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martedì 10 gennaio 2017

THOMAS LOVELL BEDDOES OMOSESSUALE

Il breve capitolo di “Uranismo e Unisessualità”, che intendo presentarvi qui, deve essere letto non molta attenzione e con molto rispetto, perché la storia che contiene è tragica. Raffalovich la racconta molto succintamente, anche perché le fonti biografiche relative a Beddoes sono scarsissime. La vita di quest’uomo più che essere emblematica dell’omosessualità nella prima metà dell’800, rappresenta in modo drammatico la commessione dell’omosessualità con la depressione.
Beddoes era un uomo colto e intelligente, nato in una famiglia benestante inglese, aveva studiato in modo appassionato il Tedesco, si era trasferito in Germania, aveva studiato medicina prima  a Gottinga e poi a Würzburg, dove si era laureato, per la sua epoca era un profondo conoscitore della fisiologia, aveva partecipato ai primi movimenti democratici e per questo era stato mandato in esilio a Zurigo, era stato proposto per una cattedra di anatomia comparata, insomma era un uomo professionalmente realizzato, e non privo di interessi politici avanzati. Il suo soggiorno tra la Germania e la Svizzera, però, aveva cambiato profondamente il suo carattere. Gli amici inglesi che lo rividero dopo vent’anni di soggiorno fuori dall’Inghilterra notarono tutti che si era incupito e dava segni di misantropia e di depressione.
Raffalovich parla di due ferite che Beddoes si sarebbe procurato. Leggendo il testo sbrigativamente si ha l’impressione che si tratti di incidenti, in realtà si tratta di due episodi di autolesionismo, che, con l’ottica odierna avrebbero potuto essere interpretati come segni di fortissimo disagio. Il primo episodio di autolesionismo comportò conseguenze per la salute che durarono mesi, il secondo, seguito da atti di intolleranza di Beddoes, che si strappava le bende che gli venivano applicate, comportò una cancrena, seguita dall’amputazione di una gamba. Ma anche dalle conseguenze di questo secondo episodio Beddoes si riprese  e programmò addirittura un viaggio in Italia. Quando fu in grado di andare in città, andò a comprare del curaro (era un medico e poteva farlo) e si avvelenò lasciando una lettera con le sue ultime volontà ad un amico inglese.
In che cosa la vita tragica di quest’uomo tocca l’omosessualità? Sappiamo che dal giugno 1847 alla primavera del 1848, Beddoes, che aveva 44 anni, visse a Francoforte con un panettiere diciannovenne, Degen, che una cugina di Beddoes conobbe e che descrive in modo molto positivo affermando che aveva una “dignità naturale”. Beddoes dedicò tutta la sua vita a Degen, gli insegnò l’Inglese, gli mise in mente che ne avrebbe fatto un attore drammatico (vecchio sogno dello stesso Beddoes) e arrivò al punto di prendere in affitto per una sera un intero teatro per vederlo recitare.
Non sappiamo che tipo di rapporto ci fosse tra i due, ma il primo episodio di autolesionismo risale proprio al periodo della loro convivenza a Francoforte. Il secondo episodio di autolesionismo pare sia conseguenza di una lite tra i due seguita da una temporanea separazione. A parte i 25 anni di differenza di età, il vero problema per Degen era rappresentato dalla difficoltà di convivere con un depresso, che non si sa come gestire, e che, per un verso, si attacca disperatamente al suo compagno e per l’altro tende a soffocarlo e ad opprimerlo.
Se è certamente vero che al tempo di Beddoes la condizione di un omosessuale era molto diversa da quella che sarà 50 anni dopo tipica di Addington Symons e dello stesso Raffalovich, e che perfino per un medico colto era estremamente difficile avere una cognizione seria di che cosa fosse l’omosessualità, al di là dei manuali di psichiatria precedenti Krafft-Ebing e dei moralismi universamente diffusi, è pur vero che l’omosessualità, qui, non è il problema sostanziale. Oggi la gestione degli stati depressivi profondi può giovarsi di farmaci enormemente evoluti con prognosi nettamente migliori di quanto accadeva quasi 200 anni fa, e ci sono mezzi che possono aiutare a ridurre l’isolamento e la progressiva chiusura in sé di queste persone. La riflessione sulla biografia di Beddoes può in ogni caso aiutarci a capire quanto la solitudine possa aggravare la depressione e quanto un ambiente omofobo possa condizionare la vita di un omosessuale.
Ma lasciamo la parola a Raffalovich.
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THOMAS LOVELL BEDDOES
Thomas Lovell Beddoes (1803-1849), un interessante e curioso poeta inglese, sembra essere stato unisessuale. La sua vita intima è poco conosciuta, ma la sua passione più viva (che precedette il suo suicidio) fu per un giovane panettiere tedesco.
Il padre di Beddoes era un medico molto conosciuto. Sua madre era sorella di Maria Edgeworth, la famosa romanziera. In collegio (cominciò a scrivere verso i 14 anni), era già originale e indipendente. Amava Shakespeare e i poeti drammatici, e imitava con molto piacere gli attori alla moda. Declamava, recitava: la sua voce era molto gradevole, il suo eloquio e i suoi gesti interessavano abbastanza uno dei suoi compagni perché questi acconsentisse a recitare con lui il ruolo di un nemico o di un’amante, ricevendo carezze o colpi, secondo le esigenze del dramma.
Nel 1820, andò ad Oxford dove scrisse e pubblicò due volumetti di poesie. Ma la sua timidezza, che si trasformò in misantropia, era molto forte e lui aveva pochi amici. Si diede a studiare Tedesco, con un successo tale che se ne andò, nel 1825, in Germania per studiare medicina. Il professor Blumenbach divenne suo amico e gli fu utile nel suo perseguire appassionatamente lo studio della fisiologia e della medicina. Non aveva rinunciato alla sua ambizione di essere poeta drammatico. Si mescolò anche ad intrighi politici. Nel suo trentesimo anno, ottenne la laurea di dottore all’Università di Würzburg.[1] I suoi gusti politici lo costrinsero, nel 1832, a rifugiarsi in Svizzera. Per alcuni anni, praticò la medicina a Zurigo. Il chirurgo Schoenlien lo propose anche all’Università di medicina di questa città come professore di anatomia comparata. Ma nel 1839, la politica lo allontanò di nuovo, e non ebbe più tranquillità. Si hanno pochi dettagli sulla sua vita. Nel 1841, si legò a Berlino con il giovane dottor Frey. Nel 1842, andò in Inghilterra. Nel 1843, si stabilì a Aargau, una piccola città vicino Zurigo. Passò l’inverno del 1844 a Giessen dove Liebig era professore. Scriveva poesie satiriche in Tedesco.
Nel 1847 ritornò in Inghilterra dove restò per dieci mesi. I suoi amici, che non lo avevano visto da vent’anni, lo trovarono cambiato, cupo, eccentrico, misantropo.
Nel mese di giugno del 1847, andò a Francoforte dove visse fino alla primavera del 1848 con un giovane panettiere di diciannove anni, Degen, che la cugina di Beddoes, Miss Zoé King, descrive così: “Un giovane uomo gentile nella sua persona, in una camicia blu, che aveva una bella espressione e una dignità naturale.” Durante questo periodo, Beddoes si procurò una ferita alla mano con un bisturi;[2] cadde malato e rimase indebolito per molto tempo. Per sei mesi non volle vedere nessuno ad accezione di Degen. Gli mise in testa di diventare attore e gli insegnò l’Inglese, rinunciando a qualsiasi altra compagnia.
Si lascia crescere la barba e assomiglia a Shakespeare come in giovinezza aveva somigliato a Keatz. Nel mese di maggio del 1848, viaggiano insieme. A Zurigo, Beddoes affitta il teatro per una sera per vedere Degen recitare il ruolo di Hotspur.[3] Per sei settimane Beddoes fu felice. Ma una separazione, probabilmente una lite con Degen a Bâle, fu seguita dalla malinconia nera del poeta che si procurò una profonda ferita a una gamba. “Era infelice e voleva uccidersi”, disse il ragazzo dell’albergo. Si strappava le bende che gli mettevano. Ne seguì la cancrena, poi l’amputazione della gamba (il 9 settembre). Andò meglio, Degen tornò a Bâle e si stabilì vicino a lui. Beddoes leggeva e scriveva. Aveva il progetto di andare in Italia. Il 26 gennaio 1849, abbastanza ristabilito per andare in città, comprò del curaro (era un medico) e al rientro si suicidò, lasciando una lettera a un amico d’Inghilterra che conteneva la sue ultime volontà. Nel 1857, Miss Zoé King, sua cugina, andò a Bâle e incontrò Degen, il dottor Frey, il dottor Ecklin che gli aveva amputato la gamba, ecc..
