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lunedì 24 marzo 2008

SESSO GAY E VIOLENZA

Ciao Project,
ieri sera ti ho accennato in chat qualcosa della mia storia e l’atteggiamento che hai avuto mi è piaciuto, non hai sparato giudizi e sei stato ad ascoltare e alla fine mi hai detto anche cose che non mi aspettavo, per questo la mia storia te l’ho riscritta, se pensi che possa servire a qualcosa pubblicala, ma vorrei comunque che tu la leggessi e che mi facessi sapere per e-mail, privatamente, quello che ne pensi, mettila sul blog, sul forum, dove ti pare, ma tu non la commentare, poi ti spiego il perché. Non ti arrabbiare se non ti ho dato il mio contatto, ma non ti conosco ancora bene e preferisco andarci piano, però ti ringrazio che mi hai dato il tuo. Ieri sera mi sono sentito più sollevato. Penso che mi rifarò vivo. Se vuoi pubblica pure questa mail ma in modo anonimo. Per favore prima di pubblicarla correggi gli errori che sicuramente ho fatto. Grazie.

Lettera firmata con nome e cognome.

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Sono un ragazzo di 22 anni, chiamatemi Giulio, non mi chiamo così ma questo nome mi piace. Sono sempre stato gay, da quando mi ricordo, diciamo dai 13-14 anni. Coi miei non sono in buoni rapporti, loro sono brave persone e pensano che io sono solo un ribelle, uno che tanto comunque finirà male, loro lo pensavo veramente. Mio padre prima si arrabbiava con me, adesso non lo fa più perché pensa che sia del tutto inutile. Io mi sento un ribelle, certe volte vorrei spaccare tutto, non sopporto l’ipocrisia e invece ci devo vivere in mezzo. I miei non sanno niente di me, col loro sono sempre stato molto aggressivo ma non ho mai parlato dei fatti miei privati. Già a 16 anni me ne sono andato di casa per un periodo senza che i miei volessero, mi sono preso un po’ di soldi dei miei (praticamente li ho rubati) e me ne sono andato in giro in autostop. Poi sono tonato a casa dopo avere speso tutti i soldi per divertirmi, a bere e non solo. Quando sono tornato a casa mio padre è rimasto lì come un imbecille, mi aspettavo che mi menasse ma non l’ha fatto, ha avuto paura, si è comportato come un vigliacco. A scuola è stato un disastro, mi hanno mandato a una scuola privata ma non me ne fregava niente e non c’andavo mai, però a 20 anni sono riuscito a prendere la maturità. Anche se spaccavo tutto ed ero pure violento ho sempre sognato che qualcuno mi prendesse con la dolcezza nonostante tutto, a uno del genere io avrei dato anche l’anima, ma trovavo solo gente che mi strillava contro e che mi allontanava malamente. Io mi conciavo nel modo peggiore possibile, proprio per provocare le persone. Io ho sognato di avere un ragazzo da quando avevo 14 anni ma non ne ho mai avuto uno, di qualcuno mi sono innamorato ma si sono spaventati e non sono stati capaci di capire che cosa sono io sotto la scorza, perché penso di potere amare veramente un ragazzo in modo fortissimo. Abito in una zona di mare e non molto lontano da casa mia c’è un campeggio, l’hanno aperto quattro anni fa e l’accesso è libero per chiunque. Io ci andavo a passeggiare parecchie volte perché al campeggio ci stanno spesso ragazzi giovani e io sognavo che qualcuno di loro si potesse innamorare di me. E poi, lo dico chiaro, io c’andavo perché mi piaceva stare in mezzo a quelle persone, la metà erano stranieri e al mare si cambiavano all’aperto come niente fosse. A me queste cose mi facevano bollire il sangue. Con gli stranieri non avevo nessuna possibilità perché non parlo nessuna lingua straniera, con gli Italiani qualche volta mi facevo coraggio e ci provavo. Io sono del sud, ma tra quelli del sud e quelli del nord io preferisco quelli del nord, a parte che sono meno impiccioni e ficcanaso, sono proprio ragazzi che mi piacciono di più fisicamente. Io sono nero di capelli e un po’ scuro di carnagione però mi piacciono molto i ragazzi del nord. Andando al campeggio e alla spiaggia, qualche volta mi succedeva di fare incontri interessanti. Tre o quattro volte mi hanno invitato a mangiare con loro, abbiamo fatto il bagno insieme, anche senza costume e poi siamo stati a cantare sulla spiaggia fino a notte alta. Questi ragazzi mi dicevano che ero molto dolce e la cosa mi piaceva moltissimo. Ho sognato tantissime volte di poter avere rapporti sessuali con qualcuno di questi ragazzi ma non è mai successo, con me erano disinvolti, amichevoli, ma forse non erano gay, anche se io mi mettevo sempre in gruppi dove non c’erano ragazze. Una volta sola ne ho trovato uno gay e pensavo che a fare qualcosa ci si potesse arrivare. Ho fatto una cosa che non avevo mai fatto, gli ho detto che ero gay e lui mi detto che era gay anche lui, poi ho provato un approccio fisico molto esitante, ma lui m’ha detto che non lo voleva fare, che aveva un ragazzo a Mantova e che era quello il ragazzo che amava. Io gli ho detto che quel ragazzo era veramente fortunato. Ci siamo dati solo un bacetto minimo, poi lui l’indomani è partito, adesso ci sentiamo ancora in msn. E’ stata la cosa più bella che mi è capitata in tutta la vita, anche se è stato un rifiuto. Io un ragazzo come quello lo ammiro. In paese sapevano che io facevo solo il comodo mio, che non tornavo a casa la sera, e piano piano si è creata una specie di leggenda del mostro. Metteteci che non mi avevano mai visto con una