lunedì 26 febbraio 2018
COMING OUT OBBLIGATORIO
mercoledì 21 febbraio 2018
RAGAZZI GAY E GENITORI OMOFOBI
domenica 23 aprile 2017
LA VITA GAY STA CAMBIANDO
sono molto contento di aver parlato con te ieri sera. Ho trovato conferma al fatto che la situazione dei gay sta oggettivamente cambiando e che l’idea di omosessualità come normalità sta piano piano facendo breccia. Ho pensato di riassumere in un breve scritto la mia esperienza in proposito, che poi penso non sia affatto una cosa rara.
Ma c’è anche un’altra cosa da rilevare: il dialogo tra gay diventa sempre più libero e spontaneo. Il peso delle chat erotiche e dei siti di incontri, almeno ai livelli culturali più alti, tende a diminuire, lentamente, è vero, ma progressivamente. Per tanti ragazzi etero, il fatto che un amico sia gay non scalfisce minimamente il rapporto di amicizia, ma non solo, nell’ambiente sociale circostante non ci sono pettegolezzi che abbiano ad oggetto l’omosessualità, qui almeno, l’argomento omosessualità è percepito come assolutamente neutro. Gli stessi gay hanno il piacere di stare insieme ma non si rinchiudono in un ghetto. Il loro stare insieme deriva dal loro condividere esperienze e sentimenti in qualche modo omogenei e non è finalizzato al sesso. Le amicizie tra gay durano nel tempo. Le coppie gay durano nel tempo. La rottura di un rapporto di coppia gay non fa venire meno il rapporto di stima e di amicizia, la solidarietà di base si percepisce molto forte. Noto anche un’altra cosa, all’interno del gruppo gay del nostro carso di laurea, i ragazzi parlano pochissimo di sesso e non per imbarazzo o per auto-repressione ma perché ritengono la sessualità una dimensione privata da preservare, però, se non si parla di sesso, si parla comunque d’amore e se ne parla usando categorie tipiche della vita affettiva e dei rapporti di coppia. Oggi un ragazzo gay, almeno nella mia facoltà, non si sente in imbarazzo quando parla di amore gay. Ho conosciuto diverse coppie, ed erano coppie che, almeno all’origine, nascevano come coppie destinate a durare. I rapporti col mondo etero, qui, almeno, non sono mai in termini di contrapposizione e le amicizie serie tra un ragazzo gay e uno etero non sono affatto una rarità, e parlo di amicizie in cui il ragazzo etero è consapevole che il suo amico è gay. Anche i rapporti con le ragazze sono molto tranquilli e, addirittura, accade spesso che una ragazza non si faccia alcun problema se il suo ragazzo frequenta un amico gay. Ho l’impressione che la persona venga valutata in quanto tale, e senza alcun riferimento a categorie generali tipo etero, gay o bisex. Anche un’altra cosa mi ha colpito moltissimo, qui quasi la metà dei ragazzi gay del mio gruppo 5 su 11 hanno fatto coming out coi genitori e, cosa ancora più sorprendente, non hanno trovato ostacoli da parte dei genitori. Nel mio paese d’origine i gay sono del tutto invisibili e il coming out in famiglia è una assoluta rarità. In queste cose il Nord è effettivamente ad un altro livello. Qui essere gay per moltissimi ragazzi non è un problema. Vivendo al Sud non mi ero affatto reso conto di quanto la situazione dei gay fosse diversa da zona a zona dell’Italia e non immaginavo neppure che ci potessero essere situazioni così favorevoli per i gay. Qui i locali gay sono pochissimi, cosa che non immaginavo, non c’è una sottocultura gay separata, però tra le persone anziane c’è ancora la tendenza apparente a ghettizzare i gay come gruppo, dico apparente perché i discorsi strani li fanno solo in rare occasioni, quando si sentono più o meno costretti a farli, cioè quando c’è un’aspettativa sociale in quel senso, ma anche i nonni che fanno i discorsi di maggior chiusura rispetto ai gay, alle fine hanno un nipote gay e lo trattano benissimo, ma in pubblico la recita un po’ omofobica è difficile evitarla. Tra i ragazzi del mio gruppo (gli undici ragazzi gay del mio corso) non ne ho trovato nemmeno uno oggettivamente preoccupato o angosciato del fatto di essere gay, ma per la verità non ne ho trovato nemmeno uno gasato dal fatto di essere gay, sono tutti ragazzi assolutamente tranquilli e la vivono in modo naturalissimo. Uno di questi ragazzi, quando ancora non sapevo che era gay, mi aveva mandato una mail che penso sia molto interessante. Te la riporto integralmente col suo permesso:
stamani mi ha fatto veramente piacere parlare con te, ci avrei giurato che eri un ragazzo intelligente, oltre che un fenomeno nello studio. Si dice tanto delle università del sud ma, a vedere te, non devono essere niente male, tu hai un’importazione molto teorica e scientifica, noi siamo molto più ingegneri maneggioni, tu tendi a spaccare il capello e a costruire modelli matematici precisi, noi linearizziamo tutto, e al massimo facciamo delle prove di laboratorio. Io, Andrea (detto il Ministro) e Marco (detto 1 Secco) abbiamo cominciato a studiare insieme e ci troviamo molto bene. Se la cosa per te va bene si potrebbe anche studiare in quattro invece che in tre, loro sono d’accordo. Noi siamo tutti e tre gay, ma non abbiamo pregiudizi verso gli etero intelligenti.
Fammi sapere.
