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lunedì 16 agosto 2010

GAY TRA AMORE E ANGOSCIA

Ciao Project,
più che per chiederti un consiglio ti scrivo per sfogarmi un po’. Ho 32 anni e sto da più due anni con un ragazzo che ha 22. All’inizio ho avuto complessi per l’età ma poi è stato meraviglioso. Per alcuni mesi è stata una bella favola, al limite dell’incredibile. Lui è un ragazzo molto bello, non lo dico perché piace a me ma perché è veramente un bel ragazzo, io di bello non ho proprio niente, qualche chilo di troppo e proprio niente di atletico eppure si è innamorato di me, o forse no, ma comunque mi ha voluto bene e di questo ne sono certo. Uso il passato perché per il presente non solo non ho più le stesse sicurezze ma mi sento addosso una fortissima situazione di abbandono e di disagio. Francamente non ho mai capito perché si fosse innamorato di me, perché avrebbe potuto avere ragazzi molto più giovani e molto più belli di me, ma sembravano non interessargli mentre a me ha fatto proprio la corte. All’inizio non avrei voluto farmi coinvolgere ma poi ho messo da parte ogni esitazione e abbiamo vissuto un rapporto molto bello per diversi mesi, io non mi sentivo travolto dalla passione sessuale ma invaso da una enorme tenerezza, per lui invece il discorso aveva almeno all’inizio una valenza sessuale forte ma mi diceva che mi voleva bene ma non era innamorato di me. Io mi sono affezionato a lui come non mi era mai capitato con nessuno, poi ho capito che aveva bisogno di altro, me lo ha detto esplicitamente, temeva che la cosa potesse farmi stare male ma tra averlo per me insoddisfatto o sapere che è felice tra le braccia di un altro ragazzo, per me, l’unica opzione possibile è la seconda. Ho cercato di rimanergli vicino in un altro modo. A un certo punto mi ha detto che aveva conosciuto un altro ragazzo e si vedeva che nel dirlo era felice. Ho cercato di facilitare il distacco in tutte le maniere e non ci siamo sentiti più per circa tre mesi. Dentro di me mi sentivo solo, ma pensavo che lui potesse essere finalmente felice. Dopo tre mesi si rifà vivo, è veramente distrutto dalla sensazione di abbandono, rischia la depressione. Passiamo le intere nottate su msn, si arrabbia con me, mi insulta in modo aggressivo ma certe volte parla con me con una schiettezza disarmante, come se parlasse con se stesso. Spesso non so che dirgli, senza nessuna dichiarazione esplicita proviamo a rimetterci insieme ma non funziona, mi dice che mi vuole bene ma che ha bisogno di cercare altro, passano 4 mesi, lo rivedo di nuovo sereno ma questa volta ci sentiamo pochissimo. Ha trovato un altro ragazzo, io cerco di defilarmi e sembra che la cosa riesca. Dopo sei mesi è di nuovo a pezzi, mi richiama, io non so dove sbattere la testa. Viene una sera a casa mia e dorme da me, io ho terrore di pensare a qualunque contatto fisico, l’imbarazzo è totale per ore, poi penso che devo farmi coraggio, provo un gesto affettuoso ma mi aggredisce e se ne va a notte alta sbattendo la porta, poi mi richiama, torna a casa mia e si mette a piangere, sta proprio alla frutta. Gli resto accanto tutta la notte. Non so letteralmente che fare, ma parliamo soltanto, sembra che sia l’unica cosa possibile. Adesso non lo sento più da 15 giorni, ho anche paura a mandargli un sms. Vorrei che fosse felice ma comincio a pensare che non sarà facile. Non è l’essere solo che mi pesa ma il non sapere come sta. Tante volte penso che posso avergli fatto del male perché l’ho allontanato dalla sua vera vita, con me non era felice e si portava dentro una malinconia fortissima ma in fondo con gli altri due ragazzi è stato lo stesso. Ho motivo di pensare che abbia trovato un altro ragazzo perché qualcosa mi aveva accennato. È penoso non potergli mandare nemmeno un sms ma penso che sia meglio farne a meno. Ecco, sono a questo punto. Di me non mi interessa più niente.
La mail pubblicala se vuoi.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=20&t=814&start=0