ragazza, io sono diventato il mostro gay del paese, al punto che mi evitavano proprio, le mamme pensavano che andassi in giro a violentare i ragazzini e quando mi vedevano se ne scappavano. Sono andato avanti così fino ai 21 anni. A 21 anni m’hanno dato un lavoro in un deposito mi materiali da costruzione, salario da fame, ma per me era tanto, io soldi miei non ne avevo mai avuti. Il padrone era una signore che si vedeva pochissimo, c’aveva una bella macchina e quando veniva era molto rispettato, avrà avuto penso sui 45, sposato con due figli, il grande di 18 anni, che era un bel ragazzo, e una bambina di 10. Il figlio del padrone si chiamava Salvatore, io l’avevo visto un paio di volte, ma lui era il figlio del padrone io ero l’ultimo dei garzoni del deposito, quindi c’era poco da fare. Qualche sguardo ce lo siamo scambiato e forse quel ragazzo con suo padre ci stava proprio male, abbiamo anche scambiato qualche parola ma solo un paio di volte. La prima volta il padre se ne era andato e abbiamo parlato di più, Salvatore nei miei confronti era rispettoso, mi trattava alla pari, me l’ha detto chiaro che con suo padre stava malissimo. Io gli ho detto che ero gay e ho visto che ha avuto un lampo negli occhi, lui non ha detto che era gay anche lui ma che era interessato lo sentivo benissimo. Poi mi hanno chiamato per mandarmi con un camion a scaricare e ci siamo lasciati. La seconda volta, quando mi ha visto mi ha sorriso, poi è arrivato il padre e ha chiamato il figlio in un modo così violento che sono stato male io per lui. Il padrone a me non ha detto niente ma dopo non ho più visto né il padre né il figlio. Per me amore niente, nemmeno sesso, niente di niente, ormai non c’era più nemmeno il campeggio c’era il lavorare come uno schiavo dalla mattina alla sera. Una volta in paese uno ha cominciato a dirmene contro di tutti i colori, uno s’è messo in mezzo e m’ha difeso. Io non me l’aspettavo proprio. Dopo qualche giorno l’ho rivisto, abbiamo parlato un po’, è sposato, ha 41 anni, però era gentile con me, mi trattava bene, una domenica mi ha invitato a pranzo fuori, mi sembrava strano che lasciasse sua moglie a casa per uscire con me però mi faceva piacere, non l’aveva mai fatto nessuno. Gli ho detto che ero gay e mi ha risposto che lo sapeva ma che la cosa non gli creava nessun problema. Insomma non era il mio tipo e non mi sentivo attratto vero di lui, in fondo io lo sapevo dove si stava andando a finire e in sostanza l’ho accettato. Con me era gentile, mi sentivo amato. Insomma la faccio breve, tanto dove si va a finire è chiaro. Un giorno mi dice se voglio passare con lui sabato e domenica. Sabato e domenica voleva dire anche la notte insieme, io l’avevo capito benissimo, ma per me era la prima volta e l’idea che magari un’occasione del genere non si sarebbe creata più ce l’avevo. Insomma ci sono andato. Mi ha portato a cena in un ristorante molto lontano da dove abitiamo noi e poi ce ne siamo andati a casa sua in campagna, un bel posto molto ben sistemato. Era ovvio che lì si dovesse fare sesso, c’eravamo andati apposta. Lui comincia a farsi avanti ma in un modo che non mi piace per niente, vederlo in quella situazione mi fa proprio schifo. Ho provato a dirgli in tutti i modi che non me la sentivo. Prima ha provato a insistere con le buone ma siccome io cercavo di evitare in tutti i modi alla fine mi ha proprio picchiato in modo violento e mi ha obbligato a starci comunque, in pratica sono stato violentato da quest’uomo. E’ vero che io gli avevo dato corda in tutti i modi ma lui non si doveva comportare così. Dopo ho ripensato a un particolare che mi è sembrato importantissimo, quando si è deciso a fare quello che ha fatto mi ha detto in dialetto: “Tu sei un frocio di merda e te la sei fatta con tutti quelli come te, ma io i malanni tuoi non me li voglio pigliare...” e si è messo il preservativo. E’ stata un’esperienza terribile, una cosa che non augurerei nemmeno al mio peggiore nemico. Quando ha finito mi ha ricaricato in macchina a botte e mi ha scaricato sotto casa mia. Il senso di schifo profondo che ho provato me lo porto ancora appresso e credo che non lo dimenticherò più. La mia prima esperienza sessuale con un uomo è stata questa. Per me è come una specie di incubo che mi accompagna sempre. Quell’uomo, dopo, si è tenuto alla larga e ha fatto bene, perché se me lo fossi trovato davanti non so che livello di reazione violenta avrei potuto mettere in pratica, ma sicuramente avrei reagito in modo violento. Di questo fatto ho parlato solo a tre persone. Al ragazzo che avevo conosciuto al campeggio, a un amico etero che mi ha sempre rispettato e a Project e Project ha avuto la dignità di stare zitto e non fare commenti. Mi sento un cretino perché in fondo in quel pasticcio mi ci sono cacciato io, però quando ti mollano tutti e non sai dove sbattere la testa puoi fare le cose più pazzesche. Non so se riuscirò mai ad accettare il sesso gay come una cosa positiva ma penso che mi ci vorranno anni e che anche quando mi capiterà di trovare un ragazzo che mi voglia veramente bene, resterò pesantemente condizionato dall’esperienza che ho vissuto, che mi ha fatto sentire peggio di un verme, che mi ha umiliato profondamente, anche perché sono un cretino, è vero, ma anche perché mi hanno mollato tutti e sono rimasto completamente solo. E’ tutto.

