento)
ansie connesse all’incertezza del futuro di una coppia gay già costituita
essere rifiutato dalla famiglia in quanto gay che vive in coppia
comportamenti discriminatori sul lavoro
pettegolezzi, pregiudizi e moralismo
essere considerato oggetto di scherno
solitudine sostanziale in età matura o senile
depressione
inserimento forzato in contesto sociali ove l’omosessualità non è tollerata
[Potere aggiungere i vostri commenti direttamente sul blog oppure nella specifica discussione di
Progetto Gay Forum]

lunedì 31 dicembre 2007

VECCHI GAY E DIALOGO

- Sì, la depressione... ma non è nemmeno quello... sai, certe volte è proprio la misantropia. Quanta gente c’è al mondo! Una folla infinita! Tu pensi che in questa folla infinita ci sarà qualcuno non dico come te ma almeno compatibile... e ci metti la vita intera per capire che non è così. Adesso tu ti sei messo in testa quest’altra cosa... di fare qualche cosa di buono con questa storia del blog... ma alla fine vedrai come ci resti! Quelli sono ragazzi e devono fare la vita loro, mah... ti ci vuoi mettere... fai quello che vuoi tu... Le cose che m’hai detto sono belle sì, ma quelli sono ragazzi e tu no! E mo’ che devo fare io qua, con quest’affare? No, no! Togli, togli! Non stiamo a fare pagliacciate... quando avranno l’età mia capiranno, mo’ lasciali giocare... che tu quando eri ragazzo che facevi? Ti credevi che il mondo era il tuo e che tutti stavano aspettando a te... e mo’ è il tempo loro. Ma non ci devi restare male... e mo’ che devo fare? ... dai... va bene, va bene... lascia, se dobbiamo fare la pagliacciata... non mi guardare così... una pagliacciata è... tu la metti bene a livello di chiacchiere ma a me non mi convinci... pagliacciata era e pagliacciata resta... tu dici che mettersi in piazza serve a qualche cosa... e io mica ti voglio smentire che poi ci resti pure male... facciamo quello che dici tu... e basta... però io dei cavoli miei non ne parlo! ... E’ inutile che fai quella faccia... te l’ho detto a te, così, e mo’ pure mi dispiace che te l’ho detto, che tu ti senti il paladino... bello mio, qua pane al pane e vino al vino... sei un poco ridicolo ...dai! ... E scusa eh... se sei ridicolo per me figurati per quelli che tengono vent’anni! ... Che devo dire? ... non ho capito... ah... tu dici le lettere... no... quelle non le leggo, quelle sono roba mia... niente, niente! Roba vecchia è di gente che manco ci sta più... mi stai facendo tanti segni ma proprio non capisco niente...
- Ma com’è adesso la tua vita?
- Com’è la mia vita adesso? E’ quella di un povero vecchio... e basta... Tu mi conosci a me, sono tanti anni che mi conosci... e che vita ho fatto ... tiri a campare e basta... e mo’ che stai scrivendo? Passami gli occhiali, va’.... dunque: che cosa vorresti dire ai ragazzi gay di oggi? ... Io niente... non c’ho proprio niente da dire e che ne so io dei ragazzi di oggi, ogni tanto me ne parli un poco tu... una volta ogni morte di papa quando ci vediamo... e poi non ne so proprio niente... che è qua? ... La mia esperienza? ... Quelli se la fanno a brodo l’esperienza mia, quelli tengono la vita loro.
- Mannaggia, a con te un dialogo è impossibile... sei proprio un vecchio bizzoso...
- Bravo! Mo’ l’hai detta giusta... ma che me ne frega a me dei ragazzi di oggi... a loro non gliene frega niente di me e a me non me ne frega niente di loro...
- Ma sono ragazzi gay...
- E allora?
- Che c’ho da spartire io con questi qua, loro non possono capire a me e io non posso capire a loro...
- Ma tu l’hai mai provata la felicità?
- Mah! ... ma come te le esci con queste cose! Non mi fare ridere, va’, che mi fa pure male... e tu? Tu che ti pensi che hai trovato chissà che cosa... tu che felicità hai trovato eh?
- Quando sto coi ragazzi del blog mi sento felice...
- Ah ... mi fa piacere... e che ti devo dire... se a te ti piace così... a me non mi basterebbe proprio... per me stare bene significa altre cose, che tu pure pure al limite ancora staresti in tempo e invece fa finta di essere felice... tu mo’ ti sei abituato a dirlo, e dillo una volta, e dillo due, poi finisce che ci credi e ti pare tutto vero... ma che vuoi prendere per scemo a me? ... Chi lo sa quello che ti porti dentro... magari non è proprio nera nera come la vedo io ma tu non ti puoi mettere coi ragazzini... e non ti puoi pigliare in giro da solo... quando dici certe cose io mi chiedo se lo capisci o no quello che stai dicendo... Mo’ lo vedi che è successo? ... Mo’ qua ci siamo scambiati le parti... e com’è mo’? Le domande le faccio io? Eh! E’ un’intervista o no? ... Tu una cosa non ti vuoi mettere in testa, e non me la volevo mettere in testa nemmeno io, che ci siamo fatti vecchi, che non è gay o non gay che conta ma quanta strada c’hai ancora davanti... a me me n’è rimasta poca, tu magari un pezzettino di più ce l’hai ma poi dove vai a finire? ... Vai a finire in una casa di riposo o in mano a una badante... Pure tu ci finisci! ... non ti preoccupare... io mo’ sto a casa mia ... e tutto sommato sto bene, aspetto la morte serenamente, mi sono fatto una ragione... e che gli posso dire io ai ragazzi? Hai capito? Non è che uno non gli vuole bene, quelli ragazzi sono... ma che vuoi fare oramai il mondo è il loro e noi non c’entriamo più niente... nemmeno tu c’entri più niente tu fai, fai, ma prima o poi ti renderai conto e allora ti ricorderai che questo cretino te l’aveva detto alla vigilia di Natale del 2007. Mo’ basta va’! Togli sta cosa che mi devo stendere un poco sul letto...

martedì 4 dicembre 2007

GAY CINQUANTENNE

Caro gayproject, ho visto i commenti che ti mandano tanti ragazzi e ne puoi essere fiero, perché nel panorama dei siti gay il tuo è realmente particolare e anche le persone che lo commentano. Ho potuto vedere che tu non si un ragazzo, io credo di essere più giovane di te, anzi da quello che scrivi ne sono certo, ho 48 anni, forse non sono vecchissimo ma non sono un ragazzo. Nel leggere qui i tuoi post e i commenti trovo dei momenti di serenità, ma la mia vita, quella di tutti i giorni non mi piace affatto. Altro che vita gay! Pochissime persone sanno di me e non mi hanno mai messo in difficoltà. Vivo solo da cinque anni, dopo che è mancato mio padre che era già vedovo e viveva con me. La mia vita di gay non ha proprio nulla o forse ha solo la fantasia... ti dico che certe volte mi sento così stanco che non ce la faccio proprio a campare. Caro gayproject, io mi sono stufato di andare avanti. Un blog gay non ce l’ho, il computer lo uso per trovare un po’ di foto in rete... foto di ragazzi e non ci vuole molto a capire a che cosa mi servono. Sì a quasi 50 anni, ma d’altra parte per me non esiste assolutamente niente altro. Tra l’altro non sono proprio un tipo da prima pagina. Sono grosso, con pochissimi capelli e mi sento condizionato da tantissime cose. Quando salgo sulla metropolitana e vedo un ragazzo bello mi sposto e cambio vagone, la cosa quasi mi imbarazza. Nella mia vita ho avuto solo una volta una relazione gay, avevo 21 anni, avevo conosciuto al mare un ragazzo, nemmeno bellissimo, che però con me c’è stato, ma è stato l’unico, ed è durata pochissimo. Poi lui è letteralmente sparito. Forse ha avuto paura, non lo so, avrei voluto che non fosse stato solo sesso, ma non c’è stato assolutamente niente altro... l’esperienza è stata sgradevole, in pratica ho capito che a lui di me non gliene fregava proprio niente. Poi ho trovato un lavoretto, a studiare forse ci sarei riuscito ma proprio non ne avevo voglia, quando mi mettevo al tavolino davanti al libro mi prendeva l’orticaria. Col lavoretto sopravvivevo, niente di più... quello ho trovato e quello mi sono tenuto, anno dopo anno. Quando è morto mio padre e sono rimasto solo è stata tragica, mi sono trovato totalmente solo e pure con pochissimi quattrini, perché prima c’era la pensione di papà. Insomma, per fortuna casa ce l’avevo. Qualche giorno fa, girando per siti gay, che sono praticamente non un divertimento per me ma una spinta alla depressione, ho trovato Progetto Gay che, secondo me, è bello, ma si occupa soprattutto di gay giovani. Al massimo trentenni o poco più... di quarantenni non ne ho trovati... non so se ce ne sono. E’ chiaro che il ventenne si può vantare di dichiarare la propria età, mentre il quarantenne se ne vergogna e io che ne ho in pratica 50 (ho scritto 48 ma sono quasi 49) mi dovrei vergognare ancora di più. Un cinquantenne su un sito gay sembra fuori posto, ma io sono un cinquantenne non cresciuto e quando leggo le cose che scrivono i ragazzi qui sopra mi piglia una malinconia tremenda, perché io mi sento ancora come loro. Mi piacerebbe tanto conoscere qualcuno di questi ragazzi, anche così, a livello di chat, ma mi vergogno come un ladro, ho l’impressione di stare qui in un terreno che non mi appartiene anche se io ci vorrei stare, ma ci vorrei stare da pari a pari, non da caso patologico tollerato. Ho visto quello che hai scritto rispondendo ai ragazzi e molte cose mi sono piaciute e mi sarebbe piaciuto che le avessi scritte per me. Adesso vengo alla parte decisiva, a quella che mi crea il maggiore imbarazzo. Mi piacerebbe scambiare due parole con te, ma non sul blog che è troppo pubblico e non mi permetterebbe di parlare liberamente. Per favore, non commentare questa mail sul blog, se vuoi mettila sul tuo blog, ma senza aggiungere nulla, perché quello che ho scritto qui è solo l’inizio del discorso. Il mio contatto msn è l‘indirizzo che ho usato per autenticare questo messaggio. Se ti va chiamami. Non ti dico altro.