Il suo amico di giovinezza Itelsall pubblicò le sue poesie inedite, che furono molto ben accolte.
(Riprendo questi dettagli dalla piccola biografia di Edmond Gosse che precede le opere di Beddoes. – 2 v. Dent, 1890, Londra)
Non ci sono aneddoti o leggende che riguardino amori di Beddoes per una donna, e io credo che in Inghilterra ne avrebbero quasi inventata una, se avessero potuto. In ogni caso Beddoes sembra un uranista, o un indifferente sessuale che, sotto l’influenza della malattia e dell’isolamento, si accese di una grande passione per Degen il panettiere (passione probabilmente esaltata), o piuttosto quella fu solo l’ultima della passioni rifiutate o sconosciute di un timido taciturno.
 Fu in ogni caso un poeta lirico, e non banale. Quanto all’ossessione della morte pittoresca che riempiva i suoi versi, la si può perdonare ad un uomo che si suicida, evitando di definirla un’affettazione letteraria. I suoi modelli in poesia (eccettuato Shelley) sono essi stessi poeti bizzarri ed eccentrici.
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[1] Nota di project: – Nel 1824, era andato a Göttingen, per studiare medicina, attratto dall’idea di trovare qualche evidenza fisica della sopravvivenza dello spirito umano dopo la morte del corpo, ma ne era stato espulso e aveva dovuto riprendere e terminare gli studi a Würzburg.
[2] Nota di Project: – Non si tratta di un incidente ma di un atto di autolesionismo, che sarà seguito da un secondo e più grave atto della stessa natura.
[2] Nota di project:- Hotspur è un soprannome di Sir Henry Percy (1364-1403), noto come Harry Hotspur, figlio maggiore del primo conte di Northumberland, come raffigurato nell’Enrico IV, Parte 1, di Shakespeare.
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lunedì 9 gennaio 2017

RAFFALOVICH E I POETI “OMOSESSUALI” CITATI DA DANTE

Il capitolo di “Uranismo e Unisessualità” dedicato ai poeti comincia con una lunga citazione del canto XXVI del Purgatorio di Dante, in cu si parla “anche”, ma solo di sfuggita, di sodomiti. Raffalovich prolunga la citazione riportando una traduzione (incompleta) dei versi di Dante in cui Il sommo poeta descrive il suo incontro con Guido Guinizelli e Arnaut Daniel [Arnaldo Daniello (1150-1210)].
Il lettore attento resta però perplesso del fatto che Raffalovich , nello scrivere di poeti omosessuali, citi Guido Guinizelli e Arnaldo Daniello, che omosessuali non erano, e non citi il notissimo canto XV dell’Infreno in cui Dante esalta il suo maestro Brunetto Latini, pur mettendolo all’Inferno come omosessuale.
Il canto XXVI del Purgatorio non è tra quelli di più facile lettura e contiene anche alcuni versi in lingua provenzale, messi in bocca ad Arnaldo Daniello. Secondo Dante, nella settima cornice del Purgatorio, ove si purgano i lussuriosi, si trovano due distinte schiere di peccatori: quelli che gridano “Sodoma e Gomorra”, cioè gli omosessuali, e i peccatori “ermafroditi”, cioè gli eterosessuali, che cercano l’unione del maschio e della femmina (ermafroditi in questo senso).
Raffalovich, che non era certo un fine conoscitore dell’Italiano antico, come John Addigton Symonds, legge probabilmente il testo di Dante in una traduzione francese ed è in indotto, dalla presenza dell’espressione “peccato ermafrodito” a ritenere che si parli di omosessuali. Se così fosse, comunque, il riferimento al mito di Pasife sarebbe bel tutto fuori luogo.
L’equivoco deriva dal fatto che il termine “ermafroditismo psichico” era stato utilizzato da diversi autori per indicare una identità di genere mista, senza manifestazioni di ermafroditismo fisico. L’espressione finì poi per indicare anche l’omosessualità, intesa come una specie di sesso intermedio. Per questa ragione Guido Guinizelli e Arnaldo Daniello, che omosessuali non erano, vengono inseriti da Raffalovich nella schiera degli omosessuali, mentre Brunetto Latini, che era omosessuale, personalità tutt’altro che di secondo piano nella vita di Dante, che lo chiama “padre”, è del tutto trascurato.
Ma lasciamo la parola a Raffalovich.
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I POETI
Non è per cattiveria che ho scelto soprattutto i divini poeti; se ne avessi avuto il tempo e l’abitudine, avrei preferito studiare i grandi capitani, gli uomini d'azione. Non avrei avuto che l'imbarazzo della scelta.
Ma, dato che mi ritrovo ad aver letto e studiato i poeti, ne ho selezionato alcuni appartenenti alla schiera d’anime che Dante incontra in Purgatorio, anime che avevano commesso il peccato ermafrodita o che avrebbero potuto sentirsi chiamare Regina! Come il grande Cesare in occasione del suo trionfo. Non invoco nessun classico, Eschilo, Sofocle, Pindaro, Virgilio, Orazio, Catullo, Tibullo ... e neppure nessuno del Medioevo.
Purgatorio, Canto XXVI
“infatti, in mezzo al muro di fiamme, giunse una schiera che volgeva il viso verso questa, la quale mi indusse a osservare meravigliato.
Lì vidi ogni anima di entrambe le schiere affrettare il passo e baciarsi l'una con l'altra, senza fermarsi, contente per quel rapido saluto festoso;”
…
“i nuovi arrivati gridavano: «Sodoma e Gomorra»; e gli altri: «Pasifae entra nella vacca di legno, perché il toro corra a soddisfare la sua lussuria».”
…
“Io…
iniziai: «O anime certe di ottenere, quando sarà, la pace eterna,”
…
“ditemi, affinché io ne scriva una volta tornato nel mondo, chi siete voi, e chi è quella schiera che se ne va dietro le vostre spalle.”
…
“La schiera che non viene con noi commise lo stesso peccato (sodomia) per cui Cesare, durante il trionfo, si sentì rivolgere l'appellativo di 'Regina':[1]per questo se ne vanno gridando 'Sodoma', rimproverando se stesse come hai sentito, e accrescono la pena del fuoco con la vergogna.”
“Il nostro peccato, invece, fu eterosessuale (ermafrodito); ma poiché non osservammo la legge umana, seguendo come bestie l'appetito dei sensi, per nostra vergogna quando ci separiamo gridiamo il nome di colei (Pasifae) che divenne una bestia nella falsa vacca di legno.
Ora conosci il nostro comportamento e di cosa fummo colpevoli:”
…
“Esaudirò il tuo desiderio solo riguardo a me stesso: sono Guido Guinizelli, e sconto già qui la pena per essermi pentito prima della fine della mia vita.”
…
“quando udii presentarsi il padre mio e degli altri poeti migliori di me che mai scrissero versi d'amore dolci e leggiadri;”
…
“Dopo che fui soddisfatto di averlo osservato, mi offrii tutto pronto al suo servizio, con un giuramento che spinge le persone a credere alle parole.”
…
“Disse: «O fratello, costui che ti indico col dito», e mostrò uno spirito davanti a lui, «fu il migliore artefice del suo volgare materno.
Superò tutti nel campo della poesia amorosa occitanica e nella letteratura narrativa oitanica; e lascia parlare gli stolti, che credono sia superato dal Limosino (Giraut de Bornelh).[2]”
…
“Ora, se tu hai l'eccezionale privilegio di poter andare nel chiostro (Paradiso) dove Cristo è l'abate del collegio,”
…
“recita davanti a lui per me un 'Pater noster', almeno per quanto è necessario a noi in Purgatorio, dove non abbiamo più il potere di peccare”.
…
“Io mi avvicinai un poco allo spirito che aveva indicato prima, e dissi che il mio desiderio preparava una gradita accoglienza al suo nome (volevo sapere chi fosse).
Lui cominciò volentieri a dire: «La vostra cortese domanda mi piace a tal punto, che non posso né voglio nascondere la mia identità.
Io sono Arnaut,[3] che piango e vado cantando; preoccupato guardo la mia passata follia d'amore, e vedo gioioso la gioia, che spero, davanti a me.