lunedì 21 luglio 2008

MALINCONIA E DEPRESSIONE GAY

e-mail di Paolo di lunedì 7 luglio 2008

Ciao Project,

ti ricordi ancora di me? Sono Paolo, il ventiduenne indomabile di Brescia. Ti ricordi? Ci siamo conosciuti quasi quattro mesi fa, era il 21 di marzo e mi avevi fatto notare che era il primo giorno di primavera. Intanto grazie per averci provato allora a mettermi in testa quattro idee non stupide, ma io allora ero proprio refrattario. Ti ho fatto perdere la pazienza per due settimane, poi ti ho mandato a quel paese e ho cancellato il tuo contatto msn. Adesso te lo ricordi vero? Io sono un cafone, lo avrai pensato certamente, lo so, ma mi dava enormemente fastidio che tu potessi guardarmi dentro. Ti avevo cercato io, ma non volevo che arrivassi alla soluzione anche se lo sapevo benissimo qual’era la soluzione. Lo so che è pazzesco a 22 anni non sapere ancora se vuoi andare con un ragazzo o con una ragazza, però io non lo sapevo o facevo ancora finta di non saperlo. Poi quello che volevi tirarmi fuori non mi piaceva proprio, ti ho raccontato balle, lo so che è pazzesco pure venirti a cercare per parlare con te e poi raccontarti balle, ma comunque tu non ci sei cascato, abbiamo perso decine di ora a girarci intorno, tu a cercare di capire e io a cercare di non farti capire. Io mi aspettavo che tu mi dicessi: Ok, sei gay. E basta. Ma tu hai avuto paura della mia reazione (Confessalo, è così! Sei stato vigliacco pure tu! Di me hanno paura tutti), l’hai presa alla larga, me lo ricordo benissimo, hai fatto una lunga pausa e poi hai cominciato a dirmi che stavo fingendo anche con me stesso e avrei fatto bene a non coinvolgere altre persone nella mia finzione e lì non c’ho visto più, in fondo stavi solo dicendo che sono gay e io lo sapevo benissimo, ma non mi piaceva il modo, proprio con un gesto di stizza ho chiuso tutto e ti ho cancellato. Ero proprio furioso nero. Poi, ovvio, lo sapevo che avevi ragione. Era l’inizio di Aprile e avevo gli esami alla fine di Maggio ma ho preso tutti i soldi che avevo e me ne sono andato da casa, ma senza dire niente a nessuno. Ai miei ho fatto prendere un accidente, loro non sanno nulla di me, avevo staccato il cellulare, poi dopo tre giorni quando l’ho riattaccato ho trovato 100 messaggi dei miei e li ho chiamati. Loro non c’entrano proprio per niente, ma non sono tornato a casa, poi il cellulare si è scaricato e si è spento. Sono stato a Milano e ho cercato di restare lì spendendo il meno possibile, volevo arrivare fino a primi di giugno e passare lì il tempo degli esami, randagio, e provare il piacere di mandare tutto alla malora per dire che io sono più forte di tutte quelle stronzate dell’università. Dormivo sulle panchine o nelle sale d’aspetto delle stazioni. Così sono arrivato al 9 giugno e con gli ultimi soldi contati che mi erano rimasti ho ripreso il treno e sono tornato a casa. I miei non hanno detto nulla, come se nulla fosse accaduto, mi hanno salutato affettuosamente (in modo un po’ falso) come se fossi tornato da un viaggio. Probabilmente pure loro ormai hanno paura di me e delle mie reazioni. All’università la sessione l’ho perduta e poi non ho voglia nemmeno di provarci. Fino a ieri sera ho fatto la vita del vegetale e non mi va proprio di fare nulla e di spiegare niente a nessuno, sono proprio stufo della vita e non so nemmeno bene perché ti mando questa mail.

Paolo

p. s. scusami la chiusa secca ma non sono in vena di smancerie

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e-mail di Paolo di martedì 8 luglio 2008

Ciao Project,

devo chiederti scusa, ma ieri sera è successa la stessa cose di 4 mesi fa. Ma perché non facciamo due chiacchiere e basta? Ma a te che te ne frega della vita mia, ne senti centomila! È inutile che ti metti in testa di portarmi sulla buona strada tanto ormai io sono fuori ed è proprio di vivere che non me ne frega più niente.

(e-mail non firmata)

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e-mail di Project di mercoledì 9 luglio 2008

Senti Paolo,

non mi piaccino questi giochi al massacro, sei stato già cretino abbastanza, io i giochi dei ragazzini non li sopporto! Ma non ti accorgi che fai pena? Ti comporti come un deficiente, te ne vai da casa, fai prendere un accidente ai tuoi, salti una sessione intera di esami, passi che mi rispondi a parolacce, ma che cominci a fare i discorsi stupidi sulla vita e la morte non lo sopporto proprio! Bello mio, ma è possibile che tu faccia tutta questa commedia perché sei gay, si lo hai capito benissimo che sei GAY, ma il patologico non è nell’essere gay ma nel fare tutta questa commedia, ma per che cosa? Per farti compatire? Bello! Di ragazzi gay ne ho visti centinaia ma stupidi come te no! È gente seria che non fa il pagliaccio come fai tu, è gente che ha una dignità!

Paolo, capiamoci bene! Se hai veramente intenzione di fare le cose serie puoi stare certo che su di me ci puoi contare, ti do pure l’anima! Ma se per caso vuoi giocare con la morte perché sei deficiente fino a questo punto allora dimenticati che esisto!

Ti aspetto in chat domani mattina alla 10.00, ma se non ci sei con me hai chiuso.
Un abbraccio (se per te vale ancora qualche cosa)

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e-mail di Project di giovedì 10 luglio 2008

Ciao Paolo,

queste sono un po’ le mie riflessioni a freddo. Intanto fammi dire che avevo una paura forte di non sentirti stamattina alle 10.00. Quando ti ho visto comparire sono stato felice. Ispido sei stato come lo sei stato sempre, però per la prima volta (perché non era mai successo!) abbiamo parlato seriamente. E qui tocca a me chiederti scusa perché non pensavo che le cose stesero a questo punto, è vero che non avevo nemmeno la possibilità di capirlo, ma indubbiamente ho semplificato troppo il quadro. Se devo dire la verità, mi vergogno molto dei toni aggressivi che usato con te, erano manifestazioni della mia stupidità e del fatto che io, invece di cercare di capire, consideravo stupide le tue reazioni. Stamattina, te lo confesso, mi sono sentito un verme. Ma è la prima volta che mi sono realmente sentito vicino a Paolo. Dovrei avere una giornata completamente libera entro fine luglio e penso di poterti venire a trovare, ma ci metteremo d’accordo via chat. Intanto ti mando questa, poi appena ti vedo in linea ti chiamo subito.

Un abbraccio fortissimo

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e-mail di Paolo di domenica 20 luglio 2008