sabato 17 novembre 2007

STORIA D'AMORE DI UN VECCHIO GAY

Cari amici del blog,
sono qui a farvi una confidenza. Mi sento stanco, certe volte affaticato, contrariato. Stamattina non sono stato bene, ho avuto qualche momento di malore e ho provato la sensazione netta che la partita si stesse per chiudere, una cosa del tutto improvvisa, mi hanno fatto sedere, mi hanno portato un bicchiere d’acqua, poi, piuttosto rapidamente, è passato... sono stato meglio. Almeno alla grossa penso di sapere di che si tratta, sono cose sgradevoli ma cose con le quali dovrei riuscire a convivere, anche se la confidenza nelle mie possibilità fisiche ne esce piuttosto ridimensionata. Come cambiano gli orizzonti del blog di fonte a queste cose! Una volta a casa ho pubblicato ugualmente “simbiosi gay etero – replica” che ho trovato nella posta del blog msn. Ma dopo mi sono sentito scoraggiato. Qualche volta mi capita (è capitato di recente) quando sto in chat di perdere il controllo e, direi, il buon senso, e di lasciarmi andare a discorsi un po’ troppo accalorati e fuori luogo che, in buona sostanza sono aggressivi e poco rispettosi del mio interlocutore che è un’altra persona, talvolta molto diversa da me sotto tanti punti di vista... ma io di queste cose mi dimentico facilmente... e non dovrei... certamente non dovrei. Certe volte mi sento scoraggiato e ho la netta sensazione di non essere all’altezza della situazione. Le cose mi si presentano molto più complesse di come me le aspettavo. Sto facendo in questi giorni un bagno di realtà per uscire un po’ dalla mia mitologia gay e avanzare un po’ nella conoscenza del mondo reale. Mi rendo conto sempre di più di avere una prospettiva limitata e una vista corta, in sostanza di essere vecchio e di vedere le cose come le vedono i vecchi. E proprio per i vecchi gay ho scritto stasera il mio post quotidiano. In fondo quello è il lato della vita gay che conosco meglio.
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Quanta gioventù c’è in città la mattina, ci sono le scuole, le università, gli uffici. Il mondo è pieno di ragazzi. Sono belli, indubbiamente, sono una speranza per il domani, ma noi siamo vecchi, noi siamo i gay che vanno verso il tramonto, quelli che devono accettare che per loro non è più tempo di combattere e che la loro giornata volge al tramonto. Non è un problema di gay o di etero, per noi ormai il problema è quello dal rapporto tra vecchi e giovani, il problema è essere accettati, non come gay, ma come vecchi, essere accettati dai giovani, dai ragazzi, essere accettati per sentirsi utili, per sentirsi vivi ancora per un po’. Ma non è facile essere accettati... perché si parla un linguaggio vecchio, perché si ricordano cose vecchie che hanno un senso solo per chi le ha vissute. Ricordi di vita, o di non vita, o di ombre di vita cui si è dato lo spessore del reale a forza di ripeterli... quando ci si racconta ci si riscopre e ci si reinventa, ma il passato è un tempo triste. Come diceva Pasolini: Solo vivere, solo amare conta, non avere amato, non aver vissuto. In questo è implicita la condizione dei vecchi e in particolare dei vecchi gay esclusi dal presente. I fortunati sono pochi, e per fortunati intendo quelli che non restano completamente soli, gli altri devono abituarsi a convivere con la solitudine, Un ragazzo trova amici, ma un vecchio è irascibile, bizzoso, scostante e gli amici li allontana prima che si avvicinino. Essere vecchi gay... già... quelli che hanno vissuto almeno hanno qualcosa da ricordare ma la maggior parte non ha nulla da ricordare, fantasie, certo... sogni totalmente unilaterali, ma di contatto umano vero... ben poco, gli affetti ... se possono chiamasi affetti sono così sublimati che diventano evanescenti. La vita al tramonto è un adattarsi non c’è più niente da costruire. Mi colpì molto una storia di un gay anziano, mio amico, si chiama Guido e ha 78 anni... la sua storia è nello stesso tempo bella e terribile. Io la riferisco nello stesso secchissimo modo in cui Guido me l’ha raccontata in poche parole. Guido è vissuto sempre solo, a 64 anni è andato in pensione, ed ha continuato a vivere solo, non ha parenti stretti, in pratica non ha nessuno, solo un vecchio cane che gli tiene compagnia. Un giorno Guido è andato a fare la spesa al supermercato, è scivolato e si è rotto il femore, a 75 anni è stato costretto a rimanere solo in casa. Si è rivolto ad una associazione di volontariato e gli hanno mandato un ragazzo per assisterlo. Il ragazzo aveva 31 anni. In breve... Guido si è innamorato di questo ragazzo e il ragazzo l’ha capito ed ha continuato ad andare a casa di Guido, tra loro si è creata un’amicizia vera. Quel ragazzo non era gay. Guido dopo qualche mese ha ricominciato a camminare, prima male, ma poi sempre meglio, finché non è stato di nuovo autonomo e il ragazzo ha continuato ad andarlo a trovare anche dopo. Guido era felice, per la prima volta nella sua vita si sentiva amato, ma la cosa purtroppo non è finita bene perché dopo qualche mese il ragazzo è morto in un incidente automobilistico. Tutta la storia è durata 24 mesi. Adesso Guido è di nuovo solo a 78 anni. La storia d’amore che ha vissuto tra i 74 e i 76 anni, paradossalmente, ha rafforzato la sua voglia di vivere. Parla di quel ragazzo come del figlio che avrebbe voluto avere, ne parla in modo sereno, ma la presenza di quel ragazzo e la sua morte improvvisa hanno lasciato in Guido una traccia indelebile.