Ora vi prego, per quella virtù che vi guida alla sommità di questa scala, di rammentarvi al momento opportuno del mio dolore!»
Poi si nascose nel fuoco che li purifica.”
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[1] Sarebbe interessante studiare i rapporti tra il genio, l’orgoglio e l’unisessualità. Aggiunta di Project: - Tutti i nemici di Cesare gli rinfacciarono di essersi concesso quando era ancora un giovane ufficiale a Nicomede IV Filopatore, re di Bitinia. « Gallias Caesar subegit, Nicomedes Caesarem: ecce Caesar nunc triumphat qui subegit Gallias, Nicomedes non triumphat qui subegit Caesarem »(Svetonio, Vita di Cesare.) [« Cesare ha sottomesso le Gallie, ma Nicomede ha messo sotto lui. Oggi trionfa Cesare che le Gallie ha sottomesso, non trionfa Nicomede che ha messo sotto lui. »]
[2] Nota di Project: - Giraldo di Bornello (… - 1220), originario della zona di Limoges (Dante lo chiama Limosino).
[3] Nota di Project: - Arnaldo Daniello (1150-1210).
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giovedì 24 novembre 2016

UNIVERSALITA’ DELL’OMOSESSUALITA’, CONTESTI STORICI E LEGALI

Il capitolo di “Uranismo e Unisessualità” che vi presento oggi, dedicato all’universalità dell’omosessualità, contiene diversi elementi di interesse: dai riferimenti storici legati ai culti Moabitici, alle citazioni di poeti persiani, alle puntualizzazioni sugli atteggiamenti dei Greci e dei Romani nei confronti dell’omosessualità, a qualche riflessione sul Labouchère Ammendement, cioè sulle norme violentemente omofobe introdotte nella Legge criminale inglese nel 1885, quelle, per intenderci, che consentirono la condanna di Oscar Wilde.
Raffalovicih quando si riferisce al Labouchère Ammendement, lo fa dando per scontato che il lettore sappia di che cosa si tratta e certo era così nel 1896 ma non è più così oggi. Occorre dunque qualche precisazione in proposito.
Raffalovich si riferisce alla Sezione seconda dell’Atto di emendamento alla Legge criminale del 1885, il cosiddetto Labouchère Ammendement, dal nome del membro della Camera dei comuni che ne ottenne l’approvazione. Nel 1885, Labouchère presentò il suo testo come aggiunta dell’ultimo momento a un disegno di legge parlamentare che non aveva niente a che fare con l’omosessualità. Il suo emendamento rappresenta la peggiore espressione legale dell’omofobia dell’età vittoriana. Dieci anni dopo, l’emendamento Labouchère consentirà la condanna di Oscar Wilde a due anni di reclusione con lavori forzati, il massimo della pena. Labouchère si rammaricò per la mitezza della condanna di Wilde, e affermò che avrebbe preferito una condanna a sette anni, secondo la sua proposta inziale, che prevedeva un massimo della pena non di due ma di sette anni.
Riporto qui di seguito il testo dell’emendamento.
“Section II of the Criminal Law Ammendment Act, 1885
Any male person who, in public or private, commits, or is a party to the commission of, or procures, or attempts to procure the commission by any male person of, any act of gross indecency shall be guilty of misdemeanour, and being convicted shall be liable at the discretion of the Court to be imprisoned for any term not exceeding two years, with or without hard labour.”
“Sezione seconda dell’Emendamento alla Legge criminale, 1885
Qualsiasi persona di sesso maschile che, in pubblico o in privato, commetta o prenda parte alla commissione, o procuri, o tenti di procurare la commissione da parte di qualsiasi persona di sesso maschile, di un qualsiasi atto di grave indecenza sarà ritenuta colpevole di comportamento immorale e, condannata, sarà passibile, a discrezione della corte, di essere imprigionata per un periodo non eccedente i due anni, con o senza lavori forzati.”
Come si vede, la norma, che punisce solo l’omosessualità maschile e non quella femminile, criminalizza qualsiasi comportamento omosessuale, anche in privato, e qualsiasi forma di partecipazione, diretta o indiretta, anche solo tentata, a qualsiasi comportamento omosessuale. Si tratta di una legge che legittima i comportamenti persecutori nei confronti degli omosessuali.
Nella Relazione sul primo Codice penale per il Regno d’Italia [1887], Titolo VIII “Delitti contro il buon costume e l’ordine delle famiglie”, Zanardelli scriveva:
“Nel determinare i fatti da comprendersi nel presente Titolo, il Progetto attuale, in conformità ai precedenti, si ispira a questo concetto fondamentale che, se occorre da un lato reprimere severamente i fatti dai quali può derivare alle famiglie un danno evidente ed apprezzabile o che sono contrarii alla pubblica decenza, d’altra parte occorre altresì che il legislatore non invada il campo della morale. In conseguenza, le sanzioni penali del Progetto non colpiscono tutti indistintamente i fatti che offendono il buon costume e l’ordine delle famiglie, ma quelli soltanto che si estrinsecano coi caratteri della violenza, dell’ingiuria, della frode o dello scandalo, la repressione dei quali è più vivamente reclamata nell’interesse sociale. Quindi non sono incriminate le azioni che non hanno quei caratteri, e l’indagine delle quali farebbe trascendere oltre i suoi giusti confini l’opera legislativa.”
Il confronto tra il Labouchère Ammendement e il Codice Penale Zanardelli, che non prevede mai l’omosessualità né come reato né come aggravante di altri reati, è tanto eloquente da non richiedere commento.
Lasciamo ora la parola a Raffalovich.
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Universalità dell’unisessualità
Non si può più negare l’universalità dell’unisessualità nel tempo e nello spazio; non se ne può più parlare come di un tipo di dissolutezza che viene dall’Armenia (Tarnowsky) e che è stato posi messo in pratica in tutta l’Asia, e da lì adottato in Grecia, e così via. Si è abusato troppo di tutti gli errori (errori un po’ voluti) ripetendo che le crociate avevano insegnato le cattive abitudini dei Saraceni agli Europei, che Roberto di Normandia aveva introdotto in questo modo i vizi che riempivano i sui domini, che da lì avevano passato il mare ed erano sbarcati in Inghilterra. Vent’anni prima di andare alla crociate Roberto era già riconosciuto unisessuale. Gli antichi Germani, i Celti, i Galli conoscevano l’unisessualità e la praticavano …
Prima di elencare numerosi popoli presso i quali l’inversione congenita o acquisita così come i vizi unisessuali furono realtà indigene, devo dire che questa enumerazione [1] è fatta qui solo per ricordare l’inutilità di tante spiegazioni, di tante declamazioni, ma non ha alcuna intenzione dissacratoria o scettica. Se si provasse che la prostituzione femminile è esistita in tutti i popoli della terra, la prostituzione non ci guadagnerebbe nulla, e questo non toccherebbe in nulla il modo di considerare le unioni di uomini liberi e di donne decenti; solo che non si potrebbe più dire che la prostituzione è stata insegnata da un popolo all’altro, e che è contro natura perché non ha come scopo la procreazione di figli.
Lecky, uno storico serio, ha detto che la prostituta è la sacerdotessa dell’amore coniugale e fecondo, perché senza di lei la donna virtuosa non potrebbe arrischiarsi ad uscire senza percolo. Da questo punto di vista (pienamente adeguato a un “razionalista”) la prostituta sporca e sterile sarebbe altrettanto necessaria alla purezza del focolare domestico quando in apparenza ne apparirebbe nemica.
Io cito soprattutto questa teoria di un uomo rispettato in Inghilterra e che si è dovuto considerare audace e coraggioso, per così dire, per fare risaltare la sua mancanza di audacia, di coraggio e di larghezza di vedute, quando ha dovuto occuparsi di unisessualità. In Inghilterra, quando non si vogliono spaventare le persone che si temono, oppure quando non si vuole ostentare eccessivo pudore, si ha l’abitudine di confondere la sodomia (soprattutto quella con persone molto giovani) con l’unisessualità, e così si può in tutta sicurezza attaccare il vizio contro natura così come esso merita. Solo che in questo modo si svia l’opinione pubblica, le si fa credere che Platone e gli altri grandi Greci si occupavano esclusivamente di rendere poetico il desiderio dell’ano.