Fabio (Genio Mancato)
domenica 5 marzo 2017
UN FIGLIO FORSE GAY
giovedì 17 luglio 2014
PADRE POLIZIOTTO E FIGLIO GAY
ho 56 anni, sono separato da mia moglie da più di venti, ho un figlio di 26 anni, che qui chiamerò Andrea, ma non si chiama così. Finché mio figlio ha avuto 19-20 anni io avevo con lui solo un rapporto molto condizionato dalla presenza della madre. In pratica tutte le sue scelte erano orientate della madre, avvertivo in lui una ostilità nei miei confronti e non sapevo trovarne una ragione credibile. Mio figlio con me era formale, mi teneva a distanza, mi rispondeva sempre in modo evasivo e, in pratica, penso non gradisse neppure passare il tempo con me anche se io facevo di tutto per non condizionarlo. Con mia moglie, nei primi mesi dopo la separazione, i rapporti sono stati più difficili, poi, col tempo, le cose sono cambiate, c’era di mezzo Andrea e né io né mia moglie abbiamo cercato di rifarci una vita. Finché Andrea ha avuto 15-16 anni, succedeva spesso che io e mia moglie parlassimo di lui, soprattutto perché non andava bene a scuola e non sapevamo che cosa fare, poi mia moglie si è chiusa progressivamente in un silenzio completo su Andrea, mi dava delle notizie ma solo col contagocce e sapere qualcosa da Andrea era praticamente impossibile perché a priori mi vedeva come un nemico. Le cose tra noi sono cambiate solo l’estate scorsa per un motivo legato al mio lavoro e questo fatto mi ha cambiato oggettivamente la vita. Io lavoro in polizia, non è il mestiere più facile e più gratificante che esiste ma era quello che avevo sempre desiderato. Bene, alcuni mesi prima, un’indagine molto delicata mi aveva portato a contatto con un gruppo di ragazzi gay, non gente di giri strani ma solo ragazzi gay. Due di questi ragazzi erano sospettati di un reato piuttosto pesante e correvano grossi rischi penali. Sembrava che tutti gli indizi si concentrassero su questi due ragazzi ma io con loro avevo parlato e non avevano proprio nulla che mi facesse pensare che potessero commettere un reato come quello, che aveva l’impronta tipica dei professionisti. La faccio breve per lasciare le cose nel vago e non mettere a rischio la privacy di nessuno. In pratica non ho chiuso il caso perché i conti non mi tornavano e sono andato più a fondo nella faccenda e ne è vento fuori che quei due ragazzi non c’entravano assolutamente nulla ma erano stati messi in mezzo da tre veri delinquenti. Per quei ragazzi è finita bene, anche perché non avevano fatto nulla, ma è evidente che per loro si è trattato con ogni probabilità della più brutta avventura della loro vita, erano maggiorenni ma ancora molto giovani e ci sono andati di mezzo i genitori che hanno saputo che i due ragazzi erano gay e hanno reagito nel peggiore dei modi. Dopo la fine delle indagini, i veri colpevoli sono stati rinviati a giudizio e la posizione dei due ragazzi è stata archiviata perché palesemente estranei ai fatti. I due ragazzi si sono sentiti rispettati da me e, a cose concluse, mi sono venuti a trovare prima in ufficio e poi a casa, con loro ho parlato diverse volte e siamo andati anche insieme a cena. Beh, in quella occasione ho capito molto più da vicino che cosa sono i gay, non che prima avessi particolari pregiudizi ma oggettivamente non ne sapevo molto. Bene, questi fatti, ormai di qualche mese prima, erano arrivati all’orecchio di mio figlio che qualche tempo dopo la fine della disavventura penale dei due ragazzi, li aveva conosciuti e aveva cominciato a frequentarli. Nota, Project, anche se sembra paradossale, che io non sapevo che mio figlio li frequentava ma loro lo sapevano che Andrea era mio figlio e non mi hanno detto nulla, è stato mio figlio che un giorno mi ha chiamato in ufficio e mi ha invitato a cena, una cosa decisamente anomala, che non era mai successa, ci siamo dati appuntamento alla mia solita pizzeria e lui si è presentato con i due ragazzi e si sono seduti tutti allo stesso tavolo. Sul primo momento io ero un po’ perplesso e non sapevo che dire, anche se fare due più due quattro era in realtà facilissimo. Andrea mi ha detto: “Papà, vabbe’ non c’è bisogno di dire nulla, il discorso più difficile non serve nemmeno farlo… o no?” Gli ho risposto: “Beh, effettivamente non c’è bisogno…”. Poi Andrea mi ha detto che aveva capito chi ero io veramente attraverso quei due ragazzi, perché mia moglie lo aveva sempre dissuaso dall’idea di parlare apertamente con me, dicendogli che non lo avrei mai capito né tanto meno accettato. È un anno che ho recuperato il rapporto con mio figlio ed è una cosa bellissima, ci sentiamo spesso e qualche volta viene a casa mia con i suoi amici, io dico casa mia, ma in sostanza è casa sua perché sta quasi sempre da me. Adesso conosco parecchi suoi amici e sono ragazzi come lui, certe volte ci sediamo tutti insieme in salotto e ci mettiamo a parlare, sono ragazzi che si innamorano di ragazzi, io penso che essere gay sia proprio questo, ma si innamorano veramente e poi, anche se sono ragazzi grandi (alcuni lavorano già) vedo che sono contenti di venire da me perché è un po’ come se ritrovassero qualcosa di simile a una famiglia accogliente che non hanno mai avuto. Vedendo questi ragazzi da vicino proprio non capisco perché tanta gente ce l’ha con loro, sono ragazzi come si deve che andrebbero capiti e rispettati. Ora spezzo una lancia in favore di mia moglie, lei non ha cercato di allontanare Andrea da me per tenerselo tutto per sé, ma veramente pensava che io l’avrei presa malissimo… questo è il segno di quanto poca comunicazione ci possa essere tra un marito e una moglie. Ora i miei rapporti con mia moglie sono migliorati proprio perché lei ha capito che non avrei in nessun modo reso la vita difficile ad Andrea. Pensare che mio faglio ha fiducia in me, che mi considera una persona come si deve con la quale si può parlare da pari a pari mi riempie di gioia perché sento di nuovo di avere un ruolo nella sua vita. Con me non recita ma dice quello che pensa veramente. Ormai non è più un ragazzo ma è un uomo adulto ed è un uomo come si deve, che ha una dignità e non si abbasserebbe mai a cose meschine. Tante volte abbiamo parlato anche di sesso e ne abbiamo parlato in modo molto diretto. In quelle situazioni ho cercato di essere con lui quanto più onesto possibile, senza assumere la parte del papà. Non credo che per un padre ci sia nulla di più bello che sentirsi apprezzato dal figlio ed è quello che da qualche mese ormai comincia a succedermi. Project, ti ho mandato questa mail perché mio figlio mi ha fatto conoscere Progetto gay e me ne ha parlato molto bene. Io ho cercato di leggere il più possibile per farmi una mia idea e non posso che confermare quello che mi ha detto mio figlio. Vai avanti nel fare quello che fai e non mollare per nessuna ragione perché stai facendo una cosa che ha un senso profondo, anche se spesso non visibile, stai seminando grano buono che porterà il suo frutto. Ovviamente mi farebbe piacere vedere questa mail pubblicata e penso che farebbe piacere anche a mio figlio!