Ciao [omissis],

adesso sei tu a non essere in linea e invece ne avrei un bisogno disperato. Almeno ti scrivo questa per colmare il vuoto, perché mi sento proprio uno schifo. Che devo fare? Ormai con l’università un anno l’ho perso, non ho proprio la forza di andare avanti, per me non è un problema di laurea e nemmeno di gay o non gay, quella è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso, io non ce la faccio più a stare solo, ho bisogno di sfogarmi, ma sono proprio al limite. Adesso la storia la sai tutta, tu dici che alla fine si risolvono pure quelle cose, ma io qui non ci voglio più stare, me ne voglio andare via, da un’altra parte, voglio stare solo, non so se ce la farò a cominciate tutto da capo ma io all’università non ci voglio più andare, non ce la faccio proprio. Per gli esami avevo pure studiato, però se quelli poi me li ritrovo davanti che faccio? È un rigetto fisico. Si potrebbe pure pensare di andare a Milano, su questo hai ragione, e i miei un supporto economico me lo darebbero eccome, sono brave persone, ma loro non sanno nulla e se mio padre lo venisse a sapere gli prenderebbe un infarto. Io è da più di un anno che non mi faccio mai vedere in giro con loro perché non voglio che la gente mi associ a loro. Sto sempre in giro, esco presto di casa e torno di notte o, quando sono stanco, non esco proprio per giorni. Quando non sto a casa parto la mattina prestissimo, prendo il treno e vado a passeggiare sul lago di Garda, il treno parte prestissimo e sto lì praticamente alle sei di mattina e resto lì fino alla sera, mi porto un libro, ma non lo apro mai, vado solo avanti e dietro per il lungo lago, mi siedo sulle panchine e aspetto. Adesso è estate e si sta bene, praticamente ci vengo due o tre volte alla settimana, ma ci venivo pure d’inverno e allora si motiva di freddo e passavo le giornate alla sala d’aspetto della stazione, allora magari, d’inverno, il libro un po’ lo leggevo. Gli esami che non ho fatto li ho preparati così e li ho preparati perché pensavo che a rimette piede lì ce l’avrei fatta e invece sono stato un vigliacco totale. Quando arrivo sul lago la mattina, adesso che è estate, è bellissimo, fresco, un posto meraviglioso e la paura di vivere mi passa è sto bene fino a mezzogiorno, poi mi mangio la mia pagnottella e mi rimetto a passeggiare e mano mano che passano le ore mi prende un’angoscia tremenda. So che non posso tornare a casa troppo presto e allora aspetto che venga la notte ma è proprio un incubo. Adesso magari ti posso mandare un sms ma prima era zero totale, sai che vuol dire “solo” nel senso più assoluto, ecco così! Poi adesso andare al lago mi fa un effetto stranissimo, è pieno di ragazzi. Stanno tutti insieme, sono contenti, giocano, scherzano, loro la loro gioventù se la vivono e io che faccio? Li osservo e basta. Io con loro non c’entro niente. E adesso ti dico di ieri perché dopo che avevo parlato con te stavo un po’ meglio, ma dopo quello che è successo ieri sto uno schifo peggio di prima. Arrivo al lago, scendo dal treno e mi trovo davanti due ragazzi bellissimi, non un ragazzo e una ragazza, ma proprio due ragazzi, sicuramente turisti americani. Mannaggia [omissis]! Giocavano tra loro, ma sai proprio in un modo così dolce, ma con qualcosa di disinibito, di sensuale, che mi strappavano l’anima. Ma io non mi sono mosso, poi uno di loro è venuto a chiedermi un’informazione, volevano andare a Sirmione. Io un po’ di Inglese niente male lo parlo, ho risposto che erano circa 9 km e che io c’ero andato più volte a piedi. Quel ragazzo, Patrick, ha fatto un’espressione di stupore, poi ha aperto le braccia come a dire: “Sì, ma noi non sappiamo nemmeno per dove si va”. Mi sono proposto di accompagnarli, Patrick è andato a parlare con l’altro ragazzo, Steven, che ha fatto cenno di sì. Mi hanno offerto la colazione al bar e poi ci siamo messi in strada. Io i posti li conoscevo benissimo perché le guide turistiche del posto le so a memoria. Insomma, abbiamo fatto 10 km a piedi! Piano piano l’atmosfera si è sciolta, loro parlavano anche un po’ di Italiano e capirsi era piuttosto semplice. A Sirmione ormai parlavamo come se fossimo amici, poi Patrick ha guardato negli occhi Steven e si è girato verso di me e mi ha detto: “Penso che sia giusto dirti che noi siamo due ragazzi gay che si vogliono bene”, e lo ha detto in Italiano, evidentemente era una farse alla quale aveva pensato parecchio. Io ho risposto nel modo più gentile possibile ma di me non ho detto nulla, ho detto che avevo un amico gay (me stesso) che la viveva malissimo e che aveva passato pure parecchie brutte avventure, perché da noi, in Italia essere gay è ancora una situazione difficile, poi ho detto che a quel mio amico io volevo molto bene “as a friend, obviously” e che però non credo che tutti i gay siano come quel mio amico, e ho raccontato la storia di quello che è successo a me. Patrick era perplesso, quel “non credo che tutti i gay siano come il mio amico” gli aveva dato fastidio, mi ha guardato un istante in modo interrogativo, ho avuto l’impressione che volesse misurare le mie reazioni, poi ha detto: “Posso?” e ha preso la mano di Steven ma l’ha lasciata subito perché ha avuto l’impressione che la cosa mi desse fastidio e mi ha chiesto pure scusa. Da quel momento hanno tenuto con me un comportamento apparentemente amichevole ma molto formale e anche tra loro non hanno parlato quasi più: comportamenti disinibiti zero! Un silenzio gelato! In pratica dalle due del pomeriggio non vedevo l’ora di stare per conto mio. Io non ho detto nulla di me a quei due ragazzi che, tra l’altro, non avrei mai più rivisto ma loro non lo hanno capito nulla e anzi hanno proprio frainteso il mio atteggiamento, una cosa penosa. Insomma, io sono diventato l’etero cortese. Per tornare indietro abbiamo preso l’autobus. All’arrivo li ho salutati in modo molto freddo. Non ci siamo nemmeno scambiati gli indirizzi e i contatti msn, niente. Era finito tutto in uno schifo! Sono rimasto solo dalle tre e mezza fino alle nove di sera con un’amarezza dentro che non te la immagini nemmeno, poi sono tornato a casa e non ho nemmeno acceso il computer. [omissis], non ce la faccio proprio ad andare avanti così!

(e-mail non firmata)

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e-mail di Project di domenica 20 luglio 2008

Ciao Paolo,

ho letto e l’angoscia è venuta pure a me. Domani se ti va sono su msn dalle 6.00. Ti dico solo che ti voglio bene! E ti abbraccio!