Se Lecky, per esempio, se ne fosse preoccupato, avrebbe potuto dire che l’unisessualità non è più contraria alla conservazione della razza di quanto non le è contraria la prostituzione, e che i bambini che non nascono (qualsiasi ne sia la ragione) contribuiscono in modo altrettanto sostanziale al benessere dell’umanità di quelli che nascono.
Il vizio unisessuale, dice Chevalier “si trova fin al principio, come si trova oggi, presso i popoli selvaggi, nelle nature più incolte e più primitive: dovunque con le medesime credenze” (o con le credenze più opposte) “gli uomini sono arrivati a risultati identici. In fatto di vizi, non hanno avuto bisogno di alcun insegnamento, la contaminazione non è stata necessaria, perché la radice del male stava negli individui stessi.”
Per quanto indietro risaliamo, troveremo l’unisessualità: si presenta comunque una difficoltà dalla quale non ci si può liberare. Si tratta sempre di sodomia o di altre forme di unisessualità? È certo che i documenti più antichi si occupano soprattutto di prostituzione maschile, di corruzione sodomitica, ma non se ne può concludere che la sodomia fosse l’unica forma di unisessualità o la forma preponderante. Gli altri che parlano dell’unisessualità di quel tempo, ne parlano come moralisti, come giudici, e severamente, o perché si occupano solo di giudicare i vizi, o perché in queste epoche antiche non si trattavano molto seriamente le soddisfazioni sessuali che non portavano a conseguenze. Non si capisce affatto perché Erodoto o gli altri avrebbero dovuto credere necessario o importante parlare di masturbazione o di onanismo o di carezze limitate.
Nel medioevo c’erano delle mezze-vergini, ma la donna deflorata era considerata come quella veramente colpevole. E così, nelle epoche antiche la sodomia anale (o orale) richiamava naturalmente più attenzione, più severità, soprattutto quando la si ritrovava consacrata, onorata, praticata quasi religiosamente.
“Il culto di Baal o di Baal-Phégor, che si praticava in luoghi elevati e contro il quale Mosè con tutti gli altri legislatori del popolo ebraico lanciò maledizioni veramente terribili, non era altro che la prostituzione maschile messa sotto la protezione della divinità. I sacerdoti legati ai templi erano ragazzi giovani senza barba, che avevano il corpo depilato, unto di oli profumati, e si prostituivano in nome del dio dei Madianiti. La Vulgata li chiama effeminati, il testo ebraico li chiama kedeschim cioè consacrati. Il culto di Moloch, dio dei Moabiti, non era meno osceno.” (Chevalier)
Malgrado le maledizioni “la prostituzione cinedica era ben lontana dall’essere rara tra gli Ebrei.“[2] Rinvio a Chevalier e alla sua Bibbia dei poveri. In Fenicia, a Cipro, “dei sacerdoti pederasti erano legati ai templi”. Si può trovare in Krafft-Ebing uno studio della malattia degli Sciti che avevano saccheggiato il tempio di Ascalona. Venere si vendicava femminilizzando certi uomini che servivano poi come prostituti sacri. Tra i Messicani c’è una situazione simile che colpisce: i Mujérados.
L’unisessualità si trova in California, in Nicaragua, in Perù, in Madagascar, presso gli Esquimesi (si consulti l’opera monumentale di H. Bancroft sulle razze indigene d’America).
“Insomma, dice Chevalier, se ci si chiede quali siano le cause tra i popoli primitivi le si trova tanto nel loro semplice stato di natura che nel loro culto mostruoso.”[3]
Si troverà che presso i popoli ci sarà meno sodomia santificata, meno prostituzione sacra, man mano che la dissolutezza o la lussuria perderanno la sanzione religiosa, ma non ci sarà meno unisessualità. La natura non perdei suoi diritti perché non vengono glorificati nei templi gli atti di Priapo.”
Vorrei che l’universalità dell’unisessualità fosse riconosciuta definitivamente e documentata in modo che uomini distinti come Mohl o Chevalier non dicessero più che “secondo i Francesi, Caterina dei Medici introdusse l’unisessualità in Francia” (Mohl) o che l’unisessualità “può rapidamente raggiungere uno sviluppo eccessivo” (Chevalier), perché essi danno un’impressione sbagliata. Si ha il diritto di dire che la Grecia intellettuale riconobbe ufficialmente l’importanza dell’unisessualità, o che l’influenza dei costumi italiani introdotti con Caterina dei Medici fece parlare e scrivere di unisessualità, ma l’unisessualità non è come il telefono: non si può parlare di introduzione dell’unisessualità.
Quello che veramente si sviluppa è la prostituzione pederastica, il ricatto, ma non l’unisessualità perché la si ritrova fin dalla origini della sessualità. Ogni secolo, senza eccezione, parla di aumento dell’unisessualità semplicemente perché non c’è accordo tra la verità e le convenzioni che la negano.
Cartagine, Roma, la Grecia, le lascio quasi da parte. L’unisessualità dell’Africa, la dissolutezza unisessuale di Cartagine, sono ben note. Si sa che a Roma la prostituzione maschile era quasi altrettanto generalizzata e altrettanto ardente della prostituzione femminile. Rinvio il lettore francese a Chevalier. Tutta questa sezione del suo libro è eccellente. La Grecia richiede uno studio speciale se non si vogliono ripetere sempre le stesse citazioni.
L’unisessualità romana e l’unisessualità greca devono comunque essere differenziate perché erano molto diverse:
“La legge romana, in effetti, permetteva questa prostituzione solo con gli schiavi, gli affrancati e gli stranieri. Gli uomini liberi, onesti, non potevano sottomettersi ad essa.”
“I primi si vendevano a loro piacimento, i secondo compravano. La legge non interveniva che tra uomini liberi. Un attentato fatto alla libertà di un cittadino, un oltraggio fatto al carattere o alla persona di un uomo onesto era punito con la morte. Solo al tempo della seconda guerra punica fu promulgata dal Senato una legge contro i pederasti, a proposito di un certo C. Scantinius, accusato di attentato al figlio del patrizio C. Metello. Fu la legge Scantinia o Scatinia. Ma essa riguardava solo gli attentati contro uomini liberi.”
La Grecia invece disprezzava i rapporti con gli schiavi, i rapporti mercenari, tutti i rapporti che non possono nobilitare né l’uno né l’altro e cercava di innalzare l’uomo del fango del piacere facile, venale, e della prostituzione… Ho detto che quello che si chiama amor greco è l’amore turco; bisogna aggiungere che l’amore unisessuale della maggior parte dei libri di medicina è l’amore romano.
Ancora oggi questi due punti di vista persistono e la maggior parte di coloro che si occupano di inversione sono esitanti. Gli uranisti o coloro che vengono in loro aiuto sembrano tendere all’idea romana e desiderano rimuovere tutte le violente restrizioni che rendono così pericolosi i rapporti tra l’uranista e colui che egli incontra e che egli paga. Gli altri al contrario si impegnano nel liberare l’ideale greco da tutto il fango e da tutta la sporcizia delle passioni fisiche, dei legami passeggeri. L’errore di ciascuna delle due parti salta agli occhi di un uomo senza pregiudizi e senza risentimenti.
Un ideale greco che desse all’amicizia tutto quello che è tipico dell’amore salvo la base fisica, snaturerebbe l’amicizia, la danneggerebbe, le renderebbe un pessimo servizio.
Platone vuole innalzare l’amore fino ad un’amicizia completa; non vuole dare all’amicizia i parossismi dell’amore: sarebbe una sciocchezza e un’azione tanto cattiva quanto irragionevole. Tutti i moderni che hanno voluto spiegare Platone in questo senso commettono lo stesso errore morale e psicologico. L’amicizia può qualche volta (come quella di Michelet e Pionsot) in anime pure e che desiderano il bene (per questo bisogna che un’anima almeno sia pura e che l’altra apprezzi la purezza) rassomigliare a uno degli stadi di Platone, ma la sua origine è diversa: è lo spirito che risplende sia nell’uno che nell’altro caso, ma nell’amicizia il corpo non è stato conquistato perché non era da conquistare, mentre nel caso dell’amor platonico il corpo è stato sottomesso, trasfigurato.
Ed è per questo che l’amicizia rende felici in modo più dolce dell’amore platonico ma in modo meno esclusivo. Bisogna ricordarsi questa differenza e questa somiglianza.
La libertà romana, il potere di aver rapporti con la gente del popolo, senza temere le minacce di ricatto, appartengono ad aspirazioni totalmente diverse.