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Se vuoi, puoi partecipare alla discussione su questa tetimonianza aperta nel Forum Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=26399448

mercoledì 16 gennaio 2008

COMING OUT IN PALESTRA

Una premessa. Per evitare confusioni, chiamerò Marco, l’autore del post “La mia intima depressione”, col nick Marco76 o semplicemente Marco quando, come in questo post, il rischio di confusione non c’è. Ieri sera Marco mi ha mandato un commento al post “Un gay in palestra” che non riusciva ad inserire e ieri sera ho anche avuto il piacere di incontrare Marco in chat e abbiamo parlato diffusamente del suo coming out. Riporto qui di seguito il testo del commento di Marco al post “Un gay in palestra” e aggiungo anche un tratto interessantissimo del dialogo che abbiamo avuto in chat. Accludo poi in terzo documento che è una mail che Marco mi aveva mandato per autorizzarmi a pubblicare sul blog l’intervento che aveva inserito nel forum. Anche questa e-mail è estremamente significativa. Ringrazio Marco per la sua testimonianza.
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COMMENTO AL POST “UN GAY IN PALESTRA”
Bè, io sono un coming out, ed ho proprio incominciato a dirlo in palestra. Volete sapere una cosa??? Nella mia palestra lo sanno tutti, ma proprio tutti e si comportano con me come se non lo sapessero, esattamente come se fossi etero. Non è fantastico???? Loro parlano di ragazze ed io di ragazzi (bè non con tutti, mi vergogno ancora con alcuni). Purtroppo non ci sono altri gay sono l'unico sigh!! E' l'unica cosa negativa, però mi parlano nudi davanti a me, non si imbarazzano per niente a spogliarsi o a fare la doccia con me e, strafortunatamente, non mi capitano erezioni. Mi sa che il problema della vergogna è più nostro che reale. O forse vado in una palestra di persone apertissime e modernissime?? Mah!
Un bacione. Marco
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FRAMMENTI DI DIALOGO SUL COMING OUT
Marco scrive:
Vedi, il mio coming out è stato per due motivi, il primo per verificare dove era mia fantasia e dove realtà,il secondo è per dare la speranza e la gioia di essere come si è senza vergogna o repulsioni e la realtà è stata come nel mio commento non è una cosa grandiosa????
Il progettista scrive:
sì decisamente... anche se sei stato fortunato perché ci sono ambenti dove sarebbe impossibile...
Marco scrive:
è vero, infatti tremavo come una foglia ma alla fine ha vinto il mio Cuore, la vera sfida sta nel rivelarsi negli ambienti, appunto, impossibili e verificare che cosa c'è veramente di impossibile là e cosa è una mia paura.
Il progettista scrive:
però... io nel fare di queste cose un teorema generale userei molta prudenza, ti dico... parlare di sfide è pericoloso... se l'ambiente è favorevole è una cosa... ma se non lo è ti fanno veramente a tocchi.
Marco scrive:
io prenderò il tuo consiglio come preziosissimo, però... penso che più di così non posso cadere in basso... come morale. Quando ho fatto il coming out avevo già preso la decisione di cambiare palestra perché ero straconvinto che mi avrebbero deriso o preso in giro e come dici tu sono stato fortunato però penso anche che la morte arriva e se non scopro il più possibile di me stesso la mia vita sarà inutile. Cercare la felicità è una cosa comune a tutti ma io cerco qualcosa di più cerco di capire me stesso il più che posso e se non lo faccio con il confronto con gli altri con chi lo posso fare? Però è vero, in certi casi può essere folle.
Il progettista scrive:
Mi chiedo se tu ragioneresti ancora come adesso se il linciaggio l'avessi subito anche tu...
Marco scrive:
Il fatto è che l'ho già subito, ero già uscito a 17 anni, le prese in giro arrivavano da tutte le parti e la cosa più brutta è sentirsi difendere dalle ragazze dei ragazzi che mi prendevano in giro era una cosa umiliantissima proprio, come dire che sei una merda da difendere perché non ne sei più in grado di farlo da solo. Non solo prese in giro ma scherzi di tutti i generi, compresa una volta che mi hanno pisciato addosso uscendo da un tombino durante un gioco che facevamo, però vedi, la vita va avanti e, anche se certe cose mi hanno mandato in depressione, sono passate e non esistono più, infatti ora è tutto il contrario, adesso mi cercano, mi vogliono bene, stanno bene con me, mi invitano a destra e a manca, persino un ragazzo - che gli sto antipaticissimo - mi tratta anche male, ma non mi tratta male per quello mi manda a stendere, ma non l'ho mai sentito prendermi in giro per il fatto di essere gay quindi dal mio punto di vista bisogna avere fiducia, anche se è difficilissimo, e prepararsi per il peggio... ma anche per il meglio.
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MAIL DI MARCO
Ciao Gayproject,
certo che lo puoi inserire, sono contento che possa essere uno spunto per argomentare e discutere sulla "reale" situazione dei gay. Spero che possa essere di aiuto.
Ci tengo, ad ogni modo, a precisare che la mia visione è "negativizzata" proprio dalla depressione intima che vivo e quindi non può e non deve togliere il pensiero positivo e la speranza poiché il mondo è come lo vediamo, perciò le esperienze che viviamo sono positive o negative a seconda del nostro stato mentale in quel momento. Difatti ho concluso il mio post affermando che la MIA realtà e il MIO STATO MENTALE mi hanno impedito di vivere storie belle.
Spero di risentirti e sicuramente andrò a visitare il tuo blog per leggere anche altre realtà.
Un grande abbraccio. Marco