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Se volete potete partecipare alla discussione di questa tesimonianza aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=30245374

giovedì 18 ottobre 2007

VITA E MORTE DI UN RAGAZZO GAY VENTUNENNE

La mia è una storia terribile, ma forse è bene che la racconti perché potrebbe servire a tanti ragazzi. Io mi chiamo Luigi, 22 anni, sono di Parma, e bisogna che ve lo dica subito, lui si chiamava Marco ed era di Reggio Emilia, adesso avrebbe la mia età ma non c’è più da undici mesi. C’eravamo conosciuti in discoteca a Bologna, neanche un mese prima dell’incidente. Marco era di una vitalità e di una spensieratezza totale, ma anche di una incoscienza totale e questo fatto l’ha rovinato, io allora ero un gay ventunenne, mezzo depresso e mezzo in cerca di avventure, lo dico chiaro, di avventure sessuali, a me delle altre cose me ne importava proprio poco, il sesso era una fissa. Lui esplosivo, sempre gasatissimo, per niente represso, di quelli che il fatto che sono gay te lo dicono subito senza nessuna difficoltà, mentre ti sorridono e ti guardano dritto negli occhi. Lui ne faceva anche di quelle che non doveva fare, bere gli piaceva e forse non solo quello, almeno qualche canna e più di qualche e, io penso, anche qualche pasticca, perché certe volte non mi sembrava più lui. Insomma, mi guarda negli occhi, mi stringe la mano in modo molto avvolgente, quasi provocatorio, poi mi dice a bruciapelo “Io sono gay e tu?” ... io sono rimasto imbarazzatissimo e lui ha capito tutto. Non avevo fatto nemmeno a tempo a dirgli come mi chiamavo e lui già se ne era andato a scatenarsi sulla pista da ballo... era incontenibile, quando ballava lui gli altri gli facevo largo... prima ha tolto la ragazza a un ragazzo e l’ha fatta ballare in modo frenetico mentre gli altri gli stavano tutti in cerchio intorno e fino a qui quasi niente di strano, poi ha riconsegnato la ragazza e si è preso di forza un ragazzo, ma un ragazzo che stava con una ragazza, e l’ha letteralmente travolto nel ballo, anche in un ballo molto sensuale, quello prima non sapeva che dire, pi c’è stato e gli altri hanno applaudito. Poi Marco è venuto dove stavo io, era sudatissimo ma sorridente, con tutti capelli appiccicati alla fronte per il sudore, si è seduto a abbiamo parlato un po’, mentre lui mi teneva per mano sotto il tavolino, poi m’ha passato un braccio sulla spalla e ha cominciato a stringermi a sé, a quel punto l’erezione era irrefrenabile e l’imbarazzo proporzionale all’erezione. Non ero assolutamente abituato a cose del genere e mi pareva che Marco mi stesse abbordando come si abborda una puttana, ma nello stesso tempo ero tentatissimo di superare tutti i miei freni inibitori... Poi mi ha messo una mano sulla gamba e io mi sono spostato perché la cosa mi è sembrata proprio aggressiva, lui ha alzato le mani e mi ha detto”Ok! Hai ragione... sto facendo lo str... scusa!” Poi ci siamo seduti su un divanetto, lui appoggiato alla mai spalla. Era una bella sensazione, questo ragazzo così esplosivo vicino a me... dopo qualche minuto però si è ributtato a ballare e io sono rimasto di nuovo solo. Insomma tutta la serata è passata tra provocazioni sessuali esplicite, scuse più o meno accettare, in una specie di gioco tipo: “Mamma, Ciccio mi tocca ... Toccami Ciccio che mamma non c’è!” però era un gioco al rialzo... e come sarebbe andata a finire sembrava assolutamente ovvio... e invece non è finita così. Alle due e mezza mi ha detto: “Io vado... tu che fai?” Ma non era solo una proposta di tornarsene a casa, no... era una proposta sessuale esplicita... Io gli ho detto che sarei andato con lui e siamo usciti fuori ma lui non si reggeva in piedi, io avevo bevuto pochissimo ma lui era ubriaco del tutto se non era addirittura impasticcato, gli ho detto che lo avrei accompagnato a casa in macchina, ma lui aveva lì la moto e non la voleva lasciare a Bologna per nessuna ragione, ho insistito nel dirgli che non poteva guidare e che era pericoloso, a un certo punto ho provato proprio a impedirgli fisicamente di prendere la moto e lui è diventato una furia, in breve ci siamo presi a botte in modo violento e anche il suo modo di aggredire, secondo me, era proprio il segno che non era padrone di se stesso. Però lui era più piccolo di statura e poi era stanchissimo e ubriaco e sono riuscito a neutralizzarlo per un po’... e allora s’è messo a urlare come se lo stessi scannando e sono corsi quelli della vigilanza e lui ha detto che avevo provato a rubargli la moto ma non era assolutamente vero, quelli volevano chiamare i carabinieri e stava succedendo il finimondo, era venuta gente a vedere, era diventato uno spettacolo, allora lui ha detto che aveva scherzato e che io ero il suo ragazzo e che lui era geloso e che ci eravamo picchiati per questo e mi ha baciato in bocca davanti a tutti, io non ho reagito e quelli piano piano se ne sono andati. Mi ha chiesto il numero di cellulare e gliel’ho dato perché Manco su di me aveva un potere fortissimo. Quando siamo rimasti soli ho provato a tornare sul fatto che non doveva guidare, ma m’ha detto violentemente: “Ma vaffan....!”, m’ha buttato per terra con uno spintone, si è messo a cavallo della moto ed è partito. Io ci sono rimasto come un imbecille. Il giorno appresso m’ha richiamato, sembrava un’altra persona, mi ha chiesto se ci potevamo vedere e gli ho detto di sì, ma sono andato io a Reggio e col treno... Abbiamo passato un pomeriggio splendido, sembrava addirittura esitante, quasi timido, mi ha detto che gli sarebbe piaciuto andare a letto con me, proprio così, e io gli ho detto che prima l’avrei messo alla prova e mi ha chiesto in che senso. E io gli ho detto che se voleva potevamo passare insieme la notte tra sabato e domenica nella casa di campagna dei miei, tra l’altro comodissima sia per me che per lui perché esattamente a metà strada tra Parma e Reggio. Lui non sapeva che fare era molto esitante ma poi mi ha detto di sì. Per due sabati siamo andati in campagna in piena libertà. Era una ragazzo meraviglioso, buono, generoso, tenero, per niente prevaricatore. Il sesso tra noi era proprio una cosa dolcissima, una forma di coinvolgimento totale. Se ci ripenso mi vengono gli incubi. Il terzo sabato avremmo dovuto fare come avevamo fatto gli altri due ma lui mi telefona e mi dice... domani non vengo da te, ci vediamo la settimana successiva, io sono rimasto perplesso e volevo sapere il perché, lui mi ha detto che doveva andare il sabato sera a Bologna a riportare a casa una zia che si era operata, io non ho insistito, ci siamo scambiati un po’ di coccole telefoniche... a me non sembrava che ci fosse nulla di strano. Il sabato l’ho passato con i miei che ne sono stati piuttosto contenti. la sera sono andato a dormire tranquillo. La mattina ho aperto la TV e ho sentito che tra Modena e Reggio, verso le tre e un quarto della notte, c’era stato un incidente ed erano morte tre persone un ragazzo si 21 anni su una moto e due ragazzi di Milano su una macchina. Ho visto la moto... si è vista proprio la targa ed era quella di Marco. Sono andato in bagno e ho rimesso tutto quello che avevo in corpo, mi è preso un senso di disperazione totale, i miei si sono allarmati, ho detto che quel ragazzo era un mio amico (i miei non sanno che sono gay) e loro hanno cercato di consolarmi, ma mi prendevano dei crampi violenti allo stomaco con conati di vomito anche se non c’era più nulla da vomitare. Abbiamo dovuto aspettare l’autopsia per il funerale, è risultato che aveva un tasso alcolico molto più alto del limite e aveva preso anche le anfetamine. In chiesa, al funerale, io pensavo solo al suo modo di fare l’amore, a certe sue tenerezze e mi dicevo: “Non c’è più! Non c’è più!” e mi sembrava impossibile. Adesso voglio solo stare solo, voglio stare tutta la vita da solo, mi sento finito dentro. Ragazzi, per carità! Ve lo dice uno che ha avuto la vita rovinata... non buttate via la vita per un po’ d’alcol o per una pasticca. Se volete bene a qualcuno pensate a lui prima di comportarvi in modo irresponsabile.