domenica 14 ottobre 2007

RIFLESSIONI DI UN VECCHIO GAY SOLO

La vita di uno vecchio, gay o quello che vi pare è voi, è una cosa brutta. Io di anni ne ho 71, grazie a Dio ancora mi reggo in piedi ma sto solo e faccio tutto da me, questo blog mi tiene un poco di compagnia e vedo che ci stanno tanti ragazzi che partecipano e la cosa fa piacere, ma la vita mia non sta tutta su internet, che anzi dopo che ho cominciato a usare il computer un poco le cose sono state meno nere. I guai miei sono prima di tutto fisici, ma non sono guai di gay ma sono cose di vecchi, anche se i vecchi che non sono soli almeno una mano di aiuto da qualcuno se la possono aspettare. Io c’ho certi dolori che la mattina non mi poso nemmeno alzare ma mi devo alzare per forza e devo fare tutto da solo dentro casa e certe volte mi gira a testa che mi sembra che posso cadere per terra e certe volte non riesco ad alzarmi dalla sedia e poi devo cucinare, lavare un po’ di roba, insomma devo fare tutti i lavori di casa... ma a cosa peggiore è andare a fare la spesa. Io vivo in una grande città e dove sto io negozi non ce ne sono, e devo andare per forza al supermercato, io ancora ho la patente e la macchina la porto, ma quando devo andare a fare la spesa è una tortura... devo prendere la macchina che sta parcheggiata lontanissima da casa, poi devo andare al supermercato devo tornare indietro e non c’è mai il parcheggio e mi devo portare a casa tutta la spesa, mi sono fatto il carrellino per la spesa, ma pure così pesa... e poi a casa a sistemare tutto, per uno giovane è una cosa da niente ma per me no... mi viene un po’ di affanno e mi fanno male le mani, le braccia, mi tremano le gambe... insomma quando arrivo a casa mi devo mettere sul letto almeno per un’ora... stamattina sono andato a fare la spesa e avevo un mal di testa che non ci potevo stare, alla cassa c’era un bel ragazzo, io le casse le scelgo così, è una cosa stupida, per carità... ma perché mi devo togliere pure questo? Insomma arriva il turno mio, quello comincia a fare il conto ma c’era della frutta che io non avevo pesato e lui m’ha detto che la dovevo andare a pesare e io ci sono andato di corsa perché la gente sbuffava perché doveva aspettare, ma m’è venuto il fiatone... insomma, quello mi ha detto quanto gli dovevo dare, erano 58 euro e gliene ho dati 70, poi s’è distratto perché una signora ha fatto cadere una bottiglia di olio e mi ha dato gli scontrini ma il resto non ne l’ha dato... io non mi ricordavo bene e non ho detto niente... e poi la gente borbottava perché a mettere la roba nelle busta ci mettevo troppo tempo... fatto sta che me ne sono andato a c’ho rimesso 12 euro! Io soldi da buttare dalla finestra non ne ho ma non mi sono sentito di fare storie... un vecchio c’ha sempre torto... e me ne sono tornato a casa, quando ho finito di portare su la roba e sono riuscito a parcheggiare la macchia, non mi reggevo letteralmente in piedi... Tu mi potresti dire: ma queste sono cose che succedono a tutti i vecchi... ma non è vero... quelli che i figli ce l’hanno non stanno come sto io... io sopravvivo...e finché va avanti così pure pure si può ancora campare... ma gli anni passano. Ho letto la storia di quegli altri due vecchi gay che vivono insieme, quelli hanno paura della vedovanza e fanno bene ad averne paura perché dopo uno di loro dovrà fare la vita che faccio io adesso, però loro almeno una vita vera ce l’hanno avuta. Io non l’ho avuta proprio. Loro sono un’eccezione. Ai tempi nostri vedevi le coppie gay? Ma quando mai! Loro sì... ne hanno passate tante ma almeno hanno vissuto, io fino a 65 anni ho assistito mio padre che ne aveva più di 90 e poi sono rimasto solo... Ma se è andata a finire così la colpa è la mia perché quando ero giovane mi sono messo il paraocchi e ho fatto finta di non capire. Adesso, magari in quattro parole, ma ve lo devo spiegare. Da ragazzo io ero molto di chiesa... ma perchè? Perchè io sotto sotto mi sentivo in colpa di essere gay... allora internet non ci stava e io di sesso non ne potevo parlare con nessuno e io ho cercato di fare di tutto per reprimermi e per smettere di essere gay, come se fosse una cosa possibile... ma io allora non capivo niente... allora i blog come questo non esistevano e i preti ti facevano il lavaggio del cervello e a me me l’hanno fatto. Ho vissuto di angoscia e di ossessioni che oggi possono sembrare ridicole, la parola “purezza” m’ha ossessionato per anni... io come stavano veramente le cose l’ho capito quando c’avevo più di quarant’anni e oramai era tardi per cambiare strada. Io una cosa la vorrei dire ai ragazzi di oggi: non perdete tempo! Non fate finta che le cose si aggiustino da sole! Nessuno vi darà una mano! Cercate di non rimanere soli! Non è una questione di sesso, è una questione di disperazione... se state soli e diventate vecchi come me vi rendete conto di che cosa significa... perché a me non mi aiuta nessuno. Alla vecchiaia pensateci... arriva molto più presto di quanto potete credere e se state soli la vecchiaia è brutta, bruttissima... Adesso una cosa la vorrei dire a gayproject: tu stai facendo una cosa buona non solo per i ragazzi gay ma pure per i vecchi, perché quando leggo questo blog un poco mi consola. Non avrei mai pensato di mandare un messaggio come questo, però l’ho fatto... Diglielo sempre a questi ragazzi che la vita non la buttino via! E che stare soli al mondo è una cosa bruttissima!