Il sistema odierno è iniquo, non c’è nulla che si possa dire in suo favore: conduce spesso al suicidio, anche all’assassinio, al furto, al ricatto, all’impunità, ma non diminuisce affatto gli atti sessuali tra uomini di classi diverse. L’esercito contiene ovunque migliaia di uomini che si prestano e si vendono e che, si dice, di regola non inducono al ricatto.
Gli uranisti sono molto interessati all’abolizione delle leggi contro di loro, quando non c’è né abuso di fiducia, né traviamento di minori, né violenza, né sodomia anale. Krafft-Ebing è a loro favore: e col tempo le loro legittime rivendicazioni dovranno essere riconosciute. L’Inghilterra, dieci anni fa, fece un passo all’indietro, rendendo tutti gli atti unisessuali, compiuti da chiunque e con chiunque, dovunque e in qualsiasi modo, dei delitti.[4] Questa cattiva azione, dovuta a un membro scettico e abusato, ha aumentato i ricatti e non ha diminuito e non diminuirà in alcun modo l’unisessualità inglese. L’Inghilterra non ha cambiato costumi, ci sono solo più mascalzoni e più disgraziati.
Ci vuole, lo confesso, molta imparzialità per non rivoltarsi contro gli invertiti che reclamano in modo impudente la libertà sessuale, e anche contro gli eterosessuali e contro gli ipocriti o contro i paurosi che chiudono loro la strada dell’equità e dell’onorabilità, ma che consentono loro tutti i vizi unisessuali, ammesso che essi non ne parlino e ammesso soprattutto che siano ricchi o di alto rango.
Si ha il cuore pieno di disgusto quando si vede l’impunità di tanti grandi personaggi e la rovina di tanti piccoli cittadini.
Quanto all’impudenza degli invertiti che reclamano la soddisfazione (senza paura del disonore) dei loro istinti naturali, per sostenerla o piuttosto perché sia presa in considerazione, bisogna ricordarsi che se la prostituzione femminile diventasse pericolosa, la strada eterosessuale non avrebbe niente di più elevato, nulla che facesse appello all’immaginazione. Si sarebbe tentati di dire: Eh! È giusto! Questo vi insegnerà a moderarvi. Ma non sarebbe altro che una sparata ingiusta di un altezzoso, o di un duro o di un settario…
Quanto all’Oriente, non c’è che l’imbarazzo della scelta se si cercano esempi di unisessualità [5]
In Cina c’è più pederastia che in tutti gli altri paesi ma è possibile che lì non ci sia più l’unisessualità nel senso dell’uranismo. Come in tutti i paesi in cui la sodomia è praticata apertamente, lì si allevano dei bambini destinati a subirla; la sodomia passiva diventa un’industria paragonabile alla prostituzione femminile; ma la sodomia non è lo scopo degli unisessuali, degli uranisti, e in questi paesi, tra colui che ricerca i ragazzi impuberi, colui che cerca i puberi, i giovani uomini o gli uomini fatti, ci devono essere le stesse differenze che ci sono in Europa, con questa specificazione che non bisogna dimenticare: che la sodomia lì è praticata molto di più, essendo un fatto abitudinario e non comportando come qui uno stupro. Comunque, se si leggono le letterature orientali, si riconosce subito che lì la pederastia, la sodomia, non soddisfano le anime fiere e delicate più di quanto la fornicazione con delle ragazze giovani non soddisfi queste stesse anime in Europa.
Ci sono dei romanzi d’amore cinesi senza eroina, e per un romanzo d’amore è richiesta la possibilità di un sentimento reciproco, cioè c’è bisogno di qualcosa di diverso dal libertinaggio. Sfortunatamente i romanzi cinesi sono ancora poco accessibili.
Ma la letteratura persiana a turca ci informa in modo sufficiente e ci insegna che l’unisessualità e l’uranismo di Sai, di Hafiz, di Ruscheni, di Jami, non era affatto vizio o libertinaggio.
Non contenti di sollevarsi fino al platonismo più intenso, fino al lirismo più autentico, questa poesia ci mostra l’amore unisessuale al suo apogeo, negli uomini elevati o delicati.
Goethe ne ha tratto ispirazione e ha reso omaggio alla delicatezza di questi poeti, e col suo tatto di critico e di poeta, ha colto l’elemento grazioso e innocente: la devozione del ragazzo giovane per il poeta, sentimento che gli Orientali hanno spesso espresso.
L’uranista, i filosofo sensuale, non hanno aggiunto nulla ai costumi unisessuali dell’Oriente, questo è un punto sul quale gli avvocati dell’abolizione delle restrizioni unisessuali tra uomini liberi dovrebbero riflettere. La continenza è stata resa più difficile per loro dal fatto che essi hanno imparato con più difficoltà e più amarezza a innalzarsi al di sopra di se stessi. I grandi uomini come Michelangelo o come questi saggi uomini dell’Oriente devono soffrire di più nelle epoche in cui la lussuria che li tenta è permessa, perché la loro grandezza impedisce loro di voler essere come la truppa vile dei sensuali, ed essi si forgiano degli ideali che li fanno soffrire amaramente.
Jami racconta la storia di un giovane uomo che egli colloca tra i martiri dell’amore. Questo giovane uomo ogni giorno veniva a porre nella mano di un bel ragazzo che stava per essere venduto una borsa piena d’oro; ma lui non aveva abbastanza denaro per acquistarlo. Il mercante, colpito, condusse il giovane schiavo dal giovane uomo e con un banale pretesto inventato dal suo buon cuore lo pregò di ospitarlo durante la notte. Il giovane uomo, lasciato solo col suo idolo gli prodigò le più tenere carezze e ne ricevette tutte le prove innocenti di affetto e di docilità: ma invece di provvedere ad atti di sesso, abbracciò quella testa affascinante morì d’amore piuttosto che violare la castità.
Ateneo racconta l’aneddoto di un uomo che seguì dappertutto un bel ragazzo effeminato. Quello, infastidito, gli propose di togliersi la fantasia, di andare con lui e di non seguirlo più passo passo. L’uomo si arrabbiò e domandò al giovane carino come osasse rivolgergli la parola. E finì col dire: “Io desidero solo guardarti, ammirarti e questo è tutto.”
Molti uomini che l’impedimento della legge che essi biasimano eccita alla lussuria e all’impudenza, possono diventare padroni di se stessi.
Per l’India, il Giappone, il Tonchino, la Birmania, l’Oceania, rinvio di nuovo il lettore francese a Chevalier.
In una parola, non c’è una razza o un’epoca che non abbia praticato l’unisessualità molto più di quanto non lo abbia scritto nella prosa corrente.
Ne derivano molte conclusioni la cui importanza non sfuggirà a nessuno.
La prima è che un gran numero di uomini superiori, molte delle più grandi figure della storia, hanno presentato quello che io preferisco chiamare unisessualità ma che M. Chevalier chiama ancora anomalia contro natura, stereotipo che andrebbe distrutto in nome della stessa natura, “senza che essa sembri aver nuociuto alle loro brillanti qualità o aver indebolito il loro genio. I casi do Cesare, di Leone X, di Federico II, di Cambacérès e di altri[6] ne sono la prova. Così si trovano confermati i versi di Dante, che nel canto XV dell’Inferno[7] fa notare la grande intelligenza di certi uomini dai gusti unisessuali.”[8]
Nulla prova d’altra parte che il vizio sia ai giorni nostri più diffuso che in altri tempi. Malgrado la licenza dei costumi nei grandi centri della popolazione, la nostra società moderna, come sottolineato da M. Lacassagne, dovrebbe darsi da fare molto per arrivare al gradi di depravazione della società greche o romane.[9]
“Vediamo in conclusione che “l’unisessualità” si riscontra in tutti i tempi e in tutti i luoghi, in ogni epoca storica come sotto ogni latitudine, in tutte le società, qualsiasi sia il tipo etnico, la religione o la morale. Essa non si lascia né monopolizzare né circoscrivere. È quindi impossibile considerarla, come qualcuno vorrebbe, il prodotto di una civiltà avanzata, una invenzione cosciente delle razze superiori. L’umanità, in fatto di vizio o di morale, non inventa e non perfeziona nulla. Fin dall’inizio essa dà all’istinto sessuale tutte le sensazioni naturali o artificiali possibili, e fin dall’età delle caverne, non rimaneva altro da immaginare. Le società muoiono, le religioni spariscono, le condizioni sociali cambiano, solo la “viziosità originale”, la sessualità unisessuale e eterosessuale ) dell’uomo sussiste, sempre e dovunque identica a se stessa.” (Chevalier)
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[1] Non pretende certo di essere completa.