Buona serata Project, da oggi hai un amico in più.
sabato 10 dicembre 2011
MIO FIGLIO E' GAY E MI ALLONTANA DALLA SUA VITA
le inviai una mail nell’estate del 2009 (https://sites.google.com/site/progettog ... figlio-gay ), alla quale lei ebbe la gentilezza di rispondere e sempre nell’estate del 2009 avemmo la possibilità di parlare qualche volta su msn. Non le nascondo che con mio figlio l’atmosfera tuttora non è distesa, il discorso è rimasto nel vago e nel non detto e quel che è peggio, penso che lui abbia rinunciato a qualsiasi tentativo di dialogo. Esce la mattina presto per andare all’università e torna la sera tardi, non mangia mai con coi, è sfuggente, se provo a avviare un minimo di conversazione se ne va senza rispondere. Ma questo succede qualsiasi sia l’argomento di conversazione. Con l’università se la è sempre cavata benissimo e dovrebbe essere ormai quasi alla fine ma a noi non dice nulla, nemmeno se ha esami da fare o se li ha fatti. Cioè io non so a che punto sta con gli studi. Prima non era così, un minimo di dialogo c’era, portava a casa i suoi amici, insomma lo sentivamo più vicino, adesso, dopo quel discorso tra detto e non detto (ed è passato tantissimo tempo) si è chiuso ancora di più, tra l’altro questo fatto è motivo di discussione anche con mia moglie che mi dice che non sono stato in grado di fare nulla ma anche lei non ha saputo o potuto fare nulla. Le confesso che provo una sensazione di fallimento a livello familiare che prima non provavo, come se anche io in fondo mi sentissi un estraneo in casa mia. Ho letto diverse volte il forum, e vorrei che mio foglio fosse come uno di quei ragazzi, ma non è così. Forse ho troppe paure, non lo affronto in modo diretto, non ho la credibilità che un padre dovrebbe avere ma mi sento sinceramente a disagio, è un po’ come se mio foglio lo avessi perso e certe volte mi sento proprio male per questo. Adesso siamo quasi a Natale e io sono certo che per Natale mio figlio non sarà con noi, che se ne andrà via senza nemmeno dirci dove va e che tornerà magari due o tre gironi dopo con un muso lungo del quale non capirò mai la ragione. D’altra parte non so come comportarmi, la mattina si alza prima di noi e esce presto io vorrei provare a parlarci, sento i rumori che fa prima di uscire e mi viene in mente che dovrei uscire dalla stanza e dirgli almeno buongiorno, ma non ci riesco perché quando ci ho provato mi ha risposto con un sorriso di sufficienza e quasi di disprezzo. È praticamente come se fosse un estraneo in casa. Non mi chiede più nemmeno soldi e anzi non avrebbe nemmeno bisogno di chiedermeli perché se li potrebbe prendere direttamente senza dirmi nulla (prima lo faceva), ma adesso non tocca più una lira della famiglia, come se fosse un gesto di disprezzo anche quello. Come faccia ad andare avanti non lo so e la cosa mi preoccupa. Ma che cosa gli abbiamo fatto? Lo abbiamo deluso? Ma perché non ce lo dice? Forse l’essere gay non c’entra nulla con tutto questo ma tutto è cominciato con quel mezzo discorso nell’estate 2009, come se da allora le cose avessero preso un’altra piega. Che posso fare? Mi dia un consiglio perché più passa il tempo più questa storia mi fa stare male. Spero di sentirla presto. Se vuole, pubblichi pure questa mail.
M. A.
mercoledì 1 giugno 2011
UN RAGAZZO GAY ASSILLATO DAI GENITORI
Sono successe delle cose in queste settimane, ma ti parlo della mia famiglia.
Sarò molto lungo nella mail, un romanzo.. Ma non preoccuparti, rispondi quando puoi.
Sopportare la situazione è diventato sempre più difficile, il fatto che io viva in una grande città – nonostante torni a casa più volte al mese – manda i miei genitori in uno stato di assoluta frenesia per il semplice fatto che non possono controllarmi. Sono patetici e incredibilmente oppressivi, sono assolutamente convinti ad esempio che io vada in piscina per chissà quale oscuro motivo a sfondo sessuale, magari perché ho conosciuto qualcuno, tant’è che mio padre mi dice “non è che vai lì a fare qualche cazzata ?”, ripetutamente e continuamente entrambi dicono che verranno a fare irruzione in casa senza avvisarmi. Se fosse solo questo non mi preoccuperei, il fatto è che sono ossessionati dal pensiero che io possa essere gay, tanto da dirmi continuamente cose sconce, che davvero fin ora non ho letto nella mail di nessun ragazzo su progettogay.. Appena appaiono delle ragazze in tv, mio padre commenta schifosamente (davanti a mia madre) e poi insieme mi fanno domande del tipo “e a te, ti piacciono ? (riferito alle tette delle ragazze semi-nude), oppure mi chiedono se mi piacciono i culi delle stesse, mi assillano con domande sessuali ! Allora io sarò anche omertoso, ma non ipocrita, quindi davanti a queste domande non rispondo. Al che, mio padre continuava ad insistere, e a chiedere 4, 5 volte consecutive, dicendo che la cosa gli importa eccome. In pratica mi hanno costretto a fare un mezzo coming out semplicemente non facendomi dire che mi piacciono tette e culi femminili. Mia madre non è da meno, anzi. In un servizio di un tg, in cui si mostrava una manifestazione di baci collettivi, lei guardava, e le sue parole erano “hhh… che schifo…che schifo !” con una espressione - che ben conosco - di disgusto tale, che mi sono sentito morire. Ma il vero macigno di tutta questa storia è permanente, c’è sempre e non va via mai.. Quando siamo insieme, avverto sempre un senso di profondo disagio perché non rispondono come dovrebbero, ogni tanto mi fanno strani sguardi, tutto ciò in un clima di apparente normalità, ma nei fatti mi sento perennemente con un senso di colpa. Mi sento trattato come qualcuno che commette, che ha commesso o che continua a commettere degli sbagli, e anche se non me lo dicono, sono sempre lì a ricordarmelo con gli atteggiamenti, ma non con le parole. Non ce la faccio più a vivere come se avessi commesso chissà cosa, mi fanno sentire sbagliato.. E a volte ci credo, e mi dico che se davvero non avessi nulla da nascondere di me stesso, potrei benissimo dire la verità, ma non lo faccio mai. A contribuire a questo quadretto pittoresco della mentalità della mia famiglia, si è aggiunto mio zio. Un bel giorno mentre parliamo mi dice : “mamma mia sai che è successo ieri nel pullman ? Io dormivo, ma dietro di me sentivo delle voci di due fidanzati, a un certo punto mi giro ed erano 2 gay ! Che schifo.. Stavano lì sui sedili a due che si baciavano, si davano effusioni in pubblico.. Mamma mia che schifo (e ride sbalordito).. pure l’autista poteva vederli.. a fianco a me dalla parte sinistra del bus, c’erano 2 signori – un marito e una moglie - che li guardavano e ridevano, quante risate si sono fatti ! Ma io quel ragazzo l’avevo squadrato bene, si vedeva che era un po’ ricchione, i modi strani e i capelli particolari.. e poi ad aspettarlo all’arrivo come se niente fosse, c’era la madre.. come se fosse tutto normale ! Mamma mia che schifo.. ”
Inutile dire quel che sentivo dentro, ma al che sorrido e dico: vabbè qui siamo di mentalità molto ristretta, già al nord è una cosa molto più comune..