martedì 2 ottobre 2007

CIAO DISTILLATO 12 - VECCHI GAY

Ciao Distillato,
oggi sono un po’ giù di corda, in un certo senso mi sento un po’ in colpa per avere risposto in un modo un po’ aggressivo a una ragazza (Foscaforever) che mi aveva lasciato un commento gentile e che non si meritava certo le mie sparate di orgoglio gay, questo fatto mi fa un po’ sentire stupido, perché in fondo in questo modo allontano persone educate che dicono semplicemente quello che pensano, ma ormai è fatta e la mia sparata di fuochi d’artificio l’ho fatta un po’ sull’obiettivo sbagliato. Spero che Foscaforever non se la sia presa a male, perché mi dispiacerebbe molto (nota per Foscaforever: ti chiedo scusa, non dovevo partire in quarta). E poi un altro commento, per carità, anche quello nei limiti dell’accettabilissimo ma realmente non ne ho capito il significato (probabilmente lo hai visto anche tu)... e poi, blog a parte, un po’ di scoraggiamento gay mi viene, per tante altre cose ma sostanzialmente per la solitudine che cerco di riempire come posso. Le persone che mi vogliono bene hanno la loro vita e io non posso approfittare di loro sottraendole a cose importanti (essenzialmente alla famiglia)... quindi bisogna imparare a convivere con la solitudine, c’è questo blog, un po’ di posta ogni morte di papa, il giornale, la tv (poca), un po’ di attività su internet (molta) ma oltre questo... il panorama non è esaltante. Il fatto è che da questo blog vorrei di più. Ci passo molte ore al giorno (e anche la notte) [a proposito, ha visto la versione “blogspot” del blog? Secondo me ne vale la pena, non fosse altro per gli indici e par la grafica pulitissima
http://nonsologay.blogspot.com/ se ti va dacci un’occhiata solo per vedere il formato perché i contenuti sono gli stessi di Progetto Gay]. Io ho scritto su tutto, sulla vita gay degli altri ma non sulla mia, cioè su quella dei vecchi, che a dirla tutta non è un gran che e, tutto sommato, la salute ancora va passabilmente e non ho altri problemi, ma la solitudine si sente, qualche amico in rete l’ho trovato anche grazie a questo blog, ma ci si sente pochissimo, il mio MSN è sempre aperto ma in linea, delle persone che mi interessano, non c’è mai nessuno. In effetti si tratta di persone molto più giovani di me che devono studiare, che hanno esami da fare e hanno una vita vera da vivere. Ogni tanto parliamo un po’ ed è una cosa molto gradevole ma mi sento in imbarazzo, sono due cose una in contrasto con l’altra ma è proprio così, si scambiano un po’ di convenevoli e poi non sa che dire... o almeno io non so che dire. Avevo conosciuto un signore americano più giovane di me, ma non un ragazzo, uno tra i 50 e i 55, lo avevo conosciuto tramite un forum che ho gestito per un paio d’anni, ma non si trattava di un forum gay, c’era il problema che non sapeva l’Italiano (ed è un problema grosso perché il mio Inglese non è oxfordiano) ma alla fine avevamo trovato un inglese elementare accessibile anche a me. Sul forum c’erano diversi ragazzi giovani, tutti animati da entusiasmi e da buonismo e ottimismo di maniera e quando lui rispondeva diceva delle cose molto significative e anche molto malinconiche. Ero andato a vedere tramite i motori di ricerca per trovare qualche notizia su di lui e avevo trovato che aveva scritto degli articoli sui Gay in America, articoli basati sull’ironia, commentava un articolo allarmato di un tizio che diceva che diversi gay americani dichiarati avevano ammesso di avere avuto rapporti con minorenni. Il signore col quale ero in chat, nel suo commento, diceva semplicemente: “ho chiesto di leggere le interviste e si sapere chi erano gli intervistati... ebbene, erano tutti minorenni!” Il fatto è vero! Anche se avevo conosciuto questo signore in una chat neutra (non gay) era evidente che mi era piuttosto simpatico, ma poi abbiamo perso i contatti e ormai ci scambiamo pochissime e-mail di cortesia per le feste, tra l’altro è uno che non se la passa bene economicamente e che non sta bene in salute e metterre le due cose insieme negli USA significa essere in una situazione pericolosa. Un vecchio signore gay americano (più giovane di me, ma ormai vecchio), senza quattrini, solo, senza assistenza sanitaria, che lavora e dovrà lavorare per sopravvivere e per pagare il fitto di casa finché ne avrà le forze e che dopo finirà in un miserabile istituto di assistenza pubblica! Non è un divo di Hollywood! E’ una situazione terribile, un vecchio gay povero negli USA vive in una condizione di totale solitudine! Quando ci penso mi vengono i brividi e sono orgoglioso di questa Italia e sono felice del mio piccolo mondo che almeno ha una sicurezza economica e un minimo di dignità.... ma perché ti dico tutto questo? Non lo so... ma spero tanto, e giuro che lo spero con tutta l’anima, che tu possa avere una vita migliore. I tuoi commenti per me sono una presenza (nota che nel dirlo penso subito di avere parlato troppo e mi viene di cancellare quello che ho scritto, primo comandamento: non pesare su nessuno!)... però un dialogo così per me è importante, se si interromperà (se non lo hai letto leggi il post sull’ansia di abbandono) ti sarò comunque grato per avermi dato fiducia. Leggere i tuoi commenti è una cosa bella!