sabato 13 ottobre 2007

VECCHI GAY ESSERE GAY NEGLI ANNI 40/50 SECONDA PARTE

B) Mo’ se suoi ripigliamo...
C) Allora adesso ho capito come vi siete conosciuti, quando tu avevi 23 anni e lui 21... e va bene, ma proprio la vita vostra vostra come è stata?
B) E come volevi che fosse noi soldi non ne tenevamo proprio, si campava, ma non è che si poteva pensare di fare altro, alla stanza dove stavamo eravamo in quattro... quello che ci mancava a noi era di potercene stare un poco per i fatti nostri... che noi pure ce ne avevamo bisogno... non è che volevano fare chissà che cosa... però almeno un bacetto glielo volevo dare... però non si poteva fare neanche quello, e poi noi allora parlavamo tanto e pure si sesso, e sì, pure di sesso e lui mi raccontava tutte quelle cose di quando andavano al fiume coi compagni suoi e sai com’è... non è che sono cose che ti lasciano indifferente, io sapevo che lui con me ci sarebbe stato, come lui sapeva che ci sarei stato io... ma proprio non tenevamo il posto... che poi a noi metterci a fare certe cose dentro i gabinetti non ci piaceva proprio, che quello pure... come ti voglio dire... pure per fare un poco di sesso ci vuole un poco di tranquillità non è che fai così una cosa correndo correndo... ci vuole pure un poco di tenerezza, insomma ci si deve pure coccolare un pochettino... o no? Allora c’è venuta l’idea di andare a starcene per conto nostro. Noi non volevamo prendere una stanza in casa di altre persone, noi volevamo una casetta pure piccolissima ma nostra... una stanzetta sola... ma quando chiudi la porta ci stai solo tu... prima abbiamo visto un po’ in giro, poi s’è liberato un appartamentino... un buchetto proprio, una cosa che l’avevano ricavata all’ottavo piano togliendo le fontane del lavatoio... che prima a quella casa là il lavatoio stava sul tetto... l’ascensore non ci stava ma noi allora eravamo giovani e otto piani di scale si potevano pure fare. La cameretta era piccola ma tutto attorno ci stava la terrazza condominale e con ci veniva mai nessuno... Abbiamo fatto il contratto... che coi soldi ci stavamo pelo pelo e poi ci siamo trasferiti là... e quello era il paradiso nostro... che noi per quello ce l’eravamo presa la casetta là sopra.. e mo’ che ti devo raccontare? Mo’ mi metti a disagio... facevamo le cose che si fanno e che vuoi che facevamo... la cosa più bella non era nemmeno il sesso, no, la cosa più bella era quando faceva freddo l’inverno... che là ci faceva un freddo da morire, le finestre non chiudevano bene e riscaldamento non ce ne stava... che oggi nemmeno se l’immaginano e noi che facevamo... ci mettevamo dentro il letto, mettevamo sopra i cappotti e tutti i vestiti pesanti e si abbracciavamo stretti stretti, be’ poi stava pure tutto il resto... però era pure bello stare abbracciati... ma proprio per sentire meno freddo... che Peppino allora era proprio bello... mo’ che vuoi fare... ma allora era bello... che lui del nord è e a me i ragazzi come a lui mi sono sempre piaciuti tanto... mo’ insomma, mo’ te l’abbiamo detta la storia, mo’ queste cose qua le lasciamo perdere...
A) Digli della scuola...
B) Sì, sì... a un certo punto, mi pare che era il ’63 o il ’64... insomma è uscita una legge che si poteva fare la scuola media pure se lavoravi, si faceva il corso la sera e poi si faceva l’esame e noi l’abbiamo fatto, andavamo a scuola la sera, quando non ci stavano i ragazzini... c’erano i professori che ti spiegavano le cose e alla fine abbiamo pigliato la terza media... e là un poco le cose sono cambiate... Io al ‘64 tenevo 32 anni e lui 30, non è che eravamo più tanto giovanotti però la terza media l’avevamo pigliata e allora c’è venuto in mente di fare la scuola serale di perito elettrotecnico, noi pensavamo che era una cosa come la terza media ma allora si studiava... e insomma siamo stati cinque anni che la sera ce ne andavamo alla scuola appena finito il lavoro e stavamo là fino alla undici. Eh... era difficile! Certe volte siamo stati a studiare, a cercare di capire ma non si capiva proprio... mo’ la facciamo breve.. alla fine il diploma ce lo siamo pigliato che era il ’69... allora ancora i pezzi di carta valevano e alla ditta nostra siamo passati come periti... e lo stipendio era tutta un’altra cosa... e allora c’è venuto in testa che la casa ce la potevamo comprare, non quella ma una un poco meglio, una di due stanze, e l’abbiamo pigliata e, come ha voluto Dio, l’abbiamo pure pagata che non è mica tanto che l’abbiamo finita di pagare, poi sai erano i mutui vecchi, c’è stata la svalutazione e non era una cosa così pesante da pagare...
C) E la gente di voi o sa?
B) Mo’ che ti devo dire... se non sono stupidi... non è che te lo dicono... però io penso che l’hanno capito, ma a noi nessuno c’ha mai rotto le scatole... abbiamo fatto la vita nostra e basta... certo non è che andavano abbracciati in mezzo alla strada... poi ci siamo fatti vecchi e ce ne siamo andati in pensione... mo’ si sopravvive... come Dio vuole... neanche tanto male... a noi non ci manca niente...
C) Avete timori per il futuro?
B) E certo, figlio mio, come fai a on avere timori per il futuro, noi vecchi siamo, un po’ di salute c’è ancora ma piano piano se ne sta andando pure quella... guarda a me non è che mi fa paura tanto la morte... quando l’idea che prima o poi o io o lui dobbiamo restare soli, allora quello è peggio della morte... ma come faccio io a campare senza Peppino? ... non è possibile proprio, noi tutta la vita siamo stati insieme e mo’ speriamo il Padre eterno ci deve fare morire insieme, non è una cosa strana... io con Peppino c’ho passato la vita insieme... non è cosa solo di sesso... noi abbiamo fatto tutto insieme, e mo’ vogliamo pure morire insieme, se il Padre eterno ci fa la grazia... solo quello preghiamo noi... la vita bella l’abbiamo fatta, mo’ è ora che ci mettiamo da parte... ma dimmi un poco... ma tu tutta questa storia nostra che ci devi fare? Perché quella non serve a niente... quella è importante per me e per Peppino... be’ comunque fanne quello che vuoi tu...
C) Ti vorrei chiedere un’ultima cosa, ma Peppino come ha reagito al fatto che tu sei stato violentato?
B) Io non sapevo come dirglielo, ma in un modo o nell’altro glielo dovevo dire e poi gliel’ho detto...
A) Ma perché quelli che ci conoscono ci fanno sempre questa domanda? Scusa, scusa... io non mi arrabbio mica e a dirlo non ci metto niente... io ho pensato a come deve essere stato lui in una situazione simile e a come ci sarei rimasto io se fosse toccata a me... quando me l’abbracciavo pensavo che dovevo farlo sentire bene... tutto qua... ma ci stanno i delinquenti e non ci puoi fare niente... ci stanno! E basta!
B) Peppi’ digli la storia di quel ragazzo...
A) E certo... quando noi eravamo grandi... 40 anni più o meno, c’hanno detto di un ragazzo che faceva la vita... che batteva va’... che l’avevano picchiato di brutto... questo ragazzo era non so che... mezzo parente di uno che lavorava da noi... e quello ce l’ha detto... e ha detto che non sapeva dove mandarlo perché a casa sua non se lo poteva portare perché c’aveva figli ragazzi e non voleva che stesso a contatto con quello... insomma ce lo siamo preso noi, c’aveva 21 anni era maggiorenne per fortuna, è venuto a stare da noi regolarmente, gli abbiamo dato l’altra stanza... insomma era un bravo ragazzo, i primi tempi aveva paura di noi... si pensava chissà che cosa... poi quello che temeva lui non è successo e sì è affezionato... e noi abbiamo fatto tutta una famiglia, poi sai, piano piano gli abbiamo trovato un posto da noi alla fabbrica, s’è rimesso a studiare e ha finito gli studi... pensa che quando l’hanno pestato stava al terzo anno di filosofia, che uno così... e era pure un bel ragazzo, come gli poteva venire in testa di andarsene in giro di notte! Ma lui pensava solo ai quattrini.. eh sì... insomma s’è laureato e se n’è andato a insegnare nelle scuole... e noi abbiamo fatto finta di essere due genitori e siamo andati a trovarlo a scuola... ma che bel professore che era! Con la giacchetta... con gli occhialetti, proprio serio serio... adesso ha più di cinquant’anni e sta con un amico suo... un po’ come stiamo noi... ogni tanto ci sentiamo... quindi noi un po’ siamo stati pure papà... Era dura prima eh! ... e senza Armando sai che fine facevo io? ...
B) Statti zitto! Ma sempre a dire stupidaggini! Che se non ci stavi tu io adesso dove stavo?

venerdì 12 ottobre 2007

VECCHI GAY ESSERE GAY NEGLI ANNI 40/50

Conversazione registrata il 14/1/2005

Protagonisti :
A) Giuseppe, Gay di 71 anni
B) Armando, Gay di 73 anni
C) gayproject