Macché ! Ma dai.. che schifezza, in pubblico !
Conversazione chiusa. Questa è la mentalità del 95 % delle persone del paese sperduto in cui ho la sfortuna di vivere. Basti dire che mio padre – un uomo col chiodo fisso – tempo fa, dopo tutta la violenza psichica che ho dovuto subire da uno psicologo dal quale fui portato forzatamente, mi chiese : allora, sei guarito ? Sicuro che sei guarito ? Per uno come lui, la più grande punizione divina è un figlio gay. Non gli importa dell’università tanto quanto gli importa delle ragazze. Preferirebbe di gran lunga vedermi muratore con una famiglia che avvocato senza.
A proposito di sessualità, una cosa che invece non ti ho mai detto è la visione distorta che io avevo della sessualità da piccolo. Iniziai presto a rendermi conto di provare attrazione per i ragazzi, ma mi ricordo addirittura che da bambino (circa 8 anni) quando mia madre si assentava, occasionalmente – sarà capitato 3-4 volte nella vita – mi travestivo da donna, con tanto di tacchi e parrucca, e giocai a fare la donna, a recitare nel ruolo di una donna. Capitò una volta che mi beccò, e ricordo che ne fece una vera tragedia, mentre io non davo molta importanza, lo ritenevo semplicemente un “gioco proibito”. Tuttavia nell’adolescenza, quando a 12 anni capii di essere gay, nella mia mente non conoscevo la possibilità di un amore tra uomo e uomo, pensavo al binomio uomo-donna come l’unico possibile, e così – desiderando gli uomini – pregavo tutte le sere chiedendo come mai non fossi nato donna, come mai fossi un ragazzo e non una ragazza. Solo col passare del tempo ho capito che potevo amare un uomo pur essendo me stesso, che non dovevo per forza essere una donna, ma potevo benissimo essere me stesso, e lì finalmente ho capito il mondo. Ciò detto, c’è da dire che non sono assolutamente effeminato, anzi.. Nessuno e poi nessuno conoscendomi superficialmente può pensare a me come ad un gay, tant’è che mi parlano con naturalezza delle varie “schifezze” che vedono in giro, ribadendo tutti la stessa cosa come un disco rotto : che “quelli” si riconoscono subito. Lo psicologo dal quale fui portato di peso, sai cosa disse ai miei ? Che uno è gay se durante l’infanzia si è travestito, se giocava con le bambole (cosa che peraltro non ho mai fatto), se aveva più amicizie femminili che maschili, e cose simili. Immediatamente mia madre mi puntò il dito e disse: si, mi ricordo io che si è travestito, e giocava molto di più con le ragazze.
Oggi penso con rabbia a quel cretino, peraltro non scomparso definitivamente dal mio mondo. Rappresentava l’unica e la grande occasione per spiegare davvero il mondo gay ai miei e spingerli ad accettarmi, nonostante io negassi. Invece, dopo quelle sedute forzate che mi hanno violentato nel profondo, i loro comportamenti sono notevolmente peggiorati, e guarda caso nell’ultimo incontro si videro loro e lui, senza di me . Non so cosa abbia potuto dire, so solo che era molto vicino alla chiesa e il risultato è questo, nonostante mi diceva continuamente “io ho tanti amici gay, apriti con me”. Sono strafelice di non averlo fatto.
Ad oggi sono sempre più convinto che fosse una trappola per farmi “confessare”.
Ti dico ciò perché in qualche maniera si collega a un particolare episodio accaduto. Sono tornato a casa, e nei piccoli paesi come il mio ogni cazzata che si svolge diventa un evento imperdibile, così è accaduto che una semplice commedia (peraltro di mediocre qualità, fatta da ragazzi della mia età all’incirca), divenisse uno di quegli eventi imperdibili ai quali non si può non andare. Sacrilegio ! Ho osato rifiutarmi di seguire capofamiglia, matrona e prole, ed ecco di nuovo gli spietati attacchi al loro ritorno. Me ne hanno dette di tutti i colori, dicono da tempo una frase : “tu non esci per paura ! Hai paura della gente, sei un asociale (a volte anormale) ecc..” E’ da molto tempo che ogni volta che mi rifiuto di uscire (quasi sempre) mi accusano di “paura della gente”. Ho validi motivi per credere che questa stramba teoria gliel’abbia inculcata lo psicologo di allora. E’ proprio da allora che continuano a dire queste cose, ma non hanno capito niente.. E’ verissimo che io non esco affatto nel mio paese, tranne le volte in cui sono obbligato, ma avviene questo per un semplice motivo : non ho come interesse quello di uscire insieme a gente che non mi sarà mai amica, ma al massimo buona conoscente per i motivi che sai, oltre al fatto che non ho un solo argomento in comune con loro, che corrono appresso a gossip e grotteschi eventi paesani come quello di fare un’insulsa commedia di pessima qualità. Ma purtroppo io sono a dir poco isolato. Su una cittadina intera, tutti pensano che uscire sia sacrosanto e doveroso, tutti ! E’ opinione comune, dai bambini agli anziani, che chi non esce la sera ha problemi psichiatrici e va aiutato. Il fatto di preferire un film o un buon libro a una commediucola da strapazzo fatta da 15enni o – comunemente – di preferirli a una semplice uscita la sera in un paesino di 8 mila anime, li sbalordisce.