lunedì 14 gennaio 2008

GAY TRA PORNOGRAFIA E SUBLIMAZIONE

Accettarsi o non accattarsi? I lettori che commentano questo blog hanno una età media superiore ai 25 anni. L’osservazione induce a riflettere. Parlando con i ragazzi del blog, leggendo le mail che mi arrivano e dialogando con utenti di altre chat, sempre più o meno di età media intorno ai 25 anni, rilevo che, per moltissimi ragazzi, per le situazioni ambientali difficili, per l’educazione ricevuta e per tanti altri problemi, l’accettazione della omosessualità non è affatto una cosa facile. Una buona parte di questi ragazzi stenta a riconoscersi gay, tenta esperienze etero, evita di pensarsi in chiave gay e soprattutto sublima e trasforma le proprie pulsioni gay in cose che appaiano più accettabili e accessibili come le amicizie molto strette (best friend). Dall’esperienza delle chat rilevo che, in genere, per tantissimi ragazzi (non parlo dei ragazzi del blog che sono veramente un mondo a parte) la dissociazione dell’affettività dalla sessualità è piuttosto marcata. I riferimenti sessuali espliciti hanno la tipica connotazione linguistica della pornografia, sono troppi e inutili, come se parlare del sesso in termini para-pornografici semplificasse le cose. Con questi ragazzi un dialogo serio su temi riguardanti la sessualità non è nemmeno possibile. Ieri sera parlavo su C6 con un ragazzo di 22 anni. All’inizio si presenta in modo educato, mi dice nome e età, mi chiede la mia età, gliela dico, mi risponde dicendomi che mi vuole chiedere un consiglio, dice di non essere gay ma di essere interessato ad un ragazzo gay di 21 anni, cosa un po’ strana, poi mi chiede che cosa può fare per conquistare quel ragazzo. Gli dico che ci deve parlare, che lo deve conoscere meglio, ecc. ecc. poi, chiedendomi scusa per il linguaggio esplicito, mi dice che non ne è innamorato ma che il ragazzo ventunenne è bellissimo, di nuovo una strana osservazione per un etero, e mi spiega come aveva pensato di fare per conquistare il suo bel 21enne, ma in pratica descrive con garbo il tipico set di un film porno. Glielo faccio notare e comincia a spiegarmi quello che, secondo lui, vogliono veramente i gay! Lo fa in modo educato, ma sostiene che i gay pensano solo al sesso ecc. ecc., ed è convinto di quello che dice... A un certo punto gli dico esplicitamente che, secondo me, la sua educazione sessuale deriva solo dai film porno, poi gli chiedo che cosa prova per il ragazzo 21enne. Qui è imbarazzato, non sa che dire, ci mette un tempo lunghissimo a scrivere, cancella e riscrive più volte... poi mi scrive: “Ma tu mi vuoi fare dire che mi sono innamorato di un gay... ma no, non è così... io la ragazza ce l’ho, con lui è solo una cosa di sesso...”. A farla breve quel 22enne sapeva descrivere per filo e per segno senza alcun imbarazzo la scena di un video porno in cui avrebbe collocato il suo amico 21enne ma non riusciva ad accettare di volergli bene. Il 22enne, con ogni probabilità, era un gay ancora incapace di accettarsi (a 22 anni), trincerato dietro una maschera auto-difensiva di eterosessualità. Per questo ragazzo cercare di sedurre un ragazzo gay è possibile pur rimanendo etero. Una dimensione affettiva rifiutata si trasforma in sessualità immediata che, vissuta in un clima quasi di trasgressione porno, è comunque più facile da accettare. Per moltissimi ragazzi che leggono