C) Prego, prego, accomodatevi, intanto grazie per avere accettato...
A) Ma stai zitto va’ che lo sapevi benissimo...
B) E certo che lo sapeva, a noi ce l’aveva detto già Luigi...
C) E’ Luigi che ha combinato tutto, io gli avevo chiesto se voi potevate essere disponibili...
A) Almeno, sai... e noi che dobbiamo fare... tanto non è che noi dobbiamo lavorare... noi dobbiamo solo aspettare che arriva l’ora... e basta...
B) Giuseppe ma stai zitto! ... Ma sempre queste cose devi dire? E dai!
A) Mo’ statti zitto e facciamo parlare a lui... ma scusa eh... ma che ci devi fare con questa cosa? tanto non gliene frega niente a nessuno...
C) Questo lo dite voi... vabbe’, ma mo’ non perdiamo tempo, quando siete pronti cominciamo...
A) Io sono pronto...
B) Sì, vai vai...
C) Vorrei chiedervi innanzitutto di presentarvi con parole vostre, avete tutto il tempo che volete... comincia tu Armando...
A) ... Allora mi chiamo Armando, sono del 32, tengo 73 anni, sono meridionale, di Foggia, i miei contadini erano, insomma non è che se la passavano tanto bene, eravamo 4 figli, papà lavorava in campagna, tenevamo un pezzo di terra e campavamo così... sai, le galline, tenevamo il maiale... i fichi, un poco di grano e si campava, quando io facevo la terza elementare è scoppiata la guerra... che io stavo da una zia a Foggia per studiare... e sono cominciati i guai: soldi niente, quello che facevamo in campagna se lo portavano all’ammasso, galline non ne tenevamo più, papà è andato in Africa e non ne abbiamo saputo più niente... che mica era come adesso... che stanno tutti i telefonini... allora con ci stava niente... papà e morto nel 42, in guerra... ma noi l’abbiamo saputo alla fine del 43... quando io tenevo undici anni, mamma, povera donna, che poteva fare? ... che noi quattro eravamo, quella si ammazzava in campagna e poi la sera faceva le maglie... ma noi non è che tenevamo tanto da mangiare e poi sai fino al 46 stavamo proprio male... abbiamo fatto proprio la fame, io alla scuola non c’ero andato più e avevo cominciato pure io a lavorare in campagna però si campava male. Dopo il 46, quando sono venuti gli americani le cose un poco sono cambiate... ma c’era pure tanta miseria... allora, nel 46, quando tenevo 14 anni non è che mi potevo mettere a pensare all’amore... che si doveva campare... io proprio non ci pensavo alle altre cose... Nel 48, quando tenevo 16 anni ho passato l’esperienza brutta, mo’ non so se la devo dire o no... be’... insomma ... stava lì uno dei capi, quando stavamo a lavorare in campagna, questo prima m’aveva dato una pagnotta e un fiasco di vino e poi voleva che io andavo con lui, ma io non ci volevo andare, ma sono venuti lui e altri due e non c’è stato niente da fare e ci sono dovuto stare per forza, m’hanno caricato di botte e poi hanno fatto quello che volevano loro... Madonna mia come mi sono sentito dopo... ma manco ai cani una cosa simile, quelli erano come le bestie... io tenevo paura ma quelli ti potevano proprio ammazzare... e io non sapevo che fare... e che fai torni a casa e lo dici a mamma... ma tu te lo immagini? ...Ma io poi là non ci volevo tornare più, volevo andare ai carabinieri, ma tenevo paura che quelli poi si vendicavano sulla famiglia, hai capito? E non li ho denunciati... ma io una soluzione la dovevo trovare... ma allora tenevo solo 16 anni... allora sapevo che c’era uno del paese di papà, un mezzo parente nostro che teneva una cava di tufo... e l’ho detto a mamma per non farla preoccupare e me ne sono andato a piedi fino al paese, ho fatto 40 chilometri a piedi, e a sono andato alla cava, là stava una polvere che non ti dico... sai con i mezzi di allora... e quello m’ha pigliato a lavorare là, ma pigliavo meno di quello che pigliavo in campagna, però erano gente onesta... da mangiare non ce ne stava per nessuno e io là dentro ero il più piccolo... e quello che potevano gli altri me lo davano a me... e io campavo così, uno di là dentro, penso eh... non lo so... ma penso che uno di là dentro pure mi aveva messo gli occhi addosso... ma era un’altra cosa... qualche cosa c’era, mi trattava bene ma non è che ha mai fatto proposte... insomma forse io pure un poco di corda gliel’ho data... ma insomma non è successo niente... e che potevo pensare all’amore in un posto come a quello? Qualcuno là degli operai era pure un bel ragazzo... però, che vuoi fare... mica mi potevo arrischiare... ah! Una cosa... io ero gay, mo’ che parola che ci siamo imparati... tutta roba americana... e va be’... insomma ero gay pure prima che quelli facessero quello che hanno fatto... ma io non avevo dato mai corda a nessuno quando stavo in campagna... quelli erano proprio loro che erano delinquenti... alla cava no! Là a qualcuno un poco di corda gliel’avevo data pure io... io stavo sempre solo... eh! Che poi alla cava quelli che tenevano famiglia la sera se ne tornavano a casa e quelli come a me, stavano la pure la notte... ci stava un capannone di lamiera e stavamo la sotto tutti quanti, ma eravamo quelli giovani... 18/20 anni così... tu qualche cosa la potevi pure vedere, che non è che vi vergognavano tanto... però insomma non è che ti potevi mettere a fare le cose tue in faccia a tutti... quando dovevi fare quello che tutti i ragazzi lo fanno te ne dovevi andare fuori la notte, dicevi che dovevi fare i bisogni e ti stavi fuori cinque minuti... così era... Insomma sono stato sette anni a lavorare alla cava, fino a 23 anni... nel frattempo i fratelli miei s’erano fatti grandi... quelli erano tutti più grandi di me io ero il più piccolo e lavoravano già... allora ho sentito che si poteva andare a lavorare al nord... era l’estate del ’55, io non tenevo né arte né parte, ma ci stava uno di Milano che stava cercando persone per lavorare là... che lui teneva una fabbrica... mi sono legato la valigia di cartone e me ne sono partito per Milano... allora poi arrivare da Foggia a Milano era come andare al polo nord... arrivo la, una cosa che non capivo niente, me ne vado all’indirizzo della fabbrica di quel signore, una cosa piccolina ma una fabbrica vera... e chi ti trovo che faceva la fina davanti alla porta? ... A questo mi trovo... mi trovo a Peppino mio! Io tenevo 23 anni e lui ne teneva 21, appena appena maggiorenne, che allora si diventava maggiorenni a 21 anni... me lo guardo, lui mi guarda e mi fa un sorriso... Madonna mia... che là nessuno m’aveva fatto un sorriso... e lo vedi come siamo noi... io sono proprio meridionale e lui era il ragazzo del nord.. biondo con gli occhi chiari... io non l’avevo mai visto uno così... un tedesco sembrava... be’ insomma era bello... e mo’ il resto glielo fai raccontare a lui...

B) Io mi chiamo Giuseppe A. ho 71 anni, un po’ mal portati... sono nato in un paesetto vicino Padova... e allora il Veneto non era il Veneto di oggi... allora c’era la miseria nera. Io sono del 34... eravamo 9 figli, io ero il quinto, proprio in mezzo, ma nel 44 la famiglia mia è stata distrutta, non dalla guerra ma dalla polmonite, è morta mamma e 4 fratelli, due più grandi e due più piccoli di me, mio padre era morto due anni prima e a 10 anni sono andato a fare il garzone di latteria per guadagnare due soldi, partivo la mattina prestissimo, alle cinque, e dovevo accompagnare il padrone che andava per le stalle a raccogliere il latte. In pratica per me solo lavorare... altro niente... a 16 anni m’era sembrato che mi piaceva una ragazzina... ma io non capivo niente... vedevo che lo facevano tutti e pensavo che lo potevo fare anch’io... insomma quando lei m’ha detto che ci sarebbe stata io le ho detto che non era una ragazza per bene e che io volevo sposare una ragazza illibata... insomma, facciamola corta! E’ stata la prima balla che ho raccontato... Perché io l’avevo visto che non mi tirava a pensare alle ragazze, mentre invece ai maschietti sì... eh! Va bene... da noi una cosa interessante c’era... che i ragazzi andavano tutti a fare il bagno al fiume... e lì costume non ce n’era o almeno molti non ce l’avevano... si faceva la nuotata e poi ci si asciugava al sole e non erano mica ragazzini piccoli... no, no... c’era dai 16 ai 20 e pure di più... praticamente sono stati gli anni più belli della mia vita... lavoravo da cani, mi pagavano poco ma di ragazzi nudi ne vedevo tutti i giorni... certo dovevo stare attento... perché, tu lo sai eh... che succede quando ti trovi in una situazione del genere... ma io mi ero organizzato bene... insomma guardavo senza farmi vedere, c’avevo proprio i posticini miei, me li ero proprio studiati... e be’, e che vuoi fare? Se c’è la spinta si aguzza l’ingegno... poi nel 55 m’hanno mandato a Milano e lì ci siamo incontrati... ecco, in breve questa è la storia...

C) E a Milano che vita avete fatto?
B) E chiaro... sempre la vita dei morti di fame: in quattro in una stanza coi letti a castello, la sveglia alle cinque del mattino e il rientro a casa, se la poi chiamare casa, alle cinque del pomeriggio. In pratica vivevi solo la domenica... il resto lavoravi e basta!
A) Lo vedi mo’ come s’è fatto vecchio! Quello quando doveva uscire con me si faceva bene bene la barba, si metteva a posto i capelli... che allora ce li facevano portare cortissimi, perché alla fabbrica i capelli lunghi non li potevi tenere e s’era comprato pure una bottiglietta di lavanda, una piccola, che costava poco, però se ne veniva tutto profumato... e qualche volta andavamo al cinema, uscivamo tutte le domeniche e stavamo a chiacchierare tutta le sere ma prima di arrivare a capirci ci abbiamo messo più di un anno... allora era difficile, molto difficile e la storia l’ha cominciata lui... lui si credeva che era uno fine e se n’è uscito proprio secco secco... “ma tu per quelle cose là come fai?” Io non avevo capito niente, avevo pensato per fare i bisogni, e gli ho detto che andavo alla latrina... che quando ci sta la necessità uno non è che si può trattenere... e lui poi m’ha detto: “Ma quando lo fai a che cosa pensi?” ... E a che cosa dovevo pensare? Non lo so io, ma tu quando vai la gabinetto a che cosa pensi? ... e allora lui mi dice che lui quando lo faceva pensava a un bel ragazzo... e io dicevo: “Ma questo che dice? Fosse un poco fuori di cervello...”, poi m’ha detto: “Ma non è che tu quando fai certe cose pensi alle ragazze?” E allora a me mi s’è accesa la lampadina... allora ho capito! ... L’ho guardato fisso fisso e gli ho detto: “Non ho capito bene, scusa, puoi ripetere?” E lui ha detto: “Niene, niente, è cosa da niente...” e allora gli ho preso la mano e gliel’ho stretta e gli ho detto: “Peppì... e a quale ragazzo pensi quando fai quelle cose?” E lui m’ha detto: “Quello sei tu... però...” e stava cominciando col però... che quello è l’uomo del però. Io gli ho detto: “E lo sai a chi penso io quando faccio quelle cose?”. Lui m’ha detto “A me...” e qua ho fatto proprio una cosa da delinquente... gli ho detto: “No!”... Madonna mia come c’è rimasto male... però poi ho aggiunto subito: “Però da oggi comincio a pensare a te... se a te sta bene!”, lui m’ha detto: “Veramente?” e io gli stretto la mano forte forte... ecco così è successo. ... Mo’ però facciamo una pausa... ripigliamo dopo, mo’ mi sono stancato un poco, la vuoi una cosa bere?

lunedì 17 settembre 2007

TRASPARENZA GAY LETTERA A UN LETTORE

Questa lettera è indirizzata a “distillato7” un lettore del mio blog "progetto gay" che mi ha lasciato un meraviglioso commento.