La teoria dello psicologo che posso dedurre abbia inculcato ai miei è questa : “non esce perché si sente a disagio tra la gente, e questo accade perché sa di essere gay e riconosce di essere in errore, quindi voi (i miei genitori) dovete aiutarlo a sopprimere questa parte malata di sé costringendolo o mettendolo nelle condizioni di frequentare gente normale e uscire”.
Cosa è accaduto ? Proprio domenica pomeriggio mentre ero di ritorno a Napoli dove studio, mi chiama la figlia di un tizio amico di mio padre (col padre presente al momento). Ora, questa tizia che ho visto una sola volta prima nella mia vita, mi chiede candidamente “perché non esci ? Ti ho chiamato perché non ti vedo mai.. Ti volevo dire che vorrei che uscissi con noi o con me..” Allibito. Sono rimasto allibito, oltre che profondamente umiliato, ed ero seriamente tentato di mandare questa sciocca affanculo, ma poi la gentilezza ha avuto la meglio e le ho spiegato con calma che io venerdì sera arrivo tardi, sabato sono impegnato con lo sport e domenica alle 5 torno a Napoli, quindi NON CI SONO.
Mi pare scontato che tutto questo è stato ordito dai miei, guarda caso all’indomani della commediucola mancata.
Un episodio per un 21enne trattato come un bambino, di un’umiliazione che è facile immaginare.
Sai cos’è che li sta mandando in bestia ? Il fatto che ogni giorno di più, come hai potuto notare, alzo la testa e sono sempre più orgoglioso di me, di quello che sono. E lo faccio capire in tutti i modi, in tutte le maniere implicite possibili e immaginabili. Sono fiero di me, e questo non lo accettano. In passato invece mi vergognavo, arrossivo dinanzi ai personaggi gay in tv, e loro ci godevano, come a dire “si rende conto di essere sbagliato, di essere in difetto”. Questo lo hanno capito, e mi stanno rendendo la vita impossibile. Sono solo come non mai, ringrazio ogni giorno Dio per il fatto che almeno sto più tempo a Napoli, lontano, senza di loro. A casa mia non ho nemmeno un briciolo di libertà e dignità, dato che nemmeno in bagno posso andare senza che spiino per vedere se ho pisciato o ho fatto altro.
Non immagino come sarà domani, io mi sto impegnando ma in questa situazione non so quanto resisterò. Sono senza amici e senza – non dico amore – ma quantomeno una storia, e questo mi sta rendendo duro, di pietra, nei confronti della vita. A volte piango ricordando com’era una volta, ai tempi delle prime medie, quando tutto non era ancora iniziato, quando la spensieratezza delle amicizie era l’unica cosa nella mia vita. Adesso sono disilluso, morto dentro, senza neppure una famiglia nel vero senso della parola, con una durezza incredibile, insolita da trovare in un 21enne.
Li vedo i miei coetanei, correre per le discoteche, lottare per le vere amicizie, piangere per i primi amori finiti male, gioire per il primo bacio, la prima volta, e inseguire il sogno di una vita, una vita possibile.
Il mio percorso di vita invece sarà anche non scontato, ma intanto mi sogno di poter andare nelle discoteche per quelli come me, non posso lottare per le amicizie vere, non piango per i primi amori finiti male, non gioisco per il primo bacio o per la prima volta, e inseguo il sogno di una vita impossibile.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=15&t=1574
lunedì 28 dicembre 2009
CONSIGLI AI GENITORI DI UN FIGLIO GAY
Questo articolo intende spiegare ai genitori di figli gay come i loro comportamenti sono visti dai figli, in questo modo i genitori possono avere un’idea di che cosa fare e che cosa non fare con un figlio gay.
Quando un ragazzo ha 14/15 anni, e talvolta anche prima, comincia ad avere una propria vita sessuale, scopre la masturbazione e, nel XXI secolo, immancabilmente, comincia a fare uso della pornografia online.
Contemporaneamente all’inizio dell’attività sessuale, quel ragazzo sente due diverse esigenze, innanzitutto l’esigenza della privacy, cioè di avere un suo spazio riservato e dei tempi in cui ha la certezza di non essere disturbato, proprio per dedicarsi all’esplorazione della sessualità, quindi l’esigenza di trovare informazioni serie concernenti la sessualità, che gli forniscano risposte senza metterlo in situazioni imbarazzanti. Per un ragazzo che ha appena iniziato a masturbarsi, attività assolutamente naturale e necessaria per lo sviluppo della sua sessualità, non c’è niente di più umiliante di essere sorpreso dai genitori mentre si masturba o peggio che i genitori gli facciano capire che loro sanno quello che fa. Quando un ragazzo cresce, un genitore deve capire che è assolutamente inevitabile che quel ragazzo abbia una “sua privatissima” vita sessuale nella quale ”nessuno” ha il diritto di entrare e “per nessun motivo”. La prima regola per un genitore è evitare l’invadenza nella vita sessuale del figlio e sapersi tenere da parte mantenendo un ruolo di punto di riferimento “solo eventuale” per il figlio. Un genitore non deve fare domande al figlio concernenti la sua sessualità, non lo deve mai mettere in imbarazzo. E qui, trattandosi di ragazzi, un ruolo fondamentale spetta ai padri piuttosto che alle madri. Una madre non conosce a fondo lo sviluppo della sessualità maschile perché non lo ha vissuto in prima persona e per un ragazzo parlare della propria sessualità con una persona del sesso opposto, tanto più se è la propria madre, può essere molto imbarazzante perché il discorso deve essere esplicito. Un padre, se pensa che abbia senso accennare alla masturbazione con il figlio, non deve partire dalla sessualità del figlio ma dalla propria, accennando al discorso come a cosa ovvia, che non costituisce un tabù e accompagnando il cenno (che deve rimanere solo un cenno se il figlio non prosegue il discorso) con una battuta di alleggerimento o con un sorriso ammiccante. Riporto qui di seguito un frammento di dialogo tra un padre 45enne e un figlio 15enne.