questo blog il meccanismo di non accettazione è esattamente capovolto, nel senso che è la non accettazione della dimensione sessuale esplicita del proprio essere gay che conduce ad interpretare l’essere gay in chiave non sessuale e addirittura a considerare la parola gay, i siti gay come questo, le discussioni serie sulla sessualità, cose non accettabili perché troppo scopertamente legate al sesso. Cerco di spigarmi meglio: i ragazzi che fanno ragionamenti di questo genere una pulsione sessuale gay la sentono eccome ma la realizzano solo nella masturbazione, vissuta tra l’altro con sensi di colpa. La loro sessualità, che comunque esiste, è razionalmente soffocata e rimandata in cantina... Mi capita talvolta, quando parlo con ragazzi molto giovani, di osservare che nei loro discorsi espliciti non c’è mai nessun riferimento al sesso, né diretto né indiretto, tutto resta nel vago di una dimensione affettiva molto intensa ma, almeno dichiaratamente, molto poco sessuale. Talvolta chattare con questi ragazzi è estenuante perché si ha l’impressione che possano travisare completamente ogni riferimento al sesso. Mi spiego meglio, per questi ragazzi, parlare di sesso è così improponibile che chi ne parla, forse, ha delle finalità occulte ed è una persona della quale non ci si può fidare. Mi è capitato due giorni fa, al termine di una lunga chat di sentirmi dire: “Non sapevo che cosa aspettarmi... ma non mi aspettavo che si potesse parlare di sesso in questo modo, non mi era mai successo...” In sostanza il mio interlocutore aveva messo da parte il timore che prima o poi gli potesse arrivare chissà quale proposta oscena, cosa che in partenza considerava una ipotesi plausibile se non addirittura probabile. Ma torno al tema di fondo: ho letto diari estenuanti di amicizie amorose che sono durate anni, in quei diari mancava ogni riferimento esplicito al sesso che comunque aleggiava su ogni pagina. Ho sentito ragazzi palare dei loro amici con linguaggi che non si userebbero nemmeno per un amante dichiarato. Ho visto (forse anche in me stesso) gay che si sono innamorati di ragazzi etero per mettere da parte la sessualità esplicita. Ho letto centinaia di poesie d’amore piene di simboli dietro i quali era evidente un interesse che poteva essere solo sessuale. Ho visto ragazzi gay umiliarsi volontariamente di fronte a ragazzi etero implorandoli di essere amati, tutto questo al di fuori di ogni logica e di ogni lucidità, quasi questa sublimazione dell’eros gay lo rendesse in qualche modo più legittimo e più nobile. Eppure essere gay non è così difficile, è ammettere di esserlo che è difficile, è fare il grande balzo nel buio che è difficile e può essere veramente traumatico. Quando un ragazzo timido, abituato a vivere di masturbazione e di sublimazioni fa il salto nel buoi ed entra del mondo gay si aspetta un’accoglienza a braccia parte. Quello è un momento critico, perché quell’accoglienza non c’è quasi mai e il ragazzo che ha fatto il salto si sente, addirittura, molto più profondamente solo nel mondo gay che in quello etero. Noi gay non siamo diversi dagli altri, almeno sotto il profilo dell’egoismo, e dei problemi degli altri spesso ce ne infischiamo e sono proprio questi aspetti che possono congelare sul nascere gli entusiasmi di un ragazzo gay che con tanta fatica è riuscito a riconoscere in sé stesso quello che è veramente.