Ciao, “distilato7”,
vado subito al sodo, ho un obbligo morale nei tuoi confronti (come nei confronti di tutti i lettori di questo blog), devo evitare che i miei post ti traggano in inganno facendoti immaginare di trovarti di fronte a un ragazzo della tua età, ti ripeto quindi qui ciò che ho già detto altre volte in questo blog, io purtroppo non sono un ragazzo di 23 anni e nemmeno di 33 o di 43 o di 53, io sono più avanti nella strada della vita, sono prossimo alla pensione. Non sto giocando con le identità, è assolutamente vero. Le storie che leggi qui, con l’eccezione di tre soltanto, che mi sono state inviate dai lettori di questo blog, non sono storie autobiografiche che si riferiscono alla mia persona, ma sono il risultato (qui condensato perché i post non possono essere troppo lunghi) di un lavoro durato molti anni di raccolta di episodi di vita vera gay. Chi ha letto questo blog sa che tratta della vita gay da molti punti di vista e soprattutto secondo le prospettive di età e condizioni molto diverse. Io ho raccolto e rielaborato queste storie cercando nel riscriverle di mantenere la massima possibile aderenza ai fatti come mi sono stati riferiti o come li ho visti e in qualche caso vissuti direttamente. Tutto questo per non appropriarmi di identità che non ho, o che non ho più, perché credo che non sarebbe onesto giocare sull’equivoco. Quello che leggi è reale perché rappresenta cose accadute e situazioni reali ma spesso non è riferibile a me in prima persona. Aggiungo qualcosa di me, nei limiti del possibile, perché il post relativo alla “depressione gay” anche se non è mio al 100% lo sento straordinariamente mio dal punto di vista sostanziale. Quando ho riassunto il testo che originariamente era molto più lungo e conteneva lettere autentiche e appunti autentici, ho provato la sensazione di scrivere cose che sento in prima persona. Ho vissuto una vita intera “a fare altro” anche cose relativamente gratificanti, ma fino al 30 Agosto di quest’anno non avevo mai fatto nulla che fosse veramente mio, mio nel senso di gay e di gay dal mio punto di vista. Ma il 30 Agosto di quest’anno ho avviato i miei blog (ce ne sono altri due che sono la fotocopia di questo, al solo fine di raggiungere più persone). Non ho alcuna finalità di tipo economico o politico, vorrei solo parlare qui di quello che la vita vera dei gay è oggi ed è stata negli anni passati. Ho trascorso la vita a scrivere e a raccogliere testimonianze gay, ho scritto romanzi che rispecchiano fedelmente fatti realmente accaduti che, ovviamente, non potevano essere pubblicati, queste cose sono state e sono ma mia vita. Sto cominciando a mettere tutti questi contenuti in rete. Li rielaboro per renderli più immediatamente comprensibili in un tempo ragionevole ma sono cose vere, non sono fantasie. Riscoprire alla mia età la possibilità di mettermi in contatto con un insieme di persone che mi possono capire è un’emozione grandissima. La parola gay, per me, è una parola sacra, dietro c’è una moralità, c’è una sofferenza e c’è una capacità di amare che la gente non immagina nemmeno e che ho trovato nel mondo reale nelle situazioni più varie. Trovare sul mio blog il tuo commento è per me una cosa di valore enorme, hai aggiunto un link al tuo blog, e anche questa è una cosa di un valore enorme, mi ripropongo di leggere il tuo blog con la massima attenzione, probabilmente lo farò questa notte stessa. Copierò questa lettera in un commento che aggiungerò dopo il tuo, in calce al post “depressione gay” e ti lascerò, sul tuo blog un piccolo commento non invasivo usando una identità più neutra “il_progettista”. Per il momento ti ringrazio e mi auguro che voglia continuare a leggere il mio blog. Oggi mi hai fatto felice. Grazie.