Occasione: padre e figlio hanno visto insieme un servizio in televisione sugli approcci alla sessualità da parte dei giovanissimi.
Padre: Vabbe’, si stupiscono tanto che a 14/15 anni i ragazzi sappiano che cosa è il sesso, quando ero ragazzo io magari non avevamo proprio rapporti come questi ragazzi di oggi ma, insomma, oh … (guarda il figlio sorridendo) … che c’hai da ridere … certe cose le ho fatte pure io … non sono mica una marziano!
Figlio (sorride).
Fine del discorso.
Questo frammento è un approccio non invasivo che sdrammatizza e non crea imbarazzo ma quasi una forma di complicità. Sottolineo che nella frase del padre non c’è nessun riferimento all’orientamento sessuale (non si parla di ragazze, cosa che per un figlio gay potrebbe creare allarme e imbarazzo).
L’approccio alla sessualità di un figlio da parte della madre è molto più problematico, tanto più se si tratta di un figlio gay. Se un ragazzo “esplicitamente” vuole parlare con la madre di sessualità “senza coinvolgere il padre”, il compito della madre non è quello di indagare e di capire ma di ascoltare attentamente e non ansiosamente per dare al figlio una sicurezza, evitando di coinvolgerlo nelle proprie ansie. Quando una madre non sa che cosa dire al figlio o si trova in imbarazzo può intanto tranquillizzarlo in un modo molto semplice: quando il discorso sulla sessualità è finito, la madre non lo deve riprendere, cosa che sarebbe segno di ansia destabilizzante, come un sottolineare che c’è un “problema” da risolvere, ma deve proseguire il suo rapporto con il figlio come se nulla fosse accaduto, questo per dare alla sessualità una dimensione di naturalezza e di normalità che dovrebbe essere sempre la regola.
Una situazione particolarmente delicata si crea quando un ragazzo in fase adolescenziale vive in modo oggettivamente problematico l’approccio con la sessualità. Sono queste in genere le situazioni in cui i genitori entrano in stati d’ansia connessi con il malessere del figlio. Un genitore che vede il malessere del figlio deve chiedersi se per lui sia più importante alleviare lo stato di disagio del figlio oppure “sapere” come stanno le cose per poter “aiutare” il figlio. Premetto che, nonostante le apparenze, si tratta di situazioni spesso inconciliabili. Per aiutare un figlio a superare stati di disagio è spesso necessario accattare di “non conoscere” in concreto la vita del figlio. Se mio figlio vuole parlare con me di sessualità lo fa spontaneamente, se non lo fa non devo forzarlo in nessun modo, posso stargli vicino attraverso le normali premure familiari: accompagnarlo dai suoi amici senza fare troppe domande, lasciargli la cena pronta quando torna tardi, accoglierlo con un sorriso. Un genitore non può pretendere di aiutare un figlio se questo non vuole coinvolgerlo perché un ragazzo ha diritto alla sua privacy. Ha molto più valore una presenza affettuosa e costante che non affronti temi sessuali di una presenza assillante che miri a “sapere” e a “capire” come stanno le cose, comportamento questo che può portare all’interruzione totale della comunicazione col figlio e a comportamenti di razione e di radicale distacco dalla famiglia.
Se un genitore ha dubbi sull’orientamento sessuale del figlio deve evitare di assillarlo e deve invece preoccuparsi di rassicurarlo senza coinvolgerlo in modo imbarazzante in discorsi diretti ma attraverso accenni indiretti di rispetto verso i gay, accenni che non devono essere neppure troppo insistiti, perché altrimenti suonerebbero falsi. Se i genitori hanno un reale rispetto per i gay oppure fingono il figlio lo capisce perfettamente, quindi per un genitore la cosa fondamentale per non destabilizzare affettivamente il proprio figlio gay è arrivare ad un rispetto vero della omosessualità. Il genitore dovrebbe prima mettere in discussione se stesso e i propri preconcetti e solo dopo dovrebbe pensare di poter parlare di questi argomenti con il figlio.
Premesso che è sempre bene occuparsi in prima persona dei propri figli, senza delegare compiti fondamentali a nessuno, accade talvolta che un genitore, vedendo la situazione di disagio del figlio, lo indirizzi da uno psicologo che gli possa fornire supporto. Qui deve essere chiarito un punto delicatissimo: il rapporto tra uno psicologo e il suo paziente deve essere assolutamente “confidenziale” cioè “riservato”, un professionista serio, anche in un rapporto con un paziente minorenne, ha l’obbligo professionale del segreto. Purtroppo questo obbligo non è sempre rispettato e lo psicologo “nell’interesse del minore” o meglio nel presunto interesse del minore ma oggettivamente cedendo alle pressioni dirette o indirette dei genitori, arriva a comunicare ai genitori l’omosessualità del figlio “a sua totale insaputa”, rompendo in modo violento un rapporto di fiducia che per un ragazzo poteva essere importante, cosa che ha affetti devastanti per un ragazzo che si sente tradito in una dimensione che dovrebbe essere di assoluta riservatezza. In questo modo lo psicologo, accortamente scelto dal genitore, diventa in sostanza una spia del genitore, cosa questa che indica non rispetto verso il figlio ma volontà di “sapere ad ogni costo” da parte del genitore, anche violando la privacy del figlio. Sottolineo che il rapporto di un ragazzo con uno psicologo deve rimanere assolutamente riservato. I genitori non devono scegliere lo psicologo e non devono andare al suo studio prima dei colloqui con il figlio e nemmeno dopo, il rapporto con lo psicologo non è un’appendice del rapporto genitori-figlio, ma una rapporto del tutto distinto e separato nel quale i genitori non devono entrare, peggio che mai se lo psicologo è un amico di famiglia. È buona regola avere il nominativo dello psicologo dal medico di base e non chiedere “mai” allo psicologo informazioni circa il proprio figlio e neppure al proprio figlio un giudizio sullo psicologo. Mi capita diverse volte di parlare con ragazzi che, mandati dallo psicologo dai genitori, non si fidano dello psicologo. In questi casi l’approccio dello psicologo non solo è svuotato dall’interno ma è controproducente.
Nel rispetto della dimensione della privacy dei figli bisogna tenere presente che se un genitore ha dubbi sulla sessualità del figlio, quei dubbi deve tenerli per sé, già parlarne col proprio coniuge può essere un fatto negativo, parlarne col coniuge separato è poi assolutamente da evitare, in particolare se si tratta di persona che non ha un ottimo rapporto con il figlio.