giovedì 15 novembre 2007

AMORE GAY E VIOLENZA

Quella che segue è una lettera autentica, datata 11 Marzo 2001, realmente inviata al destinatario, che mi è stata consegnata in copia dall’autore nell’Aprile del 2006. Mi sono limitato a cancellare i nomi delle persone e dei luoghi per rendere il testo non riferibile a persone concrete. Il fatto di cui si parla è un fatto grave e manifesta una subdola e infame forma di violenza che infanga il nome dei gay.
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Ma che ci sei voluto entrare a fare nella mia vita? Io non ti avevo cercato, ma tu ti sei messo in mezzo, perché ci sei venuto tu a cercarmi, ti sei inventato tutte le scuse possibili e immaginabili, non mi hai dato pace, per me sei stato una preoccupazione insopportabile, una presenza angosciante che non riuscivo a togliermi di torno in nessun modo. Mi sono chiesto tantissime cose, ma tanto non potevo capire nulla e mi mettevo a ragionare da solo, mi dicevo: Ma questo che vuole? Ma perché insiste? Perché io non ti ho mai dato corda, non ti ho mai fatto capire nulla, sono stato attentissimo a non dire mai una parola fuori posto fin dal primo istante e sono arrivato a non poterne più di te. Le primissime volte era una cosa gradita, perché quando senti che uno ti viene appresso è una cosa gradita, ma poi io volevo fare la mia vita, non ero innamorato di te, volevo stare in pace per i fatti miei, io ufficialmente per te potevo essere pure etero... eppure tu ti sei appiccicato a me e non mi hai mollato più. Ma che volevi? E’ questo che non ho mai capito! Ma se volevi un po’ di sesso te lo potevi trovare da qualche altra parte. Pensa che m’è pure passato per la testa che ti fossi innamorato di me! Pensa fino a che punto posso essere stato stupido. Io non ho mai desiderato di essere amato da te però alla fine sono arrivato a giustificare tutto l’assillo che mi hai procurato col fatto che tu, forse, potevi esserti innamorato di me, e per questo non ti ho mandato a quel paese, mi facevi pena. Certe volte eri così ossessivo che io ho pure pensato di rivolgermi alla polizia, perché il tuo non era un modo di fare la corte ma di distruggere un’altra persona. Hai fatto le cose più vergognose... ti sei appostato sotto casa mia e mi hai costretto a non uscire dei casa per ore per evitare di incontrarti, mi hai torturato di sms finché non ho cambiato scheda telefonica, e ho dovuto cambiare pure il numero di casa e ho saputo da Marco che il numero te lo ha dato lui e che tu lo hai imbrogliato per fartelo dare... e poi le lettere, le e-mail farneticanti, tu parlavi d’amore in un modo tale che mi faceva paura ma tu non te ne rendevi nemmeno conto, sei stato una vera e propria ossessione per me. Prima di uscire di casa guardavo cento volte se la strada era libera, cambiavo orario ogni volta, la mattina uscivo mezz’ora prima perché avevo paura di incontrarti e tutto questo gioco al massacro non è stato breve, hai insistito per mesi, dalla metà di Aprile fino a quella maledetta giornata all’università! Tu i tuoi conti te li eri fatti... non mi aspettavi più sotto casa, mi aspettavi direttamente all’università, perché ero stato così stupido da parlartene. Quello è stato il giorno più assurdo della mia vita perché ho fatto l’errore peggiore che potevo fare: mi sono fermato a parlare con te, e tu hai finto una marea di buoni sentimenti, e io, cretino, ci sono caduto come un deficiente, tu il ragazzetto innamorato! Ma quando mai! Quanto me ne sono pentito dopo! Hai fatto una scena vergognosa... perché era solo una recita e adesso lo so benissimo, hai fatto il debole... tu! Quello che sta in crisi... quello che cerca un amico per parlare, ma io avrei dovuto ciecarti gli occhi ma io ti sono stato a sentire... e io non ero innamorato di te, e non sono mai stato innamorato di te, perché sei solo un verme! Io ti sono stato a sentire perché mi facevi pena, e tu hai visto fino a che punto ero stato stupido e ormai avevi gioco facile... parlavi d’amore, tu che fai schifo! Ma tu parlavi d’amore con un’ipocrisia che non mai visto in nessuno. Mi hai fatto pena e non me ne sono andato e siamo andati alla mensa e tu hai fatto pagare il conto a me, per farmi sentire il salvatore del povero ragazzo depresso... e io sono stato così imbecille da crederci. Te li ricordi, vero, tutti i discorsi falsi che hai fatto! ... e quel pomeriggio non mi hai mollato più, io volevo scappare ma tu mi stavi appresso, non mi facevi nemmeno respirare, io non ne potevo più di averti vicino di sentire la tua voce lamentosa, ti odiavo ma mi facevi pena o, non lo so che cosa fosse, ma non sono riuscito a staccarmi da te. Hai fatto una scena tale che io pensavo almeno che tu fossi sincero e ti ho dato il nuovo numero di cellulare. E dopo quel maledetto giorno hai ricominciato a chiamarmi dieci volte al giorno. Io lo so che gli innamorati chiamano dieci volte al giorno, ma io non ero innamorato di te, non ti sopportavo proprio, ma tanto hai fatto e tanto hai detto che ti sei intrufolato con l’imbroglio nella mia via, a te di me non te ne fregava nulla perché tu non sei capace di sentimenti, tu non pensavi a me ma a non sentirti uno che deve rinunciare a quello che si è messo in mente, tu non avresti mai ammesso di perdere e sei arrivato a fare la cosa più odiosa che potessi fare... tu sei venuto a casa mia e avevi già in mente quello che volevi fare, con le buone o con le cattive, io avrei dovuto capirlo ma non l’ho capito e ti ho fatto entrare, la tua presenza non la sopportavo proprio, tu mi hai costretto a fare l’amore con te, perché tu mi facevi schifo proprio come persona. Non lo hai fatto con la forza fisica perché se solo ci avessi provato ti avrei cavato gi occhi, ma sei stato così perfido, così insinuante, così odioso che alla fine io ho dovuto mollare perché avevo paura... io non ho ceduto per amore, non mi sarebbe mai passato per l’anticamera del cervello, io di te avevo paura, sembravi uno completamente fuori di testa, dicevi stupidaggini a raffica e non sapevo come farti stare tranquillo, e tu hai approfittato vergognosamente della situazione perché tu fai schifo! ... Per me è stato un incubo! Ma tu non capivi niente e pensavi solo a te stesso... e dopo hai avuto la faccia di sorridere, di dirmi che l’avevi fatto per me! Io non ho mai odiato nessuno come odio te, mi hai rubato ma mia dignità mi hai fatto sentire uno schifo, uno che si è fatto mettere nel sacco da uno stron... come te. Non mi fai nemmeno pena, mi fai solo schifo!