GAY E ANSIA DI ABBANDONO

Premessa doverosa.
Molti lettori non gay (ho ricevuto in proposito due e-mail con osservazioni molto serie di cui ringrazio gli autori) leggendo queste pagine possono rimanere sconcertati. Alcuni potrebbero esserne addirittura irritati. La cosa è comprensibile e mi scuso con loro del disappunto che posso suscitare. Rispetto al 100% gli etero (chi ha letto questo blog se ne è reso perfettamente conto) ed ho amici etero che sono un sostegno fondamentale per me, anche nella gestione di questo blog, mi rendo perfettamente conto che le cose di cui parlo, da altri punti di vista, possono apparire strane e incomprensibili, di nicchia, o anche patologiche o irritanti ma il mio scopo è scrivere per chi mi può realmente capire, e credo che siano in tanti. Le cose di cui parlo non sono favole o teoremi ideologici, e meno che mai discorsi provocatori, sono cose della vita reale, che possono risultare comprensibili oppure no, ma appartengono alla vita di tantissime persone, ed è proprio per queste persone che io scrivo.
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Dedico questo post a un tema come l’ansia di abbandono perché su questo elemento in particolare noto una discrasia significativa tra letteratura gay e realtà concreta. In genere i libri che raccontano storie di rapporti gay insistono su due diversi elementi: il quadro d’ambiente (specialmente i libri più recenti), pittoresco ma esterno, oppure il rapporto tra la coppia gay in sé coesa e le difficoltà di tipo sociale che incontra, oscillando tra due tesi opposte: “l’amore vince tutto” oppure “accettare il fallimento”. In realtà molto difficilmente si affronta un problema che invece condiziona pesantemente le relazioni gay reali, non si affronta la criticità interna alla coppia gay. In particolare, sono in pratica completamente lasciate da parte le problematiche connesse all’ansia di abbandono. Con questo termine non intendo riferirmi al disagio che si prova ad essere abbandonati, ma al disagio che si prova al pensare, spesso in modo ossessivo e condizionante, che si potrebbe essere abbandonati. Ho visto spessissimo queste cose in altre persone e le ho anche vissute direttamente e, aggiungo, sono ben lontano dal dire di averle superate. Perchè esiste un’ansia da abbandono gay tutta particolare? La risposta viene da una osservazione statistica. Per un etero che sia stato abbandonato, uomo o donna che sia, esiste la possibilità di ciò che comunemente si chiama “rifarsi una vita”, per un gay una realtà del genere è decisamente più improbabile e l’abbandono presenta le tinte tipiche di una situazione senza rimedio. Un possibile abbandono “senza rimedio” significa, quando non si è più giovanissimi, un sostanziale fallimento dell’intera vita affettiva. L’ansia di abbandono non condiziona solo i rapporti affettivi importanti e ben sedimentati, ma anche tutta una serie di contatti minori che hanno comunque una valenza affettiva. Quando poi non esistono rapporti affettivi importanti, l’ansia di abbandono si concentra proprio su tutta quella serie di piccoli contatti che finiscono per avere un valore sostituivo. L’ansia di abbandono condiziona spesso pesantemente i rapporti gay, il timore di perdere il compagno non è solo un timore di coppia, è un timore esistenziale, è il timore del fallimento affettivo, nella presupposizione che non ci saranno altre possibilità. Alcuni ragazzi gay sostengono che quando un rapporto non è soddisfacente bisogna troncarlo. Questi ragazzi non vivono l’ansia di abbandono e sentono le alternative come possibili. Evidentemente il costume sta evolvendo, ma onestamente ho l’impressione che l’ansia di abbandono sia tendenzialmente ubiquitaria. Si teme di dire sciocchezze, si teme di non avere espresso pienamente i propri sentimenti, si teme di avere parato troppo, ci si sente colpevoli ed esitanti su moltissime cose, si finisce talvolta per travestire la propria affettività secondo quelle che si pensa siano le esigenze del proprio compagno, spesso sbagliando clamorosamente proprio per l’ansia di non commettere errori. Un altro elemento tipico dell’ansia di abbandono, frequentissimo tra gay non conviventi e spesso anche nei rapporti gay-etero, è quello delle “attese spasmodiche” costellate di interrogativi non risolti, ci si fissa sul computo mentale del tempo tra un contatto e un altro, tra una telefonata e l’altra dando a queste cose una valutazione ansiosa, si dà alle parole sempre il significato più negativo e distruttivo o, per converso, sempre quello più improbabile e favorevole, ci si prepara mentalmente il discorso in anticipo, si cerca di prevedere l’andamento della conversazione. Con queste premesse, il rischio di fraintendimenti è fortissimo, qualunque ombra è interpretata come una minaccia grave, la ricerca di conferme diventa ossessiva al punto di creare panico nel compagno, si arriva a recitare una parte, a perdere la spontaneità, a fare questioni di principio senza principio, a pretendere una risposta affettiva e a sentirsi delusi e depressi se quella riposta effettiva non arriva esattamente come ce la siamo aspettata, ci si irrigidisce per sciocchezze interpretate come l’anticipazione della catastrofe imminente e, così facendo, si provoca veramente la catastrofe. Ho visto andare in fumo dei rapporti cominciati nel modo migliore per delle motivazioni oggettivamente risibili che sono state montate fino a divenire ostacoli insormontabili. Ovviamente mi rivolgo a chi mi può capire: noi gay siamo fragili, abbiamo paura del futuro, paura di restare soli, radicalmente soli, ma è proprio per questo che l’ansia di abbandono dovrebbe essere tenuta bene a freno. Parlate coi vostri compagni se ne avete o coi vostri amici gay o etero non conta, se tra voi c’è un rapporto affettivo forte non avete nulla da temere, se così non fosse è solo parlando apertamente che si può creare un rapporto più profondo.