Un genitore non deve intromettersi nei rapporti del figlio con i suoi compagni di scuola e con i suoi amici, quando un figlio fa una festa a casa e invita i suoi compagni di scuola i genitori, se non chiamati direttamente in causa del figlio, devono mantenere una posizione marginale, di basso profilo, devono evitare di entrare in confidenza con gli amici e con i compagni di scuola del figlio e per nessuna ragione devono cercare di ottenere informazioni sul figlio dai suoi amici o di suoi compagni. Mettere un figlio in condizioni di imbarazzo con i suoi compagni di scuola o con i suoi amici crea una rottura del rapporto genitori-figlio che è difficile riparare. Terribili e odiose sono le situazioni in cui un ragazzo che si è confidato con i suoi genitori in modo esclusivo si rende conto che altri suoi parenti “sanno della sua sessualità” e che la fonte delle notizie sono stati proprio i genitori, incapaci di mantenere la riservatezza.
Ho visto diverse volte genitori terrorizzati dal fatto che il figlio si fosse dichiarato gay, la reazione più tipica, di falsa accettazione consiste nel dire che “è solo una fase transitoria che poi passerà e tutto ritornerà nomale”, ma ci sono anche altre reazioni di tipica non accettazione: “vai dallo psicologo e vediamo che cosa si può fare”, “ma sei proprio sicuro?”, “ma non sei gay, lo dici solo per provocarmi”. In queste situazioni è ovvio che i genitori dovrebbero risolvere i loro problemi circa il rifiuto della omosessualità prima di pensare di poter essere di “aiuto” al proprio figlio. Il verbo “aiutare”, usato nei confronti dei figli gay non fa che sottolineare la dimensione problematica dell’essere gay, dimensione problematica che esiste solo nella misura in cui si vede l’essere gay come problema. La problematicità dell’essere gay aumenta con l’ignoranza della questione e con l’aumentare dei livelli di ansia dei genitori che voglio a tutti costi “aiutare” il figlio a risolvere un “problema” che in realtà non esiste e lo vogliono “salvare” da una indefinita serie di pericoli dei quali il genitore non ha comunque la più pallida idea concreta.
Se una cosa un genitore ha il sacrosanto dovere di fare, è fare capire al figlio che la propria salute va salvaguardata anche nell’attività sessuale perché è un valore assolutamente fondamentale. La prevenzione non deve essere affrontata in modo generico con un vago “stai attento” ma in modo competente, parlare con il genitore deve servire al figlio per ottenere informazioni affidabili e precise. Se un genitore non si sente sufficientemente informato può aggiornarsi in modo specifico sul sito del Ministero della salute o anche sul sito di Progetto Gay che ha ripubblicato una importante notizia informativa sull’aids di fonte ministeriale: https://sites.google.com/site/progettog ... -dall-aids .
Un figlio che cresce, e in particolare un figlio gay, non deve essere coinvolto per nessuna ragione in situazioni aggressive, tanto più se si tratta di situazioni aggressive legate al suo essere gay. Mi capita ancora talvolta di parlare con madri preoccupate che non vogliono che il marito sappia della omosessualità del figlio perché reagirebbe in modo violento. Una scenata, e peggio che mai uno schiaffo dato a un ragazzo gay del genitore proprio perché il figlio è gay, comporta la comprensibilissima rottura definitiva dei rapporti padre-figlio. Si resta stupiti di quanto, ancora oggi, esistano reazioni violente dei genitori all’idea della omosessualità del figlio e anche da parte di genitori con livelli alti di istruzione ma che evidentemente sono del tutto ignoranti in materia di sessualità e non sono neppure capaci di trattenersi dalla violenza e di ragionare come persone civili.
Ho visto spesso come il rapporto conflittuale con i genitori possa pesare in modo condizionate e oppressivo sui figli gay anche ben oltre i limiti dell’adolescenza. È enormemente significativo il fatto che, quando si realizza, il coming out con i genitori è sempre l’ultimo in ordine cronologico e comunque i ragazzi che si dichiarano esplicitamente gay con i genitori non sono più del 3%.
Il succo di questo articolo si può condensare in due principi che i genitori di un figlio gay non dovrebbero mai dimenticare:
1) Un genitore prima di affrontare con il figlio il discorso sulla omosessualità dovrebbe chiedersi qual è il suo personale atteggiamento in materia. Si chieda seriemente se sa di che cosa si tratta o se presume solo di saperlo e se si rende conto di non avere, lui o lei in prima persona, le idee chiare, cerchi prima di chiarirsele. Cerchi prima di chiarire se il suo atteggiamento è realmente di accettazione o se dietro parole apparentemente concilianti non si nascondano concezioni omofobe (omosessualità come patologia da curare, come vizio da superare, come peccato da evitare).
2) Un genitore, anche dopo aver raggiunto una piena consapevolezza di che cosa sia l’omosessualità, deve rispettare “senza eccezioni” la privacy del figlio, rimanendo presente e disponibile ma mai in termini invasivi e comprendendo che la sessualità del figlio è del figlio e non del genitore e che la volontà di proteggere il figlio rischia di farlo diventare incapace di reagire autonomamente o di portarlo ad una posizione di aperta rottura con la famiglia.
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http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=15&t=527
domenica 14 dicembre 2008
SONO FELICE DI AVERE UN FIGLIO GAY
Ricevo alle ore 16.40 di oggi 13/12/2008 questa bellissima e-mail che ho il piace grandissimo di pubblicare (grazie Francesco, grazie Matteo!). Quello che mi scrive Franceso è per me una gratificazione profonda!