[2] Gli Irlandesi, come gli Ebrei, hanno fama di castità, ma sono loro che hanno prodotto gli scandali di Oscar Wilde, di Dublin, di M. de Cobain, del vescovo di Clogher, dal caso Walpole, che sono comparsi nel caso di lord Audley…
[3] Si veda: Une maladie de la personannlité , L’Inversion sexualle (Psychophysiologie – Socilogie –Tératologie – Aliénazion mentale – Anthropologie – Médecine judiciaire) del dott. J. Chevalier – Lyon, Storck. 1893.
[4] Nota di Project: – Raffalovich si riferisce alla Sezione seconda dell’Atto di emendamento alla Legge criminale del 1885, il cosiddetto Labouchère Ammendement, dal nome del membro della Camera dei comuni che ne ottenne l’approvazione. Nel 1885, Labouchère presentò il suo testo come aggiunta dell’ultimo momento a un disegno di legge parlamentare che non aveva niente a che fare con l’omosessualità. Il suo emendamento rappresenta la peggiore espressione legale dell’omofobia dell’età vittoriana. Dieci anni dopo, l’emendamento Labouchère consentirà la condanna di Oscar Wilde a due anni di reclusione con lavori forzati, il massimo della pena. Labouchère si rammaricò per la mitezza della condanna di Wilde, e affermò che avrebbe preferito una condanna a sette anni, secondo la sua proposta iniziale, che prevedeva un massimo della pena non di due ma di sette anni.
Riporto qui di seguito il testo dell’emendamento.
“Section II of the Criminal Law Ammendment Act, 1885
Any male person who, in public or private, commits, or is a party to the commission of, or procures, or attempts to procure the commission by any male person of, any act of gross indecency shall be guilty of misdemeanour, and being convicted shall be liable at the discretion of the Court to be imprisoned for any term not exceeding two years, with or without hard labour.”
Sezione seconda dell’Emendamento alla Legge criminale, 1885
Qualsiasi persona di sesso maschile che, in pubblico o in privato, commetta o prenda parte alla commissione di, o procuri, o tenti di procurare la commissione da parte di qualsiasi persona di sesso maschile, un qualsiasi atto di grave indecenza sarà ritenuta colpevole di comportamento immorale e, condannata, sarà passibile, a discrezione della corte, di essere imprigionata per un periodo non eccedente i due anni, con o senza lavori forzati.”
Come si vede, la norma, che punisce solo l’omosessualità maschile e non quella femminile, criminalizza qualsiasi comportamento omosessuale, anche in privato, e qualsiasi forma di partecipazione, diretta, indiretta, anche solo tentata a qualsiasi comportamento omosessuale. Si tratta di una legge che legittimava qualsiasi comportamento persecutorio nei confronti degli omosessuali.
Nella Relazione sul primo Codice penale per il Regno d’Italia [1887], Titolo VIII “Delitti contro il buon costume e l’ordine delle famiglie”, Zanardelli scriveva: “Nel determinare i fatti da comprendersi nel presente Titolo, il Progetto attuale, in conformità ai precedenti, si ispira a questo concetto fondamentale che, se occorre da un lato reprimere severamente i fatti dai quali può derivare alle famiglie un danno evidente ed apprezzabile o che sono contrarii alla pubblica decenza, d’altra parte occorre altresì che il legislatore non invada il campo della morale. In conseguenza, le sanzioni penali del Progetto non colpiscono tutti indistintamente i fatti che offendono il buon costume e l’ordine delle famiglie, ma quelli soltanto che si estrinsecano coi caratteri della violenza, dell’ingiuria, della frode o dello scandalo, la repressione dei quali è più vivamente reclamata nell’interesse sociale. Quindi non sono incriminate le azioni che non hanno quei caratteri, e l’indagine delle quali farebbe trascendere oltre i suoi giusti confini l’opera legislativa.”
Il confronto tra il Labouchère Ammendement e il Codice Penale Zanardelli, che non prevede mai l’omosessualità né come reato né come aggravante di altri reati, è tanto eloquente da non richiedere commento.
[5] Al tempo di Costantino, esistevano a Costantinopoli delle case di prostituzione maschile.
Sotto Bajazet Ier (1389-1403) i Turchi amavano molto le pagine cristiane. I Greci, i Bulgari, gli Ungari. Ancora oggi i giovani cristiano sono lì favoriti.
[6] Alessandro il Grande, Socrate, Platone, Sofocle, Pindaro, Fidia, Epaminonda, Virgilio, il gran Condé, il principe Eugenio, William gi Inghilterra, Michelangelo, Winckelmann, August von Platen, non guastano questa lista.
[7] Dante colloca gli unisessuali poeti nel Purgatorio.
[8] Antifisici, dice M. Chevalier.
[9] Malgrado tutto il rispetto dovuto sempre a M. Lacassagne, è spesso difficile credere a una minore depravazione nel XVIII o nel XIX secolo rispetto ad altri periodi.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5821

martedì 8 dicembre 2015

WALT WITMAN OMOSESSUALE

La lettura di Leaves of Grass e in particolare di “Calamus” di Walt Whitman, il poeta-profeta della Democrazia americana della seconda metà dell’Ottocento, fa parte dell’itinerario classico di formazione di ogni omosessuale di media cultura. Le poesie contenute in Calamus, agli occhi di un lettore moderno, appaiono avere chiaramente un’ispirazione omosessuale, e lo stesso John Addington Symonds, uno dei pionieri della cultura omosessuale, non aveva dubbi in proposito ma avrebbe desiderato che Whitman lo riconoscesse apertamente. Non sappiamo esattamente che cosa Symonds avesse scritto a Whitman in proposito (i due si stimavano molto e avevano contatti epistolari), ma possediamo la risposta di Whitman, una risposta sdegnata e irritata dal fatto che la poesia di Leaves of Grass potesse essere interpretata in chiave omosessuale. La risposta di Whitman sembrò risolvere ogni ambiguità e lo stesso Symonds evitò di tornare sull’argomento. Havelock Ellis, che conosceva molto bene Symonds, perché aveva scritto insieme con lui la prima edizione del suo trattato sull’inversione sessuale, e in quella edizione si era fermato a proposito di Whitman là dove si era fermato Symonds, approfondì successivamente le ricerche e raccolse delle testimonianze estremamente significative che sono alla base della completa riscrittura della parte relativa a Whitman nella terza edizione del trattato sull’inversione sessuale, che riposto di seguito. Ma è ora di lasciare la parola direttamente ad Havelock Ellis.
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Una grande personalità degli ultimi tempi, largamente considerata con rispetto come il profeta-poeta della Democrazia[1] – Walt Whitman – ha suscitato discussioni col suo atteggiamento positivo verso l’amicizia appassionata, o “l’amore virile” come egli lo chiama, in Leaves of Grass. In questo libro, in “Calamus”, “Drumtaps,” e altrove, Whitman celebra un’amicizia di cui il contatto fisico e una sorta di silenziosa emozione voluttuosa sono elementi essenziali. Al fine di risolvere la questione del significato preciso di “Calamus”, J. A. Symonds scrisse a Whitman, ponendo schiettamente la domanda. La risposta (scritta da Camden, New Jersey, il 19 agosto, 1890) è l’unica dichiarazione dell’atteggiamento di Whitman verso l’omosessualità, ed è pertanto auspicabile che essa sia esposta puntualmente: -
“Circa le domande su ‘Calamus,’ ecc, piuttosto mi stordiscono. Leaves of Grass deve solo essere giustamente interpretato attraverso e all’interno della sua propria atmosfera e del suo carattere essenziale – rientrandovi rigorosamente tutte le sue pagine e le sue parti. Che la sezione ‘Calamus ‘ abbia mai permesso la possibilità di una tale costruzione, come quella menzionata, è terribile. Sarei contento di sperare che le pagine stesse non siano nemmeno citate per tale gratuita e allo stesso tempo mai sognata e mai desiderata possibilità di inferenze morbose, che sono sconfessate da me e appaiono da condannare.”