martedì 9 ottobre 2007

GAY CHE SI FINGE GAY A SCUOLA

Ho 18 anni, quasi 19, che sono gay che ve lo dico a fare... ho letto qui qualche post di ragazzi gay che hanno fatto il coming out a scuola... Boh! Se penso alla classe mia non vedo l’ora che finisco e che me li tolgo dalla scatole. Non sono nemmeno cattivi, per essere cattivi ci vuole un po’ di intelligenza... quelli sono solo stupidi, certe volte si mettono a urlare che sembrano bestie, si pigliano a botte per delle cose che io proprio non li capirò mai, della scuola se ne fregano tutti, qua i professori c’hanno paura, basta che li spaventi un po’ e campi tranquillo, se la fanno proprio sotto... e io che faccio? Mi metto a raccontare i cavoli miei a questi quattro deficienti? ... E le ragazze! Vedessi le ragazze... che quando parlano su cinque parole ci stanno quattro parolacce... ma si credono molto evolute per questo... tanto sono persone che nella vita non combineranno proprio niente, almeno si sfogano un po’ a dire le parolacce... E io? Come ci campa uno come me là in mezzo? I gay a scuola mia non esistono... sono tutti etero spaccati, dicono tutti una marea di parolacce, si strofinano le ragazze davanti ai professori... e quelli zitti! Sennò li pure menano... qua che non mi strofino le ragazze ci sto solo io. Io sto sempre sulle mie... al primo banco, metto i gomiti sul banco, mi metto le cuffiette nelle orecchie e non mi dice niente nessuno... almeno non rompo troppo... certe volte mi faccio certe dormire, e le cuffiette me le metto pure per non stare a sentire a loro, me le metto pure quando le batterie sono scariche... ho letto che certi ragazzi gay si vanno a guardare gli altri mentre si spogliano allo spogliatoio o quando si fanno la doccia... ma qua questo pericolo non ci sta... noi stiamo in una succursale schifosa che non so da dove cavolo l’hanno tirata fuori, di fronte c’è una strada dove non ci passa nessuno e andiamo a giocare a pallone lì... vestiti normale... qui la palestra e le docce non sanno manco che roba è... quindi io, quanto a sesso, manco guardare... e poi chi mi metto a guardare? Ci stanno certi caproni che è meglio perderli che trovarli! Oggi c’avevamo un’ora di Matematica e una d’Inglese e ci mancavano tutti e due... hanno cominciato a fare un chiasso infernale, proprio a sbattere i banchi contro i muri, se ne stava a venire giù la scuola. La prima ora di supplenza non c’è stato nessuno, alla seconda c’hanno mandato un vecchietto che manco riusciva a tirare il fiato, io a scuola l’avevo visto, uno passabile, uno che coi ragazzi suoi ci stava bene... però te lo mandano da noi che siamo la peggio teppa della scuola... quando è entrato l’hanno cominciato a sfidare subito... qui così fanno, chiedono tutti di andare al bagno così quello deve dire di no e allora fanno vedere che loro ci vanno lo stesso perché loro sono forti e il professore tanto deve abbozzare e basta... questo era vecchio ma era tosto, s’è messo davanti alla porta e non li ha fatti uscire e quelli lo volevano menare e lui s’è arrabbiato di brutto e ha cominciato a urlare e allora uno dai caporioni gli ha detto, dandogli del tu, perché qua funziona così: “Statti buono! Non ti fare pigliare un accidente! .... Boni rega’, sennò questo schiatta!” E si sono rimessi seduti... io sempre al primo banco con le cuffiette alle orecchie... si vedeva proprio il professore non si reggeva in piedi, io ho alzato gli occhi e gli ho fatto una mossa, come per dirgli: “Tanto sono bestie... che te la prendi a fare...”, lui la cosa l’ha gradita, in pratica io non l’ho aggredito... una delle ragazze ha detto a mezza voce. “Ma quando lo mandano in pensione a questo?” Lui ha sentito e ha abbozzato, tanto qui i professori possono solo abbozzare e mo’ qui viene la cosa importante... e qua ho fatto schifo pure io... si sono messi a strofinarsi le ragazze sotto il naso di quel poveretto, ma mica perché gliene fregava niente... solo così per provocare... quello non sapeva che dire, gliel’ha detto una volta, due e tre ma quelli facevano sempre peggio, tanto stava per suonare la campana e quello non vedeva l’ora di andarsene... e allora m’hanno messo in mezzo a me, come per dire: “Ma tu che fai? Non te le strofini?” e allora ho fatto la mia pensata geniale (io ogni tanto certe cose le faccio). Stavano tutti in pedi e mi sono avvicinato a un mio compagno da dietro e ho cominciato a strofinarmici contro ma il professore stava girato dall’altra parte e io ho insistito e a al compagno mio gli ho proprio leccato l’orecchio... e allora si sono messi tutti a ridere, il professore s’è girato e gli stava prendendo un accidente e allora gli ho risposto male pure io, gli ho detto: “Guarda che non stai buono qua spacchiamo tutto!” Lui m’avrebbe strozzato se avesse potuto... a tanto non poteva perché stava suonando la campana. Poi all’intervallo sono sceso al piano di sotto e gli sono passato vicino e gli ho detto: “Scusi per prima... ma se non faccio così quelli mi mettono in mezzo pure a me” e lui m’ha fatto cenno che aveva capito. E io che dovrei fare? In un ambiente simile dovrei dire che sono gay?