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Ciao Project,
mi chiamo Francesco, ho 45 anni, abito in un paese della provincia piemontese e soprattutto sono il papà di Matteo, un ragazzo gay di 19 anni. Ci terrei molto che tu pubblicassi questa lettera nel tuo forum. Fino allo scorso mese di giugno Matteo, che è il mio unico figlio, mi aveva sempre dato bellissime soddisfazioni, era bravo a scuola ma soprattutto era sempre stato affettuoso con me e con la mamma. Insomma, era proprio il figlio che avevamo sempre desiderato. Aveva una ragazza che era una bravissima ragazza e a noi piaceva molto e sembrava che fosse felice, poi, alla fine di giugno ha avuto la promozione al quinto scientifico con ottimi voti ma non era contento. Abbiamo provato a chiedergli che cosa avesse ma ci rispondeva in modo vago e cercava di non farci preoccupare. A luglio si è lasciato con la ragazza, gli abbiamo chiesto il perché e ci ha detto: “Sono cose nostre, ma siamo rimasti amici, a lei non ho nulla da rimproverare, è solo che non ce la siamo sentita di andare avanti .. dai, non vi preoccupate ..”. Dopo qualche giorno ho incontrato Milena, la ragazza di Matteo (il paese nostro è piccolo e ci conosciamo tutti) e ho provato a chiedere a lei e lei mi ha detto più o meno le stesse parole che mi aveva detto Matteo, le ho domandato se Matteo si era comportato male e mi ha risposto: “Matteo è un bravissimo ragazzo e gli voglio un mondo di bene, ma ci abbiamo pensato bene ed è meglio così.” Io non ho insistito ma non riuscivo a capire il senso di questi discorsi. Matteo non sembrava particolarmente sconvolto dal fatto che si era lasciato con Milena e la cosa è passata così. La sera io e mia moglie (lavoriamo nello stesso posto) torniamo sempre a casa verso le 18.30 perché il pullman che prendiamo ha un orario preciso e troviamo Matteo che sta a casa a studiare. Un giorno è capitato che siamo usciti con un’ora di anticipo e abbiamo preso il pullman un’ora prima. Siamo arrivati a casa. Matteo non c’era e il suo computer era acceso, ci sono passato davanti casualmente e ho dato uno sguardo ed era aperto sulla homepage del tuo forum progetto gay. La parola gay mi ha sconvolto, non lo posso negare, mi sono sentito un tuffo al cuore. Ho detto: “Oddio, Matteo gay!” non ho toccato nulla, ho detto a mia moglie, che stava già cominciando a preparare per la cena, che dovevo andare un attimo da un amico e che sarei tornato dopo un’oretta. Mi sono passati per la testa mille pensieri. Io dei gay non sapevo nulla e di pregiudizi ne avevo in mente tantissimi, ero agitato ma non volevo in nessun modo che Matteo lo capisse. Sono rientrato a casa deliberatamente dopo l’ora solita. Matteo era in camera sua e non ha sospettato nulla. Però il nome del sito mi è rimasto in mente e l’indomani durante l’orario di lavoro sono andato a cercarlo senza farmi vedere da mia moglie. Il primo momento è stato di smarrimento, mi chiedevo che cosa stavo leggendo, perché quello che leggevo non quadrava affatto con l’idea che avevo in mente dei gay. Nei giorni seguenti ho continuato a leggere il forum di nascosto e ci ho trovato delle storie che mi sono piaciute moltissimo e mi sono detto: “Beh, se Matteo è gay come questi ragazzi .. “ e non avevo il coraggio di finire la frase, ma in sostanza volevo dire che non ci avrei visto niente di strano, anche se io prima non avrei mai pensato di poter fare un ragionamento del genere. Poi ho cominciato a seguire le discussioni del forum e quello che dicevano i ragazzi e mi sono sembrati proprio ragazzi come mio figlio, cioè mi sarebbe stato bene che Matteo frequentasse ragazzi come quelli, confesso che mi sono letto la parte per i più giovani per capire piano piano un po’ più a fondo di che si trattasse. Tu, Project, hai fatto anche dei rimproveri ai genitori che vanno sui siti per genitori di ragazzi gay e li hai spinti a non essere ipocriti, la cosa mi ha ferito un po’, ho letto anche le cose sulla terapia per riportare i gay alla eterosessualità, e ne sono rimasto shoccato ma poi mi sono detto: “Ma io non farei una cosa del genere a mio figlio nemmeno se mi ci costringessero! Ma come si fa anche solo a pensarle cose simili!” Ti devo confessare che non sapevo che fare, mi sentivo in colpa, io sapevo ma Matteo non sapeva che io sapevo e mi sentivo disonesto con lui. Io voglio bene a mia moglie ma non l’ho detto nemmeno a lei, io lo avevo saputo per caso ma Matteo avrebbe potuto non volerlo dire né alla mamma né a me, era solo lui che mi poteva autorizzare a dirlo a mia moglie. Un giorno ho preso il coraggio a due mani, con la scusa di andare in città il pomeriggio ce ne siamo andati insieme in macchina a gli ho detto quello che era successo e che mi dispiaceva di avere violato la sua privacy, mi ha chiesto se lo avevo detto alla mamma e gli ho detto di no. Mi ha risposto: “Mannaggia, ma sei più complicato di me e mi ha dato un colpetto sulla mano. Poi gli ho chiesto: “Ma ce l’hai un ragazzo?” Mi ha risposto che si era innamorato di un ragazzo etero e che faceva fatica a dimenticarselo. Gli ho chiesto se Milena lo sapeva e mi ha detto: “Certo!” Gli ho detto che lei a me non aveva detto nulla e mi ha risposto che Milena è una ragazza come si deve che gli ha voluto bene ma alla fine ha capito che non si poteva andare avanti così”. Gli ho detto che avevo letto il forum e lui mi ha detto che lui lo aveva letto tutto e che gli era stato utilissimo per capire tante cose. Project, mi ha detto che ti avrebbe voluto scrivere ma non l’ha fatto perché si è sentito in imbarazzo. La sera l’ho detto a mia moglie che ha cercato di reagire il meglio possibile ma era visibilmente turbata. La sera si è messa anche lei a leggere il forum e ci è stata fino a tardi, poi mi ha detto: “Ma in quel forum ci sono ragazzi bravissimi ..” e anche lei non se la sentiva di finire la frase. In pratica con Matteo si è formato un clima molto molto bello. Adesso, da poche settimane, ha un ragazzo, un bravissimo ragazzo, questo ragazzo sa che noi sappiamo, resta spesso a cena con noi, poi esce con Matteo. Non è mai voluto rimanere da noi la notte e lo posso capire, ma a me e a mia moglie non avrebbe veramente creato problemi. Ecco, Project, questa mail te la dovevo, mi hai fatto capire tante cose e mi hai dato la serenità e la felicità di avere un figlio come Matteo, che ti saluta anche lui.
Un abbraccio.
[lettera firmata]
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