Sembrerebbe da questa lettera[2] che Whitman non si fosse mai reso conto che sussiste una qualche relazione tra l’emozione appassionata del contatto fisico tra uomo e uomo, come lui l’aveva sperimentata e cantata, e l’atto che, insieme con altre persone, egli avrebbe considerato come un crimine contro natura. Questo può essere singolare, perché ci sono molte persone invertite che hanno trovato soddisfazione in amicizie meno fisiche e passionali di quelle descritte inLeaves of Grass, ma Whitman era un uomo di temperamento concreto, emotivo e istintivo, privo di potere analitico, ricettivo verso qualsiasi influenza, e incurante di armonizzazione quelle influenze. Avrebbe certamente rifiutato di ammettere di essere argomento della sessualità invertita. Resta vero, tuttavia, che “l’amore virile” nel suo lavoro ha un ruolo predominante che si potrebbe a stento contenere nei sentimenti dell’”uomo medio”, che Whitman vuole onorare. Una persona normalmente costituita, dopo aver assunto l’atteggiamento molto franco fatto proprio da Whitman, sarebbe stata spinta a dedicare molto più spazio e molto più ardore al tema dei rapporti sessuali con le donne e a tutto ciò che ha a che vedere con la maternità rispetto a quanto è accordato a questi argomenti in Leaves of Grass. Alcune delle lettere esistenti di Whitman indirizzate a giovani uomini, anche se non gettano luce definitiva sulla questione, sono di carattere molto affettuoso,[3] e, anche se Whitman era un uomo di notevole vigore fisico, non si è mai sentito incline al matrimonio.[4] Rimane alquanto difficile classificarlo dal punto di vista sessuale, ma certo sbagliamo poco nel riconoscere la presenza di una tendenza omosessuale.
Vorrei aggiungere che alcuni amici e ammiratori di Whitman non sono disposti ad accettare l’evidenza della lettera a Symonds. Sono in debito con “Q” per la seguente comunicazione relativa alle obiezioni:
“Quanto a me, penso che sia un errore dare molto peso a questa lettera, forse anche che sia un errore il fatto stesso di introdurla, dato che una volta introdotta avrà, naturalmente, un peso. E questo per tre o quattro ragioni:
1. Che è difficile conciliare la lettera stessa (con il suo forte tono di disapprovazione), con l”atmosfera’ generale di Leaves of Grass, il cui tenore mira a lasciare tutto aperto e libero.
2. Che la lettera è in conflitto inconciliabile con la sezione ‘Calamus’ delle poesie. Infatti, qualsiasi fossero le linee morali che Whitman poteva aver definito al momento di scrivere queste poesie, mi sembra veramente incredibile che la possibilità di alcune inferenze morbose o altro, non fosse stata nemmeno immaginata.
3. Che la lettera è stata scritta pochi mesi prima della sua ultima malattia e della morte, ed è l’unica espressione di questo tipo che egli sembra aver pronunciato.
4. Che la lettera di Symonds, alla quale questa costituiva la risposta, non è venuta fuori, e noi di conseguenza non sappiamo quali temerarie espressioni possa avere contenuto, che hanno portato Whitman (con la sua estrema cautela) a mettere al riparo il suo nome dal possibile uso per giustificare dubbie pratiche.”
Posso aggiungere che ho cercato di ottenere la lettera di Symonds, ma egli non era in grado di produrla, e non ne è stata trovata alcuna copia tra le sue carte.
Va detto che l’atteggiamento di Whitman verso Symonds era caratterizzato da grande considerazione e ammirazione. “Addington Symonds è un uomo meraviglioso”, ha commentato poco prima della sua morte; “per certi versi l’uomo più indicativo, penetrante e significativo del nostro tempo. Symonds è un curioso compagno ,… io lo amo teneramente. È di formazione e di educazione da college, orribilmente letteraria e sospettosa, e gode delle cose. Un grande compagno per scavare nelle persone e nel concreto, e persino nel fisiologico e nel gastrico, e anche meravigliosamente carino.” Ma in questa occasione ha scavato invano.
Le osservazioni precedenti (sostanzialmente contenute nelle precedenti edizioni di questo libro) si basavano principalmente sulle informazioni ricevute da parte di J. A. Symonds. Ma in anni più recenti una luce interessante è stata gettata su questa straordinaria lettera da parte di Walt Whitman. La pazienza boswelliana, l’entusiasmo e l’abilità che Orazio Traubel ha trasfuso nel suo lavoro completo ed elaborato, ora in corso di pubblicazione, With Walt Whitman in Camden, rivelano chiaramente, nel corso di varie conversazioni, l’atteggiamento di Whitman rispetto alla domanda di Symonds e indicano lo stato d’animo che portò avanti le cose fino a questa lettera.
Whitman parlò molto di Symonds con Traubel dal 27 aprile 1888 (subito dopo la data in cui inizia il lavoro di Traubel), in poi. Symonds gli aveva scritto più volte, a quanto pare, per quanto riguarda i “rapporti passionali degli uomini con gli uomini”, come Whitman li chiamava. “Lui torna sempre alla carica con me su questo: È quello il senso di Calamus? – volutamente o no, è questo che significa? Ho detto di no, ma il no non lo soddisfa [Non vi è, tuttavia, nessuna traccia da parte di Symonds di una qualche lettera da Whitman a Symonds in questo senso fino a questa data] Ma leggete questa lettera, leggetela per intero: è molto scaltra, molto carina, seria fino all’estremo: mi assale, quasi mi costringe, è urgente, insistente: lui quasi si trova in mezzo alla strada e dice ‘non mi muoverò fino a quando risponderai alla mia domanda.’ Vedete, questa è una vecchia lettera – vecchia di sedici anni – e lui sta ancora facendo la stessa domanda: si riferisce ad essa in una delle sue ultime note. È sicuramente un uomo meraviglioso – un raro uomo pulito – un’anima candida, un personaggio eroico …. Un giorno starai scrivendo qualcosa su Calamus”, disse W. [a Traubel]. “e questa lettera, e quello che dico, ti potrà aiutare a chiarire le tue idee; Calamus ha bisogno di idee chiare, può essere facilmente, innocentemente distorto dal suo naturale, originario corpo di dottrina.”
La lettera, datata 7 Febbraio 1872, di una certa lunghezza, viene poi riprodotta. Racconta quantoLeaves of Grass, e in particolare la sezione Calamus, avesse aiutato lo scrittore. “Ciò che l’amore dell’uomo per l’uomo è stato in passato”, ha scritto Symonds: “io credo di saperlo. Quello che c’è qui, ora, so anche quello – ahimè! Quello che dici che quell’amore dovrebbe e potrebbe essere, io vagamente lo ritrovo nelle tue poesie. Ma questo a stento mi soddisfa, tanto sono desideroso di imparare ciò che tu insegni. Un giorno, forse, – in qualche modo, io non so quale, ma in un modo scelto da te, – mi dirai di più sull’amore degli amici. Fino ad allora io aspetterò.”
“W. disse: ‘Beh, che cosa ne pensi? Pensi che si potrebbe dare una risposta?’ ‘Non vedo perché tu consideri quella lettera irritante. È  abbastanza tranquilla, pone solo delle domande, e le pone in modo abbastanza morbido’,’ Suppongo che tu abbia ragione “irritante” non è la parola giusta: ma voi sapete quanto odio essere catechizzato. Symonds ha ragione, senza dubbio, di porre le domande. Ma io ho altrettanta ragione se non rispondo a quelle domande e altrettanta ragione se rispondo. Io spesso dico a me stesso su Calamus che forse significa più o meno quello che ho pensato io, o forse significa altro: forse non so che cosa significa tutto questo, forse non l’ho mai saputo. Il mio primo istinto a proposito di tutto quello che Symonds scrive è di violenta reazione – un istinto forte e brutale per un no, no, no, e poi subentra l’idea che io forse non conosco tutti i miei propri significati: dico a me stesso: “Anche tu, vai via, torna indietro, studia il tuo stesso libro, come uno straniero o un estraneo, studia il tuo stesso libro, vedi quanto vale.” Una volta o l’altra dovrò scrivergli chiaramente su Calamus, gli dovrò dire la mia su quello che intendevo o intendo che significhi.”
Ancora, un mese più tardi (24 maggio 1888), Whitman parla a Traubel di una “bella lettera” da Symonds. “Vedrai che insiste sulle poesie di Calamus un’altra volta. Non vedo perché dovrebbe, ma il suo ritornare su tale argomento mi irrita un po’. Suppongo che mi potresti dire – perché non lo zittisci rispondendogli? Non c’è una risposta logica, credo: ma posso chiedere a mia volta: ‘Che diritto ha lui di fare comunque domande?’” W. rise un po’. “Comunque la domanda torna a me quasi ogni volta che scrive. È abbastanza cortese su questo – questo è il motivo per cui non sono risentito con lui. Suppongo che il tutto si concluderà con una risposta, un giorno.”