venerdì 31 agosto 2007

VITA GAY NEGLI ANNI 60


Essere gay non è un problema, almeno non è un problema grosso, voglio dire: la fame nel mondo, l’ingiustizia, la povertà sono problemi nel vero senso della parola, problemi complessi che toccano miliardi di persone e che creano sofferenza, il cosiddetto problema gay, di fatto, almeno qui in Europa, è un problema piccolo, non richiede denaro o mezzi ma solo una società più civile. In fondo non sarebbe nemmeno troppo difficile la convivenza, solo con un minimo di tolleranza reciproca e col passare degli anni qualche raggio di sole si comincia a vedere. O no? Comunque stiano le cose o comunque le si voglia valutare resta che questi sono solo problemi o non problemi dei giovani gay, i vecchi ormai hanno fatto il loro corso, la loro esperienza non può essere riciclata o forse si? Comunque sono cambiate le condizioni, i giovani hanno altre prospettive, i giovani hanno sempre altre prospettive, basta sentire le discussioni in televisione, i giovani hanno sempre capito tutto, o meglio quelli che strillano hanno capito o credono di aver capito sempre tutto, gli altri stanno solo ad assistere a tutto quello che verrà, la condizione passiva se la portano nel sangue, anche perché combattere serve solo ai giovani. Forse qualcuno dei vecchi ha vissuto in qualche paradiso dell’eden, in un’Italia senza repressione e senza chiesa, ma è solo un’ipotesi e poi dovrebbero essere troppo vecchi, fatto sta che tanta letteratura e tanta televisione che si vede in giro è solo sui gay giovani, sui vecchi c’è poco o nulla, diceva Marco Aurelio che il sole che sorge ha sempre più adoratori del sole che tramonta. Eppure la vecchiaia gay non è solo un’ipotesi è una realtà comune di tantissime persone, di quelli che si ricordano delle loro paure e dei loro amori quando ne hanno avuti, perché moltissimi hanno vissuto solo di desideri e di attimi rubati, perché a quel tempo vivere un amore omosessuale era difficile, troppo difficile per essere possibile, allora si contavano le parole, gli sguardi, c’era la chiesa che spiegava ogni cosa e ti metteva in mente che tu non avresti nemmeno dovuto esistere, l’erotismo degli altri serviva a collaborare al piano di Dio, quello tuo serviva a realizzare il regno si Satana, eppure ti sentivi nascere dentro un amore vero, nulla di contorto o di satanico, allora la via era difficile, non c’erano gruppi organizzati, oggi ce ne sono troppi e soprattutto hanno finalità troppo commerciali o politiche per avere una credibilità, allora c’erano le grandi idee da rispettare: che fai? non ti sposi? e perché? Allora c’era l’idea della famiglia come obbligo, come condizione di normalità, allora non c’era il gay, c’era il frocio, allora la crocifissione del gay era la regola, oggi è sufficiente la solitudine. Allora le libertà sessuali c’erano, erano tante, ma tutte ritualizzate in una dimensione almeno apparentemente etero, c’erano i giochi a sfondo tipicamente sessuale, la nudità fra ragazzi non era una cosa rarissima, c’era cameratismo, potevi fare i tuoi apprezzamenti su un altro ragazzo ma sempre ridendo e parlando di donne. C’erano i ricchi e i poveri, allora la distinzione contava di più, oggi un povero è quasi meno povero, ma allora era povero anche culturalmente allora un povero si sentiva povero e aveva paura, se vuoi, puoi dire rispetto, di quelli più ricchi di lui, la ricchezza era una condizione relativa all’essere e non all’avere. Allora tu non sapevi, eri giovane, ragazzo, addirittura ragazzino o poco più, provavi dei sentimenti e non sapevi o si faceva di tutto perché tu non sapessi di che cosa si trattava, c’era il prete pronto a spiegarti che la cosa si sarebbe risolta da sé se tu avessi trovato la ragazza (o la puttana) giusta, a casa poi niente libri o giornali che toccassero l’argomento, l’argomento proprio non esisteva, c’erano i giornaletti porno ma praticamente tutti etero e poi andarli a comprare all’edicola sotto casa era una cosa troppo rischiosa... si facevano passeggiate di chilometri per comprare un giornaletto porno in un altro quartiere, però c’erano anche degli aspetti positivi, almeno sotto un certo punto di vista, la privacy allora non esisteva, si viveva in tanti in una casa piccola, allora la popolazione era in crescita, per i poveri soprattutto esisteva una dimensione collettivistica, per i ricchi meno. Oggi i gay in genere li vedi troppo, e specialmente dove non c’entrano nulla, al tempo avevi addirittura l’idea di essere l’unico, anche se, in effetti, anche oggi, al di fuori di quelli che fanno capo alle associazioni, di gay dichiarati ne vedi pochi, almeno di quelli di una certa età... non dico della mia età, ma anche di quelli di quarant’anni, ecco oggi di gay giovani ne vedi tanti, di quelli vecchi ne vedi pochissimi, perché la stragrande maggioranza è rimasta legata alla sua mentalità e alla sua paura, o direi meglio alla sua vita, quando la paura diventa l’essenza della vita si identifica con la vita. Ma un gay vecchio di oggi che vita fa? In genere è solo, magari infilato in una gran truppa di parenti che aspetta prima o poi l’eredità (piccola o grossa) dello zio, o peggio è solo come un cane, solo anche perché povero, con una pensione da sopravvivenza e in questo finalmente uguale a molti altri, che però hanno almeno una pensione di reversibilità, parlo soprattutto di vedovi vecchi, ma in ogni caso il gay vecchio è solo in un senso speciale, può parlare di tutto ma non della sua vita, di politica, di soldi, di ladri, perfino di donne, ma deglii amori gay, dei ricordi o delle fantasie mai realizzate della sua vita non può nemmeno accennare e poi ai ragazzi gay si perdona qualsiasi cosa perché sono giovani e hanno sempre ragione, sono puri (almeno in un certo senso) ma la vecchiaia è la forma peggiore di impurità, la vecchiaia deve essere legata a chissà quali cose nobili perché la vecchiaia legata al ricordo o al desiderio o meglio alla fantasia sessuale e automaticamente una cosa sporca, non perché c’è di mezzo qualcosa di sessuale, ma perché la sessualità è contaminata dalla vecchiaia. E poi per un vecchio il sesso è deprimente anche nella dimensione del ricordo perché la sessualità vera è una questione fisica e con gli anni queste cose si perdono, il sesso, nella misura in cui è possibile con l’andare degli anni, non fa che sottolineare che non è più tempo per quelle cose, in questo caso l’anima invecchia più lentamente del corpo, ma forse anche l’anima invecchia e anche l’idea dell’amore, anche quello affettivo, emotivo, finisce con l’età, alla fine non ne puoi più di cercare l’araba fenice, alla fine ti rendi conto che hai passato una vita a cercare e che non hai concluso nulla, qualcuno sì, ti ha voluto bene ma poi è finito tutto, cose più o meno nobili, ma passato, e con un passato così dietro le spalle non c’è nemmeno più voglia di futuro, ti bastano i dolori, la fatica dell’alzarsi la mattina, anche se poi quando vai in giro per la strada qualche bel ragazzo ti fa tornare qualche fantasia ma è più un piacere estetico che un interesse sessuale, tu non c’entri nulla, c’è un tempo per tutte le cose, che cosa avresti da dire a quel ragazzo, gay o etero non conta più nulla, se è un etero il discorso è banale, ma se è gay è ancora più deludente perché ormai la differenza tra te e qual ragazzo non è data dal sesso ma dalla aspettativa di vita e di felicità, tu potresti essere un buon nonnetto per quel ragazzo ma non vi capireste mai, tu tutto questo lo sai benissimo e lasci perdere, d’altra parte che altro potresti fare? Ormai siamo vecchi, la prospettiva è chiudere al meglio le cose, non quelle gay ma proprio tutte, eppure la nostra vita ha avuto delle sue caratteristiche, era una vita gay, oggi direbbero che era un purgatorio e non una vita, eppure abbiamo vissuto, noi vecchi ci siamo stati e tutto quello che si godono questi ragazzi di oggi non l’hanno conquistato loro ma noi, piano piano, a partire dal poco, altro che tutto e subito, altro che “diritti”, si trattava di trovare uno spazio, di cominciare dal poco, dalla tolleranza, dall’essere accettati, dal trovare un amico che ti volesse bene, il sesso era un problema soprattutto di ipotesi, poco di realtà, anche allora c’erano le donne nude, meno di oggi, ma qualche cosa si cominciava a vedere, forse non erano nude, ma in costume da bagno, ma bei ragazzi, non dico nudi ma nemmeno senza camicia, se ne vedevano pochi, dovevi andare al mare, lì qualche sorriso si rimediava ma doveva essere un sorriso rubato, una complicità, poi c’era il militare, la visita a diciotto anni, tutti nudi alla sala medica, uno spettacolo unico, un imbarazzo terribile e nello stesso tempo un interesse morboso, un’esperienza che cominciava a scavare nella fantasia ben prima che divenisse reale e si stampava poi in modo indelebile nella memoria, all’approssimarsi del giorno fissato cresceva il panico, soprattutto per il rischio di non riuscire a controllarsi in una situazione simile, ma con un fortissimo precondizionamento psicologico ci si poteva riuscire, poi, a casa, stavi a fantasticarci per mesi. Anche a scuola quando si faceva ginnastica, la materia più malandrina che c’è, andare allo spogliatoio era un piacere, uno dei pochissimi veri piaceri per un ragazzo gay dei miei tempi, era una piacere pesantemente condizionato da scrupoli religiosi, oggi sembra quasi assurdo dirlo, ma era un piacere, già vedere i ragazzi in mutande era un piacere, c’era un clima di naturalezza, di situazione assolutamente ordinaria, ogni tanto qualche scherzo un po’ pesante ai danni di qualcuno, ma così, per scherzare, io stavo sempre al di fuori di queste cose, mi bastava guardare, in genere la vittima designata degli scherzi più pesanti (che cambiava di volta in volta) faceva finta di arrabbiarsi, ma anche quello era un gioco, allora non c’erano le docce, lo spettacolo del nudo integrale non era comune, ma quando venne nella mia classe un ragazzo nuovo, ripetente, lo spettacolo diventò comune, si spogliava completamente per mettersi degli slip e dei calzoncini per fare atletica, aveva 18 anni, rimaneva nudo a chiacchierare con gli altri ragazzi senza nessun imbarazzo, come se fosse la cosa più ovvia di questo mondo, alla cosa sembrava non dare proprio peso. Un anno si andò tutti allo stadio, lì c’era lo spogliatoio con le docce, la mattina le porte dello spogliatoio erano chiuse, io tolsi le chiusure in modo che si potesse entrare subito, appena entrati cominciarono gli scherzi pesanti ma ovviamente