giovedì 13 settembre 2007

GAY CAMALEONTI

Sono un ragazzo di 17 anni, gay non c’è bisogno di dirlo, anzi gayssimo, se no non stavo qua, io vi voglio parlare di una cosa che io chiamo il paradosso gay e forse è solo il mio paradosso individuale. In pratica io faccio sempre e solo in contrario di quello che vorrei fare e quello che vorrei fare non lo faccio mai. Ma non solo perché mi sento costretto, certe volte è una specie di gioco e c’è pure da divertirsi. Perché? I misteri del mio cervello non li capisco nemmeno io. Insomma adesso è cominciata scuola e la cosa da una parte non mi piace perché si deve studiare e perché è una palla tremenda, ma dall’altra ci sto benissimo perché a scuola non ci si va solo per studiare, io, almeno, non ci vado solo per studiare, ci vado un po’ come se andassi a caccia, sì avete capito bene, a caccia, ovviamente a caccia di ragazzi gay. Io di gay non ne ho mai visto uno, uno vero, quelli in televisione certe volte mi fanno pensare male, cioè penso che magari non sono gay ma ci si fanno passare solo per approfittare della situazione perché oggi a certi livelli a essere gay ci si guadagna, va be’, che stavo dicendo? ... Ah... della caccia, io non è che vado a caccia per sputtanare i ragazzi per carità! Questo manco lo penso... pure se c’è chi lo fa e io certa gente la strozzerei, io vado a caccia per me, una caccia di sussistenza, perché anche se adesso lo sto dicendo così, giocando giocando, io mi sento solo come un cane, un blog come questo mi piace e non mi spaventa tanto perché è tutto virtuale, che ci sono delle persone dietro è ovvio ma io non so chi sono e loro non sanno chi sono io, è per questo che riesco a scrivere, se poi quello che ho passato io serve a qualche cosa, meglio. Insomma sto cominciando il quarto scientifico e un ragazzo gay non l’ho mai visto, dalle parti mie non esistono e se esistono (e qualche volta penso proprio di no) vuol dire che si sono rintanati bene... la cosa della caccia ci sta bene no? ... la caccia, la tana... La scuola mia è grossa, siamo 1.500 e non c’è un ragazzo gay, nemmeno uno... si sono proprio nascosti bene! Io dico “si sono nascosti” ma dovrei dire “ci siamo nascosti” perchè un camaleonte sessuale peggio di me non esiste, se c’è qualche pericolo io divento etero subito... così funziona, mi sono imparato tutto un gruppo di barzellette a base di ragazze e di tette e pure peggio, perché così, se ce n’è bisogno sparo tutto il repertorio e mi metto a ridere come un cretino, gli eventuali assalitori, non nel senso che assalgono me ma nel senso che si fanno assalire dal dubbio che io sia gay, mettono i dubbi da parte e io resto nel branco. Devo confessare che ho fatto pure delle carognate che quando le ho fatte mi facevo schifo da solo, ma poi ho rimediato: ci stava un ragazzo l’anno scorso, uno etero al 100% secondo me, ma sai, un ragazzo caruccio, il tipico ragazzo imbranato di buona famiglia, insomma, io non so perché la gente pensa che i gay siano effeminati o cose del genere, a me voi non mi vedete ma se mi vedete per la strada vi piglia un accidente, io non c’ho paura di fare a botte con nessuno e se facciamo a botte a rimetterci sono sempre gli altri, va be’... che stavo a di’ ... ah di Filippo, del ragazzo caruccio... insomma l’hanno messo in mezzo con la storia che era gay e non era vero, a me non m’hanno messo in mezzo perché di me c’hanno paura. Per i compagni miei io sono etero spaccato e Filippo è gay! Capito l’assurdo! Ma il pregiudizio è pregiudizio e non se lo tolgono dalla testa, insomma l’hanno messo in mezzo, prima una mezza parola e quello ha abbozzato, poi una parola intera e poi gli davano proprio fastidio ma di brutto e io non lo sopportavo proprio e un giorno l’hanno messo in mezzo, ma proprio con giochi pesanti (perché queste cose succedono!) e io non ce l’ho fatta più e mi sono buttato in mezzo proprio in modo violento, che a me quando mi piglia mi piglia... A uno gli ho dato uno sganassone così forte che gli ho spaccato un dente e quello ha cominciato a sputare sangue, un altro l’ho pigliato per il collo e quasi lo strozzavo, insomma si sono messi paura, hanno mollato Filippo e se ne sono scappati e me ne dicevano da tutti colori mi dicevano che ero uno str... perché mi mettevo a difendere i froci. Filippo s’era proprio spaventato, c’aveva paura che gliel’avrebbero fatta pagare ma gli ho detto: “Ma che paura c’hai che se quelli mi vedono a me si cacano sotto!”, il giorno appresso si sono stati tutti buoni, io ho fatto finta di niente e mi sono messo di nuovo a raccontare tutte la barzellette zozze a base di donne e facevo finta di niente, ai caporioni li prendevo a pacche sulle spalle, un po’ per scherzare e un po’ per fargli male, perché i gusto di fargli male a quelli ce l’avevo proprio, e quelli ci dovevano stare, a uno dei più str... l’ho pigliato per il naso e un altro po’ glielo staccavo, c’avevo proprio preso gusto e quelli si stavano buoni e non dicevano niente, Filippo c’aveva paura di andare in giro da solo e gli ho detto: “Che paura c’hai, tu stai con me!” e lui m’ha detto: “Ma se vai in giro con me ti pigliano per gay” e io gli ha detto: “E a me che me frega!”, poi m’ha detto che lui non era gay (e io ci credo) e io gli ho detto (e dicevo proprio la verità): “Ma guarda che a me non m’è mai passato per la testa che tu sei gay, tu sei un ragazzetto serio...” lui ha sorriso ma a me mi bruciava che stavo parlando male dei gay... insomma, non dico che siamo diventati amici, questo sarebbe troppo, ma ci rispettavamo e uscivamo sempre da scuola insieme. Quegli str... che l’avevano menato ce l’avevano con me sempre per la storia che io difendevo i finocchi... hai capito che succede: io sono l’etero al 100% che s’è messo in testa che i finocchi non si possono menare! E’ un paradosso gay tipico, uno come me che più gay non si può che si deve mettere a fare a botte per cercare di non fare mettere sotto un etero spaccato! E’ un paradosso ma la vita è questa! Quest’anno l’aria a scuola è migliore i caporioni se ne sono andati, ma se n’è andato pure Filippo perché i genitori in un ambiente come quello non ce l’hanno voluto lasciare. Filippo era l’unico gay in tutta la scuola! Pazzesco! Io quando devo essere etero sono etero e basta! L’ho detto sono camaleonte!