Segue la lettera. Il punto principale di essa è che l’autore spera di non essere stato importuno nella domanda che aveva posto su Calamus tre anni prima.
“Io [Traubel] dissi a W.: ‘Questa è una lettera abbastanza umile: non ci vedo nulla di irritante. Non ti chiede di rispondere alla vecchia domanda, infatti si scusa piuttosto per aver fato la domanda.’ W. Si inalberò ‘E chi è irritato? Per quanto riguarda tale questione, non fa che chiedere ancora e ancora: lo chiede, lo chiede, lo chiede.’ Ho riso per reazione alla sua veemenza. ‘Bene, posto che lo faccia, non ti danneggia certo. E poi non hai niente da nascondere. Penso che il tuo silenzio lo potrebbe portare a supporre che ci sia un negro pronto da accusare. [nota di project: che ci fosse qualcosa da nascondere]‘ ‘Oh, sciocchezze, ma per trent’anni i miei nemici e i miei amici sono stati a farmi domande su Leaves: sono stanco di non rispondere alle domande.’ È stato molto divertente vedere la sua faccia quando ha dato un tocco umoristico alla stranezza della sua ultima frase. Poi si è rilassato e ha aggiunto: ‘Comunque amo Symonds. Chi potrebbe non amare un uomo capace di scrivere una simile lettera? Suppongo che bisognerà pur dargli una risposta, accidenti a lui!’”
È chiaro che queste conversazioni diminuiscono notevolmente la forza della dichiarazione contenuta nella lettera di Whitman. Vediamo che la lettera che, a prima vista, avrebbe potuto rappresentare la reazione immediata e indignata di un uomo che, messo improvvisamente di fronte alla possibilità che il suo lavoro possa essere interpretato in un senso perverso, ripudia con forza quell’interpretazione, non era in realtà niente del genere. Symonds per almeno diciotto anni aveva continuato delicatamente, premurosamente, anche con umiltà, ma con insistenza, a porre la stessa domanda perfettamente legittima. Se la risposta fosse stata davvero un enfatico no, quella risposta avrebbe dovuto molto più naturalmente essere data nel 1872 e non nel 1890. Inoltre, di fronte a questa domanda sempre ricorrente, Whitman parla costantemente ai suoi amici del suo grande affetto per Symonds e della sua ammirazione per la sua carineria intellettuale, sentimenti che sarebbero entrambi singolarmente fuori luogo se applicati a un uomo non faceva altro che suggerire la possibilità che gli scritti di Whitman contenessero deduzioni che erano “terribili”, “morbose” e “deprecabili”. Evidentemente, in tutti questi anni, Whitman non arrivò a decidere che cosa rispondere. Da una parte era spinto dal suo orrore di essere interrogato, dalla sua cautela, dalla sua naturale avversione ad esprimere approvazione per tutto ciò che si potrebbe considerare innaturale o anormale. Dall’altra parte, era mosso dal desiderio di lasciare il suo lavoro parlare da solo, dalla sua determinazione dichiarata di lasciare tutto aperto, e, forse, da  una simpatia più o meno consapevole verso le deduzioni che gli venivano prospettate. È stato solo negli ultimi anni della sua vita, quando la sua vita sessuale apparteneva ormai al passato, quando la debolezza stava avendo il sopravvento su di lui, quando voleva salvare tutto il possibile delle sue energie, che – essendo costituzionalmente incapace di una valutazione scientifica equilibrata – scelse la soluzione più semplice e più facile del problema. [5]
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[1] È proprio come tale che bisognerebbe accostarsi a Whitman, e vorrei protestare contro la tendenza, ormai ben definita in molti ambienti, a trattarlo solo come un invertito e a diffamarlo o a glorificarlo secondo i casi. Per quanto l’inversione possa essere importante come chiave psicologica della personalità di Whitman, essa gioca solo un piccolo ruolo nel lavoro di Whitman e, a detta di molti che si occupano di questo lavoro, un ruolo addirittura trascurabile. (Mi si consenta di fare riferimento al mio saggio su Whitman, in The New Spirit, scritto quasi trent’anni fa).
[2] Posso aggiungere che Symonds (nel suo libro su Whitman) ha accettato questa lettera come una dichiarazione sincera e finale che dimostrava che Whitman era assolutamente ostile alla inversione sessuale, che non aveva nemmeno preso in considerazione le sue manifestazioni, e che egli aveva «omesso di percepire che ci sono punti di contatto inevitabili tra l’inversione sessuale e la sua dottrina sull’amicizia.” Cita, tuttavia, i versi di Whitman, alla fine di “Calamus” nell’edizione Camden del 1876: -
“Ecco le mie ultime parole, e le più sconcertanti,
Ecco le mie foglie più fragili, e comunque quelle che dureranno di più,
Qui io copro e nascondo i miei pensieri, io non li espongono,
Eppure essi mi espongono più di tutte le mie altre poesie.”
[3] Le lettere di Whitman a Peter Doyle, un incolto giovane, conduttore di tram, profondamente amato dal poeta, sono state raccolte dal dottor Bucke, e pubblicate a Boston: Calamus: A Series of Letters, 1897.
[4] Whitman ha riconosciuto, tuttavia (come nella lettera a Symonds già citata), di aver avuto sei figli; sembrano essere nati nella prima parte della sua vita, quando viveva nel Sud. (Vedi il capitolo sui figli di Walt Whitman nell’interessante libro di Edward Carpenter, Days with Walt Whitman, 1906.) E anche suo fratello George Whitman diceva: “Non ho mai saputo che Walt si sia innamorato di ragazze giovani, o anche che abbia mostrato per loro particolare attenzione.” E Doyle, che lo conobbe intimamente durante dieci anni di vita più matura, diceva: “Le donne, in quel senso, non gli sono mai passate per la testa.” La relazione eterosessuale giovanile sembra essere stata un’eccezione nella sua vita. Per quanto riguarda il numero dei figli, so che, a giudizio di una signora che conosceva Whitman nel Sud, non vi può essere alcun ragionevole dubbio circa l’esistenza di un figlio, ma che, quando ne enumerava sei, probabilmente includeva anche i nipoti.
[5] Mentre la tensione omosessuale in Walt Whitman è stata più o meno definitivamente ammessa da vari autori, i tentativi più vigorosi di presentare il carattere omosessuale della sua personalità e della sua opera sono dovuti a Eduard Bertz in Germania, e al Dr. W. C. Rivers in Inghilterra. Bertz ha prodotto tre pubblicazioni su Whitman: vedi in particolare il suo Der Yankee-Heiland, 1906 e Whitman-Mysterien, 1907. Gli argomenti di Rivers sono sinteticamente esposti in un opuscolo intitolato Walt Whitman’s Anomaly (London: George Allen, 1913). Sia Bertz che Rivers sottolineano i tratti femminili di Whitman. Un interessante quadro indipendente Whitman, più o meno alla data della lettera di Symonds, accompagnato da ottime fotografie originali dell’autore, è fornito dal Dr. John Johnston, A Visit to Walt Whitman, 1898. si può aggiungere che, probabilmente, sia la portata che il significato dei tratti femminili in Whitman sono stati sopravvalutati da alcuni autori. La maggior parte degli artisti e degli uomini di genio ha alcuni tratti femminili; essi non provano l’esistenza di inversione, né la loro assenza la confuta. Il Dr. Clark Bell mi scrive in riferimento al piccolo libro del Dr. Rivers: “Conoscevo Walt Whitman personalmente. Secondo me il signor Whitman era uno degli uomini più robusti e virili, proprio in modo straordinario. Secondo il mio punto di vista, non era assolutamente femminile, ma fisicamente maschile e robusto. La problema è che un uomo virile e forte che sia poetico nel temperamento, ardente e tenero, può avere fasi e stati d’animo di passione ed emotività, che sono suscettibili di essere fraintesi.” Una visione in qualche modo simile, in opposizione a Bertz e Rivers, è stata vigorosamente sostenuta da Bazalgette (che ha scritto uno studio molto approfondito su Whitman in francese), in particolare nel Mercure de France del primo luglio, primo ottobre, e 15 novembre 1913.
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