sempre nell’atmosfera del gioco cameratesco. I miei compagni si spogliarono senza troppo spettacolo e andarono ai campi, al ritorno, dopo l’allenamento, in molti fecero la doccia nudi, alcuni evitavano di rivestirsi proprio per farsi vedere dagli altri, alcuni di quelli che tornavano nudi dalla sala docce venivano complimentati dagli altri e ridevano mentre si asciugavano. Naturalmente tutta quella, chiamiamola così, naturalezza per me era assolutamente imbarazzante, nei giorni in cui avevo le lezioni di educazione fisica andavo a scuola in tuta, non mi sono mai spogliato nello spogliatoio e non ho mai fatto la doccia con i miei compagni... ma questo è ovvio. Se al liceo il clima era questo alle medie le cose erano molto diverse. Alla fine delle medie ricordo tanta violenza sessuale quanta non ne ho mai rivista in seguito, probabilmente era proprio una conseguenza della totale immaturità dei ragazzi, si trattava spesso di imporre a un altro una umiliazione, in sostanza la dimensione dominante era la violenza per la violenza, non era il gioco come al liceo, dove in effetti di violenza non ce n’era proprio. La vita militare, un’esperienza che i ragazzi di adesso non provano più, era una cosa più complicata, temibile solo in un certo senso, c’era il nonnismo ma con molta prudenza si riusciva ad evitarlo, c’erano i nudi alle docce e tutto il resto e tra l’altro con ragazzi più grandi che erano già uomini, ma c’era anche uno strano ambiente cameratesco, dico strano perché erano cose che non ti saresti mai aspettato, con alcuni ragazzi si creavano quasi dei momenti di intesa sessuale, ma questa volta, penso, erano cose basate su una forma di tenerezza reciproca tra quanti hanno bisogno di non sentirsi soli. Scherzi sessuali ce ne erano pochi, esibizionismo sessuale se ne vedeva ma in momenti particolari, in pratica solo nelle docce. Con qualcuno si creava un ambiente più caldo, più confortevole, guai però a sbagliare l’interpretazione dei fatti, bisognava stare attentissimi a non mettersi nei guai e a non scambiare una dimensione affettiva di amicizia seria per una forma di disponibilità sessuale, un errore in questo campo non sarebbe stato perdonato facilmente. Uno era veramente un bel ragazzo, siciliano, di quelli con un sorriso franco e con denti meravigliosi, lo vedevo nudo alle docce quasi tutte le mattine e non ha mai mostrato segni di imbarazzo, cercavo di stare con lui anche in tanti altri momenti, ci fermavamo spesso a chiacchierare, cercava di darmi risposte sincere, cercava di costruire un rapporto di amicizia e io non sapevo fin dove sarebbe arrivato, si chiamava Salvatore, qualche volta mi sussurrava delle cose all’orecchio o a bassa voce con un atteggiamento di intimità, era un bravissimo ragazzo, forte e sincero, quasi ingenuo per quanto era onesto e dolce, pensavo che con lui avrei potuto passare la vita: dolce, onesto e bello, perché essere belli non è una cosa secondaria, tutto il suo nudo era meraviglioso, forte ma nello stesso tempo senza esagerazione e senza sfoggio, ero preso dal dubbio: glielo dico o non glielo dico, se gli avessi detto come stavano le cose avrei potuto realizzare il mio sogno ma avrei anche potuto distruggerlo perdendo quella forma speciale di familiarità che si era creata, allora ero proprio angosciato da questo problema, alla fine decisi che sarebbe stato meglio salvare la prudenza e non gli dissi nulla, adesso, col senno di poi e di tanti anni dopo so che ho fatto bene a non dire nulla, Salvatore ha ormai tre figli grandi, dopo il militare ci siamo rivisti più di qualche volta, quando viene a Roma viene a trovarmi, è rimasto un brav’uomo e mi piace anche oggi, non ha perso quella sua gentilezza di fondo, sembra strano ma lo amo ancora, è un uomo che mi piace, la moglie è stata fortunata. E’ proprio vero che tra il fisico e la personalità c’è un rapporto strettissimo. Ai miei tempi, per moltissimi ragazzi come m’è c’era un’altra esperienza da passare, quasi un rito di passaggio, c’erano i gruppi dell’azione cattolica, dato che le ragazze non erano troppo gradire in quegli ambienti c’erano quasi solo ragazzi e l’ambiente era dolcissimo, tutti ragazzi carucci e di buona famiglia, si poteva chiacchierare, si potevano guardare questi ragazzi da vicino, ma di sessuale nel senso stretto del termine c’era ben poco, lì doveva bastare solo la fantasia. L’università è stata una storia a parte, in effetti la ricordo poco, ragazzi interessanti non ce n’erano o solo qualche rapida meteora, qualcuno bello da vedere ma poi spariva come era arrivato, qualcuno anche bello ma con idee troppo grandi: era un po’ il tempo di quelli che si devono realizzare e che hanno deciso di rimandare la vita vera a un’altra epoca, quelle rarissime volte che si creava un minimo di comunicativa si faceva troppo presto a ricredersi, tutti, o praticamente tutti avevano una ragazza, ma non era un problema affettivo o sessuale, era semplicemente una cosa che era così perché non poteva che essere così, quei pochissimi che non avevano una ragazza facevano di tutto per far finta di averla, allora, e la cosa mi stupiva, i miei pensieri erano lontano dal sesso, pensavo a realizzare chissà che cosa, a costruire chissà quale futuro, allora avevo il mito della cultura, mi piaceva studiare, pavoneggiarmi con le cose più astruse, stavo cercando di mettere da parte la vita affettiva, di coprire la voragine del desiderio di essere amato con qualche altra cosa, con la carriera, con la cultura o con altre cose di quel genere, cominciavo lentamente a capire che per me la condizione del pari tra i pari era o cominciava ad essere impossibile, al liceo non era così, ma all’università mi rendevo conto sempre più che con gli altri non avevo nulla da spartire, all’università non c’era nessun Salvatore, c’erano tanti tipetti arrivisti e affaristi che tentavano la loro scalata ma la cosa mi interessava poco, cominciavo a pensare che avrei già allora dovuto rivolgermi verso ragazzi più giovani, non era un problema di preferenze sessuali, ma nei miei coetanei vedevo ormai atteggiamenti così lontani dai miei che non mi interessavano nemmeno sessualmente, avrei potuto fare il papà, il fratello più grande, non sarebbe stato come stare alla pari ma in qualche modo avrei avuto la possibilità di non perdere definitivamente i contatti con quei ragazzi che mi potevano interessare: allora mi piacevano molto i ragazzi dai 18 anni fino ai 22-23, è un’età meravigliosa e ricca sotto il profilo affettivo, poi tanti ragazzi si cristallizzano e solo pochi mantengono una disponibilità o sarebbe meglio dire una fame affettiva che permetta loro di conservare rapporti veri e non stereotipati. Ero affascinato dai ragazzi di quell’età, ma non c’erano reali possibilità di aggancio, allora non c’era internet, ti dovevi guardare intorno e dovevi rischiare se volevi rischiare senza la protezione dell’anonimato. Allora sognavo molto e soprattutto costruivo il mio sogno in modo sempre più strutturato, avrei voluto un ragazzo bellissmo, verissmo, onestissimo, che mi amasse veramente, anche due cuori e una capanna: pochi soldi, esattamente divisi a metà, indipendentemente da chi li avesse guadagnati, immaginavo che ognuno dei due avrebbe stretto la cinghia per arrivare a natale a fare all’altro il regalo più bello possibile, immaginavo una reciprocità totale, una intimità al limite della identificazione e della fusione fisica, desideravo che si potesse essere finalmente in due, che si potesse costituire una coppia, un sogno matrimoniale, di lì tutti i progetti sul lavoro comune, sul dirsi tutto, sul capirsi fino in fondo, sul piacere di stare insieme, in questo modo avrei potuto veramente avere un mondo ideale, ma la realtà non aveva nulla a che vedere con tutto ciò, la dimensione della solitudine avanzava giorno dopo giorno irreversibilmente. Dopo, sul lavoro, mi sentivo ormai vaccinato, in sostanza avevo già elaborato il senso della mia rinuncia, voglio dire che non mi interessava particolarmente cercare di risolvere il mio problema, avevo ormai dimostrato a me stesso il teorema di inesistenza delle soluzioni, niente amore, niente sesso, mi dicevo, ma non certo niente affettività e in effetti ho avuto una vita affettiva tutto sommato piuttosto ricca, ho avuto degli amici veri ai quali ho parlato chiaro e che non mi hanno mai messo in difficoltà, erano sempre più giovani di me e di parecchio, anche di vent’anni, mi volevano bene, avevano la loro vita affettiva e sessuale con le donne ma mi volevano bene, ero un po’ un papà, potevo non chiamarli ma alla fine sapevo che mi avrebbero richiamato, con questi amici ho sognato di avere meravigliose storie d’amore e in effetti ne ero innamorato ma sapevo benissimo che la loro presenza era compatibile solo con un legame molto elastico, se avessi cercato di stringere le cose sarebbero spariti, forse no, ma mi avrebbero tenuto comunque a distanza. Questi amici ora sono uomini grandi con famiglia e figli, credo che le mogli non abbiano mai capito fino in fondo il significato preciso del legame che c’era o meglio che c’è tra noi, in un certo senso il mio rapporto con questi ragazzi (allora erano ragazzi) è stato bello e lo è tuttora ma, se si può, mette ancora più in evidenza che il mio sogno era del tutto irrealizzabile. Io lo so benissimo, adesso il mio giovane lettore mi potrebbe dire che la vita va avanti e che prima o poi l’amore arriva (parafrasando Benni), però piano piano non hai più voglia di innamorarti, avrei bisogno di un uomo non giovane, di uno che ha vissuto le delusioni della sua vita e che vuole uno spazio per ripensarle, ma dovrebbe essere una ipotesi di reale vita comune, che se è difficile a vent’anni, a sessanta è praticamente impossibile. Se un senso può avere tutto quello che ho vissuto, o meglio sarebbe dire che non ho vissuto, credo che si debba cercarlo nell’idea di non tenersi per sé la propria esperienza, è meglio raccontarsi ai giovani, a quelli che adesso hanno vent’anni, quelli hanno bisogno di confronto o di esperienza, forse non lo sanno nemmeno loro ma ne hanno bisogno, devono cominciare a capire che la giovinezza non dura in eterno e che le scelte non possono essere continuamente rinviate, quello che mi sento di dire a questi ragazzi è che non devono rinunciare ai loro sogni e ai loro amori. Attenti all’aids per carità! Ma ricordatevi che la felicità esiste e la vita vostra può essere la felicità per qualcun’altro, sarebbe bellissimo, a me non è successo, ma l’ho sognato tutta la vita.