AMORE GAY E DISPERAZIONE

Ieri sera ho trovato nella casella postale del sito MSN un messaggio molto importante, in allegato c’erano le chiavi di accesso ad un file depositato su MediaFire. L’ho scaricato. Conteneva un diario di 24 pagine. Il messaggio di accompagnamento spiegava che dal diario erano stati eliminati tutti gli elementi che potessero rendere identificabili i protagonisti, ma che l’autore avrebbe gradito che la vicenda fosse pubblicata al più presto su questi blog, nella speranza che il coprotagonista della storia (che sicuramente conosce questi blog) potesse leggerla. La richiesta, come capirete dal seguito, aveva il sapore della disperazione. In sostanza questo post è un messaggio ad personam, che mi auguro possa arrivare a destinazione. Io ho cercato di non stravolgerlo nel tentativo di ridurlo quantitativamente, in modo che possa rimanere riconoscibile al vero destinatario. Questo diario è uno dei più bei documenti di vita gay che mi sia mai capitato di leggere e ringrazio di cuore chi me lo ha invitato. Non ho aggiunto nulla, mi sono limitato a tagliare ciò che non appariva essenzialissimo.
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Domenica, il giorno prima.
- Domani comincia questo benedetto corso. Il concorso è andato bene e sono contento ma non mi va di partire, non mi va di stare tanto tempo tra gente che non conosco. Che cosa troverò? Io penso che dovrò stare totalmente solo, almeno qui qualcuno lo conosco ma lì si parte da zero. Mi sta cominciando a venire il panico. Mamma mi ha detto che sono ragazzi “come me”, ma non è vero, sotto certi profili almeno non è vero. Ma come posso spiegare a mamma una cosa del genere? Basta! Non ci voglio andare! Potrei trovare pure un altro lavoro qua... Lo so che ci devo andare per forza ma non mi piace... Uffa! Non ci voglio nemmeno pensare, mi voglio godere almeno questi ultimi momenti di libertà. Da domani sarà come vivere in galera, 24 ore su 24, una pazzesca recita continua.
Lunedì, primo giorno.
Che giornata! Mi sento proprio scombussolato: il viaggio, l’arrivo, l’alloggio, le regole, i compagni, gli orari da caserma... un orrore! Io amo la libertà, non posso sopravvivere qua dentro! Ma oggi mi sento strano, perché un po’ c’è lo schifo delle cose in sé e un po’ c’è un’altra cosa. Oggi ho incontrato lo sguardo di un ragazzo, che purtroppo non è del mio gruppo e che quindi non potrò mai vedere. Qui ci organizzano per gruppi di 20, io sto al primo e lui sta al quinto. Stavamo tutti nel grande cotile dopo le prime tre ore di lezione, perché c’era una pausa di mezz’ora... è un bel ragazzo, ma di bei ragazzi qui ce ne sono tanti e io non posso non osservarli. Ne avevo osservati tanti... belli sì, però non so perché non mi dicevano gran che, poi ho visto lui, non so nemmeno come si chiama, e mi sono fermato a guardarlo e se n’è accorto. Mi sono sentito come un ladro preso con le mani nel sacco, ho avuto proprio un brivido, ma quando lui mi ha guardato sembrava quasi compiaciuto, quando io ho distolto lo sguardo lui non l’ha fatto, io ho dovuto guardarlo negli occhi un’altra volta per cercare di mascherare l’imbarazzo, come se fosse una cosa ovvia, e lui mi ha sorriso. Per me è stato un brivido totale! Non ha girato lo sguardo, non ha fatto finta di non vedere e ha sorriso... Dio, come vorrei che fosse vero! Non so se lo amo, forse è stupido dirlo e forse è troppo presto... però quello sguardo me lo sento in fondo agli occhi e mi brucia ancora... ma perché non posso parlare con te? Ma perché devo solo perdere tempo? Non è giusto? Io voglio sapere! Per me è troppo importante.
Martedì, secondo giorno.
Mi sento eccitatissimo, stanotte non potrò dormire... E’ vero! Accidenti! E’ vero! Non me lo sono inventato io! Si chiama Marco, oggi alla pausa abbiamo parlato per dieci minuti, ci siamo presentati, dopo un minimo di convenevoli, dato che si vedeva benissimo che non ce n’era bisogno, io gli ho chiesto a bruciapelo: “... e la vita affettiva come va?”. Lui mi ha risposto: “forse non ho mai trovato la persona giusta...” poi mi ha guardato negli occhi e mi ha detto: “... però credo proprio che le cose stiano per cambiare”, ha accennato un sorriso e mi ha chiesto: “... tu che ne pensi?”. Sempre guardandolo negli occhi io gli ho detto: “... lo credo anch’io” e lui ha detto: “be’ ... quello che pensi tu è fondamentale” poi è venuta gente e la conversazione è finita lì. Tutto questo è successo circa 12 ore fa e da quel momento io non riesco più a pensare ad altro... Conto i minuti fino alla prossima pausa di domani perché non lo posso rivedere prima perché ha altri orari e turni di mensa diversi dai miei, in pratica ci possiamo vedere solo 20 minuti al giorno e io vivo solo per quei 20 minuti. Questo posto l’ho odiato, ma adesso mi sembra il posto più bello del mondo, le attese sono terribili, me lo vedo davanti ogni secondo, mi sembra di sentirne la voce, di vedere la sue mani, che sono perfette, io le bacerei se potessi... Marco! Ricordati che esisto! Non mi lasciare solo!
Mercoledì, terzo giorno.
Oggi sono andato letteralmente in estasi, ma proprio la sensazione di coinvolgimento sessuale è stata fortissima, con momenti anche imbarazzanti. All’ora della pausa ce ne siamo andati in un posto un po’ appartato e Marco mi ha stretto le mani, tutte e due, e le ha strette fortissimo! Le sue erano calde, vive, le sue bellissime mani, poi mi ha mollato di botto e si è allontanato, sul momento ci sono rimesto malissimo, poi ho visto passare gente. In un posto come questo che due ragazzi si appartino anche solo per tenersi per mano non è immaginabile. Non mi sono nemmeno reso conto di quello che è successo dopo, siamo rientrati in aula e adesso devo aspettare fino a domani. Ma io il calore delle sue mani lo sento ancora, è come se ne portassi l’impronta fisica. Marco mi ha voluto regalare un istante di contatto fisico. La mia reazione anche fisica è stata immediata e pure la sua e forse il fatto che sia durato in tutto pochi secondi ha evitato situazioni molto imbarazzanti. Ma io adesso non posso non sognarmelo, non posso non sognare di abbracciarlo nudo contro nudo, di sentirne il respiro sulla pelle. Io lo voglio, non poso stare senza di lui! Mi manca fisicamente! Lo desidero proprio a livello sessuale. Stanotte dovrò accontentami di fantasticare perché non posso masturbarmi perché non sono solo in camera, ma credo che arriverò all’orgasmo anche senza toccarmi perché la cosa è travolgente... ma come posso pensare di stare lontano da lui? Io ho bisogno del suo contatto fisico come dell’aria per respirare...
85° giorno.
Ormai ci manca poco... lo vedo solo 20 minuti al giorno perché anche il sabato pomeriggio e la domenica qui ognuno sta con quelli del suo gruppo... qui funziona così... 20 minuti al giorno per alimentare 24 ore di desiderio bruciante. La presenza di Marco ha assorbito tutte le mie energie sessuali. Vado tranquillamente a fare la doccia con gli altri, li vedo nudi nello spogliatoio e mi spoglio nudo anch’io e non me ne importa nulla! Ma proprio non mi fa alcun effetto! E dire che era una delle cose che temevo di più! Gli altri è proprio come se non ci fossero, ma se penso a Marco anche per un istante vado in erezione incontenibile e io a Marco ci penso 24 ore al giorno, cerco di adottare qualche precauzione per non finire in situazioni imbarazzanti... ma non sempre va bene... qualcuno se n’è accorto ma loro non sanno il perchè, per fortuna ragionano usando il loro metro.
86° giorno
Dovrebbe essere tutto un paradiso ma mi vengono le angosce, mi viene l’idea ossessiva che possa stancarsi di me, che possa tornare nel suo mondo una volta finta questa specie di carcere meraviglioso, mi viene l’angoscia di quello che gli devo dire, non so mai se quello che gli voglio dire è troppo o troppo poco, non lo voglio assillare ma gli vorrei strillare che senza di lui non ce la farei proprio a vivere, perché innamorarsi è bellissimo ma è pure un’angoscia, ho continuo bisogno di rassicurazioni ma non le posso avere... Marco! Pensami! Ti prego pensami! Come vorrei che ti masturbassi pensandomi! Un contatto fisico con te lo voglio disperatamente e al massimo mi stringi le mani per pochi secondi... Ma non è giusto... ma perché devo soffrire come un cane?
89° giorno
E’ finita, domani ci diranno dove ci manderanno, non possiamo chiedere che ci mandino insieme, sarebbe troppo pericoloso, posso solo sperare che succeda, ma la probabilità è bassissima e non mi posso illudere. Oggi mi hai passato una mano tra i capelli! E’ stato un brivido bellissimo!
90° giorno
E’ andato tutto storto, lui in Sardegna e io a Napoli... La vita è uno schifo! Mi prende uno sconforto totale... quando ci hanno congedato ce ne siamo andati a cena insieme, una cosa che me la ricorderò per tutta la vita. Dobbiamo stare separati almeno tre anni! Ma perché? Ma come si può vivere così? Macro! Io a vivere senza di te non ce la faccio!
100° giorno
Marco! Fatti vivo, ti supplico, lo so che dove stai tu è difficile ma basta poco, un sms, solo un sms! Io mi sento solo e disperato, non ce la faccio proprio più ad andare avanti, ti ho mandato diversi sms e tu non hai risposto... ma perché? Non è giusto! Non mi lasciare in questa disperazione!